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Lezione 7

LA PREPARAZIONE AL SACRAMENTO DEL MATRIMONIO

1. IL PRINCIPIO DEL CONSENSO MATRIMONIALE E LA


PREPARAZIONE AL MATRIMONIO.

Tutto il sistema matrimoniale della Chiesa è incentrato sul principio del


consenso matrimoniale, secondo il quale soltanto il consenso personale e libero dei
contraenti può fondare il vincolo matrimoniale. Il patto coniugale è la causa
efficiente del vincolo giuridico matrimoniale, ed è quell’atto dei contraenti,
mediante il quale essi diventano marito e moglie, e dal quale sorge l’amore
coniugale come realtà di due persone che si devono vicendevolmente in giustizia.
È così centrale questo principio che il legislatore non ha esitato ad affermare che
nessuna potestà umana può supplirlo (cfr. can. 1057 § 1)354.

È, pertanto, un principio essenziale del Diritto matrimoniale della Chiesa —


fondato sulle esigenze di diritto naturale — che il matrimonio solo possa nascere
dal consenso matrimoniale, come atto personalissimo, insostituibile. Di fatto,
stabilisce il canone 1057: 1) l’atto che costituisce il matrimonio è il consenso delle
parti, 2) manifestato legittimamente, 3) tra persone giuridicamente abili, 4) che non
può essere supplito da nessuna potestà umana.

Vi sono in questa affermazione del legislatore, alcune caratteristiche del


consenso matrimoniale da sottolineare, a mo’ di premessa, per comprendere
l’importanza che riveste la preparazione al matrimonio:

a) Il consenso matrimoniale è un atto della persona, che la coinvolge tutta,


non un atto isolato della volontà.

b) Il consenso matrimoniale è un atto umano, ma non un atto umano


qualsiasi, bensì un atto umano qualificato; possiamo dire, un atto umano buono,

354
Cfr. EJEH, B., Ammissione alle nozze. La “misericordia preventiva” della normativa e della
pastorale prematrimoniali, in ERRÁZURIZ, C. J. - ORTIZ, M. A. (a cura di), Misericordia e Diritto nel
matrimonio, Roma 2014, p. 47-66.

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con un contenuto specifico che viene determinato dalla verità sull’uomo e sulla
famiglia.

c) È il momento fondante del vincolo coniugale, che trasforma l’amore come


inclinazione, progetto, sentimento, affetto, in amore come “elezione”, come una
realtà dovuta in giustizia, cioè un obbligo non solo morale ma strettamente
giuridico.

d) Queste caratteristiche del consenso matrimoniale esigono, naturalmente,


delle disposizioni nei contraenti che li rendano capaci di esprimere il consenso, di
donarsi vicendevolmente come marito e moglie, il che significa donarsi con un
amore fecondo, fedele ed indissolubile.

e) Il consenso, benché sia un atto puntuale, non è un atto isolato dalla


biografia della persona: ha la sua storia, il suo sviluppo naturale che, pian piano,
fa sì che l’inclinazione naturale divenga realtà concreta, obbligo verso l’altro,
amore specifico.

La centralità del consenso, perciò, ha delle conseguenze in tutto il sistema


matrimoniale, sia dal punto di vista giuridico che pastorale. Se è vero che il
consenso è il momento fondante del matrimonio, dal quale nasce il vincolo
matrimoniale, che è quel momento in cui l’amore gratuito tra l’uomo e la donna
diventa amore dovuto in giustizia — amore coniugale —, allora bisogna prestare
molta più attenzione al processo che porta i contraenti a quell’atto fondazionale
del matrimonio e della famiglia. Come hanno affermato molti autori, soprattutto
dai tempi del Vaticano II, bisogna dare una maggiore importanza al processo di
preparazione al matrimonio355. A conferma di questo, nel suo discorso alla Rota
Romana del 1999, Giovanni Paolo II ha ribadito questa centralità della
preparazione al matrimonio: «Mi limito a sottolineare la grave responsabilità che
incombe ai Pastori della Chiesa di Dio di curare una adeguata e seria preparazione
dei nubendi al matrimonio: solo così, infatti, si possono suscitare nell’animo di
coloro che si apprestano a celebrare le nozze le condizioni intellettuali, morali e
spirituali, necessarie per realizzare la realtà naturale e sacramentale del
matrimonio»356.

Papa Francesco, nella sua Es. Ap. Amoris laetitia, dedica diversi numeri
all’importanza della preparazione al matrimonio, soprattutto nei nostri giorni, in

355
VILADRICH, P.J., Matrimonio y sistema matrimonial de la Iglesia, in Ius Canonicum 54
(1987), p. 529: «El principio de consensualidad nos invita hoy a que la interpretación y aplicación
del sistema matrimonial canónico (...) se centre más en la línea de desarrollar las relaciones entre
los cánones relativos a la definición del matrimonio y del consentimiento (1055 y 1057) y aquellos
que contemplan la responsabilidad de los Sagrados Pastores y de toda la comunidad eclesial
respecto de la preparación remota, próxima e inmediata a las nupcias, con especial atención al
desplegue del canon que reconoce a los esposos y padres el derecho primario y, por tanto, la
principal responsabilidad, en orden a la educación de los hijos (c. 226 y 1063). Educación que, como
es obvio, abarca también la debida formación en materia de sexualidad humana, matrimonio y
familia».
356
GIOVANNI PAOLO II, Discorso alla Rota Romana, 21 gennaio 1999, n. 7, in
L’Osservatore Romano, 22 gennaio 1999, p. 5.

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cui spesso mancano nei giovani le basi fondamentali per la comprensione del
significato del dono di sé coniugale357

Il diritto matrimoniale canonico, però, si è incentrato, più che nel consenso in


se stesso, nelle sue patologie, dimenticando in qualche misura tutto quello che fa sì
che il consenso sia veramente un atto personalissimo dei due che dà origine al
matrimonio358. Pensiamo, quindi, che convenga spostarsi dalla patologia del
consenso matrimoniale alla sua fisiologia: che cosa sia, quale sia il suo oggetto, i
requisiti minimi di validità e di contenuto, ecc.

Questa impostazione ha una conseguenza pratica molto concreta: la


rivalutazione della preparazione al matrimonio come processo che aiuta le
persone dei contraenti a manifestare un consenso non soltanto sufficiente, ma con
gli elementi necessari affinché abbia delle possibilità di successo. È proprio questo
lo scopo di questa nostra analisi: studiare la preparazione al matrimonio come un
processo necessario per l’acquisizione della maturità sufficiente e necessaria per il
patto coniugale. Per non sottintendere quanto detto, bisognerà soffermarsi su
alcuni concetti essenziali: inclinazione al matrimonio e maturità, la pubertà e la
maturità per il matrimonio, la preparazione al matrimonio come un processo
articolato, con un contenuto di gran lunga superiore al solo corso di preparazione
immediata al matrimonio359.

Nello studio della preparazione al matrimonio ci serviremo dei testi del


magistero e della legislazione universale e particolare della Chiesa che hanno
trattato l’argomento. Sono testi in cui sono contenuti tutti gli elementi affinché la
preparazione al matrimonio sia veramente intesa come un processo di
maturazione della persona, processo nel quale il ruolo della famiglia e la risposta
libera e responsabile dell’uomo sono insostituibili. Perciò abbiamo deciso di fare
riferimento ad essi nei diversi momenti del processo di preparazione al
matrimonio.

357
AL 205-216.
358
Cfr. LENER, S., L'oggetto del consenso e l'amore nel matrimonio, in AA.VV., Annali di
Dottrina e Giurisprudenza Canonica. I. L'amore coniugale, Città del Vaticano 1971, p. 140.
359
Il punto di vista dal quale imposteremo questo nostro studio è quello della
struttura della preparazione al matrimonio nelle sue diverse tappe, basandoci sui documenti del
Magistero della Chiesa, sulle norme della Conferenza Episcopale Italiana e sulle diverse norme del
diritto universale e particolare. Per uno studio dal punto di vista del fondamento antropologico
della preparazione al matrimonio, dal quale si scopre fino a quale punto la preparazione al
matrimonio non sia altro che il processo di acquisizione della maturità necessaria attraverso
l’educazione nelle virtù, rimandiamo a un nostro studio pubblicato di recente: Las claves de la
preparación para el matrimonio: madurez y virtudes humanas, in FRANCESCHI, H.-CARRERAS, J.,
Cuestiones jurídicas de pastoral familiar, Caracas 1998, p. 6-102.

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2. LA MATURITÁ O CAPACITÀ MINIMA PER CELEBRARE IL
MATRIMONIO.

A) «Inclinatio naturae» e risposta libera dell'uomo.

Afferma San Tommaso nella Summa Theologiae: «A tutte le cose naturali si è


indicato un termine di grandezza e di crescita; da dove si vede che, essendo il
matrimonio una realtà naturale, ci deve essere un tempo determinato, la cui
mancanza lo impedisca»360. È questo il punto di partenza: ci deve essere un
momento, un tempo, nel quale naturalmente si acquisisce la capacità per contrarre
il matrimonio361. Questo momento, come spiegheremo di seguito, sarebbe la
pubertà.

Ma ciò non significa che il tempo sia sufficiente, che tutti cioè, per il solo fatto
di arrivare ad una determinata età, siano capaci di contrarre matrimonio. Esiste
una presunzione, esistono il favor matrimonii e lo ius connubii, però, è possibile che
una persona, benché sia arrivata alla pubertà, non sia capace di contrarre
matrimonio. Perché?

Per dare risposta a questa domanda dobbiamo soffermarci un attimo sulla


definizione di natura: la natura è — dice San Tommaso — l’essenza in quanto
principio di operazioni. E l’essenza umana è di essere razionale, libero. Non si
contrappongono natura e libertà, la natura umana è natura libera, perciò, esige per
il suo retto sviluppo l’agire libero dell’uomo, il che significa l’agire responsabile.

Benché ci sia una inclinatio naturae al matrimonio, questa inclinazione


richiede la partecipazione della libertà umana per il suo retto sviluppo. Si può
sviluppare rettamente, adeguatamente, portando l’uomo verso il dominio della
sua sessualità nel dono di sé nel matrimonio, o si può sviluppare
inadeguatamente, travolgendo l’uomo verso strade di distruzione e schiavitù. In
conclusione, esiste la inclinatio naturae, ma questa esige la risposta libera
dell’uomo. Natura e libertà sono due realtà che si implicano a vicenda, anzi, la
stessa libertà dell’uomo ammette uno sviluppo362.

360
SAN TOMMASO, Summa Theologiae, Suppl., q. 58, a.5 sed contra 2.
361
C’è un’interessante polemica sulla discrezione di giudizio, l’età nella quale si
acquisisce e la pubertà, che è stata oggetto di studio da parte della dottrina canonica. Al riguardo
c’è uno studio molto chiaro di TEJERO, E., La discreción de juicio para consentir en matrimonio, in Ius
Canonicum 44(1982), p. 403-534.
362
Cfr. PINKAERS, S., Le fonti della morale cristiana, Milano 1992.

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C.S. Lewis fa un esempio molto chiaro che è quello del giardino e del
giardiniere. Pensiamo a un bel giardino inglese, in esso la bellezza è frutto allo
stesso tempo della natura e del lavoro volontario del giardiniere. Tutti e due
devono agire perché ci sia il bel giardino: tendenza e volontà. Non si può lavorare
se non ci sono gli elementi adatti: la buona terra, il seme, l’acqua; e non ci saranno
giardino, fiori e frutti se non si lavorano adeguatamente questi elementi, se si
lasciano alla loro spontaneità. Così scrive Lewis: «Quando egli (Dio) creò il
giardino della natura umana, fece sì che in esso germogliassero affetti fiorenti e
fruttuosi, ma affidò all’uomo il compito di “coltivare” quegli affetti. La nostra
volontà, a loro confronto, è arida e fredda, e, a meno che la sua grazia non
discenda dal cielo — come la pioggia e il sole — l’uso che potremo fare di questo
strumento darà risultati poco soddisfacenti. Nonostante ciò, i suoi servizi, faticosi
e spesso di esito negativo, ci sono indispensabili. Se già essi ci erano necessari
quando il giardino era ancora il Paradiso, tanto più lo saranno ora che il suolo è
diventato troppo acido e sembrano crescervi soltanto erbacce»363.

Un altro punto da chiarire è quello dei livelli della sessualità umana. La


sessualità umana è essenzialmente diversa da quella animale. Non è l’istinto
dominato dalla volontà, bensì una realtà umana in tutti i suoi livelli: corporale,
affettivo e spirituale. Julián Marías ha fatto un’analisi della condizione sessuata
della persona, prendendo spunto da quello che lui denomina «la struttura
empirica della vita»364. Infatti, per questo filosofo, questa condizione personale è
sfuggita all’attenzione della dottrina sulla vita umana, perché questa era stata
studiata principalmente dalla prospettiva della cosiddetta «teoria analitica», vale a
dire, dai presupposti o requisiti della vita umana considerata in astratto — da
questa prospettiva tanto vale essere uomo o donna, perché sarebbe comunque vita
umana —, anziché farlo a partire dalla vita concreta, empirica, delle persone. Da
questo punto di vista, si scopre che la distinzione sessuale è costitutiva della vita
umana come di fatto è quella che vive l’uomo concreto. Questa distinzione
uomo/donna sarebbe invece irrilevante per la teoria analitica — che costituirebbe
la prospettiva tradizionale dalla quale è stata studiata la sessualità e che
corrisponderebbe ad un’antropologia dell’essere umano «neutro» — ma sarebbe
essenziale per capire la vita umana di ogni uomo e donna concreti. Questo è quello
che vuol dire Marías quando parla della distinzione sessuale come realtà
essenziale dell’uomo concreto e reale che esiste e in questo senso parla
dell’essenzialità della distinzione dal punto di vista della teoria empirica.

363
LEWIS, C.S., I quattro amori, Milano 1990, p. 107-108.
364
Cfr. MARÍAS, J., Antropología metafísica, Madrid 1987, p. 71-78: Julián Marías
distingue tra la «teoria analitica», che sarebbe lo studio delle condizioni necessarie della vita
umana considerata in astratto, e la «teoria empirica»: «a ella pertenecen todas esas determinaciones
que, sin ser ingredientes de la teoría analítica, no son sucesos o contenidos azarosos, casuales,
fácticos de la vida (de Cervantes), sino elementos empíricos pero estructurales, previos a cada
biografía concreta y con los cuales contamos, que funcionan como supuesto de ella» (Marías, 74).
L’autore, infatti, spiega che senza la premessa della struttura empirica della vita umana sarebbe
impossibile capire qualunque biografia. La biografia concreta di una persona necessita anche delle
teoria analitica, ma essa non è sufficiente. La struttura empirica è tanto necessaria per capire una
biografia concreta quanto la teoria analitica, ma mentre questa funziona a priori riguardo a ognuna
delle vite possibili, l’altra «pertenece de hecho a las vidas humanas en las cuales empíricamente la
descubro» (p. 75).

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L’amore coniugale, che si fonda proprio su questa distinzione/relazione tra
uomo e donna, è un amore che implica tutti i livelli e i dinamismi della persona
umana: è tendenza, affetti e volontà. Perciò, deve esserci un ordine tra i diversi
livelli della struttura personale perché la sessualità sia veramente umana. Da
questa prospettiva della sessualità e dell’amore coniugale, come realtà veramente
umane quando esiste un’ordinazione tra i diversi livelli o dinamismi della
persona, possiamo affermare che l’amore coniugale è tale ed è vero quando è un
amore ordinato. In fin dei conti, è l’amore ordinato, fatto umano, cioè, libero:
l’amore virtuoso, dice Sant’Agostino, che non è diverso dall’amore naturale (inteso
come naturale umano). Dice Hervada: l’ordine dell’amore è la virtù365. Ma quale
virtù? Significa questo che per sposarsi si deve essere virtuosi, che il matrimonio è
per un’élite di persone? No.

La virtù non è un qualcosa di aggiunto alla persona, come gli addobbi


dell’albero di Natale. Dice San Tommaso che la virtù è naturale: è lo sviluppo retto
delle inclinazioni naturali. Perciò, l’amore coniugale è uno degli adeguati sviluppi
della sessualità umana. La vita matrimoniale è una vita virtuosa, e il consenso
matrimoniale è un atto virtuoso, è il divenire dell’inclinazione in realtà concreta di
vita con un’altra persona. È un atto virtuoso in sé stesso.

Afferma Jean Austin in uno dei suoi romanzi che molte volte gli scapoli più
dissoluti divengono i più fedeli mariti. Potrebbe essere vero, ma non perché la
virtù non c’entri nulla, ma per la forza ordinatrice del vero amore coniugale, che
trasforma la persona e ordina quello che era disordinato, che può fare virtuosa la
persona che era immersa nel vizio. Quello di cui non possiamo dubitare è che se il
consenso matrimoniale fu vero, fu allora un atto virtuoso.

Il vero amore coniugale non può non essere buono, virtuoso366. Proprio
perciò parliamo d’inclinatio naturae al matrimonio, intesa come inclinazione al
dono di sé nel matrimonio in modo retto, non solo come inclinazione sessuale.

Se il consenso è un atto virtuoso, allora non possiamo dire che la virtù non
c’entri nulla col matrimonio. Nessuno dubita che nella vita matrimoniale la virtù
abbia un ruolo insostituibile. Lo dicono tutti i moralisti. Il problema sta nel
momento di analizzare il suo ruolo nel consenso: è necessaria la virtù? Sì, se intesa
come sviluppo retto, naturale, delle inclinazioni. Ma non, certamente, la virtù in
grado perfetto. È sufficiente la virtù in quella misura in cui naturalmente sarebbe
presente nella persona che arriva alla pubertà, che ha un grado di maturità
sufficiente da comprendere il matrimonio, poter valutare la sua situazione reale e
compromettersi efficacemente nella vita matrimoniale. In conclusione, è capace
quella persona che ha la maturità adeguata per sposarsi, maturità che non è altro

365
HERVADA, J., Reflexiones en torno al matrimonio..., cit., p. 124: «Hace siglos el tantas
veces citado San Agustín escribió una definición de la virtud especialmente significativa para
responder a la pregunta que nos acabamos de hacer: "virtus ordo est amoris". La virtud es el orden
del amor. Para nuestro objeto podemos invertir el orden de la frase sin alterar su sentido y
tendremos la respuesta que buscamos: el orden del amor es la virtud».
366
PIEPER, J., Las virtudes fundamentales, Madrid 1973, p. 530: «Todas las fuerzas del
hombre, incluida la sexualidad, solamente pueden considerarse en orden y ser correctas cuando se
sitúan en su lugar natural, es decir, dentro de la totalidad de una existencia corporal-anímico-
espiritual».

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che lo sviluppo della persona nelle virtù, guidate dalla virtù regina: la prudenza.
Questa maturità, di solito, si raggiunge nella pubertà. Proprio in questa realtà si
fonda l’esigenza della preparazione al matrimonio come educazione nelle virtù
umane e sociali.

B) Il criterio della pubertà e la discrezione di giudizio sufficiente.

Il canone 1083 parla dell’età minima per celebrare il matrimonio: 16 anni per
l’uomo e 14 per la donna. Il fondamento di questo canone è la presunzione di
capacità che vi è nell’età della pubertà. Le Conferenze Episcopali possono stabilire
età superiori per la lecita celebrazione. Il canone, però, non si riferisce
direttamente alla pubertà.

D’altra parte, il canone 1096 parla di essa, ma la collega soltanto alla


presunzione di conoscenza minima dell'oggetto del patto matrimoniale, senza dire
nulla degli altri aspetti della pubertà. È per questo che possiamo affermare che la
pubertà non è, nella legislazione odierna, un criterio di capacità, ma potrebbe
esserlo.

Storicamente, però, la pubertà ebbe una funzione insostituibile nella


definizione di capacità matrimoniale. Era un criterio positivo di capacità, che
possiamo collegare con l’odierno concetto di discrezione di giudizio. È un criterio
che ha le seguenti caratteristiche:

a) È il momento in cui si riteneva la persona capace.

b) È un criterio naturale, un fatto facilmente riconoscibile in ogni persona.

c) È un criterio unitario nel quale si scorge l’unità tra i diversi elementi della
maturità per il matrimonio: corpo-spirito, consenso-consumazione, tendenze,
affetti e ragione.

d) Potrebbe essere un criterio normativo, come infatti lo è stato nel diritto


classico. Al riguardo è interessante lo sviluppo fatto da Ruffino con la sua
spiegazione dell’incapacità, quando affermava che “impossibilitas est triplex”,
facendo riferimento sia all’incapacità di consumare il matrimonio (negli
impotenti), all’incapacità di volere il matrimonio (nei furiosi) e all’incapacità di
volere il matrimonio e di consumarlo (negli impuberes)367.

e) È un criterio dinamico, nel senso che con il criterio della pubertà si capisce
meglio che la maturità per il matrimonio non è uno stadio finale di perfezione, ma

367
Cfr. DE LEÓN, E.-CARRERAS, J., La glossa “impossibilitas conveniendi” di Ruffino (C.27
pr.), in Monumenta Iuris Canonici C-11, Città del Vaticano 2001, p. 111-134.

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una sufficiente maturazione della persona che rende possibile contrarre il
matrimonio e che, allo stesso tempo, richiede un continuo progredire della
persona.

f) È un criterio ottimista, perché ci permette di avere un atteggiamento


realistico riguardo alla capacità per il matrimonio, evitando che il matrimonio
diventi una realtà riservata a un piccolo gruppo di persone, il che sarebbe
contrario alle esigenze dello ius connubii e a quanto abbiamo detto sull’inclinazione
naturale al matrimonio.

Queste caratteristiche furono pressoché dimenticate dalla dottrina dell’epoca


del Codice del ‘17, dove il criterio di capacità era l’uso di ragione (7 anni), unito
alla potenza coeundi, unica causa per cui sarebbe necessario raggiungere la
pubertà.

C’è chi dice che nella società odierna il criterio della pubertà non sarebbe
sufficiente, perché oggi è necessaria un’età superiore per essere capace di sposarsi.
Questi autori hanno proposto un criterio sociologico della capacità. Ma se teniamo
conto della relazione tra natura e cultura, perché la natura umana esige la cultura
per raggiungere il suo sviluppo, così come la cultura deve rispondere alle rette
inclinazioni della natura, possiamo coniugare le due impostazioni: la pubertà non
è un criterio statico, bensì un criterio naturale, ma che tiene conto della condizione
storica dell’uomo, e della sua natura. Vale a dire, dato che l’uomo è per natura un
essere culturale, la cornice culturale nella quale si svolge la vita di ogni uomo sarà
determinante riguardo all’acquisizione della maturità per il matrimonio alla quale
ogni uomo è chiamato dalla sua condizione umana.

Allora, dalla norma della pubertà, precisata dai criteri già detti, scaturisce
una misura di capacità della persona normale: l’adolescente è capace di contrarre
matrimonio perché tutta la sua personalità è pervasa dalla sessualità intesa nel suo
vero senso:

a) È capace di capire cosa sia l’amore sponsale, perché è capace anche di


sperimentarlo.

b) Può valutare oggettivamente e nel suo caso concreto che cosa sia il
matrimonio e che cosa implichi per lui, perché ha lo sviluppo sufficiente
dell’intelletto pratico, e non soltanto di quello speculativo: non conosce soltanto la
verità in astratto, ma è capace di sapere cosa significhi per lui nelle sue circostanze
e di assumerla personalmente nella sua vita.

c) Ha la capacità d’imparare dai propri difetti, d’impegnare il futuro (benché


l’oggetto essenziale del patto non sia la vita futura, la vita coniugale ma la
donazione nel presente della coniugalità, è necessario che la persona sia capace di
assumere quello che questa donazione implica nella sua essenzialità).

d) Ha lo sviluppo fisico sufficiente per donarsi matrimonialmente anche dal


punto di vista corporale: la sessualità e la coniugalità sono realtà che esigono e
implicano l’uomo nella sua totalità ossia come corpo animato o spirito incarnato.

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Questa misura adeguata di capacità non è la semplice conoscenza minima
necessaria per contrarre il matrimonio (canone 1096), né l’esercizio dell’intelletto
teorico (sufficiente uso di ragione di cui al canone 1095, 1), bensì l’adeguato
sviluppo dell’intelletto pratico-pratico, mediante la cogitativa, che è un senso
intermedio tra volontà-intelletto e la sensibilità interna. È la adeguata discretio,
come alcuni autori chiamavano la virtù della prudenza368.

Non è altro che l’essere padrone di sé, l’integrare le tendenze per donare sé
stesso. Come dice Isaacs, autoconoscersi, per autopossedersi per donarsi369. Per
questo non occorre essere un superuomo: è la cosa più naturale, cioè, il risultato
dello sviluppo adeguato delle tendenze della natura umana370.

3. IL FIDANZAMENTO E GLI SPONSALI.

A) Distinzione terminologica.

Nella società odierna è cambiata molto la nozione di fidanzamento. Se


andiamo alle fonti classiche del diritto canonico, troviamo un’accuratissima
regolazione dell’istituto degli sponsali. Ci sono diverse disposizioni contenute nel
Decreto di Graziano e nelle Decretali di Gregorio IX che riguardano gli sponsali.
Nei primi periodi, fino ad arrivare alle Decretali, c’era una imprecisione
terminologica, fino al punto che ci sono molti testi in cui non risulta chiaro se si
stia parlando degli sponsali come si intendono oggi o del consenso matrimoniale

368
Cfr. FEULING, D., O.S.B., Discretio, in Benediktinische Monatschrft 7 (1925), p. 349-
366. Per uno studio accurato della virtù della prudenza raccomandiamo inoltre: PIEPER, J., Las
virtudes fundamentales, Madrid 1973, p. 31-82; GARCÍA LÓPEZ, J., El sistema de las virtudes humanas,
México 1986, p. 251-278; SAN TOMMASO D’ACQUINO, Summa Theologiae, II-II, qq. 47-56.
369
ISAACS, D., La educación de las virtudes humanas, Pamplona 1984, p. 27: «Para
desarrollar la intimidad (y, por ello, la libertad personal) hace falta llegar a conocerse en primer
lugar. Conocer las potencialidades para considerar la mejora posible de cada uno. Esto siempre se
hará en relación con los hábitos operativos buenos que hacen falta para autodeterminarse y luego
entregarse. Los tres pasos del desarrollo de mejora del ser irrepetible de cada uno son:
autoconocerse para autoposeerse para entregarse. El desarrollo de las virtudes humanas es lo que
permite a la persona hacerlo. Precisamente por eso se puede decir que la madurez natural del
hombre es resultado del desarrollo armónico de las virtudes».
370
Cfr. GIOVANNI PAOLO II, Allocutiones ad Romanae Rotae Auditores, 5 febbraio 1987,
in AAS 79 (1987), p. 1457 e 25 gennaio 1988, in AAS, 80 (1988), p. 1183.

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come atto di presente, il che rende molto difficile l’interpretazione di tutto il
sistema matrimoniale del diritto classico.

Oggi, invece, l’istituto degli sponsali ha subito dei profondi cambiamenti. Da


una parte, nella società occidentale è rimasto un po’ in disuso se si intende come
istituto giuridico, come atto formale con delle concrete conseguenze giuridiche.
Invece, se lo intendiamo come periodo di conoscenza previa, che implica già un
certo impegno tra i possibili futuri contraenti, allora dobbiamo dire che il suo
ruolo è importantissimo in queste società, nelle quali non si può ormai concepire
un matrimonio senza una previa conoscenza approfondita che faccia sì che i
contraenti arrivino al matrimonio con la sufficiente libertà di scelta e
consapevolezza. Da lì la necessità di distinguere con chiarezza tra gli sponsali
come istituto giuridico e il fidanzamento come relazione di fatto indirizzata ad un
futuro matrimonio. Vedremo brevemente questi due concetti, collegati tra loro ma
diversi l’uno dall’altro.

a) Il fidanzamento di fatto, come tempo per la mutua conoscenza, molto


normale oggi, è una relazione di fatto, senza rilievo giuridico. Ciononostante, non
è una qualsiasi preferenza per una persona, ma implica un certo impegno, una
scelta, una possibilità reale di donazione coniugale nel futuro.

b) Il fidanzamento come negozio giuridico: i fidanzati, mediante un atto


formale, manifestano la loro volontà di contrarre matrimonio futuro (oggetto
essenziale) e possono anche determinare altri contenuti accidentali, di carattere
patrimoniale, per esempio.

B) Regolamentazione giuridica:

1.- Decreto di Graziano

Nel Decreto c’è un’attenta regolamentazione della figura degli sponsali.


Ciononostante, non era chiara la distinzione tra sponsali di presente, sponsali di
futuro e connubio, il che può portare ad una confusione nell’interpretazione dei
testi del Decreto. Vi è una palea, che proviene da decretali posteriori, in cui si fa la
distinzione tra sponsalia de praesenti e sponsalia de futuro, o tra fides pactionis e fides
consensus. La prima sarebbero gli sponsali, la seconda il consenso matrimoniale di
presente, causa e origine del vincolo giuridico matrimoniale371.

371
Su questo argomento c’è uno studio molto chiaro di LARRAINZAR, C., La distinción
entre «Fides pactionis» y «fides consensus» en el «Corpus Iuris Canonici, in Ius Canonicum 21 (1981), p.
36-57.

172
Vi si tratta anche l’argomento degli sponsali degli impuberes, in cui si difende
la libertà di scelta nella celebrazione del matrimonio, in quanto si fa la distinzione
tra sponsali e matrimonio, ribadendo che perché gli sponsali siano ratificati e
diventino vero e proprio consenso matrimoniale, c’è bisogno del consenso dei
contraenti una volta raggiunta la pubertà.

Vi sono anche diversi canoni in cui vanno regolati gli sponsali delle figlie, dei
puberum, delle donne in generale372.

2.- Decretali di Gregorio IX

Nel libro IV delle Decretali di Gregorio IX tutto il titolo I è dedicato agli


sponsali ed al matrimonio: De sponsalibus et matrimonio. Il Titolo II va dedicato agli
sponsali degli impuberum: De desponsatione impuberum.

In questo titolo si va incontro al problema della consuetudine allora molto


radicata degli sponsali che erano accordati dai genitori prima che i figli arrivassero
alla pubertà. A parte gli obblighi morali che ne potessero scaturire, l’autorità
ribadisce che questi sponsali erano diversi dal consenso “di presente” che
richiedeva una manifestazione di volontà matrimoniale “di presente” da parte dei
contraenti, una volta raggiunta la pubertà. Possiamo citare, come esempio, le
seguenti decretali nelle quali si fa una chiara distinzione tra gli sponsali e il
consenso presente, difendendo la libertà di colui che abbia raggiunto la pubertà:
X.4.2.1: Pater pro filio impubere sponsalia contrahit, pro pubere vero non, nisi
consentiat. Hormisda Eusebio Episcopo373 (Il padre può celebrare gli sponsali per il figlio
impuber, non invece per quello che abbia raggiunto la pubertà, a meno che questo dia il suo
consenso).

X.4.2.8: Impuberes, sponsalia contrahentes, ante pubertatem separari non debent, sed
post pubertatem possunt, si contradicunt sponsalia, nisi copula carnalis intervenerit.
Bathoniensi Episcopo (gli impuberes che hanno contratto gli sponsali non devono essere
separati prima di raggiungere la pubertà, ma dopo la pubertà si possono separare se
contestano gli sponsali, tranne i casi in cui ci sia stata la copula carnale).

X.4.2.14: Si quis per verba de praesenti contrahit cum impubere, in qua aetatem malitia
non supplet, intelligitur non matrimonium, sed sponsalia contraxisse, etiamsi subarrhatio
intercesserit. Idem Episcopo Abbatensi (se qualcuno, mediante parole di presente, contrae
con qualcuno che non ha raggiunto la pubertà, nel quale la malizia non suplisce l’età, si
intende che non ha celebrato matrimonio ma sponsali, anche se ci fosse stata la consegna
della dote.

372
Ad esempio, nel C. XXXI, q. I, cc. 10-12, che riguardano la liceità delle seconde ed
ulteriori nozze, e nella q. II, c. 1, sulla libertà della figlia nella scelta del contraente e nella decisione
di contrarre matrimonio.
373
Il testo della decretale è il seguente: «Tua nos requisivit fraternitas de filio adulto,
quem pater matrimonium vult contrahere, si sine voluntate adulti filii facere potest. Ad quod
dicimus, si aliquo modo non consentit filius, fieri non posse; potest autem filium nondum adultum,
voluntas cuius discerni non potest, pater qui vult matrimonium tradere. Et postquam filius
pervenerit ad perfectam aetatem, omnino debet hoc adimplere».

173
3.- Sexti Decretalium

Nel Sexti Decretalium si fa riferimento agli sponsali degli impuberum che,


come si vede, davano dei problemi nell’epoca delle decretali. Era una
consuetudine solidamente radicata di fronte alla quale si presentavano non pochi
problemi ai quali la Chiesa cercò di dare risposta, rispettando sempre la centralità
del consenso matrimoniale e la differenza tra la promessa di futuro matrimonio e
il consenso matrimoniale “di presente”374.

L’importanza che avevano gli sponsali nei periodi anteriori alla


Codificazione portò a delle disposizioni che riguardavano un diritto di esigere il
matrimonio, protetto, anzi, da censure ecclesiastiche per chi si fosse rifiutato di
celebrare il matrimonio al quale si era impegnato. Ciononostante, non si arrivò a
identificare gli sponsali in quanto promessa di matrimonio con il consenso
matrimoniale. In questi sistemi c’erano due obblighi: a) quello di sposarsi e la
corrispondente azione per esigere il matrimonio; b) gli obblighi patrimoniali che
scaturivano dalla promessa di matrimonio. Alessandro III stabilì delle censure
ecclesiastiche e l’azione per esigere il matrimonio e si riferì anche alla presunzione
di matrimonio nel caso di copula preceduta dagli sponsali. Oltre a questo, la
celebrazione degli sponsali faceva anche sorgere degli impedimenti al matrimonio
con certe persone.

4.- CIC 17

Il Codice del 1917 soppresse l’azione attraverso cui si poteva esigere


l’adempimento della promessa di futuro matrimonio. Perciò l’obbligo di sposarsi
sarà solo del foro interno, un obbligo morale che non si poteva esigere
giuridicamente. Il canone 1017 stabilì le condizioni degli sponsali: per mezzo di un
contratto scritto, e con la firma dei contraenti e quella del parroco o dell’ordinario
del luogo.

5.- CIC 83

Mantiene questa regolamentazione degli sponsali, ma fa una remissione alle


norme dettate dalle Conferenze Episcopali per quanto riguarda la forma degli
sponsali (canone 1062) e si riferisce anche all’azione di risarcimento dei danni nei
casi di inadempienza della promessa. La traduzione italiana del Codice utilizza il

374
Liber IV, Titulus II: De desponsatione impuberum. cap. un.: Sponsalia amborum
infantium, vel alterius tantum, per supervenientem maioris aetatis non validantur nec pubblicam
honestatem inducunt, nisi fuerint ratificata tacite vel expresse. H. d. usque ad §. Idem quoque.
Domin. § 1. Sponsalia, per verba de praesenti contracta inter impuberem et puberem, vel inter
impuberes, non proximos pubertati, valent ut sponsalia de futuro; nec in matrimonium transeunt
ex sola perseverantia aetatis, nisi aliter approbentur, inducunt tamen publicam honestatem. H. d.
Domin. § 2. Sponsalia pro absentibus filiis non tenent, nisi ipsis praesentibus, vel nisi
approbaverint tacite vel expresse ex post facto. H. d. Domin. (Bonifacius VIII).

174
termine “fidanzamento”, per cui bisogna distinguere tra il fidanzamento come
relazione di fatto e il fidanzamento come negozio giuridico formale375.

C) Il fidanzamento nelle diverse società.

Al di sopra di questi problemi e delle diversità culturali, in molte società


esiste la realtà del fidanzamento come cammino di preparazione al matrimonio,
anzi, come il cammino ordinario per arrivare alla celebrazione del matrimonio. In
queste culture nelle quali il fidanzamento non è un istituto giuridico, si può
comunque parlare di un processo che porta alla realizzazione di una promessa di
futuro matrimonio, nel momento in cui coloro che fin a quel momento erano
semplicemente fidanzati decidono la celebrazione del matrimonio e si dispongono
ad essa. Questa decisione, benché non si realizzi secondo le formalità stabilite dal
diritto per gli sponsali, implica il sorgere di obblighi morali tra i fidanzati. Benché
tra loro non esista ancora il vincolo matrimoniale — che ha la sua origine nella
donazione reale delle persone nella loro coniugalità mediante il patto coniugale,
che è l’atto fondante di una nuova relazione, quella coniugale — non si può negare
che tra di essi, dal momento della decisione di contrarre il matrimonio, sorge una
relazione diversa dal semplice fidanzamento informale. In questa relazione,
benché in modo diverso da quanto accade nel matrimonio, esiste un obbligo di
fedeltà e di esclusività, un obbligo morale di rispettare l’impegno assunto, benché
ci siano cause che possano giustificare lo scioglimento della relazione, perché la
donazione coniugale non è ancora stata fatta.

In questo processo previo alla celebrazione del matrimonio, la


manifestazione e accettazione mutua della volontà di celebrare in futuro il
matrimonio è uno dei momenti essenziali nella trasformazione dell’amore passivo,
sentimentale, in amore attivo inteso come amore personale, perché va da persona
a persona, amore in cui vengono coinvolte tutte le potenze della persona, tutti i
piani della sessualità: tendenza, sentimento, ragione. E per questo ci vuole una
capacità che si acquisisce in un momento determinato della vita: una capacità che
non è perfezione, ma che esige delle qualità che la persona acquisirà mediante il
necessario cammino di preparazione al matrimonio che, come abbiamo detto
poc’anzi, non è un semplice processo di informazione né qualcosa che si riduca
alla cosiddetta preparazione immediata al matrimonio, ma un percorso che va
identificato con il processo di maturazione della persona, nel quale il ruolo della
famiglia è insostituibile. Fermo questo principio generale, passiamo ora all’analisi
delle norme giuridiche e pastorali riguardanti la preparazione al matrimonio.

375
In spagnolo, invece, si usano due termini diversi che evitano la confusione:
“esponsales” per la promessa di futuro matrimonio realizzata nella forma stabilita dalla
Conferenza Episcopale; “noviazgo” per il periodo di conoscenza previo al matrimonio, che può
anche includere il tempo che va dalla decisione di contrarre il matrimonio, che dà un nuovo
significato al “noviazgo” e la celebrazione del matrimonio stesso.

175
4. DISPOSIZIONI RIGUARDANTI LA PREPARAZIONE AL
MATRIMONIO IN GENERALE.

Tenuto conto della situazione di crisi in cui vive la famiglia ai nostri giorni, il
Magistero della Chiesa è tornato più volte sull’importanza e insostituibilità della
preparazione al matrimonio. Come afferma Cattaneo in un suo libro sulla
preparazione al matrimonio, «una delle più gravi malattie della nostra società è
costituita dai matrimoni falliti. Non occorre quindi spendere tante parole per
illustrare l'importanza di una accurata preparazione al matrimonio. Per coloro che
desiderano prendere per tutta la vita un impegno di vita religiosa o sacerdotale è
previsto un periodo di seria preparazione e riflessione, che dura diversi anni, e per
coloro che si sposano? È forse il loro impegno meno serio di quello sacerdotale o
religioso? C'è addirittura chi trova troppo lungo un corso prematrimoniale che
prevede cinque o sei incontri... Come stupirsi allora se la grazia sacramentale
rimane infruttuosa in coloro che si sposano in chiesa unicamente perché sembra
una cornice romantica o per semplice abitudine familiare?»376. Di seguito
illustreremo il modo in cui la Chiesa è venuta incontro a questa necessità di una
più accurata preparazione al matrimonio.

In questa epigrafe presentiamo, allo scopo di facilitare lo studio


dell’abbondante documentazione al riguardo, una raccolta delle principali
disposizioni magisteriali e legislative circa la preparazione al matrimonio nei suoi
diversi momenti, intesa come preparazione nelle virtù e processo di maturazione
delle persone per quanto concerne lo sviluppo che va richiesto dalla stessa natura
nei confronti del matrimonio.

Una prima constatazione va fatta, ed è la necessità che, nelle circostanze


odierne, si faccia un approfondimento sull’importanza della preparazione al
matrimonio, tenuto conto delle mancanze che oggi si trovano e delle difficoltà che
la cultura dei nostri giorni tante volte crea per la adeguata comprensione del
matrimonio e della sessualità, della famiglia, della relazione coniugale, ecc. Questo
tema è stato affrontato dalle due assemblee del Sinodo sulla famiglia e poi
sviluppato da Papa Francesco in Amoris laetitia. Perciò, i due documenti
mafgisteriali di cui terremo più conto sono Familiaris consortio e Amoris laetitia.

A) Magistero ecclesiastico.

Il Magistero della Chiesa, soprattutto a partire dal Concilio Vaticano II, è


tornato più volte sull’importanza e insostituibilità della preparazione al

376
CATTANEO, A., Matrimonio d’amore, Milano 1998.

176
matrimonio come strumento pastorale, che ai nostri giorni deve venire incontro
alla difficoltà oggettive che i giovani trovano nel loro cammino verso la vera
donazione coniugale. Vediamo alcuni dei principali passi dei documenti
magisteriali.

In un documento del Pontificio Consiglio per la Famiglia, riguardante la


preparazione al matrimonio, si fa questa constatazione: la crisi dei valori familiari
rende necessario un particolare sforzo da parte della Chiesa nella preparazione al
matrimonio dei fedeli, perché altrimenti non si correggerebbero gli errori e le
mancanze che oggi si trovano nel cammino verso la donazione coniugale. Ecco il
testo:
«La preparazione al matrimonio, alla vita coniugale e familiare, è di rilevante
importanza per il bene della Chiesa. Di fatto il sacramento del Matrimonio ha un grande
valore per l'intera comunità cristiana e, in primo luogo, per gli sposi, la cui decisione è tale
che non potrebbe essere soggetta all'improvvisazione o a scelte affrettate. In altre epoche tale
preparazione poteva contare sull'appoggio della società, la quale riconosceva i valori e i
benefici del matrimonio. La Chiesa, senza intoppi o dubbi, tutelava la sua santità,
consapevole del fatto che il sacramento del Matrimonio rappresentava una garanzia
ecclesiale, quale cellula vitale del Popolo di Dio. L'appoggio ecclesiale era, almeno nelle
comunità realmente evangelizzate, fermo, unitario, compatto. Erano rare, in genere, le
separazioni e i fallimenti dei matrimoni e il divorzio veniva considerato come una «piaga»
sociale (cfr. GS 47).

Oggi, al contrario, in non pochi casi, si assiste ad un accentuato deterioramento della


famiglia e ad una certa corrosione dei valori del matrimonio. In numerose nazioni,
soprattutto economicamente sviluppate, l'indice di nuzialità si è ridotto. Si suole contrarre
matrimonio in un'età più avanzata e aumenta il numero dei divorzi e delle separazioni,
anche nei primi anni di tale vita coniugale. Tutto ciò porta inevitabilmente ad una
inquietudine pastorale, mille volte ribadita: Chi contrae matrimonio, è realmente preparato a
questo? Il problema della preparazione al sacramento del Matrimonio, e alla vita che ne
segue, emerge come una grande necessità pastorale innanzitutto per il bene degli sposi, per
tutta la comunità cristiana e per la società. Perciò crescono dovunque l'interesse e le
iniziative per fornire risposte adeguate e opportune alla preparazione al sacramento del
Matrimonio»377.

Nei diversi documenti del Concilio Vaticano II troviamo abbondanti


riferimenti alla preparazione al matrimonio. È da indicare l’importanza che si da ai
genitori, che vengono presentati come i principali educatori dei figli, in particolare
per quanto riguarda la preparazione al matrimonio, intesa come educazione nelle
virtù. Proponiamo alcuni dei testi più salienti:
Cost. Gaudium et Spes 49: «I giovani devono essere adeguatamente e tempestivamente
istruiti, soprattutto in seno alla propria famiglia, sulla dignità dell’amore coniugale, sulla sua
funzione e le sue espressioni; cosicchè, formati nella stima della castità, possano ad età
conveniente passare da un onesto fidanzamento alle nozze».

Cost. Lumen Gentium 11: «In questa che si potrebbe chiamare chiesa domestica, i
genitori devono essere per i loro figli, con la parola e con l’esempio, i primi annunciatori
della fede, e assecondare la vocazione propria di ognuno, e quella sacra in modo speciale».

Decreto Apostolicam Actuositatem 11: «I coniugi cristiani sono cooperatori della grazia e
testimoni della fede reciprocamente e nei confronti dei figli e degli altri familiari. Essi sono
per i loro figli i primi araldi della fede ed educatori; li formano alla vita cristiana e apostolica

377
PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA, Preparazione al sacramento del matrimonio, n.
1, Città del Vaticano, 13 maggio 1996.

177
con la parola e con l’esempio, li aiutano con prudenza nella scelta della loro vocazione e
favoriscono con ogni diligenza la vocazione sacra eventualmente in essi scoperta».

Decreto Gravissimum Educationis Momentum 3: «I genitori, poiché han trasmesso la vita


ai figli, hanno l’obbligo gravissimo di educare la prole: vanno pertanto considerati come i
primi e i principali educatori di essa. Questa loro funzione educativa è tanto importante che,
se manca, può a stento essere supplita. Tocca infatti ai genitori creare in seno alla famiglia
quell’atmosfera vivificata dall’amore e dalla pietà verso Dio e verso gli uomini, che favorisce
l’educazione completa dei figli in senso personale e sociale. La famiglia è dunque la prima
scuola delle virtù sociali, di cui appunto han bisogno tutte le società».

Anche l’Esortazione Apostolica Familiaris Consortio, al numero 66, riportato


più avanti, parla dei diversi momenti della preparazione, parlando poi al n. 8
dell’importanza dell’educazione della coscienza morale nel processo di
maturazione e realizzazione della persona:
«L’educazione della coscienza morale, che rende ogni uomo capace di giudicare e di
discernere i modi adeguati per realizzarsi secondo la sua verità originaria, diviene così una
esigenza prioritaria e irrinunciabile».

Da parte sua, la Lettera alle Famiglie di Giovanni Paolo II, al n. 16 ribadisce


l’importanza della preparazione al matrimonio, ricordando però che non si deve
dimenticare che questa preparazione è compito primariamente della famiglia:
«Né va tralasciata, nel contesto dell’educazione, la questione essenziale della scelta
vocazionale e, in essa, in particolare della preparazione alla vita matrimoniale. Notevoli sono gli
sforzi e le iniziative messi in atto dalla Chiesa a favore della preparazione al matrimonio, ad
esempio sotto forma di corsi organizzati per i fidanzati. Tutto ciò è valido e necessario ma
non va dimenticato che la preparazione alla futura vita di coppia è compito soprattutto della
famiglia».

Finalmente, riteniamo fondamentale l’Esortazione Apostolica Amoris laetitia


di Papa Francesco, nella quale il Pontefice, rioprendendo quanto già aveva detto
Giovanni Paolo II in Familiaris consortio, sviluppa ulteriormente la centralità, i
contenuti, le modalità della preparazione al matrimonio378.

B) Il Codice di Diritto Canonico.

Nel Codice di Diritto Canonico si propongono alcune norme che mirano


specificamente alla preparazione al matrimonio, sottolineando il ruolo dei genitori
e dei pastori in questo lavoro di preparazione dei giovani al matrimonio, affinché
capiscano e assumano convenientemente la vocazione matrimoniale.
can. 226 § 2: «I genitori, poiché hanno dato ai figli la vita, hanno l’obbligo gravissimo
di educarli; perciò spetta primariamente ai genitori cristiani curare l’educazione cristiana dei
figli secondo la dottrina insegnata dalla Chiesa».

378
AL 205-216.

178
can. 1063: «I pastori d’anime sono tenuti all’obbligo di provvedere che la propria
comunità ecclesiastica presti ai fedeli quella assistenza mediante la quale lo stato
matrimoniale perseveri nello spirito cristiano e progredisca in perfezione. Tale assistenza va
prestata innanzitutto:

1º con la predicazione, con una adeguata catechesi ai minori, ai giovani e agli adulti, e
anche con l’uso degli strumenti di comunicazione sociale, mediante i quali i fedeli vengano
istruiti sul significato del matrimonio cristiano e sul compito dei coniugi e genitori cristiani;

2º con la preparazione personale alla celebrazione del matrimonio, per cui gli sposi si
dispongano alla santità e ai doveri del loro nuovo stato».

5. LA PASTORALE MATRIMONIALE REMOTA E PROSSIMA.

Svilupperemo questo epgrafe tenendo conto sia del numero 66 di Familiaris


Consortio, nel quale si parla di tre momenti della preparazione al matrimonio:
remota, prossima e immediata, e dei responsabili di questa preparazione che sono
i genitori, la comunità cristiana e i Pastori; e dei numeri 205-216 di Amoris laetitia,
nella quale il Pontefice, nel definire lo scopo della preparazione al matrimonio
dice: «I Padri sinodali hanno affermato in diversi modi che bisogna aiutare i
giovani a scoprire il valore e la ricchezza del matrimonio (Cfr Relatio Synodi 2014,
26). Devono poter cogliere l’attrattiva di un’unione piena che eleva e perfeziona la
dimensione sociale dell’esistenza, conferisce alla sessualità il suo senso più grande,
e al tempo stesso promuove il bene dei figli e offre loro il miglior contesto per la
loro maturazione ed educazione»379.

A) Necessità della preparazione al matrimonio.

A mo’ di introduzione, sia FC che AL constatano le gravi carenze che


esistono attualmente, motivo per cui la famiglia si trova tante volte messa da parte
nella sua importante missione di preparare i ragazzi al matrimonio. Dinanzi alla
mancanza di preparazione da parte della famiglia e a causa dei modelli
antifamiliari che vengono presentati ai giovani, è necessario che la Chiesa reagisca
con un rinnovato e profondo sforzo pastorale affinché, da una parte, la famiglia
recuperi questo suo ruolo di educatrice al matrimonio e, dall’altra, la stessa Chiesa
realizzi una vera e propria pastorale della preparazione al matrimonio, come il
miglior rimedio contro i matrimoni falliti.

379
AL 205.

179
Leggiamo all’inizio del nomero 66 di Familiaris consortio:
«Più che mai necessaria ai nostri giorni è la preparazione dei giovani al matrimonio e
alla vita familiare. In alcuni paesi sono ancora le famiglie stesse che, secondo antiche usanze,
si riservano di trasmettere ai giovani i valori riguardanti la vita matrimoniale e familiare,
mediante una progressiva opera di educazione o iniziazione. Ma i mutamenti sopravvenuti
in seno a quasi tutte le società moderne esigono che non solo la famiglia, ma anche la società
e la Chiesa siano impegnate nello sforzo di preparare adeguatamente i giovani alle
responsabilità del loro domani. Molti fenomeni negativi che oggi si lamentano nella vita
familiare derivano dal fatto che, nelle nuove situazioni, i giovani non solo perdono di vista la
giusta gerarchia dei valori, ma, non possedendo più criteri sicuri di comportamento, non
sanno come affrontare e risolvere le nuove difficoltà. L’esperienza però insegna che i giovani
ben preparati alla vita familiare, in genere riescono meglio degli altri.

Ciò vale ancor più per il matrimonio cristiano, il cui influsso si estende sulla santità di
tanti uomini e donne. Per questo la Chiesa deve promuovere migliori e più intensi
programmi di preparazione al matrimonio, per eliminare, il più possibile, le difficoltà in cui
si dibattono tante coppie e ancor più per favorire positivamente il sorgere e il maturare dei
matrimoni riusciti.

La preparazione al matrimonio va vista e attuata come un processo graduale e


continuo. Essa, infatti, comporta tre principali momenti: una preparazione remota, una
prossima e una immediata».

In Amoris laetitia, 206, si riprende, dopo 25 anni, il tema della necessità


urgente di un’adeguata preparazione al matrimonio, nella quale un ruolo
fondamentale è la formazione nelle virtù:
«La complessa realtà sociale e le sfide che la famiglia oggi è chiamata ad affrontare
richiedono un impegno maggiore di tutta la comunità cristiana per la preparazione dei
nubendi al matrimonio. È necessario ricordare l’importanza delle virtù. Tra esse la castità
risulta condizione preziosa per la crescita genuina dell’amore interpersonale. Riguardo a
questa necessità i Padri sinodali sono stati concordi nel sottolineare l’esigenza di un
maggiore coinvolgimento dell’intera comunità privilegiando la testimonianza delle stesse
famiglie, oltre che di un radicamento della preparazione al matrimonio nel cammino di
iniziazione cristiana, sottolineando il nesso del matrimonio con il battesimo e gli altri
sacramenti. Si è parimenti evidenziata la necessità di programmi specifici per la
preparazione prossima al matrimonio che siano vera esperienza di partecipazione alla vita
ecclesiale e approfondiscano i diversi aspetti della vita familiare»

B) La preparazione remota e la pedagogia familiare.

Nel definire ognuna della tre tappe della preparazione, FC inizia dalla
cosiddetta preparazione remota, che potremmo definire come educazione nelle
virtù umane e sociali e come formazione ed approfondimento nella fede. I
principali responsabili di questa fase sarebbero, senza alcun dubbio, i propri
genitori:

180
«La preparazione remota ha inizio fin dall’infanzia, in quella saggia pedagogia
familiare, orientata a condurre i fanciulli a scoprire se stessi come essere dotati di una ricca e
complessa psicologia e di una personalità particolare con le proprie forze e debolezze. È il
periodo in cui va istillata la stima per ogni autentico valore umano, sia nei rapporti
interpersonali, sia in quelli sociali, con quel che ciò significa per la formazione del carattere,
per il dominio ed il retto uso delle proprie inclinazioni, per il modo di considerare e di
incontrare le persone dell’altro sesso, e così via. È richiesta, inoltre, specialmente per i
cristiani, una solida formazione spirituale e catechetica, che sappia mostrare nel matrimonio
una vera vocazione e missione, senza escludere la possibilità del dono totale di sé a Dio nella
vocazione sacerdotale o religiosa».

Papa Francesco torna sull’argomento della preparazione remota e fa dei


suggerimenti molto concreti, anche alla luce della situazione odierna e
dell’esperienza degli ultimi decenni e, allo stesso tempo, ribadisce la centralità
della propria famiglia in questa preparazione:
«È inoltre opportuno trovare i modi, attraverso le famiglie missionarie, le famiglie
stesse dei fidanzati e varie risorse pastorali, per offrire una preparazione remota che faccia
maturare il loro amore con un accompagnamento ricco di vicinanza e testimonianza. (…) In
realtà, ogni persona si prepara per il matrimonio fin dalla nascita. Tutto quanto la sua
famiglia gli ha dato dovrebbe permettergli di imparare dalla propria storia e renderlo capace
di un impegno pieno e definitivo. Probabilmente quelli che arrivano meglio preparati a
sposarsi sono coloro che hanno imparato dai propri genitori che cos’è un matrimonio
cristiano, in cui entrambi si sono scelti senza condizioni e continuano a rinnovare quella
decisione. In questo senso, tutte le azioni pastorali tendenti ad aiutare i coniugi a crescere
nell’amore e a vivere il Vangelo nella famiglia, sono un aiuto inestimabile perché i loro figli
si preparino per la loro futura vita matrimoniale»380.

C) La preparazione prossima come un cammino catecumenale.

Una volta descritta la prima tappa della preparazione, FC 66 analizza la


seconda fase, che chiama preparazione prossima, nella quale si dovrebbero aiutare
i giovani nella riscoperta della vita sacramentale, curando che nel momento
opportuno vengano istruiti, dai diversi punti di vista, nelle esigenze della vita
matrimoniale e familiare:
«Su questa base in seguito si imposterà a largo respiro la preparazione prossima, la quale
— dall’età opportuna e con un’adeguata catechesi, come in un cammino catecumenale —
comporta una più specifica preparazione ai sacramenti, quasi una loro riscoperta. Questa
rinnovata catechesi di quanti si preparano al matrimonio cristiano è del tutto necessaria,
affinché il sacramento sia celebrato e vissuto con le dovute disposizioni morali e spirituali.
La formazione religiosa dei giovani dovrà essere integrata, al momento conveniente e
secondo le varie esigenze concrete, da una preparazione alla vita a due che, presentando il
matrimonio come un rapporto interpersonale dell’uomo e della donna da svilupparsi
continuamente, stimoli ad approfondire i problemi della sessualità coniugale e della
paternità responsabile, con le conoscenze medico-biologiche essenziali che vi sono connesse,
ed avvii alla familiarità con retti metodi di educazione dei figli, favorendo l’acquisizione

380
AL 208.

181
degli elementi di base per un’ordinata conduzione della famiglia (lavoro stabile, sufficiente
disponibilità finanziaria, saggia amministrazione, nozioni di economia domestica ecc.).

Infine, non si dovrà tralasciare la preparazione all’apostolato familiare, alla fraternità e


collaborazione con le altre famiglie, all’inserimento attivo in gruppi, associazioni, movimenti
e iniziative che hanno per finalità il bene umano e cristiano della famiglia».

Sulla preparazione prossima, Amoris laetitia, 207, la presenta, facendo eco di


Familiaris consortio, come un percorso formativo articolato, come una “inziazione”
al sacramento del matrimonio, sottolineando l’imprtanza di rendere attraente
questa formazione:
«Ci sono diversi modi legittimi di organizzare la preparazione prossima al
matrimonio, e ogni Chiesa locale discernerà quale sia migliore, provvedendo ad una
formazione adeguata che nello stesso tempo non allontani i giovani dal sacramento. Non si
tratta di dare loro tutto il Catechismo, né di saturarli con troppi argomenti. Anche in questo
caso, infatti, vale che «non il molto sapere sazia e soddisfa l’anima, ma il sentire e il gustare
interiormente le cose». Interessa più la qualità che la quantità, e bisogna dare priorità –
insieme ad un rinnovato annuncio del kerygma – a quei contenuti che, trasmessi in modo
attraente e cordiale, li aiutino a impegnarsi in un percorso di tutta la vita «con animo grande
e liberalità». Si tratta di una sorta di “iniziazione” al sacramento del matrimonio che fornisca
loro gli elementi necessari per poterlo ricevere con le migliori disposizioni e iniziare con una
certa solidità la vita familiare».

Nella diocesi di Roma sono state pubblicate delle norme che riguardano la
preparazione al matrimonio nei suoi diversi momenti, che seguono la scia di
quanto detto nella Familiaris Consortio381. Fa riferimento alla preparazione remota,
prossima ed immediata. Riportiamo alcune delle affermazioni ivi contenute, in
quanto servono come linee guida per lo sviluppo di ciò che è affermato
nell’esortazione pontificia:
«Le linee fondamentali della preparazione al matrimonio sono state tracciate dal
magistero dei Vescovi italiani, in diversi documenti (...) In questi testi, si sottolinea la
necessità di promuovere da parte delle famiglie e delle parrocchie una preparazione remota
al matrimonio rivolta ai ragazzi e adolescenti in particolare, in una prospettiva vocazionale e
di educazione all’amore. La comunità cristiana è chiamata a valorizzare il fidanzamento
come tempo di grazia e occasione preziosa di evangelizzazione sui principali aspetti,
problemi ed esigenze della vita di coppia. Una specifica pastorale per i fidanzati rappresenta
un impegno da sostenere con cura nelle parrocchie, mediante l’apporto di educatori
appositamente preparati» (n. 2).

381
Sono state pubblicate nella Rivista Diocesana di Roma 2 (1995), p. 248-256.

182
6. IL CORSO IMMEDIATO DI PREPARAZIONE E LA PREPARAZIONE
ALLA CERIMONIA LITURGICA.

A) La preparazione immediata.

Viene definita dall’Esortazione Apostolica Familiaris Consortio, 66:


«La preparazione immediata a celebrare il sacramento del matrimonio deve aver luogo
negli ultimi mesi o settimane che precedono le nozze quasi a dare un nuovo significato,
nuovo contenuto e forma nuova al cosiddetto esame prematrimoniale richiesto dal diritto
canonico. Sempre necessaria in ogni caso, tale preparazione si impone con maggior urgenza
per quei fidanzati che ancora presentassero carenze e difficoltà nella dottrina e nella pratica
cristiana. È auspicabile che le conferenze episcopali, come sono interessate a opportune
iniziative per aiutare i futuri sposi ad essere più consapevoli della serietà della loro scelta e i
pastori d’anime ad accertarsi delle loro convenienti disposizioni, così curino che sia emanato
un Direttorio per la pastorale della famiglia. In esso si dovranno stabilire, anzitutto, gli elementi
minimi di contenuto, di durata e di metodo dei «Corsi di preparazione», equilibrando fra
loro i diversi aspetti — dottrinali, pedagogici, legali e medici — che interessano il
matrimonio, e strutturandoli in modo che quanti si preparano al matrimonio, aldilà di un
approfondimento intellettuale, si sentano spinti ad inserirsi vitalmente nella comunità
ecclesiale». In Italia, questo direttorio di Pastorale Familiare è stato emanato dalla C.E.I. il 25
luglio 1993.

Poi, parlando dell’obbligatorietà dei corsi di preparazione, afferma lo stesso


numero dell’Esortazione:
«Benché il carattere di necessità e di obbligatorietà della preparazione immediata al
matrimonio non sia da sottovalutare — ciò che succederebbe qualora se ne concedesse
facilmente la dispensa — tuttavia, tale preparazione deve essere sempre proposta e attuata
in modo che la sua eventuale omissione non sia di impedimento per la celebrazione delle
nozze».

Afferma il documento sopra citato della Diocesi di Roma (n. 2):


«Per quanto riguarda l’immediata preparazione al matrimonio il Direttorio e il Sinodo
Diocesano offrono precisi orientamenti. Ne offriamo alcuni:

a) affinché gli itinerari di preparazione possano svolgersi con la dovuta serietà e calma
è opportuno che i fidanzati che desiderano celebrare il matrimonio canonico si presentino in
Parrocchia almeno un anno prima (Dir. Past. n. 61), in modo da concordare con i sacerdoti e
i responsabili della pastorale matrimoniale un cammino di fede adeguato alle esigenze e alle
possibilità dei nubendi. I Rettori di chiese, al momento della prenotazione della chiesa, che
non dovrà superare un anno di attesa dalla celebrazione, invitino i fidanzati a prendere
contatto con i parroci che rilasceranno un attestato per presa visione;

b) la preparazione sia impostata come un vero e proprio itinerario di evangelizzazione


e catechesi, di riscoperta della fede in Gesù Cristo e nella Chiesa e di approfondimento delle
proprietà fondamentali del matrimonio cristiano (cfr. Sin. Dioc. prop. 34, 3).

183
La durata non sia inferiore ai dieci incontri. I gruppi siano piccoli e seguiti in
permanenza da un’équipe di catechisti appositamente formata. Si concluda il cammino con
una giornata di spiritualità e di fraternità (...);

c) la partecipazione a questi itinerari di preparazione al matrimonio deve essere


considerata moralmente obbligatoria, senza peraltro che la sua eventuale omissione
costituisca un impedimento per la celebrazione delle nozze (cfr. FC n. 66). È necessario
tuttavia venire incontro alle difficoltà dei fidanzati prevedendo per loro forme diversificate
di accompagnamento».

Amoris laetitia si sofferma su un aspetto concreto di questa preparazione che


riteniamo fondamentale: aiutare i fidanzati a conoscersi bene e a valutare con
realismo i problemi che ci sono nella loro relazione, anziché semplicemente
spostarli in avanti. In questo senso, va ricordato che è sempre meglio evitare un
matrimonio vuotato al fallimento o persino nullo, che dover poi tentare di guarire
le ferite di un fallimento o di una nullità, che comunque ci saranno. Afferma Papa
Francesco:
«La preparazione di quanti hanno già formalizzato un fidanzamento, quando la
comunità parrocchiale riesce a seguirli con buon anticipo, deve anche dare loro la possibilità
di riconoscere incompatibilità e rischi. In questo modo si può arrivare ad accorgersi che non
è ragionevole puntare su quella relazione, per non esporsi ad un fallimento prevedibile che
avrà conseguenze molto dolorose. Il problema è che l’abbaglio iniziale porta a cercare di
nascondere o di relativizzare molte cose, si evitano le divergenze, e così solamente si
scacciano in avanti le difficoltà. I fidanzati dovrebbero essere stimolati e aiutati a poter
esprimere ciò che ognuno si aspetta da un eventuale matrimonio, il proprio modo di
intendere quello che è l’amore e l’impegno, ciò che si desidera dall’altro, il tipo di vita in
comune che si vorrebbe progettare. Queste conversazioni possono aiutare a vedere che in
realtà i punti di contatto sono scarsi, e che la sola attrazione reciproca non sarà sufficiente a
sostenere l’unione. Nulla è più volubile, precario e imprevedibile del desiderio, e non si deve
mai incoraggiare una decisione di contrarre matrimonio se non si sono approfondite altre
motivazioni che conferiscano a quel patto possibilità reali di stabilità»382

B) La realizzazione dell’istruttoria matrimoniale.

Un problema che si propone oggi è il valore pastorale e giuridico


dell’istruttoria matrimoniale. Al riguardo, possiamo affermare che, dal punto di
vista giuridico, è lo strumento stabilito dal diritto universale della Chiesa per
conoscere con certezza lo stato di libertà dei contraenti nonché il loro
atteggiamento dinanzi alle verità essenziali riguardanti il matrimonio e la
famiglia. Per questo, l’istruttoria non può essere ridotta ad un semplice requisito
formale precedente alla celebrazione del matrimonio, la cui realizzazione verrebbe
affidata a terze persone che non hanno un rapporto pastorale diretto con i
nubendi.

382
AL 209.

184
Nel Codice vigente vi sono due canoni riguardanti l’accertamento dello stato
di libertà e la realizzazione dell’esame previo degli sposi. Da parte sua, la C.E.I. ha
concretizzato di più queste norme per le diocesi italiane.
can. 1066: «Prima di celebrare il matrimonio, deve constare che nulla si oppone alla
sua celebrazione valida e lecita».

can. 1067: «La Conferenza Episcopale stabilisca le norme circa l’esame degli sposi,
nonché circa le pubblicazioni matrimoniali e gli altri mezzi opportuni per compiere le
necessarie investigazioni prematrimoniali, dopo la cui diligente osservanza il parroco possa
procedere all’assistenza del matrimonio».

Il Decreto Generale sul matrimonio canonico emanato dalla C.E.I., al n. 5,


determina il contenuto di questa istruttoria, quando afferma che comprende:
«la verifica dei documenti; l’esame dei nubendi circa la libertà del consenso e la non
esclusione della natura, dei fini e delle proprietà essenziali del matrimonio; la cura delle
pubblicazioni; la domanda all’Ordinario del luogo di dispensa di eventuali impedimenti o la
licenza alla celebrazione nei casi previsti dal codice di diritto canonico, dal presente decreto
o dal diritto particolare».

Poi, al n. 10, ribadisce la finalità pastorale di questa istruttoria, presentandola


come momento conclusivo della preparazione immediata e dicendo che questo
esame:
«è finalizzato a verificare la libertà e l’integrità del loro consenso, la loro volontà di
sposarsi secondo la natura, i fini e le proprietà essenziali del matrimonio, l’assenza di
impedimenti e di condizioni. L’importanza e la serietà di questo adempimento domandano
che esso sia fatto dal parroco con diligenza, interrogando separatamente i nubendi. Le
risposte devono essere rese sotto vincolo di giuramento, verbalizzate e sottoscritte, e sono
tutelate dal segreto d’ufficio».

Il Direttorio di Pastorale Familiare, ai nn. 64-67, parla dei colloqui personali


del parroco con i nubendi, mettendo in guardia contro il pericolo di trasformare
l’istruttoria matrimoniale in un semplice requisito formale precedente la
celebrazione del matrimonio.

Il Direttorio sviluppa due elementi importanti: l’istruttoria matrimoniale e


l’esame dei contraenti. Riguardo all’istruttoria sostiene:
«Il parroco (...) conduca con precisione l’istruttoria matrimoniale, secondo le
prescrizioni canoniche. Queste comprendono: la verifica dei documenti, l’esame dei nubendi
circa la libertà del consenso e la non esclusione della natura, dei fini e delle proprietà
essenziali del matrimonio, la cura delle pubblicazioni, la domanda all’Ordinario del luogo di
dispensa di eventuali impedimenti o di licenza alla celebrazione nei casi previsti dal diritto
(can. 1071)» (n. 65).

Come si vede, lo sforzo deve essere inteso all’efficacia pastorale di questo


requisito giuridico; cioè, approfittare dell’elaborazione dell’istruttoria per
realizzare una vera e proficua opera pastorale di catechesi dei nubendi, quasi
come a coronamento dell’itinerario di preparazione al matrimonio.

Proprio per questa finalità dell’esame, si afferma al n. 66 del direttorio che


questo esame deve essere realizzato personalmente e con un atteggiamento di
discernimento pastorale nel singolo caso:

185
«questo esame sia fatto dal parroco con diligenza, interrogando separatamente i
nubendi (DGM, n. 10). Esso sia pure valorizzato e vissuto da parte del presbitero insieme con
ogni fidanzato come momento significativo e singolare di discernimento sapienziale circa
l’autenticità della domanda religiosa del matrimonio e la maturazione avvenuta soprattutto
in ordine alla volontà di celebrare un patto coniugale come lo intende la Chiesa».

C) La preparazione della cerimonia liturgica.

Nel Can. 1063, 3º, tra i mezzi per far sì che lo stato matrimoniale perseveri
nello spirito cristiano e progredisca verso la perfezione, indica il legislatore «una
fruttuosa celebrazione liturgica del matrimonio, in cui appaia manifesto che i
coniugi significano e partecipano al mistero di unione e di amore fecondo tra
Cristo e la Chiesa».

Questa preoccupazione è stata manifestata da Giovanni Paolo II nella


Familiaris Consortio: «Il momento fondamentale della fede degli sposi è dato dalla
celebrazione del sacramento del matrimonio, che nella sua profonda natura è la
proclamazione, nella Chiesa, della buona novella sull’amore coniugale» (n. 51 b).

Papa Francesco, in Amoris laetitia, si sofferma sull’importanza della


preparazione della cerimonia liturgica, ribdendo quanto sia importante aiutare gli
sposi e comprendere fino in fondo il significato del patto coniugale: «Nella
preparazione più immediata è importante illuminare gli sposi perché vivano con
grande profondità la celebrazione liturgica, aiutandoli a comprendere e a vivere il
senso di ciascun gesto. Ricordiamo che un impegno così grande come quello che
esprime il consenso matrimoniale, e l’unione dei corpi che consuma il matrimonio,
quando si tratta di due battezzati, si possono interpretare solo come segni
dell’amore del Figlio di Dio fatto carne e unito con la sua Chiesa in alleanza
d’amore. Nei battezzati, le parole e i gesti si trasformano in un linguaggio che
manifesta la fede. Il corpo, con i significati che Dio ha voluto infondere in esso
creandolo, “si trasforma nel linguaggio dei ministri del sacramento, coscienti che
nel patto coniugale si manifesta e si realizza il mistero” (GIOVANNI PAOLO II, Catechesi
(27 giugno 1984), 4: Insegnamenti VII, 1 (1984), 1941)» (AL, 213).

Anche il Direttorio della C.E.I. fa riferimenti ad altri colloqui con i fidanzati,


uno dei quali dovrà essere opportunamente dedicato alla preparazione dei
nubendi alla celebrazione liturgica delle loro nozze (cfr. n. 67).

Nelle norme della diocesi di Roma (2, e) si vede come la preparazione della
cerimonia, quando in essa vengono coinvolti i nubendi, può servire come
momento di catechesi e come uno strumento efficace per rinforzare nei nubendi la
fede e per creare in essi le disposizioni necessarie per una fruttuosa celebrazione
del sacramento della penitenza, in modo tale da prepararli alla celebrazione del
sacramento del matrimonio:

186
«In questo ampio contesto di preparazione assume la sua specifica importanza anche
la preparazione liturgica alla celebrazione. In essa si dovrà avere una cura particolare per
creare nei fidanzati le disposizioni di fede e di conversione, necessarie alla celebrazione del
sacramento della penitenza. Questa preparazione immediata alla celebrazione ha come sede
più idonea la chiesa ove si celebra il matrimonio ed è perciò un obbligo del clero a cui essa è
affidata, eccettuati i casi in cui il rito del matrimonio è celebrato dal sacerdote che ha curato
la preparazione al matrimonio».

Poi, riguardo alla preparazione spirituale alla celebrazione del matrimonio, il


legislatore determina nel can. 1065 § 1 che coloro i quali non hanno ricevuto il
sacramento della confermazione, se è possibile farlo senza grave incomodo, lo
ricevano prima di essere ammessi al matrimonio (cfr. anche il Decreto Generale sul
matrimonio, n. 8). Questo decreto, allo stesso numero, afferma che nel caso di
matrimonio canonico di persone non cresimate che vivono in situazione irregolare,
di norma non si procederà alla confermazione prima della celebrazione del
matrimonio. In seguito, al § 2 dello stesso canone, si raccomanda vivamente agli
sposi che si accostino ai sacramenti della penitenza e dell’Eucaristia. Lo ricorda
anche Papa Francesco: «Ma non bisogna mai dimenticare di proporre loro la
Riconciliazione sacramentale, che permette di porre i peccati e gli errori della vita
passata, e della stessa relazione, sotto l’influsso del perdono misericordioso di Dio
e della sua forza risanatrice»383.

Infine, la stessa celebrazione del matrimonio, che di norma si farà all’interno


della Santa Messa, dovrà essere un momento di catechesi degli sposi e della
comunità cristiana, a mo’ di culmine del cammino di preparazione al matrimonio
nei suoi diversi momenti384. Come rileva Papa Francesco, «Frequentemente, il
celebrante ha l’opportunità di rivolgersi ad un’assemblea composta da persone
che partecipano poco alla vita ecclesiale o appartengono ad altra confessione
cristiana o comunità religiosa. Si tratta di una preziosa occasione di annuncio del
Vangelo di Cristo»385.

Bisogna inoltre ricordare che la Chiesa, che è Madre e Maestra, non deve
dimenticare i nuovi coniugi. La preparazione è necessaria ma non sufficiente.
Perciò, oltre allo sforzo per preparare bene al matrimonio, si deve pensare ai
mezzi per l’accompagnamento dei coniugi dopo il matrimonio, compito dei
pastori, della comunità cristiana, di altre coppie con esperienza e una buona
preparazione (cfr. Familiaris Consortio, n. 69). In questo modo, sarà più facile
gestire le normali crisi che si presentano al momento di voler rendere realtà quello
che fino al momento dell’effettiva donazione coniugale erano progetti, speranze,
desideri. Lo stesso legislatore (cfr. c. 1063, 4º), consapevole di questa realtà,
stabilisce come uno dei mezzi affinché il matrimonio perseveri nello spirito
cristiano e progredisca in perfezione che venga offerto «l’aiuto agli sposi perché
questi, osservando e custodendo con fedeltà il patto coniugale, giungano a
condurre una vita familiare ogni giorno più sana e più intensa».

383
AL 211.
384
Cfr. PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA, Preparazione al sacramento del
matrimonio, cit., nn. 60-73.
385
AL 216.

187
Nello stesso modo in cui negli ultimi anni si scorge il grande sforzo della
Chiesa per quanto riguarda l’organizzazione dei corsi di preparazione al
matrimonio, è anche necessario che tutta la Chiesa, pastori e laici, si sforzino
nell’accompagnamento dei nuovi sposi, affinché tutti abbiano i mezzi necessari,
spirituali e materiali, per superare le difficoltà e le crisi della vita matrimoniale. In
questo senso, sono da incoraggiare quelle iniziative, molte di esse provenienti da
gruppi di coniugi e di genitori cristiani, che hanno proprio lo scopo di offrire ai
coniugi questo aiuto per quanto riguarda la spiritualità coniugale, la vita di
coppia, la soluzione delle crisi matrimoniali, l’educazione dei figli, ecc. È
importante, soprattutto, che i genitori cristiani si rendano conto di non essere soli,
che non sono un’isola in mezzo al mare o un’oasi circondata dal deserto, perché
esistono tante altre persone che la pensano come loro e hanno la stessa concezione
del matrimonio come cammino di santità, della fedeltà come regola di vita, della
paternità e della maternità come un dono di Dio386.

Papa Francesco dedica due lunghi epigrafi della ES. Ap. Amoris laetitia
all’urgenza di creare delle strutture efficaci di accompagnamento delle giovani
coppie, perché spesso sono lasciate da sole nei primi anni della vita coniugale, che
è un periodo di approfondimento della conoscenza, di integrazione, di
superazione delle normali crisi di assestamento della vita di coppia, della novità
della patermìnità e maternità, ecc., indocando anche alcune risorse per riuscire in
questa missione fondamentale che riguarda tutta la Chiesa, non solo i pastori387

7. ASPETTI GIURIDICI DEI PRINCIPALI PROBLEMI PASTORALI NELLA


PREPARAZIONE AL MATRIMONIO.

Come è noto e tante volte vissuto, di norma, il diritto si limita a stabilire


soltanto una cornice di attuazione, cercando di costruire degli strumenti utili al
lavoro concreto del pastore. Perciò, il diritto né può né pretende di determinarne
tutto l’operato: è soltanto uno strumento, indispensabile ma non certamente il più
importante, nello svolgimento del lavoro pastorale. Questa chiarezza di idee dovrà
portare i pastori, da una parte, al rispetto delle norme che mirano alla
salvaguardia della dignità e della santità del matrimonio cristiano e, dall’altra
parte, a un’autentica funzione di discernimento pastorale, per poter venire
incontro ai problemi del caso concreto, evitando in questo modo che le norme
giuridiche diventino formalismi vuoti di senso pastorale, o che una pastorale mal
intesa possa colpire la verità del consenso matrimoniale, unica causa del vincolo
matrimoniale indissolubile, portando quindi a soluzioni che non conseguono il
vero e ultimo fine di tutto l’ordinamento giuridico: la salus animarum. Tenendo
sempre come sfondo questi elementi, vedremo ora alcuni dei problemi pastorali

386
Cfr. FC 71-72.
387
Cfr. AL 217-230.

188
che si possono presentare nell’applicazione delle norme riguardanti la
preparazione al matrimonio cristiano.

A) L’obbligatorietà dei corsi di preparazione al matrimonio.

Tenuta conto l’attuale situazione della nostra società, è logico che tanto il
magistero universale della Chiesa quanto le disposizioni particolari ribadiscano
l’importanza del Corso di preparazione. Fermo questo principio, però, si ricorda
che si deve evitare il pericolo di creare nuovi impedimenti di fatto. Sarebbe perciò
un abuso vietare la celebrazione liturgica a coloro che non abbiano partecipato ai
corsi preparati dalla diocesi o dalla parrocchia in questione. Come in tutto, si
richiede discernimento pastorale dinanzi al singolo caso, insieme a un
atteggiamento di ascolto e di accoglienza dei nubendi, che vada incontro alle
oggettive difficoltà di coloro che vogliono celebrare il matrimonio: possibilità di
fare altrove i corsi, colloqui più approfonditi da parte del parroco, ricorrere in
aiuto di coppie specialmente formate che possano seguire i giovani che desiderano
contrarre il matrimonio, ecc. Quello che non si deve fare è esigere, senza
nessun’altra possibilità, la frequenza al corso organizzato dalla parrocchia come
requisito necessario per celebrare in essa il matrimonio, perché questo potrebbe
ledere lo ius connubii dei fedeli.

Si afferma nella Familiaris Consortio, n. 66: «Benché il carattere di necessità e


di obbligatorietà della preparazione immediata al matrimonio non sia da
sottovalutare — ciò che succederebbe qualora se ne concedesse facilmente la
dispensa — tuttavia, tale preparazione deve essere sempre proposta e attuata in
modo che la sua eventuale omissione non sia di impedimento per la celebrazione
delle nozze».

E nel documento della diocesi di Roma si ribadisce che «la partecipazione a


questi itinerari di preparazione al matrimonio deve essere considerata moralmente
obbligatoria, senza peraltro che la sua eventuale omissione costituisca un
impedimento per la celebrazione delle nozze (cfr. FC n. 66). È necessario tuttavia
venire incontro alle difficoltà dei fidanzati prevedendo per loro forme diversificate
di accompagnamento».

189
B) Dimensione pastorale dell’istruttoria pre-matrimoniale.

Come abbiamo già visto, l’esame dei contraenti non si può limitare a
compilare un modulo riguardante gli elementi essenziali del consenso
matrimoniale, ma deve diventare un momento privilegiato della preparazione al
matrimonio, nel quale il pastore, di norma il parroco al quale viene affidata la
celebrazione del matrimonio, approfitta per confermare e rinforzare un’autentica
volontà matrimoniale nei nubendi, venendo incontro alle mancanze e alle
difficoltà che si possono ancora trovare in essi, soprattutto nei casi di nubendi
allontanatisi dalla fede o con una carente formazione catechetica, che abbiano
chiesto la celebrazione della matrimonio canonico per motivi diversi da quelli di
fede: ragioni sociali, familiari, ecc.

C) La mancanza di fede nei contraenti: ostacolo alla celebrazione?

Il problema della celebrazione del matrimonio dei cattolici allontanatisi dalla


fede è stato oggetto di accese discussioni. C’è un passo della Familiaris Consortio, n.
68 che indica i binari da percorrere nella soluzione di queste situazioni e dà una
risposta al problema della celebrazione del matrimonio dei fedeli che non hanno
fede o che si sono allontanati dalla pratica religiosa ma chiedono la celebrazione
del matrimonio nella chiesa388. Il tema è stato ripreso dallo stesso Giovanni Paolo II
nel suo Discorso alla Rota Romana del 2003 e da Papa Francesco nel suo Discorso
del 2016389.

Se manca la fede in uno o in entrambi i contraenti, non si può per questo


chiudere la porta al matrimonio sacramentale, unica possibilità per i battezzati, in
quanto tra di loro o c’è sacramento o non c’è matrimonio390.

388
Rimandiamo a quanto detto nella lezione sullo ius connubii in 3.D.e)
389
Il tema si riprende nella lezione 4 sulla sacramentalità del matrimonio.
390
L’affermare che non c’è bisogno di fede perché ci sia il matrimonio sacramento
non implica l’ammissione di un qualche “automatismo” o di una visione quasi magica dei
sacramenti. Come esprimono con grande chiarezza le parole dell’esortazione pontificia, il
sacramento del matrimonio ha una propria specificità nei confronti degli altri sacramenti, quella di
essere il sacramento di una realtà già esistente nell’ordine della creazione. D’altra parte, conviene
ricordare che la forza santificatrice intrinseca dei sacramenti non dipende dalla volontà umana, ma
dalla volontà divina, benché richieda una risposta dell’uomo nei confronti di questa volontà
salvifica divina. In questo modo, il matrimonio è sacramento non perché gli uomini lo costituiscano
tale mediante la loro fede, bensì perché in quanto inseriti nel disegno salvifico divino mediante il
battesimo, questa realtà naturale del matrimonio è anche, per volontà divina, sacramentale, cioè,
elevata all’ordine della Redenzione e sacramento della Nuova Alleanza. Per questo si afferma che
volere un vero matrimonio è sufficiente affinché si possa e si debba ammettere alla celebrazione: il
modo in cui la Chiesa riceverà il consenso dipenderà dalle necessità e dalle convenienze pastorali

190
Comunque, quando sia questo il caso, si deve tener conto di quanto stabilito
al canone 1071, § 1, 4º e § 2, cioè, che quando si assiste al matrimonio di chi ha
notoriamente abbandonato la fede cattolica, per la lecita assistenza si deve
chiedere la licenza dell’Ordinario del luogo, che non la dovrà concedere se non
dopo che siano state osservate, nella misura in cui lo richieda il caso concreto, le
norme di cui al can. 1125, che determina le cautele da osservare prima della
celebrazione dei matrimoni misti: promessa della parte cattolica di allontanare i
pericoli di abbandonare la fede e di fare quanto è in suo potere perché i figli
vengano educati nella fede cattolica; informazione di questi impegni all’altra
parte; istruzione di entrambe le parti circa i fini e le proprietà essenziali del
matrimonio.

Ne parla anche il direttorio di pastorale familiare della C.E.I., ai nn. 83-87.


Proponiamo alcuni dei passi più significativi:

1º: assicurarsi che ci sia una vera volontà matrimoniale, con un


atteggiamento di carità e di amore verso la verità:
«La stessa richiesta del sacramento deve trasformarsi in questi casi in occasione
particolarmente preziosa di catechesi: “il parroco aiuti questi nubendi a riflettere sul
significato della loro scelta e accerti, in ogni caso, che siano sinceramente disposti ad
accettare la natura, i fini e le proprietà essenziali del matrimonio cristiano” (Dec. generale sul
matrimonio canonico, 43). Tutto questo esige un fraterno e spesso faticoso e difficile
impegno di comprensione, di dialogo, di evangelizzazione, in cui, pur non dimenticando che
questi fidanzati in forza del loro battesimo sono già inseriti in un vero e proprio cammino di
salvezza, le esigenze della carità siano sempre tenute presenti senza che questo sia a scapito
delle esigenze della verità» (n. 85).

2º: quando si deve rifiutare la celebrazione? soltanto quando si veda


chiaramente che non c’è una vera volontà matrimoniale o quando espressamente
si rifiuti il sacramento. Nel direttorio si parla di una fede almeno “germinale”:
«Quando tutti i tentativi per ottenere un segno di fede, sia pure germinale, risultassero
vani e i nubendi mostrassero di “rifiutare in modo esplicito e formale ciò che la Chiesa
intende compiere quando celebra il matrimonio dei battezzati” (FC 68), la doverosa
decisione di non ammettere al sacramento (...) costituisce sempre “un gesto di rispetto di chi
si dichiara non credente, un gesto di attesa e di speranza, un rinnovato e più grave appello a
tutta la comunità cristiana perché continui ad essere vicina a questi suoi fratelli...”
(Evangelizzazione e sacramento del matrimonio, 95)» (n. 86).

3º: In ogni caso, la decisione si deve prendere con spirito di discernimento,


secondo criteri condivisi con altri presbiteri, in comunione con il Vescovo e, nei
casi di dubbio, dopo aver consultato l’Ordinario del luogo (cfr. n. 87).

del caso concreto: matrimonio senza celebrazione eucaristica, dispensa dalla forma canonica nei
casi previsti, ecc. In ogni caso, qualunque sia la forma di celebrazione che si decida seguire secondo
le norme canoniche, il matrimonio tra due battezzati sarà sempre sacramento della Nuova
Alleanza e segno dell’unione di Cristo con la sua Chiesa.

191
D) la misura della capacità: ci possono essere diversi metri in sede di preparazione
e in sede di nullità?

In questo breve paragrafo vogliamo richiamare l'attenzione su quanto detto


nella lezione sullo ius connubii391. Non di rado, i pastori si possono trovare in casi
con persone immature o non sufficientemente preparate per il matrimonio. La
soluzione giusta non può essere quella di negare le nozze a coloro che non siano
totalmente maturi per il matrimonio, perché un'adeguata comprensione del diritto
al matrimonio come diritto fondamentale della persona e del fedele, ci porta
necessariamente alla retta comprensione della capacità per il matrimonio. Alcune
interpretazioni, che hanno il loro fondamento in una visione troppo perfetta del
matrimonio e della libertà umana, possono portare ad una visione smisuratamente
esigente e perfezionistica della capacità per il matrimonio, confondendo il minimo
necessario per il matrimonio con l’ideale per un sicuro esito positivo della
relazione che si instaura con il consenso392.

Bisogna però agire con discernimento, perché è in gioco il diritto


fondamentale al matrimonio, e nel dubbio si deve stare per la validità e per la
capacità di contrarre il matrimonio. Anche in questi casi, carità e verità messe
insieme gioveranno al bene delle anime, e molte volte la soluzione non sarà
vietare, ma sconsigliare e convincere i nubendi dell’inconvenienza della
celebrazione. Questo si vede, ad esempio, in molti dei cosiddetti “matrimoni
riparatori”, nei quali il motivo della celebrazione è la gravidanza della donna, o
nei casi in cui si scorge una volontà di rimandare a un futuro non determinato
l’avvento della prole.

Oggi più che mai è necessaria un’opera di rievangelizzazione del


matrimonio e della famiglia. Quest’opera, nel tema che ora ci occupa, va rivolta a
un maggior approfondimento del ruolo della famiglia e dei pastori nella
preparazione al sacramento del matrimonio. Siamo sicuri che un’adeguata
comprensione delle norme giuridiche come strumenti pastorali, nonché la certezza
che una vera pastorale non può non tener conto del diritto, come una vera carità
non può non tener conto della giustizia, gioverà senz’altro al recupero della
sacralità e santità della famiglia, vero cammino della Chiesa, come più volte ha
affermato Giovanni Paolo II nei suoi insegnamenti.

391
Vid. Lezione 5 (3.D.c)
392
Cfr. GIOVANNI PAOLO II, Allocutio ad Romanae Rotae Auditores del 5 febbraio 1987,
in AAS 79 (1987), p. 1457; 25 gennaio 1988, in AAS, 80 (1988), p. 1180-1183; 27 gennaio 1997, in AAS
89(1997), p. 486-489.

192