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BEATI I PERSEGUITATI PER LA GIUSTIZIA,

PERCHÉ DI ESSI È IL REGNO DEI CIELI


Passaggio: logica del mondo  logica di Dio
PAOLO BORSELLINO (1940-1992)
Il 1992 si ricorda come l'anno dell'uccisione di due giudici antimafia molto importanti per la
storia italiana: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino persero infatti la vita a circa due mesi di
distanza in due terribili attentati mafiosi: la Strage di Capaci e la Strage di Via d'Amelio [una
Fiat 126 parcheggiata nei pressi dell'abitazione della madre con circa 100 kg di tritolo a bordo
esplode, uccidendo oltre a Paolo Borsellino anche Emanuela Loi; tra i mandanti un certo Totò
Riina].
A soli 23 anni, diviene il giudice più giovane d’Italia.
IL POOL ANTIMAFIA. Viene fondato il cosiddetto "pool antimafia”, una squadra di
magistrati contro la criminalità organizzata, formata da Falcone, Borsellino e altri. Il pool nasce
anche dall'esigenza di unire l’istituzione composta da giudici che combattono contro la mafia, ma lo
fanno individualmente: nel pool si agisce insieme. Tutti i membri del pool insistono perché lo stato
intervenga e offra il suo supporto, ma questo non accade.
Aveva cura per l’altro  da cosa deriva?
UN UOMO DI FEDE SOLIDA
Una cura per l’altro che probabilmente era frutto della sua profonda fede cristiana, mai
ostentata, eppure vissuta ogni giorno, alimentata dalla partecipazione alla Messa domenicale, dalle
assidue confessioni, dai colloqui con alcuni sacerdoti nei momenti più difficili della sua esistenza.
Una voce “laica” come quella del suo giovanissimo sostituto alla procura di Marsala, alla metà degli
anni Ottanta, Diego Cavaliero, lo descrive con efficacia: «Credo che la fede lo abbia aiutato in
quello che è il concetto di morale, che va anche al di là della religione, ma individua ciò che è
giusto o sbagliato in senso assoluto. Borsellino era credente, cattolico praticante, ciò gli indicava
la strada nell’applicazione della pietas cristiana, nel rispetto dell’altro, perché Paolo era convinto
che dietro a ogni imputato ci sia un uomo che va anche rispettato. La fede non faceva altro che
rafforzare la sua personalità votata alla ricerca del rapporto con l’altro. Il suo rapporto con la fede
era intimo. NON OSTENTATA. È certamente un uomo di misericordia».
«Un giorno mi confessa il rammarico per non avere la forza, quando gli capita di partecipare
ai funerali di uomini importanti, magari uccisi dalla mafia, di disporsi in fila per ricevere la
Comunione», spiega Ficarrotta. «Vuole evitare di mettersi in mostra, ma così, e questo è il suo
cruccio, non dà la giusta testimonianza di cristiano. Borsellino è veramente un uomo di fede»
continua l’ex parroco.
Si siede quasi in fondo, durante la consacrazione, è tra i pochissimi fedeli a mettersi
sempre in ginocchio. Rientra tra quelle persone il cui cammino di fede è segnato da un incontro
particolare, magari un parroco, qualcuno che diventa determinante non per i tanti discorsi ma perché
va all’ essenziale. La dimensione religiosa la intravedo come il dato unificante della sua vita. E,
nell’ osservarlo, mi fa piacere vedere come quella persona riesca a tenere uniti due aspetti della
sua vita apparentemente così lontani, ma invece vicinissimi. Sa essere un ragazzone scherzoso,
che diverte con tutta la sua verve, e insieme un uomo con un’ interiorità profonda».
Il giorno prima della strage don Rattoballi incontra il magistrato al Palazzo di
giustizia. Quello che si trova davanti è un uomo che ha consapevolezza di andare incontro
all’estremo sacrificio: «Vado a trovarlo in Procura alla vigilia della sua morte e, dopo un lungo
colloquio, mi dice: “Fermati, voglio confessarmi. Vedi, mi sto preparando”. Aveva un senso
profondo di ciò che doveva accadere».
RIFLETTIAMO INSIEME…
PREMESSA. Un aspetto che sicuramente ha prevalso nel suo lavoro come magistrato, grazie
soprattutto alla fede in Dio, è stato l’attenzione e la cura per l’altro (anche dell’imputato che
sta per essere giudicato colpevole) tanto da insistere su un giusto processo.
Di scandali certamente ne abbiamo sentiti tanti, di ogni tipo e riguardanti ogni categorie di
persone, a partire proprio dai preti, spesso nel mirino dei giornali e programmi tv…
1. Di fronte a tali notizie, qual è la tua reazione? È più facile puntare il dito e
condannare immediatamente l’altro? Oggi, sembra avere la meglio il cosiddetto
“processo mediatico”…
2. Nel momento in cui qualcuno viene “accusato” — di qualsiasi “accusa” si tratta,
anche della più banale —, proviamo mai a metterci nei panni di quella persona
(specialmente se è qualcuno che conosciamo)? Ci domandiamo mai “perché si è
comportato così?”?