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Settembre 2014

ALTRI PARAMETRI ELETTRICI DIMENSIONALI PER “QUADRI” ADATTI PER


INSTALLAZIONE IN ZONE CLASSIFICATE CON PERICOLO DI ESPLOSIONE

QUARTA ED ULTIMA PARTE

In questa quarta e ultima parte vogliamo spiegare gli altri parametri di dimensionamento elettrico,
da utilizzare per i Quadri di distribuzione e avviamento destinati agli impianti con presenza di
pericolo di esplosione, quali:

1. la scelta dei dispositivi di sezionamento e interruzione;


2. la filiazione / coordinamento;
3. le curve di intervento;
4. la protezione differenziale a squilibrio di corrente;
5. la potenza dissipata;
6. il preriscaldamento.

1. La scelta dei dispositivi di sezionamento e interruzione

E’ la prima scelta che il progettista deve effettuare correttamente, perché influisce in modo
determinante nelle grandezze elettriche sia in ingresso al quadro (interruttore generale), sia a valle
dello stesso (partenze).
Notoriamente i dispositivi di sezionamento sono suddivisi in tre classi e più precisamente:
sezionatori a vuoto, interruttori di manovra, sezionatori sotto carico, interruttori automatici
magneto-termici.

- Sezionatori a vuoto

Questi dispositivi sono idonei al sezionamento della linea di alimentazione e possono operare in
presenza di tensione ma con assenza di carico a valle (definibili come dispositivi di sezionamento
a tempo dipendente). Non possono aprire o chiudere alla presenza di corto circuito e non hanno
una tenuta termica. Il sezionatore a vuoto, come funzione di sezionamento generale in ingresso
quadro, è sconsigliabile, perché incapace di aprire con presenza di carichi a esso sottesi, vedere
Tipico 1 in Schema 1.

Tuttavia, è possibile che il sezionatore a valle apra in assenza di carico (Tipico 2 in Schema 1), se
a tale dispositivo di sezionamento è abbinato un contatto ausiliario anticipato sulla manovra di
apertura. Tale contatto deve essere rinviato all’interruttore automatico posto a monte della linea di
alimentazione, operando sulla bobina di apertura di tale interruttore, al fine di aprirlo
anticipatamente al sezionatore a valle, tagliandone l’alimentazione. In questo caso si avranno in
più, rispetto alle altre soluzioni sotto descritte, un cavo, la bobina di apertura e il contatto ausiliario
anticipato.

Schema 1
Tipico 1 - Q... - QG Sequenza di messa in ser vizio: pr ima chiuder e - QG e poi chiuder e - Q....
Sequenza di messa f uor i ser vizio: pr ima apr ir e - Q... e poi apr ir e - QG

Tipico 2 - Q... - QG Sequenza di messa in ser vizio: pr ima chiuder e - QG e poi chiuder e - Q....
Sequenza di messa f uor i ser vizio: pr ima apr ir e - Q... e poi apr ir e - QG
- Ba

NB: in caso di manovr a er r at a, il cont at t o ant icipat o sul sezionat or e - QG


gener a l ' aper t ur a di - Q..., t r amit e l a bobina di aper t ur a - Ba, gar ant endo
quindi l ' aper t ur a di - QG con assenza di car ico.
 
 

- Interruttori di manovra, sezionatori sotto carico

Questi dispositivi sono idonei al sezionamento della linea di alimentazione sia in presenza di
tensione, sia in presenza di carico nominale (definibili come dispositivi di sezionamento a tempo
indipendente). Possono aprire e chiudere con presenza di carico, non possono farlo in presenza di
corto circuito ma devono essere in grado di sostenere, senza deformazioni permanenti, la corrente
di corto circuito transitante.

L’interruttore di manovra, sezionatore sotto carico, come funzione di sezionamento generale in


ingresso quadro, è consigliabile in quanto capace di aprire con presenza di carichi a esso sottesi
(Tipico 1 in Schema 2). Il motivo principale di tale scelta è riconducibile al concetto di
coordinamento protezioni. Infatti, se a monte di tale organo esiste un interruttore automatico
magneto-termico, mettendo a valle un interruttore di manovre, sezionatore sotto carico, si
garantisce la selettività d’intervento, evitando di avere l’apertura sotto corto in uno dei due punti
monte valle, in modo imprevedibile (Tipico 2 in Schema 2).

Schema 2
Tipico 1 - Q... - QG Sequenza di messa in servizio: t ut t i e due gli organi possono essere chiusi senza alcuna specif ica sequenza
Sequenza di messa f uori servizio: t ut t i e due gli organi possono essere apert i senza alcuna specif ica sequenza
NB: la logica consiglia che si deve aprire l'organo di sezionament o più vicino al carico sot t eso
Tipico 2 - Q... - QG Sequenza di messa in servizio: t ut t i e due gli organi possono essere chiusi senza alcuna specif ica sequenza
Sequenza di messa f uori servizio: t ut t i e due gli organi possono essere apert i senza alcuna specif ica sequenza
NB: in quest o caso non sarà possibile predet erminare quale int errut t ore aprirà in presenza di cort o circuit o

- Interruttori automatici magneto-termici

Questi dispositivi sono idonei al sezionamento della linea di alimentazione in presenza di tensione,
di carico nominale, di sovraccarico e di corto circuito (definibili come dispositivi di sezionamento a
tempo indipendente). Tali interruttori automatici magneto-termici rispondono al ciclo operativo O-
CO (secondo la norma CEI EN 60947-2 O= open; CO = Closed-Open) e sono in grado di aprire e
chiudere in presenza di corto circuito.

L’interruttore automatico magneto-termico, come funzione di sezionamento generale in ingresso


quadro, è capace di aprire con presenza di carichi ad esso sottesi ed anche in presenza di corto
circuito (Tipico 1 in Schema 3).

La scelta di installare un interruttore automatico magneto-termico, come protezione generale del


quadro, deriva dal fatto che a monte della linea di alimentazione non sia previsto un analogo
interruttore automatico ma un dispositivo di sezionamento non adatto ad aprirsi e interrompere né
in presenza di sovraccarico, né tantomeno in presenza di corto circuito sul tratto della linea di
alimentazione (cavo tra i due dispositivi –Q.. e –QG2 riportati nel tipico 2 dello schema 3). In
questo specifico caso, come esemplificato nel tipico 2 dello schema 3, la funzione di protezione ai
sovraccarichi ed ai corti circuiti, sarà demandata all’interruttore generale a monte della linea di
alimentazione del quadro (-QG), ma questa scelta deve essere in genere sconsigliata, se non
espressamente richiesta dal cliente.
 
 
Scheme 3
Ty pical 1 - Q... - QG Sequence of oper at ion: bot h or gans can be cl os ed wit hout any s pecif ic s equence
Sequence of is ol at ion: bot h or gans can be opened wit hout any s pecif ic s equence
Remar k : l ogic s ay s t hat y ou hav e t o open t he dis connect in s wit ch t hat is l ocat ed
cl os er t o t he l oad bel ow

T y pical 2 - Q... - QG2 Sequence of oper at ion: bot h or gans can be cl os ed wit hout any s pecif ic s equence
Sequence of is ol at ion: bot h or gans can be opened wit hout any s pecif ic s equence
- QG
Remar k : T he incoming cabl e is not pr ot ect ed agains t s hor t cir cuit gener at ed on t he cabl e, ex cept wit h t he act iv at ion
of t he main cir cuit br eak er - QG of t he ups t r eam s wit chgear

Se il cliente non specifica espressamente il tipo di dispositivo di sezionamento, il progettista


selezionerà il miglior equipaggiamento in base a quanto sopra esposto.

2. La scelta della filiazione/coordinamento

E’ l’altra funzione che il progettista deve effettuare correttamente, in quanto tale scelta influisce in
modo determinante nelle grandezze elettriche sia in ingresso al quadro (interruttore generale), sia
a valle dello stesso (partenze).

Ipotizziamo che il cliente ci abbia comunicato i seguenti dati:


- 1 arrivo linea con interruttore automatico magneto-termico, quadripolare (trifase + neutro) (in
alternativa con interruttore di manovra, sezionatore sotto carico, sempre quadripolare).
- 10 partenze con interruttori automatici magneto-termici bipolari da ~ 9A a 230VAC.

Procediamo, quindi, a selezionare i dispositivi di sezionamento a valle, con il metodo della


“Filiazione”.

Il metodo della “Filiazione”, che sino a qualche decennio fa era impensabile, grazie all’evoluzione
della tecnica costruttiva, ha fatto sì che fosse possibile coordinare due o più dispositivi di manovra
e protezione in cascata (serie), utilizzando le specifiche caratteristiche del loro potere di
limitazione.

Tale limitazione permette di poter installare a valle di un interruttore automatico magneto-termico,


interruttori magneto-termici con potere d’interruzione inferiore a quello normalmente richiesto da un
sistema che non considera tale concetto di “Filiazione”. L’interruttore a monte svolge, infatti, la
funzione di barriera per correnti elevate di corto circuito e, limitando tali correnti di corto, consente
agli interruttori posti a valle di essere sollecitati da correnti di corto meno elevate, pur avendo essi
stessi una capacità di tenuta al corto inferiore alla corrente di corto circuito presunta e richiesta dal
cliente in sede di sviluppo.

Tale sistema, non essendo limitativo tra due soli interruttori in serie, permette di dare un quadro
perfettamente rispondente alle esigenze del cliente (filiazione rispondente ai requisiti imposti dalla
norma CEI EN 60947-2 e norma CEI 64-8).

Le protezioni di tali dispositivi devono essere coordinate in modo che l’energia specifica passante
(I2t), lasciata passare dal dispositivo di protezione a monte, non sia superiore a quella che può
essere sopportata, senza danno, dal dispositivo di protezione a valle, così come dai collegamenti
elettrici.
 
 

Questo sistema può essere validato solo se sono utilizzati interruttori della stessa marca
costruttiva, in quanto tale funzione deve essere verificata con prove di laboratorio che possono
essere realizzate solo dal costruttore. Pertanto, le associazioni possibili saranno ricavabili dalla
documentazione tecnica del costruttore scelto.

Analizziamo ora il dimensionamento considerando la prima ipotesi di utilizzare, come interruttore


generale di arrivo linea al quadro, un interruttore tipo automatico magneto-termico.
Per questo dimensionamento prenderemo in esame i prodotti di costruzione Schneider Electric,
serie Acti9 modello iC60 (non verranno considerati gli interruttori della gamma C40N in quanto non
idonei ad essere manovrati dall’esterno dei contenitori a prova di esplosione).
Scegliere correttamente i dispositivi d’interruzione linee di alimentazione carichi a valle è una delle
varie funzioni che il progettista deve effettuare correttamente, in quanto la sua scelta influisce in
modo determinante sull’impianto elettrico.

Considerando di avere un interruttore di arrivo linea tetrapolare da 32A a 400VAC a 45°C (per
comodità adotteremo le stesse grandezze ingegneristiche enunciate nella parte terza del
dimensionamento meccanico ed elettrico), sarà impiegato un interruttore con corrente nominale di
50A a 30°C, con potere di interruzione di 10 kA a 400VAC e n° 10 interruttori bipolari (fase +
neutro) a valle di tale interruttore. Selezioneremo questi interruttori, facendo la ricerca nella tabella
1 – Filiazione tra Acti 9 a monte e Acti 9 a valle, riportata nella Guida alla bassa tensione di
Schneider Electric, edizione 2014, che per comodità riportiamo integralmente.
Not a: il coor dinament o Co mp act / A ct i 9 a 2 30V A C è ut il e per cir cuit i mon of as e in der iv az ione da una l inea t r if as e.
T abel l a 1 - Fil ia z ione t r a A ct i 9 a mont e e A ct i 9 a v al l e
a mont e C4 0N iC60N iC60H iC60L iC60L iC60L C120N NG125a NG125N NG125N
Icu (k A ) Icu (k A ) ( 25A ) (32÷ 4 0A ) (50÷63A ) NG125N
NG125N
Icu (k A ) 10 20 360 50 36 30 20 30 50 100
a v al l e Icu r inf or z at a (k A )
C4 0a 16A 6 10 15 20 30 25 20 15 20 20 50
C4 0a 20- 4 0A 6 10 15 20 30 25 20 15 20 20 50
C4 0N 16A 10 20 30 50 36 30 20 30 30 50
C4 0N 20- 4 0A 10 20 30 50 36 30 20 30 30 50
iC60a 10 20 30 50 36 30 20 30 30 50
iC60N 25A 20 30 50 36 30 30 50 50
iC60N 32- 4 0A 20 30 36 30 30 50 50
iC60N 50- 63A 20 30 30 30 50 50
iC60H 25A 30 50 36 50 70
iC60H 32- 4 0A 30 36 50 70
iC60H 50- 63A 30 50 70
iC60L 2 5A 50 100
iC60L 32- 4 0A 36 50 100
iC60L 50- 63A 30 50 70
C120N 20 50 70
NG125a 35 70
NG125N 50 70

La prima grandezza fruibile è l’interruttore iC60N, con una Icu di 20kA (ridondante sul valore
richiesto dal cliente) e, selezionando dalla tabella l’interruttore coordinato a valle da 9A a 45°C,
quindi declassato per tale impiego, adotteremo un interruttore con corrente nominale di 16A a
30°C. Esso declassato sarà idoneo per 9A a 45°C, ovvero iC60a da 16A che, con il concetto di
“Filiazione”, garantisce il coordinamento, con Icu rinforzata di 20kA, pur avendo una Icu di 10kA,
come indicato nello Schema 4.
 
 

L1 L2 L3 N

Schema 4
20kA
- QG
Int er r ut t or e a mont e, t ipo iC60N 4poli 50A Icu 20kA

L11
L21
L31
N1

- Q1 - Q2 - Q3 - Q4 - Q5 - Q6 - Q7 - Q8 - Q9 - Q10
Icu 10kA Icu 10kA Icu 10kA Icu 10kA Icu 10kA Icu 10kA Icu 10kA Icu 10kA Icu 10kA Icu 10kA
Icu rinf orzat a 20kA

Icu rinf orzat a 20kA

Icu rinf orzat a 20kA

Icu rinf orzat a 20kA

Icu rinf orzat a 20kA

Icu rinf orzat a 20kA

Icu rinf orzat a 20kA

Icu rinf orzat a 20kA

Icu rinf orzat a 20kA

Icu rinf orzat a 20kA


L111 N11 L211 N21 L311 N31 L112 N41 L212 N51 L312 N61 L113 N71 L213 N81 L313 N91 L114 N101

Int er r ut t or i a valle, t ipo iC60a 2poli 16A Icu 10kA, Icu r inf or zat a 20kA

Analizziamo ora il dimensionamento considerando la seconda ipotesi (alternativa richiesta dal


cliente), utilizzando, come interruttore generale di arrivo linea al quadro, un interruttore di manovra
sezionatore sotto-carico, con gli stessi dati presi in esame per la versione con interruttore
automatico magneto-termico sopra descritta.

Premessa: in questo caso, non avendo in ingresso al quadro un interruttore automatico magneto-
termico a protezione dai sovraccarichi e corti circuiti, sarà fondamentale avere dal cliente
l’indicazione del tipo d’interruttore automatico posto a monte della linea di alimentazione, la
distanza (in metri) e la sezione e natura del cavo di alimentazione, al fine di poter effettuare il
corretto dimensionamento degli interruttori automatici magneto-termici (partenze) posti a valle del
sezionatore d’ingresso al quadro.

Per questo dimensionamento prenderemo in esame i prodotti di costruzione Schneider Electric,


serie Acti9 modello iSW-NA a sgancio libero.

L’interruttore di manovra sezionatore sotto-carico è in grado di interrompere solo la corrente


nominale ed è in grado di resistere alle sollecitazioni elettromagnetiche derivanti dalla corrente di
corto circuito. Non è, quindi, in grado di aprire in presenza di sovraccarico o di corto circuito.
Pertanto per questa alternativa, la capacità di apertura in presenza di sovraccarico o di corto
circuito sarà demandata all’interruttore automatico posto a monte della linea di alimentazione del
quadro in esame.

Il primo parametro è la verifica della dimensione elettrica di tale interruttore di manovra sezionatore
sotto-carico, che dovrà avere il valore di corrente nominale uguale o superiore al valore di corrente
nominale dell’interruttore automatico magneto-termico a monte della linea di alimentazione.

Un altro parametro è quello di verificare che l’interruttore di manovra sezionatore sotto-carico sia
adatto a una tenuta termica al corto circuito (Inc) maggiore o uguale alla corrente di corto circuito
richiesta dal cliente e/o alla corrente di corto circuito dell’interruttore automatico magneto-termico a
monte.
 
 
Secondo quanto riportato nella Tabella 2 di coordinamento interruttori non automatici, che per
comodità riportiamo integralmente, ipotizzando di avere un interruttore automatico magneto-
termico a monte da 32A a 400VAC a 45°C, con potere di interruzione Icu di 10kA, per avere tale
coordinamento dovremo selezionare un interruttore di manovra sezionatore sotto-carico a sgancio
libero da 63A che, declassato per temperatura, risulta essere idoneo a portare una corrente di 32A
a 45°C (per comodità adotteremo le stesse grandezze ingegneristiche enunciate nella parte terza
del dimensionamento meccanico ed elettrico). Quindi, verrà adottato un interruttore di manovra
sezionatore sotto-carico con corrente nominale di 63A a 30°C.

Tabella 2 Int er r ut t or i 4P (r et e t r if ase da 380 V a 415 V) - Pr ot ezione con int er r ut t or e aut omat ico
a mont e Int er r ut t or i 3P+N, 4P
C40 iC60 C120 NG125
a N a N H L N a N L
Int er r ut t or i modular i
Tenut a alla cor r ent e di cor t ocir cuit o dell'associazione (cor r ent e di cor t ocir cuit o max o kA r ms)
a valle (sgancio liber o)
iSW 20A 4,5 4,5 4,5 4,5 4,5 4,5 2 3 3 3
iSW 32A 4 4 4 4 4 4 2 3 3 3
iSW 40 ÷ 63A 5 5 5 5 5 5 3 6 6 6
iSW 100 ÷ 125A 5 10 10 10
iSW- NA 40A 6 10 15 20 10 15 20
iSW- NA 63A 10 15 15 10 15 10
iSW- NA 80A 10 10 10
iSW- NA 100A 10 10
NG125NA 63 ÷ 80A 10 16 25 50
NG125NA 100A 10 16 25 50
NG125NA 125A 10 16 25 50

In considerazione di quanto sopra descritto, ovvero di avere come organo di sezionamento in


ingresso quadro un interruttore di manovra sezionatore sotto-carico, dobbiamo valutare quale
valore di corrente di corto circuito dovrà essere preso in considerazione per dimensionare
correttamente gli interruttori automatici a valle dell’interruttore di manovra sezionatore sotto-carico.

Schema 5

- QG
- QG 400/ 230VAC- Icc 2kA
400/ 230VAC- Icc 10kA

- QF1 - QF2 - QF3 - QF4 - QF5 - QF6 - QF7 - QF8 - QF9 - QF10

- QF.. - QF.. - QF.. - QF..

(Cu) cavo 4x25mmq - L= 160m


V = 1,79%

Assumiamo di aver ricevuto dal cliente la dimensione del cavo di alimentazione e la relativa
distanza e caduta di tensione come riportato nello Schema 5. Secondo quanto riportato nella
Tabella 3, che riportiamo integralmente, con un cavo avente sezione di 25mmq e una distanza di
160m (154,2m per difetto), si avrà una corrente di corto circuito sulla sbarra del quadro di 2kA;
 
 
pertanto, gli interruttori automatici magneto-termici –QF1 ÷ -QF10 saranno dimensionati per tale
corrente di corto circuito.
T abella 3 D e t e r m i n a z i o n e d e l l a Ic c a v a l l e d i u n c a v o , i n f u n z i o n e d e l l a Ic c a m o n t e
D e t e r m in a z io n e d e l l a c o r r e n t e d i c o r t o c ir c u it o t r if a s e
S e z io n e d e i L u n g h e z z a d e i ca v i
c a v i (m m q ) (m )
1, 5 1.2 1.7 2 .3 3 .3 4 .6 6 .4 8 .9 12 .4
2 ,5 1.4 1.9 2 .6 3 .9 5 .2 6 .2 10 .4 12 .8 15 .6
4 1.2 1.6 2 .3 3 4 .1 6 .2 8 .2 9 .9 16 .6 2 0 .4 2 4 .9
6 1.2 1.7 2 .4 3 .4 4 .5 6 .1 9 .2 12 .3 14 .8 2 4 .8 3 0 .3 3 7 .3
10 1 1.4 2 2 .8 3 .9 5 .6 7 .4 10 .1 15 .3 2 0 .5 2 4 .7 4 1.3 4 9 .8 6 2 .1
16 1.1 1.6 2 .2 3 .1 4 .4 6 .1 8 .8 11.8 16 2 4 .3 3 2 .7 3 9 .3 6 5 .9 7 0 .3 9 9 .1
25 1.2 1.6 2 .3 3 .3 4 .7 6 .7 9 .4 13 .6 18 .3 2 4 .8 3 7 .8 5 0 .7 6 1.1 10 2 .5 12 3 .3 15 4 .2
35 1 1.5 2 .1 3 .1 4 .5 6 .4 9 .2 12 .9 18 .8 2 5 .3 3 4 .4 5 2 .4 7 0 .5 8 4 .9 14 2 .6 17 3 .7 2 14 .6
50 1.3 2 2 .8 4 .1 6 .1 8 .8 12 .7 17 .9 2 6 .2 3 5 .4 4 8 .2 7 3 .8 9 9 .3 119 .6 2 0 1.1 2 4 2 .1 303
70 1.6 2 .5 3 .6 5 .4 8 11.6 17 2 4 .2 3 5 .5 4 8 .2 6 5 .8 10 1 13 6 .1 16 4 .1 2 7 6 .3 3 3 1.6
95 1.9 2 .9 4 .3 6 .5 10 14 .6 2 1.6 31 4 5 .8 6 2 .4 8 5 .6 13 1.8 17 7 .9 2 14 .7 3 6 2 .1 4 3 4 .5
12 0 2 .1 3 .3 4 .9 7 .6 11.7 17 .3 2 5 .8 3 7 .2 5 5 .3 7 5 .6 10 3 .9 16 0 .4 2 16 .7 2 6 1.8
15 0 2 .3 3 .6 5 .4 8 .4 13 .2 19 .7 2 9 .7 4 3 .2 6 4 .6 8 8 .7 12 2 .2 18 9 .2 2 5 6 .1 3 0 9 .5
18 5 2 .4 3 .9 5 .8 9 .2 14 .6 22 3 3 .5 4 9 7 3 .7 10 1.5 14 0 .3 2 17 .7 2 9 5 .1 357
24 0 2 .6 4 .1 6 .3 10 16 2 4 .4 3 7 .4 5 5 .3 8 3 .7 115 .8 16 0 .6 2 5 0 .1 3 3 9 .5
300 2 .7 4 .3 6 .6 10 .6 17 .1 2 6 .3 4 0 .6 6 0 .3 9 1.7 12 7 .3 17 6 .9 2 7 6 .1 3 7 5 .3
2 x 12 0 4 .2 6 .6 9 .7 15 .1 2 3 .3 3 4 .5 5 1.5 7 4 .3 110 .5 15 1.2 2 0 7 .8 3 2 0 .7
2 x 15 0 4 .5 7 .2 10 .7 16 .8 2 6 .3 3 9 .3 5 9 .3 8 6 .3 12 9 .1 17 7 .3 2 4 4 .4 3 7 8 .3
2 x 18 5 4 .8 7 .7 11.6 18 .4 2 9 .1 4 4 6 6 .9 9 7 .9 14 7 .3 2 0 2 .9 2 8 0 .5
3 x 12 0 6 .2 9 .9 14 .6 2 2 .6 3 4 .9 5 1.7 7 7 .2 111.5 16 5 .8 2 2 6 .7 3 11.6
3 x 15 0 6 .7 10 .8 16 .1 2 5 .2 3 9 .4 59 89 12 9 .5 19 3 .7 2 6 5 .9 3 6 6 .6
3 x 18 5 7 .2 11.6 17 .4 2 7 .6 4 3 .6 6 5 .9 10 0 .3 14 6 .9 221 3 0 4 .4
Ic c a m o n t e ( k A ) Ic c a v a l l e ( k A )
10 0 91 86 80 71 60 4 9 38 29 21 16 12 8 6 5 3 3 2
90 83 79 74 67 57 4 7 37 29 21 16 12 8 6 5 3 3 2
80 75 72 68 61 53 4 5 36 28 21 16 12 8 6 5 3 3 2
70 66 64 61 55 4 9 4 2 34 27 20 16 12 8 6 5 3 3 2
60 57 55 53 4 9 4 4 38 32 25 19 15 12 8 6 5 3 3 2
50 4 8 4 7 4 5 4 2 38 34 29 24 18 15 11 8 6 5 3 3 2
4 5 4 4 4 3 4 1 39 36 32 27 23 18 14 11 8 6 5 3 3 2
4 0 39 38 37 35 32 29 25 21 17 14 11 8 6 5 3 3 2
35 34 34 33 31 29 27 23 20 16 13 11 8 6 5 3 3 2
30 30 29 29 27 26 24 21 18 15 13 10 7 6 5 3 3 2
25 25 25 24 23 22 21 19 17 14 12 10 7 6 5 3 3 2
22 22 22 21 21 20 19 17 15 13 11 9 7 6 5 3 3 2
15 15 15 15 15 14 13 13 12 10 9 8 6 5 4 3 3 2
10 10 10 10 10 10 10 9 9 8 7 6 5 4 4 3 3 2
7 7 7 7 7 7 7 7 7 6 6 5 4 4 4 3 3 2
5 5 5 5 5 5 5 5 5 5 4 4 4 3 3 2 2 2
4 4 4 4 4 4 4 4 4 4 4 4 3 3 3 2 2 2

Quanto sopra descritto, è da considerarsi nel caso in cui il cliente non ci ha fornito il valore di
corrente di corto circuito in arrivo al quadro, ma ci ha comunicato le caratteristiche dell’interruttore
a monte, la sezione del cavo e la distanza dal quadro a monte.

Nel caso in cui il cliente sia a conoscenza del valore di corrente di cortocircuito all’ingresso del
quadro a valle, quanto sopra descritto andrà ridefinito in funzione di tale parametro e
dimensionando l’interruttore di manovra sezionatore sotto-carico in ingresso per poter sostenere,
senza deformazioni permanenti, la tenuta al cortocircuito richiesta.

3. La scelta della curva di intervento

Come già descritto sommariamente nella prima parte, la scelta delle curve d’intervento degli
interruttori automatici magneto-termici o solo magnetici è anch’essa una parte importante nel
dimensionamento al fine di proteggere i carichi sottesi. E’ un parametro, come per il potere
d’interruzione (Icn), che deve essere comunicato dal cliente in sede di richiesta dimensionale.

La funzione principale di un interruttore automatico magneto-termico è quella di assicurare la


protezione dei circuiti dai sovraccarichi e i cortocircuiti.
 
 
- Sovraccarichi: questa funzione viene ottenuta da sganciatori termici bimetallici o mediante
sganciatori statici a tempo inverso associati all’interruttore automatico, in funzione della
grandezza dell’interruttore scelto.
- Cortocircuiti: questa funzione viene ottenuta da sganciatori magnetici o da sganciatori statici a
tempo indipendente, istantanei o con breve ritardo, in funzione della grandezza dell’interruttore
scelto.

L’associazione di sganciatori termici bimetallici con sganciatori magnetici nello stesso interruttore,
dà luogo agli sganciatori comunemente chiamati magneto-termici.
Nel caso gli interruttori debbano svolgere la sola funzione di protezione dal corto circuito, sono
comunemente chiamati interruttori magnetici (specifici per la protezione motori, con curva tipica
MA).

Gli interruttori modulari, in genere, sono equipaggiati con sganciatori di tipo magneto-termico
integrati nella struttura dell’interruttore e, pertanto, non intercambiabili. Non hanno la possibilità di
regolazione delle correnti d’intervento da parte degli utilizzatori, ma, essendo disponibili in una
vasta gamma di tarature, sono in grado di soddisfare tutte le grandezze dei carichi a valle.

Sono disponibili sganciatori aventi diverse tipologie di curve d’intervento in relazione ai diversi
possibili impieghi quali:

 Curva B: Quando si ha a che fare con un generatore in grado di fornire solamente una
debole corrente di cortocircuito o di linee con grandi lunghezze.
 Curva C: Cavi e impianti che alimentano apparecchi utilizzatori classici.
 Curva D: Quando la corrente di avviamento è di notevole intensità (da 5 a 7 volte la
corrente nominale).
 Curva K: Protezione delle utenze con forti correnti di avviamento (motori, trasformatori).
 Curva Z: Protezione dei circuiti elettronici.
 Curva MA: Circuiti di alimentazione motori (interruttori con solo funzione magnetica).

Le norme che regolano la progettazione, le prestazioni e le prove degli interruttori automatici per
protezione contro sovracorrenti sono:

- La norma CEI EN 60947-2 che costituisce il testo di riferimento per i prodotti per applicazioni
“industriali”, con elevati valori di potere d’interruzione e caratteristiche rispondenti alle esigenze
di sicurezza e di corretto esercizio di impianti elettrici nel settore produttivo.
- La norma CEI EN 60898-1 che si applica agli interruttori automatici per usi civili e similari,
incluse le applicazioni per uffici, scuole, alberghi ecc…, definiti comunemente come “settore
terziario”.

Nel nostro caso, saranno presi in considerazione, trattandosi d’impiego in impianti di produzione,
estrazione petrolifera o chimica o chimico-farmaceutica e, in genere, in tutti quegli impianti che
presentano pericolo di esplosione per presenza di gas o polveri esplosive, solamente gli interruttori
rispondenti alla norma CEI EN 60947-2.

4. La scelta della protezione differenziale a squilibrio di corrente

Si tratta di un parametro importante, ai fini della protezione delle persone e delle cose.
Considerando che il rischio derivante dal contatto fisico con la corrente elettrica influisce
 
 
negativamente sulla respirazione e sulla circolazione, non devono altresì essere sottovalutati i
rischi di ustioni prodotte al passaggio della corrente attraverso l’organismo, rammentando che
qualunque sia il sistema di neutro, nel caso di un contatto diretto, la corrente che ritorna alla fonte
di energia è quella che attraversa il corpo umano.
Il limite di percezione varia da un soggetto all’altro, da un minimo inferiore a 1mA ad un massimo
di 2mA, mentre la contrazione muscolare, per frequenze da 50 a 100Hz, varia da 10mA per le
donne, sino a 15mA per gli uomini, considerando che tali valori possono variare in funzione
dell’età, del sesso, delle condizioni di salute ecc…

Di prassi l’arresto respiratorio si manifesta per la presenza di correnti da 20 ÷ 30mA, causando


contrazioni all’apparato muscolare respiratorio sino a provocare l’arresto della respirazione.

La fibrillazione cardiaca varia da 70 ÷ 100mA, in funzione delle diverse caratteristiche corporee


quale il peso ma in realtà non è definibile in modo preciso proprio a causa delle condizioni
fisiologiche e ambientali del soggetto quali il percorso della corrente attraverso il corpo, il tipo di
contatto, il tempo di contatto e il valore di resistenza dell’organismo.

Come accennato sopra, altro rischio importante è la provocazione di ustioni derivanti dal contatto
elettrico generato dall’arco elettrico che causa un calore eccessivo e dannoso al corpo umano.
Il principio della protezione differenziale di Schneider Electric si basa su un sistema in grado di
assicurare, quasi istantaneamente, tre funzioni in sequenza, quali:

- rilevazione della corrente di dispersione, ottenuta mediante un trasformatore di corrente


toroidale (Schema 6) in cui il primario è rappresentato dai conduttori attivi del circuito da
proteggere. In condizioni normali, la somma vettoriale delle correnti che attraversano i
conduttori attivi è nulla, pertanto i flussi generati all’interno del toroide si annullano
reciprocamente. La comparsa di una corrente di dispersione rompe quest’equilibrio e induce
una corrente residua al secondario.

- misura della stessa, effettuata da un relè elettromagnetico (Schema 6) che compara il segnale
elettrico ricevuto dal trasformatore di corrente toroidale con la soglia d’intervento prestabilita
(sensibilità). Il principio di funzionamento del relè è il seguente: un elettromagnete alimentato
dalla corrente residua trasmessa dal toroide, esercita sul meccanismo di sgancio una forza che
si contrappone a quella esercitata da un magnete permanente per trattenere i contatti in
posizione di chiuso. Finché la forza del magnete permanente è superiore a quella
dell’elettromagnete, il circuito rimane chiuso.

- interruzione del circuito affetto da guasto, che avviene quando la corrente residua è
sufficientemente elevata per annullare l’effetto del magnete permanente e, quindi, il
meccanismo di sgancio comanda l’apertura dei contatti, interrompendo così, il circuito in cui si
è verificato il guasto. I dispositivi differenziali della serie Acti 9 di Schneider Electric sono di tipo
elettromeccanico con funzionamento a corrente propria, in quanto è la più sicura, perché è
indipendente dalla tensione di rete e soprattutto non richiede alcuna sorgente d’alimentazione
esterna.
Schema 6 N L

T
Pulsant e di pr ova Relè
R elet t r omagnet ico

Tor oide
 
 
5. Il dimensionamento del contenitore in funzione della potenza dissipata

E’ un altro dei parametri che il progettista deve considerare, in quanto tale parametro è uno dei
cardini fondamentali per il rispetto della classe di temperatura dove dovrà essere installato.

La potenza dissipabile del componente e/o equipaggiamento, alla temperatura ambiente di


progetto (W) è il valore di dissipazione termica di tale oggetto che normalmente è dichiarato dal
costruttore dell'oggetto. Tale valore deve essere riparametrato, in funzione del funzionamento a
una specifica temperatura di progetto, considerando che normalmente i componenti e/o
equipaggiamenti hanno un valore di dissipazione termina riconducibile a una posa in aria libera e,
quindi, ad una temperatura di 20°C o ad altra temperatura dichiarata dal costruttore.

Per “classe di temperatura” s’intende il valore, espresso in °C, al quale far riferimento per il
controllo della massima temperatura superficiale che la superficie esterna della custodia può
raggiungere per il suo corretto funzionamento in ambiente classificato quali:

 T1 = 450°C
 T2 = 300°C
 T3 = 200°C
 T4 = 135°C
 T5 = 100°C
 T6 = 85°C.

Inoltre, tale dimensionamento deve essere nel pieno rispetto dei valori massimi di dissipazione
ammissibili in accordo con quanto definito nel certificato Ex della specifica custodia alla classe di
temperatura ed alla relativa temperatura ambiente.

Per procedere nel dimensionamento si dovranno considerare i seguenti parametri:

 gli equipaggiamenti elettrici e/o elettronici dovranno essere conformi, per caratteristiche
elettriche e modo d’impiego, alle rispettive norme CEI o EN o IEC;
 i valori di potenza dissipata di ogni equipaggiamento dovranno considerare anche l’apporto
di dissipazione derivante dai collegamenti elettrici;
 avere una distanza minima tra cablaggi interni in esecuzione non ‘Ex i’ e quelli in ‘Ex i’,
conforme alle prescrizioni delle note tecniche specifiche del contenitore;
 avere uno spessore medio degli isolanti dei conduttori superiore o uguale a 0,7mm;
 avere una sezione minima dei conduttori non inferiore a 1,5mmq;
 avere una distanza minima dalle pareti verso gli equipaggiamenti in rispetto a quanto
definito nella nota tecnica specifica del contenitore;
 avere un’area libera, in ogni sezione trasversale, non inferiore al 30% ma comunque nel
pieno rispetto di quanto previsto nella nota tecnica specifica del contenitore;
 avere una distanza minima, in ogni direzione, di parti conduttrici scoperte degli elementi di
connessione ‘Ex i’ e quelli non ‘Ex i’, non inferiore a 50mm (distanza superficiale);
 avere l’isolamento dei conduttori per circuiti a sicurezza intrinseca non inferiore a 500V;
 avere uno spazio sufficiente tra gli equipaggiamenti, tale da realizzare un cablaggio “a
regola d’arte”;
 aver definito il coefficiente di contemporaneità tra i vari equipaggiamenti.
 
 
Dopo avere osservato le prescrizioni di cui sopra, prendendo i valori di dissipazione di ogni singolo
equipaggiamento, si potrà quindi procedere al calcolo della dissipazione totale, adottando la
semplice formula: R1 + R2 + … Rn = Rt dove R1…Rn sono i valori di dissipazione dei singoli
componenti e Rt è il valore di dissipazione totale per funzionamento in parallelo degli
equipaggiamenti.

Ovviamente, tutti i valori di dissipazione dovranno essere presi dalle documentazioni tecniche dei
produttori e riparametrati alla temperatura ambiente di progetto.

Ottenuto così il valore di dissipazione totale “Rt”, si andrà a confrontarlo con il valore massimo
ammissibile di dissipazione del contenitore selezionato in precedenza (vedere parte seconda) per
quanto atteneva la massima capacità di imbocchi. Se tale contenitore combacerà sia per numero
di imbocchi, sia per massima dissipazione ammissibile, il dimensionamento potrà considerarsi
concluso.

6. Dimensionare il preriscaldamento

E’ una funzione variabile che si applica solo quando la temperatura ambiente è negativa (da -20°C
fino a – 60°C) e che il progettista dovrà considerare, anche se non espressamente richiesta dal
cliente ma necessaria per il corretto funzionamento degli equipaggiamenti al di sotto di tale
temperatura negativa.

Tutti gli equipaggiamenti elettrici e elettronici sono costruiti per operare a precise condizioni
climatiche che possono variare da costruttore a costruttore ma che di prassi vanno da -20°C a
+40°C.

Quando la temperatura è positiva si dovrà effettuare, come in precedenza descritto, il


riallineamento alla temperatura di progetto, rispetto alla temperatura funzionale dichiarata dai
costruttori.

Quando la temperatura è negativa, si dovrà effettuare la verifica con i valori dichiarati dai
costruttori e, se tale temperatura non rientrasse nel valore di progetto, si dovrà prevedere un
sistema di preriscaldo al fine di garantire la piena funzionalità degli equipaggiamenti.

Ai fini esemplificativi facciamo un esempio pratico.


Ipotizziamo di dover installare un quadro con una temperatura ambiente di -60°C e di impiegare
interruttori della serie Acti9 di Schneider Electric, con una temperatura minima di funzionamento di
-35°C. In questo caso, ci troviamo a dover far operare tali interruttori con una temperatura
sensibilmente inferiore a quella ammissibile dall’equipaggiamento e, quindi, sarà necessario
prevedere un sistema di preriscaldo che faccia sì che la temperatura funzionale venga riportata
alla minima temperatura ammissibile dall’equipaggiamento. Per fare questo, servirà prevedere un
sistema di resistenze che elevino la temperatura interna da -60°C, alla temperatura funzionale di -
35°C, al fine di garantire la corretta operabilità degli equipaggiamenti interni.

Ai fini del calcolo dovranno essere considerati i seguenti parametri:

 dimensioni interne del contenitore;


 materiale del contenitore;
 spessore del metallo;
 
 
 coefficiente di conducibilità termica del materiale del contenitore;
 convezione aria interna (ove applicabile);
 convezione aria esterna;
 superficie interna/esterna;
 temperatura interna voluta;
 temperatura esterna di progetto;
 materiale di coibentazione esterna (ove richiesto).

In base a tali dati, tramite specifico calcolo, saranno determinati il delta T in °C, il coefficiente di
scambio globale, la potenza richiesta in Kcal e la potenza richiesta in Watt.

Ovviamente, essendo il delta temperatura da -60°C a -35°C pari a 25°C, si dovrà dimensionare il
sistema di preriscaldo per tale valore di delta T, in modo da garantire l’operatività degli
equipaggiamenti senza danneggiamenti permanenti.

Come si potrà notare dallo Schema 7 sotto, per poter garantire il funzionamento degli
equipaggiamenti con una temperatura ambiente di – 60°C, sarà necessario inserire, a valle
dell’interruttore generale di quadro, un contattore che, pilotato dal termostato differenziale –B,
comanderà la chiusura e l’apertura del contattore –K e, conseguentemente, l’inserzione e la
disinserzione della resistenza di preriscaldo -R. Tramite l’interruttore –QK sarà tuttavia possibile,
nel periodo estivo, escludere la resistenza di preriscaldo operando semplicemente sull’apertura
dello stesso che, tramite un contatto ausiliario discorde, alimenta il contattore –K, permettendo
così il funzionamento del quadro.
L1 L2 L3 N
S chema 7

N L1

- QK

apr e a - 30°C - QG
- K - B c h iu d e a - 3 5 ° C

c h iu d e a - 3 0 ° C
- B
apr e a - 35°C
- R
W ....
- Hg - B - K

L 11
L21
L31
N1

N.B.: lo schema è rappresentato con interruttori aperti e in assenza di tensione.

Ovviamente, essendo il quadro in esecuzione a prova di esplosione, non potrà mai essere aperto
se non dopo aver tolto tensione alla linea di alimentazione, agendo sull’interruttore a monte della
linea stessa.

Sperando di aver dato un utile strumento descrittivo, nelle quattro sessioni, di tutte le variabili che
coinvolgono il progettista durante tutte le fasi della progettazione, concludiamo questa quarta e
ultima stesura rammentando che tutte le attività finalizzate al dimensionamento elettro-meccanico,
sono appannaggio del costruttore dei Quadri in esecuzione a prova di esplosione e che sono di
sua responsabilità le analisi, i calcoli e il conseguente progetto esecutivo, apponendo di fatto la
targa attestante la conformità alle normative di riferimento.