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Economia politica

di Vera Albanese
Questi appunti di Economia Politica trattano le principali teorie dell'economista
britannico John Maynard Keynes, che hanno dato origine a quella che è stata
definita la "rivoluzione keynesiana". L'elaborato è suddiviso in due capitoli: il
primo è incentrato sui concetti di interesse, moneta e livello dei prezzi, il
secondo si concentra sui temi dell'occupazione, salario e distribuzione del
reddito.

Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II


Facoltà: Giurisprudenza
Corso: Economia Politica
Esame: Economia Politica
Docente: Bruno Jossa
Vera Albanese Sezione Appunti

1. Introduzione alla teoria keynesiana della moneta


Keynes considera moneta i biglietti di banca e i depositi in conto corrente presso le banche, supponendo che
questi non fruttino interessi.
In questo capitolo la moneta è intesa solo come biglietti di banca. Il prezzo della moneta è il tasso
d'interesse. Domanda e offerta di moneta sono considerate in termini di stock e non di flussi; quindi non si
studieranno le decisioni relative alla produzione, ma relative alla ricchezza.
La domanda di moneta è la quantità di biglietti di banca e di depositi in conto corrente che si desidera
possedere in un istante (nel portafoglio, in cassaforte o in banca).
L'offerta di moneta è la quantità di biglietti di banca in circolazione più la quantità di depositi in conto
corrente, che individui, enti e imprese hanno presso le banche in un dato istante.
La ricchezza è uno stock di beni o di attività patrimoniali di vario genere che la collettività ha accumulato
nel corso degli anni e che sono diversi fra loro.
Le componenti della ricchezza sono: attività reali come case, oro, automobili, quadri e attività finanziarie,
quali obbligazioni, azioni, BOT, moneta. Queste diverse attività danno rendimenti diversi i quali sono legati
alle variazioni del tasso di interesse, quindi dei prezzi, e al diverso grado di rischio. Il risparmiatore preferirà
l'attività patrimoniale che al netto dei rischi gli assicura il massimo rendimento.

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2. La teoria della preferenza per la liquidità


Come ripartisce nel tempo le sue spese un individuo? Keynes disse che indipendentemente dal tasso di
interesse l'individuo determina, in un primo momento, quanta parte del suo reddito deve destinare al
consumo e quanto deve destinare al risparmio, ossia accantonare al consumo futuro.
In un secondo momento dovrà scegliere quanto del risparmio mantenere in forma liquida, quindi
tesoreggiare rinunciando ai guadagni per i vantaggi connessi alla detenzione di moneta liquida, soprattutto in
assenza dell'inflazione; e quanto del risparmio vorrà investire comprando ad esempio titoli di credito. La
seconda scelta dipende dal tasso di interesse, perchè investire significa guadagnare sull'investimento, ma ciò
a sua volta è rischioso perchè il profitto finanziario dipende dall'andamento del mercato e dalla congiuntura
più o meno favorevole.
Per Keynes il tasso di interesse è il guadagno che si perde per il tesoreggiamento ed il costo del detenere
moneta.
Keynes ritenne che il tasso di interesse è determinato dalla domanda e offerta di moneta.
La domanda di moneta (L) è funzione inversa del tasso di interesse ed è tanto maggiore quanto più basso è r
(quanto meno costoso è il possesso di moneta liquido). La domanda di moneta va intesa come quantità che si
desidera possedere in un istante del tempo.
Secondo Keynes r è il compenso che deve essere corrisposto per indurre la gente a conservare la propria
ricchezza in maniera diversa dalla tesaurizzazione.
L'offerta di moneta (Mo) indica quale quantità di moneta in circolazione in un dato istante, si suppone data
dalle scelte dell'autorità monetaria, e non è sensibile alle variazioni di r.

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3. La teoria della preferenza per la liquidità e la teoria tradizionale


Formalizzazione della teoria della preferenza per la liquidità. Possiamo detenere la moneta per tre distinti
motivi: il motivo delle transazioni: riguarda la quantità di moneta o di liquidità che si ritiene necessario
possedere per poter fronteggiare il rischio di temporanea insolvenza ed effettuare i pagamenti necessari alle
incombenze quotidiane; il motivo precauzionale: si riferisce alla quantità di moneta che si desidera
possedere per garantirsi contro eventi futuri (malattie) e che richiedono moneta liquida per essere
fronteggiati; il motivo speculativo: riguarda l'incertezza sul futuro saggio d'interesse ed è il desiderio di
possedere moneta liquida per acquistare titoli quando aumenta il saggio di interesse.
Keynes ritenne che la domanda di moneta per fini transattivi dipende soprattutto dal reddito, ma si soffermò
sulla sua componente speculativa e su come il tasso d'interesse la influenzasse.
Il tasso d'interesse può essere inteso come prezzo della moneta, e come prezzo da pagare per soddisfare la
preferenza per la liquidità.
I neoclassici non si erano soffermati su quest'aspetto della domanda di moneta, ossia detenere ricchezza in
forma liquida per trarre un vantaggio dai movimenti di mercato.
Keynes evidenzia che la domanda di moneta è elastica rispetto al tasso di interesse ed è molto instabile.
Egli non sottolineò un aspetto della moneta, ossia la ricchezza accumulata, quindi il possesso di moneta
dipende oltre che dal reddito e dal tasso di interesse anche dalla ricchezza accumulata, che può essere
considerata come una specie di riserva di denaro.
Esemplificando:
Md = Md(r,Y) la domanda di moneta Md è funzione del tasso di interesse (r) e del reddito (Y)
Ms = Mo l'offerta di moneta Ms è pari alla quantità di biglietti di banca in circolazione in un istante
più i depositi bancari ed è pari a Mo
Md (r, Y) = Mo L'equilibrio tra domanda e offerta di moneta
Y è il reddito monetario del sistema e mi fornisce quindi l'equilibrio in funzione di r e del livello generale
dei prezzi.
Ponendo Y = X moltiplicato P dove X è il reddito reale e P il livello generale dei prezzi, infatti la domanda
di moneta dipende dalle transazioni che si possono fare con il reddito reale per il loro prezzo.

Md = Md(r, x, p) Md(r, x , p) = Mo

Dalla formula si evince che il valore di equilibrio del tasso di interesse è dato dalla domanda e dall'offerta di
moneta.
Il valore di equilibrio del tasso d'interesse è tanto maggiore quanto maggiore è la domanda di moneta e può
essere dovuto a diverse cause. Ad esempio un cambiamento delle abitudini di pagamento della collettività
che le induca a tenere più moneta, oppure un aumento del reddito che comporti un aumento della domanda
di moneta per fini transattivi ma anche un aumento di moneta privo di scopo e quindi oziosa.
Il valore di equilibrio del tasso di interesse è tanto minore quanto maggiore è l'offerta di moneta. Ciò
avviene perchè se è presente più denaro sul mercato è come se la moneta si deprezzasse o perdesse di valore.

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4. La moneta e i suoi sostitutivi nel sistema keynesiano. La trappola


della liquidità
Keynes sofferma la sua attenzione sulla moneta e sui titoli di credito e spiega che la funzione della
preferenza per la liquidità è molto elastica rispetto al tasso di interesse. Infatti Keynes sostiene che al variare
del tasso di interesse gli individui sono disposti a sostituire con titoli di credito la moneta liquida e non con
beni reali.
I sostituti della moneta sono i depositi in conto corrente presso la banche, i depositi a risparmio, le cambiali,
i BOT, etc. e possono essere scambiati dal risparmiatore in base alla loro convenienza.
La liquidità di questi beni non è altro che la maggiore o minore facilità che si ha di venderli rapidamente e
senza rischi di perdite, ossia di convertirli in moneta in poco tempo e a un prezzo poco soggetto a
fluttuazioni.
Queste attività finanziarie possono essere ordinate in base alla liquidità partendo dall'attività liquida in
assoluto che è la moneta per i titoli a breve, considerando i titoli meno rischiosi e via via più a lungo
termine, i titoli più rischiosi.
Nel caso in cui le autorità monetarie dovessero vendere più titoli del debito pubblico, ciò ridurrebbe l'offerta
di moneta, aumentando il tasso di interesse e i risparmiatori sarebbero disposti a cedere moneta per
acquistare titoli.
Ma l'effetto della variazione dell'offerta di moneta diminuisce di ampiezza man mano che si passa dai titoli
più liquidi a quelli meno liquidi.
Keynes sostiene che moneta e titoli di credito sono stretti sostituti. Questo fa sì che la curva della preferenza
per la liquidità sia molto elastica e le variazioni della domanda e l'offerta di moneta hanno scarsa influenza
sul tasso d'interesse.
Analizziamo il caso in cui la domanda di moneta diventa sempre più elastica (infinitamente) al diminuire di
r fino a diventare orizzontale ed a quel punto anche le variazioni dell'offerta di moneta sono inefficaci.
Questo fenomeno è chiamato trappola della liquidità, perchè si crea una trappola dell'offerta di moneta, in
quanto un suo aumento non ha nessun effetto sul saggio d'interesse, quindi una politica monetaria di
aumento dello stock di moneta risulta del tutto inefficace sugli investimenti e sul reddito.
E la moneta ed i titoli di credito sono perfetti sostituti, cioè tanto simili tra loro che basta un piccolo aumento
del prezzo, per indurre una forte variazione. Quindi r può provocare una forte sostituzione di moneta coi
titoli.
Secondo Keynes per bassi tassi di interesse la moneta tende a diventare infinitamente elastica.

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5. La teoria keynesiana del livello generale dei prezzi. La teoria del


costo pieno
E' una teoria dei prezzi non neoclassica annunciata dopo il '36, è apparsa però così in armonia con la teoria
di Keynes che oggi è considerata la migliore spiegazione della determinazione del livello dei prezzi nella
teoria Keynesiana.
La teoria del costo pieno nasce da un'indagine condotta alla fine degli anni '30 a Oxford interrogando con
questionari le imprese, e ha messo in luce che non era come affermavano i neoclassici che i costi marginali
(cioè quelli dati da un piccolo o infinitesimo incremento di produzione) siano prima decrescenti e poi
crescenti, ma hanno un lungo tratto orizzontale. Questa teoria afferma che il prezzo delle merci nel settore
industriale è uguale a:
- Costo primo o diretto, che l'impresa deve pagare per produrre un'unità di merce ed è composto dal costo
delle materie prime, semilavorati ed il costo diretto del lavoro cioè la spesa in salari per unità di prodotto;
- Il margine lordo o mark-up, che si divide in due parti m' che è la percentuale che si aggiunge per coprire i
costi fissi, ed m'' che è la percentuale che si aggiunge per i profitti; quindi m è la somma delle due
percentuali, ossia la percentuale complessiva che l'azienda aggiunge ai costi e indica la quota degli incassi di
cui si appropria.

d+ m'd+ m''d = d (1+m'+m'')=d (1+m) dove m=m'+m''

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6. Il ruolo della domanda effettiva e del mercato del lavoro nella


teoria keynesiana
I tre pilastri della teoria keynesiana sono:
a) la funzione del consumo;
b) la funzione dell'efficienza marginale del capitale;
c) la funzione di preferenza per la liquidità.
Per i keynesiani la visione del mondo si basa su due pilastri: il principio della domanda effettiva, in cui è la
domanda la variabile indipendente e determinante; e il ruolo passivo del mercato del lavoro; ciò che vi
accade è l'effetto di ciò che avviene negli altri mercati e questo può essere in disequilibrio senza ciò che
turbi l'equilibrio negli altri mercati e senza che il sistema economico metta in moto forze per portarlo in
equilibrio.

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7. Occupazione e salari nell'equilibrio keynesiano


I neoclassici sostenevano che X= f(N) cioè il reddito X è funzione dell'occupazione N.
I keynesiani invece ritennero che il reddito è portato in equilibrio dalla domanda globale e dall'offerta
globale. Keynes ritenne che determinato il reddito X è determinata anche l'occupazione, perchè per produrre
un certo reddito X, occorre un determinato livello di occupazione.
Supponiamo di partire da X= f(N).
Supponiamo che Keynes accetti che PMG moltiplicato per p sia uguale a W, ossia che l'occupazione in ogni
singola impresa e nell'economia, sia spinta fino al punto in cui la PMG (Produttività marginale del lavoro)
sia uguale al salario e che il salario di cui si parla è quello monetario, determinato dai sindacati e dalle
associazioni padronali.
X e W sono dati, ossia X determina N e la PMG; l'incognita è p, quindi vi sarà un solo valore di p che
risolva PMG x p=W. Se N aumenta e p aumenta, se W è dato, PMG diminuisce al crescere di N, quindi
l'equazione è valida solo se p cresce al diminuire della PMG. Ma al crescere di p e di N il salario reale
diminuisce, quindi quale sarà l'equilibrio del mercato del lavoro?

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8. L'equilibrio nel mercato del lavoro secondo l'interpretazione


tradizionale della teoria keynesiana
Vediamo l'equilibrio nel mercato del lavoro tra domanda e offerta secondo Keynes, per il quale anche se c'è
sottoccupazione o disoccupazione vi è equilibrio, e ciò non genera una tendenza al ribasso sul salario
monetario perchè la posizione raggiunta è di equilibrio.
Innanzitutto bisogna dire che i salari monetari sono come sostenuti da Keynes, rigidi verso il basso. L'offerta
di lavoro è gestita dai sindacati che nei contratti collettivi definiscono il salario monetario minimo al di sotto
del quale anche decisioni politiche non lo possono modificare.
I lavoratori insieme ai sindacati non sono disposti a ridurre il loro saggio di salario per aumentare
l'occupazione. Quindi una riduzione, prima che abbia effetto sul livello generale dei prezzi, impiegherà
tempo (flessione del costo della vita), e temporaneamente l'effetto si avrà solo su specifiche categorie di
lavoratori.
Su quanto detto, vediamo che l'offerta di lavoro Ns è diversa da come l'avevano descritta i neoclassici.
Ns, la curva dell'offerta di lavoro si presenterà come una curva con un tratto orizzontale pari al livello di
salario minimo stabilito dalle associazioni sindacali e a tale salario tutta la forza lavoro esistente sarà
disposta ad offrire il proprio lavoro. Comincerà a crescere un po' prima del raggiungimento del livello della
piena occupazione.
Al tratto in salita di Ns succede che quando la forza lavoro inizia a scoraggiare bisognerà aumentare il
salario per indurre i lavoratori ad offrirsi.
La curva della domanda di lavoro Nd, da parte delle imprese, coincide col tratto decrescente della curva
della PMG e dice come varia la domanda di lavoro al variare del salario, è cioè decrescente da sinistra verso
destra, quanto più basso sarà il salario, tanto più aumenterà la domanda di lavoro. Quanto più è bassa la
domanda di lavoro tanto più l'equilibrio sarà di sottoccupazione perchè attraverserà la Ns nel tratto
orizzontale e il sistema di mercato non sarà in grado di dare occupazione a quanti vogliono lavorare.

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9. L'equilibrio del mercato del lavoro secondo due possibili


soluzioni
PMG x p = W abbiamo supposto che la PMG (Produttività marginale del lavoro) sia decrescente al
crescere di N come sostiene la teoria classica. Quindi si è supposto che dati i salari W, se PMG decresce
necessariamente al crescere di N, crescono i prezzi e di conseguenza il potere di acquisto dei salari o salario
reale.
Secondo degli studiosi questa interpretazione è in contrasto con la teoria del costo pieno relativamente ai
prezzi; qui si sostiene che i prezzi crescono al crescere dell'attività economica e con la visione keynesiana
del funzionamento del capitalismo. Infatti si sostiene che Keynes diceva che la domanda di lavoro non
dipende solo dai salari ma dalla domanda globale.
Davidson sostenne che la curva della PMG si doveva guardare come tale e non come curva della domanda
di lavoro, pure perchè Keynes sosteneva che la domanda di lavoro era funzione della domanda globale, della
produzione e quindi non variava con il salario ma al variare della domanda globale.
Nd = f(X)
La prima alternativa per trovare l'equilibrio nel mercato del lavoro.
Ns è la curva dell'offerta di lavoro, Nd = f(X) funzione dell'occupazione. PMG ci consente di determinare i
prezzi di equilbrio per ogni salario monetario.
PMG x p = W quindi ci ricaviamo i valori di equilibrio di p = W/PMG
Per la seconda alternativa, W/p ci dà il salario reale e PMG; N è la domanda e l'offerta di lavoro; Ns è
l'offerta di lavoro, crescente da sinistra a destra, se ipotizziamo un grafico. Come possiamo spiegare
l'andamento di PMG: se al crescere della domanda globale di merci cresce l'occupazione N e l'utilizzazione
degli impianti? PMG è costante al crescere di N fino alla piena utilizzazione della capacità produttiva
esistente ed anche il salario è costante al crescere di N.
I fautori di questa teoria hanno interpretato Keynes dicendo che lui non ha identificato la curva della PMG
con la Ns.
Essi sostengono che non è il salario a determinare N di equilibrio ma è l'occupazione di equilibrio che
determina il salario reale.
Nella seconda via, nell'equilibrio di sottoccupazione il mercato del lavoro è in disequlibrio e la PMG di
equilibrio ci dà la disoccupazione involontaria.
Flessibilità dei salari e piena occupazione.
I keynesiani cercavano di approfondire il discorso della disoccupazione involontaria nel mercato del lavoro
in equilibrio, chiedendosi se una flessione del lavoro avrebbe avuto effetti sul livello di occupazione, per
giungere poi alla conclusione che di effetti non ve ne sarebbero, a causa della rigidità verso il basso dei
salari, anzi se fossero flessibili, la loro diminuzione aggraverebbe la disoccupazione.
Bisogna agire su una delle funzioni di domanda (domanda di moneta) per modificare la PMG: PMG x p
=W e quindi arrivare ad un nuovo equilibrio di mercato.

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Indice
1. Introduzione alla teoria keynesiana della moneta 1
2. La teoria della preferenza per la liquidità 2
3. La teoria della preferenza per la liquidità e la teoria tradizionale 3
4. La moneta e i suoi sostitutivi nel sistema keynesiano. La trappola della liquidità 5
5. La teoria keynesiana del livello generale dei prezzi. La teoria del costo pieno 6
6. Il ruolo della domanda effettiva e del mercato del lavoro nella teoria keynesiana 7
7. Occupazione e salari nell'equilibrio keynesiano 8
8. L'equilibrio nel mercato del lavoro secondo l'interpretazione tradizionale della teoria 9
9. L'equilibrio del mercato del lavoro secondo due possibili soluzioni 10

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