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Scienze delle Finanze

Dott.ssa Carla Guerriero

a.a. 2019-2020
Bibliografia

➢ P. Bosi, “Corso di Scienze delle Finanze”, (Capitolo 1, Le Ragioni


dell’Intervento Pubblico) –sesta edizione
INTRODUZIONE
In un corso di scienza delle finanze è fondamentale
identificare le diverse forme di fallimento del mercato per
comprendere in quali casi l’intervento pubblico può rivelarsi
una soluzione appropriata.
Le cause di fallimento del mercato possono essere
ricondotte a tre grandi categorie:

1. Difficoltà per le parti che operano nel mercato di


trovare un accordo per uno scambio che pure
sarebbe potenzialmente vantaggioso per entrambe.
2. Mancanza di controllo pieno sui beni o sulle risorse e sui
modi di utilizzarle.
3. Mancanza o incompletezza delle informazioni necessarie
allo scambio, o presenza di costi per ottenerle.
INTRODUZIONE
Perché il meccanismo della mano invisibile possa
operare è necessario che vi sia concorrenza perfetta,
cioè devono essere presenti nel sistema un numero
elevato di compratori e venditori.
Questo requisito implica infatti che il singolo agente
economico non sia in grado di modificare il prezzo, ma
quest’ultima variabile sia un dato per il singolo
compratore o venditore (PRICE-TAKER). Se così non
fosse ci troveremo in presenza di monopolio. Questa
forma di mercato è caratterizzata dalla presenza di una
sola impresa senza concorrenti che risulta essere in
grado di influenzare il prezzo del proprio prodotto
(PRICE-MAKER).
L’equilibrio di mercato e le imprese nel
breve periodo
S Profitto
€uro Costo marginale
economico

Costo medio
Prezzo di
mercato
D

Quantità Quantità

MERCATO SINGOLA IMPRESA

Il profitto è la differenza tra i ricavi totali ed i costi totali. L’area al di sotto della curva dei
costi marginali rappresenta i costi totali variabili . Per ottenere il surplus del produttore
dobbiamo quindi sottrarre l’area al di sotto della curva del costo marginale dall’area dei
ricavi, ottenendo l’area del profitto
L’equilibrio di mercato e le imprese nel
breve periodo
S0 S1
€uro
Profitto Costo marginale
economico

Prezzo di
mercato Costo medio
D

Quantità Quantità

MERCATO SINGOLA IMPRESA

L’entrata di nuove imprese per la presenza di profitti tenderà ad aumentare


l’offerta quindi si ridurranno il prezzo di mercato ed i profitti economici.
L’equilibrio di lungo periodo
Costo marginale
€uro

Costo medio

Prezzo di
mercato
Minimo costo medio di
produzione

Quantità
SINGOLA IMPRESA

I profitti di un’industria concorrenziale in cui vi è libertà d’ingresso tendono a


diventare nulli. Se i profitti sono positivi, vi sarà sempre una nuova impresa
indotta ad entrare per realizzarne a sua volta.
Il fatto che i profitti siano nulli non significa che l’industria sparisca ma solo
che cessa di espandersi, non essendoci più incentivi all’entrata.
Differenza tra impresa in concorrenza
perfetta e monopolio

✓ Una impresa in un mercato di concorrenza perfetta non


può influenzare il prezzo.

✓ Una impresa in monopolio è l’unico produttore: può


esercitare potere di mercato e influenzare il prezzo del
proprio prodotto. In questi casi, il prezzo non è più dato
esogenamente
POTERE DI MERCATO
Il monopolio puro è raro, ma ciò non toglie
che un piccolo numero di imprese potrebbe
avere “potere monopolistico” (o più in
generale “potere di mercato”), ovvero la
capacità di influenzare il prezzo di un bene

Per POTERE DI MERCATO si intende quella


situazione in cui l’azione di un determinato
operatore economico, di solito un’impresa,
può influenzare la determinazione del prezzo
di equilibrio
Concorrenza Imperfetta e Monopolio
La Microsoft: un esempio di monopolio
Se possedete un personal computer, probabilmente usate una versione
più o meno aggiornata di Windows, un sistema operativo prodotto dalla
Microsoft Corporation. Quando la Microsoft progettò Windows chiese e
ottenne un diritto esclusivo (copyright) su di esso. Il copyright
conferisce alla Microsoft un diritto esclusivo alla produzione e alla
vendita di copie del sistema operativo Windows così, se volete
acquistare una copia di Windows non avete altra scelta che rivolgervi
alla Microsoft e pagare il prezzo che l’impresa vi richiede.
La Microsoft ha quindi il monopolio di Windows.
Le decisioni di un’azienda come la Microsoft non sono descritte
accuratamente dal modello di comportamento delle imprese che è stato
elaborato precedentemente (mercato concorrenziale). L’impresa
concorrenziale prende il prezzo come dato (price-taker) mentre
l’impresa in regime di monopolio determina i prezzi (price-maker). Qui
di seguito esamineremo le implicazioni di tale potere di mercato e
vedremo come questo alteri il rapporto tra prezzo e costi di produzione.
Una definizione di monopolio

Un’impresa concorrenziale considera il prezzo del


prodotto come dato e sceglie di produrre la quantità
che garantisce l’uguaglianza tra prezzo e costo
marginale; il prezzo applicato dal monopolista,
invece, è maggiore del costo marginale. I monopolisti
fanno pagare prezzi più elevati per i propri prodotti e
gli acquirenti in regime di monopolio non avranno
altra alternativa che pagare il prezzo fissato dal
monopolista.
Una definizione di monopolio
Sebbene il monopolista abbia potere di mercato, ossia abbia la
capacità di determinare il prezzo del bene che produce, le sue
possibilità di profitto non sono illimitate. Se la Microsoft
vendesse ogni copia di Windows ad un prezzo di 1000 dollari
pochissimi lo acquisterebbero: si comprerebbero meno
computer, si utilizzerebbero altri sistemi operativi, si
acquisterebbero copie pirata a prezzo ribassato.

Un monopolista, quindi, non può scegliere il prezzo e l’output


indipendentemente. Dato un certo prezzo, potrà vendere solo la
quantità di output che il mercato è disposto ad acquistare: se si
fissa un prezzo molto elevato sarà in grado di vendere solo una
piccola quantità di output. La domanda dei consumatori pone un
vincolo alla scelta di prezzo e della quantità da parte del
monopolista.
Il monopolio…è sempre non auspicabile?
La politica della concorrenza si fonda sulla convinzione
che le condizioni di monopolio non siano auspicabili. Il
monopolio, infatti, genera di consueto inefficienze. In
particolare, per date tecnologie, i prezzi di monopolio
generano una perdita di benessere sociale (che tra
poco vedremo) che non è ascrivibile alle sole
inefficienze allocative.
Ciò è corroborato dalla circostanza, riscontrabile in
molteplici casi, che il monopolista con una struttura dei
costi inefficiente non solo tende a fissare prezzi troppo
elevati, ma anche ad innovare troppo poco poiché, non
essendo insidiato dalla concorrenza, ha ridotti incentivi
ad investire in R&D per adottare le tecnologie più
efficienti.
Il monopolio…è sempre non auspicabile?
Tuttavia, assegnare alla politica della concorrenza il
ruolo di incrementare il numero di imprese operanti sul
mercato, sussidiando e proteggendo anche quelle meno
efficienti, può avere la controindicazione di mantenere
artificialmente in vita queste ultime imprese, alterando
l’allocazione delle risorse e riducendo le economie di
scala (ciò porterebbe ad un complessivo decremento del
benessere sociale).
Pertanto, se nell’ambito di un’analisi statica si può
sostenere l’esistenza di una relazione inversa tra potere
di mercato e benessere, nell’ambito di un’analisi
dinamica è tutto da verificare. Il potere di mercato
potrebbe addirittura essere auspicabile, in quanto
potrebbe rappresentare il principale stimolo ad investire
ed innovare.
Le barriere all’entrata

Un’ impresa è monopolista quando è l’unico venditore di


un prodotto per il quale non esistono sostituti. La causa
fondamentale del monopolio sono le
barriere all’entrata:

1. Controllo di una risorsa o input scarso

2. Superiorità tecnologica: un’unica impresa detiene il


diritto esclusivo di produrre un bene

3. Barriere create da interventi dello Stato

4. Economie di scala: il monopolio naturale


Le barriere all’entrata:
1) Controllo di una risorsa o input scarso

È il caso del monopolio di diamanti di un gruppo di


produttori di diamanti denominato De Beers.
De Beers è un’impresa sudafricana che estrae e
commercia diamanti e, anche se non detiene il 100% delle
quote di mercato, è sufficientemente grande da poter
esercitare il potere di mercato.

La De Beers, per esempio, è in grado di mantenere scorte


considerevoli di diamanti così, se un produttore tenta di
vendere al di fuori dell’accordo di catello, può inondare
rapidamente il mercato con lo stesso tipo di diamanti,
punendo il «traditore».
Le barriere all’entrata:
2) Superiorità tecnologica

Vi è superiorità tecnologica quando un’unica impresa


detiene il diritto esclusivo di produrre un bene

Es. caso INTEL negli anni 1970s-1990s che dominava il


mercato dei microprocessori per PC in quanto poneva
delle barriere all’entrata ai competitors rappresentate
dagli investimenti necessari alla progettazione e alla
produzione di un nuovo sistema operativo per PC.
Un’impresa con un elevato standard tecnologico
potrebbe riuscire in molti casi a preservare la posizione
dominante
Le barriere all’entrata:
3) Barriere create da interventi dello Stato
Es. BREVETTI
Titolo giuridico che conferisce all’autore di un’invenzione il
monopolio temporaneo di sfruttamento dell’invenzione stessa,
ossia il diritto di escludere terzi dall’attuare l’invenzione e dal
trarvi profitto. Rappresenta un monopolio legale, limitato
territorialmente e temporalmente.
Si concedono quando:
• I costi della ricerca sono molto elevati e il risultato aleatorio.
• Appropriabilità imperfetta dei risultati dell’attività innovativa.

Se le imprese non potessero appropriarsi dei risultati dell’attività


innovativa, non investirebbero più in ricerca e sviluppo.
Lo Stato bilancia i benefici di lungo periodo derivanti da ulteriori
innovazioni con i danni di breve periodo derivanti dalla
creazione di un monopolio
Le barriere all’entrata:
4) Economie di scala
Questo è il caso del monopolio naturale

La struttura dei costi di produzione rende la singola


impresa più efficiente di una molteplicità di produttori

Configurazione particolare di monopolio: monopolio


naturale che sorge quando una sola impresa è in grado di
servire il mercato a costi più bassi di quanto potrebbero
due o più imprese. Si verifica generalmente quando i costi
fissi sono molto elevati. Esempi tipici sono la fornitura di
servizi a rete: acqua, gas, elettricità, ma anche trasporti
(treni, autobus, …)
Successivamente vedremo il monopolio naturale in
maniera più approfondita
Ancora sul monopolio…

Il caso più emblematico di esercizio di un potere di


mercato è quello che riguarda il comportamento
dell’impresa monopolista.
Il MONOPOLISTA essendo l’unico produttore di un
determinato bene è infatti in grado di fissare il
prezzo di mercato più conveniente per sé, data
la struttura della domanda aggregata espressa
dall’insieme dei consumatori
MAX DEL PROFITTO IN MONOPOLIO

P e Q non sono indipendenti questo


significa che il monopolista non è in grado
di scegliere contemporaneamente sia il
prezzo di mercato che la quantità di output
da produrre
MAX DEL PROFITTO IN MONOPOLIO

Il monopolista sceglie la quantità ottimale Q*


sulla base della condizione
RM=CM
Il prezzo di equilibrio è determinato invece
dalla curva di domanda del mercato
MAX DEL PROFITTO IN
CONCORRENZA PERFETTA

L’impresa concorrenziale sceglie la


quantità ottimale Q* sulla base della
condizione
P=CM
CONFRONTO FRA MONOPOLIO E
CONCORRENZA

Il confronto tra queste due forme di


mercato è fondamentale per capire il
motivo per cui una struttura
monopolistica dei mercati non realizza
un uso efficiente delle risorse
economiche
RISULTATI

Dal confronto del punto di equilibrio C per la


concorrenza con il punto M per il
monopolista, si può notare come
emergano le seguenti conclusioni:
Pm>Pc=CM
Qm<Qc
RISULTATI

In un regime di monopolio, i consumatori stanno


quindi peggio, rispetto al caso alternativo che
prevede un regime concorrenziale in quanto
pagano un prezzo più elevato ed hanno a
disposizione una quantità inferiore di beni per il
consumo.
Evidentemente il monopolista sta meglio in quanto
ha la possibilità di avere extraprofitti, a
differenza dell’impresa concorrenziale che
produce a profitto zero
Domanda e ricavo marginale in monopolio

Il ricavo marginale esprime di quanto varia il ricavo totale al variare dell’output prodotto.
Se il monopolista si trova di fronte una curva di domanda lineare: p(y)=a-by
La funzione del ricavo sarà → RT(y)=p(y)y=ay-by2
La funzione del ricavo marginale sarà → MR(y)=a-2by

Come si può notare, il ricavo marginale avrà la stessa intercetta verticale a della
funzione di domanda ma due volte più ripida
La massimizzazione del profitto in regime di
monopolio
MERCATO  IMPRESA
€uro
MC
Prezzo di
monopolio
AC
AC(QM)
D

MR
Profitto
economico quantità ottima per il Quantità
monopolista QM

La regola per massimizzare i profitti sarà sempre quella di produrre la quantità in


corrispondenza della quale il Ricavo Marginale (MR) è uguale al Costo
Marginale (MC).
La massimizzazione del profitto in regime di
L’intersezione della curva del monopolio
ricavo marginale con il costo
marginale determina la
quantità che massimizza il
profitto per il monopolista. Il
monopolio tuttavia genera un
equilibrio inefficiente: il
prezzo applicato è maggiore
di quello applicato in regime
concorrenziale e la quantità
di equilibrio è inferiore.
Questo genera una perdita
di benessere rappresentata
dall’area triangolare azzurra.
Questa area misura la
differenza tra i prezzi che i
consumatori sarebbero
disposti a pagare per le unità
aggiuntive e i prezzi a cui
imprese concorrenziali
sarebbero disposte a
produrla
Perdita di benessere sociale in monopolio

ESERCIZIO in classe
CONSEGUENZE

1) Per i consumatori: un uso inefficiente delle risorse


esistenti. Il livello efficiente di produzione è quello
in corrispondenza del quale la disponibilità a
pagare un’unità addizionale di output è uguale al
costo necessario per produrla.

2) A livello collettivo: perdita netta di benessere


sociale, nonostante le compensazioni.
MONOPOLIO E CONSUMATORI
Il monopolio non rappresenta una situazione P.E.
perché esiste la possibilità di una nuova allocazione
delle risorse dell’economia cha avvantaggi sia il
monopolista che i consumatori
Per tutti gli output compresi tra Qm e Qc esistono dei
livelli produttivi in corrispondenza dei quali vi sono
dei consumatori disposti a pagare un prezzo più
elevato del costo marginale e ciò migliorerebbe il
benessere sia del monopolista (aumenta il venduto),
sia dei consumatori che pagano un prezzo che è
espressione del proprio desiderio individuale di
avere un’unità in più del bene
MONOPOLIO E CONSUMATORI

Siamo a questo punto in grado di capire


meglio dove risiede il nodo analitico che
crea inefficienza nella presenza del
monopolio. Il livello efficiente di
produzione è quello in corrispondenza del
quale la disponibilità a pagare un’unità
addizionale di output è uguale al costo
necessario per produrla.
MONOPOLIO E CONSUMATORI

La condizione p=CM è quindi quella che


garantisce un uso efficiente delle risorse:
in questa situazione non esiste spazio per
ulteriori miglioramenti

N.B. la condizione p=CM è quella rispettata


dalla concorrenza perfetta
MONOPOLIO E INEFFICIENZA

quello che crea inefficienza nel


comportamento del monopolista è legato
al fatto che egli vende ad un prezzo Pm
anche a consumatori che sarebbero
disposti a pagare di più per il bene
MONOPOLIO E INEFFICIENZA

Ciò che crea inefficienza non è quindi la


struttura di mercato ma il fatto che il
monopolista non discrimini i suoi potenziali
compratori, sulla base del prezzo che
ciascuno di essi è disposto a pagare
MONOPOLIO NATURALE
Nell’economia pubblica hanno assunto un interesse
particolare quelle situazioni di mercato in cui il formarsi di
posizioni monopolistiche è richiesto e giustificato
dall’efficienza economica. Tali situazioni sono definite di
monopolio naturale.
Più esattamente, un monopolio naturale tende a formarsi
allorché il costo di fornire una data quantità da parte di
una sola impresa è inferiore alla somma dei costi che
potrebbero sopportare imprese di dimensioni minori,
ciascuna delle quali contribuisce solo parzialmente
all’offerta complessiva.
La situazione sopra descritta è nota come sub additività
dei costi
MONOPOLIO NATURALE

Il monopolio naturale è una particolare


situazione in cui la presenza di un unico
produttore è desiderabile
DEFINIZIONE DI MONOPOLIO NATURALE

Approccio tradizionale: utilizza il concetto di


RENDIMENTI DI SCALA CRESCENTI

Approccio innovativo: utilizza il concetto di


SUBADDITIVITA’ dei costi
RENDIMENTI DI SCALA CRESCENTI

La presenza di RSC significa che se si


aumenta l’input di tutti i fattori produttivi, ad
esempio lavoro e capitale, nella stessa
proporzione, l’output aumenta in misura più
che proporzionale. In un caso del genere,
l’efficienza economica richiede che il
numero di imprese operanti nel settore sia
limitato.
RENDIMENTI DI SCALA CRESCENTI
Un buon esempio è l’erogazione di acqua. Il costo
maggiore in questo caso è rappresentato dalla
rete delle tubature idriche. Una volta installate le
tubature, i costi aggiuntivi associati
all’erogazione di acqua a un individuo
addizionale sono relativamente insignificanti.
Sarebbe chiaramente inefficiente avere due reti
idriche, una a fianco all’altra, dove la prima
servisse un edificio e la seconda a quello
accanto. Lo stesso discorso vale per l’elettricità,
il gas naturale.
SUBADDITIVITA’ DEI COSTI

Secondo questo nuovo approccio i RSC


costituiscono condizione sufficiente ma non
necessaria per l’esistenza di un monopolio
naturale. Determinante per la nuova definizione
di monopolio naturale è la nozione di funzione di
costo subadditiva.
Una funzione di costo è subadditiva quando dato
un certo livello produttivo il costo totale è
inferiore quando la produzione è collocata
presso una sola impresa rispetto alla ripartizione
della stessa quantità presso due o più imprese
DEFINIZIONE

Un’industria costituisce monopolio naturale


se, nell’intervallo rilevante di produzione
determinato dalla domanda, la tecnologia
di produzione è rappresentata da una
funzione di costo subadditiva
IMPORTANTE

In presenza di monopolio naturale non si


devono attuare politiche per aumentare la
concorrenza perché l’offerta da parte di
una sola impresa risulta la soluzione più
efficiente.
L’intervento pubblico deve pertanto impedire
l’entrata inefficiente e promuovere
un’adeguata offerta
La funzione di costo subadditiva
• Costo delle imprese mono-prodotto:
Se C(y) rappresenta il costo dell’impresa di grandi dimensioni e C(yi) i
costi delle imprese più piccole, si avrà:

Questa condizione identifica la funzione dei costi di un’impresa mono-


prodotto caratterizzati da costi medi decrescenti.

Quando, il costo di fornire una data quantità di output da parte di una


sola impresa è inferiore alla somma dei costi che potrebbero
sopportare due o più imprese di dimensioni minori per fornire
complessivamente la stessa quantità sub-additività della funzione dei
costi.

Costi medi decrescenti = condizione solo sufficiente per l’esistenza


del monopolio.
La funzione di costo subadditiva

La figura I.6.2, rappresenta


rispettivamente i costi marginali (Cm) e i
costi medi variabili (CMV), evidenziando
come in presenza di costi medi (CMT)
decrescenti

La figura, rappresenta rispettivamente i costi marginali (Cm) e i costi medi


variabili (CMV), evidenziando come in presenza di costi medi (CMT)
decrescenti (a), la funzione di costo sia sub-additiva per qualsiasi quantità
prodotta, mentre, in presenza di un andamento inizialmente decrescente e
successivamente crescente della funzione di costo medio (b), la funzione di
costo sia sub-additiva fino all’output q′, oltre il quale diventa conveniente
dividere la produzione fra due imprese e, per livelli di output via via
maggiori, frazionare ulteriormente la produzione fra più imprese.
La funzione di costo subadditiva

• Caso delle imprese multi prodotto:


Nel caso di produzione congiunta di due beni (q1, q2)
è possibile dire che esistono economie di scopo se il
costo associato a un unico processo produttivo di una
data quantità di beni risulta inferiore al costo di
produzione in forma separata:

C (q1, q2) < (q1, 0) + (0, q2)


La funzione di costo subadditiva

Costi Sub-addittivi: Condizione necessaria ma non


sufficiente

La condizione di costi medi totali (CMT) decrescenti


rappresenta solo una condizione necessaria ma non
sufficiente: infatti, se la domanda tende ad espandersi, è
probabile che il principio della sub-additività venga meno.

Il monopolio naturale dipende quindi in modo cruciale dalla


quantità di bene domandata (più è elevata, più la
condizione di monopolio naturale verrà meno).
L’approccio tradizionale

Il monopolista privato fissa un prezzo che permette di


eguagliare il costo marginale al ricavo marginale; mentre
per il monopolio naturale, il regolatore può adottare due
soluzioni :

➢ prezzo POLITICO: fissare il prezzo pari al costo


marginale (First Best);
➢ prezzo PUBBLICO: fissare il prezzo pari al costo
medio totale (Second Best).
Il prezzo politico (first best)

Se P = CM, il monopolista
realizza una perdita; lo Stato
€uro deve garantire un sussidio per
D coprire tale perdita.

Perdita del monopolista

Pm

Costo
d Medio
a
P*= CM c
RM CM

Qm q
Q
Il prezzo politico (first best)

• Si utilizzano forme di imposte in somma fissa a carico della


fiscalità generale, per loro natura sono non distorsive.

• Tali imposte coprono la perdita adcP*.

• Tale soluzione presenta tuttavia alcune difficoltà relative alla


concreta applicabilità di un’imposta di questo tipo, oltre che
un problema di equità, in quanto tutti i contribuenti devono
provvedere alla copertura del disavanzo, mentre il servizio
viene utilizzato solo da una parte di essi.

• Data l’impraticabilità della soluzione di first-best dell’imposta


in somma fissa, sono state elaborate alcune soluzioni di
second-best.
Il prezzo pubblico (second best)

Se P = Costo Medio, il monopolista


si troverà in una situazione di
€uro pareggio di bilancio → non sono
necessari sussidi però la quantità si
D
riduce. Perdita di
benessere in
monopolio privato Perdita di
benessere
Pm con second
best

p = Costo Medio
Costo Medio
CM
Qm RM Q Q q
Il prezzo politico (second best)

• Si fissa il prezzo in misura pari al costo medio (P=CM)

• Il livello di produzione ottima diventa pari a P=Costo


medio. Così facendo, si garantisce la copertura dei costi,
generando tuttavia una perdita misurata dall’area in
rosso

• Tale perdita risulta inferiore rispetto a quella che si


sarebbe verificata nell’ipotesi di monopolio privato (area
in grigio)
Altre soluzioni tradizionali

Cercano di evitare gli “inconvenienti” associati al prezzo


politico (erogazione sussidi) e al prezzo pubblico
(riduzione quantità prodotta) ➔ minimizzano perdite di
efficienza

Tariffe discriminate
Tariffe non lineari
Tariffe peak-load
Discriminazione dei Prezzi

E’ la pratica che fissa prezzi diversi a consumatori


diversi, per lo stesso tipo di bene, in funzione della
quantità acquistata, caratteristiche del cliente o per
clausole Contrattuali.

La discriminazione è perfetta solo nel caso in cui:


a) L’impresa conosce perfettamente l’elasticità delle
curve di domanda dei suoi consumatori
b) Non ci sia la possibilità di rivendita dei beni o servizi
da un gruppo di consumatori all’altro.
Discriminazione dei Prezzi
Generalmente si distinguono tre forme di discriminazione dei prezzi:

• Di primo grado (perfetta): l’impresa riesce ad ottenere da ciascun


consumatore il prezzo massimo che questi è disposto a pagare per
l’acquisto del bene.
Es. commercialista
• Di secondo grado: l’impresa vende quantità diverse dello stesso bene a
prezzi diversi (sconti sulla quantità). La regola per definire i prezzi è
semplice:
– i consumatori con bassa elasticità della domanda dovrebbero pagare
un prezzo alto
– i consumatori con alta elasticità della domanda dovrebbero pagare un
prezzo basso
Es. metano, elettricità, sconti sui grossi acquisti
offrire diverse combinazioni di prezzo-quantità → autoselezione
• Di terzo grado: si realizza quando l’impresa è in grado di suddividere i
consumatori in due o più gruppi caratterizzati da domande separate (es:
anziani, giovani, bambini gratis ecc.) a ciascuno dei quali applica prezzi
diversi.
FINE

INFO IMPORTANTI:

Per avere le presentazioni del corso scivere all’indirizzo mail

dani.polverino@studenti.unina.it

(Rappresentante degli studenti per il corso di Scienza delle Finanze)