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LA CIRCOLAZIONE SANGUIGNA

L’apparato circolatorio ha il compito di portare il sangue a tutti gli organi e i tessuti. Il tessuto
fondamentale di questo sistema è il sangue, che svolge diverse funzioni indispensabili per la
vita:
• distribuire ossigeno e molecole nutritive a tutte le cellule del corpo;
• rimuovere i materiali di rifiuto da tutte le cellule;
• trasportare molecole regolatrici agli organi bersaglio;
• intervenire nella termoregolazione corporea;
• regolare il suo pH;
•controllare il contenuto di acqua all’interno del corpo; • contrastare l’aggressione di agenti
patogeni.

Circolazione sanguigna
L’apparato circolatorio è costituito da un cuore e da una rete di vasi sanguigni. Negli esseri
umani, il cuore si trova nella parte anteriore della cavità toracica ed è formato
prevalentemente da un tessuto muscolare. I vasi attraverso cui scorre il sangue sono le
vene e le arterie, che si ramificano fino a diventare capillari. Le arterie sono i vasi che
trasportano il sangue dal cuore verso l’organismo, mentre le vene nella direzione opposta.
Nel corpo umano la circolazione sanguigna viene definita ​chiusa​, poiché il sangue circola
sempre all’interno dei vasi sanguigni, ​doppia​, poiché esistono due circolazioni associate
(sistematica, polmonare), e ​completa​, perché il cuore è diviso in due porzioni separate e
quindi il sangue venoso non si mescola mai con quello arterioso. Nella ​circolazione
sistematica​, il sangue ricco di ossigeno lascia il cuore tramite l’aorta, che è l’arteria
principale del nostro corpo. Il primo tratto dell’aorta si dirige verso l’alto e prende il nome di
aorta ascendente. Dopo che il sistema vascolare ha compiuto un arco (detto arco aortico)
che conduce il sangue verso le braccia, hanno origine due arterie chiamate carotidi, che
portano il sangue ossigenato al cervello. L’aorta si piega poi verso il basso, suddividendosi
in una porzione toracica e una addominale. Una volta che ha portato ossigeno e sostanze
nutritive a tutti i distretti del corpo attraverso la rete capillare, il sangue torna verso il cuore
tramite le vene. La vena cava inferiore raccoglie il sangue venoso dalla porzione inferiore
del corpo, mentre la vena cava superiore raccoglie il sangue proveniente da testa e
braccia. La ​circolazione polmonare​, fa in modo che dal cuore il sangue deossigenato
venga pompato ai polmoni tramite le arterie polmonari di destra e sinistra, che raggiungono i
polmoni.
Vi è poi la circolazione portale epatica, riguarda le vene dell’intestino, che trasportano le
molecole nutritive ricavate dalla digestione dei cibi. Attraverso la vena porta, le sostanze
sono condotte al fegato, dove avvengono molti processi chimici per trasformare le sostanze
digerite in molecole utilizzabili da parte dell’organismo. Queste ultime, tramite le vene
epatiche e la vena cava inferiore, entrano nella parte destra del cuore.

IL CUORE
Il cuore è un organo muscolare cavo ed è collocato nel mediastino, lo spazio compreso tra i
due polmoni e lo sterno, e ha la forma di un cono rovesciato; la punta del cuore si trova a
contatto con il diaframma. Le pareti del cuore sono costituite da un particolare tipo di tessuto
muscolare, il muscolo cardiaco o miocardio​, e sojo rivestite internamente dall’
Endocardio ed esternamente dal pericardio, due membrane di tessuto epiteliale che hanno
una funzione protettiva. La parte sinistra e destra del cuore non sono in comunicazione. Nel
cuore ci sono ​quattro valvole​che garantiscono il corretto flusso sanguigno: ​due valvole
atrioventricolari​, poste tra gli atri e i ventricoli, e ​due valvole semilunari​, situate all’uscita
dei ventricoli.
La valvola atrio ventricolare destra è formata da tre lombi e prende il nome di ​tricuspide​,
mentre quella sinistra è costituita da due lembi ed è detta ​bicuspide​. Le valvole semilunari
si distinguono in semilunare polmonare​, che separa il ventricolo destro dall’arteria
polmonare, e ​semilunare aortica​, che separa il ventricolo sinistro dall’aorta. Per fornire
sufficiente energia al miocardio (tessuto muscolare) occorrono quantità adeguate di
ossigeno e di sostanze nutritive; di questo rifornimento si occupano due arterie che
circondano il cuore come una corona, le ​arterie coronarie​.

COME AVVIENE LA CIRCOLAZIONE DEL SANGUE


il sangue giunge all’atrio destro del cuore attraverso due vene di grande calibro: la vena
cava superiore e la vena cava inferiore; questi due vasi si uniscono poco prima di entrare nel
cuore. La contrazione dell’atrio destro permette il passaggio del sangue al ventricolo destro(
valvola tricuspide aperta, semilunare polmonare chiusa) . La contrazione del ventricolo
destro spinge poi il sangue nelle arterie polmonari (tricuspide chiusa, semilunare polmonare
aperta). Le arterie polmonari portano il sangue deossigenato agli alveoli, dove avvengono gli
scambi gassosi con l’aria inspirata, e il sangue si ossigena. Il sangue ricco di ossigeno , fa
poi ritorno al cuore grazie alle vene polmonari, che lo immettono nell’atrio sinistro. La
contrazione di quest’ultimo spinge il sangue nel ventricolo sinistro (bicuspide
aperta,semilunare aortica chiusa), subito dopo avviene la contrazione del ventricolo
(bicuspide chiusa, semilunare aortica aperta) che permette al sangue di entrare nell’aorta
che lo porterà in tutto il corpo.

LA CONTRAZIONE CARDIACA
La contrazione dei due arti M, e dei due ventricoli dopo, avviene contemporaneamente. Al
termine della contrazione, il miocardio si rilassa e le sue cavità si distendono, consentendo
così al sangue di riempirle nuovamente: la fase di contrazione è detta ​sistole​, quella di
rilassamento è chiamata ​diastole. Questo ciclo dura 8s. Il volume totale di sangue pompato
nel cuore ogni minuto corrisponde alla gittata cardiaca. La contrazione delle cellule
cardiache è stimolata dal muscolo stesso. Solo l’1% delle fibre cardiache è dotato di auto
contrazione, che danno il ritmo a tutte le altre cellule, costituendo il sistema di conduzione.
La contrazione inizia nell’atrio destro, in un punto chiamato nodo senoatriale o Pacemaker.
l’onda si diffonde attraverso le cellule muscolari atriali provocando la contrazione quasi
simultanea dei due atri. Quest’onda raggiunge il nodo atrio ventricolare, nell’atrio destro, a
ridosso del ventricolo. L’impulso rallenta, consentendo agli altri di rilassarsi e .dal nodo atrio
ventricolare l’eccitazione del fascio di His, insieme alle fibre di Purkinje, permettono la
contrazione quasi simultanea dei due ventricoli.

SISTEMI DI REGOLAZIONE DEL BATTITO


Esistono due sistemi di regolazione:
1. Regolazione nervosa: il sistema nervoso autonoma rallenta o diminuisce il battito in
base alle informazioni ricevute da barocettori e chemiocettori, che attivano le fibre
nervose che accelerano o rallentano il battito
2. Regolazione chimica: dipende da alcuni ormoni, come quelli tiroidei, l’adrenalina o la
noradrenalina che vengono rilasciati in caso di paura, stress o intensa attività fisica.
VASI SANGUIGNI
Il cuore pompa il sangue nelle arterie, per poi arrivare nelle arteriole, e infine nei capillari.
Dai capillari il sangue passa prima nelle venule, poi in vene più grandi, fino a raggiungere di
nuovo il cuore. Il diametro iniziale dell’arteria più grossa, l’aorta, è di circa 2,5 cm, quello
della vena più grossa, la vena cava, è di circa 3 cm. Quando il sangue esce dal cuore, crea
nelle arterie un’onda sfigmica che corrisponde al battito cardiaco, che si percepisce al come
una pulsazione detta polso arterioso.
Sia le arterie sia le vene hanno le pareti costituite da tre strati di tessuto concentrici, detti
​tonache​. La tonaca intima è lo strato più interno, che si trova a diretto contatto con il flusso
sanguigno. La tonaca media costituita da diversi strati di fibre muscolari elastiche e
collagene. La tonaca avventizia è quella più esterna ed è costituita anch’essa da fibre
elastiche e collagene.
Le arterie, sono sottoposte all’alta pressione con la quale il sangue viene pompato dal cuore,
mentre le vene possiedono pareti più sottili proprio per rendere minima la resistenza al
flusso sanguigno durante il suo ritorno al cuore. All’interno delle vene, inoltre, sono presenti
le ​valvole a nido di rondine, formate dal ripiegamento dell’endotelio che chiudono hanno lo
scopo di impedire al sangue di rifluire in basso nei tratti in cui scorre verso l’alto. insieme ad
esse anche i muscoli scheletrici, lavorano in modo coordinato con le valvole a nido di
rondine per spingere il sangue verso il cuore.

I CAPILLARI
I capillari sanguigni hanno pareti estremamente sottili, costituite da un unico strato di
endotelio. Questo consente gli scambi di sostanze nutritive, gas e altre molecole tra il
sangue e liquidi extracellulari. La fuoriuscita dal capillare di acqua e soluti avviene lungo la
prima metà del capillare, quella più vicina all’arteriola, e prende il nome di ​filtrazione​. Nella
seconda metà del capillare, in prossimità della venula, invece, la parte liquida tende a
rientrare per osmosi all’interno del vaso: questa fase prende il nome di ​riassorbimento​.
Vi è un equilibrio tra liquido in entrata e quello in uscita, ma se viene alterato la quantità di
liquidi in uscita è in eccesso e si ha la formazione di un edema.

LA PRESSIONE SANGUIGNA
La pressione sanguigna è la misura della forza esercitata dal sangue sulle pareti dei vasi
sanguigni; tale resistenza varia in relazione alla resistenza esercitata dei vasi. Tale
resistenza, detta ​resistenza vascolare​, e l’attrito che il sangue incontra mentre si muove
all’interno dei vasi sanguigni; è direttamente proporzionale alla viscosità del sangue e alla
lunghezza del vaso, mentre è inversamente proporzionale al diametro del vaso stesso. Si
parla di ​pressione sistolica o massima​, quando i ventricoli si contraggono (120 mmHg),
mentre quando i ventricoli si rilasciano la pressione è detta ​pressione diastolica o
minima(80 mmHg).​A mano a mano che il sangue attraversa i circuiti vascolari, la sua
pressione diminuisce

IL SANGUE
Il sangue è un tessuto connettivo fluido, in cui la matrice è liquida chiamata plasma, mentre
le cellule (dette nel complesso elementi figurati) sono in sospensione. Si tratta di un fluido
viscoso, rosso, con un pH leggermente alcalino (7,35) . Il plasma rappresenta quasi il 55%
del totale, mentre il restante 45% è composto dagli elementi figuranti, ossia globuli rossi
(eritrociti), globuli bianchi (leucociti) e piastrine (trombociti). Il plasma è costituito da acqua
e da numerosi soluti sia in organici sia organici ma anche diverse proteine plasmatiche, tra
le quali:
1 Il ​fibrinogeno​, coinvolto nella coagulazione del sangue;
2 Le ​globuline​, che prendono parte alla difesa del corpo contro agenti esogeni estranei;
3 L’​albumina​, la cui funzione principale è il trasporto di ormoni e acidi grassi.

I GLOBULI ROSSI
I globuli rossi o eritrociti sono cellule specializzate nel trasporto dell’ossigeno a tutti tessuti
del corpo. Gli eritrociti hanno una forma Biconcava che permette loro di schiacciarsi e
ripiegarsi quando passano attraverso i capillari. Sono 4,8-5,6 milioni per millimetro cubo.
Nel corso della loro maturazione degli eritrociti subiscono alcune trasformazioni che ne
migliorano l’efficienza: espellono il nucleo, i mitocondri e le altre strutture cellulari si
disintegrano. Gli eritrociti maturi, detti anche ​emazie​, contengono quasi esclusivamente
emoglobina, alla quale si lega l’ossigeno per essere trasportato.
L’​emoglobina​è una proteina composta da quattro catene polipeptidiche da 150 aminoacidi
ciascuna, ed è raccolta attorno ho un gruppo chimico contenente ferro, chiamato eme, a cui
si lega l’ossigeno. I globuli rossi sono le cellule più numerose e la sospensione più
plasmatica e, quindi, sono loro che determinano prevalentemente la viscosità del sangue:
quando sono in numero ridotto, il sangue risulta più fluido, mentre se sono in numero
elevato, Il sangue diviene più viscoso e scorre più lentamente. Data l’essenza del nucleo, i
globuli rossi non sono in grado di riprodursi e hanno una vita relativamente breve (circa 120
giorni); con l’invecchiamento, essi vanno incontro a un processo di frammentazione e, non
essendo più funzionali, vengono demoliti da speciali cellule presenti nella milza, nel fegato e
nel midollo osseo. Quando i globuli rossi attraversano questi organi e queste ghiandole,
l’emoglobina viene demolita e si formano: ​globina​, ioni ferro​, ​porzione non ferrosa del
gruppo eme​. La milza è in grado di rimuovere dal sangue e distruggere i globuli rossi al
termine del loro ciclo vitale, ma funge anche da magazzino di globuli rossi, qualora il loro
numero sia inferiore. Sono prodotti dal midollo osseo rosso che svolge funzione
emopoietica.
Tutti gli elementi figurati sono prodotti per emopoiesi dalle cellule staminali, che si dividono
in mielodi, che sono stimolati dall’eritropoietina generano globuli rossi, globuli bianchi e
piastrine, e linfoidi, che generano i linfociti (come linfociti B e linfociti T).

I GLOBULI BIANCHI
Ogni 1000 globuli rossi presenti nel sangue ci sono uno o due globuli bianchi, o leucociti. I
globuli bianchi sono tutti provvisti di un nucleo e praticamente incolori; Ne esistono differenti
tipi in base alla presenza o meno di granuli visibili all’interno del citoplasma e sono distinti in
leucociti granulari e leucociti non granulari.
La ​funzione​principale dei globuli bianchi è quella di difendere il corpo da organismi
esogeni invasori, come virus e batteri, od altre particelle estranee.
A differenza dei globuli rossi, i globuli bianchi non sono confinati all’interno dei vasi
sanguigni, ma possono migrare nei liquidi interstiziali.
Nella corrente sanguigna appaiono sferici, nei tessuti diventano appiattiti e si muovono
mediante pseudopodi; gran parte dei leucociti ingloba gli agenti estranei attraverso la
fagocitosi, per poi distruggerli mediante gli enzimi litici contenuti nei loro lisosomi.
I globuli bianchi, dopo aver esercitato la propria funzione di difesa contro un’infezione, sono
spesso distrutti: il pus è costituito in gran parte da queste cellule morte e dai batteri che
hanno distrutto.
LE PIASTRINE
Le piastrine, o trombociti, sono gli elementi figurati Del sangue di diametro minore, si tratta di
frammenti cellulari di forma irregolare, prodotti dal midollo osseo a partire da cellule di grandi
dimensioni dette magacariociti, da cui si possono generare fino a 3000 piastrine. Le piastrine
hanno una vita breve: dopo 7-8 giorni sono distrutte nella milza e nel fegato. Le piastrine
promuovono la coagulazione del sangue e tamponano la rottura dei vasi sanguigni. In
caso di una carenza di piastrine sono frequenti le emorragie. La coagulazione del sangue
prevede le seguenti tappe:
1. Inizialmente sia la contrazione della muscolatura liscia della parete del vaso
danneggiato, con la conseguente attivazione delle fibre dolorifiche e viene chiamata
​spasmo vascolare​. Si ha il rilascio da parte del tessuto di endoteline e serotonina
, proteine che svolgono un ruolo vasocostrittore. Questa prima reazione del vaso
sanguigno aiuta la formazione del coagulo.
2. ​emostasi primaria​: le piastrine si agganciano alla parete interrotta e richiamano
altre piastrine. Le cellule endoteliali secernono il fattore di von Willebrand, una
proteina che permette l’adesione tra le piastrine. In seguito all’adesione, le piastrine
cambiano forma, che diviene appiattita, aumentando così la loro superficie.
Contemporaneamente le piastrine rilasciano ADP e richiamano altre piastrine; il
risultato è un accumulo di piastrine presso la lesione, detto tappo emostatico.
3. ​l’emostasi secondaria​: Questa fase è caratterizzata dall’attivazione della fibrina a
sua volta innescata dal fattore tissutale, una glicoproteina. Quando il fattore tissutale
reagisce con una specifica proteina plasmatica, si avvia una serie di reazioni
chimiche a cascata, in cui il prodotto di ogni reazione agisce da catalizzatore per la
reazione successiva. Nell’ultimo passaggio della catena di reazioni, una proteina
plasmatica solubile, il fibrinogeno, viene convertita in una proteina insolubile, la
​fibrina​. Le molecole di fibrina formano una rete che intrappola globuli rossi e
piastrine dando origine a un coagulo.
4. Restrizione coagulo: il coagulo si contrae e restringendosi avvicina i margini della
ferita. Quest’ultima fase richiede energia (ovvero ATP), fornita dalle piastrine stesse.

EMOCROMO ED EMATOCRITO
L’emocromo è il conteggio del numero di globuli rossi, globuli bianchi, piastrine e delle
molecole di emoglobina. Tra i risultati forniti dell’emocromo troviamo anche la grandezza dei
globuli rossi e la quantità media di emoglobina in ogni globulo rosso, valori importanti per
individuare la presenza di eventuali anemie.
Un altro valore fornito per le analisi del sangue e l'ematocrito​, ossia la percentuale in
volume occupato dagli elementi figurati rispetto al volume complessivo del sangue. Tramite
l’elettroforesi, invece, si analizzano le proteine presenti nel siero, i valori relativi a queste
molecole sono raccolti in un cosiddetto a protidogramma e risultano decisamente importanti
perché possono evidenziare numerose malattie. Infine, analizzando siero si possono
misurare molti altri valori, come i tassi di colesterolo.

I GRUPPI SANGUIGNI
I quattro principali gruppi sanguigni umani (A, B, AB e 0). I gruppi sanguigni sono
determinati da un gene definito da tre alleli che determinano la presenza di particolari
antigeni sulla membrana dei globuli rossi e specifici anticorpi nel plasma. Se il sangue
donato non è compatibile col ricevente, si ha il processo di ​agglutinazione​, che provoca
ammassi di globuli rossi e di anticorpi che ostruiscono i capillari, arrestando il flusso
sanguigno. Individui con sangue di gruppo 0 si dicevano donatori universali,
analogamente, individui con sangue AB (né anticorpi A né anticorpi B nel plasma) si
dicevano riceventi universali.

IL FATTORE RH
Esistono molti antigeni che possono essere espressi sulla membrana superficiale dei globuli
rossi. Tra i punti più importanti c’è il ​fattore Rh​. Si indicano come Rh-positivi i soggetti che
presentano l’antigene in questione e come Rh-negativi quelli che ne sono privi. nelle
trasfusioni occorre tenere in considerazione anche i soggetti Rh-positivi possono donare
solamente ad altri soggetti Rh-positivi, mentre quelli Rh-negativi possono donarlo agli
uni e agli altri. L’aspetto più importante associato al fattore Rh è ​l’incompatibilità materno
fetale​. Durante l’ultimo mese di gravidanza, il feto umano normalmente riceve gli anticorpi
dalla madre; la maggior parte di essi è utile, ma un’eccezione importante è costituita dagli
anticorpi prodotti contro il fattore Rh. Questo fattore, può determinare una grave malattia nel
neonato se la madre è Rh-negativa e il feto è Rh-positivo.
Questa reazione, detta ​eritroblastosi fetale​può avere effetti mortali sia prima sia subito
dopo la nascita e in passato era una delle più frequenti cause di decisioni neonatali. Ora che
ne conoscono le cause il problema dell’incompatibilità da Rh può essere risolto iniettando
alla madre Rh-negativa, entro 72 ore dal primo parto, anticorpi contro i globuli rossi fetali
Rh-positivi. In questo modo si distruggono le cellule e si impedisce che queste possano
stimolare la produzione di anticorpi nel corpo della madre. Al momento della nascita di ogni
figlio Rh-positivo questo processo deve essere ripetuto per proteggere un eventuale
successivo feto Rh-positivo.

LA RESPIRAZIONE
La respirazione prevede: a livello cellulare indica le reazioni chimiche di ossidazione del
glucosio che avvengono nei mitocondri per produrre molecole di ATP , mentre a livello
macroscopico si riferisce al processo mediante il quale il corpo assorbe l'ossigeno
dall'ambiente ed elimina l'anidride carbonica
La respirazione polmonare consiste in due processi: la ventilazione polmonare, che
prevede l'ingresso e l'uscita dell'aria dal sistema respiratorio, e lo scambio di gas, che a
sua volta comprende due fasi. A livello degli alveoli polmonari c'è la respirazione esterna,
cioè lo scambio di ossigeno e anidride carbonica tra l'aria in entrata nel sistema respiratorio
e il sangue, mentre a livello cellulare c'è la respirazione interna, che riguarda lo scambio di
gas tra il sangue e fluido extracellulare nei tessuti del corpo.
Lo scambio di ossigeno e di diossido di carbonio tra le cellule e l'ambiente avviene per
diffusione; l'inspirazione e l'espirazione, invece, sono processi riconducibili al flusso di
massa, il movimento complessivo di un fluido in risposta alla pressione o alla gravità.
L'aria che respiriamo è una miscela gassosa
La pressione totale di una miscela gassosa, come l'aria, è la somma delle pressioni
parziali esercitate dai singoli gas che la compongono. La pressione parziale dei gas che
compongono l'aria non è sempre costante, ma è legata all’altitudine. Più si sale in altezza,
più bassa sarà la pressione

ANATOMIA DELL’APPARATO RESPIRATORIO


Il sistema respiratorio umano è formato da canali per il trasporto dell'aria all'interno del
corpo. Il primo tratto è chiamato porzione di conduzione e comprende: naso, faringe,
laringe, trachea, bronchi, bronchioli e bronchioli terminali. L'ultimo tratto, invece, è la
porzione polmonare respiratoria che termina con gli alveoli, nei quali avviene lo scambio
dei gas con il sangue.
Dal punto di vista anatomico, l'apparato respiratorio è suddiviso in vie aeree superiori, che
comprende il naso e la faringe, e vie aeree inferiori, che includono la laringe, la trachea, i
bronchi e i polmoni .
L'aria può entrare sia dalla bocca sia dalle cavità nasali che la riscaldano e trattengono le
impurità, perciò è preferibile l’entrata dal naso.

Il naso è formato esternamente cartilagine ialina, mentre la cavità nasale è divisa in due dal
setto nasale, che forma anche le narici. Il setto nasale porta poi alle coane, due aperture
che mettono in comunicazione le narici con la porzione superiore della faringe. All'interno del
naso sono presenti tre conche (superiore, media e inferiore), costituite da ripiegamenti della
mucosa nasale, che servono per aumentare la superficie a contatto con l'aria in entrata e,
quindi, a migliorare il riscaldamento e il filtraggio. Nel naso, infatti, l'aria viene riscaldata a
contatto con la mucosa, mentre le impurità sono intrappolate all'interno del muco, sostanza
viscosa prodotta dalle cellule caliciformi, che ha anche il compito di rendere l'aria tutta
umida. L'epitelio è dotato di ciglia che muovono il muco verso l'alto dai bronchi verso la gola,
in modo che possa essere costantemente deglutito. Questo meccanismo di difesa
costituisce una prima barriera contro i microrganismi esogeni. Nel naso si trovano anche le
cellule olfattive, che trasmettono al cervello gli impulsi generati dalla percezione degli odori,
e gli sbocchi dei condotti naso-lacrimali, che raccolgono le lacrime. Attorno al naso si
trovano infine quattro paia di cavità dette seni paranasali che, quando si infiammano,
provocando la sinusite.

La faringe è un organo muscolare che comunica sia con il sistema respiratorio (rinofaringe)
sia con quello digerente (orofaringe).
Nella faringe sono presenti le tonsille, organi linfoghiandolari che svolgono funzione
antinfettiva e immunitaria e sono divise in: le palatine sono quelle generalmente associate al
nome stesso di tonsille, mentre quelle nasali, le rinofaringee, sono dette comunemente
adenoidi. Nella rinofaringe si trova anche lo sbocco dell'orecchio medio tramite le trombe di
Eustachio, che drenano le secrezioni del cavo timpanico e permettono il passaggio di aria
dalla faringe verso il timpano. La faringe si trova in continuità con la laringe tramite la
porzione detta laringofaringe.

La laringe costituisce il primo tratto delle vie aeree inferiori e mette in contatto la faringe con
la trachea. Nella sua porzione mediana, detta glottide, si trovano le corde vocali, due lamine
di tessuto elastico che, vibrando al passaggio dell'aria espirata, producendo suoni di
diversa intensità. La glottide è il sito della fonazione.
Le corde vocali sono lunghe circa 2-3 cm ma gli uomini hanno mediamente corde vocali il
30% più lunghe di quelle femminili e nei bambini, invece, le corde vocali sono più sottili e
possono vibrare a elevate frequenze: per questo motivo le loro voci sono molto acute.
La laringe è formata da otto cartilagini rigide, di cui fa parte quella tiroidea che ha la forma
di uno scudo e protegge la parte anteriore della ghiandola. Nella laringe si trova una lamina
cartilaginea elastica, l'epiglottide, che si abbassa a chiudere l'ingresso della laringe ogni
volta che deglutiamo.

Dalla laringe l’aria passa nella trachea.


Le pareti della trachea sono rinforzate da 16-20 anelli cartilaginei che la sostengono; questi
anelli sono a forma di C poiché nella loro parte posteriore, a contatto con l'esofago, rimane
solo una membrana muscolare: in questo modo l'esofago, posto dietro, può dilatarsi al
passaggio del cibo, senza che gli anelli tracheali lo comprimono. La trachea si interrompe al
livello della quinta costola dando origine ai bronchi.

I bronchi si dividono in bronchi di primo ordine, di secondo ordine, bronchi lobulari,


bronchioli e bronchioli terminali, formando l'albero bronchiale.
I bronchi principali sono sostenuti da anelli incompleti di cartilagine. mano a mano che il
diametro dei bronchi diminuisce, gli anelli vengono sostituiti da anelli incompleti di cartilagine
fino a scomparire lasciando il posto alla muscolatura liscia. Quando abbiamo bisogno di un
maggiore apporto di ossigeno, i muscoli lisci si rilassano e i bronchi si dilatano per fare
aumentare la l'aria in entrata. Alcune sostanze fanno invece contrarre la muscolatura liscia
producendo broncocostrizione, una parziale occlusione delle vie respiratorie tipica
dell'asma.
I bronchi e i bronchioli sono rivestiti internamente da cellule epiteliali e possiedono ciglia
vibratili che si muovono in sequenza dirigendo il muco verso la faringe, da dove vengono poi
con inghiottite.

I polmoni sono due organi dall'aspetto spugnoso a forma di cono che occupano la cavità
toracica e in mezzo a loro trovano spazio il cuore e l'esofago. Sono organi leggeri, del peso
di circa 0,6 kg ognuno, poiché il loro volume è principalmente occupato dall'aria. I polmoni
sono avvolti da una sottile membrana, la pleura, costituita di due foglietti, o tuniche: quella
parietale riveste la cavità toracica, mentre quella viscerale aderisce alla superficie del
polmone, ricoprendolo completamente. Tra le due tuniche pleuriche si trova una sottile
cavità riempita da un velo di liquido pleurico. L apressione nel liquido pleurico è minore di
quella atmosferica, ma se entra aria nella pleura, la pressione intratoracica diventa uguale a
quella atmosferica e il polmone collassa impedendo l'inspirazione. Questa anomalia è detta
pneumotorace.
I polmoni sono organi asimmetrici: quello sinistro presenta una scissura per la presenza del
cuore (scissura cardiaca). Quello destro è più grande e presenta due scissure che lo
suddividono in tre lobi: superiore, intermedio e inferiore. Ogni lobo polmonare si suddivide in
strutture anatomiche che hanno in comune un bronco terziario, il quale a sua volta si divide
in bronchioli e poi in bronchioli terminali. Un lobulo polmonare si identifica in un gruppo di
5-7 bronchioli terminali, con le proprie vene arterie.

Gli alveoli piccoli sacchi di tessuto elastico raggruppati intorno all'estremità dei bronchioli più
piccoli e qui, hanno sede gli scambi gassosi.
Gli alveoli sono costituiti da epitelio squamoso semplice, che può essere facilmente
attraversato per diffusione. Negli alveoli si trovano, inoltre, le cellule ghiandolari che
secernano il liquido alveolare, una sostanza importante in quanto contiene il surfactante, un
insieme di fosfolipidi e lipoproteine che impedisce agli alveoli di collassare durante la fase di
espirazione e garantisce una velocità omogenea di svuotamento degli alveoli di differente
calibro. Nel complesso, la nostra specie possiede circa 300 milioni di alveoli che
forniscono una superficie respiratoria di circa 70 m².
Per garantire al massimo la funzione respiratoria, gli alveoli adiacenti sono collegati da pori
alveolari, in modo che rimangano in comunicazione e possono essere attivi anche quando
uno dei bronchi afferenti sia ostruito da muco o lesionato. Ogni alveolo ha una dimensione di
0,1-0,2 mm. Lo scambio dei gas tra l'aria e il sangue avviene per diffusione: il diossido di
carbonio lascia il sangue ed entra negli alveoli, mentre l'ossigeno esce dall'alveolo ed entra
nel circolo sanguigno. La pressione parziale dell’ossigeno è di 100 mL di aria.

LA MECCANICA RESPIRATORIA
Nei polmoni lo scambio d'aria con l'atmosfera avviene per flusso di massa, come effetto
della contrazione e del rilassamento di speciali muscoli, come il diaframma, che ha una
forma di cupola e separa la cavità toracica da quella addominale, oppure come i muscoli
intercostali, posti tra una costola e l'altra.
In accordo con la legge di Boyle (P x V= K), l'espansione della cavità toracica provoca una
depressione che richiama aria dall'esterno (inspirazione), mentre la sua costrizione
determina aumento di pressione che permette all'aria di uscire dai polmoni (espirazione).
la frequenza respiratoria diminuisce con l’età, ma con l’avanzare dell’età il polmone perde
elasticità e la frequenza aumenta.
VOLUME CORRENTE: volume spostato con una respirazione forzata (500 mL di aria)
VOLUME DI RISERVA INSPIRATORIO: volume d’aria spostato dopo una inspirazione
forzata (2000/3000 mL di aria)
VOLUME DI RISERVA ESPIRATORIO: volume d’aria in uscita dopo un’espirazione forzatat
(1200 mL di aria)
CAPACITÀ’ VITALE: volume corrente+volumi di riserva (5000 mL di aria)
SPAZIO MORTO RESPIRATORIO: aria che rimane immodificata e non ha funzione
respiratoria, si baipassa con la tracheotomia (50 mL di aria)
VOLUME RESIDUO: aria che rimane nel sistema respiratorio anche dopo un’espirazione
forzata (1200 mL di aria)
Ventilazione polmonare: quantità di aria che entra ed esce nei polmoni in un minuto

MOVIMENTI RESPIRATORI
Di solito il movimento respiratorio è la successione ritmica di inspirazione ed espirazione, o
eupnea, ma esistono momenti in cui la respirazione è tutt'altro che rilassata ed equilibrata.
Lo starnuto è lo spasmo molto forte dei muscoli espiratori, che produce espulsione di aria e
saliva dal naso e dalla bocca. Anche in questo caso si tratta di un movimento riflesso dato
dall'irritazione della mucosa nasale e ha lo scopo di espellere dal corpo batterio altre
sostanze irritanti presenti nella trachea o nel naso.
Il singhiozzo è uno spasmo del diaframma seguito dallo spasmo della laringe, da cui deriva
il suono secco, causato spesso da un irritazione delle terminazioni nervose a livello
gastroenterico o diaframmatico.
La risata e il pianto sono simili a livello muscolare, sono infatti prodotti da un'ispirazione a
cui si susseguono brevi e ritmiche espirazioni, durante le quali le corde vocali vibrano. Tra la
risata e il pianto cambiano il ritmo e, ovviamente, le espressioni, provocate dalle diverse
contrazioni dei muscoli mimici.
Lo sbadiglio è un inspirazione profonda e prolungata con apertura della mandibola, durante
la quale vengono ventilati tutti gli alveoli. Causata da sonno, fame o mancanza di ossigeno.

GLI SCAMBI GASSOSI


Le molecole di ossigeno passano dall’ambiente esterno ai tessuti muovendosi sia per
diffusione sia per flusso di massa secondo due movimenti:
➔ il movimento per flusso di massa dell'aria contenente ossigeno fino agli alveoli e la
diffusione dell'ossigeno nel sangue (respirazione esterna);
➔ il movimento per flusso di massa del sangue ossigenato verso i tessuti e la diffusione
dell'ossigeno dal sangue nei liquidi interstiziali (respirazione interna).
L’ossigeno è relativamente insolubile nel plasma.
La capacità del sangue di trasportare ossigeno dai polmoni ai tessuti aumenta con la
presenza dell'emoglobina.
La molecola di emoglobina è una proteina globulare tetramerica, costituita cioè da quattro
subunità, ognuna delle quali comprende un gruppo prostetico chiamato eme, e una porzione
proteica, detta globina. Le quattro catene amminoacidiche che, uguali a due a due e
costituite ciascuna da circa 150 amminoacidi, sono legate tra loro da interazioni idrofobiche
e legami a idrogeno; nell'emoglobina esistono due catene alfa e due catene beta.
L'unità eme è formata da una complessa struttura ad anello contenente azoto, con al centro
un atomo di ferro. L'atomo di ferro forma complessivamente sei legami: quattro legami
planari con ciascuno dei quattro atomi di azoto posti al centro dell'anello, un legame con
l'atomo di azoto dell amminoacido istidina e un ultimo legame disponibile per l'ossigeno.
L'emoglobina è una proteina allosterica, in quanto il suo legame tra un gruppo eme e una
molecola di ossigeno determina cambiamenti di conformazione della proteina stessa,
facilitando il legame con ulteriori molecole di ossigeno.

La combinazione dell'ossigeno con l'emoglobina, così come la sua separazione, sono


legate al valore della pressione parziale dell'ossigeno.
A 1600 mmHg l’emoglobina si combina con l'ossigeno, e diventa completamente satura a
100 mmHg. Quando il sangue raggiunge i tessuti, l'ossigeno si dissocia dall’emoglobina e
passa nelle cellule.

Il diossido di carbonio è più solubile dell’ossigeno. Il 7% si trova disciolto nel plasma, il


23% si lega con l’emoglobina e il restante 70% si lega con l’acqua secondo la reazione:

Questa reazione può procedere in entrambe le direzioni, a seconda della pressione parziale
del diossido di carbonio nel sangue. Nei capillari, dove la pressione parziale è alta, si
formano ioni bicarbonato e ioni idrogeno. Nei polmoni, dove la pressione parziale è bassa,
l’acido carbonico si dissocia in acqua e diossido di carbonio.
La reazione del diossido di carbonio con l'acqua è catalizzata dall'enzima anidrasi
carbonica, presente nei globuli rossi.

IL CONTROLLO DELLA RESPIRAZIONE


La velocità e la profondità del respiro sono controllati dai neuroni dei centri respiratori
situati nel tronco cerebrale.
I neuroni del cervello che controllano il respiro attivano i neuroni motori del midollo spinale, i
quali a loro volta stimolano la contrazione sia del diaframma sia dei muscoli intercostali,
permettendo l'inspirazione in condizioni normali. L'attivazione dell'inspirazione dura 2
secondi; quando si interrompe, i muscoli si rilassano naturalmente e, grazie alla loro
elasticità, i polmoni tornano alla loro forma iniziale: si ha così l'espirazione che dura 3
secondi. L’espirazione è involontaria ed è data dall’elasticità dei polmoni.

I neuroni dei centri respiratori ricevono segnali da specifici chemiocettori.


1. chemocettori centrali, presenti nel tronco cerebrale, che risentono della
concentrazione di CO2, e H+ nel liquido cefalorachidiano
2. chemocettori periferici che influenzano la pressione arteriosa e risentono della
concentrazione di O2,CO2, e H+ (quindi anche del pH) nel sangue. I chemocettori
periferici si trovano a livello dell'arco aortico e delle arterie carotidi, che riforniscono il
cervello di ossigenato.
Se la concentrazione di CO2 aumenta leggermente, la respirazione si fa più profonda e più
veloce, permettendo una maggiore quantità di CO2, di abbandonare il sangue fino a quando
la concentrazione di ioni H+ non è tornata normale. Al contrario, una concentrazione troppo
bassa di H+ nel sangue, e quindi anche nel cervello, può portare una sensazione di
debolezza e di capogiro a causa dell'iperventilazione (una respirazione molto frequente).
Iperossia: troppo ossigeno nel sangue

Esistono anche altri fattori che regolano la frequenza e la profondità del respiro:
l'incremento della temperatura corporea, legato alla febbre o un'intensa attività fisica, le
fa aumentare, mentre in caso di ipotermia il respiro rallenta. Un altro fattore è il dolore: se è
breve e intenso, si ha apnea; se è prolungato, verifica un aumento della frequenza
respiratoria. Vi sono poi i recettori del movimento presenti nella muscolatura che, in caso
di attività fisica,stimolano il centro inspiratorio ad aumentare la ventilazione. Anche i
recettori di stiramento, presenti nella muscolatura liscia dei bronchi e dei bronchioli, si
attivano quando si ha un aumento del diametro bronchiale nell'inspirazione e attivano
l'espirazione.

ALCUNE MALATTIE E DANNI DEL FUMO


Polmonite: causata da entrata nell’organismo di batteri patogeni ( streptococcus
pneumoniea)

Asma: malattia cronica causata da una reazione infiammatoria delle vie bronchiali. Si
verifica una broncocostrizione, le membrane mucose producono molto muco e il respiro si fa
affannoso.

L’enfisema polmonare: malattia cronica causata da una modificazione anatomica dei


polmoni con deterioramento dei bronchioli terminali, perdita di elasticità polmonare ed
eccessiva produzione di muco. Provocato da fumo di tabacco

Ipossia: si verifica quando si ha una diminuzione della pressione parziale dell’ossigeno e


arriva meno ossigeno ai tessuti. L’organismo inizia un processo di acclimatazione: aumenta
la frequenza cardiaca (120 battiti al minuto), si innalza la pressione arteriosa, si ha un
rilascio dell’ormone eritropoietina a livello renale, che provoca un aumento dell’ematocrito e
la milza si contrae per permettere un circolo maggiore di globuli rossi.

Danni del fumo:


1. Blocco delle ciglia dell'epitelio respiratorio con accumulo di muco e tosse
2. Accumulo di sostanze irritanti per il sistema respiratorio e bronchiti ricorrenti
3. Riduzione dell'efficacia delle cellule olfattive e gustative
4. Accumulo di sostanze chimiche che inducono il tumore al polmone, infarti e enfisemi
5. Aumento della pressione arteriosa data dalla nicotina
6. Riduzione della fertilità sia per l'uomo sia per la donna
7. Blocco dello sviluppo degli alveoli presente normalmente nell'adolescenza
8. Broncocostrizione causata dalla nicotina, inoltre il monossido di carbonio si lega
all'emoglobina impedendole di trasportare l'ossigeno
9. Aumenta il rischio di cancro alla lingua, alle corde vocali, alla gola e alle labbra
La nicotina, contenuta nelle sigarette, favorisce la dipendenza dovuta ad alcune recettori
presenti nel cervello.
APPARATO DIGERENTE
L’apparato digerente assolve il compito di rifornimento di energie alle cellule e
l’assorbimento delle sostanze necessarie per la sostituzione delle cellule morte e la
ripetizione dei tessuti, mediante 3 processi:
1. DEMOLIZIONE, il cibo viene ridotto in molecole che lo compongono grazie a
particolari enzimi che demoliscono proteine, zuccheri e lipidi.
2. ASSORBIMENTO, i monomeri sminuzzati passano nel sangue
3. ELIMINAZIONE, vengono espulsi i rifiuti e le sostanze non digerite

IL CANALE ALIMENTARE
Nel canale alimentare avvengono i processi digestivi grazie all’azione degli organi ANNESSI
(lingua, denti, ghiandole salivari, fegato e pancreas).
E’ formato da bocca, faringe, esofago, stomaco, intestino e ano.
La superficie del tubo è in continuità con l’esterno, infatti, le molecole nutritive entrano nel
corpo solo quando attraversano il rivestimento epiteliale del canale.
Il canale digerente è rivestito da 4 strati:
● MUCOSA: più interna, formata da tessuto epiteliale e connettivo
● SOTTOMUCOSA: formata da tessuto connettivo, fibre nervose, vasi sanguigni e
linfatici
● TONACA MUSCOLARE: due strati di muscolatura liscia. Le contrazioni dei due strati
di muscolatura liscia producono movimenti, detti PERISTALSI, che mescola il cibo e
consente l’avanzamento.
In alcuni punti gli strati di muscolatura diventano più spesse, chiamate SFINTERI,
che contraendosi e rilassandosi, agiscono come valvole che controllano il passaggio
del cibo (CARDIAS E PILORO)
● SIEROSA: o peritoneo, rivestimento esterno di tessuto connettivo
Il canale digerente misura 9 cm e presenta dei ripiegamenti .

LA BOCCA
Il processo di digestione inizia in bocca , dove i denti triturano il cibo, che con la saliva,
diventa BOLO, che viene deglutito.

La bocca contiene 32 denti divisi in:


● 8 INCISIVI, appiattiti per il taglio
● 4 CANINI, appuntiti per afferrare e lacerare)
● 8 PREMOLARI E 12 MOLARI (larghi e piatti per triturare)
I bambini possiedono 24 denti da latte, che cadono per essere sostituiti.
I denti sono costituiti da CORONA (parte visibile), RADICE (infissa nell’osso) e COLLETTO
(che collega un dente all’altro). Sono formati da DENTINA, un tessuto connettivo calcificato
molto resistente, e sono coperti dallo SMALTO, che protegge il dente ed è il tessuto più duro
del nostro corpo ( 98% idrossiapatite, 4% fibre organiche).
La radice è circondata dal CEMENTO, che facilita l’ancoraggio del dento all’osso.
All’interno della dentina si trova la cavità della polpa, che è la parte viva del dente dove
scorrono i nervi e i vasi sanguigni, grazie ai quali percepiamo la consistenza del cibo.

La lingua mescola il cibo e favorisce la deglutizione. È dotata di molte papille su cui si


trovano i bottoni gustativi che contengono i CHEMIOCETTORI, cellule collegate ai neuroni
che trasmettono al cervello le proprietà del cibo. La lingua è ancorata al palato dal frenulo.
La lingua ha anche funzione immunitaria, poiché grazie alle TONSILLE LINGUALI,vengono
riconosciute sostanze nocive o non commestibili.

La saliva è un secrezione acquosa prodotta dalle ghiandole salivari, tra cui le parotidi,
soggette a calcolosi che possono ostruire il dotto ghiandolare. Essa contiene il MUCO, che
lubrifica il cibo, l’ AMILASI, enzima che inizia la demolizione degli amidi in bocca digerendo
l’amilosio, il LISOZIMA e altri enzimi e ANTICORPI. La secrezione della saliva è controllata
dal sistema nervoso autonomo, in seguito alla presenza di cibo, e si inibisce con la paura
(secchezza delle fauci). Viene prodotto 1L al giorno di saliva.

LA DEGLUTIZIONE
La deglutizione è il passaggio del cibo prima nell’esofago e poi nello stomaco, che inizia
come processo volontario per continuare poi involontariamente.
Nella faringe, grazie alla EPIGLOTTIDE (cartilagine), che si abbassa al passaggio del cibo,
il bolo passa nell’esofago (tubo muscolare di 25 cm) e non nella laringe. Nella faringe vi
sono le TONSILLE PALATINE, poste sotto la lingua, e le ADENOIDI, poste in alto e in
profondità. Entrambe sono formate da tessuto linfoide e svolgono funzione immunitaria da
agenti infettivi.

LO STOMACO
Lo stomaco è un organo muscolare sacciforme, con capacità di 1,2L fino ai 4L. La parete è
spessa e presenta aperture con fossette gastriche sul cui fondo si trovano CELLULE
EPITELIALI. Alcune di esse secernono muco , altre cellule parietali, che producono acido
cloridrico, e altre ancora cellule principali, che producono pepsinogeno (enzima).
Queste secrezioni , insieme all’acqua , costituiscono i SUCCHI GASTRICI. Il muco protegge
la parete dello stomaco dall’acidità dei succhi gastrici.
L’acido cloridrico uccide i batteri e cellule viventi nel cibo, scioglie fibre dei tessuti animali e
vegetali e trasforma il pepsinogeno in pepsina (enzima che si attiva in condizioni di elevata
acidità e che idrolizza le proteine in peptidi e si disattiva con PH=4).

L’attività dello stomaco è influenzata sia dal sistema nervoso sia dal sistema endocrino.
Le CELLULE GASTRICHE G, in presenza di proteine, liberano l'ormone gastrina nel
sangue che stimola la secrezione dei succhi gastrici e delle contrazioni muscolari. La sua
secrezione termina con PH=3.

Nello Stomaco il bolo si trasforma in un massa semiliquida, chiamata chimo, che raggiunge
l'Intestino tenue.

L’INTESTINO
Nell’intestino si svolge la maggior parte della demolizione e dell’assorbimento.
E’ diviso in:
● INTESTINO TENUE, che a sua volta si suddivide in DUODENO (primo tratto nella
quale entra la porzione di cibo più fine e enzimi secretati dal fegato e pancreas),
DIGIUNO e ILEO (assorbono sostanze nutritive). Qui termina la demolizione.
E’ costituito da strutture che ne aumentano l’area per favorire la superficie di contatto
con il chimo e sono le PIEGHE CIRCOLARI, VILLI (estensioni della mucosa che
contengono vasi sanguigni e un dotto linfatico) e MICROVILLI (estroflessioni
citoplasmatiche). Le sue Cellule Epiteliali producono muco ed enzimi digestivi.
Le proteine sono trasformate in peptidi e poi in amminoacidi.
Quando il chimo passa nel duodeno, viene liberata la secretina, che stimola
pancreas e fegato a liberare liquidi in grado di tamponare l’acidità, fino a quando
PH=4. Con la secretina il fegato produce i SALI BILIARI.
I grassi e gli amminoacidi producono la colecistochinina (ormone di 33
amminoacidi) che induce alla liberazione di enzimi da parte di pancreas e lo
svuotamento della bile nella cistifellea, rallentando il movimento dello stomaco in
modo che il chimo esca dal piloro in maniera graduale. Questo ormone produce il
senso di sazietà.
● INTESTINO CRASSO, che a sua volte si divide in CIECO (possiede l’Appendice
che svolge funzione immunitaria) , il COLON ( completa l’assorbimento di acqua e
sali minerali e ospita Batteri simbionti che scindono sostanze alimentari sfuggite alla
digestione o all’intestino tenue) e il RETTO (da qui vengono espulse le feci, costituite
da sostanze di rifiuto, batteri e fibre di cellulosa, attraverso l’ano)
I batteri del colon formano la FLORA BATTERICA, e sintetizzano aminoacidi e
vitamine (tra cui B e K).

IL PANCREAS
E’ una ghiandola che immette nel duodeno succhi digestivi e un liquido alcalino contenente
ioni bicarbonato per neutralizzare l’acidità del chimo. Tra gli ENZIMI PANCREATICI:
● AMILASI PANCREATICA, che prosegue la scissione dell’amido iniziata nella bocca
e produce disaccaridi
● LIPASI, che idrolizza i lipidi in glicerolo e acidi grassi
● enzimi pancreatici come TRIPSINA e CHIMOTRIPSINA, che scindono proteine.
Sono prodotti in forma inattiva e poi attivati dal duodeno
● NUCLEASI, che spezza gli acidi nucleici in nucleotidi
Il pancreas ha sia funzione esocrina, perchè produce sostanze che vengono riversate
direttamente nel tratto in cui devono agire e sia funzione endocrina, perché le isole di
Langherans producono gli ormoni INSULINA e GLUCAGONE che sono liberati nel sangue
e agiscono sul metabolismo del glucosio.

IL FEGATO
E’ un organo situato dietro il diaframma, pesa 1,4 kg e svolge funzione di demolizione di
sostanze tossiche. Il sangue proveniente dall’intestino passa attraverso diramazioni della
vena porta epatica per poi arrivare nei LOBULI (strutture del fegato tondeggianti costituiti da
cellule epatociti affiancate da capillari che sfociano nel vaso centrale). Durante
l’attraversamento del lobulo i vasi sinusoidi rilasciano sostanze nutritive al fegato e
contemporaneamente globuli rossi vecchie batteri vengono fagocitati dalle cellule di kupffer.

Gli EPATOCITI sono cellule che producono la bile (funzione antiputrefattiva), sostanza
isotonica che contiene 95% di sali biliari e acidi biliari, colesterolo e fosfolipidi. ( 600 mL di
bile al giorno). La bile emulsiona i grassi riducendoli in goccioline. Il principale pigmento è la
bilirubina, proveniente dai globuli rossi demoliti, che si trasforma in stercobilina grazie a
batteri dell’intestino. La bile viene raccolta nei DOTTI BILIARI, che confluiscono nel dotto
epatico che immagazzinano la bile nella CISTIFELLEA, che quando viene stimolata la
rilascia nel dotto cistico. Il dotto cistico si unisce al dotto epatico per formare il dotto
coledoco, che a sua volta si fonde con il dotto pancreatico per riversare i succhi nel
duodeno.
RUOLO DEL FEGATO
E’ fondamentale nel processo del METABOLISMO, ossia tutte quelle reazioni fisiche e
chimiche che sfruttano le sostanze nutritive. Il glucosio e i monosaccaridi in eccesso
vengono portati nel fegato attraverso la vena epatica , che li trasforma in GLICOGENO e
GRASSO.
GLICEMIA: concentrazione di glucosio nel sangue (1 h/L)
I lipidi possono sostituire il glucosio per fornire energia.
ACIDI GRASSI ESSENZIALI: Omega 3 (acido linoleico) e Omega 6 (acido linolenico)
devono essere obbligatoriamente assunti.
LIPOLISI: processo secondo cui muscoli, fegato e cellule adipose possono sfruttare il
grasso come fonte di energia , ottenendo glicerolo e acidi grassi.
Nella fase di costruzioni dei lipidi tutti i nutrienti in eccesso diventano trigliceridi di riserva. I
nutrienti idrosolubili sono avvolti da specifiche proteine prima di essere immesse nel sangue:
● LIPOPROTEINE A BASSISSIMA DENSITÀ’: trasportano i trigliceridi dal fegato ai
tessuti e dopo averli rilasciati si trasformano in lipoproteine a bassa densità
● LIPOPROTEINE A BASSA DENSITÀ’: i principali trasportatori di colesterolo nel
sangue
● LIPOPROTEINE AD ALTA DENSITÀ’: rimuovono il colesterolo in eccesso dai
tessuti e lo trasportano al fegato , svolgendo un ruolo protettivo alle malattie
cardiovascolari.

ASSORBIMENTO
L’acqua e le molecole alimentare sono assorbite attraverso cellule epiteliali.
● ZUCCHERI: vengono divisi da enzimi in disaccaridi e poi in monosaccaridi .
(per diffusione). Passano nei capillari sanguigni e poi nelle venule che
portano il sangue nella vena porta epatica. Il sangue distribuisce il glucosio
nel resto del corpo.
● PROTEINE: scomposte in aminoacidi dai microvilli da dipeptidi in aminoacidi
e entrano in circolazione sanguigna grazie ai villi (trasporto attivo)
● ACIDI GRASSI: se di piccola dimensione entrano nei capillari direttamente ,
mentre quelli di dimensioni maggiori entrano nelle cellule epiteliali per
diffusione. Gli acidi grassi sono sintetizzati in lipidi
● VITAMINE: quelle liposolubili (A D E K) sono assorbite con i grassi quelle
idrosolubili ( B C) attraversano le membrane cellulari per diffusione.

SISTEMA NERVOSO ENTERICO


Sistema nervoso proprio dell’apparato digerente che comunica con quello centrale ma
rimanendo autonomo nel controllo di stomaco e intestino. Svolge il suo ruolo insieme agli
ormoni, come per esempio la gastrina e la colecistochinina.

DIETA CORRETTA
I carboidrati e le proteine forniscono lo stesso numero di proteine, mentre i grassi quasi il
doppio.
Gli aminoacidi sono necessari per l’assemblaggio delle proteine ed è possibile ottenerli
grazie a carne e prodotti di origine animale. L’uomo ne sintetizza solo 12 ma ne ha bisogno
solo quelli ESSENZIALI. Le vitamine sono composti organici, privi di funzione strutturale e
energetica che svolgono ruolo di cofattori delle vie metaboliche e sono divisibili in
LIPOSOLUBILI ( A D E K) e IDROSOLUBILI (B D). Alcune sono tossiche se prese in grosse
quantità poiché si accumulano.
Le sostanze inorganiche e minerali si dividono in MACRONUTRIENTI, assimilati grande
quantità (calcio, cloro, fosforo, magnesio, potassio, sodio e zinco) e MICRONUTRIENTI
(fluoro, iodio, zinco, ferro)

DIETA MEDITERRANEA
Le calorie sono divise così:
● 45/60 % di cibi fatti a base di cereali (pasta, pane…)
● 7/14% di frutta e verdura
● rimanenti in alimenti proteici e lipidi
Il fast food rappresenta oltre la metà del fabbisogno giornaliero.
Alcuni consigli per l’alimentazione:

INTOLLERANZE ALIMENTARI
Sono reazioni anomale che si possono verificare con l’assunzione di cibi.
● INTOLLERANZA AL LATTOSIO : carenza dell’enzima lattasi intestinale che non
scinde il lattosio in galattosio e glucosio. Il lattosio non digerito viene usato dai batteri
che provocano gonfiori e diarrea.
DIAGNOSI: con il breath test viene misurato l’idrogeno prodotto dai batteri che
fermentano il lattosio
CURA: eliminare i latticini o assumere prodotti in cui il lattosio è già diviso in glucosio
e galattosio
● INTOLLERANZA AL GLUTINE O CELIACHIA: intolleranza alla proteina gliadina. Il
sistema immunitario dei celiaci produce anticorpi anti-gliadina.
DIAGNOSI: semplici test che riconoscono gli anticorpi
CURA: dieta priva di glutine
DISORDINI ALIMENTARI
Sono patologie caratterizzate da un’alterazione delle abitudini alimentari dovute
specialmente a cause psicologiche.
● ANORESSIA NERVOSA: incapacità di assumere cibo. Per mantenere il
metabolismo adeguato il corpo brucia tutti i trigliceridi e successivamente anche le
proteine producendo glucosio. A causa della demolizione del miocardio avvengono
gravi crisi cardiache.
● BULIMIA: sensazione di fame incontrollabile che porta a assunzione eccessiva del
cibo che a volte provoca senso di rimorse che induce e provocarsi il vomito. I succhi
gastrici del vomito lesionano lo smalto dentale e il muco.

APPARATO URINARIO
L’apparato urinario svolge funzioni di regolazione dell’ambiente chimico interno: equilibrio fra
tra l’acqua e i soluti presenti all’interno del corpo, il mantenimento di un pH costante,
l’eliminazione delle scorie che l’organismo produce con il metabolismo, la regolazione del
volume del sangue e della pressione arteriosa, la liberazione di ormoni.
L’apparato urinario è costituito da due reni, due ureteri, che collegano reni e vescica e
l’uretra, che permette lo svuotamento della vescica.
Le arterie e le vene renali mettono in comunicazione i reni con il sistema circolatorio.

I reni sono gli organi principali del sistema escretore e sono due organi simmetrici di colore
rosso scuro, hanno la forma di fagiolo, sono lunghi approssimativamente 10 cm e pesano
circa 150 g; sono situati dietro lo stomaco e il fegato, tra la dodicesima vertebra toracica e la
terza vertebra lombare, anche se il rene destro è spostato leggermente più indietro del
sinistro a causa della presenza del fegato.
Nella porzione centrale di ogni rene si trova l'ilo renale, da cui arrivano e partono i vasi
sanguigni e quelli linfatici e da cui si originano gli ureteri, mentre nella porzione superiore si
trovano le ghiandole surrenali, simili a un piccolo ventaglio di 5 cm per 3 cm, importanti dal
punto di vista endocrino.

FUNZIONE DELLA REGOLAZIONE


La regolazione dell'ambiente chimico interno all'organismo comporta la soluzione di tre
problemi:
● L'escrezione dei rifiuti metabolici che si accumulano nel sangue, tra cui
principalmente il diossido di carbonio e i composti azotati. Il primo deriva dalla
respirazione cellulare, mentre i secondi, soprattutto l'ammoniaca (NH3), provengono
dalla demolizione degli amminoacidi. Nei mammiferi il diossido di carbonio è
eliminato attraverso il sistema respiratorio, mentre l'ammoniaca, è molto tossica
viene rapidamente trasformata in una sostanza meno dannosa dal fegato, che
modifica l'ammoniaca in urea prima di immetterla nel sistema circolatorio, e viene poi
eliminata in soluzione acquosa attraverso l'urina.
● La regolazione della concentrazione di ioni, come Na+, K+, H+, Mg2+, Ca2+ e
HCO3-, che svolgono un ruolo fondamentale nel mantenimento della struttura delle
proteine, della permeabilità della membrana cellulare, del pH del sangue, nella
propagazione dell'impulso nervoso e nella contrazione dei muscoli; la concentrazione
degli ioni deve però rimanere costante.
● Il mantenimento dell'equilibrio idrico. Il controllo della percentuale d'acqua
presente nel corpo è un aspetto imprescindibile specialmente per il mantenimento
della giusta pressione sanguigna. Ogni giorno un essere umano assume 2200 mL di
acqua tramite il cibo e le bevande e ottiene altri 350 mL dall’ossidazione delle
molecole nutritive, ma ne espelle anche una parte nell’ambiente dai polmoni (sotto
forma di vapore), attraverso la sudorazione, con le feci e con l'urina; quest’ultima
rappresenta la via principale per la fuoriuscita dell'acqua dall'organismo.
I reni producono anche ormoni come l’eritropoietina (che stimola la produzione di globuli
rossi), il calcitriolo (la versione attiva della vitamina D, che regola il metabolismo del calcio)
e la renina (che controlla la pressione sanguigna).

STRUTTURA DEI RENI


I reni sono gli organi principali del sistema escretore e sono due organi simmetrici di colore
rosso scuro, hanno la forma di fagiolo, sono lunghi approssimativamente 10 cm e pesano
circa 150 g; sono situati dietro lo stomaco e il fegato, tra la dodicesima vertebra toracica e la
terza vertebra lombare, anche se il rene destro è spostato leggermente più indietro del
sinistro a causa della presenza del fegato.
Nella porzione centrale di ogni rene si trova l'ilo renale, da cui arrivano e partono i vasi
sanguigni e quelli linfatici e da cui si originano gli ureteri, mentre nella porzione superiore si
trovano le ghiandole surrenali, simili a un piccolo ventaglio di 5 cm per 3 cm, importanti dal
punto di vista endocrino.
Ogni rene è rivestito da una capsula renale, un tessuto connettivale fibroso. All’interno il
rene si divide in:
● regione corticale, più esterna e più chiara, luogo dei NEFRONI
● regione midollare, più interna e più scura, formata da PIRAMIDI RENALI, costituite
da dotti collettori. Gli apici di esse, dove viene raccolta l'urina (nei calici renali),
confluiscono poi nella pelvi renale.

NEFRONE: strutture funzionali del rene costituita da:


● glomerulo: un ammasso di capillari.Il sangue entra nel rene attraverso l’arteria
renale che si divide in vasi più piccoli che conducono ad arteriole, che formano il
glomerulo. Ogni glomerulo divide l’arteriola in AFFERENTE ed EFFERENTE.
L’efferente si divide a sua volta in capillari peritubulari che circondano il tubulo
renale e che poi confluiscono in un venula, che si svuota in una vena che porta poi
alla vena renale.
● tubulo renale: tubo stretto e lungo, formato da tubulo contorto PROSSIMALE e
DISTALE, collegati dall'ansa di Henle . I tubuli di diversi neuroni confluiscono nel
DOTTO COLLETTORE. Esso parte dalla capsula di Bowman, le quali cellule, dette
PODOCITI sono a diretto contatto con i capillari del glomerulo. Queste cellule sono
differenziate e caratterizzate da prolungamenti, chiamati processi maggiori, dai quali
partono altri più sottili prolungamenti, detti pedicelli, che aderiscono ai capillari
glomerulari formando la barriera di filtrazione renale.

FORMAZIONE DELL’URINA
Si divide in tre processi:
1. FILTRAZIONE: il plasma sanguigno entra nel rene e viene spinto nel tubulo renale. Il
liquido che entra nella capsula viene detto filtrato, e ha la stessa composizione del
plasma sanguigno. SI muove poi attraverso il tubulo renale, formato da pareti a
singolo strato di cellule epiteliali specializzate nel trasporto.
2. RIASSORBIMENTO: l’acqua e i soluti utili all’organismo ( glucosio, aminoacidi e
vitamine) vengono portati nei capillari peritubulari.
3. SECREZIONE: avviene contemporaneamente al riassorbimento, durante la
secrezione alcune molecole rimaste nel plasma dopo la filtrazione vengono immesse
nel filtrato. Vengono così eliminate sostanze dannose e farmaci.
Il liquido prodotto è l’URINA, sostanza formata da acqua+sali minerali+ioni
bicarbonato+potassio+acido urico+creatinina, e ha un PH= 6/6,5. Con l’escrezione il liquido
passa dal nefrone alla pelvi renale.

URINA IPERTONICA
La capacità di eliminare urina ipertonica è propria dei mammiferi, che eliminano l'urina più
concentrata rispetto ai liquidi corporei grazie a tre caratteristiche del nefrone:
● parti del tubulo renale e dotto collettore presentano una differente permeabilità di
acqua, sali e urea.
● alcuni tratti del tubulo renale contengono proteine che rendono possibile il
trasporto dei sali fuori dal tubulo
● il tubulo renale si ripiega formando l'ansa di Henle, che tocca la parte midollare del
rene, con diverso componente osmotico.
Queste tre caratteristiche permettono che le concentrazioni dei soluti nel tubulo renale e nel
dotto collettore siano diverse, ma aumentano dalla parte superiore inferiore dell’ansa di
Henle.

PERCORSO DEL FILTRATO: nel tubulo prossimale il filtrato è isotonico, poiché l’acqua e
Nacl escono per osmosi. Scendendo lungo l’ansa di Henle, diventa sempre più
concentrato, poiché l’acqua passa per osmosi all’esterno del tubulo questo per due motivi:
1. l’ambiente circostante ha un’elevata concentrazione salina, per l'azione della parete del
ramo ascendente dell’ansa di Henle, che pompa verso l’esterno ioni sodio e cloro.
2. diffusione dell’urea che avviene nella parete inferiore del dotto collettore.
Salendo per il ramo ascendente, impermeabile all’acqua, il filtrato diventa sempre meno
concentrato, poiché il cloruro di sodio viene pompato all’esterno.
Quando raggiunge e attraversa tutto il tubulo distale il filtrato è ipotonico rispetto al plasma.
Passando per il dotto collettore attraversa una zona a concentrazione salina. A questo punto
alcuni ormoni si occupano dell’eliminazione di ioni e acqua:
● ADH, favorisce la produzione di urina ipertonica rendendo permeabile il dotto
collettore
● ALDOSTERONE, aumenta l’escrezione di ioni k+ e il riassorbimento di Na+ da dotto
colletto e tubulo distale.
● PEPTIDE NATRIURETICO ATRIALE: blocca il riassorbimento di Na+ dal tubulo
distale e di aldosterone dalla corteccia surrenale.
CHIMICA
Primo principio della termodinamica: la variazione di energia di un sistema isolato è
uguale al Calore sviluppato (Q) - lavoro compiuto (L).
Secondo principio della termodinamica: in un sistema isolato un processo avviene
spontaneamente solo se provoca un aumento globale di entropia
Reazioni non spontanee: per avvenire richiedono un intervento esterno.
Reazioni spontanee: quelle che formano i prodotti indicati dalla relativa equazione, senza
interventi esterni.

La termodinamica permette di prevedere la spontaneità di un processo studiando gli


scambi di energia, sottoforma di calore e di lavoro, che accompagnano le reazioni chimiche
e i fattori, come la temperatura, che le possono influenzare.

Entalpia: l’espressione del contenuto termico di una sostanza, legato alla sua natura, alla
temperatura e alla pressione a cui si trova. E’ una funzione di stato, poiché il suo valore
dipende solo dallo stato iniziale e finale. Qp=ΔH
ΔH=ΣH(prodotti) - ΣH (reagenti)
Se ΔH<0, si ha una reazione esotermica, con liberazione di calore nell’ambiente
Se ΔH>0, si ha una reazione endotermica, con assorbimento di calore dall’ambiente

LEGGE di HESS: la variazione di entalpia ΔH di una reazione che può essere espressa
come la somma algebrica di più reazioni è data dalla somma algebrica delle loro variazioni
di entalpia

Entropia: funzione termodinamica che misura il grado di disordine di un sistema (J/K). Essa
aumenta quando i reagenti solidi o liquidi diventano prodotti gassosi e quando il numero di
molecole dei prodotti gassosi è maggiore del numero di molecole reagenti.

Se ΔS >0, ΔH<0, si ha una reazione esotermica e l’entropia dei prodotti > entropia reagenti
Se ΔS<0, ΔH>0, si ha una reazione endotermica e l’entropia prodotti < entropia reagenti
ΔS =ΣS(prodotti) - ΣS(reagenti)

Energia libera: funzione che determina la spontaneità di una funzione ΔG = ΔH - T ΔS

Se ΔG>0, processo spontaneo o esoergonico


Se ΔG<0, si un processo non spontaneo o endoergonico
Se ΔG=0, stato di equilibrio
Reazioni accoppiate: alcune reazioni non spontanee, lo possono diventare se associate a
reazioni spontanee. Si hanno così due reazioni che avvengono contemporaneamente, nello
stesso ambiente, con almeno una sostanza in comune, in cui l’energia sviluppata dalla
reazione spontanea sia maggiore di quella assorbita dalla reazione non spontanea. ΔG>0

CINETICA
Cinetica: settore della chimica che studia la velocità con cui una reazione avviene e il
meccanismo con il quale i reagenti si trasformano in prodotti.
Velocità di reazione= concentrazione di sostanza consumata o prodotta : tempo trascorso
La velocità istantanea è ricavabile graficamente dalla tangente alla curva del grafico
“concentrazione/ tempo all’istante richiesto”.
Velocità iniziale: un particolare tipo di velocità istantanea, ovvero la velocità con cui la
reazione si sviluppa
La velocità di reazione dipende da:
1. natura dei reagenti, cioè dalla differente forza dei legami interni alle loro molecole
2. superficie di contatto, la velocità aumenta quando i reagenti si presentano nella
massima superficie di contatto
3. concentrazione dei reagenti, poiché la velocità aumenta con l’aumentare del
numero di particelle
4. incremento di temperatura, fa aumentare la velocità
5. catalizzatori, sostanze che modificano la velocità di una reazione senza essere
modificate. Gli enzimi sono per esempio catalizzatori biologici. Possono essere
anche inibitori cioè che diminuiscono o arrestano la reazione

Legge cinetica: espressione della velocità di reazione in funzione della concentrazione dei
reagenti.

K varia al variare della temperatura e gli esponenti vanno ricavati. No si può prevedere la
legge della stechiometria. La somma di m+n indica l'ordine di reazione.
Se dal diagramma (velocità iniziale/concentrazione iniziale), si ottiene una retta allora la
velocità è direttamente proporzionale alla concentrazione e la reazione sarà di primo
ordine. v= k [A]
Se il grafico non è una retta ma ha un andamento rettilineo la velocità è proporzionale al
quadrato della concentrazione e la reazione sarà di secondo grado. v= k[A]^2

Teoria delle collisioni


E’ il criterio che spiega lo svolgersi delle reazioni chimiche e dice che una reazione si
verifica quando le particelle dei reagenti si urtano con un’energia e un’orientazione tale da
consentire ai gusci elettronici più esterni di interagire tra loro. La velocità di un areazione
dipende dal numero di particelle, orientate in modo opportuno con una energia minima detta
energia di attivazione.
ENERGIA DI ATTIVAZIONE: energia necessaria per rompere legami fra gli atomi dei
reagenti, in modo da ridistribuirli per formare i prodotti. Incide solo sulla velocità e non sua
spontaneità della reazione. Maggiore è il suo valore, minore sarà la velocità di reazione.

Il termine A dipende dal numero di urti, k assume valori alti quando Ea è basse e T alta.
Con l’aumento della temperatura aumenta l’energia cinetica e cambia la distribuzione dei
valori di energia tra le molecole.

STATO DI TRANSIZIONE: Le reazioni avvengono a causa della deformazione progressiva


dei reagenti , grazie alla quale diventano prodotti. Il passaggio di questo processo, è
instabile e si chiama complesso attivato, che possiede energia maggiore dei reagenti e dei
prodotti. Questa è la fase di stato di transizione.

CATALIZZATORI E CATALISI
Un catalizzatore abbassa l’energia di attivazione di una reazione e determina un aumento
della sua velocità. Agisce legandosi a uno dei reagenti e ne indebolisce legami e struttura ,
rimanendo inalterato. Ma esso non può rendere spontanea una reazione che non lo è.

Catalisi omogenea: catalizzatore e reagenti si trovano nella stessa fase


(esempio:decomposizione acqua ossigenata)
Catalisi eterogenea: catalizzatore e reagenti si trovano in fase diversa (esempio è reazione
tra idrogeno e ossigeno).
Un esempio di catalizzatori sono platino,palladio e rodio. sono utili per catalizzare i gas di
scarico permettendo la trasformazione di sostanze nocive in anidride carbonica, azoto o
vapore acqueo.

EQUILIBRIO CHIMICO
Una reazione in cui si ha un totale consumo di reagenti è detta REVERSIBILE ed è
considerata composta da due reazioni, una DIRETTA e una INVERSA.
All’inizio della reazione la velocità della reazione diretta è massima, e la velocità della
inversa è nulla. Dopo un certo tempo le due velocità si eguagliano e la concentrazioni di
reagenti e prodotti è costante e si ha così L’EQUILIBRIO CHIMICO.

LA COSTANTE DI EQUILIBRIO Ke
La costante Ke è detta costante di equilibrio ed equivale al rapporto tra la costante cinetiche
Kdiretta e Kinversa. Essa esprime lo spostamento di una reazione di equilibrio verso i
reagenti(sinistra) o verso i prodotti (destra). La Ke vale solo per le reazioni che
avvengono in un unico stadio dove avviene l’EQUILIBRIO OMOGENEO, e non per quelle
multistadio dove avviene EQUILIBRIO ETEROGENEO.

La Ke di una reazione è costante a temperatura costante, indipendentemente dalla


composizione iniziale della miscela di reazione.

Se la costante è molto alta vuol dire che sono notevoli grandi quantità di prodotti e piccole di
reagenti, quindi la reazione è spostata a destra. Se Ke>>1, la reazione è quasi completa
Al contrario, se la costante è molto bassa significa che all’equilibrio sono presenti molte
quantità di reagenti e poco di prodotti, quindi la reazione è spostata a sinistra. Se Ke<<1, la
reazione non avviene.

Kc= modo di indicare Ke nel caso in cui le reazioni siano in soluzione


Kp= modo di indicare Ke per reazioni implicanti gas
Kx= modo di indicare Ke quando le concentrazioni si esprimono in frazioni molari

QUOZIENTE DI REAZIONE Qc
Se inizialmente in una reazioni sono presenti sia reagenti che prodotti, bisogna calcolare il
quoziente di reazione (Qc), che prende in considerazioni le concentrazioni INIZIALI degli
elementi.
Essa permette di prevedere, a partire dalle concentrazioni iniziali, se l’equilibrio avviene
verso destra(prodotti) o verso sinistra (reagenti).
Se Qc<Ke , la reazione sarà spostata verso destra
Se Qc>Ke, la reazione sarà spostata verso sinistra

RELAZIONE CON LA VARIAZIONE DI ENERGIA LIBERA


Tutte le reazioni che producono equilibrio, hanno una relazione tra la costante di equilibrio
Ke e la loro variazione di energia (ΔG)

R= costante universale dei gas


T= temperatura assoluta
Se il valore di Ke è molto grande, il ΔG sarà molto negativo.
Al contrario, con un Ke molto piccolo corrisponde un ΔG molto positivo.

IL PRINCIPIO DI LE CHÂTELIER
Un sistema chimico puó essere influenzato da fattori esterni e per prevedere gli effetti del
cambiamento bisogna applicare al sistema il principio di Le Châtelier o dell’equilibrio
mobile:
Un sistema all’equilibrio reagisce a uno stimolo esterno in modo da minimizzare l’effetto.
Tra gli effetti specifici vi sono:
● ADDIZIONE O SOTTRAZIONE DI REAGENTI O PRODOTTI: in questo caso si
realizza che Qc non è uguale a Ke e l’equilibrio deve spostarsi verso destra o verso
sinistra in modo che le concentrazioni soddisfino di nuovo Ke. L’aggiunta di un
componente a un sistema all’equilibrio fa variare la concentrazione di tutte le specie
presenti fino a che la loro combinazione non rispetta nuovamente Ke. Solitamente,
per fare rispettare nuovamente la Ke aumenta o la velocità della reazione diretta o la
velocità della reazione inversa.
● VARIAZIONE DELLA TEMPERATURA: qualora si fornisca calore, e quindi si faccia
aumentare la temperatura del sistema, se la reazione è ENDOTERMICA viene
favorita la reazione diretta; se la reazione è ESOTERMICA viene favorita la reazione
inversa e ostacolata quella diretta. Il valore della Ke varia con la temperatura quindi;
essa aumenta con l’aumentare della temperatura nelle reazioni endotermiche e
diminuisce per quelle esotermiche.
● VARIAZIONE DELLA PRESSIONE: essa viene modificata variando il volume del
recipiente di reazione. L’effetto della variazione di pressione avviene solo se i
componenti della reazione sono gassosi. Con la variazione di pressione la reazione
DIRETTA è favorita se la pressione aumenta. Al contrario, la reazione INVERSA è
favorita se la pressione diminuisce. Per mantenere inalterato il valore della Ke,
l’equilibrio si sposta verso concentrazioni diverse.

IL PRODOTTO DI SOLUBILITÀ
In una soluzione satura si genera un equilibrio eterogeneo, poiché la velocità di dissoluzione
è uguale alla velocità di cristallizzazione.
Kps= indica il prodotto di solubilità di un composto, a una data temperatura, ed è il
prodotto delle concentrazioni dei suoi ioni in una soluzione satura, elevate ciascuna al
proprio coefficiente stechiometrico.

COME CAMBIARE LA SOLUBILITÀ


Il valore della costante Kps aumenta con l’aumentare della temperatura.
Per modificare la solubilità di un sale bisogna introdurre nella soluzione satura altri ioni; a
volte si verifica un fenomeno detto EFFETTO DELLO IONE COMUNE: quando sia il sale
poco solubile, sia la soluzione aggiunta contengono lo stesso ione. Questo effetto
solitamente fa spostare l’equilibrio a sinistra, in modo che la solubilità del sale diminuisce,
senza far variare il valore di Kps.
L’effetto comune potrebbe funzionare anche in senso opposto, poiché l’introduzione di ioni
fanno in modo che il corpo di fondo (non disciolto) si solubilizzi interiormente.

ACIDI BASE PER ARRHENIUS


Secondo Arrhenius:
● Un acido è una sostanza che, in soluzione acquosa, libera ioni H+
● Una base è una sostanza che , in soluzione acquosa, libera ioni OH-
Idronio: quando lo ione H+ si lega a una molecola d’acqua formando lo ione H3O+
Neutralizzazione: in acqua, un acido e una base, reagendo tra loro, formano un composto
con caratteristiche diverse da quelle delle due sostanze. Lo ione H+ deriva dalla
dissociazione dell’acido, mentre lo ione OH- deriva dalla dissociazione della base. I due ioni
si neutralizzano a vicenda formando molecole d’acqua.

ACIDI E BASI PER BRONSTED E LOWRY


Per i due chimici:
● Un acido è una specie chimica, molecola o ione, in grado di cedere ioni H+ a un’altra
sostanza
● Una base è una sostanza che accetta gli ioni H+ ceduti da un acido.
Lo ione H+ è l’atomo di idrogeno privato del suo unico elettrone, per questo motivo, poichè è
formato esclusivamente da un protone viene chiamato “protone”.
Poiché i protoni non possono rimanere isolati, la teoria dei due chimici implica la presenza di
un ACIDO, sostanza in grado di perdere protoni, e di una BASE.
Si determinano due coppie coniugate acido-base: un acido, perdendo un protone si
trasforma in BASE CONIUGATA, mentre una base, acquistando un protone si trasgorma nel
proprio ACIDO CONIUGATO.
Sostanze anfotere: sostanze in grado di comportarsi sia da acidi sia da base.

ACIDI E BASI PER LEWIS


Lewis distinse acidi e basi facendo riferimento ai legami che essi potevano formare
reagendo:
● Un acido è una specie in grado di accettare una coppia di elettroni formando un
nuovo legame covalente (legame chimico in cui due atomi mettono in comune delle
coppie di elettroni). Un esempio sono AlCl3, FeCl3, SnCl4 e SiF4.
● Una base è una specie in grado di cedere una coppia di elettroni
Lewis classifica come acidi anche cationi in grado di formare legami dativi o di coordinazione
o elementi con ottetti involuti o espandibili

AUTOPROTOLISI DELL’ACQUA
Equilibrio di autoprotolisi: quando l’acqua acquista o cede protoni contemporaneamente.
L'equilibrio è molto spostato a sinistra ed è caratterizzato dalla costante Ke= 3,2 x 10-18
Prodotto ionico dell’acqua (Kw) : costante che è data dal rapporto di Ke per la
concentrazione molare dell’acqua, che rimane costante.
Dipende solo dalla temperatura e a 25 C vale 1,0 x 10-14 mol2 x L2

Le concentrazioni di ioni IDRONIO e OSSIDRILE, che formano le molevole di acqua, in


soluzione acquosa ne determinano le proprietà:
IL PH: l’acidità
Per esprimere la quantità di ioni idronio in una soluzione acquosa si utilizza una notazione
logaritmica, indicata con il simbolo pH:

Solitamente il pH utilizzato assume valori tra 0 e 14.


Utilizzando la scala del pH le soluzioni si dividono in:
● Acida, sa ha pH<7
● Neutra, se ha pH=7
● Basica o Neutra, se ha pH>7

Per esprimere la concentrazione molare degli ioni OH- si utilizza un’altra notazione
logaritmica, indicata con il simbolo pOH:

Il prodotto ionico dell’acqua puó essere espresso anche come: pH + pOH = 14

COSTANTI Ka E Kb
Costante di ionizzazione acida Ka= da la misura della forza di un acido, cioè la sua
tendenza a cedere protoni
Ka= Ke x concentrazione di H20
HCl, HNO3 —> acido forte
HCN, CH3COOH —> acidi deboli
Acidi poliprotici= acidi che possono cedere più di un protone come H3PO4 e H2S.

Costante di ionizzazione basica Kb= da la misura della forza di una base, cioè della sua
tendenza ad accettare protoni.
NaOH, KOH —> basi forti
Ch3COO-, F-,CN- —> basi deboli

Basi poliprotiche= possono accettare più di un protone


AL CRESCERE DELLA FORZA DI UN ACIDO DIMINUISCE LA FORZA DI UNA BASE
SCIENZE DELLA TERRA
PROCESSO METAMORFICO
Con il termine metamorfismo si indica la trasformazione di un tipo di roccia in un altro. Le
rocce metamorfiche sono derivate da presistenti rocce ignee, sedimentaria e, a volte,
metamorfiche. Ogni roccia metamorfica però è associata a una roccia originaria da cui
deriva. Il processo metamorfico porta cambiamenti della composizione mineralogica e della
tessitura delle rocce e, raramente, anche nella loro composizione chimica.
Si verifica quando intervengono variazioni significative di temperatura e di pressione oppure
in seguito all’introduzione di fluidi chimicamente attivi.
Il processo metamorfico si verifica perlopiù dove la temperatura e la pressione sono molto
elevate, cioè la profondità che vanno da pochi chilometri sotto la superficie terrestre fino al
mantello superiore.

IL GRADO DI METAMORFISMO
A seconda dell’intensità dei fattori che agiscono, il metamorfismo può quindi determinare
pochi cambiamenti(basso grado) oppure cambiamenti sostanziali (alto grado). Nel
metamorfismo di basso grado, per esempio, l’argillite si trasforma in una più compatta roccia
metamorfica chiamata argilloscisto. In condizioni più estreme il metamorfismo produce
trasformazioni tali da cancellare caratteristiche come la stratificazione e la presenza di
fossili, rendendo impossibile il riconoscimento delle rocce di partenza. Un caso particolare di
cambiamenti sostanziali è presentato nelle migmamiti. In queste rocce le condizioni di
temperatura e pressione molto elevate hanno determinato unicamente la fusione dei
comportamenti più ricchi di silice.

I FATTORI DEL METAMORFISMO


I fattori che determinano il metamorfismo sono:
1. IL CALORE: Il più importante tra i fattori perché fornisce l’energia che alimenta le reazioni
chimiche da cui dipendono la ricristallizzazione dei minerali preesistenti e/o la formazione di
nuovi minerali. Con la ricristallizzazione, le particelle molto fini
tendono a unirsi formando granuli più grandi, con uguale composizione mineralogica.
Il calore può anche provocare la riorganizzazione degli ioni in nuove strutture cristalline, non
alterando la composizione chimica complessiva della roccia che rimane simile a quella del
materiale originario.
2. LA PRESSIONE DI CARICO E GLI SFORZI DIFFERENZIALI: con l’aumentare della
pressione in base alla profondità e con l’aumentare della colonna di roccia
sovrastante, le rocce in profondità sono soggette a una pressione di carico, che è analoga
alla pressione idrostatica, in cui le forze agiscono uniformemente in tutte le direzioni. La
pressione di carico tende chiudere gli spazi tra i cristalli dei minerali generando una roccia
compatta e con densità maggiore. A grande profondità inoltre la pressione di carico può
determinare la ricristallizzazione e la formazione di nuovi minerali con una struttura più
compatta. Questo tipo di pressione non genera pieghe e deformazione delle rocce. Le
pressioni che avvengono in una parte specifica e non dappertutto vengono definiti sforzi
differenziali.
3. L’AZIONE DEI FLUIDI CHIMICAMENTE ATTIVI: L’acqua è molto abbondante nei pori
della maggior parte delle rocce sedimentarie e nelle fratture delle rocce ignee.
Molti minerali inoltre, come le argille, vengono definite idrati, cioè contengono acqua nelle
loro strutture cristalline. Temperature elevate possono causare la disidratazione di questi
minerali: l’acqua, una volta espulsa, si muove lungo la superficie dei singoli cristalli e può
facilitare il trasporto di ioni, favorendo la ricristallizzazione dei minerali della roccia.

LE COMUNI ROCCE METAMORFICHE


Le più comuni rocce metamorfiche sono:
1. gli ARGILLOSCISTI: rocce a grana molto fine, vogliate, di aspetto opaco, composte da
minuscole lamelle di mica. Gli argilloscisti spesso si generano in seguito a metamorfismo di
basso grado di rocce sedimentarie come argilliti e siltiti. Gli scisti neri sono ricchi di sostanza
organica, gli argilloscisti rossi devono il loro colore alla presenza di ossidi di ferro, quelli verdi
di solito contengono una mica verdastra chiamata clorite. Una tipica varietà di argilloscisto è
l’ardesia, facilmente separabile in
lastre sottili e comunemente utilizzata in edilizia per le pavimentazioni e le coperture
2. Le FILLADI: sono prodotte da metamorfismo di grado intermedio tra quello che porta agli
argilla scisti e quello da cui derivano i micascisti. I minerali lamellari che formano
le filiali, solitamente muscovite e Clorite , sono più grandi di quelli presenti negli argilla scisti,
ma non abbastanza da essere il riconoscibili a occhio nudo.
3. Gli SCISTI: sono rocce metamorfiche a grana da media a grossa in cui predominano
nettamente i minerali lamellari. Questi costituenti, solitamente del gruppo delle miche,
presentano una disposizione planare da cui dipende la tessitura della roccia.
Il termine scisto si riferisce a una particolare struttura delle rocce metamorfiche, ed è usato
per indicare rocce di composizione chimica anche molto diversa. Gli scisti
costituiti principalmente da moscovita e biotite sono chiamati micascisti, che In base al grado
metamorfico e alla composizione della roccia originaria, possono contenere vari tipi di
minerali accessori, alcuni dei quali sono esclusivi delle rocce metamorfiche.
4. gli GNEISS: Con il termine gneiss si indicano rocce metamorfiche zonate a grana medio
grosso in cui predominano minerali di forma arrotondata o allungata. I più comuni minerali
degli gneiss sono quarzo, feldspato potassico e plagioclasi ricchi di sodio. La maggior parte
degli gneiss inoltre contiene quantità minori di biotite, moscovite e anfibolo che sviluppano
un’orientazione preferenziale.
5. il MARMO: Il marmo è una roccia metamorfica con struttura massiccia che deriva da un
calcare o da una dolomia. Il marmo puro è bianco e composto essenzialmente da calcite.
Grazie alla sua scarsa durezza è stato molto usato per scolpire statue emonumenti.
Eventuali altre colorazioni per esempio rosa grigio verde o anche nero sono dovute a
impurità
6. la QUARZITE: La quarzite è una roccia metamorfica molto dura che deriva da un’arenaria
ricca di quarzo. La quarzite pura è bianca ma la presenza di ossidi di ferro può generare
macchie rossastre o rosate mentre cristalli di minerali scuri
possono conferire alla roccia un colore grigio.

AMBIENTI METAMORFICI
Il metamorfismo può verificarsi in diversi ambienti. Per questo possiamo distinguere tre
principali tipi di metamorfismo.
1. Il metamorfismo di contatto o termico si verifica quando una massa di roccia fusa risale
attraverso la crosta: le rocce che si trovano in prossimità di essa vengono accolte e
modificano le loro caratteristiche originali le alterazioni della roccia interessa un’area indicata
come aureola metamorfica o di contatto.
2. La maggior parte delle rocce metamorfiche si forma in seguito a metamorfismo regionale
che coinvolge regioni molto molto ampia ed è associata la formazione di catene montuose.
Nel corso di questi eventi sollevamento, porzioni di crosta terrestre risultano deformate.
3. Il metamorfismo cataclastico, o di faglia. In prossimità della superficie terrestre le rocce si
comportano come solidi fragili: di conseguenza i movimenti che si verificano lungo le fratture
della crosta possono causare la frantumazione e la polverizzazione delle rocce. Il prodotto di
questo processo è una roccia non cementata indicato come breccia di faglia.

L’ATTIVITA’ IGNEA
Alcuni vulcani eruttano in modo tranquillo lave molto fluide, altri sono caratterizzati da
eruzioni violente con fuoriuscita di frammenti solidi di varie dimensioni. Sei fattori principali
che influiscono sulle modalità di eruzione visto la composizione del magma, la sua
temperatura e la quantità di componenti volatili che contiene: da questi elementi dipende
infatti la viscosità del magma.

I FATTORI CHE INFLUENZANO LA VISCOSITÀ DEL MAGMA


La viscosità del magma è direttamente correlata al suo contenuto in silice. Infatti, in un
Magma molto ricco di silice lo scorrimento è ostacolato perché le strutture dei silicati si
uniscono l’una all’altra, formando lunghe catene, prima ancora che abbia inizio la
cristallizzazione. Anche la quantità di componenti volatili, costituiti da vari gas e acqua,
influenza la mobilità del magma. A parità di altri fattori, la presenza di acqua fa diminuire la
viscosità del magma perché ostacola la formazione di catene di silicati, rompendo i legami
silicio ossigeno. È per questo motivo che in prossimità della superficie, dove i componenti
volatili tendono a sfuggire, la viscosità del magma aumenta.

MECCANISMO DELLE ERUZIONI


La maggior parte dei magmi si generano per fusione parziale nella parte superiore del
mantello. Data la sua che la sua densità è minore di quella delle rocce circostanti, il
materiale fuso risale verso la superficie. Poiché, a profondità via via minori, anche la densità
delle rocce della roccia della crosta decresce, è possibile che il magma arresti la sua risalita
perché le rocce sovrastanti sono meno dense. In questo caso il fuso si raccoglie in un
serbatoio magmatico profondo, Dove può permanere per lungo tempo infine solidificare,
oppure una parte di esso può risalire ulteriormente formando una camera magmatica
prossima la superficie. Solo una piccola parte dei marmi che si generano in profondità
giunge in superficie.

MECCANISMO ERUZIONI VULCANICHE


Uno dei meccanismi più semplici che possono provocare un’eruzione vulcanica è la risalita
di nuovo magma nella camera magmatica prossima la superficie. Con un aumento della
pressione nella camera, con conseguente formazione di fratture nella roccia sovrastante. Il
fuso risale rapidamente lungo le fratture e da origine a tranquilla eruzioni di lava fluida che
possono durare da settimane, mesi o anche anni.

IL RUOLO COMPONENTI VOLATILI


Contengono una piccola percentuale di acqua e altri componenti volatili, mantenuti in
soluzione dall’enorme pressione esercitata dalla roccia sovrastante. Ma mano che il magma
si trasforma e si verifica la separazione gravitativa. Dei componenti più ricchi di ferro, il
magma nella parte superiore del serbatoio magmatico si arricchisce di silice componenti
volatili. Se questo magma più leggero inizia risalire, oppure se le rocce circostanti cedono, la
pressione diminuisce i gas disciolti iniziano a espandersi a formare bolle, proprio come il
diossido di carbonio disciolto in una bibita gassata si separa rapidamente sotto forma di
bollicine quando si apre la bottiglia. A temperature prossime ai 1000 °C e alla basse
pressioni che si hanno vicino alla superficie terrestre, questi gas possono espandersi
rapidamente fino a occupare un volume centinaia di volte maggiore rispetto a quello
originario.
Le bollicine di gas devi salire in superficie di sfuggire dalla bocca vulcanica del relativa
facilità. Con la loro fuoriuscita, i gas spesso scagliano la lava incandescente fino a centinaia
di metri di altezza generando fontane di lava. In questo caso si parla di eruzioni effusiva.
Anche se molto spettacolari, questi fenomeni non sono pericolosi e, in genere, non risultano
associati agli importanti eventi esplosivi che causano distruzione di grandi perdite di vite
umane. Al contrario, quando un magma ricco di silice è molto viscoso risale attraverso la la
litosfera, i componenti volatili non riescono a fuoriuscire liberamente e determinano
l’espansione del fuso, che provoca un aumento della pressione interna con conseguente
fatturazione delle rocce sovrastanti. La diminuzione della pressione che deriva dalle fratture
comporta la formazione di nuove bolle di gas, e questa reazione a catena può provocare un
eruzione esplosiva. Il magma esplode dando origine a frammenti minutissimi di cenere
incandescenti.
Queste ceneri vengono trasportate dei gas ad alta temperatura sottoforma di nuvole,
chiamate colonne eruttive, che, a causa della loro bassa densità, possono svilupparsi verso
l’alto nell’atmosfera anche per chilometri.

I DIVERSI TIPI DI PRODOTTI VULCANICI


I vari tipi di prodotti vulcanici sono:
1. COLATE DI LAVA: A causa della sua elevata temperatura del basso contenuto di silice, la
lava basaltica è di solito molto fluida. Può quindi espandersi in strati di
spessore ridotto su superfici molto ampie, o generali e strutture nastriformi simili a fiumi.
Quando le eruzioni di lave basaltiche si verificano ambienti sottomarini a profondità elevate
la superficie della colata solidifica molto rapidamente formando
strutture arrotondate simili a cuscini. Li chiamiamo lava a cuscini. Le lave riolitichericche di
silice, invece spesso sono talmente viscose che il loro movimento risulta
quasi impercettibile.
2. I GAS: I magmi contengono varie quantità di gas disciolti, che la pressione di carico
mantiene in soluzione nella roccia fusa. Non appena la pressione si riduce, i gas iniziano ad
espandersi.
3. MATERIALI PIROCLASTICI: Quando la lava basaltica viene eruttata, i gas disciolti si
liberano spingendo grumi di lava incandescente fino a grandi altezze. Una parte dei materiali
eruttatati si deposita vicino alla bocca vulcanica e genera, con il tempo, una struttura di
forma conica. I magmi Riolitici, al contrario, sono molto ricchi di gas che, separandosi, si
espandono notevolmente e scaldano frammenti di roccia
polverizzata, lava e schegge di vetro vulcanico lontano dalla bocca del vulcano. In entrambi i
casi le particelle solide prodotte sono indicate con il nome di materiali piroclastici; le loro
dimensioni variano notevolmente da pochi millimetri ad alcuni metri.

ANATOMIA DI UN VULCANO
Di solito la attività vulcanica inizia con l'origine di un magma in profondità, nella crosta o nel
mantello. Se durante la risalita il magma subisce un arresto, la sua composizione originaria
può cambiare. il magma si accumula generalmente in una camera, detta camera magmatica
virgola che posta a profondità ridotta. Da qui la massa rocciosa fusa risale grazie alla spinta
del gas attraverso un condotto detto camino vulcanico che termina in superficie con
un'apertura detta bocca. Il susseguirsi di eruzioni di lava o di materiali piroclastici dà origine
alla struttura detta vulcano. In cima a molti vulcani si trovano alcune depressioni delle pareti
dette crateri e possono essere più di uno. Dei primi stadi di crescita la maggior parte dei
materiali eruttati proviene da una bocca centrale aperta alla sommità del vulcano. Quando
quest'ultimo si trova in fase di maturità, il materiale può fuoriuscire anche da spazi che si
creano lungo i fianchi o alla base dell'edificio. Il continuare delle missioni da un fianco può
generare un piccolo cono avventizio. Per esempio l’etna presenta più di 200 bocche
secondarie alcune delle quali hanno generato Coni avventizi.

I VULACANI A SCUDO
i vulcani a scudo sono il prodotto dell' accumulo di lave basaltiche fluide: si presentano come
grandi strutture dei fianchi pendenti e di forma simile a uno scudo. Nella maggior parte dei
casi i vulcano a scudo si sono sviluppati sui fondi oceanici molto profondi, formando isole o
vulcani sottomarini. Un esempio di vulcano a scudo è il Mauna Loa , il più grande vulcano
della terra, ed è uno dei 5 vulcani a scudo sovrapposti che insieme formano l'isola delle
Hawaii. Il Mauna loa è alto oltre 9000 m ed è un ammasso di rocce basaltiche, eruttate in un
intervallo di tempo di quasi un milione di anni.

GLI STRATOVULCANI
Vulcani più pericolosi sono gli stratovulcani o coni composti. La maggior parte di questi
edifici si trova in una zona che costeggia l'oceano pacifico detta cintura di fuoco. Lo
stratovulcano è una struttura ampia, simmetrica, costituita da lava e depositi piroclastici. A
differenza di quanto avviene nei vulcani a scudo questi magmi ad alto contenuto di silice
generano una lava viscosa che percorre distanze brevi. Gli stratovulcani inoltre possono
produrre reazioni esplosive emettendo grandi quantità di materiale piroclastico. La
caratteristica degli stratovulcani è proprio l' alternanza di episodi effusivi ed esplosivi. Uno
dei fenomeni più pericolosi associati a questi tipi di vulcani sono le colate piroclastiche,
formate da gas ad alta temperatura mescolati con polveri e frammenti di roccia
incandescente. La più distruttiva tra queste colate è chiamata nube ardente e scivola a una
velocità di 300 km/h. Alcune colate piroclastiche si generano quando una violenta eruzione
scaglia materiali piroclastici dal fianco di un vulcano in direzione laterale punto più spesso la
nube ardente si genera in seguito al collasso dell’alta colonna di materiale che si forma al di
sopra di un vulcano nel corso di eventi esclusivi.

DIVERSI TIPI DI ERUZIONE


-eruzioni di tipo islandese , caratterizzati da flussi di lava fluide basaltica che viene eruttata
da fratture lineari della crosta formando estesi tavolati detti Plateaux
-eruzioni di tipo hawaiano che sono poco esplosive e formano grandi colate di lava fluida
poiché il magma originario basaltico. Talvolta la fase esplosiva dell’eruzioni Hawaiane è
caratterizzata da fontane di lava che possono raggiungere grandi altezze.
-eruzioni di tipo stromboliano che sono caratterizzate da esplosioni di moderata intensità
con frequenza molto regolare.
-eruzioni di vulcani che sono caratterizzate da una lava viscosa, prodotta da magmi di
silicia che solidifica nel credere formando un tappo che nel momento dell eruzione viene
espulso producendo bombe e scorie.
-eruzioni di tipo pliniano: queste sono le eruzioni più violente e qui il magma viscoso e
ricco di silice si solidifica nel camino vulcanico costruendolo e l' accumulo di gas determina
violente esplosioni. Le colonne eruttive poi raffreddandosi ricadono a terra formando una
densa nube ardente che può raggiungere una velocità di oltre 300 km orarie e una
temperatura superiore a 700 °C.
-Eruzioni di tipo subpliniano. un esempio di queste elezioni il Vesuvio che è caratterizzato
da un'alternanza di eruzioni di tipo pliniano e sub pliniano.
-eruzioni freatomagmatiche e avvengono nel momento in cui la lava entra a contatto con
l'acqua delle falde acquifere sotterranee ho dei mari e laghi punto si tratta di un tipo di
eruzione molto frequente.

LE CALDERE
le caldere sono grandi depressioni il cui diametro è superiore a 1 km e può arrivare anche a
molti chilometri. Nel caso dei grandi vulcani, specialmente gli stratovulcani, una caldera può
formarsi per collasso della parte sommitale in seguito a un'eruzione esplosiva. le caldere
sulla sommità dei vulcani a scudo sono invece dovute allo svuotamento totale della camera
magmatica centrale che ne determina il crollo del tetto.

CONI DI SCORIE
I Coni di scorie o Coni di cenere si formano per accumulo di materiale piroclastico non
consolidato nelle immediate vicinanze della bocca eruttiva. Le dimensioni dei frammenti
possono variare ma sono più o meno simili a quelle dei lapilli. I Coni di scorie costituiscono il
prodotto di un singolo episodio eruttivo che spesso dura soltanto poche settimane o
raramente si protrae qualche anno. I conigli scorie sono molto comuni in tutto il mondo.
Alcuni sono radunati in campi vulcanici , altri si trovano come Coni avventizi associati a
vulcani più grandi come i fianchi dell'etna.

ERUZIONI LINEARI E PLATEAUX BASALITICI


Città maggiori di prodotti vulcanici vengono emesse attraverso fratture. La lava che fuoriesce
da queste fratture e solitamente di origine basaltica a bassa viscosità ed è detta Plateaux.

DUOMI DI LAVA
Lava si formano in seguito alla lava che fuoriesce dalla bocca del vulcano.

CAMINI VULCANICI E NECK


Con il passare del tempo l'erosione asporta materiali più teneri che costituiscono l'edificio
vulcanico , scoprendo strutture che si elevano al di sopra del territorio circostante, detti
necK. alcuni camini vulcanici sono formati da rocce ultramafiche poco frequenti. Qui le rocce
che riempiono il condotto hanno avuto origine a profondità di almeno 150 km dove la
pressione è abbastanza elevata da generare diamanti e minerali di alta pressione.