Sei sulla pagina 1di 1

II – Domanda: come avviene l’improvviso passaggio da una gioia ineffabile a

una nera tristezza?


Al beato Daniele noi domandammo come mai qualche volta, mentre ce ne
stiamo ritirati nella nostra celletta, sentiamo il nostro cuore riempirsi di un
piacere ineffabile e di sentimenti elevati che traboccano da ogni parte, tanto
che non si trovano parole per dire un tale stato, e la mente stessa è incapace a
capirlo. La preghiera in quei momenti è pura e facile, l’anima abbonda di frutti
spirituali, sente che le sue preghiere (continuate anche nello stato di
dormiveglia) giungono lievi ed accette fino a Dio.
Poi, all’improvviso e senza motivo alcuno, accade che ci sentiamo pieni
d’angoscia e di una tristezza della quale non si sa dare spiegazione. La sorgente
delle esperienze spirituali s’inaridisce, la cella ci diventa insopportabile, la
lettura divina produce nausea, la preghiera si fa instabile e vacillante come se
fosse ubriaca.
Piombati in questa condizione, noi gemiamo e ci sforziamo di condurre l’anima
nostra alla sua prima direzione, ma tutti gli sforzi son vani. Quanto più ci
studiamo di ritornare alla contemplazione divina, tanto più la mente si
smarrisce nei suoi vagabondaggi. Siamo caduti nella sterilità: né il desiderio del
cielo, né il timore dell’inferno possono svegliarci da questo sonno di morte.
Il venerabile Daniele ci rispose.

Dalle conferenze di Cassiano