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SEZIONE D’URTO

ESPERIENZA DI TRASMISSIONE
Un fascio di neutroni monoenergetici e monodirezionali (cioè collimati) di intensità I0
neutroni/(cm2 s) (neutroni che attraversano l’unità di superficie, posta
perpendicolarmente al fascio, nell’unità di tempo) è fatto cadere con incidenza
normale su un bersaglio costituito da una sottile lamina del materiale da esaminare
(costituito da un solo isotopo).
Alcuni neutroni attraversano la lamina senza interagire con i suoi nuclei e
raggiungono il rivelatore. Altri invece interagiscono e, o perché assorbiti o perché
hanno subito un cambiamento di direzione (e di energia) a seguito di uno
scattering, cessano di far parte del fascio.
L’intensità di quest’ultimo, all’uscita della lamina, sarà perciò I1 < I0.

Poiché I0 e I1 sono direttamente misurabili, il numero totale d’interazioni per


secondo è dato da I0A – I1A, dove A indica l’area del bersaglio (cm2).
Se d è lo spessore della lamina (cm), N la densità nucleare del materiale
(nuclei/cm3), si verifica sperimentalmente che:
numero totale di interazioni per sec = σ I0 N A d (Eq. 1)
dove σ è un coefficiente di proporzionalità le cui dimensioni sono quelle di
un’area:
[ num. tot. interazioni per sec ]
[σ ] =
[ I 0 ][ N ][ A][ d ]
s-1 
= = 
 cm 2

cm s  cm  cm  [ cm ]
−2 −1 −3 2

Se P indica il peso atomico del materiale costituente il bersaglio, ρ la sua


densità e Na il numero di Avogadro, la densità nucleare del mezzo bersaglio è
data da (nuclei/cm3):
Na ρ
N=
P
Sezione d’urto microscopica
Il significato di σ appare ancora più chiaro se si valuta il rapporto tra neutroni che
interagiscono e neutroni lanciati in totale dalla sorgente, cioè la

σ I 0 NAd σ Nσ
probabilità d'interazione = = ( NAd ) =
I0 A A A

dove N = NAd è il numero totale di nuclei del bersaglio. La figura ci suggerisce


allora di scrivere:

Nσ area di collisione certa


probabilità d'interazione = =
A area totale investita

e di assegnare a σ il significato di “area di sagoma” (o


“area efficace”) del singolo nucleo rispetto all’interazione
con il neutrone o sezione d’urto microscopica. N=5

La sezione d’urto microscopica viene utilizzata quindi per


descrivere le interazioni dei neutroni con la materia.
σ è misurata in cm2 o meglio, essendo questa un’unità troppo grande, in un suo
sottomultiplo, il “grano”, barn (abbreviato b), dove:
1 barn = 10-24 cm2
Il barn è un’unità di misura legata alle dimensioni geometriche del nucleo atomico
(sezione d’urto geometrica): considerando un nucleo di raggio R ~ 10-12 cm, si ha
πR2 ~ 10-24 cm2 = 1 barn (b).

Sezione d’urto macroscopica


Si definisce sezione d’urto macroscopica la grandezza:

Σ = Nσ
dove N è il numero di nuclei del bersaglio per cm3. La denominazione è impropria
perché:
[Σ] = [ N ][σ ] = cm−3  cm2  = cm−1 
sicché Σ ha le dimensioni non di un’area, bensì del reciproco di una lunghezza.
Libero cammino medio
Se la lamina-bersaglio non è molto sottile si può temere che i nuclei in posizione
arretrata risultino esposti ad un fascio neutronico attenuato (“i nuclei si fanno ombra
tra loro”), per effetto delle collisioni già subite, rispetto a quello che investe i nuclei
in prima fila, sicché l’Eq. 1 possa perdere la sua validità e non sia perciò possibile
ricavare σ. E così è, ma è facile effettuare col calcolo la necessaria correzione.
Sia I(x) l’intensità del fascio quando arriva alla profondità x nella lamina.
Nell’attraversare il successivo straterello dx,
l’intensità diminuisce a causa delle collisioni;
poiché lo straterello è infinitesimo vale certamente
l’Eq. (1), qui senz’altro riferita a 1 cm2 di area della
lamina, sicché la variazione di intensità risulta:

dI ( x ) = − N σ I ( x )dx
ossia, adottando Σ = Nσ,
dI ( x )
= −ΣI ( x )
dx
Un’equazione differenziale che, integrata, con la condizione I(0) = I0 fornisce

I ( x ) = I 0e −Σx

In particolare, all’uscita della lamina di spessore d si ha:

I1 = I ( d ) = I 0e −Σd
da cui, note I1, I0 e d, si ricava Σ e quindi σ, qualunque sia lo spessore.
Sia ora p(x)dx la probabilità che un neutrone, raggiunta la profondità x senz’aver
subito collisioni, abbia la sua prima collisione nell’intervallo (x, x+dx). Risulta
evidentemente:
I ( x ) I ( x + dx )
p ( x )dx = −
I0 I0
probabilità di probabilità di
raggiungere x senza raggiungere x+dx
collisioni ancora senza collisioni

e perciò:
1 I ( x + dx ) − I ( x ) 1 dI ( x )
p( x ) = − =− = Σe −Σx
I0 dx I 0 dx
Il libero cammino medio l è definito come la media delle distanze x percorse dai
neutroni fino alla loro prima collisione:
∞ ∞
1
l = ∫ xp ( x )dx = ∫ xΣe −Σx dx =
0 0
Σ
Viceversa, la sezione macroscopica non è che il reciproco del libero cammino
medio.
Sezioni d’urto parziali
La sezione d’urto microscopica σ è detta, più precisamente, sezione d’urto
microscopica totale, perché è proporzionale alla probabilità d’interazione, o
collisione, senza nulla specificare di ciò che succederà in seguito a tale collisione.
La indicheremo perciò con σt.
Supponiamo ora che alla collisione faccia seguito, con probabilità ps, un evento di
scattering elastico, con probabilità pi uno di scattering anelastico, con probabilità pc
uno di cattura, con probabilità pf uno di fissione......, tutte queste probabilità
normalizzate all’unità (si tratta di eventi indipendenti):
ps + pi + pc + p f + ..... = 1
Conviene allora porre:
psσ t = σ s (sezione di scattering elastico)
piσ t = σ i (sezione di scattering anelastico)

pcσ t = σ c (sezione di cattura)

pfσt = σ f (sezione di fissione)

................................................................
Sommando risulta: σ t = σ s + σ i + σ c + σ f + .....
come se il nucleo presentasse una “sezione parziale” per ogni specifico processo.
Analogamente si ha per le sezioni macroscopiche:
Σt = Σ s + Σi + Σ c + Σ f + .....
che si può anche scrivere in termini di liberi cammini medi (legge di composizione
dei cammini liberi medi):
1 1 1 1 1
= + + + + .....
lt ls li lc l f
Si chiama sezione d’urto di assorbimento (micro- e macroscopica) la somma
della sezione di cattura, di fissione e di ogni eventuale altro evento che comporti la
sparizione del neutrone incidente, quali le reazioni (n,2n), (n,α), ecc.
Nel caso di miscele di più nuclidi, numerati con 1, 2, 3...., si avrà che ogni specie
isotopica contribuisce alla sezione d’urto:

N = N1 + N 2 + N 3 + ..... Σt N1σ t ,1 + N 2σ t ,2 + N 3σ t ,3 + .....


σt = =
Σt = N1σ t ,1 + N 2σ t ,2 + N 3σ t ,3 + ..... N N1 + N 2 + N 3 + .....

e analogamente per ogni altra sezione d’urto.


Sezioni d’urto differenziali
Nel caso dello scattering elastico o anelastico può essere importante determinare
con quale probabilità un neutrone sia deviato di un determinato angolo rispetto alla
direzione di incidenza.
L’esperienza di trasmissione viene modificata come nella figura sottostante.

Supponiamo che il rivelatore R sia disposto in modo da segnalare solo quei


neutroni che hanno la direzione di movimento, indicata dal versore Ω, compresa
nell’elemento di angolo solido dΩ = sinθ dθ dϕ. Si trova allora che il numero dei
neutroni raccolti dal rivelatore R, dn, è proporzionale all’intensità I0 del raggio
incidente, al numero dei nuclei N per unità di volume, all’area A del bersaglio, al
suo spessore d (se il bersaglio è sottile) ed infine all’ampiezza dΩ dell’angolo solido
sotteso dal rivelatore (raddoppiando dΩ raddoppiano i neutroni raccolti):

dn = σ s (Ω ) I 0 NAd d Ω
Il coefficiente di proporzionalità σs(Ω
Ω) prende il nome di sezione d’urto differenziale
di scattering. Essa si indica anche con la scrittura:
dσ s
dΩ
Poiché il numero dei neutroni che incidono sul bersaglio è I0A:
dn Nσ s (Ω ) ( N = NAd )
= dΩ
I0 A A
rappresenta la probabilità che un neutrone colpisca un nucleo ed esca dalla
collisione con direzione Ω compresa in dΩ; tale probabilità è dunque proporzionale
a σs(ΩΩ)dΩ.
σs(Ω
Ω) dipende in generale dalla direzione Ω che si considera. Tuttavia, salvo rari
casi (scattering di neutroni lenti su macrocristalli con direzioni privilegiate di
simmetria), il numero dn dei neutroni raccolti, e quindi la sezione d’urto
differenziale, dipende sì dall’angolo di deflessione θ, ma non dall’angolo azimutale
ϕ, sicché potremo scrivere semplicemente σs(θ).
Si può definire anche una sezione d’urto differenziale macroscopica:

Σ s (θ ) = N σ s (θ )
La sezione di scattering già vista, σs, che è proporzionale alla probabilità che
avvenga un evento di scattering, qualunque sia la direzione d’uscita presa dal
neutrone, sarà data evidentemente dall’integrale di σs(θ) sull’intero angolo solido
4π: 2π π
σ s = ∫ σ s (θ )dθ = ∫ dϕ ∫ σ s (θ )sin θ dθ
4π 0 0

π
= 2π ∫ σ s (θ )sin θ dθ
0

L’energia dei neutroni diffusi varia con l’angolo θ, quindi il rivelatore utilizzato non
deve essere sensibile alla variazione dell’energia.
Dipendenza dall’energia della sezione d’urto: risultati sperimentali

La sezione d’urto precedentemente definita dipende dall’energia del neutrone


incidente. Perciò nelle esperienze di trasmissione e di scattering si dovrà aver cura,
in generale, che il fascio di neutroni sia accuratamente monoenergetico.
Per energie dell’ordine del MeV si deve fare uso di sorgenti monocromatiche. Per
esempio, queste possono essere ottenute accelerando protoni o deuteroni per
mezzo di acceleratori Van de Graaff e inviandoli contro un bersaglio di litio, deuterio
o trizio:
7Li(p,n)7Be

3H(p,n)3He

2H(d,n)3H

Queste reazioni generano neutroni di cui quelli che hanno il medesimo angolo di
deflessione rispetto alla direzione del raggio incidente sono praticamente
monoenergetici. Scegliendo opportunamente la reazione, l’energia delle particelle-
proiettile e l’angolo di deflessione si possono ottenere neutroni monoenergetici con
energie comprese nell’intervallo 100 keV – 20 MeV.
Per le misure a bassa energia (< 1 eV) si può utilizzare un fascio di neutroni ad
ampio spettro estratto da un reattore, che viene collimato e fatto incidere su uno
spettrometro a cristallo (per esempio Be, NaCl, Cu) il quale provvede a
selezionare un fascio monocromatico.
Esattamente come in ottica, i neutroni vengono (in parte) riflessi dai piani cristallini
e subiscono una diffrazione alla Bragg. Questa comporta, se λ è la lunghezza
d’onda dell’onda di de Broglie associata ai neutroni, dei rinforzi d’intensità quando
il cammino in più, compiuto dal raggio BB’ rispetto al raggio AA’, che è uguale a
2dcosθ (d è la distanza tra i piani reticolari), è pari ad un multiplo di λ, cosicché i
due raggi all’uscita siano ancora in fase (legge di Bragg):
2d cos θ = nλ ( n = 1, 2, 3,...)
I neutroni che hanno la medesima energia, e quindi la medesima λ, si trovano
perciò raccolti in frange d’interferenza nettamente separate, di cui la più intensa è
quella che si ha per n = 1; per questa frangia risulta:
λ λ
cos θ = , arccos =θ
2d 2d
Un collimatore posto in corrispondenza di tale angolo sarà attraversato da un
pennello di neutroni pressoché monoenergetici.
Da quanto precede si ha che i neutroni lenti che incidono su un cristallo possono
subire uno “scattering collettivo”, o scattering coerente, cioè con molti nuclei
contemporaneamente. Se però essi sono troppo lenti (λ > λmax = 2d) allora
l’equazione che esprime la legge di Bragg finisce evidentemente per non avere
alcuna soluzione e questo tipo di scattering cessa di esistere. La σs subisce allora
una brusca caduta (Bragg cut-off).
Nel caso dell’esperienza di trasmissione si può anche adottare la tecnica del
tempo di volo. Dallo schema si vede che il bersaglio è investito direttamente dai
neutroni provenienti dal reattore, che sono tutt’altro che monoenergetici.

Dopo aver attraversato il bersaglio, il fascio neutronico incontra il chopper.


Quest’ultimo è un interruttore rotante che interrompe il fascio continuo di neutroni in
tanti brevissimi impulsi: i neutroni possono passare solo quando le lamelle di
cadmio (che è un forte assorbitore di neutroni) sono parallele alla direzione del
fascio incidente, sicché i neutroni possono infilarsi nello spazio vuoto tra l’una e
l’altra. E’ usato per neutroni lenti (< 1 eV), anche se alcuni chopper molto veloci
possono essere usati per neutroni fino a 1 keV.
All’uscita dal chopper i neutroni sono però costretti ad attraversare un lungo tubo a
vuoto prima di giungere al rivelatore, sicché i più veloci arrivano prima.
Se allora, grazie ad un’opportuna elettronica, la risposta del rivelatore è registrata
solo per un brevissimo intervallo di tempo, e con un ritardo τ rispetto all’impulso
del chopper, saranno conteggiati soltanto i neutroni di velocità v:
distanza chopper-rivelatore
v=
τ
e tutto l’esperimento si svolgerà come se i neutroni in gioco fossero solo quelli così
selezionati. Effettuando l’esperimento senza il bersaglio, si può misurare l’intensità
incidente dei neutroni con l’energia d’interesse.

Una volta misurate σt e σs, per differenza si ottiene la sezione di assorbimento σa;
quanto poi a separare la sezione di cattura da quella di fissione ed eventualmente
da altre reazioni, vi si provvede in base agli effetti che conseguono ai diversi tipi di
evento (attività gamma per σc, conteggio diretto delle fissioni in una camera a
fissione per σf, ecc.).
Quando σs e σt sono simili, il valore di σa ottenuto per differenza può essere
soggetto ad un errore relativo molto grande e si preferisce una misura diretta coi
metodi integrali.
I grafici che seguono mostrano l’andamento (al variare dell’energia E del neutrone
incidente) della σt di alcuni nuclei (in qualche caso sono riportate le sezioni
parziali). Le sezioni d’urto sono determinate sperimentalmente al variare
dell’energia (in alcuni casi si possono utilizzare anche dei modelli teorici).
Tutti questi dati sono raccolti in librerie di sezioni d’urto neutroniche (per esempio le
ENDF/B – Evaluated Nuclear Data File). I dati in tali librerie sono tabulati in gruppi
energetici: la sezione d’urto del gruppo energetico j è il valore medio della sezione
d’urto nell’intervallo energetico (Ej, Ej+1)
E j +1
1
σj = ∫ σ ( E )dE
E j +1 − E j Ej

Per molti nuclei, alle basse energie la σc segue bene l’andamento 1/v, sicché si
può scrivere, adottando come variabile la velocità:
v0
σ c (v) = σ c (v 0 )
v
dove v0 è una velocità di riferimento e σc(v0) la corrispondente sezione di cattura. Il
valore universalmente adottato è v0 = 2200 m/s, corrispondente all’energia di
0.0253 eV.
Ad energie più elevate molti nuclei presentano risonanze, con valori delle sezioni
d’urto pari anche a 106 volte quella geometrica.
Nuclei leggeri

Si riportano di seguito le sezioni d’urto totali per idrogeno e deuterio in funzione


dell’energia E del neutrone.

σt
1H

2H
Per questi due nuclidi σa = σc. La sezione di cattura segue la legge 1/v e vale:
σc (2200 m/s) = 0.328 b per l’idrogeno
= 5⋅10-4 b per il deuterio
è quindi sempre piccolissima salvo che ad energie straordinariamente basse. Nei
due grafici precedenti non sarebbe perciò possibile distinguere tra σt e σs.
Per il deuterio, sopra i 3.34 MeV esiste anche la reazione 2H(n,2n)1H, che però ha
una sezione d’urto quasi trascurabile.
La sezione d’urto totale (in pratica solo scattering potenziale) per i due isotopi
considerati si mantiene costante sino a 10-100 keV.

σc
1H

2H
Nella figura seguente è riportata la sezione d’urto totale del carbonio: anche per
questo nucleo leggero si ha praticamente σa = σc.
La sezione d’urto di cattura segue la legge 1/v e vale σc (2200 m/s) = 3.73⋅10-3 b. Si
tratta ancora di un valore assai basso e quindi anche in questo caso si ha σt ≅ σs.

La sezione d’urto totale si mantiene costante per


un ampio intervallo finché, verso i 2 MeV,
appaiono delle risonanze (di scattering elastico).
Sopra i 4.4 MeV esiste pure scattering
anelastico.

Interessante è però l’altro estremo della scala


energetica. Nella figura sotto è riportato il
dettaglio della σt alle bassissime energie. Si
vede come la σt registri una brusca caduta al di
sotto di 0.0018 eV: poiché il carbonio (grafite) è
cristallino si ha il fenomeno del Bragg cut-off,
consistente nella sparizione dello scattering
coerente, con conseguente brusca riduzione
della σs.
Nuclei intermedi

In figura appare la σt del manganese. Le risonanze, ancora ben separate, iniziano


però già a 300 eV e sono in buona parte risonanze di cattura. Al di sotto dei 5 eV è
ben visibile l’andamento 1/v della parte della sezione totale che compete alla σc: il
manganese è un discreto assorbitore di neutroni (σc(2200 m/s) = 13.2 b).

σt

55Mn σc
Nuclei pesanti

In figura appare la σt dell’ 238U. La prima delle risonanze a bassa energia, tutte
fortissime, ben separate, ed essenzialmente di cattura (il nucleo composto trattiene
quasi sempre il neutrone ed emette un raggio gamma) si trova a soli 6.67 eV.

σt

238U
Tra i 300 e i 1000 eV le risonanze si infittiscono, mentre cresce la probabilità che il
nucleo composto riemetta un neutrone compiendo uno scattering elastico di
risonanza (σc ≅ σs in queste risonanze). Oltre i 2–3 keV le risonanze
(essenzialmente scattering elastico) sono così fitte da non essere più risolvibili e
sopra 1 MeV si hanno solo risonanze larghe (alquanto deboli).
Già a 44 keV inizia lo scattering anelastico, la cui sezione σi è riportata in figura,
mentre a energie superiori (6.5 MeV) iniziano le reazioni (n,2n).
A 0.6 MeV circa compaiono le prime fissioni, ma la σf si mantiene molto piccola,
praticamente trascurabile, fino a circa 1 MeV.

σt

σn,2n
σi

σf
Analogo andamento, almeno qualitativamente, presenta la σt dell’isotopo fissile
235U. Qui però l’assorbimento alle basse energie è assai forte (σ (2200 m/s) = 678
a
b) e la legge 1/v è seguita solo in modo grossolanamente approssimativo. Inoltre il
principale contributo alla σa non è più costituito dalle catture, bensì dalle fissioni
(σf(2200 m/s) = 577 b).

σt

235U
Similmente si comportano gli altri nuclidi fissili, come il 239Pu, del quale è
particolarmente da segnalare la forte e larga risonanza a bassa energia (0.31 eV).

σt

239Pu
Riportiamo anche l’ 197Au (oro naturale): ha una forte risonanza (principalmente di
cattura) a 4.9 eV.

σt

σs

σa

197Au
Citiamo infine il 113Cd (12.22 % del cadmio naturale): ha una forte risonanza di
cattura a energia così bassa (il picco si trova a 0.178 eV) che finisce per confondersi
con la assai cospicua coda 1/v.
Il cadmio viene usato come assorbitore selettivo quando si devono eliminare i
neutroni di energia inferiore a 0.5 eV, lasciando relativamente indenni quelli di
energia superiore.

σt ≅ σc

113Cd
Come detto prima, esistono diverse raccolte di sezioni d’urto, sotto forma di grafici
o tabelle. Riportiamo di seguito le sezioni d’urto a 2200 m/s (per neutroni termici)
dei nuclei più importanti.
σa è la sezione di assorbimento a 2200 m/s;
σs,ave è la sezione di scattering a temperatura ordinaria, mediata su uno spettro
maxwelliano; σsf è la sezione di scattering del nucleo libero (free), in quiete, da
usarsi nei calcoli di flusso epitermico (dove essa non è indicata, si può assumere
σsf ≅ σs,ave).
Analogamente per Σa, Σs,ave e Σsf.

Z σa (b) σs,ave (b) σsf (b) Σa (cm-1) Σs,ave (cm-1) Σsf (cm-1)
1H 1 0.328 20.4
H2O 0.656 103.0 45.0 0.0219 3.443 1.504
2H (D) 0.0005 3.3
D2O 0.001 13.6 10.8 0.0000332 0.452 0.359
Be 4 0.010 6.0 0.00124 0.742
BeO 0.010 8.7 9.8 0.000710 0.618 0.696
B 5 758.0 4.0 98.8 0.521
10B 5 3840.0
C 6 0.00373 4.8 4.6 0.000297 0.385 0.369
Z σa (b) σs,ave (b) σsf (b) Σa (cm-1) Σs,ave (cm-1) Σsf (cm-1)
N 7 1.88 10.0
O 8 < 0.0002 4.2
Na 11 0.531 4.0 0.0135 0.102
Mg 12 0.063 3.6 2.72 0.155
Al 13 0.241 1.4 0.0145 0.0843
Si 14 0.160 1.7 0.116 0.0849
S 16 0.52 1.1 0.202 0.0428
K 19 2.07
Ca 20 0.44 3.2 0.0102 0.0746
Ti 22 5.8
V 23 4.98
Cr 24 3.1 3.0 0.258 0.250
Mn 25 13.2 2.3 1.075 0.187
Fe 26 2.62 11.0 0.222 0.934
Co 27 37.1 7.0 3.346 0.631
Ni 28 4.6 17.5 0.420 1.597
Cu 29 3.81 7.2 0.323 0.611
Zn 30 1.06
Zr 40 0.185 8.0 8.05 0.348
Nb 41 1.15
Mo 42 2.7
Z σa (b) σs,ave (b) σsf (b) Σa (cm-1) Σs,ave (cm-1) Σsf (cm-1)
Cd 48 2537.0 7.0 117.6 0.324
113Cd 48 20000
In 49 194 2.2 7.44 0.0843
135Xe 54 2690000
Ba 56 1.2 8.0 0.0184 0.123
Sm 62 5600
149Sm 62 40800
Eu 63 4300
Gd 64 46000
Lu 71 112.0 3.76
Hf 72 105
Ta 73 21.3
W 74 19.2
Au 79 98.6 9.3 5.824 0.549
Hg 80 380
Pb 82 0.170 11.0 0.0057 0.368
Bi 83 0.034 9.0 0.00096 0.254
Th 90 7.56 12.6 0.230 0.383
Sezioni d’urto di nuclei fissili e fissionabili (σf indica la sezione di fissione a
2200 m/s; analogamente per Σf).

Z σa (b) σs,ave (b) σf (b) Σa (cm-1) Σs,ave (cm-1) Σf (cm-1)


Unat 92 7.59 8.3 4.16 0.366 0.400 0.200
233U 92 573.0 524.0
235U 92 678.0 10.2 577.0
238U 92 2.71 8.3 < 0.0005
239Pu 94 1008.0 9.6 742.4 49.78 0.474 36.67
240Pu 94 286.0
241Pu 94 1391.0 1009.0

Sezione d’urto totale, di cattura e di fissione per neutroni veloci (1 MeV) di alcuni
elementi impiegabili nel nocciolo dei reattori veloci

Z σt (b) σc (b) σf (b) Z σt (b) σc (b) σf (b)


Be 4 2.5 Pb 82 6 0.002
Na 11 4 0.00026 Bi 83 6 0.0034
Al 13 2.5 0.00037 233U 92 1.94
K 19 2.8 235U 92 6.5 1.28
Fe 26 2.7 0.005 238U 92 7.0 0.0096 0.28
Zr 40 7 239Pu 94 7 0.2 1.89
Nb 41 7
TASSO DI REAZIONE
In generale il flusso di neutroni è dato dal prodotto della densità neutronica n
(numero di neutroni contenuti nell’unità di volume, cioè neutroni/cm3) per la loro
velocità v:
Φ = nv [neutroni/(cm2s)]

Considerando l’esperienza di trasmissione precedente con un fascio di neutroni


monoenergetici collimati, l’intensità dei neutroni incidente sul bersaglio può essere
identificata con il flusso neutronico incidente sul bersaglio: I = Φ.
In seguito all’attraversamento del bersaglio, il flusso di neutroni sarà ridotto della
quantità:

Φ ( x) = Φ 0 e −Σx legge di attenuazione del flusso neutronico

La diminuzione del flusso è legata al numero di interazioni (o eventi) che


avvengono nel bersaglio. Si definisce il tasso di reazione come il numero di
eventi che avvengono per unità di tempo nell’unità di volume del bersaglio:

A d Φ AΦ 0 Σe −Σx dx
R=
dV
=
Adx R = ΣΦ (eventi/cm3s)
Se il fascio di neutroni è caratterizzato da uno spettro energetico ϕ(E), tale che
dΦ = ϕ(E) dE rappresenti il flusso di neutroni con energia compresa nell’intervallo
(E, E + dE), il flusso totale è dato da:

Φ = ∫ ϕ ( E )dE
0
ϕ(E) si misura in neutroni/(cm2·s·MeV). In questo caso si dovrà pertanto tenere
conto della dipendenza energetica della sezione d’urto:
Σ( E ) = Nσ ( E )
Pertanto, il tasso di reazione per i neutroni con energia compresa nell’intervallo (E,
E+ dE) sarà dato da:
dR = Σ( E )ϕ ( E )dE

e il tasso di reazione complessivo da: R = N ∫ σ ( E )ϕ ( E )dE
0
Introducendo una sezione d’urto mediata sullo spettro energetico:

∫ σ ( E )ϕ ( E )dE
σ= 0
∞ R = Nσ Φ
∫ ϕ ( E )dE
0
Definendo il flusso del gruppo j come:
E j +1

ϕj = ∫ ϕ ( E )dE
Ej

si può calcolare il tasso di reazione come somma dei tassi di reazione di ciascun
gruppo energetico:
∞ E j +1

R = ∫ σ ( E )ϕ ( E )dE ≈ ∑ ∫ σ ( E )ϕ ( E )dE = ∑ σ ϕ
j j
0 j Ej j