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3.

CINEMATICA

3.1 La cinematica

Questa parte della fisica studia il movimento degli oggetti disinteressandosi delle cause che lo
determinano.
In particolare si ha che oggetto di studio della cinematica sono le seguenti grandezze fisiche:

1. la posizione occupata da un oggetto ad un certo istante


2. lo spostamento da questo realizzato in un certo lasso temporale
3. la velocità con cui l’oggetto si sposta
4. l’accelerazione
5. l’intervallo di tempo in cui l’oggetto si sposta o anche uno specifico istante temporale in cui
accade qualcosa.
Tranne l’ultima di queste grandezze, le altre sono tutte di tipo vettoriale.
Quando poi si considerano movimenti in una sola dimensione, si parla di queste grandezze come se
fossero degli scalari; tuttavia sono sempre grandezze di tipo vettoriale, solo se ne considera in quel
caso solo il modulo.

3.2 Posizione, spostamento, distanza e legge oraria del moto

Per studiare le condizioni di moto di un corpo è necessario fissare un sistema di riferimento, l’unità
di misura delle distanze e del tempo.
Il sistema di riferimento è in generale costituito a seconda delle dimensioni del problema, di uno o
più assi orientati che sono tra di loro ortogonali.
In particolare, nel caso in cui si esamini un moto (abbreviazione di movimento) unidimensionale
(l’oggetto quindi può solo andare avanti o indietro rispetto ad una posizione presa di riferimento),
avremo a che fare con un solo asse orientato.
Viceversa nel caso in cui l’oggetto possa muoversi su di un piano, gli assi orientati saranno due, tra
loro ortogonali e con una origine in comune O.
In cinematica inoltre non interessano le caratteristiche del corpo materiale che viene quindi privato
delle sue dimensioni, al pari di un punto.
In altre parole l’oggetto di studio della cinematica è il punto materiale, cioè il punto geometrico a
cui però è associata una massa.
Il moto del punto materiale sarà interamente definito nell’intervallo di tempo t i  t  t f (dove con
ti ho indicato l’istante iniziale e con t f l’istante finale) se saranno note s(t), ( nel caso
unidimensionale) e x(t) e y(t) nel caso bidimensionale; cioè se sarà conosciuta istante per istante la
posizione del punto materiale al variare del tempo.
Quest’ultime sono delle espressioni matematiche in funzione del tempo e sono dette anche legge
orarie dello spostamento del punto materiale.
Le coordinate cartesiane del punto sono le componenti del vettore posizione che, al generico istante
t, si troverà rappresentato dal vettore come in figura:


1
o x
L’insieme delle successive posizioni occupate dal punto materiale disegnano in due dimensioni una
curva e nel caso unidimensionale tratti consecutivi, anche sovrapposti ( ad esempio se l’oggetto va
avanti e indietro) di una retta.
Queste curve o segmenti rappresentano la traiettoria del punto materiale e permettono di
determinare la distanza percorsa.
y Traiettoria s(t)

o x

Altra grandezza è in generale lo spostamento o meglio il vettore spostamento.


Quest’ultimo infatti si ottiene collegando la punta del vettore posizione che si trova nella posizione
da cui si inizia a considerare il moto dell’oggetto con la punta del vettore posizione che si trova
nella posizione finale.
Lo indicherò in figura come
y
A
B

o x

e indicano gli istanti finale ed iniziale in cui si considera collocato il vettore posizione
associato al punto della traiettoria in cui si trova l’oggetto.
Come si vede anche dalla figura sopra, in generale distanza percorsa e spostamento non solo la
stessa cosa.
Infatti riferendosi alle due posizioni occupate dal vettore posizione, la distanza percorsa è la
lunghezza dell’arco , mentre il vettore spostamento è la lunghezza della corda AB.
Detto in altri termini, se partendo da una posizione in una semiretta mi muovo di 2 m verso destra e
poi, raggiunta la nuova posizione ritorno nella posizione iniziale, allora la distanza percorsa sarà 4
m mentre lo spostamento sarà nullo.
Viceversa spostamento e distanza saranno la medesima cosa quando l’oggetto si sposta sempre
nello stesso verso e direzione.

3.3 La velocità

La velocità è la grandezza vettoriale che indica come varia il modo in cui un oggetto percorre i vari
tratti della traiettoria nel tempo.
Ve ne esistono di due tipologie:
1. la velocità media
2. la velocità istantanea

La velocità media si determina dividendo il vettore spostamento per l’intervallo di tempo in cui
avviene lo spostamento.

2
In formule:
; è utile ricordare che quando in fisica si scrive una variazione di una
grandezza si utilizza porre davanti alla grandezza che varia il simbolo “∆” e che la variazione è
espressa sempre sottraendo il valore finale a quello inziale.
Il modulo della velocità media si ottiene quindi dividendo il modulo del vettore spostamento per la
variazione di tempo; la direzione e il verso della velocità media sarà analogo a quello del vettore
spostamento; questo deriva dalle operazioni già incontrare nel capitolo precedente e relative
all’algebra vettoriale.
L’unità di misura della velocità media è in generale ma è molto in uso anche ; quando si
desideri o sia necessario in un esercizio passare da una unità di misura all’altra, si ricordi che
e che viceversa, .
Si definisce la velocità istantanea come il valore a cui si avvicina la velocità media quando
l’intervallo di tempo in cui si misura diventa molto piccolo.
In formule si scrive che:
.
“ si legge limite per delta t che tende a zero”, ed indica proprio che stiamo
considerando un intervallo di tempo che è molto piccolo.
Dal punto di vista grafico, se si immagina di considerare vettori posizione sempre più prossimi al
vettore posizione di partenza, ci si accorge che il vettore spostamento diventa sempre più piccolo e
passa dall’avere una direzione secante la traiettoria, ad una invece tangente alla traiettoria.
In figura sotto, il vettore spostamento disegnato inizialmente con una feccia di colore blu, diventa
via via più piccolo (freccia di colore rosso) fino a diventare tangente alla traiettoria quando all’n-
esima posizione è molto prossimo al vettore posizione di partenza (freccia verde).

y
A

B
o x

L’unità di misura della velocità istantanea è analoga a quella della velocità media.
Nel seguito, in tutte le formule che utilizzeremo, la velocità sarà sempre quella istantanea.

3.4 L’accelerazione/decelerazione

L’accelerazione e la decelerazione sono due grandezze vettoriali che indicano come varia la
velocità istantanea nel tempo.
Quando si parla di accelerazione, la velocità aumenta; quando invece ho una decelerazione, la
velocità diminuisce.
Come per la velocità anche in questo caso ci sono di due tipologie di accelerazioni/ decelerazioni:
1. accelerazione/decelerazione media
2. accelerazione/decelerazione istantanea.

3
L’accelerazione/decelerazione media, si determina dividendo la variazione di velocità istantanea
relativa a due dati intervalli di tempo, per l’intervallo di tempo relativo a queste due velocità.
In formule, l’accelerazione media si esprime come:

Il vettore decelerazione media ha la stessa espressione, quello che cambia è che risulterà
minore di .
L’accelerazione media si misura in
E’ un vettore secante la traiettoria ma in modo diverso dal vettore spostamento e dal vettore velocità
media.
L’accelerazione istantanea è il valore a cui si avvicina l’accelerazione media quando l’intervallo di
tempo in cui si misura diventa molto piccolo:
.
Per la decelerazione istantanea vale la stessa cosa detta per la accelerazione istantanea.
Questi ultimi due vettori, possono essere scomposti in altri due vettori in modo tale che uno di
questi risulti tangente alla traiettoria, mentre l’altro risulta perpendicolare a quest’ultima e diretta
come il raggio della circonferenza che meglio può approssimare la traiettoria in quel punto.
Inoltre, questa parte radiale sarà orientata verso il centro della circonferenza.
In formule si scrive che , dove :
1. indica la componente tangenziale alla traiettoria
2. quella normale.
Di queste due componenti, il modulo della prima si trova considerando una variazione infinitesima
della velocità in direzione tangente alla traiettoria , mentre per la seconda esiste la seguente formula
che sarà poi ripresa quando si tratterà il moto circolare uniforme:
dove è il modulo della velocità istantanea ed è il raggio della circonferenza che meglio
approssima la traiettoria nel punto dove l’accelerazione viene determinata.

A
B

o x

In figura sopra sono riportate le velocità istantanee ai tempi e ; inoltre la velocità al tempo è
stata traslata in B (vedi freccia tratteggiata) per trovare la variazione di velocità ( freccia marcata in
nero).
L’accelerazione media avrà quella direzione e verso. Per l’intensità, il vettore avrà lunghezza
diversa in base al valore dell’intervallo di tempo c he lo divide.
Per l’accelerazione istantanea la costruzione è analoga: andrà ripetuta tra due vettori velocità molto
prossimi.
Nella figura che segue sono per questo motivo solo riportate le due componenti della accelerazione
istantanea.

4
y

Traiettoria s(t)
B

o x

Arco di circonferenza di raggio R

3.5 Moto rettilineo

Questa tipologia di movimento è il più semplice che si possa considerare e corrisponde al moto di
una particella P lungo una retta data.
Nello studio del moto rettilineo è perciò sufficiente un solo asse coordinato (ad esempio l’asse x nel
caso in cui il moto avvenga orizzontalmente o piuttosto l’asse y se si sviluppa in verticale).
In questo caso le grandezze vettoriali (spostamento, velocità e accelerazione) avranno la stessa
direzione del versore della retta ( se la retta coincidesse con l’asse x o piuttosto se la retta
coincidesse con l’asse y) e possiamo quindi effettuare i calcoli tenendo conto solo del modulo.
Sono ancora valide le definizioni di vettore spostamento, velocità e accelerazione precedentemente
date.
Possiamo considerare due tipi di moto rettilineo:
1. il moto rettilineo uniforme
2. il moto rettilineo uniformemente accelerato.

Nel primo caso la velocità si mantiene costante (in modulo, direzione e verso) e quindi
l’accelerazione è uguale a zero.
Queste sono le uniche condizioni che rendono ciò possibile.
Infatti, negli altri casi, pur non variando il modulo, il vettore velocità non può essere costante in
quanto varia la direzione e/o il verso e, di conseguenza, l’accelerazione è sempre diversa da zero.
Lo vedremo nel moto circolare uniforme, leggendo l’effetto di accelerazione centripeta ( o
centrifuga).
Considerando quindi che v(t 0 ) = v(t ) = vm = v0 (cioè la velocità all’istante iniziale del moto, che si
indica con , e per qualsiasi altro istante t, non varia e vale ) e a(t ) = 0 (cioè l’accelerazione è ad
ogni istante t è assente) , calcoliamo la legge oraria del moto, cioè la posizione dell’oggetto in
funzione del tempo e della sua posizione iniziale utilizzando la definizione di velocità media.
Visto che il moto è unidimensionale, se ne utilizza solo il modulo e quindi, indicata con la
generica posizione dell’oggetto al tempo t e con la posizione iniziale all’istante iniziale
, si ha:
.
Se dall’ ultima identità si ricava , si ottiene:
(1)

5
Questa è la legge oraria cercata.

E’ utile rappresentare in un piano cartesiano la legge oraria riportando sull’asse delle ascisse il
tempo t e sull’asse delle ordinate lo spazio percorso .
A tal proposito si deve tener presente che mentre ha senso parlare anche di velocità negative e di
posizioni negative, non ha senso parlare di tempi negativi.
Infatti una velocità negativa indica solo che il punto P ha la sua velocità orientata con verso opposto
a quello in cui è orientata la retta in cui si muove.
Su questa sarà stato indicato un punto di riferimento O rispetto a quale misurare la posizione.
Una posizione negativa indica una posizione dell’oggetto dietro l’origine degli spostamenti O
rispetto al verso in cui la retta è orientata:
O
(figura che indica una velocità negativa)

O
(figura che indica una velocità positiva)

P
O
(figura che indica una posizione negativa: )

P
O
(figura che indica una posizione positiva ))

Con questi accorgimenti, possibili rappresentazioni della legge oraria del moto rettilineo uniforme
sono:

(questo è il caso in cui la posizione iniziale di P è positiva e la velocità è positiva)

(questo è il caso in cui la posizione iniziale di P è positiva e la velocità è negativa)

6
In questa seconda figura si osservi come la velocità sia tale che fa tornare l’oggetto nella posizione
di partenza e poi prosegue dietro quest’ultima.
Per quanto riguarda infine la legge oraria della velocità potrebbe essere rappresentata in uno di
questi due modi:

(questo è il caso in cui la velocità è positiva)

(questo è il caso in cui la velocità è negativa)

In entrambi i casi, l’area del rettangolo che ha per base un certo intervallo di tempo e per altezza la
velocità, rappresenta lo spazio percorso.
Questa è una regola generale: l’area che si trova tra il grafico della velocità e un certo
intervallo di tempo è sempre lo spazio percorso.

Nel caso del moto rettilineo uniformemente accelerato/decelerato, invece, è


l’accelerazione/decelerazione a mantenersi costante:
Operando in modo analogo al precedente possiamo quindi calcolare la legge oraria della velocità in
funzione del tempo e della velocità iniziale.
Infatti avremo che:
.
Anche in questo, ricavando dall’ultima identità , si ottiene:
. (2)
Nel caso del moto rettilineo uniformemente accelerato/decelerato quindi la velocità varia nel tempo.
Partendo da questo presupposto, la velocità media può essere espressa come . (3)
Per quanto riguarda la legge oraria dello spostamento, si può immaginare che per piccoli tratti anche
il moto rettilineo uniformemente accelerato, sia pensato come un moto rettilineo uniforme dove ad
essere costante è la velocità media definita come indicato sopra.
Utilizzando quindi questa idea e la legge oraria del moto rettilineo uniforme si ha che:

7
Sostituendo infine in questa espressione, la legge oraria della velocità (2), si ottiene la legge oraria
del moto rettilineo uniformemente accelerato:
. (4)
Se nella (4) infine si sostituisce al posto di , si ottiene un'altra utile equazione per
la risoluzione degli esercizi di cinematica:

(5)

In questo caso, il grafico della legge oraria della velocità sarà una retta come era quello dello
spostamento del moto rettilineo uniforme; mentre il grafico della legge oraria dello spostamento
sarà un ramo di parabola che a seconda del valore della accelerazione, avrà una concavità rivolta
verso il basso o verso l’alto.
Verso l’alto quando l’accelerazione è positiva, verso il basso quando ho una decelerazione o in altri
termini quando ho una accelerazione negativa.
Il punto di intersezione con l’asse delle ordinate, è nel caso de grafico della legge oraria dello
spostamento, il punto di partenza del moto ( ).
Si lascia per esercizio la rappresentazione di questi grafici.

3.6 Caduta libera dei gravi


Un oggetto posto in vicinanza della superficie terrestre è sottoposto ad un’accelerazione g , diretta
secondo la verticale del luogo, che prende il nome di accelerazione di gravità e ha un valore di
circa 9,8m /s2.
Supponiamo il vettore g costante in modulo, direzione e verso.
In realtà questi vettori non sono paralleli, ma puntano verso il centro della Terra. 
 Tuttavia, se si prende in considerazione una superficie molto piccola (in relazione al raggio della
Terra), è possibile considerare tali vettori paralleli, trascurando la curvatura della superficie
considerata. 
In realtà anche il modulo del vettore g non è costante, bensì varia in base alla distanza.
Anche in questa caso è comunque possibile considerare questo valore costante per distanze molto
piccole rispetto al raggio terrestre.
L’accelerazione di gravità è una costante valida per ogni corpo in modo del tutto indipendente dalla

sua massa: due corpi di qualsiasi massa se lasciati cadere nel vuoto cadono esattamente alla stessa
velocità.
Le differenze di velocità osservate nella vita quotidiana sono dovute alla resistenza esercitata
dall’aria, quindi alla superficie che si oppone all’aria in cui siamo immersi.
È chiaro che una biglia di legno e una di piombo, della stessa massa, lasciati cadere dalla stessa
altezza, raggiungeranno il suolo nello stesso istante, così come è altrettanto chiaro che due fogli di
carta identici, stessa massa, ma uno accartocciato e uno aperto, non potranno toccare il suolo nello
stesso istante!!!
La caduta di un grave è proprio un esempio di moto uniformemente accelerato.
Nella figura qui riportata è indicato il moto di un grave lasciato cadere da una certa altezza iniziale

8
Il moto avviene solo lungo l’asse y, quindi posso considerare al solito solo i moduli delle velocità,
posizione e accelerazione con una attenzione al vettore accelerazione che è sempre diretto
verso il basso!
Quindi:
v0 = 0 e y 0 = altezza iniziale
(segno meno perché l’accelerazione di gravità è orientata con verso opposto all’asse y)
Ricordando quanto scritto sopra nelle (2) e (4) e immaginando di considerare il movimento
dall’istante , si ha:
  v = v − gt = −gt (6)
0
1 2 1 2
y = y 0 + v 0 t − gt = y 0 − gt (7)
2 2
Il tempo di caduta si ricava ponendo y = 0 nell’equazione (7):

1 2 y0
y 0 − gt 2 = 0 da cui : t1 = .
 2 g
Conoscendo t1 è possibile calcolare la velocità dell’oggetto quando tocca il suolo:
v f = gt1 = 2 y 0 g .

3.7 Moto in più dimensioni: moto del proiettile

Nello studio del moto in più dimensioni bisogna ricordare che spazio, velocità ed accelerazione
sono dei vettori.
Un qualunque moto piano può essere considerato come la composizione di due moti rettilinei.
Abbiamo dunque:
     
v0 = v0 x i + v0 y j e a = ax i + a y j .
Possiamo perciò applicare le formule già adoperate per i moti rettilinei per il moto lungo l’asse x:
vx = v0x + ax t e
1
x = x 0 + v 0x t + ax t 2
2
Analogamente per il moto lungo l’asse y:
 v y = v 0y + ay t e
1
 y = y 0 + v 0y t + ay t 2
2

Inoltre un qualsiasi moto piano è pensabile come la composizione di più moti unidimensionali,
secondo il classico principio fisico della sovrapposizione degli effetti.

Ne è un esempio significativo il moto parabolico anche noto come moto parabolico.

9
La figura di pagina seguente rappresenta il moto parabolico di un punto materiale che parte
dall’origine degli assi con una certa velocità inclinata di un certo angolo rispetto all’asse
delle x.
In viola è riportato il grafico della traiettoria del punto ed è stata evidenziata:
1. l’altezza massima raggiunta dal punto durante il moto ( che è quella per cui la velocità di
salita in direzione verticale si annulla)
2. la gittata che rappresenta la massima distanza coperta dal punto materiale nel lancio.

Si lascia per esercizio la verifica che la gittata a parità delle altre condizioni è massima quando
.

g g =- j g g = 9,8 m/s2

y

v0
ymax
x

v0
V0y

o v0x xmax v0 x
gittata

Il moto si studia considerando cosa accade lungo la direzione orizzontale (x) e quella verticale (y).
Lungo l’asse x sia ha un moto rettilineo uniforme e quindi la legge del moto è la (1), mentre lungo
l’asse y è un moto uniformemente accelerato e quindi le leggi orarie del moto sono la (6) e la (7).
Consideriamo i punti limite del movimento.
In ymax la velocità ha solo la componente orizzontale ( v 0x ); la componente v y si è annullata per
effetto dell’accelerazione di gravità che agisce in senso opposto all’asse y scelto.
v sin 
Ipotizzando che =0s e ponendo v y = 0 otteniamo: v0 sin  − gt = 0 da cui si ricava t = 0 2 .
   g
Sostituendo nell’equazione della y il valore di t si trova:
1 v 2 sin 2  1 v 0 2 sin 2  v 0 2 sin 2 
y max = 0 + v 0 sin  t − gt 2 = 0 − g = .
2 g 2 g2 2g 
Dal momento che la curva è simmetrica, il tempo di volo sarà esattamente (in assenza di attrito) il
doppio del tempo necessario a raggiungere ymax , cioè:
 v sin 
t volo = 2 0 ;
g

calcolare la gittata è perciò immediato:

10
v 0 2 sin  cos v 0 2 sin 2
x max = 2 = .
g g

Quest’ultima formula è relativa al caso in cui il punto materiale P parta dall’origine degli assi.
E’ lasciato per esercizio la determinazione di come l’equazione diventa nel caso in cui all’istante

iniziale il corpo si trovi in una posizione diversa ( in formule .
Per le componenti della velocità in direzione x e y, si deve utilizzare le regole della trigonometria:

3.8 Moto circolare uniforme

Una particella vincolata a muoversi, con velocità di modulo costante, lungo una circonferenza
compie un moto definito moto circolare uniforme.
Visto come moto unidimensionale lungo una guida circolare, è un caso particolare del moto
rettilineo uniforme.
La differenza sostanziale consiste nel fatto che s (t ) , parametro dipendente dal tempo utilizzato per
individuare la particella sulla guida e che più esattamente rappresenta l’arco percorso, è una
variabile periodica di periodo uguale alla lunghezza della circonferenza.

Mentre il punto P spostandosi disegna archi, il raggio r che collega P con O disegna un angolo che
varia nel tempo: .
Essendo il raggio r costante e variando solo l’angolo nel tempo (che indicherò con )è
immediato scrivere la seguente relazione che lega angolo e arco:

s (t ) = r   (t )
Per quanto riguarda la velocità istantanea , è ancora un vettore tangente la traiettoria ma in
ogni istante questa cambia di direzione.
Questa variazione di direzione da sola è sufficiente a generare una accelerazione che ha direzione
radiale e verso che punta il centro della circonferenza e prende il nome di accelerazione centripeta.
Questa accelerazione ha modulo pari a .

11
(N.B. E’ una accelerazione che è diretta verso il centro della circonferenza perché il movimento che
stiamo considerando si sta osservando rispetto ad un sistema di riferimento fisso che è detto sistema
di riferimento inerziale; è noto a tutti che mentre si percorre una curva che può essere approssimata
ad un arco di circonferenza, ci si sente spostare verso l’esterno di questa, cioè siamo sottoposti and
una accelerazione centrifuga e il suo valore è analogo a quello della centripeta.)
Il raggio r come detto nel tempo disegna angoli, per questo motivo si definisce il vettore velocità
angolare come quella velocità che indica come varia l’angolo disegnato dal raggio nel tempo:
.
La velocità angolare è un vettore ortogonale al piano in cui avviene il moto, con verso che sarà
uscente dal piano quando l’angolo ( e insieme il punto P) cresce in senso antiorario; entrante nel
piano viceversa.
Si misura in
La relazione che lega ed è la seguente: = .
Tramite la velocità angolare il modulo della accelerazione centripeta (centrifuga) si può scrivere
anche come:

Come nel caso del moto rettilineo, anche qui se la velocità angolare è costante (perciò una
accelerazione angolare nulla) si ricava, considerando solo il modulo della velocità angolare, che:

Da qui si ricava l’equazione della legge oraria:


(8)
dove è l’angolo inziale da cui si inizia a misurare gli angoli.
Se la velocità angolare non fosse costante il moto sarebbe circolare non uniforme e in questo caso
 non sarebbe più una costante ma dipenderebbe dal tempo e parleremo di accelerazione angolare.
Si potrebbero quindi ripetere per il moto circolare non uniforme identici ragionamenti e analoghe
formule già incontrate per il moto rettilineo uniformemente accelerato/decelerato sostituendo nella
(7) ad y l’angolo disegnato e ad a l’accelerazione angolare.

3.9 Moto circolare e oscillazioni armoniche

Si riparte dal moto circolare uniforme per spiegare il moto armonico.


Quindi in base al moto circolare, il punto “A” si muove con velocità angolare  venendosi a
trovare successivamente nei punti B, C, D ecc. come indicato in figura sopra.

 12
Imponendo che , che e utilizzando la (8) abbiamo che la legge oraria è descritta
dall’equazione:
. (9)
Se esaminiamo le proiezioni sull’asse x delle varie posizioni del punto e le chiamo rispettivamente
A, B ,C’, ecc., ci accorgiamo che la x oscilla fra - r ed r mentre il punto compie la sua traiettoria
circolare.
Utilizzando la trigonometria e la relazione (9) si può ricavare che:
  A = r cos = r cost e analogamente per gli altri punti dell’asse x.
In generale quindi possiamo affermare che: x(t ) = x0 cos(t +  0 ) . (10)
Questa equazione rappresenta il moto di un punto materiale che oscilla da −x0 a x0 ed è detta legge
oraria del moto armonico.
In questo caso la  prende il nome di pulsazione del moto armonico.
Definiamo periodo (che indichiamo con T ), il tempo impiegato dalla particella ad effettuare un
movimento periodico completo (da −x0 a x0 e ritorno in −x0 ).  
Il periodo T quindi è sia il tempo impiegato per compiere un intero giro nel caso del moto circolare,

che il tempo impiegato per compiere un’oscillazione completa nel caso di un moto armonico come
quello descritto.
Si misura in secondi.   
Il moto armonico è un esempio di moto oscillatorio periodico; altri esempi di movimenti di questo
tipo sono: il moto del pendolo o di una molla o di un oggetto che si muove tra le due estremità di un
arco di parabola con la concavità rivolata verso l’alto.

Dall’equazione (9) si può ricavare che t = da cui otteniamo considerando un giro completo e il

tempo per farlo:
2 1
T= ed f =
 T

Definiamo frequenza (che indichiamo con f ) l’inverso del periodo.


La frequenza indica quanti giri (nel caso di moto circolare) o quante oscillazioni complete (nel caso
 dimoto oscillatorio) vengono effettuate in un secondo.
Si misura in hertz (Hz o cicli al secondo).

Quella in figura è la rappresentazione matematica della (10); è anche indicato il periodo T.

x
x
0

1 1 3 T t
4 2 4
T T T
-
x0

Oltre alla (10) che indica la legge oraria dello spostamento nel caso del moto armonico, esistono
anche altre due leggi:

13
v = − x0 sen t che indica come varia la velocità nel tempo e
a = −  2 x0 cos  t = −  2 x che indica invece come varia l’accelerazione nel tempo.

La quantità −  x0 prende il nome di ampiezza della velocità e dipende dall’ampiezza


dell’oscillazione ( x0 ) e dalla pulsazione del moto armonico (  ).
L’accelerazione è invece proporzionale allo spostamento x .

 

3.10 Strategia per la risoluzione di esercizi di cinematica e non solo

Alle volte può succedere che anche rileggendo più volte il testo di un esercizio di fisica, non si
riesca a capire come procedere nella risoluzione dell’esercizio anche se si è studiato i vari
argomenti sopra riportati.
Si può superare questo problema creando una strategia di risoluzione che è costituita da questi
punti salienti:
1. leggere attentamente il testo e cercare di individuare le parole chiave così da associare ad
esse l’argomento studiato corrispondente.
Ad esempio se viene detto che un oggetto si muove a velocità costante, dovete immaginare
che si sta parlando anche se non è specificato, di MOTO RETTILINEO UNIFORME.
Se invece vi viene chiesto di determinare il tempo in cui l’oggetto si ferma o raggiunge
durante un moto verticale la massima quota, dovete avere in mente che questo è come dire
che il corpo alla fine avrà VELOCITA’ NULLA.
Se ancora vi chiedono quando due oggetti si incontrano, dovete immaginare che ad un certo
istante si troveranno nella medesima posizione.
Tenete anche presente che quando viene chiesto di determinare la velocità finale quando
l’oggetto termina il movimento e quindi si ferma, si sta chiedendo di trovare la velocità un
attimo prima che si fermi!!
2. Individuata la situazione in cui ci si trova, si scrivono tutte le equazioni necessarie per
risolvere il problema.
Ad esempio se si è capito che il moto è rettilineo uniforme, scrivete leggi del moto ( sono il
punto di partenza per svolgere l’esercizio!!); se invece è richiesto di trovare l’istante in cui
un oggetto si ferma, scrivete la legge oraria della velocità del moto che ha l’oggetto e
ponetela uguale a zero.
Se è richiesto quando si incontrano due oggetti, uguagliate le leggi orarie degli spostamenti
dei due oggetti…ecc..
3. Fate una rappresentazione grafica, un disegno schematico del problema che state trattando;
aiuta a capire cosa sta succedendo e a posizionare in modo corretto i dati dell’esercizio.
4. A questo punto risolvete l’equazione, sostituite i valori numeri che avete come dati iniziali o
che avrete trovato risolvendo altre parti dell’esercizio e così facendo arriverete a risolvere il
vostro problema!!

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