Sei sulla pagina 1di 54

storia dell'educazione e della

pedagogia
Storia dell'Educazione
Università Pontificia Salesiana
53 pag.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
STORIA DELL’EDUCAZIONE E DELLA PEDAGOGIA
Volume 1
Educazione e pedagogia
In generale si può dire che l’oggetto della ricerca pedagogica è lo studio dei fenomeni, dei processi,
dei modelli educativi e formativi e allo stesso tempo di teorie, di progettazione e sperimentazioni
caratterizzate da intenzionalità educative.

Educare può derivare da:

• Dal verbo latino educare (= allevare, coltivare) e quindi fa riferimento ad aspetti organici:
allevamento, custodia, assistenza, cura.
• Dal verbo latino educere (= tirar fuori, sviluppare) e quindi fa riferimento ad aspetti
interiori: immaginazione, osservazione, intelletto, ragione, senso critico, emotività,
espressività.

L’uso storico evidenzia la polisemia (diversi significati) del termine.

La precisazione precedente ci offre l’opportunità di cogliere le implicazioni e le differenze che


esistono tra educazione e pedagogia. Èmile Durkheim aveva già sostenuto che: “l’educazione è
l’azione esercitata dalle generazioni adulte su quello che non sono ancora mature per la vita sociale;
ha per obiettivo di suscitare e sviluppare nel fanciullo un certo numero di stati fisici, intellettuali e
morali che a lui sono richiesti tanto dalla società politica nel suo insieme, quanto dall’ambiente
particolare al quale è in modo specifico destinato”.
Ispirandoci a Durkheim possiamo definire l’educazione come “l’azione esercitata dagli adulti sopra
e con i ragazzi per integrarli nella loro comunità e per trasmettere loro la cultura, cioè l’insieme dei
saperi necessari per l’esistenza della comunità”.
Questa esistenza esige nello stesso tempo sia la conoscenza del passato che quella del presente e del
futuro.

Tutte le società umane esercitano questa doppia funzione:

• Integrare i ragazzi
• Trasmettere loro i propri saperi, la propria cultura

Diversamente, rispetto all’educazione, si situa la pedagogia.

Durkheim:

♦ “L’educazione è l’azione esercita sui fanciulli dai genitori e dai maestri. Questa azione è di
ogni istante ed è generale. La pedagogia invece consiste non in azioni, ma in teorie. Queste
teorie sono modi di concepire l’educazione, non della maniera di praticarla. Talvolta esse
sono talmente distinte dai metodi pratii in uso, da giungere al punto di opporsi tra loro”.
L’educazione non è quindi che la materia oggetto della pedagogia. pg.6.

La cultura pedagogica deve dunque avere una base largamente storica. Soltanto la storia
dell’insegnamento e della pedagogia permette di determinare i fini che deve perseguire
l’educazione.

Con una visione più ampia e integrale possiamo dire che l’educazione è:

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
• La promozione, strutturazione e consolidamento delle capacità personali fondamentali per
vivere la vita in modo cosciente, libero, responsabile e solidale, nel mondo con gli altri, nel
fluire del tempo e delle età, nell’intreccio delle relazioni interpersonali e nella vita sociale
storicamente organizzata, tra interiorità e trascendenza.

La pedagogia, invece, indaga sulla natura dell’educazione e sui processi formativi per “guidarli,
illuminarli e aiutarli e, se occorre, per colmare le lacune”, perché siamo accompagnati da riflessioni
e giustificazioni teoriche e scientifiche.

Attraverso la cultura l’uomo è in grado di gestire ed organizzare ciò che gli deriva dall’ambiente
sociale. La cultura deve essere trasmessa, perché ogni nuovo membro della comunità posso farla
propria e, appropriandosene, rielaborarla… sul libro
Poiché ciascuna società ha una propria cultura, l’educazione non solo assume molte e diverse
forme, ma oggi può essere intesa anche in modi diversi.
Da tutto ciò scaturisce la necessità di una storia della pedagogia, il cui significato si collega alla
distinzione fondamentale fra azione educativa e riflessione e ricerca pedagogica, formulata sopra.
La storia della pedagogia consente di cogliere l’evoluzione delle idee educativa e il loro intreccio
con le azioni concrete in specifici contesti sociali.

Uomo creatore di cultura -> processo educativo -> trasmissione della cultura

Capitolo I: L’educazione nelle civiltà antiche


1. L’educazione in una società senza scrittura

Se l’educazione è l’azione esercitata dagli adulti sopra e con i ragazzi per integrarli nella loro
comunità, per trasmettere loro la cultura, cioè l’insieme dei saperi necessari per l’esistenza di detta
comunità, la cultura deve essere trasmessa, perché ogni nuovo membro della comunità possa farla
propria e, appropriandosene, rielaborarla ed utilizzarla. Dalla necessità della trasmissione nasce il
processo educativo.
Le comunità senza scrittura si chiamavano comunità ad oralità primaria.

In una comunità ad oralità primaria la modalità di trasmissione del patrimonio culturale da una
generazione all’altra è strettamente connessa alla memoria.

Caratteristiche di questo tipo di comunità orali:

• Memoria del patrimonio culturale: rischio dell’oblio -> la civiltà orale reca il segno
dell’angoscia (di perdere tutte le informazioni contenute nella memoria);
• Le condizioni in cui esiste e funziona la cultura sono acustiche: il proprio essere sociale
trova riscontro nel linguaggio (allenta l’angoscia di cadere nell’oblio).

Se il rischio della perdita della memoria culturale è un dato antropologico che investe qualsiasi
società priva di scrittura, l’elaborazione di una risposta idonea a salvaguardare tale patrimonio,
invece, e quindi la propria esistenza, è un prodotto storico, che può differire a seconda delle
specifiche caratteristiche.

Il mezzo adoperato per trasmettere il proprio patrimonio culturale, e quindi per educare, è il
linguaggio, grazie soprattutto al potere ordinatrice della lingua stessa.
Secondo Havelock alcuni elementi che hanno favorito la memorabilità sono i seguenti:

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
L’ordinamento linguistico:

• La grammatica linguistica (soggetto, predicato, verbo),


• la grammatica antropologica (senso delle parole che è in connessione con l’esperienza del
gruppo che pratica la lingua in questione)
• L’elemento ritmico della lingua:

• Massime e sentenze (coscienza comune del gruppo)


• Epopea -> a tali racconti la società orale affida l’espressione dei suoi
nomos (le leggi), ethos (costumi, usi) e mores (costumi degli antenati). La
trasmissione di tali contenuti era affidata al poeta eroico, all’aedo, al
profeta, al saggio.

L’angoscia di dimenticare è superata grazie al linguaggio e all’ordinamento linguistico.


Nel mondo dell’oralità primaria, educare significava educare a ricordare. Al rischio costante della
propria possibile distruzione, la cultura orale diede questa risposta linguistica ed educativa.

2. L’educazione nelle società antiche

Per le società ad oralità primaria la conservazione e la trasmissione del retaggio culturale delle
generazioni precedenti assorbono quasi totalmente l’attività educativa.

In questo processo un ruolo fondamentale lo esercitano:

• I proverbi
• I racconti
• I canti
• Le massime
• I miti
• Le epopee

Queste varie espressioni, eseguite durante cerimonie religioso, spettacoli e altro, aiutavano a
ricordare e trasmettevano visioni del mondo, concezioni religiose, ecc, e quindi educavano.

L’educazione tribale: ai ragazzi viene impartita un’educazione informale attraverso

• Gruppo familiare
• Adulti della società
• Gioco (coetanei, come imitazione degli adulti)
• Partecipazione come spettatori o attori a tutti i momenti della vita quotidiana della tribù
• Riti di iniziazione per introdurre i giovani alla vita adulta
• Inserimento dei giovani nelle conoscenze dei simboli della comunità che consente loro di
comprendere la concezione del mondo e di trovare i mezzi per esprimersi

Nel mondo antico si sono sviluppate civiltà e relative culture di alto livello, che hanno preceduto la
Grecia classica ed hanno sviluppato pratiche educative abbastanza complesse. Nella zona racchiusa
tra il Mediterraneo, il Mar Rosso, il Mar Nero, il Mar Caspio e l’Oceano Indiano, caratterizzata
dalla presenza di terreni alluvionali dei fiumi Nilo, Tigre, Eufrate, si sono sviluppate le prime civiltà
umane.
Sono le civiltà dei sumeri, degli assiri, dei babilonesi, degli egiziani, degli hittiti, degli ebrei, dei
fenici, dei medi e dei persiani.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
In Grecia si sono sviluppate, intorno al mare Egeo, due civiltà:

• La minoico-cretese (dal leggendario re minosse e dall’isola di creta, 2200-1500 a.c), che


possedeva la scrittura lineare A, non ancora decifrata)
• Micenea (da Micene, 1500-1100 a.c) rivelataci dalla scrittura lineare B, che scomparve con
l’invasione dei Dori

La stessa cosa accade tra le valli del fiume giallo e del fiume azzurro in Cina, dell’Indo e del Gange
in India, dove i fiumi, causando la fertilità del terreno, permisero un insediamento stabile.
Si ebbe così progressivamente il passaggio dal villaggio alla città. Le città non sono solo grossi
agglomerati di popolazione, di case e di edifici in un limitato territorio, ma sono anche centri di vita
politica, economica e religiosa. Esse sono sede dei re e delle nuove classi sociali.

Capitolo II: l’educazione in Omero ed Esiodo


Importanza della civiltà greca per il mondo occidentale:

♦ Giovanni Reale -> la filosofia come creazione peculiare dei greci;


♦ James Bowen -> discontinuità introdotta dai Greci nell’educazione, rispetto alle antiche
civiltà, perché grazie alla riflessione/filosofia si inizia a riflettere sul fatto educativo
(pedagogia).

1. I paradigmi ideali per la formazione dell’uomo greco

Il fine dell’educazione antica è visto nella perfezione morale ed espresso con i termini areté in
Grecia e virtus a Roma -> concezione elitaria dell’educazione.
Rispetto alle culture pre-elleniche la cultura greca si caratterizza per la centralità dell’uomo (la
Grecia è all’origine della cultura umanistica), cantato e celebrato nelle manifestazioni artistiche,
nelle poleis (città dove si sviluppa l’arte politica). Questa cultura umanistica si completa con il
processo formativo -> mirava alla completezza dell’uomo in un intento di armonia ed equilibrio.

Nella paideia greca la completezza dell’uomo era espressa da due binomi:

• Ginnastica e musica: con ginnastica si intende la cultura del corpo; con musica si intende,
oltre alla musica in senso stretto, tutte le discipline protette dalle muse;
• Bello e buono (kalos kai aghatos): buono indica la realizzazione dell’areté; bello indica la
bellezza fisica e interiore. Questi due termine si fondono nella parola kalokaghatia.

L’insieme di questi due binomi ha lo scopo di formare l’aner aghatos (raggiungimento della
perfezione morale).

I paradigmi ideali:

• Eroe, Omero (VIII-VII)


• Contadino, Esiodo (VII)
• Soldato, Tirteo (VII)
• Sportivo, Pindaro (V)
• Cittadino, Solone (arconte ad Atene nel 594 a.C.). Due modelli -> 1. Sparta (oligarchia) e 2.
Atene (democrazia)
• Retore, sofisti (V) e Isocrate (IV)
• Filosofo, Socrate e Platone
1

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
La Kalokaghatia proponeva un ideale per il quale non c’era bellezza senza virtù.
I giovani venivano educati a riprodurre modelli di pensiero e comportamento consoni alle
aspirazione e alle necessità dell’assetto comunitario che di epoca in epoca si configurava: prima
quello tribale e gentilizio, poi quello politico (della polis) e civico (della civitas).
I primi paradigmi ideali presenti nella formazione dell’uomo greco sono i modelli educativi
presenti nell’Iliade e nell’Odissea di Omero e nelle opere di Esiodo.

2. Il modello eroico di Omero

XIII-XII sec. a.C. -> tutta l’area del Mediterraneo orientale viene invasa da popolazioni provenienti
dal Danubio. I Dori in particolare occuparono la Grecia centrale, per penetrare poi nel Peloponneso,
a Creta e nelle isole egee. Fuori dal loro dominio rimasero L’Arcadia e l’Attica.
Il periodo tra il XII e il IX secolo è definito Medioevo ellenico.
I Dori consideravano come areté il coraggio in battaglia, la forza fisica, la solidarietà all’interno de
gruppo -> valori tipicamente maschili, questo accentuò l’inferiorità sociale della donna.
In questo periodo nacque una nuova figura sociale, l’aedo -> cantore che cantava le imprese degli
antichi eroi. L’aedo, dando forma poetica a miti e leggende popolari ambientate in un passato
eroico, le tramandava da una generazione all’altra.
L’Iliade e l’Odissea furono la rielaborazione e la sintesi dei canti tramandati oralmente dagli aedi e
attribuiti poi ad Omero: il primo autore della letterature greca. La testimonianza di Omero è il più
antico documento che possiamo interrogare sull’educazione arcaica.

Questione omerica: l’iliade e l’odissea (dietro ai quali vi è una lunga trasmissione orale) risalgono
ad un periodo che va dall’VIII agli inizi del VII secolo a.C.
I due poemi, pur accogliendo motivi di costume dell’epoca e situazioni contemporanee, non
mancano di risalire ad un mitico passato.

Iliade: poema in 24 libri, più di 15.000 versi. Nono anno dell’assedio degli Achei a Troia, scontro
tra il capo degli Achei Agamennone e l’eroe Achille, che si ritira dalla lotta per la perdita della
schiava Briseide. L’iliade termina con il suo ritorno in guerra dopo la morte dell’amico Patroclo.
Achille uccide Ettore e viene ucciso da Paride.

Odissea: poema in 24 libri, circa 12.000 versi. È il poema del ritorno. Odisseo nel suo viaggio
verso Itaca affronta numerose avventure per mare. Il poema di conclude con il suo ritorno a casa e
la punizione dei Proci con l’aiuto del figlio Telemaco.

L’influsso esercitato da Omero prima nella cultura greca, poi in quella romana a partire dalla
traduzione dell’Odissea di Livio Andronico, si risentì in tutto l’Occidente.

2.1. La società omerica e l’aner agathos

La società omerica ha una concezione unitaria rispetto a ciò che è buono o cattivo, conosce chi è
l’aner agathos e in che cosa consiste l’aretè.

Aretè -> comprende molte cose come la nobile origine, le qualità fisiche, il successo e la fama.
L’uomo deve essere coraggioso e aver successo in guerra, deve essere forte, grande e bello, deve
parlare bene in assemblea e dare consigli ragionevoli, ma deve essere anche ricco e potente. Una
donna perfetta deve essere bella, onesta ed esperta nel lavoro di casa. Quanto più un uomo possiede
queste virtù, tanto maggiore è il prestigio e l’onore di cui gode. Questo onore (timè) è considerato
un qualcosa che si può misurare.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
Da quanto detto della società omerica, risulta fondamentale, da un punto di vista pedagogico, che
intorno al VIII-VII secolo a.C. l’idea educativa assuma una consistente consapevolezza di sé. Infatti
l’educazione non è più soltanto un processo di trasmissione della propria cultura e di modelli di
comportamento, ma è anche l’elaborazione di un “dover essere” formativo: realizzare l’aretè. Forza
e salute sono considerate le virtù del corpo; intelligenza e acutezza le virtù della mente (bisogna
possedere sia le virtù del corpo sia quelle della mente per raggiungere l’aretè).

2.2. L’aretè eroica nell’Iliade

L’Iliade, per Jaeger, è l’espressione dell’antico spirito eroico dell’aretè, e tale ideale incarna in tutti
i suoi eroi. Il valoroso è sempre l’aristocratico, l’uomo di classe elevata; il combattimento e la
vittoria sono la sua suprema distinzione e la vera sostanza della vita.

L’aretè è intesa come:

• forza fisica,
• coraggio,
• aspirazione alla gloria e all’onore,
• è tipo agonale,
• emerge dalla cultura di corte,
• dal desiderio di emulazione,
• di primeggiare,
• di eternarsi nel gesto eroico.

Il simbolo dello spirito eroico dell’aretè è Achille, l’eroe guerriero, che raggiunge il vertice
dell’aretè nella vittoria sul campo di battaglia, che esalta la sua forza e il suo coraggio e tocca il
sublime in virtù della consapevolezza che accompagna tragicamente l’eroe nella sua fine
imminente.

L’Iliade ci presenta anche la figura di due educatori che hanno reso Achille un modello esemplare di
virtù:

• il centauro Chirone, il cui insegnamento si basa su norme di vita vissuta e principi di


medicina
• e il principe Fenice, che ha formato Achille non solo ad essere efficace nelle azioni, ma
anche a sapersi imporre con la potenza della parola

Il doppio ideale del perfetto cavaliere: oratore e guerriero, capace di servire il suo sovrano nelle
assemblee e sul campo di battaglia.

2.3. L’aretè eroica nell’Odissea

L’Odissea è un’opera sorta più tardi che riflette una realtà sociale e culturale molto vicina al tempo
in cui l’ha vista nascere. Il valore guerriero rimane la massima espressione della personalità
dell’eroe, ma ad esso viene aggiunto il riconoscimento dei meriti intellettuali e sociali.
Il mondo dell’Odissea è quello delle corti civilissime, fattesi più umane. I personaggi si muovono
tra le difficoltà della vita, che possono essere superate si con il coraggio, ma soprattutto con
l’azione accorta e l’astuzia. Ulisse -> eroe assetato di conoscenza che compie imprese gloriose.
L’esempio più tipico di educazione è quello descritto nella Telemachia. La fama conquistata da
Telemaco, diversa da quella degli eroi dell’Iliade, è una fama conquistata con il farsi conoscere, con
1

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
il presentarsi agli amici del padre, ed insieme, in casa propria, con la rivendicazione esplicita delle
proprie prerogative di comando davanti alla madre Penelope e ai suoi pretendenti.

2.4. L’imitazione dell’eroe

Un elemento fondamentale dell’educazione aristocratica, nell’Iliade e nell’Odissea, è l’imitazione


dell’eroe, che viene esplicitata dal poeta educatore. Quest’ultimo ha come compito specifico nella
società la missione di istruire i posteri, proponendo gli esempi da imitare.

Marrou dice che il segreto della pedagogia omerica risiede nell’esempio dell’eroe paradigmatico.
Giovanni Reale -> i poemi omerici sono importanti per la formazione delle convinzioni morali.

2.5. L’educazione della donna

Oltre l’aretè eroica, Omero presenta anche gli affetti fondamentali, i sentimenti più profondi
dell’uomo e, in particolare, quelli esemplati i splendidi personaggi femminili: Andromaca, moglie
di Ettore; Penelope, moglie di Ulisse e madre di Telemaco; Nausica, figlia di Alcinoo.

In conclusione, come afferma Platone nella Repubblica, Omero è stato l’educatore della Grecia.
Nella Grecia dell’età omerica erano già presenti aspetti che sarebbero rimasti anche nell’età
classica: il collegamento tra l’educazione dell’uomo e la vita associata.

3. Il modello del contadino di Esiodo

Lo storico Erodoto ricorda insieme ad Omero ed Esiodo come creatori di mitologia.


Conosciamo pochissimo di Esiodo (VIII-VII sec. a.C.). Egli fu un rapsodo di professione.
Le opere di Esiodo sono:

• Teogonia: storia degli dei dall’origine del mondo all’impero di Zeus. Con il mito Esiodo
vuole condurre gli uomini a comprendere il significato della vita -> il lavoro, la lotta tra il
bene e il male, il contrasto tra il diritto e la forza;

• Opere e giorni: è un testo fondamentale per l’educazione, è ricorrente l’ideale del lavoro;
infatti solo chi lavora, secondo il poeta, può essere giusto.

Esiodo vuole essere maestro di verità agli uomini; e così i consigli a Perse hanno valore di norme
universali. Le Opere e i giorni rivelano il cuore del poeta: un uomo che riflette con profonda
tristezza sulla vita umana, ma che trova il conforto nella religione, nell’onestà e nel lavoro.

La società descritta da Esiodo è profondamente diversa da quella omerica (aristocratica, guerriera,


feudale).

3.1. Società esiodea:

• composta da piccoli proprietari terrieri, di artigiani e di piccoli commercianti anche


marittimi
• lavoro e risparmio (piccoli patrimoni)
• comunità governate da magistrature gentilizie che amministrano la giustizia, non sempre
onestamente
• diffusa misoginia (mito di Pandora)

3.2. L’aretè contadina

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
Il concetto di aretè, per Esiodo, cambia perché non è più connotata dall’eroismo e dalla gloria sui
campi di battaglia, ma dal lavoro quotidiano nella vita agreste e dall’onestà. Chi mente offende la
giustizia e molti giungono ad una miserabile condizione, mentre la via della virtù richiede impegno
e fatica, ma una volta che si è giunti in cima diventa semplice e appagante.

Esiodo:

• La riflessione morale fa un passo avanti,


• Il lavoro e la giustizia sono il fondamento della morale esiodea, sostenuta da una profonda
religiosità,
• Il poeta ha una fede incrollabile nella tutela del diritto da parte della divinità,
• Solo chi lavora può essere giusto e conseguire l’aretè. Il lavoro porta al benessere che porta
all’aretè,
• L’aretè si può insegnare,
• Atteggiamento di repulsione verso la donna (mito di Pandora -> la donna è causa di tutti i
mali; la misoginia va combattuta con l’educazione),
• Mondo del lavoro e dell’eroismo quotidiano che esso comporta.

La visione del lavoro dell’età arcaica, e di Esiodo in particolare, mutò radicalmente per una serie di
processi sociali, economici, culturali e politici. Solo in epoca moderna e contemporanea, in seguito
d altre rivoluzioni, il lavoro è tornato ad acquisire un intrinseco valore etico per la formazione
dell’uomo.

Capitolo III: l’educazione a Sparta e Atene


La fine dell’età arcaica vide la nascita della filosofia nella Ionia. Importanti furono i filosofi
naturalisti, Pitagora e i pitagorici, Senofane e gli eleatici, i fisici pluralistici. Lo sviluppo delle
poleis favorì l’architettura e la scultura, che ebbero come soggetti preferiti quelli religiosi (templi e
statue degli dei). Nella letteratura si affermò la poesia lirica.

Epoca classica (V sec. a.C.):

• Età di Pericle
• Arte greca
• Tragedia (Eschilo, Sofocle, Euripide)
• Commedia attica (Aristofane)

Due diversi modelli ideali dello sviluppo della polis, che comportano anche una diversa
impostazione dell’educazione, sono rappresentati da Sparta (oligarchica) e Atene (democratica).

1. Sparta

1.1 L’educazione spartana nell’epoca arcaica

La città di Sparta nei secoli VIII-VI è uno stato guerriero. Molto importante nella cultura dell’epoca
è l’ideale militare con l’aretè del soldato e l’amor patrio, che si comprende meglio se si tiene conto
delle rivolte dei Messeni, delle guerre che ne scaturirono e del progressivo ordinamento
costituzionale di Sparta. Qui per la prima volta lo stato è potenza educatrice (lo stato-educatore lo
ritroviamo nel fascismo, nazismo e stalinismo).
L’ideale dell’aretè del soldato è stato tramandato dal Tirteo, originario di Mileto (nella Ionia), visse
a Sparta nella seconda metà del VII secolo, al tempo della seconda guerra messenica. La sue elegia
1

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
è impregnata di un grandioso ethos educativo -> egli è il portavoce della collettività. Qui l’aretè
eroica di Omero si trasforma nell’eroismo dell’amor patrio. Ciò che Tirteo vuole creare è un popolo
intero di eroi. L’aner agathos per Tirteo è proprio il soldato (eroe) che muore combattendo in
battaglia per la sua patria -> aretè dell’amor patrio, mentre il fuggiasco è coperto da disonore.
Alla base di questa nuova aretè c’è un’importante evoluzione tecnica ed etica insieme: la
costituzione della fanteria degli opliti, la famosa falange spartana (soldati a piedi combattono
gomito contro gomito e avanzano insieme). Ethos -> combattiamo per difendere la nostra patria.
Di fronte alla crisi dell’ideale umano aristocratico nel periodo in cu si afferma la civiltà delle polis,
Tirteo fa risaltare la vera aretè sugli altri beni supremi; infatti il poeta a tutte le altre qualità umane
(forza, bellezza, ricchezza, eloquenza) antepone il “valore guerriero”.
La nuova aretè del civismo virile superò ben presto i confini di Sparta e i versi di Tirteo furono
accolti anche dagli antispartani, come Atene.

1.2. L’educazione spartana nell’epoca classica

A metà del VI secolo nella città di Sparta si verifica un brusco cambiamento. Ci fu una rivoluzione
politico-sociale dell’aristocrazia che consolidò il potere nelle mani di una casta di guerrieri. Sparta
assunse così forme culturali ed educative totalitarie.
I valori di riferimento furono ispirati alle virtù guerresche e militari. Di conseguenza anche
l’educazione delle giovani generazioni era ispirata a valori di forza di abilità guerresca, di destrezza
nel sopravvivere a condizioni progettate e predisposte a questo scopo. Il sistema educativo,
attribuito a Licurgo, è delineato da Plutarco.
Sparta non solo conservatrice, ma anche reazionaria. Tra la fine del V secolo e soprattutto nel IV
secolo l’educazione spartana ebbe ammiratori presso gli aristocratici e gli oligarchici delle altre
città, ma Aristotele nella Politica la giudicò severamente.
Iter educativo: inizia dalla nascita, solo bambini forti e in salute. Fino ai 7 anni a casa con la
mamma, clima familiare molto duro; poi venivano inseriti in strutture educative statali. fino agli 11
anni fanciulli, fino ai 15 ragazzi, fino ai 20 efebi o ireni. Fino a 11 anni tornavano a dormire a casa
loro, dopo entravano nelle caserme e li rimanevano fino ai 30 anni.
Importanza del praticare educazione fisica (ginnastica, sport atletici, caccia, esercitazioni
militari…). Anche le ragazze facevano molto sport perché si irrobustissero per partorire spartani
forti e robusti.
La società spartana era totalmente educante nel suo complesso. I giovani erano considerati figli di
tutti, un materiale collettivo da plasmare secondo i rigidi modelli prefissati.

2. Atene

A differenza di Sparta, la città di Atene, grazie all’opera dei legislatori e dei tiranni Draconte,
Solone (uno dei sette saggi dell’antichità), Pisistrato (crudele), Clistene, ha avuto un percorso
storico-politico democratico, dando origine a un’intensissima vita culturale, che raggiunse il suo
culmine nell’età di Pericle (495-429 a.C.). Con lo sviluppo democratico della città di Atene, anche
l’educazione divenne progressivamente democratica.

2.1. L’educazione civile di Solone

L’ordinamento civile che si è sviluppato ad Atene spiega anche l’orientamento educativo. Se in


origine in tutte le culture della Grecia l’ideale era quello civico e guerriero, è proprio ad Atene che
nel VI secolo l’educazione ha cessato di essere essenzialmente militare per assumere un’impronta
più civile.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
La svolta è da attribuire a Solone (640-560), nato ad Atene. Fu eletto arconte per l’anno 593 a.C.
con poteri di pacificatore e con l’incarico di riordinare la costituzione dello Stato. Solone era un
aristocratico appassionato di democrazia. Nell’Elegia alle Muse solone esprime la sua concezione
della vita. Il poeta chiede alle Muse la prosperità (olbon) e buona fama (doxan agaten) allo sguardo
del mondo; il poeta desidera prosperità ma non vuole impadronirsene contro la giustizia.
Il benessere elargito agli uomini dagli dei poggia su ferme radici e durerà. Ma la ricchezza contro la
giustizia, continua il poeta, suscita l’ira di Zeus e presto o tardi giungerà la sua punizione.

Riforma di Solone:

L’ecclesia è un’assemblea popolare di cittadini liberi, formata da:


• pentacosiomedimni,
• cavalieri,
• zeugiti,
• teti.

Questi compongono il consiglio dei 400, che prepara le leggi, ed eleggono 9 arconti. Istituzione
dell’areopago, tribunale per i reati gravi, massimo organismo politico.
Eliea era il tribunale del popolo.

Ideale civile di Solone poggiava su:

• il buongoverno (eunomia)
• la giustizia (dike)
• la pace (eirene)

Questi non possono essere privilegio di una parte o di una classe, perché la polis è fondata sul
destino solidale di tutti i cittadini.
Al buongoverno Solone contrappose il malgoverno (mette i cittadini in guardia contro questo).
Il malgoverno è
• inarrestabile frenesia del denaro;
• saccheggio inferto alle risorse civiche dei capi;
• giustizia calpestata;
• colpi bassi vibrati dalle fazioni in lotta;
• fine tragica che tocca al povero: finire venduto sul mercato degli schiavi, lontano dalla terra
natia.

Solone come conciliatore seppe resistere alle pretese delle opposte fazioni, mantenendo l’equilibrio.
Dopo le riforme Solone riprese a viaggiare e, tornato ad Atene, il poeta morì nel 561 a.C.

2.2. Dall’aretè aristocratica a quella democratica

L’educazione atenese, divenuta civile, continua ad essere orientata verso la vita delle classi
superiori, che possono praticare sport eleganti come l’equitazione e la caccia.
Pindaro celebra l’ideale sportivo aristocratico (aretè dello sportivo).
Il passaggio dall’aristocrazia alla democrazia coinvolge anche l’educazione, che non muta
radicalmente il suo ideale, che rimane fondamentalmente l’ideale omerico dell’aretè, del valore,
dell’emulazione, dell’azione.
Ciò che muta è il soggetto che deve perseguire l’ideale eroico. Si passa, infatti, dai cavalieri ai
soldati, e da questi al popolo; si passa dall’eroe che raggiungeva l’aretè nell’azione eroica, ai soldati
pronti a morire in battaglia e da questi alle competizioni sportive con la pratica dell’atletismo.

2.3. La nascita della scuola


1

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
La progressiva democratizzazione della vita civile portò non solo ad un tipo di educazione più
democratica, ma anche alla nascita e allo sviluppo della scuola e alla creazione di diverse figure
educativa. Il ragazzo veniva accompagnato a scuola dal pedagogo (servo).

• Educazione fisica e musicale: l’allenatore dei fanciulli era detto pedrotiba; il maestro di
musica era il citarista;

• Educazione e teatro: le rappresentazioni teatrali assolvevano un ruolo di particolare


importanza per la formazione culturale e civile dei cittadini. La centralità del teatro nella
vita della polis risulta dal fatto che esso può definirsi allo stesso tempo come luogo di
educazione collettiva, di dibattito etico e politico, di riflessione religiosa e di divertimento
nel senso più alto. Il teatro ateniese era rivolto, infatti, a un pubblico molto vasto, che
assisteva con una forte partecipazione emotiva alla rappresentazione scenica dei vizi e delle
virtù, dei problemi e dei valori morali. Il teatro non era solo divertimento ma anche una
forma di riflessione e di partecipazione collettiva alla vita culturale e politica di Atene. La
massima fioritura del teatro avvenne nel V secolo a.C. con i tragici Eschilo (problema
religioso e morale), Sofocle (affronta il destino dell’uomo), Euripide (indaga l’uomo dai
contrasti insanabili) e il commediografo Aristofane (aveva come musa ispiratrice Atene);

• Educazione letteraria: dopo la comparsa dell’alfabeto nel VIII secolo, l’uso della scrittura si
diffuse, finendo per essere utilizzata nella vita quotidiana, per cui l’educazione non poté
ignorarla. L’istituzione dell’ostracismo, stabilita da Clistene nel 508-507, potrebbe essere
una prova di tale diffusione. L’insegnamento delle lettere era affidato al grammatistès, detto
poi didàscalos.

2.4. L’efebia attica

Era un momento di alta formazione ad Atene. Ideale del soldato-cittadino, essere educati sia ai
doveri civili che a quelli militari (diversamente da Sparta che seguiva un modello unicamente
militare).

2.5. L’ideale della kalokagathia

L’arkaia paideia (l’antica educazione) ateniese era più artistiche che letteraria e più sportiva che
intellettuale. L’ideale di questa educazione, l’areté, resta di ordine etico ed è espresso dal termine
kalokagathia (kalos + agathos) per indicare la profonda simbiosi tra la bellezza e l’aspetto morale
nell’educazione. L’ideale della kalokagathia (bello e buono) nell’antica educazione è realizzato
prima di tutto dallo sportivo, nella cui educazione è sempre presente l’aspetto morale e quello della
bellezza del corpo. Infatti questo ideale educativo dell’arkaia paideia è presentato in modo piuttosto
realistico da Aristofane (con un tono di nostalgia nella commedia Le nuvole), mentre viene
idealizzato da Tucidide (Atene come modello di vita per tutta la Grecia) e da Platone (percorso
educativo e scolastico messo in atto ad Atene).
Resta, in questa educazione, il silenzio sulle donne, relegate nelle loro case.

Capitolo IV: i Sofisti e Socrate


Il pensiero filosofico nel corso del V secolo a.C. inizio a concentrarsi non più sulla physis (la
natura) ma sull’antropos (l’uomo) in quanto ente individuale e membro della società.
È il periodo dell’epoca classica di Atene, contrassegnato dalla grande fioritura culturale ed
economica della città. A tutto ciò aveva contribuito Pericle, che diede alla città una struttura
definitivamente democratica.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
♦ I Sofisti:
♦ Socrate: Tematiche
• Filosofi della polis
•• Ruolo pedagogico
Il filosofo che reagìestremamente
contro i Sofisti e la
importante nelladel
degenerazione società ateniese del V
loro metodo
• secolo
Metodo: maieutica (dia-logo)
•• Individualismo, relativismo
Esaltò i valori morali e polemica
che sono 1.
alla base di ogni I sofisti
antitradizionalistica
vivere morale e civile
Fu un movimento culturale molto importante,
tanto da essere definito da Giovanni Reale
“l’illuminismo della Grecia classica”.

Il termine sofista ha due significati:

• Significato positivo = operare o parlare abilmente (da sofizesthai), sapiente o maestro di


sapienza -> così si presentarono Protagora di Arborea, Gorgia di Lentini, Prodico di Ceo e
Ippia di Elide;

• Significato negativo= elaboratore di ragionamenti falsi e capiziosi, illecito desiderio di


indagine razionale dei problemi fisici e morali, fonte di scetticismo religioso, insegnamento
dietro compenso (arte mercenaria), sofista come sinonimo di falso e dialettico (Platone).
Questa seconda generazione di Sofisti (Callicle, Antifonte, Trasimaco, Crizia), fece propria
l’accentuazione di un’istanza critica negativa, esaurendo e riducendo la ricerca filosofica a
contesa verbale, finalizzata alla lotta politica con l’eristica (arte della controversia) per far
prevalere la propria tesi, vera o falsa che fosse, utilizzando i più sottili strumenti dialettici e
retorici (eristikè techne).

1.1. Protagora e Gorgia: l’utile, l’opinione non la verità

La tesi fondamentale di Protagora di Arborea (490-420 a.C.): l’uomo è misura di tutte le cose, di
quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono. quindi l’uomo è la
misura, il soggetto di giudizio, della realtà e irrealtà delle cose e del loro modo di essere e
significato. Tutto questo porta al relativismo. Per Protagora l’educazione è un processo di
socializzazione, processo con cui l’uomo individuale, misura di tutte le cose, sia trasformato in
uomo sociale, in cui la società diviene misura di tutte le cose.

Mentre Protagora sostiene il relativismo e su di esso impianta il suo metodo dell’antilogia (la
controversia, l’opposizione delle varie tesi), Gorgia di Lentini (480-375 a.C.) invece, muove da una
posizione di nichilismo.
Egli sosteneva queste 3 tesi ben concatenate tra loro:

1. Non esiste l’essere, cioè nulla esiste;


2. Se anche l’essere esistesse, esso non sarebbe conoscibile;
3. E ammesso pure che fosse comprensibile, esso non sarebbe comunicabile né spiegabile agli
altri.

1.2. L’areté politica

Ciò che caratterizza questi Sofisti è:

• L’attenzione per l’uomo e i suoi problemi (valore della conoscenza, obbligatorietà delle
leggi sociali e morali);
1

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
• Una considerevole sfiducia nella capacità della ragione di rinvenire una soluzione sicura,
universale, valida per tutti (relativismo gnoseologico ed etico);
• Consapevolezza dell’importanza della dialettica e della retorica nella conduzione della vita
pubblica e della formazione della gioventù.

Nella vita della polis greca il sofista si assume l’incarico di istruire i figli dell’aristocrazia nella
grammatica, nella letteratura, nella filosofia, nella religione e soprattutto nell’arte politica.
L’accortezza (euboulia) è proprio nell’abilità nel parlare, soprattutto in pubblico, davanti ai tribunali
e alle assemblee, e Protagora la ritiene insegnabile mediante la tecnica dell’antilogia e la
conseguente tecnica che mostra come far prevalere un qualsivoglia punto di vista su quello opposto.
Quello che cambia, rispetto alla tradizione, segno della mutata situazione storico-sociale, è la
finalità dell’educazione: non si tratta più di ammaestrare i discendenti della stirpe nobiliare
all’aristocratica virtù eroica, bensì di educare gli uomini, membri del nuovo stato democratico,
all’areté politica, intesa non tanto come osservanza di leggi, quanto come conoscenza dei mezzi con
i quali l’individuo può acquisire successo negli affari e potenza presso il popolo, anche
indirizzandolo alla scelta del giusto.

I contenuti dell’educazione sofista per il raggiungimento dell’areté politica sono:

• Il sapere enciclopedico per Ippia


• Lo sviluppo della totalità delle energie spirituali per Protagora
• Lo sviluppo delle discipline formali come la grammatica per Prodico
• La retorica e la dialettica per Gorgia, in quanto idonee per cogliere i molteplici aspetti di una
questione

A tutte queste posizioni è sotteso un nuovo concetto di cultura, che riconosce nel sapere la potenza
formatrice dell’uomo, cioè l’areté, e non al privilegio del sangue, cioè all’aristocrazia. Per Jaeger i
Sofisti hanno posto le fondamenta della pedagogia.

1.3. Il pragmatismo pedagogico

I sofisti propongono un modello educativo di natura pragmatica, a differenza della pedagogia pre e
post- sofistica, soprattutto socratica e platonica-aristotelica, nelle quali la scoperta della verità viene
considerata lo scopo ultimo dell’intero processo educativo. Infatti, il problema pedagogico
fondamentale della sofistica non consiste nel delineare un progetto educativo finalizzato alla
comprensione della verità dell’essere da parte dell’educando, ma nel proporre un modello
educativo che consenta al discente di acquisire opinioni utili per affrontare la vita,
indipendentemente dalla loro verità o falsità.
Quindi, il più efficace strumento di educazione, per la sua possibilità intrinseca di modificare
utilitaristicamente le opinioni, è il linguaggio verbale. L’educazione linguistica è finalizzata
all’affermazione del potere dell’individuo nei confronti della realtà sociale, per cui la retorica viene
ad assumere un ruolo primario.
La retorica però non è intesa come educazione dell’anima alla verità e alla giustizia ma cine tekne,
cioè come abilità nell’arte di persuadere -> tendente all’affermazione personale.

Il curricolo di studi sofistico comprende:

• La retorica
• La grammatica
• La dialettica

(Arti del trivio)

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
• L’aritmetica
• La geometria
• La musica
• L’astronomia

(Arti del Quadrivio)

questa cultura di tipo universale è detta polimathia (pluralità di conoscenze).


In conclusione, i Sofisti, forniscono un sapere socialmente e politicamente utile; infatti essi
compresero il ruolo che l’educazione, la cultura, l’istruzione hanno nella vita della società quando
l’apparire prevale sull’essere. I Sofisti furono i primi professori di scuola superiore.

2. Socrate

Socrate visse tra il 470 e il 399 a.C. poiché egli non scrisse nulla, la sua vita e il suo pensiero si
ricostruiscono solo attraverso le testimonianze antiche, in particolare quella di Aristotele, Platone,
Senofonte e Aristofane. L’immagine di Socrate che ne esce è problematica e controversa (questione
socratica).

2.1. La scoperta dell’essenza dell’uomo: l’anima

Dopo aver indagato i problemi della filosofia della natura, Socrate spostò i suoi interessi dalla
natura all’uomo, ponendosi come domanda: cos’è l’uomo?
I Sofisti avevano parlato dei problemi dell’uomo, senza aver indagato in modo adeguato la sua
natura o essenza. Socrate, invece, riuscì a dare una risposta alla domanda su cosa fosse l’uomo.
L’uomo è la sua anima, dal momento che è l’anima che distingue l’uomo da qualsiasi altra cosa.
L’anima viene fatta coincidere con la nostra coscienza pensante e operante, con la nostra ragione e
con la sede della nostra attività pensante ed eticamente operante.
Quindi per Socrate l’anima è l’io consapevole, è la personalità intellettuale e morale, nessuno prima
di lui aveva inteso per anima ciò che intese Socrate, e dopo di lui tutto l’Occidente.

La dottrina di Socrate:

• Conosci te stesso, non vuol dire conoscere il proprio nome e il proprio corpo, ma esaminarsi
interiormente e conoscere la propria anima;
• Abbi cura di te stesso, significa curare la propria anima, non il proprio corpo.

Insegnare agli uomini a conoscere e a curare se stesso fu il compito supremo al quale Socrate si
dedicò completamente, ritenendo di essere stato investito dal Dio.

2.2. Il nuovo significato dell’areté: la cura dell’anima, l’areté etica

I Sofisti, non avendo saputo individuare quale fosse la vera natura dell’uomo, avevano ignorato il
fine ultimo e, per conseguenza, la vera areté.
Socrate, contrariamente ai Sofisti, avendo compreso che l’uomo si distingue da ogni altra cosa per
la sua anima, ha potuto anche determinare in che cosa consiste l’areté umana: essa non può essere
se non ciò che permette all’anima di essere buona.
Per Socrate la virtù è scienza o conoscenza, e il contrario della virtù, cioè il vizio, è privazione di
scienza e di conoscenza, vale a dire ignoranza. Ogni forma di errore, dunque, è involontaria.
Infatti, se l’uomo è contraddistinto dalla sua anima e, se l’anima è l’io cosciente, consapevole e
intelligente, allora l’areté, ossia ciò che attua pienamente questa coscienza e intelligenza, non può
che essere la scienza e la conoscenza. Per questo aspetto Socrate è stato accusato di intellettualismo
etico: non è possibile conoscere il bene senza farlo (non basta conoscere il bene per essere buono).
1

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
2.3. La tavola socratica dei valori

Con l’affermazione che virtù è scienza e conoscenza, Socrate rivoluziona la tradizionale tavola dei
valori alla quale tutta la grecità si era fino allora attenuta, e che i Sofisti stessi non avevano
sostanzialmente intaccato.

I valori fondamentali tradizionali erano quelli del corpo:

• La vita
• La salute
• Il vigore fisico
• La bellezza

Oppure i beni esteriori:

• La fama
• La ricchezza
• La potenza

L’identificazione del vero uomo con l’anima e non con il corpo, comportava il metter e in secondo
piano di quei valori fisici ed esteriori e il conseguente emergere in primo piano dei valori interiori
dell’anima e, in particolare, del valore della scienza che li riassume.
In pratica Socrate subordinò l’effettiva validità dei valori tradizionali della grecità al loro buon uso,
che dipende esclusivamente dalla conoscenza e dalla scienza, cioè dall’anima.

Per Socrate l’uomo non si costruisce aumentando ciò che ha (possessi materiali) e neppure
coltivando solo i beni connessi con il corpo, ma prendendosi cura della propria psiché, ossia di ciò
che veramente è. Socrate pone al di sopra della salute, della bellezza, della ricchezza onesta, della
giovinezza, i valori dell’anima, la sua aretè, la conoscenza e ciò che essa comporta nella vita
dell’uomo.

In ambito politico -> Socrate criticò la prassi democratica che affidava all’estrazione a sorte
funzioni e oneri, mentre si dovevano distribuire sulla base di competenze e del valore degli
individui. Denunciò le malefatte degli oligarchici e dei democratici, e fu perseguitato da entrambe
le parti. Il vero politico per Socrate era l’uomo perfetto moralmente: solo chi conosce sé stesso è
giusto e quindi può governare la città. Il buon politico -> retore competente e buono, colui che si
deve prendere cura dell’anima degli uomini (e non dei suoi interessi personali).

2.4. La metodologia socratica: la maieutica

La cura dell’anima, secondo Socrate, può avvenire solo con il dia-logo, ossia con il logos che,
procedendo per domanda e risposta, coinvolge maestro e discepolo in un’esperienza spirituale unica
di ricerca della verità.

La maieutica si divide in due momenti:

• Pars destruens: Socrate parte dall’affermazione di non sapere (utilizzando l’ironia),


portando il suo interlocutore a riconoscere la propria ignoranza. Coloro che riuscivano ad
ammetterla, raggiungevano la purificazione dell’anima che può raggiungere la verità;

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
• Pars costruens: come la donna che è gravida nel corpo ha bisogno dell’ostetrica per
partorire, così il discepolo che ha l’anima gravida della verità ha bisogno di una sorta di
spirituale ostetricia, che aiuti questa verità a venire alla luce.

Socrate vuole persuadere i sui interlocutori, in particolare i giovani, della loro condizione di non
perfezione e, quindi, di educabilità. A fondamento del discorso etico-pedagogico sta il concetto di
conoscenza, intesa come ricerca interiore. Infatti solo in e stesso l’uomo può scoprire la sapienza
che lo porta ad essere virtuoso, essendo la virtù una forma di sapere e quindi un prodotto della
mente. Ciò significa che al perfezione umana si realizza mediante la ragione critica, ma anche
attraverso le relazioni interpersonali.

2.5. In conclusione

Per Socrate è importante che ogni uomo continui a ricercare se vuole essere veramente tale. Per
l’uomo è molto importante continuare a interrogarsi ogni giorno sulla virtù. Una vita senza ricerche
non è degna, per l’uomo, di essere vissuta.

Capitolo V: Platone
All’inizio del IV secolo a.C. l’educazione antica raggiunge un vertice molto alto con Platone e
Isocrate, i quali per secoli, estenderanno il loro influsso sulla cultura occidentale in ambito
filosofico il primo, retorico il secondo.

1. La vita

Platone (427-347 a.C.), di famiglia aristocratica, fin da giovane destinato dalla politica, ma si
avvicinò successivamente alla filosofia e fu discepolo di Socrate. Platone era disgustato dalla
politica ateniese, siamo nel periodo dopo la guerra del Peloponneso da cui Atene ne è uscita
economicamente e politicamente distrutta -> si instaurano i 30 tiranni. Il suo odio per la vita
politica di Atene raggiunge l’apice con la condanna a morte di Socrate. Da qui iniziò la sua vita da
filosofo. Fondò l’Accademia nel 387 a.C.

Fece 3 viaggi importanti in Sicilia per tentare di realizzare il suo ideale di re-filosofo, tutti
disastrosi:

1. Invitato a Siracusa dal tiranno Dionigi il Vecchio; sperava di inculcare nel tiranno l’ideale
del re-filosofo, ma presto entrò in contrasto con Dionigi, stringendo invece amicizia con
Dione;

2. Morto Dionigi il Vecchio gli succedette Dionigi il Giovane, Platone convinto da Dione tornò
in Sicilia pensando di essere accettato dal tiranno, ma presto Dionigi esiliò Dione e trattenne
come prigioniero Platone, lasciandolo poi tornare ad Atene;

3. Convinto di nuovo da Dione Platone tornò una terza volta in Sicilia, fu un grave errore. Di lì
Platone torna ad Atene dove resta alla direzione dell’Accademia fino alla morte.

2. Il pensiero e l’antropologia

Platone è l’autore di un’interpretazione della realtà che per la prima volta in sede filosofica prende
sul serio il fenomeno del divenire e della contingenza e ne ricerca la giustificazione andando oltre i
confini del tempo e della materia, certo che soltanto nella trascendenza si può trovare il
fondamento, il principio di tutto: solo il mondo ideale fonda e giustifica il mondo materiale.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
A partire dalla “seconda navigazione” (la metafisica), le tematiche affrontate da Platone sono:

• L’iperuranio (il mondo delle idee)


• Cosmologia
• Conoscenza
• Antropologia (concezione dualistica dell’uomo, immortalità dell’anima, dottrina della
metempsicosi)
• Etica
• Stato
• Educazione
• Estetica

Per Platone il mondo, in seguito al dualismo metafisico, si dispone su due piani: quello sensibile
(dell’apparenza, delle opinioni, in continuo divenire, si regge su quello intellegibile) e quello
intellegibile (realtà). Quest’ultimo è la vera causa e quindi è la vera ragione d’essere del sensibile.
L’uomo riproduce in sé stesso il dualismo del mondo: è corpo ed anima. Qui vi è un vero dualismo
in quanto la strutturale distinzione fra anima e corpo si trasforma, per influssi religiosi orifici, in
una “strutturale opposizione” fra anima e corpo.

Nella Repubblica Platone sostiene che l’anima dell’uomo è tripartita:

• Anima irascibile: la sua virtù è la fortezza


• Anima concupiscibile: la sua virtù è la temperanza
• Razionale: la sua virtù è la ragione (prudenza)

Questa tripartizione è illustrata nel mito del carro alato, dove i due cavalli simboleggiano le forza
irrazionali dell’irascibilità e della concupiscenza e l’auriga la forza della ragione.

A livello gnoseologico l’uomo dovrà elevarsi dal mondo della sensibilità e delle opinioni a quello
intellegibile, fino a raggiungere il fondamento prima dell’essere, cioè il Bene, e a livello etico dovrà
ispirarsi ad una condotta equilibrata guidato dalla giustizia. Sul fondamento della trascendenza del
Bene e della struttura tripartita dell’anima, Platone nella Repubblica precisa le condizioni che
rendono possibile il raggiungimento di una nuova aretè.

3. Educazione e pedagogia nella Repubblica

L’età di Pericle, illuministica e liberale, era andata in crisi. Di contro alla sfrenata corsa al potere,
Platone rileva che per la politica occorre un’adeguata formazione (Alcibiade maggiore). Inoltre
sottolinea che coloro che vogliono guidare lo Stato devono possedere conoscenza e competenza
(Alcibiade minore). Sullo sfondo delineato occorre considerare il pensiero di Platone sullo Stato,
l’educazione e la pedagogia, che ha espresso nella Repubblica e nelle Leggi.
Per le caratteristiche fondamentali dell’educazione proposte dal filosofo nel dialogo la Repubblica,
rivestono una particolare importanza i libri II,III,VII.

3.1. Dal sogno giovanile di partecipare alla vita politica alla filosofia

Da giovane Platone era deciso a intraprendere una carriera politica, ma la guerra del Peloponneso,
l’arroganza oligarchica, i Trenta Tiranni, la restaurazione della democrazia (insicura e
conservatrice), il logoramento delle leggi e l’uccisione di Socrate lo dissuasero dalla vocazione
politica e lo indussero ad apprezzare la filosofia. Platone concluse che solo grazie all’opera della
filosofia era possibile sperare di vedere un giorno giusta la politica degli stati e giusta la vita dei
cittadini.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
3.2. Il problema della giustizia e le classi dei cittadini

Platone prende posizione contro le idee dissolutrici che la sofistica aveva mosso contro la giustizia,
ponendo in modo radicale la domanda: che cos’è la giustizia?

• La giustizia ha sede sia nello stato (in grande), sia nell’individuo (in piccolo).

Platone preferisce indagarne la realtà prima nello stato e poi nel singolo individuo.
Subentra allora un’altra domanda: come nasce lo Stato?

• Lo Stato si forma perché nessuno di noi basta a se stesso, poiché è privo di molte cose.

Nascono così diverse professioni, che possono essere esercitate in modo adeguato da uomini diversi
seguendo le naturali inclinazioni.

Possiamo dire, inoltre, che la giustizia è quella disposizione della facoltà dell’anima la quale fa si
che ciascuna compia la funzione che le è propria. Stabilito che cosa sia la giustizia, Platone passa a
discorrere dell’educazione dei cittadini della classe dei custodi guerrieri e della classe dei produttori
(contadini, artigiani, mercanti).

3.3. L’educazione dei custodi guerrieri

Per la classe dei produttori non è necessaria una speciale educazione, mentre per la classe dei
custodi dello Stato è indispensabile un’accuratissima educazione.
Strumenti più idonei per educare i custodi guerrieri -> ginnastica per il corpo e musica per l’anima.
Platone si rifà all’antica paideia greca ma riformandola in modo ben preciso.
Nell’ambito dei custodi bisognerà distinguere quelli che dovranno ubbidire e quelli che dovranno
comandare. Bisogna scegliere fra tutti i guardiani quelli che per tutta la vita ci risulta abbiano preso
decisioni nell’interesse dello Stato, operando con la massima disponibilità, e che mai, per nessun
motivo, si presterebbero ad agire in maniera diversa. Questi saranno reggitori dello Stato. In pratica
sono i filosofi, che costituiranno la terza classe di cittadini.
Alla classe dei produttori è concesso il possesso di beni e ricchezza. I difensori dello Stato invece
avranno abitazioni e mense comuni e riceveranno i viveri dagli altri cittadini come compenso della
loro attività.

I custodi vigileranno affinché:

• nello Stato non si introducano mutamenti che lo porterebbero alla rovina,


• le indoli e le nature degli individui corrispondano alle funzioni che esercitano
• si proceda all’adeguata educazione dei giovani migliori

Posto il principio la classe dei custodi dello Stato deve avere ogni cosa in comune, oltre alle
abitazioni e alla mensa, saranno in comune anche le donne, i figli, l’allevamento e l’educazione
della prole. Per conseguenza, secondo Platone, bisogna affidare alle donne custodi le stesse
mansioni affidate agli uomini, quindi si devono educare le donne con la stessa paideia ginnico-
musicale degli uomini.

3.4. L’educazione dei filosofi reggitori dello Stato

Condizione necessaria perché si realizzi lo Stato ideale è che i filosofi diventino governanti.
L’educazione filosofica (dai 20 ai 50 anni) deve giungere alla conoscenza massima (méghiston
màtema), cioè al possesso conoscitivo del “Bene in sé” (cioè la possesso conoscitivo).

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
Per coloro che dono destinati a diventati reggitori filosofi l’educazione ginnico-musicale, vista per
i custodi in generale, viene a costituire solo un momento propedeutico. Infatti questo tipo di
educazione è in grado di rendere l’uomo armonico e ben ordinata la sua vita, ma non è in grado di
portare alla conoscenza del bene. Per giungere alla massima conoscenza vi è solo la “lunga strada”
che dal sensibile porta al soprasensibile, dal divenire all’essere.
La conoscenza del bene in sé passa attraverso la -> matematica, geometria, astronomia, scienza
dell’armonia -> prova -> dialettica (5 anni) -> 15 anni di pratica -> a 50 anni termina la paideia.
Dialettica: il tratto più impegnativo e arduo, con cui l’anima di scioglie completamente dal sensibile
per raggiungere l’essere puro delle Idee, e, procedendo attraverso le idee, giunge alla visione del
Bene.
La matematica, la geometria piana e solida, l’astronomia e la scienza dell’armonia costringono
l’anima ad avvalersi dell’intelligenza, sono scienze propedeutiche alla dialettica e devono essere
insegnate in gioventù non con la costrizione ma in forma di gioco.

Porre il filosofo come costruttore dello Stato ideale e come reggitore dello stesso, significa: “porre
il Divino e l’Assoluto come suprema misura e quindi fondamento dello Stato. Il filosofo, dopo aver
raggiunto il divino, lo contempla e lo imita, plasma se stesso in conformità di quello e, per
conseguenza, posto a capo della Città, plasma e conforma la Città sullo stesso metro”.
Platone non fa alcuna distinzione tra uomini e donne anche per la classe dei governanti, ritenendo
che, a parità di doti, debbano ricevere la stessa educazione.
Questa è la rivalutazione più radicale e più audace della donna nell’antichità.

Platone è convinto che tra lo Stato ideale e l’uomo ad esso corrispondente vi sia anche una
strutturale corrispondenza fra la virtù e la felicità. Ma il filosofo fornisce anche una controprova,
procedendo all’analisi delle forme di stato storicamente esistenti e dei tipi umani corrispondenti.

Forme corrotte di governo

• timocratico, fondato sull’onore come valore supremo


• oligarchico, fondato sulla ricchezza come valore supremo
• democratico, inteso come demagogia in senso peggiorativo
• tirannico, la tirannide: quarta ed estrema malattia dello Stato

In pratica Platone analizza le forme corrotte di governo secondo il principio della perfetta
corrispondenza fra l’anima, i costumi dell’individuo e le istituzioni dello Stato.
Per la correlazione tra lo Stato, la felicità terrena e quella ultraterrena.

3.5. La costruzione dello Stato ideale è possibile nella Città interiore

La repubblica platonica è un’utopia o un dover essere (obbligo morale da raggiungere)?


• Platone stesso ci avverte che, se anche lo Stato ideale, perfetto, non esiste storicamente fuori
di noi, lo possiamo tuttavia costruire nella “Città interiore”, cioè nell’anima dell’uomo,
seguendo la vera politica.

4. L’educazione nel Politico e nelle Leggi

Consapevole dell’impossibilità di realizzare storicamente l’ideale della Repubblica, per altro


realizzabile nella dimensione spirituale, Platone disegnò, nel Politico e nelle Leggi, un modello di
Stato che tiene conto non solo di come l’uomo deve essere, ma anche di come egli effettivamente è.
In merito poi all’educazione, pur ribadendo i principi fondamentali già espressi nella Repubblica,
Platone nelle Leggi è più aderente alle condizioni reali in cui essa si attua, per cui cerca di
disciplinare minuziosamente tutto il percorso educativo, che per il filosofo inizia già dal
concepimento e dalla vita prenatale.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
Aspetti peculiari:

• Scopo dell’educazione, testo p. 103


• Rapporto tra infanzia e gioco, testo p. 103-104
• Il responsabile dell’educazione nello Stato, testo p. 104
• Il percorso educativo degli studi, testo p. 105-109

4.1. Il percorso educativo degli studi

II libro -> educazione del coro e della danza e del loro fondamento etico;
VII libro -> vero e proprio curriculum scolastico scandito per anni di età, che bisogna integrare con
quanto già detto nella Repubblica, per cui avremo due cicli di formazione scolastica -> un ciclo
primario e uno secondario.

5. La formazione individuale: Fedro e Simposio

Oltre ad aver teorizzato un percorso educativo collettivo, Platone ha indicato anche un percorso
individuale di formazione, inteso come educazione dell’anima al Bene, espresso nel Fedro e nel
Simposio. Lo scopo ultimo dell’educazione deve essere la vita contemplativa, che attua l’unione del
Vero e del Bene.

6. La nuova sistemazione della tavola dei valori

Già Socrate, aveva operato una rivoluzione dei valori sulla base della scoperta della psiché come
essenza dell’uomo, per cui i veri valori sono quelli dell’anima (virtù e conoscenza) e non quelli del
corpo o i valori esteriori, proposti dalla tradizione. Ora Platone, con la nuova struttura metafisica
attribuita all’anima, è riuscito a dare una definitiva fondazione alla tavola socratica dei valori, che
viene completata con la descrizione del comportamento che si deve tenere nei confronti dei
genitori, degli amici, dello Stato, degli stranieri e dei supplici.

7. Platone educatore: l’Accademia

L’Accademia di Platone aveva una forte struttura istituzionale nella quale i membri erano
strettamente legati dall’amicizia. Legalmente era un’associazione religiosa consacrata al culto delle
Muse, che si manifestava con sacrifici e banchetti conviviali. La vita dell’Accademia implicava una
certa comunità di vita tra maestro e discepoli. Il metodo adoperato da Platone era quello dialogico
(di Socrate), con cui faceva pervenire i discepoli alla scoperta della verità e, più che alla scrittura,
preferiva affidare le parti più importanti del suo insegnamento alla parola orale.
Dopo la morte di Platone, l’Accademia continuò la sua vita per circa nove secoli sotto la guida di
“direttori”. Fu chiusa nel 529 d.C. dall’imperatore Giustiniano.

8. Il mito della caverna

Il settimo libro della Repubblica si apre con il famosissimo Mito della caverna, che è stato visto
come simboleggiante la metafisica, la gnoseologia, la dialettica, l’etica, la mistica e la concezione
politica di Platone.

Gradi della conoscenza:

• Mondo visibile (opinione): immagini, oggetti sensibili


1

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
• Mondo intellegibile (scienza = verità): matematica, dialettica

Non aver conosciuto il bene in sé -> dobbiamo costruire città su questo bene.

I significati del mito della caverna sono 4:

• I gradi ontologici della realtà


• I gradi della conoscenza
• L’aspetto ascetico, mistico e teologico del pensiero di Platone
• La concezione politica

9. Conclusione

Il compito dell’educatore per Platone è quello di avviare il delicato processo che conduce
l’intelligenza alla conversione dell’idea di Bene (periagoghé = conversione dalle tenebre alla luce).

Capitolo VI: Isocrate


1. La vita

Nato ad Atene, figlio di un ricco mercante. Ricevette un’educazione accurata. Perso il patrimonio
familiare a causa della guerra del Peloponneso, Isocrate intraprese con successo la professione di
logografo (scrittore a pagamento di discorsi giudiziari), anche se di persona non pronunciò mai un
discorso (balbuziente). Aprì una scuola di retorica nel 393 a.C. dove vi insegnò fino alla morte.

Orazioni:

• Conto i Sofisti: manifesto programmatico


• Antidosi: la scuola
• Nicocle: inno al Logos, la parola civilizzatrice
• Panatenaico: la formazione degli uomini
• Panegirico: il nome dei Greci non indica più la razza ma la cultura

2. Contro i Sofisti: un manifesto programmatico

Questa orazione è il manifesto programmatico della scuola di Isocrate. L’oratore si tiene a pari
distanza sia dai maestri di eristica falsi e mistificatori, sia dagli insegnanti d’oratoria professionisti.

Teorie:

• L’eloquenza è un dono naturale -> l’insegnamento non può che perfezionare la natura ->
solo in questo caso gli studenti possono apprendere dal docente il sistema delle “idee”, cioè
le forme del discorso -> e infine possono calare queste “idee” nella pratica oratoria.
• Non esiste un’arte della dikaiosyne, cioè del vivere con probità, che possa essere impartita
nei termini tecnici della lezione
• Lo studio del percorso politico piò aiutare a forgiare caratteri

3. Antidosi: la scuola

A metà circa degli anni 360-350 a.C., Megaclide, al quale era stata imposta la più pesante delle
liturgie, la trierarchia, in sua vece propose Isocrate perché lo riteneva più ricco di lui, dichiarandosi
disponibile allo scambio di patrimoni (antidosi). Al rifiuto di Isocrate seguì un processo, da cui il

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
poeta ne uscì perdente. Quest’episodio condusse Isocrate a scrivere la più lunga e famosa delle sue
orazioni: l’Antidosi, che risulta un’appassionata difesa della sua scuola e del suo magistero retorico.

Curriculo formativo:

• Scuola superiore aperta a tutti


• Durata di 3/4 anni
• Non più di 9 alunni presenti alle lezioni
• Curricolo fondato sull’enciclopedismo sofistico
• Formazione morale attraverso precetti pratici dell’esperienza e studio della storia
• Importanza della matematica
• Importanza della dialettica ma propedeutica alla retorica, insegnata per imitazione

Esistono arti diverse:

• Eristica: ginnastica mentale, addestramento propedeutico


• Paidotribike: per il corpo, formare atleti
• Philosophia: per l’anima, formare oratori, considerati come modelli per i cittadini ->
impegno di chi scrive ponderati discorsi politici; è inserita nella sfera dell’opinabile (doxa),
e non nel sapere scientifico (episteme) -> ma l’uomo può migliorarsi, crescere in dignità,
perfezionando il ben dire (to eu leghein), questo per Isocrate è la prova più sicura del
pensare bene.

Quest’idea della retorica di Isocrate, nella quale vi è un influsso reciproco di cultura (filosofia) ed
eloquenza, influenzerà anche Cicerone e Quintiliano e più tardi anche l’Umanesimo e il
Rinascimento.

4. Nicocle: inno al Logos, alla parola civilizzatrice

Nel Nicocle (368 a.C.), opera dedicata alla formazione del principe, Isocrate innalza un vero e
proprio inno al logos, in cui celebra la parola, equiparata alla civiltà e alla stessa umanità. La parola
è la guida di tutte le nostre azioni, come di tutti i nostri pensieri. Il logos così inteso non può essere
concepito al di fuori dall’etica.
Il buon oratore deve avere qualità naturali indispensabili: spirito capace d’invenzione, d’istruzione,
attitudine al lavoro, memoria, voce, chiarezza di dizione, disinvoltura, ma non basta. Una bella
orazione è anche sempre un’orazione onesta e come tale non può essere scritta né pronunciata che
da un uomo per bene. Se anche l’oratore fosse mosso solo dall’ambizione, la profondità del contatto
con la sua argomentazione, il bisogno di dare alle sue parole il sostegno della testimonianza di vita
lo condurrebbero inevitabilmente prima a vivere secondo il bene e poi a farlo proprio.
Isocrate non dispone di valori assoluti come Platone e pertanto compie il massimo sforzo per
recuperare alla parola non solo il suo tradizionale valore poetico ma anche un fondamento di
riflessività che è essa stessa garanzia di moralità.
Il limite di questa paideia -> Isocrate si mantiene all’interno delle “opinioni” ma la sua paideia
retorica non è indifferente rispetto all’etica (alla ricerca del bene in base a certe circostanze).

5. Panatenaico: la formazione degli uomini

L’istanza di uno sviluppo della natura individuale e delle sue capacità (presupposte) e un certo
agnosticismo, per cui non ritiene possibile agli uomini giungere con sicurezza alla verità (come
riteneva Platone, mediante un rigoroso sapere scientifico), inducono Isocrate a sviluppare un
concetto di cultura e di formazione, che sembra ridursi ad atteggiamenti pratici.

Obiettivi fondamentali del suo metodo educativo:


1

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
• Praticità nell’affrontare i problemi quotidiani
• Equilibrio nel rapporto con il prossimo
• Saggezza e modestia
• Non farsi distruggere dal successo
• Equilibrio interiore per dominare le passioni e non lasciarsi abbattere dalle sventure

6. Panegirico: il nome dei Greci non indica più la razza, ma la cultura

Nell’occasione dei giochi olimpici del 380 a.C. Isocrate pubblicò il primo e il più famoso dei suoi
discorsi politici: il Panegirico.
L’oratore immagina di rivolgere la parola un’assemblea plenaria di tutti i Greci, per rivendicare i
diritti e le glorie politiche, culturale e spirituali di Atene. Isocrate ricorsa i numerosi meriti di Sparta
e soprattutto di Atene. In questo contesto Isocrate scrive l’ideale più nobile del suo pensiero
culturale e politico: Atene ha fatto si che il nome dei Greci non indichi più la razza, ma la cultura, e
siano chiamati Elleni gli uomini che partecipano della nostra tradizione culturale più di quelli che
condividono la nostra stessa origine etnica.
Per Isocrate quindi la retorica non è solo eticità, ma anche progetto politico concreto di fronte alla
crisi politica delle poleis. Lo scopo della paideia consiste nel favorire questa unità ellenica sulla
base di comuni valori spirituali.

Capitolo IX: L’educazione nella civiltà ellenistica


Il periodo ellenistico si estende dalle conquiste di Alessandro Magno (334-323 a.C.) alla battaglia di
Azio (31 a.C.) e alla riduzione dell’Egitto a provincia romana.

Cambiamenti che provocarono la definitiva crisi della polis già evidente nella riflessione
pedagogica

♦ Crisi della polis (IV sec a.C.)

• Senofonte: Ciropedia -> direzione da parte dello Stato della formazione morale e civile del
cittadino
• Isocrate: Nicocle, Panegirico -> paideia come elemento unificante. Formazione retorica
• Aristotele: Politica -> educazione “liberale”, formazione politico-filosofica alla virtù

♦ Cambiamenti indotti da Alessandro Magno

• Crollo della città-stato (la polis)


• Distruzione della libertà grecamente intesa
• Conseguente assimilazione di elementi di altre culture, in particolare dell’Oriente
• Diffusione della cultura ellenistica
• Rottura dell’identificazione di uomo e cittadino
• Parificazione fra greci e barbari
• Scoperta ed esaltazione dell’individuo
• Affermazione del cosmopolitismo

Tematiche

• Cultura e scienza: la Biblioteca e il Museo di Alessandria d’Egitto


• I nuovi ideali della filosofia ellenistica: l’ideale dell’autarchia, l’ideale dell’atarassia,
l’ideale del saggio

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
• L’educazione al centro della civiltà ellenistica
• Enkuklyos paideia e umanesimo classico

Cultura e scienza

Centri culturali:

• Biblioteca e Museo di Alessandria d’Egitto


• Biblioteca di Pergamo in Asia Minore
• Pella capitale della Macedonia
• Atene per la filosofia
• Biblioteca di Rodi
• Strumento di diffusione dell’ellenismo fu la nuova lingua comune, la koinè diàlektos

Progresso delle scienze particolari:

• Matematica -> Euclide, il fisico Archimede


• Astronomia -> Aristarco
• Biologia
• Botanica
• Medicina
• Filologia -> studi grammatici e linguistici
• Geografia -> Eratostene
• Storiografia-> Polibio

I nuovi ideali della filosofia ellenistica

L’insieme delle profonde trasformazioni determinatesi nella civiltà greca indussero il pensiero
ellenistico a concentrarsi soprattutto sui problemi morali, che si impongono a tutti gli uomini.

• Scuola stoica -> Zenone


• Scuola Epicurea -> Epicuro
• Scuola cinica -> Antistene (fondatore), Diogene
• Scuola scettica (fondata da Pirrone) -> Carneade

Nuovi ideali:

• Ideale dell’autarchia
• La nuova tavola dei valori
• Ideale del saggio -> ideale comune a tutte le scuole
• Ideale dell’atarassia

L’educazione al centro della civiltà ellenistica

La scuola ellenistica e le istituzioni culturali (p. 177-187)


I valori ideali dell’educazione greca antica -> testo pag 187-190.

Da finire.

Capitolo X: Civiltà romana ed educazione nei primi secoli della Repubblica


Eredi e continuatori della civiltà ellenistica sono stati i Romani. Questa grazie la mediazione di
Roma, è divenuta il fondamento della cultura moderna e di tutto il mondo occidentale.
1

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
Tematiche

• Mos maiorum: amore verso la patria; le virtù tipiche del romano antico: pietas, fides,
gravitas, constantia
• Il diritto delle “Dodici Tavole”: pater familias
• Compenetrazione tra vita sociale e religiosa

1. Il mos maiorum

Compito essenziale dell’educatore:

• Rivelare alla gioventù questi costumi


• Farli rispettare dalla gioventù come un ideale indiscusso e come la norma di ogni azione, di
ogni pensiero

L’educazione romana si fonda sulla nozione fondamentale del mos maiorum, il rispetto per i
costumi degli antenati.

Le virtù caratteristiche racchiuse nel mos maiorum del romano antico sono:

1. Il bene supremo della patria: tra gli aspetti essenziali della civiltà romana nei primi tempi
della Repubblica vi sono, prima di tutto, l’attività e l’interesse politico, che erano
decisamente preminenti nella vita del cittadino.
Anche la vita privata del cittadino è sottoposta al controllo dello Stato -> come esigeva
Catone il censore. Ne consegue l’esaltazione della patria sopra ogni altro bene.

2. La pietas: è la devozione verso gli dei, verso la patria, verso i genitori

3. La fides: significa lealtà, il mantenere la parola data

4. La gravitas: è il comportamento severo, ponderato, autorevole

5. La constantia: è la coerenza con sé stessi

Con il passaggio dalla Repubblica al principato di Augusto, le virtù proprie dell’antico romano
subirono delle trasformazioni.
I nuovi ideali ormai erano le virtù di Augusto:

• la virtus,
• la clementia,
• la iustitia,
• la pietas.

2. Il diritto: le “Dodici Tavole”

Un altro cardine della civiltà romana antica, oltre al mos maiorum, era il diritto. Questo era
esercitato dal patriziato secondo consuetudini che si trasmettevano oralmente e per lo più da padre
in figlio.
In conseguenza delle pressanti richieste della plebe negli anni 451-450 a.C. venne nominata una
commissione di dieci magistrati con l’incarico di redigere una legislazione scritta che fu incisa su
dodici tavole di bronzo da esporre nel Foro. Diritti concessi a tutti, sanzioni eguali per tutti e

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
applicate mediante procedure a tutti note e aperte a tutti. I ragazzi imparavano a memoria nelle
scuole le Dodici Tavole.

2.1. Il pater familias

Nel V secolo a.C. l’agricoltura e la famiglia appaiono come le due basi giuridiche sulle quali si
reggeva prevalentemente, se non esclusivamente, la società romana e su nessun’altra materia si
estendeva la codificazione decemvirale quanto sul diritto familiare.
Per rendere meno assoluta l’inferiorità giuridica della moglie rispetto al marito, i decemviri
introdussero il matrimonio puramente consensuale (la moglie non diventa proprietà del marito).
Si aboliva il diritto paterno di ucciderei neonati e si imponeva di allevare tutti i figli maschi e
almeno la primogenita delle femmine.

3. Compenetrazione tra vita sociale e religiosa

Un altro fattore importante della civiltà romana antica era la compenetrazione tra vita sociale e vita
religiosa. I romani non hanno sviluppato una teologia. Vita civile, vita militare e vita economica
erano sentite religiosamente, ma allo stesso tempo la religione consisteva nel venerare gli dei sono
in quanto capacità di intervenire nelle cose degli uomini. Per i romani la volontà degli dei
esercitava la sua presenza più sui fatti della vita collettiva che nella sfera individuale.
Di qui il carattere pragmatico della religione.

4. L’educazione romana

Gli elementi essenziali per l’educazione romana sono due: il mos maiorum e il pater familias.

Appena nato il bambino viene accettato da parte del padre, oppure viene esposto. Dopo nove giorni
gli viene dato il nome di battesimo (praenomen), mentre la bambina veniva chiamata con il nome
della gens a cui apparteneva.
L’unica responsabile dell’educazione del figlio fino ai 7 anni era la madre (diversamente dalla
Grecia dove il ruolo della donna non era pubblico). Il padre, dopo i 7 anni, si assume il compito del
percorso formativo fino ai 17 anni.
Le figlie continueranno a vivere con la madre nell’ambiente domestico e da lei apprendevano i
lavori domestici e l’amministrazione della casa, per essere pronte a svolgere a loro volta i ruoli di
madri e mogli. La fanciulla aristocratica poteva ricevere all’interno della famiglia un’istruzione
simile a quella dei ragazzi per mezzo di pedagoghi e di precettori privati.
Mentre le ragazze restavano a casa occupate nei lavori domestici, il ragazzo indossava la toga
praetexta e seguiva il padre nelle sue varie occupazioni quotidiane di amministratore della famiglia
e di buon cittadino.
Vicino al padre il ragazzo è iniziato a tutti gli aspetti della vita che lo attende, istruendosi con i suoi
insegnamenti e con il suo esempio.
Tra i 17 e 18 anni l’educazione del ragazzo all’ombra del padre si considerava conclusa. Iniziava
così l’inserimento nella vita civile.
Prima del servizio militare il giovane veniva affidato ad un uomo di grande esperienza, per lo più
amico di famiglia, per il tirocinium fori (tirocinio della vita politica e giudiziaria). A questo anno
seguiva il periodo di addestramento all’esercizio delle armi.
Le gesta degli antenati erano celebrate nella Laudatio funebris e rivestivano una funzione
educativa. Quando il corteo funebre giungeva al Foro, il figlio del morto, o un’altra persona a lui
legata da parentela o amicizia, pronunciava un discorso commemorativo. Questi discorsi erano
molto efficaci per l’educazione dei giovani.
Il settore dell’educazione fisica non fu trascurato dai romani, ma non ebbero la mentalità agonistica
dei greci. Le loro pratiche si mantennero nell’ambito della pura e semplice preparazione militare e
dello spettacolo.
1

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
In conclusione si può dire che ciò che caratterizza l’educazione romana antica è il principio
dell’imitazione, come imitazione degli exempla offerti in primo luogo dalla famiglia.

Capitolo XIV: Educazione e cristianesimo nei primi secoli

L’antichità cristiana è l’epoca del sorgere della Chiesa, della sua prima attività missionaria, del
consolidamento della sua esistenza di fronte allo Stato e all’eresia e della stabilizzazione della sua
fondamentale coscienza dogmatica. In pratica il messaggio biblico introduce un nuovo orizzonte
spirituale, una nuova tavola di valori e nuovi elementi pedagogici, che si sviluppano gradualmente.

Tematiche

1. Il messaggio biblico fondamentale: nuovo orizzonte -> si va oltre la “misura” greca


dell’uomo: l’umanesimo cristiano
2. Nuovi elementi pedagogici: i ragazzi cristiani e la scuola pagana, responsabilità della
famiglia, attenzione all’infanzia nei Vangeli, il catecumenato, scuole superiori di teologia
3. Nuova tavola dei valori

1. Il messaggio biblico fondamentale: un nuovo orizzonte spirituale rispetto ai Greci

Il messaggio di Cristo produce una radicale rivoluzione.

Tra le principali idee bibliche:

• Creazionismo
• Antropocentrismo
• Dio che dà la legge morale: la virtù diventa l’obbedienza ai comandamenti di Dio, per cui
l’intellettualismo greco si capovolge nel volontarismo
• La Provvidenza personale di contro ai vari concetti limitati di provvidenza dei greci
• Il peccato originale e le sue conseguenze
• La nuova dimensione della fede e lo Spirito che portano a una nuova antropologia (corpo,
anima, spirito) di contro alle due dimensioni dei greci (corpo e anima) e del pneuma
(spirito) di contro al nous (ragione)
• L’amore cristiano contro l’eros greco
• La risurrezione dei morti dei cristiani

Tutto questo va ben oltre il pensiero greco.

1.1. Oltre la misura greca dell’uomo: l’umanesimo cristiano

La diffusione del neostoicismo fu esposto agli attacchi del neoplatonismo e del cristianesimo.
Insoddisfazione della religione tradizionale dell’Impero romano -> non dava risposte alla sete di
speranza di ognuno -> uomo abbandonato a se stesso -> la risposta venne da Gesù.
La perfezione dell’uomo, differentemente dall’ideale greco, risiede ora nell’amore verso Dio e il
prossimo. Con questo capolavoro di delicatezza e di sentimenti si veniva attuando nella società la
novità introdotta dal Vangelo: ogni essere umano, anche lo schiavo, gode dei diritti inerenti alla
persona umana, perché redenta da Cristo.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
2. La nuova tavola dei valori

Rispetto alla tavola dei valori prospettata dalla pedagogia greca e romana, il messaggio cristiano ha
portato ad una radicale rivoluzione dei valori. La figura dell’educatore risulta arricchita.
Molteplicità di agenti: nascono più figure educative: famiglia, chiesa, società. Dall’insieme del
messaggio cristiano e in particolare dal Nuovo Testamento, emergono alcuni elementi pedagogici
nuovi che, essendo inseparabili dagli elementi del cristianesimo, sono presenti in tutte le forme e
realizzazione della pedagogia cristiana, al di là di limiti spaziali e temporali.

3. Nuovi elementi pedagogici

La virtus cristiana prepara l’uomo alla sua duplice destinazione terrena ed eterna. Anche qui esiste
un ideale: non più quello greco del cittadino, né quello romano dell’orator, ma un ideale più elevato
eppure reale, il santo. A questa elevatezza corrispondono nuovi messi, quelli della grazie.

L’educando anche è nobilitato:

• Il valore sacro della persona si estende fino al bambino


• Il principio della fratellanza universale, superando tutte le barriere sociali
• La donna è riabilitata nella sua dignità

Il rapporto educativo avviene da persona a persona. Supera quindi, nel rispetto della persona, ogni
giustificazione di assolutismo dispotico sia dello Stato che del pater familias e si consacra, nella
luce dell’amore, da una parte la dedizione dell’autorità dell’educatore e dall’altra la sottomissione
dell’educando. Il fulcro del rapporto pedagogico è l’amore.

3.1. L’attenzione all’infanzia nei Vangeli

Per comprendere la prospettiva educativa è necessario porsi di fronte ai Vangeli, che sono la fonte
principale dell’insegnamento di Gesù Cristo. Gesù dedica attenzione ai fanciulli, li chiama attorno
a se, li difende e ricorda che, per entrare nel regno dei cieli, ci si deve comportare come loro.
Il fanciullo diviene nel cristianesimo immagine della purezza spirituale che il credente deve
raggiungere.
In netto contrasto con la mentalità corrente greca e romana, l’attenzione all’infanzia si estende
anche al concepimento, alla nascita, al problema dell’esposizione dei bambini.

3.2. La responsabilità educativa della famiglia

Il cristianesimo afferma fin dall’inizio la responsabilità originaria della famiglia rispetto


all’educazione. L’educazione cristiana è un’educazione religiosa e morale, che la Chiesa affida alla
famiglia. La chiesa all’inizio deve educare gli adulti, i genitori, affinché questi educhino i figli.
I padri devono impegnarsi in un’educazione dei figli che sia fondata nel Signore, mossa e ispirata
da lui, orientata a lui, a lui commisurata. L’educazione paterna non trova più nella legge mosaica la
sua regola suprema, ma nel Cristo.
Insegnare il timore di Dio ai figli come dovere familiare.

3.3. I ragazzi cristiani frequentano la scuola pagana

La chiesa fino al IV secolo d.C. non dispose di scuole proprie. A tal proposito vi è la
documentazione di maestri cristiani che insegnavano a alunni pagani e di alunni cristiani che
frequentavano le scuole pagane.
1

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
La scuola comprendeva tre gradi:

• la scuola primaria, che impartiva gli elementi base del sapere


• la scuola di grammatica
• la scuola di retorica

Quale fu l’atteggiamento che i cristiani assunsero nei confronti della scuola pagana?

La frequenza della scuola pagana anche da parte dei cristiani fu cosa pacifica, essendo quello
l’unico modo di provvedere alla loro istruzione, necessaria per una professione del cristianesimo. I
Padri della Chiesa (san Girolamo, san Basilio di Cesarea, sant’Agostino, Tertulliano, sant’Ippolito),
sia in Occidente che in Oriente, sono stati favorevoli a questa impostazione.
Se l’istruzione scolastica era ammessa per i ragazzi, le opinioni, per timore dell’idolatria,
divergevano sull’insegnamento: si andava da posizioni rigoriste a quelle più moderate e
prudentemente conciliative. Tertulliano è stato un esponente rigorista, nel De idololatria riteneva
inconciliabile la professione di maestro di scuola con la professione cristiana. Più conciliante è stato
sant’Ippolito di Roma che, nella Tradizione Apostolica, non tratta i professori con la stessa severità.
Non ci fu comunque nessuna proibizione per i ragazzi cristiani di frequentare la scuola pagana .
All’interno della scuola poi si verificò un incontro culturale, grazie al fatto che i cristiani
frequentavano le scuole greche e latine. Un po’ alla volta i cristiani occuparono le cattedre
d’insegnamento in tutti i gradi della scuola, pur rimanendo inalterati l’organizzazione e i
programmi della stessa.

3.4. Scuole superiori di teologia

Dalla metà del II secolo compaiono delle scuole di teologia cristiana, che non riuscirono tuttavia a
mettere radici profonde nella chiesa e durarono fino al III secolo. In queste scuole la sacra scrittura
era oggetto di una investigazione più profonda e sistematica, rispetto alla semplice catechesi.
Queste scuole furono fondate soprattutto in Oriente:

• Alessandria
• Cesarea di Cappadocia
• Cesarea di Palestina
• Antiochia
• Edessa nella Siria
• Roma
• Nisibi

la più famosa di queste scuole è stata la Didascaleion di Alessandria, che ebbe il massimo fiorire
nella prima metà del III secolo e i suoi più grandi maestri in Clemente Alessandrino e Origene, il
cui esempio non ebbe seguito.
3.5 Il catecumenato

la responsabilità primaria della famiglia nell’opera educativa religiosa e morale del fanciullo, che
era spontaneamente portato a imitare gli adulti, era sostenuta dall’opera educativa della chiesa nei
riguardi di coloro che chiedevano di far parte della stessa chiesa, i catecumeni. Il catecumenato
antico, che si sviluppò progressivamente, prese la forma definitiva verso il 180 d.C. a Roma.
L’insegnamento era impartito a gruppi e prevedeva una durata triennale, con degli scrutini di
verifica.

Volume 2

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
Capitolo II: Jan Amos Komensky
Comenio nacque nel 1592 e morì nel 1670.

1. Il pensiero

La concezione pedagogica di Comenio si fonda su di un profondo ideale religioso che


concepisce l’uomo e la natura come altrettante manifestazioni di un preciso disegno divino. Per
Comenio, Dio è al centro del mondo e della vita stessa dell’uomo.
Il suo pensiero si caratterizza per una forte carica religiosa che attraversa i suoi progetti di
riforma della società e della scuola, come pure il suo ideale ottimista di pacificazione fra gli
uomini.
L’educazione in questo quadro deve condurre alla creazione di un modello universale di “uomo
virtuoso”, al quale è affidata la riforma generale della società e dei costumi.
Comenio si è sempre considerato teologo, non tanto perché si interessava della sua Chiesa
(fratelli Boemi), cui offriva un preciso servizio, quanto perché in tutte le sue attività si
proponeva di tenere presente più che interpretare, e soprattutto di realizzare la volontà divina,
ritenuta norma suprema e indiscutibile di ogni agire.
Tale volontà si manifesta mediante 3 libri divini da leggere e conoscere:

• Il mondo o la natura
• La realtà o mente
• La rivelazione o Bibbia

Ma il primato spetta a quest’ultima -> il fondamento di tutto è la rivelazione nella Bibbia.


Su queste tre linee si sviluppano gli interessi comeniani, che non trascurano le scienze, e si
preoccupano dell’uomo, come singolo e società.

Due principi, il triadismo e l’armonia, stanno alla base del pensiero di Comenio, che si traduce
sia in continuità che in ciclicità. I principi trovano la loro giustificazione nella Bibbia. In questa
prospettiva si comprende la sua ansietà di globalità, di universalità, che esprime un ricorso
molto ripetuto al prefisso greco –pan, applicato a tutte le possibili dimensioni di intervento e di
espressione umana.
Dio è recepito come uno e trino, creatore e padre, fine di tutta la creazione e redentore
dell’umanità nella persona di cristo. L’uomo, figlio e immagine di Dio, inquinato dal peccato
originale ma redento da Cristo, è chiamato ad offrire il proprio contributo per il ristabilimento
dell’armonia nell’universo, facilitando il compito di ritorno di tutte le cose al Creatore, a cui
egli stesso è destinato. Questo orientamento religioso si sviluppa anche in una precisa filosofia
che si caratterizza per una chiara antropologia e per un altrettanto chiaro indirizzo gnoseologico.
A parte i riferimenti a Platone e ad Agostino (neoplatonico), sono forte gli influssi esercitati sul
suo pensiero dalla filosofia del Rinascimento.
Dalla filosofia rinascimentale Comenio derivala concezione dinamica ed evolutiva della natura
e quella dell’uomo come microcosmo, gestore e mediatore nei rapporti con la natura, con il
compito di ricondurla a Dio. In tale compito è agevolato dal fatto di essere la più alta e perfetta
tra tutte le creature dell’universo.
Nel triertium catholicum (pubblicato postumo nel 1681) Comenio elaborò una serie di triadi,
progressivamente precisate ed arricchite, che illustrano la natura e le possibilità umane.

♦ Organi per la lettura dei libri divini:

1. Sensus -> manus


2. Ratio -> mens
1

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
3. Fides -> lingua

Manus, mens e lingua sono gli strumenti che ne permettono una elaborazione per l’uso pratico.

♦ Sono fondamentali:

1. Sapere
2. Agere
3. Loqui

Si riuniscono nell’acrostico SAL, esprimono a livello operativo le funzioni degli strumenti umani.

♦ Fondamentali anche:

1. Theoria
2. Praxis
3. Chresis

Evidenziano gli effetti delle azioni umane.

♦ E infine:

1. Analysis
2. Synthesis
3. Syncrisis

Ne esplicitano i metodi.
La syncrisis meglio di ogni altro metodo, rivela l’armonia universale e permette conoscenze
altrimenti inaccessibili.

2. Didactica magna

Sui fondamenti di questa concezione dell’uomo Comenio edifica il suo progetto educativo, che fa
di lui il promo vero sistematore del discorso pedagogico, in quanto collega organicamente gli
aspetti tecnici della formazione con una complessiva riflessione sull’uomo.

2.1. Concezione di uomo e finalità educativa

Comenio nella Grande Didattica espone subito la sua concezione dell’uomo, la più altre, perfetta,
eccelsa delle sue creature, e del suo destino, che è l’eterna beatitudine dell’unione con Dio, alla
quale ci si prepara in questa vita. L’opera dell’insegnante deve tendere a realizzare tutta la sublimità
insita nell’essere umano. Secondo Comenio questo compito si comprende meglio se si riflette sulle
tre finalità per le quali Dio colloca l’uomo sulla terra -> l’uomo fu collocato tra le creature visibili
perché fosse:

• Creatura razionale
• Creatura signora delle altre creature
• Creatura immagine e delizia del suo Creatore

2.2. Educazione e società: tutti abbiamo bisogno di essere educati

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
Ogni uomo, per divenire tale, deve essere formato. La formazione deve cominciare sin dalla tenera
età, quando le menti sono molto recettive, per cui ci si dovrà affrettare a cominciare a “irrigare” il
cervello degli educandi e a formarli con cura sapiente perché questi facciano progressi nelle lettere,
nei costumi, nella devozione.

2.3. Necessità della scuola per l’educazione

La cura dei figli tocca naturalmente ai genitori. Tuttavia poiché sono rari quei genitori che sappiano
o possano o abbiamo sufficiente tempo libero da dedicare all’educazione dei figli, questa deve
avvenire nell’istituzione scolastica. In ogni comunità ben organizzata (città/paese/villaggio) sia
aperta una scuola che sia luogo dove l’educazione venga impartita ai giovani in comune. La
necessità della scuola è richiesta da un ordine esemplare proprio di tutte le cose, che deve essere
osservato ovunque; forse nella specializzazione richiesta dalla nascente civiltà capitalistica.
L’affermazione della necessità della scuola, come luogo di educazione, è accompagnata in Comenio
da giudizi critici verso la situazione del suo tempo, infatti le scuole non sono per tutti
indistintamente, non sono presenti dappertutto, non devono escludere i meno dotati, gli
handicappati né le donne. Nello stesso tempo controbatteva le tesi di coloro che temevano le
conseguenze dell’istruzione agli operai, ai facchini, alle donnette.

2.4. Metodo: procedere in modo analogo alla natura

Prima di descrivere l’organizzazione delle scuole Comenio si sofferma su questioni di metodologia.


Egli ritiene che la base delle riforme scolastiche che risiede in un ordine accurato in tutte le cose,
cosi come le notiamo nell’universo; per cui l’arte di insegnare non richiede nient’altro che una
disposizione delle materie, delle cose, del tempo tecnicamente più articolato. La sua proposta fa
grande credito alla natura: speriamo che, osservando come agisce la natura nel compiere questa o
quella cosa, ci convinceremo a procedere in modo analogo.
In particolare, sottolinea un’adeguata scelta di contenuti, perché istruire non significa
sovraccaricare la mente degli alunni di nozioni fondandosi sull’imitazione, ma aprire la mente
all’intelligenza, ricavando il sapere non dai libri, ma dalla natura, come facevano gli antichi. Uso di
libri semplici e fatti con la massima cura. Comenio sottolineò anche l’importanza della disposizione
architettonica delle scuole.
Nell’insegnamento occorre osservare la gradualità e l’ordine logico-evolutivo: esso deve procedere
dal più generale e sintetico per passare gradualmente a ciò che è particolareggiato e analitico.
Propone poi un metodo per l’insegnamento delle scienze in generale, delle arti, delle lingue e
soprattutto della morale e della devozione.
In pratica Comenio sostiene che il metodo educativo deve essere improntato alla liberalità, al
rispetto dell’educando, alla dolcezza, all’amore.

2.5. L’organizzazione scolastica

Alle carenze ed errori messi in rilievo in merito alla scuola, Comenio contrappone il suo modello di
scuola ben ordinata, nella quale tutti vengono istruiti in tutto. In essa trovano posto gli ideali della
sapienza, dell’onestà e della pietà; l’educazione vi si realizza con la massima delicatezza e
dolcezza, senza severità e costrizione; la cultura dispensata è vera e solida, non appariscente e
superficiale, e nemmeno faticosa.

Sulla base poi delle finalità educative da raggiungere e dei metodi didattici da utilizzare, oltre che
dell’idea e del profitto degli allievi, Comenio propone una proposta di organizzazione scolastica
che prevede 4 cicli scolastici di 6 anni ciascuno:

1. Scuola materna: per l’infanzia il grembo materno -> sviluppare i sensi esteriori -> in ogni
casa -> frequentata da ragazzi di entrambi i sessi;
1

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
2. Scuola ventricolare: per la puerizia la scuola pubblica di lingua nazionale -> sviluppare i
sensi interni -> in ogni comune, borgata o villaggio -> frequentata da ragazzi di entrambi i
sessi;

3. Scuola di latino o ginnasio: per l’adolescenza -> sviluppare l’intelligenza e la memoria -> in
ogni città -> giovani che aspirano a incarichi più alti dei lavori manuali;

4. Accademia e i viaggi: per la giovinezza -> sviluppare la volontà e la capacità di giudicare, in


tutti i Regni o nelle provincie più grandi -> formare insegnanti e dirigenti.

Nei diversi gradi scolastici l’insegnamento si deve svolgere secondo un metodo naturale e ciclico,
cioè caratterizzato dall’ampliamento successivo degli argomenti e delle discipline studiati
precedentemente. Comenio delinea le sue proposte per l’istruzione per ogni grado scolastico.
Per l’accademia, frequentata da giovani dai 19 ai 24 anni, Comenio esprime tre desideri:

• che si facciano studi veramente universali


• che si utilizzino i metodi più facili e più sicuri
• che l’accesso alle cariche pubbliche sia riservato a coloro che hanno superato il traguardo
con successo, dimostrando di essere all’altezza dell’incarico

L’accademia, il cui corso d’istruzione può essere integrato da viaggi utili per acquisire muove
conoscenze relative al mondo e alla società, ha bisogno di professori istruiti ed esperti in tutte le
scienze, che essi stessi siano creatori di sapere, in grado di esprimere e comunicare tutto a tutti; e di
una biblioteca selezionata dai vari autori di uso comune. All’accademia Comenio collega anche il
progetto di una scuola delle scuole, ossia un collegio didattico, una società di persone dotte che si
dedicano alla ricerca e alla diffusione del saper in campo scientifico e tecnologico. All’accademia
bisogna ammettere solo ingegni scelti, il fior fiore degli uomini. La Didactica magna termina con
un appassionato appello ai genitori agi educatori, agli uomini colti, ai teologi e ai governanti,
perché nulla sia lasciato d’intentato per il miglioramento delle scuole, per lo sviluppo della cultura,
per l’instaurazione del regno della pace.

3. De Rerum humanarum emendatione. Consultatio catholica

Molte delle soluzioni pedagogiche e didattiche contenute nella Didactica Magna sono riportate
nella Consultatio catholica, il cui progetto risale al 1644-1645. Comenio trova nella pansofia, in
quanto sapienza operativamente connotata, l’orizzonte della sua speculazione e il rinnovamento
della sua filosofia. Una filosofia non puramente teorica, ma permeata da ogni tipo di sapere umano,
che unifica la frammentarietà e dispersione invalsa con le tendenze enciclopediche, assai diffuse tra
i contemporanei. L’indispensabile componente operativa, cui anche il sapere tendeva, portò al
centro dell’attenzione di Comenio il problema educativo, la Pampaedia, che occupa la parte
centrale della Consultatio.

3.1. Pampaedia

Lo strumento per realizzare un mondo pieno di ordine, di luce e di pace, è l’educazione universale.
La pansofia, come sapienza universale che vuole realizzare una formazione completa dell’uomo, si
realizza attraverso la pampaedia. Definito il fine ultimo dell’educazione, ossia la formazione
universale di tutto il genere umano, ritorna il principio già espresso nella Didactica magna del “tutto
a tutti completamente”.
Definito l’orizzonte in cui muoversi, Comenio accenna ai mezzi ai con cui tali obiettivi si possono
raggiungere. Questi consistono nella:

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
• panscholia -> l’educazione si svolge in tutte le fasi della vita, con modalità diverse per
ciascuna fase
• pambiblia -> l’educazione si realizza attraverso uno studio di tutto il sapere, non in forma
enciclopedica, ma in maniera sistematicamente organizzata e facendo costante riferimento
ai tre regni della conoscenza: il mondo, la mente, la rivelazione
• pandidascalia -> l’educazione deve avvenire secondo i criteri delle universalità (dando tutto
a tutti), della semplicità (utilizzando mezzi certi) e della spontaneità (facendo tutto
dolcemente e piacevolmente come per gioco)

L’unità della formazione umana pone in particolare rilievo il problema del metodo naturale del
sapere e dell’insegnamento. Comenio, pur non rifiutando il metodo analitico e il metodo sintetico,
privilegia il metodo sincritico, che p metodo di comparazione.
Per realizzare l’educazione universale, accanto alle quattro scuole già presentate nella Didactica
Magna, Comenio ne prevede altre 4, perché tutte le età della vita umana richiedono una particolare
scuola con i propri sussidi, spazi e fini.

Prospetto delle scuole per tutte le età:

• Schola geniturae
• scuola dell’infanzia (materna)
• Scuola ventricolare
• Scuola del ginnasio o latino (pietà)
• Accademia e viaggi
• Schola virilitatis
• Schola senectutis
• Schola mortis

3.2. Progetti di riforma tra utopia e realtà

Alla base della Consultatio c’è la convinzione che l’ideale pansofico dell’unità del sapere
universale debba passare attraverso la ricomposizione unitaria della sapienza cristiana, la cui
universalità è messa in crisi dai contrasti politico-religiosi che caratterizzano la comunità e gli Stati
che si richiamano al cristianesimo. Da qui la proposta di una Consultatio catholica, una riunione di
tutti i cristiani per una riforma di tutte le cose, mediante un impegno comune in cui devono
collaborare le singole persone, le famiglie, la scuola, la chiesa e lo stato. Per il raggiungimento
degli obiettivi di questa vasta riforma sociale, Comenio propone la creazione di tre organismi
internazionali:

• Collegium lucis (collegio della luce), per la promozione intellettuale e culturale di tutti gli
uomini
• Dicasterium pacis (dicastero della pace), per porre fine ad ogni conflitto
• Consistorium oecumenicum (concistoro ecumenico), per curare le questioni religiose e
garantire la tolleranza tra le diverse confessioni religiose

L’utopismo ottimistico e la dimensione umana della Consultatio trovano qualche limite nei
Clamores Eliae, opera frammentaria, dove la relativa sfiducia nell’umano è alimentata dai
rimproveri del profeta e dal richiamo alla centralità e priorità della parola di Dio.

4. Insegnamento delle lingue

l’interesse per la questione linguistica è stato un punto fondamentale della riflessione comeniana, ed
infatti un’altra parte importante della Consultatio è la panglottia, che individua nella lingua il
mezzo per l’insegnamento universale. I motivi ispiratori della teoria pedagogica di Comenio sono il
1

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
realismo pedagogico e la pansofia. L’Orbis è un testo destinato a una prima educazione di base, con
un contenuto che si rifà all’ideale pansofico comeniano: un riassunto chiaro e sistematico di tutte le
conoscenze, da lui ritenute più importanti, dello scibile umano, collegate e ordinate fra loro in modo
che le nozioni più vicine alla mentalità del fanciullo precedano quelle complesse. Nelle illustrazioni
le immagini delle cose sono accompagnate da un titolo, che consente di afferrarne il contenuto, da
una didascalia che lo descrive e spiega più ampiamente e da numeri che contrassegnano le
corrispondenze fra parole e cose.

5. Conclusioni

Dopo la clamorosa accoglienza dei testi e manuali comeniani, si è lentamente tornati al suo
pensiero a partire dal 19 secolo. Oggi gli studi comeniani da una parte ricercano le fonti di cui si è
servito Comenio, dall’altra tendono a individuare e interpretare l’andamento e il senso globale
dell’opera comeniana.

Leggi testi a pag. 55

Cap IV: John Locke


Tra il ‘600 e il ‘700 John Locke con l’empirismo e Giambattista Vico con lo storicismo elaborano
due modelli pedagogici, culturali ed educativi che si oppongono al razionalismo cartesiano e
avranno un grande futuro.

1. Il pensiero

Gli interessi speculativi di Locke sono rivolti soprattutto alla gnoseologia e alla politica. In
entrambi i campi si ricollega ad Hobbes (teorico dell’assolutismo di Stato) senza condividerne la
radicalità: dissente dall’empirismo esasperato e dall’assolutismo irreversibile del suo maestro. I
richiamo all’esperienza, comune a tutta la tradizione empiristica inglese, quale fondamento unico e
insuperabile del sapere umano, costituisce il nucleo centrale del pensiero di Locke. La sua
originalità sta nell’aver saputo fare di tale richiamo il punto di partenza per una nuova teroia della
ragione, diversa da quella di Cartesio.

Gli interessi di Locke sono stati 4:

1. Gnoseologico -> Saggio sull’intelletto umano

In gnoseologia Locke riprende la riflessione classica sulla natura e sull’attività


dell’intelletto. Critico dell’innatismo cartesiano, Locke afferma che la nostra mente è una
tabula rasa, sulla quale per mezzo dell’esperienza si imprimono le idee. Fonti
dell’esperienza sono il senso esterno (sensazione), il senso interno (riflessione). Con il
primo percepiamo le cose fuori di noi, con il secondo le operazioni della nostra mente. La
riflessione è anche il potere di elaborare le idee. Locke distingue in 4 fasi il processo
conoscitivo: intuizione, sintesi, analisi, comparazione. Le idee possono essere semplici,
complessa o astratte.

2. Etico-politico -> Due trattati sul governo

Distingue tra la condizione originaria dell’uomo (stato di natura) e lo stato sociale. Questo è
subentrato in un secondo tempo, per convenzione (contratto sociale -> reversibile) per porre
limiti ai diritti illimitati che l’uomo possedeva nello stato di natura, diritti che davano luogo
a rivalità e a lotte continue.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
3. Religioso -> Epistola sulla tolleranza, Ragionevolezza del cristianesimo

La riflessione di Locke in merito alla religione si sviluppa attraverso due momenti: uno
essenzialmente civile de un altro imperniato di più su tematiche teologiche. I concetti
fondamentali sono costituiti dall’idea di tolleranza e dal principio della ragionevolezza,
entrambi basati sulla chiara concezione della interiorità ed individualità del fatto religioso.

4. Pedagogico -> Pensieri sull’educazione

1.1. Pensiero pedagogico

Opera -> Pensieri sull’educazione

1.1.2. Rapporti tra gnoseologia, educazione e società

Locke collega fortemente il ruolo dell’educazione con la sua concezione filosofica circa il rapporto
fra intelligenza ed esperienza. Il filo che collega le tematiche è l’empirismo pedagogico.
Contro l’innatismo cartesiano, Locke afferma che le idee derivano tutte dall’esperienza. La
necessità dell’educazione quindi nasce dal fatto che la mente umana deve essere considerata solo
come un insieme di potenzialità conoscitive, che si attivano nel momento in cui le idee semplici,
derivate dall’esperienza esterna ed interna, vengono elaborate, confrontate e giudicate per produrre
ulteriore conoscenza. Dunque solo un giusto uso della ragione, guidato dall’educazione, permette
l’accrescersi della conoscenza. Ciascun uomo ha il diritto di usare queste facoltà al meglio per
sviluppare la conoscenza di sé e degli altri e da ciò deriva la notevole diversità che si trova tra gli
uomini. Secondo Locke l’uomo nasce con diritti e potenzialità naturali, ma solo l’educazione ne
consentirà il pieno sviluppo; gli uomini, infatti, sono quel che sono per effetto dell’educazione.

Vedi testo pag. 89

Il pensiero pedagogico di Locke è stato preceduto dall’opera Dell’educazione del poeta John
Milton, che con il saggio a forma di epistola diretta al filantropo Samuel Hartlib offrì un contributo
alla riflessione sulla formazione delle classi dirigenti e sul rinnovamento didattico dell’istruzione.
L’educazione per Locke viene ad avere un significato sia individuale che politico: dovrà formare un
uomo completo ma anche individuo socialmente adatto a governare i cambiamenti sociali e a vivere
con gli altri. Per i poveri, secondo Locke, era sufficienti le Working Schools: scuole di lavoro
istituite presso le parrocchie per fanciulli dai 3 ai 14 anni, assicurando cibo, lavoro ed istruzione
religiosa obbligatoria la domenica.

1.1.3. I Pensieri

nel 1690 il testo, composto da 217 pensieri, era pronto per essere pubblicato, ma l’uscita avvenne
nel 1693. Locke credeva fortemente nel ruolo della nobiltà e della nuova borghesia e per i figli di
questi ceti sociali i Pensieri divennero, nel tempo, un testo fondamentale insieme al movimento
dell’educazione liberale e borghese.

1.1.4. La formazione del gentleman

Ciò che nelle opere pedagogiche di Locke viene teorizzato è una nuova concezione
dell’aristocrazia, derivante non più dell’appartenenza ad una certa classe, ma piuttosto dal possesso
o dall’acquisizione di determinate conoscenze e virtù. Il gentleman è colui che è idoneo ad obbedire
alla mente e ad eseguirne gli ordini, dando alla sua coscienza un retto indirizzo. La mente si forma
a partire dall’empirismo pedagogico. Il gentleman è colui che è capace di rinunciare ai propri
desideri e di seguire unicamente ciò che la regione gli indica come migliore. Pertanto, l’educazione
1

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
dovrà tendere all’acquisizione di buone abitudini razionali che conducono all’auto-dominio, nel
quale si ritrova il concetto di self-control.
Il gentleman è l’uomo che prova sentimenti di umanità, sviluppati attraverso la correttezza del
linguaggio e la cortesia del comportamento, e che possiede precise abitudini di buona educazione
legate all’osservanza rigorosa di un fondamentale precetto: non aver mai un concetto troppo basso
degli altri.
Il processo educativo del futuro gentleman deve seguire alcuni principi fondamentali:

• Mens sana in corpore sano, criterio guida di ogni educatore


• “Ragionare con i fanciulli” come mezzo d’insegnamento
• priorità della formazione pratico-morale, rispetto a quella intellettuale, e del criterio
dell’utilità delle discipline da insegnare ai giovani
• la centralità dell’esperienza, che sviluppa la naturale curiosità dei fanciulli, ne matura gli
interessi e si afferma anche attraverso il gioco e il lavoro

FINISCI SUL LIBRO

Capitolo VI: Jean-Jacques Rousseau


Illuminismo -> operare attraverso la ragione

Figura complessa e controversa, Rousseau è considerato da tutti come il padre della pedagogia
moderna e suo grande teorico.

1. Discorso sulle scienze e sulle arti

Nel Discorso sulle scienze e le arti Rousseau sostenne la tesi opposta a quella degli illuministi e dei
razionalisti, che ritenevano le scienze e le arti come i fattori principali del progresso culturale e
morale. La tesi di Rousseau, invece, era che le scienze e arti non avevano contribuito alla felicità e
alla virtù dell’uomo, anzi lo avevano allontanato da sé stesso, dalla sua origine, estraniandolo dalla
natura. Per Rousseau la natura è fondamentale. In questo primo discorso Rousseau operava un
confronto tra il mondo civilizzato e quello delle città-stato greche o della Roma repubblicana:
esaltava da un lato e le virtù degli antichi e la semplicità dei costumi e dall’altro indicava i guasti
della cultura moderna, corruttrice ed egoistica. Il bilancio pessimistico del cammino compiuto dal
genere umano venne approfondito nel secondo discorso.
2. Discorso sull’origine e i fondamenti della disuguaglianza tra gli uomini

Il Discorso sull’origine e i fondamenti della disuguaglianza tra gli uomini ricostruiva la storia
dell’umanità a partire da un ipotetico stato di natura, non concepito però come la base sociale su cui
sorge lo Stato, bensì come una condizione ferina, in cui l’animale-uomo non si distingue ancora
dagli altri animali e non conosce alcuna forma di socialità.

Testo pag. 146-147

Rousseau utilizza il modello antitetico, ossia l’opposizione tra ciò che si era e ciò che si è, per la
descrizione dell’uomo allo stato di natura. Dimostra che l’uomo allo stato di natura è un animale
sofferente, dotato di un sentimento di autoconservazione (l’amore di sé) e di un sentimento di
compassione per le sofferenze altrui (la pietà).
La ricostruzione di Rousseau faceva dipendere da catastrofi naturali il costituirsi dei primi nuclei
sociali, sulle basi dei quali si è sviluppato ciò che è propriamente umano: il linguaggio, le passioni,
le tecniche e le arti, il lavoro. Solo a questo punto si venne ad instaurare il rapporto di
disuguaglianza, non sulla base di differenze originaria
e naturali, ma sulla base di eventi casuali che permisero

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
Rousseau: ad alcuni di accaparrarsi i beni esistenti (la terra),
costringendo gli altri a vendere il proprio lavoro per
• Ragiona sull’educazione sopravvivere.

Testo pag. 148

• Non esercita l’educazione né parla Il soddisfacimento dei bisogni essenziali conduce alla
dell’educazione popolare creazione di bisogni superflui, per i quali è necessario il
lavoro di molti uomini, e la disuguaglianza naturale
• Età rigidamente separate, ritardo degli uomini diventa artificiale e impositiva: su questa
dell’educazione morale e base iniqua viene elevato lo Stato, come sanzione
religiosa, insanabile dell’ineguaglianza e della sopraffazione.
contrapposizione tra autorità- L’uomo tuttavia può risalire dallo stato in cui si trova
libertà e individuo-società verso lo stato originario, assumendo lo stato di natura
come una norma di giudizio, un criterio direttivo per
• Ottimismo naturalistico sottrarre l’uomo al disordine e all’ingiustizia della sua
condizione presente e riportarlo all’ordine e alla
giustizia che devono essergli propri.
Il processo attraverso cui la famiglia, la società e
l’individuo possono ritornare alla loro condizione
naturale, uscendo dalla corruzione nella quale sono
caduti, è descritto da Rousseau in tre opere: la nuova Eloisa, l’Emilio e il Contratto sociale.

3. La Nuova Eloisa

La Nuova Eloisa è un romanzo epistolare, che narra una tormentata vicenda d’amore tra un
precettore e la sua allieva. Il padre di lei si oppone al matrimonio… vedi trama pag 149-150.

FINISCI SUL LIBRO

Capitolo IX: Pestalozzi e Necker


Tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’800, con il mutare del quadro politico, sociale e culturale,
l’educazione popolare e dei ceti emarginati si pose sempre di più all’attenzione delle correnti
conservatrici e religiose, come di quelle liberali e del socialismo utopistico e scientifico.

1. Johann Heinrich Pestalozzi

In svizzera in questi anni la situazione era molto complicata, infatti in questo Stato il dominio
economico sociale di una borghesia corporativa era tutelato dal leggi molto severe, che
permettevano ad essa lo sfruttamento della povera manovalanza contadina ed operaia. Non c’era
possibilità di mobilità sociale.

1.2. Differenze e analogie con Rousseau

Pestalozzi:

• Concepisce l’educazione come


inerente alla società civile e familiare
-> educazione popolare

• Educatore di fanciulli in carne ed ossa

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
• Riunire ciò che Rousseau ha separato

• La natura abbandonata a sé stessa si inselvatichisce

Inoltre Pestalozzi, a differenza di Rousseau, dedica tutta la sua vita all’educazione dei ragazzi, è la
classica figura dell’educatore, del filantropo che lavora, riflette e scrive. La sua è una pedagogia
vissuta, sofferta soprattutto nei propri fallimenti, ma che sa guardare al presente e al futuro, ha
fiducia nelle risorse umane, ritiene di aver trovato nelle classi popolari la forza in grado di produrre
un rinnovamento.

1.3. Veglia di un solitario

L’opera Veglia di un solitario, che risente dell’influenza dello Sturm und Drang, inizia con la
domanda: “L’uomo, tanto sul trono quanto all’ombra di un tetto di foglie, è sempre uguale a se
stesso; ma l’uomo nella sua essenza, che cosa è?”. Pestalozzi cercò di rispondere a questo
interrogativo durante tutta la sua vita. In quest’opera egli è convinto, come Rousseau, della bontà
originaria della natura umana per cui, partendo dal problema centrale dell’essenza dell’uomo, cercò
di definire la destinazione, lo scopo e la vita propri dell’uomo.
L’uomo non si educa nell’astrattezza della sua essenza, ma nell’immediatezza concreta delle sue
relazioni vitali.
In quest’opera Pestalozzi fonda il concetto di natura sulle sfere vitali, cioè sulle quattro relazioni
essenziali della vita di un individuo.

Sfere vitali:

• Famiglia: qui si pongono le basi di ogni vera saggezza, moralità ed efficienza


• Professione: l’uomo, dalla famiglia, si espande poi nel mestiere
• Stato e relazioni sociali
• Relazione interiore: le tre relazioni esteriori rimandano alla relazione interiore, il rapporto
intimo della coscienza con la voce di Dio, che le rende possibili nel loro ordine vitale

1.4. Leonardo e Gertrude

In questo grande romanzo popolare in 4 libri, l’orientamento educativo di Pestalozzi prevale fin
dall’inizio, perché egli intendeva descrivere al popolo la sua vera condizione e indicare la strada per
migliorarla. Questo romanzo è un capolavoro pedagogico, un completo trattato di filosofia sociale
ed un esempio di un nuovo prodotto letterario, in cui si esce dagli schemi per rappresentare la vita
rurale nei suoi effettivi aspetti di fatica e degradazione, nei suoi problemi di produzione e nei suoi
concreti rapporti economici e sociali.Nel romanzo l’ordine economico sociale finisce con il fondare
l’ordine etico, per cui la stessa idea di educazione elementare del popolo si riassumeva in gran parte
della preparazione professionale. Ma questa soluzione non lasciò tranquillo Pestalozzi, il quale,
sulla spinta di diversi fattori (l’insuccesso pratico dell’opera malgrado la fama che gli procurava, le
osservazioni di qualche critico, le nuove sconvolgenti esperienze della Rivoluzione), ripensò tutta la
sua filosofia della storia alla luce di un nuovo principio: l’autonomia ed il valore fondante
dell’ordine morale rispetto a quello sociale.

1.5. Sulla legislazione e l’infanticidio

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
Nello scritto sulla legislazione infanticidio, Pestalozzi indagò le cause di questo orrendo delitto.
Dopo aver esaminato molti atti processuali, Pestalozzi dimostrò con chiarezza che l’uomo non
nasce delinquente e che, in condizioni diverse, le ragazze madri non avrebbero compiuto un
infanticidio, ma avrebbero allevato con cura il loro bambino. Pestalozzi fece delle proposte
concrete, affinché lo Stato fosse in grado di aiutare le ragazze madri: la legge deve dar loro giustizia
e protezione, e non vergogna e castigo. Le ragazze incinte devono trovare perdono e aiuto e non
ricevere disprezzo nell’ambito della famiglia e nel luogo in cui abitano.Nel periodo della
gravidanza una ragazza non può essere licenziata e lasciata senza assistenza, e chi lo fa andrebbe
punito come istigatore dell’infanticidio. Lo stato deve occuparsi dei bambini nel caso il padre non
potesse provvedere alla madre e al figlio.

1.6. Mie indagini sopra il corso della natura nello svolgimento del genere umano

Sospinto dalle vicende della Rivoluzione francese e dall’incontro con Fichte, che lo aveva accostato
alla filosofia di Kant, Pestalozzi si dedicò per alcuni anni alla riflessione filosofica pubblicando le
Mie indagini sopra il corso della natura nello svolgimento del genere umano. In quest’opera
Pestalozzi pervenne alla conclusione che la più alta realizzazione della natura umana consiste
soltanto nello stato morale, al quale l’uomo giunge non attraverso un dono, bensì mediante una
conquista. L’opera di Pestalozzi rappresenta il più alto contributo teorico nell’interno complesso dei
suoi lavori, nel quale il superamento dell’ottimismo illuministico, in nome di un vigoroso senso
della dialetticità dell’esperienza storica ed in direzione di un conclusivo sbocco nella visione del
valore della persona in quanto radicato nella sua esclusiva individualità morale, appare
riflessamente compiuto.

1.7. Lettera ad un amico sul proprio soggiorno a Stans

Pestalozzi ha avuto come obiettivo sostante l’educazione del povero e del popolo. Una buona
occasione in tal senso, dopo il fallimento di Neuhof, gli venne offerta a Stans, con la direzione
dell’orfanotrofio. Sorto dopo la repressione di una rivolta contro le truppe repubblicane. Solo,
aiutato da una domestica, Pestalozzi si dedicò completamente ai ragazzi per i quali era padre,
maestro e madre. Stava con loro giorno e notte; faceva lezioni al mattino e al pomeriggio; era il
principale istruttore nei piccoli lavori; aiutava i ragazzi ad avere cura dei loro vestiti, a tenersi puliti
e li assisteva quando erano malati. Si trattava di una grande famiglia, in cui doveva regnare lo
spirito dell’educazione domestica di Gertrude. Malgrado la presenza dei ragazzi non fosse stabile,
Pestalozzi riuscì ben presto a creare una vera e propria comunità, dove i ragazzi si aiutavano a
vicenda, come fratelli.
Testo pag. 274

Il collaudo dell’educazione elementare avvenne poi a Burgdorf, a Munchenbuschee e infine a


Iverdon. La meditazione più profonda su tale metodo si trova nell’opera teorica Come Gertrude
istruisce i suoi figli. Tuttavia, l’illimitata fiducia di Pestalozzi nella possibilità di tracciare una
sistematica serie di mezzi didattici atti ad educare automaticamente le diverse attività dell’alunno lo
portarono al didatticismo.

1.8. Il canto del cigno

Tornato a Neuhof Pestalozzi sottopose alla critica il didatticismo nell’opera il Canto del cigno, che
costituisce un ripensamento complessivo delle su esperienze educative ed il suo testamento
pedagogico. Inoltre, egli accentua un aspetto molto più vitale del suo pensiero, condensato nella
massima “la vita educa”. Pestalozzi sosteneva che l’educazione e l’istruzione dovevano raccordarsi
con la vita concreta dell’educando, con le sue condizioni ambientali e sociali, senza per questo

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
trascurare l’armonizzazione fra “cuore”, “mente” e “mano”, ai fini della formazione autonoma di
una personalità etica e religiosa.
La massima “la vita educa”, come espressione più profonda del concetto di educazione elementare,
è stata analizzata da Pestalozzi in vari contesti, tra cui: la vita educa il sentimento; le attività
intellettive; l’intuizione ed il linguaggio; l’intuizione il pensiero; la disposizione dell’arte.

1.9. I fulcri principali del pensiero pedagogico di Pestalozzi

Pestalozzi non ha lasciato un sistema pedagogico organizzato e costruito logicamente, tuttavia,


attraverso l’analisi delle sue opere e della sua pratica educativa, si possono individuare alcuni fulcri
principali del suo pensiero:

• L’educazione secondo natura


• La formazione spirituale dell’uomo come unità di “cuore”, “mente” e “mano”
• Educazione e istruzione forma, numero, nome
• Educazione familiare proseguita da quella scolastica
• Educazione della donna

1.9.1. Educazione secondo natura

Pestalozzi è partito da Rousseau, ma progressivamente per lui il concetto di natura ha acquistato


una determinazione storica, poiché la natura umana si evolve e si sviluppa. Dallo stato di natura si
passa allo stato sociale e infine allo stato etico. Soltanto attraverso la società e l’educazione l’uomo
può diventare un essere armonicamente formato. Il bambino, secondo Pestalozzi, ha in sé tutte le
facoltà della natura umana, bisogna coltivare le potenzialità dei ragazzi.

Testo pag. 277 e 278

Nell’opera Come Gertrude istruisce i suoi figli, Pestalozzi ha lasciato delle utili indicazioni sul
concetto di natura in riferimento all’educazione e all’istruzione. Criticando l’ordinamento
scolastico-educativo contemporaneo della Svizzera, in cui vi era una distanza abissale tra i pochi
che potevano giungere alle vette della cultura accademica e il popolo ignorante, egli ricorre alla
suggestiva metafora di una vecchia dimora, per evidenziare la stratificazione sociale ed educativa.
L’uomo non diventa uomo se non per mezzo dell’educazione, purché questa si accordi sempre con
la natura. Pestalozzi rilevava che era errato però affidarsi esclusivamente alla natura, per cui era
necessario sviluppare anche un’educazione positiva.

1.9.2. Educazione e formazione spirituale dell’uomo

La formazione spirituale dell’uomo come unità di “cuore”, “mente” e “mano” va sviluppata


attraverso l’educazione morale (sapere), quella intellettuale (volere) e quella professionale (potere),
tra loro strettamente congiunte.

1.9.3. Educazione e istruzione

Pestalozzi, partendo dall’intuizione, ha sviluppato un’educazione elementare che parte dagli


elementi della realtà, sia nell’insegnamento linguistico che in quello matematico, analizzandoli
secondo il numero (disegno, geometria), la forma (aritmetica), il nome (linguaggio, canto).

1.9.4. Educazione del “focolare domestico”

Punto di riferimento del metodo di Pestalozzi era l’educazione materna e familiare. infatti, in
consonanza con il metodo naturale, l’ambiente educativo che ha maggiore incidenza nella

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
formazione e nell’educazione del fanciullo è la famiglia. Diversamente da Rousseau, che
sequestrava il bambino dal suo ambiente naturale quale è la famiglia, Pestalozzi ha esaltato invece
le funzioni educative della famiglia.

Testo pag. 282

1.10. Riflessioni conclusive

Le idee di Pestalozzi si diffusero, con l’istituzione di istituti pestalozziani, in Germania, in


Inghilterra, in Spagna, Francia e Stati Uniti. Il contributo fondamentale di Pestalozzi è costituito
dalla scoperta del popolo agli inizi della Rivoluzione industriale e della società di massa.
Nell’ambito della riflessione pedagogica e della prassi educativa per merito di Pestalozzi sono
emersi cinque importanti fattori:

1. Diritto dell’umanità di emergere, emanciparsi in termini sociali, economici, educativi,


culturali
2. Importanza dell’educazione popolare nell’ambito della famiglia, della scuola, della società
3. Ruolo centrale della donna
4. Necessità che l’educazione, l’istruzione, tocchino tutti i momenti dell’infanzia con una
metodologia appropriata
5. Figura centrale dell’educatore, visto come pedagogo al servizio delle classi popolari

2. Albertine Necker de Saussure

2.1. L’Education progressive ou Etude du cours de la vie

Si sviluppa in 11 libri e si compone di 3 parti:

• Etude de la premiere partie de l’enfance (3 libri)


• Etude de la derniere partie de l’enfance (4 libri)
• Etude de la vie des femmes (4 libri)

2.1.1. Prima parte: Etude de la premiere partie de l’enfance

La prima parte comprende i primi tre libri, la prefazione, l’introduzione, dedicati rispettivamente ad
illustrare il fine dell’educazione, in sé ed in rapporto alle ineguaglianza naturali e sociali e
all’educazione morale, intellettuale e religiosa; i mezzi di perfezionamento dei metodi educativi, in
rapporto alle esigenze psicologiche del primo e secondo anno di vita del bambino; i problemi
specifici delle abitudini, dell’immaginazione, dell’insegnamento religioso, che si propongono verso
i tre anni.

Il primo libro contiene importanti considerazioni di carattere generale. Per Necker educare significa
porre il fanciullo nella condizione di compiere un giorno, il meglio possibile, la destinazione della
sua vita. Pertanto è necessario determinare lo scopo dell’esistenza, che per Necker non è la felicità,
ma la moralità, secondo la legge data da Dio. La vita è un cammino verso la perfezione, non certo
raggiungibile, ma sempre da perseguire. L’educazione è, quindi, progressiva; è la graduale
realizzazione di un processo di perfezionamento che dura per tutta la vita. L’ordine e la regolarità,
in questo disegno educativo, hanno una parte essenziale. Alla regolarità ordinata della vita si
accompagna la bellezza morale dell’anima. L’educazione fa leva soprattutto sulla volontà. Durante
l’infanzia, e fino ai cinque anni, per la formazione del carattere morale è essenziale la
sottomissione, l’obbedienza all’autorità genitori, perché il fanciullo che non è diretto da mano
ferma resta abbandonato ai suoi capricci.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
La Necker osserva con amorosa perspicuità lo sviluppo del bambino. Nell’obbedienza del bambino
vi è anche la radice della religiosità. Il bambino ama prima di giudicare; la madre lo associ alle sue
preghiere comunicandogli il suo sentimento religioso. La polemica con Rousseau è evidente.

2.1.2. Seconda parte: Etude de la derniere partie de l’enfance

La seconda parte comprende quattro libri ed una prefazione nella quale la Necker spiega le ragioni
che l’hanno indotta a ridurre il suo impegno all’età giovanili, ripromettendosi di affrontare il
problema dell’educazione femminile in tutte le età. I quattro libri sono rispettivamente dedicati: ai
principi generali dell’insegnamento, considerati indipendentemente dall’età allievo; all’educazione
intellettuale e morale e specialmente al problema dell’immaginazione e infine allo studio del
carattere dei preadolescenti, al dibattito fra scuola pubblica e scuola privata e i vantaggi
dell’istruzione classica.
La seconda parte si tratta quindi dello sviluppo educativo del ragazzo dai 6 ai 14 anni
(fanciullezza), quando l’istruzione acquista maggiore importanza ma non la si deve mai disgiungere
dalla formazione morale. Più che accrescere la quantità delle nozioni si tratta di formare
l’intelligenza. Lo scopo finale è lo sviluppo della persona nell’armonia delle facoltà.
In questa età, l’obbedienza o sottomissione all’autorità paterna, involontaria in quanto abitudine e
risposta affettiva nella prima infanzia, si fa dovere morale consapevole, la docilità diviene virtù per
atto di volontà e premeditazione. L’obbedienza, che è un dovere per il fanciullo, è anche
un’affermazione della responsabilità dei genitori, che hanno il compito di tutelare e indirizzare al
bene i figli. La punizione può essere talvolta necessaria, ma deve essere preannunciata e applicata
in casi definiti; comunque si deve evitare l’umiliazione, l’ironia e l’insinuazione. Intanto il fanciullo
tende a staccarsi sentimentalmente dai genitori, ama al compagnia dei coetanei, l’attività e il gioco
di gruppo in cui si impegna con passione. Ora al via può essergli prospettata come un cammino che
conduce a Dio. L’educazione, finora privata, si avvia a divenire pubblica.

2.1.3 Terza parte: Etude de la vie des femmes

Comprende, oltre l’introduzione, 4 libri: il primo imposta il problema dei fini della vita e
dell’educazione femminile, il secondo tratta dei contenuti e metodi educativi sino ai quindici anni,
il terzo il periodo dell’adolescenza e della giovinezza, il quarto la vita femminile nella maturità,
nella vecchiaia e nell’approssimarsi della morte.
La Necker ritiene che le donne del suo tempo abbiano acquisito maggiore libertà e “lumi”, ma
abbiano perso l’influenza sulla società. Ciò è dovuto al fatto che la donna non sempre riconosce e r
realizza nel modo migliore la sua vera vocazione.
L’ostacolo principale al reale progresso femminile è la brevità del tempo dedicato alla formazione
culturale, data l’età precoce dei matrimoni. Più che un approfondimento degli studi, è bene che la
giovane acquisti gusto e facilità per il sapere. La Necker propone un piano particolare di studio per
l’adolescente dai dieci ai quindici anni.
La giovane così cresciuta mantiene il candore dell’infanzia, ma ha acquistato sentimenti profondi,
intenzioni sicure e mente riflessiva; potrà avere contatto con la società, con la cautela che non lasci
lusingare. Si avvia così con maturità al matrimonio, in cui la perfezione della donna più si avvicina
alla perfezione della sua personalità. Divenuta madre, si fa più sacro il legame matrimoniale.
Quando la donna è alla sua maturità, il mondo sembra ritirarsi a lei. Invece questo è il momento in
cui si delinea un ruolo attivo da svolgere, imperniato sulla capacità femminile di donare amore,
conciliazione e pace.

La carriera privata della donna che può realizzarsi in tre modi:

• la carriera materna, nell’educazione dei figli


• la carriera della carità, che si estrinseca nella funzione delicata di intermediaria tra
pubbliche istituzioni di assistenza e i singoli indigenti

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
• la carriera degli studi, nelle lettere, nella storia, nelle scienze naturali

Leggi testo pag 289-290

2.2. Riflessioni conclusive

L’educazione progressiva della Necker fu tradotta in tedesco e in inglese; nel 1839 ricevette il
premio Montyon dall’Accademia francese. In Italia fu ammirata da Rosmini, dal Lambruschini e
dal Capponi.

Capitolo X: Friedrich August Wihelm Frobel


Riguardo all’educazione infantile, occorrerà fare attenzione alle dizioni relative alle diverse
istituzioni:

• scuole infantili (Owen)


• asili infantili (Aporti)
• giardini d’infanzia (Frobel)
• scuola materna (Agazzi)
• case dei bambini (Montessori)

Sono termini che, nella loro sinteticità, esprimono il modo di intendere, di organizzare istituzioni
che nel tempo e tra le molte difficoltà acquistarono spazio, credibilità, funzionalità.

Mentre in Inghilterra, in Francia, in Italia il movimento di educazione infantile cerca di conciliare


esigenze sociali, umanitarie, religiose, senza attingere a una concezione pedagogica e filosofica
forte, in Germania, sotto la spinta del romanticismo e dell’idealismo, assume caratteristiche
decisamente filosofiche, per merito soprattutto di Frobel, che nel 1840 creò i rimi giardini
d’infanzia (Kindergarten) con strutture, articolazioni, attività, impostazioni decisamente nuove.

1. Frobel, 1782-1852.
Sulla tomba di Frobel è stato eretto un monumento raffigurante un cubo, u cilindro e una sfera
(simboli della sua didattica dei “doni”), con la frase che è stata il costante motto della sua vita e che
appariva nella testata del suo periodico La famiglia educatrice.
2. L’educazione dell’uomo

L’elaborazione della pedagogia froebeliana si è venuta sviluppando progressivamente sulla base


della sua esperienza e della sua riflessione filosofica-teologica.
Il pensiero di Frobel è influenzato dalla poesia romantica e dalla filosofia idealistica di Novalis,
Schiller, Ficthe, Schelling, Schleiermacher, ma si specifica soprattutto come un “panteismo” alla
maniera di Karl Christian Friedrich Krause.
Per il panteismo tutto è scaturito da Dio e tutto da Dio è condizionato; e soprattutto l’uomo, creato
a immagine e somiglianza di Dio, crea, opera ed agisce in modo simile a Dio. Poiché l’uomo non ha
coscienza di ciò, è opera essenziale dell’educazione portarlo a questa consapevolezza: il bambino
deve diventare fanciullo, il fanciullo adolescente, l’adolescente giovane, il giovane uomo adulto,
l’uomo adulto deve avvicinarsi il più possibile a Dio.

Attività che ci appare

• in Dio come creazione


• nell’uomo come lavoro
• nel fanciullo come gioco
1

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
Oppure data l’identità assoluta di Dio con l’uomo e la natura, il divenire e l’attività si esplicano
come Dio che gioca nel fanciullo, che lavora nell’uomo e che crea nella sua trascendentalità.

Gioco, lavoro e creatività sono tre gradi, tre passaggi, tre momenti necessari di un unico processo di
sviluppo immanente all’umanità come spirituale realtà divina: lo sviluppo, appunto, del divino che
è nell’uomo.
Questo sviluppo dall’interno è proprio l’educazione, che non è quindi l’imposizione dall’esterno,
ma essenzialmente autoeducazione.
L’educazione deve dirigere e guidare l’uomo la piena chiarezza di sé stesso e in se stesso, in
accordo con la natura e all’unione con Dio.

Lo sviluppo viene considerato allo stesso tempo il processo e il fine dell’educazione, e viene ad
esser un vero e proprio inserimento in un ordine universale concreto, vivo, attuale.

Il fanciullo vive nello stesso mondo dell’adulto, ma vive da fanciullo, nella sua pienezza di
fanciullo, come fanciullo, via via diventando adulto. Tenere sempre presente che l’educazione e lo
sviluppo sono sempre completi in ciascuna età, e in ciascuna età l’educazione deve ispirarsi alla
vita circostante, contemporanea. Non si va quindi a scuola per prepararsi ad una vita futura, bensì
per inserirsi nell’attualità della vita presente.

Nella scuola ci si educa e ci si istruisce vivendo. Nulla si apprende in teoria e per teoria, ne sapere
ne bontà ne virtù, ma attuando e realizzando il vero, il bene e il bello, operando in proprio e in
collaborazione socializzata con i compagni.
La scuola deve essere, quindi, scuola attiva, nella quale domina l’attività spontanea del fanciullo.
Questa attività spontanea non può essere che il gioco.

La distanza tra le età mira a cogliere le differenze e le continuità dello sviluppo educativo.

Ambiente educativo Figura dominante


Prima infanzia, fino ai 2-3 anni La famiglia La madre
Seconda infanzia, dai 3 ai 6 Il giardino La maestra-giardiniera
Fanciullezza, fino ai 10-12 anni La scuola L’insegnante

In tutte le età si devono sviluppare e consolidare in modo opportuno tre forze:

• La religione
• La laboriosità
• La temperanza

Nella seconda parte dell’Educazione dell’uomo Frobel parla della scuola elementare e indica 4
gruppi di insegnamento:

• Religione e insegnamento religioso


• Scienze naturali; matematica
• Lingua e insegnamento linguistico; scrittura; lettura
• Arte e insegnamenti artistici come musica, canto, disegno, pittura

Il tutto mediante attività di gioco e di lavoro.

O motivi, oltre la conoscenza di Comenio e di Pestalozzi, che l’hanno indotto a occuparsene con
dedizione sono stati molti:

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
• La convinzione dell’importanza di questa età
• L’esigenza romantica, che metteva il bambino al centro dell’attenzione, quale ideale per
l’uomo
• Il dovere dello stato di venire incontro ai bisogni delle famiglie
• La stessa sensibilità di Frobel, molto vicina a quella materna

3. I Kindergarten

Frobel non usa il nome di “giardino” solo per romantica similitudine, immaginando i bambini come
piccoli fiori variopinti, egli invece si fonda su un concetto più vero e più profondo, secondo il quale
allo stesso modo che nel giardino i fiori si schiudono da sé, così nel Giardino d’infanzia i bimbi si
sarebbero potuti liberamente esplicare e svolgere da sé, in spontaneità, “germogliando” e
“fiorendo” dal loro intimo, nella serenità del gioco e della vita di natura.
Il Kindergarten è quindi l’ambiente in cui l’attività del bambino, il suo gioco-lavoro, può esprimersi
in libertà, anche se promosso e guidato da un bravo educatore e da sussidi didattici opportuni.
Nella concezione di Frobel il bambino è il centro; è fondamentale il gioco, che serve ad imparare, a
relazionarsi, a svagarsi, a conoscere. Accanto ai giochi spontanei (collettivi, di movimento, in cui i
bambini imitano la vita degli adulti) e accanto ai giochi preparatori al futuro lavoro produttivo, le
“occupazioni” (giardinaggio, collage, taglio, modellismo), Frobel offre dei giochi che
rappresentano un invito al fare secondo una regola ed un fine più intenzionali: da qui l’origine dei
“doni”, derivanti da una concezione metafisica della realtà che si esprime in forme geometriche, ed
offerti come materiale di osservazione e di azione, mezzi del conoscere, del far da sé e del costruire.
3.1. I doni frobeliani

• La palla elastica, colorata; attività semplice e infantile. Alla palla elastica colorata seguono,
sempre nel primo dono, altre sei palle di lana, di diverso peso e grandezza, con i colori
dell’arcobaleno; giocando e divertendosi il bambino apprende le idee di unità e di pluralità,
impara a conoscere le proprietà fondamentali dei corpi: colore, forma, materia, peso,
grandezza, movimento, velocità, somiglianze, differenze, quantità, numero. Infine è favorito
lo sviluppo dei primi istinti di movimento e di gioco: il lanciare, il prendere, il lasciare;

• Sfera, cubo, cilindro di legno: diametro della sfera, spigolo del cubo, altezza e diametro di
base del cilindro hanno dimensioni uguali. La sfera rappresenta la massima mobilità, il cubo
la stabilità e il cilindro è intermedio;

• Cubo di legno diviso in 8 cubetti uguali


• Cubo diviso in 8 mattoncini
• Cubo diviso in 27 cubetti
• Cubo diviso in 27 mattoncini

Gli ultimi quattro doni soddisfano il bisogno del bambino di scomporre per vedere come è fatta una
cosa, cosa c’è dentro. Le idee di quantità e pluralità, di scomposizione e ricomposizione, di
costruzione e demolizione, di lunghezza e larghezza e spessore o altezza, di moltiplicazione e
divisione, vengono sempre più sviluppare e arricchite.

Le rigide norme che guidavano l’uso dei doni si rifacevano ai due principi della continuità, per cui
era indispensabile seguire l’ordine previsto, e della gradualità, cosicché erano stabiliti diversi
esercizi per ogni dono, che implicavano un progressivo impegno.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
3.1.2 La finalità dei doni

La finalità dei doni consiste nel guidare i bambini alla comprensione delle leggi universali, per cui
se si toglie ai doni il loro significato simbolico e metafisico si fraintende il pensiero di Frobel.
In molti frobeliani i doni, che volevano essere la rappresentazione della realtà e manifestazione
della interiorità, divennero degli schemi sena vita di un didatticismo formale.
Profondo valore ideologico dei doni ideati da Frobel.

3.2. Riflessioni conclusive

Frobel è il padre di una nuova concezione dell’infanzia e della scuola dell’infanzia, che supera sia
la pratica degli asili meramente assistenziali, sia la tendenza precoce di coloro che, come Ferrante
Aporti, cercheranno di istruire anzitempo i piccoli per prepararla alla vita adulta.

Testo pag. 325

Capitolo XVIII: John Dewey


1. Il pensiero

Influssi sulla formazione di Dewey:

• Peirce: analizzare il significato di un’idea in termini di conseguenze pratiche differenziali


comportate dalla sua applicazione
• Darwin: mediò il modello biologico che gli permise di assimilare ogni reale “problema” al
cattivo aggiustamento fra organismo e ambiente
• Hegel: derivò i caratteri più importanti della sua impostazione filosofica. La realtà è un tutto
unitario (monismo) le cui articolazioni sono sempre relative, sono un momento dello
sviluppo, e non divisioni statiche. Mentre per Hegel il tutto è razionalità assoluta, quindi
necessità e certezza, per Dewey il tutto mostra caratteri di incertezza e errore, di precarietà
e rischio. La ragione è solo un mezzo per aggiungere maggiore stabilità e sicurezza.

La teoria di Dewey si articola intorno alla teoria dell’esperienza, vista come l’ambito dello scambio
tra soggetto e natura, scambio attivo, che trasforma entrambi i fattori e che resta aperto, poiché
caratterizzato da una crisi, uno squilibrio, sul quale interviene il pensiero come mezzo di
ricostruzione di un equilibrio nuovo e più organico, sottoposto a sua volta a nuove crisi e a nuove
ricerche di equilibrio. Se la natura è data dall’esperienza, questa introduce nella natura il principio
della integrazione razionale, che trova la sua articolazione nella scienza moderna. All’uomo e alla
sua intelligenza creativa è affidato lo sviluppo e il controllo dell’esperienza, attraverso l’uso della
logica, definita come teoria dell’indagine, caratterizzata dal metodo scientifico e dai suoi principi
della sperimentazione, della generalizzazione e dell’ ipotesi, della verifica. Tale metodo diviene il
criterio di comportamento intellettuale in ogni ambito dell’esperienza dalla scienza e all’etica,
all’estetica, alla politica, alla pedagogia.

1.1. Strumentalismo

Lo strumentalismo di Dewey si caratterizza per la sua polemica nei confronti dell’idealismo, del
positivismo, dell’empirismo logico e di quelle filosofie che mirano a fissare la concreta esperienza
in teorie astratte, statiche e dualistiche. Lo strumentalismo muove dal riconoscimento della
relazione dinamica che coinvolge ogni aspetto del reale. In questo senso esso è un naturalismo
umanistico che si ispira all’evoluzionismo biologico. La natura si presenta come un processo di
interazioni vitali tra gli organismi e l’ambiente. Tra questi due poli esiste una continua transazione
o scambio che modifica i termini della relazione stessa. Come gli organismi naturali anche l’uomo

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
è impegnato in un rapporto pratico con il mondo per piegare l’instabilità degli eventi ambientali
agli scopi della sopravvivenza. Il sorgere della coscienza di cui è fattore essenziale il linguaggio e
l’attività simbolica, non è che un affinarsi naturale ed evolutivo delle funzioni vitali di base.
L’intelligenza è quindi un abito operativo che nasce nel corso dell’esperienza. La sua azione è
strumentale o funzionale: essa partendo da una situazione problematica formula una previsione
operativa o idea che, dopo essere stata sperimentata, mette capo a un abito di risposta. Così si
formano i giudizi del senso comune. Le idee, lo stesso soggetto cosciente, non preesistono
all’esperienza interazionale, ma si costituiscono nel corso della concreta ricerca. In questo processo
la coscienza incarna il momento critico, il momento di dubbio e della originalità creativa.

Capitolo XXI: Jacques Maritain


1. Vita e opere

Come modello di pedagogia cristiana, nell’ambito di personalismo, esaminiamo il pensiero


pedagogico di Jacques Maritain, in particolare la sua opera “L’educazione al bivio”, nella quale
denuncia gli errori presenti nella pedagogia contemporanea.
Maritain nasce nel 1882 e muore nel 1973, frequentò la Sorbona di Parigi, dove in quel periodo
dominava il positivismo e il materialismo, oltre a un forte anticlericalismo. Sposò una ebrea russa,
lui era protestante, si convertiranno poi al cattolicesimo.
Entrambi erano insoddisfatti delle lezioni che seguivano all’università, e iniziarono a seguire le
lezioni di Bergson, per soddisfare la loro sete di verità.
Dopo la conversione i due cominciano un percorso a ritroso fino a ritrovarsi nel pensiero di
Tommaso d’Aquino. Istituiscono nella loro casa di Parigi dei circoli intellettuali i quali ben presto
divennero famosi. Nel ’36 Maritain pubblica “l’umanesimo integrale”, libro molto forte che ha
rischiato di finire tra l’indice dei libri proibiti. In questo periodo erano gli anni ’30, anni del
fascismo e del nazismo. I due fuggono negli Stati Uniti. Dopo la guerra la coppia ritorna in Francia,
e Maritain diventa ambasciatore della Francia presso la Santa Sede. Stringe una grande amicizia
con Paolo VI. Nel ’60 la moglie, Raissa, muore. Paolo VI consegna a Maritain il Messaggio agli
intellettuali. Dopo la morte della moglie si avvicina alla congregazione dei fratelli di Tolosa, per poi
unirsi a loro poco prima della sua morte.

2. Il pensiero

Maritain non è un pedagogista all’inizio del suo itinerario spirituale, ma un pensatore alla ricerca di
un orientamento spirituale e di una verità che egli ritrova con un processo che lo porta indietro del
tempo. Ciò che lo caratterizza fin dall’inizio è il rifiuto di spiegazioni materialistiche della realtà,
che lo porta vicino a posizioni spiritualistiche (es. la filosofia bergsoniana).
Nella sua ricerca della verità che appaga al tempo stesso la sua vocazione religiosa e non rifiuti il
significato delle esigenze terrene, Maritain approda alla filosofia tomistica che, con il suo
equilibrato riconoscimento di esigenze terrene e di esigenze soprannaturali, evitando di concepire
l’uomo come essere puramente naturale, ma anche riconoscendo il valore della sua ragione e della
sua azione terrena, gli appare come suscettibile di essere un punto di riferimento per la soluzione
moderna di tutti i problemi dell’umanità.
Questa convinzione di poter ispirarsi alla filosofia tomistica, come principio con il quale affrontare
i problemi della vita sociale, della vita economica, della formazione umana, lo porta, da un
interesse esclusivamente teoretico, ad un approfondimento ei problemi politici ed educativi.

Opere più significative:

• Tre riformatori: Lutero, Descartes, Rousseau (1925)


• Umanesimo integrale (1936)
1

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
• L’educazione al bivio (1943)

3. Tre riformatori: Lutero, Descartes, Rousseau

Un vasto affresco con cui Maritain coglieva la stretta connessione tra le vicende della cultura e
l’impotenza della cultura e l’impotenza dell’educazione moderna.
È un’opera di carattere storico, che sviluppa argomentazioni filosofiche in relazioni ai diversi
campo del sapere che questi tre protagonisti della storia moderna hanno influenzato. Lutero nel
campo della religione, Cartesio nel campo della filosofia, e Rousseau nei campi della psicologia,
della morale e della politica. Di questi tre padri della modernità, come più tardi di Darwin, Freud e
Marx, i tre padri del mondo contemporaneo, a Maritain interessano le ricadute sul piano filosofico
dei loro atteggiamenti verso la religione, la cultura e la politica. Si sofferma anche ad analizzare i
tratti della loro personalità psicologica.

4. Umanesimo integrale

È un’opera dedicata, attraverso una visione storica della vita morale e politica dell’uomo, a
proporre, non solo come speranza, ma come necessità e possibilità, una nuova cristianità. Maritain
raccoglie in questo volume sei lezioni tenute nel ’34, completandole con un nuovo capitolo,
un’introduzione e un’appendice, e utilizzando alcuni articoli in lingua francese pubblicati in diverse
riviste europee. È forse l’opera più nota, che in seguito alle polemiche suscitate per motivi più
politici che teologici, ha rischiato di essere messa all’Indice.

5. L’educazione al bivio

In quest’opera suggerisce una riforma educativa che sintetizza naturalità e soprannaturalità nella
formazione dell’uomo.

L’educazione ha tre significati ben distinti, che spesso si sovrappongono l’un l’altro:

• Qualunque processo per mezzo del quale un uomo è formato e condotto verso la sua
perfezione (educazione nel senso più lato)
• Opera di formazione che gli adulti intraprendono nei confronti della gioventù
• Compito specifico delle scuole e delle università (in senso più stretto)

5.1. I 7 errori della pedagogia contemporanea

Nel trattare gli scoppi dell’educazione si incontrano diversi errori che riguardano la stessa
educazione, che è soprattutto parziale, in quanto ha smarrito il senso dell’integralità della persona
umana. Maritain individua sette errori nell’educazione contemporanea: il misconoscimento dei fini,
le false idee riguardo al fine, il pragmatismo, il sociologismo, l’intellettualismo, il volontarismo,
ogni cosa può essere appresa mediante insegnamento.

Errori:

1. Il misconoscimento dei fini

La ricerca dei mezzi è importante e positiva, e non si deve rinunciare a cercare, attraverso la
psicologia, i metodi più congeniti ed efficaci per educare, ma bisogna sempre considerarli non
come il fine dell’educazione, ma come gli strumenti di essa.

2. False idee riguardo al fine

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
Il secondo errore comune consiste non in una dimenticanza della finalità, ma in idee false o
incomplete riguardo alla natura stessa del fine. Se il fine dell’educazione consiste nell’aiutare e
guidare il bambino verso la propria perfezione umana, l’educazione non può non sfuggire ai
problemi e alle difficoltà della filosofia, perché essa suppone per sua stessa natura una filosofia
dell’uomo, e per prima cosa è obbligata a risponder alla domanda rivolta alla filosofia “cos’è
l’uomo?”. Soltanto due classi o categorie di concetti intorno all’uomo possono considerarsi
oneste e leali: il concetto puramente scientifico dell’uomo e quello filosofico-religioso.

• Il concetto scientifico dell’uomo per sua natura esclude il problema se l’uomo sia spirito
o materia, se è libero o soggetto al determinismo. Queste domande non sono prese in
considerazione dalla scienza, che si concentra non sull’essenza dell’uomo, ma sugli
aspetti fenomenici.
Se questo concetto diventasse esclusivo l’educazione sarebbe soltanto la formazione di
un essere del quale non vengono presi in considerazione i problemi dei valori e della sua
destinazione, e meglio verrebbero ritrovati soltanto in una realizzazione di fini utili alla
scienza: invece di un’educazione avremmo piuttosto un allevamento.

• Il concetto filosofico giudica invece l’uomo come essere spirituale e si può riassumere
nel concetto di uomo come persona.
Il concetto di persona è da distinguere nettamente da quello di individuo, che è un
frammento dell’universo fisico, delle forze cosmiche, etniche e storiche alle cui leggi è
sottoposto. La persona invece è un universo, un microcosmo, caratterizzato dalla
volontà, dalla conoscenza, dall’amore. Individuo e persona fanno però parte integrante
dell’educazione: nella quale anima e corpo meritano lo stesso rispetto.

Possiamo definire in maniera più precisa lo scopo dell’educazione: “guidare l’uomo nello
sviluppo dinamico durante il quale egli si forma in quanto persona umana, provvista delle armi
della conoscenza, della forza del giudizio, e delle virtù morali, mentre nello stesso tempo a lui
giunge l’eredità spirituale della nazione e della civiltà alle quali egli appartiene, e il secolare
patrimonio delle generazioni che così può essere conservato.
Anche l’aspetto utilitario dell’educazione, cioè il far apprendere un mestiere per guadagnarsi la
vita, non è da disprezzare, perché l’uomo non è fatto per una vita di ozi aristocratici, ma il
mezzo migliore per ottenere questo risultato pratico è di sviluppare le capacità umane in tutte le
loro possibilità.
Le principali aspirazioni della persona sono perla libertà, non intesa come libero arbitrio, ma
come conquista della saggezza per opera dell’intelligenza, e della perfezione dell’amore.
In definitiva il primo fine dell’educazione è la conquista libertà, che la persona individuale deve
compiere mediante la conoscenza, la sapienza, la buona volontà e l’amore

3. Il pragmatismo

Connessa al rifiuto della visione scientifica dell’uomo ce lo interpreta come un essere


determinato dalle condizioni esterne è la critica alla teoria pragmatica dell’educazione, che
concepisce l’attività intellettuale dell’uomo come suscitata dai bisogni pratici e finalizzati
all’azione. Insistere sull’importanza dell’azione, della prassi, è una cosa eccellente perché la
vita è azione. Ma l’azione e la prassi tendono ad uno scopo, ad un fine che le determina, senza il
quale esse perdono la loro direzione e la loro vitalità. La vita stessa esiste per un fine che la
rende degna di essere vissuta. La contemplazione e la perfezione completa di sé sfuggono
all’orizzonte pragmatista.
La critica di Maritain al pragmatismo non è rivolta all’appello che esso rivolge per l’azione e la
partecipazione alla vita sociale, aspetti che il filosofo considera fondamentali e positivi, ma al
suo principio di fondo: che l’attività pensante sia suscitata dai problemi e dalle difficoltà chela
vita pratica dell’uomo deve affrontare e risolvere.
1

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
A questo principio Maritain oppone l’affermazione che l’attività pensante nasce dalla
percezione. Delle cose e si conclude con delle idee che attendono la loro verifica della
dimostrazione razionale, ma non dalla loro utilità pratica. Anceh per quanto riguarda l’azione
umana, alla sua base c’è la verità non per il suo valore pratico, ma per amore della verità.
Il pragmatismo invece pone l’educazione al bivio tra una formazione esclusivamente
pragmatica e sociale dell’uomo ed un umanesimo integrale, che sembra a Maritain la solo
concezione adeguata a tutte le dimensioni terrene e soprannaturali dell’essere umano.

4. Il sociologismo

L’azione come un bisogno di attivismo sociale e tecnico non solo non è un fine adeguato
all’essenza dell’uomo, ma proprio perché lega la sua attività ai fini sociali porta come
conseguenza alla visione sociologistica, cioè all’idea che l’essere umano è condizionato dalla
vita sociale. Questo errore è affine al precedente, chiede al condizionamento sociale la regola
suprema e l’unico modello dell’educazione. L’essenza dell’educazione non consiste
nell’educare un futuro cittadino alle condizioni e interazioni della vita sociale, ma prima di tutto
nel fare un uomo, e con ciò preparare un cittadino. Con il sociologismo si rovescia il vero
rapporto tra l’uomo e la società. La quale non è una realtà per sé, ma è un insieme di libertà
umane personali che accettano con il proprio libero e spirituale consenso. Per formare un futuro
essere umano socialmente partecipe è necessario prima formare un uomo.

5. L’intellettualismo

L’intellettualismo assume due forme principali:

• Una identifica i supremi vertici di perfezione promossi dall’educazione con la pura


abilità dialettica e retorica (pedagogia classica)
• Questa abbandono i valori universali, e insiste sulle funzioni pratiche e operative
dell’intelligenza. Essa identifica i supremi vertici di perfezione promossi
dall’educazione con la specializzazione scientifica e tecnica (quella di oggi)

Il grande vizio della specializzazione è quella di formare un uomo che è perfetto conoscitore di
un suo compito particolare, ma incapace di qualsiasi sensibilità e giudizio su altre campi, in
definitiva il culto della specializzazione impoverisce l’uomo, lo disumanizza.
Dal punto di vista politico questo impoverimento sarebbe fatale per l’organizzazione
democratica della vita sociale, che richiede dall’uomo comune la capacità di aver delle idee
generali e non una chiusura della mente nel campo della propria specializzazione, con la
conseguenza che la vita politica invece di essere opera di tutti, sarebbe solo nelle mani degli
specialisti della politica, cioè di un gruppo di tecnocrati della politica che deciderebbe per la
vita di tutti.

6. Il volontarismo

La cosa principale ed essere un uomo retto prima che uomo dotto. Questo era l’ideale. In pratica
però le realizzazioni pedagogiche del volontarismo si sono tradotte in un sorprendente inganno,
almeno dal punto di vista del bene. Dal punto di vista del male esse hanno avuto pieno successo.
Riferito all’efficacia dimostrata dall’addestramento, dalle scuole e dalle organizzazioni
giovanili naziste, per distruggere nelle menti ogni senso della verità, per pervertire la funzione
stessa del linguaggio, per devastare moralmente la gioventù, e per rendere l’intelletto soltanto
un organo dell’attrezzatura tecnica dello Stato. Non basta conoscere il bene, ma anche volerlo
realizzare. Intelligenza e volontà sono due traguardi essenziali della formazione umana, per cui
l’educazione completa deve fare avanzare verso la loro perfezione l’intelligenza e la volontà
insieme.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
7. Ogni cosa può essere presa mediante l’insegnamento

Non tutto si può apprendere con l’insegnamento, il quale può formare la conoscenza di tutto ciò
che è insegnabile, ma non può formare la coscienza morale se non indirettamente. Si tratta di
aspetti paradossali dell’educazione.
Vedi testo pag. 784-785
Un altro aspetto paradossale dell’educazione riguarda le istituzioni educativa (famiglia, scuola,
stato, chiesa, ambito extra-educativo). Maritain si sofferma sulla famiglia e la scuola. Testo pag.
785
Il fatto più paradossale è offerto dalla sfera extra-educativa, che esercita sull’uomo un’azione
più importante della stessa educazione.
È vero che per la formazione morale è educativo l’intero campo dell’attività umana, ma la
scuola produce con l’educazione alla verità il presupposto di quella formazione affidata
all’intera vita dell’uomo.

5.2. I fattori dinamici che intervengono nell’educazione

L’opera dell’insegnante è necessaria nell’educazione, perché non è esatta la concezione platonica


che la mente già possiede, come idee innate, le idee che invece devono essere conquistate con il
lavoro necessario della mente e, richiamando san Tommaso, ricorda che il fattore dinamico
primordiale, nell’educazione, è il principio vitale immanente al soggetto stesso da educare.
Testo 786-788
L’opera dell’insegnate è necessaria: l’attività di intelligenza di chi apprende e la guida intellettuale
di chi insegna costituiscono sono i fattori dinamici dell’educazione, ma l’agente principale è il
principio vitale immanente al soggetto stesso da educare. L’educatore è solo un fattore dinamico
secondario.
La pedagogia moderna ha insistito sulla tesi che l’agente principale della formazione è l’intimo
principio dinamico della mente, ma questo dinamismo non è da solo sufficiente alla conquista del
sapere, che rimarrebbe affidato al caso senza l’aiuto di una guida consapevole delle esigenze e
possibilità del giovane.
Maritain critica sia l’educazione fatta con il bastone (cattiva educazione) sia l’educazione
progressiva. Testo pag. 787-788

5.2.1. Le disposizioni fondamentali da coltivare nel fanciullo

La natura e lo spirito del fanciullo sono l’agente principale dell’educazione, e quindi le diposizioni
fondamentali da favorire in questo agente principale costituiscono la base stessa dell’opera
educativa. Queste disposizioni sono radicate nella natura ma possono venire falsate e devono essere
accuratamente coltivate.
Le disposizioni che esistono innate nello spirito del fanciullo e che devono essere incoraggiate
dall’opera educativa sono 5:

• Amore della verità


• Amore del bene, della giustizia e delle imprese eroiche
• Amore dell’esistenza
• Gusto del lavoro ben fatto, bisogno naturale del fanciullo
• Senso della cooperazione (in noi naturale e contrastato)

Il maestro, agente ministeriale nell’opera educativa, deve fare attenzione a 4 regole:

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)
• Incoraggiare e favorire le disposizioni fondamentali che premettono al fanciullo di
svilupparsi nella vita dello spirito
• Centrare l’attenzione sulla profondità della personalità e del suo dinamismo spirituale
• Unificare e non disperdere, nutrire l’intera unità dell’uomo
• Liberare l’intelligenza invece di sovraccaricarla

5.3. L’educazione liberale e il nuovo umanesimo

• Educazione liberale e nuovo umanesimo


• Compiti speciali dell’educazione in rapporto al mondo di domani
• I problemi pedagogici suscitati dall’attuale crisi della civiltà

6. Educazione della donna

Diritto della donna ad avere accesso alle forme più alte della cultura, secondo le sue disposizioni
intellettuali e nell’interesse del bene comune. La cultura riguarda la dimensione umana
dell’intelligenza per cui non può essere privilegio del sesso maschile. Le doti intellettuali dell’uomo
e della donna sono complementari.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: MJoni (marthajonislomp@gmail.com)