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HATE SPEECH: LO SFOGO NEI SOCIAL

I social media, nonostante siano stati la svolta per la socializzazione e l’informazione dei giovani del XXI
secolo, presentano problematiche che sono attualmente una severa minaccia per la nostra società, come
viene raccontato all’interno del documentario/film “The social dilemma”, prodotto da Netflix nel 2020.

Uno dei problemi trattati dal film è quello della dipendenza dai social, che porta alla facile manipolazione
del comportamento umano, generalmente a scopo di lucro e ciò viene attuato grazie ad alcune tecniche,
che create allo scopo di manteneregono gli utenti attratti dai dispositivi elettronici.

La prima preoccupazione, su cui ci si concentra il documentario è il fatto che miliardi di utenti vengano
continuamente influenzati da pochi cervelli che gestiscono grandi aziende come Facebook, Google e
Twitter.

È un problema rilevante perché molte idee estremiste vengono inculcate nella mente delle persone fragili e
più facilmente influenzabili, le quali sviluppano insofferenza o un“ odio” vero e proprio, nei confronti di
tutto ciò che considerano estraneo. Si diffondono facilmente in queste occasioni le tendenze
discriminatorie (omofobia, razzismo e sessismo) per persone che non rientrano nei comuni stereotipi.

È importante sottolineare che nella comunità ci sono sempre stati diversi modi di comprendere il mondo,
nonostante il fatto che l'opzione della maggioranza imponga la norma sociale del momento.

Ci sono stati periodi storici in cui piccoli movimenti sono riusciti a influenzare e cambiare la mentalità
predominante.

OAd oggi le minoranze hanno un vantaggio rispetto al passato: non hanno limitazioni di spazio e di tempo,
come invece succedeva negli anni precedenti, quando essi avevano subito limiti di visibilità, proprio perché
senza internet e, più in generale, la tecnologia, era strano vedere frequentemntefrequentemente persone
con valori diversi.

Questi strumenti ci consentono di venire direttamente a contatto con i diversi modelli di valore, un grande
vantaggio per noi, in quanto non ci limitiamo più alla solita e comune chiusura mentale.

Nonostante ci siano numerosi aspetti positivi del progresso tecnologico, possiamo notare che al contempo,
sono cambiate se non regredite, le regole d’ingaggio di una conversazione.

L’hate speech, infatti, si diffonde ancora più facilmente dietro allo schermo, perché le persone ora si
sentono capaci di affrontare chiunque, tanto che per loro è stata coniata l’espressione “leoni da tastiera”..

Grazie a questa assuefazione da libertà di parola, i social hanno reso la violenza verbale una modalità di
approccio ad una conversazione, in cui se la persona non condivide alcuni pensieri, si sente libera da ogni
vincolo per offendere pubblicamente.

Per questa ragione i social possono essere pericolosi, se non si fa attenzione, i media porteranno ad odiare
le persone oppresse ed amare gli oppressori.

La questione potrebbe essere facilmente superata ed affrontata con il buonsenso, quindi discutendo nel
merito e argomentando pacificamente le proprie tesi, nel pieno rispetto per gli altri.

Questo comportamento impulsivo, pubblicizzato da internet, è stato ulteriormente alimentato


dall’ignoranza e dalla diffusione di pregiudizi infondati da parte di persone che hanno grande influenza sulla
società, come gli artisti o i politici.
Molto conosciuto è, per esempio, il caso di Matteo Salvini, leader della lega, il quale ha di fatto reso il
razzismo accettabile. Salvini nel 2009, infatti, era stato colpito da un severo provvedimentoè stato
condannato per aver violato la legge Mancino, quella che punisce chi compie azioni discriminatorie.

La particolarità, che fa pensare agli italiani che tali convinzioni e comportamenti siano corretti, è che non ha
mai dichiarato apertamente di esserlo, ma anzi al contrario si sente vittima della giustizia e un perseguitato
politico.

Tuttavia, questo, non sempre è necessario, perché è proprio banalizzando associazioni mostruose e
giustificando comportamenti aberranti che viene data la possibilità al razzismo di dilagare, passando, tra
l’altro, inosservato.

Chiaramente sono diverse le idee preconcette e scientificamente errate a limitare il pensiero delle persone,
per esempio possiamo citare il recente dibattito sull’approvazione della legge Ddl Zan, passata per mesi in
secondo piano nel governo perché “non di primaria importanza”.

Infatti, nonostante sia stato già da tempo dimostrato che l’omosessualità non sia una condizione di
patologia, persistono i pregiudizi e stereotipi nei confronti di chi ha un diverso orientamento sessuale
quest’ultimi.

A questo proposito il disegno di legge proposto da Alessandro Zan sostiene che è necessario educare al
rispetto delle differenze, poiché non ci sono vite di “serie b”.

Il Ddl Zan, punta quindi a difendere i liberi cittadini equiparando gli episodi di omotransfobia agli episodi di
violenza sulla persona, ma non solo questo, perché si occupa anche di difendere le donne contro la violenza
e le persone portatrici di disabilità.

Un esempio molto recente e che ha fatto rumore è lo sfogo fatto da un professore dell’Università di
Messina, il quale sui social ha insultato un ragazzo queer bisessuale, subito dopo che quest’ultimo aveva
pubblicato sul su un suo account una riflessione sul “cat-calling”.

L’”uomo” ha espresso tutto il suo disprezzo, non tanto nei confronti di quanto detto, ma piuttosto nei
confronti della persona, dicendo frasi come: “Fr**io perso, fatelo tornare giù e vedi come lo pestano, tanto
a questi piace pure”.

Questa è la prova lampante del fatto che purtroppo è ancora molto comune la discriminazione nei confronti
delle minoranze.

Possiamo capire, riflettendo su tutti gli avvenimenti che hanno caratterizzato la storia, come da diversi anni,
gli “emarginati” si sforzino per ottenere legittimità sociale e sentirsi così inclusi nella maggioranza.

Le reti, in questa circostanza hanno un’importanza notevole in quanto segnano una nuova struttura in cui
questi processi di influenza devono adattarsi, non solo per raggiungere i propri obiettivi, ma per
promuovere la salute comunicativa su Internet.