Sei sulla pagina 1di 13

Lo spirito del dono di Godbout

Capitolo 1 le tre forme del legame sociale


Si passano in rassegna le principali ricerche e ri essioni sul dono nelle società moderne, “continuando”
l’impresa di Mauss. Distinzione tra 3 sfere caratterizzate da exit, voice e loyalty di Hirschman
• Sfera del mercato: possibilità di uscire dal rapporto sociale se non ne siamo soddisfatt
• Sfera dello stato: retta dalla discussione e dal dibattito
• Sfera della famiglia: caratterizzata dalla lealtà—> luogo naturale del dono nella società moderna.
La distinzione tra rapporti sociali primari e secondari si pone alla base del fenomeno del dono poiché la
differenza tra i due tipi di rapporto è che nel primo il legame è voluto in quanto tale, nel secondo è
considerato come un mezzo per raggiungere un ne. È molto importante quando si osservano le diverse
tipologie del dono tenere in considerazione i legami attraverso i quali circolano le cose e i servizi perché
questi danno senso a ciò che circola.

Capitolo 2 il legame interpersonale


Dal momento in cui la sfera del mercato e quella dello Stato hanno liberato l’uomo moderno dai suoi
obblighi privati, le sfera privata è diventata il regno delle manifestazioni libere dell’affettività. Ma questa
visione non è più sostenibile—> c’è una rete complicata di obblighi che si assegnamo verso i nostri amici,
parenti, ma questi obblighi sono sempre più volontari e possiamo anche decidere di non averne.
Amici: possiamo scegliere i nostri amici e l’exit qui è possibile. Quello che circola tra gli amici rientra nel
sistema del dono. Florence Weber compie una ricerca in un villaggio operaio francese da cui emergono
alcune considerazioni: il dono è parte di una catena ininterrotta, si viene a delineare una spirale di
generosità dove l’equivalenza mercantile viene sostituita dalla tendenza a restituire più di quanto si è
ricevuto. Fenomeno delle tournées nei bistrot—> spirale assurda ma in cui conta il rapporto instaurato
piuttosto che l’occasione.
Famiglia: il dono non si applica alla famiglia, tranne che per i regali, quello che circola in una famiglia
rientra nella spartizione più che nel dono. Bisogna chiedersi se, spartizione, abbandono e dono siano
forme di circolazione distinte o tipi di dono diversi. La famiglia rimane il luogo fondamentale del dono in
ogni società, quello dove se ne fa anche l’apprendistato. La famiglia stessa è fondata sul dono, due
persone prima estranee formano il nucleo familiare, la trasmutazione di un estraneo in familiare è il
fenomeno basilare del dono.
Interpretazione utilitaristica: alcuni cerano di ridurre la famiglia a un sistema di scambio utilitaristico
secondo il ragionamento per cui inizialmente non sembra che i membri della coppia facciano i conti,
quando le cose vanno male, soprattutto nel divorzio, si cerca di ottenere il massimo, quindi quando tutto va
bene la coppia si nasconde il calcolare, quando le cose vanno male applica il sistema utilitaristico che era
stato nascosto. Ma in realtà bisognerebbe pensare che si passa al sistema mercantile perché l’altro
sistema di scambio è fallito—> dopo aver “dato senza contare" si regolano i conti. Il bisogno di fare i conti
è l’indizio di una degradazione del rapporto e non il segno che il sistema del dono è fondato sul calcolo.
Rapporto di debito come fondamento della coppia: alcuni lo pongono alla base del rapporto di coppia e
le ricerche niscono per porre lo stato di debito come normale in un rapporto di dono. In questo tipo di
rapporto di dono l’equivalenza è al tempo stesso presente e assente nel senso che
• Non ce ne si può allontanare troppo senza considerare che invece di dare ci “si rimette
• Non ci si può avvicinare troppo, sdebitarsi senza porre ne al rapporto
Il campo del debito si situa tra questi due poli, e l’equivalenza è diversa da quella di mercato perché tiene
conto delle caratteristiche personali degli agenti. Così si delinea “l’economia della gratitudine” di cui parla
Hochschild. Il legame familiare presuppone un limite importante alla libertà rispetto agli altri luoghi del
dono moderno: non possiamo scegliere la nostra famiglia. L’incondizionalità è la particolarità del legame
familiare ed include l’assenza di scelta. La libertà però rende un rapporto meno “sicuro” perché è libero di
scomparire, quindi la libertà moderna implica il rischio di abbandono. La famiglia quindi è una di quelle
istituzioni che procura sicurezza a discapito della libertà, almeno tradizionalmente. In questo senso il
divorzio è stato un rivoluzionario per l’epoca moderna. Ci si chiede se il carattere incondizionato degli altri
rapporti familiari sopravviverà alla ne del carattere incondizionato della coppia. La famiglia inoltre, è
considerata in generale come l’istituzione sociale più chiusa su se stesso ma in realtà è grazie alla famiglia
che nascono rapporti le persone diverse in termini di reddito, di professione, di classe sociale—>
Levi-Strauss: la società esiste grazie all’esplosione della famiglia.
Ruolo della donna: la donna i ogni tempo è stata simbolo del dono, esiste un legame speciale tra la
donna e il dono, comune a tutte le società. Nella società moderna, con l’arrivo del sistema mercantile è
come se la donna fosse divenuta il nucleo di resistenza contro questi sistemi. I fatti ci insegnano che nelle
fi

fi

fl
fi
fi

nostre società il dono è la specialità delle donne, rientra nelle loro competenze. Un elemento importante è
la contrapposizione tra lo shower e l’addio al celibato. Nel primo la donna riceve regali importanti da
mettere in mostra e festeggia l’entrata in nuovo gruppo sociale, nel secondo l’uomo viene spesso
beffeggiato e “cacciato” da un gruppo. Inoltre la competenza delle donne nel campo del dono si afferma
anche in relazione alla loro capacità di confezionare i regali. La confezione nasconde l’interno del regalo
per sottolineare che non conta il contenuto ma il gesto. Anche nel sistema mercantile i beni sono avvolti,
ma spesso da plastica trasparente che vuole far vedere l’interno ma allo stesso tempo separarlo dai
produttori e altri consumatori. Ci si chiede poi perché il mondo del dono si sia rifugiato nelle donne anche
dopo che queste sono entrate nella sfera mercantile e statale. Ci sono due spiegazioni: dominio degli
uomini e resistenza delle donne all’affermazione del mercato. Il movimento femminista tende a considerare
solo la prima ipotesi e mira a trasformare ogni attività femminile in rapporto monetario utilitaristico vedendo
tutte gli altri rapporti come sfruttamento. Ma quello che si può mettere davvero in discussione è
l’affermazione secondo cui solo il rapporto salariale permetterebbe il pieno sviluppo dell’individuo, uomo o
donna che sia, quando invece ci sono donne che scelgono liberamente di non entrare nel mondo del lavoro
perché si sentono più realizzate nel non farlo.
I gli, dono od oggetto: il rapporto con il bambino nella società attuale è un rapporto ambiguo.
Da un lato nella famiglia il dono meno libero è quello dei rapporti con il glio al quale si da il dono della vita
ma verso il quale si hanno anche degli obblighi. La nascita è il dono per eccellenza, il dono originario e la
nascita pone lo stato di debito come ciò che de nisce la condizione umana. L’educazione riuscita dei
bambini prevede che questi imparino a dare e a ricevere senza rimetterci e il bambino comincia sin da
piccolo a provare piacere nel trasmettere quello che ha ricevuto. Il bambino è quell’essere al quale si deve
dare tutto e al quale si da tutto senza essere guardati con sospetto dalla società moderna. Inoltre, nella
società moderna il rapporto di dono con il glio è unilaterale no quasi ai 20 anni e il dono ai gli è forse la
forma più speci ca di dono moderna e il debito contratto è il più dif cile da assumere. Il bambino è il dio
della società moderna. Però il bambino nella società moderna è anche minacciato di trasformarsi in oggetto
(con l’adozione) di cui si può disporre a propria volontà.
Babbo Natale: le festività natalizie sono il periodo dell’anno durante il quale l’universo del dono è in primo
piano. E in questo possiamo osservare i vantaggi e gli inconvenienti di avere obblighi e legami sociali.
Babbo natale è il personaggio centrale di questo periodo, dietro di lui si celano i donatori reali che
sembrerebbe vogliano sottrarsi a ogni gratitudine. Ci si chiede perché gli adulti si sforzino di negare che il
regalo viene da loro, perché si neghino la riconoscenza di aver fatto ai gli un regalo. Un’ipotesi è che i
genitori vogliano liberare i gli dal pericolo del dono totale. La spiegazione più precisa è quella
dell’iscrizione del dono nella liazione. Babbo natale è un padre, che somiglia a un nonno attraverso cui si
ristabilisce il legame con gli antenati che ritornano in occasione del Natale per dare i regali ai bambini. I
regali di natale e l’eredità in questo modo sono i primi e gli ultimi regali che il bambino riceve dagli antenati
Babbo natale apre l’universo chiuso della famiglia moderna e ristabilisce un legame con il passato e allo
stesso tempo unisce i bambini con l’universo.
Ereditare: appartiene alla sfera della famiglia ed è simile al dono in generale. Gli studio hanno prestato
molta attenzione alle grandi eredità e poca agli “eredi medi”. Anne Gotman invece, ha studiato questo
fenomeno in modo approfondito. L’uso della piccola eredità è libero ma spesso l’uso che se ne fa è
prevedibile, la studiosa ha parlato di staffetta: la generazione che eredita funge da generazione-testimone
tra quella precedente e quella successiva. I genitori trasferiscono immediatamente il dono ricevuto ai gli o
comunque cercano di accrescere l’eredità da lasciare ai propri gli, si pongono al servizio del dono invece
di appropriarsene. L’eredità fa parte dei sistemi di dono non circolari, ma è un modo di rendere ciò che si è
ricevuto alla stessa persona.
Dilapidazione: chi dilapida l’eredità la fa uscire dal circuito, le toglie valore. Al contrario l’avaro è incapace
di far circolare le cose nel loro circuito normale, cioè in quello in cui le ha ricevute.
Famiglia come sistema di debiti: viene contestata e smentita la tesi secondo cui il legame familiare si
ridurrebbe sempre di più agli scambi affettivi—> l’utile, il necessario, il gratuito, si mescolano in una rete di
legami inestricabili che costituisce un sistema di debiti che non si può puri care dai suoi aspetti utilitari né
ridurre a questi ultimi. La circolazione dei beni nella sfera domestica è un campo immenso in cui si possono
distinguere 4 livelli per l’analisi della circolazione del dono
1. Scambi e supporti affettiv
2. Servizi resi, aiuti e gesti quotidiani compiuti a favore dei membri della famigli
3. Doni di trasmissione che legano le generazioni creando una catena senza n
4. Doni rituali: regali e tutte le follie, gli eccessi al di là di ciò che è dovuto.
fi
fi
i

fi

fi
fi

fi

fi
fi
fi
fi
fi

fi
fi
a

fi

fi
.

Capitolo 3 quando lo stato sostituisce il dono


Lo stato-provvidenza è stato spesso visto come un sostituto del dono che riduce l’ingiustizia con i sistemi
di redistribuzione precedentemente fondati sulla carità. Il modo di circolazione statale è diverso rispetto
alla carità, alcuni servizi che in precedenza imboccavano i circuiti delle reti di carità o dei legami personali
tra parenti sono ora accessibili attraverso lo stato. Certi autori affermano anche che questo apparato andrà
a sostituire il dono nella società moderna
Analisi dei rapporti tra il dono e lo stato a partire dalla tesi di Titmuss sul dono del sangue: analizza il
rapporto tra sconosciuti attraverso il dono del sangue. Il dono del sangue in alcuni paesi è
commercializzato mentre in altri è un vero e proprio dono la cui gestione è af data alla croce rossa in
collaborazione con lo stato. Il dono del sangue avviene in maniera anonima ed è questo che lo rende
diverso dal rapporto comunitario. È un dono unilaterale, come quelli che vengono fatti a parenti e familiari
ma in questo caso va ad estranei che per Titmuss non lo recepiscono come un dono ma, come un diritto,
non mostrano gratitudine. Quindi rispetto al “ciclo normale” del dare, dare ricevere e ricambiare, qui ci si
ferma alla prima fase e le motivazioni del donatore sono di ordine morale. Esistono due modelli di dono del
sangue: sangue donato (Gran Bretagna) e sangue venduto (USA)—> secondo Titmuss il pericolo di
trasmissione di malattie infettive si abbassa quando il sangue è donato. Inoltre, per Titmuss quando si
introduce un sistema di remunerazione del sangue i donatori smettono di donare e il numero di quelli che
abbandonano è inferiore al numero dei nuovi donatori e questo si ripercuote anche su chi riceve che non
può più scegliere tra sangue donato e sangue venduto poiché la quantità del primo diminuisce. (Se Titmuss
comparasse il sistema privato con quello francese degli anni ’80, dove è stato diffuso sangue contaminato
dal sistema di donazione, le sue conclusioni sarebbero diverse). Giunge a due conclusioni:
• dono del sangue è un sistema superiore al mercato
• diverso dal sistema di dono arcaico perché è volontario e va ad un estraneo—> questa possibilità di
donare agli estranei è tipica del dono moderno e sarebbe stimolata dallo stato, ma la sua teoria è
contraddetta da quello che accade dove lo stato è più presente es. Svezia dove si tende a vendere il
sangue—> cosa rende il dono del sangue diverso dal mercato e in quale misura la differenza della
presenza dello stato incide sui risultati?
Bisogna analizzare lo stato-provvidenza—> negli anni del trionfo dello stato provvidenza l’apparato statale
ha presentato la tendenza a negare la realtà del dono e a considerarla come destinata a scomparire, anche
a causa delle professionalizzazione (azioni che prima appartenevano al volontariato, ora sono diventate
professioni e sono retribuite). Ma lo stato-provvidenza, in crisi, ha ammesso di aver bisogno di tutte le reti
“informali”, bisogno legato non solo all’economia ma anche alla qualità dei servizi che sono resi dalle reti di
cooperazione rispetto a quelli dello stato. Ma è evidente la differenza tra questi due sistemi—> ad esempio
i membri delle associazioni non riescono a stabilire lo stesso legame con le persone che gli vengono
indicate dallo stato. Sistema statale e sistema di dono non sono naturalmente complementari, lo stato ha
liberato i membri delle reti primarie da alcuni dei loro obblighi ma allo stesso tempo ha cercato di sostituirsi
alle reti o di utilizzarle per adempiere ai propri compiti. Con lo stato moderno c’è stato un passaggio dal
dono all’imposta e un dono imposto non è un dono, lo stato-provvidenza trasforma le risorse che entrano
nel circuito statale tramite imposte in doni. Quindi il dono del sangue non illustra il funzionamento dello
stato, ma si situa al di fuori del sistema statale. Le ragioni per cui la circolazione statale non può essere
considerata come un dono sono le seguenti: il dono è un sistema libero, lo stato effettua prelevamenti
obbligatori sui cittadini (le imposte) e agisce con i cittadini sulla base di leggi. Lo stato non fa differenze
soggettive ed è contro l’ineguaglianza, mentre il dono vive di af nità, legami che sono anche alla base delle
organizzazioni che si basano sul principio del dono (ONG nei paesi del Terzo Mondo che stabiliscono un
legame più personalizzato possibile con i riceventi)

—> Quindi non tutti i rapporti tra estranei assumono la forma del mercato, come nel caso del dono del
sangue ma anche in quelle forme di ospitalità e sostegno reciproco che si delineano in seguito alle
catastro naturali o ad avvenimenti politici.
fi

fi
fi

Capitolo 4 il dono tra estranei


La sfera del dono moderno si trova tra due limiti, da un lato lo Stato, e dell’altro la sfera domestica, dei
rapporti personali. Le istituzioni in questo ambito, hanno appro ttato del “tempo liberato” per modi care le
loro pratiche. La vita associativa costituisce un settore variegato e queste associazioni assicurano una
parte importante dei servizi personali. Queste associazioni presentano alcune caratteristiche, come quella
di offrire servizi tramite persone non retribuite (o scarsamente). Un altro criterio è quello che si basa sulla
distinzione degli obiettivi:
• Strumentali: l’associazione ha un obiettivo esterno ad essa, ha un carattere apert
• Espressivi: l’associazione mira solo al soddisfacimento dei suoi membri e ha un carattere chiuso
Sulla base dei due criteri è possibile distinguere due modelli diversi di associazioni
• Organizzazioni fondate sul volontariato: rendono liberamente un servizio senza reciprocità
• Organizzazioni di aiuto reciproco: reciprocità aperta
Esempio di organizzazione di aiuto reciproco: sono gruppi degni d’interesse, intervengono per risolvere
gravi problemi della società moderna (tossicodipendenza, alcolismo, depressione). In questi gruppi dare e
riceve si fondono e spesso aiutare gli altri è terapeutico anche per se stessi.
alcolisti anonimi—> sono considerati i pionieri dei gruppi di aiuto reciproco, sono stati fondati nel 1935
negli USA e oggi sono diffusi in tutto il mondo. Sono di ispirazione agli altri gruppi di aiuto e soprattutto
sono ef caci, tanto che la maggiora parte delle istituzioni per la disintossicazione ne adotta l’approccio.
Gli alcolisti anonimi sono un sistema di dono: chi entra a far parte degli alcolisti anonimi, come primo step,
deve mettere da parte il narcisismo tipico dell’uomo moderno, per Bateson negli alcolisti anonimi si
stabilisce una sorta di equivalenza tra l’alcol e dio, entrambi più forti di noi. Per l’alcolista è necessario
abbandonare l’io narcisista e assumere la consapevolezza che si fa parte di un insieme più grande al quale
ci si abbandona. L’ultimo passo è quello di trasmettere a un altro alcolista il dono ricevuto. Le persone che
aderiscono agli alcolisti anonimi ne escono profondamente trasformati. Si tratta di un gruppo dal quale si
può entrare e uscire, che è fondato sulla volontà di risolvere un problema e non basato su un passato
comune ad esempio. I membri degli alcolisti anonimi non smettono mai di essere alcolisti, sono solo
alcolisti che non bevono più, c’è il ri uto di una distinzione produttore-utente. Sono organizzazioni che non
fanno pubblicità, non accettano nanziamenti, ma si auto nanziano e si trasmettono nella società. Questo
gruppo ha compiuto una vera e propria rivoluzione silenziosa.
Volontariato: una delle prime caratteristiche che distingue queste associazioni dalle istituzioni è l’assenza
di separazione tra chi rende il servizio e chi lo riceve, si tende ad instaurare un rapporto personalizzato,
un legame comunitario tra chi da e chi riceve.
In molti settori sociali il volontariato è stato sostituito dal salariato ma il personale di questi settori ha
conservato la “qualità umana” del legame. A tal proposito è importante una distinzione tra due principi, da
un lato la responsabilità formale, de nita contrattualmente, dall’altro la responsabilità dei legami. Nella
prospettiva del dono possiamo considerare la società come una rete costituita dalla somma dei rapporti
unici che ogni membro ha con gli altri—> allo stesso modo possiamo considerare queste organizzazioni.
Una delle motivazioni che spinge le persone a impegnarsi nel volontariato è che si è ricevuto molto e si
vuole ricambiare. Le persone si sentono come obbligate verso gli altri anche se sono totalmente liberi. Altri
insistono sul piacere che hanno nell’aiutare gli altri e ricavano anche più di quanto non diano, non in termini
materiali ovviamente.
Queste associazioni sono moderne in certi aspetti e tradizionali in altri: moderne perché la costrizione
caratteristica del modello comunitario è assente. Tradizionali per l’importanza dei rapporti personali e
dell’impegno della personalità, ma moderne perché i rapporti sono con estranei e insistono sulla libertà.
Sahlins—> reciprocità generalizzata: più un dono circola in una rete primaria minore è l’equivalenza tra il
dono e la restituzione e più questa si estende nel tempo. 2 forme di scambio generalizzato
• Generalizzazione o estensione spaziale: caratteristica del mercato, si riferisce a certi beni
• Generalizzazione intensiva e temporale: si estende a tutto e ha un orizzonte temporale illimitato ma
quello spaziale invece è limitato ai legami personali.
Per Sahlins il dono agli estranei è una forma di reciprocità negativa.
Conclusioni sul dono agli estranei: è un fenomeno che esiste indipendentemente dalla religione anche
se potrebbe essere ispirato a essa. Si distingue dall’evergetismo degli antichi romani perché non c’è una
classe superiore che dona al popolo. Nel dono moderno le persone di ogni classe e ambiente sociale
partecipano al dono, e non si dona solo sotto forma monetaria ma si parla anche di dono di tempo. Inoltre,
il dono è spesso in forma anonima.
fi

fi

fi
fi

fi

fi

fi

Capitolo 5 il dono e la merce


Paradosso di Dale Carnegie: afferma che per avere successo nella vita e negli affari bisogna
interessarsi agli altri ma c’è un paradosso in questa formula che sembra funzionare solo se il
disinteresse è vero. L’autore insiste sul denaro, ma questo non deve essere considerato come lo scopo
del gesto compiuto. Insiste sull’importanza che deve essere data all’interlocutore. In questo paradosso c’è
tutta l’ambiguità del discorso utilitarista nei confronti del dono—> perché nella sfera mercantile l’utilizzo dei
legami sociali non appare così semplice e scontata come appare in ottica utilitarista.
Rapporti informali nell’impresa: le ricerche di Elton Mayo sui fattori in grado di accrescere la produttività
degli operai hanno portato alla scoperta dell’importanza dell’organizzazione informale e del morale dei
gruppi, anche la superiorità dell’industria Giapponese può essere spiegata da questo punto di vista,
mettendo in luce l’importanza del legame e del dono. Bisogna fare una distinzione ovviamente tra dono e
legame, dove il primo può essere utilizzato in funzione del secondo. Si mostra quindi l’importanza dei
legami sociali anche in quelle organizzazioni rette da principi razionali della burocrazia e che raggruppano
individui per raggiungere scopi materiali.
Ma in quale misura il dono nutre il legame? Si può affermare che il dono svolge un ruolo importante ma
questo non può essere utilizzato in modo strumentale senza perdere gran parte della sua ef cacia.
Cosa accade quando il mercato è al servizio di un dono? È quello che accade nel mercato dell’arte e del
dono di organi.

Mercato dell’arte: l’opera d’arte non è soltanto una merce, ma oggi essa è in realtà passata allo “stadio
supremo” della merce, è un oggetto di speculazione, che si acquista in funzione del suo valore futuro.
Boudelaire diceva che l’arte era la merce assoluta ed aveva ragione.
La concezione moderna dell’arte assegna anche all’artista un ruolo particolare e unico nella società,
all’artista sono legate alcune caratteristiche della strana merce che è l’arte e si può de nire un “tipo
ideale” di artista—> tramite dei tratti che lo distinguono dagli altri produttori della società attuale. Egli si
dedica interamente al prodotto, senza preoccuparsi della clientela, il cliente non ha alcun impatto sul
prodotto e deve rispettarlo. Una seconda caratteristica è l’importanza che viene attribuita al processo di
produzione stesso e al legame prodotto e produttore. L’artista crea la sua arte in uno stato di grazia che
affascina anche l’amatore nale il quale attribuirà importanza al processo di creazione e agli stati d’animo
che si sono susseguiti in esso. La terza caratteristica è il il rapporto tra il cliente e il produttore che
condividono gli stessi valori. Anche gli intermediari devono condividere questo sistema di valori e credere
negli artisti. Il sistema artistico ri utando la separazione produttore-utente automaticamente fa si che
l’artista non appartenga al sistema utilitaristico ma a quello del dono. L’artista è colui che possiede un dono
e l’atto artistico è l’atto di trasmissione al produttore di tale dono. L’opera d’arte è il prodotto dell’ispirazione.
L’artista riceve qualcosa che trasmette e che è contenuta nel suo “dono” che è il suo dono. È l’emozione, la
bellezza che rendono l’opera d’arte tale, senza di esse sarebbe solo un prodotto. L’artista quindi mette tutto
se stesso nella sua opera d’arte e si aspetta che il pubblico faccia lo stesso, che il cliente non sia solo
cliente ma “amatore”.

Il dono di organi: è nato con la tecnologia moderna, non esisteva nelle società tradizionali, per certi
aspetti è simile al dono del sangue ma per altri se ne allontana.
Parliamo di un sistema di dono misto perché ci sono degli intermediari tra chi dona e chi riceve, dei
professionisti retti dal rapporto salariale. Il commercio di organi, a differenza del commercio di sangue, è
proibito e avviene solo nel mercato nero, anche se in alcuni paesi balena questa idea (Inghilterra). La
Francia è contro questa visione e gli unici organi trapiantatili lì sono quelli che provengono da doni, e dai
doni post-mortem. Con la legge Caillavet i medici hanno potuto presumere che ogni persona deceduta sia
donatore consenziente a meno che non ci sia opposizione della famiglia.
Cosa diversa è il dono del rene: questo spesso accade tra vivi e può esserci sia tra persone appartenenti
alla stessa rete privata, dove c’è un legame di parentela diretta, ma anche tra sconosciuti e in questo caso
c’è un legame comunitario. Chi dona un rene sa che non riceverà nulla di eguale in cambio ma, le persone
che hanno donato un rene parlano di questa esperienza in termini positivi, si reputano trasformati, tanto da
far accostare il dono del rene ai riti di iniziazione. Si è cercato di comprendere le motivazioni che spingono
le persone a donare un rene e sembrerebbe che non ce ne siano, che non ci sia un ragionamento
razionale e utilitaristico alla base di questa scelta. Inoltre, è interessante notare come il coniuge, nella
maggior parte dei casi, sia l’unico nel nucleo familiare a non poter donare, nonostante egli sarebbe, dal
punto di vista sociale, il più adatto.

fi
fi

fi
fi

Capitolo 6 il dono nella società liberale


Molti autori concordano che il dono respinge la gratuità e il rapporto del dono è fenomeno di reciprocità. Ma
è più esatto dire che spesso c’è restituzione: ci sono molte differenze rispetto alla restituzione mercantil
1- non sempre c’è restituzione in senso mercantile del termine, di restituzione materiale di beni o servizi,
come dimostrano i doni unilaterali, i doni ai bambini, le eredit
2- spesso la restituzione è maggiore del dono—> due poli, quello dello squilibrio (es. partners) e quello
dell’equivalenza in cui ci si sdebita e si può mettere ne al rapport
3- la restituzione esiste anche se non è voluta, infatti la sola cosa non voluta nel dono è proprio il fatto di
ricevere. Esistono più forme di restituzione del dono, la gratitudine, la riconoscenza.
4- a volte la restituzione è nel dono stesso, nella trasformazione delle persone che donano,
nell’ispirazione dell’artista. Anche i volontari ritengono di ricevere molto dalle persone che aiutano. Quindi
c’è una restituzione immediata di energia per colui che dona. Questo tipo di restituzione è inesistente nelle
altre forme di circolazione ed è insita nel gesto di donare. Questo effetto è particolarmente osservabile nelle
persone che donano organi e presso gli alcolisti anonimi, dove la trasformazione non ha eguali nella
società moderna e presenta analogie solo con esperienze ricorrenti nelle società arcaiche e la si trova
anche nel perdono.

Come mostrano le ricerche spesso coloro che compiono donazioni come quella di un rene lo fanno in
modo spontaneo, senza valutare i pro e i contro, senza calcolare, coloro che calcolano tendono invece ad
escludersi da un sistema di dono.
Spesso si confondono i 3 momenti del ciclo: dare, ricevere, ricambiare—> il primo fonda il sistema, il dono
in primo luogo è un dono. Anche il ricambiare presuppone il donare, colui che ricambia in realtà dona
anch’egli. Questo atto prende il nome di ricambiare quando abbiamo ricevuto in precedenza. Nel sistema di
dono quando c’è equivalenza, questa è diversa da quella mercantile, si situa nella storia tra persone.
Inoltre, nel rapporto mercantile viene eliminato il tempo che invece è al cuore del dono e della ricambiare,
che vuol dire collegare il gesto a un altro, che sia prossimo o passato.

Caratteristiche comuni al dono che appaiono grazie all’analisi delle 4 sfere


• Estraneo: lo troviamo ovunque, anche dove non ci si sarebbe aspettato di trovarlo, nel cuore della
famiglia che viene fondata da due estranei. Il dono agli sconosciuti è una caratteristica moderna.
• Libertà: il forte grado di costrizione individuato da Mauss sembra aver abbandonato il dono modern
• Gratuità: anche se non c’è un dono gratuito ci sarà sempre gratuità nel dono. E questa è la differenza
più evidente rispetto allo stato. Quello che entra nel circuito statale è stato infatti precedentemente
prelevato dai cittadini e quindi non è un dono, ma un diritto che gli spetta.
• Spontaneità: il dono non obbedisce a nessuna costrizion
• Debito: onnipresente ma diverso dal debito mercantil
• Restituzione: di vari tipi e che rende inadeguata la nozione abituale di reciprocità associata al don
Non si può applicare al dono il rapporto ne-mezzi, ovvero quel rapporto che sta alla base della razionalità
strumentale, e ciò mette in crisi la ragione moderna. (Si va verso l’altro sinceramente, non si da per
ricevere)

Capitolo 7 il dono arcaico


Aristotele è stato probabilmente il primo teorico del dono, egli ha dimostrato che l’amicizia si fonda sulla
capacità di donare, di restituire e che l’amicizia sta alla base della comunità. Egli pone il paradosso su cui
si fonda il dono e che sta alla base del rapporto sociale: come fare a produrre spontaneità? Come far
capire agli uomini che è nel loro interesse essere disinteressati e rinunciare al proprio interesse personale
sapendo che gli altri fanno lo stesso? Le comunità arcaiche e tradizionali hanno optato per il rendere
questa spontaneità il più obbligatoria possibile, ad esempio con i rituali. Ma il dono, in qualunque società
non è mai interamente obbligato, altrimenti non sarebbe tale, è sempre un gioco, dove le prescrizioni sono
le regole del gioco. Mauss attraverso le sue ricerche sul campo cerca di fare una generalizzazione sulle
società primitive e selvagge che penserebbero il loro universo nel linguaggio del dono.
Il dono costituisce il fenomeno sociale totale per eccellenza. Mauss riprende due esempi:
potlàc: praticato dagli indiani del nord-ovest americano e soprattutto dai kwakiult (Boas). Queste tribù
dividevano l’anno in due periodi, d’estate si dividevano per cacciare e d’inverno si riunivano e così
cominciava un periodo di vita sociale intensa, durante queste feste veniva praticato il potlàc, “la lotta per
la ricchezza”, nel quale ogni clan vuole dimostrarsi più generoso degli altri, conquistando prestigio sociale.
Alla base del potlàc si sono due nozioni: credito e onore—> non si ricambia immediatamente ma il più
tardi possibile, perché più tempo passa più cresce il debito, e ricambiare immediatamente vuol dire non

fi

fi
e

volersi assumere tale debito. L’onore e la valorizzazione della famiglia sono direttamente proporzionali alla
capacità di rendere e sopportare il debito. Per Mauss il potlàc in cui si distrugge tutto quello che si ha per
non dimostrare di desiderare qualcosa in cambio, è l’esempio privilegiato delle prestazioni antagonistiche.
kula: sistema di dono delle isole Trobriand e isole vicine, più paci co rispetto al potlàc. Il kula è
un’occasione fondamentale per gli uomini trobriandesi in cui possono conquistare amici e fama. Del kula
attira soprattutto la chiarezza con cui la sua struttura illustra i principi di alternanza e reversibilità che
stanno alla base del gioco del dono, tutti devono giocare, al momento giusto. (Spiegazione uomini isola A-
B-C etc. P.137). La generosità di questo fenomeno non deve far pensare che esista un mondo troppo
idilliaco, infatti il calcolo non manca mai—> Weiner descrive il calcolo dei trobriandesi per sapere quando e
se devono mettere in gioco gli oggetti più preziosi per attirare gli altri e ricevere di più, Fortune afferma che
alcuni stregoni ricorrevano a incantesimi per costringere i loro partners a donare i beni più cari. Ma il punto
essenziale resta che si otterrà solo quello che sarà stato dato.
3 esempio: con lo studio di Guy Nicolas ci spostiamo in Africa nella regione di Maradi nello stato del
Niger, dove abbiamo una società piuttosto complessa che conosce il mercato da tempo. Attraverso il suo
studio Nicolas attesta l’onnipresenza del dono in una società che è da considerare come mercantile. Il
dono rituale è praticato in 4 settori signi cativi dell’esistenza sociale: le grandi tappe della vita, la vita
religiosa, le feste della gioventù e le gare e le pratiche di potere. Soffermandosi solo sul matrimonio questo
comprende 3 tappe accompagnate da svariati doni:
• danzamento: primo dono “denaro per vedere il lignaggio” a cui corrisponde un “dono della potestas”
versato dai genitori della futura sposa, dono restituito con il lavoro sui campi del futuro sposo. Seguono
poi altri numerosi doni.
• matrimonio: oltre al versamento del sadaki, si effettuano un “dono del denaro del furto”, un “dono che
uccide la madrina”, e da parte del marito un dono di nozze molto importante.
• accompagnamento della sposa a casa del marito: “denaro dell’accompagnamento della sposa”,
“denaro del disprezziamo” per far avvicinare la sposa. La madre del marito offre del denaro, il marito
stesso offrirà altro denaro.
Considerando che i Maradi sono poligami e che l’obiettivo degli uomini è quello di avere più mogli
possibile ci pasce che le cerimonie del matrimonio occupino molto spazio nella vita di queste persone.
Inoltre, c’è un altro regalo lo “hè” che è preparato dalla madre e dalle donne che serve per schiacciare le
rivali. In ne, in questa società coloro che non sanno essere spontaneamente generosi vengono sorpresi
con un “gukun” che devono necessariamente ricambiare. Lo studio di Guy Nicolas porta a delle
conclusioni provvisorie: il calcolo emerge da questa società, ma è chiaro che il ne ultimo del processo
complessivo consiste nel ritrovarsi in posizione di donatore.

Moneta di oggi: assolve contemporaneamente 3 funzioni, misura il valore dei beni, ne consente la
circolazione e serve a pagare e restituire debiti materiali
Moneta primitiva: Servet parla di “paleomonete” che spesso erano dei beni che assumevano questa
funzione. Contribuivano ad assolvere queste funzioni ma mai contemporaneamente, erano molto
speci che a differenza della moneta moderna che è valida per tutti gli usi. Inoltre la circolazione della
moneta arcaica era molto ristretta, la moneta arcaica poteva essere convertita solo in alcuni beni, e tra
alcune persone. La cosa più importante è che la moneta arcaica non misura il valore delle cose, ma quello
delle persone, la moneta moderna nascerà nel momento in cui il valore delle cose diventerà autonomo
rispetto a quello delle persone e tutte le persone saranno considerate uguali. Nella società moderna tutti
devono avere la possibilità di accedere ai beni, indipendentemente dal loro valore sociale, nelle società
antiche invece le persone hanno un valore a priori e spetta al dono redistribuire tra le persone.
fi
fi
fi

fi

fi
fi

Capitolo 8 interpretazioni classiche del dono arcaico


Perché e per che cosa si dona? Perché bisogna accettare i doni e i regali? Perché non è possibile non
ricambiarli? A queste domande ci sono delle risposte di Mauss contenute nel saggio sul dono che
rimandano alle interpretazioni classiche del dono:
Interpretazione economica: è quella che viene più spontaneamente all’uomo moderno e per questo la
ritroviamo in varie teorie del dono. A partire dall’analisi del potlàc, la cui natura è incerta, molti autori ne
mettono in evidenza le funzioni propriamente utilitarie. Harris, ad esempio, vede il potlàc come il mezzo di
trasferimento del cibo e della ricchezza dai centri ad alta produttività a quelli meno fortunati, presso popoli
che non hanno ancora una vera classe dirigente. Boas stesso riteneva che gli indiani considerano il potlàc
come un mezzo per assicurare il benessere dei loro gli nel caso in cui questi restassero orfani in tenera
età. È la loro assicurazione sulla vita. Mettendo l’accento sui tassi usurai praticati nel potlàc, egli afferma
che il principio fondamentale di quest’ultimo è investire ricchezze che fruttino nel futuro. Quindi non c’è
dubbio sul fatto che il dono possa essere manipolato, più o meno consapevolmente, per mascherare i
rapporti di dominazione e sfruttamento, ma resta da dimostrare che esso è riducibile ai suoi usi ideologici.
Ed è la mancanza di tale dimostrazione che rende erronea anche la teoria di Bourdieu che costruisce la
sua interpretazione sociologica su una base economica, dicendo che l’economico è sempre presente ma
nelle società arcaiche manca “l’economico per sé”
Interpretazione indigena: l’interpretazione economica non è quella più apprezzata da Mauss, egli si
interroga in particolare sull’obbligo di ricambiare—> come in una società primitiva si rispettavano questi
obblighi lì dove non esistevano testi scritti e uf ciali né agenti della forza pubblica. Egli credette di trovare
l’essenziale della risposta nello “spirito della cosa data”, la sua essenza che obbligherebbe a restituire. Ma
solo alcune cose sono investite di questa forza spirituale, quelle cose in cui c’è una piccola parte di colui
che le dona e che ci obbliga a ricambiarle.
Interpretazione strutturalista-scambista: secondo Lévi-Strauss Mauss avrebbe commesso un errore nel
distinguere 3 fasi, dare, ricevere e ricambiare, lì dove ce n’è solo 1 scambiare: Lévi-Strauss spiegava che
in primo luogo lo scambio è scambio di donne. Si può capire questa sua teoria in un senso più
• concreto: scambio delle donne come risultato della proibizione dell’incesto che porta l’uomo a creare
rapporti al di fuori della propria comunità, ha la funzione di sostituire la pace alla guerra.
• astratto: la proibizione dell’incesto è universale e segna il passaggio dalla natura alla cultura, perché
sottomette la società alla legge e la fa entrare in un ordine culturale.
Quello che ci si domanda è perché parlare di scambio, avvicinandosi all’economia politica e allo scambio
delle merci.

Capitolo 9 dono arcaico e dono moderno


Le teorie classiche lasciano un senso di incompiutezza e di insoddisfazione, a parte quella
dell’interpretazione indigena, nessuna di esse riconosce la speci cità del dono arcaico rispetto allo
scambio mercantile. Tutte le teorie classiche inoltre, pongono il problema delle “funzioni” del dono
arcaico, che potrebbero essere imputate tranquillamente al mercato (instauro di scambio generale,
soddisfazione dell’interesse economico, sostituzione del commercio alla guerra). Per capire la speci cità
del dono arcaico bisogna considerare quello che lo distingue dal mercato estrinsecamente, come ad
esempio lo scambio cerimoniale, contrario all’utilità, all’accumulazione e all’equivalenza
Bisogna poi chiedersi in che modo il dono costituisce un sistema, dotato di una coerenza intrinseca che
lo rende irriducibile ad altro che se stesso. Per fare ciò dobbiamo partire dalla dimensione di fenomeno
sociale totale di Mauss e smettere di guardarlo con l’occhio economico moderno.
Ritornando allo hau ci si accorge che Mauss non aveva considerato che questo non è presente nelle
relazione bilaterali ma solo nei rapporti che chiamano in causa una catena di partners. Con lo hau inoltre si
manifesta il lato negativo del dono, che appare nel momento in cui c’è un’interruzione del dono. Compare
quindi la stregoneria e ciò ci fa anche capire quanto sia sbagliato pensare lo scambio cerimoniale come
uno scambio di economico. Il sistema del dono va messo in relazione con sistemi che ne sono le
trasformazioni, il sistema della parentela, della vendetta, della guerra etc. Si viene a delineare
l’immaginario del dono, quello che afferma che il mondo intero, il mondo sociale, può essere generato e
organizzato a partire da doni scambiati da persone, principi vitali in se stessi antagonisti ma che è compito
del dono rendere alleati—> dall’immaginario del dono alcuni traggono l’universalità della legge della
reversibilità che però resta troppo astratta e maschera la speci cità dei momenti del dare ricevere e
ricambiare. Inoltre, elimina le differenze che invece esistono prima del dono e che ne caratterizzano i
protagonisti (il dono fa apparire qualcosa che non esisteva in precedenza). Ma il più grave rischio di
fraintendimento riguarda l’obbligo di ricambiare. L’immaginario della merce ci spinge a comprarla come

fi

fi

fi
fi

fi
l’espressione della necessità di sdebitarci, questo non spiegherebbe quindi perché il vero obbligo non è
quello di restituire ma di restituire di più—> Lefort: restituire di più vuol dire porsi a propria volta in
posizione di donare al ne non di annullare ma di rialimentare i debiti.
Principio di alternanza: nell’ambito del dono rituale regna una regola implicita, quella per cui è possibile
donare solo a turno, come nel gioco degli scacchi ad esempio, non si può giocare due volte di seguito

Il dono quindi, nelle società arcaiche rappresenta la forma generale dei rapporti che uniscono, in positivo e
in negativo, nel bene o nel male, le molteplici forze personalizzate umane, animali, vegetali etc. Del cosmo.
Ma non possiamo dire che la società arcaica si basi su un principio meta sico perché il nostro obiettivo è
proprio quello di spiegare il suo funzionamento—> Gregory: rilettura della storia in chiave economica
politica e antropologica—> due punti di vista
• Economia classica inglese: funzionamento di una società regolata dalla produzione e dallo scambio di
merci
• Economia neoclassica: egli sottolinea che i suoi continuatori sono in realtà gli antropologi, come Mauss
e Levi-Strauss che studiano la società in cui non domina la produzione ma il consumo e questo consumo
si basa sul dono.
Quindi l’economia del mercato mira a produrre cose per mezzo di cose. Al limite, essa produce le
persone stesse come se fossero cose. Viceversa, la società arcaica privilegia i rapporti tra le persone
rispetto ai rapporti tra le cose. Essa si preoccupa in primo luogo della produzione delle persone, e produce
le stesse cose come se fossero delle persone, facendole servire, tramite il dono, alla produzione delle
persone e all’instaurazione di legami sociali tra loro.
Un prima conclusione del ragionamento di Gregory è che il dono è ciò che trasforma gli esseri umani in
persone e istituisce il registro della socialità primaria, ovvero il “luogo” dove le persone interagiscono tra
loro, fanno parte di essa la famiglia, il vicinato etc.
I concetti di persona e socialità primaria però non ci dicono nulla della società arcaica perché sono
transtorici ed universali. Partendo dal dono delle donne possiamo capire meglio il dono in generale nella
società arcaica, dove è fondamentale la “produzione” di esseri viventi. Innanzitutto è sbagliato parlare in
termini moderni di produzione dei gli, bisogna parlare di generazione, che viene identi cata dalla società
clanica come come la realizzazione di un dono.
Nella società arcaica la necessità di generazione è duplice perché riguarda:
• nascita di nuovi individui: le donne hanno questo potere di dare la vita che è al centro di molti miti in
quanto fenomeno importantissimo per queste società in cui gli uomini vogliono anche prenderne in
qualche modo il controllo. Ma è vero anche non esiste nulla che non venga da due, i gli nascono
dall’unione di due persone, quindi sono necessari sia gli uomini che le donne.
• rinascita simbolica delle persone sociali: attraverso i rituali di iniziazione gli individui si trasformano in
persone sociali, con obblighi e diritti. Se no a questo momento hanno solo ricevuto “doni verticali”, dopo
l’iniziazione si apre per loro il campo degli scambi cerimoniali, dei “doni orizzontali” che rientrano nella
reciprocità equilibrata, avvengono tra pari e creano parità. Da considerare è anche che la parità è sempre
minacciata dall’obiettivo di superiorità che si ottiene attraverso la capacità di donare.
Il dono tra sessi produce la vita, il dono cerimoniale apporta fama, onore e prestigio. Il dono verticale
mantiene il dominio della parentela, quello orizzontale determina nuove alleanze e matrimoni
Società arcaica: il dono stabilisce rapporti concreti tra persone concrete, non può estendersi a un numero
troppo grande di invidi senza mutare la sua forma. Il dono aramaico come quello moderno funziona
secondo la logica delle reti ma queste sono tte e ristrette e il dono deve muoversi all’interno del gruppo
che in qualche modo deve anche riprodursi. La società arcaica non vuole entrare in contatto con gli
estranei, non vuole istituire rapporti con persone di cui non sa cosa farsene, che non sono destinate a
diventare af ni. Riesce a mantenere l’equilibrio a patto che non abbia rapporti regolari con l’estraneo. Ma
c’è stata un’irruzione degli “altri” in queste società che ha scatenato l’inizio di un’altra storia. Nella società
arcaica c’è un’apertura verso la natura, verso il cosmo a differenza della società moderna. Qui tutto può
essere un bene, tutto può essere un legame e un dono.
Società moderna: nella società moderna tutto viene e può essere prodotto, c’è una rottura tra il mondo
delle persone e quello del cosmo che diventa oggetto. Anche il dono può essere un puro oggetto. C’è
anche una rottura con la natura che deve essere dominata. E mentre il mondo arcaico era basato su
gruppi, il mondo moderno si basa sull’intimità sui rapporti tra gli individui che vogliono sentirsi unici nella
sfera privata, quando invece in quella lavorativa ad esempio sono intercambiabili. Il solo rituale di dono
facilmente comparabile tra le due società è quello del matrimonio e della nascita, che è sempre un dono, in
qualsiasi società, la donna è al centro in entrambi i sistemi.
Il dono moderno crea reti che sono al riparo dagli oggetti, che ridanno senso alle cose, parallelamente alla
rottura prodotta dalla generalizzazione degli oggetti. Come avviene questa rottura?
.

fi

fi
fi
fi
:

fi

fi

fi
fi
.

Capitolo 10 il passaggio al dono moderno


Nonostante gli attuali scambi internazionali siano molto diversi dal kula, restano tracce importarti della
funzione del dono. Ad esempio, prima che vengano istituiti degli accordi di mercato tra due paesi i capi di
stato tendono a scambiarsi un regalo. Quindi il regalo è l’atto fondatore che stabilisce la ducia minima
perché si possa instaurare uno scambio mercantile. A caratterizzare la modernità, non è l’ingresso del
mercato nei rapporti internazionali però, ma il suo ingresso nei rapporti tra i membri della stessa società.
Nella società feudale abbiamo il punto di partenza dello stato attuale del dono che è l’introduzione del
mercato nei rapporti sociali, come sostituto a rapporti interni. Va precisato che il mercato non si sostituisce
né a rapporti completamente estranei né comunitari, ma ai rapporti di autorità costituiti dal legame feudale.
Quindi il mercato è andato a liberare i membri di queste comunità che subivano una certa dominazione.
Quindi all’origine del dono moderno non si trova il dono arcaico ma la società feudale.
—> Il mercato e la democrazia rappresentativa hanno prima liberato le persone dalle costrizioni
esterne alla comunità (diversi dagli obblighi comunitari e imposti anche alle società arcaiche), in un
secondo momento il mercato e lo stato-provvidenza hanno fatto saltare anche gli obblighi comunitari.
Mercato e stato come elementi di rottura nei rapporti con i beni e con le cose e i rapporti sociali.
Il mercato: per assicurare la circolazione delle cose il mercato introduce dei meccanismi che permettono
la creazione di rapporti spersonalizzati tra produttore e consumatore, il mercato è un luogo senza legami
personali in cui le cose si scambiano sulla base di un prezzo che viene stabilito da agenti esterni.
Il mercato va ad in uenzare non tanto i rapporti comunitari propriamente detti quanto i rapporti di servitù,
presenti nella società feudale e non arcaica. Nella società feudale il servo produce, non solo per sé, ma sa
per chi produce, cosa che non avviene nella società mercantile. Il mercato nasce nel momento in cui un
produttore decide di fabbricare qualcosa non perché un utilizzatore l’aveva domandata o ne aveva
bisogno, ma perché poteva essere utile al produttore stesso se fosse riuscito a venderla—> nasce il
surplus. Viene introdotta anche la gura dell’intermediario, del mercante, colui che deve ridurre
l’incertezza del trovare la domanda, qualcuno disposto ad acquistare ciò che viene prodotto: consumatore
Si capovolge il rapporto produttore-consumatore, la società diventa utilitaristica nel senso che
de nisce l’utilità dissociandola dall’uso e riducendola all’atto di acquisto da parte di un consumatore.
Compaiono quindi i due temi del surplus e della scarsità. Inoltre, la produzione da mezzo diventa ne, il
mondo dei prodotti nirà per dominare la società e si delinea la tendenza a creare arti cialmente bisogni
per vendere la produzione. Il capovolgimento dell’ordine ne-mezzo va di pari passo con la rottura tra il
produttore e l’utente, la cosa che circola è liberata dal legame sociale e dal dono.
Lo stato: lo stato democratico e provvidenziale si assume gran parte degli scambi di dono tralasciati dal
mercato e li trasforma in rapporti di tipo mercantile. Il punto di partenza non è la società arcaica ma una
situazione in cui le comunità fanno parte di regni o imperi e sono governate dall’esterno. Con la democrazia
rappresentativa comprare anche qui, come nel mercato, un intermediario, l’eletto, che fa da tramite tra i
governati e i governanti, introducendo anche nei rapporti politici l’estraneo. Con lo stato inoltre tutta una
sfera di servizi tra persone esce dal sistema del dono e diviene professionalizzata, burocratizzata, andando
a toccare i legami comunitari. Esempio del “lavoro sociale”: era svolto in amicizia, nella famiglia, nel
vicinato, dai legami sociali, mentre oggi paghiamo qualcuno che faccia questo lavoro. In teoria questo
avrebbe comportato una vera e propria liberazione, soprattutto per la donna, il cui lavoro di assistenza o di
accudimento dei bambini viene riconosciuto e pagato e non è più rivolto alla propria famiglia, nella quale
circolano solo sentimenti. Per evitare che si venissero a creare legami indispensabili tra persone, questi
servizi sono indirizzati a una comunità più ampia.
Lo stato e il mercato ci liberano dal rapporto di dono ma ci assoggettano alla legge della produzione.
l’individuo moderno è libero da ogni legame non è però libero di non produrre sempre, di creare un surplus
in permanenza. Il mercato non dice quello che deve essere prodotto, è neutrale, a condizione che si
produca sempre di più. Quindi la società moderna può investire in qualsiasi attività, musica, meditazione,
ma a una condizione: sviluppare una professionalizzazione dell’attività, una competenza, dei luoghi
specializzati, bisogna far crescere dal punto di vista monetario l’attività contribuendo alla crescita del PIL.
(La cultura moderno quindi non si preoccupa dei legami con le persone ma ci lascia liberi di sceglierli,
assumendosi una serie di responsabilità attraverso lo stato e il mercato, ma queste alla ne ricadono anche
su di noi in quanto lavoratori)
Quello che caratterizza la modernità non è la negazione dei legami quanto la tendenza costante a ridurli
all’universo mercantile, oppure isolare i due mondi rendendoli impermeabili. Ma in realtà questa
situazione è un limite, un ideale mai raggiunto, nella società moderna esiste un nucleo costante di rapporti
sociale che sono ancora inseriti in un sistema di obblighi, di legami sociali e nessuno vuole davvero
liberarsi di questi legami, l’esempio perfetto è il legame con i gli che è il fondamento di ogni rapporto di
dono. Inoltre il consumatore affermandosi come utente resiste a questa netta divisione—> l’utente in
quanto persona continua a stabilire legami sociali non fondati su questa rottura tra i due mondi.
fi
fl
fi
.

fi

fi
fi

fi

fi
fi

fi

Capitolo 11 dono, mercato, gratuità


Il mercato è una sorta di dono scisso, come risulta dal linguaggio mercantile. Spesso, nelle società
arcaiche, nozioni come quella di acquisto e di vendita erano designate con una sola parola. Il vocabolario
mercantile procede una riduzione sistematica della polivalenza della maggior parte dei termini che
designano la circolazione delle cose nel linguaggio corrente.
Riconoscenza: riconoscenza che si deve in virtù di un movimento degli altri verso di noi, indica un doppio
movimento, mentre il mercato riduce questa parola a un senso unico
Ospitalità: ospite è sia chi ospita che chi è ospitato a seconda del contesto e come diceva Pitt-Rivers le
leggi dell’ospitalità mirano a evitare dei con itti, e situazioni di eguaglianza. Mentre il mercato mira a allo
scambio tra eguali.
Avere ducia: avere ducia vuol dire concedere la propria ducia a qualcuno
Gli devo molto: vuol dire mi ha dati molto, è una persona grazie alla quale vivo meglio, che ha fatto
qualcosa per me. Nel linguaggio mercantile vuol dire avere un debito con qualcuno
Emprunter: in francese voleva dire sia prestare che farsi prestare senza pretendere nulla in cambio.
Il dono è un gesto completo, il mercato lo scinde in due parti—> domanda e offert

Valore di scambio: ridurre i valori al loro equivalente quantitativo presunto, rappresentabile da una somma
di denaro.
Valore d’uso: non è rappresentabile da una quantità qualsiasi
Valore di legame: si contrappone al valore di scambio e di uso, è un concetto che si pone al di fuori del
discorso economico. L’oggetto avrà un valore diverso a seconda del circuito in cui si trova, mantiene una
sorta di eredità della moneta arcaica, il cui valore dipendeva da chi l’aveva posseduta. Il valore di legame è
il valore simbolico che si attribuisce al dono, a ciò che circola sotto forma di nono.

Gratuità: simboleggia l’unilateralità assoluta, per cui si trova al di fuori del vocabolario mercantile.
Attualmente questa nozione rinvia a vari signi cati
• Quadro mercantile, gratis signi ca ottenere qualcosa per niente, quindi senza valore di scambio.

• Gratuito si applica anche a qualcosa che si fa per niente, che non ha utilità evidente, come la
confezione dei regali: quindi senza valore d’uso.

• Gratuito signi ca anche senza la razionalità, senza fondamento e prova.

• Per il donatore, gratuito signi ca anche libero, senza obbligo, e senza esigenza di restituzione.

• Gratuito conserva un tocco di grazia, di grazioso che fa sorgere dal nulla qualcosa d’inatteso, di
generoso, che è legato alla nascita, al generare.

La restituzione nel dono è particolare, nel mercato il circolo è normale mentre il dono che ritorna fa un
anello strano. C’è innanzitutto una cosa che stupisce nel dono, il dono è gratuito, ma c’è restituzione in
ogni sistema di dono, quindi il dono non è gratuito, oppure non esiste.

Se non c’è dono gratuito allora in cosa è diverso il dono dal mercato?

A. Per la spontaneità e la gratuità, anche quando è ricambiato

B. Unilateralità di molti doni e l’esistenza di doni unilaterali.


Chi studia il dono si ritrova davanti ad un dilemma: o il dono è ricambiato e allora ci si chiede cosa
porti a ricambiare o il dono non è ricambiato e allora ci si chiede cosa porti chi dona a donare.

Per risolvere l’unilateralità possiamo prende in considerazione 3 esempi:

• Partners: si trovano in uno stato di debito reciproco in cui credono di dovere molto all’altro, e lo
studioso osserva il fenomeno quando questo già esiste.

• Volontariato: chi lo svolge dice di avere ricevuto molto dalla vita e quindi vuole ricambiare—> dunque
iscrivendo i fenomeni nella catena spazio-temporale si capisce che non c’è solo unilateralità

• Dono di organi e sangue: non è detto che nella mente della persona sia concepito come unilaterale,
potrebbe darsi che egli sti ricambiando qualcosa.

Spiegare l’obbligo di ricambiare: Mauss si era posto nel suo saggio sul dono questo problema del dono
come “obbligo libero”.

C. Speci care le caratteristiche della restituzione nel dono rispetto alla restituzione mercantile. La prima è
la non-equivalenza mercantile, nel mercato dobbiamo ricevere in cambio qualcosa che è uguale a
quello che abbiamo sacri cato. Il dono ha orrore dell’equilibrio, l’equivalenza è la morte del dono, è un
modo per porre ne alla catena di dono. Bisogna capire che alla base del dono c’è il gesto, l’intenzione
del dono, non è risultato che conta, a di erenza di quanto avviene nel mercato. Il dono non può
neanche avere prezzo, perché il suo valore dipende anche dalle persone tra le quali avviene questo
dono. Il valore di legame non ha equivalente monetario.

D. Fatto che si ricambi più di quanto non si riceva—> nel linguaggio mercantile parliamo di equivalenza
negativa. Nel mercato la gratuità signi ca so erenza, mancanza, il dono appare triste se lo si guarda in
una logica mercantile

fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi

ff
fl
ff
fi
:

fi

E. Il dono non è mai triste. C’è restituzione immediata nel piacere del dono. Spesso il piacere del gesto
basta a spiegare il dono per chi lo fa. Il dono è gratuito nel senso che è spontaneo per chi lo fa, e la
spontaneità è assimilata all’istinto, all’irrazionalità dal mercato, si oppone alla logica del calcolo.
Questo dimostra che il dono non appartiene all’universo utilitaristico, del calcolo razionale. Dovrebbe
quindi appartenere alle barbarie? Autori come Mauss, Simmel e Titmuss si sono lasciati trascinare
dagli aspetti utilitaristici ma questi non tengono in considerazione una caratteristica fondamentale
del dono: il movimento spontaneo dell’anima verso l’altro. Questo gesto è gratuito nel senso che non
è fatto in vista di una restituzione anche se questa esiste in varie forme, si può cominciare quindi a
spiegare la gratuità dicendo che il dono è gratuito non perché non c’è restituzione ma perché la
restituzione non risponde alle regole dell’equivalenza mercantile. Il pensiero mercantile elimina il
piacere del dono e vede solo quello che è perduto, sacri cato. Bisogna capire che il dono è iscritto in
un sistema diverso da quello mercantile e vederlo come un gesto grati cante: grati ca colui che lo fa
tanto quanto chi lo riceve. È la restituzione di secondo tipo che spiega il paradosso del dono gratuito.

Ultima caratteristica del dono—> regola dell’implicito: dialogo tipico “grazie non avresti dovuto, è troppo,
non c’era bisogno!” “Ma no, non è niente!”—> nel dono si arriva a negare il dono stesso. La regola per chi
riceve è dire all’altro che non avrebbe dovuto e il donatore risponde che non è niente. È da spiegare
questo fenomeno legato al dono—> dietro questi dialoghi non si nasconde l’ipocrisia ma il fatto che
vogliamo restare più lontani possibile dall’impegno contrattuale. Introduciamo nel gioco dello scambio
un elemento che obbliga ma liberamente, perché implicitamente sappiamo che l’altro non è obbligato a
ricambiare ma comunque il fatto di ricambiare ha valore per noi. Quindi si libera l’altro tramite una serie di
rituali (risposte tipiche) ma si mantiene la speranza che il dono sarà ricambiato. Più c’è esplicitazione
meno il gesto di ricambiare è libero e meno valore ha il rapporto. Ecco perché la reciprocità non è
esplicitata e deve essere negata. L’esplicitazione della regola di reciprocità uccide il dono e può anche
provocare la non-reciprocità.

Libertà mercantile: permette di ritirarsi dal legame sociale in due modi

• Minimizzando l’importanza del legame all’interno dello scambio (non bisogna amarsi per fare a ari)

• Permettendo di uscire dal legame stesso, libertà di uscita (exit di Hirschman)

Mercato e dono sono entrambi liberi, ma mentre il dono instaura ed alimenta un legame sociale libero, il
mercato libera tirandoci fuori dal legame sociale, la sua libertà consiste nel liberare dal legame sociale
stesso, generando l’individuo moderno, senza legami, pieno di diritti e beni. La libertà mercantile è fuori
dai legami sociali, il dono è al loro interno e li fonda.

Anche lo stato è un’impresa che libera dai legami sociali e va a completare il mercato. Ma solo gli oggetti e
il denaro circolano bene nello stato e nel mercato, quindi tutto tende a diventare oggetto per poter
circolare. Come diceva Fromm la libertà acquisita nella modernità ha un costo, e ha dei limiti aggiunge
GodBout, quelli della distruzione dei legami che rendono l’individuo moderno solo ed isolato. Per l’autore
ovviamente stato e mercato sono essenziali, la società ne ha bisogno ma quello che dovrebbe accadere è
che questi siano subordinati al sistema del dono perché è il solo che accetti l’incompletezza del legame
sociale e la libertà all’interno di esso, non solo al di fuori.

Capitolo 12 abbozzo per un modello del rapporto di dono


Utilizzo dell’intelligenza arti ciale come una sorta di “modello di pensiero” in grado di rendere il dono
comprensibile e signi cativo come sistema.
Anni ’50: due approcci diversi nel campo dell’intelligenza arti cial
• Sinottico: quello che va dall’altro al basso, è il modello gerarchico dove lo scopo è quello di
comprendere il funzionamento dell’intelligenza concepita come un insieme di leggi universali prive di
contesto, questo modello ha molto successo no agli anni ’60, quando viene preferito il second
• Connessionista/reti neuronali: si va dal basso verso l’alto, si cerca di capire come interagiscono i
neuroni, per copiare il loro funzionamento per far funzionare i dispositivi. Le reti neuronali tengono in
considerazione il contesto. Jorion sviluppa un’analogia tra le reti neuronali e il pensiero selvaggio (di
Levy-Bruhl), pensiero che non funziona per inclusione ma per associazione, per reti contestuali.

Stato: non fa anelli strani, è una gerarchia non concatenata, gli apparati svolgono funzioni previste, non
può accadere nulla che non sia previst
Mercato: è una rete concatenata e non gerarchica, è un anello semplice, senza profondità
Dono: strano anello—> combina quello del mercato e quello dello stato e ne fa una gerarchia concatenata.
Solo il dono presenta un anello strano e una gerarchia concatenata. Ha la profondità e i livelli dell’apparato,
ma è una rete: con tutto lo spessore dei legami personali e il loro peso storico. Tutto quel che accade in un
dono, si situa a vari livelli tra loro interagenti, secondo una gerarchia concatenata, che forma anelli strani
che il modello del mercato può visualizzare soltanto come paradosso, e che fondano il legame sociale
come l’anello della democrazia fonda i nostri sistemi politici. Il dono è un sistema di debito in risonanza. È
la forma elementare della circolazione delle cose e dei servizi, da cui procedono il mercato e lo Stato.
fi
fi
o

fi
fi
fi

fi
fi
.

ff