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5 LA CANZONE E CI
I contatti tra i cinesi e le popolazioni centro-asiatiche, già frequenti prima dei Tang, si intensificarono in
seguito alla politica di espansione condotta dai grandi imperatori di quella dinastia, e determinarono la
diffusione della cultura cinese tra Turchi, Uiguri e gli abitanti delle oasi del Tarim, nonché l’arricchimento di
essa con nuovi elementi di origine straniera. La musica cinese subì soprattutto l’influenza dei canti dei nomadi
delle steppe, le cui arie si diffusero in Cina grazie alla possibilità di sostituire le parole originali straniere in
cinesi. Si ebbero così nuove poesie, dette ci, i cui versi si prestavano a essere cantati secondo l’aria della
canzona straniere e che divennero ben presto assai popolari. Col tempo anche i migliori poeti iniziarono a
scrivere ci, cambiando le parole dei canti popolari (rozze e volgari), con alcune più raffinate ed eleganti. A
ogni aria corrispondeva una prosodia: ossia una struttura obbligata dei versi di cui i poeti dovevano tener
conto, e che veniva designata col titolo della canzone originaria. I versi erano disuguali, composti da un
numero variabile di monosillabi, perchè dovevano adattarsi al diverso schema musicale. Col tempo caddero
in dimenticanza e a noi rimangono soltanto i titoli dei ci e i corrispettivi schemi prosodici, di cui i poeti
continuavano a servirsi per comporre ci che non venivano più cantati, ma solamente letti.

Questo è un esempio di schema prosodico della poesia “Wang jiangan”:

I verso: 3 monosillabi XXX

II verso: 5 monosillabi (Rima) XXXXY

III verso: 7 monosillabi XXXXXXX

IV verso: 7 monosillabi (Rima) XXXXXXY

V verso: 5 monosillabi (Rima) XXXXY

Si tratta complessivamente di 27 monosillabi, corrispondenti ciascuno a una parola, suddivisi in 5 versi di


lunghezza ineguale dei quali il secondo, il quarto e il quinto rimavano nell’ultima sillaba. Eccezionalmente il
secondo verso può avere una sillaba in più. È tanta la fama di Li Bai che a lui sono attribuiti i primi 2 ci della
letteratura cinese, benchè non è certo perché si sono diffusi dopo la sua morte. L’ età d’oro dello ci è l’epoca
delle Cinque Dinastie, allorchè la Cina era divisa in tanti piccoli stati: tutti aventi una corte raffinata ed
elegante. Il tema centrale delle nuove poesie è l’amore: un amore delicato e sensuale, espresso con contorti
giri di frase, con espressioni popolari. Li Yu (937-978) fu l’ultimo imperatore della dinastia Tang meridionali e
regnò su u piccolo stato che aveva per capitale Nanchino. Artista e poeta finissimo, non era fatto per la
politica, ma si ritocò a regnare in un periodo dove tutti gli statarelli stavano cadendo sotto quello che sarebbe
stata la dinastia Song. Li YU oppose scarsa resistenza, bastò 1 giorno per passare da imperatore a prigioniero.
Il suo breve canzoniere, composto di una quarantina di ci, è diviso in 2 parti. La prima, scritta quando era
ancora sul trono, contiene poesie ispirate all’amore e che esaltano la bellezza femminile vista da un esteta.
Il vincitore non infierì su di lui, ma lo tenne in cattività non risparmiadogli umiliazioni e affronti. Ora era in
cattività, divenuto lo zimbello dei nuovi padroni: le nuove poesie parlano di nostalgia di libertà, della sua
dolce terra a sud dello Yangzi ecc. Li Yu sollevò i loro sospetti mantenendo imprudenti contatti con i suoi
partigiani: forse qualche poesia fu interpretata come allusione politica. La leggenda racconta che fu
avvelenato nel 978. La grandezza di Li YU deriva dal fatto che non ripete le solite tristi considerazioni sulla
vecchiaia, ma si ispira all’amore e il dolore. Le sue poesie hanno una fortissima carica emotiva. Già con Li Yu
inizia un processo di trasformazione dello ci: dalla canzona d’amore a uno strumento per esprimere altri
sentimenti (il rimpianto per la perduta felicità, l’amicizia fraterna, l’amre coniugale ecc.) Ricordare Su Shi e Li
Qingzhao se li chiede.
I SETTE SAVI DEL BOSCO DI BAMBÙ
Inquadramento storico
I Sette Savi sono considerati tra le personalità più importanti in campo letterario e artistico vissute sotto la
dinastia Wei, una delle tre entità politiche (insieme al regno di Shu-Han e Wu) che erano nate dalle ceneri
dell’Impero Han, dando vita alla fase che prenderà il nome del “Periodo dei Tre Regni”. Il Regno di Wei era il
più setterntrionale dei tre e si era costituito inglobando al su interno la vecchia capitale Han, Chang’an e
Luoyang. Il fondatore della dinastia Cao Cao (155-220), era stato un potente generale dell’esercito Han ma
progressivamente era riuscito, grazie al consenso di una fetta di esercito ed elitè nobiliare, a erodere il potere
imperiale fino a porre sotto la sua protezione l’infante ultimo imperatore Han Xiandi. Cao Cao morì prima
che si formò la dinastia Wei, ma fece in modo che suo figlio Cao Pi (187-226) completasse il suo piano politico.
Cao Pi lo fece e nel 220 fu proclamato imperatore. Una volta salito al potere portò avanti le politiche del
padre: per esempio instituì nuovi criteri per scegliere gli uomini da chiamare a corte (staccandosi dal sistema
di raccomandazioni di famiglie nobili tipico della dinastia Han). I primi Wei riuscirono ad amministrare lo Stato
con successo, ma con il tempo si assistette al progressivo sfaldamneto del legame tra le famiglie nobili e la
casa regnante. La famiglia Sima (stirpe di generali), acquisì sempre più prestigio e si costruì una posizione
eminente nell’elitè del tempo. Nell’epoca iin cui vissero i Sette Savi, l’imperatore Cao Fang era stato posto
sotto la guida di due potenti generali (perché era troppo giovane). I due erano Sima Yi e Cao Shuang. Cao
Shuang era riuscito a tenere le redini del governo ed aveva cercato di tenere buono Sima Yi, conferendogli
titoli di prestigio ma senza nessun valore politico. Tuttavia nel 249 Sima Yi organizzò un colpo di Stato,
giustiziando Cao Shuang e tutta la sua famiglia. In seguito, insieme ai figli Sima Zhao e Sima Shi riuscì a
impadronirsi della corte dichiarando nel 266 la fine della dinastia Wei e l’inizio della dinastia Jin.

I sette savi incarnazione della cultura Wei-Jin


Nel periodo Wei-Jin divengono evidenti fenomeni sociali già presenti alla fine del periodo Han, in particolare
la tendenza tra i membri shi dell’elitè a mettere in atto a comportamenti eccentrici, che portavano all’eccesso
le norme prescritte della proprietà rituale. Tali atteggiamenti miravano a stabilire la propria fama all’interno
del ristretto gruppo sociale a cui gli shi appartenevano per poi riuscire a ottenere un incarico burocratico.
L’epoca Wei-Jin è stata varie volte identificata con la nascita dell’ individualismo della Cina pre-moderna. La
pratica delle “qingtan” (conversazioni pure), evolutesi dalle “qingyi” (critiche pure) di epoca Han; divennero
uno dei tratti caratteristici della società Wei-Jin. La pratica delle conversazioni pure consisteva nel condurre
una conversazione in maniera molto sofisticata, sviluppando dibattiti su alcune tematiche, e colore he ne
prendevano parte dovevano ssostenere una propria tesi riguardo la tematica prescelta e riuscire con la
propria dialettica ad avere la meglio sulla tesi proposta dagli altri interlocutori. L’abilità personale espressa
era un criterio di valutazione a cui era sottoposto l’aspirante funzionario. Tutte le caratteristiche della cultura
Wei-Jin descritta sono racchiuse dentro lo “Sishuo xinyu” (Nuove informazioni dalle storie del mondo), la
fonte testuale che più di tutte ha costituito l’immagine leteraria dei Sette. Il testo giunto fino a noi conta di
36 cap. per un totale di 1130 aneddoti che narrano le vicenden di 626 personaggi realmente esistiti nel
periodo che va dalla fine degli Han Orientali agli Jin Orientali. Non vi sono acertazioni che i Sette Savi si
conoscessero e che facessero parte di un gruppo riconosciuto di letterati per davvero. Dai moderni studiosi
il fatto che i Sette Savi si conoscessero è un ipotesi pressochè scartata. Il nome è stato dato loro
probabilmente collegando Ruan Ji e Xi Kang, i due letterati di spicco, ai loro amici comuni dell’epoca. Reale o
creato, questo gruppo ha esercitato una profonda influenza e fascinazione sull’elitè: che li vide come un
modello di amicizia tra coloro che condividevano interessi e valori. Ruan Ji, Xi Kang, Shan Tao, Wang Rong,
Liu Lang, Xiang Xu, Ruang Xian vissero in un period di transizione, instabilità politica e crisi dove le norme
morali sono state piegate per meri fini politici. Secondo le fonti, coloro che vivevano attenendosi ala
naturalezza e alla spontaneità erano caratterizzati da una forte ispirazione taoista, restii a intraprendere una
carriera burocratica, propensi ad assumere atteggiamenti eccentrici come: consumo di alcool, nudità,
consumo di droghe, contravvenzione di regole riguardanti il lutto e la pietà filiale. Ruan Ji divenne famoso
per la sua noncuranza nei confronti delle norme di condotta, suscitando nei suoi contemporanei sia
apprezzamento che disgusto. Si disinteressava del proprio aspetto, si ubriacava spesso e interagiva fuori dalle
convenzioni con le donne della propria e di altre famiglie. Il disinteresse per il proprio aspetto e l’emore per
l’alcool erano aspetti condivisi anche da Liu Ling di cui si narra “trattasse il suo corpo come terra e legno”.
Ruan Xian,come lo zio Ruan Ji beveva troppo e non si curava delle usanze comuni. Tra i sette, insieme a Xi
Kang, spicca in particolare per le sue doti musicali che si esemplificheranno nella tradizione successiva, nella
atribuzione a Ruan Xian della creazione di una spece di liuto (pipa) a corpo rotondo dal nome di ruanxian. La
personalità di Xi Kang svetta tra le altre, in particolare egli possiede un forte controllo di se. Riesce a
distaccarsi dagli eventi contingenti di riuscire a ottenre uno stato emotivo di imperturbalità (anche davanti
la morte) Molti tratti dela sua personalità sono espressi nella lettera per interrompere l’amicizia con Shan
Tao. Per quanto riguarda Wang Rong e Shan Tao, entrambi si discostano dai recedenti 4, avendo accettato di
inserirsi con successo nella società dell’epoca e di ricoprire importanti posti da funzionario. Wang Rong
dimostra una incapacità nel sopportare il dolore per la morte dei cari (come Ruan Ji) e si lascia spesso a dei
comportamenti “eccessivi”. Shan Tao, benchè fosse un funzionario irreprensibile,amava e sentiva a sé vicini
il Laozi e il Zhuangzi. Come è ststo accennato questi due testi erno fondamentali per la speculazione della
Scienza del Mistero e del Zhuangzi Xiang Xu era un esegeta. Si capisce molto dai testi che i Sette si ispiravano
allo Zhuangzi, Dao De Jing e in generale ai testi daoisti. Il Da- Ren è una figura taoista e alter-ego di molti
comportamenti dei 7 dove incarna l’immagine ideale di un uomo su cui i nostri autori anelano a modellarsi.
Il Da-Ren è un eroe morale che vive in un epoca di decadenza e per questo non può fare z meno di rimanere
lontano dall’aerna pubblica, è indifferente a ciò che lo circonda e per questo si riesce a preservare in armonia
con se stesso e l’universo. Il DaRen è spesso ebro, perché utilizza l’ubriachezza come uno strumento per
distaccarsi dalla realtà e “viagguare lontano”. L’ubriachezza dei 7 quindi è strumentale alla realizzazione
taoista della “non distinzione tra le cose” (qi wu), che si ottiene quando il soggetto non percepisce più
differenze tra se e ilk mondo che lo circonda. Nel IV secolo la fama dei 7 divenne immensa in tutta l’elitè
cinese. Arrivò addirittura in Giappone a partire dal VII sec. dove erano conosciuti come “Chikurin no shiciken”.
La caratterizzazione dei 7 come spiriti ribelli, portatori di alti ideali che combattevano contro una società
ipocrita e tradizionalista, come abbiamo visto, ebbe sicuramente un forte impatto sull’immaginario collettivo
ed è probabilmente la ragione della fama di cui godono tutt’oggi.

GLI AUTORI E LE OPERE


Ruan Ji, nome di cortesia Sizong era di Weishi. Il padre, Ruan Yu era stato un famoso poeta e musicista e
sostenitore dei Cao. Non ambiva a ricoprire cariche, divenne famoso proprio per il suo atteggaimento di
rifiuto nei confronti della politica. Bechè non facesse nula per ingraziarsi l’elitè, Sima Zhao lo stimava a tal
punto che avrebbe voluto far sposare i figli. Ruan Ji rimase ubriaco schivando coinvolgimenti politico. Quando
Sima Zhao, rifiutò i 9 doni, Ruan Ji fu incaricato di scrivere per convincerlo ad accettare. Anche su ubriaco
fradicio riuscì a scrivere una petizione acclamata da tutti. Divenne per un po anche Sotto-Comandante alla
fanteria, solo perché nella cucine sapeva che c’era sempre tanto vino. Moriì a 54 anni. Ruan Ji occupa un
posto importante all’interno della letteratura cinese soprattutto per la sua opera poetica, in particolare grazie
alla collezione di 82 poesie pentasillabiche, senza titolo ne prefazioni. La raccolta Yonguai shi presenta colte
allusioni e uno stile intertestuale.

Xi Kang,nome di cortesia Shuye, insieme a Ruan Ji è la personalità più carismatica all’interno del gruppo dei
7. Di temperamento caparbio e insofferente alle regole di corte, lottò sempre con se stesso per riuscire ad
attuare gli ideali di una vita da eremita. Figlio di unapotente famiglia, rimase orfano di padre e crebbe con la
madre e il fratello maggiore Xi Xi. Si legò poi via matrimonio ai Cao (Xi Kang contro i Sima). Xi Kang è un
esperto musicista di qin, lo strumento per eccellenza dei letterati (riusciva a suonarlo in un modo unico con
una padronanza incredibile). Era un consumatore di droghe alchemiche, tra i suoi sceitti si anovaera lo Yang
shen lun dove tratta di pratiche dietetiche e tecniche per allungare la vita, insieme a pratiche meditative.
Carismatico e poco avvezzo ai comprmessi, odiò i funzionari in particolare Zhong Hui. La causa della sua
condanna a morte è di aver preso le difese del suo amico Lu An, ingiustmente accusato di comportamento
non filiale del fratello Lu Xun (che aveva avuto rapporti con la moglie di An). Xi Kang aveva fatto riappacare
tutti ma Xun denuncio il fratello An e Xi Kang, sentendosi in colpa, andò a corte a testimoniare. Zhong Hui si
assicurò di far condannre entrambi. Quando Xi Kang fu morto affidò il figlio a Shan Tao che lo fece diventare
funzionario, si dice che sul patibolo di mise a suonare il qin con assoluta indifferenza e fermezza.

Xiang Xiu, nome di cortesia Ziqi, era originario della contea di Huai e dei membri della sua famiglia si sa poco.
A 19 anni incontrò Shan Tao(mentre era amico di Xi Kang) e giunto a Luoyang, divenne uno dei suoi amici più
intimi. Xi Kang e Xiang Xiu, insiem agli altri 5, erano soliti riunirsi nel boschetto a Shanyang, dissertando di
filosofia e bevendo vino. Dopo la morte dei 2 si rassegno a coprire una carica da funzionario sotto i Sima.
Lungo la strada per Luoyang fece una deviaizone per far vista alla vecchia dimora di Xi Kang e compose la
rapsodia Si jiu fu in cui ricorda i bei vecchi tempi. Xiang Xiu era taoista ma non credeva nelle pratiche di
allungamento della vita.

Liu Ling, nome di cortesia Bolun era originario di Pei. La biografia contenuta nel Jinshu ricorda la sua
frequentazione cin Ruan Ji e Xi Kang. Di aspetto trasandato, dalla condotta disinibita e libera, negli aneddoti
che lo riguardano è spesso rappresentato come interesato solo all’ebrezza alcolica. Riuscì ad ottenere una
carica di poco credito fu pure licenziato, si dice che la sua inutilità fu ciò che lo rese in vita.

Ruan Xian, nome di cortesia di Zhongrong era il nipote di Ruan Ji e con lui condivideva la forte passione per
l’alccol e l’atteggiamento non curante delle norma sociali dell’epoca. Viene descritto coe di bell’aspetto ma
anche disinteressato alla vita sociale, dedito al bere e alla musica. Il suo strumento prediletto era la pipa.
Shan Tao cercò di farlo funzionario ma Xian era sempre troppo ubriaco. Dopo la morte di Ruan Ji e Xi Kang fu
in contrasto con un funzionario (Xun Xu) e allontanato dalla capitale.

Wang Rong proveniva da un eminente famiglia di Langye. Sin da piccolo, e poi da adulto gli furono
riconosciute numerose virtù, come il saper adattarsi, una virtù morigerata e la “capacità di giuducare gli altri”.
Dopo la caduta dei Wei si mise a prestar servizio per la nuiva dinastia JIn, e ricevette anche un feudo.

Shan Tao non proveniva da una famiglia nobiliare, e fu il primo della famiglia ad acquisire fama prestigiosa.
Sotto i Jin ricoprì cariche assai prestigiose come quella di Direttore dell’Istruzione. Di lui si parla come ben
inserito nel contesto sociale, stimato ufficiale e burocrate che non fallisce mai nelle sue scelte.