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QUADERNI DELL’ISTITUTO DI STORIA DELL’ARCHITETTURA

SAPIENZA- UNIVERSITÀ DI ROMA

GIORNATE DI STUDIO
DIPARTIMENTO DI STORIA DELL’ARCHITETTURA, RESTAURO E CONSERVAZIONE DEI BENI ARCHITETTONICI

IN ONORE DI CLAUDIO TIBERI


Roma, Facoltà di Architettura, 17-18 febbraio 2011

BONSIGNORI EDITORE
QUADERNI DELL’ISTITUTO DI STORIA DELL’ARCHITETTURA
SAPIENZA- UNIVERSITÀ DI ROMA

DIPARTIMENTO DI STORIA DELL’ARCHITETTURA, RESTAURO E CONSERVAZIONE DEI BENI ARCHITETTONICI

NUOVA SERIE, FASCICOLI 55-56 / 2010-2011

GIORNATE DI STUDIO
IN ONORE DI CLAUDIO TIBERI
Roma, Facoltà di Architettura, 17-18 febbraio 2011

A CURA DI

FLAVIA CANTATORE
ANNAROSA CERUTTI FUSCO
PIERO CIMBOLLI SPAGNESI

BONSIGNORI EDITORE
2012
QUADERNI DELL’ISTITUTO DI STORIA DELL’ARCHITETTURA
SAPIENZA- UNIVERSITÀ DI ROMA

PROPRIETÀ LETTERARIA RISERVATA DIPARTIMENTO DI STORIA DELL’ARCHITETTURA, RESTAURO E CONSERVAZIONE DEI BENI ARCHITETTONICI

NUOVA SERIE, FASCICOLI 55-56 / 2010-2011

© Copyright 2012
Bonsignori Editore s.r.l.
viale dei Quattro Venti 47
00152 Roma

ISBN 978-88-7597-388-9
ISSN 0485-4152

SOMMARIO PAG Vittorio Franchetti Pardo


IL DUOMO DI ORVIETO ANALIZZATO IUXTA SUA PROPRIA PRINCIPIA.
PROBLEMI APERTI
Direttore Francesco Paolo Fiore (responsabile)
RELATIVAMENTE ALLE PRIME FASI DEL CANTIERE 81

Luca Creti
Consiglio scientifico Giovanni Carbonara, Alessandro Spiridione Curuni, Paolo Fancelli, Donatella Fiorani, Francesco Paolo Fiore,

Francesco Paolo Fiore OSSERVAZIONI SULL’ARCHITETTURA RELIGIOSA


Antonella Greco, Giorgio Muratore, Augusto Roca De Amicis, Paolo Rocchi, Maria Piera Sette, Alessandro Viscogliosi.
PRESENTAZIONE 5 A ROMA E NEL LAZIO NEI SECOLI XII E XIII 91

Piero Cimbolli Spagnesi Annarosa Cerutti Fusco


Comitato direttivo Lia Barelli, Clementina Barucci, Calogero Bellanca, Simona Benedetti, Maurizio Caperna, Giovanni Carbonara,
ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI DI CLAUDIO TIBERI 7 «UBI NUNC EST DOMUS SABELLORUM
Tancredi Carunchio, Annarosa Cerutti, Piero Cimbolli Spagnesi, Alessandro Spiridione Curuni, Fabrizio De Cesaris,
FUIT OLIM THEATRUM MARCELLI»: IL COLISEO DE’ SAVELLI
DA DOMUS MUNITA A PALATIUM COLUMNATUM
Daniela Esposito, Paolo Fancelli, Donatella Fiorani, Francesco Paolo Fiore, Daniela Fonti, Giorgio Muratore,

AL TEMPO DI BALDASSARRE E SALVESTRO PERUZZI 101


I. LA STORIA DELL’ARCHITETTURA
Giancarlo Palmerio, Augusto Roca De Amicis, Paolo Rocchi, Maria Piera Sette, Alessandro Viscogliosi, Paola Zampa.

Federico Bellini
Piero Cimbolli Spagnesi AUTOGRAFIA MICHELANGIOLESCA DEGLI ATTICI DI SAN PIETRO 111
Redazione Flavia Cantatore (coordinatore)
TRA GRECIA E ITALIA:
CLAUDIO TIBERI STORICO DELL’ARCHITETTURA 9 Roberta M. Dal Mas
ORAZIO TORRIANI E L’INTERVENTO
Ogni contributo viene sottoposto ad almeno due revisori scelti fra i membri del Dipartimento in base alle loro specifiche competen-

Dieter Mertens SULLE PREESISTENZE IN ALCUNE CHIESE ROMANE 121


ze nel settore della Storia e Restauro dell’architettura; tali pareri sono integrati da pareri di studiosi italiani e stranieri esperti nei temi
SIRACUSA. LE MURA DIONIGIANE E LA CITTÀ 19
affrontati.
Marco Spesso
Stefano Borghini PER UNA LETTURA DEI GIARDINI DI VRIJBURG A RECIFE
. UN’INTERPRETAZIONE NELLA CHIAVE DELL’UMANESIMO CRISTOLOGICO 133
Grafica e impaginazione Roberto steve Gobesso
DELLE COSIDDETTE “CORREZIONI OTTICHE”
ALLA LUCE DEL PENSIERO ESTETICO DEL V SECOLO A.C. 27 Antonella Romano
PROPRIETÀ ERMENEUTICHE DELLE TECNICHE COSTRUTTIVE
Traduzione in inglese Erika G. Young
Riccardo Migliari - Graziano Mario Valenti E RICERCA STORICO ARCHITETTONICA 143
IL COLOSSEO E LE RAGIONI
DI UNA TEORIA DEL RILIEVO ARCHITETTONICO 39
Corrispondenza e norme editoriali Dipartimento di Storia, Disegno e Restauro dell’Architettura
II. IL RESTAURO ARCHITETTONICO
Piazza Borghese 9 - 00186 Roma - tel. 06.49918825 - fax 06.6878169 - web w3.uniroma1.it/storiarch
Flavia Cantatore
PONTE ELIO - SANT’ANGELO Giovanni Carbonara
NOTE TRA ARCHEOLOGIA E STORIA DELL’ARCHITETTURA 49 IL PENSIERO DI CLAUDIO TIBERI SUL RESTAURO 153
Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 131/87 del 06/03/1987

Gianluigi Ciotta Paolo Fancelli


VERSO L’ELABORAZIONE DELLO SPAZIO D’ESPERIENZA IL RESTAURO E LE VARIE ARTI 159
Il presente fascicolo è stampato con il parziale contributo di SAPIENZA - UNIVERSITÀ DI ROMA
NELL’ARCHITETTURA MEDIEVALE RELIGIOSA EUROPEA
Informazioni su abbonamenti e distribuzione: (SECOLI VIII-XI) 59 Maria Grazia Ercolino
Bonsignori Editore, viale dei Quattro Venti 47, 00152 Roma - tel. 06.5882839 - fax 06.5881496 ROBERTO LONGHI: IDEE SUL RESTAURO 165
Lia Barelli
I QUADRIPORTICI NELL’ARCHITETTURA RELIGIOSA
Finito di stampare nel mese di ottobre 2012 dalla Ermes Servizi Editoriali Integrati Srl, via Quarto Negroni 15 - Ariccia DELLA ROMA CAROLINGIA (SECOLI VIII E IX) 71 RIASSUNTI / ABSTRACT 172
Fig. 1 - Bassae, tempio di Apollo Epikourios, dettaglio dello stilobate e di un fusto all’imoscapo (foto dell’autore).

. UN’INTERPRETAZIONE
DELLE COSIDDETTE CORREZIONI OTTICHE
ALLA LUCE DEL PENSIERO ESTETICO
DEL V SECOLO A.C.
di STEFANO BORGHINI

Gli studiosi di lingua anglosassone sono che, facendo riferimento alla tradizione tar- di isolamento del monumento, proseguiti
soliti usare un termine che difficilmente in do-ellenistica richiamata dal trattato vitru- da Pittakis insieme alle ricostruzioni del-
italiano è possibile rendere nelle sue molte- viano, che in tal modo le interpretava. l’Eretteo e del tempietto di Atena Nike. In-
plici sfumature: refinements. La sua tradu- La tradizione di studi riguardanti questi torno al 1837 l’inglese Pennethorne rico-
zione più letterale è rifinitura, ma la parola dettagli architettonici è relativamente re- nobbe per la prima volta la curva dello sti-
sta anche per sottigliezza, perfezionamen- cente, se confrontata con la loro antichità. lobate del Partenone. Curvature simili nel-
to, raffinatezza e indica, nel campo della Si fa risalire infatti appena agli inizi del XIX l’architettura egiziana erano state notate
storia dell’architettura, tutte quelle molte- secolo, visto che precedentemente la diffi- dallo stesso Pennethorne già nel 1833, ma
plici deviazioni dalla regola canonica, da coltà di osservazione diretta e di rilievo da i risultati delle sue scoperte furono pubbli-
quelle immediatamente percepibili a quel- parte del mondo occidentale dell’antica ar- cati solo nel 1878 con l’opera The Geome-
le più nascoste, che compaiono negli edifi- chitettura greca, aveva realmente fatto per- try and Optics of the Ancient Architecture.
ci di età classica ed ellenistica. Nella nostra dere ogni memoria di questi accorgimenti 1. Le stesse osservazioni furono fatte più o
lingua non esiste un vocabolo altrettanto In particolare, le prime ad essere osservate meno contemporaneamente da Hoffer, un
appropriato, capace di rendere il concetto furono le deviazioni dalle linee verticali. architetto tedesco al servizio del re Ottone
di aggiustamento unitamente a quello del- L’entasis delle colonne del Partenone fu I 4, e furono confermate dalle misurazioni
l’eleganza esecutiva propria di questi par- notata da Cockerell e Allason tra il 1810 e eseguite tra il 1846 e il 1847 da parte di Pen-
ticolari. Tali accorgimenti, che nel loro sia il 1814 2, l’inclinazione verso l’interno dei rose e Knowles. I risultati di questo rileva-
pur limitato risalto formale si rivelano una fusti da Donaldson nel 1829 e da Jeskins mento furono raccolti da Penrose nel volu-
delle più sorprendenti ed ammirevoli carat- nel 1830 3. Dopo il 1833, con l’evacuazione me An Investigation of the Principles of
teristiche dell’architettura greca, vengono della guarnigione turca sull’acropoli, il Par- Athenian Architecture, pubblicato a Lon-
comunemente indicati col nome, vedremo tenone divenne centro di ricerche archeo- dra nel 1851 (con una seconda edizione nel
poi quanto appropriato, di correzioni otti- logiche e furono iniziati, dal Ross, i lavori 1888). Egli fu il primo a sostenere l’inten-

QUADERNI DELL’ISTITUTO DI STORIA DELL’ARCHITETTURA . 55-56/2010-2011 27


zionalità e la matematica precisione, nel altri edifici di età periclea 18) si troverebbe
Partenone, di tutte le deviazioni da un nor- in accordo, secondo alcuni storici 19, con la
male punto medio e dalla linea retta. No- tesi proposta nel trattato di Vitruvio, secon-
nostante più tardi le sue tesi sarebbero sta- do cui appunto l’ispessimento della colon-
te in parte smentite dagli accurati rilievi di na d’angolo avrebbe dovuto corrisponde-
Balanos degli anni ‘20 del secolo scorso, il re alla misura pari ad 1/50 del diametro dei
suo lavoro rimase un’opera fondamentale fusti all’imoscapo 20.
in materia. Il secondo gruppo di rifiniture com-
Nei settant’anni che seguirono molte al- prende tutti quegli accorgimenti diretti ad
tre monografie sull’argomento furono da- ottenere l’inclinazione di linee e piani che
te alle stampe; cito in particolare il tedesco normalmente riterremmo verticali.
Guido Hauck con il suo Die subjektive Per- Fra queste la più rilevante è l’inclinazio-
spektive und die horizontalen Kurvaturen ne verso l’interno degli assi delle colonne
des Dorischen Stils, pubblicato a Stoccarda (fig. 3). Nel caso del Partenone, le colonne
nel 1879; l’italiano Gustavo Giovannoni non sono a piombo, ma si piegano di ca. 7,6
con La curvatura delle linee nel tempio d’Er- cm su un’altezza di 32 piedi olimpici (un
cole a Cori del 1908 e l’americano Goodye- antico piede olimpico, o dorico, misurava
ar che con Greek Refinements, pubblicato Fig. 2 - Atene, Partenone, articolazione schematica della contrazione angolare 0,326 m) 21. Essendo piegati sia i colonnati
a New Haven nel 1912, propose una sinte- (con valori esagerati per accentuarne le caratteristiche) nella peristasi del lato ovest e nella parte laterali, sia quelli delle fronti, gli assi delle
si di come il problema era stato fino ad al- ovest del lato nord, da C. Tiberi, Architetture periclee e classicità, Milano 1999, p. 62, fig. 3. colonne d’angolo subivano una inclinazio-
lora avvertito. Più tardi, l’americano Wil- ne più grande di quanto non facessero le al-
liam Bell Dinsmoor, nel suo The Architec- Orlandos rispolverò l’interesse sull’argo- generale rilettura del III libro di Vitruvio af- tre, e precisamente nella proporzione del-
ture of Ancient Greece del 1927, dedicò una mento, affrontandolo con più ampio respi- frontata da Pierre Gros 8. Le ricerche e le in- Fig. 5 - Atene, Partenone, rappresentazione schematica esagerata delle inclinazioni relative la diagonale di un quadrato rispetto ai lati.
ampia sezione alle correzioni ottiche e alla ro 6, mentre nuove considerazioni sarebbe- dagini emerse dagli ultimi rilievi del Parte- ai muri della cella nei lati lunghi e alle trabeazioni delle peristasi corrispondenti; È stato calcolato che prolungando gli assi
loro lettura 5. ro derivate, a cavallo tra gli anni ‘80 e ‘90, none di Manolis Korres 9 e le recenti inter- il nord è a destra, da M. Korres, Refinements of Refinements, delle colonne sui due fianchi, questi si in-
Alla metà degli anni ‘70, nella sua mono- dalla reinterpretazione sull’origine dell’en- pretazioni sulle tecniche di realizzazione in Appearance and essence, Philadelphia 1999, p. 103, fig. 3.28. contrerebbero lungo una curva a poco più
grafia dedicata al Partenone, Anastasios tasis proposta da Dieter Mertens 7 e dalla dell’entasis (basate sul disegno di cantiere, di 2 km di distanza dallo stilobate, mentre
osservato nel 1979, tra le incisioni delle la- un convegno internazionale sull’argomen- cui la quantità e qualità di tali accorgimen- gli assi delle colonne frontali si andrebbe-
SOTTO Fig. 3 - Inclinazione delle colonne nell’ordine dorico secondo stre marmoree del tempio di Apollo a Di- to, pianificato nel 1993 da Lothar Hasel- ti raggiungono la loro più alta espressione. ro ad intersecare a circa 4,8 km dallo stesso
l’interpretazione di Penrose, da F. C. Penrose, An Investigation dyme 10), portarono all’organizzazione di berger presso l’Università della Pennsylva- Al primo gruppo di queste raffinatezze riferimento 22 (fig. 4).
of the Principles of Athenian Architecture, London 1888, p. 36, fig. 3. nia, a Philadelphia, in occasione del secon- appartengono quelle lavorazioni il cui esi- Anche i muri laterali nel Partenone so-
do Williams Symposium in archeologia to consiste nel presentare delle variazioni no inclinati verso l’interno nella loro faccia
Fig. 4 - Atene, Partenone, rappresentazione esagerata dell’inclinazione classica. Gli atti del convegno, dal titolo Ap- dimensionali nelle membrature architetto- rivolta verso la peristasi, mentre dentro la
delle colonne della peristasi con prolungamento degli assi, che, pearance and Essence - Refinements of Clas- niche. La contrazione angolare dell’ultimo cella le pareti sembrano apparentemente a
a causa della curvatura dello stilobate, si incontrano su linee curve, sical Architecture: Curvature, pubblicati nel interasse consiste in una sensibile riduzio- piombo. I rilievi più recenti riportano in re-
da M. Korres, G.A. Panetsos, T. Seki,   1999, raccolgono i contributi degli studio- ne della spaziatura delle colonne del peri- altà una leggera inclinazione verso l’inter-
  , Athenai 1996, p. 69. si che più recentemente hanno affrontato il stilio ai quattro angoli del tempio, accom- no (ca. 1/80) anche di queste superfici 23
problema e rappresentano a tutt’oggi il te- pagnato dalla dilatazione delle metope o (fig. 5). La prima impressione farebbe pen-
sto più aggiornato sull’argomento 11. dei triglifi estremi. Questa caratteristica è sare che tale andamento nasca direttamen-
La quasi totalità delle interpretazioni facilmente riscontrabile anche ad occhio te in relazione ai colonnati esterni. Sono poi
adottate in letteratura, soprattutto in pas- nudo e la sua intenzionalità non è mai stata inclinate verso l’interno anche le facce
sato, nonché una radicata opinione comu- posta in discussione per l’estrema eviden- esterne degli architravi e dei triglifi (ma non
ne, tendono a vedere queste irregolarità co- za del fenomeno. La sua origine è indubi- delle stesse quantità), così come pure le su-
me degli aggiustamenti visivi, rivolti ad ov- tabilmente ascrivibile al cosiddetto ‘conflit- perfici frontali del crepidoma 24 (fig. 6).
viare a indesiderati effetti ottici. Tale asser- to angolare’ dell’ordine dorico 13, anche se Di natura simile l’inclinazione delle an-
to è stato quasi sempre considerato valido Dinsmoor arrivò, anche in questo caso, a te, alle terminazioni dei muri che delimita-
(e solo recentemente messo in discussio- proporne una lettura ottica, sulla base del- no pronaos e opistodomos, la cui lieve pen-
ne 12), soprattutto perché sostenuto, come l’esempio del Partenone che presenta una denza è però diretta in direzione opposta
detto, dal testo di Vitruvio. Una consolida- contrazione doppia rispetto a quella che sa- rispetto alle precedenti: verso l’esterno, ri-
ta tradizione critica, dunque, che rappre- rebbe stata necessaria 14. Infatti, per lo stu- volta alle colonne del portico che le fron-
senta l’inevitabile conseguenza del grosso dioso americano, la variazione dell’ultimo teggia 25 (fig. 7). Sono inoltre lievemente pie-
favore goduto in questo campo dal testo vi- intercolunnio, oltre a dare alla fine del co- gate in fuori anche le superfici frontali del-
truviano, e dal notevole ascendente, inevi- lonnato un’impressione di stasi, era capace le cornici, delle antefisse, e degli abachi dei
tabile peraltro, che ebbe su chiunque si sia di enfatizzare il senso prospettico del re- capitelli 26. Questi dettagli, e soprattutto
avvicinato a questi problemi. Eppure se so- stringimento degli interassi più lontani, e quello delle ante, sembrano difficilmente
lo ci si ferma a riflettere, molte componen- sarebbe stato anche per questo motivo che interpretabili secondo le letture tradiziona-
ti di dubbio intervengono. La prima nota nel Partenone venne raddoppiata 15. L’ipo- li: è possibile giustificare, infatti, come
di riflessione deriva dal fatto che con il ter- tesi tuttavia appare debole e non conferma- un’esigenza ottica, un’inclinazione delle
mine generico di correzioni ottiche si iden- ta da esempi analoghi 16 (fig. 2). membrature che si muove parallelamente
tificano in realtà gruppi di accorgimenti tra L’altra divergenza dimensionale consi- sui lati lunghi del tempio e in modo conver-
loro sostanzialmente differenti, spesso re- ste nell’ispessimento delle colonne angola- gente sulle facciate?
lazionati a metodi di lavorazione e forse in- ri del peristilio. Nel Partenone l’incremen- Al terzo gruppo di rifiniture apparten-
tenti molto diversi fra di loro. Li ripercor- to misurato all’imoscapo è pari a circa 4 cm, gono tutti quegli allontanamenti dalla linea
ro brevemente, facendo rifermento in par- cioè a oltre 1/45 del diametro inferiore 17. retta, in grado di conferire profili incurva-
ticolare alle membrature del Partenone, Questo valore (e lo stesso può valere più in ti quasi ad ogni membratura del Parteno-
che rappresenta probabilmente l’edificio in generale per analoghi rapporti misurati su ne. Sono forse gli accorgimenti più dibat-

28 Stefano Borghini . . INTERPRETAZIONE DELLE CORREZIONI OTTICHE ALLA LUCE DEL PENSIERO ESTETICO DEL V SECOLO A.C. QUADERNI DELL’ISTITUTO DI STORIA DELL’ARCHITETTURA . 55-56/2010-2011 29
(fig. 8). Dinsmoor calcolò un raggio di cur-
vatura che avrebbe dovuto misurare più di
5,6 km, corrispondente ad un arco di cir-
conferenza enorme 29, ma l’evidenza ar-
cheologica ha permesso di osservare in re-
altà la presenza di un andamento asimme-
trico della convessità nel Partenone, che ac-
centua maggiormente la curvatura da est e
da nord, non assimilabile a nessuna delle
forme geometriche proposte in letteratu-
ra 30. L’esecuzione di queste curvature non Fig. 9 - Atene, Partenone, rappresentazione della curvatura asimmetrica del crepidoma,
fu affatto semplificata dallo stato della piat- da A.K. Orlandos,    , Athenai 1976/77, p. 125, fig. 88 (tav. 20).
taforma di sostruzione che non si presenta
esattamente piana in ogni suo punto. È sta- vature non presentano mai la vantata per- non incurvata; per ottenere lo stesso tipo di
ta infatti osservata una lieve pendenza del- fezione geometrica che in passato gli veni- angolo al vertice anche i lati inclinati furo-
la stessa, non accidentale sebbene la diffe- va attribuita, ma al contempo mostrano no sagomati con delle lievi curvature 34.
renza non superi mai i 6 cm, con l’angolo una cura nella realizzazione senza prece- Per quanto concerne le linee verticali,
sudovest come punto più alto. Gli angoli denti; Korres definisce queste accortezze l’accorgimento più importante riguarda
sudest e nordest, nonostante poggino l’uno «raffinatezze delle raffinatezze» 32. Le cur- l’entasis (fig. 10). Tale rifinitura, di cui an-
sugli svariati strati di riempimento della vature impostate a livello della fondazione cora una volta vi è traccia in un passo di Vi-
piattaforma artificiale della ‘colmata per- venivano trasferite alle membrature oriz- truvio 35, consiste nel conferire al fusto del-
siana’, l’altro su una parte direttamente sca- zontali superiori: i gradini del crepidoma la colonna rastremato verso l’alto, un pro-
vata nella roccia dell’acropoli, si trovano mantenevano infatti tutti la stessa altezza, filo lievemente convesso. Penrose, già alla
sostanzialmente allo stesso livello; mentre così come le colonne, in modo tale che la metà del XIX secolo, affermò che tale segno
l’angolo nord-occidentale, che tra l’altro è curvatura dello stilobate fosse trasmessa seguiva la forma di un arco di parabola. Al-
quello che si trova di fronte l’osservatore anche alla trabeazione 33. Inoltre il timpano tri ipotizzarono che si potesse trattare di
proveniente dai Propilei, si colloca ad un venne costruito in maniera tale che i suoi curve ancora più complicate come il con-
altezza intermedia tra i due estremi 31 (fig. 9). angoli mantenessero la stessa ampiezza di coide di Nicomede, mentre Dinsmoor ri-
A causa di queste variazioni dunque le cur- quelli di un triangolo equivalente con base tenne trattarsi di un arco di circonferenza

Fig. 6 - Atene, Partenone, inclinazione Fig. 7 - Atene, Partenone, rappresentazione esagerata delle inclinazioni con entasis
della colonna e delle superfici esterne dell’anta sud-est, da M. Korres, G.A. Panetsos, T. Seki,
del crepidoma, da A.K. Orlandos,     , Athenai 1996, p. 73.
   ,
Athenai 1976/77, p. 172, fig. 111 (tav. 26).

tuti, e il motivo del loro interesse consiste


nella sottigliezza e nella precisione con cui
furono realizzati 27. Il primo di questi ri-
guarda la convessità dello stilobate: una
sorta di rigonfiamento centrale, su ciascu-
no dei quattro lati, che misura più di 6 cm
sulle facciate e più di 12 sui lati lunghi 28
A SINISTRA Fig. 10 - Atene, Partenone, rappresentazione esagerata
Fig. 8 - Partenone, rappresentazione esagerata dell’entasis e della rastremazione della colonna, da G. Rocco,
delle curvature del crepidoma Guida alla lettura degli ordini architettonici antichi. 1.
e della trabeazione del lato nord, e delle Il dorico, Napoli 1994, p. 33, fig. 11.
conseguenze strutturali che agiscono
sugli angoli dei singoli blocchi marmorei, A DESTRA IN ALTO Fig. 11- Atene, Partenone, rappresentazione esagerata
da N. Balanos, Les monuments dei valori dell’entasis nelle colonne del pronao (A) e in quelle
de l’Acropole: Relèvement et conservation, della peristasi (B), da M. Korres, Refinements of Refinements,
Paris 1938, tav. 2. in Appearance and essence, Philadelphia 1999, p. 96, fig. 3.22.

A DESTRA IN BASSO Fig. 12 - Atene, Partenone, schizzo


della pianta con evidenziati i valori degli interassi
30 Stefano Borghini . . INTERPRETAZIONE DELLE CORREZIONI OTTICHE ALLA LUCE DEL PENSIERO ESTETICO DEL V SECOLO A.C. della peristasi (rielaborazione dell’autore). 31
con un raggio prossimo agli 800 m 36. Più re-
centemente Haselberger è tornato sull’ar-
gomento confrontando le ipotesi sull’uti-
lizzo della curva catenaria con quelle rela-
tive all’uso dell’arco ellittico, tanto nelle
curvature delle linee orizzontali quanto in a
quelle verticali 37. Ciò che è assolutamente
indubitabile è l’estrema precisione di que-
sti aggiustamenti. Su un diametro medio di
circa 1,90 m, infatti, l’incremento massimo
raggiunto dalle colonne della peristasi del
Partenone non supera mai la misura di 1,7
cm 38-2,4-2,5 cm solo nel caso delle colonne
del pronao 39 (fig. 11). Ulteriori piccole de-
viazioni si rivelano anche negli echini dei
capitelli dorici, che non sono in nessun
punto troncoconici come potrebbero sem- b
plicemente apparire, ma sono sagomati se-
condo una lievissima curvatura iperbolica
che l’occhio riesce a percepire solo nelle
sue terminazioni iniziali e finali 40.
Vi sono infine, ancora nel Partenone, Figg. 14, 15 e 16 - Knidos, propylon,
una serie di minime deviazioni dalla rego- euthynteria delle fondazioni est. c
larità metrica che sembrano essere assolu- Foto da sud con applicati dei cilindretti lignei
tamente casuali e prive di qualsiasi unifor- di livellamento di diversa altezza (scamilli
mità. Ad esse, spesso, non viene attribuita inpares?), che secondo Bankel sarebbero
la dovuta attenzione. Le accurate misura- stati utilizzati per realizzare la curvatura delle
zioni del Partenone eseguite da Balanos ne- orizzontali. A fianco uno schema delle fasi
gli anni ‘20 del ‘900 hanno dimostrato che costruttive: dopo aver livellato una piccola
vi sono differenze nelle spaziature del co- porzione dei blocchi (b) vengono prodotti
lonnato esterno del tempio, che, pur se mil- dei piccoli fori tutti della stessa altezza (c), d
limetriche nel caso di intercolunni adiacen- dove verranno poi inseriti elementi di altezza
ti, raggiungono la misura massima di 4,3 differente (d), in grado di produrre,
cm. Questa discrepanza, che apparente- opportunamente livellati, la curvatura
mente sembrerebbe essere dovuta a picco- desiderata (e), da H. Bankel, Scamilli inpares
li aggiustamenti o a errori di cantiere, stri- at an Early Hellenistic Ionic Propylon
de tuttavia con l’estrema precisione delle at Knidos – New Evidence
altre rifiniture 41. La minima distanza tra for the Construction of a Curvature,
due colonne, escludendo ovviamente le in Appearance and essence, Philadelphia
contrazioni angolari, è stata misurata nel 1999, pp. 136-137, figg. 6.14-6.16.
e
penultimo intercolunnio a partire da ovest
del colonnato nord (4,263 m), mentre la timi trent’anni da Manolis Korres, respon- Questo determinò un decentramento del- Una volta dimostrata la volontarietà di
maggiore risulta essere quella della secon- sabile dei recenti restauri sul Partenone, di- l’intero corpo delle celle rispetto all’asse tutte le variazioni da una supposta regola
da spaziatura da ovest del colonnato sud Fig. 13 - Atene, Partenone, procedura di costruzione delle colonne secondo Korres. mostrano come nell’edificio esistano altre trasversale. canonica riscontrate fino a qui, occorrerà
(4,306 m) 42. L’interasse medio supposto da- Si nota come gli appoggi dell’archipendolo, nel caso del rocchio di base e di quello che precede irregolarità che ad occhio nudo non sono La cosa più interessante è che, sempre tentare di organizzarle in un contesto teo-
gli studiosi, pari a 4,287 m, si verifica solo il capitello, siano invertiti per recuperare l’inclinazione dell’asse, da M. Korres, percepibili. Si tratta dell’inclinazione del secondo Korres, le tracce riscontrate, non- rico che possa giustificare il grande sforzo
una volta, in modo, si direbbe, assoluta- Refinements of Refinements, in Appearance and essence, Philadelphia 1999, p. 102, fig. 3.26. fregio ionico sul muro della cella, inversa- ché indagini endoscopiche condotte, han- profuso per la loro realizzazione. Occorre,
mente casuale e, guardando le differenze mente rivolta verso l’esterno 48; di una sot- no rilevato come inizialmente i due corpi in altre parole, provare a decifrarne il signi-
tra gli intercolunni, pare certo che la volon- tello subivano ulteriori accomodamenti mente, piccoli elementi in legno utilizzati tilissima entasis sulla faccia esterna dello fossero stati concepiti con le stesse profon- ficato, e capire i motivi, pratici o teorici, che
tà di avvicinarsi ad un ritmo regolare non dovuti alle incurvature rispettivamente del- come cunei di livellamento – di cui Bankel stesso muro (appena 2,7 mm su una altez- dità uguali e con colonne dello stesso dia- hanno condotto alla loro nascita e a loro
venne affatto perseguito (fig. 12). lo stilobate e della trabeazione, complican- avrebbe recentemente individuato le im- za di circa 9 metri) 49; di una simile entasis metro, e come, quindi, queste diversifica- sviluppo. Purtroppo non abbiamo alcun
D’altro canto, le tecniche accurate ed do ancora di più le operazioni di cantiere e pronte in negativo nell’euthynteria dell’el- nelle superfici inclinate delle ante; e di una zioni fossero state introdotte volontaria- documento scritto coevo all’architettura
eleganti con cui le diverse rifiniture furono incrementando di conseguenza i costi di lenistico propylon ionico di Cnido 46 (figg. sensibile inclinazione, di circa 9,20 cm, ri- mente e in corso d’opera. Non errori uma- religiosa greca di età classica 53, che ci auto-
realizzate ne dimostrano la assoluta volon- costruzione. Per quanto riguarda la curva- 14, 15 e 16). Riguardo all’entasis, infine, guardante i muri interni delle ante stesse 50 ni o di cantiere, dunque, come a prima vi- rizzi ad appoggiare una teoria piuttosto che
tarietà, escludendo con fermezza la possi- tura degli stilobati, Vitruvio, in età romana, l’interpretazione di Haselberger del noto (fig. 7). I rilievi hanno evidenziato, inoltre, sta si potrebbe pensare, ma rifiniture accu- un’altra. In mancanza di prove irrefutabili,
bilità che le stesse siano legate ad episodi di è ancora l’unica testimonianza antica giun- disegno di cantiere inciso sui blocchi del altre variazioni solo apparentemente casua- ratamente e caparbiamente perseguite, con siamo costretti a cercare di sciogliere que-
imperizia delle maestranze. Per consegui- ta fino a noi in grado di trasmetterci il ricor- Didymaion 47 – che prevedeva la contrazio- li: una differenza di profondità rilevata tra eterogenee operazioni di disassamento o di sti problemi per via deduttiva, attraverso
re l’inclinazione verso l’interno delle colon- do di una tecnica costruttiva usata per la ne dell’altezza dei rocchi e la realizzazione pronaos e opistodomos (circa 11 cm a favo- addizione/sottrazione. Possiamo immagi- un’indagine sui documenti indiretti e sugli
ne, ad esempio, al rocchio di base veniva realizzazione di queste rifiniture. In un pas- di una curvatura in grado di individuare le re del primo, nonostante siano entrambi nare che lo stesso possa essere avvenuto an- indizi che l’osservazione degli affinamenti
asportata la porzione che dava verso l’inter- so celebre quanto oscuro 44, che ha avuto misure progressive dei raggi sulle due fac- spazialmente molto contratti rispetto ad che nel caso delle sopraccitate variazioni subiti da tali variazioni, nel corso del loro
no, mentre al rocchio superiore del fusto, nel tempo svariate interpretazioni 45, l’auto- ce del singolo rocchio (figg. 17, 18) – ci fa esempi omologhi coevi); una simile diver- dimensionali degli intercolunni della peri- sviluppo storico, è in grado di fornirci.
quello che precedeva il capitello, veniva af- re latino ci fa sapere che l’aggiunta corret- cogliere in pieno, ancora una volta, l’ele- genza nelle pedate dei gradini che li eleva- stasi. Claudio Tiberi nell’introduzione del Non è possibile, per ovvi motivi di spa-
fidato il compito di riequilibrare l’inclina- tiva si eseguiva per scamillos inpares, forse ganza tecnica di queste soluzioni, anche se no rispetto al piano dello stilobate (più suo Architetture Periclee e classicità scrive- zio, soffermarsi su tutte le interpretazioni –
zione e ristabilire il parallelismo delle su- misure numeriche riportate sullo stilobate tratte da un isolato caso reale, molto più stretto di 4 cm quello dalla parte dello stes- va, a chiosa delle conclusioni di Korres, che e non sono poche – che di questi dettagli ar-
perfici nel punto di contatto con l’epistilio43 a intervalli regolari secondo un andamen- tardo rispetto al Partenone. so pronaos); nonché una sensibile differen- «le pretese anomalie non sono ripieghi; so- chitettonici sono state fornite in circa due-
(fig. 13). Inoltre il tamburo di base e il capi- to crescente e curvilineo; forse, più letteral- Ma non basta. I rilievi eseguiti negli ul- za di diametro delle rispettive colonne 51. no volute»52. cento anni di studi 54. Accennerò soltanto al

32 Stefano Borghini . . INTERPRETAZIONE DELLE CORREZIONI OTTICHE ALLA LUCE DEL PENSIERO ESTETICO DEL V SECOLO A.C. QUADERNI DELL’ISTITUTO DI STORIA DELL’ARCHITETTURA . 55-56/2010-2011 33
Figg. 17 e 18 - Didyma, tempio di Apollo,
restituzione del disegno costruttivo inciso sulle pietre dell’edificio
per la realizzazione dell’entasis dei fusti,
da A. Corso, E. Romano, Vitruvio, De architectura, Torino 1997, p. 322, fig. 17; interpretazione dello stesso disegno di Korres,
da M. Korres, Refinements of Refinements, in Appearance and essence, Philadelphia 1999, p. 103, fig. 3.27. Fig. 21 - Londra, British Museum, retro di due figure
Fig. 20 - Atene, Partenone, fregio occidentale del naos, lastra V, appartenenti al gruppo scultoreo frontonale
fatto che nessuna di queste letture, né quel- realtà è troppo rigida, ed introduce così da F. Brommer, Der Parthenonfries, Mainz am Rhein 1977, tav. 16. del lato est del Partenone (foto dell’autore).
le funzionaliste-strutturali 55, né quelle otti- quelle piccole variazioni, ritenute altrettan-
che di tipo tradizionale 56, né tantomeno to importanti per la riuscita dell’opera fina- oscillare tra 450 e 440 67, mentre l’inizio del- ca pitagorica, qualcosa si spezza. Con gli raggiungere 73. In queste idee sembra risuo-
quella prospettica elegantemente elabora- le. La mimesis della natura, in altre parole, la costruzione del Partenone è del 447. Co- esordi del V secolo si apre una crisi profon- nare il   di Policleto. In effetti il
ta da Erwin Panofsky nel secondo decen- passa per la comprensione del suo spirito me si vede, quindi, l’avvio della costruzio- da del pensiero pitagorico, che sembra pensiero estetico non avrebbe potuto rima-
nio del secolo scorso 57, riescono ad appari- vitale e della sua componente organica, che ne del tempio pericleo è perfettamente coincidere, non casualmente, con la crisi nere estraneo a tali riflessioni, ed anzi non
re convincenti 58. Soprattutto, nessuna di non può essere imbrigliata nella semplice contemporaneo alla prima formulazione storicopolitica relativa alle guerre persiane. possiamo escludere che proprio da esso, in
queste teorie riesce a spiegare le deliberate articolazione di rapporti matematici. Tale delle idee di Policleto, quando addirittura I segmenti incommensurabili vengono sco- qualche modo, sia arrivata la spinta cogni-
anomalie dimensionali, evidenziate dai ri- visione era incarnata nel Doriforo (l’opera non le preceda di qualche anno. perti nell’ambito degli stessi ambienti pita- tiva all’astrazione filosofica. La tragedia,
lievi di Balanos e Korres. Agli inizi degli an- che rappresentava la summa del pensiero Questa concomitanza di tempi, che, a gorici, ma tale conoscenza viene ritenuta che vive in questa fase un momento di gran-
ni ‘70 del secolo scorso, Rhys Carpenter artistico di Policleto), per cui non sarebbe prima vista, sembrerebbe rappresentare un tanto pericolosa da essere inizialmente te- de sviluppo, è considerata la prima espres-
formulò un’ipotesi che, scardinando la possibile trovare (nelle sue molte copie) al- punto di debolezza dell’ipotesi formulata, nuta nascosta 70. L’esistenza di entità incom- sione del pensiero classico, inteso come for-
consolidata tradizione critica dell’interpre- cuno schema ordinato di rapporti numeri- può in realtà costituire il punto di partenza mensurabili, che comporta la convivenza tunato incontro di forme semantiche e con-
tazione ottica, tentasse di spiegare anche le ci semplici per tutte le sue parti 64 (fig. 19). per ampliare il discorso alla storia del pen- con il concetto dell’infinito geometrico, co- tenutistiche del dorismo e dello ionismo 74.
variazioni irregolari riscontrate 59. Anche le fonti antiche sembrano conferma- siero, ed in particolare alla storia del pen- stituisce un vero e proprio trauma e, im- In essa la logica razionale incontra un qual-
L’archeologo americano suppose che re l’atteggiamento teorico di Policleto. Pli- siero estetico, entro la quale le scelte crea- provvisamente, il razionalismo di tipo do- cosa che gli è estraneo, che non riesce a pie-
Ictino, al momento di realizzare la sua nio il vecchio in un passo della Naturalis Hi- tive di Policleto e di Ictino potrebbero es- rico, sembra cedere il passo all’estetica io- garsi alla commensurabilità del pensiero 75.
grandiosa opera, fosse stato influenzato storia sostenne che Mirone fosse, rispetto a sere confluite indipendentemente ed auto- nica legata al pensiero di Eraclito. In Atti- Allo stesso modo, i nuovi principi dell’este-
dalle coeve teorie artistiche degli scultori Policleto, «in symmetria diligentior» 65, a vo- nomamente. ca, e ad Atene in particolare, si sviluppa una tica del V secolo non si basano più sugli em-
del suo tempo, e in particolare da quelle ler sottolineare, si direbbe, la più alta atten- Nel periodo del tardo arcaismo, e di- filosofia nuova, ispirata proprio all’empiri- batêres (moduli fisici), ma sui posótes, cioè
espresse nel Canone del contemporaneo zione di Mirone nell’applicare gli antichi remmo tra fine del VI e l’ inizio del V seco- smo ionico: è il pensiero dei Sofisti, che ri- sulle misure matematiche, che sono espres-
Policleto. In questo trattato, lo scultore di proporzionamenti e, al contrario, la mag- lo a.C., l’estetica greca si basa su una sym- balta completamente il concetto dell’asso- sione di un’idea, certamente ancora deriva-
Argo aveva di fatto stabilito una codifica- giore libertà che Policleto aveva teorizzato metrìa di embatêres, cioè su rapporti di mo- lutezza delle regole. Per essi l’attenzione al- ta del pensiero pitagorico, ma ora mitigata
zione formale dell’ideale del corpo umano, nei confronti degli stessi. Policleto non ac- duli materiali spesso antropomorfi (il pie- la mimesi cede il passo al criterio della otho- dai concetti di axíoma (considerazione, va-
basata sulla simmetria numerica, in grado cettava rigidamente le regole simmetriche de o lo stinco della persona, ma anche il dia- tes, vale a dire della coerenza interna del- lore) e soprattutto di prépon (convenienza,
di definire un ideale di perfezione nel ri- della tradizione, ma nell’ambito delle stes- metro del fusto all’imoscapo), la somma dei l’opera artistica, ed introduce il criterio di adeguatezza). Quest’ultimo principio, mu-
spetto di reciproci rapporti numerici. Egli se, proponeva lievissime variazioni volte a quali (come nell’arte di Mirone) conduce una soggettività non riconducibile al logos tuato dalla retorica sofistica, con ogni pro-
inoltre fu uno dei pochi teorici in grado di migliorarne l’armonia; Mirone ancora no, ad un’eurythmía di tipo pitagorico, ovvero pitagorico 71. Il pensiero filosofico ne sareb- babilità trova espressione proprio nel-
trasporre le proprie idee nella sua arte 60, e e per questo agli occhi di Plinio appare più ad un effetto di armonia basato sull’equili- be stato trasformato per sempre. La filoso- l’equilibrio di Policleto, nella sua attenzio-
il suo trattato, forse anche per questo me- diligente, più fedele all’antica symmetria. brio proporzionale 68. La ricerca del bello fia della natura del V secolo di Empedocle, ne all’applicazione, potremmo dire critica,
rito, godette di un vasto successo. Purtrop- Fig. 19 - Napoli, Museo Archeologico Qualora la conoscenza di Ictino del trat- assoluto espresso dalla natura si persegue che, per interpretare la realtà, rinuncia al dei reciproci rapporti proporzionali 76.
po lo scritto è andato perduto, come la Nazionale, copia di età romana tato policleteo e l’influenza di quest’ultimo dunque attraverso forme numeriche per- razionalismo della logica pitagorica a van- Credo dunque si possa congetturare, in
maggior parte dei trattati tecnici dell’anti- del Doriforo di Policleto, da P. Devambez, sul primo potessero essere confermate, le fette, che vanno cercate ed progressiva- taggio di un sistema di elementi creatori in- questo contesto culturale e filosofico, la
chità, ma una sua eco possiamo ancora tro- Grecia, Milano 1978, p. 21. rifiniture architettoniche potrebbero tro- mente affinate. Sulle basi dell’estetica pita- finiti ed immutabili, e soprattutto lo sforzo crescita di una coscienza estetica di grande
varla in alcuni frammenti tramandati da al- vare una spiegazione che affonda le sue ori- gorica, nasce il concetto di Canone (Ká- di Filolao di Crotone di calare la visione pi- eleganza, in grado di sviluppare, e forse di
tri testi antichi. Il più noto di questi è stato tità quasi. Il senso dell’intero periodo po- gini nel pensiero artistico del V secolo. La non), ovvero di ordine numerico da rispet- tagorica del numero all’interno dell’espe- teorizzare, una serie di espedienti tecnici e
riconosciuto in una citazione presente al- trebbe quindi essere reso nel seguente mo- conferma sembrerebbe provenire da un tare, che presupponeva l’assunto filosofico rienza mutevole e molteplice dell’esperien- artistici sottilissimi, capaci di svincolarsi
l’interno del vasto trattato di meccanica do: «il bello [ ] è il risultato di una sva- particolare del fregio ovest della cella del per cui le leggi del cosmo dovevano essere za, ne sono una chiara testimonianza 72. dalle rigidità numerico/pitagoriche espres-
scritto da uno scienziato della metà del III riata serie di rapporti numerici, ma anche tempio. Fra le figure dei giovani cavalieri ne regolate da strutture matematiche esatte, a Quando più tardi Socrate, ma ancora di più se dai canoni, non in grado da sole di garan-
secolo a.C.: Filone di Bisanzio. Il fram- la piccola variazione è decisiva [ compare una i cui movimenti e la cui posa, cui anche l’arte doveva attenersi 69. Il cano- Platone, tenteranno di riallacciarsi al filone tire la riuscita – ma direi soprattutto, la bel-
mento del Canone policleteo, suona in ]» 62. ricordano molto da vicino quelli del Dori- ne era quindi considerato più una scoperta pitagorico del razionalismo dorico, ciò che lezza – dell’opera stessa. Con lo scopo di
questo modo: «      foro, al punto da farla sembrare una vera e che non una teorizzazione artistica. In que- ne risulta sarà una sintesi radicalmente dare organicità e leggerezza ad un modo di
   » 61. Il passo Policleto, dunque, che riprende la tradi- propria citazione 66 (fig. 20). sto senso, lungi dall’essere soggettive inter- stemperata dalle influenze ionico-attiche. concepire la mimesis particolarmente raf-
ha avuto molte esegesi e ruota in particola- zione dorica peloponnesiaca di matrice pi- L’ipotesi di Carpenter tuttavia si scontra pretazioni della realtà, l’arte e l’architettu- Platone concepirà una realtà matematica finato, che non mirava alla semplice ripro-
re attorno all’interpretazione di « tagorica, secondo la quale le proporzioni con un problema cronologico: Policleto, ra acquisivano una connotazione quasi assoluta (l’Idea nell’Iperuranio) che sarà duzione delle apparenze, ma all’imitazione
»». La locuzione significa letteral- del corpo umano in natura sono regolate da secondo le ricostruzioni più probabili, na- scientifica, intesa come superiore forma di però distante e inarrivabile: ad essa ci si può dello spirito divino più profondo espresso
mente per poco, per delle piccolezze e vie- precisi rapporti matematici 63, probabil- sce intorno al 480 e il suo Doriforo, con la indagine dell’ordine estetico della natura. avvicinare con l’intelletto, grazie all’aritme- dalla bellezza del reale 77. Le rifiniture archi-
ne spesso tradotta con l’avverbio di quan- mente si rende conto che tale visione della pubblicazione del relativo Canone, si fa Poi, inaspettatamente, nella rigida logi- tica e alla geometria, senza però poterla mai tettoniche di età classica, potrebbero dun-

34 Stefano Borghini . . INTERPRETAZIONE DELLE CORREZIONI OTTICHE ALLA LUCE DEL PENSIERO ESTETICO DEL V SECOLO A.C. QUADERNI DELL’ISTITUTO DI STORIA DELL’ARCHITETTURA . 55-56/2010-2011 35
que essere guardate secondo questa diver- arte che simula la realtà per come appare, mettersi al riparo (da , difendere, 26. A.K. ORLANDOS,    - 35. VITRUVIO, De architectura, 3, 3, 13. 49. M. KORRES, G.A. PANETSOS, T. SEKI, 
sa angolazione, per la quale il loro valore ot- in quanto soggetta ad un fine 78, condurrà al proteggere) non tanto dagli inconvenienti , cit., pp. 180-185 fig. 120, pp. 238-242 36. W.B. DINSMOOR, The Architecture of An-  cit., p. 72; M. KORRES, Refinements of
tico, che solo in alcuni casi può essere ac- vero e proprio concetto di simmetria ottica ottici e prospettici, ma soprattutto da quel- figg. 148-150. cient Greece, cit., p. 168. Refinements, cit., pp. 96-98.
27. Accorgimenti di questo tipo si riscontrano 37. L. HASELBERGER, H. SEYBOLD, Seilkurve 50. M. KORRES, G.A. PANETSOS, T. SEKI, 
cettato, è secondario ad un più alto e prio- e visiva, che sarà di Lisippo prima e dell’el- la mancanza di vitalità derivante dal fred- in moltissimi edifici antichi, sia precedenti che suc- oder Ellipse? cit., pp. 165-188.  cit., p. 73.
ritario principio estetico, capace di spiega- lenismo poi, e che porterà, soprattutto con do proporzionamento numerico 80. cessivi al Partenone: sono stati individuati per la 38. A.K. ORLANDOS,    51. M. KORRES, CH. BOURAS,  -
re anche quei minimi, impercettibili e oc- la skenographia () a far propri Naturalmente, tale lettura rimane prima volta alla metà del VI secolo nel tempio di , cit., pp. 161-165.    (Studio per il restauro
casionali scostamenti dalla regolarità, che concetti e procedimenti che l’età classica un’ipotesi, in mancanza di entrambi i trat- Apollo a Corinto, poi in quello di Atena a Karthea, 39. M. KORRES, Refinements of Refinements, del Partenone), Atene 1983, pp. 11 e ss. e vol. 2a,
l’ottica non è in grado di giustificare. Forse aveva generato con intendimenti sottil- tati di Ictino e di Policleto che unicamente di Aphaia ad Egina, di Zeus a Olimpia, nel Prepar- cit., pp. 94-96. Atene 1989, pp. 17 e ss.
tenone, e poi a seguire a Tegea, a Nemea, a Priene, 40. A.K. ORLANDOS,    52. C. TIBERI, Architetture periclee, cit., p. 14.
è questa stessa acribia e questa stessa visio- mente (ma non del tutto) diversi. sarebbero stati in grado di sciogliere il no-
a Labraunda, ecc… Cfr. L. HASELBERGER, Curva- , cit., pp. 181-192, figg. 120-124. 53. Il saggio sull’architettura del Partenone di
ne dell’arte, a noi apparentemente incom- Per questo, credo sarebbe opportuno, do, ma permette di aprire uno squarcio su ture: The Evidence of Didyma, in Appearance and 41. Dinsmoor, per esempio, sostiene che le in- Ictino della cui esistenza sappiamo da Vitruvio, sa-
prensibile e lontana da qualsiasi logica ra- anche dal punto di vista terminologico, la- una cultura artistica e filosofica estrema- essence, cit., p. 182, tab. 9.1; M.C. HELLMANN, L’ar- congruenze nelle spaziature delle colonne siano rebbe stato dirimente a tal proposito, ma di esso
zionale di gestione del cantiere, che spinge- sciare da parte la locuzione ‘correzioni ot- mente raffinata, come doveva essere quel- chitecture grecque, cit., vol. 1, p. 187. La loro certa dovute ad incomprensioni fra gli operai, che inve- purtroppo non abbiamo conservato neanche degli
va Fidia e le sue maestranze a realizzare tiche’, che esprime una lettura troppo sem- la greca, ed in particolare ateniese, del V se- intenzionalità fu evidenziata non soltanto dai dise- ce di sistemare i rocchi sui diametri leggermente stralci e ci è del tutto ignoto. Cfr. VITRUVIO, De ar-
drappeggi e dettagli infinitesimali anche sul plificata e connotata del problema, prefe- colo. Nel suo Dizionario ragionato Viollet gni di Balanos (N. BALANOS, Les monuments de scolpiti nello stilobate, come era consuetudine ed chitectura, 7, praef., 12.
l’Acropole, cit., 1938) e poi di Coulton (J.J. COUL- era stato fatto altrove, li centrarono rispetto ai giun- 54. Cfr. L. HASELBERGER, Old Issues, New Re-
retro delle figure frontonali dei gruppi par- rendo ad essa il termine greco di alexemata Le Duc scriveva «i greci erano capaci di tut- TON, Greek Architects at Work, London 1977), ma ti dei gradini. Cfr. W.B. DINSMOOR, The Architec- search, Latest Discoveries, cit., pp. 1-68.
tenonici, là dove certo nessun occhio (), che sta genericamente per to in materia d’arte e grazie al senso della vi- anche da tutta una serie di segni ancora chiaramen- ture of Ancient Greece, cit., p. 164. Ma tale inter- 55. Di queste fanno parte per esempio quelle
avrebbe mai potuto apprezzarli (fig. 21). correttivi, compensazioni e che Vitruvio sta erano in grado di provare delle gioie che te visibili sugli elementi di pietra (cfr. L. HASELBER- pretazione non pare convincente. Ad essa rispon- che interpretano le inclinazioni delle colonne co-
Solo più tardi la nascita e lo sviluppo del- avrebbe più tardi tradotto con temperatu- noi, nella nostra rozzezza, non saremo mai GER, Old Issues, New Research, Latest Discoveries, de Tiberi: «mi sembra semplicistico credere, infat- me un presidio di stabilità statica, quasi di tipo an-
l’estetica aristotelica, basata sul concetto di rae 79. In esso sembra risuonare la volontà di capaci di conoscere» 81. cit., p. 32; M. KORRES, Refinements of Refinements, ti, che gli architetti del Partenone fossero tanto tisismico in un paese come la Grecia tormentato
cit., pp. 6-9). sciocchi o imprevidenti da disporre a caso i giunti dai terremoti (cfr. R. CARPENTER, Gli architetti del
28. Cfr. G.P. STEVENS, The Curve of the North che avrebbero determinato la posizione delle co- Partenone, cit., pp. 89-90), o quelle, originate da
Stylobate of the Parthenon, in «Hesperia», 12, lonne». In C. TIBERI, Architetture periclee e classi- Fergusson (J. FERGUSSON, An Historical Inquiry in-
NOTE 1943, pp. 135-143; A.K. ORLANDOS,   - cità, Milano 1999, p. 63, n. 49. to the True Principles of Beauty in Art, London
tung» 3, 1838. des 5. Jahrhunderts v. Chr., in «Mittheilungen des   , cit., p. 125 fig. 88. 42. Cfr. N. BALANOS, Les monuments de l’Acro- 1849), che hanno creduto di vedere nelle curvatu-
1. Una delle poche testimonianze importanti re- 5. W.B. DINSMOOR, The Architecture of Ancient deutschen archäologischen Institut. Athenische 29. W.B. DINSMOOR, The Architecture of An- pole, cit.; cfr. A.K. ORLANDOS,   re dello stilobate un sistema con funzioni di smal-
lativa al Partenone che riguardano il periodo rina- Greece, cit., pp. 165-173. Abteilung», 1983, p. 87, tab. 5. cient Greece, cit., p. 165.  , cit., tavola fuori testo XXVI. timento delle acque piovane (cfr. W.B. DINSMOOR,
scimentale, ad esempio, la dobbiamo al mercante- 6. A.K. ORLANDOS,    - 18. Ad esempio per l’Hephaisteion si ottiene un 30. Una courbure dissymétrique nella piattafor- 43. Vedi per ultimo M. KORRES, G.A. PANET- The Architecture of Ancient Greece, cit., pp. 166 n.
umanista del ‘400, Ciriaco de’ Pizzicolli, detto Ci-  (L’architettura del Partenone), Athenai rapporto molto prossimo a 1/50. Cfr. Ivi, p. 76, ma di sostruzione era stata osservata per primo da SOS, T. SEKI,  , cit., pp. 38-39. 2, 167). Tali interpretazioni sono state contestate
riaco d’Ancona, considerato in qualche modo il 1976/77, pp. 121-140, 156-175, 217-221, 532-536. tab. 2. Choisy nel 1865 (A. CHOISY, Note sur la courbure 44. VITRUVIO, De architectura, 3, 4, 5. già da Orlandos (A.K. ORLANDOS,   -
primo rilevatore del monumento pericleo. Egli rac- 7. D. MERTENS, Zur Entstehung der Entasis grie- 19. W.B. DINSMOOR, The Architecture of An- dissymétrique des degrés qui limitent au couchant la 45. Per limiti di spazio non è possibile soffer-   , cit., p. 136) e definitiva-
colse le sue osservazioni di viaggio e alcuni disegni chischer Säulen, cit., pp. 307-318; ID., Der alte He- cient Greece, cit., p. 165; H. BÜSING, Optische Kor- plate-forme du Parthénon, in «Comptes rendus des marsi su un argomento tanto vasto. Per le interpre- mente confutate da Haselberger (L. HASELBER-
autografi in sei volumi di Commentarii, che svolse- ratempel in Paestum und die archaische Baukunst rekturen. Vitruvs Empfehlungen verglichen mit der séances de l’Académie des inscription et belles-let- tazioni rinascimentali del passo, si veda C. SGARBI, GER, Old Issues, New Research, Latest Discoveries,
ro un ruolo fondamentale per le generazioni avve- in Unteritalien, Mainz am Rhein 1993. attischen Architektur des 5. Jhs. v.Chr., in Vitruv- tres», 1, 1865, pp. 413-116) e poi da altri autori, che Scamilli, scabelli, and a New Vitruvian Renaissance cit., pp. 65-66).
nire riguardo le loro conoscenze dell’architettura 8. P. GROS, Vitruve, De l’architecture. Livre III, Kolloquium des Deutschen Archäologen-Verbandes raramente riuscirono però a cogliere l’intenzionali- Manuscript at Ferrara, in Appearance and essence, 56. Tutte le interpretazioni ‘ottiche’ originano
classica, tanto da ricevere l’elogio postumo dell’Al- Paris 1990, pp. 120-126, 68-63. e. V. (Darmstadt, 17-18 Juni 1982), a cura di H. tà di questa asimmetria. Cfr. M. KORRES, Refine- cit., pp. 252-265, con relativa bibliografia, e P. inevitabilmente da Vitruvio. (cfr. VITRUVIO, De ar-
berti. Purtroppo questa preziosa raccolta andò 9. Poi pubblicate in M. KORRES, G.A. PANET- Knell e B. Wesenberg, Darmstadt 1984, p. 32. ments of Refinements, cit., pp. 85-94. Il dibattito ri- GROS, A la recherche du stylobate, ou les origines de chitectura, 3, 3, 11-13; 3, 4, 4; 3, 5, 4; 3, 5, 8; 3, 5, 13;
quasi interamente perduta nell’incendio che colpì SOS, T. SEKI,     20. VITRUVIO, De architectura, 3, 3, 11. Sull’ef- guardo le forme di questo tipo di curvature ha avu- l’interprétation des scamilli inpares aux XVème et 4, 4, 2; 5, 9, 4). Quando le curvature furono risco-
la biblioteca degli Sforza a Pesaro nel 1514. Nel  (The Parthenon, architecture and con- fettiva valenza ottica di questa accortezza, riscon- to negli anni svariati contributi, anche recenti, che XVIème siècles, in Appearance and essence, cit., pp. perte grazie alle osservazioni e ai rilievi degli ar-
Codice Barberini della Biblioteca Vaticana soprav- servation), Catalogo della mostra (Osaka, 25 set- trabile in svariati esempi di architettura greca, po- hanno rigettato l’uso della circonferenza. Si veda in 267-275; per l’interpretazione del francese Bur- cheologi nell’800 ci si pose il problema di trovare
vivono alcuni fogli autografi del manoscritto e le tembre-15 ottobre 1996), Athenai 1996 (19992), ne dei dubbi anche Gros, ritenendo prevalenti le particolare D. MERTENS, Die Herstellung der Kurva- nouf del 1875, ripresa da Goodyear e da Panofsky, delle giustificazioni a questi particolari. Si ritornò
copie dei disegni eseguiti da Giuliano da Sangallo. pp. 68-73, 96-97. ragioni statiche, piuttosto che quelle estetiche in- tur am Tempel von Segesta, in «Römische Mittelun- si rimanda a W.H. GOODYEAR, Greek refine-ments: dunque al testo vitruviano dove il riferimento al-
Tuttavia né nei testi superstiti, né tantomeno nelle 10. L. HASELBERGER, Werkzeichnungen am Jün- vocate dall’autore latino (cfr. P. GROS, Vitruve, De gen», 81, 1974, pp. 107-114 e L. HASELBERGER, H. Studies in temperamental architecture, London l’ottica era costante e ripetuto. Ciò che allora e per
copie dei disegni è possibile rinvenire alcun accen- geren Didymeion -Vorbericht, in «Istanbuler Mit- l’architecture, cit., p. 120; vedi anche R. CARPEN- SEYBOLD, Seilkurve oder Ellipse? cit., pp. 165-188. 1912, p. 114; per l’interpretazione di Dinsmoor si molto tempo non venne considerato, fu la man-
no alle correzioni ottiche, mentre compaiono no- teilungen», 30, 1980, pp. 191-215; L. HASELBER- TER, Gli architetti del Partenone, cit., pp. 89-90; 31. R. CARPENTER, Gli architetti del Partenone, rimanda a W.B. DINSMOOR, The Architecture of An- canza di prospettiva storica dell’autore latino del I
tazioni tecniche sulla quantità e il diametro delle GER, H. SEYBOLD, Seilkurve oder Ellipse? Zur Her- M.C. HELLMANN, L’architecture grecque, cit., vol. cit., p. 79; A.K. ORLANDOS,    cient Greece, cit., p. 168; per l’interpretazione di sec. a.C.: Vitruvio fu infatti molto influenzato dal-
colonne. Dopo la testimonianza di Ciriaco d’An- stellung antiker Kurvaturen nach dem Zeugnis der 1, p. 189). , cit., p. 126, p. 125 fig. 88; C. TIBERI, Robertson e Ferri si rimanda a S. FERRI, Vitruvius la visione ottico-scenografica espressa dall’archi-
cona e la conquista turca, che avveniva appena ven- didymeischen Kurvenkonstruktion, in «Archäolo- 21. Tale valore, individuato sul finire dell’Otto- Note sulla teoria dell’esistenza di un Partenone ci- Pollo, Architettura (dai libri I-VIII), Roma 1960, pp. tettura ellenistica, fortemente pervasa dalla cultu-
t’anni dopo il viaggio del mercante italiano, nessu- gischer Anzeiger», 1991, pp. 165-188. cento nei lavori di Dörpfeld (W. DÖRPFELD, Beiträ- moniano, in «Rendiconti della Pontificia Accade- 121-123; infine per le letture più recenti si rimanda ra microasiatica ionica del suo maestro Ermogene,
na grande personalità della cultura umanistica si 11. Appearance and essence. Refinements of clas- ge zur antiken Metrologie. I. Das solonisch – attische mia romana di archeologia», LX, 1987-1988, p. a D. MERTENS, Die Herstellung der Kurvatur am ma probabilmente non appartenuta al mondo este-
sarebbe recata ad Atene, fino alla fine del ‘700. Sul- sical architecture: curvature, proceedings of the Sec- System, in «Mittheilungen des deutschen archäo- 217. Tempel von Segesta, cit., pp. 107-114; L. HASELBER- tico pericleo di età classica, né tantomeno al pen-
l’argomento cfr. G.A. MANSUELLI, I marmi del Par- ond Williams Symposium on classical architectu- logischen Institutes in Athen», 1882, pp. 277-312; 32. M. KORRES, Refinements of Refinements, GER, H. SEYBOLD, Seilkurve oder Ellipse? cit., pp. siero di età arcaica e severa, dal quale le rifiniture
tenone, Firenze 1965; G. MAZZIOTTI, Il Partenone, re (Philadelphia, 2-4 april 1993), a cura di L. Ha- W. DÖRPFELD, Beiträge zur antiken Metrologie. V. cit., pp. 79-101; ID., Architettura classica ateniese, 165-188; P. GROS, Vitruve, De l’architecture, cit., architettoniche verosimilmente originarono. Cfr.
Napoli 1984. selberger, Philadelphia 1999. Das äginäisch - attische Maß - System, in «Mitthei- in Atene e la Magna Grecia dall’età arcaica all’Elle- pp. 139-145 e, in particolare, H. BANKEL, Scamilli S. FERRI, Vitruvius Pollo, cit., pp. 50-51, 114-116;
2. Prima di loro nel 1784, l’erudito napoletano 12. L. HASELBERGER, Old Issues, New Research, lungen des deutschen archäologischen Institut. nismo, Atti del quarantesimo convegno di studi inpares at an Early Hellenistic Ionic Propylon at P. GROS, Vitruve, De l’architecture. cit., p. 116; A.
Paolo Antonio Paoli, aveva notato e rilevato le cur- Latest Discoveries, in ivi, pp. 1-68. Athenische Abtheilung», 1890, pp. 167-177) risul- sulla Magna Grecia (Taranto 27-30 settembre Knidos - New Evidence for the Construction of a CORSO, E. ROMANO, Vitruvio, De architectura, a cu-
ve molto accentuate delle colonne della cosiddet- 13. La bibliografia è ampia. Fra i lavori più re- ta confermato dalla rilettura di Mark Wilson Jones 2007), Taranto 2008, p. 31. Curvature, in Appearance and essence, cit., pp. 127- ra di P. Gros, Torino 1997, pp. 318-321.
ta Basilica a Paestum. Cfr. D. MERTENS, Zur Entste- centi cfr. M.C. HELLMANN, L’architecture grecque, del rilievo metrologico del marmo di Salamina. Cfr. 33. Questa affermazione, vera per il Partenone 138. Per un’ampia e accurata sintesi della questio- 57. In un celebre saggio sul significato simboli-
hung der Entasis griechischer Säulen, in Bathron. vol. 1, Paris 2002, pp. 126-128; E. LIPPOLIS, M. LI- M.W. JONES, Doric Measure and Architectural De- e per molte altre architetture, non viene conferma- ne si veda L. HASELBERGER, Old Issues, New Rese- co dei sistemi spaziali di rappresentazione, lo stu-
Beiträge zur Architektur und verwandten Künsten VADIOTTI, G. ROCCO, Architettura greca. Storia e sign. 1: The Evidence of the Relief from Salamis, in ta in tutti i casi. Nei Propilei, ad esempio, la curva- arch, Latest Discoveries, cit., pp. 36-56. dioso tedesco, basandosi sulle teorie del linguag-
für Heinrich Drerup zu seinem 80. Geburstag von monumenti del mondo della polis dalle origini al V «American Journal of Archaeology», 2000, pp. 73- tura orizzontale si limita unicamente alla trabeazio- 46. Vedi supra n. 45. Ovviamente possiamo im- gio di Ernst Cassirer, sostenne che la prospettiva è
seinen Schülern und Freunden, a cura di H. Busing secolo, Milano 2007, pp. 868-870. 93. ne ed è determinata dal graduale incremento in al- maginare che non esistesse una sola tecnica costrut- «una di quelle “forme simboliche” attraverso le
e F. Hiller, Saarbrücken 1988, pp. 307-318. 12. La misura media di queste spaziature ai 22. M. KORRES, G.A. PANETSOS, T. SEKI,  tezza delle colonne, come era stato già notato da tiva oppure che la stessa avesse subito nel tempo quali “un particolare contenuto spirituale viene
3. I dati e le notizie riportate e quelle seguenti quattro angoli del Partenone è di 3,684 m e quindi  cit., pp. 68-69. Penrose. Cfr. L. HASELBERGER, Old Issues, New modifiche ed evoluzioni. Non è detto quindi che connesso ad un concreto segno sensibile e intima-
sono tratte da W.B. DINSMOOR, The Architecture of la differenza dall’interasse medio del peristilio 23. M. KORRES, Refinements of Refinements, in Research, Latest Discoveries, cit., p. 47. È possibile l’interpretazione del passo di Vitruvio debba esse- mente identificato con questo”; in questo senso, di-
Ancient Greece. An account of its historic develop- esterno (4,287 m) è di circa 60 cm. Per risolvere il Appearance and essence, cit., p. 101. che l’architetto dei Propilei, dovendo tagliare lo sti- re considerata valida per ogni situazione ed ogni viene essenziale per le varie epoche e province del-
ment, London-New York-Toronto-Sidney 1950 ‘conflitto’ sarebbe stata sufficiente una riduzione 24. Per altro, architravi e triglifi presentano, nel lobate per lasciare libero il passaggio alle proces- epoca, soprattutto per gli edifici culturalmente e l’arte chiedersi non soltanto se conoscano la pro-
(1ª ed. 1927), p. 164, nota 2; W. TATARKIEWICZ, Sto- di 30 cm. Dati tratti da N. BALANOS, Les monu- fronte rivolto allo pteron, un’inclinazione di senso sioni panatenee, abbia ritenuto che una curva pri- cronologicamente più lontani dall’autore latino. spettiva, ma di quale prospettiva si tratti» in E. PA-
ria dell’estetica, a cura di G. Cavaglià, vol. I, L’este- ments de l’Acropole: Relèvement et conservation, contrario. Vedi L. HASELBERGER, Old Issues, New vata della sua corona centrale avrebbe perso la sua 47. L. HASELBERGER, Werkzeichnungen am Jün- NOFSKY, La prospettiva come “forma simbolica” e al-
tica antica, Torino 1979, p. 96, nota 1 (ed. origina- Paris 1938. Research, Latest Discoveries, cit., p. 32; M. KORRES, forza e preferì realizzare uno stilobate piano. Sen- geren Didymeion. Vorbericht., in «Istanbuler Mit- tri scritti, Milano 1988, p. 50 (orig. scritti vari pub-
le: Historia Estetyki, Warsawa 1970); G.A. MAN- 15. W.B. DINSMOOR, The Architecture of An- Refinements of Refinements, cit., pp. 101, 103 fig. za rinunciare, per questo, alla curvatura della tra- telungen», 30, 1980, pp. 191-215, tav. 88; L. HA- blicati in «Vorträge der Bibliothek Warburg»,
SUELLI, I marmi del Partenone, cit.; R. CARPENTER, cient Greece, cit., p. 165. 3.28; per l’inclinazione delle facce del crepidoma beazione, che si dimostra quindi non necessaria- SELBERGER, H. SEYBOLD, Seilkurve oder Ellipse? 1924-1925, Leipzig–Berlin 1927). Panofsky fu so-
Gli architetti del Partenone, Torino 1979 (ed. origi- 16. Cfr. B. WESEMBERG, Parthenongebälk und vedi A.K. ORLANDOS,    - mente legata alla forma basamentale e pertanto as- cit., pp. 165-188. stenitore di una teoria secondo la quale il mondo
nale: Harmondsworth 1970), pp. 139-140. Südmetopenproblem, in «Jahrbuch des deutschen ar- , cit., pp. 121-122 fig. 87. solutamente volontaria. 48. Cfr. M. KORRES, Überzählige Werkstücke des classico greco-romano era a conoscenza di una
4. J. HOFFER, Das Parthenon zu Athen, in seinen chäologischen Institut», XCVIII (1983), pp. 57-86. 25. Ivi, p. 279-284, fig. 185; M. KORRES, G.A. 34. A.K. ORLANDOS,    Parthenonfrieses, in Kanon. Festschrift Ernst Ber- struttura prospettica diversa da quella che la forma
Hauptteilen neu gemessen, in «Allgemeine Bauzei- 17. H. BANKEL, Zum Fussmass attischer Bauten PANETSOS, T. SEKI,   cit., pp. 72-73. , cit., pp. 533-534 e figg. 359-360. ger, Basel 1988, pp. 19-27. mentis rinascimentale ci avrebbe tramandato in se-

36 Stefano Borghini . . INTERPRETAZIONE DELLE CORREZIONI OTTICHE ALLA LUCE DEL PENSIERO ESTETICO DEL V SECOLO A.C. QUADERNI DELL’ISTITUTO DI STORIA DELL’ARCHITETTURA . 55-56/2010-2011 37
guito: una prospettiva ‘curvilinea’, rispetto a quel- vece quella presentata da Pollit, che trascurando mero aveva per i greci. Esso era inteso come «rap-
la ‘piana’ o ‘lineare’, che noi conosciamo. Fu con-   accentua il senso di perfezione ideale porto articolato di grandezze» e non di numero in-
vinto in sostanza che l’antichità classica fosse abi- contenuta in  , ponendo al centro dell’atten- tero come quantità in sé definita, che fa parte del-
tuata a vedere secondo le regole della prospettiva, zione «i molti rapporti proporzionali», attraverso la nostra visione. La matematica, quindi, in quan-
ma non secondo quelle della prospettiva piana. Le cui la stessa può essere raggiunta. Cfr. J.J. POLLIT, to realtà intellegibile e non sensibile, ma anche in
sue idee furono in realtà anticipate da un professo- La nascita dell’arte greca in un universo platonico, quanto composta di enti matematici non assoluti,
re di Geometria Descrittiva tedesco, Guido Hauck in L’esperimento della perfezione. Arte e società nel- non fa parte né del mondo delle Idee, né del mon-
che nel suo già citato Die subjektive Perspektive und l’Atene di Pericle, a cura di E. La Rocca, Milano do sensibile ma costituisce un ente ‘intermedio’
die horizontalen Kurvaturen des Dorischen Stils (cfr. 1988, pp. 37-66 (ed. ital. di Early classical Greek che ci permette di avvicinarci alla realtà delle Idee,
supra p. 2), scrisse di aver rilevato in alcuni dipinti art in a Platonic universe, in Greek art archaic into altrimenti conoscibile solo per via ontologica. Cfr.
pompeiani del II e del IV stile una costruzione pro- classical, Leiden 1985). Tuttavia, tale lettura viene G. REALE, Platone. Alla ricerca della sapienza segre-
spettica non rispondente all’esattezza dei nostri cri- duramente contestata da Tiberi, che la definisce ta, Milano 1998; I. MULLER, Mathematical method
teri proiettivi, ma ugualmente matematica. La chia- classicista (vedi C. TIBERI, Architetture periclee, and philosophical truth, in Plato, edited by R.
mò «costruzione di divisione simmetrica», ma fu cit., p. 11). Kraut, Cambridge 1992, pp. 170-199.
conosciuta maggiormente con il termine di spina- 63. Galeno scriverà che «la bellezza non consi- 74. Secondo Franco Rella, lo spirito tragico af-
pesce per la forma che le ortogonali parallele in fu- ste nell’esatta proporzione degli elementi ma in fonda le sue origini nel più profondo sentire greco,
ga assumevano rispetto ad un asse verticale, che di- quella delle parti, di un dito rispetto ad un altro di- e attinge da un lato ad un’estetica di tipo eracliteo,
videva il piano delle immagini in corrispondenza to, di tutte le dita rispetto al carpo e al metacarpo, pur decretando, dall’altro, il trionfo del linguaggio
alla proiezione del punto di vista (cfr. L. GRASSI, v. di questi rispetto all’avambraccio, e insomma di logico di tipo pitagorico. F. RELLA, L’enigma della
Prospettiva, in L. GRASSI, M. PEPE, Dizionario del- tutte le parti tra di loro, come è scritto nel Canone bellezza, Milano 1991, pp. 24-31.
la critica d’arte, vol. 2, Torino 1978, p. 439). di Policleto». Cfr. GALENO, de placitis Hippocratis 75. Secondo Tiberi il pensiero classico è quello
58. Al di là della debolezza delle tesi struttura- et Platonis (     di colui che «”pensa” il reale e se ne crea il simula-
li-funzionaliste di cui già si è detto (vedi supra n. ), V, 3. cro, ma al tempo stesso “subisce” qualcosa che ad
55), e al di là dell’enfasi polemica con cui Carpen- 64. R. CARPENTER, Gli architetti del Partenone, esso resta estraneo [...] una dialettica serrata, e un
ter sosteneva che le illusioni ottiche di cui tanto si cit., p. 89. Dello stesso parere sembrano essere an- polo di dialettica estraneo al “pensare”, alieno da
andava discutendo, «non si sarebbero in effetti ve- che Lawrence, per il quale gli sforzi di ricostruire ordine, presente nelle opere soltanto perché evo-
rificate» (in R. CARPENTER, Gli architetti del Parte- il Canone a partire dalle proporzioni del Doriforo cato, espresso per guizzi di figura magari minimi»
none, cit., p. 90), la letture ottiche e prospettiche sono andate sempre disattese (A.W. LAWRENCE, (in C. TIBERI, Architetture periclee, cit., pp. 9-10).
sono state definitivamente accettate per gli ambiti Greek and Roman sculpture, London 1972, p. 153), 76. S. FERRI, Vitruvius Pollo, cit., pp. 50-51. Per il
culturali della tarda età classica e dell’ellenismo, a e Charbonneaux, secondo cui in Policleto «la sim- concetto di to prépon nella filosofia sofista vedi anche
partire comunque dalla fine del V – inizi del IV se- metria [...] si basa contemporaneamente su rap- E. SCHIAPPA, Protagoras and logos: a study in Greek
colo a.C. in poi, riconoscendole però inadeguate a porti aritmetici semplici – sette volte l’altezza del- philosophy and rhetoric, Columbia 2003, pp. 73-74.
spiegare le origini precedenti di tali rifiniture. Co- la testa l’altezza totale – e su rapporti geometrici in- 77. Interessante in questo senso la distinzione
sì Haselberger: «It also becomes clear at this point commensurabili» (J. CHARBONNEAUX, R. MARTIN, proposta da Platone nel decimo libro della Repub-
that explaining curvature, entasis, and other refi- F. VILLARD, La Grecia classica, Milano 1988, p. 26; blica tra buona e cattiva mimetike, ovvero tra quel-
nements as optical corrections cannot convincin- ed. ital. di Grèce classique, Paris 1969). la che si ispira all’esempio perfetto divino (to theio
gly be extrapolated beyond the mid-fifth century 65. C. PLINIO SECONDO IL VECCHIO, Naturalis paradeigmati) e quella che invece si esaurisce nella
at best. In particular, such an explanation cannot Historia, XXXIV, 57-58. sola rappresentazione. Cfr. G. CARCHIA, L’estetica
be applied to works from the formative period of 66. J. CHARBONNEAUX, R. MARTIN, F. VILLARD, antica, cit., pp. 95-99.
curvature and entasis in the sixth century B.C.» in La Grecia classica, cit., p. 172. 78. Cfr. ivi, pp. 108-111.
L. HASELBERGER, Old Issues, New Research, Latest 67. Inoltre dobbiamo immaginare che, durante 79. S. FERRI, Vitruvius Pollo, cit., pp. 115-116;
Discoveries, cit., p. 63. i suoi primi dieci anni di lavoro, Policleto fosse for- P. GROS, Vitruve, De l’architecture, cit., pp. 122-123
59. R. CARPENTER, Gli architetti del Partenone, temente influenzato dal suo maestro argivo Agela- 80. Tatarkiewicz parla della «[…] la stessa ra-
cit., pp. 84-89. das e che le sue prime opere risentissero fortemen- gione che interviene quando un pittore esegue li-
60. A Policleto si riconobbe il merito di essere te dello stile dell’età severa. Cfr. R. BIANCHI BAN- nee rette e curve senza servirsi della riga e del com-
stato uno dei pochi artisti ad aver realizzato un ope- DINELLI, Policleto. Quaderni per lo studio dell’ar- passo. Nonostante si insistesse tanto sulla regola-
ra paradigmatica di una teoria artistica. Plinio, in- cheologia, Firenze 1938, p. 13. rità, il fine che ci si proponeva era di suscitare
fatti , lo definisce come «[…] solusque hominum 68. S. FERRI, Vitruvius Pollo, cit., pp. 50-51. un’impressione di libertà evitando la rigidità» in
artem ipsam fecisse artis opere iudicatur». in C. 69. Cfr. W. TATARKIEWICZ, Storia dell’estetica, W. TATARKIEWICZ, Storia dell’estetica, cit., p. 96.
PLINIO SECONDO IL VECCHIO, Naturalis Historia, cit., p. 75. Più recentemente Carchia, a proposito Non è molto diversa la conclusione a cui giunge
XXXIV, 55. dell’estetica pitagorica, scrive «La bellezza è la rive- Haselberger: «[…] beyond perfect proportions,
61. FILONE, Mechanicae Syntaxis, IV, 1 p. 49, 20 lazione dell’ordine, della proporzione, dell’armo- the driving inner forces of those bodies must be ex-
62. La traduzione è libera ma tenta di rendere nia, entro un mondo che è altrimenti assoggettato pressed; and […] their inner dynamics, able to ke-
il significato profondo del pensiero policleteo. Al al caso e all’entropia. [...] Dunque si ritrova, qui, in ep the single elements together and to give coher-
di là dei dettagli di traduzione, infatti la lettura del qualche modo, il concetto di mimesi: mimesi come ence and life to them, must find tangible form and
passo si divide su due interpretazioni differenti, a partecipazione e consenso all’ordine del mondo. In visibility – first in the works themselves and then,
seconda che l’accento venga messo su   questo senso, la contemplazione del bello e la sua consequently, in their appearance to the human eye
o piuttosto su   Ranuccio Bianchi imitazione artistica sono, nell’ambito del pitagori- and mind» in L. HASELBERGER, Old Issues, New
Bandinelli propose di tradurre «La riuscita dipen- smo, anche operazioni di giustizia» (G. CARCHIA, Research, Latest Discoveries, cit., p. 67.
de da una piccolezza, che è decisiva in mezzo ai L’estetica antica, Roma-Bari 1999, pp. 27-28). 81. «Nous pouvons bien croire que le Grecs éta-
molti rapporti di proporzione». Cfr. R. BIANCHI 70. Cfr. L. GEYMONAT, Storia del pensiero filo- ient capables de tout en fait d’art, qu’ils éprouva-
BANDINELLI, Storicità dell’arte classica, Firenze sofico e scientifico, vol. I, L’antichità - Il medioevo, ient par le sens de la vue des jouissances que nous
1950, p. 39. Questa versione, condivisa e ripropo- Milano 1970, pp. 47-50. sommes trop grossiers pour jamais connaître» (E.
sta da Tiberi (in C. TIBERI, Architetture periclee, 71. Cfr. G. CARCHIA, L’estetica antica, cit., pp. E. VIOLLET-LE-DUC, Dictionnaire raisonné de l’ar-
cit., p. 10), sembra confermata dal contesto in cui 45-47. chitecture française du XIe au XVIe siècle, tome V,
Filone cita Policleto, in cui si vuole sottolineare 72. Cfr. M. VEGETTI, La filosofia della natura nel v. Échelle, Paris 1861).
che, come scrive Haselberger, «success in design, V secolo, in L. GEYMONAT, Storia del pensiero filo-
then, depends on subtlety» (in L. HASELBERGER, sofico e scientifico, cit., pp. 64-84. Il contributo è il frutto di una ricerca che con-
Old Issues, New Research, Latest Discoveries, cit., 73. Egli ritiene che l’Idea, cioè la realtà assolu- duco sull’argomento da alcuni anni, della quale
p. 67). La traduzione di Carpenter è più pruden- ta, unica e incontrovertibile, è strettamente colle- avevo parlato al professor Tiberi senza però avere
te: «l’impiego di moltissimi numeri arriverebbe a gata ai Numeri e alle Forme ideali, che non si iden- il tempo di potergliene mostrare i risultati. Ringra-
consentire quasi la perfezione nella scultura» (in tificano con i numeri e le figure matematiche. I Nu- zio Piero Cimbolli Spagnesi per avermi fornito
R. CARPENTER, Gli architetti del Partenone, cit., p. meri ideali sono l’essenza metafisica dei numeri l’occasione di pubblicare queste pagine e per i pre-
88). Comunque, incentrando il significato della matematici ed in quanto tali essi non sono sottopo- ziosi consigli elargiti durante la stesura. Voglio inol-
frase sul valore avverbiale del «quasi», Carpenter nibili ad operazioni aritmetiche. Il Numero non è tre ringraziare e ricordare il mio professore del li-
giunge alle medesime conclusioni tratte con la tra- ‘operabile’ e in quanto essenza appartiene al mon- ceo Giuliano Dell’Agata, maestro di rara curiosità
duzione «attraverso piccole varianti». Una inter- do delle Idee e dei Principi. Ma non è ancora Idea intellettuale, che per primo mi ha instradato ad un
pretazione di tono completamente opposto è in- o Principio, per via del valore relativistico che il nu- certo modo di fare storia.

38 Stefano Borghini . . INTERPRETAZIONE DELLE CORREZIONI OTTICHE ALLA LUCE DEL PENSIERO ESTETICO DEL V SECOLO A.C.

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