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STORIA E CULTURA MILITARE

Il forzamento di
Porto Buso
La prima cannonata della Regia Marina
nella Grande Guerra la notte del 24 maggio 1915

«R
Claudio Rizza (*)
educe da Porto Buso, dove si compì la Dovranno in realtà trascorrere tre lunghi anni di
brillante operazione, cui stamane vi ho guerra prima che le armi italiane riescano ad aver ra-
dato notizia, il cacciatorpediniere Zef- gione dell’austria-ungheria, ma quella prima di molte
firo, portante a bordo 47 prigionieri di fanteria au- imprese compiute dallo Zeffiro. Vicende naturalmente
striaca, entrava nel bacino di San Marco dopo le 9. La non decisive ma che possono essere ricordate come la
voce dell’arrivo, diffusasi in un baleno nella città, fece genesi dei mezzi d’assalto della Regia Marina.
accorrere sulla Riva degli Schiavoni migliaia di per- Scrisse, infatti, molti anni dopo, l’ammiraglio Spigai
sone. I prigionieri, in divisa grigio-verde filettata di (2) nel suo «Cento uomini contro due flotte» riferen-
nero con distintivi dei gradi in argento, erano raccolti dosi a quella fortunata missione: «Una piccola tragi-
a poppa, sotto la bandiera italiana sventolante al posto commedia locale (3), nella quale notiamo un solo
di combattimento… I prigionieri avevano l’aspetto di- elemento insolito: l’impiego non ortodosso di un’unità
messo e stanco; sono tutti richiamati, alcuni in età navale per entrare in un porto nemico di sorpresa, due
avanzata. I sottufficiali stavano seduti in disparte. Sulla sole ore dopo lo scoppio della guerra» (4).
riva la folla immensa mandava alla Marina acclama- Un colpo di mano che, a cento anni di distanza, me-
zioni entusiastiche. A poche ore dalla dichiarazione di rita di essere ricordata, non solo per il coraggio e l’in-
guerra, l’operazione di Porto Buso è l’inizio felicissimo traprendenza dimostrata dai protagonisti, oltre che per
e bene augurante di vittoria delle nostre armi» (1). alcune conseguenze di lungo periodo.

(*) Capitano di fregata in servizio, è laureato in Scienze Marittime e navali e specializzato in „Direzione del Tiro‰. Ha ricoperto vari
incarichi, sia a bordo a bordo delle Unità della Squadra Navale che a terra, tutti inerenti la propria specializzazione. Attualmente ri-
veste lÊincarico di Capo Ufficio Applicazioni Operative presso il Centro di Programmazione della Marina Militare di Taranto. Oltre
che con la Rivista Marittima collabora con il mensile Storia Militare.

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La genesi dell’operazione tra Regno d’Italia e l’impero austro-Ungarico. Su quel


Il 20 gennaio 1915, il Capo di Stato Maggiore della piccolo lembo di terra, stretto tra il mare e la laguna e im-
Regia Marina, vice ammiraglio (5) Paolo Thaon di Revel, possibile da raggiungere via terra, era presente una ca-
aveva inviato al Comandante in Capo del Dipartimento serma di doganieri che, per molti anni aveva costituito
e della piazza marittima di Venezia, vice ammiraglio Ari- l’unico presidio imperial-regio sul posto. Poco prima del-
stide Garelli, le direttive ispirate al Nuovo esame delle l’ingresso in guerra dell’Italia, a metà maggio 1915, la
operazioni di guerra in Adriatico, emanato dallo stesso guarnigione di doganieri fu rinforzata con un contingente
Capo di Stato Maggiore il 4 gennaio precedente alla luce di soldati della difesa marittima Imperial Regio Esercito
degli insegnamenti tratti dalle operazioni condotte du- e con alcuni uomini del reparto comunicazioni della Ma-
rante i primi mesi di guerra dalle marine alleate. rina austro-ungarica che v’impiantarono una stazione
In quel documento, l’ammiraglio Revel delineava d’osservazione (7). Un rapporto dell’intelligence redatto
una strategia d’impiego delle siluranti dislocate in Alto nel settembre precedente aveva inoltre ipotizzato la pre-
Adriatico volta a «esercitare al largo un azione bellica senza a Porto Buso di cannoni antisiluranti protetti da ter-
di carattere eminentemente offensivo» sottolineando il rapieni e quella di numerosi nidi di mitragliatrice (8).
principio del rischio calcolato ovvero che eventuali L’eliminazione del caposaldo di Porto Buso, dunque,
perdite fossero proporzionate all’obiettivo che si sa- avrebbe consentito alle unità navali italiane di supportare
rebbe potuto «ragionevolmente sperare di conseguire l’avanzata del Regio Esercito lungo la costa con mag-
impegnandosi con l’avversario». In tale ottica, nel do- giore libertà d’azione.
cumento stesso, erano indicate alcune località del lito- Anche nel successivo Piano generale delle Operazioni
rale austriaco che avrebbero dovuto essere attaccate in Adriatico, emanato il 18 aprile 1918 dal Ministro della
dalle siluranti nelle prime ore del conflitto. «Prego Vo- Marina, ammiraglio Leone Viale, era fissato, tra i compiti
stra Eminenza», proseguiva, infatti, il Capo di Stato subordinati all’obiettivo primario della distruzione della
Maggiore, «esaminare …la possibilità di distruggere flotta nemica, quello di «distruggere o danneggiare le si-
all’apertura delle ostilità con operazioni di sorpresa il stemazioni costiere situate in luoghi indifesi o tuttalpiù
pontone affondamine che deve trovarsi a Porto Buso, protette con opere occasionali, che comunque possano
le stazioni siluranti di Grado e Monfalcone» (6). facilitare l’azione del nemico, e in particolare modo
Situato alla foce del fiume Ausa, il porticciolo di Porto quelle sistemazioni che sono utili alle siluranti» (9).
Buso costituiva l’estremità più meridionale del confine A queste direttive di carattere strategico, il Capo di
Stato Maggiore della Marina aveva fatto se-
guire, il 24 aprile 1915, istruzioni particolari
in merito all’impiego del naviglio di base nel
capoluogo veneto. Queste direttive specifi-
cavano che la missione della Divisione Sar-
degna, comunemente soprannominata
Divisione «ruggine», sarebbe stata quella di
«cooperare l’avanzata della III Armata
dell’Esercito lungo la strada Monfalcone
Trieste»; per compiere tale missione all’am-
miraglio Giovanni Patris, comandante di
quel gruppo navale e posto sotto la dipen-
denza dell’ammiraglio Garelli, veniva la-
sciava ampia libertà d’azione, avendo
Il Regio cacciatorpediniere ZEFFIRO alle prove di velocità, dopo le modifiche alle caldaie facoltà di operare a largo nonostante l’in-
e all’armamento (1912) (fonte: USMM).
combente pericolo dei sommergibili nemici.

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Le unità della Divisione Sardegna, infatti, erano Buso. Il cacciatorpediniere Garibaldino, infine,
unità maggiori vetuste e di limitato valore bellico; per- avrebbe fornito supporto alle operazioni di bombarda-
tanto, la loro eventuale perdita nel corso di operazioni mento contro costa disponendosi a largo con compiti
di supporto al Regio Esercito era valutata meno grave di vigilanza contro l’eventuale intervento di forze na-
rispetto alla perdita delle navi di linea dell’Armata di vali nemiche.
più recente entrata in servizio. L’ammiraglio Di Revel, Qualche ora prima rispetto alle unità del comandante
poi, proseguiva sottolineando l’opportunità di un at- Lubelli avevano lasciato i loro punti di fonda in laguna
tacco a sorpresa contro le installazioni di Porto Buso anche cacciatorpediniere appartenenti alla III Squadri-
da eseguirsi con «un cacciatorpediniere dipendente da glia, al comando del capitano di fregata Venceslao
Vostra Eminenza con l’eventuale concorso di unità Piazza imbarcato sul Carabiniere. Le siluranti avreb-
della Divisione Patris» (10). Il successivo 12 maggio, bero dovuto irradiarsi su rotte divergenti nell’Alto
il Capo di Stato Maggiore della Regia Marina, con il Adriatico per eseguire un’esplorazione strategica al
foglio n. 1124 RRP, avvertiva l’ammiraglio Patris fine d’incrociare eventuali unità navali nemiche in rotta
dell’imminente dislocazione a Venezia di un’ulteriore verso il capoluogo veneto (14). Come rinforzo per pro-
gruppo di cacciatorpediniere (11). Così come la IV prie unità il comandante Piazza poté disporre, in sosti-
Squadriglia, in precedenza direttamente dipendente dal tuzione dell’Ascaro rimasto in porto a Venezia, del
Dipartimento di Venezia, anche questo gruppo di silu- cacciatorpediniere Lanciere, appartenente alla III Squa-
ranti sarebbe passato alla dipendenza di Patris per le driglia.
operazioni d’altura, salvo concorrere, come tutte le
altre unità navali presenti nella piazza, alla difesa mo- L’azione nei rapporti italiani…
bile di Venezia qualora il capoluogo veneto fosse stato Il colpo di mano contro il presidio austro-ungarico
attaccato dal nemico. di Porto Buso, i cui uomini furono pressoché colti di
Il 20 maggio 1915, dunque, nell’imminenza dell’ini- sorpresa, fu un successo. Secondo la secca prosa del
zio delle ostilità che gli impegni assunti con la firma rapporto redatto dal capitano di corvetta Arturo Ciano,
del Patto di Londra fissavano entro il 26 di quello comandante del cacciatorpediniere Zeffiro:
stesso mese, l’ammiraglio Patris, fatte proprie le dispo- «Alle 2 di stamane, evitando ogni rumore, si entrava
sizioni emanate dalle superiori autorità, firmò l’ordine nel canale di ac-
di operazione per l’esecuzione di quella che fu chia- cesso di Porto
mata «Missione A» (12), un’azione che vide impiegate Buso e, non ve-
contemporaneamente, in compiti offensivi e di esplo- duti, si riusciva a
razione a lungo raggio, entrambe le squadriglie di cac- superarlo felice-
ciatorpediniere poste sotto il suo comando. mente fino a rag-
Alla III Squadriglia, guidata del capitano di fregata giungere il
Roberto Lubelli, comandante del cacciatorpediniere traverso del pon-
Bersagliere, fu ordinato di eseguire un’incursione tile e della caserma
presso Grado (RRNN Bersagliere e Artigliere) col austriaca, a 500 m
compito di «affondare le unità avversarie e i galleg- di distanza, sulla
gianti presenti, cannoneggiare gli apprestamenti mili- rotta magnetica
tari e catturare prigionieri» (13) e di tagliare il cavo 345°. Di sorpresa
telegrafico sottomarino che correva tra Grado e Villa- si è iniziata
nova (RN Corazziere). Alle unità del comandante Lu- l’azione lanciando Arturo Ciano in un ritratto con il grado da capi-
belli fu aggregato il cacciatorpediniere Zeffiro, un siluro contro il tano di fregata, successivo al periodo di co-
mando dello ZEFFIRO (G. Sgarabello, «Venezia
appartenente alla IV Squadriglia, al quale fu assegnato pontile e aprendo in guerra e l’opera di difesa della Marina ita-
liana», Venezia, Tipografia Il Gazzettino, 1933).
il compito di eseguire la citata azione contro Porto il tiro a granata AE

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(15) con i cannoni da 76 mm sulla caserma. Il siluro ha


incontrato un bassofondo …. e in esso si è arenato senza
scoppiare. Ad azione ultimata, il siluro è stato ricuperato
con l’involucro della testa deformato senza alcuna altra
avaria. Il tiro, diretto segnatamente contro le porte e le
finestre della caserma e sul pontile, ha danneggiato que-
sti fabbricati e la torretta di osservazione, e ha sfasciato
gli autoscafi che erano ormeggiati al pontile, produ-
cendo molteplici piccoli incendi. Gli uomini, colti nel Il pontile Canal Miero a Porto Buso come appariva nel periodo bellico
(USMM).
sonno, si sono a precipizio dispersi in direzioni varie
nei canali vicini, dove alcuni sono annegati. Sospeso il
fuoco, da un estremo dell’isolotto è stato alzato un di-
stintivo bianco su di un’asta e poco dopo un gruppo di
superstiti denudati si è agglomerato agitando panni
bianchi in prossimità del pontile. Col battello del caccia
torpediniere si è recato a questo bordo il primo tenente
di fanteria ungherese comandante la compagnia austro-
ungharica che ha chiesto di arrendersi, consegnando la
sua sciabola e la rivoltella. I prigionieri sono 48. Alle 6 Un’immagine della pre-dreadnought SARDEGNA, nave di bandiera del
contrammiraglio Giovanni Patris (USMM).
ho fatto ritorno a Venezia e sbarcato in barella un sol-
dato a.u. ferito alle gambe, ho consegnato gli altri 47,
compreso il comandante della compagnia e due altri fe-
riti, all’ ammiraglio Patris a Poveglia» (16).
Meno fruttuosa fu la similare azione condotta del
Bersagliere e dell’Artigliere contro Grado. Le due
unità si avvicinarono, infatti, fino a 500 m dalla costa
nella ricerca di «qualche bersaglio su cui poter dirigere
i colpi», ma non riuscendo a individuare né siluranti
nemiche all’ormeggio né la stazione radiotelegrafica
della Marina Imperial Regio né alcun bersaglio d’op-
portunità, quali trincee o barconi da ostruzione, evita-
rono di eseguire aprire il fuoco con le artiglierie di
Il R. cacciatorpediniere ZEFFIRO alle boe davanti alla Giudecca a Vene-
bordo «ritenendo inutile ma neanche dannoso bombar- zia (USMM).
dare una città abitata da italiani e completamente indi-
fesa» (17). Anche la missione affidata al Corazziere
non ebbe il successo sperato. «Dopo più di un’ora di
rastrellamento, passando sicuramente sul cavo non
meno di sei o sette volte, non riuscì ad afferrarlo poiché
questo doveva essere certamente abbondantemente af-
fondato nel fango» (18). Il comandante del Corazziere
decise quindi d’interrompere la missione e di ricon-
giungersi con le altre unità della Squadriglia.
Il Regio cacciatorpediniere BERSAGLIERE in costruzione presso i can-
Telegrafico fu, infine, il rapporto steso dal Comando tieri Ansaldo Armstrong & C. di Sestri Ponente (collezione A. C. via
della IV Squadriglia ai propri superiori (19). Nel corso www.naviearmatori.net).

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dell’esplorazione, condotta a raggiera con direttrice


verso sud-est, nessuna delle unità al comando del co-
mandante Piazza prese contatto col nemico il quale,
quella notte, senza essere stato avvistato, avendo scelto
una rotta più a sud, aveva lasciato in forze le basi di
Pola e Sebenico per eseguire il bombardamento di nu-
merose località costiere adriatiche con l’obiettivo di-
chiarato di arrecare un «sensibile colpo» al morale
degli italiani. Terminata l’esplorazione delle acque del-
l’Alto Adriatico, le unità della Squadriglia Piazza in-
vertirono la rotta alle ore 6 del 24 maggio 1915
giungendo in laguna due ore dopo.
Il Regio cacciatorpediniere ARTIGLIERE defila con l’equipaggio schie-
rato (USMM).
… e in quelli austro-ungarici
I vertici delle Forze Armate austro-ungariche mo-
strarono di non aver gradito la facilità con cui la guar- Più equilibrata,
nigione di Porto Buso si era arresa all’equipaggio dello risultò, invece, la
Zeffiro, nelle stesse ore in cui la flotta Imperial Regio relazione stilata
stava eseguendo l’unica operazione in grande stile di dal capitano
tutto il conflitto contro l’Italia (20). L’ammiraglio Al- Oswald Stieger,
fred von Koudelka, comandante in capo del distretto comandante della
della Marina Imperial Regio a Trieste, ebbe a scrivere, difesa costiera del
nelle sue memorie, durissime parole nei confronti del settore tra Grado e
tenente della riserva Johann Mareth, comandante del Trieste, su espli-
presidio di Porto Buso: «il comandante di quel reparto cita richiesta del
difensivo, un tenente ungherese della milizia territo- proprio superiore
riale, alzò subito bandiera bianca, senza alcun tenta- ammiraglio Kou-
tivo di resistenza, due sottufficiali di stato maggiore delka: «Si riferisce
cercarono di fuggire con una barca a motore, che fu che il giorno 24
affondata dallo Zeffiro. Ma per quale motivo simili maggio 1915, il
estranei diventano comandanti di postazioni così espo- reparto di difesa Il Regio cacciatorpediniere CORAZZIERE a Ge-
nova nel 1910. Il Corazziere tentò, invano, di
ste?» (21). costiera di Porto recidere il cavo telegrafico tra Grado e Villa-
nova (collezione G. Parodi, via www.naviear-
In realtà, come si è visto, con gli uomini colti di sor- Buso, che allora si matori.net).
presa nel sonno e costatata l’impossibilità di poter rispon- trovava ai miei or-
dere al fuoco dello Zeffiro a causa delle gravi perdite dini, in quanto comandavo il reparto di difesa costiera
subite fin dai primi istanti del bombardamento, la deci- di Grado, alle 3 a.m. fu attaccato da due torpediniere
sione maturata dal tenente Mareth di arrendersi al nemico italiane (22), che lo colpirono lanciando granate e
fu, con tutta probabilità, motivata dal tentativo di evitare shrapnells e lo distrussero quasi completamente.
un ulteriore, inutile, spargimento di sangue tra gli uomini Secondo le dichiarazioni dei pochi soldati riparati a
posti al suo comando. Non da ultimo, la tardiva decisione Jamiano, che si è provveduto a interrogare con la mas-
di rinforzare il presidio di Porto Buso solamente a pochi sima accuratezza, gli eventi si sono svolti in questo
giorni dall’entrata in guerra dell’Italia, fu probabilmente modo: la sentinella dei doganieri Amandus Humar notò,
una concausa della deficiente reazione di quelle truppe, verso le 3 am, una colonna di fumo avvicinarsi rapida-
senz’altro poco affiatate e addestrate. mente dalla foce del Tagliamento e lo riferì al coman-

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benzina, con circa 20 uomini, venne centrata in pieno,


una barca a remi si rovesciò e dei dieci uomini a bordo
se ne salvarono soltanto tre.
Il tenente Mareth fu visto per l’ultima volta accanto
al muro di cinta dell’isola, mentre incitava i soldati a
salire sulle imbarcazioni» (23).

Epilogo
Quella del 24 maggio 1915 fu la prima di una nu-
merosa serie di azioni che videro come protagonista il
Il Regio cacciatorpediniere GARIBALDINO in navigazione. A questa
cacciatorpediniere Zeffiro e il suo equipaggio, la più
unità fu affidato il compito di proteggere l’azione notturna dei cacciator- famosa delle quali fu il cannoneggiamento dell’hangar
pediniere italiani (USMM).
aeronautico austro-ungarico di Parenzo avvenuto al-
l’alba del 12 maggio 1916 (24). «Per queste ripetute
dante, il signor tenente della riserva Johann Mareth che, prove di “ardimento e perizia marinaresca” la sua ban-
insieme al comandante dei doganieri Johann Gaspari os- diera di combattimento fu decorata di medaglia d’ar-
servò con il binocolo le navi in avvicinamento e poi gento al valor militare» (25).
diede l’ordine di salire sulle imbarcazioni. Il tenente della riserva Johann Mareth non rimase
Nel frattempo, le due torpediniere erano giunte a di- prigioniero degli italiani per tutta la guerra. Nel 1917,
stanza di tiro e aprirono il fuoco. Un’imbarcazione a in seguito alla mediazione della Santa sede, fu liberato
grazie a un reciproco scambio di prigionieri. Fu pro-
mosso capitano della riserva e destinato, con compiti
amministrativi, presso l’Ospedale n. 20 nel 13° Di-
stretto di Vienna. Non prese parte ad altre azioni di
guerra fino alla fine del conflitto venendo infine con-
gedato con note caratteristiche eccellenti (26).
Porto Buso fu raggiunto già la sera del 24 maggio
dai primi reparti della Regia Marina in avanscoperta.
In quell’occasione, il guardiamarina Nicola Mancini,
sbarcato sull’isola alla testa di un manipolo di marinai,
riuscì a prendere prigionieri alcuni soldati austro-un-
garici sbandati e a catturare due motoscafi, rimasti mi-
racolosamente illesi, oltre ad armi e munizioni (27).
L’avamposto di confine di Porto Buso fu definitiva-
mente occupato dagli italiani il 26 maggio del 1915,
quando i bersaglieri del Regio Esercito entrarono a
Grado, abbandonata il giorno precedente dal nemico in
ritirata verso le linee difensive del Carso.
A ricordo di quella vicenda di cent’anni fa, oggi, sulla
piccola isola, rimane solo una semplice lapide. Potremmo
considerarla una sorta di pietra miliare posta a segnare
l’inizio di una lunga serie di forzamenti di basi avversarie
I movimenti delle unità navali italiane e austro-ungariche nell’alto Adria- violate dai marinai italiani nel corso della prima, della se-
tico la notte del 24 maggio 1915 (USMM).
conda guerra mondiale e della guerra fredda. 8

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Cacciatorpediniere Zeffiro (classe «Nembo»)

Costruttore Cantieri navali Pattison, Napoli,


Impostazione nd,
Varo 14 maggio 1904,
Consegna 1 aprile 1905,
Dislocamento 330 t a carico normale (cn),
Dimensioni Lunghezza: 63,4 m, larghezza: 5,94 m, immersione: 2,11 m,
Apparato motore 3 caldaie tipo «Thornycroft» a tubi d’acqua e due macchine alternative verticali a triplice
espansione per complessivi 5.200 HP, 2 assi,
Velocità massima 30 nodi,
Combustibile 75 t di carbone poi (1908-1912) 60 metri3 di nafta,
Autonomia 2.200 miglia a 9 nodi, 800 miglia a 15 nodi, 330 miglia a 25 nodi,
Armamento V 57/43 singoli e IV tubi lancia siluri (tls) singoli da 356 mm poi sostituiti (1910-1912)
con IV 76/40 singoli e II tls singoli da 450 mm,
Equipaggio 4 ufficiali e 51 tra sottufficiali, graduati e comuni,
Radiazione Declassato a torpediniera nel 1921, fu radiato il 13 marzo del 1924.
I sei cacciatorpediniere della classe «Nembo» (Nembo, Turbine, Borea, Aquilone, Espero (*) e Zeffiro), costruiti tra il 1899
e il 1905 su licenza dalla Thornycroft di Londra sul il progetto dei 27 «knotters» britannici, subirono importanti lavori di modifica
tra il 1908 e il 1912. A seguito di tali lavori, i quali interessarono l’apparato motore, che fu modificato per il funzionamento con
alimentazione a nafta, e l’armamento, la classe «Nembo» risultò praticamente identica alle unità della successiva classe «Ber-
sagliere» andando a costituire un numeroso gruppo omogeneo di unità.
(*) poi rinominato Turbine.
Fonte: AA VV, «I cacciatorpediniere italiani 1900-1966», op. citata in bibliografia, pagg. 79-89.

NOTE
(1) Articolo a firma Arthens sul quotidiano La Stampa di Torino di mercoledì 26 maggio 1915. (Archivio storico La Stampa, via www.archiviolastampa.it).
(2) Entrato in Accademia nel 1928, l’ammiraglio Virgilio Spigai, classe 1907, si distinse durante la seconda guerra mondiale per le numerose missioni compiute al
comando del sommergibile Ametista e per la resistenza opposta ai tedeschi a Lero dove ebbe il comando dell’artiglieria della Regia Marina. Nel dopoguerra rivestì
importanti incarichi, tra i quali: capo del Reparto Piani dello Stato Maggiore e comandante della Scuola Comando Navale. Promosso ammiraglio, fu Direttore
dell’Istituto di Guerra Marittima, Comandante della 1ª Divisione navale, Direttore del Personale della Marina e Consigliere Militare del Presidente della Repubblica.
Dal settembre 1968 all’ottobre 1970 resse l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Marina Militare. Fu autore di numerosi libri e articoli molti dei quali di storia
navale. L’ammiraglio Spigai si spense a Roma il 30 luglio del 1976.

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(3) L’ammiraglio Spigai si riferisce alla resa della guarnigione austro-ungarica di stanza nella piccola isola lagunare.
(4) V. Spigai, «Cento uomini contro due flotte», Op. citata in bibliografia, pag. 29.
(5) Il grado di Vice Ammiraglio, ancora in uso durante la grande guerra, risaliva alla tradizione della marineria velica, dove erano previsti i gradi di Ammiraglio (il Co-
mandante della flotta), Vice Ammiraglio (Comandante del reparto di avanguardia) e Contrammiraglio (Comandante del reparto di retroguardia). Oggi il grado di Vice
Ammiraglio, partendo dal regio decreto n. 2395 dell’11 novembre 1923, che istituì i gradi di Vice Ammiraglio di Armata, Vice ammiraglio di Squadra, Contrammiraglio
di Divisione e Contrammiraglio, può essere fatto corrispondere a quello di Ammiraglio di Squadra.
(6) Dispaccio prot. n. 60 RRP in data 20 gennaio 1915 del CSM della Regia Marina. (Cfr. AA VV, «Cronistoria documentata della guerra marittima italo-austriaca,
collezione: L’impiego delle forze navali. Operazioni», Op. citata in bibliografia, fasc. III pag. 2.
(7) «I reparti assegnati alla difesa costiera erano composti per due terzi di “armati” e per un terzo di “Boten” (marinai), tutti disarmati». (Kriegsarchiv di Vienna, Neue
Feldakten, Gebirgsbrigade, fasc. n. 435, citato in P. Jung, «La Grande Guerra nell’alto Adriatico», op. citata in bibliografia, pag. 15). Il reparto di telecomunicazioni
distaccato a Porto Buso fu dotato di un eliografo perché i cavi telefonici disponibili per attuare il collegamento con la stazione di segnalazione principale di Grado,
1.500 m in tutto, si rivelarono insufficienti. (Cfr. P. Jung, op. citata in bibliografia, pag. 15).
(8) Informazioni in data 27 settembre 1914 allegate al foglio sn del 31 marzo 1915. Archivio dell’Ufficio Storico della Marina (AUSMM), fondo «Raccolta di base dei
documenti della Regia Marina 1861-1939», busta n. 353, fasc. 1.
(9) AA VV «La Marina Italiana nella Grande Guerra, Vol. 1»: Vigilia d’armi sul mare, op. citata in bibliografia, pag. 334.
(10) Dispaccio n. 736 RRP in data 20 gennaio 1915 dell’Ufficio del Capo di Stato Maggiore al Comandante in Capo del Dipartimento di Venezia. (Cfr. AA VV, «Cro-
nistoria documentata della guerra marittima italo-austriaca», op. citata in bibliografia, collezione: «L’impiego delle forze navali. Operazioni», fasc. III pag. 4).
(11) Si trattava della III Squadriglia Cacciatorpediniere (Bersagliere, Artigliere, Garibaldino, Lanciere e Corazziere) proveniente da Taranto, dove era stata in precedenza
organicamente inquadrata sotto la IV Divisione Incrociatori Corazzati (Pisa, Amalfi, San Giorgio e San Marco). La IV Squadriglia era invece composta dalle unità
Carabiniere, Pontiere, Zeffiro, Fuciliere, Ascari e Alpino.
(12) Oltre alla «Missione A», trattata in questo saggio, fu pianificata anche una seconda missione di bombardamento costiero: la «Missione B». Questa operazione fu eseguita
dalle siluranti di base a Venezia il 31 maggio successivo e vide come obiettivo lo stabilimento chimico “Adria Werke” di Molfalcone utilizzato, secondo l’intelligence italiana,
dall’esercito Imperial Regio per la produzione di gas asfissianti (Cfr. AUSMM, fondo «Raccolta di base dei documenti della R. Marina 1861-1939», busta 353, fasc. 1).
(13) AA VV, «Cronistoria documentata della guerra marittima italo-austriaca», collezione: «L’impiego delle forze navali. Operazioni», op. cit. in bibliografia, fasc. III pag. 5.
(14) Ibidem.
(15) AE: Alto Esplosivo cioè proiettili di tipo dirompente;
(16) AA VV, «Cronistoria documentata della guerra marittima italo-austriaca», collezione: «L’impiego delle forze navali. Operazioni», op. citata, fasc. III pagg. 13-14.
(17) Relazione sulla missione del 24 aprile 1915 del Comando 3° Squadriglia cacciatorpediniere alla Divisione Speciale Sardegna, AUSMM, fondo «Raccolta di
base dei documenti della Regia Marina 1861-1939», busta n. 353, fasc. 1.
(18) Ibidem.
(19) Fg. Prot. n. 15 RRP in data 24 maggio 1915 del Comando 4ª Squadriglia cacciatorpediniere, AUSMM, fondo «Raccolta di base dei documenti della Regia
Marina 1861-1939», busta n. 353, fasc. 1.
(20) Le località italiane bombardate la notte sul 24 maggio 1915 dalla Marina Imperial Regio furono: Ancona (Gruppo «A»), Senigallia (Gruppo «B»), Potenza Picena
(Gruppo «C»), Rimini e Pesaro (Gruppo «D»), Porto Corsini (Gruppo «E»), Vieste, Manfredonia e Barletta (Gruppo «G»), Termoli, Campomarino, Torre Mileto e
isole Tremiti (Gruppo «H»). Per maggiori informazioni sulla vicenda si veda: E. Sieche, L’inizio delle operazioni, op. citata in bibliografia.
(21) L. Baumgartner (a cura di), Denn Österich lag einst am Meer — Das laben des admirals Alfred von Koudelka, Graz, 1987, citato in P. Jung, La Grande Guerra
nell’alto Adriatico, op. citata in bibliografia, pag. 18.
(22) La sorpresa e la confusione che seguirono il colpo di mano dello Zeffiro fu tale che i testimoni ritennero di essere stati attaccati non da una sola nave bensì da
due unità nemiche.
(23) P. Jung, La Grande Guerra nell’alto Adriatico, op. citata in bibliografia, pagg. 16-17.
(24) In quell’occasione il comandante dell’unità era Costanzo Ciano, fratello del precedente comandante Arturo. Pilota della missione fu il tenente di vascello Nazario
Sauro MOVM alla memoria. Per maggiori informazioni sulla vicenda si veda: S. J. Buchet, F. Poggi, L’azione di Parenzo, ovvero della supposta efficienza dell’Imperiale
e Reale Marina austro-ungarica, op. citata in bibliografia.
(25) AA VV, «I cacciatorpediniere italiani 1900-1966», op. citata in bibliografia, pag. 89.
(26) P. Jung, op. citata, 2013, pag. 18.
(27) Annotazione a penna sul fg. Prot. n. 1305 del 26 maggio 1915, rapporto del contrammiraglio Patris al CSM della Regia Marina sull’esito della «Missione A».
AUSMM, fondo «Raccolta di base dei documenti della Regia Marina 1861-1939», busta n. 353, fasc.

BIBLIOGRAFIA
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S. J. Buchet, F. Poggi, L’azione di Parenzo, ovvero della supposta efficienza dell’Imperiale e Reale Marina austro-ungarica, in Rivista Marittima, anno CXLIII, febbraio 2010.
E, Sieche, “L’inizio delle operazioni”, in La guerra navale 1915-1918, Valdagno (VC), G. Rossato editore, 2003.
Archivio dell’Ufficio Storico della Marina Militare, fondo «Raccolta di base dei documenti della Regia Marina 1861-1939»:
— busta n. 347, fasc. 2;
— busta n. 353, fasc. 1;
— busta n. 356, fasc. 5.

Rivista Marittima Ottobre 2015 77