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Corso di Laurea in Disegno Industriale

Corso di Biomateriali
Curriculum PRODUCT – Orientamento Oggetti d'uso

anno accademico 2006/2007

Prof. Bernardo Innocenti


Corso di Laurea in Disegno Industriale

Corso di Biomateriali
Curriculum PRODUCT – Orientamento Oggetti d'uso

anno accademico 2006/2007

Prof. Bernardo Innocenti

Materiali Metallici
Introduzione

Sono impiegati principalmente in ortopedia, odontoiatria e nel campo


cardiovascolare.

Si prestano bene a sostituzione di tessuti duri quali ossa e denti.

Caso a parte sono gli strumenti chirurgici che non sono dispositivi da
impianto.

La loro biocompatibilità è principalmente connessa alla corrosione in


ambiente biologico.

Le conseguenze della corrosione sono la perdita di materiale (con


conseguente possibile perdita di funzionalità dell’impianto) e la
contaminazione metallica dei tessuti biologici
Legame metallico
Ogni atomo mette a disposizione di tutto il cristallo i propri elettroni di
valenza che formano una nube elettronica mobile: si genera così un
legame non direzionale.

La struttura reticolare risultante è indipendente dagli elettroni di


valenza di ciascun atomo.

La nube elettronica mobile è responsabile di alcune caratteristiche


peculiari dei metalli.
Reticoli cristallini
I reticoli cristallini sono caratterizzati da una struttura geometrica
tridimensionale che si ripete nello spazio riempiendolo
Reticoli cristallini
Nei cristalli si definisce cella elementare la struttura tridimensionale
che si ripete nello spazio

Le celle elementari possono essere classificate in termini puramente


geometrici
Reticoli cristallini
I metalli elementari (un solo elemento metallico) presentano
esclusivamente tre tipologie di reticolo cristallino (cubico a corpo
centrato, cubico a facce centrate, esagonale compatto.

Il tipo di reticolo consente il calcolo della densità del materiale e


l’identificazione dei piani di scorrimento secondo i quali è possibile
ottenere la deformazione plastica del materiale
Reticoli cristallini
La struttura cristallina perfetta non esiste ma sono presenti errori
nella costruzione reticolare come: atomi in posizioni non reticolari;
atomi mancanti; atomi estranei nel reticolo, tali errori vengono chiamati
difetti

Può essere necessario ottenere alcuni di tali difetti per modificare


certe proprietà del materiale (es semiconduttori)

I difetti possono essere puntuali, lineari o superficiali

DIFETTI PUNTUALI

a: vacanza;
b: atomo autointerstiziale;
c: atomo sostituzionale;
d: atomo interstiziale
Reticoli cristallini
DIFETTI LINEARI (dislocazioni)

Dovuti a sollecitazioni meccaniche


Reticoli cristallini
DIFETTI DI SUPERFICIE (bordo di grano)

influenza sulle proprietà meccaniche del materiale


Proprietà principali dei materiali metallici
Ottimi conduttori di elettricità

Ottimi conduttori di calore

Proprietà meccaniche caratterizzate da:


¾elevato modulo elastico (E);
¾elevato carico di snervamento;
¾Assenza di viscoelasticità;
¾Fatica meccanica dipendente solo dal
numero di cicli e non dalla loro frequenza
Proprietà principali dei materiali metallici
Per le loro caratteristiche i materiali metallici risultano
particolarmente adatti alla costruzione di strutture capaci di
sopportare carichi senza il rischio di grandi deformazioni elastiche e di
deformazioni plastiche permanenti

La duttilità, in particolare, rende i materiali metallici poco fragili,


pertanto, nel caso in cui di superi il carico di snervamento, non si arriva
generalmente alla rottura, ma solo alla deformazione plastica della
struttura.

Ciò permette la sostituzione del componente


deformato prima che si rompa
Utilizzo dei metalli come biomateriali
I metalli vengono impiegati in moltissime applicazioni: dalla costruzione
di componenti di apparecchiature a intere protesi.

In particolare sono utilizzati nella fabbricazione di:


•strumenti ortopedici;
•protesi ortopediche e dentali;
•mezzi di osteosintesi.
Utilizzo dei metalli come biomateriali
Infatti, con i materiali metallici è possibile costruire protesi di piccola
sezione capaci di sopportare carichi elevati con cicli di lavoro,
permettendo così la sostituzione di tessuti duri, come ossa o radici.
Metalli utilizzati come biomateriali
Il primo metallo sviluppato specificamente per uso umano è stato il
cosiddetto Sherman Vanadium Steel, adoperato per fabbricare placche
e viti utilizzate nel caso di fratture ossee.

Altri metalli sono: ferro, cromo, cobalto, nichel, titanio, tantalio,


molibdeno, tungsteno e wolframio.

Questi metalli sono tollerati in piccole quantità, in altri casi risultano


addirittura essenziali per l’organismo; risultano però dannosi quando
sono presenti in elevata quantità.
La biocompatibilità dei metalli
La biocompatibilità dei metalli è legata alla facilità o meno
della loro corrosione in ambiente biologico: i fluidi biologici
hanno infatti un elevato potere corrosivo nei confronti dei
metalli.

Durante la corrosione avviene il rilascio di ioni metallici con


due possibili conseguenze:

•la perdita di funzionalità dell’impianto, dovuta al


peggioramento delle proprietà meccaniche;

•la contaminazione sia dei tessuti circostani che


dell’intero organismo, con ioni metallici spesso tossici,
con danno anche grave per la salute del paziente (es.
metallosi)
La corrosione
La corrosione elettrochimica è il consumo di un materiale metallico a
seguito di reazioni elettrochimiche con una soluzione liquida di contatto

Nel caso in cui il componente metallico sia impiantato nel corpo umano,
la corrosione può generare fenomeni indesiderati ai tessuti biologici
dovuti alla presenza eccessiva di ioni metallici

La corrosione avviene quando atomi metallici si ionizzano e vanno in


soluzione o si combinano con l’ossigeno o altri elementi in soluzione,
formando composti che si distaccano dal pezzo metallico o si dissolvono
La corrosione
Il corpo umano è un ambiente estremamente aggressivo in quanto
contiene acqua con proteine e ioni

La dissoluzione di un metallo in una soluzione acquosa è rappresentata


schematicamente con l’equilibrio

Fe ↔ Fe + 2e
solido
+ + −
Reazione anodica
idratato

L’allontanamento degli atomi di Fe dalle zone superficiali avviene sotto


forma di particelle cariche positivamente

Il processo è spontaneo perché corrisponde ad un livello di energia più


basso
La corrosione
La reazione anodica avviene contemporaneamente ad una reazione
catodica complementare che consuma gli elettroni liberati dalla reazione
anodica riducendo specie chimiche presenti nell’ambiente

Le due reazioni (anodica e catodica) avvengono contemporaneamente ed


alla stessa velocità

Durante la corrosione c’è un passaggio di


corrente dovuto al passaggio di elettroni
prodotti all’anodo e consumati al catodo

Si definisce potenziale di elettrodo (o


potenziale elettrochimico) la forza
elettromotrice di una pila in cui l’altro
elettrodo è l’idrogeno

Si ha corrosione se il potenziale del processo


catodico è superiore al potenziale del
processo anodico
La corrosione
Le razioni catodiche hanno un potenziale elettrochimico dipendente dal
pH della soluzione

All’interno del corpo umano l’ambiente contiene quasi sempre ossigeno e


il pH è variabile da distretto a distretto

Si possono quindi corrodere i metalli con potenziale inferiore a quello


dell’oro, del platino e dell’argento
La corrosione
E’ importante però conoscere anche la velocità di corrosione. Se la
corrosione avviene a velocità molto bassa non ci sono generalmente
rischi né per la struttura metallica né per i tessuti biologici

La velocità di corrosione, in termini di quantità di metallo che si


corrode, è calcolabile con l’equazione di Faraday:

ItM
p=
nF
Dove:
p è il peso del materiale corroso,
I la corrente tra anodo e catodo,
t è il tempo,
M è la massa atomica del metallo,
n è il numero di elettroni persi per atomo,
F è la costante di Faraday
Corrosione generalizzata
Quando un metallo è posto in un elettrolita alcune zone della sua
superficie diventano anodiche rispetto alle altre
La posizione di tali zone si muove continuamente comportando una
corrosione di tutta la superficie del metallo

Le leghe Cobalto - Cromo in ambiente biologico hanno una corrosione di


40-60 µg/cm2 all’anno (1 µm/anno)
L’acciaio inox ha comportamento simile
Le leghe di Ti, con peso specifico minore, perdono meno peso
La presenza di sieroproteine aumenta questa velocità di 2-10 volte
Corrosione galvanica o bimetallica
Si ha quando due solidi con diverso potenziale elettrochimico sono posti
in contatto elettrico

La velocità di corrosione è superiore a quella della corrosione


generalizzata

La presenza di un ambiente a pH acido favorisce il fenomeno

Uno stesso metallo presenta una minore nobiltà se ha subito


deformazioni plastiche
Corrosione galvanica o bimetallica
In alcuni casi possono essere presenti inclusioni di altri metalli sulla
superficie di un pezzo sia perché inserite per motivi progettuali,
tecnologici o da contaminazione

Se c’è un inclusione più nobile si ha processo catodico e il processo


anodico di dissoluzione si verifica intorno all’inclusione
Se l’inclusione è meno nobile, essa tende a corrodersi determinando la
formazione di cavità che possono favorire altri tipi di corrosione come
la vaiolatura
Corrosione in fessura o interstiziale
La corrosione inizia fra due parti adiacenti di un dispositivo
impiantato (interstizio tra vite e placca da osteosintesi)

Più la fessura è stretta più è facile che si inneschi il


processo (tipico 25-100 µ m)

In un primo tempo si consuma l’ossigeno all’interno della


fessura (processo catodico di riduzione dell’ossigeno)
Corrosione in fessura o interstiziale
Mano a mano che l’ossigeno della fessura si consuma, il
processo catodico si sposta verso l’esterno della fessura
(l’ossigeno fatica a rientrare nella fessura che è troppo
stretta)

Ioni negativi all’interno della fessura migrano verso l’anodo


(in ambiente biologico gli ioni negativi sono cloruri che
causano l’idrolisi del degli ioni metallici con formazione di
idrossidi insolubili e di acido libero)

L’aumento locale di ioni cloruro e la diminuzione di pH


accelerano la dissoluzione del metallo all’interno della
fessura.

La corrosione in fessura avviene sull’inox e sulle leghe di Co.


Le leghe di Ti sono molto più resistenti
Corrosione per vaiolatura
E’ un caso particolare di corrosione in fessura

E’ caratterizzata da cavità (pit) di dimensioni molto piccole


(100–200 µm)

Le cavità crescono nel pezzo fino, talvolta, a perforarlo

In caso di sollecitazione affaticante si può arrivare a


rottura
Corrosione per vaiolatura
Si verifica su metalli a comportamento attivo-passivo, in
ambiente contenenti cloruri (come il corpo umano) che
possono rompere il film di passività.

Si forma così una piccola zona anodica (dove si ha


dissoluzione del metallo) e una ampia zona catodica (dove si
ha riduzione di ossigeno)

Inoltre nel pit si concentrano ioni cloruro innescando i


meccanismi visti in fessura

E’ frequente su inox con poco Mo. Non si verifica su inox


con molto Mo, leghe di Co e leghe di Ti
Corrosione intergranulare
E’ tipica degli acciai inox e delle leghe con Cr > 12%

Se a seguito di riscaldamento si ha precipitazione di carburi


di Cr, nelle zone vicine il tenore di Cr scende sotto il 12% e
il metallo non è più passivato
Corrosione intragranulare
E’ molto simile alla galvanica o alla bimetallica ma
l’accoppiamento elettrochimico non avviene tra due metalli
diversi ma tra due grani diversi

Si evitano i fenomeni corrosivi evitando leghe multifase


Corrosione per erosione o sfregamento
Nel caso che ci sia un flusso dell’elettrolita, questo rimuove
continuamente i prodotti della corrosione e quindi la passivazione.

Il flusso può, in casi estremi erodere la superficie eliminando il film di


passività.
Il fenomeno è amplificato se il fluido contiene particelle solide o
gassose

Si verifica anche quando vengono fregate due superfici solide


Corrosione sottosforzo
E’ estremamente localizzata e veloce
Si verifica quando una situazione di carico provoca cricche
superficiali in presenza di sostanze corrosive altrimenti
poco dannose
Rilascio ionico dei materiali passivi

I metalli attivo-passivi (acciai inox, titanio e leghe, leghe di cobalto) in


condizioni di passività hanno una velocità di corrosione apparentemente
nulla ma in realtà comunque presente (<0,03 µg/dm2/giorno)

Un mezzo di osteosintesi (in accioio inox) può subire un rilascio ionico


pari a circa 500 µg/anno)

Un impianto dentale osteointegrato (in titanio) può subire un rilascio


ionico pari a circa 2 µg/anno

Se tuttavia si innescano fenomeni di corrosione in fessura (tipici degli


inox) o di corrosione per sfregamento (tipici delle leghe di titanio)
l’entità del rilascio ionico può aumentare più di 100 volte
Conseguenze del rilascio ionico nel corpo umano

La corrosione generalizzata, e soprattutto localizzata e per


sfregamento, possono determinare:

• trascurabili effetti sulla integrità meccanica dell’impianto

• passaggio nei tessuti circostanti di ioni metallici con:

• attivazione della reazione infiammatoria locale

•fenomeni allergici in soggetti sensibili a particolari ioni metallici


(in particolare al Ni) o sensibilizzazione allergica di soggetti non
sensibili

• ostacolo ai processi di osteointegrazione

• effetti da valutare sui vari organi


Fenomeni allergici e sensibilizzazione allergiche

I fenomeni di allergia a particolari metalli (in particolare al Nichel) sono


in progressivo e continuo aumento (reazioni cutanee a bigiotteria,
stanghette occhiali, casse orologi, etc.)

Ciò è particolarmente vero per la popolazione di sesso femminile (30-


40%)

La sensibilizzazione può essere connessa alla continua ingestione di ioni


(pentole, posate, etc.) o anche al rilascio ionico da metalli impiantati
Prove di allergia cutanea su pazienti allergici al Nichel
Resistenza alla
Ni rilasciato in Pazienti con
corrosione
Acciaio sudore artificiale reazione allergica
(corrente di
(µg/cm2/settim.) (Ni)
passività)

AISI 316L Alta (<1 µA/cm2) <0,05 0

AISI 303 Media (>1 µA/cm2) =0,5 14

Bassa (>>1
Rivestimento di Ni >70 96
µA/cm2)

I risultati indicano che la reazione allergica al Ni è strettamente legata


all’entità del rilascio
I risultati sembrano indicare che un acciaio inossidabile austenitico
suscettibile a corrosione localizzata (in fessura) debba essere
utilizzato con attenzione
E’ consigliabile il passaggio ad acciai inox non suscettibili a corrosione
localizzata (ed eventualmente senza Ni) recentemente sviluppati e oggi
commercialmente disponibili
Usura
L’usura è la maggior causa della riduzione e della perdita delle
performance delle macchine, quindi ogni diminuzione di tale fenomeno
risulta vantaggiosa.

Lo sfregamento è la causa principale dell’usura, ma anche della


dissipazione di energia (per attrito), perciò migliorandone il controllo si
ottiene un grosso vantaggio.

È stato infatti stimato che un terzo delle risorse energetiche mondiali


è necessario per sconfiggere l’attrito tra corpi in una forma o in
un’altra.

Ad esempio la lubrificazione è uno dei metodi utilizzati per controllare


l’usura e per ridurre l’attrito.

La scienza che studia come risolvere questi problemi di grande


interesse economico è la tribologia (dal vocabolo greco tribos che
significa strofinare o scorrere).
Usura nei metalli

Usura moderata Usura severa

Perdita di Perdita di Perdita di Perdita di materiale


materiale con materiale con materiale con per frattura senza
deformazione ossidazione/attac deformazione def. Plastica
plastica co chimico plastica (ceramici)
(metalli)

lubrificata Non lubrificata Non abrasiva abrasiva


Usura
Il fenomeno dell’usura comprende tutti i fenomeni che comportano un
danneggiamento sulla superficie di due corpi solidi che sono in contatto
ed in movimento relativo tra loro, ma all’interno di questa
fenomenologia si possono distinguere diversi tipi di meccanismi

A seguito dello strisciamento tra corpi solidi lo strato di rivestimento


superficiale può danneggiarsi e staccarsi (a causa della frizione), in tal
caso l’usura è il risultato dell’adesione tra i rivestimenti dei corpi ed è
chiamata "usura da adesione".

Quando la superficie garantisce una parziale resistenza a modeste


forme di usura possono nascere processi di fatica dovuti a cicli di
sforzi che si hanno durante strisciamento o rotolamento; questo tipo di
fenomenologia è indicata come "fatica da usura“
Usura
Se uno dei due materiali in contatto è costituito da particelle molto
dure (ma anche se è rivestito da un film di particelle molto dure) senza
che l’altro sia adeguatamente protetto, allora si ha una forma di usura,
che qualche volta è molto rapida, nota come "usura abrasiva“

Altri due tipi di usura che sono spesso associati sono "usura da
erosione", dovuta all’impatto con particelle e "usura da cavitazione",
causata appunto dal fenomeno della cavitazione che si ha in liquidi che
scorrono molto velocemente.
Usura adesiva
L’usura adesiva è una forma molto pericolosa di usura caratterizzata da
velocità di usura elevate e un coefficiente di attrito molto instabile.

Componenti in contatto che scorrono possono essere rapidamente


distrutti da questo tipo di usura e, nei casi più estremi, lo scorrimento
può essere preceduto da coefficienti di attrito molto elevati o
grippaggio.

I metalli sono particolarmente inclini verso l’usura adesiva e perciò è


molto importante nella pratica.
Se nello scorrimento tra metalli i lubrificanti che cessano la loro
funzione base, cioè provvedere ad un certo grado di separazione tra le
due superfici in scorrimento si ha l’usura adesiva.
Se le superfici che scorrono non sono separate l’adesione e la
conseguente usura sono quasi inevitabili
Usura adesiva

Numerosi test su un’ampia varietà di combinazioni di metalli hanno


mostrato che quando c’è una forte adesione, si ha il trasferimento del
metallo più debole al più forte
Usura da abrasione
Questo fenomeno si ottiene quando un oggetto solido viene investito da
particelle di un materiale con una durezza uguale o superiore a quella del
solido stesso
Un esempio comune di tale problema è l’usura dei macchinari per la
movimentazione dei terreni.

Il problema dell’usura abrasiva è molto più diffuso di quello che si possa


pensare, ogni materiale può esserne soggetto se sono presenti particelle
più dure.

Una delle maggiori difficoltà nella prevenzione e nel controllo di tale


fenomeno è che il termine usura abrasiva non descrive precisamente il
meccanismo che si ha. Ci sono infatti molti diversi meccanismi di azione
(che si possono anche avere contemporaneamente) ognuno con diverse
caratteristiche.
Usura da abrasione
Originariamente si pensava che l’usura da abrasione fosse dovuta ad un
meccanismo di taglio, oggi con analisi microscopiche si sono individuati
molti meccanismi indiretti.
Il materiale viene infatti rimosso per microtagli, microfratture, pull-out
di singoli grani o fatica accelerata dovuta alle ripetute deformazioni
Usura da erosione
L’usura da erosione è causata dall’impatto di particelle solide o liquide
sulla superficie di un oggetto.

Questo tipo di usura lo si ha in diverse categorie di macchine, esempi


tipici sono i danni alle turbine a gas quando un aereo vola attraverso nubi
di polvere e l’usura di pompe utilizzate per sospensioni di minerali.

Come per altre forme di usura la resistenza meccanica di un materiale


non ne garantisce la resistenza ad usura, ed è necessario un apposito
studio delle sue caratteristiche per poter minimizzare il fenomeno.
Le proprietà delle particelle erosive sono anch’esse importanti e
divengono un parametro fondamentale nel controllo di questo tipo di
usura.

L’usura da erosione comporta diversi meccanismi di usura che sono in


gran parte controllati dal materiale che costituisce le particelle,
dall’angolo di impatto, dalla velocità di impatto e dalla dimensione delle
particelle.
Usura da erosione

Se una particella è
solida e dura allora è
possibile avere un
processo simile
all’usura da abrasione.

Dove gli elementi


erosivi sono particelle
liquide, l’abrasione
non ha luogo e il
meccanismo di usura è
il risultato delle
ripetute sollecitazioni
da impatto
Usura da cavitazione
L’usura da cavitazione è conosciuta per il danneggiamento alle palette
delle eliche o delle turbine operanti in vapore umido e alle valvole di
regolazione.

L’usura procede con formazione di una serie di cavità sulla superficie


sottoposta a cavitazione.
L’intero pezzo meccanico può essere distrutto da questo processo, ma
comunque le prestazioni del componente sono spesso limitate dalle
rilevanti vibrazioni causate dal danneggiamento per cavitazione

La cavitazione è caratterizzata da ciclica formazione e collasso di bolle


su una superficie solida in contatto con un fluido.
La formazione delle bolle è causata dal rilascio di gas disciolti, dal
liquido dove questo presenta una pressione vicina allo zero o negativa.

Una pressione negativa la si può avere quando il flusso del liquido passa
in un condotto a geometria divergente, ad esempio nel passaggio da un
tubo con diametro piccolo ad uno con diametro più grande.
Usura a fatica
In molti casi di contatti ben lubrificati l’adesione tra le due superfici è
trascurabile, tuttavia molto spesso c’è ancora un usura significativa.

Questa fenomeno è causato dalle deformazioni subite dalle asperità e


dagli strati superficiali del corpo usurato quanto le asperità dell’altra
superficie sono in contatto.

I contatti tra asperità, accompagnati da sforzi locali molto elevati, si


ripetono per un gran numero di volte nel corso di uno strisciamento o di
un rotolamento, e le particelle d’usura sono generate dalla propagazione
di cricche di fatica, da cui il termine usura a fatica.

L’usura in queste condizioni è determinata dai meccanismi di iniziazione


della cricca, crescita della cricca e frattura. La superficie erosa
contiene un livello molto alto di deformazione plastica se paragonata alla
superficie non erosa.
Questa deformazione e la conseguente modificazione della
microstruttura del materiale hanno un effetto rilevante sul processo di
usura
Usura a fatica
Studiando le superfici erose in sezione si può osservare l’intensa
deformazione del materiale appena sotto la superficie stessa, ad
esempio la deformazione causata dalle azioni di taglio nello
strisciamento

Vicino alla superficie si ha perciò che la struttura della grana viene


sottoposta a trazione e orientata parallelamente alla superficie
usurante. Questa deformazione è causata dalle forze di attrito quindi
ovviamente con un basso coefficiente di attrito, come quando si ha una
buona lubrificazione questo fenomeno è minore o assente.
La deformazione indotta dallo scorrimento porta eventualmente alla
rottura della struttura cristallina originale sulla superficie e quindi alla
formazione di dislocazioni. Questo fatto a seguito di deformazioni
successive porta alla formazione di cricche e quindi alla frattura.
Usura esempi
Acciai inossidabili
Il primo acciaio impiegato è stato il 18-8 (18%Cromo 8%Nichel), o
secondo una più moderna classificazione, tipo 302.

Questo acciaio è più robusto e resistente alla corrosione di quello al


vanadio, che non viene più usato per le protesi a causa della non adeguata
resistenza alla corrosione.

Successivamente è stato introdotto il 18-8S Mo, denominato 316,


contenente Molibdeno (2-3%) che lo rende più resistente all’acqua
salata: la presenza di molibdeno risulta efficace come protezione contro
la corrosione per vaiolatura.

Negli anni ’50 è stato introdotto il 316L, che contiene meno carbonio
(0.03% invece di 0.08%) ed è ancora più resistente all’ambiente salino.

Sia il 316 che il 316L sono acciai austenitici che non possono essere
induriti a caldo, ma solo con lavorazioni a freddo, inoltre sono non
magnetici e presentano la maggiore resistenza alla corrosione.
Biocompatibilità degli acciai inossidabili
Anche il 316L, l’acciaio più resistente alla corrosione, può subire
corrosione all’interno del corpo in particolari situazioni di grande
tensione a carenza di ossigeno.

Viene comunque usato per protesi temporanee come piastre, viti, chiodi
per l’anca.
Applicazioni degli acciai inossidabili

Chiodo omerale in Acciaio Inox AISI 316L

Stabilizzatore esterno modulare


(SEM) realizzato allo scopo di
avere:
pochi elementi ad elevata
modularità (AISI 316L);
applicabilità anche con semplici
fili di Kirschner di piccole
dimensione
Leghe a base do Cobalto
Esistono due tipi principali di leghe a base di cobalto:

1) La lega Cobalto – Cromo – Molibdeno, che viene generalmente lavorata


con metodi di colata/fusione;

2) La lega Cobalto – Nichel – Cromo – Molibdeno, che viene generalmente


lavorata per forgiatura.

Queste leghe sono state usate per decenni per protesi dentali e, più
recentemente, per protesi sottoposte a carichi elevati, come quelle di
ginocchio e d’anca.
Composizione chimica e proprietà meccaniche delle leghe di
cobalto utilizzate come biomateriale
Caratteristiche delle leghe di cobalto

Sia la lega colabile-fondibile Cobalto – Cromo – Molibdeno che la lega


forgiabile Cobalto – Nichel – Cromo – Molibdeno mostrano eccellente
resistenza alla corrosione e velocità di rilascio di ioni Ni praticamente
uguale a quella degli acciai 316L, nonostante ne contengano una quantità
tre volte maggiore.

La lega Cobalto – Cromo – Molibdeno è particolarmente sensibile alla


lavorazione a freddo (indurimento): quindi, le normali procedure usate
con gli altri metalli non possono essere impiegate, e si usa il metodo a
cera persa.
Caratteristiche delle leghe di cobalto

Tra le leghe Cobalto – Nichel – Cromo – Molibdeno, quella che contiene


circa il 35% sia in Cobalto che di Nichel è una delle più romettenti, in
particolare a motivo della sua resistenza alla corrosione salina, anche
sotto sforzo.

La sua lavorazione a freddo ne aumenta poi la resistenza in modo


considerevole.

Tuttavia, ci sono notevoli difficoltà nel produrre con tecniche a freddo


impianti di dimensioni notevoli, come gli steli delle protesi articolari
dell’anca; di conseguenza, per questo tipo di protesi si deve ricorrere
alla forgiatura a caldo.

Le superiori qualità di resistenza alla fatica delle leghe cobalto – nichel –


cromo – molibdeno forgiate a caldo, rendono i materiali particolarmente
adatti nelle applicazioni che richiedono lunga durata senza presentare
fenomeni di frattura o fatica del metallo, come è proprio il caso dello
stelo delle protesi d’anca.
Caratteristiche delle leghe di cobalto
Questi vantaggi sono particolarmente significativi qualora sia necessario
rimpiazzare la protesi, poiché risulta molto difficile rimuovere
frammenti del vecchio impianto che deve essere saldamente inserito in
profondità nel canale midollare.

Le leghe cobalto – nichel – cromo – moilbdeno non sono invece consigliate


per le zone superficiali di contatto di protesi di giuntura, a causa dello
scarso potere di scorrimento che questo materiali presenta sia in
contatto con se stesso che con altri materiali.

Da osservare che le proprietà di resistenza all’abrasione delle leghe di


cobalto – nickel – cromo – molibdeno sono simili a quelle delle leghe
cobalto – cromo – molibdeno ottenute per fusione (0.14 mm/anno).

Anche per le leghe del cobalto, l’aumento della resistenza è


accompagnato da una diminuzione della duttilità.
Leghe del Mercurio (Amalgame)
Il mercurio, che è liquido a temperatura ambiente, può reagire con altri
metalli (es. argento e stagno), formando una massa plastica che indurisce
progressivamente con il passare del tempo.

Questo materiale è chiamato amalgama ed è una lega nella quale uno dei
componenti è il mercurio.

Le amalgame, in particolare l’amalgama di argento, sono i materiali più


largamente usati dai dentisti in tutto il mondo per il restauro dei denti
posteriori, dato che possono essere facilmente “impaccati” nelle cavità
dentali.
Preparazione dell’amalgama per le otturazioni
Il materiale di partenza è una lega solida in forma particolata
composta di almeno il 65% di argento e non più del 29% di stagno, 6%
di rame, 2% di zinco e 3% di mercurio.

Questa viene mescolata con del mercurio in un trituratore meccanico:


il materiale che ne risulta viene pressato nella cavità dentale
preparata in precedenza.

Una amalgama tipica, ottenuta con questa procedura e una volta


solidificata, contiene il 45-55% di mercurio, il 35-45% di argento e
circa il 15% di stagno.

Di solito raggiunge un quarto della consistenza finale dopo un’ora e


risulta completamente solidificata dopo un giorno.
Vantaggi e svantaggi delle amalgame

Vantaggi:

1) Ottimo sigillo marginale;


2) Facilità di utilizzo;
3) Lunga durata;
4) Lunga esperienza clinica;
5) Basso costo del restauro finale

Svantaggi:

1) Il colore non si mimetizza con il dente;


2) La necessità di eseguire preparazioni di cavità ritentive ed in
un certo senso demolitive, dato che l’amalgama non possiede la
capacità di legarsi alla struttura dentale;
3) La potenziale tossicità dovuta alla presenza del mercurio.
Oro e le sue leghe

L’oro e le sue leghe è dopo il mercurio il metallo più utilizzato in campo


odontoiatrico.

Nella lavorazione di questi materiali vengono impiegate due tecniche:

•la colata (casting);

•il malleting.
La tecnica della colata

Nella tecnica della colata si utilizza una matrice di un materiale capace


di tollerare le alte temperature, come il gesso.

La matrice viene ottenuta a partire da un’impronta di cera di presa della


cavità del dente mentre al paziente è applicato nel frattempo un
riempitivo della cavità dentale.

Nella colata di solito sono impiegate


leghe di oro di varia composizione, dal
momento che queste:
•Hanno proprietà meccaniche superiori a
quello dell’oro puro;
•Mantenendo la medesima reisitenza alla
corrosione (se contengono almeno il 75%
in peso d’oro ed altri metalli nobili).
Metalli usati in lega con l’oro
Il rame, ad esempio, in lega con l’oro ne aumenta considerevolmente la
resistenza; lo stesso effetto ha il platino, il cui contenuto non deve
tuttavia superare il 4% se non si vuole aumentare troppo il punto di
fusione della lega.

L’argento compensa il colore del rame, mentre una piccola quantità di


zinco può essere aggiunta per abbassare il punto di fusione e per
neutralizzare gli ossidi che si formano durante la fusione.

Ci sono, infine, leghe morbide che devono contenere più dell’85% d’oro:
vengono usate per le corone e per le capsule, che sono soggette a
pressioni ed usura molto superiori.
La tecnica del malleting

Le otturazioni sono formate direttamente nella cavità stessa utilizzando


come materiale foglie sottili d’oro puro.

I foglietti vengono saldati insieme comprimendoli a temperatura


ambiente.

In questo processo, l’unione tra gli strati metallici è provocata dalla


diffusione termica degli atomi da uno strato all’altro: per il successo del
processo è necessario, quindi, un contatto molto intimo tra i fogli ed è
importantissimo evitare in modo rigoroso le contaminazioni nella
lavorazione.
Tantalio

Il tantalio è stato molto studiato per protesi in campo


animale ed ha dimostrato di possedere elevata
biocompatibilità.

Tuttavia, a causa delle scarse proprietà meccaniche e della


elevata densità (16.6 g/cm3) ha trovato solo limitato
impiego nella fabbricazione di fili di sutura utilizzati in
chirurgia plastica ed in neurochirurgia.
Platino

Il platino, ed altri metalli nobili dello stesso gruppo, presentano


caratteristiche di eccezionale resistenza alla corrosione, ma
proprietà meccaniche scadenti.

Questi metalli, pertanto, vengono usati sotto forma di leghe per


fabbricare elettrodi, ad esempio nel caso dei pacemakers, sfruttando
così la loro resistenza alla corrosione ed i bassi potenziali di soglia.
Titanio e leghe di titanio
Caratteristiche del titanio:

• Leggerezza (pesa 40% meno dell’acciaio: ha infatti una densità di 4.5


g/cm3 contro 7.9 g/cm3 per l’acciaio, 8.3 g/cm3 per il Vitalium® - lega
cobalto/cromo/molibdeno - e 9.2 g/cm3 per le leghe lavorate di
cobalto/nickel/cromo/molibdeno);

• Eccellenti proprietà meccaniche

• Scarsa tossicità

• Ottima biocompatibilità

• Assenza di proprietà magnetiche

• Buona resistenza agli acidi

• Buona trasmissione del calore


Forme allotropiche del titanio e sue leghe
Esistono due forme allotropiche del titanio:
• α -Ti: stabile fino a 882° C, con reticolo esagonale compatto;
• β -Ti: stabile a temperature maggiori di 882° C, con reticolo cubico
centrato.

Alcune delle leghe conosciute del titanio contengono alluminio e vanadio.

La presenza di allumino rende più stabile la forma α, dato che aumenta la


temperatura di transizione tra le forme α e β.

La presenza del vanadio stabilizza, invece, la forma β, poiché abbassa la


temperatura di transizione tra le due forme.

Struttura beta TMZFTM Struttura alfa-beta Ti-6Al-4V


Purezza e qualità
Nella fabbricazione di protesi possono essere utilizzate quattro diverse
qualità di titanio metallico, che differiscono tra loro per i contenuti di
ossigeno, ferro e azoto, i cui valori devono essere attentamente
controllati (titanio grado 1-grado 2-grado 3-grado 4).

Soprattutto il contenuto d’ossigeno ha una grande influenza sulla


duttilità e sulla resistenza del metallo.

Esiste, invece, praticamente una solo lega a base di titanio


diffusamente utilizzata in applicazioni biomediche: è denominata
Ti6Al4V e contiene 5.5- 6.5% di alluminio e 3.5-4.5% di vanadio.
Proprietà meccaniche

Tra le proprietà meccaniche del titanio commerciale e della lega


Ti6Al4V, vi è un basso modulo d’elasticità (100-110 GPa), che risulta
circa la metà di quello delle leghe del cobalto.

Altre caratteristiche dipendono poi dalle impurezze contenute nel


materiale, il cui aumento innalza la resistenza e riduce la duttilità.

La resistenza del titanio e delle leghe varia così da valori inferiori a


quelli dell’acciaio 316, o delle leghe a base di cobalto, a valori quasi
uguali a quelli dell’acciaio inox temprato e delle leghe
cobalto/cromo/molibdeno.
Componenti in titanio
La vite cannulata SST è realizzata
in lega di Titanio Ti6Al4V,
materiale che consente il
monitoraggio mediante risonanza
magnetica.

Il sistema BCM è
composto da una vite,
utilizzabile in
abbinamento con una
placca femorale o con un
chiodo intramidollare.
Tutti i componenti sono
lucidati a specchio per
favorirne la rimozione e
sono realizzati in lega di
Titanio Ti6Al4V.
Componenti in titanio
La protesi trapezio-metacarpale, non cementata, è composta da una
componente distale in lega di Titanio Ti6Al4V a stelo bifido e parte
articolare sferica che trova sede nella componente prossimale
costituita a sua volta da una coppetta o in polietilene o anch’essa in
titanio ancorata ad una cupola bipolare, semisferica, che trova alloggio
in una sede opportuna ricavata nel trapezio.
Passivazione
Le superfici di titanio esposte all’aria si ricoprono spontaneamente di
uno strato di biossido (TiO2) dello spessore di 3-6 nm: questo
fenomeno è denominato passivazione.

La passivazione conferisce al titanio e alle leghe una elevata


resistenza alla corrosione assai maggiore di quella di molti altri
metalli e leghe.

Titanio passivato

Titanio non
passivato
8 micron
Biocompatibilità del titanio

La risposta infiammatoria dei tessuti al contatto con il titanio risulta


modesta ed il titanio è pertanto considerato come il più
biocompatibile fra tutti i metalli.

Il titanio puro possiede caratteristiche migliori rispetto a quelle


esibite dalle leghe che contengono elementi tossici come l’alluminio ed
il vanadio.

Infatti, mentre il titanio e i prodotti formati a seguito del rilascio di


suoi ioni sono considerati non-tossici, alcune gravi patologie sono
associate all’accumulo di alluminio; il rilascio di vanadio risulta
responsabile di fenomeni di carcinogenesi.
Problemi del Titanio

Il titanio ha una scarsa resistenza al taglio che lo rende meno adatto


nella costruzione di piastre e per applicazioni simili; inoltre, quando
entra in contatto di scorrimento con se stesso o con altri metalli,
tende a grippare.

Per questo motivo, le superfici esposte all’attrito vengono rivestite


con altri materiali: è classico il caso delle protesi articolari in titanio,
o in lega di titanio, rivestite con materiale ceramico.
Lavorazione del Titanio
Il titanio è un elemento molto reattivo alle alte temperature, tanto
che in presenza d'ossigeno brucia con facilità; l'ossigeno, inoltre,
diffonde rapidamente nel titanio rendendolo fragile.

Pertanto, la fabbricazione delle protesi ad alta temperatura va


realizzata in atmosfera inerte.

Una procedura alternativa consiste nella lavorazione tramite il


sistema di fusione sotto vuoto.

Le lavorazioni a macchina a temperatura ambiente non costituiscono


sempre una valida alternativa, dal momento che il materiale tende a
grippare a contatto con gli utensili usati per il taglio.

Attrezzi molto affilati e velocità basse d'esercizio, sono pertanto


necessari per minimizzare questo effetto indesiderato.

Infine, la lavorazione elettrochimica apre oggi interessanti possibilità.


Utilizzi biomedicali

Il titanio e le leghe di titanio sono da tempo considerati materiali di


uso comune nella chirurgia orale, maxillofacciale ed ortopedica.

In generale, il titanio commerciale puro viene utilizzato nel settore


dentale, mentre le leghe di titanio, che presentano migliori
caratteristiche meccaniche, vengono preferite nella chirurgia
ortopedica.
Impianti protesici

Per le caratteristiche di biocompatibilità, resistenza alla corrosione e


per la notevole capacità di sostenere carichi, il titanio e le leghe sono
largamente utilizzati per produrre :

™ pompe cardiache artificiali;

™ involucri per pace-maker;

™ parti di valvole cardiache;

™ viti per odontoiatria;


™ protesi articolari artificiali in genere …;

™ … ed in modo specifico protesi articolari d’anca


Leghe nichel - titanio
Possiedono una singolare proprietà denominata Shape Memory Effect
(SME – Materiali a memoria di forma), che consiste in questo:
il materiale che ha subito una deformazione ad una certa temperatura
può riprendere la forma iniziale qualora venga riscaldato ad una
temperatura superiore.

La lega nichel/titanio più conosciuta è quella nickel/titanio denominata


55-Nitinol® (50% di Ni a livello atomico, 55% in peso), che presenta
un eccezionale SME a temperature vicine alla temperatura ambiente.
La lega 55-Nitinol® risulta un buon isolante acustico e possiede la
proprietà di convertire direttamente l’energia termica in energia
meccanica.
Possiede, inoltre, caratteristiche non magnetiche, basso modulo di
elasticità, buone capacità di resistenza alla fatica (usura) e duttilità a
bassa temperatura.
Esiste infine un lega nichel/titanio a più ricco contenuto di nichel (60%
in peso), la 60-Nitinol®, che per temperatura a caldo risulta più dura
della precedente.
Applicazioni delle leghe a memoria di forma

• fabbricazione di fili per gli archetti in ortodonzia

• clips per aneurismi intracranici

• filtri per la vena cava

• muscoli contrattili per cuori artificiali

• protesi ortopediche ed altri specifici apparati medicali


Applicazioni delle leghe a memoria di forma
Gli aneurismi cerebrali sono delle dilatazioni circoscritte delle arterie
intracraniche di forma varia, ma generalmente sacculare, le quali si
formano per progressivo sfiancamento di un piccolo tratto della parete
arteriosa là dove vi è stata la perdita della lamella elastica; la parete
dell'aneurisma per questo è estremamente fragile e suscettibile di
rottura in quanto priva della normale protezione.

La rottura di un aneurisma determina sempre un particolare tipo di


emorragia che si definisce "subaracnoidea", nel frammezzo di quel
foglietto meningeo molto sottile che ricopre la superficie del cervello e
penetra come una ragnatela (dal greco "aracnoidè” = tela di ragno)
accompagnando i vasi nei profondi anfratti e lacune cerebrali ("solchi"
e "cisterne").

È pertanto un'emorragia generalmente diffusa, che interessa la


superficie del cervello, anche se può avere delle localizzazioni
specifiche; meno frequentemente si ha un sanguinamento
intracerebrale con conseguente ematoma.
Applicazioni delle leghe a memoria di forma

Per chiudere l'aneurisma si usano una o più clips metalliche che


vengono poste a livello del "collo“ dell'aneurisma, chiudendolo, ma
lasciando libere le arterie normali della circolazione cerebrale.
Applicazioni delle leghe a memoria di forma
Stents : sfruttando la proprietà di recupero elastico, possono essere usati per espandere
un piccolo volume. Tali strumenti, usati in combinazione con palloncini dilatatori oppure
nella versione auto-espandibile, possono dilatare o supportare un condotto bloccato
all’interno del corpo umano. A seconda del tipo di condotto, sia esso un vaso sanguigno,
una via respiratoria, urinaria, etc..

Stent per la dilatazione di


vasi sanguigni soggetti a
stenosi

Stent ureterale

Stent colorettale
Applicazioni delle leghe a memoria di forma
Stent tracheobronchiale

Stent per chirurgia


periferica e biliare

Stent polmonare

Stent carotideo
Applicazioni delle leghe a memoria di forma
Manicotto per nervi

E’ un manicotto la cui armatura è fatta in lega a memoria di forma della quale si sfrutta,
sia la proprietà della memoria di forma, che la superelasticità.
Questo per superare le difficoltà legate al posizionamento e alla necessità di suture per i
manicotti tradizionali.
Il dispositivo è a forma cilindrica con intaglio longitudinale; la struttura esterna è
realizzata in gomma siliconica (Silastic) e gli elettrodi sono sottili strisce di platino. I fili
della trasmissione degli impulsi sono rivestiti in Teflon e per assicurare l’assenza di
disturbi sul segnale è stata isolata anche l’armatura in NiTinol del tipo Ni 50.7% Ti.
Applicazioni delle leghe a memoria di forma
Sistema per il recupero dei corpi estranei

Sistema per la manipolazione di corpi estranei all’interno del sistema cardiovascolare e


dai distretti non vascolari.
Indicato per il recupero di stent periferici e coronarici, frammenti di guide e cateteri e
filtri per vena cava; per il riposizionamento di cateteri venosi centrali e di stent
ureterali.
Il sistema è costituito da un’ansa, un catetere guida, un
dispositivo per l’introduzione/retrazione dell’ansa, una valvola a
Y e un manipolo. Inoltre i tre cappi in nitinol evitano ogni
possibile deformazione durante il passaggio all’interno del
catetere rendendo il dispositivo moto flessibile, resistente e
atraumatico.

Cateteri a laccio

Presentano un corpo in NiTinol ad elevata elasticità e un cappio


precurvato a 90°C con eccellente memoria di forma e
allineamento; vasta gamma di dimensioni per il cappio.
Applicazioni delle leghe a memoria di forma
Cestelli

Utilizzati come tecnica poco invasiva per l’estrazione di calcoli


Costruiti in NiTinol in un unico pezzo e ricavati tramite taglio laser con
configurazione a quattro fili e disegno elicoidale o parallelo.
Il NiTinol oltre a garantire la memoria di forma, consente un’ottimale capacità di
rotazione e resistenza alle forze di torsione alle quali lo strumento è sottoposto
durante l’impiego.
Una guaina in poliuretano riveste il corpo catetere in NiTinol.
Applicazioni delle leghe a memoria di forma

Guide per interventistica

Procedure di approccio percutaneo o endoscopico per tecniche interventistiche, incluse nefrostomie


percutanee e drenaggi biliari.
Caratterizzate da fili guida in lega di NiTinol a differente grado di rigidità, con speciale
rivestimento e punta flessibile atraumatica, a configurazione retta o angolata
Applicazioni delle leghe a memoria di forma
Sonde per interventistica
L'ago MIRAS-LN è la soluzione per l'ablazione mediante radiofrequenza di piccoli tumori epatici e/o
ad altri organi parenchimatosi.
L'ago è dotato di una punta elettrica attiva e di 4 elettrodi semicircolari in NiTinol preformato.
Il MIRAS-LN è provvisto inoltre di una termocoppia indipendente estraibile/retrattile posizionata
nella stessa area dei 4 elettrodi che permette il controllo della temperatura periferica del tessuto da
ablare.
Sulla parte prossimale del catetere è montata una impugnatura provvista di un cursore in plastica per il
controllo dei movimenti e per l'estrazione/ritrazione degli elettrodi RF e del termistore