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Legislazione scolastica - Riassunto dell'edizione Edises 2020

Scienze della formazione primaria (Università degli Studi del Molise)

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Legislazione scolastica1
1. L’evoluzione storica della scuola italiana

1.1 La scuola in Italia nella seconda metà dell’800

Legge Casati (1859)


È estesa a tutta Italia nel 1861 (con l’unificazione) ed i principi cardine e obiettivi della riforma sono:

- Volontà dello Stato di farsi carico del diritto-dovere di intervenire in materia scolastica a
fianco e in sostituzione della Chiesa;
- Combattere l’analfabetismo (che si attestava intorno all’80% al momento dell’unificazione);
- Riforma organica dell’ordinamento scolastico, che si andava ad articolare in:

• Istruzione elementare (4 anni):


- Ciclo inferiore (2 anni) obbligatorio e gratuito
- Ciclo superiore (2 anni) a carico dei Comuni
• Istruzione secondaria:
- Classica → Ginnasio (5 anni) a carico dei Comuni + Liceo (3 anni) a carico dello Stato
- Tecnica → Scuola (3 anni) gratuita + Istituto (3 anni) articolata in sezioni

[Istruzione classica: accesso a tutte le facoltà – istruzione tecnica (sezione di scienze) accesso a
facoltà scientifiche]

• Università: 3 facoltà di origine medievale (teologia, giurisprudenza, medicina) + 2 nuove (lettere e


filosofia, scienze fisiche matematiche naturali)

Per la legge Casati era previsto ad ogni livello di istruzione l’insegnamento della dottrina religiosa (il
direttore spirituale verrà poi abolito nella scuola secondaria con la legge Coppino, 1877).

Era prevista la formazione degli insegnanti nelle Scuole Normali (3 anni), che offrivano tuttavia una scarsa
preparazione a causa della carenza delle risorse dei comuni.

La legge non specificava pene se si disattendeva l’obbligo e offriva la possibilità di dare un esame di Stato
al termine della così detta scuola paterna (educazione privata impartita a casa): queste furono le ragioni
che portarono ad una forte evasione scolastica.

Legge Coppino (1877)


È la prima legge della sinistra storica:

- Porta a 5 anni l’istruzione elementare gratuita;


- Introduce l’obbligo fino a 3 anni con sanzioni;
- Introduce educazione civica, dà maggior spazio alle materie scientifiche (ciò causa la critica dei
cattolici).

1 Il seguente riassunto ha come testo di riferimento primario Avvertenze generali per tutte le classi di concorso. Parte

generale dei programmi concorsuali per l’accesso ai ruoli del personale docente (EdiSES, 2020).

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La legge Coppino provoca una significativa riduzione dell’analfabetismo, soprattutto grazie


all’introduzione delle sanzioni.

1.2 Prima metà del ‘900

Maggiori problemi all’inizio del secolo:

• persistenza dell’analfabetismo;
• difficoltà di reperimento delle risorse da parte dei Comuni;
• difficoltà di reperimento di insegnanti formati;
• necessità di garantire un’istruzione per il lavoro (a causa della rivoluzione industriale).

Legge Orlando (1904) → età Giolittiana

- innalza l’obbligo fino al 12° anno di età;


- introduce la “scuola popolare”, ad orario ridotto (nelle classi V e VI) per chi non intende
proseguire gli studi;
- introduce dopo la quarta elementare un esame per l’accesso alla scuola secondaria.

Legge Daneo-Credaro (1911)

- affida la gestione delle scuole elementari direttamente allo Stato tramite le Province (ad
eccezione dei capoluoghi);
- opera un miglioramento della condizione dei maestri istituendo la retribuzione minima e i
fondi pensionistici;
- istituisce i patronati per le famiglie in difficoltà;
- istituisce il Liceo moderno (poi denominato nel 1923 Scientifico).

La legge diede inoltre un forte impulso alla riorganizzazione sistematica della scuola elementare nelle aree
rurali del Paese.

Riforma Gentile (1923)


Viene promulgata tramite regi decreti tra il 1923 e il 1928

È rimasta sostanzialmente in vigore fino alla riforma Moratti (2003), se si eccettua l’unificazione delle
medie nel 1962.

- Introduce l’obbligo fino ai 14 anni insieme all’obbligo di conseguire la licenza di terza media;
- Alla conclusione della scuola elementare (5 anni) si poteva scegliere tra:
• Ginnasio (che garantiva l’accesso al Classico, allo Scientifico o al liceo femminile e dopo il
Classico a tutte le facoltà);
• Istituto tecnico articolato in: Corso inferiore (3 anni) e Corso superiore (4 anni). Il primo dava
anche accesso allo Scientifico;
• Istituto magistrale articolato in: Corso inferiore (4 anni) e Corso superiore (3 anni). Il primo
dava accesso anche al Liceo femminile, il secondo preparava i maestri elementari;
• Scuola complementare a scelta tra tre indirizzi: Tecnico, Commerciale o Agrario (3 anni). La
scuola complementare non permetteva il proseguimento degli studi.
- Introduce l’esame di maturità per l’accesso all’università;
- Istituisce le scuole speciali per ciechi e sordomuti;

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- Concepisce la religione come “fondamento e coronamento” dell’educazione primaria e la


filosofia come massimo coronamento dell’educazione nei licei (ma con i Patti lateranensi del
1929 viene reintrodotta la religione anche nei licei).

Gentile concepisce una scuola severa ed elitaria tanto che la sua è definita la più fascista delle riforme. Egli
concepisce un ramo classico-umanistico per la classe dei dirigenti ed un ramo professionale per il popolo e
la classe lavoratrice.

Durante il Fascismo (1938) vengono anche istituite le scuole per i fanciulli di razza ebraica.

Riforma Bottai (1939)


Viene anche detta riforma della riforma Gentile, era contenuta nella Carta della Scuola.

- Prevedeva l’obbligo di 8 anni e l’obbligo della materna;


- Prevedeva una scuola media unica di 3 anni (con latino incluso) che avrebbe dato accesso a
tutti i licei e gli istituti oppure una scuola artigiana (3 anni) o una scuola di avviamento
professionale (3 anni). La scuola artigiana non avrebbe consentito il proseguimento degli
studi, mentre la scuola di avviamento professionale avrebbe consentito l’iscrizione ad una
scuola tecnica della durata di 2 anni.

La riforma restò sulla carta a causa dello scoppio della Seconda guerra mondiale.

1.3 Il secondo dopoguerra

Costituzione italiana (1° gennaio 1948)


Articoli riguardanti il settore dell’educazione e dell’istruzione:

➢ Art. 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza
distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e
sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che,
limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona
umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e
sociale del Paese.”
➢ Art. 5: la Repubblica riconosce e promuove le autonomie locali e attua nei servizi che dipendono
dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo.
➢ Art. 7: delinea i rapporti tra lo Stato e la Chiesa e conferisce, accogliendo i Patti lateranensi nella
carta fondamentale, dignità costituzionale al principio di istruzione religiosa.
➢ Art. 29: diritti della famiglia.
➢ Art. 30: doveri e diritti dei genitori.
➢ Art. 31: sostegno alle famiglie; protezione della maternità, dell’infanzia e della gioventù.
➢ Art. 33: “L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento. La Repubblica detta le
norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati
hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. La legge,
nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad
esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di
scuole statali. È prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per
la conclusione di essi e per l'abilitazione all'esercizio professionale. Le istituzioni di alta cultura,
università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle
leggi dello Stato.”

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➢ Art. 34: “La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è
obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i
gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni
alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.”
➢ Art. 35: formazione professionale dei lavoratori.
➢ Art. 117: stabilisce le competenze regionali e statali in materia di istruzione e formazione.

“Nuova scuola media” (1962)


Riprende la Carta della Scuola e prevede:

- l’unificazione dell’istruzione tra gli 11 e i 14 anni, dando concretezza all’obbligo scolastico


(artt. 34 e 3);
- il latino nella scuola media unica diviene facoltativo;
- si raggiunge finalmente una “scuola media di massa” frequentata anche dai figli dei lavoratori
(si tratta di un processo difficoltoso ma che opera un mutamento profondo);
- si conclude con l’esame di licenza;
- consente l’accesso ad ogni indirizzo secondario (superiore).

Anni ’60
Tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’90 la scuola diviene di massa.

➢ 15 febbraio 1969 “Riordinamento degli esami di Stato”: 2 prove scritte e colloquio orale su due
materie a scelta.
➢ 11 dicembre 1969 “Provvedimenti urgenti per l’Università”: consente libero accesso ad ogni facoltà a
tutti i diplomati.
➢ Legge 444/68 “Ordinamento della scuola materna statale”.

Anni ’70: Decreti delegati e legge 517/1977


➢ 820/71: vengono autorizzate nella scuola elementare le prime sperimentazioni a tempo pieno
(soprattutto per le zone industrializzate).
➢ Legge delega 30 luglio 1973: prefigura il nuovo stato giuridico del personale della scuola con
i seguenti decreti delegati del 31 maggio 1974:
- 416/74: istituisce gli organi collegiali della scuola;
- 417/74: ridefinisce lo stato giuridico del personale docente, direttivo e ispettivo;
- 419/74: dà avvio a sperimentazioni innovative soprattutto nelle scuole superiori;
- 420/74: ridefinisce lo stato giuridico del personale non docente.

Questi decreti delegati fanno oggi parte del decreto legislativo 1994 e successive modifiche.

➢ 517/77: abolisce le classi speciali e riforma la valutazione nella scuola dell’obbligo:


- limita a “casi eccezionali” la ripetenza nelle scuole elementari;
- sostituisce i giudizi con i voti nelle scuole elementari e medie;
- abolisce gli esami di riparazione nelle scuole elementari e medie;
- sostituisce la pagella con la scheda di valutazione;
- integra gli studenti con handicap nelle classi (prevedendone in questo caso un tetto massimo
di 20 alunni);
- introduce l’insegnante di sostegno all’interno della classe, definendo l’inserimento degli
studenti con handicap come una vera integrazione;

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- i docenti devono redigere una programmazione (chiave di volta per una scuola di tutti e per
tutti) allo scopo di realizzare interventi individualizzati che siano diversi dai programmi
ministeriali.

1.4 Riforme degli anni ’90

Negli anni ’90 si palesa la volontà di riformare la scuola superiore ma a causa di contrapposizioni politiche
ad inizio decennio non è possibile farlo con riforme strutturali, pertanto in assenza di riforme tramite
provvedimenti si ricorre a sperimentazioni nazionali anche importanti definite “assistite” e comunemente
indicate come progetti Brocca.

Alcune leggi furono comunque promulgate negli anni ’90:

➢ 97/1994: Istituzione degli istituti comprensivi;


➢ 297/1994: Adozione del Testo Unico delle leggi della scuola;
➢ 253/1994: Abolizione degli esami di riparazione nelle scuole superiori (sostituiti con IDEI);
➢ Nel 1997: Introduzione dell’autonomia scolastica, che riceve poi riconoscimento costituzionale
con l’articolo 117;
➢ Nel 1998: Emanazione dello Statuto degli Studenti e delle Studentesse;
➢ 62/2000: Introduzione della parità scolastica per le scuole non statali.

Strategia di Lisbona (2000)


È voluta dal Consiglio Europeo per la crescita e l’occupazione e, nel 2001, vengono definiti 3 obiettivi:

• aumentare la qualità e l’efficacia dei sistemi di istruzione e formazione;


• facilitare l’accesso ai sistemi di istruzione e formazione;
• aprire il sistema di istruzione e formazione al mondo esterno.

Riforma Moratti (2003)


Prevede il riordino della scuola non universitaria, pone al centro la crescita e la valorizzazione della
persona umana.

- concede maggiore attenzione ai ritmi dell’età evolutiva;


- concede maggiore attenzione alle differenze e alle identità di ciascuno;
- concede maggiore attenzione alle scelte educative della famiglia.

Tutto ciò porta a diverse innovazioni importanti:

- possibilità di scelta tra anticipo/posticipo dell’iscrizione alla scuola dell’infanzia e alla


primaria;
- possibilità di scelta tra tempo minimo obbligatorio o ampliamento con attività formative;
- concede inoltre l’individuazione di un referente-tutor per i rapporti tra scuola e famiglia.

La riforma investe tutto il sistema dell’istruzione istituendo:

• Scuola dell’infanzia
• Primo ciclo (articolato in primaria e secondaria di primo grado)
• Secondo ciclo (articolato in due sottosistemi, licei e IeFP)

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Cacciavite Fioroni (2007)


Dal momento che non c’era la forza politica per sostituire la riforma Moratti, per cui si attuano solo
modifiche parziali:

- si inviano alle scuole primarie le Nuove Indicazioni per il Curricolo da affiancare a quelle
vigenti;
- si modifica lo Statuto degli studenti e delle studentesse per fronteggiare il fenomeno del
bullismo, introducendo sanzioni disciplinari più gravi (235/2007).

Riforma Gelmini (2008)


Viene archiviata la riforma Moratti ma ne rimane in vigore l’impalcatura (infanzia, primo ciclo e secondo
ciclo).

Le leggi più importanti sono la 169/2008 e la 133/2008, che prevedono:

- la reintroduzione del maestro unico;


- la reintroduzione dei voti in decimi nella scuola del primo ciclo;
- l’attuazione della disposizione 53/2003 sulla valutazione del comportamento;
- l’introduzione di Cittadinanza e Costituzione nella secondaria di primo grado.

I principali provvedimenti emanati sulla base delle leggi 133 e 169 sono stati:

➢ 81/2009 “Norme per la riorganizzazione della rete scolastica ed il razionale e efficace utilizzo delle risorse
umane della scuola (…)”: è lo strumento normativo per l’organizzazione del POF e per la
costituzione delle classi, inoltre istituisce l’obbligo di formazione in lingua inglese per i
docenti su posto comune.
➢ 89/2009 “Revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico della scuola dell’infanzia e del
primo ciclo di istruzione (…)”: stabilisce la reintroduzione del maestro unico.
➢ 122/2009 “Regolamento recante coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli alunni (…)”.

La riforma della scuola secondaria è stata invece attuata con i seguenti strumenti normativi:

➢ 87/2010: riordino degli istituti professionali


➢ 88/2010: riordino degli istituti tecnici
➢ 89/2010: riordino dei licei

Ministero Profumo (2012)

- riattivazione dei concorsi ordinari;


- dematerializzazione degli atti scolastici;
- emanazione del definitivo Regolamento delle indicazioni nazionali per il Curricolo
dell’Infanzia e della Primaria.

Buona Scuola del Ministro Giannini (2015)


Perno della riforma è il PTOF, che amplia orizzonti e funzioni del POF.

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Ministero Fedeli (2017) → attuazione della legge delega 107/2015.


Prevede 8 decreti delegati tutti con data 13 aprile 2017:

Decreto Legislativo – Rubrica


Il n. 59, “Riordino, adeguamento e semplificazione del sistema di formazione iniziale e di
accesso nei ruoli di docente nella scuola secondaria (…)”
Il n. 60, “Norme sulla promozione della cultura umanistica, sulla valorizzazione del patrimonio e delle
produzioni culturali e sul sostegno della creatività (…)”
Il n. 61, “Revisione dei percorsi dell’istruzione professionale nel rispetto dell’articolo 117 della
Costituzione, nonché raccordo con i percorsi dell’istruzione e formazione professionale (…)”
Il n. 62, “Norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo
ed esami di Stato (…)”
Il n. 63, “Effettività del diritto allo studio attraverso la definizione delle prestazioni, in relazione
ai servizi alla persona, con particolare riferimento alle condizioni di disagio e ai servizi strumentali,
nonché potenziamento della carta dello studente (…)”
Il n. 64, “Disciplina della scuola italiana all’estero (…)”
Il n. 65, “Istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino
ai sei anni (…)”

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2. Il Diritto all’educazione e all’Istruzione


Il diritto all’educazione e all’istruzione è tutelato dagli artt. 30 e 34 della Costituzione.

OBBLIGO SCOLASTICO → linee guida 139/2007

L’obbligo scolastico è di dieci anni, ma con la finalità di conseguimento di un titolo o di una qualifica
almeno triennale entro il diciottesimo anno di età.

L’istruzione parentale prevede ogni anno un esame di idoneità presso una scuola statale o paritaria.
L’istruzione parentale prevede una comunicazione preventiva al dirigente e può valere per l’intera durata
dell’obbligo, come previsto dal T.U. della scuola.

ASSOLVIMENTO DELL’OBBLIGO TRAMITE APPRENDISTATO → 2011

Dai 15 anni è possibile assolvere all’obbligo tramite un contratto per una qualifica o un diploma
professionale.

DIRITTO ALLO STUDIO E POTENZIAMENTO DELLA CARTA DELLO STUDENTE


→ 63/2017

- Tasse scolastiche: è previsto l’esonero fino al terzo anno delle superiori;


- Trasporto: gratuito per la primaria;
- Mensa e libri/strumenti didattici: gratuiti per la primaria, possibilità di prenderli in comodato
d’uso per la secondaria;
- Borse di studio (art. 9): previste per le scuole superiori;
- Istituzione della Conferenza nazionale per il diritto allo studio.

La Carta dello studente consente l’identificazione dello status di studente, inoltre è possibile associarvi la
funzione di pagamento (solo per gli studenti delle superiori).

ANAGRAFE NAZIONALE DEGLI STUDENTI → 2010

Contrasta la dispersione scolastica e deve essere obbligatoriamente aggiornata in tempo reale su SIDI
(Sistema Informativo Dell’Istruzione). L’anagrafe è accessibile a tutti attraverso il Portale della Scuola,
istituito con la 107/2015.

RESPONSABILITÀ E VIGILANZA SULL’ADEMPIMENTO DELL’OBBLIGO

I responsabili sono:

- il sindaco del Comune di residenza;


- il dirigente dell’istituzione scolastica;
- la Provincia;
- i soggetti che stipulano un contratto di apprendistato con gli studenti.

Per tutti costoro sono previste sanzioni in caso di mancanza dell’adempimento. Il dirigente in particolare
deve verificare periodicamente la frequenza degli studenti e, in caso di mancata frequenza, dopo una
consultazione con i consigli di classe intraprendere iniziative idonee (allerta della famiglia e poi dell’autorità
comunale).

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PRESENTAZIONE DEL POF → 81/2009

La presentazione del POF deve essere effettuata in previsione della scadenza di metà anno e deve:

- presentare le articolazioni del tempo scuola offerto (con le scansioni dell’orario settimanale);
- assicurare la disponibilità della mensa (in caso di orari da 36 o 40 ore);
- presentare le attività di arricchimento per l’orario aggiuntivo.

OBBLIGO DI VACCINAZIONE → 119/2017

L’OMS ha indicato la soglia minima per il raggiungimento dell’immunità di gregge pari al 95%.

Tra gli 0 e i 16 anni esistono:

- 6 vaccinazioni obbligatorie (anti-poliomielitica, anti-difterica, anti-tetanica, anti-epatite B,


anti-pertosse, anti-Haemophilus influenzae tipo B);
- 4 vaccinazioni obbligatorie per un periodo di prova di 3 anni (anti-rosolia, anti-morbillo,
anti-parotite, anti-varicella);
- 4 vaccinazioni non obbligatorie ma gratuite e consigliate (anti-meningococcica B, anti-
meningococcica C, anti-pneumococcica, anti-rotavirus).

In caso di violazione la procedura prevede due successivi passaggi:

1. la convocazione da parte della A.S.L.;


2. l’eventuale sanzione amministrativa dai 100 ai 500 euro.

In caso di mancata vaccinazione non è possibile iscrivere i bambini negli asili nido e nella scuola
dell’infanzia, ma l’obbligo di istruzione prevale dai 6 ai 16 anni (nella scuola dell’obbligo non sono ammessi
più di 2 alunni non vaccinati per classe, ma nel caso in cui ciò avvenga se ne deve dare comunicazione alla
A.S.L.).

A partire dall’a.s. 2019/20 all’atto dell’iscrizione bisogna presentare al dirigente la documentazione


comprovante la vaccinazione (oppure l’esonero giustificato o la richiesta ufficiale di vaccinazione
presentata alla A.S.L).

ISCRIZIONE ONLINE → 135/2012

A partire dall’a.s. 2012/13 è obbligatoria per tutti gli ordini e i gradi ad esclusione della materna.

COSTITUZIONE DELLE CLASSI INIZIALI DI CICLO → 81/2009

La costituzione delle classi iniziali si effettua con riferimento al numero complessivo degli iscritti (che
indica il numero delle classi autorizzabili), alle scelte della famiglia e secondo le risorse assegnate.
Tuttavia nel caso di ordini di studio diversi le classi prime vengono determinate separatamente.

I numeri degli studenti per classe, per i vari ordini e gradi, sono i seguenti:

• Infanzia: min. 18 max. 26;


• Primaria: min. 15 max. 26-27 (nel caso di pluriclassi min. 8 max. 18);
• Secondaria di primo grado: min. 18 max. 27-28 (fino a 30 in caso di classe unica);
• Secondaria di secondo grado: 27/30 alunni

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In presenza di alunni disabili il numero massimo di studenti è pari a 20, se ne viene esplicitata e motivata
la necessità e se si presenta un progetto integrativo che definisca espressamente le strategie da adottare. La
legge 104 è valida anche per i ricoverati se il ricovero è maggiore di 30 giorni.

ALTERNATIVE ALL’IRC

Gli orari dell’IRC sono:

• Infanzia: 60 ore all’anno


• Primaria: 2 ore a settimana
• Secondaria: 1 ora a settimana

In alternativa i genitori (o gli stessi studenti nel caso delle scuole superiori) possono scegliere alcune
attività alternative programmate dal collegio docenti a inizio anno:

- attività didattiche o formative;


- attività di studio o ricerca con assistenza di un docente;
- attività di studio o ricerca senza assistenza di un docente;
- non frequenza della scuola.

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3. Scuola dell’Infanzia e primo ciclo


3.1 Scuola dell’Infanzia

È consigliata ma non obbligatoria. L’orario normale è di 40 ore, il massimo è di 50 ed il minimo di 25. Vi


si possono iscrivere anticipatamente anche i bambini che compiono 3 anni entro il 30 aprile, alle
condizioni che ci siano posti disponibili, siano state esaurite eventuali liste di attesa e sia stata effettuata una
valutazione pedagogico e didattica dell’accoglienza.

SEZIONI PRIMAVERA → 296/2006

Rappresentano un anno-ponte tra il nido e la scuola dell’infanzia. Non hanno un organico proprio e
l’impostazione pedagogica ed il POF sono lasciati all’autonomia didattica.

ISTITUZIONE DEL SISTEMA INTEGRATO DI EDUCAZIONE E ISTRUZIONE DA 0 A


6 ANNI → 65/2017

Da 0 a tre anni l’istituzione e l’organizzazione dei relativi servizi è demandata alle relative regioni perché è
compresa nei servizi sociali. Essi si distinguono in:

• servizi educativi dell’infanzia:


- nidi e micronidi (0-36 mesi);
- sezioni primavera (24-36 mesi);
- servizi integrativi (spazi gioco, centri, servizi domiciliari …).
• Scuola dell’infanzia (statale o paritaria).

I servizi educativi per l’infanzia possono essere compresi in Poli per l’infanzia istituiti dalle regioni.

3.2 Primaria

Vi è l’obbligo di iscrizione al compimento dei 6 anni. Con la 53/2003 è abolita la licenza elementare.

INSEGNANTE UNICO → 89/2009

L’orario minimo per la Primaria è di 24 ore, dunque essendo l’orario settimanale dell’insegnante di 22 ore
di fatto in classe non entra un solo docente ma anche insegnanti di religione, talvolta inglese, musica ecc.

TEMPO SCUOLA

Le opzioni sono: 24 ore (169/2008), 27/30 ore (derivate dalla Moratti) o 40 (tempo pieno).

LINGUA INGLESE → 53/2003

Gli orari di insegnamento della lingua inglese sono:

- nella classe prima 33 ore annuali;


- nella classe seconda 66 ore;
- nelle classi terza, quarta e quinta 99 ore.

L’obbligo di formazione di lingua inglese per i docenti su posto comune è stato reso obbligatorio con il
decreto 81/2009 ma procede a rilento.

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3.3 Secondaria di primo grado

L’orario base è di 30 ore che può essere prolungato a 36 e fino a 40 su autorizzazione dell’USR. L’orario è
lo stesso per tutti gli anni. Di seguito gli orari di alcune delle materie:

▪ Italiano/storia/geografia 9+1 (che diventano 15 con il tempo pieno);


▪ Matematica/scienze 6 (che diventano 9 con il tempo pieno);
▪ Inglese 3;
▪ L3 (seconda lingua comunitaria scelta dal Consiglio di Istituto) 2.

L’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione è previsto dal decreto 169/2008 ed è compreso nelle ore
di Italiano, Storia e Geografia. Per quanto riguarda la L3 c’è la possibilità dell’esonero per alunni con
DSA o stranieri (che possono seguire 5 ore di inglese oppure utilizzare le due ore come rinforzo dello
studio della lingua italiana).

CLASSI AD INDIRIZZO MUSICALE → 201/1999

Possono essere istituite su autorizzazione dell’USR purché non comportino un incremento dell’organico
(ma con la 60/2017 l’istituzione è stata rimessa all’autonomia scolastica e al PTOF). Vi si accede tramite
una prova orientativo-attitudinale. Ciascuna classe prevede 4 gruppi per 4 diversi strumenti scelti dal
collegio docenti.

UNIFICAZIONE DELLA SCUOLA DELL’INFANZIA E PRIMO CICLO NELL’ISTITUTO


COMPRENSIVO → istituito con legge 97/1994 e generalizzato con legge 111/2011

VALUTAZIONE INTERMEDIA E FINALE NEL PRIMO CICLO → riformata con 62/2017

Oggetto della valutazione sono il processo formativo e i risultati di apprendimento; la finalità è


formativa ed educativa. La valutazione è effettuata dai docenti nell’esercizio della propria autonomia
professionale e in conformità ai criteri e alle modalità stabilite dal collegio docenti (PTOF).

L’anno è considerato giuridicamente valido con una frequenza pari a ¾ dell’orario anno personalizzato,
ma questa condizione può essere mitigata dal collegio docenti nel caso in cui:

- le assenze siano di poco superiori;


- siano stati comunque raggiunti gli obiettivi educativi e didattici essenziali previsti;
- ci siano stati impedimenti gravi ed oggettivi.

La scuola è tenuta ad informare gli studenti e le famiglie sulle assenze effettuate durante l’anno.

Il criterio delle assenze non è valido nella scuola primaria, nella quale gli studenti vengono ammessi anche
con livelli di apprendimento parzialmente raggiunti o in via di prima acquisizione; la non-ammissione è
prevista solo in casi eccezionali e con voto all’unanimità. La valutazione nella primaria è integrata dalla
descrizione del processo di apprendimento e dal livello globale di sviluppo dell’apprendimento
raggiunto.

LE MODALITÀ ISTITUZIONALI DELLA VALUTAZIONE PERIODICA E FINALE

Le operazioni di scrutinio sono convocate dal dirigente al termine del quadrimestre e delle lezioni; sono
presiedute dal dirigente o da un suo delegato (che è tenuto a votare in caso di parità) e sono verbalizzate da
un segretario. Il collegio di valutazione è definito “perfetto” poiché delibera solo in presenza di tutti i
componenti (insegnanti curricolari di classe, insegnanti curricolari di gruppi, insegnanti di sostegno e
insegnanti di IRC solo per gli alunni che se ne avvalgono), non consente lo scrutinio segreto né

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l’astensione. Nel caso di assenza di un docente vi è l’obbligo di sostituzione (nella scuola secondaria con un
docente della stessa materia).

DOCENTI DI SOSTEGNO

Partecipano alla valutazione di tutta la classe e seguono gli appositi criteri per la valutazione degli alunni
portatori di handicap, i quali discendono dalla programmazione individualizzata.

IRC

Prevede la redazione per le famiglie di una speciale nota sull’interesse ed il profitto in riferimento alla
materia. Il voto dell’insegnante, se “determinante”, diviene giudizio motivato iscritto a verbale.

LA VALUTAZIONE DELLE DISCIPINE NELLA SCUOLA SECONDARIA → riformata con


62/2017

La valutazione nella scuola del primo ciclo è espressa per ciascuna disciplina con votazione in decimi. Non
è rimessa all’arbitrio del singolo docente ma segue un preciso iter: il docente per poter proporre un voto
deve aver documentato un congruo numero di interrogazioni e lavori dell’alunno; da questa scaturisce una
valutazione cui segue un giudizio che viene tradotto in una proposta di voto, poi assegnato dal Consiglio di
classe.

PROVE NAZIONALI SUGLI APPRENDIMENTI → dal 2013 per il contrasto al cheating sono
previste 5 diverse prove per classe

Le prove nazionali si effettuano su base censuaria; la partecipazione delle scuole e dei docenti è
obbligatoria dal 2012. Le prove nella secondaria sono CBT. Esse si svolgono nella seconda (italiano e
matematica) e quinta classe (italiano, matematica e inglese) della scuola primaria e nella terza classe della
scuola secondaria di primo grado (ove non è più compresa nell’esame di stato ma è divenuta obbligatoria per
poter accedere all’esame).

VALUTAZIONE DEL COMPORTAMENTO → innovazioni introdotte con 62/2017

Oggetto della valutazione è lo sviluppo delle competenze di cittadinanza. Le innovazioni introdotte sono:

▪ il criterio di giudizio è declinato dallo Statuto degli studenti e delle studentesse, dal Patto educativo
di corresponsabilità e dal Regolamento d’istituto;
▪ la valutazione si esprime attraverso un giudizio sintetico (non è più previsto un voto in decimi nella
secondaria di primo grado);
▪ la sterilizzazione delle conseguenze del giudizio negativo rispetto all’ammissione alla classe
successiva.

NON-AMMISSIONE NELLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO

Trattandosi di un provvedimento importante il percorso deliberativo va fondato su una completezza di


valutazioni e su una assoluta correttezza nelle procedure. La pagella del primo quadrimestre deve
riportare un avvertimento significativo della possibilità di bocciatura. La stessa classe non può essere
ripetuta per più di due volte (3 nel caso di studenti portatori di handicap).

CERTIFICAZIONE DELLE COMPETENZE → 742/2017

Viene rilasciata alla fine delle 4 fasi del percorso di istruzione e formazione (ma non ai privatisti),
quindi alla fine della primaria, della secondaria di primo grado, dell’adempimento dell’obbligo scolastico e
alla fine della secondaria di secondo grado. Sono previsti modelli distinti per la primaria e la secondaria di

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primo grado. Le competenze sono declinate in 4 livelli (avanzato, intermedio, base, iniziale). La
certificazione è consegnata alle famiglie e all’istituzione scolastica successiva; può valorizzare eventuali
competenze sviluppate in situazioni di apprendimento formale o informale. Nella secondaria il modello è
integrato da 2 sezioni predisposte dall’INVALSI.

Secondo la 62/2017 la Certificazione delle competenze ha funzione orientativa ma è un parere non


vincolante. In terza media la suddetta funzione orientativa prevede 3 passaggi:

I. prima del termine dell’iscrizione alle superiori;


II. in sede di ammissione all’esame di stato;
III. come certificazione finale in esito all’esame.

ESAME DI STATO CONCLUSIVO DEL PRIMO CICLO → Art. 33 della Costituzione e


modifiche (62/2017)

- abolizione del requisito del 6 in tutte le discipline per l’ammissione;


- abolizione del presidente esterno di commissione (sostituito con il dirigente);
- soppressione e spostamento in un diverso periodo dell’anno delle prove INVALSI.

L’esame prevede 3 prove scritte ed un colloquio.

Privatisti

Il privatista deve:

- presentare domanda di partecipazione al dirigente entro il 20 marzo per poter partecipare alle
prove INVALSI (che si svolgono ad aprile);
- presentare i programmi svolti firmati dai precettori da cui è stato seguito;
- presentare la dichiarazione di non frequentare una statale o una paritaria e di essersi ritirato
entro il 15 marzo;
- svolgere le prove INVALSI e aver compiuto il 13° anno di età.

Commissione esaminatrice e prove

La commissione esaminatrice è articolata in sottocommissioni e ne fanno parte tutti i docenti dei


consigli di classe terza. Il presidente della commissione è il dirigente d’istituto. Nella riunione
preliminare si discutono i programmi svolti e i criteri didattici seguiti, inoltre si stabiliscono i 3 gruppi
di tracce e gli aspetti organizzativi (quali il calendario degli scritti, la durata, i sussidi autorizzati…).

Le prove scritte sono 3:

1. italiano (a scelta tra un testo narrativo o descrittivo, un testo argomentativo e una


comprensione più sintesi di un testo)
2. competenze logico-matematiche (che prevede problemi con una o più richieste non
progressive e quesiti a risposta aperta)
3. lingue straniere (che può prevedere questionari di comprensione, completamento riscrittura e
trasformazione di un testo, elaborazione di un dialogo, stesura di una lettera o di una e-mail e
sintesi di un testo); il livello previsto per l’inglese è A2, per la seconda lingua comunitaria A1.

Il colloquio orale valuta le conoscenze e le competenze acquisite più le competenze trasversali


(esposizione, capacità di argomentazione, pensiero critico…). Non si tratta di colloqui distinti ma di un
unico colloquio interdisciplinare.

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Valutazione delle prove e determinazione del voto finale

A ciascuna prova è assegnato un voto in decimi senza cifre decimali. Si effettua la media dei voti degli
scritti e del colloquio, successivamente arrotondata per eccesso o per difetto. Sul voto ottenuto si
effettua la proposta della sottocommissione su cui delibera la commissione. La lode è concessa solo
all’unanimità ed è proposta dalla sottocommissione.

Pubblicazione dei risultati

Se l’esito è positivo è pubblicato nell’albo della scuola con indicazione del voto; se è negativo viene
pubblicato nell’albo della scuola senza indicazione del voto (e se ne da comunicazione preventiva alle
famiglie). Nel caso di prove differenziate o sostitutive non se ne fa menzione nella pubblicazione
all’albo.

Rilascio del diploma o certificato sostitutivo

Per gli alunni con disabilità o DSA che non conseguano la licenza è prevista la consegna di un
attestato di credito formativo, il quale costituisce titolo per l’iscrizione alle classi successive ai soli
fini del riconoscimento di crediti formativi.

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4. Il secondo ciclo: parte generale


La legge Moratti ridisegna il sistema scolastico italiano. Il secondo ciclo si viene a strutturare in due
sistemi paralleli, quello dei licei (la cui normativa è di competenza statale) e quello dell’IeFP (la cui
normativa è invece di competenza delle Regioni). I due sistemi hanno oggi pari dignità, mentre l’ex FP,
che era di durata biennale, aveva un carattere tipicamente tecnico pratico e rilasciava un titolo che non era
recuperabile ai fini dei concorsi pubblici. Nel sistema dell’IeFP è invece oggi possibile prendere una
qualifica triennale, un diploma quadriennale oppure anche sostenere l’esame di stato inserendosi al quinto
anno nel sistema dei licei (ma il cambio tra i due sistemi è possibile in qualsiasi momento). Tutto questo ha
consentito il reinserimento di migliaia di giovani nel mondo del lavoro e dell’istruzione.

L’INGLESE E IL CLIL

Con il Consiglio Europeo di Barcellona 2002 prevede l’insegnamento di almeno due lingue straniere fin
dall’infanzia.

Al termine della secondaria di secondo grado è previsto il raggiungimento del livello almeno B1 in inglese.
Per quanto riguarda invece il CLIL (Content and Language Integrated Learning), esso ha trovato
attuazione a partire dal 2010 con le seguenti modalità: negli istituti tecnici e nei licei a partire dal 5° anno,
nei licei linguistici a partire dal 3° anno per quanto riguarda la prima lingua e dal 4° anno per la seconda.
Per gli istituti professionali il CLIL non è esplicitamente previsto, ma la decisione è rimessa all’autonomia
scolastica. I corsi per la formazione dei docenti CLIL si svolgono presso le Università (60 CFU + 300 ore di
tirocinio) e vi si accede con una conoscenza di livello almeno C1 nella lingua prescelta più l’abilitazione
all’insegnamento nella secondaria di primo grado.

Il quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue (QCER oppure CEFR) è il sistema
che qualifica il livello di abilità conseguito da chi studia una lingua europea ed è stato messo a punto tra il
1989 e il 1996. Esso prevede tre fasce di competenza: livello C – padronanza, livello B – autonomia, livello
A – base.

RICONOSCIMENTO DEL LAVORO NELL’ISTRUZIONE SUPERIORE → 53/2003, poi


riordinato da Gelmini 133/2008

La Moratti dispone la possibilità del conseguimento di diplomi o di qualifiche attraverso degli


apprendistati o l’alternanza scuola-lavoro. In seguito alla riforma Gelmini (nell’adesione alla strategia di
Lisbona) i progetti di alternanza scuola-lavoro sono comuni a tutti i percorsi di studio e formazione del
secondo ciclo.

Con la 107/2015 entrarono in vigore alcune innovazioni:

- l’anticipo dell’alternanza scuola-lavoro a partire dal terzo anno;


- l’introduzione delle diverse possibilità di alternanza scuola-lavoro all’interno del POF (tra cui
devono risultare anche la possibilità di svolgerla durante l’estate o all’estero);
- l’introduzione di un corso di formazione sulla salute e la sicurezza sul posto di lavoro per
gli studenti nelle scuole;
- l’individuazione da parte del dirigente delle imprese o enti con cui stipulare le convenzioni.

Con la 145/2018 si ebbe poi il cambio di denominazione da “alternanza scuola-lavoro” a “Percorsi per le
competenze trasversali e per l’orientamento” e una significativa riduzione degli orari (oggi 210 ore negli istituti
professionali, 150 ore negli istituti tecnici e 90 ore nei licei).

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4.1 L’assetto della scuola secondaria di secondo grado dopo la riforma del 2010

Di seguito i decreti delegati che hanno riformato la secondaria di secondo grado:

➢ 87/2010: istituti professionali


➢ 88/2010: istituti tecnici
➢ 89/2010: licei

SPERIMENTAZIONI DI DURATA QUADRIENNALE

Vengono proposte nel 2013 e trovano legittimazione nell’autonomia scolastica (possono riguardare sia le
paritarie che le statali).

CLASSI INTERMEDIE E TERMINALI

Le classi intermedie costituiscono la prosecuzione delle classi precedenti nel caso in cui il numero degli
studenti non sia inferiore a 20. Le classi terminali costituiscono invece la prosecuzione delle classi
precedenti purché il numero degli studenti non sia inferiore a 10, per poter garantire una maggior
continuità in vista della conclusione del percorso di studi.

EDUCAZIONE FISICA

Le cattedre sono stabilite in base al numero delle classi e non più in base al numero delle squadre distinte
per sesso (ma ciò è ancora possibile per decisione del consiglio docenti purché non comporti un aumento
dell’organico).

CATTEDRE → 133/2008

La legge prevede 18 ore di insegnamento effettivo nella secondaria; spezzoni da 6 ore possono essere
proposti ai docenti già in servizio fino a raggiungere un massimo di 24 ore settimanali.

4.2 Valutazioni ed esami nella scuola del secondo ciclo

La fonte normativa per la valutazione nella secondaria di secondo grado è la 122/2009 (che invece è
superata per il primo ciclo dalla 62/2017): per la valutazione periodica e finale valgono le stesse regole
della secondaria di primo grado, ma vi è la sospensione del giudizio per insufficienze in una o più materie;
in tal caso il giudizio viene rimandato a settembre dopo i percorsi di recupero. Anche nel caso di
sospensione di giudizio alle famiglie deve pervenire comunicazione degli esiti di tutte le discipline.

La fonte normativa per gli esami è invece la 62/2017.

CREDITO SCOLASTICO → 323/1998 aggiornato con 62/2017

Il credito scolastico si accumula nell’ultimo triennio e tiene conto:

- della media dei voti ottenuti durante l’anno in tutte le discipline;


- della assiduità di presenza;
- dell’interesse e dell’impegno al dialogo in classe e delle attività complementari;
- di eventuali crediti formativi;
- del comportamento.

L’assegnazione del credito scolastico spetta al Consiglio di classe. Con la 62/2017 il massimo dei crediti
raggiungibili nei 3 anni è passato da 25 a 40.

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CREDITO FORMATIVO

Riguarda la formazione della persona e la crescita umana. Se i crediti formativi vengono acquisiti all’estero
devono essere convalidati da una autorità diplomatica o consolare.

VALUTAZIONE PERIODICA E FINALE DEL COMPORTAMENTO

La valutazione del comportamento è assegnata dal Consiglio di classe e riguarda tutto il periodo
scolastico, comprese le attività svolte extra-sede. È espressa in decimi e se inferiore a 6 comporta la non-
ammissione alla classe successiva: una valutazione inferiore al 6 deve essere adeguatamente motivata in
base alla casistica esposta nella 169/2008, ossia da una sanzione disciplinare. È un errore educativo e
giuridico usare l’insufficienza come sanzione, poiché ne è invece la conseguenza.

VALUTAZIONE DELLE DISCIPLINE → R.D. 635/1925

Per la valutazione delle singole discipline viene seguito lo stesso iter della secondaria di primo grado.

CERTIFICAZIONE DELLE COMPETENZE

Alla fine del primo biennio viene rilasciata la Certificazione delle competenze in base alla legge 296/2006.
Per quanto riguarda il termine del secondo ciclo è stato invece emanato il D.Lgs. 13/2013.

PROVE NAZIONALI

Si svolgono al secondo e al quinto anno per le materie di italiano, matematica e inglese. Secondo il D.Lgs.
62/2017 le prove nazionali sono divenute requisito di ammissione all’esame di Stato, ma questa
condizione è stata differita all’a.s. 2019/20 dal cosiddetto decreto Milleproroghe. Gli esiti delle prove
nazionali sono valorizzati in un’apposita sezione del Curriculum dello studente.

CURRICULUM DELLO STUDENTE → istituito con la 107/2015

Contiene tutte le informazioni relative allo studente, anche riguardanti la sua vita extra-scolastica. Il
Curriculum dello studente è tenuto in conto in sede d’esame.

ESAME DI STATO CONCLUSIVO → 62/2017

Ha esplicita funzione di orientamento per il proseguimento negli studi o per il lavoro. Tutti i candidati
devono presentare domanda d’iscrizione all’esame previo pagamento della relativa tassa erariale.

Ammissione all’esame di Stato

I requisiti per l’ammissione all’esame di Stato sono:

- frequenza dei ¾ dell’orario annuo personalizzato;


- voto 6 in tutte le discipline (ma il consiglio di classe ha facoltà di deroga per una disciplina);
- voto 6 in comportamento;
- aver svolto le prove INVALSI;
- aver svolto l’alternanza scuola-lavoro.

Per quanto riguarda gli ultimi due punti, essi sono entrati in vigore dall’a.s. 2019/20 con il decreto
Milleproroghe.

Esiste la possibilità di iscriversi all’esame di Stato al 4° anno attraverso la così detta “abbreviazione per
merito”: la domanda va presentata al dirigente entro il 31 gennaio.

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• Per quanto riguarda i candidati esterni la domanda va presentata entro il 30 novembre all’USR,
esprimendo 3 preferenze per quanto riguarda le sedi in cui svolgere l’esame. Se il candidato esterno
non è stato ammesso all’ultima classe deve svolgere un esame preliminare a maggio.
• Per quanto riguarda gli studenti con bisogni educativi speciali (104/92) esistono due possibilità
che il consiglio di classe può proporre alla commissione: lo svolgimento di prove equipollenti,
seppur differenziate, o lo svolgimento di prove non equipollenti. Nel secondo caso viene rilasciato
un attestato di credito formativo in luogo del diploma, cui hanno diritto anche gli studenti che
decidano di non partecipare all’esame.
• Per quanto riguarda gli studenti con DSA essi sono ammessi agli esami alle stesse condizioni degli
altri ma hanno diritto:
- ad essere valutati con specifici criteri individuati nell’ambito dei percorsi didattici
individualizzati e personalizzati;
- a strumenti compensativi (compresi eventualmente tempi più lunghi);
- che ne vengano precisate le specifiche situazioni certificate.

Gli studenti con DSA sono obbligati a svolgere come gli altri le prove INVALSI (con diritto
eventualmente agli strumenti compensativi previsti dal loro percorso personalizzato). Se hanno diritto
all’esonero della prova scritta di L2, devono sostenere la medesima prova in forma orale in sede di
colloquio d’esame; se l’esonero previsto è totale ricevono l’attestato di credito formativo in luogo del
diploma.

• Per quanto riguarda studenti con altri BES (che non hanno la 104/92) non sono previste
dispensazioni ma solo strumenti compensativi. Le modalità didattiche e le forme di valutazione
sono stabilite secondo il PDP.

Documento del consiglio di classe

Contiene tutte le informazioni riguardanti l’ultimo anno, comprese le tipologie di prove svolte (con
accurata descrizione nel caso di prove equipollenti, strumenti compensativi adottavi, esoneri totali o
parziali…). Al documento sono allegate delle schede per gli studenti portatori di handicap e studenti
con BES o DSA. È tenuto in conto da parte della commissione in sede d’esame.

Sede e commissione

Ogni commissione è assegnata a 2 classi (ciascuna non superiore ai 35 studenti). La commissione è


composta da 3 membri esterni e 3 membri interni ed è presieduta da un presidente esterno
all’istituto. Per l’esame di Stato va assicurata la presenza dei commissari delle materie oggetto di
prima e seconda prova. I commissari e il presidente di commissione vengono assegnati dall’USR. I
lavori della commissione rientrano tra gli obblighi sia del dirigente sia dei docenti. Il presidente e la
commissione si riuniscono in seduta plenaria con i seguenti obiettivi:

- verifica delle presenze/assenze dei membri della commissione e loro eventuale comunicazione
al dirigente scolastico o all’USR;
- dichiarazione scritta da parte di tutti i partecipanti, anche in caso di risposta negativa, in
merito al fatto di aver o non aver istruito privatamente alcuni dei candidati o di essere o non
essere in rapporti di parentela con alcuni dei candidati (fino al 4°grado). In caso di
incompatibilità l’USR procede all’eventuale sostituzione;
- presa in esame di tutti gli atti e i documenti relativi ai candidati sia interni che esterni;
- predisposizione dei materiali per il colloquio;

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- definizione dei criteri di valutazione e correzione delle prove scritte (secondo la griglia del
D.M. 769/2018), declinando gli indicatori in descrittori di livello;
- definizione dei criteri di conduzione e valutazione del colloquio orale, nonché le sue
modalità di svolgimento;
- definizione del diario delle operazioni (cioè i tempi e le modalità di effettuazione delle altre
riunioni, aspetti organizzativi ecc.).

Contenuti dell’esame

Sono previste 2 prove scritte di carattere nazionale, seguite da un colloquio. È stata abolita la terza
prova multidisciplinare, che includeva anche l’accertamento della conoscenza della lingua straniera. La
prima prova rimane quella di italiano; la seconda prova (in forma scritta, grafica o scritto-grafica,
pratica...) ha per oggetto una o più discipline caratterizzanti il corso di studio. Nell’istruzione
professionale è sempre pratica. I testi della prima e della seconda prova sono scelti dal Ministro tra le
proposte elaborate da una commissione di esperti.

Correzione delle prove scritte → 769/2018

Tale decreto definisce i quadri di riferimento per la redazione e lo svolgimento delle due prove
nazionali, definisce le griglie di valutazione per l’attribuzione di punteggi in sede di correzione delle
prove nazionali, individua annualmente, entro il mese di gennaio, le discipline oggetto della seconda
prova e definisce le modalità organizzative relative allo svolgimento del colloquio. La correzione delle
prove scritte inizia subito dopo il termine della seconda prova.

Colloquio → 62/2017

Il colloquio non ha più inizio con un percorso multidisciplinare scelto dal candidato, poiché è
previsto che sia la commissione a proporre al candidato il materiale da analizzare. La commissione
predispone per ogni classe tanti materiali per la conduzione del colloquio quanti sono i candidati, in
numero aumentato di due: in tal modo ciascuno può scegliere tra una terna di possibilità. Per quanto
concerne la metodologia CLIL essa viene verificata in lingua solo se il docente è interno. L’esperienza
dell’alternanza scuola-lavoro viene riportata durante il colloquio sotto forma di una breve relazione
e/o di un elaborato multimediale; parte del colloquio è inoltre dedicata ad attività/progetti di
Cittadinanza. Il colloquio viene valutato il giorno stesso.

Correzione e valutazione delle prove

Ad ogni prova può essere assegnato un massimo di 20 punti per un totale di 60. Non sono ammesse
astensioni da parte dei membri della commissione. L’esito degli scritti è pubblicato nell’albo d’istituto
almeno due giorni prima l’inizio dei colloqui. Ai 60 punti a disposizione per le prove scritte si
sommano i punti derivanti dal credito scolastico (che ammontano ad un massimo di 40), per un
punteggio totale massimo pari a 100. La commissione può assegnare un massimo di 5 punti extra, ove
il candidato abbia ottenuto almeno 30 punti di credito scolastico e 50 punti alle prove. La lode può
essere assegnata solo se il candidato ha ottenuto il massimo punteggio nelle prove e il massimo
punteggio di credito scolastico senza usufruire dei punti extra.

DIPLOMA FINALE E CURRICULUM DELLO STUDENTE → modello ministeriale


107/2015

Il diploma finale attesta l’indirizzo e la durata del corso di studi nonché il punteggio ottenuto. Vi è
allegato il Curriculum dello studente, in cui sono riportate le discipline ricomprese nel piano di studi con
l’indicazione del monte ore complessivo per ciascuna. Vi è inoltre una specifica sezione dedicata alle prove

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INVALSI e alle competenze raggiunte in ambito extra-scolastico nonché le attività di alternanza scuola-
lavoro ed altre eventuali certificazioni conseguite con la frequenza di attività opzionali nell’ultimo
triennio.

ACCESSO AI CONTENUTI SCOLASTICI

Gli atti relativi all’esame vengono consegnati con l’apposito verbale al dirigente, che è responsabile della
loro custodia e dell’accoglimento delle eventuali richieste d’accesso.

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5. Gli ordinamenti degli istituti professionali, istituti tecnici, licei


5.1 Gli istituti professionali → 87/2010 poi 61/2017

Gli istituti professionali erano prima regolati dal D.Lgs. 87/2010, ma sono stati poi riformati con il
61/2017: essi si trovano ora in un periodo di transizione per cui le ultime classi prime ad essere entrate
seguendo il vecchio ordinamento sono le classi iscritte nell’a.s. 2017/18. Inizieremo con l’esposizione del
vecchio ordinamento.

VECCHIO ORDINAMENTO

L’istruzione professionale si distingue all’interno dell’istruzione secondaria di secondo grado per il


riferimento a filiere produttive di rilevanza nazionale. Gli istituti professionali si distinguono dagli
istituti tecnici per un orientamento tecnico-operativo (piuttosto che scientifico-tecnico) e per un
collegamento più marcato con il settore produttivo (che negli istituti tecnici è invece di respiro più
generico). La durata del percorso di studi è di 5 anni, articolati in due bienni più un quinto anno. Il primo
biennio consta settimanalmente di 20 ore dedicate a materie di istruzione generale e 12 ore a materie di
indirizzo; il secondo biennio e il quinto anno constano invece di 15 ore dedicate a materie di istruzione
generale e 17 ore a materie di indirizzo: il totale di ore settimanali in tutti e 5 gli anni è di 32. Dal 2013 è
stata inserita un’ora di geografia generale ed economica in uno degli anni del primo biennio.

Le metodologie adottate all’interno degli istituti professionali si basano su:

• didattica di laboratorio (per stimolare l’apprendimento induttivo);


• l’orientamento progressivo, l’analisi e la soluzione di problemi legati al settore produttivo di
riferimento;
• il lavoro cooperativo per progetti;
• la personalizzazione di prodotti e servizi attraverso l’uso di tecnologie innovative e del pensiero
creativo;
• la gestione di processi in contesti organizzati e l’alternanza scuola-lavoro.

Particolarmente importante per gli istituti professionali è il regolamento dell’autonomia (D.P.R.


275/1999), il quale prevede che le istituzioni scolastiche oltre a determinare il curricolo obbligatorio per i
propri alunni lo integrino con una quota loro riservata per comprendere discipline e attività da esse
liberamente scelte: per gli istituti professionali la quota di autonomia è 20% e può essere utilizzata per
potenziare gli insegnamenti obbligatori (soprattutto attraverso laboratori) oppure per attivare ulteriori
insegnamenti finalizzati al raggiungimento degli obiettivi del PTOF. La quota di flessibilità può salire
fino al 35% nel secondo biennio e fino al 40% nell’ultimo anno.

Settore e indirizzi

Per evitare sovrapposizioni con l’istruzione tecnica è stata effettuata una razionalizzazione degli
indirizzi che sono passati da 28 a 6 e sono stati raggruppati in 2 soli settori: “servizi” e “industria e
artigianato”.

Qualifiche e diplomi intermedi: d’intesa con le Regioni

Qualifiche e diplomi intermedi (rispettivamente alla conclusione del terzo e del quarto anno del ciclo
di studi) possono essere ottenuti sulla base di accordi stipulati dal MIUR con le singole Regioni in
regime di sussidiarietà. Questa soluzione è stata individuata come compromesso nei confronti delle
richieste da parte delle famiglie e del mondo del lavoro: in questo modo gli istituti professionali
vengono a costituire la cerniera tra il sistema dell’istruzione e il sistema dell’IeFP.

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Istruzione e formazione tecnica superiore, Istituti Tecnici Superiori e classificazione


delle aree professionali

Gli studenti degli istituti professionali, al termine del completamento del loro percorso di studi, oltre
alle opportunità di lavoro e di iscrizione all’Università hanno la possibilità di conseguire una
specializzazione tecnica superiore (IFTS), attraverso brevi corsi di 800/1000 ore, oppure la
possibilità di conseguire un diploma di tecnico superiore presso gli Istituiti Tecnici Superiori
attraverso corsi biennali.

Nel 2011 è stato siglato un accordo riguardo la classificazione dell’offerta del sistema dell’IeFP in 7
aree professionali:
1. Agro-alimentare;
2. Manifatturiera e artigianato;
3. Meccanica, impianti e costruzioni;
4. Cultura, informazione e tecnologie informatiche;
5. Servizi commerciali;
6. Turismo e Sport;
7. Servizi alla persona.

NUOVO ORDINAMENTO

Il D.Lgs. 61/2017 ha riformato l’istruzione professionale nel raccordo con un sistema dell’IeFP,
riformulando le finalità e i percorsi dell’IP e i suoi rapporti con il parallelo IeFP. I principali obiettivi della
riforma sono:

- risolvere i problemi dell’abbandono scolastico (che riguarda soprattutto immigrati e studenti


con difficoltà di varia natura);
- il rilancio delle arti, dei mestieri e delle professioni strategiche per l’economia del Paese (Made
in Italy);
- superare la sovrapposizione con l’istruzione tecnica (eredità della “licealizzazione” operata nel
2003);
- superare la sovrapposizione con il sistema dell’IeFP (con rapporti stabili e duraturi).

Il modello didattico perseguito dall’IP è improntato alla personalizzazione dell’apprendimento: gli


istituiti professionali sono chiamati ad essere scuole territoriali dell’innovazione e laboratori di ricerca
e sperimentazione, improntati ad una forte flessibilità. La loro identità è individuata attraverso il
P.E.Cu.P. (Profilo educativo, culturale e professionale) allegato al decreto. L’IP è connotata da un forte
rapporto con il mondo del lavoro e delle professioni. Uno studente alla conclusione del primo ciclo può
scegliere tra il sistema dell’IP e dell’IeFP.

Gli indirizzi di studio dopo la riforma

Gli indirizzi sono diventati 11 a partire dall’a.s. 2018/19 e sono referenziati ai codici statistici ATECO.
Essi possono essere declinati su richiesta del territorio nell’ambito della programmazione regionale.

L’organizzazione dei nuovi istituti professionali

L’istruzione professionale ha ancora la durata di 5 anni, ma è ora suddivisa in un biennio e un triennio.


Il primo biennio è di complessive 2.112 ore, articolate in 1.188 ore di istruzione generale e 924 ore di
indirizzo (l’orario settimanale è ancora di 32 ore). Delle 2.112 ore una quota non superiore alle 264 ore
è destinata alla personalizzazione dell’apprendimento e alla realizzazione del PFI (Progetto formativo
individuale). Il triennio è caratterizzato da una forte componente laboratoriale e lavorativa; per

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ciascun anno nel triennio l’orario scolastico è di 1.056 ore, articolate in 462 ore di istruzione generale e
594 di indirizzo. Il PFI è redatto dal consiglio di classe, che individua anche un docente tutor.

Nel primo biennio si introducono gli assi culturali che raccolgono tra loro insegnamenti omogenei,
indispensabili per acquisire le competenze chiave dell’obbligo scolastico. Nel triennio si introducono le
aggregazioni di discipline di istruzione generale. Nel sistema dell’IP è già possibile dalla seconda
classe attivare esperienze di alternanza scuola-lavoro o stipulare contratti di apprendistato.

Strumenti per l’attuazione dell’autonomia

Gli strumenti a disposizione della scuola per la realizzazione degli obiettivi formativi sono:

- la quota di autonomia, pari al 20% dell’orario sia nel biennio che nel triennio;
- la quota di flessibilità pari al 40% dell’orario complessivo previsto per il triennio;
- l’istituzione di un comitato tecnico-scientifico che abbia funzioni consultive e propositive;
- l’utilizzazione di spazi di autonomia per la connessione con il sistema dell’IeFP;
- la possibilità di stipulare contratti d’opera.

5.2 Gli istituti tecnici

Sono stati riformati con il D.Lgs. 88/2010, che puntava a:

- restituire agli istituti tecnici una autonoma identità che li differenziasse dai licei e dagli istituti
professionali;
- superare la frammentazione che li caratterizzava per la presenza di troppi indirizzi;
- invertire la tendenza al calo di iscrizioni.

La durata del ciclo di studi è articolata in due bienni e un quinto anno e prevede per il primo biennio 20
ore settimanali di istruzione generale e 12 ore di insegnamenti di indirizzo; per il secondo biennio e il
quinto anno 15 ore di istruzione generale e 17 ore di insegnamenti di indirizzo. Dal 2013 è stata inserita
un’ora di geografia generale ed economica in uno degli anni del primo biennio.

Le metodologie adottate all’interno degli istituti tecnici si basano su:

• didattica di laboratorio (per stimolare l’apprendimento induttivo), l’orientamento progressivo,


l’analisi e la soluzione dei problemi, il lavoro per progetti;
• la gestione dei processi in contesti organizzati, attraverso il ricorso a modelli e linguaggi
specifici;
• il collegamento organico con il mondo del lavoro e delle professioni;
• il ricorso a stage, tirocini e alternanza scuola-lavoro.

La quota di autonomia per gli istituti tecnici è pari al 20%; la quota di flessibilità può salire nelle aree di
indirizzo al 30% nel secondo biennio e al 35% nell’ultimo anno.

Settori e indirizzi

Con la riforma gli indirizzi degli istituti tecnici sono passati da 39 a 11, suddivisi in due soli settori:
“economico” e “tecnologico”.

Come per i diplomati degli istituti professionali, anche gli studenti che completano il ciclo di studi in un
istituto tecnico hanno, oltre la possibilità di accedere all’Università o al mondo del lavoro, l’opportunità
di proseguire gli studi sia negli IFTS sia negli ITS.

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5.3 I licei

Sono stati riformati con il D.Lgs. 89/2010. Si articolano in due bienni e un quinto anno ed hanno un orario
complessivo annuale diverso in base ai vari indirizzi (di durata superiore nell’artistico e nel musicale).

L’insegnamento CLIL è previsto al quinto anno in tutti gli indirizzi (ad esclusione del linguistico).

Il sistema dei licei si articola in 6 percorsi:

1. Liceo artistico (che si articola a sua volta in 6 indirizzi)


2. Liceo classico
3. Liceo linguistico
4. Liceo musicale e coreutico (che si articola nelle suddette sezioni)
5. Liceo scientifico (che comprende anche l’indirizzo con l’opzione di scienze applicate)
6. Liceo delle scienze umane (che comprende anche l’indirizzo con l’opzione economico-sociale)

Il testo fondamentale tra le fonti regolamentari dei licei è il 211/2010, contenente le “Indicazioni nazionali
riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento (…) per i percorsi liceali”

Il liceo artistico

Tutti i 6 indirizzi si caratterizzano nell’ultimo triennio per un numero rilevante di ore di laboratorio e
insegnamenti di indirizzo, pari a 12 ore settimanali nel secondo biennio e 14 ore settimanali
nell’ultimo anno.

Il liceo classico

Rappresenta la scuola superiore più antica in Italia (istituita nel 1848). L’istituzione della
sperimentazione del liceo classico europeo è stata avviata nell’a.s. 1993/94 ed è stata poi confermata
nel 1999; esso consente l’organizzazione didattica a tempo pieno, con laboratori e lettorati di madre
lingua nonché attività di gemellaggio con analoghi istituti di Paesi membri dell’Unione europea. Il liceo
classico europeo rappresenta un percorso diverso rispetto al classico e prevede:

- lo studio quinquennale di due lingue comunitarie (la seconda individuata tra tedesco, francese
e spagnolo);
- la disciplina “Lingue e letterature classiche”, relativa allo studio semplificato del latino e del
greco;
- la disciplina “Diritto ed economia”.

Il liceo linguistico

Originariamente autorizzato nelle scuole non statali (a partire dal 1973), ne sono state poi attivate
numerose sperimentazioni nelle scuole statali, di cui la più diffusa è stata quella innestata sul vecchio
istituto magistrale. Ha raggiunto il pieno riconoscimento con il D.Lgs. 89/2010.

Il liceo musicale e coreutico

È articolato nelle due sezioni musicale e coreutica; entrambe si caratterizzano per la presenza di
laboratori e insegnamenti di indirizzo pari a 462 ore annue (14 ore settimanali) in tutte le annualità.

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Il liceo scientifico

Fondato nel 1911 con il nome di “liceo moderno” ottiene la denominazione attuale nel 1923. La
sperimentazione del liceo scientifico tecnologico (attivata all’interno dei Progetti Brocca) è oggi
confluita nell’opzione del nuovo liceo scientifico delle scienze applicate. In esso non è previsto lo studio
del latino e sono potenziate le discipline scientifiche e tecniche, il cui insegnamento è fondato
sull’utilizzo dei laboratori. Dal 2013 è stata introdotta l’innovazione della sezione all’indirizzo
sportivo, la cui attivazione richiede la stipula di convenzioni tra l’USR, il CONI, e il CIP nonché le
Province. Esso prevede, rispetto all’indirizzo standard, anche l’acquisizione di conoscenze riguardanti
l’economia ed il diritto.

Il liceo delle scienze umane (o delle scienze applicate)

Anche questo liceo è nato all’interno dei Progetti Brocca come liceo socio-psico-pedagogico, dal
vecchio istituto magistrale. Il nome deriva dalle discipline caratterizzanti questo percorso, ovvero
antropologia, pedagogia, psicologia e sociologia, materie cui è dedicato, con continuità nell’intero
quinquennio, un numero crescente di ore l’anno: 132 ore nel primo biennio (4 ore settimanali), 165
ore nel secondo biennio e nell’ultimo anno (5 ore settimanali).

L’opzione economico-sociale è caratterizzata dalle seguenti differenze:

- lo studio delle materie di diritto e di economia politica, cui sono dedicate 6 ore settimanali in
tutte le annualità;
- non è previsto lo studio del latino (previsto invece nel liceo delle scienze umane con 3 ore
settimanali nel primo biennio, poi ridotte negli anni successivi a 2);
- lo studio in tutte le annualità di una seconda lingua straniera.

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6. L’Unione europea e la sussidiarietà verso i sistemi scolastici nazionali


I Paesi oggi membri dell’Unione sono 27.

Il 7 febbraio 1992 viene firmato il trattato sull’Unione europea, anche conosciuto come Trattato di
Maastricht, che avvia un’integrazione politica tra i Paesi e che poggia su 3 pilastri:

- la “Comunità europea”: che prevede il rafforzamento e la coesione economica e sociale


(operata anche attraverso l’adozione della moneta unica), la tutela dei diritti dei Cittadini
dell’Unione (attraverso l’istituzione della cittadinanza europea) e l’affermazione del principio
di sussidiarietà;
- la “Politica estera e di sicurezza comune”: che prevede la difesa dei valori comuni e degli
interessi fondamentali dei Paesi membri e lo sviluppo e il consolidamento della democrazia;
- la “Cooperazione nei settori della giustizia e degli affari interni” (GAI).

Le competenze dell’Unione, le competenze dei singoli Paesi membri e le competenze condivise sono
stabilite nel Trattato di Lisbona (2007-2009). L’equilibrio dell’UE si fonda su 3 principi che ne regolano
l’agire:

1. l’attribuzione: l’Unione agisce esclusivamente nei limiti delle competenze attribuitele dagli Stati
membri per realizzare gli obiettivi da questi stabiliti;
2. la sussidiarietà: l’Unione si affianca all’azione degli Stati membri sostenendoli nelle iniziative di
respiro europeo. Il principio di sussidiarietà è recepito formalmente nella Costituzione italiana
all’art. 118;
3. la proporzionalità: il contenuto e la forma dell’azione dell’Unione si limitano a quanto necessario
per il conseguimento degli obiettivi dei Trattati.

Le competenze dell’Unione possono essere esclusive o condivise. A queste si aggiunge l’azione in ambiti nei
quali l’Unione si limita, in funzione di sussidiarietà, ad effettuare mediazione politica e a coordinare e
sostenere una serie di azioni riguardanti alcuni settori come: l’istruzione, la formazione professionale, la
gioventù, lo sport ecc.

Non esiste una politica comunitaria riguardo il sistema di istruzione, ma una cooperazione nel settore
dell’educazione: questo avviene poiché l’Unione ha stabilito che sarebbe negativo un unico sistema di
istruzione che vada ad annullare le diversità culturali che sono invece una ricchezza per la stessa comunità.
È stato dunque stabilito che fosse più utile far dialogare le diversità sul piano tecnico (attraverso ad
esempio il riconoscimento dei titoli a livello internazionale) e sul piano culturale (ad esempio favorendo gli
incontri dei giovani in un ambiente guidato come avviene nei progetti Erasmus). Se tuttavia il Trattato
prevede che i sistemi di istruzione siano di competenza dei singoli Stati, gli obiettivi da raggiungere
sono materia di strategie comuni a livello europeo.

SUPPORTO AI SISTEMI NAZIONALI DI ISTRUZIONE

1993: Libro bianco di Jacques Delors → segnala l’inadeguatezza dei livelli generali di istruzione e
formazione per affrontare i mutamenti tecnologici ed economici

2000: sono enunciati gli obiettivi di Lisbona per una “società basata sulla conoscenza” da raggiungere entro
il 2010

2004: istituzione del quadro comunitario unico per la trasparenza delle qualifiche e delle competenze
(Europass)

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2006: approvazione di una Raccomandazione agli Stati membri finalizzata a sviluppare un’offerta
formativa di “competenze chiave” per assicurare ai giovani delle capacità globali. È stata aggiornata e
sostituita nel 2018 attraverso la dicitura “competenze chiave per l’apprendimento permanente” per i progressi
tecnologici nel frattempo sopraggiunti.

6.1 I programmi europei a sostegno dell’istruzione lungo tutto l’arco della vita

In conseguenza al Trattato di Maastricht fu varato il Programma Socrates, a supporto di tutti i sistemi


nazionali di istruzione e formazione professionale, con il fine di sviluppare un’istruzione di qualità
sviluppando una dimensione europea dell’insegnamento. Dal suddetto programma derivarono 4
programmi:

• Comenius: a sostegno dei percorsi di istruzione scolastici;


• Erasmus: a sostegno della mobilità nell’istruzione universitaria;
• Leonardo da Vinci: a sostegno dei percorsi di formazione professionale;
• Grundtvig: a sostegno dell’istruzione degli adulti.

Dal 2014 viene avviato il Programma Erasmus+ (che ha previsto un aggiornamento del quadro degli
obiettivi):

- Erasmus+: Comenius, in relazione all’istruzione scolastica (l’agenzia nazionale di Comenius in


Italia è INDIRE);
- Erasmus+: Mundus, in relazione ai diplomi di laurea magistrale congiunti;
- Erasmus+: Leonardo da Vinci, in relazione all’istruzione e formazione professionale (l’agenzia
nazionale di Leonardo in Italia è ISFOL);
- Erasmus+: Grundtvig, in relazione all’istruzione per adulti;
- Erasmus+: Gioventù in azione, in relazione all’apprendimento giovanile in contesti formali e
informali;
- Erasmus+: Jean Monnet, in relazione agli studi sull’Unione europea;
- Erasmus+: Sports, in relazione al settore dello sport.

L’INIZIATIVA eTwinning

Nata nel 2005, è un’iniziativa per diffondere le possibilità offerte dalle nuove tecnologie dell’informazione e
della comunicazione all’interno del sistema di didattica e formazione. Consente il gemellaggio elettronico
tra scuole europee coinvolgendo i docenti in comunità virtuali attraverso una piattaforma semplice, veloce e
sicura. Dal 2007 al 2013 è stata parte del Programma di Apprendimento Permanente (LLP); dal 2014 è
parte del Programma Erasmus tra le piattaforme informatiche a supporto.

6.2 I finanziamenti europei tramite i fondi strutturali

Tra i cinque fondi strutturali attraverso cui è gestito parte del bilancio dell’Unione europea, due
contengono obiettivi di interesse per il sistema scolastico: il FESR (Fondo europeo per lo sviluppo
regionale) e il FES (Fondo sociale europeo).

I Programmi operativi nazionali

Il MIUR promuove da oltre venti anni la realizzazione di interventi finanziati da fondi strutturali.
Tre cicli di interventi di programmazione si sono già conclusi nel 2013 e di essi hanno beneficiato le
regioni con un PIL pro capite inferiore al 75% della media comunitaria.

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I fondi strutturali per le scuole nel periodo 2014-2020: “Per la scuola”

Per il suddetto periodo la programmazione mira a sostenere 11 obiettivi di crescita concordati con la
strategia “Europa 2020”. Il MIUR è responsabile dell’attuazione del PON “Per la scuola.
Competenze e ambienti per l’apprendimento” che prevede interventi di sviluppo delle competenze
(tramite FES) e miglioramento degli ambienti strutturali e delle attrezzature (tramite il FESR).

A differenza dei cicli precedenti l’ambito di azione è esteso a tutte le regioni: il PON “Per la scuola” è
destinato infatti al potenziamento e al miglioramento di tutte le scuole di ogni ordine e grado e su tutto
il territorio nazionale. Tra gli 11 obiettivi concordati in “Europa 2020” quelli di maggior interesse per
l’istruzione sono:

- 10. Investire nell’istruzione, formazione e formazione professionale per le competenze e


l’apprendimento permanente;
- 11. Rafforzare le capacità e l’efficienza delle amministrazioni pubbliche.

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7. Autonomia scolastica e dirigenza


Ricordiamo come prima legge verso l’autonomia scolastica la legge n. 59/1997. Essa svolse effetti di
trasformazione del sistema scolastico italiano attribuendo la personalità giuridica, e quindi l’autonomia, alle
scuole opportunamente dimensionate.

IL REGOLAMENTO DELL’AUTONOMIA → D.P.R. 275/1999

- L’autonomia delle istituzioni scolastiche è garanzia di libertà di insegnamento e di pluralismo


culturale;
- Essa si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e
istruzione mirati allo sviluppo della persona umana;
- Tali interventi sono adeguati ai diversi contesti, alla domanda delle famiglie e alle caratteristiche
degli alunni;
- Il fine è di garantire loro il “successo formativo”.

Illustreremo di seguito alcuni degli articoli più importanti del regolamento.

Art 4: “L’autonomia didattica si esercita nel rispetto della libertà di insegnamento, della libertà di scelta
educativa delle famiglie e delle finalità generali del sistema.” Le modalità di esercizio dell’autonomia
didattica si svolgono principalmente nel concretizzare gli obiettivi nazionali in percorsi formativi
funzionali al diritto ad apprendere e alla crescita degli alunni. In vista di tale obiettivo:
• le scuole possono regolare autonomamente i tempi dell’insegnamento e dello svolgimento
delle singole discipline/attività;
• l’autonomia consente la programmazione di percorsi pluridisciplinari;
• l’autonomia deve assicurare le iniziative di recupero e sostegno di continuità e di
orientamento scolastico e professionale;
• l’autonomia ha il compito di individuare le modalità e i criteri di valutazione (nel rispetto
della normativa nazionale);
• l’autonomia deve favorire l’individuazione e l’utilizzazione di tecnologie innovative;
• l’autonomia deve stabilire i criteri per il riconoscimento dei crediti e per il recupero.

Art. 5: L’autonomia organizzativa è espressione di libertà progettuale.


Art. 6: L’autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo consente alle istituzioni di
corrispondere meglio alle esigenze delle realtà locali. Essa è di competenza del collegio docenti,
ma al Ministero rimane la facoltà di promuovere progetti “volti a esplorare possibili innovazioni
riguardanti gli ordinamenti degli studi (…)”.
Art. 7: L’autonomia di associarsi in reti. Le istituzioni scolastiche possono promuovere o aderire
ad accordi, dando vita a Reti di scuole per il raggiungimento delle proprie finalità istituzionali
(stipulare convenzioni con università o privati, promuovere accordi e convenzioni ecc.).
Art. 14: L’attribuzione di diverse funzioni alle istituzioni scolastiche:
• tutto ciò che riguarda la carriera scolastica degli alunni (iscrizioni, frequenze,
documentazione, certificazioni, valutazioni crediti/debiti formativi, progetti territoriali e
internazionali ecc.);
• l’amministrazione e la gestione del patrimonio e delle risorse;
• la gestione dello stato giuridico ed economico del personale;
• l’inserimento delle istituzioni scolastiche nella rete SIDI.
Art. 15: Le competenze escluse dal Regolamento, che sono mantenute ai livelli centrali e
territoriali dell’Amministrazione.

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Art. 16: Le regole sui comportamenti che ciascun organo scolastico deve assicurare ai fini
dell’efficienza del sistema così riformato, secondo le quali:
• gli organi collegiali della scuola garantiscono l’efficacia dell’autonomia;
• il dirigente scolastico esercita le funzioni di cui al decreto 59/1998;
• i docenti hanno il compito e la responsabilità della progettazione e dell’attuazione del
processo di insegnamento;
• il responsabile amministrativo assume funzioni di direzione dei servizi di segreteria nel
quadro dell’unità di conduzione affidata al dirigente scolastico;
• il personale della scuola, i genitori e gli studenti partecipano al processo di attuazione e
sviluppo dell’autonomia assumendo le rispettive responsabilità.

REGOLAMENTO PER IL DIMENSIONAMENTO OTTIMALE DELLE ISTITUZIONI


SCOLASTICHE → D.P.R. 233/1998

L’autonomia scolastica comportò la razionalizzazione dell’organizzazione delle scuole sul territorio,


finalizzata al raggiungimento di dimensioni idonee che giustificassero il conferimento dei vari ruoli
amministrativi e dirigenziali: si stabilì che gli istituti di istruzione, per mantenere la personalità giuridica,
dovessero avere una popolazione compresa tra 500 e 900 alunni, con dovute eccezioni.

Con la 111/2011 si stabilirono poi nuovi parametri, che generalizzarono gli istituiti comprensivi (scuola
dell’infanzia + scuola primaria e scuola secondaria di primo grado) stabilendo che essi, per avere autonomia,
dovessero essere costituiti da almeno 1000 alunni, ridotti a 500 per alcune particolari istituzioni (ad es. zone
montane, isole ecc.).

7.1 Il profilo del dirigente scolastico → D.Lgs. 59/1998 aggiornato nel D.Lgs. 165/2001

Le innovazioni introdotte rispetto al profilo del decreto delegato 417/1974 consistono in:

- autonomi poteri di direzione, di coordinamento e di valutazione delle risorse umane;


- funzioni di garanzia per l’esercizio nelle scuole dei diritti stabiliti nella Costituzione;
- individuazione autonoma dei docenti collaboratori;
- collaborazione del direttore dei sevizi generali e amministrativi;
- titolarità delle relazioni sindacali nella contrattazione integrativa d’Istituto.

Con il D.Lgs. 150/2009 si ebbe poi un ulteriore rafforzamento dei poteri dirigenziali (con accrescimento dei
poteri sanzionatori, che comprendono la sospensione dal servizio fino a 10 giorni).

Per quanto riguarda la gestione amministrativo-contabile delle istituzioni scolastiche essa si basa sul
Regolamento stabilito con il D.Lgs. 129/2018.

La legge 107/2015 vuole rilanciare l’autonomia scolastica anche tramite il rafforzamento del ruolo del
dirigente ed una diversa impostazione del POF. Di seguito le principali innovazioni:

- il collegio dei docenti elabora il POF da sottoporre all’approvazione finale del consiglio
d’Istituto;
- il dirigente scolastico individua il personale da assegnare ai posti dell’organico
dell’autonomia;
- il dirigente scolastico individua enti e imprese per l’alternanza scuola-lavoro;
- il dirigente scolastico può ridurre il numero degli alunni per classe;
- il dirigente scolastico può effettuare sostituzioni dei docenti assenti fino a 10 giorni con
personale dell’organico dell’autonomia;

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- il personale docente ed educativo in prova ha un tutor che deve stilare una valutazione per la
conferma in ruolo;
- il dirigente scolastico assegna un bonus economico a fine anno ai docenti meritevoli di
riconoscimento.

I dirigenti scolastici, valutati esternamente da un nucleo di valutazione in base a determinati criteri, sono
assegnati alle scuole autonome sulla base di un incarico triennale loro conferito dal direttore dell’USR.

Il D.Lgs. 165/2001 istituzionalizza le figure dei collaboratori del dirigente scolastico, che si distinguono in
personale docente e personale non docente; dal 1° settembre 2000 il responsabile amministrativo ha anche
la qualifica di direttore dei servizi generali ed amministrativi. Le principali funzioni del d.s.g.a. sono:

• la responsabilità diretta dell’attività amministrativa della scuola;


• amministrare (in base alle direttive del dirigente scolastico) il personale ATA che è alle sue
dirette dipendenze;
• assicurare l’attuazione del PTOF.

Riguardo il personale ATA della scuola si ricorda che esso comprende 3 figure:

• assistenti amministrativi che svolgono attività d’ufficio,


• assistenti tecnici a cui sono affidati laboratori e officine e supporto tecnico alle attività
didattiche (Area B);
• collaboratori scolastici a cui sono affidati i servizi generali della scuola (Area A).

Il dirigente scolastico come datore di lavoro ai fini della sicurezza → D.Lgs. 81/2008

Al dirigente scolastico competono:

- la valutazione dei rischi sulla salute e sicurezza tramite l’elaborazione del DVR (documento
valutazione rischi);
- la designazione del RSPP (responsabile del servizio di prevenzione e protezione);
- la designazione dei membri del servizio di prevenzione e protezione;
- la nomina di un medico competente;
- le segnalazioni di eventuali rischi all’ente locale proprietario degli edifici scolastici;
- l’attività di formazione e informazione dei vari lavoratori.

Il dirigente scolastico come titolare del trattamento dei dati personali (privacy)

Esiste in Italia un sistema normativo unico articolato su due livelli: il primo costituito dal GDPR (o
Regolamento UE 679/2016), il secondo costituito dal D.Lgs. 196/2003, poi novellato dal D.Lgs.
101/2018, le cui disposizioni trovano applicazioni solo se in concordanza con il GDPR.

Il “titolare del trattamento” nella scuola è il dirigente scolastico, che ha la responsabilità di mettere
in atto le misure necessarie per garantire che il trattamento dei dati rispetti il GDPR. Il “responsabile
del trattamento” è invece colui che svolge un ruolo ausiliario e strumentale per l’attuazione delle
norme previste dal GDPR.

IL PIANO DELL’OFFERTA FORMATIVA (POF) → D.P.R. 275/1999, divenuto obbligatorio


solo dal 1° settembre 2000

“Il piano è il documento fondamentale costitutivo dell’identità culturale e progettuale delle istituzioni scolastiche ed
esplicita la progettazione curricolare, extracurricolare, educativa ed organizzativa che le singole scuole adottano

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nell’ambito della loro autonomia”. Il POF prevede attività ed insegnamenti obbligatori, ma deve prendere in
considerazione anche le esigenze del contesto (sociale, economico e culturale) delle attività locali.

LA RIVISITAZIONE DEL POF NELLA LEGGE 107/2015 → il POF diventa PTOF

A favore di una maggiore complessità e stabilità il piano mutò da piano annuale a piano triennale,
prendendo la denominazione di Piano triennale dell’offerta formativa. A seguito della legge 107/2015 il
PTOF deve:

- essere compilato dal collegio docenti ed essere predisposto non oltre il mese di ottobre
precedente il triennio di rifermento (contiene disposizioni per personale ATA e personale
docente);
- essere elaborato sulla base degli indirizzi per le attività della scuola e delle scelte di gestione
e amministrazione definiti dal dirigente scolastico;
- essere rivisto annualmente entro ottobre in caso di necessità;
- essere verificato dall’USR, che deve trasmettere gli esiti della verifica al Ministero;
- tener conto dell’educazione alla parità dei sessi.

L’iter di attuazione del piano dell’offerta formativa è quindi il seguente: elaborazione da parte del collegio
docenti, approvazione da parte del consiglio d’Istituto ed infine realizzazione tramite l’attività negoziale
di competenza del dirigente scolastico.

La progettazione educativa e curricolare nel PTOF deve tener conto:

• degli obiettivi generali del processo formativo stabiliti dal Ministero tramite le Indicazioni
nazionali;
• degli obiettivi specifici di apprendimento che rappresentano gli obiettivi che l’alunno deve
acquisire al termine di un periodo di istruzione predefinito.

La progettazione riservata all’autonomia scolastica non può superare il 20% del monte ore annuo.

L’ORGANICO DELL’AUTONOMIA → 107/2015

La progettazione del Piano dell’offerta formativa comporta la definizione dell’organico dell’autonomia


(determinato triennalmente su base regionale), che è così suddiviso:

- posti comuni;
- posti del potenziamento;
- posti per il potenziamento dei posti di sostegno (che prevedono una pluralità di utilizzo).

GLI AMBITI TERRITORIALI E LA LORO SUCCESSIVA ABOLIZIONE

La legge 107/2015 aveva stabilito che i ruoli dei docenti fossero articolati in ambiti territoriali, ma tale
regola fu abolita con la successiva 145/2018, che stabiliva un vincolo di permanenza quinquennale nella
sede in cui il docente svolge l’anno di prova/formazione.

7.2 L’istituto nazionale di valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione


(INVALSI)

L’INVALSI (Istituto nazionale di valutazione del sistema educativo) venne istituito con la legge 53/2003 e
rientra nella categoria di “Agenzie”. La suddetta Agenzia scorpora alcune funzioni dal diretto controllo dei
Ministeri per garantire tramite una gestione locale sotto il controllo della Corte dei Conti una maggiore
efficienza. Il Ministro dell’istruzione deve fissare ogni anno, a partire dal 2007, gli obiettivi della

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valutazione esterna condotta dal Sistema nazionale di valutazione affinché siano effettuate verifiche
periodiche all’interno del sistema scolastico.

Il nuovo regolamento sul sistema di valutazione → 80/2013

I soggetti che costituiscono il Sistema nazionale di valutazione sono: l’INVALSI, l’INDIRE e il


contingente ispettivo. L’art. 3 del nuovo Regolamento ci espone le funzioni del SNV:

- assicurare il coordinamento delle funzioni del SNV;


- stilare i protocolli di valutazione ed il programma di visite alle istituzioni scolastiche;
- definire indicatori di efficienza e di efficacia attraverso cui individuare quali sono le scuole che
necessitano di supporto;
- definire secondo quali indicatori valutare il dirigente scolastico;
- selezionare, formare e inserire gli esperti per la valutazione esterna.

Essi sono regolati dalle Direttive triennali con cui il MIUR individua le “Priorità strategiche
dell’INVALSI” per il periodo considerato: in particolare, devono essere presenti le rilevazioni annuali
degli apprendimenti degli studenti, le possibili partecipazioni dell’Italia a indagini internazionali ed
infine i processi di autovalutazione delle scuole. Nella Direttiva riguardante il triennio 2014/2017
vengono esposte le priorità strategiche della valutazione e l’importanza del Rapporto di
autovalutazione (RAV) con relativo piano di miglioramento (PdM). La direttiva vuole che la scuola sia
capace di realizzare un’autovalutazione dei propri punti di forza e dei propri punti critici per poi stilare
un piano ai fini di un miglioramento strutturale che risponda con le azioni più opportune agli obiettivi
del RAV.

L’INDIRE

Con il D.P.R. 419/1974 viene istituita la BDP (Biblioteca di documentazione pedagogica), che con il
D.Lgs. 258/199 diviene INDIRE (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca
Educativa). All’INDIRE vengono affidati, oltre i compiti che svolgeva già la BDP, alcuni nuovi compiti
come il sostegno alle scuole per la gestione dell’autonomia e dei programmi dell’Unione europea o
l’aggiornamento continuo della piattaforma per i docenti neoassunti, aiutandoli così nel corretto uso
degli strumenti online dedicati alla scuola.

Le funzioni del “Corpo ispettivo”

Nel procedimento di valutazione esterna delle scuole sono predisposte visite di nuclei di valutazione
costituiti da un dirigente tecnico e da due esperti scelti. La 107/2015 ha predisposto attività di
verifica qualora il dirigente scolastico faccia ripetere l’anno di prova al docente (dunque una possibile
visita ispettiva).

7.3 La gestione amministrativo-finanziaria delle istituzioni scolastiche autonome Il dirigente


scolastico è diventato già dal 1997:

- titolare del potere di proposta dei programmi e destinatario delle risorse;


- rappresentante legale dell’Istituto;
- colui che predispone il Programma annuale e la relativa realizzazione;
- colui che sottopone al collegio dei revisori il conto consuntivo e la relazione illustrativa.

L’art. 2 del nuovo Regolamento (129/2018) definisce tutti i principi cui deve ispirarsi la gestione delle
istituzioni scolastiche (efficacia, trasparenza, chiarezza ecc.) e il vincolo delle risorse per lo svolgimento
delle attività di istruzione, formazione e orientamento proprie dell’istituzione scolastica.

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L’anno finanziario delle scuole ha inizio il 1° gennaio e termina il 31 dicembre, il che comporta
disallineamento fra anno scolastico ed anno finanziario.

Il programma annuale

Il Programma annuale è predisposto dal dirigente scolastico, cui spetta anche la responsabilità della
sua realizzazione, insieme con il d.s.g.a.; il Programma può essere però approvato solo dal Consiglio di
Istituto (entro il 30 novembre dell’anno precedente di riferimento). Entro la stessa data sia il
Programma che la relazione illustrativa (contenente gli obiettivi da realizzare in base alle previsioni
del PTOF) devono essere presentati ai revisori dei conti ed entro il 31 dicembre il consiglio deve
procedere con l’approvazione. Se questo non avviene, l’Ufficio scolastico regionale nomina un
commissario ad acta che provvede ad approvare il Piano entro i 15 giorni dalla nomina. Due sono le
sezioni che compongono il Programma: una parte specifica le entrate, aggregate per fonte, ed una le
spese, aggregate per finalità. Ad ogni spesa è allegata una Scheda illustrativa finanziaria di Progetto.

C’è sempre un responsabile di Progetto scelto dal dirigente scolastico che si deve occupare di
predisporre un documento chiamato “scheda di Progetto” con tutte le indicazioni utili al d.s.g.a. per la
redazione della Scheda illustrativa finanziaria.

Il conto consuntivo

Il conto consuntivo (predisposto dal d.s.g.a. entro il 15 marzo dell’esercizio successivo a cui si riferisce)
si compone di due parti:

- Il conto finanziario che comprende le entrate (accertate, riscosse e da riscuotere) e le spese


(impegnate, pagate e rimaste da pagare) rappresenta lo strumento per misurare il grado di
realizzazione degli obiettivi;
- Il conto del patrimonio indica la consistenza degli elementi patrimoniali attivi e passivi
all’inizio e al termine dell’esercizio. Questo tipo di conto permette di rilevare la redditività del
patrimonio stesso.

7.4 L’attività negoziale (o autonomia gestionale)

Le istituzioni scolastiche hanno piena autonomia gestionale, pertanto possono stipulare contratti e
convenzioni o costruire/partecipare a consorzi. Al dirigente scolastico spetta la rappresentanza legale, che
può però decidere di delegare le singole attività negoziali al d.s.g.a. o ad uno dei suoi collaboratori. Ci sono
poi varie competenze del Consiglio d’Istituto nell’attività negoziale: ci sono materie su cui il consiglio
delibera direttamente e altre su cui il consiglio si limita a deliberare criteri e limiti per lo svolgimento
dell’attività negoziale da parte del dirigente scolastico (che saranno illustrate in maniera più approfondita
nel prossimo capitolo). L’istituzione scolastica procede all’affidamento di lavori, forniture e servizi secondo
le modalità indicate dalla tabella del Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 50/2016). Questo codice
specifica che per ogni singola procedura di affidamento di un appalto o concessione nella scuola il dirigente
scolastico deve nominare un Responsabile Unico del Procedimento (RUP), che può anche essere il dirigente
stesso.

I revisori dei conti e i loro compiti → 129/2018

I revisori dei conti sono due e rappresentano uno il MIUR l’altro il MEF. L’incarico di revisore dei
conti ha durata triennale ed è rinnovabile una sola volta: essi si occupano delle attività di controllo di
legittimità e regolarità amministrativa e contabile oltre a sostenere le scuole secondo il principio di
leale collaborazione.

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8. La comunità scolastica come luogo della partecipazione: gli organi


collegiali d’istituto

Fino agli anni ’60 genitori e studenti non avevano ruoli istituzionali. Una svolta epocale fu segnata in tal
senso dai “decreti delegati” per antonomasia: 416, 417, 419 e 420/1974. I decreti istituirono nuovi
organi collegiali di istituto, finalizzati a realizzare la partecipazione nella gestione della scuola.
Nonostante il radicale mutamento della temperie culturale dagli anni ’70 ai nostri giorni, gli organi
collegiali sono ancora parte essenziale del sistema scolastico e hanno sostanzialmente conservato le stesse
caratteristiche e funzioni delle origini. L’unica riforma portata a termine tra i vari tentativi è attuata tramite
il D.Lgs. 233/1999, che istituì gli organi collegiali territoriali della scuola: il Consiglio superiore della
pubblica istruzione (a livello centrale), i Consigli regionali dell’istruzione e i Consigli scolastici locali.

8.1 Gli organi collegiali delle istituzioni scolastiche e il loro funzionamento

Le competenze degli organi collegiali sono oggi ricavate dal Testo Unico, in cui sono state novellate le
disposizioni dei decreti delegati del 1974.

LE ELEZIONI SCOLASTICHE → O.M. 215/1999

Gli organi collegiali interessati dalle elezioni sono:

- il consiglio di circolo o di istituto per tutte le componenti (genitori e/o studenti, docenti e
personale non docente);
- i consigli di intersezione, di interclasse e di classe per la componente genitori;
- il comitato per la valutazione dei docenti.

L’unico organo non interessato dalle elezioni scolastiche è il collegio docenti, essendo costituito dalla
totalità dei docenti in servizio. L’indizione delle elezioni è in mano al dirigente; per l’esercizio
dell’elettorato non è necessaria la cittadinanza italiana.

LE REGOLE DI FUNZIONAMENTO DEGLI ORGANI COLLEGIALI → C.M. 105/1975

La suddetta C.M. fornisce un “Regolamento tipo” che è prescrittivo nel caso in cui la scuola non abbia un
autonomo regolamento. Il funzionamento degli organi collegiali è stabilito in una apposita sezione del
regolamento d’istituto.

CONVOCAZIONE E VALIDITÀ DELLA SEDUTA

La convocazione degli organi è disposta dal presidente con un preavviso non inferiore a 5 giorni, tramite
una lettera agli interessati (che riporta l’ordine del giorno) che è affissa all’albo e firmata dal presidente
stesso; in caso di urgenza i tempi possono essere più brevi. La riunione è ritenuta valida se è presente
almeno la metà dei membri più uno.

DISCUSSIONE E DELIBERA DEI PUNTI ALL’O.D.G.

I punti all’o.d.g. sono messi in discussione dal presidente secondo l’ordine stabilito nella convocazione (che
può tuttavia essere modificato a maggioranza). Di norma, l’organo collegiale delibera solo sugli argomenti
all’o.d.g., ma se il regolamento d’istituto lo prevede ad inizio seduta possono essere inseriti altri punti. Una
volta conclusa la discussione il presidente pone ai voti la proposta di delibera.

Le votazioni si effettuano: per alzata di mano, per appello nominale o per scrutinio segreto (quando si fa
questione di persone). Nelle votazioni palesi in caso di parità prevale il voto del presidente.

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VERBALIZZAZIONE DELLA SEDUTA

Per ogni seduta è redatto un verbale dal segretario designato, su un registro di pagine numerate e
vidimate dal dirigente scolastico. In apertura si indicano gli elementi formali della seduta e l’ordine del
giorno, cui normalmente seguono in forma sintetica le opinioni e posizioni emerse dalla discussione (su
richiesta anche dichiarazioni letterali). Per ogni votazione si indicano il numero dei votanti, dei voti
favorevoli e dei voti contrari; si indica inoltre la modalità di votazione. La verbalizzazione è contestuale
allo svolgimento della seduta e va approvata allo scioglimento della stessa. Il verbale dev’essere firmato dal
presidente e dal segretario.

8.2 Il consiglio d’istituto

Il consiglio di circolo (nelle scuole primarie) o di istituto (nelle scuole secondarie) fu voluto come organo di
indirizzo e regolamentazione della scuola e come luogo di formazione della volontà dell’istituzione
scolastica collettiva. Il consiglio d’istituto esercita le funzioni di indirizzo politico-amministrativo.

Composizione ed elezione

Il consiglio è composto dai rappresentanti:

• dei genitori degli alunni;


• del personale docente e non docente;
• degli studenti (nella scuola secondaria di secondo grado).

Il dirigente ne è membro di diritto. Nelle scuole con popolazione scolastica fino a 500 alunni il
consiglio è composto da 14 membri (6 genitori, 6 docenti, 1 non docente e il capo d’istituto), nelle
scuole con popolazione superiore ai 500 alunni è composto da 19 membri (8 genitori, 8 docenti, 2 non
docenti e il capo d’istituto). Nelle secondarie di secondo grado il numero dei rappresentanti dei genitori
è dimezzato per consentire la partecipazione di altrettanti rappresentanti degli studenti. Le
rappresentanze elette hanno una durata di tre anni, ma la componente studentesca è rinnovata
annualmente.

Elezione del presidente del consiglio d’istituto

Il primo punto all’o.d.g. del neoeletto consiglio è l’elezione del presidente (per la quale è richiesta la
maggioranza assoluta dei componenti; se tuttavia il quorum non viene raggiunto alla prima votazione
le successive prevedono la maggioranza relativa). Il regolamento d’istituto può prevedere anche
l’elezione di un vicepresidente; nel caso in cui sia il presidente sia il vicepresidente siano assenti, le loro
attribuzioni sono esercitate dal consigliere genitore più anziano.

Decadenza e surroga

La decadenza di un membro si verifica in due ipotesi:

- in caso di perdita dei requisiti (per i genitori dal momento in cui il figlio conclude il suo ciclo di
studi, per il personale scolastico in caso di trasferimento o cessazione dal servizio);
- in caso di assenza ingiustificata da tre sedute consecutive.

In questi casi il dirigente provvede alla surroga con altro membro della stessa componente e della
stessa lista di colui che è decaduto. I consigli d’istituto possono funzionare anche se privi di alcuni
membri, purché quelli in carica non siano inferiori a tre.

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La giunta esecutiva del consiglio d’istituto

La giunta esecutiva è eletta tra i componenti del consiglio ed è composta da: un docente, un non
docente e due genitori (nella secondaria di secondo grado un genitore e uno studente). Ne fa parte di
diritto anche il dirigente scolastico, che la presiede, e il d.s.g.a., che svolge le funzioni di segretario.

La giunta esecutiva predispone il bilancio preventivo e il conto consuntivo; prepara i lavori del
consiglio di circolo o istituto e cura l’esecuzione delle relative delibere. Nella fase di elaborazione del
Programma annuale (bilancio preventivo) propone al consiglio d’istituto il documento predisposto
dal dirigente scolastico.

Competenze e funzioni del consiglio d’istituto

Il consiglio d’istituto è l’interlocutore del collegio dei docenti all’interno dell’istituto, poiché delibera
sulle proposte del collegio in merito alla programmazione educativa e didattica e al piano
dell’offerta formativa.

Esso ha potere deliberante nei seguenti settori:

• l’approvazione del PTOF;


• l’organizzazione e la programmazione della vita della scuola;
• la materia finanziaria (in merito alla quale gli studenti di minore età membri del consiglio non
hanno voto deliberativo);
• la materia regolamentare (con particolare riferimento agli artt. 2047 e 2048 del Codice civile).

L’esecuzione delle delibere del consiglio di istituto compete al dirigente scolastico.

La richiesta alle famiglie di contributi per la scuola

L’ampliamento dell’attività formativa prevede normalmente attività didattiche aggiuntive la cui


copertura non rientra nei fondi disponibili assegnati alla scuola, motivo per cui è legittima la richiesta
da parte del consiglio di istituto di contributi a carico delle famiglie per la fruizione di dette attività
extracurricolari. Per quanto riguarda il contributo forfetario che può essere richiesto alle famiglie al
momento dell’iscrizione ad inizio anno, esso può essere richiesto esclusivamente nella forma di
contribuzione volontaria (come rimarcato dalle note ministeriali 312/2012 e 593/2013). Con
l’autonomia e il riconoscimento della personalità giuridica alle istituzioni scolastiche, il consiglio ha
inoltre ottenuto facoltà di determinare le forme di autofinanziamento.

I contratti di prestazione d’opera per l’ampliamento dell’offerta formativa

I progetti per l’ampliamento dell’offerta formativa possono comportare la stipula di contratti di


prestazioni d’opera: i contraenti possono essere docenti o non docenti dell’istituto stesso o di altri
istituti, nel qual caso le tariffe sono stabilite dal CCNL, oppure anche esperti esterni, associazioni o
enti pubblici o privati. In questo secondo caso occorre che il consiglio d’istituto deliberi i criteri di
individuazione e di retribuzione: per questi ultimi si consiglia di tenere come tetto massimo la
retribuzione dei docenti per le attività degli alunni e la retribuzione dei formatori nel caso dei corsi di
formazione del personale.

8.3 La potestà regolamentare del consiglio d’istituto → art. 10 del T.U.

Le ragioni della regolamentazione della scuola stanno nella funzione educativa nei confronti degli
studenti e nella tutela della loro incolumità; essa compete al consiglio d’istituto. Tutta la
documentazione regolamentare dev’essere pubblicata sul sito della scuola.

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Il regolamento d’istituto per la vigilanza sugli alunni

Norma il complesso delle attività della scuola allo scopo di utilizzarne al meglio tutte le risorse e di
permettere un ordinato rapporto tra personale interno ed utenza, garantendo inoltre sicurezza a coloro
che soggiornano nell’edificio. Il consiglio d’istituto è tenuto, su iniziativa del dirigente scolastico, a
deliberare un regolamento dettagliato e previdente, viste le gravi responsabilità che fanno capo al
personale scolastico per la vigilanza sugli alunni (art. 2048 cod. civ.). Il regolamento può avere
articolazioni diverse in base ai luoghi scolastici (ad es. palestre o laboratori che esigono soluzioni
differenti di vigilanza); inoltre il bisogno di vigilanza è di norma inversamente proporzionale all’età
degli alunni (ma all’interno della stessa fascia d’età studenti portatori di handicap o con devianze
comportamentali richiedono un diverso grado di vigilanza). Di seguito i presupposti giuridici generali
per l’elaborazione del regolamento:

- responsabilità dei fatti per colpa presunta del personale scolastico rispetto ai fatti illeciti compiuti
dagli alunni nel tempo di affidamento all’istituzione scolastica;
- responsabilità per colpa presunta del personale scolastico rispetto ai danni che l’alunno può
provocare a se stesso;
- specificità degli obblighi del personale docente e non docente di vigilanza sui minori affidati;
- obbligo di continuità nella vigilanza fino al subentro dei genitori o loro delegati e nullità delle c.d.
“clausole liberatorie”.

Riguardo l’ultimo punto, la legge 172/2017 prevede che i genitori dei minori di 14 anni possano
autorizzare l’uscita autonoma dei figli al termine dell’orario di lezione; un’autorizzazione simile può
essere rilasciata anche al Comune gestore del trasporto scolastico per quanto riguarda la salita/discesa
dal mezzo e il tempo di attesa alla fermata.

Il regolamento d’istituto per attività e progetti, visite e viaggi di istruzione

La C.M. 291/1992 stabilisce le modalità di individuazione dei criteri per l’effettuazione di visite e
viaggi di istruzione; nonostante essa non sia più vincolante a seguito dell’autonomia scolastica rimane
comunque un punto di riferimento.

Il regolamento d’istituto per la formazione delle classi, l’assegnazione ad esse dei


docenti, l’orario delle lezioni

Il consiglio d’istituto indica i criteri generali in materia di formazione delle classi e di assegnazione
ad esse dei docenti, criteri in base ai quali il collegio docenti formula le proposte da sottoporre al capo
d’istituto, al quale compete l’adozione dei provvedimenti conclusivi. Il consiglio stabilisce anche,
qualora le richieste di iscrizione eccedano il numero di posti disponibili, i criteri di priorità per
l’accettazione delle stesse e i criteri per formare le eventuali liste d’attesa.

La delibera sul calendario scolastico → art. 74 del T.U. e D.Lgs. 112/1998

In base a quanto stabilito dal T.U.:

- l’a.s. inizia il 1° settembre e termina il 31 agosto;


- le attività didattiche e di aggiornamento si svolgono tra il 1° settembre e il 30 giugno (con la
possibilità di deroga per gli esami di maturità nel mese di luglio);
- le lezioni devono avere svolgimento per almeno 200 giorni.

In base a quanto stabilito dal D.Lgs. 112/1998, alle Regioni compete la determinazione del
calendario scolastico. Infine, l’adattamento “alle specifiche esigenze ambientali” è deliberato dal

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consiglio d’istituto e tiene conto delle ricorrenze delle tradizioni locali (ma si ricorda che la festività
del Santo Patrono è già considerata festività), di particolari attività economiche ecc.

Il patto educativo di corresponsabilità

Lo Statuto delle studentesse e degli studenti stabilisce diritti e doveri degli studenti, nonché i criteri
per la regolamentazione della disciplina nella secondaria. Il Patto educativo di corresponsabilità
(introdotto con il D.P.R. 235/2007) consiste in una sorta di contratto sottoscritto da genitori ed
alunni al momento dell’iscrizione, il cui fine è quello di definire i diritti e i doveri nei rapporti tra
scuola, famiglie e studenti.

La prevenzione del bullismo e del cyberbullismo

Nell’aprile 2015 sono state emanate le “Linee di orientamento per azioni di prevenzione e di contrasto al
bullismo e al cyberbullismo” con la nota MIUR 2519/2015 (documento disponibile al link:
https://www.istruzione.it/allegati/2015/2015_04_13_16_39_29.pdf).

Il regolamento di disciplina per gli studenti della secondaria

In base allo Statuto delle studentesse e degli studenti il consiglio d’istituto è chiamato ad adottare il
regolamento di disciplina per individuare:

- i comportamenti che configurano mancanze disciplinari e le sanzioni relative;


- gli organi addetti all’irrogazione di tali sanzioni (il consiglio di classe fino a 15 giorni, il
consiglio d’istituto sopra i 15 giorni; al consiglio d’istituto competono anche le sanzioni che
implicano la non ammissione all’esame di Stato o allo scrutinio finale);
- il procedimento attraverso cui irrogare le suddette;
- la composizione e le modalità di funzionamento dell’organo interno di garanzia.

La responsabilità disciplinare è personale. Con lo studente incolpato occorre instaurare il


contraddittorio e l’irrogazione delle sanzioni deve seguire uno specifico iter: contestazione scritta,
audizione a difesa dello studente incolpato, sanzione motivata.

Il ricorso all’organo interno di garanzia → D.P.R. 249/1998

L’organo interno di garanzia è l’organo al quale lo studente maggiorenne o i suoi genitori possono
presentare ricorso (di primo grado); sul reclamo di secondo grado delibera invece l’USR. L’organo
interno decide entro dieci giorni dal ricevimento del ricorso; esso è così composto, sulla base del D.P.R.
235/2007:

- da un docente scelto dal consiglio di istituto;


- da un rappresentante eletto dagli studenti e uno eletto dai genitori (nella secondaria di secondo
grado) o da due rappresentanti dei genitori (nella secondaria di primo grado);
- dal dirigente scolastico che lo presiede.
Pubblicità delle sedute e degli atti

Alle sedute del consiglio di istituto possono assistere tutti gli elettori delle varie componenti
rappresentate nel consiglio. Gli atti del consiglio devono essere affissi all’albo così come stabilito
dall’art. 43 del T.U. entro il termine di 8 giorni e per una durata di almeno 10 giorni (ad esclusione di
atti e deliberazioni concernenti singoli). Il D.Lgs. 33/2013 ha in seguito stabilito che tutte le
pubbliche amministrazioni siano soggette all’obbligo di pubblicazione di tutte le informazioni sul
proprio sito web per assicurare l’accessibilità totale delle stesse. La legge 107/2015 ha infine istituito il

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Portale unico della scuola, sul quale ogni scuola è tenuta a pubblicare i dati relativi ai bilanci delle
scuole, ai PTOF, ai materiali didattici ecc.

8.4 Il collegio docenti

È composto da tutti gli insegnanti in servizio alla data di convocazione (di ruolo e non di ruolo) ed è un
organo collegiale annuale, che si rinnova ad ogni inizio di anno scolastico. È convocato e presieduto dal
dirigente scolastico, che al suo interno è primus inter pares (da cui deriva la sua possibilità di esercitare il
voto e la prevalenza dello stesso in caso di parità in una votazione a scrutinio palese).

La convocazione del collegio è obbligatoria:

- all’inizio di ogni anno scolastico;


- almeno una volta per trimestre/quadrimestre;
- nel caso in cui la richiesta sia avanzata da almeno un terzo dei docenti.
Le funzioni

Il collegio docenti ha potere deliberante in una serie di materie, proponente in altre ed è corpo
elettorale in via residuale. Delibera in merito alle seguenti materie:

• funzionamento didattico dell’istituto (in particolare per quanto riguarda la programmazione


educativa e didattica);
• valutazione periodica dell’andamento complessivo dell’azione didattica;
• adozione dei libri di testo;
• promozione di iniziative di formazione per gli insegnanti;
• promozione di iniziative di sperimentazione;
• programmazione e attuazione di iniziative per il sostegno di alunni disabili o con DSA, di
integrazione degli alunni stranieri e di recupero di studenti in difficoltà.

Ha invece potere di formulare proposte al dirigente scolastico in merito alle seguenti materie (tenendo
conto di quanto deliberato dal consiglio d’istituto):

• formazione e composizione delle classi;


• assegnazione ad esse dei docenti;
• formulazione dell’orario delle lezioni.

È infine corpo elettorale quando elegge i due membri per il comitato di valutazione. L’azione del
collegio docenti è legata a quella del consiglio d’istituto: un esempio significativo di collaborazione tra i
due organi è la costruzione del PTOF, elaborato dal collegio docenti ma deliberato dal consiglio
d’istituto.

8.5 I consigli di intersezione, di interclasse e di classe

Con i termini consigli di intersezione (per la scuola dell’infanzia), consigli di interclasse (per la scuola
primaria) e consigli di classe (per la secondaria) si intendono le riunioni degli insegnanti che li compongono
cui si uniscono, in alcuni momenti dell’anno, rappresentanti dei genitori e degli studenti.

Composizione e funzioni dei consigli con soli docenti

Durante le riunioni che prevedono la sola presenza dei docenti gli insegnanti svolgono “le competenze
relative alla realizzazione del coordinamento didattico e dei rapporti interdisciplinari”. Compete loro,
naturalmente, anche la valutazione periodica e finale degli studenti.

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Composizione e funzioni dei consigli con la presenza dei rappresentanti

I consigli sono così costituiti secondo i diversi ordini:

- Scuola dell’infanzia: docenti delle sezioni di uno stesso plesso e un genitore per sezione;
- Scuola primaria: docenti di gruppi di classi parallele o dello stesso ciclo o dello stesso plesso e un
genitore per ogni classe;
- Scuola secondaria di primo grado: docenti di ogni singola classe e quattro genitori della classe
stessa;
- Scuola secondaria di secondo grado: docenti di ogni singola classe, due genitori e due studenti per
classe.

Essi hanno il compito di formulare al collegio docenti proposte in merito all’azione educativa e
didattica e di agevolare i rapporti tra scuola, genitori ed alunni. Approvano inoltre il piano annuale di
visite e viaggi di istruzione, esprimono un parere sull’adozione dei libri di testo e verificano
l’andamento dell’attività didattica nelle classi di competenza. Nella secondaria irrogano sanzioni
disciplinari fino a 15 giorni.

Il comitato dei genitori e il comitato degli studenti

Il comitato dei genitori è composto da tutti i rappresentanti dei genitori eletti nei consigli di
intersezione, di interclasse e di classe: è un organo collegiale con funzione consultiva. Il comitato degli
studenti è composto da tutti i rappresentanti degli studenti eletti per ogni classe: la sua funzione è
esprimere proposte al consiglio d’istituto. In seguito al D.P.R. 567/1996 esso può proporre e attuare
“iniziative complementari e attività integrative”: in tal caso è necessario che si organizzi in un gruppo di
gestione coordinato da uno studente maggiorenne e che si dia un regolamento.

8.6 Il comitato per la valutazione dei docenti → novellato dalla 107/2015

Si riportano di seguito le principali modifiche apportate rispetto all’art. 11 del T.U.:

- Il Comitato di valutazione è un organo del consiglio di istituto, eletto dai consiglieri stessi con
l’eccezione di 2 docenti eletti dal collegio e 1 componente esterno scelto dall’USR tra
docenti, dirigenti scolastici e dirigenti tecnici;
- esso è composto da 6 membri, di cui 3 docenti, 2 rappresentanti dei genitori (o 1 dei genitori
e 1 degli studenti nel caso delle superiori) e 1 componente esterno individuato dall’USR;
- la carica dura un triennio.

Il comitato è ancora presieduto dal dirigente scolastico. Esso ha la funzione di stabilire i criteri per la
valorizzazione dei docenti in base:

• alla qualità dell’insegnamento e al contributo al miglioramento dell’istituzione scolastica, nonché al


successo formativo e scolastico degli alunni;
• ai risultati ottenuti dal docente in relazione al potenziamento delle competenze degli studenti e
dell’innovazione didattica e metodologica, nonché alla collaborazione alla ricerca didattica;
• alle responsabilità assunte nel coordinamento organizzativo e didattico e nella formazione del
personale.

Il dirigente scolastico individua a fine anno i docenti meritevoli del bonus, attenendosi ai criteri indicati dal
comitato di valutazione e ai criteri generali stabiliti in sede di contrattazione (così come stabilito dal CCNL
2018).

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La forma speciale del comitato in sede di valutazione dell’anno di prova

In occasione della valutazione dell’anno di prova il comitato prevede una speciale composizione che
esclude i rappresentati dei genitori e degli studenti. Esso è composto:

- dal dirigente scolastico;


- da tre docenti (due eletti dal collegio docenti e uno dal consiglio d’istituto);
- il docente tutor dell’insegnante in esame.

8.7 Le assemblee dei genitori e degli studenti

Dagli anni ’80 l’entusiasmo per la partecipazione alla vita scolastica da parte delle famiglie è andata
scemando, portando ad un’evoluzione della concezione della famiglia da co-protagonista a utente-
cliente, che implica una posizione passiva da parte dei genitori: l’utente-cliente usufruisce infatti del
servizio, senza tuttavia partecipare al miglioramento dello stesso e pretendendone allo stesso tempo
standard di qualità che non partecipa a costruire. In questo clima culturale le assemblee dei genitori hanno
perso di efficacia.

Anche per gli studenti, come per i genitori, è data la possibilità di riunirsi in assemblee: l’assemblea
d’istituto può essere convocata una volta al mese per l’intera durata di una giornata di lezioni; anche
l’assemblea di classe può essere indetta una volta al mese, con il limite di due ore, ad eccezione dell’ultimo
mese di lezioni.

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9. L’insegnante: stato giuridico e profilo contrattuale


Lo stato giuridico di una categoria di soggetti di diritto pubblico ne esprime la posizione sia in rapporto alla
pubblica amministrazione che alla comunità; esso è inoltre il presupposto necessario per l’applicazione di
alcune norme.

9.1 Lo stato giuridico degli insegnanti

Dopo varie rivendicazioni negli anni Sessanta, gli scontri e le pressioni giovanili, si iniziò a dare forma allo
stato giuridico dei docenti. Con la legge 477/1973 fu conferita “Delega al Governo per l’emanazione di
norme sullo stato giuridico del personale direttivo, ispettivo, docente e non docente della scuola…” e si ebbero
ulteriori passi in avanti con l’attuazione delle deleghe tramite i già citati “decreti delegati”.

La libertà di insegnamento → T.U. e art. 33 della Costituzione

L’art. 1 del T.U. proclama il principio di libertà di insegnamento, in modo da garantire al docente
libertà contro ogni costrizione o condizionamenti da parte di poteri terzi. Il principio è presente anche
nell’art. 33 della Costituzione (l’esercizio di questa libertà è collegata a tutta una serie di diritti che
fanno capo ad altri soggetti).

Il diritto all’istruzione → T.U. e art. 34 della Costituzione

Il secondo dei diritti tutelati dal T.U. nell’art. 2 è invece il diritto allo studio, ovvero il diritto di
accedere al sistema scolastico, ed è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico
e sociale che limitano questa libertà (art. 34 della Costituzione: “La scuola è aperta a tutti (…)”). Di
conseguenza:

- “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e i
gradi” (art. 33, comma 2);
- “L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita” (art. 34, comma 2);
- “I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli
studi…” (ibidem).

Tutti questi principi sono stati poi posti a fondamento dell’autonomia scolastica attraverso il
Regolamento dell’autonomia scolastica.

La libertà di scelta educativa delle famiglie → art. 30 della Costituzione

Il terzo dei diritti costituzionalmente tutelati è la libertà di scelta educativa delle famiglie (art. 30
della Costituzione) e solo la legge può disporre interventi sostitutivi rispetto la famiglia. Ne consegue
che il compito dello Stato è semplicemente di mettere in condizione le famiglie di educare i figli, che la
scuola ha come compito primario di elaborare e attuare la proposta didattica e che la famiglia è
interlocutrice continua della scuola.

Libertà della scuola e libertà nella scuola → artt. 3, 31 e 33 della Costituzione

La libertà della scuola (artt. 3 e 33 della Costituzione) attiene alla scelta della scuola che deve
garantire l’uguaglianza di trattamento. La libertà nella scuola (art. 31) attiene invece al rispetto della
coscienza morale e civile degli alunni.

Ricordiamo che è in primo luogo il dirigente scolastico che dentro la scuola si deve adoperare per la
tutela dei diritti costituzionali (definiti nel D.Lgs. 165/2001, poi richiamati anche nel CCNL 2006).

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La funzione docente

L’art. 395 del T.U. delinea le principali attività proprie del docente:

- la trasmissione della cultura;


- il contributo al progredire della stessa;
- l’impulso alla partecipazione dei giovani a tale processo e alla formazione umana e critica
della loro personalità.

Il docente deve ovviamente conoscere, oltre che i contenuti della propria disciplina, anche le
metodologie idonee ad insegnarla. La trasmissione richiede sempre infatti l’innovazione e la
personalizzazione dei percorsi di apprendimento. Emerge nei tre punti appena elencati anche il nesso
fondamentale tra educazione e democrazia, nel quale la democrazia pone al centro la persona e i suoi
valori. Questo significa che l’educando deve muoversi attivamente verso tutte le direzioni: affettive,
operative, creative, etiche ecc.

LA FORMAZIONE UNIVERSITARIA DEI DOCENTI DELLA SCUOLA


DELL’INFANZIA E DELLA SCUOLA PRIMARIA

Ripercorriamo brevemente la storia della formazione degli insegnanti:

➢ legge Casati (art. 357 sgg.): per i maestri era prevista una “scuola normale” di durata di tre
anni;
➢ la Riforma Gentile (R.D. 1054/1923): istituì l’istituto magistrale per la formazione dei maestri;
➢ D.L. 341/1990: il titolo di laurea diviene necessario ai fini dell’ammissione ai concorsi per
l’insegnamento nella materna e nelle elementari;
➢ D.M. 249/2010: fu emanato un Regolamento per la formazione iniziale degli insegnanti della
scuola dell’infanzia, della primaria e della secondaria di primo e secondo grado. L’art. 3 di tale
decreto, chiamato “Percorsi formativi”, stabilisce i seguenti percorsi formativi:
1. per la scuola dell’infanzia e della primaria un corso di laurea magistrale quinquennale,
comprensivo di tirocinio da avviare a partire dal secondo anno di corso;
2. per la scuola secondaria di primo e secondo grado un corso di laurea magistrale
biennale ed un successivo anno di tirocinio formativo attivo.

All’interno di questi percorsi formativi è obbligatorio: il livello B2 di lingua inglese, competenze digitali
come da raccomandazione del Parlamento europeo (2018) e competenze didattiche atte a favorire
l’integrazione di alunni con disabilità.

9.2 Le nuove regole per accedere all’insegnamento nella scuola secondaria

Con la legge 107/2015 si richiedevano un riordino ed una semplificazione per l’accesso all’insegnamento
nella scuola secondaria; con il D.Lgs. 59/2017 venne poi strutturato e proposto un percorso FIT di tre
anni di formazione, tirocinio e inserimento. Con l’entrata in vigore della legge 145/2018 venne in seguito
abolito il percorso FIT e si ritornò ad un “percorso annuale di formazione iniziale e prova”. Le tappe previste
dalla legge sono le seguenti:

- superamento del concorso pubblico nazionale;


- percorso annuo di formazione iniziale e prova;
- a seguito di una valutazione positiva c’è l’immissione in ruolo presso l’istituzione scolastica sede
dell’anno di formazione iniziale e prova;
- obbligo di permanenza nella stessa scuola per almeno altri 4 anni.

Per l’accesso al concorso per i posti comuni sono previsti i seguenti requisiti (disgiunti):

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1. Possesso dell’abilitazione specifica su una classe di concorso;


2. Possesso congiunto di laurea (magistrale o a ciclo unico, oppure diploma dell’AFAM)
coerente con le classi di concorso vigenti, unitamente ai 24 CFU conseguiti nelle discipline
antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie didattiche (minimo 6 CFU in ogni ambito).

Per l’accesso al concorso per i posti di sostegno sono previsti i seguenti requisiti (congiunti):

1. Possesso dei requisiti citati per i posti comuni;


2. Titolo di specializzazione sul sostegno.

Per l’accesso al concorso per i posti di insegnante tecnico-pratico sono previsti i seguenti requisiti
(disgiunti):

1. Possesso dell’abilitazione specifica sulla classe di concorso;


2. Possesso congiunto di laurea/diploma AFAM di primo livello o titolo equipollente unitamente ai
24 CFU.

Per gli insegnanti tecnico-pratici i requisiti della laurea e dei 24 CFU saranno richiesti per la partecipazione
ai bandi successivamente all’a.s. 2024/25.

Le prove d’esame

Per i posti comuni sono previste tre prove d’esame, delle quali due, a carattere nazionale, sono scritte e
una è orale. La prima prova ha l’obiettivo di valutare il grado di conoscenze e competenze del
candidato sulle discipline afferenti alle classi di concorso (per le classi di concorso in lingue e culture
straniere la prova va svolta nella lingua prescelta); la seconda prova valuta le conoscenze antropo-
psico-pedagogiche e metodologiche. Le prime due prove sono superate se si raggiunge un punteggio di
sette decimi. Durante l’orale vengono valutate le competenze e le conoscenze del candidato in tutte le
discipline facenti parte della classe di concorso, il livello di lingua straniera europea (almeno B2 del
QCER) e il possesso di abilità informatiche di base. Viene poi stilata una graduatoria di merito per
ciascuna delle tipologie di posti.

IL PARTICOLARE PROFILO DEI DOCENTI DI RELIGIONE CATTOLICA

L’insegnamento della religione cattolica (IRC), impartito nel quadro delle finalità della scuola, ha dignità
formativa e culturale pari a tutte le altre materie. L’insegnamento è disciplinato:

- dall’accordo tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede, con relativo Protocollo addizionale,
ratificato con la legge 121/1985;
- dalle intese previste da predetto Protocollo.

Gli insegnanti devono inoltre essere riconosciuti idonei dalle autorità ecclesiastiche.

L’approvazione della legge 186/2003 sulle “Norme sullo stato giuridico degli insegnanti di religione cattolica
(…)” suscitò varie polemiche soprattutto sull’ammissione di ruolo dei docenti di IRC, in quanto lo Stato
riconosceva come titolo per l’assunzione l’approvazione del foro ecclesiastico e si impegnava oltretutto a
garantire il pari trattamento con gli altri dipendenti pubblici.

GLI INSEGNANTI TECNICO-PRATICI (I.T.P.)

Nelle scuole del secondo ciclo è presente la figura professionale dell’insegnante tecnico-pratico (I.T.P.), al
quale spetta il compito di organizzazione e sviluppo di tutte le attività d’insegnamento che attengono
all’area del saper fare e del saper agire. A seguito della legge 124/1999 sono stati equiparati ai docenti

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(ne consegue che possono far parte della Commissione negli esami di Stato). Requisito per accedere al ruolo
è il diploma di scuola superiore.

9.3 Il periodo di prova del personale docente → art. 438 del T.U.

Il servizio deve essere di almeno 180 giorni, di cui 120 per attività didattiche: il servizio va prestato sulla
cattedra o sul posto per il quale la nomina è stata conseguita. Nei 120 giorni sono compresi sia i giorni
effettivi di insegnamento sia i giorni impegnati per ogni altra attività, tra cui anche quelle valutative,
progettuali, formative e collegiali. Gli obiettivi e le modalità di valutazione del personale docente ed
educativo sono esplicate con il decreto ministeriale 850/2015 (disposizioni applicative della legge
107/2015).

L’anno di prova come percorso assistito di formazione in servizio

La legge 270/1982 stabilì che il docente durante l’anno di prova avesse un percorso assistito che
comprendesse:

- assistenza professionale all’interno della scuola tramite un docente nominato dal capo
d’istituto su designazione del collegio docenti; detto docente tutor oltre che a rilasciare un
parere motivato a fine anno deve svolgere attività di accoglienza, accompagnamento e
tutorato;
- lo svolgimento di un certo numero di ore seminariali esterne;
- la discussione a fine anno con il comitato.

Il docente neoassunto deve rifarsi al PTOF e alla documentazione tecnico-didattica delle classi per la
programmazione del proprio anno. Alla luce delle prime attività viene poi sempre stabilito un “patto per
lo sviluppo professionale” con tutti gli obiettivi da raggiungere nel corso dell’anno.

Il D.M. 850/2015 dispone che le attività formative durante l’anno di prova siano organizzate secondo
4 fasi:

1. incontri propedeutici e di restituzione finale (6 ore);


2. laboratori formativi (12 ore);
3. “peer to peer” e osservazione in classe da parte del tutor (12 ore);
4. formazione online (20 ore).

La valutazione dell’anno di prova

Vengono valutati, attraverso un colloquio tenuto davanti il comitato (tra il 1° di luglio e il 31 agosto) e
attraverso la documentazione prodotta durante l’anno:

- il corretto possesso delle competenze culturali, disciplinari, didattiche e


metodologiche;
- il corretto possesso delle competenze relazionali, organizzative e gestionali;
- osservanza dei doveri connessi al proprio status di dipendente pubblico;
- partecipazione alle attività formative e raggiungimento di tutti gli obiettivi da esse
previste.

Sulla base di questi elementi si conferma o meno il docente in ruolo, con decorrenza dal primo
settembre dell’anno successivo.

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La ripetizione dell’anno di prova

La ripetizione dell’anno di prova può avere una delle seguenti motivazioni:

- le assenze hanno causato la mancata effettuazione dei 180 giorni di effettivo servizio;
- l’anno di prova ha avuto esito negativo.

L’anno di prova può essere prorogato di un solo altro anno: se alla fine del secondo anno il docente non
riceve la nomina è dispensato dal servizio o restituito al ruolo di provenienza.

Con l’entrata in vigore della 145/2018 e l’abolizione degli ambiti territoriali, i docenti sono assegnati
direttamente alle istituzioni scolastiche presso le quali hanno superato il “percorso annuale di formazione
iniziale e di prova”.

Per quanto riguarda l’assegnazione del personale scolastico ai plessi/sedi staccate e alle classi, il
dirigente scolastico si dovrebbe attenere alla procedura contenente nel D.Lgs. 297/1994. Il lavoratore
beneficiario della legge 104/1992 ha diritto a scegliere il posto più vicino al domicilio della persona da
assistere.

DALLA FUNZIONE DOCENTE AL CONTRATTO

Particolare attenzione va attribuita all’art. 3 del CCNL, che rinnova alcuni contenuti della funzione docente
a seguito dell’entrata in vigore dell’autonomia scolastica. L’art. 27 del CCNL 2007, poi confermato nel
CCNL 2018, stabilisce invece il Profilo professionale docente, ovvero tutte le competenze richieste
all’insegnante per l’efficace esercizio delle sue funzioni (anche viste da un punto di vista diacronico, ovvero
capaci di mutare durante l’esperienza). Inoltre viene specificato il ruolo del docente non come monade
astratta dal contesto, ma come vincolato al PTOF della scuola e alla dimensione collegiale
dell’insegnamento.

9.4 L’orario di lavoro dell’insegnante

L’orario di lavoro nel pubblico impiego, generalmente, è quella di 36 ore settimanali. La figura
dell’insegnante è atipica poiché è difficile, se non impossibile, ricondurre il suo orario di lavoro al solo
impegno settimanale di lezione. C’è poi una differenziazione interna molto varia, che dipende dall’età
dell’alunno, dal tipo di scuola e dalla diversa gestione dell’impegno professionale.

L’orario di insegnamento:
- 25 ore settimanali nella scuola dell’infanzia;
- 22 ore settimanali nella scuola primaria, con l’aggiunta di 2 ore da dedicare alla
programmazione didattica, da attuarsi in incontri collegiali dei docenti interessati in tempi
non coincidenti con l’orario delle lezioni;
- 18 ore settimanali nelle scuole e istituti d’istruzione secondaria ed artistica (distribuite
su non meno di 5 giornate settimanali).

La riduzione dell’ora di insegnamento per cause di forza maggiore → art. 28 del CCNL
2007

Seguono le effettive cause di forza maggiori:

1. accertate esigenze sociali degli studenti (insuperabili difficoltà dei trasporti e/o
nell’effettuazione dei doppi turni);
2. competenza dei dirigenti scolastici (sono i dirigenti a formulare l’orario delle lezioni, il
consiglio d’istituto si limita a presentare una proposta).

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I criteri per l’eventuale riduzione delle ore di insegnamento sono i seguenti:

- nei giorni in cui l’orario delle lezioni è contenuto in quattro ore è vietata la riduzione;
- nei giorni in cui l’orario delle lezioni è contenuto in cinque ore, la riduzione può riferirsi
alla prima o all’ultima ora;
- nei giorni in cui l’orario delle lezioni è contenuto in sei ore, la riduzione può riferirsi alla
prima, all’ultima o alla penultima ora;
- nei giorni in cui l’orario delle lezioni è contenuto in sette ore, la riduzione può riferirsi alle
prime due o alle ultime tre ore;
- la riduzione dell’ora non deve in nessun modo superare i 10 minuti;
- la riduzione si deve riferire ad una classe e non può assumere carattere generale per
l’intero istituto;
- nel caso in cui le esigenze di riduzione si riferiscano ad un piccolo numero di persone, può
essere adottato il criterio di autorizzare per il ritardo e/o l’uscita anticipata per gli
interessati.

L’orario di lavoro per le attività non di insegnamento

Ci sono 5 diversi ambiti distinti dall’insegnamento ma che rientrano nelle attività lavorative
dell’insegnante:

1. gli adempimenti individuali per gli studenti (lezioni, esercitazioni, ecc.);


2. le attività di carattere collegiale “fino a 40 ore annue” per le riunioni del Collegio
docenti;
3. le attività di carattere collegiale “fino a 40 ore annue” per consigli di classe, di
interclasse e di intersezione;
4. lo svolgimento degli scrutini e degli esami con tutto ciò che rientra nella stesura di
atti di tipo valutativo;
5. le attività di sicurezza, vigilanza e accoglienza degli alunni.

Il Piano annuale delle attività degli insegnanti → art. 28 del CCNL 2007

Il Piano annuale delle attività degli insegnanti è direttamente collegato al PTOF, ne costituisce la
condizione per la realizzazione e consiste nella programmazione e calendarizzazione di tutte le attività
di lavoro da effettuare nel corso dell’a.s.

9.5 La responsabilità dell’insegnante riguardo la documentazione scolastica

È responsabilità del docente custodire i registri collegati alla vita scolastica degli alunni. Questa
responsabilità è contenuta già nel R.D. 965/1924, art. 41: “Ogni professore deve tenere diligentemente il
giornale di classe (...)”.

I registri informatizzati

I registri informatizzati vedono la luce con la 82/2005, ma l’uso esclusivo dei registri online si ha solo
successivamente con la 135/2012: per le iscrizioni alle scuole di ogni grado, per la comunicazione degli
scrutini intermedi e finali e per la comunicazione di voti, valutazioni, presenze e assenze degli alunni.

I documenti scolastici sono “atti pubblici” → art. 2700 cod. civ.

I docenti hanno grande responsabilità nella redazione dei documenti scolastici perché possono essere
contestati e può essere sempre messa in dubbio la veridicità di quanto affermano. La falsità del
documento può inerire sia la parte materiale che la parte ideologica.

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9.6 Incarichi particolari

I collaboratori del dirigente scolastico

Ridotti a 2 nel CCNL 2002/06 sono portati al 10% secondo la 107/2015. La loro funzione è
strettamente organizzativa e amministrativa, con l’obiettivo di un miglior coordinamento scolastico.

L’esonero e il semiesonero dei collaboratori

In istituzioni scolastiche di grandi dimensioni e particolare complessità il T.U. (art. 459) prevede la
possibilità per il dirigente scolastico di esonerare, in maniera parziale o totale, uno dei collaboratori al
fine di esserne affiancato con modalità più operative. Tale esonero prevede ovviamente una riduzione
delle ore di insegnamento da parte del collaboratore, che può essere delegato ad una serie di compiti
gestionali, inclusa anche l’eventualmente firma di atti di rilevanza esterna. L’esonero è possibile nei
circoli didattici che abbiano almeno 80 classi o nelle scuole medie, negli istituti comprensivi e nelle
scuole secondarie di secondo grado che abbiano almeno 55 classi (per l’esonero totale) o 40 classi (per
l’esonero parziale).

Le funzioni strumentali al piano dell’offerta formativa

Nel CCNL 1999 si introdusse la figura dei docenti incaricati di “funzioni-obiettivo”, figura che nel CCNL
2002/06 subì le seguenti modifiche:

- cambio della denominazione in “funzioni strumentali al piano dell’offerta formativa”;


- superamento della rigidità iniziale con un’apertura verso le esigenze del POF;
- finanziamento da parte del Fondo dell’istituzione scolastica dei docenti prescelti dal
collegio docenti per svolgere queste funzioni (si ricorda che il collegio docenti determina
anche le condizioni necessarie per ricevere l’incarico).

Le Collaborazioni plurime

Nell’art. 35 del CCNL 2007 si precisa che la collaborazione per la realizzazione di specifici progetti è
possibile se il corpo docente ricevente ha delle particolari necessità; tale collaborazione deve essere
autorizzata dal dirigente scolastico.

IL DIRITTO-DOVERE ALL’AGGIORNAMENTO CULTURALE E PROFESSIONALE

La definizione di ciò che sia diritto-dovere in relazione al tema dell’aggiornamento del docente è
specificata per la prima volta nella 419/1974:

• l’adeguamento delle conoscenze allo sviluppo delle scienze per singole discipline e connessioni
interdisciplinari;
• l’approfondimento della preparazione didattica;
• la ricerca e l’innovazione didattico-pedagogica.

Nel CCNL 2007 si inizia a declinare una definizione di diritto-dovere sempre più sganciata da sanzioni o
punizioni. Vengono confermati per gli insegnanti:

• il diritto alla fruizione di 5 giorni nel corso dell’anno scolastico per la partecipazione ad
attività di formazione con l’esonero dal servizio;
• il diritto alla fruizione di 5 giorni e/o l’adattamento dell’orario di lavoro per i docenti
impegnati in qualità di formatori.

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Con l’aggiornamento della legge 107/2015 la formazione degli insegnati viene definita “obbligatoria,
permanente e strutturale”. La legge demanda l’iniziativa ai collegi docenti in coerenza con il PTOF, le priorità
nazionali indicate nel Piano nazionale di formazione e i piani emersi dai piani di miglioramento delle
istituzioni scolastiche. Inoltre la legge ha istituito la Carta elettronica per l’aggiornamento e la formazione
del docente di ruolo (500 euro per ogni a.s.).

LA LIBERTÀ PROFESSIONALE NEL T.U. DELLA SCUOLA → art. 508 del T.U.

L’articolo specifica che l’insegnante può impartire lezioni ad alunni di altri istituti (previa dovuta
comunicazione) e che al personale docente è consentito l’esercizio di libere professioni che non siano di
pregiudizio all’assolvimento di tutte le attività alla funzione docente (con autorizzazione del dirigente
scolastico). La ragione della norma sta nella possibilità aperta al docente di arricchirsi e formarsi in forme
differenti.

9.7 La responsabilità dell’insegnante e della scuola nel codice civile

L’art. 2048 del codice civile prevede che: “Il padre e la madre, o il tutore, sono responsabili del danno cagionato
dal fatto illecito dei figli minori non emancipate o delle persone soggette alla tutela (…) I precettori e coloro che
insegnano un mestiere o un’arte sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi (…)”.

La colpa del precettore o insegnante decade solo se capace di dimostrare di non aver potuto evitare il fatto.
Inoltre egli deve dimostrare in positivo di aver adottato tutte le misure organizzative idonee per evitare il
danno in modo preventivo. L’art. 10 del T.U. ed il CCNL 2006/2009 all’art. 29 sono altre fonti riguardo la
responsabilità del personale scolastico sugli alunni da dover tener presenti. Anche i collaboratori scolastici,
ex-bidelli, in determinate circostanze sono chiamati ad una analoga responsabilità.

Al dirigente scolastico spetta la responsabilità ex art. 2043 del codice civile, e cioè:

- quando non abbia eliminato fonti di pericolo con l’applicazione delle norme per la
sicurezza;
- quando non abbia custodito adeguatamente le attrezzature della scuola;
- quando non abbia adeguatamente regolato i movimenti e la permanenza degli alunni
nelle varie strutture scolastiche;
- quando non abbia disciplinato i turni-docenti nelle classi e l’accesso/vigilanza degli alunni
nei servizi igienici, nella palestra ecc.;
- quando a fine lezioni non abbia provveduto a impartire disposizioni per la vigilanza degli
alunni per tutto il tempo necessario prima del subentro dei loro genitori o incaricati
(presentare il tema di vigilanza all’interno del Regolamento d’istituto è competenza del
consiglio d’Istituto, su iniziativa del dirigente scolastico).

La responsabilità patrimoniale del personale scolastico poggia sull’art. 2740 del codice civile ma il principio
è temperato grazie la legge 312/1980.

La connessa responsabilità dei genitori nell’educazione dei figli → art. 30 della


Costituzione – art. 147 del cod. civ. – art. 2048 cod. civ.

La Corte di Cassazione civile ha elaborato il criterio della culpa in educando, posta anzitutto a carico dei
genitori (in relazione alle regole del vivere comune, al riconoscimento dell’autorità degli adulti ecc..).

La responsabilità disciplinare dell’insegnante

L’esercizio dell’azione disciplinare nel pubblico impiego è obbligatorio in quanto risponde ai principi
costituzionali di buon andamento della P.A. e di legittimità dell’azione normativa (art. 97 della

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Costituzione e CCNL). Allo stato attuale l’insegnante è soggetto alla disciplina generale del pubblico
impiego, quale risulta dal D.Lgs. 165/2001; l’apparato di infrazioni e sanzioni non è invece ancora
disciplinato da un CCNL, bensì dagli articoli 492-501 del T.U. I principi da seguire per l’irrogazione
della sanzione sono 3:

1. principio della proporzionalità tra infrazione e sanzione;


2. principio della gradualità delle sanzioni;
3. principio del contraddittorio.

La competenza in materia disciplinare

Il dirigente scolastico ha competenza sulle mancanze disciplinari punibili con sanzioni fino alla
sospensione dal servizio fino ai 10 giorni; per pene più gravi la competenza passa all’Ufficio scolastico
regionale. Il dirigente scolastico può effettuare un avvertimento scritto, una censura o una sospensione
dall’insegnamento. L’USR provvede alle sanzioni più gravi come il licenziamento o le sospensioni a
lungo periodo (più di 10 giorni).

La contestazione di addebiti e la difesa dell’incolpato

Il dirigente scolastico, quando ha notizia di comportamenti punibili con sanzioni disciplinari di propria
competenza, contesta per iscritto l’addebito al dipendente medesimo. L’incolpato viene convocato per
potersi difendere e può:

- presentarsi personalmente, con o senza una memoria scritta;


- presentarsi personalmente con l’assistenza di un procuratore o di un rappresentante
sindacale al quale conferisce mandato;
- inviare una memoria scritta entro il termine fissato, se non intende presentarsi;
- in caso di grave ed oggettivo impedimento, formulare motivata istanza di rinvio del
termine.

Il dirigente scolastico ha poi 120 giorni per archiviare o irrogare la sanzione. Il dipendente, se
incolpato, ha diritto a richiedere la “determinazione concordata della sanzione” entro 5 giorni
dall’audizione a difesa (entro i 5 giorni successivi questa richiesta di patteggiamento può essere
accettata o meno). La P.A. ha l’obbligo di concludere i procedimenti.

L’aggravante della recidiva → D.Lgs. 279/1994

Nel caso ci sia stata già una precedente sanzione (nei due anni precedenti), all’incolpato va imputata
anche la recidiva. Questo potrebbe determinare una sanzione di livello più alto.

La riabilitazione → art. 501 del T.U.

Esiste per gli insegnanti l’istituto della riabilitazione: nel caso di una condotta meritevole, trascorsi due
anni dalla data dell’atto in cui è stata inflitta la sanzione, il docente può chiedere che siano resi nulli gli
effetti della stessa.

LA VALORIZZAZIONE DEL MERITO DEGLI INSEGNANTI

Il processo di valorizzazione del docente inizia con le leggi 15/2008 e 150/2009. Con la 107/2015 viene
poi seguita la strada del bonus annuale, delegando al dirigente scolastico il compito di individuare i docenti
meritevoli secondo vari criteri:

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- qualità dell’insegnamento e dei contributi per il miglioramento della scuola e per il


successo formativo degli studenti;
- risultati ottenuti dal docente in merito a innovazione/collaborazioni/potenziamento
delle attività;
- risultati ottenuti nel coordinamento organizzativo e didattico e nella formazione del
personale.

REATI IN AMBIENTE SCOLASTICO

Può avvenire che uno studente o un docente compia atti previsti dal codice penale come per esempio:

- spaccio di stupefacenti;
- bullismo e violenza;
- occupazioni e danneggiamento di edifici pubblici;
- reati contro la persona e contro la libertà dei minori, come delineati nel Titolo XII del
Libro II del cod. pen. (i reati contro i minori figurano tra quelli perseguiti d’ufficio data la
superiore esigenza di tutelare persone ritenute non in grado di difendersi).

Particolare risalto in merito a questi reati hanno assunto le ratifiche fatte dal Parlamento italiano della
“Convenzione del Consiglio d’Europa sulla lotta contro la tratta degli esseri umani, fatta a Varsavia il 16 maggio
2005” e della “Convenzione del Consiglio d’Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso
sessuale, fatta a Lanzarote il 25 ottobre del 2007”.

L’OBBLIGO DI DENUNCIA

L’obbligo di denuncia è previsto dall’art. 331 del cod. di procedura penale ed in primo luogo interessa il
dirigente, che per primo non può esimersi dai suoi doveri di tutela verso i minori. L’omissione di denuncia
costituisce reato secondo l’art. 361 del cod. pen. e può aggravarsi con il favoreggiamento personale (art.
378) o con il favoreggiamento reale (art. 379).

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10. Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca


10.1 L’organizzazione del MIUR

Con il D.P.C.M. 98/2014 fu emanato il “Regolamento di organizzazione del Ministero dell’istruzione,


dell’Università e della ricerca”, che tripartisce l’attività del Ministero in tre Dipartimenti:

1. Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione;


2. Dipartimento per la formazione superiore e per la ricerca;
3. Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali.

L’art. 3 individua nei capi di dipartimento il compito di assicurare l’esercizio organico, coordinato ed
integrato delle funzioni del Ministero.

Dipartimento per la
Dipartimento per il sistema Dipartimento per la programmazione e la
educativo di istruzione e formazione superiore e per gestione delle risorse
formazione la ricerca umane, finanziarie e
strumentali
Direzione generale per gli Direzione generale per la
ordinamenti scolastici e la programmazione, il coordinamento e Direzione generale per le risorse
valutazione del sistema nazionale di il finanziamento delle istituzioni umane e finanziarie
istruzione della formazione superiore
Direzione generale per lo studente, Direzione generale per i contratti, gli
Direzione generale per il personale
lo sviluppo e l’internazionalizzazione acquisti e per i sistemi informativi e
scolastico
della formazione superiore la statistica
Direzione generale per interventi in
Direzione generale per il
Direzione generale per lo studente, materia di edilizia scolastica e per la
coordinamento, la promozione e la
l’integrazione e la partecipazione gestione dei fondi strutturali per
valorizzazione della ricerca
l’istruzione2

10.2 L’amministrazione scolastica periferica

L’art. 8 del D.C.P.M. 98/2014 è dedicato agli Uffici scolastici regionali che hanno sede in ciascun
capoluogo di Regione (in totale 18, perché sono escluse la Valle d’Aosta e il Trentino-Alto Adige). Le
principali aree di attività degli USR sono:

1. vigilanza sul rispetto delle norme generali e dei livelli essenziali delle prestazioni;
2. attuazione delle politiche nazionali per gli studenti;
3. formazione della segreteria del consiglio regionale dell’istruzione.

Inoltre il dirigente dell’URS deve provvedere:

- alla gestione amministrativa e contabile delle attività strumentali, contrattuali e convenzionali;


- a svolgere politica scolastica nazionale sul territorio;
- ad integrare la sua azione con Comune, Regione e Province;
- a curare i rapporti con l’amministrazione regionale e con gli enti locali;
- a vigilare sulle scuole non statali paritarie e non paritarie e sulle scuole straniere in Italia;
- a rilevare l’efficienza delle attività delle istituzioni scolastiche;

2 Tabella ripresa dal testo Avvertenze Generali per tutte le classi di concorso. Parte generale dei programmi concorsuali per

l’accesso ai ruoli del personale docente (EdiSES, 2019).

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- ad assegnare le risorse di personale alle istituzioni scolastiche;


- ad esercitare le attribuzioni in materia di contenzioso del personale della scuola;
- a dare supporto alle istituzioni scolastiche ed educative.

10.3 Gli ambiti territoriali provinciali

L’USR è oggi organizzato in uffici dirigenziali per “funzioni e per articolazioni sul territorio” con vari
compiti amministrativi, di supporto e monitoraggio (il numero degli uffici è rapportato al numero delle
Province della Regione interessata). Con il D.P.C.M. 98/2014 si delineano i loro compiti:

- consulenza e assistenza agli istituti scolastici autonomi per procedure amministrativo-contabili;


- gestione delle graduatorie e dell’organico scolastico al fine di assegnare le giuste risorse ai
singoli istituti;
- attività di supporto e consulenza per la progettazione e l’innovazione dell’offerta formativa e
all’integrazione con gli altri attori locali;
- monitoraggio della sicurezza degli edifici;
- integrazione degli alunni immigrati;
- utilizzo di fondi europei;
- attività di raccordo e interazione con le autonomie locali, in particolare con i Comuni per le
attività di verifica;
- cura delle relazioni con le RSU e con i sindacati territoriali.

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