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28/10/2019 27 maggio 1915: arrivano gli italiani ad Ala - Stazione meteo e webcam, previsioni, temperature, tempo e tutto su Ala

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27 maggio 1915: arrivanoQuesto


gli italiani
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La firma, nell'aprile del 1915, del "Patto di Londra" con Russia, Inghilterra, Francia impegna l'Italia ad entrare, entro un mese, in
l'impero austro-ungarico.
Puntualmente, il 24 maggio 1915, le prime truppe superarono il confine sud del Trentino spingendosi fino sull' Altissimo di Nago. Le c
dicono che la resistenza delle truppe austriache di fatto fu inesistente. Questo permise, già in quei giorni, il rapido attraversamen
confine di Borghetto e la mattina del 27 maggio l'entrata in Ala.
Ma veniamo a qualche dettaglio, aiutati dal "Diario Storico" del Comando della 1° Armata.
Dunque, all'alba del 24 maggio le compagnie 56, 73 e 92 del battaglione alpini "Verona" oltrepassarono il confine in più punti; la 56 occu
del Monte Altissimo di Nago. Anche sui Lessini il battaglione della 113 fanteria e il  battaglione del 114 occuparono, senza trovare alcun
linea Monte Corno - Malga Foppiano.
Nei due giorni successivi i soldati italiani si dispiegarono su tutto il settore Lessini- Baldo.   Al comando delle operazioni era il G
Cantore, comandante della 3° Brigata alpina del V° Corpo d'Armata.
Gli austriaci però non erano stati ad aspettare, e nei giorni precedenti squadre di guastatori avevano fatto saltare il ponte fra i due
strada all'altezza dell' Aquasagra.
Le azioni di disturbo con l'esplosivo avevano polverizzato il ponte ferroviario, provocato la caduta di rocce sull'arteria e praticame
vecchio mulino.
Poco oltre Campagnola, verso Pilcante, fu fatta saltare la strada intercomunale della destra Adige e lo stesso destino toccò al ponte
s'inclinò adagiandosi nelle acque dell'Adige.
Ad Avio, come ad Ala, l'attesa era snervante. Il 22 maggio si presentò ad Avio, proveniente da Ala, un guastatore con il preciso compit
ogni documento custodito in Municipio.
La tensione era altissima, e solo l'opera di mediazione e di convincimento di Antonietta Campostrini, che tra l'altro conosceva benis
consentì di strappare al teutonico il permesso di non incendiare tutto negli uffici comunali ma in piazza. Questo consentì al Vice Pod
Perotti - Beno, di nascondere nella cantina della sua casa i documenti più importanti.
Anche a Pilcante il 26 maggio si presentò un asburgico, l'episodio ce lo racconta nel suo diario il parroco del paese, don Arturo Ange
sergente dei gendarmi, poi si rileverà un buon diavolaccio, ordina che tutto il bestiame sia radunato per essere poi trasportato a
accorate implorazioni dei contadini, poiché almeno qualche bestia venisse risparmiata, il sergente, allontanandosi permise che qualche
rimanesse nel paese".
Dopo le prime manovre di preparazione il 27 maggio le truppe italiane si mossero in direzione nord.
Alle ore 5 due colonne agli ordini del Comandante, colonnello Moruzzi, iniziarono l'avanzata partendo da Peri, percorrendo contemp
strade sulla riva destra e sulla riva sinistra dell' Adige.
I primi a sentire e a vedere le cannonate colpire una casa di Borghetto e il bosco della tenuta San Leonardo furono i residenti di Mama
la notizia dell'arrivo degli italiani fu portata da contadini che abbandonarono precipitosamente i loro lavori nelle campagne.
Alle nove i fanti della "Brigata Mantova" incominciarono ad entrare ad Avio: "Intanto un gruppetto di soldati italiani comparve ad un cr
giunto alla nostra altezza, fucili in pronto, ci chiesero se vi erano soldati austriaci. .... Via via i plotoncini si susseguivano sfociando su
della chiesa si dette sfogo alle campane da più giorni obbligate al silenzio ... la gente raccoglieva fiori dal vicino giardino e li offriva ai s
ponessero in canna ai loro fucili. Avanguardie e grosso della truppa poterono proseguire verso Pilcante, senza togliere le rose dalla bocca

Ad Avio l'eccitazione era alle stelle: "Quelli erano momenti e tempi nei quali si comprendeva in pieno quanto fosse  appropriato il termine d
alle truppe italiane e come quella fosse la guerra di liberazione.

Ancora nella stessa giornata vennero esposte le bandiere tricolori complete fino allo stemma (Sabaudo), quelle portate dal veron
tricolore e quelle confezionate in tuttafretta ..."

Fu issato sul campanile anche un bandierone che, disposto erroneamente, sembrava la bandiera ungherese, per questo fu precipitosamen

Il generale Cantore, diretto verso Ala a bordo della sua automobile, fu costretto ad una sosta al Vò a causa delle pietre cadute, dopo le
strada all'altezza dell'Aquasagra.

Salutato dalle campane che suonavano a distesa, ben accolse lo spuntino e le sigarette austriache offerte dai popolani.   Libera
comandante italiano si diresse speditamente verso Ala.

Apprendiamo, sempre da don Angelini, che egli si recherà, probabilmente traghettato nei pressi di Ala, anche a Pilcante: "Alla testa d
che entrano nel paese c'è pure il generale Cantore, accompagnato dal maggiore Cavallini. Nel cortile di casa di Abramo Tita avviene un
parroco e i maggiorenti del paese. L'accigliato generale chiede, perché, anziché uscire sulla strada ad accogliere le sue truppe, tutti se
rintanati nelle case. La risposta è "per evitare le pallottole."

I primi soldati ad arrivare nella cittadina alense furono i Volontari Ciclisti di Verona mandati in avanscoperta a verificare la situazione.
a colpi di fucile sparati dalle strategiche e dominanti postazioni di Villa Brazil (ora Italia) e della costa di San Martino.

Prima di arroccarsi lassù, qualche volonteroso aveva tagliato rami degli alberi all'altezza dell'ospedale civile, allora piazza dei Cappucci
Statuto ed oggi Giovanni XXIII), per creare un qualche impedimento all'entrata delle truppe. Nel frattempo, era oramai mezzodì, al se
arrivò anche il resto della   colonna diretta ad Ala.   Arrivarono un battaglione di fanti della Brigata Mantova, un battaglione delle R
Finanza e una sezione di mitragliatrici del Nizza Cavalleria.   Fra i primi ad accogliere i soldati italiani alcuni frati alensi, padre Ilar
Crescenzio e Padre Cipriano, usciti dal convento per omaggiare il generale Cantore che, assieme al suo Stato Maggiore, si trovava
all'ingresso dell'Ospedale Civile.

Immediatamente i frati alensi, che a quanto pare vivevano il momento con entusiasmi non proprio unanimi, si misero a disposizione apren
alcune celle. Da subito, e anche nei giorni successivi, i rapporti fra i frati e i soldati furono improntati a estrema cordialità. Lo conferm
che, con l'arrivo degli italiani, nella chiesa si svolsero funzioni religiose per i soldati, e i cappellani militari trovarono ospitalità nel

convento. È da ricordare poi che qualche giorno dopo, per la precisione il primo giugno, proprio padre Dossi celebrerà una messa nella p
il convento, durante la quale fu benedetta la bandiera italiana, donata ad Ala dal Cantore, che il 3 novembre del 1918 sventolerà sulla to
del Buonconsiglio a Trento.

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Intanto, e siamo ritornati al 27 maggio, da Villa Brazil continuavano i colpi di fucileria che inchiodavano l'occupazione della città.  Ma ch
che sparavano contro gli italiani?

Si trattava di un gruppo di militi composto da gendarmi, finanzieri e Standschiitzen, diversi di loro erano di origine trentina e più d'u
Ala.

Questo manipolo di male armati resistenti si era preparato molto bene attestandosi sul costone di San Martino che domina la città. Qu
dal "Colle di Pozzo" fino al ponte di Pilcante, gli asburgici erano riparati, oltre che da Villa Brazil, da un lungo e massiccio muro dietr
state scavate anche numerose buche individuali per ospitare i tiratori. Sull'episodio svoltosi attorno a Villa Brazil molto si è scritto pe
enfatizzando l'azione dei soldati italiani e dell' "eroina" Maria Abriani. Su quelle giornate mi sembra però giusto dare voce anche all'
con alcune note tratte da A. Mori:   "Subito dopo la dichiarazione di guerra gli italiani avanzarono nella valle dell 'Adige non fortif
accolti così caldamente dall'assistenza di gendarmeria di Ala con la compagnia di Standschiitzen di Borghetto, che dovettero rit
dell'assistenza era il capogruppo gend. Prospero Galvan, che si guadagnò la medaglia d'oro al valor militare .

... Il 19 maggio 1915 la compagnia .. (aveva prestato) ... il suo giuramento al gen. Engelbert ... Antonio Leonardi fu nominato primo tenen
Marani fu nominato tenente ...  La compagnia fu assegnata per il servizio al posto di gendarmeria di Ala, per la sorveglianza degli edifici

Allo scoppio della guerra si ritira in Ala la compagnia Borghetto .. (comandata dal tenente Ribolli).

Tutte due le compagnie presero parte allo scontro del 27 maggio ... .In questa circostanza la compagnia di Ala perdette 30 uomini (par
prigionieri).

Il posto di gendarmeria di Ala ... nonostante il suo bel successo del 24 maggio a Borghetto, per cui viene respinta una colonna italiana, non
le sue posizioni, e si ritirò ad Ala dove il sergente di gendarmeria Eugenio Lochbichler formò con gendarmi,finanzieri e Standschiitzen u
uomini.

Esso prese posizione sulla sponda sinistra dell 'Adige a nord di Ala, che dominava la località. Delle pattuglie di esplorazione mandate ava
mattina presto del 27 maggio, che colonne nemiche erano in marcia ...

Alle 8 di mattina il nemico giunse ad Ala. E quando uscì dal paese si trovò esposto ad un fuoco accelerato del reparto Lochbichler. Il ne
città e vi si estese protetto da essa... Alle ore 11 antimeridiane il nemico tentò una nuova avanzata che venne respinta. Tuttavia il f
vecchia polvere nera indicò esattamente all 'artiglieria nemica la posizione dei difensori.

Il fuoco delle granate incominciò ad avere effetto e provocò perdite sensibili, che furono sopportate con coraggio. Verso le 12 l'ala de
che proveniva dai monti, incominciò ad allargarsi e diresse il fuoco di fucileria e di artiglieria contro l'ala sinistra del Lochbichler.
alcune colline, tentò di opporsi al nuovo pericolo ma il fumo della polvere tradiva ogni nuova posizione. Per non venir straziato dal fuo
Lochblincher verso le 5 pomeridiane dovette incominciare a ritirarsi.

Con i suoi 165 uomini, armati di fucili a ripetizione e munizioni di polvere nera, egli aveva fermato per nove ore, praticamente un g
battaglioni, 6 batterie e 2 compagnie di mitraglieri.

Si ritirò 6 chilometri più a nord presso Serravalle per creare una nuova linea di difesa. La sera stessa il capoposto Haas tornò trave
raccoglier notizie. Riuscì ad entrare in città. Uccise un soldato italiano col calcio del fucile, che gli aveva strappato, ammazzò un uff
rivoltella e riuscì a svignarsela nel tafferuglio provocato.

Aldilà di qualche differenza fra la versione italiana e quella austriaca nella quantificazione del numero dei resistenti austro-ungarici, il
scorgerà, nel racconto di fonte austriaca, l'emergere di fatti che non mi risulta siano mai stati evidenziati da parte italiana come, ad es
(della gendarmeria di Ala) bel successo del 24 maggio a Borghetto, per cui viene respinta una colonna italiana ... " o l'episodio del c
infiltra in Ala occupata. Quindi, con tutte le prudenze del caso, mi verrebbe da dire che non corrisponde totalmente al vero, com
cronache italiane, che a Borghetto il passaggio del confine fu una passeggiata senza reazione alcuna da parte degli asburgici. Certo le
erano assolutamente impari e quindi, casomai, è da sottolineare come le forze regolari austro - ungariche, abbandonata la Bassa Vallaga
in mano a poche decine di guardie male armate il confine sud del Trentino ritenuto indifendibile per l'assenza di validi fortilizi.

Ma c'è un'altra testimonianza, quella dell'alense Ettore Debiasi, che può aiutarci a comprendere meglio gli avvenimenti di quei giorni: " A
età non ancora militare, ma iscritti al "Tiro al bersaglio" venivano vestiti da soldati e la piccola guarnigione diAla armata da questi gendar
di finanza e da pochi soldati austriaci. Questa guarnigione eteromorfa aveva creato un primitivo sistema di difesa che dal rilievo 
del Ger, per villa Brazil e per il costone di S.Martino, raggiungeva l 'Adige .... ( ..) Gironzolammo a curiosare qua e là, attraverso lo Sp
diventare la Piazza Statuto) e arrivammo al crocevia dei "Giardini". Erano circa le 10 del mattino. C'era fermo un gruppo di soldati ..
italiani. Il programma era quello di andare a fare un sopralluogo alla stazione devastata ... ci incanalammo per il viale dei giardini.   ..
fischiare le prime pallottole .. Ad un certo momento tuonò un primo colpo di cannone; altri fecero seguito. Tiravano su villa Brazil. ( ..) Sara
(e ci avviammo) .. a guadagnare la stradetta del cimitero, pure essa protetta da muri. E questa fù la salvezza. Vedemmo qui la prima fila d
accucciati in fila lungo e dietro il muro. Non fecero gran caso a noi.  Risalimmo la strada fino alla Via Nuova. Qui i soldati erano tanti. La lor
in vicinanza alla piazzetta Mosè dove arrivavano fitti i colpi sparati dagli austriaci. Avevano perforato più volte la saracinesca della pasticc
schiacciati contro i muri delle case vicine. Un gruppo di soldati più anziani parlottavano fra loro.... Uno di essi, che ci sembrava vecchio e
maniera trasandata e disarmato, solo con una bacchetta in mano che aveva l'aria di essere stata tagliata poco prima da qualche cespuglio
Cantore. (..) Frattanto si era saputo del!' episodio della signorina Abriani che aveva guidato i soldati ad occupare una piccola casina sopra
dove si avevano avuto morti e feriti."

Il Debiasi nel suo racconto conferma, in presa diretta, molte cose. La prima, che il manipolo di villa Brazil era, malgrado la buona volont
seconda, che il 27 maggio intorno alle 10 del mattino gli italiani erano già in piazza dei Cappuccini, poi, che l' "impresa" dell' Abriani fu que
italiani per le vie di Ala fino a raggiungere il Tòf e quindi indicare il piccolo edificio che ancor oggi si può vedere integro poco
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italiani per le vie di Ala fino a raggiungere il Tòf e quindi indicare il piccolo edificio, che ancor oggi si può vedere integro, poco
dell'acquedotto comunale. Ettore
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di leggere del Cantore
l'informativa in piazzadei
sul Trattamento Mosè
Dati.con i soldati a ripararsi dalle schioppet
dalla costa di San Martino. E proprio i colpi provenienti da San Martino sgombrano il campo ad un equivoco sul quale anche di recente mi
discutere. In più occasioni infatti le cronache hanno riportato i colpi di fucile sparati contro le serrande della pasticceria Wolf di piazze
trovava esattamente dove da sempre si trova quella che per gli alensi di una certa età è ancora oggi "la pasticceria ". Qualcuno ha mess
"l'autenticità" austriaca di quei colpi sostenendo l'impossibilità che da Villa Brazil potessero arrivare proiettili sulle serrande della pastic
corretta, ma limitata rispetto all'accaduto. Infatti come abbiamo visto, gli ultimi austriacanti alensi si posizionarono ben oltre la villa oc
costone fino all' Adige, e se qualcuno vorrà verificare  direttamente vedrà che dalla porta d'ingresso della pasticceria si vedono eccome
San Martino. Se poi ci si recasse fino alla curva di via San Martino, sbirciando da vicino alla fontanella verso via 27 maggio si vedrà propr
ospita l'ex pasticceria. Ed è con ogni probabilità da lì, vicino alla fontanella che gli ultimi resistenti imperiali, non dimenticando che molti di
tiratori, sparavano in direzione di via Nuova e, quelli nascosti sul ciglio della costa, verso la stazione ferroviaria.

Alla fine, dunque, per stanare i coraggiosi di Villa Brazil e dintorni serviranno le cannonate, e quelle metteranno a tacere ogni tentativ
"redenzione di Ala". 

"Ai   Crostoi, di fronte ad Ala, piazzarono la batteria levata da Belluno, per snidare gli austriaci trincerati attorno a Villa Brazil" : su
ancor'oggi circolano battute del tipo che " ...quattro vecchi austroungarici .." avrebbero tenuto in scacco l'esercito italiano per mezza
vecchi per la verità le cronache ci dicono che non erano, è vero però che qualche grattacapo al generale Cantore lo diedero.

Da qualche parte poi, speriamo per solo amor di Storia, si reclama una qualche forma di ricordo anche di chi fece il suo dovere da Villa
in piena onestà, che in quel 27 maggio 1915 le truppe italiane stavano invadendo Ala e non liberandola.  Mi sembra una richiesta fondata
chiarezza, dando magari loro un nome, sulla presenza di soldati locali arruolati in quel manipolo.

Ovviamente la cosa non si può risolvere con una lapide davanti alla quale celebrare, se va bene, qualche manifestazione in costume.  For
approfondimento documentale potrebbe veramente far luce su quei soldati rimasti fedeli ad un impero che, se aveva saputo anche far
tempo manifestava i segni della senescenza e del declino.

Ma ritorniamo a quei giorni dove, fortunatamente, per la conquista di Ala non vi fu grande spargimento di sangue; infatti le cronache me
di morti e una  ventina di feriti per parte italiana, mentre per quella austriaca si registrarono una quarantina di prigionieri quasi tut
italiana. Ben altro sangue scorrerà l'anno dopo in quel di Passo Buole.

Comunque di lì a qualche giorno, il 29 maggio 1915 ad ore 20.00, il generale Cadorna dirama il Bollettino di Guerra n° 5 che metterà
italiana ": "il 27 maggio truppe di fanteria, rinforzate dalle guardie di finanza e da artiglieria, da Peri, per le due rive dell 'Adige, avanz
 Espugnato il villaggio di Pilcante, coperto da più ordini di trincee, si impossessarono stabilmente di Ala.  Il combattimento durò da mez
Vennero presi 20 prigionieri. Le perdite nostre sono leggere"

Questa in estrema sintesi la cronaca, mi rendo conto un po' sincopata, di quei giorni.  Ma comunque gli italiani sono arrivati ...

Alcuni protagonisti 

Meritano, per completezza, qualche accenno alcuni personaggi: in primo luogo il generale Antonio Cantore figura centrale dei prim
dell'esercito italiano.

Cantore era nato a Sampierdarena, nel 1860. Uscito dalla Scuola Militare di Modena nel 1886, prestò dapprima servizio in fanteria
inferiore. Successivamente, con il grado di maggiore, passò negli alpini, rimanendo poi in quel corpo fino alla promozione a colonnello avve

È a partire da quegli anni che inizia la sua leggenda che lo farà diventare "l'alpino" per eccellenza, sia per la sua grande passione per
per l'enorme popolarità da lui acquistata tra gli alpini. Con la promozione a colonnello, Cantore fu assegnato al comando di un reggime
Pochi mesi dopo, però, rientrava negli alpini, per assumere il comando dell'8° reggimento, di nuova formazione.

A quella nuova unità Cantore diede tutta la sua anima di vecchio alpino, tanto da far sì che l'8° fosse denominato, addirittura, "il reggim
Quando egli poté condurre in Libia i suoi battaglioni, il Gemona, il Tolmezzo, il Cividale, cui più tardi s'aggiunsero il Vestone ed il Feltre,
i frutti del suo insegnamento e della sua guida. Promosso maggior generale nei primi mesi del 1914, Cantore fu nominato comandan
Pinerolo; anche questa volta però rimase in fanteria molto poco: sei mesi più tardi, infatti, fu nominato comandante della 3° brigata alp
della Grande Guerra, Cantore con la sua brigata ebbe il comando del settore Baldo - Lessini, alle dipendenze del comando della fortez
cui truppe avevano il compito di agire tra la sponda orientale del Garda ed il passo della Lora. Nella notte del 24 maggio, Cantore andò di
Altissimo, sfidando le artiglierie poste sul Biaena.  Ritornato in Val d'Adige guidò la presa di Ala. Anche quel giorno, egli era andato av
aneddoto racconta che: "Giunto nella piazza (siamo in piazzetta del Mosè ) del paese, si fermò, per dare ordini. Si appoggiò ad un muro, e
vetrina fu crivellata di proiettili; il calcinaccio del muro si scrostava per l'urto delle palle. Vennero almeno dieci ufficiali a pregarlo di
egli si limitava a dar loro degli ordini e sorrideva ".

A fine giugno, Cantore fu promosso comandante di divisione e passò ad assunlere il comando della 2° divisione, nella zona di Cortina d'A
figura del generale entrerà definitivamente nella leggenda: e qui egli perirà per un colpo in fronte sparato, nella versione ufficiale,
austriaco. Altre tesi, alcune  tutt' altro che edificanti, circondano la morte del Cantore, che comunque rimane una delle figure ch
Grande Guerra.

Salvatore Barzilai (1860 - 1939), irredentista triestino, deputato del Partito repubblicano dal 1890 al 1919. Ministro, nel 1915, del go
Nel 1917, dopo la disfatta di Caporetto, chiese l'immediata rimozione di Cadorna. Nel 1919 scrisse il celebre memorandl rr. per la deleg
Versailles dove si chiedeva il pieno rispetto di quanto contenuto nel Trattato di Londra che segnò, tra l'altro, l'entrata in guerra dell'It

Dal 1920 diventò senatore. Fu presente ad Ala qualche giorno dopo l'entrata dei soldati sabaudi. 

Maria Abriani è legata alla presa di Ala per il suo ruolo di "guida" dei soldati italiani.

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Abitante a Besagno di Mori, in quei giorni di fine maggio si trovava ad Ala per passare qualche giorno in casa di conoscenti. La mat
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Austriaci, sgombrata la città, si erano trincerati attorno a Villa Brazil . l'Abriani appena scorti i soldati italiani, li aiutò a raggiungere un
dovrebbe essere sul "Tòf", già via Ospedale vecchio e oggi via Brusco, dalla quale dominare, riparati, i ben asserragliati di Villa Brazi
retorica ricamò non poco attorno al ruolo di questa giovane, descritta come "carina ed indomita guida" che, sfidando i proiettili ne
soldati italiani nelle viuzze alensi. Evidentemente, ed è comprensibile, occorrevano agli italiani figure locali che testimoniassero quanto
benvoluti.   In realtà sappiamo che i sentimenti nella popolazione erano un po' più articolati. Per ricordare l'episodio che vide protag
vennero stampate migliaia di cartoline che ritraevano una biancovestita fanciulla alla testa di un drappello di soldati guidati da un'ait
ufficiale. Sullo sfondo la sagoma di un campanile che nulla ha a che fare con quelli alensi! Comunque sia, le fu assegnata la medaglia d'
militare, e da quei giorni divenne l' "eroina di Ala", anche se ad Ala si trovava quasi per caso. La Abriani, tra l'altro, sposò un ufficiale it
suggellerà quel po' di coloritura che circondò tutto l'episodio. Forse quando D'Annunzio scrisse la celebre "...Ala città presa per am
anche alla nostra eroina. 

Testi tratti dalla rivista "i Quattro Vicariati" e scritti da Sandro Dal Bosco - Ala

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