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NdsP Briciole di Vangelo

Non di Solo Pane


Www.nondisolopane.it Settimanale di Preghiera Domenica 27 giugno 2021
13^ settimana tempo ordinario Anno XXIII n. 996
Apostolato
della preghiera
La casa della mia anima
Angusta è la casa della mia anima
perché tu possa entrarvi:
allargala dunque
Giugno è in rovina:
Primo venerdì restaurala;
04/06 ma chi potrà purificarla, a chi griderò,
se non a te?
Luglio Purificami,
Primo venerdì Signore dalle mie brutture,
02/ ignote a me stesso,
e risparmia al tuo servo
le brutture degli altri.
(Sant’Agostino, Confessioni I, 5, 6)

“La vita è tua….”


Entriamo nelle semplici e quotidiane realtà del modi inesauribili di scelte, possibilità continue per
vivere di ogni persona. C’è un progetto, un’attesa, inventare la sua vita, per gestire questa immensa
un impegno: il desiderio di raggiungere una certa ricchezza, e fare di sé e di tutta l’umanità
posizione sociale, di realizzare alcuni sogni colti- un’avventura mai finita e sempre più affascinante.
vati lungamente nell’adolescenza e nella prima La prima regola per inventare la vita, per dare alla
giovinezza. Guardando da ogni parte, ascoltando nostra personalità una consistenza e una garanzia
ogni voce, lasciando che dal di dentro di sé erom- di crescita e di solidità, è quella di mettere le radi-
pa il grido spontaneo, si può dire che tutto va ri- ci. Mettere le radici significa aderire a una realtà
petendo: “La vita è tua!”. La vita è la bella inven- precisa, soprattutto a un territorio, a una esperien-
zione che ogni giorno esce dalla mente e dai sen- za, a un contesto: vuol dire riconoscere una realtà
timenti dell’uomo, è la bella avventura che ogni che ci precede e dichiarare positivamente la nostra
uomo realizza in modo personale, è l’incognita concretezza. Vuol dire accettare l’ambiente dove
che ogni giorno viene decifrata e sfruttata per la siamo, sentirsi appartenenti a quel pezzo di terra, a
propria felicità. La vita è tua. Però, se ti guardi in quel brano di società, a quel cerchio di persone
giro, ti accorgi che la vita non è per niente nelle con le quali, volere o no, si vive: vuol dire accetta-
tue mani: non ne puoi fare ciò che vuoi. re come propria la realtà quotidiana. Mettere le
La vita ti è stata data: non l’hai chiesta tu, non radici è sempre un atteggiamento libero e respon-
l’hai programmata, non l’hai disegnata come un sabile che impegna a una presenza intelligente, e
progetto da eseguire. La vita mi è stata data per- invita la fantasia a trovare nuove possibilità e nuo-
ché io ne possa godere così pienamente da esauri- ve soluzioni per cambiare e migliorare ciò che si
re il progetto di Dio, così da renderla un momen- trova.
to, un passaggio, un elemento palpitante di tutto (G. Basadonna, Inventare la vita, Milano 1990 , 28-42, pas-
l’universo, un punto importante nel cammino del- sim)
la civiltà umana. E’ in questa prospettiva che ogni
uomo ha davanti a sé campi sconfinati di azione,

Non di solo pane 13^ settimana Tempo Ordinario - Numero 996 pagina 2
I santi del giorno: San Sansone, sacerdote;
sant'Arialdo di Milano.

“Dai a ogni giornata la possibilità di essere la


più bella della tua vita.” (Mark Twain)
Domenica
Giugno
13^settimana Tempo Ordinario
27
Il santo del giorno: san Cirillo d’Alessandria
Parola di Dio .
in briciole La fede cristiana ha sempre avuto dei "padri" che hanno permesso
l'incontro tra Vangelo e storia, tra verità teologiche e vissuto quotidia-
no. Nell'antichità alcuni di questi testimoni hanno contribuito a mo-
dellare le radici che ancora oggi alimentano la vita delle comunità cri-
stiane in tutto il mondo. Tra questi ci fu san Cirillo d'Alessandria, che
diede un contributo fondamentale alla corretta formulazione sull'u-
Dio: Signore della vita
nione delle due nature, umana e divina, nell'unica persona di Cristo.
Pagina curata da Don Luciano V. M. Una questione che diede espressione non solo alla concezione del Di-

“...le creature del mondo sono portatrici di


o cristiano ma anche alla visione antropologica più profonda. E che
salvezza…..” fu al centro del dibattito teologico e dei Concili del IV-V secolo cui
Cirillo partecipò. Egli, infatti, era nato attorno al 370; lo zio era Teofi-
(Sap 1,13-15; 2.23-24)
lo, suo immediato predecessore come vescovo di Alessandria, comu-
Le letture che la liturgia odier- nità che Cirillo guidò tra il 412 e il 444.
na ci propone sono un inno
alla vita, alla giustizia e a farsi
prossimi nell’eguaglianza dei Vangelo Mc 5,21-43
beni ricevuti. La lettura tratta In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli
dal libro della Sapienza ci ri- si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei
chiama il progetto di Dio capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai
sull’uomo come descritto nel piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a
imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo
libro della Gènesi. Dio è il Si- seguiva e gli si stringeva intorno. Ora una donna, che aveva perdite di
gnore della vita e non ha crea- sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici,
spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggio-
to la morte, né gode per la ro- rando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo
vina dei viventi. Dovremmo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti,
ricordarcelo soprattutto quan- sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo
che era guarita dal male. E subito Gesù, essendosi reso conto della forza
do la nostra vita si blocca di- che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie
nanzi a quei “perché” che ren- vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno
a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei
dono la fede così complicata. che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò
Non crediamo in un Dio della che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità.
morte ma della vita, che non si Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita
dal tuo male». Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della
arrende dinanzi al male che ci sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il
portiamo dentro, ma riparte da Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga:
quello che di buono il nostro «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo,
fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero
cuore conserva, perché “le cre- alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che pian-
ature del mondo sono portatri- geva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La
bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti
ci di salvezza, in esse non c’è fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano
veleno di morte”. Perciò sta a con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le
noi non tradire la fiducia di disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la
fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi
Dio riconoscendoci sempre da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venis-
bisognosi del suo aiuto. se a saperlo e disse di darle da mangiare.

Non di solo pane 13^settimana Tempo Ordinario - Numero 996 pagina 3


Donare e, ancora donare ….. meditazione curata da don Luciano Vitton Mea

cora perché vi sia giustizia: Nel momento in cui ci ren-


non teniamo per noi, lascia- diamo conto della capacità
mo fluire, facciamoci stru- di dono che abbiamo, anche
menti di amore, compren- se ci sembra di non posse-
sione, attenzione. dere nulla, diventa impossi-
bile non donare: ascolto,
Diamo senza stancarci: nul-
attenzione, una presenza, un
la di ciò che abbiamo e ciò
abbraccio, un sorriso, una
che siamo è da tenere per
preghiera.
noi, tutto è dono e tutto è
“Non temere, soltanto abbi fe- da donare. Che altro? Siamo simili a
de!” Dio nella capacità d’amore:
Non staticità, ma movimen-
è questo solo ciò che ci dà
to: questo è ciò che dà vita.
gioia.
Nelle letture di oggi c’è so-
Un morto giace immobile,
vrabbondanza d’amore e di
chi è vivo si alza, cammina,
fede.
sorride, mangia.
Ascoltiamo la raccomanda-
zione a donare ancora e an-

Maestri di Contemplo: Senza bisogno di formule


spiritualità
Gesù, fa' che il suono
della tua voce rie- Ho ancora molte cose da farti venire ai piedi del maestro e so-
cheggi sempre nelle capire, e su questa terra non ne prattutto vicino al suo cuore,
orecchie, perché io
impari a capire come conoscerai che una minima par- dove si capisce tutto senza biso-
il mio cuore,la mia te. Ma per capire tali verità, per gno di formule. Significa essere
mente e la mia anima,
ti possano amare. quanto limitate è necessario che attenti al movimento della gra-
Concedimi di acco- tu mi venga maggiormente in- zia, ai segni dello Spirito Santo,
glierti negli spazi più
nascosti del mio cuo- contro. al soffio misterioso del mio
re, tu che sei il mio Se ti rendessi più accogliente ti pensiero.
unico bene, la mia
gioia più dolce, il mio parlerei di più. Essere accoglien- Nella misura in cui sarò nel tuo
vero amico. Gesù, te significa anzitutto essere umi- spirito vedrai i tuoi fratelli con i
vieni nel mio cuore,
prega con me, prega le, considerandosi come uno miei occhi e li amerai con il mio
in me, perché io im- che ha molto da imparare. Si- cuore.
pari da te a pregare. (G. Curtois, Quando il Maestro. p.15)
(Madre Teresa di Calcutta) gnifica rendersi disponibile per

Non di solo pane 13^ settimana del Tempo Ordinario n. 996 pagina 4
I Santi del giorno: San Paolo I, papa (VIII
sec.); santa Vincenza Gerosa, vergine.

“Tutta la varietà, tutta la bellezza, tutta la


delizia della vita è composta d’ombra e di lu-
Lunedì
Giugno
13^ settimana tempo ordinario
28
ce.” (Lev Tolstokj)

Il Santo del giorno: sant’Ireneo di Lione


Parola di Dio . Il Verbo di Dio “pose la sua abitazione tra gli uomini e si è fat-
in briciole to Figlio dell'uomo, per abituare l'uomo a comprendere Dio e
per abituare Dio a mettere la sua dimora nell'uomo secondo la
volontà del Padre”: sta tutto qui il nocciolo vivo della fede cri-
stiana. Oggi possiamo dire a parole questa verità anche grazie ai
Credere nell’amore e nella pensatori e pastori dei primi secoli, tra i quali sant'Ireneo di
misericordia di Dio Lione è uno dei più conosciuti. Discepolo di san Policarpo e
forse originario di Smirne, nel 177 si trovava in Gallia, dove fu
Pagina curata da Don Luciano V. M.
chiamato a succedere a san Potino, vescovo novantenne di Lio-
“…io l’ho scelto perché egli obblighi i suoi ne, ucciso durante la persecuzione. Ireneo era stato mandato a
figli e la sua famiglia a osservare la via del Roma per chiarire alcune questioni dottrinali e al suo rientro la
Signore .…” comunità cristiana locale appariva ferita dalla repressione. Fino
(Gen 18,16-33) alla morte, nel 202 circa, Ireneo fu una guida saggia, un pastore
autorevole e un difensore della retta fede, messa a rischio dalle
A prima vista può sembrare eresie.
che Abramo sia troppo insi-
stente con il Signore, tanto da
sembrare persino importuno.
Invece, Abramo ha compreso
nella sua lunga amicizia con
Dio, che egli ama manifestare
la sua misericordia a coloro
Vangelo Mt 8,18-22
che gliela chiedono con insi- In quel tempo, vedendo la
stenza e con fiducia. Questo folla attorno a sé, Gesù
dialogo che riporta la contrat- ordinò di passare all’altra
tazione di Abramo con
l’Altissimo, in realtà è il model- riva. Allora uno scriba si
lo migliore di ogni preghiera avvicinò e gli disse:
di intercessione che innalzia- «Maestro, ti seguirò do-
mo a Dio per i nostri fratelli.
Dio era disposto ad evitare la vunque tu vada». Gli ri-
catastrofe se solo avesse tro- spose Gesù: «Le volpi
vato in quelle città un seme, hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Fi-
seppure piccolo, di giustizia:
glio dell’uomo non ha dove posare il capo».
purtroppo non fu così. Dio
ricerca anche solo un giusto E un altro dei suoi discepoli gli disse: «Signore, permettimi
che creda nel suo amore e nel- di andare prima a seppellire mio padre». Ma Gesù gli rispo-
la sua misericordia: ciascuno di se: «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti».
noi è chiamato a essere quel
giusto.

Non di solo pane 13^ settimana del Tempo Ordinario n. 996 pagina 5
Una piccola fiamma che scalda... a cura di don Luciano Vitton Mea

la gratitudine perché sa Ma può riposare in o-


che tutto è dono che gni momento il suo cuo-
proviene dalla santa ma- re nel grande cuore di
no di Dio. Dio.
Trova presso di Lui la Non ha una casa, ma
vita e niente importa più. molte di più, quanti sono
Non ha più nulla da i cuori che riesce a scal-
chiedere o pretendere, dare.
ma presenta all’Amato le Perché il vero discepo-
sofferenze ed i bisogni, lo è una piccola fiamma
le solitudini, le croci dei che scalda, che brucia e
«Seguimi, e lascia che i morti
fratelli. non consuma, che ac-
seppelliscano i loro morti».
Non posa il capo il di- cende il sorriso e la vita
scepolo, non ha riposo: con quel fuoco che un
Vero discepolo è chi si
sempre va annunciando giorno qualcuno gli ha
dimentica di sé perché
l’amore magnifico, vinci- regalato.
talmente innamorato di
tore di tristezze e d’ogni
non vedere altro che Lui.
morte.
Misura del discepolo è

Maestri di
spiritualità Contemplo: E’ questione di fede
Vieni, Signore Gesù, Io sono il verbo, colui che è, di ne hanno ricevuto il dono, o che
donaci l'intelligenza per
vagliare ogni cosa continuo e nel silenzio, in stato l’hanno perduto.
e la forza per scegliere di parola. E’ soprattutto questione di a-
ciò che è buono.
Donaci la voce per gri- Se si sapesse davvero fare atten- more. Se viveste maggiormente
dare di prepararti la zione, si riconoscerebbe la mia per me, che non per voi stessi,
strada, e coraggio per voce nelle cose più umili della verreste attratti dal leggero sus-
essere i primi a prepa-
rarla. Donaci di conso- natura come nelle più grandi, surro della mia voce interiore e
lare chi sta peggio di attraverso gli esseri più diversi, l’intimità con me potrebbe sta-
noi, di confortare chi
soffre più di noi, attraverso le circostanze più bilirsi più facilmente.
di rallegrare chi ha me- normali. (G. Curtois, Quando il Maestro. p.16)
no gioia di noi,
di farci vicini a chi ha E’ questione di fede e questa
bisogno di noi. fede me la devi chiedere per tut-
Amen!
(Tonino Lasconi) ti gli uomini tuoi fratelli che non

Non di solo pane 13^ settimana Tempo Ordinario n. 996 pagina 6


Santi del giorno: San Siro di Genova, vesco-
vo (IV sec.); san Cassio di Narni, vescovo.

“Soffermati sulla bellezza della vita. Guarda le


Martedì
Giugno
stelle e vediti nel cielo a correre con loro.” (Marco 13^ settimana Tempo Ordinario
29
Aurelio)

I santi del giorno: santi Pietro e Paolo


Parola di Dio C'è un amore più grande dei nostri errori e annunciare que-
in briciole sto amore è una missione che supera ogni nostra ideologia.
Perché la vicenda di Cristo, morto e risorto, riconcilia epo-
che, culture, popoli e nazioni. È questo il grande messaggio
che ci affida oggi la festa dei santi Pietro e Paolo, due dei
Pietro: un ruolo chiave nella pilastri su cui si fonda l'intero cammino della Chiesa attra-
vita della comunità cristiana verso i secoli. Pietro era fratello di Andrea, incontrò Gesù
Pagina curata da Don Luciano V. M. sul lago di Galilea e lo accompagnò fino alla fine: i Vangeli ci
raccontano la sua autorità tra gli apostoli ma anche i suoi
“......e furono ricolmi di meraviglia e umanissimi errori. Paolo era originario di Tarso, persecutore
stupore per quello che gli era accaduto......”
dei cristiani, si convertì sulla via per Damasco e divenne un
(At 3,1-10) instancabile apostolo in mezzo alle popolazioni pagane e alla
Il testo degli Atti dimostra cultura classica. Ad accomunarli fu anche la morte: entram-
come Pietro avesse già un bi, per la tradizione, furono martiri a Roma.
ruolo chiave nella vita della
comunità cristiana: tutta la
preghiera della Chiesa si in-
nalza per il suo pastore, in un
momento critico come quello.
Nonostante il pericolo Dio Vangelo: Mt 16,13-19
manda il suo angelo a liberar- In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa
lo: nessuno può fermare la di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi
parola di Dio e coloro che dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni
l’annunciano. Com’è diverso dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o
Pietro da quello di solo qual-
qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite
che tempo prima! Il pescatore
irriflessivo e un po’ spaccone che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il
ha lasciato il posto a colui che Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei
guida la Chiesa, secondo la tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né san-
volontà di Gesù. Pietro non gue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei
aveva ancora capito a cosa il cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra e-
Maestro lo destinava, quando dificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non
gli aveva chiesto di pascere i
prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno
suoi agnelli: ma in seguito egli
comprese quale era la volontà dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato
del Cristo. Egli doveva dare la nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà
sua vita per il gregge, proprio sciolto nei cieli».
come lui.

Non di solo pane 13^ settimana Tempo Ordinario n. 996 pagina 7


Il messaggio di due giganti della fede a cura di don Luciano –Parroco di Bovegno

be. La liturgia di oggi ri- colui che conferma i fra-


corda due di questi telli nella fede nell’unico
“pilastri fondamentali”, Dio.
diversi per vita e vocazio- Paolo è il seminatore, for-
ne, ma uniti nel ministero te e dinamico, con grande
che è la responsabilità spirito di adattamento alla
dell’annuncio del vangelo. complessità delle situazio-
Ancora oggi l’edificio del- ni che via via si andavano
la chiesa sta in piedi per- presentando.
ché ci sono queste colon- Cosa possono dire a noi
ne; ancora oggi il riferi- oggi questi giganti della
Ogni edificio che sia de- mento alle loro parole e fede?
gno di portare questo no- alla loro opera è basilare
me poggia le sue basi su per lo sviluppo della no- Semplicemente una cosa:
colonne portanti, nel senso stra fede. per il Signore dobbiamo
che fanno il loro dovere: essere disposti a tutto!.
Un unico compito, un
“portano” il peso di tutta intento fondamentale, du-
la costruzione, e senza di e modi di attuazione. Pie-
loro l’edificio non stareb- tro è la guida, il pastore,
be in piedi, non esistereb-

Maestri di Contemplo: Essere amato con passione


spiritualità Essere figli di Dio (H.J.M. Nouwen, Vivere nello Spirito)
Dammi semplicità, la
giusta ingenuità per Invocami come la luce che può Lasciati invadere dalla certezza
correrti incontro sen- illuminare il tuo spirito, come il di essere amato, così come sei,
za timori. Dammi il
mio sorriso, Signore, fuoco che può illuminare il tuo con tutti i tuoi limiti e le tue de-
l'unica ricchezza che cuore, come la forza che può bolezze, per diventare come io
posso donare a mio
fratello. Dammi la espandere le tue energie. ti desidero, brace incandescente
disponibilità, Signore, Chiamami soprattutto come di carità divina. Allora mi con-
rendimi sereno da- sentirai di svolgere in modo mi-
vanti al tuo progetto. l’amico che desidera condividere
Dammi autenticità, con te tutta la vita, come il sal- gliore il collegamento tra il Pa-
Signore: fa' che io vatore che desidera purificare dre dei cieli e i fratelli della ter-
sappia baciare il leb-
broso. E infine, Si- l’anima tua dall’egoismo, come ra.
gnore, dammi corag- il tuo Dio che aspira ad assu- (G. Curtois, Quando il Maestro. Pp,16-
gio, perché sento le 17)
gambe tremare merti in sé fin da quaggiù, in
e il cuore battere for- attesa di accoglierti nella pienez-
te. Ho tanta paura
Signore, ma so che tu za della luce dell’eternità.
sei vicino a me.
(Ivan Bodrozic)

Non di solo pane 13^ settimana Tempo Ordinario n. 996 pagina 8


Santi del giorno:
Santi primi martiri della santa Chiesa
di Roma; beato Gennaro Maria Sarnelli, religioso.

“Non è vero che abbiamo poco tempo: la verità è che


Mercoledì
13^ settimana
Giugno
Tempo Ordinario
30
ne sprechiamo molto.” (Seneca)

I santi del giorno: sant’ Adolfo di Osnabruck


Parola di Dio Nobile di origine ma umile nel cuore e nello stile di vi-
in briciole ta: quello di sant'Adolfo di Osnabruck è un esempio
ancora di grande attualità per i sacerdoti e i vescovi,
pastori chiamati a camminare assieme al proprio popo-
lo. Figlio dei conti di Tecklenburg in Westfalia, Adolfo
era nato verso il 1185 ed era diventato prete a Colonia,
Avere uno sguardo di fede entrando poi a far parte del Capitolo della Cattedrale.
su tutta la nostra vita Una visita ai Cistercensi di Altenkamp, però, gli fece
Pagina curata da Don Luciano scoprire e apprezzare la vita monastica e decise perciò
“....e Dio fu con il fanciullo che crebbe di entrare a far parte di quella comunità. Ma ben presto
e abitò nel deserto…...” gli venne chiesto di diventare vescovo di Osnabruck.
Era il 1217 e il suo episcopato durò sette anni: un peri-
(Gen 21,5.8-20)
odo in cui si fece conoscere per la sobrietà di vita oltre
Può sembrare strano ma Dio che per l'amore per i poveri e i malati: agli emarginati,
si adatta alle circostanze più infatti, destinò i proventi dei suoi possedimenti. Morì il
impensabili per manifestare la 30 giugno 1224.
sua salvezza. Persino l’invidia e
la gelosia tra due donne e
l’ingiusto trattamento di una
delle due può dare adito a una Vangelo Mt 8,28-34
nuova via di salvezza. Questo
significa che quando Dio deci- In quel tempo, giunto Gesù all’altra riva, nel paese dei Ga-
de di benedire gli uomini e da- darèni, due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli andarono
re loro speranza e luce, non c’è incontro; erano tanto furiosi che nessuno poteva passare
nulla che riesca a impedirglie-
lo. Persino ciò che ai nostri per quella strada. Ed ecco, si misero a gridare: «Che vuoi
occhi risulta gretto come da noi, Figlio di Dio? Sei venuto qui a tormentarci prima
l’invidia può servirgli per apri- del tempo?». A qualche distanza da loro c’era una numero-
re, invece, strade nuove. Quin- sa mandria di porci al pascolo; e i demòni lo scongiuravano
di, tante volte nella nostra vita,
quelle che ci sembrano situa-
dicendo: «Se ci scacci, mandaci nella mandria dei porci».
zioni dure, difficili o che pro- Egli disse loro: «Andate!». Ed essi uscirono, ed entrarono
vocano sofferenza, in realtà nei porci: ed ecco, tutta la mandria si precipitò giù dalla ru-
sono nuove strade che il Si- pe nel mare e morirono nelle acque. I mandriani allora fug-
gnore ci sta aprendo, affinchè
girono e, entrati in città, raccontarono ogni cosa e anche il
la sua benedizione si manifesti.
Per poter percepire questa ve- fatto degli indemoniati. Tutta la città allora uscì incontro a
rità, è necessario però avere Gesù: quando lo videro, lo pregarono di allontanarsi dal
uno sguardo di fede su tutta la loro territorio.
nostra esistenza.

Non di solo pane 13^settimana Tempo Ordinario n. 996 pagina 9


“Ciò che vale per tutti, per tutto, sempre……” a cura di don Luciano Vitton Mea

rato, lo cerca ed esce dal fastidi, né dubbi, né in-


suo sepolcro pur di avere quietudini e manteniamo-
quell’incontro. Il male è ci serenamente saldi.
disperato, fa soffrire anzi- Ciò che importa, ciò che
tutto se stesso e ha in sé vale, è l’amore. Per tutti,
l’ansia di liberarsi da sé. per tutto, sempre.
L’uomo, icona di Dio, è Lavoriamo su noi stessi
fatto per il bene e solo il per questo e per noi chie-
bene gli dà vita. diamo solamente capacità,
Se ci sforziamo di cammi- vo l o n t à , p o s s i b i l i t à
“Tutta la città allora uscì in- nare sulle orme di Gesù, d’amore.
contro a Gesù: quando lo vide- di riscoprire il nostro vero Per tutto il resto …..nulla
ro, lo pregarono di allontanarsi volto di Figli di Dio, a- ci turbi, niente ci spaventi.
dal loro territorio.” spettiamoci che il male ci
venga incontro.
Che accade? Il male si fa Mettiamo in conto la dif-
incontro al bene, ne è atti- fidenza, la paura di chi vi-
ve tranquillo e non vuole

Maestri di spiri-
tualità Contemplo: Se ascolti la mia voce
Ho paura di dire di si, o
Signore. Dove mi con-
durrai? Ho paura di av- Pensa, prega, agisci in me. Io in tua preghiera, dandoti a me. As-
venturarmi, di firmare in
bianco, ho paura del sì te, tu in me. Lo sai, è questo il sumili lasciandoti assorbire in
che reclama altri sì.
Eppure non sono in pa- mio desiderio di intimità con te. me. Vivi con me come con
ce: mi insegui, o Signore, Io sto di continuo alla porta del- l’amico che mai si abbandona.
sei in agguato da ogni
parte. Cerco il rumore la tua anima e busso. Se ascolti Non mi lasciare con la volontà,
perché temo di sentirti,
ma ti infiltri in un silen- la mia voce e mi spalanchi la non mi lasciare col cuore, cerca
zio. Signore, mi hai affer-
rato e non ho potuto porta, allora entro in casa tua e di lasciarmi il meno possibile
resisterti. Sono corso a ceniamo insieme.
lungo, ma tu mi insegui- anche con la tua mente. Sii at-
vi. Mi hai raggiunto. Ogni volta provvedo io al ban- tento alla mia presenza, al mio
Mi sono dibattuto, hai
vinto. I miei dubbi sono chetto e la mia gioia sta nel ve- sguardo, al mio amore, alla mia
spazzati, i miei timori
svaniscono. Perché ti ho derlo assaporare in modo da es- parola.
riconosciuto senza veder-
ti, Ti ho sentito senza sere sempre più idoneo a donar- (G. Curtois, Quando il Maestro, p.22)
toccarti, ti ho compreso mi ai tuoi fratelli. Pensa a loro
senza udirti.
(Michel Quoist) pensando a me. Raccogliti nella

Non di solo pane 13^ settimana Tempo Ordinario n. 996 pagina 10


Santi del giorno: San Carileffo, abate (VI sec.);
beato Antonio Rosmini, sacerdote.

“Chi non è felice con ciò che ha, non sarà felice
Giovedì
Luglio
13^ settimana Tempo Ordinario
1
neppure con ciò che desidera”. (Socrate)

Il santo del giorno: Sant’Oliver Plunkett


Parola di Dio Sant’Oliver (Oliviero) Plunkett è uno dei patroni del pro-
in briciole cesso di riconciliazione dell’Irlanda: nel suo ministero epi-
scopale ad Armagh, infatti, diede ascolto e coltivò tutte le
“anime” della sua terra. Un’opera che gli costò la vita: ven-
ne accusato per un inesistente “complotto cattolico” e ucci-
Le prove di Dio so a Londra nel 1681. La verità è che quel “complotto” al-
Pagina curata da Don Luciano V. M.
tro non era che l’incessante impegno per creare unità tra
popoli e nazioni nel segno del Vangelo. Era nato in Irlanda
“ …Abramo! ..Eccomi!......” nel 1625 e aveva studiato a Roma al Collegio irlandese, inse-
gnando poi per 12 anni all'Urbaniana. Fu ordinato prete
(Gen 22,1-19)
nella cappella dell'Ateneo missionario nel 1654 da un vesco-
La prova a cui Dio sottopone vo irlandese in esilio per la persecuzione di Oliver Crom-
Abramo è veramente terribi- well. Dopo la morte di quest'ultimo nel 1658 il clima mutò
le:gli domanda l’unica cosa per e Plunkett poté tornare in patria come vescovo di Armagh.
Ma l’odio per i cattolici si riaccese e Plunkett morì martire.
cui Abramo aveva atteso e lot-
tato per anni. Eppure il vec-
chio sa che, in qualche modo
Dio mantiene sempre le sue
promesse, anche quando ci
chiede cose apparentemente Vangelo Mt 9,1-8
senza senso. Il dialogo tra il
padre e il figlio è di una delica- In quel tempo, salito su una barca, Gesù passò all’altra
tezza commovente: Abramo riva e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portavano un
non vuole spaventare il ragaz- paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro
zo ma nello stesso tempo ha fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono per-
deciso di fare la volontà di Di- donati i peccati». Allora alcuni scribi dissero fra sé:
o, costi quel che costi. Anche a «Costui bestemmia». Ma Gesù, conoscendo i loro
noi Dio potrebbe chiederci di pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vo-
sacrificare sull’altare della sua stro cuore? Che cosa infatti è più facile: dire “Ti sono
volontà ciò a cui teniamo di perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”?
più. Non dobbiamo aver paura Ma, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il pote-
d’immolare qualsiasi cosa egli
re sulla terra di perdonare i peccati: Àlzati – disse allo-
ra al paralitico –, prendi il tuo letto e va’ a casa tua».
ci chieda, per quanto ciò possa
Ed egli si alzò e andò a casa sua. Le folle, vedendo
sembrarci senza senso. Ce lo
questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio
restituirà centuplicato e per
che aveva dato un tale potere agli uomini.
sempre.

Non di solo pane 13^ settimana Tempo Ordinario n. 996 pagina 11


La vera amicizia pagina curata da Don Luciano—Parroco di Bovegno

suoi amici, che l’hanno quando io non so più


portato dal maestro. farlo, , la vita nuova, una
Quale valore ha la vera rinnovata capacità di es-
amicizia! sere felice e libera.
Un amico ti custodisce Grazie perché nel loro
nel suo cuore e vuole il essere per me, mi ripor-
tuo bene. tano a te.
Il peccato non è che una Fa’ che anch’io sappia
paralisi dell’anima e di essere un’amica vera, sol-
«Perché pensate cose malvagie un corpo che l’anima lecita, paziente, sincera e
nel vostro cuore? Che cosa non sa più muovere al serenamente allegra; che
infatti è più facile: dire “Ti bene. non dimentichi di prega-
sono perdonati i peccati”, Oggi Signore, ti ringra- re per i miei amici, per-
oppure dire “Àlzati e cam- zio per i miei veri amici, ché anche la mia fede
mina”? che non si fermano di porti salvezza a coloro
Non per la sua fede sono fronte alle mie paralisi, che amo.
perdonati i peccati al pa- non mi voltano le spalle
ralitico, ma per quella dei e ti chiedono pe me,

Maestri di Contemplo: Chiedimi quella grazia


spiritualità

Sai bene che sono presente vici- raggiante, pronto a sostenerti e


Vieni e rinasci in noi, no a te e negli altri. Ma altro è aiutarti!
sorgente della vita;
vieni e rendici liberi, saperlo, altro è provarlo. Ma ecco: tu lo devi incontrare
principe di pace. Chiedimi spesso questa grazia: nella fede, lo devi desiderare
Vieni e saremo giu- non sarà rifiutata alla tua pre- nella speranza, lo devi predilige-
sti,
seme della giustizia; ghiera umile e perseverante. Es- re nell’amore.
vieni a risollevarci, sa è l’espressione più concreta (G. Curtois, Quando il Maestro, p.22)
figlio dell'Altissimo. di una fede viva e di una carità
Vieni ad illuminarci,
luce di questo mon-
ardente.
do: Sai bene che i miei occhi non si
vieni a rifare il mon- distolgono da te. Se potessi ve-
do,
Gesù, figlio di Dio!
dere questo mio sguardo pieno
(Didier Rimaud) di bontà, di tenerezza, di deside-
rio, attento alle tue scelte pro-
fonde, sempre benevolo, inco-

Non di solo pane 13^ settimana Tempo Ordinario n. 996 pagina 12


Il santo del giorno: San Lidano da Sezze, aba-
te; beata Eugenia Joubert, religiosa.

“A un cuore in pezzi nessuno s’avvicini senza


Venerdì
Luglio
13^ settimana Tempo Ordinario
2
l’alto privilegio di aver sofferto altrettan-
to.” (Emily Dickinson)

Il santo del giorno: san Bernardino Realino


Parola di
Parola di Dio
Dio
in briciole
briciole Ogni città ha i suoi padri, personaggi che con il loro carisma hanno
in segnato il volto e il cuore della comunità e della società: riscoprire
queste antiche guide ancora oggi può aiutare a trovare la strada per
il futuro. Per Lecce uno di questi maestri fu di certo san Bernardino
Tutta la vita come un do- Realino, al quale i leccesi sul letto di morte nel 1616 chiesero di pro-
no di Dio teggere la loro città; lui accettò diventando così poi il loro patrono.
pagina curata da Don Luciano V. M. Era nato a Carpi nel 1530 ed era stato avviato agli studi in diritto
civile e canonico. Ricoprì quindi diversi “pubblici uffici”, approdan-
“...…Abramo seppellì Sara…...”
do anche a Napoli, dove incontrò i Gesuiti: affascinato dal loro ca-
(Gen 23,1-4.19; 24,1-8.62-67) risma decise di lasciare tutto per la vita da consacrato. Nel 1567 di-
venne prete e nel 1574 arrivò a Lecce, dove visse il proprio ministe-
Anche nella vita di Abramo la ro per 42 anni: creò e guidò un collegio, dedicandosi anche ai biso-
morte e la vita si avvicendano
gnosi. Morì a 86 anni ed è santo dal 1947.
secondo i ritmi naturali dispo-
sti dal Creatore: eppure, egli
vive tutto ciò con una consa-
pevolezza particolare che è
quella della promessa fattagli
da Dio; questa risplende conti-
nuamente nel suo cuore e da
Vangelo Mt 9,9-13
essa dipendono le sue scelte e
quelle della sua famiglia. An- In quel tempo, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo,
che noi sperimentiamo nello seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi».
scorrere dei giorni,
l’avvicendarsi di avvenimenti Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella
lieti e tristi, che ci fanno gioire casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se
per le persone che il Signore ci ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli.
dona, e ci fanno piangere per Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli:
quelle che lui chiama a se. Ep-
pure anche per noi è valida «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pub-
l’esperienza di Abramo: anche blicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non so-
a noi il Signore ha fatto delle no i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.
promesse di benedizione, per Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io
cui impariamo a guardare a
tutta la vita come un dono di
voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a
Dio; dietro a ogni evento sco- chiamare i giusti, ma i peccatori».
priremo la sua mano provvi-
dente.

Non di solo pane 13^ settimana Tempo Ordinario n. 996 pagina 13


“ Seguimi! ……….” a cura di don Luciano Vitton Mea—Parroco di Bovegno

Immagino Matteo, esat- vivere ci sembri inutile;


tore al soldo di domina- capita che ci accorgiamo
tori che non ama. Di- di avere fame senza sa-
sprezzato come ebreo pere bene di cosa.
dai padroni romani e di-
Proprio in quei momenti
sprezzato dal suo popolo
dobbiamo cercare il Si-
come collaboratore.
gnore, pregare perché
“Misericordia io voglio e non Un’esistenza basata solo
passi ancora e ci dica una
sacrifici”. Io non sono venuto su soldi e disprezzo. Pro-
infatti a chiamare i giusti, volta Seguimi!, facendoci
prio lì irrompe il nuovo:
ma i peccatori”. spalancare gli occhi e il
un seguimi e la vita si co-
cuore, placando la nostra
lora e si profuma di nuo-
fame e la nostra sete, ri-
vo.
Il nostro Dio irrompe cordandoci che cos’è
nella storia, nelle nostre Capita a volte di avverti- davvero vivere.
piccole e chiuse esistenze re una malinconia a cui
per spalancarle al nuovo, non sappiamo dare un
darci respiro profondo, nome; capita che la vita
regalarci orizzonti. ci stia stretta, il nostro

Maestri di
spiritualità Contemplo: Lasciami agire
Che tutto in me sia
Amore. Quanto sarebbe al tempo stesso di un solo grado l’intimità della
Che la fede, sia l'Amo-
re che crede. più semplice e più feconda la mia presenza in te: la devi chie-
Che la speranza, sia
l'Amore che attende. tua vita, se tu lasciassi nel tuo dere umilmente. Poi, secondo
Che l'adorazione, sia spirito e nel tuo cuore tutto il tutta la misura della grazia che ti
l'Amore che si prostra.
Che la preghiera, sia posto che io desidero occupare! è concessa, non perdere nessu-
l'Amore che t'incontra. Tu desideri la mia venuta, la mia na occasione per unirti esplicita-
Che la fatica, sia l'A-
more che lavora. crescita, la mia presa di posses- mente a me, per nasconderti in
Che la mortificazione, me. Vieni a me con fiducia e poi
sia l'Amore che s'im- so, ma bisogna che tutto ciò
mola. Che soltanto il non rimanga un desiderio a- lasciami agire attraverso di te.
tuo amore, o Dio, (G. Curtois, Quando il Maestro, pp.23-24)
diriga i miei pensieri, stratto. Anzitutto renditi conto
le mie parole e le mie che non sei nulla e non puoi
opere.
(Beata Elena Guerra) nulla da te stesso per aumentare

Non di solo pane 13^ settimana Tempo Ordinario n. 996 pagina 14


I santi del giorno: Sant'Eliodoro, vescovo

3
(IV-V sec.); san Leone II, papa.
Sabato
“Tutti gli uomini sanno dare consiglio e conforto Luglio
13^ settimana Tempo Ordinario
al dolore che non provano.” (W. Shakespeare)

Parola di Dio Il santo del giorno: san Tommaso apostolo


in briciole
Lo vediamo e lo tocchiamo ogni giorno, ma non ce ne
rendiamo conto e così facciamo come san Tommaso a-
postolo: chiediamo le "prove". Ma Cristo è presente nella
realtà storica che ci circonda e le sue ferite, quelle in cui
Vangelo: Gv 20,24-29 san Tommaso volle mettere il dito, sono le ferite dell'u-
Tommaso, uno dei Dodici, manità. E non serve cercare i grandi drammi, perché l'u-
chiamato Dìdimo, non era con manità sanguina anche nei piccoli abbandonanti, negli
loro quando venne Gesù. Gli emarginati della porta accanto e in quegli angoli bui che
dicevano gli altri discepoli: ogni persona si porta dentro. Allora la richiesta di Tom-
«Abbiamo visto il Signore!».
maso è una sacrosanta preghiera: chiediamo di poter toc-
Ma egli disse loro: «Se non ve-
care con mano ogni giorno la sofferenza che ci mostra il
do nelle sue mani il segno dei
chiodi e non metto il mio dito volto di Gesù, chiediamo di poter incontrare ogni giorno
nel segno dei chiodi e non coloro che portano nella loro vita le sue stesse piaghe.
metto la mia mano nel suo Così incontreremo lo stesso Risorto.
fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli
erano di nuovo in casa e c’era Medita a cura di Don Luciano
con loro anche Tommaso. Abbiamo visto il Signore. Così, semplicemente. Ma come?
Venne Gesù, a porte chiuse,
Ma che dite? E’ morto, se n’è andato, non è più con noi.
stette in mezzo e disse: «Pace a
voi!». Poi disse a Tommaso: L’amarezza, il dolore, un velo nero sugli occhi e sul cuore.
«Metti qui il tuo dito e guarda Gli occhi degli altri sono pieni di cielo, i tuoi Tommaso
le mie mani; tendi la tua mano somigliano più ai miei: occhi di carne, desiderosi di pre-
e mettila nel mio fianco; e non senza visibile; orecchie di carne, bisognose di una voce, la
essere incredulo, ma creden- sua; necessità dolorosa di toccare con mano. Ti trovo i-
te!». Gli rispose Tommaso: dentico a me, quando il dubbio bussa alla mia porta e non
«Mio Signore e mio Dio!». Ge- so più riconoscere se non il tangibile.
sù gli disse: «Perché mi hai ve-
Vieni, allora Signore, torna per me, come per Tommaso!
duto, tu hai creduto; beati
quelli che non hanno visto e Fatti vedere, inaspettato, negli occhi di un fratello che mi
hanno creduto!». interpella, fatti riconoscere nella voce di una persona sola,
triste, dubbiosa; fatti abbracciare ancora, mio Signore e
mio Dio, nell’uomo, nella donna che incontrerò oggi sul
mio cammino. Amen!

Non di solo pane 13^ settimana Tempo Ordinario n. 996 pagina 15


Il diavolo
demonologia rimangono su un
piano fenomenologico più che
descrivere la natura del male. Co-
me agisce nei nostri confronti il
Meditazione di don Luciano Vitton Mea demonio, come esercita il suo raf-
finato ascendente? Evagrio Ponti-
sono oggi i bisogni maggiori co afferma che il demonio agisce
della Chiesa? Non vi stupisca sulla parte emotiva della nostra
come semplicistica, o anima, quella più esposta ai turba-
addirittura come superstiziosa e menti e alle sollecitazioni. Nei
irreale la nostra risposta: uno brani evangelici delle tentazioni il
dei bisogni maggiori è la difesa demonio tenta l’umanità di nostro
da quel male, che chiamiamo il Signore Gesù Cristo ricordandogli
demonio». E ancora: la sua divinità: «Allora il diavolo
«T roviamo il peccato, gli disse: “Se sei tu sei il Figlio di
perversione della libertà umana, Dio, dì a questa pietrache diventi
e causa profonda della morte, pane.”». Con noi il diavolo ricor-
perché è distacco da Dio fonte da le nostre debolezze, il fango da
della vita (Rom 5, 12) e poi, a cui siamo stati tratti, il peccato
sua volta occasione ed effetto che abbiamo commesso. Sembra
di un intervento in noi e nel bisbigliarci: « Non ti illudere, non
Non credo nel diavolo; ma è nostro mondo di un agente cambierai mai; la tua vita è
proprio quello che il diavolo oscuro e nemico, il demonio. Il definitivamente compromessa, il
spera: che non si creda in lui». male non è più soltanto una tuo passato e costellato di peccati,
Sono le parole dello scrittore deficienza, ma un’efficienza, di mancanze, di insuccessi. Non
francese agnostico André Gide un essere vivo, spirituale, potrai mai diventare un bravo
che pur non credendo nel diavolo pervertito e pervertitore. cristiano, la tua conversione è
ne avverte inconsciamente la Terribile realtà. Misteriosa e mera utopia, nel peccato sei stato
presenza, l’ineludibile sensazio- paurosa». Ammonisce ancora concepito e nel peccato sei
ne che la sua vicinanza ci accom- Paolo VI: «Esce dal quadro destinato a morire. La
pagni e assecondi le nostre debo- dell’insegnamento biblico ed misericordia di Dio ha un limite;
lezze. Un altro autore francese, ecclesiastico chi si rifiuta di non andare a confessarti, che
Charles Baudelaire confessava riconoscerla esistente; ovvero senso ha, se domani peccherai
«la più grande astuzia del chi ne fa un principio a se ancora. Non devi abusare della
diavolo è farci credere che non stante, non avente essa pure, misericordi divina.» Sottili ragio-
esiste». L’uomo moderno consi- come ogni creatura, origine da namenti degni di un dotto e raffi-
dera il diavolo un relitto archeo- Dio; oppure la spiega come una nato teologo. Guai volgersi indie-
logico ma la sua presenza e il pseudo-realtà, una tro e guardare al peccato, al male
suo influsso nefasto sono tangi- personificazione concettuale e commesso: il passato è deserto,
bili, palpabili, ineludibili; il Van- fantastica delle cause ignote dei luogo tradizionalmente abitato dai
gelo ci parla apertamente di que- nostri malanni». Per i padri del demoni. Viviamo il presente,
sta presenza, Gesù è stato tentato deserto la presenza del demonio guardiamo all’avvenire,
e ha combattuto contro questo era così evidente che non si all’orizzonte dove abita Dio, dove
angelo decaduto, lo ha scacciato preoccupano di dimostrarla; i i demoni fuggono, dove la miseri-
e vinto. Paolo VI , in un celebre monaci del deserto non cercano cordia ha stabile dimora.
discorso, ci mette in guardia dal- di descrivere l’essenza del
la più terribile tentazione: negare demonio, ma piuttosto le sue
la presenza del tentatore: «Quali strategie; i loro scritti di