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Collana “Il Taccuino” - Caso n.

52 – Chi ha ucciso Michael Myers – di Gianandrea Parisi

Chi ha ucciso
Michael Myers?
di Gianandrea Parisi

Liberamente ispirato agli immortali personaggi di John Carpenter e Debra Hill


Grazie per avermi terrorizzato in un periodo della mia vita in cui ne avevo grande bisogno

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Collana “Il Taccuino” - Caso n. 52 – Chi ha ucciso Michael Myers – di Gianandrea Parisi

Le leggende non muoiono mai. La paura che incutono con le storie che si raccontano, le fa rivivere ogni
notte, davanti al fuoco dei bivacchi o seduti su poltrone di salotti vittoriani, ovunque due o più persone si
radunino per ricordare le loro gesta, diffondendo il freddo, come la lama di un pugnale sulla pelle. Ma stanotte
il brivido tormenta dieci persone, immobili di fronte alla fine di un mito. Sangue e lacrime scorreranno. E
nessuno sarà più lo stesso.
Alice: “Per quanto tempo è per sempre?”.
Bianconiglio: “A volte, solo un secondo”.
(Lewis Carroll)

Vivere senza incubi equivale a morire.


Cosa saremmo senza le nostre paure, come conoscere i nostri limiti se non portandoli all'estremo? E quale
terrore può attanagliare maggiormente i nostri cuori, della fine? Abbiamo attraversato il bosco, sobbalzando ad
ogni fruscio, voltandoci perché con la coda nell'occhio abbiamo intravisto un movimento sospetto, cercando di
strappare il velo dell'oscurità che ineluttabile si dipanava sul cammino che avevamo scelto. Molte volte, durante
il viaggio verso l'inferno, ci siamo chiesti chi ci avesse costretto ad intraprenderlo e l'unica risposta è sempre
stata: nessuno. Siamo stati noi gli unici fautori del nostro destino, abbiamo bestemmiato, urlato, implorato, per
fatti dei quali soltanto noi possiamo reputarci unici responsabili, poiché trovandoci nelle condizioni di scegliere
fra i due sentieri, ci siamo affacciati non su quello meno battuto, ma su quello più difficile.
E' questo l'uomo, un essere pensante, alla ricerca continua di quei piccoli squarci di morte descritti dal
crepuscolare Poe. Ma cosa sarebbe la nostra vita, se svegliandoci di colpo, scoprissimo che i mostri della nostra
fantasia non esistono più? Se qualcuno, incosciente, ci avesse privato della nostra più ancestrale inquietudine,
quella di incontrare il demonio in terra, lasciandone la carcassa abbandonata agli avvoltoi? Scopriremmo forse
che, se anche i mostri possono morire, la nostra realtà è fragile come uno specchio d'acqua.
E che anche noi potremmo smettere di esistere come il visitatore dietro lo specchio.
In un soffio.

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Collana “Il Taccuino” - Caso n. 52 – Chi ha ucciso Michael Myers – di Gianandrea Parisi

Indice
Condizioni di uso del testo ............................................................................................................ 4
Versioni ....................................................................................................................................... 4
Prologo ....................................................................................................................................... 4
Informazioni per l’Organizzatore ................................................................................................... 4
Introduzione (per tutti i giocatori) ................................................................................................. 6
Copione di Steven Loyd ................................................................................................................ 8
Copione di Aderis Tourle ............................................................................................................. 10
Copione di Damien Dark ............................................................................................................. 12
Copione di Adele Gibran ............................................................................................................. 14
Copione di Chip Merrin ............................................................................................................... 16
Copione di Freddy Southstorm .................................................................................................... 18
Copione di Tessa Wynn .............................................................................................................. 20
Copione di James Loyd ............................................................................................................... 22
Copione di Kate Brennan ............................................................................................................ 23
Copione di Mary Eillen Cartwright ................................................................................................ 25
Copione di Richard Cartwright ..................................................................................................... 26
Gli indizi .................................................................................................................................... 27

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Condizioni di uso del testo


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Versioni
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periodicamente il sito Murderparty per verificare la disponibilità di eventuali aggiornamenti.

Prologo
Un invito, un semplice invito per un murder party nella notte di Halloween alla casa stregata di
Lampkin Lane. Ne avevo sentito parlare ma pensavo fosse una delle nuove mode che balzavano ogni
tanto agli onori delle cronache dei giornali, macabri passatempi per gente annoiata, sempre alla
ricerca di nuovi stimoli. Il biglietto diceva: “La invitiamo a trascorrere ore di puro orrore, nel
tentativo di scoprire chi ha causato la morte del più feroce serial killer di tutti i tempi: Michael
Myers. Avrà il coraggio di affrontare questa prova?”. Certo che si! Diamine! Da amante dell’ horror,
non mi sarei mai lasciato scappare un invito del genere!
Ma se avessi avuto, anche il minimo sospetto di quel che sarebbe successo, avrei girato alla larga
da Lampkin Lane, questo è sicuro!

Informazioni per l’Organizzatore


Sull'ambientazione di questo murder party deve aleggiare non solo la curiosità di conoscere il
responsabile o la responsabile dell'omicidio, ma anche una morbosa ed appena tangibile
malinconica rassegnazione, dettata dall'interpretazione che l'arbitro deve dare del dott. Loomis.
Infatti fin dall'inizio deve venir fuori quanto il dottore sia una persona ossessionata da Michael, al
punto che ha persino rinunciato a crearsi una propria famiglia, sentendosi molto più vicino a lui
che alle altre persone. Sapere che l'obiettivo della sua vita si è spento, senza che lui potesse, in prima
persona, porre fine alla sua esistenza, ha gettato in una profonda prostrazione l'arbitro, che
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commenterà le varie fasi del gioco, alternando un tono stanco, spento e scevro di emozioni, ad
inspiegabili attacchi di panico e nervosismo, un'agitazione psicotica e parossistica che dovrà
coinvolgere tutti i sospettati. Michael deve diventare, per tutti coloro i quali partecipano al gioco, la
metafora di un tempo ormai perduto, che non potrà mai più tornare e che, come descritto dal
Bianconiglio di carrolliana memoria, è durato solo per un attimo, e poi è scomparso. L'immortalità
dei mostri è il simbolo della nostra illusione di essere immortali. Quando essi muoiono, anche noi
moriamo un po' dentro. E' chiaro che la storia pesca a più mani dalla tradizione filmica del
personaggio che giace ai piedi dei giocatori (ebbene sì, il corpo è effettivamente al centro della sala,
con la maschera che lo ha reso famoso) e dalle persone che ne hanno fatto parte. Per rendere
maggiormente l'atmosfera, sarebbe divertente mettere una serie di musiche e di effetti ad hoc,
mentre il dott. Loomis dovrebbe inizialmente sollevare leggermente la maschera e controllare il
corpo, confermando che effettivamente si tratta di Michael e che il suo cuore non batte più,
dichiarandone la morte. Michael, oltre che disteso immobile sul pavimento, dovrebbe avere una
catena avvolta attorno ai polsi. Per ulteriore effetto da brivido, non più di due o tre volte nel corso
del gioco, le mani, poggiate sulla pancia, dovrebbero muoversi velocemente, di scatto, simulando, a
dire del dott. Loomis, una reazione post – mortem. Il tutto quando nessuno se l'aspetta (siamo ad
Halloween, ognuno si merita il suo spavento). La presenza del dott. Loomis presta il fianco alla
presenza di un arbitro e ne giustifica l'intervento, rendendolo fondamentale nel chiarire punti oscuri
ai giocatori dubbiosi o correggere eventuali errori (nessuno è perfetto).
La domanda nasce spontanea: e se dovessero essere presenti più persone rispetto ai personaggi
giocanti? La loro esistenza sarà giustificata dalla sfrenata fantasia dell'arbitro, il quale potrebbe, ad
esempio, far credere che le anime delle vittime di Michael siano ancora in mezzo ai viventi; esse
ascoltano ed urlano vendetta. E quindi, pur non partecipando quali protagonisti del Murderparty,
possono comunque far sentire la loro voce accusatoria.
Siamo ad Halloween, e quindi il finale deve essere aderente al periodo che si sta festeggiando.
Fermo restando che l'arbitro è padrone e può trovare un finale diverso rispetto a quello che si
suggerisce, mi permetto di perorare un finale in cui, se la morte di Michael equivale ad una
metafora della morte dei sogni e quindi degli incubi, una volta risolto il caso, sarebbe auspicabile
una resurrezione di Michael; il quale, al corrente di chi sia il suo assassino, lo uccide per primo, con
selvaggia crudeltà (ad esempio facendogli stringere il cranio fra le mani, fino a frantumarlo), per poi
passare agli altri. Oppure, dopo avere ucciso il suo assassino, viene attaccato dal professor Loomis
che lo allontana, implorando gli altri sopravvissuti di andare via. Oppure in pieno stile horror anni
80, tutti muoiono, in un'orgia di sofferenza. Oppure (soluzione per certi versi molto più poetica)
dopo avere ucciso il suo assassino, le luci si spengono. E Michael scompare, come l'ombra della
strega, con la sua musichetta di sottofondo e con il dott. Loomis che, con tono lento e quasi
cantilenante, fa un excursus sul numero di omicidi che lo hanno reso protagonista, sottolineando
come le leggende non possano morire, ma soltanto scomparire nella notte. Perché lui è il nostro
incubo. Ed è eterno come l'incarnazione stessa della morte.
Infine, per quanto attiene allo svolgimento del gioco, si fa notare come per ogni personaggio vi
siano tre indizi: se ne darà uno ogni mezz'ora, più o meno, il tempo che ciascuno dei giocatori possa
dibattere con gli altri e cercare di appurare la veridicità e la congruenza di ciascuno di essi. Alla fine,
una volta esaurito il dibattito e i tre indizi, si provvederà ad invitare i giocatori a dire chi, secondo
loro, è il colpevole, perché e come sono andate le cose. Chiaramente il o la colpevole dovrà cercare
di far ricadere i sospetti su qualcun altro.
L'arbitro dovrà controllare i tempi e i modi della discussione, lasciando comunque la libertà di
gestire il dialogo.

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Tutti dovranno essere più o meno sinceri, soprattutto per quanto riguarda le informazioni
principali (omettere o cercare di camuffare la verità è ammissibile, lasciando ampio spazio alle
capacità recitative e all'empatia dei singoli, oppure rispondendo genericamente “Non sono affari
tuoi”, o non ti riguarda, al momento”, oppure “Chi ti dà il diritto di farmi queste domande”:
comunque fino al secondo indizio. Dal terzo in poi, si dovrà essere sinceri di fronte ad accuse
dirette), ma l'assassino/a sarà l'unico/a a poter mentire spudoratamente per non farsi scoprire.

Introduzione (per tutti i giocatori)


Sono il dott. Samuel Loomis e sono uno psichiatra. Per vent'anni ho studiato la mente dei serial
killer, risolvendo casi in cui la polizia aveva ormai perso la speranza di catturare il colpevole. A 30
anni ho conosciuto il male. E da quel momento in poi, il resto della mia vita è trascorso alla sua
ombra, nel tentativo di spegnerne la luce. Nella notte di Halloween del 1963, un bambino di sei
anni, di nome Michael Myers, uccise la sorella più grande, Judith Myers, con rabbia selvaggia ed
immotivata. Poi si rinchiuse nel proprio mutismo, occhi spenti, dietro i quali si nascondeva
l'oscurità di un demonio, bramoso di venir fuori e continuare la strage. Rendendomi conto che
niente poteva fare breccia nella sua follia, lo tenni sedato per quindici anni, chiuso in un ospedale
psichiatrico, circondato da mura altissime e consapevole che lo scopo della mia vita sarebbe stato, da
quel momento in avanti, proteggere il resto del mondo dalla sua pura malvagità. Purtroppo mi
sbagliai. Nel 1978, durante Halloween, Michael fuggì dal reparto, indossò una maschera bianca (che
divenne il suo segno distintivo) e proseguì nella sua opera, uccidendo una moltitudine di persone,
nel tentativo (scoprii in seguito) di eliminare anche la sorella minore, Charlie Anne Myers, che nel
frattempo era stata adottata e aveva preso il nome di Laurie Strode. Alla fine, molti anni dopo,
scampato ad una delle più intense cacce all'uomo degli ultimi anni, riuscì nel suo intento, durante
una lotta brutale sul terrazzo di una clinica per malattie mentali, dove la ragazza era stata rinchiusa
per avere ucciso un innocente, scambiandolo per l'assassino. Michael la pugnalò allo stomaco e la
fece precipitare verso morte certa. Poi ritornò presso la propria abitazione, ad Haddonfield, dove,
mentre stava portando a termine l'ennesima strage, fu definitivamente fermato. Il corpo fu
trasportato all'obitorio e, poco dopo, sparì misteriosamente. La patologa che stava per eseguire
l'autopsia fu trovata svenuta, accanto al sacco che conteneva il cadavere: interrogata, confessò di
avere visto gli occhi di Michael aprirsi e la sua prima reazione era stata indietreggiare per il terrore.
In seguito mi confidò di aver contemplato l'abisso, e di averne avuto paura, pensando che ne
sarebbe stata travolta. Poi una forte sensazione di soffocamento ed era crollata sul pavimento.
Ricordava solo il freddo impatto sulle mattonelle e nient'altro. Ho sempre pensato che uccidere
Michael fosse la mia missione. Non ero stato abbastanza forte da fermarlo all'epoca, e di certo non
pensavo di farlo oggi, alla veneranda età di 84 anni. Sentivo le energie che lentamente mi
abbandonavano e sapevo che prima o poi avrei dovuto confrontarmi con i miei peccati; ma fino a
quando anche un solo grammo d'anima fosse rimasto nel mio corpo, avrei cercato di liberare il
mondo da quel mostro. Comprenderete dunque il mio stupore, nel ricevere, il 30 ottobre del 2017,
una lettera. Aprii la busta che conteneva un semplice invito, per la notte di Halloween, alla casa
stregata di Lampkin Lane. Ne avevo sentito parlare su Internet ma non ci avevo fatto granchè caso:
avevo pensato fosse una delle nuove mode che balzavano ogni tanto agli onori delle cronache dei
giornali, macabri passatempi per gente annoiata, sempre alla ricerca di nuovi stimoli. Le Haunted
House estreme che avevo imparato a conoscere durante i miei studi, proponevano situazioni

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fortemente legate al reale, dove l'unica cosa che non viene provocata, a volte, è soltanto la morte di
chi vi partecipa, inventando spettacoli violenti, torture, folli che ti inseguono nell'oscurità di
ciascuna delle stanze. Non c'è limite alla fantasia degli autori e al terrore che tentano di provocare
nell'ospite, il quale potrebbe anche decidere di uscire, perché incapace di sopportare quello
spettacolo. Il biglietto diceva: “Spett.le dott. Loomis, la invitiamo a trascorrere ore di puro orrore,
nel tentativo di scoprire chi ha causato la morte del più feroce serial killer di tutti i tempi: Michael
Myers. Avrà il coraggio di affrontare questa prova?”. Chiunque avesse spedito quell'invito doveva
conoscermi bene, e sapeva che quel nome avrebbe attirato la mia attenzione. La sera del 31 ottobre
bussai alla porta di Lampkin Lane, sollevando il bavero del mio impermeabile, rabbrividendo per il
vento freddo della notte che mi scivolava addosso, come la carezza di uno spirito senza pace.
Quando la porta si aprì, la mia mente si concentrò soltanto su due cose: il corpo apparentemente
senza vita di Michael Myers, con indosso ancora la sua terrificante maschera, e dieci persone
spaventate che mi guardavano, ansiose di ottenere spiegazioni. Da me, che non ne avevo alcuna.

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Copione di Steven Loyd


Informazioni Principali
Il mio nome è Steven Loyd, 27 anni. Sono cresciuto con la mia famiglia adottiva, Kara Strode,
suo figlio Danny e lo zio Tommy. Non ho ricordi della mia vera famiglia, ma sinceramente non ho
nemmeno il desiderio di chiedere chi fossero. Sono cresciuto in un ambiente sereno, che mi ha
protetto con tenerezza e affetto sincero. Finito il liceo con due anni di anticipo, mi sono iscritto alla
facoltà di medicina, conseguendo degli ottimi voti: mi sentivo portato per quel corso di laurea e ho
pensato di specializzarmi in chirurgia. Quest'anno, per festeggiare Halloween sono stato invitato
presso una delle più note Haunted House americane, e ho accettato, anche per provare qualcosa di
diverso. Appena arrivato, mi hanno fatto entrare e sedere in una stanza con altre persone, intorno
ad un corpo, un cadavere con una maschera bianca sul viso. Mi ricorda qualcuno, ma non mi
sovviene il nome. Sicuramente sarà uno scherzo, un manichino per farci entrare nello spirito della
festività. Sono troppo razionale per pensare che tutto questo sia reale.

I tuoi segreti
Sono io l'assassino. La verità è che sono il figlio di Michael Myers, nato dall'unione in laboratorio fra il suo
seme e quello di sua nipote, figlia di Laurie Strode, Jaimie Loyd. Per come mi è stato raccontato, appena nato
stavo per essere ucciso da mio padre, uno dei più ricercati e selvaggi serial killer di tutti i tempi, l'incarnazione
stessa del demonio. Ma venni salvato da mia zia, Kara Strode, e da suo figlio, Danny Strode, con l'aiuto di
Tommy Doyle, un amico di famiglia. Sono cresciuto con le persone che mi hanno salvato, e come Michael
Myers prima di me, fin da piccolo ho iniziato a sentire voci che mi ordinavano di fare del male alle persone
della mia famiglia. Ma al contrario di loro, non solo non ne sono mai stato spaventato, ma ho anche cercato di
tenerle nascoste a tutta la mia famiglia, esaminando il fenomeno con logica e razionalità. Ancora non potevo
saperlo, ma ero nato con l'istinto da assassino, proprio come mio padre prima di me. Sono cresciuto tenendo
spesso un basso profilo sociale, a causa di una tendenza sadica nei miei comportamenti, che, soprattutto da
ragazzo, mi hanno reso completamente avulso dai miei compagni di corso, spaventati dalle mie strane manie.
Nel frattempo, fin dal compimento del mio quattordicesimo anno di età, sono stato segretamente avvicinato
dagli adepti dell'ordine del Thorn. Mi hanno proposto di seguirli e di abbracciare le loro regole ed il loro credo,
ma fin da subito ho messo in chiaro chi ero e quali fossero i miei obiettivi: ho ucciso a sangue freddo uno di loro
con un sasso, martoriandogli il viso e sfigurandolo, bagnandomi con il suo sangue e mostrando agli altri chi
comandava. Poi mi sono fatto condurre fino ad un enorme capannone, sito nelle immediate vicinanze di dove
abitavo e lì ho scoperto che la setta sapeva dove vivevo e aveva da sempre seguito i miei progressi. Avevo anche
scoperto la vastità di un'immensa rete di tunnel sotterranei che attraversava l'intera regione, e il fatto che, al
momento, il culto fosse privo di un capo, dopo la morte del professor Terence Wynn ad opera del dott. Loomis.
Ho scoperto anche che Michael era vivo, e che era stato rapito dai seguaci, che lo avevano curato e ne avevano
fatto un mezzo per eliminare i traditori (una sezione deviata del gruppo) o quelli che minacciavano l'ordine
stesso. Alcuni dei membri della setta (non tutti), gente insospettabile e potente, mi confidarono di volermi
avvicinare ai rituali, in modo da farmi divenire il successore di Wynn. E così iniziai la mia doppia vita, di
giorno normale studente, di notte, inconsapevolmente dalle persone che mi avevano cresciuto, mi perfezionavo
nelle credenze del culto. Compresi che ero stato chiamato a sostituire Michael nel ruolo di assassino, colui il
quale deve sacrificare la propria famiglia e le persone che ama, al fine di soddisfare gli dei oscuri, così far
prosperare il resto della comunità. Contrariamente a Michael, però, io avevo uno scopo: detenere il potere
assoluto; e vedevo nel mio padre naturale, folle, slegato dalle tradizioni della setta e quindi per questo un cane
sciolto del quale è impossibile fidarsi, un ostacolo pericoloso. Ero più giovane, più freddo, più calcolatore.
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Quindi presi la decisione di ucciderlo, per liberarmi di uno scomodo rivale e allo stesso tempo sottolineare così al
resto degli adepti di essere migliore, il nuovo che avanza, destinato a sostituire il vecchio. Avevo bisogno di un
gesto eclatante, visibile a tutti, liberarmi di Michael doveva essere allo stesso tempo, spettacolare, definitivo ma
anche sottile ed elegante. Qualche giorno prima di Halloween, lo convocai, in segreto e poi, nel mostrargli nuovi
libri, riguardanti l'ordine e la sua storia, approfittai di una sua distrazione per tirar fuori una siringa,
pugnalandolo alla base del collo, provocandogli un blocco cardiaco e quindi un violento quanto immediato
infarto. Michael mi guardò per un attimo negli occhi. Poi crollò al suolo, immobile, e non si rialzò più.
Controllai che fosse morto, poi lasciai il suo corpo in biblioteca, in attesa che qualcuno lo trovasse. Il giorno
dopo mi accorsi che il cadavere era scomparso e nel contempo seppi da uno dei miei adepti, che un certo Freddy
Southstorm, membro del gruppo e proprietario di una Haunted House, avrebbe organizzato una sorta di gioco di
ruolo, dal titolo: “Chi ha ucciso Michael Myers”. Non mi ci è voluto molto per capire che qualcuno aveva
approfittato della morte di Michael per un proprio fine personale, qualunque esso fosse. Dovevo sapere chi era il
misterioso nemico. Decisi quindi di comportarmi come se anche io avessi ricevuto l'invito. Mi sarei presentato e
avrei cercato di comprendere chi aveva organizzato il tutto. Una volta giunto sul posto, ho finto di avere perso
l'invito. Mi sono seduto accanto ad una serie di persone, quasi tutti sconosciuti. Tranne Tessa Wynn, una delle
più famose scienziate della setta, sorella del professor Wynn, mio predecessore. Lei non mi conosce, ma io so
bene chi è. Quando la serata sarà finita, troverò un altro sistema per affermare il mio potere all'interno del
culto. Nel frattempo dovrò evitare di farmi scoprire, cercando di dirottare i sospetti da me e studiando il gruppo,
nel tentativo di trovare qualcuno da fare accusare per l'omicidio di Michael. D'altronde, qualcosa mi dice che
per essere lì, anche se non li conosco, devono tutti avere qualcosa da nascondere ed essere in qualche modo
collegati con il corpo al centro della stanza.

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Copione di Aderis Tourle


Informazioni principali
58 anni, separata, esperta di storia della letteratura. Basterebbe poco per descrivermi e
sinceramente non ho mai avuto molta voglia di parlare di me. Ma se proprio ci sono costretta, uso il
mio atteggiamento burbero e diffidente, scevro da inutili orpelli che comunque sarei ben capace di
utilizzare se solo ne avessi voglia, per dirvi che ho trascorso un'infanzia abbastanza serena e stabile.
Mi sono diplomata e laureata con il massimo dei voti. Mio figlio, ormai grande e vaccinato, stufo del
mio atteggiamento (che a suo dire mi avrebbe impedito di gestire nel modo più corretto la relazione
dalla quale lui era nato) ha deciso di farsi la sua strada, con una ragazzina insipida e priva di
personalità. Le ultime notizie lo davano in una fattoria dello Utah, ma è stato all'incirca una vita fa.
Non conosco nessuno dei tizi qui riuniti oggi, né sinceramente so chi sia questo bel tomo con la
tuta da meccanico e la maschera, steso come un brutto addormentato ai miei piedi. So solo che ho
ricevuto il mio invito per posta. Non ho televisione, in casa mia, faccio la traduttrice di manoscritti
per i professori dell'università pubblica e la ghost writer per alcuni scrittori più o meno importanti
(ma scordatevi che vi dica per chi, perderei il posto), giusto per arrotondare. Non ho contatti con
nessuno, se non per via epistolare, ricevo i miei incarichi per lettera e ho sporadici rapporti
telefonici con le case editrici, al massimo per comunicare la fine del mio lavoro. Che c'è? Avete
qualcosa da dire? E va bene, sì, lo ammetto: puzzo di alcool. Avete dei problemi con i quasi
alcolizzati? Me ne sbatto i...

I tuoi segreti
Mi sono costruita un bel personaggio, in parte per tenere lontano le persone, in parte perché effettivamente le
mie esperienze mi hanno portata a diventare scontrosa nei confronti di tutto il genere umano. La misantropia
permea ogni aspetto della mia esistenza, più per evitare di soffrire che per un reale desiderio di stare da sola. In
realtà mi chiamo Laurie Strode, e prima ancora Charlie Anne Myers. Ho cambiato nome qualche anno
fa, dopo essere quasi morta per mano di mio fratello, Michael Myers, uno dei peggiori serial killers di tutti i
tempi. Fecero persino un film su di lui. Parecchi films, in verità. Diventò un'icona leggendaria, impossibile da
uccidere, immortale e per questo ancor più terrorizzante. L'ombra della strega, il Babau, l'uomo dei sogni... o
forse degli incubi. Uccise mia sorella, nel 1963, e io mi salvai poiché ero uscita, neonata, insieme ai miei
genitori. Nel 1978, durante il periodo di Halloween, fuggì dal manicomio dove era stato rinchiuso, e cercò di
finire il lavoro: ma all'epoca ero una combattente. Ero stata adottata dalla famiglia Strode e avevo preso il loro
cognome. Non ricordavo nulla di mio fratello, ero troppo piccola per sapere quello che era successo anni prima.
Cominciò ad uccidere i miei amici, e quasi uccise anche me, ma alla fine ebbi la meglio. Mi aiutò il dott.
Loomis, con il quale rimasi in contatto per molti anni. Poi fuggii, mi ricostruii una vita: feci una scelta
sbagliata, rimasi incinta di una bambina, ma ero troppo giovane per poterla mantenere. Così approfittai di un
incidente d'auto nel quale eravamo rimasti coinvolti il mio compagno dell'epoca, Jimmy Loyd, io e mia figlia,
per scomparire, fingendoci morte. Diedi in adozione la bambina e mi ricostruii una vita, con un altro nome ed
un'altra identità. Incontrai Michael Tate, che divenne mio marito. Pensai che il passato mi avesse lasciato in
pace, ebbi persino un bambino che ricoprii di attenzioni, forse per supplire a ciò che avevo fatto alla mia
primogenita, della quale avevo completamente perso le tracce. Poi venne il divorzio, ma non abbandonai mio
figlio. Lo portai con me in un'altra città, dove divenni preside di una scuola privata. Conobbi un uomo buono,
il vicepreside della scuola, Will Brennan, spiritoso e gentile, affidabile. Pensai di poter ricominciare, ma il
passato è ciclico, torna sempre indietro. E con più forza. Michael riuscì a trovarmi e distrusse completamente la
vita che mi ero costruita: uccise Will e cercò di uccidere me e mio figlio. In quel momento, qualcosa scattò in
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me: un istinto di autoconservazione ed il desiderio di non essere più la vittima. Lo affrontai, sconfissi le mie
paure e per un attimo mi illusi di poter mettere la parola fine alle atrocità da lui commesse. Ironia della sorte,
pensai di averlo ucciso, dopo averne decapitato il corpo. Ma quando gli tolsero la maschera, scoprii che avevo
ucciso un innocente: Michael gli aveva messo la sua maschera, e aveva lasciato che mi autodistruggessi al
pensiero di essere anch'io un'assassina. Non riuscendo a reggere alla scoperta, impazzii, e mi feci ricoverare in
una clinica psichiatrica, dove finalmente mio fratello mi ritrovò. Una notte di molti anni dopo, cercò di
uccidermi, pugnalandomi e lanciandomi dal tetto della clinica, convinto di avere finalmente finito il proprio
lavoro: ma si sbagliava. Sopravvissi alla caduta ma sarei morta dissanguata se i medici non fossero arrivati in
tempo per curarmi. Nascosero la notizia, per evitare che l'assassino tornasse a finire il lavoro. A quel punto
iniziò per me un periodo di ricostruzione emotiva e fisica. Mi operarono, cambiando le mie fattezze con
un'operazione di chirurgia plastica, mi sottoposi a visite psichiatriche, fino a ritrovare il mio perduto equilibrio
mentale. Uscita dalla clinica cambiai il mio nome in Aderis Tourle, anagramma di Laurie Strode ed usai il
poco denaro che avevo risparmiato per crearmi una nuova identità, trovando lavoro in una piccola cittadina.
Avevo pensato a tutto. Almeno così credevo. Pochi giorni fa, qualcuno mi ha mandato una lettera, qualcuno
che di sicuro mi conosce bene e sa chi sono realmente. Dentro la busta, un invito, vergato a mano, “ La S.V. è
invitata alla casa stregata di Lamkin Lane, per un terrorizzante Murder Party, dove in palio c'è un
unico premio: la propria vita. Riuscirà a scoprire chi ha ucciso Michael Myers?”. Quando lessi quel
nome, corsi in bagno e vomitai anche l'anima. Ci vollero alcune ore per riprendermi, mentre tutti i ricordi e le
paure che avevo accantonato e tentato di soffocare, si liberarono come un terribile maremoto. Ne fui sommersa
e passai la serata a bere, chiedendomi cosa fare. Poi decisi: chiunque fosse il nostro misterioso ospite, mi aveva
trovato nonostante i miei tentativi di scomparire. L'unica soluzione sarebbe stata smettere di fuggire e scoprire se
davvero il Signore della Morte avesse lasciato questo mondo e come. Ed eccomi qui, consapevole di alcuni dei
soggetti presenti dai quali non voglio in alcun modo farmi riconoscere: compreso il dott. Loomis, che rappresenta
il baratro di follia dal quale è possibile precipitare, con le proprie ossessioni. Nel frattempo cercherò di capire chi
c'è dietro tutto questo.

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Collana “Il Taccuino” - Caso n. 52 – Chi ha ucciso Michael Myers – di Gianandrea Parisi

Copione di Damien Dark


Informazioni principali
32 anni, 33 il mese prossimo, o quasi: esattamente il 17 novembre. Mi piace essere preciso, è uno
dei lati più affascinanti del mio carattere. Faccio una vita equilibrata, a volte noiosa, qualcuno
direbbe, ma ne vado fiero. Sono un piccolo funzionario di un ufficio periferico che non si è mai
fatto notare dallo Stato centrale e a volte penso che (se non fosse per lo stipendio che arriva
puntualmente ogni primo del mese) il mondo si sia dimenticato della mia esistenza. Non ho moglie,
né figli. Penso di non averne mai voluti perché tengo alla mia indipendenza e mi piace non avere
sbalzi emozionali che possano interferire con la mia vita privata. Lavoro dalle 8 del mattino fino alle
17, saluto i miei colleghi in modo generico, sollevando la mano e augurando una buona serata (ma
lo dico così a bassa voce, che non credo qualcuno possa sentirmi), poi torno a casa, preparo una
cena frugale che consumo alle 19.15 (non un minuto prima, non uno dopo). Alle 19.45 mi alzo da
tavola, lavo i pochi piatti e mi rilasso guardando qualche bel film, classici come “Il posto delle
fragole”, o “Il cielo sopra Berlino”. Poi vado a dormire e la mia vita ricomincia il mattino dopo. Mi
trovo qui per avere ricevuto un invito, qualche giorno fa, ad una retrospettiva di film di Torneur.
Ma dove mi trovo in questo momento non mi sembra proprio un cinema specializzato in film
d'essai: sembra piuttosto uno di quei pallosissimi stand per giochi di ruolo in un noioso comicon. E
non è per nulla divertente.

I tuoi segreti
Mi sono costruito un bel personaggio. Tutto è cominciato circa 8 anni fa, quando mi è stata diagnosticata
una gravissima forma di sdoppiamento della personalità. Sarei finito in un manicomio, o peggio ancora sarei
stato rinchiuso in una rognosa galera e avrebbero buttato via la chiave. Ma poi, una sera, ho conosciuto la
dott.ssa Wynn, Tessa Wynn, una specialista in psicopatologia dei comportamenti deviati, la quale aveva
dedicato la sua intera vita a catturare Michael Myers, un serial killer che aveva sterminato da bambino la
propria famiglia e che, in seguito, crescendo, aveva ucciso tutti coloro che si erano messi sulla sua strada, nel
tentativo di eliminare l'unica che era sopravvissuta alla strage: la sorella Laurie Strode. La dottoressa si era
posta l'obiettivo di trovare una soluzione a tali comportamenti, sperando che con la corretta terapia, si sarebbero
potuti risolvere i problemi della violenza, curando le menti malate ed integrandole completamente nell'ambiente
civile. E quale cavia migliore del peggiore dei serial killer? Ho adorato il suo lavoro. E ho adorato lei. Me ne
sono innamorato e da quel momento le mie crisi di violenza sono diminuite drasticamente. Era come se l'altra
mia personalità si sentisse completamente in comunione con lei. E subito dopo ho scoperto perché: la dott.ssa
Wynn faceva parte di un gruppo, gli adoratori del Culto di Thorn, di origini druidiche, i quali credevano che gli
individui affetti da follia, nell'antichità, fossero costretti ad uccidere le loro famiglie perché così tutti gli altri
godessero della benevolenza delle divinità; una specie di sacrificio, pochi dovevano morire affinchè molti
potessero vivere nell'agiatezza. La dott.ssa Wynn, insieme al fratello, Terence Wynn, capo della setta, avevano
scoperto che nei giorni in cui Michael aveva compiuto gli omicidi, nel cielo si era manifestata una particolare
costellazione detta del Thorn, che avrebbe spiegato gli innominabili atti di violenza di cui si era macchiato. E
così mentre una parte degli adepti, compreso il dott. Wynn, avrebbe voluto che tali sacrifici proseguissero per
permettere alla comunità di progredire, la dott.ssa Wynn segretamente, e con il mio aiuto, avrebbe voluto
acquisire per se tutto il potere del fratello. Così, quando la setta aveva rubato il corpo di Michael, la dottoressa
ne aveva approfittato per studiarlo. Alla morte del dott. Wynn per mano del dott. Loomis, speravamo di
prendere in mano le redini del gruppo, ma qualcun altro ci aveva pensato: qualcuno di cui non conoscevamo
l'identità, neanche se fosse uomo o donna. Un nuovo capo, ancora più spietato, pronto a traghettare il mondo
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Collana “Il Taccuino” - Caso n. 52 – Chi ha ucciso Michael Myers – di Gianandrea Parisi

all'inferno. Io nel frattempo ero diventato un sicario del culto: ma il mio ruolo era stato mantenuto segreto.
L'altra mia personalità, quella più fredda e determinata, sedata dai sentimenti che provavo per la dottoressa,
quando necessario veniva alla luce: ogni volta che si profilava un pericolo, su richiesta dell'algida dottoressa,
intervenivo. Ero arrivato al punto da tatuarmi il simbolo di Thorn sul braccio, volendo sottolineare il mio ruolo
fondamentale all'interno del culto. La Wynn, che godeva di un certo peso nella comunità, mi aveva trovato un
lavoro anonimo, fuori dai riflettori, l'ideale per qualcuno che, se le cose si fossero messe male, sarebbe scomparso
senza lasciare tracce, come se non fosse mai esistito. Nel frattempo aveva sfruttato il suo ruolo all'interno del
culto per guardarsi intorno, intrecciare alleanze e, qualora necessario, intervenire al momento giusto per
affermare il proprio predominio. E qualche giorno fa, finalmente è arrivato il nostro momento: uno dei suoi
adepti ha trovato il corpo di Michael, apparentemente morto senza alcuna ferita o segno sul corpo,
abbandonato presso la biblioteca dell'Ordine. Non conoscevamo il responsabile del delitto, ma abbiamo pensato
che potesse essere un'ottima occasione per affermare ancora di più il proprio potere. Si occupò lei di tutto,
contattando un suo conoscente ed organizzando una sorta di rappresentazione, invitando una serie di persone
collegate in qualche modo ai Myers, che venivano tenute d'occhio dalla setta, perché considerate pericolose
(anche se di molte non ne conoscevo il motivo) e che potevano essere responsabili della morte di Michael.
Avremmo così approfittato per eliminare tali minacce e così riempire il vuoto di potere che si sarebbe creato con
la sua morte, consolidando il suo. Io sarei stato la sua longa manus, il suo servo più fedele, e avrei atteso ogni
suo ordine per agire. Siamo arrivati separatamente, questa sera, ma mi sono subito accorto di non conoscere
nessuna delle facce che avevo di fronte, tranne Tessa ed una sua dipendente, presso la multinazionale
farmaceutica che lei dirigeva, la “Wynn Medical s.r.l.”, la dottoressa Adele Gibran. Non solo, alle persone che
avevamo trovato negli archivi, si erano aggiunti tre nomi nuovi, dei quali non sapevo nulla: Steven Loyd.
Richard e Mary Eillen Cartwright. Chi diavolo sono questi tizi? Bah, meglio far finta di niente...
Improvviserò.

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Copione di Adele Gibran


Informazioni Principali
Oh, ma andiamo! Non riesco proprio a capire il motivo di tutto questo pathos. Cerchiamo di
essere razionali, così come lo sono io. Ho affrontato pericoli reali, come il rischio di restare senza
casa, per non avere pagato l'affitto, oppure di vedere i miei esperimenti fallire a causa di un piccolo
errore nella variazione della temperatura della stanza. Queste sono le mie paure. Ho 40 anni e
sinceramente ho smesso di vivere nei sogni e, di conseguenza, negli incubi. Sono fortemente
ancorata alla realtà, e non mi spaventa l'uomo nero. Faccio la scienziata, genetista e il mio scopo è
quello di guarire i mali dell'umanità. Mi sono impegnata negli studi e ho chiuso ogni altra cosa al di
fuori. Non mi sono fermata fino a quando una multinazionale farmaceutica, la “Wynn Medical
S.r.L.” non mi ha assunta. Da quel momento in poi ho pensato soltanto al mio lavoro. Non sono
sposata e non ho relazioni stabili. Ho ricevuto un invito per una specie di gioco di società e poiché
volevo dedicarmi, per una sera, a qualcosa di alternativo, ho deciso di parteciparvi. Non chiedetemi
cosa c'era scritto nell'invito perché non me lo ricordo: forse si parlava di un tizio, ma non so chi.
Boh.

I tuoi segreti
Sì, magari non conoscessi il tizio di cui si parla. Non solo l'ho sentito nominare,, ma è stato alla base di tutti
i miei ultimi studi ed articoli: Michael Myers, il più grande mistero di tutti i tempi, l'uomo immortale. E' stato
dichiarato morto non so quante decine di volte, ma alla fine si è sempre risvegliato, in apparente buona salute.
Al punto che, una decina di anni fa, sono stata avvicinata da una scienziata, proprietaria di una azienda
farmaceutica, la dott.ssa Tessa Wynn, la quale mi ha incaricata di scoprire il segreto della sua immortalità.
Ha cominciato parlandomi di una leggenda, di un bambino che nasce una volta ogni 30 anni circa, che
avrebbe il compito, sacrificando ed uccidendo la propria famiglia, di allontanare il male dalla comunità, in
omaggio ad una divinità malefica chiamata Thorn. Ma io non credo a queste fesserie: ai soldi, quelli sì, e
decisamente mi conviene assecondarla, fino a quando un assegno a 5 cifre ogni mese viene versato sul mio conto
corrente. In realtà ritengo che vi sia una spiegazione scientifica per la presunta immortalità di Michael: credo
che sia uno dei più pericolosi psicopatici degli ultimi anni, assolutamente incapace di distinguere il bene dal
male. Un bambino, cresciuto in una famiglia autoritaria, dove presuntivamente il padre era in apparenza una
persona irreprensibile, e poi, in realtà, un violento, incapace di dominare i propri istinti. La moglie, succube,
non deve aver mai denunciato questo comportamento, e il figlio di mezzo, che di solito è quello che accumula la
maggior parte dello stress e della tensione, ad un tratto è esploso in quell'atto di violenza estremo. Poi è rimasto
sedato per alcuni anni (molti psicopatici agiscono così), fino ad esplodere nuovamente. Il suo stato mentale ha
sviluppato endorfine e quindi un aumento prodigioso della sua forza, nonché una resistenza abnorme alla
sofferenza fisica. Ho studiato le anomalie genetiche di alcuni soggetti che arrivano ad avere una soglia altissima
del dolore, fin quasi a non provarne completamente, anche se li pungono con spilloni enormi. I santoni indù
sembrano guarire istantaneamente da qualsiasi ferita e riescono a rallentare il loro battito fino a sembrare
morti. Probabilmente sono geneticamente predisposti a far ciò. Ritengo che se potessi isolare il dna di Michael
nella zona in cui risiede questa capacità, avremmo la possibilità di sconfiggere una miriade di malattie. Ho
anche scoperto una cosa che mi ha messo un'inquietudine enorme: ho visto Michael nel laboratorio della
dott.ssa Wynn, come se fosse la sua guardia del corpo, docile ai suoi desideri: e ho notato la sua immobilità e la
sua atarassia durante i miei esami. Sembrava quasi che nulla potesse toccarlo. Un giorno, dopo un prelievo di

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tessuto che avevo fatto incidendo il braccio, si è voltato e senza parlare, mi ha fissato con le orbite vuote, come
un enorme buco nero che volesse inghiottirmi: ho avuto gli incubi per settimane e per un po' mi sono dedicata
alle analisi di laboratorio. Una sera è entrato nel mio ufficio, mentre scrivevo al computer, e senza mai togliersi
la sua maschera inespressiva, ha poggiato sulla mia scrivania una pietra, che rappresentava una runa druidica.
Poi è andato via lentamente. Subito dopo ho chiuso la porta, tremando, Credo che il mio lavoro stia diventando
oltremodo pericoloso e non riesco a capire come faccia la dottoressa Wynn a tenerlo sotto controllo. Non conosco
bene la loggia alla quale appartiene, forse è una massone, ma percepisco un brivido quando sono in sua
compagnia. Ieri sera ho ricevuto un invito, per una serata alquanto speciale: una specie di gioco di ruolo, in una
casa che ben conosco, una haunted house appartenente ad un tizio che ho visto spesso parlare con la dottoressa,
il sig. Freddy Southstorm. Sono arrivata e il sig. Southstorm in persona mi ha fatta entrare e, senza proferir
parola, mi ha fatto accomodare in una stanza, con alcune sedie poste intorno al corpo di un uomo che poi ho
riconosciuto essere lo stesso Michael. Non so che senso abbia tutto questo, forse una prova di coraggio per essere
ammessi in quest'associazione. Fino a quando non riuscirò a capirlo farò buon viso a cattivo gioco. Se vogliono
che partecipi, mi auguro che i benefit economici siano sostanziosi: in fondo è il denaro che fa girare il mondo.

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Copione di Chip Merrin


Informazioni principali
Smettetela di fissarmi come se fossi un fenomeno da baraccone! Non avete mai visto una persona
che ha subito un incidente sul lavoro? Ebbene, ve la presento: Chip Merrin, sono io. 60 anni
suonati, come la campana che da anni attendo per il mio funerale. Voi non sapete cosa vuol dire
essere in vetta, e poi precipitare tragicamente, abbandonato da amici e conoscenti a seguito della
propria deformità. Avevo tutto, a trent'anni ero il dirigente più accreditato di un'azienda di prodotti
cosmetici, con sedi a New York, Londra, Parigi e Milano. Viaggiavo sempre in prima classe, avevo
due aerei personali ed un elicottero, per i tragitti brevi, uno stipendio di 50.000 dollari al mese. Mi
occupavo di marketing e management, che era la mia specializzazione, dopo avere preso una laurea
in economia e commercio ad Harvard. Poi, l'incidente. A trentotto anni, durante un'ispezione
presso una delle fabbriche, sono scivolato in una delle vasche di lavorazione di sostanze plastiche per
le confezioni di creme. Una lama, sul fondo della vasca, mi ha squarciato il volto, rendendomi un
mostro. Provai una moltitudine di interventi, chirurgia plastica, mi rivolsi persino a mistici del
lontano oriente, di luoghi che non ero nemmeno in grado di pronunciare: niente. Sono morto
dentro. I miei amici hanno smesso di frequentarmi (non che ne avessi poi tanti, ma quei pochi mi
abbandonarono), persi interesse per il lavoro, per il divertimento. Persi anche tutto il denaro che
avevo accumulato, nel tentativo di guarire, ma i nervi erano ormai inesorabilmente lesi, e le sostanze
chimiche nella vasca dovevano avere influenzato in qualche modo la cicatrizzazione della mia pelle,
che non era mai completamente guarita. Così ho abbandonato tutto e mi sono rinchiuso in me
stesso. Un paio di giorni fa, ho ricevuto una lettera, nella quale mi si chiedeva di partecipare ad una
specie di gioco di ruolo, cosa che non avevo mai fatto in vita mia. Forse perché ero mortalmente
annoiato, forse perché mi sentivo in vena... insomma, senza nessun motivo ho deciso di accettare.
Ed eccomi qui. Aspetto ancora che mi spieghino le regole.

I tuoi segreti
Non ho proprio alcuna intenzione di rivelare la verità, anche se vorrei urlare di gioia per ciò che mi sta
davanti: il mio peggior nemico, la creatura che ho odiato più di qualsiasi altra al mondo, l'essere sul quale ho
fatto le più amorali e depravate fantasie omicide, sul quale avrei voluto sfogare le mie frustrazioni, le mie
smanie omicide, il mio selvaggio istinto di sadica violenza, giace ai miei piedi. L'ho cercato inutilmente per
anni, dopo ciò che mi aveva fatto a scuola: eravamo ancora studenti, alla scuola primaria nel paesino di
Haddonfield. Non eravamo amici, Michael era più piccolo di un anno, ma era insopportabile, con le sue arie
da fighetto benestante. E non piaceva a nessuno. Neanche a me. Durante il primo ed unico anno di scuola l'ho
tormentato con scherzi, minacce, risse nel cortile della scuola. Lo aspettavo all'uscita per prenderlo a pugni, forse
in me c'era il bisogno di provocarlo, di sfogare l'odio su un parassita inutile ed indegno di vivere. Ma non potevo
ancora conoscere il mostro che si celava dietro quegli occhi in apparenza vacui. Un giorno, dopo la scuola, mi
diressi verso casa, senza neanche preoccuparmi di aspettare i miei amici dell'epoca. Non avevo visto Michael,
quel giorno, ma avevo ben altro da fare, a casa, quindi non me ne preoccupai: tagliai per il boschetto dietro la
scuola ed ero giunto a circa metà del mio percorso, quando quel bastardello sbucò da dietro un albero. Mi colse
alla sprovvista e senza accennare né ad un sorriso, o ad una frase beffarda, prese a colpirmi a tradimento con
una mazza da baseball: una, due, tre... cinque … dieci … venti volte. Fino a martoriarmi il viso e a renderlo
completamente insensibile. Ed in tutto questo tempo, non sorrise nemmeno, non versò una lacrima, non accennò

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Collana “Il Taccuino” - Caso n. 52 – Chi ha ucciso Michael Myers – di Gianandrea Parisi

una qualsiasi espressione che mostrasse le sue emozioni. Poi arrivò il peggio: dalla cintura dei pantaloni, tirò
fuori il coltello. Mi ritrovarono la mattina dopo i poliziotti che i miei genitori avevano chiamato, preoccupati
perché la sera prima non ero rientrato a casa. Temevano fossi stato ucciso da qualche maniaco di passaggio, ma
guardando l'espressione di mio padre, 13 operazioni di chirurgia plastica e 8 anni dopo, so che avrebbe preferito
così. Lasciai la scuola, smisi di studiare, presi ad uscire con una maschera di gomma che riproduceva fattezze
neutre, come quelle di un manichino. Dopo un po', neanche quella bastò più. Provavo una tale vergogna di me
stesso, per come gli altri mi guardavano, che decisi di uscire solo la notte, per prendere aria ed osservare le vite
degli altri, come una specie di ombra, priva di consistenza. E la cosa più tragica è che non ho mai parlato con
nessuno di ciò che era successo, ho detto di avere dimenticato tutto. Perché avevo paura che lui tornasse. Ho
perso la mia vita, ho una misera pensione sociale, non ho amici, né lavoro, non ho una donna. Ciò che mi resta
è solo la vendetta. Ma anche quella mi è stata rubata. Ho inseguito Michael ovunque, ho infestato come uno
spettro, ogni luogo in cui fosse stato avvistato, ho preso contatto con tutti i sopravvissuti, e negli anni, il mio
desiderio di fargli provare ciò che io stesso ho dovuto subire, è cresciuto insieme alle mie frustrazioni. Ora
qualcuno mi ha rubato anche quest'ultima possibilità di realizzazione, e devo scoprire chi è stato. Devo fargliela
pagare. E intuisco che chiunque mi abbia invitato, deve essere anche l'assassino.

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Copione di Freddy Southstorm


Informazioni principali
E io, che c'entro? Non ho fatto niente. Sono solo il proprietario di un parco giochi. Beh, non
proprio un parco giochi, diciamo una sola attrazione. Che però, attenti, vale più di un intero Luna
Park, Sì, perché ormai, le case stregate sono la moda del momento, il nuovo confine del
divertimento. La gente vuole spaventarsi, vuole la violenza estrema, vuole deprivazione sensoriale,
torture, liquami, turpitudine morale e fisica, umiliazioni. L'orrore, quello classico, non tira più. E
così ho approfittato di un piccolo momento di crisi economica (piccolo, un semplice reinventare la
propria attività) per investire tutti i miei risparmi nella creazione di questa Haunted House, dove
occasionalmente, su prenotazione, organizzo tour spaventosi, a volte assumendo collaboratori che
fingono di essere maniaci assassini, usando effetti speciali, luci, trucchi, effetti di fumo e colori.
Insomma, l'intero armamentario per terrorizzare la gente, sottoponendoli alle vessazioni più
morbose e insostenibili. E vi posso garantire che pochissimi hanno concluso il tour, molti hanno
scelto di uscire prima. Ma tutti hanno pagato fior di quattrini. Per Halloween, un tizio mi ha
chiamato, proponendomi una sorta di gioco di società, avente come tema uno dei più conosciuti
serial killer degli ultimi anni, Michael Myers. Di lui si è parlato a lungo sui giornali ed in televisione
e sono stati realizzati una moltitudine di films. Sarebbe stata un'ottima pubblicità, e così ho detto
che l'avrei fatto senza problemi, se avessi potuto partecipare al gioco e prendere spunto per altri
spettacoli del genere. Il tizio, al telefono, si è messo a ridere. Poi mi ha detto che sarebbe stato uno
spettacolo che non avrei mai dimenticato. Stamattina davanti alla porta, c'era una cassa, con dentro
un corpo: quello che sta qui, in mezzo a noi. C'era una lettera, con su scritto di metterlo al centro
della stanza, e di non togliergli la maschera per nessun motivo: che questo era il vero ed unico
Michael Myers. Non che io ci creda davvero, ma per pubblicità e soldi, farei qualunque cosa. Anche
vendere mia madre. Forse l'ho già fatto.

I tuoi segreti
Altro che reinventarsi, altro che momento di piccola crisi. Da qualche anno ero decisamente con le pezze al...
Sì, insomma, davvero nelle pesti. Non avevo nemmeno i soldi per comprare il giornale, cercavo di raggranellare
qualcosa anche solo per mangiare. Investimenti sbagliati, qualche piccolo vizietto innocente (o quasi), una vita
al di sopra delle mie possibilità. Avevo provato con un piccolo ristorante, che a causa della mia incapacità nella
gestione, ha dichiarato fallimento. Ed è stato allora che mi hanno avvicinato. Sulle prime pensavo facessero
parte di qualche gruppo di potere, tipo massoneria. Poi ho capito che avevano ben altri obiettivi. Hanno aperto
questa Haunted House di facciata, costringendomi ad organizzare riunioni e riciclare denaro per soggetti che
non vedevo mai direttamente. Ogni tanto ricevevo qualche telefonata, con una voce (sempre diversa) che mi
chiedeva di eseguire alcuni ordini: niente di illegale, consegnare pacchetti, invitare determinati soggetti durante
alcune delle serate, affittare la casa per (ufficialmente) giochi di società. Puntualmente ricevevo denaro come
ricompensa, abbastanza da mantenere l'attrazione e vivere discretamente. Qualche sera fa, una voce diversa mi
ha chiamato per telefono. Mi ha detto che voleva che organizzassi una specie di gioco di ruolo, spiegandomi che
era necessario che invitassi una lista ben precisa di persone e che mi avrebbero mandato il fax, contenente nomi
ed indirizzi. Poi hanno aggiunto che una volta eseguito il compito, avrei dovuto distruggere il foglio,
bruciandolo. La mattina successiva un tipo con cappello ed impermeabile ha lasciato davanti alla casa una
cassa, contenente un corpo. Ed un biglietto. Dove si diceva che all'interno vi era il corpo di Michael Myers, il
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serial killer più selvaggio di tutti i tempi. Che avrei dovuto metterlo al centro della sala e che alla fine della
serata ne avrei potuto fare quello che volevo. Anche impagliarlo ed utilizzarlo come attrazione. Così ho fatto: ho
eseguito gli ordini, ho invitato persone di cui non avevo la benchè minima idea e, per evitare che qualcuno
piantasse qualche grana più grossa del normale, ho deciso di parteciparvi anch'io. Anche perché è sorto un
piccolo problema che non ho intenzione di rivelare: due idioti, due fidanzatini ribelli, di quelli che non hanno
niente da fare, se non rompere le scatole a chi fa il mio mestiere, Richard e Mary Eillen Cartwright, hanno
bussato oggi pomeriggio e mi hanno detto di voler partecipare ad un giro della casa: ho fatto di tutto per
liberarmi di loro, ma sono stati inflessibili e mi hanno detto che se non li avessi accontentati, avrebbero
chiamato la polizia e mi avrebbero denunciato. Per evitare problemi, non sapendo chi sia dietro tutto questo, ho
pensato di lasciare correre la loro presenza. Li ho fatti entrare nella partita, simulando che qualcuno aveva loro
mandato un invito e che quindi anche loro facevano parte del gruppo. Sfido chiunque a smentirmi, anche
perché non ricordo completamente quali siano i nomi degli invitati. Se qualcuno si fosse imboscato, oltre a loro,
non me ne accorgerei mai. Nel contempo sono veramente curioso di capire a quale organizzazione appartengano
i miei pseudo – capi, quelli che occasionalmente mi inviano gli ordini. Chissà che non venga fuori qualche
occasione per tirare su qualche dollaro extra. In tempi di carestia, sarebbe utile avere un piccolo serbatoio di
riserva.

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Copione di Tessa Wynn


Informazioni principali
Prima di dirvi qualsiasi cosa, vi anticipo subito che sono abituata a gestire il comando. Ho 50
anni e sono arrivata nella posizione che occupo con impegno e sacrificio, e non intendo in alcun
modo subire lo strapotere di altri. D'altronde, essere a capo di una multinazionale farmaceutica non
è facile, prendere decisioni difficili senza pensare ad altro se non al progresso dell'azienda, essere
sempre in vetta, perché da te dipendono anche le vite degli impiegati che vi lavorano. Nessuno si
rende conto della responsabilità a cui sono sottoposta, ma la cosa non mi interessa. Se avessi voluto
pietà e comprensione avrei fatto la missionaria, non la dirigente. La società si occupa di farmaci ad
ampio spettro, dalla semplice aspirina ad una probabile cura contro tumori e aids. Penso solo ed
esclusivamente al mio lavoro, non ho famiglia, non ho amici, nemmeno storie particolarmente
importanti (qualche occasione di sentirmi donna mi capita ancora, sono un essere umano anch'io),
ma alla fine ciò che alimenta il mio interesse è solo ed esclusivamente l'interesse economico.

I tuoi segreti
La “Wynn Medical s.r.l.” è solo una parte della mia vita. Un lavoro che mi permette di affermare la mia
posizione all'interno di una setta, “Il culto della spina”, così chiamata per il simbolo celtico che periodicamente,
nei tempi andati, appariva nei cieli. La setta si occupa del dominio e del controllo della società, attraverso
l'adorazione di divinità druidiche. E' stata creata con l'aiuto di mio fratello, il dott. Terence Wynn, il quale con
me condivideva la fede nel Thorn, un simbolo che raffigurava la personificazione del male, un male antico
destinato a possedere il corpo di un bambino che recava il segno, predestinato ad uccidere la propria famiglia,
sacrificandola per il bene dell'intera comunità. Terence aveva individuato in Michael Myers quel bambino,
dopo che lo stesso aveva ucciso la sorella durante la notte di Halloween del 1963. Dapprima, il dott. Wynn
aveva spiato il bambino, ricoverato nella clinica, stringendo amicizia con il medico che se ne occupava, il dott.
Loomis. Con il passare degli anni ci eravamo resi conto che Michael era veramente l'assassino immortale che
stavamo cercando. Così, quando venne di nuovo il tempo del Thorn, rapimmo sua nipote, la figlia di sua
sorella, e la ingravidammo con il suo seme. Del bambino nato perdemmo le tracce, ma conservammo il potere su
Michael che in preda all'influsso del Thorn sfogò la sua ira sul culto, uccidendo i più deboli fra gli adepti. Wynn
cercò di proteggerlo, facendolo fuggire e prendendo il suo posto, indossando la sua maschera, ma fu ucciso da
Loomis, convinto di dover liberare il mondo da quella maledizione. Fu una perdita terribile per la setta, ma per
me fu l'occasione per cercare di affermare il mio potere. Nell'ombra manipolai il gruppo, al fine di rintracciare
nuovamente Michael, che era fuggito, e dopo l'ennesima strage, lo portammo, docile macchina omicida al nostro
servizio, alla sede dell'Ordine. Nel contempo ho scoperto, da alcuni stralci di informazioni raccolte, che un
nuovo giocatore è entrato in partita, qualcuno interessato a prendere il mio posto. Qualcuno di cui nessuno
parla e che sicuramente è appoggiato da una delle fazioni più estremiste della setta, la quale ritiene che il mio
approccio agli obiettivi di Terence sia troppo lontano da quelli che sono i reali principi del gruppo. Ma anch'io
avevo il mio asso nella manica: Damien Dark, uno dei più spietati assassini al mio servizio, avrebbe ucciso
Michael qualora le cose si fossero messe male, e avrebbe provveduto ad eliminare tutti coloro i quali potevano
essere di impedimento al consolidamento della mia posizione. Ho atteso, tenendo nascosto il ruolo di Dark nel
mio piano agli altri, fino a quando, un paio di giorni fa, uno dei miei adepti più fedeli mi disse di aver trovato
il corpo di Michael nella biblioteca. Il suo cuore non batteva più, ma non vi erano ferite visibili ad occhi nudo.
Ho colto l'occasione al volo: ho chiesto a Damien di sequestrare il cadavere ed organizzare un rituale nel quale

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dovevano essere presenti i peggiori nemici della setta: Terence aveva stilato una lista di nomi, prima di morire,
composta da persone che potevano essere un rischio per la nostra associazione e per Michael(senza però
specificare chi fossero ed il motivo) e l'aveva sistemata in un libro che narrava la storia dei riti celtici e le origini
della festa di Halloween. Mi sono impossessata della lista e li ho fatti invitare tutti da un membro del nostro
gruppo, il proprietario di una haunted house che sfruttavamo per il riciclaggio del denaro ottenuto dalle attività
un po' meno lecite, Freddy Southstorm. Tutta gente che non conoscevo, tranne Adele Gibran, geniale
genetista, che ho fatto entrare nel gruppo, dopo averla assunta come scienziata presso la mia azienda. Il rituale
sarebbe stato una sorta di gioco di ruolo, nel quale la morte di Michael (che per l'occasione sarebbe stato con le
mani incatenate, per rappresentare la sottomissione al nuovo capo) sarebbe stata rivelata ed un eventuale
nemico sarebbe stato punito da Damien, che avrebbe in seguito ucciso tutti quelli che potevano essere un rischio
per la setta, rendendomi fondamentale per il gruppo. Ma non ho tenuto conto che al rituale avrebbero
partecipato un paio di altri soggetti che non ho mai sentito nominare, come Steven Loyd e Richard e Mary
Eillen Cartwright. Chi diavolo sono questi tizi? E gli altri, perché si trovavano nella lista di Terence?
Avranno avuto qualche ruolo nella morte di Michael? Troppe domande, alle quali sarò costretta a trovare una
risposta, se vorrò diventare la custode dell'Ordine. Per fortuna Damien è presente per darmi una mano, qualora
ce ne dovesse essere bisogno.

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Collana “Il Taccuino” - Caso n. 52 – Chi ha ucciso Michael Myers – di Gianandrea Parisi

Copione di James Loyd


Informazioni principali
Chiamatemi pure Jimmy. Lo fanno tutti. Scusate se parlo a bassa voce, ma non sono abituato a
stare al centro dei riflettori: sono una persona timida, nonostante il lavoro che faccio mi metta in
contatto con un sacco di gente e mi costringa a prendere decisioni nel volgere di pochi singoli
secondi. Decisioni che possono fare la differenza fra la vita e la morte. Oh, scusate, non ve l'ho
detto. Faccio l'infermiere, già da più di 40 anni, ed è quasi tempo di pensionarmi. Il mio carattere è
un po' schivo, non frequento tanti amici e la gente ama definirmi strano, perché... sì, insomma, mi
piacciono i morti. No, che avete capito! Non in quel senso. Come infermiere sono ossessionato
dalla morte, dalla cessazione della vita e da ciò che viene dopo. Ho avuto una compagna, una vita fa,
ed una figlia, ma sono morte entrambe, per un incidente d'auto. Così mi sono buttato nel lavoro,
cercando di comprendere a cosa va incontro un corpo abbandonato da quella che viene definita
anima. Se esiste un aldilà, se i mostri sono esseri che nascono dalla fantasia e trovano il modo di
agire nel mondo reale, o se è la nostra realtà a creare i mostri, ciò che in latino viene definito
prodigio. Amo i luoghi tenebrosi, e mi piace girare durante la notte di Halloween, perché sono
convinto che questa festa influenzi il mondo oscuro e crei un contatto fra l'irreale ed il reale. Ho
ricevuto un invito anonimo per questa sorta di gioco, e ho accettato perché ritengo che Michael
Myers sia il punto di contatto più vicino con il mondo degli spiriti: una creatura in qualche modo
slegata dalla morte, capace di viaggiare fra questa e l'altra dimensione.

I tuoi segreti
Ho spesso sentito la gente più vicina a me dire che non ci sto con la testa: forse è vero, ma non è colpa mia:
la colpa è stata dell'uomo che ha reso la mia vita un inferno: Michael Myers, serial killer, uno dei più feroci di
tutti i tempi. Quando avevo 17 anni, nel 1978, e lavoravo come infermiere presso l'ospedale di Haddonfield,
durante la notte di Halloween si scatenò il finimondo: fummo chiamati ad intervenire a causa di una serie di
omicidi compiuti, come scoprii in seguito, dal figlio dei Myers, Michael, che era stato ricoverato alcuni anni
prima per avere ucciso la sorella più grande, Judith Myers. Dopo essere evaso dall'ospedale psichiatrico, era
ritornato nella sua città per completare il lavoro che aveva lasciato in sospeso, uccidere la sorella minore,
Charlie Anne. Venni a saperlo dopo essere sfuggito per un pelo anch'io alla morte, quando quell'assassino
penetrò al Pronto Soccorso di Haddonfield per completare la sua opera. Sì, perché nel frattempo Charlie Anne
era cresciuta ed aveva preso il nome di Laurie Strode, dal cognome della famiglia che l'aveva adottata. Ci
salvammo per miracolo e pensammo di averlo eliminato per sempre: ebbi una relazione con lei, dalla quale
nacque una figlia, Jamie Loyd. Pensavo che avremmo potuto trascorrere una vita serena, dimenticando quanto
era successo. Ma il destino era in agguato: in persona di un camion, che mi tagliò la strada mentre tornavamo a
casa dopo una gita. Persi mia moglie, Laurie, e mia figlia, ed io rimasi in coma per alcuni mesi. Quando mi
risvegliai, mi dissero che erano già state sepolte e che ormai l'unica cosa che potevo fare era piangerle. Cominciai
ad interessarmi al paranormale e dopo qualche tempo seppi che sia Michael, sia il medico che lo aveva avuto in
cura, il dott. Loomis, erano ancora vivi. Cominciai a studiare tutte le notizie che lo riguardavano, girai il Paese,
sfruttando tutto il denaro che mi era rimasto e qualunque momento del mio tempo libero per rintracciare l'uomo
che ritenevo responsabile del mio disastro. Sì, perché lui era sopravvissuto, mentre mia moglie e mia figlia erano
morte, e tali erano rimaste. Un paio di giorni fa ho ricevuto un invito ad una sorta di festa privata, al quale
avrei dato forfait, se non vi fosse stato scritto il nome di Michael Myers, con la promessa che avrei visto il suo
cadavere. Sapere chi mi ha derubato della vendetta sarà il mio prossimo obiettivo. Tutto il resto passerà in
secondo piano
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Collana “Il Taccuino” - Caso n. 52 – Chi ha ucciso Michael Myers – di Gianandrea Parisi

Copione di Kate Brennan


Informazioni principali
Mi sa che avete proprio preso un granchio. Non vi conviene farmi nessuna domanda perché
tanto non vi risponderei, posto che non mi fido degli sconosciuti, e voi per me tali siete. Non vi ho
mai visto, né ho mai sentito parlare di voi o di questo tizio... Michael Meiers, o qualcosa di simile.
D'altro canto, per una donna di cultura qual sono, argomenti come serial killers, mostri, o affini,
non hanno alcun peso, né mi significano alcunchè. Comunque, se proprio devo rispettare le regole
del gioco, mi sento nelle condizioni di accennarvi ad un dato significativo, quale la mia età
anagrafica, 57 anni, al mio status, nubile, e alle mie competenze, laureata summa cum laude alla
facoltà di lettere e filosofia dell'Università di Eaton, con specializzazione e Master all'Università del
Devonshire, dove ho approfondito le antiche leggende celtiche, le tecniche sacrificali dei druidi ed
un'infarinatura sulla mitologia e le divinità più adorate, quali Samhain, il signore della morte.
Avrete dunque intuito la mia sterminata preparazione e l'assoluto distacco dai miseri, nonché poco
interessanti fatti di cronaca del mondo che mi circonda. Insegno in una delle più prestigiose
università del Maine e ho partecipato a questo gioco solo per semplice curiosità: ho ricevuto un
invito anonimo, e ho seguito il mio istinto, ma se la situazione non cambia, mi sa che sarò costretta
ad andarmene. Non mi piace perdere tempo.

I tuoi segreti
Finalmente ci siamo, il corpo del bastardo che ha ucciso mio fratello è ai miei piedi: non posso dare a vedere
la gioia che provo, sarebbe sospetta, e voglio sapere chi sono queste persone e perché sono stata invitata qui,
insieme a loro. Ho passato anni a cercare la vendetta per Will Brennan, ucciso dal mostro qualche anno prima,
mentre era vice preside di una scuola privata. All'epoca aveva intrapreso una relazione con la preside, della
quale non conosco nemmeno il nome. Lui era fatto così, molto schivo e riservato sulle questioni di cuore. So solo,
per come mi hanno raccontato le forze dell'ordine, intervenute a seguito di una denuncia, che Michael Myers
aveva attaccato la scuola durante la notte di Halloween del 2000, uccidendolo mentre cercava di fare il suo
dovere e difendere i suoi studenti. Non sono mai riuscita ad avere molte informazioni sulla strage, ma ho
utilizzato le conoscenze per ricostruire i motivi del suo gesto: ho notato che negli anni, tutti gli attacchi di questa
creatura sono coincisi con l'apparizione, in cielo, della costellazione del Thorn, un simbolo che richiama i culti
druidici di cui mi occupo. Il potere derivante da questa costellazione dona ad un individuo, definito “il
prescelto”, una serie di abilità: forza, capacità di guarigione, rendersi invisibile e sfruttare l'oscurità come una
specie di passaggio, che devono accompagnarlo nella missione per la quale viene prescelto, sconfiggere il male.
Egli sacrificherà, secondo le scritture, la sua famiglia e tutte le persone che egli ama, divenendo un escluso dal
resto del mondo, rimanendo solo ed abbandonato da tutti. Solo così il desiderio di sofferenza degli dei sarà
soddisfatto e nel suo dolore essi potranno concedere grande prosperità al resto della comunità. Con gli anni, lui,
o i suoi discendenti saranno costretti, in determinate occasioni, a proseguire questa missione. Tutto questo in
una spirale senza fine, dove la follia ed il sangue non si interromperanno mai. E' una teoria folle, lo so, e non
credo che qualcuno potrebbe mai appoggiarla, ma, in qualche modo, gli eventi di cui si è reso protagonista,
sembrano dare ragione a queste credenze popolari, ai miti che ho studiato. Ho cercato di rintracciarlo in tutti i
modi, ma sembrava scomparso dalla faccia della terra. Ed ecco che di colpo, un giorno, mi cade fra le braccia,
per merito di un bigliettino, un invito, del quale non conosco né la provenienza, né il mittente. Chi sapeva che
lo stavo cercando? Qual è il motivo che lo ha portato a convocarmi in questa assurda partita, dove, non so

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Collana “Il Taccuino” - Caso n. 52 – Chi ha ucciso Michael Myers – di Gianandrea Parisi

perché, sento che nessuno vincerà? Devo scoprire la verità, è un debito che ho nei confronti di mio fratello. Ciò
che succederà in seguito non ha alcuna importanza.

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Copione di Mary Eillen Cartwright


Informazioni principali
Uao!!! Che bello!!!! E' davvero figo un posto del genere! Siamo stati davvero fortunati ad essere qui.
Abbiamo ricevuto un invito? Certo che lo abbiamo ricevuto. Un bel bigliettino, con su scritto che
avremmo fatto un gioco di ruolo, con protagonista l'assassino più ganzo di tutti i tempi: Michael
Myers. Mi chiamo Mary Eillen (Non Ellen, sbagliano sempre a pronunciarlo... o a scriverlo? Boh)...
Belli questi mobili, sanno di vintage... Allora ho 25 anni e mi sono sposata da poco perché amo da
impazzire questo tenero orsacchiottone che è Richard. Ma se comincia a straparlare diventa un
logorroico della peggior specie, eh. Non si può ascoltare perché parla, parla, parla... non si ferma
mai. Io invece sono una timidona, in ufficio, dove lavoro, lo dicono tutti. Infatti stanno tutti lontani
da me, perché non sono una di compagnia, magari devo smetterla, dovrei aprirmi di più, dovrei
cercare di essere... come si dice... o cavolo! Non mi vengono mai le parole. E sì che per il lavoro che
faccio dovrei saperne usare tante. Che lavoro faccio? Ma ve l'ho detto. Non l'ho fatto? Oh cavolo,
ogni tanto perdo il tempo e mi deconcentro da quello che faccio. Dicono che questa è una
caratteristica dei geni. Ma io sono una … come si dice... uffa, non mi vengono le parole... con la m...
m... mmmmm.... Ah ecco, modesta! Cavolo, non mi vengono mai le parole!!!! Sono una timida,
l'avevo detto. E per il lavoro che faccio... Ma ve l'ho detto che lavoro faccio? Ah no? Lavoro in un
ufficio medico, uno specialista in sordità e mutismo cronico. Certo, non è il massimo, ma lo
stipendio è buono. E io ho un sacco di tempo libero e posso andare dove voglio e dire quello che
voglio e spesso e volentieri mio marito viene a trovarmi e ci facciamo delle belle … Ok, questo una
timida non lo dovrebbe dire. Comunque l'ho sposato perché è un orsacchiottone... ve l'ho detto?

I tuoi segreti
Fare la stupida, l'ochetta, nella vita conviene sempre. In realtà sono laureata in giurisprudenza e sono una
specialista in contratti e reddito d'impresa. Con un master in Economia d'impresa, monetaria ed internazionale.
Richard è un piccolo burattino nelle mie mani, mi sono fatta mettere incinta e l'ho sposato per il suo conto in
banca. Capito? Ricco di famiglia. Siamo nell'ordine dei 97 milioni di dollari, mica bruscoletti. Chiamatemi
finta babba. Sono stata io a trovare questa attrazione e ho deciso che volevo passare un Halloween diverso.
Anche se il proprietario mi aveva detto che era impegnata per una riunione privata, ho minacciato di
denunciarlo se non ci avesse fatto entrare. Raramente questi posti sono perfettamente in regola. Ha funzionato.
E così mi ha detto di passare per gente che aveva ricevuto degli inviti per un gioco di società, e che ci sarebbe
stato da divertirsi. Abbiamo accettato. Ci siamo ritrovati con un sacco di gente messa in cerchio ed un corpo al
centro: sarà una cosa da ricchi, strana. Ma si sa, i ricchi sono tutti originali. Male che vada ci faremo una
sveltina in qualcuna delle altre stanze. Ops!

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Copione di Richard Cartwright


Informazioni principali
Non ho niente da dire, parla sempre lei, mia moglie. Ho 30 anni, di buona estrazione sociale,
gestisco la ricchezza di famiglia, nell'ordine di un centinaio di milioni di dollari, milione più,
milione meno. L'ho sposata perché era arrivato il momento di sposarmi, e lei era sulla piazza. Mai
sentito parlare di questo Michael Myers. Ho ricevuto un invito? Certo, io e mia moglie. Ma lo
abbiamo lasciato a casa. Sicuramente i nostri nomi sono sulla lista.

I tuoi segreti
Nessun segreto che possa esservi utile, non so nemmeno perché siamo qui. Mia moglie voleva fare qualcosa di
diverso e come al solito, quando vuole qualcosa la ottiene. Ha minacciato il gestore di fargli chiudere l'attività
se non le faceva visitare la casa questa notte, Halloween. Quello non ha avuto scampo: le ha detto che l'avrebbe
fatta entrare ma avremmo dovuto far finta di essere invitati ad una specie di spettacolo, che non si è capito
bene. Forse un gioco. Mah. Speriamo di sbrigarci. Voglio tornarmene al più presto nel mio letto.

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Collana “Il Taccuino” - Caso n. 52 – Chi ha ucciso Michael Myers – di Gianandrea Parisi

Gli indizi
Per Steven Loyd
1. Ho notato che la sig.ra Tourle è sobbalzata, nel vedere il dott. Loomis e Jimmy Loyd, come
se li conoscesse. Forse il fatto meriterebbe un certo approfondimento. Inoltre ha un certo carattere
tendente al comando, come se avesse fatto l'insegnante o qualcosa inerente l'attività scolastica.
2. Scommetto dollari contro noccioline che la notizia di cui ho letto ricollega Jimmy Loyd a
Laurie Strode: si dice che Michael Myers sia stato ucciso, la prima volta, all'ospedale di Haddonfield,
dove la Strode era stata trasportata da un infermiere che poi l'aveva salvata durante l'attacco del
maniaco. Vuoi vedere che...?
3. Brennan... Questo cognome non mi è nuovo... Nel mio passato ho conosciuto un
Brennan... Ma certo, ho letto di lui durante una strage causata da Michael in un collegio, nel quale
il vice preside, Brennan, è stato ucciso, difendendo la preside, che era la sua compagna...

Per Aderis Tourle


1. L'atteggiamento di Dark è tutto, fuorchè quello di un impiegato squallido e ed insipido.
Piuttosto sembra studi i partecipanti al gioco e con l'aria di una belva feroce. Che stia fingendo?
2. Ho sentito parlare anche di un altro dott. Wynn, Terence Wynn, coinvolto negli omicidi di
Michael Myers alcuni anni prima. Era legato a filo doppio ad un culto druidico, un gruppo di potere
interessato alle facoltà del serial killer. Sarebbe interessante averne più notizie. Se tanto mi dà
tanto...
3. Freddy sembra quasi indispettito dalla presenza dei coniugi Cartwright. Come se li
conoscesse. Che cosa li unisce?

Per Damien Dark


1. Niente a che vedere con Michael Myers, sostiene quel James Loyd? E allora perché il suo
sguardo va costantemente in direzione del cadavere quasi avesse paura di un suo risveglio?
2. Aderis Tourle sembra spaventata da Michael, come se si aspettasse il suo risveglio da un
momento all'altro. Un atteggiamento del genere sembra dipendere da un forte trauma, che la donna
potrebbe avere subito da giovane.
3. Il modo di fare della Cartwright lascia poco spazio ai fraintendimenti: le piacciono gli
uomini e si vede. Chissà se nelle sue perversioni ha un debole anche per i serial killers? Magari per
lo stesso Michael.

Per Adele Gibran


1. Un fighettino, quel Richard Cartwright, e si vede. Chissà che con i suoi soldi non sia il
classico ricco annoiato, alla ricerca di qualcosa di nuovo, che possa solleticare le sue fantasie...
2. Merrin non sembra essere molto in sé: è difficile non accorgersi del suo sguardo quasi di
sollievo, nel vedere il volto di Michael, come se lo odiasse da tempo e fosse felice di vederlo morto.
Cosa lo lega a lui?

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Collana “Il Taccuino” - Caso n. 52 – Chi ha ucciso Michael Myers – di Gianandrea Parisi

3. Jimmy Loyd... James Loyd è apparso qualche anno fa sul giornale a causa di un incidente nel
quale sembra siano state uccise la figlia e la madre. Ce n'è abbastanza da far impazzire chiunque.

Per Chip Merrin


1. Una genetista... Adele Gibran... Adesso ricordo, ho letto degli articoli che aveva scritto negli
anni scorsi, con riferimento proprio a Michael Myers. Sosteneva teorie in merito alle sue
resurrezioni e diceva che trovandone il segreto, avrebbe scoperto il segreto della vita eterna.
2. Mettere insieme un tal numero di persone significa una premeditazione nell'organizzare uno
spettacolo del genere. Ci deve essere qualcuno dietro Southstorm. Devo insistere su questo punto e
cercare di scoprire per chi lavora.
3. La Wynn sembra gestire la situazione come se conoscesse buona parte dei soggetti del
gruppo. Lancia sguardi a Dark e alla Gibran, a Southstorm... Insomma, controlla tutto con polso di
ferro. Sembra lei a capo di tutto.

Per Freddy Southstorm


1. Mai fidarsi delle donne che si dicono stupite di non essere a conoscenza di un determinato
argomento: la Brennan sostiene di non sapere niente di Michael, eppure si trova a suo agio nel
parlare di Shamain che se ben ricordo è il nome con cui chiamavano Myers all'inizio... Samhain, il
signore della morte.
2. Dall'esame del cadavere, intuisco come non vi sia alcuna violenza nell'omicidio di Michael,
solo una freddezza lontana dall'odio. Questo potrebbe essere un indizio sulle motivazioni alla base
della sua morte.
3. Gli studi della Gibran su Michael sembrano stranamente realistici, come se avesse avuto a
che fare direttamente con lui. Ma quando? Non certo da giovane, deve essere accaduto solo negli
ultimi tempi. E come?

Per Tessa Wynn


1. Ricordo che un mio vecchio compagno di studi universitari aveva conosciuto un certo
Steven Loyd, laureando in medicina. Non lo aveva però in grande considerazione: tutti dicevano che
fosse un po' strano, come tipo, fissato con roba horror e grandguignolesca. Insomma un
appassionato di splatter.
2. Odio le finte stupide: c'è qualcosa che la Cartwright non dice, a proposito dell'invito, glissa
con troppa attenzione, come se non volesse far sapere qualcosa.
3. Il nome Aderis Tourle mi ricorda qualcosa. Le lettere si distaccano e ruotano
inconsciamente, come se si riassemblassero fra loro. Ho una passione per l'enigmistica e qualcosa mi
dice che basterebbe un po' di impegno.

Per James Loyd


1. Ho sentito parlare della dott.ssa Tessa Wynn: sembra che goda di un certo peso in città.
Anche se su di lei non circolano voci lusinghiere, soprattutto sui suoi metodi. Un'arrivista, alla
ricerca del potere in tutti i campi, disposta ad ogni cosa per ottenere i propri risultati: anche ad
usare metodi non proprio legali.

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Collana “Il Taccuino” - Caso n. 52 – Chi ha ucciso Michael Myers – di Gianandrea Parisi

2. Ogni volta che mi volto a guardarlo, mi accorgo che Damien Dark si scambia sguardi
d'intesa con la dott.ssa Wynn, come se si conoscessero già.
3. Quando la moglie di Richard Cartwright ha parlato dell'invito, lui ha sussultato, come se
non capisse il riferimento, o lo avesse scordato. Strano...

Per Kate Brennan


1. La prima cosa che mi viene da pensare è che sono interessanti gli sguardi fra Southstorm e la
Cartwright: che diamine c'è fra loro?
2. Forse Richard finge nel sembrare distante ed annoiato. Potrebbe avere qualcosa da
nascondere...
3. Sul braccio di Dark, mi sono accorta che spicca un tatuaggio, una runa druidica che per
quello che ricordo dai miei studi, si ricollega al culto di Thorn. Cosa vorrà dire?

Per Mary Eillen Cartwright


1. Soldi, soldi, soldi. Questo sembra dire la faccia di Southstorm. E chi ne vuole così tanti,
difficilmente riesce a tenerseli. Certo non fa questo mestiere per passione...
2. Kate Brennan, un'esperta di miti celtici... Uhmmm... Mi sembra che queste leggende siano
strettamente collegate agli omicidi di Michael Myers, soprattutto ad una teoria riguardante il segno
del Thorn, che dovrebbe circolare abbastanza agevolmente presso le aule universitarie. Almeno da
un punto di vista storico.
3. Quel viso deturpato, quello di Chip, non sembra proprio l'effetto di un incidente. Sembrano
più dei tagli e delle ferite provocate. Ed è facile intuire da chi...

Per Richard Cartwright


1. Mai sentito parlare di una società con a capo Merrin, né il suo nome è mai circolato sulle
riviste di settore. Chi diavolo è, veramente?
2. Quando è entrata, ho avuto la netta sensazione che Adele Gibran conoscesse sia Freddy
Southstorm sia la dott.ssa Wynn. Con la Wynn potrebbero essere colleghe, ma con Southstorm?
3. Mi sono ricordato di avere notato, mentre il professor Loomis esaminava il cadavere, una
puntura, piccola, come quella di un ago, alla base del collo. Che sia quella ad avere a che fare con la
morte di Michael? Quindi l'assassino potrebbe essere qualcuno esperto in medicina...

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