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TRACCE DI UNA COMETA DELL´ETA´ DEL FERRO

Sulla roccia n. 35 di Foppe di Nadro in Valcamonica


Adriano  Gaspani

Vi sono buone probabilità che tra VII e I sec. a.C. sia stata avvistata una cometa e quindi
disegnata in arte rupestre per mezzo di coppelle. La registrazione di tale evento è sulla
roccia n. 35 di Foppe di Nadro in Valcamonica (Brescia, Italia). Appurato che si tratti
effettivamente di questo, si è tentato di individuare quale cometa è da registrare nei cieli
di quel tempo. Vi sono forti probabilità che possa essere stata la cometa di Halley.

La roccia N.35, del complesso di Foppe di Nadro, nel comprensorio del comune di Ceto, fu
scoperta nel 1977. Essa, nonostante le sue ridotte dimensioni, contiene ben 283 figure e
risulta essere la più densamente popolata di petroglifi nota finora in questo sito. La roccia
comprende tre settori istoriati, il primo, il settore A, è rivolto ad ovest e risulta essere
quello più ricco di petroglifi comprendendo ben 245 figure su 283 totalmente messe in
luce nel 1981 dall´archeologo Umberto Sansoni (Sansoni, 1981) durante il suo studio. I
settori B e C, rivolti rispettivamente a sud-ovest e a sud, comprendono le rimanenti 38
figure. I soggetti rappresentati sono vari, ma il presente lavoro si occuperà
principalmente di una particolare configurazione di coppelle, detta ''la cometa'', la quale
potrebbe rivestire un particolare significato dal punto di vista astronomico in quanto
potrebbe essere avanzata l´ipotesi che si tratti di una rappresentazione realistica di un
oggetto cometario effettivamente osservato nel cielo e transitato lungo una traiettoria
apparente polare.

Lo scopo di questo lavoro sarà quindi quello di esaminare la possibilità che una cometa
con traiettoria polare possa essere stata vista dai Camuni, osservata dal sito dove è posta
la roccia No.35 a Foppe di Nadro, nonché riprodotta in maniera fedele ed oggettiva sulla
roccia. Se cosi fosse avvenuto ci troveremmo di fronte ad un tentativo, operato da un
anonimo artista camuno, di registrare permanentemente e secondo un criterio abbastanza
oggettivo, un eccezionale evento astronomico e non solo l´esecuzione di una pura e
semplice rappresentazione artistica di un oggetto che aveva colpito la sua fantasia.

La collocazione cronologica
La datazione proposta in origine da U. Sansoni collocava la configurazione cometaria alla
fase II A-B della cultura camuna corrispondente al Neolitico medio (4500 a.C circa), ma
successive analisi hanno portato gli archeologi a proporre una collocazione cronologica
molto più´ recente rispetto al Neolitico medio, cioè all’età´ del Ferro e più´ precisamente
entro un periodo che si stende tra il VII secolo a.C e il I sec. a.C.

La configurazione delle coppelle


L´immagine della ''cometa'' e´ formata da una coppella della dimensione di circa 6-7 cm,
il cui diametro risulta essere oltre 3 volte il diametro medio delle altre coppelle che sono
presenti sulla roccia. La grande coppella e´ seguita da una sequenza di 12 coppelle
disposte su due file, una formata da 7 e l´altra da 5, tutte della stessa variante, le quali
si dipartono dalla grossa coppella principale. In basso, poco discosto, fu incisa un´altra
coppella appartenente alla
stessa variante tipologica, quasi sulla stessa linea della fila composta da 5 elementi. Poco
distante, in direzione sud si rileva un secondo gruppo con 7 coppelle disposte su un
configurazione quadrata formata da 4 elementi e una sequenza di 3 elementi connessa
con essa. Tra la configurazione cometiforme e il gruppo di 7 coppelle citato si rileva
un´altra coppella posta circa a meta´ strada tra le due configurazioni e un´altra coppia
posta un poco più a ovest di esse. La configurazione complessiva delle coppelle risulta,
secondo gli studiosi, essere tipologicamente coeva ed e´ completamente immersa in una
notevole quantità´ di petroglifi zoomorfi, rappresentanti soprattutto canidi, antropomorfi e
simbolici, alcuni dei quali, risultano coevi alla figura cometiforme e altri invece tracciati a
varie riprese in epoche successive, ma comunque durante l’età del Ferro.

Analisi della configurazione


In casi come questo il primo passo e´ quello di tentare di verificare se la figura
cometiforme avesse potuto fedelmente riferirsi a qualcosa di effettivamente osservato nel
cielo oppure se si tratti solamente di una trasposizione puramente simbolica. La
discriminazione tra un´ipotesi e l´altra e´ molto difficile, ma non impossibile almeno a
livello probabilistico in quanto attualmente esistono algoritmi di ''pattern processing''
capaci di valutare la quantità di informazione contenuta nelle configurazioni bidimensionali
come questa e di mettere in evidenza le regolarita´ che esse contengono assegnando a
ciascuna il rilevante livello di affidabilità. E´ stata quindi eseguita l´elaborazione al
computer dell´immagine del settore della roccia contenente il petroglifo in oggetto, con lo
scopo di estrarre da essa solamente i segni coppelliformi eliminando tutti i segni di natura
diversa.

Questo trattamento e´ stato motivato dall´idea di verificare se era ipotizzabile o meno la


presenza di un contesto astronomicamente significativo in cui la figura cometiforme
poteva essere inserita. In altre parole andava verificato se la configurazione delle coppelle
coeve al cometiforme poteva essere messa ragionevolmente in relazione con le stelle
presenti in una zona di cielo effettivamente osservabile da un individuo posto nei pressi
dalla roccia 35 durante la seconda eta´ del Ferro e in caso affermativo, quale fosse la
probabilità che tale correlazione sia veritiera.

Le simulazioni, al computer, del cielo visibile a Foppe di Nadro durante il periodo che si
stende dal VII sec. a.C. al I sec. a.C. in corrispondenza della roccia 35 mostrarono subito
un fatto sorprendente. Le coppelle che avrebbero potuto corrispondere a qualche stella
erano 10 su un totale di 13, in particolare le 7 coppelle raggruppate a sud della figura
cometiforme suggerirono chiaramente una notevole rassomiglianza con la disposizione in
cielo delle stelle dell´Orsa Minore. La posizione relativa delle coppelle sulla roccia
concorda quindi, a meno di un fattore di scala e un piccolo margine d´errore, con la
posizione relativa nel cielo delle stelle del Piccolo Carro, con alcune stelle delle
costellazioni del Drago e dell´Orsa Maggiore visibili in quel luogo durante il VII secolo a.C.
A questo punto e´ stato necessario esaminare l´ipotesi che la corrispondenza tra la
posizione relativa delle coppelle sulla roccia e delle stelle nel cielo fosse del tutto fortuita.

La probabilità a priori che una generica coppella possa rappresentare o meno una stella è
identicamente uguale al 50% (o la rappresenta, oppure no). La probabilità che 10
coppelle su 13 possano essere correlate casualmente con 10 stelle di una determinata
zona di cielo può essere calcolata e conduce nel caso presente ad un valore pari al 3.5%.
Questo calcolo non richiede di fissare alcuna particolare configurazione ne per le stelle ne
per le coppelle, ma se si tiene conto che la somiglianza tra la configurazione delle coppelle
e quella delle stelle nella zona polare del cielo della seconda età del Ferro e´ elevata, e´
possibile calcolare il grado di correlazione incrociata tra le due configurazioni e valutare la
probabilità´ che questo avesse potuto avvenire solamente a causa di una combinazione di
fattori casuali.

Eseguendo questo calcolo e´ risultato un coefficiente di correlazione tra i due patterns


superiore al 90% che implica, nel caso di 10 elementi, una probabilità inferiore al 0.05%
che l´accordo tra le due configurazioni possa risultare solamente da una particolare
combinazione di fattori casuali. Ricordiamo che se la corrispondenza tra la configurazione
delle coppelle e quella delle stelle nel cielo fosse perfetta rileveremmo un coefficiente di
correlazione pari al 100%, se invece non esistesse alcuna somiglianza, il coefficiente
sarebbe prossimo a zero. Il fatto che il coefficiente di correlazione incrociata sia superiore
al 90% ci rivela che pur esistendo un certo errore di rappresentazione, peraltro inevitabile
e responsabile del 10% di correlazione mancante, la somiglianza tra le due configurazioni
e´ molto forte. L´analisi di correlazione tra le due configurazioni ha mostrato quindi che
con il 99.95% di probabilità la disposizione delle coppelle sulla roccia potrebbe
rappresentare le stelle poste nella zona di cielo nei dintorni del Polo Nord celeste.

L´ipotesi di corrispondenza casuale tra i due ''patterns'' (null hypothesis) e´ stata quindi
rigettata in favore di una deliberata disposizione delle coppelle in funzione della posizione
di 10 stelle visibili nel cielo di Foppe di Nadro, nella zona polare durante la seconda eta´
del Ferro con un livello di confidenza maggiore del 99%. A questo punto e´ stato possibile
e probabilisticamente giustificato, assumere, ragionando per induzione, che anche la
cometa sia stata rappresentata sulla roccia in maniera concorde con la sua reale posizione
rispetto alle stelle, in quanto e´ probabile che le coppelle correlate con le stelle siano state
scavate dall´artista camuno proprio per stabilire il sistema di riferimento in cui collocare l
´astro eccezionale visibile nel cielo. Questo potrebbe essere avvenuto non tanto per
spirito ''scientifico'', ma semplicemente con lo spirito di chi eseguendo il disegno di un
oggetto traccia anche il panorama sullo sfondo per inquadrare l´oggetto dentro un
contesto.

La posizione della ''cometa''


La correlazione tra le configurazioni delle coppelle e delle stelle corrispondenti ci permette
di ottenere una ragionevole stima della posizione della cometa nel cielo rispetto alle stelle
rappresentate con le coppelle sulla roccia 35 e di eseguire alcune considerazioni, la prima
delle quali e´ che la testa della cometa dovrebbe essere stata posizionata in
corrispondenza di un punto dell´Orsa Maggiore posto tra le stelle Megrez e Dubhe, quindi
distante circa 15 gradi dal Polo Nord celeste, che durante l´eta´ del Ferro era, a causa del
moto di precessione dell´asse di rotazione della Terra, ubicato nella costellazione dell
´Orsa Minore, presso la stella di seconda grandezza Kochab che era la stella polare
durante l’età del Ferro, quindi ben lontano dalla posizione che occupa attualmente presso
la Stella Polare.

La lunghezza della coda della cometa e´ stimabile in 20 gradi circa e la sua direzione era
probabilmente tale da sovrapporsi parzialmente al corpo della costellazione dell´Orsa
Maggiore. Dopo aver esaminato la posizione dell´astro sulla sfera celeste rispetto al
sistema di riferimento rappresentato dalle stelle, e´ necessario ricostruire le condizioni
locali di visibilità´ dell´oggetto dal sito corrispondente ai dintorni della roccia 35 a Foppe
di Nadro e verificare se l´osservazione fu o meno possibile da quel sito. I calcoli
astronomici e di visibilità´ suggeriscono che la cometa doveva
essere molto luminosa, almeno equivalente ad una stella di prima grandezza. Le
coordinate geografiche della roccia 35 sono 46 ? 01’.326 di latitudine Nord e 10? 21’.094
di longitudine Est (media di 650 misure di posizione ottenute il 10 Marzo 2001 da A.
Gaspani mediante un ricevitore satellitare GPS, con codice C/A, ottenendo dopo la fase di
post-elaborazione dei dati raccolti, un´incertezza pari a 14 cm sia in direzione nord che in
direzione est).

Osservando teoricamente da quella posizione, la cometa avrebbe dovuto essere visibile a


15 gradi ad ovest del meridiano astronomico e a circa 45 gradi di altezza rispetto all
´orizzonte astronomico locale, quindi una trentina di gradi sopra il limite del profilo delle
montagne in direzione nord-ovest. La roccia 35 e´ posta su un pianoro in leggera
pendenza verso ovest ai piedi di un dirupo che scherma completamente il settore orientale
dell´orizzonte, ma in direzione nord-ovest l´orizzonte sopra le montagne e´ praticamente
libero da un altezza di 10 gradi circa salendo fino allo zenit locale. La cometa fu quindi
perfettamente visibile nel modo con cui la troviamo rappresentata sulla roccia.
Il fatto che vi siano rappresentate una decina di coppelle che con buona probabilità
rappresentano la posizione di una decina di stelle rispetto alla cometa, ci permette di dare
una valutazione approssimativa del periodo dell´anno e della parte della notte in cui la
configurazione in cielo era maggiormente corrispondente a quanto rappresentato sulla
roccia.

Il calcolo converge ad una notte di inizio autunno di un anno posto tra il 700 a.C. e il 500
a.C., ma poiché la direzione della coda di una cometa deve essere sempre opposta al Sole
e siccome le coppelle ci suggeriscono l´orientazione della coda rispetto alle costellazioni, l
´astro diurno doveva essere posto all´incirca nella costellazione dello Scorpione affinché
la direzione della coda della cometa avesse potuto assumere la direzione rilevata.
Ovviamente il valore di questi risultati e´ caratterizzato da un alto grado di incertezza
dovuto al più o meno elevato grado di realismo che caratterizza la rappresentazione sulla
roccia No.35.

Quale cometa?
Il tentativo di identificazione di questa cometa potrebbe in linea di principio essere
possibile in quanto le fonti più´ antiche disponibili sono rappresentate dall´annalistica
cinese la quale inizia a registrare gli oggetti cometari dal 1000 a.C. in poi. Nelle tavolette
babilonesi troviamo la più antica registrazione cometaria nell´anno in cui il re
Nebuchadnezzar I invase il regno di Elam, quindi il 1141 a.C., quindi molto prima della
cometa osservata in Valcamonica. Non rimane quindi che consultare le fonti orientali in
cerca di qualche conferma. Prendendo in esame l´annalistica cinese si rileva, durante l’età
´ del Ferro, un solo evento che potrebbe essere correlato con la cometa rappresentata
sulla roccia 35 a Foppe di Nadro e risulta essere riportato su più´ di un testo storico
cinese.

Secondo Ho Peng Yoke (1962) su ben 7 registrazioni indipendenti si trova traccia di una
cometa osservata dagli astronomi cinesi nella costellazione dell´Orsa Maggiore nel 613
a.C.

La sorgente più´ antica e´ rappresentata dal ''Ch´un Ch´iu'' ovvero ''gli Annali della
Primavera e dell´Autunno'' che rappresentano le cronache degli avvenimenti accaduti
nello stato di Lu durante il periodo storico che si stese dal 722 a.C. fino al 481 a.C. Un
´altra preziosissima fonte e´ il “Shih Chi” ovvero ''Registrazioni Storiche'' redatte da
Ssuma Chhien e da suo padre Ssuma Than durante il decennio che va dal 100 a.C al 90
a.C. In questa opera sono contenute le ''Cronache e Tavole degli Eventi'' le quali
contengono le registrazioni astronomiche accadute partendo dal settimo
secolo a. C. fino al primo secolo d. C. Antiche registrazioni utili al nostro scopo possono
essere reperite anche nel Tso Chuan ovvero ''L´Ampliamento del Chhun Chhiu del Maestro
Tsochhiu'' redatto tra il 400 il 250 a.C. e attribuita a Tsochhiu Ming. Un´altra fonte utile,
anche se meno sicura, e´ rappresentata dal Chu Shu Chi Nien cioè ''Gli Annali di Bambu''
venuto alla luce durante gli scavi della tomba di An-Li Wang, un principe dello stato di
Wei, vissuto nel terzo
secolo dopo Cristo. Vediamo ora di esaminare la terminologia usualmente adottata nelle
registrazioni cinesi per indicare le comete. Nella letteratura cinese, il termine ''cometa'' e´
tradotto con i termini ''po'' e ''hui''.

Il termine ''po'' e´ indicativo di una cometa priva di coda ma di cui sia visibile la
condensazione centrale, quindi ''po'' identifica un oggetto nebuloso e sfumato e si riferisce
praticamente solamente al nucleo e alla chioma della cometa osservata. Il termine ''hui''
implica invece che l´oggetto fosse dotato di coda apprezzabile visualmente, quindi lunga,
secondo la nostra opinione, almeno una decina di primi d´arco. Se l´oggetto possedeva
una coda molto lunga, diciamo dell´ordine dei gradi d´arco, brillante e quindi molto
evidente, allora il termine adottato per la cometa e´ ''chhang-hsing''. Tutti i sette testi
sono concordi nell´affermare che durante il settimo mese del quattordicesimo anno di Lu
Wen Kung corrispondente al sesto anno di Chou Chhing Wang, in termini più comprensibili
si trattava del 613 a.C., un astro munito di coda (''chhang-hsing'') entro´ nella
costellazione di Pei-Tou corrispondente all´Orsa Maggiore nel periodo corrispondente al
mese lunare tra il 4 Agosto 613 a.C. e il 2 Settembre dello stesso anno.

Nel ''Ch´un Ch´iu'' si legge ''...e quindi una cometa spazzo´ via cio´ che era vecchio per
far posto a qualcosa di nuovo, una cometa presagisce un cambiamento''. La datazione al
613 a.C. e´ basata sulla datazione moderna degli antichi
calendari cinesi, ma in passato qualche studioso forni´ date differenti, ad esempio James
Legge (1845) propose che la cometa fosse stata osservata un anno dopo cioe´ nel 612
a.C., mentre J. Williams nel 1871 e Wen Shion Tsu, nel 1934, collocarono il passaggio dell
´astro nel 611 a.C. Queste differenti datazioni sono irrilevanti dal punto di vista dell
´interpretazione della configurazione rilevabile sulla roccia 35 a Foppe di Nadro, ma sono
molto utili in quanto e´ possibile ipotizzare che l´astro rappresentato dai Camuni potesse
riferirsi ad una cometa periodica che potrebbe essere passata e stata visibile anche in
tempi recenti. L´astronomo J. Riem, nel 1896 suggeri´, sulla base delle caratteristiche
orbitali, che la cometa del 613 a.C. altro non fosse che un passaggio antico della grande
cometa transitata nel 1881 (1881 III) la quale fu visibile dal 22 Maggio 1881 al 15
Febbraio 1882 e fu estremamente spettacolare.

Altri astronomi, tra cui Johann Holetschek, nel 1897 ipotizzarono che si fosse trattato
invece di un passaggio della Halley. In questo caso la situazione e´ un po´ ambigua
perche´ il calcolo dei passaggi antichi della cometa di Halley, eseguito da Yeomans e
Kiang nel 1981, indica un passaggio al perielio teorico alla data del 28 Luglio del 616 a.C.
che risulta essere qualche anno più remoto del 613 a.C., ma la differenza potrebbe non
essere sostanziale tenendo anche conto che nessuna cometa viene registrata dagli annali
cinesi nel 616 a.
C., mentre il passaggio del 467 a.C. venne molto ben osservato e registrato con
precisione in Cina.

Conclusione
A questo punto e´ necessario tirare le somme di quanto e´ stato possibile ricavare dall
´analisi del petroglifo della roccia 35. In primo luogo la configurazione esiste e potrebbe
rappresentare una cometa posta tra le stelle di sfondo nel cielo con un elevato grado di
probabilità. In secondo luogo, la datazione della configurazione inizialmente ipotizzata al
Neolitico, e´ stata più recentemente collocata con maggiore sicurezzaalla seconda metà
dell’età del Ferro, grosso modo tra il VII e il I secolo a.C. In terzo luogo gli annali cinesi
riportano, per sette volte in sette fonti differenti, una sola citazione di una cometa, munita
di coda, transitata nella costellazione dell´Orsa Maggiore nel 613 a.C., quindi sia la
datazione cinese che la descrizione della traiettoria in cielo risultano essere strettamente
coerenti con il pattern di coppelle della roccia 35 a Foppe di Nadro.

La probabilità che si tratti dello stesso oggetto e´ quindi molto elevata. L´identificazione
della cometa ci porterebbe a due possibilità, la prima riguarda un possibile passaggio in
tempi remoti della grande cometa del 1881, ma questo e´ basato solamente sull´analisi
di Riem della traiettoria in cielo descritta durante il passaggio del secolo scorso e sul
risultato del calcolo dell´orbita da lui eseguito, che la mostrerebbe rivoluire intorno al Sole
lungo un´orbita chiusa, ma e eccentricità elevata e quindi con un periodo molto lungo. L
´idea avanzata inizialmente, nel 1897, da Holetschek e altri astronomi contemporanei,
che la cometa del 612 a.C. fosse in realta´ la cometa di Halley potrebbe trovare conferma
nei calcoli di Yeomans e Kiang (1981) che indicano che per effetto delle perturbazioni
gravitazionali operate dai pianeti del Sistema Solare sulla forma della sua orbita, il periodo
orbitale era, durante l´eta´ del Ferro, accorciato a 74 anni contro i 76 attuali, quindi il
perielio (passaggio al punto più vicino al Sole) avvenne nell´estate del 616 a.C.
Tenendo conto che la visibilità della cometa potrebbe essere continuata per un certo
tempo dopo il perielio, non e´ da escludere che la cometa del 613 a.C. fosse proprio la
Halley e sul filo del ragionamento esposto in questa sede, attribuire a questa famosa
cometa l´immagine tracciata sulla roccia 35 di Foppe di Nadro.

Va ora fatta una considerazione finale e cioè che da quanto si desume dalla roccia 35 di
Foppe di Nadro e dallo studio che ne e´ scaturito, sembrerebbe essere esistita da parte
dell´ignoto artista camuno, l´esplicita volontà di rappresentare in maniera oggettiva l
´oggetto osservato nel cielo. Questo sembrerebbe essere testimoniato dall´aggiunta delle
coppelle rappresentanti le stelle come una specie di sistema di riferimento in cui collocare
la cometa. In questo caso ci troviamo probabilmente di fronte ad una rappresentazione
oggettiva, più o meno consciamente redatta a scopo di documentazione, da un antico
camuno osservatore di comete dotato di uno spirito ''scientifico'' più che ad una
trasposizione simbolica di un fenomeno naturale eccezionale e forse pauroso.

BIBLIOGRAFIA
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