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CIRCOLAZIONE VENOSA

VENE SISTEMICHE
Il sangue refluo dalla grande circolazione, arriva al lato destro del cuore attraverso 3 vene
1.Vena cava superiore: raccoglie il sangue venoso refluo della porzione sovradiaframmatica
2.vena cava inferiore: raccoglie sangue refluo della porzione sottodiaframmatica
3.seno coronario: raccoglie sangue refluo dalla vene cardiache:
sboccano tutte e tre nell’atrio destro del cuore

1 VENA CAVA SUPERIORE


Si forma dalla confluenza delle due vene branchioencefaliche , dette anche anonime
Si forma dalla fusione della vena giugulare interna e della vena succlavia queste si uniscono per formare la
vena cava superiore
La tonaca media è costituita da tessuto connettivo. Queste vene non presentano valvole.

VENE DELLA TESTA E DEL COLLO


- seni venosi della dura madre
- vene giugulari interne
- vene giugulari esterne
- vene vertebrali

I seni venosi della dura


madre sono privi di
muscolatura, costituiti da
tessuto connettivo.
-seno saggitale superiore,
inferiore, retto, cavernosi,
petrosi, sigmoidei,
trasversi. Tutto il sangue
refluo da questi seni
giunge alla vena giugulare
interna.

A livello della base cranica


si osservano il seno
cavernoso di destra e
sinistra , localizzato
lateralmente alla sella turcica dello sfenoide, questo riceve le vene oftalmiche. Lateralmente all’occipitale
c’è il seno trasverso
Le vene della
testa e del collo
sono rappresenta
da
- le vene giugulari
esterne , nasce al
di sotto alla
ghiandola
parotide(che è
localizzata al di
sotto del
padiglione
auricolare),
origina
dall’angolo della
mandibola e
discende dal collo
in cui sbocca nella
vena succlavia,
drenano il sangue che proviene dalla circolazione superiore della testa e del collo, dal cuoio capelluto ecc
_ le vene vertebrali originano tra l’occipitale e l’ atlante , discendono per i fori trasversali delle prime 6
vertebre cervicali, all’ultimo forame trasverario sboccano nelle vene branchiocefaliche destra e sinistra,
drenano il sangue refluo dalle strutture profonde della cervicale
- ciascuna vena giugulare interna si origina al livello del forame giugulare che si trova alla base del cranio,
posteriormente al canale carotideo. Raccoglie il sangue refluo della parete craniche e dai visceri del collo . si
uniscono con la vena succlavia andando a costituire il tronco branchiocefalico. hanno una lunghezza di 12-
15 cm. Drenano sangue da: encefalo, cranio e dura madre, organi della vista e dell’udito, visceri della faccia,
visceri del collo.

VENE DELL’ARTO SUPERIORE


si trovano vene profonde e vene
superficiali. Le vene superficiali
drenano il sangue refluo dalla parte
cutaneo, le vene del gruppo profondo
hanno lo stesso decorso delle arterie
omonime e sono due per ogni arteria
VENE PROFONDE:
raccolgono il sangue
refluo dal territorio
profondo dell’arto
superiore
-vene profonde
della mano
- vene radiali e vene
ulnari, queste a
livello del gomito
confluiscono tra
loro e costituiscono
le vene brachiali
- vene brachiali,
decorrono nel
braccio, giunte in
prossimità del cavo
ascellare
continuano con la
vena ascellare
- vena ascellare decorre sotto le ascelle e a livello dell’articolazione sterno-clavicolare continua con la vena
succlavia
- vena succlavia formano poi la vena brachioencefalica di destra e sinistra

VENE SUPERFICIALI
Decorrono nel sottocutaneo, sono rappresentate da:
- vena cefalica: origina dalla rete venosa dorsale della mano dalla parte del radio e decorre
nell’avambraccio, a livello del gomito emette un ramo chiamato vena mediana del gomito, questa poi risale
lungo il braccio e al di sotto della clavicola sbocca nella vena ascellare
- vena basilica si origina anche questa nella rete venosa della mano , dalla parte però dell’ulna e prosegue
lungo il braccio, dove si immette nella vena brachiale che riceva la vena mediana del gomito
- vena mediana del gomito si anastomizza con la basilica
-vena mediana dell’avambraccio origina dalla rete venosa palmare superficiale, risale lungo l’avambraccio e
rigetta o nella vena basilica o nella vena mediana del gomito
Queste vene possiedono valvole in numero inferiore rispetto alle vene profonde, presentano numerosi
anastomosi sia tra di loro e sia con le vene profonde.
SISTEMA DELLE VENE AZYGOS
è rappresentato da
- vena azigos
- vena emiazigos
- vena emiazigos accessoria
Rappresenta un sistema di
collegamento tra due vene cave
superiore ed inferiore

La parete dorsale della cavità


toracica e parte della cavità
addominale in cui si può osservare il
decorso di queste tre vene. Il
sistema realizza un sistema che
prende origina dalle vene lombari
ascendenti che si trovano
lateralmente alla colonna vertebrale
La vena azigos è di tipo propulsivo,
si origina sotto il diaframma, come
continuazione diretta della vena
lombare ascellare destra, arriva nel mediastino, decorro a destra della colonna vertebrale e decorre
La vena azigos raccoglie il sangue parietale dalle vene intercostale di destra e sangue viscerale dagli organi
del mediastino.
VENA EMIAZYGOS
Origina a sinistra, attraversa il diaframma e risale nel mediastino superiore a sinistra della colonna vert. La
vena emiazygos incrocia la colonna vertebrale per incrociare la azigos. Raccoglie il sangue parietale dalle
ultime vertebre cervicali di sinistra .
La vena emiazygos accessoria origina dalle pri. Discende dal lato sinistro della colonna, incrocia anche
questa la colonna vertebrale per , raccoglie il sangue parietale dalle …
vene lombari ascendenti comunicano con le vene iliache comuni, che al loro volta unendosi danno origine
alla vena cava inferiore.

VENA CAVA INFERIORE


è la più grossa vena del corpo, lunga 22 cm e un calibro di 30 mm, si forma dalla confluenza a livello della 5°
vertebra lombare delle due vene iliache comuni.
Risale a destra della colonna vertebrale, attraversa la porzione tendinea del diaframma e giunge nel
mediastino; si apre nella parte infero posteriore del lato destro del cuore, questa vena convoglia al lato
destro del cuore il sangue ricco di co2 proveniente dagli arti inferiori, dalla parete addominale, organi retro
peritoneali, visceri della piccola pelvi, organi genitali esterni e tramite il sistema portale dagli organi
intraperitoneali.
La vena cava inferiore riceve diversi affluenti che si distinguono in :
- rami viscerali
- rami parietali
1 RAMI PARIETALI rappresentati dalle vene lombari e freniche inferiori, le vene lombari sono 4-5 , hanno
una disposizione metamerica, ovvero decorrono orizzontalmente. Le vene lombari sono unite tra di loro da
un anastomosi longitudinale che formano un unico tronco longitudinale. Le vene lombari ascendenti di
destra e sinistra che hanno decorso longitudinale uniscono le vene lombari , raccolgono il sangue refluo
dalla parete addominale, le vene freniche raccolgono sangue refluo dalla cavità addominale
2 RAMI VISCERALI
Contengono le vena surrenale di destra che raccoglie il sangue refluo dalla ghiandola surrenale di destra,
vena renale e vena testicolare e ovarica di destra entrambe raccolgono il sangue refluo dai rispettivi gonadi.
La vena genitale di destra sfocia nella vena cava inferiore, quella di sinistra sfocia nella vena renale di
sinistra
Poi ci sono le vene epatiche che drenano il sangue refluo dal parenchima epatico.

VENE ILIACHE COMUNI


Rappresentano i tronchi di origine della vena cava inferiore, nascono dalla confluenza della vena iliaca
esterna e vena iliaca interna o ipogastrica, questa unione avviene davanti l’articolazione sacro-iliaca. La
vena iliaca esterna drena il sangue proveniente dall’arto inferiore. Quella interna o vena ipogastrica drena il
sangue refluo dalla parete pelvica e suoi visceri, e dai genitali esterni.

Anche nell’arto inferiore si distingue un :


CIRCOLO PROFONDO e CIRCOLO SUPERFICIALE
• circolo profondo
- vene profonde del piede da queste l sangue confluisce nelle:
- vene tibiali anteriore e posteriore nella gamba , le tibiali anteriori si portano posteriormente al ginocchio e
si uniscono alle vene tibiali posteriori per dare origine alla:
- vena poplitea, dorsalmente al ginocchio, questa al libello della coscia continua come:
- vena femorale nella coscia, principale vena dell’arto inferiore, riceve le vene del circolo superficiale,
raccoglie il sangue proveniente dal circolo venoso superficiale oltre a quello che proviene dal circolo venoso
profondo.
• circolo superficiale
- vena grande safena è ricca di valvole , decorre nel sottocutaneo e sulla faccia mediale dell’arto inferiore ;
- vena piccola safena decorre nella regione posteriore della gamba, dalla caviglia alla regione poplitea,
confluisce quindi nella vena poplitea che continua poi con quella femorale.

SISTEMA DELLAVENA PORTA o SISTEMA PORTALE EPATICO


Un sistema portale epatico per definizione è un sistema che
La vena porta raccoglie il sangue refluo dagli organi intraperitoneali del tubo digerente, della milza, del
pancreas e della cistifellea. I tronchi di origine della vena porta sono :

-Vena mesenterica superiore


-Vena mesenterica inferiore
-Vena lienale o splenica

Il sangue
refluo da
questi organi
raggiunge la
vena porta
solo dopo
aver
attraversato
il fegato
La vena porta
non ha
valvole è un
vaso di tipo
propulsivo
ma non ha
valvole, si
forma dietro
la testa del pancreas dalla confluenza della vena mesenterica superiore e dal tronco formato dall’unione
della vena splenica e dalla vena mesenterica inferiore. La mesenterica sup. raccoglie sangue refluo
dall’intestino , la mesenterica inferiore. Raccoglie il sangue refluo dalla restante porzione restante
dell’intestino crasso. La splenica raccoglie sangue refluo della milza e del pancreas. La vena porta si dirige a
livello dell’ileo del fegato, in cui si divide in un ramo destro e un ramo sinistro, il ramo destro decorre nel
lobo destro del fegato, il ramo sinistro decorre nel lobo sinistro del fegato. Le vene epatiche emergono
dalla faccia superiore del fegato e si aprono nella vena cava inferiore. Le vene epatiche emergono nella
faccia posteriore e si aprono nella vena cava inferiore.
La vena porta riceve come affluenti la vena gastrica di sinistra e la vena gastrica di destra, la vena cistica
raccoglie il sangue dalla cistifellea che si trova sulla faccia viscerale del fegato.
La vena porta conduce al fegato tutti i prodotti digeriti a livello intestinale , viene trasportato nel fegato
attraverso la vena porta in cui subisce un’ulteriore trasformazione, al fegato arriva anche materiale
dell’emocateresi splenica che verrà riversato nella vena cava inferiore. L’emocateresi è il processo che
porta alla distruzione dei globuli rossi.
BAYPASS PORTALE
Il sistema portale è connesso al sistema delle vene cave tramite reti venose e piccoli vasi anastomotici:
• plesso gastroesofageo: vena cava superiore tramite la vena azigos
• plesso emorroidario o rettale : vena cava inferiore tramite la vena iliaca comune
Il sangue non riesce a passare per il fegato in alcune patologie epatiche come la cirrosi epatica, può almeno
in parte essere riportato al grande circolo.
VENE TRIBUTARIE DELLAVENA PORTA
La vena gastrica di sinistra, che è un’affluente della vena porta, si anastomizza con le vene
esofagee(tributarie dell’azygos) che si riversano nella vena azygos e quindi nella vena cava superiore,
andando a costituire il plesso gastroesofageo.
VENE DELL’INTESTINO RETTO E DEL CANALE ANALE
La vena mesenterica inferiore si anastomizza con il plesso rettale, che a sua volta, è un affluente della vena
iliaca interna e quindi della vena cava inferiore.

CIRCOLAZIONE FETALE
La vena ombelicale nel feto è un vaso propulsivo
Le arterie polmonari presentano un piccolo calibro
nel feto la testa e glia arti superiori sono più sviluppati
rispetto al resto del corpo perché ricevano più sangue
ricco di o2. Alla nascita cessa il flusso sanguigno placentale e
aumenta la concentrazione di co2, che fa sì che il bambino
inizi i primi atti respiratori, il sangue dal ventricolo destro
passa all’arteria polmonare.

La bradichinina rilasciata dai polmoni in risposta . le


arterie ombelicali vengono chiuse, si ha una vasocostrizione che nelle settimane successive formano i
legamenti ombelicali che connettono la vescica urinaria con l’ombelico. La prima porzione rimane pervia e
si formano le arterie vescicali superiori, la prima porzione non va incontro a vaso costrizione. La vena
ombelicale e il dotto di Aranzio vanno incontro a vasocostrizione e successivamente anche da questi si
formeranno i legamenti
fibrosi. Nell’adulto si
instaura dunque il ciclo
portale.
SISTEMA LINFATICO
Coopera con l’apparato circolatorio al ricambio e alla regolazione dei liquidi
interstiziali. Questo sistema è formato da una rete di vasi linfatici, all’interno dei quali
scorre la linfa, e dagli organi linfoemopoietici. I vasi si addentrano nel corpo e lungo il loro
decorso si trovano formazioni nodali detti linfonodi, costituiti da cellule della difesa
immunitaria che depurano la linfa.
I capillari linfatici nascono a fondo cieco nella matrice extracellulare, hanno un’elevata capacità assorbente.
La linfa vera si distingue dal liquido interstiziale o istolinfa che si trova nella matrice extracellulare. La linfa
prosegue man mano verso vasi linfatici di calibro maggiore e poi viene riportato nel sistema venoso perché
il volume del sangue deve essere costante. Lungo i vasi linfatici c’è un linfonodo, organi linfatici che si
trovano lungo i vasi linfatici, la linfa però deve essere filtrata perché è possibile la presenza di batteri e
tossine provenienti dai tessuti,i filtri immunologici della linfa sono i linfonodi. In assenza del sistema
linfatico, la concentrazione di proteine può aumentare progressivamente, andando ad accumulare i liquidi
nello spazio interstiziale, l’accumulo di liquido da’ origina all’edema, un gonfiore , l’edema è un accumulo di
liquido all’esterno dei vasi linfatici, dovuto ad un insufficiente drenaggio. L’edema può interessare una sola
zona del corpo, o i alcuni casi estremi patologici, può essere manifestato in tutto l’organismi e questo è
incompatibile alla vita.
Funzione:
- drena i liquidi interstiziali in eccesso dai
tessuti e li restituisce al sistema
sanguigno
- assorbe e trasporta proteine, molecole
lipidiche e vitamine liposolubili verso la
circolazione sanguigna
- trasporta le cellule immuno-
competenti (linfociti) verso i linfonodi
per la difesa immunitaria.

LINFA
È un liquido chiaro, trasparente e debolmente alcalino, contiene: acqua, proteine, elettroliti, grassi,
fibrinogeno, e linfociti
La linfa che circola nei vasi linfatici dall’intestino tenue si chiama chilo (chilolinfa) ricca di chilomicroni ,
goccioline di grasso finalmente disperse.

CIRCOLAZIONE LINFATICA
si distinguono i vasi linfatici assorbenti e quelli di conduzione, quelli assorbenti vengono chiamati
-capillari linfatici, sono sottilissimi, hanno una parete sottile che formano una rete fittissima nell’ambito dei
tessuti, originano a fondo cieco nella matrice extracellulare e confluiscono in vasi linfatici maggiori. Che a
loro volta confluiscono nei :
- precollettori confluiscono la linfa in vasi linfatici di calibro maggiori chiamati:
-collettori pre e post- linfonodali ;i collettori pre-linfonodali sono quelli che affluiscono nel linfonodo, dove
la linfa viene purificata, poi confluisce nei collettori post-linfonodali, questi a loro volta confluiscono in altri
dotti di calibro maggiore chiamati:
- tronchi linfatici che confluiscono in dotti di calibro maggiori chiamati:
- dotti linfatici questi conducono la linfa nel sistema vascolare sanguigno
DOTTI LINFATICI
Sono 2: il dotto linfatico di sinistra chiamato DOTTO TORACICO e il dotto linfatico di destra trasmettono la
linfa nel sistema vascolare sanguigno
-Il dotto toracico di sinistra, prende origine dalla cisterna del chilo o di Pecquet che si trova in cavità
addominale in corrispondenza della seconda vertebra lombare( L2), e nasce dalla confluenza di 3 tronchi: il
tronco lombare di destra , il tronco lombare di sinistra e il tronco intestinale , i primi due raccolgono la linfa
dalle pareti addominali e l’ultimo dalle pareti intestinali. La linfa così si immette nella cisterna del chilo.
Dalla cisterna del chilo prende origine il dotto toracico che attraversa il diaframma attraverso l’orifizio
aortico e giunge nel mediastino posteriore in cavità toracica. Il tronco giunto a livello della 7° vertebra
cervicale( C7) forma un arco e confluisce nell’angolo venoso formato dalla giugulare interna di sinistra e la
succlavia di sinistra.
Il dotto toracico prima che sbocchi nell’angolo venoso riceve il tronco giugulare di sinistra che trasporta la
linfa dalle metà sinistre della testa e collo, il tronco succlavio di sinistra che trasporta linfa che proviene
dalla parte sinistra degli arti e il tronco bronco-mediastinico di sinistra che trasporta linfa che proviene dalla
metà toracica di sinistra. A questo angolo è presente una valvola.
-Il dotto linfatico di destra è più
breve, lungo 1 cm , mentre quello di
sinistra è tra 35-40 cm.
Il dotto di destra nasce dalla
confluenza di 3 tronchi: il tronco
giugulare di destra , il tronco
succlavio di destra e il tronco bronco-
mediastinico di destra, questi tre
confluiscono nel dotto linfatico di
destra che sbocca a sua volta nel
angolo venoso di destra .

Alcuni organi non contengono né vasi


linfatici né vasi sanguigni:
- epidermide, la cartilagine,
cristallino, cornea, tonaca intima
delle arterie di grosso calibro
Altri hanno i vasi sanguigni ma non
hanno i vasi linfatici:
- osso, midollo osseo, endomisio dei muscoli (membrana che avvolge la fibre muscolari), parte materna
della placenta.
STRUTTURA DEI
CAPILLARI
LINFATICI (10-60

μm di diametro)
I capillari linfatici
differiscono da
quelli sanguigni
per il calibro che
è maggiore; la
parete..
-Parete sottile ,
formata da: endotelio continuo e membrana basale discontinua
-Le cellule endoteliali non sono strettamente unite, i margini distaccati sporgono leggermente come lembi
di una valvola e sono facilmente apribili
- le cellule endoteliali sono connesse alle fibre della matrice extracellulare tramite filamenti di ancoraggio

FILAMNETI DI ANCORAGGIO
STRUTTURA DEI VASI
LINFATICI
-Precollettori, formati
da parete sottile con
poche fibre
muscolare lisce
spiraliformi
-Collettori ricchi di
valvole che
assicurano un
movimento
unidirezionale della
linfa
-Tronchi linfatici e
dotti che hanno una
tonaca muscolare
molto sviluppata

La progressione della linfa nei vasi linfatici è favorita:


• attività contrattile della muscolatura della parete dei vasi linfatici
• cambiamenti pressori dovuti alla respirazione
• contrazione dei muscoli scheletrici
• pulsazione delle arterie adiacenti ai vasi linfatici
ORGANI LINFO-
EMOPOIETICI: organi che
producono gli elementi figurati del
sangue e della linfa , si suddividono i
primari e secondari
- organi primari: (centrali): midollo
osseo e timo
I linfociti hanno la loro prima
comparsa ; cellule staminali
indifferenziate che poi si
differenziano in linfociti maturi; non
c’è incontro con l’antigene
- organi secondari o periferici:
linfonodi e milza : tonsille e tessuto
linfoide associato alle mucose (placche di pleyer). I linfociti si moltiplicano e si trasformano in seguito a
stimolazione antigenica ; solo qui si ha risposta immunitaria . Solo negli organi periferici avviene la
risposta immunitaria.

MIDOLLO OSSEO
È un organo linfoide primario perché fornisce i linfociti B maturi agli organi linfoidi secondari. Si originano
anche i precursori dei linfociti T. La sua attività inizia il 4° mese di vita fetale e dura tutta la vita.

EMATOPOIESI = processo che porta allo sviluppo di differenti linnee di cellule ematiche a partire da un
singolo precursore: la cellula staminale ematopoietica, da cui prendono origine due linee: la cellula
progenitrice mieloide e le cellula progenitrice linfoide. Ci sono due tipi di midollo osseo:
il MIDOLLO OSSEO ROSSO detto anche tessuto mieloide
il MIDOLLO OSSEO GIALLO
Alla nascita l’intera quantità di midollo osseo è costituito da quello di tipologia rossa, con la nascita viene
convertito nella tipologia gialla.
DISTRIBUZIONE
DEL MIDOLLO
ROSSO
NELL’ADULTO

-Il midollo osseo


roso è formato da
cellule ematiche,
capillari
sinusoidali e lo
stroma che lo
contiene;
-il midollo osseo
giallo è formato
da cellule
adipose, stroma e
poche cellule
ematiche.

STRUTTURA DEL MIDOLLO


OSSEO
Parenchima: cordoni di
cellule della linea mieloide
e linfoide in vari stadi
nutritivi; sono presenti
macrofagi che
intervengono nella
distribuzione dei nuclei
degli eritroblasti e
funzionano come deposito
di ferro
Riccamente vascolarizzato
Stroma: fibre e cellule reticolari .
TIMO
È un organo linfoepiteliale transitorio primario, in quanto è costituito da linfociti e cellule epiteliali, è
impari e mediano , è localizzato nella parte superiore del mediastino anteriore, si trova dietro al manubrio
dello sterno e per un breve tratto si porta dietro al collo. Risulta sviluppato nel bambino e nella pubertà,
dopo la pubertà regredisce, ha un processo involutivo e vien sostituito da tessuto adiposo.
Il timo nel bambino ha un colorito roseo, nell’adulto giallastro, dovuto all’accumulo di tessuto adiposo. Il
timo fornisce il microambiente in cui i progenitori linfoidi provenienti dal midollo osseo maturano e si
differenziano in linfociti T immunocompetenti. Organo transitorio, molto sviluppato nel bambino e, dopo la
pubertà, regredisce progressivamente e viene sostituito da tessuto adiposo. Permangono alcuni isolotti
timici. Prende rapporti con diversi organi:
- nel mediastino posteriore: con la vena cava superiore e con i primi tratti dell’aorta e dell’arteria
polmonare, nel collo con la trachea e le arteria carotidi comuni.
- lateralmente: con la pleura mediastinica e i polmoni
- anteriormente: nel mediastino, con lo sterno e le prime articolazioni sterno costali.
Peso : può raggiungere i 30 gr di peso nel bambino, nell’adulto può arrivare a 10 gr.
Ha una forma quadrangolare con base inferiore che si porta nel mediastino e presenta un apice inferiore
che risulta infimo.
Il timo è costituito da due lobi, ogni lobo è rivestito da tessuto connettivo lasso, dalla porzione interna si
dipartano piccole setti, chiamati trabecoli, che suddividono ciascun lobo in piccoli compartimenti chiamati
lobuli. In ciascun lobulo si distinguono due zone:
- CORTICALE: più scura e periferica
- MIDOLLARE: più chiara e centrale
La parte corticale è un addensamento di cellule, quindi sono fittamente stipate tra di loro per questo
appare più scura.

STRUTTURA DEI LOBULI


Elementi cellulari nel parenchima
sono:
Cellule epiteliali, linfociti T
(timociti), macrofagi, cellule
interdigitale si trovano
soprattutto in zona midollare,
sono cellule presentanti
l’antigene
I linfociti t sono disposti secondo
un gradiente maturativo, con i più
maturi verso la zona midollare.
Nella parte periferica della corticale ci sono timociti supportati da cellule epiteliali, chiamate cellule nutrici
che presentano delle invaginazioni che accolgono i linfoblasti, man mano che le cellule maturano si
spostano nella zona corticale, in cui proliferano. Le cellule epiteliali formano due strati intorno ai vasi
sanguigni e formano una barriera : la barriera emato-timica , questa evita che i timociti possano entrare in
contatto con eventuali tossine che provengono dai vasi sanguigni
Corpuscoli di Hassal: cellule epiteliali che si organizzano concentricamente, le più centrali sono calcificate e
possono andare incontro a lisi e determinare masse cistiche , la funzione non è ancora nota.

BARRIERA EMATO-TIMICA
Lungo i capillari (corteccia) del timo le cellule epiteliali si dispongono in più strati formando una barriera
continua che protegge i linfociti T in via di sviluppo da eventuali contaminanti che possono raggiungere il
timo per via ematica.
Le cellule epiteliali timiche svolgono diverse funzioni:
• Danno supporto meccanico ai timociti
• Formano la barriera emato-timica, permeabile ai linfociti, ma non agli antigeni ( Ag)
tale barriera protegge i timociti dall’esposizione inappropriata di antigeni circolanti durante la
maturazione
• Producono ormoni timici: Timosina, timopoietina e fattore timico sierico

MATURAZIONE DELLE CELLULE T


La maturazione delle cellule T prevede 3 processi:
a) Proliferazione cellulare
b) Espressione sulla membrana dei linfociti T di un recettore specifico per l’antigene, associato ad un
insieme di molecole che formano un’unica unità molecolare chiamato TCR (T cell receptor)
c) Acquisizione della tolleranza immunologica:
- selezione positiva: debole riconoscimento di Ag self = sopravvivenza di linfociti T maturi
- selezione negativa: forte riconoscimento di Ag self = i linfociti vanno incontro all’apoptosi

SELEZIONE NEGATIVA
-IMPORTANTE nella cosiddetta intolleranza centrale: per non creare cloni autoreattivi
- l’esposizione di antigeni self ai linfociti permette di discriminare tra quelli con una grande affinità verso il
self, destinati all’apoptosi, e quelli destinati a sopravvivere.

La principale funzione dei linfociti T è l’ immunosorveglianza


Sono coinvolti:
- nella risposta immunitaria specifica cellulo-mediata
- indispensabile per la difesa contro microorganismi intracellulari (batteri, virus) che proliferano all’interno
delle cellule ospite
- Le cellule T sono attive anche nei confronti di cellule neoplastiche (tumorali) e di quelle appartenenti ad
organi trapiantati tra individui geneticamente diversi.

I linfociti si classificano in 3 sottopopolazioni:


- i linfociti T citotossici esprimono il CD8+ sulla loro superficie
- i lonfociti T helper esprimono il CD4+ (sono marcatori di superficie)
- i linfociti T regolatori coesprimono il CD4+ e il CD25+

LINFOCITI T CITOTOSSICI ( CD8+)


Il riconoscimento dell’AG innesca il rilascio di granuli litici contenenti perforina e diversi enzimi proteasici
che inducono la lisi della cellula bersaglio

LINFOCITI T HELPER (CD4+)


- Essi stimolano la proliferazione e la maturazione dei linfociti B e T citotossici, attivando e potenziando le
risposte immuni mediate da queste cellule
- Inoltre, reclutano (richiamano ) macrofagi, neutrofili, eosinofili nel sito di infezione attivando le loro
funzioni effettrici

LINFOCITI T REGOLATORI (CD4+ , CD25+)


Modulano le funzioni effettrici dei linfociti T citotossici e T helper e i loro effetti sono mediati da citochine.
LINFONODI
sono organi pieni di
forma ovoidale e
presentano dimensioni
variabili da pochi mm a
più di 1 cm, nello stato
normale arrivano ad un
massimo di 2 cm. Si
trovano lungo il decorso
dei vasi linfatici e costituiscono i filtri immunologici della linfa. Sono numerosi a livello ascellare, cervicale,
sono numerosi nel mediastino, negli spazi viscerali della cavità addominale e nel cavo inguinale.

STRUTTURA DI UN LINFONODO
Risulta essere avvolto da una capsula di connettivo denso (connettivo fibroso),e questa capsula forma setti
connettivali, detti trabecole, diretti verso l’interno, che danno vita a diversi lobi. Ogni linfonodo ha un ilo
attraverso cui escono i vasi linfatici e i vasi sanguigni. Nella parte convessa della capsula penetrano molti
vasi efferenti, i collettori pre-linfonodali e sono muniti di valvole che assicurano un flusso linfatico
unidirezionale nel parenchima del linfonodo.
Dalla porzione interna della capsula si dipartono setti connettivali, trabecole, che suddividono il parenchima
del linfonodo in lobuli. Il parenchima del linfonodo è formato da diverse regioni:
- zona corticale periferica
- zona paracorticale
- zona midollare, la più centrale

1.La zona corticale è costituita da piccoli noduli linfatici chiamati follicoli linfatici; è separata dalla capsula
corticale da uno spazio chiamato seno marginale o seno sotto-capsulare. Risulta essere costituito da fibre e
cellule reticolari, non sono altro che fibroblasti molto voluminosi che producono fibre reticolari che
formano un reticolo a maglie larghe che garantiscono il flusso della linfa, e si trovano anche macrofagi.
La zona corticale contiene linfociti T e B e cellule presentanti l’Ag.
Questa zona può contenere dei follicoli linfatici primari e secondari. I linfociti primari sono formati da
aggregati di Linfociti B inattivi (non ancora venuti in contato con l’antigene) quando vengono attivati si
formano i follicoli secondari, costituiti da un centro germinativo nella porzione centrale del follicolo, che
assume una colorazione chiara in cui si trovano i linfociti B in divisione mitotica, questi si dividono andando
a formare le plasmacellule. Questi sono circondati da una zona più scura chiamata mantello.
2. La zona para-corticale invece è formata da linfociti T sviluppati nel timo e che tramite i vasi sanguigni o
linfatici raggiungono i linfonodi.
3. La zona midollare, formata da cordoni, è costituita da plasmacellule, linfociti e macrofagi.

FUNZIONE DEI LINFONODI


I linfonodi sono filtri immunologici che raccolgono e

distruggono eventuali sostanze estranee presenti nella linfa;


sono la sede di risposte immunitarie sia umorali che cellule-
mediate contro antigeni che hanno superato le barriere
cutanee e mucose raggiungendo il circolo linfatico.

MILZA
Più grande Organo linfatico, è un organo linfoide secondario
Lunghezza 13 cm, peso 200 g , posizione : cavità addominale, ipocondrio sinistro
Rivestita da peritoneo
Consistenza soffice , colore rosso porpora perché è riccamente vascolarizzata.
È localizzata nella cavità addominale ed occupa l’ipocondrio di sinistra. È un organo intraperitoneale,
avvolto da peritoneo viscerale. Presenta due facce, una diaframmatica convessa che rivolta verso il
diaframma e una faccia viscerale . Presenta un polo superiore arrotondato e uno inferiore appuntito. Le
dimensioni della milza dipendono dalla quantità di sangue che contiene. Ha una forma ovoidale e l’aspetto
di uno spicchio d’arancia. Nella parte viscerale è presente l’ilo attraverso cui passano i vasi sanguigni e i
nervi. Qui presenta due porzioni: una porzione renale che prende rapporti con il rene e la ghiandola
surrenale; e la parte gastrica che prende rapporti con il fondo del corpo dello stomaco. Al livello dell’ilo
prende rapporti con la coda del pancreas (dietro lo stomaco).

MEZZI DI FISSITÀ E RAPPORTI


È un organo mobile, mantenuto in sede da 3 legamenti peritoneali:
- legamento gastrolienale che collega la milza allo stomaco
- legamento pancreaticolienale che unisce la milza alla coda del pancreas
- legamento frenicolienale che unisce l’ilo della milza alla superficie inferiore del diaframma
STRUTTURA DELLA MILZA
Il parenchima splenico comprende due componenti:
- polpa bianca
- polpa rossa ( 70/80% del parenchima splenico) sostenuto da tessuto connettivo reticolare

POLPA ROSSA
è costituita da :
- cordoni cellulari splenici
- seni venosi splenici o sinusoidi disposti tra le maglie del reticolo
I cordoni sono formati da uno stroma reticolare nelle cui maglie si trovano: linfociti, macrofagi ed elementi
provenienti dal torrente circolatorio (eritrociti, granulociti, monociti e piastrine)

POLPA BIANCA
Formata da piccoli aggregati linfoidi detti corpuscoli del Malpighi, contenenti linfociti T e B in grado di
riconoscere e processare l’ Ag, trasformandosi in centri germinativi e innescando al risposta immunitaria. I
corpuscoli splenici sono attraversati da un ramo arterioso (arterìola centrale o follicolare), da cui originano
arteriole penicillari.
CIRCOLO SPLENICO
La milza viene vascolarizzata dall’
- arteria splenica o lienale che deriva dalla aorta discendente, penetra all’interno dell’ilo della milza, in cui
si ramifica in diversi rami che decorrono in un primo tratto all’interno delle trabecole in cui
successivamente si profondano e si ramificano riducendosi di calibro, vengono avvolti da una guaina di
tessuto linfoide che si dispone intorno a tutto il vaso, l’insieme di guaine linfoide , prendono il nome di
corpuscoli del Malpighi. O meglio tutti i rami terminali dell’arteria lienale che penetrano nell’ilo della milza
si ramificano lungo tutte le trabecole e sono dette :
- arterie trabecolari. Queste poi si ramificano ancora e formano rami sottili che escono dalle trabecole e
vengono avvolti da un manicotto linfatico e formano i corpuscoli di Malpighi che formano la polpa bianca.
Le arterie che decorrono internamente prendono il nome di :
- arteriole centrale o follicolare che passano poi nella polpa rossa in cui si suddividono in tanti piccoli rami
chiamati :
- arteriole penicillari, chiamate così perché somigliano a pennelli e da qui confluiscono nei:
- capillari con guscio (sinusoidali) chiamati con guscio perché sono vasi la cui parete è costituita
dall’endotelio e da una lamina basale al cui esterno è presente un involucro formato da elementi allungati e
disposti concentricamente rispetto al lume del vaso. Sono dotate di un’ elevata capacità fagocitaria. Questi
poi confluiscono nella polpa rossa nella:
- rete dei seni venosi , formati da cellule endoteliali allungate e tra esse non ci sono giunzioni strette ma ci
sono fessurazioni in cui passano le cellule ematiche. Quindi la polpa rossa è formata da seni venosi
frammisti a cordoni cellulari.
MICROCIRCOLO SPLENICO
- L’arteria splenica
-arterie trabecolari
- arteriole centrali, avvolte da un manicotto linfoide
- arterie penicillari (vasi da polpa rossa)
- capillari con guscio, avvolti da elementi allungati che hanno caratteristiche morfologiche e funzionali di
macrofagi
- i capillari arteriosi si aprono nei cordoni splenici e il sangue può fluire in micro lacune interstiziali
(CIRCOLAZIONE APERTA )
- o incanalarsi nei seni venosi ( CIRCOLAZIONE CHIUSA)
- Ai seni venosi fanno seguito le vene trabecolari che confluiscono nella vena lienale.

La milza svolge diverse funzioni:


- immunitaria
- empoietica ( 3 ° mese di vita fetale)
- emocateretica (distrugge le emàzie invecchiate e piastrine)
- Deposito di sangue, contiene il 30/40% di eritrociti circolanti.
L’organo è inserito nel circolo sanguigno ma non in quello linfatico. Si può vivere senza milza perché la
maggior parte delle funzioni che svolge la milza vengono già svolte dal fegato.

TONSILLE
Aggregati linfoidi,
possono essere
parzialmente incapsulati
- faringea : presente
lungo la volta della
faringe, si trova
postero superiore
del rinofaringe
- 2 palatine confine tra
cavità orale e palato
molle
- 2 linguali alla base della
lingua
- 2 tubariche circondano l’apertura del tubo uditivo nella faringe
La faringe comunica con l’orecchio medio mediante la tuba uditiva che si apre a livello della parete laterale
della faringe, in corrispondenza è presente un aggregato linfoide che prendono il nome di tonsille
tubariche.
Tutte queste tonsille nell’insieme costituiscono un anello linfatico chiamato anello linfatico del Waldeyer, è
un anello difensivo che comprende diverse tonsille che sono presenti nei primi tratti degli apparati
respiratorio e digerente.

MALT ( TESSUTO LINFOIDE ASOCIATO ALLE MUCOSE )


Questo tessuto linfoide è responsabile dell’immunità a livello delle mucose, quindi tratto gastro-intestinale,
tiroide , polmoni, pelle ecc. Queste formazioni non sono organizzate a formare organi del sistema linfatico,
ma piuttosto come noduli linfatici o cellule isolate. Il ruolo del MALT è quello di assicurare una risposta
immunitaria completa sia umorale che cellulo-mediata, in seguito a stimoli antigenici locali. Nell’intestino il
tessuto linfoide forma le placche del Peyer, costituite da noduli linfatici che occupano la lamina propria e la
sottomucosa dell’ileo, il nucleo di queste placche presenta linfociti B e linfociti T.
Il livello organizzativo del MALT varia da quello di cellule linfoidi disperse e di piccoli noduli linfoidi solitari o
aggregati, come le placche del Peyer dell’intestino, fino a quello di veri e propri organi (tonsille palatine). Il
MALT tende a concentrarsi in determinate regioni mucose: l’anello del Waldeyer, l’appendice, l’ileo e i
bronchi interlobulari a parete muscolare.
APPARATO
RESPIRATORIO

Costituito da una serie di


condotti con pareti rigide, le vie
aeree, e due organi
parenchimatosi, i polmoni. Le
prime vie aeree sono le cavità
nasali, seguite dalla faringe con
cui comunicano mediante le
coane; la faringe a sua volta
continua con la laringe e a
seguito si trova la trachea, i
bronchi extrapolmonari che
penetrano nei polmoni dove si
ramificano formando l’albero
bronchiale. Questi condotti
sono formati da parete ossee o
di cartilagine.

FUNZIONI DELL’APPARATO RESPIRATORIO


- Assicura gli scambi gassosi e una ventilazione polmonare, grazie alla mucosa olfattiva localizzata nella
volta delle cavità nasali;
- Olfattiva mediante i recettori olfattivi;
- Fonatoria tramite la laringe

NASO
La prima parte è rappresentata dal naso. Esso ha una forma di piramide con una faccia posteriore, due
facce laterali e una base. La faccia posteriore forma il contorno dell’apertura piriforme delle cavità, formata
dai processi frontali del mascellare e superiormente delle ossa nasali. Le facce laterali sono formate
superiormente da ossa e la porzione inferiore è formata da cartilagini fibroelastiche, zona mobile. Tra le
cartilagini si distinguono quelle laterali e quelle maggiori. Le cartilagini laterali si uniscono contro
lateralmente formando il dorso della piramide nasale e si articolano inferiormente con tessuto fibroadiposo
con le cartilagini maggiori. Queste cartilagini maggiori formano l’apice della piramide, lateralmente alle
maggiori si trovano anche cartilagini minori frammiste al tessuto fibroadiposo.
Le cavità nasali
sono aperture
allungate in
senso sagittale
(antero-
superiore) e
sono formate
da due porzioni,
una anteriore
detta vestibolo
del naso, parte
formata da
cartilagine e
rivestita
internamente
da cute irsuta (fibrisse), e
una posteriore detta soglia
del naso o limen.
Le cavità nasali
comunicano con la faringe
mediante coane.

Queste cavità a partire dal


vestibolo sono rivestite da
epitelio pavimentoso
cheratinizzato che a mano
a mano che si addentra
diventa un tessuto
epiteliale pavimentoso
composto non
cheratinizzato e infine è
sostituito da epitelio
respiratorio che è un
epitelio pseudo stratificato
ciliato. Interposto a queste cellule ci sono le calciformi mucipare. Sotto si ha la lamina propria che poggia
sul piano osseo e può contenere ghiandole a secrezione mucosa il cui secreto è espulso lungo la superficie e
insieme al muco delle calciformi mucipare, svolge funzione di purificare l’area, privandola delle particelle
estranee. Grazie al movimento delle ciglia parte del muco è poi espulso all’esterno, mentre la restante
parte passa nella faringe e nell’esofago. Il muco che si forma nelle via aeree inferiori (bronchi e tranche)
passa mediante la laringe nella faringe e nuovamente nell’esofago e stomaco.
Nella volta della cavità nasale non si ha un normale epitelio, ma la mucosa olfattiva ,che è formata da
neuroni olfattivi, neuroni bipolari. I dendriti si portano verso l’apice dell’epitelio (cavità nasale) e in
prossimità dell’estremità formano le vescicole olfattive da cui si dipartono le ciglia mobili, che aumentano la
superficie per la percezione. L’assone si porta nella lamina propria dove i vari assoni si raggruppano in
fascicoli e attraversano i fori della lamina cribrosa e si portano nel bulbo olfattivo e poi all’area olfattiva del
telencefalo.
La mucosa olfattiva è formata anche da cellule epiteliali di sostegno che sostengono questi neuroni. Alla
base si hanno le cellule basali che formano gli elementi basilari dei neuroni olfattivi, gli unici neuroni non
perenni. Nella lamina propria si hanno anche ghiandole con secreto serio-mucoso che dissolve le molecole
odorose.
Subito dopo le narici c’è il vestibolo rivestito da cute che contiene dei peli chiamati fibrisse e rappresentano
la prima linea di difesa contro le impurità dell’aria

Le cavità nasali sono rivestite da epitelio respiratorio, pseudo stratificato ciliato e ci sono le calciformi
mucipare che producono muco
La mucosa olfattiva è costituita da neuroni olfattivi, questi sono bipolari. Presentano un corpo cellulare
allungato al cui interno c’è il nucleo e dal corpo si diramano due prolungamenti, uno più sottile che funge
da dendrite che si porta sulla superficie apicale dell’epitelio, si dilata formando un bottoncino chiamato
vescicola olfattiva, da questa si diramano peluzzi come ciglia immobili che servono ad aumentare la
superficie di membrana; dalla parte opposta partono gli assoni che si portano nella lamina propria(al di
sotto dell’epitelio, di connettivo lasso) si unisce agli assoni provenienti da altre cellule olfattive e si va ad
unire formando il nervo olfattivo, queste penetrano nella lamina cribrosa dell’etmoide, una volta
attraversato la lamina cribrosa, penetrano nella fossa cranica anteriore. Penetrano nel bulbo olfattivo.
Oltre ai neuroni, intercalate tra i neuroni,ci sono le cellule di sostegno, cellule allungate che danno
sostegno , la superficie apicale di queste presentano dei microvilli allungati che insieme ad alcune ghiandole
che si trovano nella ghiandole olfattiva di Bowman che secernano un secreto che serve per solvente per le
molecole odorose, permettendo la diffusione di recettori olfattivi. Poi si trovano le cellule basali ,
considerate cellule staminali perché i neuroni olfattivi non sono perenni ma si sostituiscono , sono gli unici
neuroni non perenni.

FUNZIONI DELLE CAVITÀ NASALI


- responsabili del riscaldamento, dell’umidificazione e della filtrazione dell’aria inalata
- tramite le cellule olfattive permettono la percezione delle molecole odorose
- Partecipano alla filtrazione, conferendo un particolare timbro a determinati suoni (nasali), funzionano
come delle casse di risonanza , conferendo un particolare timbro, questo si verifica quando si ha un
raffreddore in corso.

FARINGE
Situato posteriormente alle cavità nasale, alla cavità buccale e alla laringe. È impari e mediano, è accolta
nella testa e nel collo e si presenta come un condotto che decorre verticalmente dalla base cranica fino alla
C6, in cui continua in basso verso l’esofago.
Lunga 13-14 cm e ha la forma di un cono rovesciato, la base rivolta verso l’alto il cono tronco verso il basso.
È limitata superiormente dal corpo dello sfenoide e la porzione basilare dell’osso occipitale , è fissata
superiormente alla base cranica , lateralmente è fissata ai processi pterigoidei dello sfenoide, appartiene sia
all’apparato digerente che all’apparato respiratorio. Infatti viene suddivisa in 3 porzioni:
1. rinofaringe: appartiene esclusivamente all’apparato respiratorio, si estende dalla base cranica fino al
palato molle . Anteriormente comunica con le cavità nasali per mezzo delle coane, aperture posteriori delle
cavità nasali e permette la comunicazione di queste con la rinofaringe, è lunga circa 25 mm, si distingue una
volta, una parete posteriore rivolta verso la colonna vertebrale e presenta un pavimento, queste pareti ad
eccezione del pavimento sono pareti lucide. Presenta un orifizio tubarico che è lo sbocco di un condotto
chiamato tuba uditiva, che comunica con l’orecchio medio. In prossimità dell’orecchio medio la tuba uditiva
è costituita da osso, invece in corrispondenza della rinofaringe è costituita da cartilagine ialina, che forma il
torus tubarius. Attorno all’orifizio vi è la tonsilla tubarica.
L’istmo faringeo risulta essere chiuso durante la deglutizione per evitare che il bolo alimentare passi nella
trachea.
2. orofaringe: appartiene sia all’apparato respiratorio che all’apparato digerente, si estende dal palato
molle fino al margine superiore della cartilagine epiglottide, che è una cartilagine della laringe. Comunica
anteriormente con la cavità buccale mediante un’ apertura chiamata istmo delle fauci . Lungo la parete
laterale ci sono due pieghe della mucosa, una anteriore rivolta verso la cavità buccale e una posteriore
rivolta verso la laringe. Tra queste c’è la tonsilla palatina.
3. laringofaringe: si estende dall’epiglottide fino al margine inferiore della cartilagine cricoide della laringe.
Arriva fino alla C6, dove continua in basso con l’esofago. Anteriormente comunica con la laringe, tramite
un’apertura chiamato adito laringeo.

STRUTTURA DELLA PARETE FARINGEA


La faringe essendo un organo cavo è formato da tonache.
• tonaca mucosa
epitelio respiratorio (rinofaringe)
epitelio pavimentoso composto non cheratinizzato (oro- e laringofaringe)
La rinofaringe ha un epitelio respiratorio, invece l’orofaringe e la laringofaringe hanno una tonaca mucosa
più protettiva perché vi passa il bolo alimentare e quindi si trova un epitelio pavimentoso composto. Al di
sotto di questi epiteli si trova la lamina propria ricca di ghiandole e riccamente vascolarizzata.

• tonaca fibroelastica (o fascia faringobasilare)


Al di sotto della tonaca mucosa si trova una fascia fibrosa ( faringo-basilare) che si fissa alla base
dell’occipitale e alla parte petrosa del temporale e separa la faringe dalla fascia che aderisce alla colonna
vertebrale. Questa fascia lungo la linea mediana ha un nastro fibroso detto rafe mediano su cui si
inseriscono i muscoli costrittori della faringe
• tonaca muscolare costituita da muscoli striati, suddivisi in:
muscoli costrittori (superiore, medio e inferiore)
muscoli elevatori (stilofaringeo e palato faringeo)
Subito sotto si trova la tonaca muscolare formata da muscoli elevatori e costrittori.

• tonaca avventizia costituita da connettivo lasso


La tonaca avventizia è formata da tessuto connettivo lasso.

Mucosa e fascia fibroelastica contengono ghiandole a secrezione mista (seriose e mucose).


Tramite la tuba uditiva regola la pressione dell’aria, la faringe partecipa alla funzione fonatoria.

FUNZIONI DELLA FARINGE


- regola il traffico di aria, di liquidi e di solidi verso la destinazione rispettivamente respiratoria e digestiva
- difesa immunitaria contro antigeni inalati o ingeriti (anello linfatico di Waldeyer)
- tramite la tuba uditiva regola la pressione dell’aria all’interno dell’orecchio medio
- partecipa alla funzione fonatoria
LARINGE
Condotto impari e mediano situato nel collo al di dì sotto dell’osso ioide, si estende dalla radice della lingua
fino alla trachea. Il tratto compreso tra la C3 e la C6 costituisce il tratto di proiezione della laringe, lunghezza
4 cm e anche di larghezza, diametro antero-posteriore: 3,6 cm
Dopo la pubertà la laringe maschile si accresce notevolmente rispetto a quella femminile, raddoppia il
diametro sagittale, e queste modificazioni comporta nei maschi il cambiamenti del tono di voce. La laringe
comunica posteriormente con la laringofaringe
mediante l’adito laringeo ed è posizionata nel
collo. Prende rapporti anteriormente con i lobi
della tiroide ed è ricoperta dai muscoli
sottoioidei (profondi), dal platisma (muscolo
superficiale) e poi dalla cute.
STRUTTURA DELLA LARINGE
Presenta uno scheletro cartilagineo, è formata da tanti pezzi di cartilagine uniti da legamenti o lamine
fibrose, è composta da 9 cartilagine di cui 3 impari e mediane e 3 pari
Le 3 IMPARI mediane sono:

• cartilagine tiroidea, che è una cartilagine ialina: riveste antero-lateralmente la laringe e risulta formata da
due lamine a forma di scudo che si uniscono anteriormente e la loro fusione determina un angolo
prominente che prende il nome di prominenza laringea che nell’uomo dopo la pubertà aumenta di
dimensioni e costituisce il pomo d’ Adamo. Al di sopra di questa prominenza c’è un’incisura tiroidea a forma
di V. Posteriormente le lamine presentano due processi detti corni tiroidei superiori e inferiori. La
cartilagine tiroidea risulta connessa con l’osso ioide per mezzo di una membrana fibrosa detta tiroidea che
è molto più spessa anteriormente tale da costruire il legamento tiroideo. Anche nella porzione posteriore in
corrispondenza delle corna superiori è più spessa e forma i legamenti tiroidei laterali.

• cartilagine epiglottide, che è una cartilagine ialina: è una cartilagine elastica che ha la forma di una foglia
con il picciolo con cui si unisce all’angolo aperto della tiroide. Si trova posteriormente alla membrana tiro-
epiglottica ed è separata dalla cartilagine tiroidea per mezzo del tessuto adiposo. Inoltre nell’epiglottide si
distingue una faccia posteriore, detta faccia laringea e una faccia anteriore rivolta verso la radice della
lingua. La posteriore è concava e contiene molti fori dovuti alle impronte di ghiandole siero-mucose e
anche il passaggio dei nervi laringei del nervo vago, mentre la parte anteriore ha un rilievo detto tubercolo.
Il legamento joepiglottico collega l’epiglottide all’osso ioide. I margini laterali sono connessi con la piega ari-
epiglottica alle aritenoidi.

• cartilagine cricoide, costituisce la base della laringe a cui si articolano le altre cartilagini, che è una
cartilagine ialina: è una cartilagine spessa e pesante rispetto alla tiroidea in quanto su di essa si articolano le
altre cartilagini. Ha la forma di un anello ristretto anteriormente e più largo posteriormente. Questa
cartilagine è connessa col primo anello della trachea mediante il legamento crico-tracheale mentre è
connessa alla cartilagine tiroidea mediante il legamento crico-tiroideo.

Le 3 PARI sono:
• cartilagini aritenoidi, composte da cartilagine ialina: sono due piccole cartilagini a forma di piramide
triangolare con base inferiore , si articolano con il castone della cricoide (parte posteriore) mediante
un’articolazione sinoviale. La base presenta due processi, uno verso l’interno della laringe detto processo
vocale e uno esterno detto processo muscolare. Il primo è detto vocale perché collega il legamento vocale
alla cartilagine tiroidea. Le aritenoidi sono molto mobili e il loro movimento può mettere in tensione le
corde vocali.

• cartilagini corniculate, composte da cartilagine fibrosa: sono piccole cartilagini a forma di uncino che
poggiano sull’apice delle aritenoidi e sono collegate mediante un legamento crico-cornicolato con la
cricoide.

• cartilagini cuneiformi, si trovano anteriormente alle corniculate, sono composte da cartilagine fibrosa:
più piccole, si trovano anteriormente nello spessore di una membrana fibrosa che riveste la porzione
superiore della laringe.
MOVIMENTI DELLA LARINGE DURANTE LA DEGLUTINAZIONE
1. La lingua spinge il bolo alimentare nell’orofaringe
2. Movimenti laringei piegano l’epiglottide; i muscoli faringei spingono il bolo nell’esofago
3. Il bolo procede nell’esofago e la laringe ritorna nella posizione iniziale.

L’epiglottide grazie al fatto che è elastica, può piegarsi durante la deglutizione. A causa dei muscoli della
faringe, che si allargano per accogliere il bolo alimentare, e ai muscoli della laringe, che determinano un
sollevamento, l’epiglottide si piega e chiude l’adito laringeo in modo tale da evitare che il cibo entri nella
laringe. Se il cibo o i liquidi toccano la mucosa della laringe avviene il riflesso della tosse.
Nell’ambito della laringe si hanno 2 articolazioni sinoviali. La prima è la crico-tiroidea tra le facce laterali
della cricoide e il cono inferiore della cartilagine tiroidea. L’articolazione è avvolta da capsula di tessuto
connettivo lasso rinforzata da legamenti. Questa articolazione determina movimenti di rotazione (intorno
ad un asse obliquo) in cui la cricoide si sposta verso l’alto causando l’avvicinamento delle due cartilagini e
determina uno spostamento in avanti della cartilagine tiroidea. Questi movimenti regolano anche la
lunghezza delle corde vocali poiché la cartilagine tiroidea è connessa al legamento vocale. Le aritenoidi
sono le cartilagini più dotate di mobilità per cui l’altra articolazione è la crico-aritenoidea avviene tra le
aritenoidi e le facce superiori della cricoide. I movimenti sono di rotazione che permettono un’oscillazione
delle aritenoidi facendo avvicinare i processi vocali o allontanandoli. Altri movimenti sono quelli di
scivolamento. Entrambi regolano l’apertura della rima della glottide.
MEMBRANE FIBROELASTICHE DELLA LARINGE
Sono poste internamente all’impalcatura cartilaginea, sotto la mucosa laringea.
Si descrivono:
• la membrana quadrangolare, pari, situata nella parte superiore della laringe
• le membrane elastiche della parte media, delimitano ogni lato un diverticolo tappezzato da mucosa
• il cono elastico è posto nella parte inferiore della laringe.

LA MEMBRANA QUADRANGOLARE
Si estende dall’epiglottide alle cartilagini aritenoidee. Il margine superiore, libero, forma il legamento ari
epiglottico, quello inferiore, forma il legamento vestibolare (rappresenta l’impalcatura di sostegno della
corda vocale falsa)

Il CONO ELASTICO si
inserisce sul bordo
interno del margine superiore
della cartilagine cricoide e
risale verso l’alto
restringendosi a cono.
Questa membrana elastica
anteriormente si fissa
sulla faccia interna della
cartilagine tiroidea,
mentre posteriormente
raggiunge il processo
vocale delle cartilagini
aritenoidi. Il margine
superiore del cono è
libero e disposto
orizzontalmente
forma, da ogni lato, il
legamento vocale che
costituisce la base
della corda vocale vera.
CAVITÀ DELLA LARINGE
Si estende dall’orifizio laringeo, chiamato adito laringeo, fino al margine inferiore della cartilagine cricoidea,
fino al lume della trachea. Le due pieghe vestibolari delimitano una fessura orizzontale, chiamata rima del
vestibolo. Mentre le pieghe vocali sporgono di più e delimitano un'altra fessura, chiamata glottide o rima
della glottide e costituisce il punto più stretto della cavità laringea. Queste pieghe vocali sono responsabili
della fonazione al contrario delle vestibolari.

VENTRICOLO LARINGEO
È il diverticolo, è un’espansione laterale media della cavità laringea, si espande lateralmente alla piega
vestibolare fino a formare un sacculo laringeo, coperto dal muscolo tiro-aritenoideo. Internamente è
rivestito di mucosa su cui sboccano i dotti escretori delle ghiandole a secrezione mucosa. il secreto va a
lubrificare le corde vocali vere che le protegge da eventuali infezioni.
Segmento sotto-glottico

La cavità della laringe, molto ristretta, è suddivisa in 3 parti, una porzione superiore detta vestibolo, una
intermedia che intercorre tra la piega vestibolare e vocale e la cavità sotto-glottica .
L’ adito laringeo è l’apertura che dà accesso alla laringe con parete anteriore formata dalla epiglottide, ed è
più alta. Questo posteriormente è chiuso dalla piega inter-aritenoidea. Tra la piega vestibolare e vocale vi è
un seno ventricolo-laringeo, piccola fessura, che si prolunga superiormente formando un sacculo laringeo
tra cartilagine tiroidea e piega vestibolare. È separato con il muscolo tiro epiglottico dalla cartilagine
tiroidea. È un ventricolo rivestito di mucosa ricco di ghiandole e la contrazione di questo muscolo favorisce
la fuoriuscita del secreto. Il muco lubrifica le corde vocali.

Dalle pareti laterali della laringe si trovano due pieghe, le vestibolari con direzione antero-posteriore e le
vocali con direzione sagittale. Le vocali determinano una fessura detta rima della glottide, è il punto più
stretto della laringe.

La piega vestibolare o corda vocale falsa, di colore rosea, contiene nel suo interno il legamento vestibolare
che, da ciascun lato, si fissa in avanti all’angolo della cartilagine tiroidea e posteriormente alla cartilagine
aritenoidea.
La piega vocale o corda vocale vera, contiene il legamento vocale teso, in entrambi i lati, dall’angolo della
cartilagine tiroidea e il processo vocale dell’aritenoide. Di colore bianco perlaceo per assenza di una
sottomucosa e di vasi sanguigni. Sono la sorgente primaria dei suoni.

La rima della glottide si suddivide in:


- porzione anteriore membranosa (3/5 del diametro sagittale)
- porzione posteriore cartilaginea è sempre beante
Diametro sagittale medio : 23 mm nel maschio
17 mm nella donna
MUSCOLI INTRINSECI : hanno origine ed inserzione all’interno della laringe, si suddividono in 3
categorie , in base alla funzione che svolgono:
• Regolano lo stato di tensione dei legamenti vocali
• Determinano la chiusura e l’apertura della glottide
• Modificano l’adito laringeo

MUSCOLI ESTRINSECI
Sono responsabili dei movimenti, in senso verticale, della laringe durante la fonazione e la deglutizione.
STRUTTURA DELLA LARINGE
La tonaca mucosa
- epitelio respiratorio in tutta la cavità laringea
- epitelio pavimentoso stratificato (corde vocali vere, adito laringeo e faccia anteriore dell’epiglottide)
La lamina propria è ricca di fibre elastiche e contiene linfociti e ghiandole mucose;
• Le pieghe vocali sono prive di ghiandole, vasi sanguigni e sottomucosa
La superficie posteriore dell’epiglottide presenta delle cellule gustative.

FUNZIONI DELLA LARINGE


- Agisce da sfintere per evitare l’ingresso di corpi estranei e regola il flusso di aria durante la ventilazione
polmonare;
- Agisce da sorgente sonora, fornisce la base di tutti i suoni della funzione umana.

VARIAZIONI DELLA RIMA DELLA GLOTTIDE


Nella respirazione tranquilla i muscoli laringei sono rilassati. Mentre durante un’inspirazione profonda
avviene l’abduzione dei processi vocali lateralmente; la rima si allarga e viene ampliata la rima della glottide
e assume la forma di un aquilone.
Durante la normale fonazione l’aria poiché trova chiusa la rima della glottide, aumenta la pressione finché i
muscoli non si oppongono più alla pressione, determinando una piccola apertura in cui passa l’aria e fa
vibrare le corde vocali. Le vibrazioni creano suoni semplici e bassi che vengono poi modificati e amplificati
nel tratto laringeo e nella cavità buccale e nasale. La tonalità dipende anche dalla lunghezza e dallo
spessore delle corde. Ad esempio i bambini hanno una voce acuta perché le corde sono corte e sottili,
mentre nell’uomo adulto sono più spesse e lunghe con toni più bassi di quelli delle donne.

Le corde vocali producono un suono inarticolato, chiamato glottico.


L’amplificazione e la modificazione dei suoni avviene nel tratto respiratorio sopralaringeo dove la faringe, le
cavità buccale e nasale, i seni paranasali fungono da cassa di risonanza; la forma e le dimensioni delle cavità
di risonanza determinano il timbro dei suoni caratteristico di ogni individuo. Alla formazione del linguaggio
partecipa la lingua, le labbra, le arcate dentarie, il palato molle e le cavità nasali.
TRACHEA
La trachea segue la laringe ed
è un tubo lungo 10-11 cm e si
estende dalla C6 fino alla T4-
T5 quando si divide nei due
bronchi. Giace nel piano
mediano e a livello della
biforcazione è leggermente
spostata verso destra. La
trachea è molto mobile e
infatti durante gli atti
respiratori si sposta
verticalmente. Nel bambino
questa è più superficiale.
Prende rapporti posteriormente con l’esofago, con i lobi della tiroide nella parte cervicale. Nella parte
toracica prende rapporti con diversi vasi tra cui l’arco aortico e i tronchi sopra-aortici (carotide, succlavia) e
inoltre prende rapporti con la vena cava superiore, la brachiocefalica di sinistra e la vena azygos.
La trachea è formata da 16-20 anelli cartilaginei incompleti che formano la parete antero-laterale ma non
posteriore, dove la parete è appiattita e formata da tessuto fibro-muscolare. Sotto si trovano anche
fibrocellule muscolari lisce con direzione trasversale che si ancorano al pericondrio degli anelli fibrosi. Le
contrazioni di questi muscoli fanno variare le dimensioni del lume.
Gli anelli sono connessi tra di loro da tessuto fibroso che forma i legamenti anulari. L’ultima cartilagine ha
inferiormente un processo triangolare che si porta inferiormente verso la parte posteriore e nella porzione
interna determina una piccola cresta detta carena dove la mucosa è molto sensibili al cibo e causa il riflesso
della tosse. La trachea si divide in due bronchi , il bronco di destra è più corto con lunghezza di 2-2,5 cm e
un lume più ampio; ha una direzione più verticale. Quello di sinistra è lungo circa 5 cm, ma con lume minore
e una direzione che non è verticale. La diversa ampiezza è dovuta al fatto che il polmone di destra ha un
volume maggiore e quindi una capacità respiratoria maggiore. Il bronco di destra si suddivide a sua volta i 3
bronchi: superiore, medio e inferiore. Quello di sinistra si divide in due bronchi, superiore e inferiore.
Internamente la trachea risulta esser formata da una tonaca mucosa con epitelio respiratorio con cellule
caliciformi mucipare e al di sotto si ha una sottomucosa ricca di ghiandole a secrezione prevalentemente
mucosa. La sottomucosa è più spessa nella parete posteriore della trachea. L’ultimo strato è una membrana
fibrosa che avvolge tutti gli anelli tracheali.
I POLMONI
I polmoni sono due voluminosi organi parenchimatosi (pieni) localizzati nella cavità toracica e occupano le
logge pleuro-polmonari. Il polmone di destra pesa 680 gr mentre quello di sinistra pesa 620 gr. Sono
rivestiti da una membrana sierosa, la pleura e questi polmoni sono separati medialmente da tutti gli organi
che si trovano nel mediastino. Hanno un volume e un peso diverso tra loro. Il peso specifico (peso/volume)
del polmone è inferiore a quello dell’acqua e questo è importante in medicina legale, perché un polmone
che ha respirato è più leggero e ricco di aria perciò esso in acqua galleggia. Perciò si può capire se una
persona è morta per annegamento o se il feto è morto prima o dopo la sua nascita.
In condizioni normali i polmoni sono ripieni di aria e presentano un peso specifico < a quello dell’acqua; un
polmone che non ha mai respirato (feto) ha un peso specifico > di quello del’acqua.
Immerso nell’acqua, galleggia se pieno di aria, mentre affonda se ne è privo.
La prova del galleggiamento , Docimasia idrostatica, è molto importante in medicina legale.
I polmoni hanno una consistenza molle ed elastica con superficie lucente e il colore cambia a seconda
dell’età. Nel bambino è roseo, man mano che passano gli anni il colore diventa rosa-grigiastra e nell’adulto
è molto scura. Depositi antracitici sono macchie scure dovute a particelle di carbone e polveri
atmosferiche. Queste prevalgono nei fumatori e nei soggetti che vivono in zone industriali.
L’apice è la parte superiore arrotondata che sporge al di sopra della prima costola e della clavicola e prende
rapporti con le succlavie.
La base del polmone detta faccia diaframmatica è concava poiché poggia sulla faccia convessa del
diaframma. Le due superfici sono le costole, la porzione anteriore, laterale e posteriore, che è una
superficie convessa che è in rapporto con la pleura costale e presenta le impronte costali.
L’altra faccia è la mediastinica o mediale, rivolta verso il mediastino. Questa faccia presenta l’ilo in cui
passano l’arteria polmonare, le vene polmonari, l’arteria bronchiale e le vene bronchiali. Passano anche i
bronchi , vasi linfatici e nervi. La faccia mediastinica ha varie impronte dovute agli organi con cui il polmone
entra in rapporto e in particolare il polmone di destra prende rapporti con l’ vena branchioencefalica, la
vena cava superiore, vena azygos, vena cava inferiore e il polmone di destra ha una fossa cardiaca meno
profonda della fossa del polmone di sinistra. Il polmone di sinistra prende rapporti con l’aorta toracica, con
l’esofago, con
l’arteria succlavia.
La parte superiore
della faccia
mediastinica è in
rapporto con le
superfici laterali
delle vertebre
toraciche.

Per quanto
riguarda i margini
si ha il margine
anteriore che
forma il confine tra la faccia costale e mediastinica. Questo margine si porta inferiormente e continua con il
margine inferiore che circonda la faccia diaframmatica. Il margine posteriore arrotondato decorre
dall’apice fino alla base, divide la faccia costale della mediastinica.

Esternamente i polmoni presentano dei solchi, detti scissure. Il polmone destro presenta 2 scissure, una
principale e una secondaria. La principale ha una direzione obliqua che parte dalla parte superiore dell’ilo e
si porta posteriormente, attraversa la faccia diaframmatica e si riporta all’ilo; mentre la scissura secondaria
origina da quella principale e attraversa il margine anteriore.
Il polmone destro viene diviso in 3 lobi : superiore, medio e inferiore. Nel sinistro si ha solo la scissura
principale che lo divide nel lobo superiore e inferiore.

La suddivisione bronchiale corrisponde anche alla suddivisione polmonare. I bronchi si dividono in 3


bronchi lobari (nel polmone destro) e ognuno ventila un lobo. I bronchi lobari poi si suddividono in bronchi
segmentali e vanno a ventilare alcuni territori dei lobi, i segmenti. Ogni bronco lombare si divide da 2 a 5
bronchi segmentali. Complessivamente i due polmoni sono formati ognuno da dieci segmenti. I segmenti a
loro volta sono divisi in lobuli per cui i bronchi segmentali danno origine ai bronchi lobulari che vanno a
ventilare i lobuli. All’interno i bronchi lobulari dopo ancora altre ramificazioni giungono ai bronchi
terminali, che ventilano gli acini polmonari. Ogni lobulo è formato da 15-20 acini polmonari, le più piccole
unità funzionali del polmone. Ogni bronchiolo terminale si divide in due rami detti bronchioli respiratori.
Lungo la parete dei bronchioli respiratori ci sono estroflessioni emisferiche verso l’esterno che formano gli
alveoli polmonari.
Le placche cartilaginee al livello dei bronchi lobulari scompaiono e sono sostituite da fibre elastiche e
fibrocellule muscolari lisce. Inizialmente i bronchi primari hanno un epitelio respiratorio, ma dopo diviene
un epitelio cubico privo di ciglia e nei bronchioli terminali è un epitelio pavimentoso semplice con due tipi
di cellule, i pneumociti di primo tipo e i pneumociti di secondo tipo. Le prime sono cellule allungate e
appiattite e soltanto la porzione che contiene il nucleo è più rigonfia e sporge verso l’alveolo. Circa il 90%
della parete dell’alveolo è formata da queste cellule. I pneumociti di secondo tipo invece sono cellule
rotondeggianti che sporgono nella cavità dell’alveolo e la superficie presenta numerosi microvilli.
Contengono nel loro citoplasma molti organuli tra cui i corpi multi-lamellari, formazioni reticolari rivestita
da membrana ricca di fosfolipidi. Questi corpi secernono un secreto ricco di fosfolipidi detto surfactante,
liberato nella parte interna dell’alveolo, che riduce la tensione superficiale della parete dell’alveolo in modo
da evitare un’eccessiva dilatazione durante l’inspirazione, ed evita il collasso durante l’espirazione. Qui si
trovano anche molti
macrofagi dell’alveolo
per la polvere. Questi
macrofagi possono
prendere la via dei
bronchi ed essere
eliminati all’esterno ,
oppure possono
entrare nei vasi
linfatici.

La membrana
respiratoria risulta
essere costituita dall’endotelio dei capillari, dall’endotelio dell’alveolo e le lamine basali di queste due , fuse
insieme.

I territori polmonari sono indipendenti tra di loro, per cui se non giunge il sangue in un territorio, si ha la
necrosi (è l’insieme di alterazioni strutturali irreversibili che comportano la perdita di qualsiasi funzione
vitale a carico di gruppi cellulari, zone di tessuto, porzioni di organo) di quel territorio, ma le altre
continuano la loro azione.
APPARATO DIGERENTE
È costituito da organi cavi che nell’insieme costituiscono un lungo tubo detto canale digerente, lunghezza di
15 m . Inizia a partire dalla cavità buccale, prosegue con la faringe a cui fa seguito l’esofago, poi l’intestino
tenue, l’intestino crasso fino all’orifizio anale a cui sono associate le ghiandole extra murali, salivari
maggiori , parotide, sottolinguale, e sotto mandibolare. Altre ghiandole sono rappresentate dal fegato e il
pancreas, tutti partecipano alla funzione digestiva dell’apparato digerente.
FUNZIONE PRIMARIA DEL TUBO DIGERENTE
La digestione avviene in 4 fasi in sequenza:
1. FRAMMENTAZIONE MECCANICA: il cibo è masticato e rimescolato, tutto questo per triturare il più
possibile il cibo (azione fisica), ad opera dell’amilasi o ptialina che inizia già qui la digestione;
2. DIGESTIONE CHIMICA: consiste in una serie di reazioni chimiche, catalizzate da enzimi contenuti nei
succhi digestivi, che hanno lo scopo di trasformare le molecole degli alimenti in molecole più piccole ,
capaci di attraversare le pareti dell’intestino tenue per passare nel sangue (azione chimica).
3. ASSORBIMENTO: fa passare nel sangue le piccole molecole di alimento; il sistema circolatorio poi
provvederà a trasportarle a tutte le cellule del corpo che le utilizzeranno sia per produrre energia, sia per
costruire nuove sostanza
4. ESPULSIONE DELLE SOSTANZE DI SCARTO: durante la digestione alcune sostanze non sono utilizzate dal
corpo e non vengono assorbite. Questi scarti (o rifiuti) sono espulsi attraverso le feci
CAVITÀ ORALE
Viene suddivisa in due parti:
- il vestibolo della bocca : fessura a forma di ferro di cavalle posta tra le labbra in avanti e le guance
lateralmente, posteriormente invece ci sono le arcate alveolo dentali
- cavità orale propriamente detta : è situata tra il vestibolo e l’istmo delle fauci

1. Vestibolo
Sia inferiormente che superiormente è delimitato da due solchi, detti solchi vestibolari superiore e
inferiore, sboccano diversi dotti escretori che si trovano all’interno della mucosa delle guance. In
corrispondenza del secondo molare superiore è presente un papilla chiamata orifizio del condotto
parotideo .
GUANCE E LABBRA
Le labbra sono due pieghe muscolo-membranose che delimitano una fessura orizzontale, chiamata rima
labiale, sono esternamente rivestite da cute sottile e internamente da mucosa. tra queste vi è una zona
intermedia definita bordo roseo o zona vermiglio. La parte mucosa interna presenta un colorito roseo e se
si tocca al tatto si sentono dei rilievi che corrispondono alle ghiandole labiali salivari. La zona vermiglio è
una parte liscia ed è dovuto al fatto che l’epitelio è molto sottile e sotteso da una lamina propria riccamente
vascolarizzata. Tra la cute esterna e la mucosa interna vi è uno strato muscolare, il muscolo orbicolare .
Muscoli interposti tra la cute esterna e la mucosa interna, determinano il movimento delle labbra. Le labbra
possiedono una notevole sensibilità tattile, in quanto presentano numerose terminazioni nervose.
Le guance delimitano lateralmente il vestibolo della cavità orale e sono costituite esternamente da cute e
internamente da mucosa, tra questi è presente un piano muscolare che corrisponde ai muscoli mimici la
cui contrazione determina l’espressione del volto. Nella profondità della mucosa sono presenti ghiandole
salivari geniene o molari . a livello delle guance c’è un accumulo di tessuto adiposo, compreso tra il
muscolo massetere e il buccinatore, molto spesso è avvolto da una capsula fibrosa, è chiamato Bolla di
Bichat. Questo tessuto è maggiore nel bambino. Agevola le contrazioni muscolari.
GENGIVA
Costituisce la mucosa masticatoria che riveste i processi alveolari e circonda il colletto del dente. Il colletto
è la parte tra il dente e la gengiva.
La mucosa è costituita da un epitelio pavimentoso composto cheratinizzato sul versante vestibolare, non
cheratinizzato su quello linguale. Per questo la mucosa che forma la gengiva viene chiamata masticatoria.
Al di sotto si trova una lamina propria fibrosa che poggia sul piano osseo ed è priva di ghiandole, la gengiva
non ha ghiandole salivari.

La CAVITÀ ORALE ha una forma ovoidale è situata tra vestibolo e istmo delle fauci, delimitata
anteriormente dalle arcate alveolo dentali e lateralmente dalle guance, si distingue un pavimento costituito
dalla lingua, e una volta o tetto che è formato dal palato. Il palato forma anteriormente il palato duro,
posteriormente il palato molle. Il palato molle con l’istmo delle fauci segna il confine con la faringe.
IL PALATO
Costituisce la volta della cavità buccale. I suoi 2/3 anteriori è formato da palato duro, il suo terzo posteriore
dal palato molle, chiamato così perché è privo di strutture ossee che lo sostengono.
Il palato dure è formato dal processo mascellare e dalle lamine orizzontali delle ossa palatine.
È rivestito da una mucosa fortemente aderente al periostio che riveste l’osso. Questa mucosa è di tipo
masticatorio ed è caratterizzato da un epitelio pavimentoso stratificato cheratinizzato, al di sotto si trova la
lamina propria fibrosa, che aderisce strettamente al sottostante piano osseo, ma soprattutto l’aderenza è
maggiore lungo la linea mediana del palato duro. In prossimità delle arcate l’aderenza della mucosa è
minore.
Presenta numerose ghiandole palatine a secrezione mucosa.

• Palato molle chiamato anche velo del palato, si presenta come una lamina muscolare rivestita da mucosa.
Ha la funzione di isolare la rinofaringe rispetto alla cavità orale durante la deglutizione. Per evitare che il
cibo possa passare nella rinofaringe , quindi ha la funzione di isolare la rinofaringe rispetto alla cavità
buccale. Possiede un ricco corredo muscolare. Presenta due facce:
- inferiore o faccia buccale : liscia e concava
- superiore o faringea, perché rivolta verso la faringe: superficie irregolare che prosegue anteriormente con
il pavimento delle cavità nasali.

l’ugola e

Il margine
anteriore si unisce al
palato duro, quello
inferiore o libero
delimita superiormente l’istmo delle fauci. Il margine libero presenta nel mezzo una appendice di 1,5 cm ,
chiamata ugola palatina, a bocca chiusa viene accolta in una depressione della radice della lingua. A partire
dall’ugola e procedendo lateralmente , il margine libero si sdoppia in due pieghe, una anteriore detta arco
post-palatino e uno posteriore detto arco faringo-palatino . Questi delimitano lateralmente l’istmo delle
fauci. Tra i due archi vi è alloggiata a ciascun lato la tonsilla palatina ( che non è altro che un accumulo di
tessuto linfoide)
Il palato molle è formato da epitelio pavimentoso composto non cheratinizzato, al di sotto si trova una
tonaca propria riccamente vascolarizzata. Si trova al di sotto una tonaca sottomucosa ricca di ghiandole
palatine, l’epitelio del palato molle contiene anche della gemme gustative . Il muscolo glosso-palatino
aderisce alla radice della lingua o palato-glosso, posteriormente si trova il muscolo palato-faringeo, e si
trova anche il muscolo dell’ugola. Poi si trovano altri muscoli quali, il muscolo tensore del velo del palato e
l’elevatore del velo del palato. L’elevatore porta all’elevazione del palato molle per evitare che il cibo passa
nella rinofaringe, mentre il tensore mantiene in tensione il palato molle.
La faccia faringea è costituita da epitelio respiratorio.
-Il pavimento della cavità buccale è formato dalla lingua e dal solco sottolinguale, il solco è in rapporto con
la faccia anteriore della lingua, lateralmente è delimitato da… È una porzione ristretta e in rapporto con la
faccia anteriore della lingua
Nel mezzo del solco si trova una piega mucosa, detta frenulo della lingua, questo collega la faccia anteriore
della lingua con il solco.
Anchiloglossia è una malformazione della cavità orale, consiste nella eccessiva aderenza della lingua al
pavimento della bocca, che ne limita i movimenti. A livello del frenulo sono presenti due protuberanze
dette caruncole sottolinguali nel quale sboccano il dotto della ghiandola sottomandibolare e il dotto
sottolinguale, ciascuna caruncola proseguono con una piega sottolinguale, formata dal margine superiore
della ghiandola omonima. Lungo il margine di ciascuna caruncola sboccano i dotti escretori della
sottolinguale .La mucosa è poco aderente al piano muscolare in quanto al di sotto si trova una sottomucosa,
costituita da connettivo lasso riccamente vascolarizzato.
LINGUA
è un organo molto mobile in quanto è costituito da una consistente massa muscolare rivestita da tonaca
mucosa, occupa parte della faringe. È connessa tramite i muscoli estrinseci ai processi stiloidei dell’osso
temporale con il muscolo stilo glosso e con il palato molle mediante i due archi palatini.

È un organo molto mobile e svolge compiti essenziale, è coinvolta :


- nell’assunzione del cibo
- nella formazione del bolo alimentare
- nella deglutizione
- sede della sensibilità gustativa , principale organo del gusto
- ha sensibilità tattile, perché è riccamente innervata
- partecipa alla fonazione, in particolare all’emissione del linguaggio articolare

Si distinguono due parti:


- anteriore : corpo
- posteriore : radice , parte fissa della lingua, attraverso cui si fissa alle parti ossee
La separazione tra corpo e radice è determinata da un solco terminale che ha la forma di lettera V, il foro
cieco, corrisponde all’estremità superiore di un canale tireoglosso che nell’embrione congiunge la lingua
alla tiroide. Costituisce la sede d’origine dell’abbozzo della ghiandola tiroide.
Il corpo presenta una faccia superiore o dorso della lingua e una faccia inferiore, volta verso il solco
sottolinguale.
STRUTTURA DELLA LINGUA
Formata da uno scheletro fibroso a cui hanno attacco i muscoli sia intrinseci che estrinseci. Questo
complesso fibromuscolare è rivestito di una tonaca mucosa , che risulta essere sottesa in alcune parti da
una tonaca sottomucosa. La tonaca mucosa presenta caratteristiche diverse nella radice della lingua, nella
faccia dorsale. È costituita da epitelio pavimentoso composto non cheratinizzato, tranne in alcuni stretti
territori in cui l’epitelio risulta essere cheratinizzato al di sotto del quale è presente un tessuto denso. Ha
una superficie irregolare per la presenza di sporgenze dovuta all’accumulo di tessuto linfoide, che
nell’insieme vanno a costituire la tonsilla linguale. Annessa a questa tonsilla, nella tonaca sottomucosa della
radice si trovano le ghiandole salivari a secrezione mucosa, il cui dotto si apre sulla mucosa che riveste la
radice della lingua. La mucosa della faccia dorsale, questa presenta un aspetto vellutato per la presenza di
papille. Su cui si dispone l epitelio di rivestimento. Si distinguono sul dorso 4 tipi di papille:
- papille fungiformi
- papille filiformi
-papille circumvallate
- papille fogliate
PAPILLE DELLA MUCOSA DELLA LINGUA
Le papille filiformi sono sottoposte a continue sollecitazioni meccaniche durante la masticazione del cibo,
tanto che l’epitelio --è un pavimentoso composto ma in questi tratti è cheratinizzato, quindi solo in
corrispondenza delle papille filiformi c’è epitelio cheratinizzato. Svolgono 2 funzioni
1. Funzione meccanica, trattengono gli alimenti per non farli scivolare
2. Funzione tattile, sono considerate dei meccano-cettori. A livello delle papille lo stimolo viene amplificato.
Questo epitelio desquama, tanto da avere un aspetto biancastro, specialmente negli stati febbrili.
Le papille filiformi non hanno calici gustative
-Le papille fungiforme presentano un apice rigonfio , sono numerose verso l’apice della lingua, l’epitelio è
pavimentoso composto non cheratinizzato. Presentano pochi calici gustativi
-Le papille vallate sono in numero di 8/10. Sono formate da un voluminoso rilievo connettivale di forma
cilindrica, dalla cui superficie si sollevano tante altre papille che non sporgono dalla lamina propria, ma
l’epitelio si affonda attorno alla papilla, raggiunge la base della papilla, l’epitelio risale verso l’alto, ma dal
versante opposto, in questo modo attorno alla papilla si forma un solco profondo chiamato vallo; infatti
sono circondate da un solco dando il nome di circum-vallate. Queste papille sono ricche di calici gustativi.
Sul fondo del vallo si aprono i condotti escretori a secrezione seriosa, ghiandole linguali di von Ebnar.
-Papille fogliate, rilievi lamellari della lamina propria disposte parallelamente tra di loro.
FACCIA INFERIORE DELLA LINGUA
è rivestita da una mucosa liscia, sottile riccamente vascolarizzata. Al di sotto si trova una sottomucosa
costituita da connettivo lasso, riccamente vascolarizzata, tanto da permette l’assorbimento sottolinguale di
alcuni farmaci.

I CALICI GUSTATIVI
Sono dei corpuscoli che si trovano nell’epitelio, costituiti da cellule gustative, cellule di sostegno e cellule
basali, sono gli organuli del gusto; sono più numerosi nelle papille linguali. Si trovano anche nell’epitelio del
palato molle, nella faringe e nell’epiglottide.
Questi calici sono formati da cellule gustative intercalate a cellule epiteliali di sostegno. Alla base del calice,
si hanno cellule basali che servono a compensare la perdite delle cellule all’apice. All’apice presentano
molti microvilli che formano i pili gustativi.
Gli stimoli gustativi vengono percepiti da 3 nervi cranici, il nervo glossofaringeo, il nervo facciale e il nervo
vago. Alcuni calici gustativi
si possono anche trovare
a livello
dell’epiglottide e del palato molle .

La cavità orale è rivestita da una mucosa che può essere distinta in:
- MUCOSA DI RIVESTIMENTO : si trova nelle regioni sottoposte al minimo attrito (superficie interna delle
labbra e delle guance, faccia inferiore della lingua, pavimento della bocca e palato molle).
- MUCOSA MASTICATORIA: posta nelle zone sottoposte a sollecitazione meccanica come il palato duro e la
gengiva del versante vestibolare .
- MUCOSA SPECIALIZZATA: presente sul dorso della lingua, sede principale dell’organo del gusto .
DENTI

Sono organi della masticazione , sono infissi negli alveoli delle ossa mascellari e mandibolari mediante
GONFOSI, articolazioni fisse, costituite da tessuto fibroso chiamato periodonto che permette di fissare la
radice del dente al periostio . Nell’uomo si distinguono due tipi di dentizioni, decidua o da latte , 10 denti
per ogni arcata , in particolare dai due denti incisivi frontali, due laterali, due canini e 4 molare. I molari
decidui verranno poi sostituiti dai premolari della dentizione permanente. La dentizione decidua inizia al
sesto mese di vita e termina al terzo anno, mentre quella permanente inizia intorno ai 6 anni e finisce
intorno ai 17 anni con i molari del giudizio.
Per la dentizione permanente per ogni emi-arcata si hanno 8 denti :
-1 incisivo centrale
- 1 incisivo laterale
- 1 canino
-2 premolari
-3 molari
16 nell’arcata superiore e 16 nell’arcata inferiore. Ciascun dente presenta una morfologia diversa, dipende
dalle funzione che gli stessi denti svolgono. I denti incisivi per esempio, hanno un margine tagliente, mentre
i canini hanno una forma a cuneo che servono per strappare o lacerare. I premolari e i molari presentano
una corona a forma cilindrica e la superficie è formata da rilievi che servono per triturare il cibo.
I denti sono suddivisi in:
- corona : parte visibile
- radice: parte interna alla gengiva
- colletto : è il limite tra la corona e la radice.
ll dente è costituito da un insieme di tessuti:
- DENTINA: riveste la polpa del dente
-CEMENTO: riveste la dentina a livello della radice
-SMALTO : riveste la dentina della corona
Internamente il dente contiene la polpa dentaria riccamente vascolarizzata e innervata (nervo trigemino) ,
contiene macrofagi, fibroblasti, leucociti e cellule mesenchimali che sono immersi in una sostanza
fondamentale costituita prevalentemente da fibre collagene. La parte periferica è costituita da strato di
cellule chiamato strato odontoblastico, da qui si dipartono dei processi cellulari che costituiscono le fibre di
Tomes . La cavità polparia è rivestita da dentina o avorio , è un tessuto mesenchimale costituito da
odontoblasti. È costituita da componente inorganica , è mineralizzata.
La dentina ha un aspetto striato, dovuto a piccoli canalicoli, detti tubuli dentinali che si irradiano dallo
strato periferico verso l’esterno, all’interno decorrono le fibre di Tomes. La dentina è rivestita a livello della
corona dallo smalto, mentre nella radice è rivestita da un altro tessuto chiamato cemento. La dentina il
cemento e lo smalto sono tessuti duri e differiscono per la percentuale di sostanza inorganica che è
mineralizzata, le cellule che producono il cemento sono chiamate cemento citi. Le fibre del periodonto si
intrecciano con quello del cemento e si collegano alle fibre del periostio in modo da fissare la radice
all’interno dell’alveolo. Il cemento ha due funzioni:
-fissa il dente nell’alveolo
-ha una funzione protettiva: attenua le sollecitazioni meccaniche durante la masticazione del cibo.
lo smalto è il tessuto più duro del nostro corpo, tessuto di origine epiteliale ed ectoderma, prodotto dagli
ameloblasti. È costituito da 96% da materiale inorganico (calcio e fosforo che formano cristalli di
idrossiapatite).
Tutti e tre sono privi di vasi sanguigni e di terminazioni nervose.
Dentina, cemento e smalto sono privi di vasi sanguigni e innervazioni.

GHIANDOLE SALIVARI MAGGIORI

Sono extramurali, non si trovano all’interno della cavità buccale ma comunicano con essa mediante i loro
dotti escretori. Sono in numero di 3
- parotidi: la più grossa delle ghiandole salivari maggiori, si trova vicino all’orecchio. Infatti si trova
anteriormente al di sotto del padiglione auricolare d è alloggiata nella loggia parotidea, posizionata nella
regione retro mandibolare , delimitata anteriormente dal ramo della mandibola e posteriormente dal
margine anteriore del muscolo sternocleidomastoideo .
Dal margine anteriore si diparte il dotto escretore (in verde), detto dotto di Stenone, attraversa il muscolo
massetere, perfora il muscolo buccinatore e sbocca a livello del secondo molare superiore. È la più grande
e pesa intorno ai 25 gr. Si apre a livello della mucosa delle guance. È avvolta da una capsula connettivale da
cui si dipartono tanti setti connettivali che suddividono il parenchima della ghiandola in tanti lobuli.

-ghiandola sottomandibolare: dimensioni di una noce peso 7-8 gr. Si trova al di sotto del pavimento della
cavità buccale, nella fossa mandibolare nella parte posteriore del corpo della mandibola. Il dotto lungo 5 cm
, detto dotto di Wharton sbocca all’estremità della caruncola sottolinguale.
- ghiandole sottolinguali, sono due e alloggiano in una loggia della mandibola, ciascuna sottolinguale ha
una forma di mandorla e pesano 1-2 gr. Queste ghiandole a differenza delle altre non hanno un unico dotto
escretore ma diversi e di piccole dimensioni che si aprono lungo il margine della caruncola sottolinguale. I
dotti escretori delle sottolinguali sono avvolte da una capsula fibrosa da cui si diramano dei prolungamenti
che dividono in tanti piccoli lobuli. Le ghiandole salivari maggiori sono tubulo-acinose composte ..
LIQUIDO SALIVARE
composto da:
- acqua 98%
- elettroliti: sodio,potassio, cloruro, magnesio,fosforo e bicarbonato
-mucine: glicoproteine con effetto lubrificante
- enzimi : amilasi (o ptialina) e lipasi
- composti antibatterici: lisozima, lattoperossidasi, lattoferrina e IgA
È regolato dal SNA
Parasimatico, saliva più acquosa
Ortosimpatico, saliva molto densa
Anche stimoli gustativi, olfattivi, meccanici e visivi favoriscono la secrezione di saliva. Se ne produce circa 1
litro al giorno, è il riflesso del sistema nervoso autonoma perché è esso che controlla la produzione di
saliva.
Il liquido salivare:
- Lubrifica e inumidisce la mucosa buccale
- Partecipa alla formazione del bolo alimentare dando inizio alla digestione dei carboidrati
-Solubilizza le molecole chimiche che stimolano i calici gustativi
- Protegge la mucosa da infezioni batteriche
ESOFAGO IN SITU
Decorre da C6 e T10 , lungo circa 25 cm. È un tubo che segue la faringe e giunge nello stomaco.
nell’esofago si distinguono diverse parti:
- parte cervicale 4-5 cm
- parte mediastinica 16 cm
- parte diaframmatica 1-2 cm
- parte addominale 3 cm

RESTRINGIMENTI
Non ha un calibro uniforme, ma presenta restringimenti dovuti ai rapporti con gli altri organi
- cricoideo
-aortico
- bronchiale
- esofageo o diaframmatico (perché attraversa il diaframma). A questo livello presenta uno sfintere gastro-
esofageo.
Quindi l’esofago costituisce il tratto che fa passare il bolo dalla faringe allo stomaco.

Prende rapporto con diversi organi


- a livello cervicale è interposto tra la trachea e la colonna vertebrale, lateralmente è in rapporto con le
carotidi comuni e con i lobi della tiroide.
- in cavità toracica è separato dalla colonna con la fascia cervicale profonda ed entra in rapporto con l’aorta
toracica, il bronco di sinistra, la trachea e con il cuore.
- in cavità addominale entra in rapporto con il fegato
STRUTTURA
La parete è costituita da tonache perche è un organo cavo. La tonaca mucosa tende a piegarsi
longitudinalmente , consentono l’ampliamento del lume dell’esofago durante il passaggio del bolo
alimentare. Dall’interno verso l’esterno è costituito da
- tonaca mucosa: presenta un epitelio pavimentoso stratificato , al di sotto presenta una lamina propria di
connettivo denso e una muscolaris mucosae(sottile strato di muscolature liscia che si trova in tutti gli
organi dell’ apparato digerente); la lamina propria contiene molte ghiandole esofagee a secrezione mucosa
dove il muco riveste l’epitelio con funzione protettiva.
- tonaca sottomucosa: connettivo lasso , riccamente vascolarizzata, si trovano le ghiandole esofagee che
secernono muco che riveste l’epitelio
- tonaca muscolare , costituita da due strati , uno interno detto circolare in cui le cellule assumono un
andamento concentrico, e uno longitudinale in cui le cellule assumono un andamento longitudinale. La
muscolatura nel tratto cervicale è striata, poi striata-liscia e inseguito liscia.
- tonaca avventizia, che forma uno strato fibroso.

Sfintere gastro-esofageo è formato da un anello muscolare di forma circolare, i cui muscoli sono dati dai
muscoli del diaframma e dell’esofago stesso. Questo sfintere evita che il chimo gastrico fluisca nell’esofago,
in quanto è una sostanza molto acida che attaccherebbe la tonaca dell’esofago.

STOMACO
Lo stomaco è una dilatazione del canale alimentare a forma di sacco. Questa dilatazione si trova al di sotto
del diaframma ed occupa parte dell’ipocondrio di sinistra e la regione epigastrica. La posizione e la forma
dello stomaco dipendono dalla posizione dell’individuo, dalla sua contrazione, ad esempio le persone molto
magre e alte hanno l’asse orientato verticalmente a differenza delle persone basse e in sovrappeso;
dipende dal grado di riempimento dello stomaco. La sua capacità media è di 1200-1500 mL .
Lo stomaco prende rapporti con vari organi tra cui il fegato a destra, anteriormente con l’arcata costale,
lateralmente con la milza, inferiormente con il colon trasverso, posteriormente con il pancreas, rene e la
ghiandola surrenale di sinistra. Nello stomaco si distinguono 2 margini, 2 orifizi e 2 facce.
- L’orifizio superiore è il CARDIALE, che mette in comunicazione stomaco ed esofago. La regione sottostante
è il CARDIAS perché per mezzo del diaframma prende rapporto con il cuore.
- L’orifizio inferiore è chiamato PILORICO permette la comunicazione con l’intestino tenue. Questo orifizio
lungo la superficie esterna è delimitato da un solco anulare ed è aperto periodicamente permettendo il
passaggio del chimo gastrico. È un anello muscolare formato dalla muscolatura circolare dello stomaco e
del tenue.
- Il margine destro è concavo ed è detto PICCOLA CURVATURA che si estende tra i due orifizi ed è rivolto
verso il fegato.,
-L’altro margine è convesso ed è molto più grande, è detto GRANDE CURVATURA dello stomaco che inizia
dall’incisura cardiale (tra margine sinistro dell’esofago e margine destro dello stomaco che formano un
angolo acuto) e termina all’orifizio pilorico.
È un organo intraperitoneale rivestito da peritoneo su entrambe la facce (solo una piccola parte posteriore
ne è priva).
Le lamine peritoneali nella piccola curvature si sovrappongono e si fondono e formano un legamento, il
gastro-epatico che unisce la piccola curvatura dello stomaco con l’ilo del fegato e insieme al legamento
epato-duodenale (che va’ dall’ilo del fegato con la prima porzione del duodeno) formano il piccolo
omento(contiene la vena porta , l’arteria epatica e il dotto biliare comune)
A sinistra invece lo stomaco è unito con la milza con il legamento gastro-splenico o gastro-lienale. Al di
sotto di questo legamento c’è il legamento gastro-colico, dato dalle due lamine che rivestono lo stomaco,
che si uniscono alla grande curvatura e si connettono al colon trasverso formando la radice del grande
omento.
Piccolo e grande omento sono riccamente vascolarizzati.
Nello stomaco si distinguono altre regioni, il fondo dello stomaco, il corpo e la parte pilorica.
- Il FONDO dello stomaco è la porzione più alta , al di sopra del cardias e a forma di cupola, a diretto
contatto col diaframma. La porzione posteriore non è rivestita dal peritoneo.
-Il CORPO è la porzione più ampia e forma il serbatoio dello stomaco che accoglie il bolo alimentare. La
parte più bassa è la
-PARTE PILORICA formata da una porzione antro-pilorica vicino al corpo e una regione più ristretta detta
canale pilorico. È la porzione che si riempie prima durante il pasto.
Internamente lo stomaco ha delle pieghe abbondanti nel corpo e nella zona pilorica; sono pieghe della
mucosa visibili solo a stomaco vuoto.
La superficie interna della tonaca mucosa presenta un aspetto a nido d’ape con diverse fossette gastriche
irregolari poligonali. Creste gastriche delimitano le areole gastriche , fanno apparire la superficie dello
stomaco a forma di nido d’ape . Alla base delle fossette gastriche sboccano i dotti escretori delle ghiandole
gastriche, infatti la lamina propria della mucosa è ricca di queste ghiandole che sono tubulari semplici.
L’epitelio dello stomaco è cilindrico semplice rivestito da muco protettivo poiché l’ambiente è molto acido.
Al di sotto della tonaca mucosa si trova la sottomucosa riccamente vascolarizzata. Invece la muscolatura
dello stomaco è formata da 3 strati:
- interno obliquo
- intermedio circolare
- esterno longitudinale
La contrazione determina il mescolamento del bolo e le onde peristaltiche fanno avanzare il bolo verso
l’orifizio pilorico.
la tonaca muscolare, internamente presenta lo strato obliquo che non avvolge tutta la parete dello
stomaco.
La lamina propria della mucosa ospita numerose ghiandole che differiscono nelle diverse regioni:
- GHIANDOLE CARDIALI a secrezione mucosa neutra
- GHIANDOLE GASTRICHE propriamente dette si trovano nel fondo e corpo
- GHIANDOLE PILORICHE a secrezione mucosa neutra

GHIANDOLE GASTRICHE PROPRIAMENTE DETTE


La parete è ricchissima di ghiandole. Quelle del cardias sono soprattutto mucose.
Possiamo trovare diverse ghiandole collocate all’interno delle fossette gastriche :
- cellule parietali o delomorfe, di forma ovale, si caratterizzano perché presentano invaginazioni nella zona
apicale formando canalicoli che secernono idrogenioni (H+) e cloro che fuoriesce secondo gradiente
elettrolitico e si forma HCl. Inoltre queste cellule producono il fattore intrinseco che determina
l’assorbimento della vitamina B12, utile per la produzione dei globuli rossi
- cellule principali o adelomorfe, intercalate nelle parietali, hanno un citoplasma ricco di granuli in cui si
accumulano tutti i secreti e sintetizzano il pepsinogeno, precursore della pepsina, e la rennina un enzima
della mucosa gastrica necessario per la digestione della caseina, principale proteina del latte, la sua
concentrazione diminuisce con l’età mentre è particolarmente riscontrabile nel bambino fino ai 5 anni.
- cellule entero-endocrine secernono la serotonina e la gastrina per la produzione del succo gastrico
DIGESTIONE GASTRICA
Succo gastrico composto da :
HCl + enzimi : rende l’ambiente dello stomaco molto acido (1-2 pH) per attivare :
- l’azione della pepsina che inizia la digestione delle proteine
- e una barriera contro i microrganismi patogeni
A questo punto il bolo si trasforma in una massa semiliquida detta chimo, che passa dopo 2-3 ore
nell’intestino tenue (duodeno) attraverso il piloro. Nell’intestino si completa la digestione con due
importanti fasi : la digestione enterica e l’assorbimento.
DIGESTIONE ENTERICA – INTESTINO
INTESTINO TENUE
È la parte del canale alimentare che va dallo stomaco all’intestino crasso. Costituisce il tratto più lungo e più
tortuoso, inizia dallo sfintere pilorico e termina nella valvola ileocecale. Ha una lunghezza di circa 7 m , con
variazioni individuali, il diametro decresce dall’origine fino alla parte terminale. Il primo tratto del tenue ha
un calibro di 47mm e la parte finale si riduce gradualmente fino a 27 mm. Durante il suo percorso compie
una serie di anse e flessioni, che si estendono dall’epigastrio alla fossa iliaca destra, quindi occupa gran
parte della cavità addominale, mentre l’ultima parte dell’intestino sfocia nella pelvi. Nell’intestino si
distinguono 2 parti :
1. Duodeno, scarsamente mobile
2.Intestinio mesenteriale, la parte mobile, a sua vola comprende due porzioni, i 2/5 prossimali sono
rappresentati dal digiuno, mentre i 3/5 distali dall’ileo.

1.DUODENO
Lungo 30 cm e calibro 47 mm. Secondo la misura di lunghezza inglese è lungo 12 pollici , dando il nome di
“duodeno”. Inizia a livello dell’orifizio pilorico ( 1° vertebra lombare) e termina a sinistra a livello della
2°vertebra lombare, qui curva anteriormente e questa piega è chiamata flessura duodeno-digiunale, dopo
di questa il duodeno continua con l’intestino mesenteriale.
È un organo retro peritoneale, è rivestito dal foglietto parietale del peritoneo e non da quello viscerale, ma
solo la 1° porzione è ricoperta dal peritoneo viscerale ed è detta bulbo duodenale.
Legamento epato-duodenale, costituiscono il piccolo omento.
Il duodeno si differenzia dal mesenteriale, sia per il calibro che per la mobilità e anche per alcune
caratteristiche strutturali. Il duodeno riceve 2 dotti escretori. Quello che proviene dal fegato, dotto
coledoco, attraverso cui giunge la bile, e uno da parte del pancreas il dotto principale del pancreas
attraverso cui passa il succo pancreatico ricco di enzimi litici e ioni bicarbonato, un succo alcalino.
Il duodeno ha la forma di un anello incompleto, aperto in alto a sinistra e con la sua concavità abbraccia la
testa del pancreas. Nel duodeno in base alla diversa direzione delle varie porzione, si distinguono 4 parti:
• parte superiore: è breve e mobile, corrisponde al bulbo duodenale o ampolla , si estende dallo sfintere
pilorico fino al collo della cistifellea , qui il duodeno piega verso il basso, questa piega è detta flessura
duodenale superiore subito dopo si ha la porzione discendente;
• parte discendente: inizia dalla cistifellea, costeggia il lato destro della colonna vertebrale e raggiunge il
corpo della 3L. Giunta al polo inferiore del rene di destra si piega nuovamente verso sinistra e qui si crea la
flessura duodenale inferiore, da qui il duodeno passa alla porzione orizzontale;
• parte orizzontale: incrocia posteriormente la vena cava inferiore e l’aorta addominale. Successivamente
fa un’ulteriore piega, verso l’alto e a sinistra e continua con la parte ascendente;
• parte ascendente: risale a destra della colonna vertebrale e dell’aorta ,e giunta al di sotto del corpo del
pancreas (a livello della 3 vertebra lombare)si piega in avanti , formando la fessura duodeno-digiunale, da
qui continua con l’intestino mesenteriale.
Quindi il percorso del duodeno si svolge nelle prime tre vertebre lombari .

La parte superiore del duodeno è coperta dal fegato, quindi entra in rapporto con il fegato e la cistifellea,
inferiormente con la testa del pancreas e posteriormente con il dotto coledoco , con la vena porta e
l’arteria epatica. La parte discendente anteriormente dall’alto verso il basso, prende rapporto con la
cistifellea, il colon trasverso, con alcune anse del mesenteriale. Posteriormente con il margine mediale del
rene di destra e con il tratto iniziale dell’uretere. Lateralmente con il fegato e medialmente con la testa del
pancreas. La parte orizzontale prende in rapporti con la testa del pancreas.
La parte ascendente in basso e anteriormente è in rapporto con le anse del mesenteriale e con il colon
trasverso , posteriormente con l’uretere di sinistra e con il margine mediale del rene di sinistra.

SUPERFICIE INTERNA DEL DUODENO


La prima parte del duodeno presenta una parte liscia, nella restante parte è formato da pieghe circolari
trasversali che tendono ad anastomizzarsi tra di loro e sono dette pieghe circolari o valvole conniventi.
Queste pieghe si trovano anche all’interno del mesenteriale, sono pieghe permanenti (sia quando
l’intestino è pieno e sia quando è vuoto) a differenza dello stomaco (che sono presenti solo quando lo
stomaco è vuoto). Lungo la superficie interna mediale vi sono due piccole papille pieghe longitudinali, rilievi
allungati della mucosa che si estendono verticalmente per circa 2 cm , la papilla duodenale minore di
Santorini, che riceve un dotto accessorio del pancreas detto dotto di Santorini, che trasporta il succo
pancreatico ricco di acqua e ioni bicarbonato; e nella porzione terminale si trova la papilla maggiore del
Vater, un rilievo conico della mucosa qui il duodeno riceve 2 dotti escretori, il dotto coledoco che trasporta
la bile nel duodeno, e riceve anche il dotto principale del pancreas , chiamato dotto del Wirsung, che
contiene molti enzimi digestivi.

2.MESENTERIALE
Costituisce la porzione più lunga , si estende dal duodeno al crasso. Termina in corrispondenza della fossa
iliaca di destra dove sbocca nel crasso per mezzo di un orifizio che presenta una valvola, chiamata valvola
ileocecale. Si trova a livello dell’articolazione sacroiliaca di destra, ha una lunghezza di 7 m. ha un diametro
più ampio all’inizio 47mm, e poi si riduce 27 mm. Comprende 2 porzioni:
- digiuno , chiamato così perché nel cadavere è sempre vuoto, rappresenta i 2/5 prossimali
-ileo, rappresenta i 3/5 distali.
Non c’è un limite anatomico tra le due porzioni, il calibro però è più ampio nel digiuno.
Chiamato mesenteriale, perché è avvolto dalla piega peritoneale chiamata mesentere. Tutte le pieghe che
si vengono a formare sono data dal mesentere, che forma una specie di ventaglio fissandolo alla parete
addominale. Possiede una grande mobilità e le anse nell’insieme costituiscono la matassa intestinale, che è
avvolta subito al di sotto del colon trasverso.

RAPPORTI
-anteriormente è coperto dal grande omento
-lateralmente con le diverse porzioni del colon
-superiormente il colon trasverso e il mesocolon separano le anse del tenue del fegato, stomaco e milza che
si trovano nella regione sovramesenconica.
con diversi muscoli, tra cui il muscolo grande psoas.
Presenta diverse tonaca …
Le valvole conniventi sono sporgenze permanenti della tonaca mucosa, la sottomucosa si solleva verso
l’interno del lume intestinale sollevandosi solleva anche la mucosa sottomuscolare. La parete del duodeno
e del digiuno presentano una parete più spessa , proprio per le pieghe circolari, che servono ad aumentare
la superficie di assorbimento dell’intestino. In quanto nell’intestino si ha l’assorbimento delle sostanze
ingerite, la buona parte viene assorbita dal duodeno e dal digiuno, nel’ileo l’assorbimento si riduce.
La sottomucosa si solleva verso l’alto , sollevando anche la sovrastante tonaca mucosa, che a sua volta si
estroflette verso il lume intestinale, andando a formare i villi intestinali.
A loro volta le cellule che costituiscono i villi presentano delle estroflessioni citoplasmatiche, chiamati
microvilli , il tutto nell’insieme aumenta notevolmente la superficie di assorbimento che è di circa 400m2.

ORGANIZZAZIONE DELLA PARETE DELL’INTESTINO TENUE


I tre segmenti hanno una parete formata da 4 tonache. Nel tenue si completa la digestione , che inizia a
livello dello stomaco e ha luogo anche l’assorbimento. È determinata da enzimi e altre sostanze secrete sia
dalla mucosa del duodeno, e sia ad opera degli enzimi pancreatici e dalla bile. Nella tonaca mucosa sono
presenti ghiandole intestinali, tubulari semplici e si aprono alla base del villo intestinale, queste ghiandole
sono dette cripte di Galeazzi – Lieberkhun . Anche la sottomucosa presenta delle ghiandole , dei noduli
linfatici , a volte sono sparsi, nell’ileo formano degli aggregati , detti placche del Peyer (aggregati di noduli
linfatici). Questo tessuto linfoide e associato alle mucose e viene siglato con il termine di MALT. Nella
sottomucosa del duodeno ci sono le ghiandole di Brunner, secernono un secreto mucoso che serve per
ricoprire la superficie dell’epitelio della mucosa e proteggere l’intestino dal chimo gastrico che è piuttosto
acido.
La tonaca mucosa è costituita da epitelio cilindrico semplice . La lamina propria è costituita da connettivo
lasso e poi si ha la muscolaris mucosae , nell’insieme costituiscono la tonaca mucosa .
La sottomucosa è riccamente vascolarizzata e provvista di ghiandole , è costituita da connettivo lasso
La tonaca muscolare è formata da uno strato circolare che apre e chiude il lume del’intestino, garantendo
dei movimenti peristaltici che servono per frammentante meccanicamente gli alimenti, e la muscolature
longitudinale in cui le cellule si dispongono parallelamente al lume intestinale, nell’insieme formano dei
movimenti peristaltici che servono per far proseguire i frammenti di cibo nell’intestino. La tonaca
muscolare rappresenta dal mesentere.

• Enterociti e cellule caliciformi mucipare


-Gli enterociti sono cellule di forma cilindrica e la loro superficie apicale presenta microvilli , nell’insieme
costituiscono un orletto a spazzola.
-Le calciformi mucipare secernono un muco che serve per proteggere gli enterociti.
La parete delle ghiandole intestinali , ovvero l’adenomero, presenta, oltre agli enterociti e alle cellule
calciformi mucipare, anche altri tipi di cellule:
- cellule staminali, le più numerose e occupano una porzione intermedia, molto importanti perché
proliferano , si dividono e sostituiscono gli eterociti che degenerano, in quanto a livello del duodeno
quando arriva il chimo gastrico, gli enzimi pancratici non si attivi e aumenta il pH del chimo, questo
aumento del pH è determinato sia dalla bile che dagli ioni bicarbonato che derivano dal pancreas (che però
è sempre acido 5-6),
- cellule di Paneth , secernano delle sostanze antibatteriche come il lisozima, e alcuni polipeptidi ad azione
antibiotica, chiamati defensine. Servono a bloccare eventuali patogeni che arrivano dal cibo e disturbare
quindi la normale flora batterica.
- cellule entero-endocrine: producono ormoni, quali la secretina e l’ormone
colecistochinina/pancreozimina (un solo ormone, perché agisce sia a livello del pancreas , stimolando a
secernere enzimi e sia a livello della cistifellea per far riversare la bile nel duodeno).
Per quanto riguarda l’asse del villo presenta ramificazioni terminali di arterie e vene , arteria mesenterica
superiore, inferiore . L’asse del villo presenta un vaso linfatico, chiamato vaso chilifero (detto così perché
contiene i chilomicroni che sono delle lipoproteine che raccolgono trigliceridi e colesterolo introdotti con
l’alimentazione) che inizia dal villo e prosegue con i collettori linfatici formando una rete alla base del villo.
Questi costituiscono la via per l’assorbimento dei lipidi.
La linfa assume un colore lattescente , i lipidi vengono assorbiti dai vasi linfatici mentre tutte le altre
sostanze vengono assorbite dai vasi sanguigni (proteine, carboidrati, vitamine ecc).

INTESTINO CRASSO
Inizia a livello della fossa iliaca destra e termina aprendosi con l’orifizio anale, in particolare inizia dalla
valvola ileocecale e termina con il retto e ha una lunghezza di 1,8 m. La parte iniziale prende il nome di
intestino cieco (intestino a fondo cieco), segue il colon diviso in ascendente , trasverso e discendente che in
basso diventa colon sigmoideo a diametro maggiore.
Il colon ascendente si piega e forma una flessura, chiamata flessura epatica e continua come colon
trasverso, che raggiunto il polo inferiore della milza, ripiega verso il basso, formando una altra flessura,
chiamata flessura splenica del colon, e continua in basso come colon discendente, qui prende il nome di
colon sigmoideo o colon ileo pelvico o sigma. Si sposta verso il piano longitudinale del corpo e giunto a
livello della 3° vertebra sacrale, prosegue con il retto, decorre lungo tutto il sacro con lunghezza di 15 cm
aprendosi nell’orifizio anale.
Il crasso differisce dal tenue, per il calibro, per la lunghezza, per i mezzi di fissità, per le funzioni. Il crasso è
più grosso, più breve e più fisso del tenue. Il calibro del crasso varia la sua lunghezza, all’inizio la
circonferenza del calibro è 28cm all’origine, poi si riduce a 14 cm a livello del colon discendente e aumenta
a 17-19 cm nel colon ileo pelvico e primo tratto del retto.
Presenta una serie di sporgenze esterne, chiamate gibbosità, separate da solchi trasversali. Formano delle
tasche, ampie invaginazioni, chiamate tasche o haustra. I solchi trasversali esterni corrispondono alle
pieghe semilunari esterne. La superficie esterna presenta tre lamine nastriformi che hanno un percorso
longitudinale, sono date da fasci di muscolatura liscia, chiamate tenie. Le tenie sono in numero di 3 ad
eccezione del colon ileo pelvico dove si riducono a 2.
1. TENIA LIBERA, si trova nella porzione anteriore: si trova anteriormente al cieco, colon ascendente e colon
discendente, nel trasverso la tenia libera si trova inferiormente.
2. TENIA MESOCOLICA , si trova in posizione postero mediale, ovvero si trova medialmente lungo il colon
acendente e discendente, mentre a livello del colon trasverso si trova in posizione posteriore
3. TENIA OMENTALE si trova in posizione posteriore nel colon ascendente e discendente, mentre a livello
del colon trasverso assume una posizione antero-posteriore.
Lungo i margini di queste pieghe si trovano delle frange peritoneali ricche di tessute adiposo, chiamate
appendici epiploiche.
Le tenie sono più corte della lunghezza dell’intestino crasso, per questo si creano le gibbosità.

INTESTINO CIECO
La prima porzione dell’intestino è il cieco , lungo 6 cm e con diametro di 7 cm. Nella parte superiore si ha lo
sbocco dell’intestino tenue, in corrispondenza di questo sbocco è presente la valvola ileocecale.
Questa valvola è costituita da due spesse pieghe, labbro superiore e labbro inferiore che sporgono
all’interno dell’intestino cieco. Il margine libero del labbro superiore e inferiore delimitano una fessura
orizzontale, che costituisce l’orifizio ileocecale. Questa valvola permette che il materiale passa nel crasso e
impedisce il reflusso all’interno dell’ileo. La tenuta di questa valvola non è perfetta, nel bambino è
insufficiente. Il cieco è completamente avvolto dal peritoneo viscerale e non ha nessun contatto con il
peritoneo parietale. A 2 cm da questa valvola c’è un altro orifizio, dell’appendice vermiforme, che è avvolta
da peritoneo detto mesenteriolo o mesoappendice. Questa appendice ha la stessa struttura del colon ma
nella sottomucosa è ricca di noduli linfatici. Quando questa si infiamma si ha l’ostruzione dell’orifizio con
forti dolori e ingrossamento dell’appendice perché vi rimangono i secreti. L ’appendice è un condotto
cilindrico lungo 5-6 cm e diametro massimo 8 cm.

COMPORTAMENTO DEL PERITONEO


Il colon ascendente e discendente sono retro peritoneale, sono avvolti dal foglietto parietale del peritoneo,
nella parte posteriore. Il colon trasverso invece è compreso tra la flessura epatica e la flessura splenica è
completamente avvolta dal peritoneo viscerale, è la porzione intraperitoneale.
Il colon trasverso è avvolto dal mesocolon trasverso che unisce il colon trasverso alla parete posteriore
dell’addome e divide la cavità peritoneale in una regione sovramesocolica e una regione sottomesocolica ,
in quest’ultima si trovano le anse dell’intestino tenue .
Il colon trasverso è connesso al diaframma mediante due legamenti peritoneali:
-legamento freno colico di destro
- legamento freno colico di sinistra
Collegano il colon al diaframma.
Il colon ileo pelvico o sigmoideo è rivestito dal peritoneo viscerale e prende il nome di mesocolon
sigmoideo.
Le varie porzioni del colon entrano in rapporto posteriormente con i muscoli della parete posteriore
dell’addome, medialmente con le anse del tenue; il colon ascendente e discendente nella parte posteriore
entrano in rapporto a destra con la faccia viscerale del fegato e a sinistra con la milza, e il colon trasverso
entra in rapporto con il margine laterale del rene di destra e di sinistra .

CONFIGURAZIONE INTERNA
La parete del colon è costituita da 4 tonache:
- tonaca mucosa: presenta una superficie molto liscia in quanto nel crasso non ci sono i villi intestinali,
l’epitelio è cilindrico semplice, le cellule sono gli enterociti, tra i quali si trovano intercalate le cellule
calciforme mucipare ,gli enterociti presentano i microvilli, ma sono più corti e radi del tenue, perché la
digestione avviene nel tenue, nel crasso avviene l’assorbimento solo di acqua e vitamine, quindi non è
necessaria la presenza dei villi. La lamina propria presenta ghiandole tubulari semplici. La parete di queste
ghiandole è costituita prevalentemente da calciformi mucipare, cellule di Paneth, cellule endocrine
argentaffini . Nella lamina propria si trovano anche dei noduli linfatici che sono solitari, non formano
aggregati . possono estendersi anche nella sottomucosa.
Poi è presente la muscolaris mucosae , formata da uno strato interno circolare e uno esterno longitudinale
-tonaca sottomucosa: presenta caratteri analoghi a quelli del tenue, contiene il plesso nervoso
sottomucoso (di Meissner)
-tonaca muscolare: costituita da connettivo lasso , riccamente vascolarizzata, possiede uno strato interno
circolare e uno esterno longitudinale, la differenza è che nel crasso lo strato longitudinale non si dispone a
formare una lamina continua ma si raggruppa andando a costituire le tenie
-tonaca avventizia o sierosa : la sierosa non è completa in tutte le parti del crasso; nelle parti della parete
intestinale sprovviste di rivestimento peritoneale essa è sostituita da una tonaca avventizia.
Nel crasso si svolgono il processo di assorbimento di acqua e di vitamine e la formazione delle feci.
La flora batterica, formato soprattutto da lacto-bacilli, è importante per combattere eventuali batteri
patogeni e decompone la bilirubina , prodotta a livello del fegato e nell’intestino viene trasformato in
stercobilina eliminata con le feci. I batteri intervengono nel metabolismo degli acidi biliari.

INTESTINO RETTO
Fa seguito al colon, inizia a livello della 3 vertebra sacrale e termina con l’orifizio anale è lungo circa 15 cm.
Nel retto si distinguono 2 porzioni:
- parte pelvica, detta ampolla rettale, più dilata
- parte perineale, detto canale anale, più ristretta
Il limite tra questi è determinato dal muscolo elevatore dell’ano .
Il retto nel discendere lungo il sacro e coccige forma una curva sagittale a concavità anteriore, detta curva
sacrale. All’altezza dell’apice della prostata nel maschio e della parte media della vagine nella femmina, il
retto muta e presenta una convessità anteriore detta curva perineale. L’ultima parte del retto si dirige in
basso e in dietro e si apra con l’orifizio anale.
La prima parte , la parte pelvica è rivestita dal foglietto parietale del peritoneo.
Il peritoneo dopo aver rivestito la parte superiore del retto si riflette e si porta sull’utero (pelvi femminile) e
sulla vescica. Tra il retto e l’utero le riflessioni del peritoneo formano il cavo retto uterino. Nel maschio
invece anteriormente al retto si ha la vescica, si forma quindi il cavo retto vescicolare. Posteriormente il
retto è separato con tessuto adiposo che lo protegge.
-Quindi nell’uomo la parte peritoneale è in rapporto anteriormente con le anse intestinali e corrisponde al
cavo retto vescicale. La parte sottoperitoneale è in rapporto con il trigono vescicale, con la prostata, con i
dotti deferenti e le vescichette seminali.
-Nella donna invece la parete anteriore della parte peritoneale del retto volge verso il cavo retto uterino
dove sono accolte alcune anse del tenue. La parte sottoperitoneale è in rapporto con la parete posteriore
della vagina, dalla quale è separata ad opera del setto retto-vaginale.

La superficie esterna presenta dei solchi trasversali, profondi che nella porzione interna costituiscono delle
pieghe, simile a quelle del tenue, sono dette pieghe rettali, sono 2 a sinistra e 1 a destra. Contribuiscono a
formare la tonaca mucosa, la sottomucosa e la tonaca muscolare. Questi tre strati di tonache vanno a
costituire queste pieghe.
La superficie interna in uno stato di vacuità presenta numerosi pieghe longitudinali che si disperdono man
mano che l’organo si estende, nella parte finale della ampolla rettale la superficie interna forma delle
pieghe dette colonne anali. Le colonne anali si trovano nella parte terminale dell’ampolla rettale , sono
pieghe longitudinali sono perenni e in numero da 5 a 10. Tra la base delle colonne anali sono tese delle
pieghe trasversali, che prendono il nome di valvole semilunari anali. Tra queste valvole e le pareti dell’ano
si formano delle piccole cavità , chiamati seni rettali, al livello di questi seni sboccano le ghiandole renali. Al
di sotto delle colonne anali, si trova una zona increspata, detta anello emorroidale. L’orifizio anale quindi si
trova nel peritoneo posteriore. L ‘anello emorroidale è costituito da epitelio pavimentoso stratificato. A
livello di questa zona la cute è molto ricca di ghiandole sudoripare, chiamate circum-anali. L’ampolla rettale
presenta la stessa struttura del colon, invece al livello del canale anale la mucosa è costituita da epitelio
pavimentoso stratificato che a livello dell’orifizio emorroidale diventa cheratinizzato. La sottomucosa è
costituita da connettivo lasso, le vene si anastomizzano tra di loro e formano il plesso emorroidale.
le vene possono dilatarsi e quando si dilatano molto producono le emorroidi, dovute al plesso interno e a
quello esterno.
La tonaca muscolare è rappresentata da due muscoli :
-Muscolo sfintere liscio dell’ano
-Muscolo sfintere esterno dell’ano costituito da muscolatura striata
A livello dell’anello emorroidale si trovano 3 strati della muscolatura liscia

FEGATO
È il più grande organo pieno dell’organismo umano, è la più grossa ghiandola extramurale esocrina annessa
al canale alimentare, è situato nella cavità addominale, occupa l’ipocondrio di destra, parte di quello di
sinistra e parte dell’epigastrio.
Posteriormente al fegato si trovano i corpi delle ultime vertebre toraciche. Ha una forma di cuneo con una
superficie molto resistente, elastica, lucente , ma facilmente lacerabile.
Presenta un coloro rosso brunastro per la notevole presenza di sangue, è facilmente perforabile, infetti
nello sviluppo gli organi vicini lasciano sul fegato la loro impronta. Nel cadavere ha un peso medio nel
maschio di 1500 gr nella femmina di 1400 gr, nel vivente bisogna aggiungere il peso del sangue che circola
nel fegato che va dai 400 agli 800 gr.

FUNZIONI DEL FEGATO


Ha numerose funzione:
- sintesi e secrezione della bile, che serve per l’emulsione dei grassi
- responsabile detossificazione del sangue da cataboliti endogeni (ammoniaca) ed esogeni (farmaci e
tossine)
- interviene nel metabolismo glucidico, litico e proteico dell’organismo;
- aiuta a contenere i livelli di glucosio nel sangue (glicogenesi e glicogeno lisi) , funge da deposito, accumula
ferro (ferritina), rame e vitamine (A,B12,D,E)
- sintetizza proteine: albumina, fattori della coagulazione , fibrinogeno, globulina
- empopoiesi (feto)
-eritrocateresi
Il fegato è intraperitoneale, sono una piccola porzione posteriore non è rivestita . si distinguono due facce:
1. diaframmatica o antero-superiore, comprende la porzione anteriore e una posteriore;
2. viscerale o postero inferiore, è in rapporto con diversi organi
Presenta due margini:
- margine antero-inferiore o libero o acuto
- margine posteriore, in alto è arrotondato , chiamato ottuso, è considerato una faccia , la faccia posteriore.

1. DIAFRAMMATICA , liscia e convessa , presenta un lungo solco sagittale, che si estende dal margine libero
fino alla faccia posteriore , questo solco divide la faccia diaframmatica in due lobi. A livello del solco decorre
il legamento falciforme del fegato che nasce dai foglietti viscerali che rivestono la parte anteriore dei due
lobi e si uniscono mediamente collegando il fegato alla parete anteriore dell’addome. È convessa e in
rapporto con il diaframma, con la vena cava inferiore, con l’aorta e con l’ esofago. Questa lamina è
parzialmente rivestita da peritoneo, superiormente si riflette formando il legamento coronario superiore e
quello inferiore che si fissa, quest’ultimo , alla superficie inferiore del diaframma. La parte posteriore della
faccia diaframmatica è poco estesa ed è nuda, libera dal peritoneo. Lateralmente i due foglietti coronari
formano i legamenti triangolari sinistro e destro.
2. VISCERALE, concava presenta tre solchi , due sagittali e uno trasversale
Il trasverso corrisponde all’ilo epatico. Invece i due sagittali suddividono la faccia viscerale in tre zone:
- lobo destro
- lobo sinistro
-zona media
Il solco trasverso divide la zona media in una parte anteriore, definito lobo quadrato, e una parte
posteriore, corrisponde al lobo caudato. Il solco sagittale destro presenta anteriormente una fossa, la fossa
cistifellea, che accoglie la cistifellea, mentre nella parte superiore è presente un altro solco che accoglie la
vena cava superiore. Il solco sagittale sinistro è diviso in una parte anteriore che contiene il legamento
rotondo del fegato (residuo della vena ombelicale), la parte posteriore è occupata,nel feto, dal legamento
venoso (residuo del legamento di Aranzio del feto , nella circolazione fetale).
Sulla faccia viscerale del lobo destro si possono osservare diverse impronte dovute a rapporti con organi
contigui. Queste sono :
- Anteriormente presenta l’impronta colica , data dalla flessura colica destra
-sopra si trova l’impronta renale del rene di destra e l’impronta surrenale destra posta invece
posteriormente , fra queste si trova l’impronta duodenale che contrae rapporto con la parte discendente
del duodeno, poi l’impronta esofagea, e l’impronta gastrica dovuta al rapporto con la piccola curvatura
dello stomaco.

MEZZI DI FISSITÀ
Il fegato è unito al diaframma da due mezzi di fissità:
1. Vena cava inferiore , che aderisce da un lato all’orifizio diaframmatico e dall’altro al solco sagittale di
destra
2. Tessuto connettivo lasso che interpone tra il diaframma e l’area nuda del fegato
Il fegato risulta essere unito agli organi vicini tramite legamenti peritoneali:
Altri mezzi di fissità : - legamento falciforme: collega il fegato alla parete anteriore dell’addome e al
diaframma
- legamento rotondo collega il fegato alla cicatrice ombelicale
- legamento coronario collega il fegato al diaframma
- piccolo omento collega il fegato allo stomaco e al duodeno

Il fegato è rivestito dal peritoneo e avvolto da una capsula connettivale fibrosa detta di Glisson che a livello
dell’ilo si ispessisce e penetra nel parenchima. Qui emette dei setti connettivali che delimitano delle aree
poligonali, detti lobuli epatici. Nel fegato non c’è alcuna corrispondenza tra lobi e lobuli, non c’è questa
distinzione. I lobuli epatici presentano una forma prismatica , a piramidi poligonali. Questi setti oltre a
delimitare i lobuli costituiscono anche una via per i vasi sanguigni e i nervi. Nel fegato di maiale i lobuli sono
molto visibili, mentre nell’uomo non sono sempre visibili.
Le zone in cui 3 o più lobuli si addensano ed entrano in contatto fra di loro, formano degli spazi chiamati
portali e all’interno di questi spazi decorrono le ramificazioni della vena porta, della vena epatica e i dotti
biliari. Questi tre vasi formano la triade portale. Il 75 % del sangue giunge nel fegato grazie alla vena porta,
la restante parte giunge per mezzo della arteria epatica.
Ciascun lobulo presenta all’interno una vena detta vena centro lobulare .
Dagli spazi portali le ramificazioni si proiettano nei lobuli fino a costituire capillari sinusoidali e quindi qui si
ha sangue misto perché vi giungono ramificazioni dell’arteria epatica e vena porta che si anastomizzano (il
sangue della vena porta è ricco di metaboliti, mentre il sangue dell’arteria epatica è ricco di ossigeno).
Questi confluiscono nella vena centro lobulare.
Si può dire che nel fegato è presente una RETE MIRABILE VENOSA : interposta tra la vena porta (afferente)
e vene epatiche (efferenti). Essa collega i vasi terminali interlobulari alla vena centro lobulare.
Nello spazio perisinusoidale è presente una piccola area tra i sinusoidi e gli epatociti del fegato, chiamata
spazio di Disse, in cui si trovano le cellule di Ito.
L’80% del parenchima del fegato è costituito da epatociti.
• L’epatocita ha forma poliedrica che presenta diverse facce, alcune rivolte verso i capillari sinusoidali,
chiamata polo vascolare; altre facce sono in contatto con altri epatociti e sono dette polo biliare, perché
queste presentano delle piccole docciature che insieme alle docciature dell’altro epatocita formano un
canale detto canalicolo biliare. La restante parte di superficie di queste facce è connessa con giunzioni
occludenti che fanno sì che la bile scorra obbligatoriamente nel canalicolo biliare e non si mescoli con il
plasma, che fuoriesce nello spazio di Disse. In altre porzioni sono presenti anche GAP e desmosomi. Le
facce polivascolari presentano una superficie ampia e con microvilli dove si ha l’assorbimento e la
secrezione. Il grado di attività degli epatociti dipende dalla posizione, in periferia l’attività sarà superiore
degli epatociti in posizione centrale del lobulo, perché l’ossigeno è maggiore in periferia. Quelli centrali
accumulano glicogeno con meno dispendio energetico.
• cellule di Kuppfer si trovano nel lume dei capillari sinusoidali, sono macrofagi, fagocitano eritrociti
invecchiati, e cellule patogene
• cellule perisinusoidali (di Ito ) o lipociti :
- citoplasma ricco di lipidi e vitamina A, secernono componenti della matrice quali fibre collagene e
proteoglicani, e hanno la funzione di accumulare vitamina A.
- partecipano alla produzione della trama reticolare che sostiene la parete dei sinusoidi
- sono coinvolte nei processi fibrotici, come la cirrosi epatica, cioè secernano fattori di crescita che
possono far rigenerare una parte di fegato malata.

VIE BILIARI INTRAEPATICHE


- i canalicoli biliari all’interno del parenchima confluiscono in canali maggiori:
- i canali di Hering periportali, che a loro volta confluiscono nei :
- dotti biliari portali e nei :
- dotti interlobulari, che a loro volta passano verso l’ilo del fegato nei :
- dotti epatici di destra e di sinistra

VIE BILIARI EXTRAEPATICHE


- i dotti epatici di destra e di sinistra si uniscono a formare il:
- dotto epatico comune, che si unisce al :
- dotto cistico, per formare il :
- dotto coledoco o biliare , che veicola la bile fino al duodeno dove sbocca a livello della papilla duodenale
maggiore.

CISTIFELLEA
detta anche colecisti è un organo muscolare cavo, che ha la funzione di accumulare e concentrare la bile
prima che venga immessa nel duodeno. Ha la forma di una pera, un colore grigio, è situata nella fossa
cistica della faccia viscerale del fegato. Ha la lunghezza di 8-10 cm. In condizioni fisiologiche ha una capacità
di 40-70cm3 di bile.

Si distinguono: il fondo, il corpo e il collo


- FONDO: entra in rapporto con il colon trasverso dell’intestino crasso
- CORPO: accolto nella fossa cistica, entra in rapporto con la porzione superiore del duodeno discendente
- COLLO: stretto e sinuoso, termina con il dotto cistico lungo 3-4 cm

La cistifellea è costituita da 3 strati , non presenta la sottomucosa:


• tonaca mucosa sollevata in pieghe anastomizzate tra loro e le cui cellule di forma cilindrica presentano
numerosi microvilli e unite da giunzioni strette; si solleva in tante piccole creste longitudinali che le danno
un aspetto a nido d’ape. presenza di ghiandole a secrezione mucosa (collo)
• tonaca muscolare: costituita da cellule muscolari lisce alternata a fibre elastiche
• tonaca sierosa: rivestita dal peritoneo che riveste la parte viscerale del fegato.

La bile, una volta prodotta dal fegato viene riversata nella cistifellea col dotto cistico. Qui la bile subisce una
concentrazione perché viene riassorbita acqua e altri soluti.
Quando nel duodeno non c’è chimo gastrico, la bile resta nella cistifellea, ma nel momento in cui
nell’intestino giunge il chimo, le cellule del duodeno producono i due ormoni, la secretina e l’ormone
colecistochinina/pancreozimina .
Nella papilla duodenale maggiore , chiamata del Vater, sboccano sia il dotto coledoco che il dotto
pancreatico , entrambi muniti di uno sfintere, chiamato sfintere di Oddi di muscolatura liscia circolare. Nel
momento in cui giunge il chimo lo sfintere di Oddi si apre riversando i secreti nell’intestino.

La bile è un liquido denso e viscoso, di colore giallo-verde scuro, formato da :


- Sali biliari (che provengono dal catabolismo del colesterolo)
- pigmenti biliari, quali bilirubina e biliverdina(è la parte ossidata della bilirubina): (derivanti dalla scissione
dell’emoglobina; immessi nell’intestino vengono eliminati con le feci; in parte riassorbiti e portati al fegato
tramite la vena porta)
- lipidi (colesterolo)
- acqua, elettroliti e IgA
pH leggermente alcalino (basico), contribuisce anche ad aumentare il pH del chimo gastrico nel duodeno,
affinché gli enzimi pancreatici possano essere attivati è necessario alzare il pH del chimo.
Per quanto riguarda i pigmenti biliari, questi si formano quando gli eritrociti sono fagocitati nella milza o nel
fegato. Anche l’emoglobina contenuta in essi si scinde e il ferro o rimane nel fegato come ferritina , oppure
viene trasportato mediante le proteine plasmatiche, nel midollo osseo e utilizzato per formare nuove
molecole; mentre il gruppo eme è scisso in amminoacidi e si forma la bilirubina. La biliverdina è la forma
ossidata del primo pigmento. Questi poi vengono immessi nell’intestino e ad opera della flora sono
trasformati in urobilinogeno e stercobilinogeno. Lo stercobilinogeno è espulso mediante le feci come
stercobilina, mentre l’urobilinogeno è espulso mediante l’urina.

FUNZIONI DELLA BILE


A livello intestinale:
• la bile attraverso i Sali biliari ha la funzione di emulsionare i lipidi in micelle, facilitando il loro
assorbimento nell’intestino.
• neutralizza l’acidità delle secrezioni gastriche
• mantiene il trofismo della mucosa e contribuisce alla funzioni difensive di superficie ( IgA )
A livello sistemico invece :
• elimina cataboliti endogeni (bilirubina) ed esogeni (farmaci e tossine)

PANCREAS
È la seconda ghiandola extramurale annessa al canale alimentare ed è accolta nella parete posteriore
dell’addome, ovvero, si trova dietro lo stomaco , quindi è un organo retro peritoneale, e si estende
dall’anello duodenale fino alla milza con cui è connesso mediante il legamento pancreatico-lienale, peso di
70-80 gr e una lunghezza che va’ dai 17 ai 20 cm.

Si distingue una testa un corpo e una coda.


• testa: accoglie l’ultima porzione del dotto coledoco , è in rapporto con la vena cava inferiore; nella
porzione inferiore ha un processo uncinato rivolto verso il basso.
• corpo: si unisce alla testa con una porzione ristretta detta, collo o istmo, il corpo ha un margine inferiore
che riposa sulla flessura duodeno-digiunale, la parte anteriore è convessa mentre quella posteriore è
appiattita. La parte anteriore del corpo è in rapporto con lo stomaco, mentre posteriormente è in rapporto
con il tronco celiaco, con il rene di sinistra e con la ghiandola surrenale di sinistra. Il corpo termina con una
porzione ristretta detta:
• coda: è l’unica porzione avvolta dal peritoneo e tramite questo si collega al colon trasverso.

STRUTTURA DEL PANCREAS


È una ghiandola acinosa composta,il 99% del parenchima è costituito dalla parte esocrina.
Gli isolotti del Langerhans, sono cellule a funzione endocrina, quindi il pancreas per la maggior parte è
costituito da componente esocrina e l’1% da componente endocrina che è rappresentata dalle isole di
Langerhans.
-Le cellule che costituiscono l’adenomero, ovvero gli acini pancreatici, nella porzione apicale contengono
diverse granuli di zimogeno che contengono il succo pancreatico e quindi gli enzimi litici del pancreas.
-Cellule centroacinose, chiamate così per la posizione centrale che occupano all’interno dell’acino,
costituiscono la parete del dotto escretore dell’acino pancreatico. I canalicoli iniziano all’interno del lume
dell’acino. La funzione delle cellule centroacinosa è quella di produrre gli ioni bicarbonato.
• I canalicoli intracellulari confluiscono in dotti sempre più grandi, chiamati dotti intercalari, i dotti
intercalari di vari acini confluiscono tra di loro per formare i dotti intralobulari; questi a loro volta
confluiscono in dotti interlobulari, che a partire dalla coda del pancreas ,confluiscono in un unico dotto, il
dotto pancratico maggiore (di Wirsung).
Il pancreas è dotato di 2 dotti escretori, il dotto maggiore di Wirsung, che si estende dalla coda e attraversa
tutto il pancreas fino alla testa dove c’è la papilla duodenale del Vater; e il dotto accessorio di Santorini
che sbocca nella papilla minore di Santorini.

SUCCO PANCRATICO
Costituito da :
• componente acquosa: ricco di acqua e di ioni bicarbonato di Na+ e K+
• Componente enzimatica:
- enzimi proteolitici : Tripsina, chimo tripsina etc.
- enzimi lipolitici : Lipasi
- enzimi glicolitici : Amilasi
- enzimi che scindono gli acidi nucleici : Deossiribonucleasi e ribonucleasi
Il succo pancreatico viene prodotto in base a stimoli di tipo nervoso e umorale (la fame, il masticare il cibo,
gli odori, etc.) ed endocrino (ormone secretina e ormone colecistochinina/pancreozimina) .

CELLULE DELLE ISOLE DI LANGERHANS


• Cellule α : producono il glucagone con azione IPERglicemizzante, determina un aumento di glucosio nel
sangue agendo sul fegato;
• Cellule β : producono l’insulina con azione opposta, quindi IPOglicemizzante
• Cellule δ : producono la somatostatina, che ha un’azione inibitoria verso le cellule α e le cellule β .
APPARATO URINARIO
FUNZIONI:
• funzione emuntoria: ovvero i reni depurano il sangue dai prodotti del catabolismo cellulare, cioè:
- eliminazione dei prodotti azotati dal circolo sanguigno (urea, creatinina,acido urico, solfati)
- eliminazione di sostanze tossiche (farmaci)
• funzione omeostatica:
- mantenere l’equilibrio idrosalino
- regola il pH ematico
- regolazione del volume e della pressione del sangue
L’urina è una soluzione acquosa di anioni e cationi in eccesso e che contiene tutti le sostanze tossiche che
vengono eliminate dal sangue. Questa funzione in realtà è coadiuvata dall’eliminazione di sudore attraverso
l’epidermide, è coadiuvata attraverso i polmoni che eliminano CO2 ed è coadiuvata dall’apparato digerente
mediante l’ eliminazione di feci.
L’apparato urinario è costituito da due organi parenchimatosi: reni e le vie urinarie .
Le vie urinarie sono formate dai calici renali, pelvi renali (prime vie presenti nel rene), ureteri, vescica
urinaria e uretra.

RENI
Hanno una funzione emuntoria. Sono due voluminosi organi localizzati nella parete supero-posteriore
dell’addome, si estendono dalla T11 alla 3L. Il rene di destra è leggermente più basso rispetto al rene di
sinistra, per la presenza del fegato superiormente al rene destro. Sono organi retro-peritoneali.
Hanno consistenza piuttosto dura e una forma a fagiolo, una lunghezza intorno ai 12 cm, il peso oscilla tra i
150-170 g, varia tra uomo e donna.
In ciascun rene si distinguono due poli, due facce e due margini.
- polo superiore : è alloggiata la ghiandola surrenale
- polo inferiore : è arrotondato
- faccia anteriore: convessa e rivestita da foglietto parietale
- faccia posteriore : più appiattita e poggia sulla parete addominale
- margine laterale: convesso
- margine mediale: all’estremità presenta una superficie convessa, mentre nella porzione intermedia è
concava per la presenza dell’ilo .
Subito dopo l’ilo si trova una cavità detta seno renale , che accoglie i calici minori, i calici maggiori e la pelvi
renale. Dall’ilo del rene entrano i vasi sanguigni.
Il rene presenta una certa mobilità, per questo motivo è mantenuto nella sua sede anatomica da una serie
di strutture che rappresentano i mezzi di fissità:
loggia renale, capsula adiposa, vasi renali, peritoneo parietale posteriore e i rapporti con i visceri
addominali.

LOGGIA RENALE
Loggia fibrosa, delimitata da una fascia connettivale, è una differenziazione del tessuto connettivo sieroso
del peritoneo. In corrispondenza del rene si inspessisce e si sdoppia in due foglietti:
• il foglietto anteriore detto pre-renale: coperto quasi completamente dal peritoneo posteriore,decorre
anteriormente al rene, prosegue al peduncolo renale e prosegue il suo decorso anteriormente alla vena
cava inferiore, e proseguendo si unisce all’analogo foglietto proveniente dal rene sinistro.
• il foglietto posteriore , è più spesso, aderisce parzialmente alla fascia connettivale che costituiscono il
muscolo grande psoas.
Superiormente i due foglietti sono uniti tra di loro e si fissano al diaframma , mentre inferiormente non
sono uniti e si perdono nel connettivo, cioè restano liberi nell’addome.
Ne consegue che la loggia renale è chiusa superiormente e lateralmente, mentre è aperta inferiormente.
All’interno di questa loggia renale, il rene risulta anche essere avvolto da una capsula adiposa, detto
tessuto adiposo perirenale è abbondante nella donna e nei soggetti obesi. La fascia renale e il tessuto
adiposo proteggono i reni da eventuali sollecitazioni meccaniche. Questo tessuto adiposo ,non è usato
come riserva energetica, ma solo come protezione; soltanto in caso di diete drastiche o anoressia questo
tessuto si può ridurre e i reni migrano verso il basso, tale processo prende il nome di PTOSI RENALE. La
ghiandola surrenale però non segue il rene in questa sua migrazione perché è interposto uno strato di
tessuto fibroso che divide il rene dal surrene.

I reni sono mantenuti dal peduncolo vascolare, rappresentato dall’arteria renale (proviene dall’aorta
addominale )
Durante l’espirazione …

Il parenchima renale è avvolto da 3 involucri connettivali :


- fascia renale
-capsula adiposa , tessuto adiposo para-renale, ha funzione protettiva
- capsula fibrosa

RAPPORTI POSTERIORI
-posteriormente: entra in rapporto con il diaframma, con alcuni muscoli quali l’aponeurosi del muscolo
trasverso dell’ addome, muscolo quadrato dei lombi, muscolo grande psoas

RAPPORTI ANTERIORI sono diversi per i due reni


-anteriormente il rene di destra : superiormente entra in rapporto con il fegato, la porzione mediale con la
porzione discendente del duodeno, con la flessura destra del colon, in basso entra in rapporto con le anse
del digiuno
- anteriormente il rene di sinistra: superiormente entra in rapporto con lo stomaco, supero-lateralmente
con la milza, con la coda del pancreas, con la flessura sinistra del colon, inferiormente con le anse del
digiuno.

CAPSULA FIBROSA
Il parenchima renale è avvolto da una capsula connettivale ricca di fibre collagene + fibre elastiche e
muscolari. In corrispondenza dell’ilo riveste il seno renale . internamente tra la capsula fibrosa e il
parenchima c’è un sottilissimo strato di cellule renali, chiamata tonaca muscolare .

STRUTTURA INTERNA DEL RENE


Il parenchima renale è suddiviso in due porzioni:
1. zona midollare, zona profonda
2. zona corticale , periferica

1. MIDOLLARE : presenta i calici minori che confluiscono nei calici maggiori , a loro volta nelle pelvi renale o
bacinetto renale.
Costituita da formazioni coniche,dette piramidi di Malpighi , in numero da 8 a 10 . La base della piramide è
rivolta verso la zona corticale e l’apice prospetta verso il seno renale . La superficie esterna della piramide è
ricca di forellini attraverso i quali sboccano i dotti papillari che trasportano l’urina definitiva.
2. CORTICALE non si estende solo al di sotto della capsula fibrosa, ma penetra tra le varie piramidi del
Malpighi e prende il nome di colonna renale(di Bertin, si legge Bertèn) .

In genere la piramide renale è una zona stratificata, formata da una porzione esterna chiamata cortex
corticis, e da una porzione interna, chiamata zona papillare. Quest’ultima assume un aspetto granuloso e
viene suddivisa in due parti:
-Parte radiata, costituita da raggi midollari prendono origine dalle basi delle piramidi e dalle superfici
laterali delle piramidi, si prolungano e man mano che proseguono nella corticale si assottigliano sempre di
più;
- parte convoluta della midollare, avvolge il raggio midollare, ha un aspetto granuloso dovuto dai corpuscoli
renali del Malpighi, e da tubuli che hanno un andamento tortuoso.

In base alla disposizione di queste zone il parenchima renale è suddiviso in lobi e lobuli:
- LOBO : è la porzione di parenchima costituita da una piramide renale di Malpighi e da tutta la corticale
che la circonda
- LOBULO : è una porzione di parenchima della sola corticale ed è costituito da un raggio midollare e dalla
parte convoluta che lo circonda .

Per poter svolgere la loro funzione emuntoria i reni hanno bisogna di una fitta vascolarizzazione. Il rene è
vascolarizzato dall’ arteria renale, che è un ramo dell’aorta addominale. Questa arteria giunta nell’ilo del
rene si divide in due rami, uno che decorre anteriormente e uno posteriormente. Questi a loro volta danno
origine alle arterie segmentali nel seno renale. Queste poi a loro volta danno origine alle arterie interlobari
che decorrono lateralmente alle piramidi di Malpighi e danno origine alle arterie arcuate, chiamate così
perché alla base della piramide si incurvano. Da questa arteria arcuata si dipartono due rami, uno si porta
verso la piramide formando le arteriole rette vere, che formano le reti interlobulari, e un altro ramo che
forma le arterie interlobulari che decorrono nella corticale e delimitano il confine tra i vari lobuli. Queste
nella corticale danno origine a vari rami detti arteriole afferenti, che capillarizzano formando un gomitolo
vascolare, detto glomerulo. Da qui si diramano le arteriole efferenti , che danno origine ad arteriole rette
spurie che vascolarizzano la piramide renale . Anche i reni quindi presentano una rete mirabile arteriosa.

STRUTTURA DEL PARENCHIMA RENALE


La produzione di urina avviene all’interno dei nefroni che rappresentano le unità funzionali del rene.
Ciascun rene possiede circa 1 milione di nefroni. A sua volta il nefrone risulta essere costituito da :
• corpuscolo renale di Malpighi in cui è filtrato il plasma
• tubulo renale, dove avviene il riassorbimento e la secrezione del filtrato, a sua volta costituito da 3 parti :
1. Tubulo contorto prossimale, perché ha delle anse, a questo segue
2. L’ansa del nefrone detta ansa di Henle, ha la forma di lettera U , costituita da un tratto discendente e un
tratto ascendente che sono paralleli tra di loro , a questo fa seguito:
3. Tubulo contorto distale, la prima porzione è rettilinea, la parte terminale ha un andamento tortuoso,
presenta delle anse, questo confluisce nei dotti escretori , che sono costituiti da :
-dotti collettori che decorrono sia nella corticale che nella midollare, sono proprio questi dotti che
determinano i raggi midollari del Malpighi. Questi dotti collettori nella porzione più interna confluiscono in
dotti di calibro maggiori chiamati :
-dotti papillari di Bellini in cui giunge l’urina definitiva, che confluisce nei calici minori.
Si distinguono 2 tipi di NEFRONI :
• nefroni corticali : caratterizzano l’80%. Si trovano nella parte più periferica della corticale. Possiedono
corpuscoli più piccoli e i segmenti delle anse di Henle sono più corti .

• nefroni iuxtamidollari : sono localizzati nella parte più interna della corticale, vicino alla midollare.
Possiedono i corpuscoli più voluminosi e i segmenti delle anse di Henle molto lunghe e sottili .

CORPUSCOLO RENALE DEL NEFRONE


Sono piccoli corpi di forma ovoidale e sono localizzati nella parte convoluta della zona midollare, quindi
nella colonna renale di Bertin, non si trovano nella piramide del Malpighi. Il corpuscolo possiede due poli:
-polo vascolare, chiamato così perché l’arteriola afferente si capillarizza, forma un gomitolo di capillari, un
glomerulo, a valle di questo termina con l’arteriola efferente, che fuoriesce dal polo vascolare e abbandona
il corpuscolo renale
-polo urinifero prosegue con il tubulo contorto prossimale.
Ciascun corpuscolo è costituito da:
- un glomerulo , avvolto dalla :
- capsula di Bowman: costituita da 2 foglietti, uno parietale esterno e uno viscerale interno. Il foglietto
viscerale giunto a livello del polo vascolare si introflette all’interno e va a rivestire le pareti del glomerulo
renale, le cellule che costituiscono l’epitelio viscerale sono i podociti. A livello del polo urinifero continua
con il tratto del dotto prossimale.
Tra la capsula di Bowman e il glomerulo renale è presente uno spazio capsulare(o camera glomerulare) che
accoglie l’ultra-filtrato o la pre-urina. A livello del polo urinifero continua con il tubulo contorto prossimale.
I podociti sono cellule altamente specializzate, presentano un corpo voluminoso e rigonfio che sporge nello
spazio capsulare, da qui si dipartono numerosi prolungamenti , detti processi primari, che si avvolgono
intorno alle anse del glomerulo, questi a loro volta si diramano in processi secondari dal quale si distaccano
piccoli prolungamenti detti pedicelli o piedi terminali, con estremità piuttosto dilatata. Questi pedicelli
aderiscono alla membrana basale del glomerulo. Tra i pedicelli contigui si stabiliscono delle fessure, non
sono uniti tra di loro, tali fessure sono dette fessure di filtrazione che comunicano con lo spazio capsulare.
Queste sono rivestite da un sottilissimo diaframma di natura proteica. Sia il corpo cellulare e sia i processi
primari e secondari non sempre sono a diretto contatto con la lamina basilare, ma esiste uno sottilissimo
spazio chiamato spazio sub-podocitico. Quindi le fessure comunicano con questo spazio che a sua volta
comunica con lo spazio capsulare. I podociti sono responsabili della sintesi della maggior parte dei
componenti della membrana basale del glomerulo. L’estremità dilata è a stretto contatto con la membrana
basale, costituita da uno strato centrale chiamato lamina densa, internamente a questa presenta uno
sottilissimo strato chiamato lamina rara che non è opaca agli elettroni. Questa membrana basale è
costituita da proteoglicani, glicoproteine adesive, da collagene di tipo 4. Proprio questa componente
fibrillare costituisce una barriera che impedisce il passaggio di macromolecole, costituisce una barriera di
filtrazione , impedisce anche il passaggio di ioni carichi negativamente perché respinti dai proteoglicani.

CELLULE DEL MESANGIO (INTRAGLOMERULARI)


Si trovano tra le anse dei capillari , sono cellule fagocitarie e contrattili
FUNZIONI:
• danno supporto meccanico ai capillari glomerulari
• coinvolti nel turnover della lamina densa
• ripuliscono il filtro glomerulare
• presentano recettori per sostanze vasocostrittrici (angiotensina ll) regolando il flusso sanguigno
all’interno del glomerulo
• sono dotate di attività fagocitaria
Sono formati da prolungamenti, sono cellule contrattili, ed è proprio la loro capacità contrattile che
permette di regolare il flusso sanguigno interno al glomerulo.

MEMBRANA DI FILTRAZIONE
L’ultrafiltrazione consiste nel passaggio di acqua, ioni, soluti e piccole molecole dai capillari del glomerulo,
alla capsula di Bowman.
La membrana di filtrazione è costituita da 3 elementi principali:
- endotelio fenestrato dai capillari
- fessura di filtrazione
- membrana basale glomerulare
Permette il passaggio di :
acqua , ioni e proteine fino a 15 kDa (kilo dalton), proteina maggiori ai 69 kDa non riescono a passare
attraverso la membrana di filtrazione.
ULTRAFILTRAZIONE GLOMERULARE
È un processo passivo, dipende dal gradiente di pressione, chiamato pressione di filtrazione, che è intorno
ai 10 mmHg (millimetro di mercurio). Quindi avviene secondo un gradiente pressorio, senza dispendio di
energia.
L’arteriola afferente ha un calibro maggiore di quella efferente, questo fa sì che la pressione all’interno del
capillare glomerulare sia molto più elevate e venga mantenuta proprio da questa differenza di calibro tra
l’arteriola afferente e quella efferente.
Si prendono in considerazione 3 pressioni:
1. Pressione nel capillare glomerulare = 50 mmHg , mantenuta grazie alla differenza di calibro tra le due
arteriole;
2. Pressione nello spazio capsulare = 10 mmHg
3. Pressione oncotica = 30 mmHg , la pressione delle proteine plasmatiche
Quindi il gradiente pressorio si calcola sottraendo dalla pressione del capillare glomerulare ( 50 mmHg) le
due pressioni rimanenti, alla fine si ottiene un gradiente pressorio = 10 mmHg che corrisponde alla
pressione di filtrazione.

TUBULO RENALE
Ha la funzione di modificare l’ultrafiltrato attraverso i processi di riassorbimento e secrezione
trasformandola nell’urina definitiva. Inizia dal polo urinifero del corpuscolo. Si distinguono diverse parti:
• tubulo prossimale o segmento contorto, così detto perché presenta diverse anse, è localizzato nella
parte convoluta, poi la porzione terminale; a cui segue:
• l’ ansa di Henle è formata da un braccio discendente che si curva a forma di lettera U ,e uno ascendente
che sono paralleli tra di loro; è localizzata nel raggio midollare, nella parte radiata della corticale.
• tubulo contorto distale rappresenta la continuazione del braccio ascendente dell’ansa di Henle, presenta
inizialmente un tratto rettilineo, poi il tratto terminale ha un decorso tortuoso, è situato nella parte
convoluta. Il tubulo prossimale entra in rapporto con le arteriole afferenti e efferenti. Il tubulo contorto
distale tramite un breve tratto detto tratto pre-uniente termina nel dotto collettore, situato nel raggio
midollare. Ogni rene contiene milioni di nefroni la cui urina è convogliata in questi dotti collettori. L’ultima
porzione del dotto collettore, che si trova a livello della papilla renale, è detto dotto papillare e possiede
una superficie esterna cribrosa ricca di forellini, attraverso cui passa l’urina definitiva.
Le diverse parti del tubulo renale occupano territori distinti nel parenchima renale :
- parte contorta dei tubuli prossimali e distali : nella zona convoluta della corticale
- parte rettilinea dei tubuli prossimali e distali, e ansa del nefrone : nei raggi midollari della corticale e
piramide renale della zona midollare.

STRUTTURA
• tubulo contorto prossimale: delimitato da epitelio cilindrico semplice, la porzione apicale delle cellule
presentano numerosi microvilli, formano un orletto a spazzola, la funzione principale, consiste nel
riassorbire il 70/80 % dell’ultrafiltrato, mentre la porzione basale delle cellule è ricca di mitocondri. A livello
del tubulo prossimale si ha un riassorbimento attivo di Na+ a cui seguono gli ioni Cl- e acqua che avvengono
in modo passivo per equilibrare le cariche.
• ansa del nefrone o di Henle: cambia l’epitelio e si trova une epitelio pavimentoso semplice, con cellule più
appiattite, nel tratto discendente si ha solo l’assorbimento di acqua, mentre nel tratto ascendente si ha solo
l’assorbimento di Na+ e Cl- e si ha un ulteriore filtrazione dell’ultrafiltrato, circa del 15%
• tubulo contorto distale: presenta un epitelio cubico semplice, le cui cellule però hanno un altezza
inferiore del tubulo prossimale. E nella superficie apicale al contrario del tubulo prossimale, presentano dei
microvilli molto radi e corti, non si ha quindi un notevole riassorbimento di acqua. Nel segmento iniziale si
ha un riassorbimento di ioni sodio, cloro e calcio , nella parte terminale del tubulo distale sotto l’azione
dell’ormone aldosterone prodotto dalla corticale della ghiandola surrenale , è un mineral-corticoide, si ha
un riassorbimento significativo di ioni sodio. Questo assorbimento attivo di sodio si ha quando l’organismo
richiede sodio, quando nel sangue la concentrazione di sodio si abbassa. Qui vengono secrete numerose
sostanze endogene, tra cui ioni potassio , acidi e esogene come tossine antibiotici ecc.
La permeabilità all’acqua del tubulo distale è variabile, ha le stesse caratteristiche del dotto collettore , in
genere sono impermeabili all’acqua, però sono permeabili solo sotto l’azione dell’ormone antidiuretico,
chiamato anche vasopressina, che riassorbe in modo facoltativo l’acqua nel tubulo contorto distale. Quindi
qui normalmente l’epitelio è impermeabile all’acqua, ma sotto l’azione dell’ormone antidiuretico (prodotto
dalla corticale del surrene) diventa permeabile e può quindi riassorbire acqua, Na+ e Cl; questo accade solo
quando l’organismo richiede sodio.
• dotto collettore : rivestito da epitelio cubico semplice, anche questo è impermeabile all’acqua, ma sempre
sotto l’azione dell’ormone antidiuretico vi è un riassorbimento di acqua. Qui si ha la secrezione di ioni
sodio, bicarbonato, calcio ecc. La porzione distale del dotto collettore prende il nome di dotto papillare che
riceve l’urina definitiva prodotta intorno a 1,5-2L durante le 24 ore, che poi la rilascia nei calici minori.

SINTESI FORMAZIONE DELL’URINA


Nel complesso il 99% di acqua dell’ultrafiltrato (preurina) è riassorbita e solo 1% viene escreta nell’urina
definitiva. (vedi slide per foto)

APPARATO IUXTAGLOMERULARE
È formato da un complesso di formazioni che sono localizzate nel polo vascolare del glomerulo renale.
Questo complesso di formazione regola il processo di filtrazione e data la posizione strategica regola la
pressione sanguigna del glomerulo, in modo tale che sia elevata. Le formazioni che costituiscono questo
apparato sono:
• Le cellule iuxtaglomerulari sono cellule poliedriche che si trovano solo nel tratto afferente dell’arteriola,
hanno un citoplasma ricco di granuli e producono la renina; sono barocettori, quindi rilevano cambiamenti
di pressione;
• Le cellula della macula densa sono un gruppo di cellule di forma cilindrica e rivestono la parete del
tubulo distale, si pongono in rapporto con la porzione dell’arteriola afferente che possiede cellule
iuxtaglomerulari, sono osmocettori che rilevano modificazione di concentrazione di Na+ e Cl- all’interno del
tubulo contorto distale;
• Le cellule del mesangio o cellule ilàri, sono situate nel polo vascolare, nell’angolo tra le due arteriole ,
intervengono nel trasferimento di informazioni tra le cellule della macula densa e le cellule iuxtaglomerulari
agiscono come elementi mediatori.

L’apparato iuxtaglomerulare opera attraverso un sistema chiamato sistema renina-angiotensina-


aldosterone.
Nel momento in cui all’interno del glomerulo avviene un abbassamento di pressione sanguigna, le cellule
iuxtaglomerulari rilevano il cambiamento di pressione, in questo caso un abbassamento, e producono la
renina, questo può essere considerato uno stimolo diretto; ma in realtà le cellule iuxtaglomerulari possono
essere stimolate anche indirettamente dalle cellule della macula densa che sono osmocettori. In quanto
l’abbassamento della pressione determina una minore produzione del filtrato che fa ridurre il Na+ nel
tubulo contorto distale e le cellule della macula densa essendo osmocettori rilevano l’abbassamento del
sodio e stimolate, vanno a stimolare a loro volta le iuxtaglomerulari.
La renina è una proteina che viene immessa nel circolo sanguigno, in cui è presente l’ angiotensinogeno ,
prodotto dal fegato, inattivo, che viene convertito in angiotensina l dalla renina, e a sua volta l’angiotensina
l ad opera di un enzima, chiamato peptidasi, viene convertita nella sua forma attiva, l’angiotensina ll, che è
un potente vasocostrittore delle arteriole, quindi si ha un aumento della pressione arteriosa. Dall’altro lato
agisce sulla corticale del surrene che produce e rilascia aldosterone, che agisce a livello del tubulo distale
aumentando il riassorbimento di acqua e di Na+.

COMPOSIZIONE DELL’URINA.
Liquido limpido e trasparente di colore giallo paglierino per la presenza di urobilinogeno. È composto da:
- acqua per il 96%
- urea : si forma nel fegato dal metabolismo delle proteine
- acido urico : deriva dal metabolismo delle nucleoproteine
- creatinina : catabolita proveniente dall’attività muscolare
- sali inorganici : cloruri, fosfati, solfati, ossalati
È un liquido sterile, privo di batteri con un pH leggermente acido, pH medio = 6. La composizione dell’urina
varia in base alle abitudini alimentari.

FUNZIONE ENDOCRINA DEI RENI


Secernono:
• ERITROPOIETINA ( EPO) : agisce a livello delle cellule staminali del midollo osseo trasformandole in
eritroblasti, regola quindi l’eritoproiesi, la formazione degli eritrociti, viene prodotta sia nei reni che nel
fegato. Secreta dai fibroblasti peritubulari, principale regolatore dell’eritropoiesi; viene prodotta in caso di
ipossia (mancanza di ossigeno) dei tessuti ;
• RENINA : secreta dalle cellule iuxtaglomerulari, regola la pressione arteriosa
• IDROSSILASI: prodotta dalle cellule del tubulo contorto prossimale, converte la vitamina D inattiva in
forma attiva, chiamata calcitriolo utile per la regolazione del metabolismo del calcio.
VIE URINARIE
Sono rappresentanti da una serie di canalicoli, le prime vie urinarie originano in corrispondenza delle
papille delle piramidi. I calici renali sono contenuti nel seno renale e raccolgono l’urina fuoriuscita dai dotti
papillari.
I calici minori confluiscono nei calici maggiori che confluiscono nella pelvi renale e poi negli ureteri. I calici
minori sono piccoli condotti in numero di 8-12 , hanno lunghezza media di 10mm, con l’ estremità più larga
si legano alla papilla renale mentre con l’altra confluiscono ne i calici maggiori. I calici maggiori sono in
numero di 3 (superiore, medio e inferiore) , sono condotti canicolari che confluiscono nella pelvi renale. La
pelvi renale ha la forma di un cono schiacciato in senso antero-posteriore, confluisce a livello dell’ilo renale
che continua con gli ureteri.

URETERI
Sono condotti pari e simmetrici che collegano la pelvi renale con la vescica urinaria. Sono retro peritoneali.
Presentano una notevole lunghezza circa 30 cm, anche se quello di destra è leggermente più corto di
qualche cm rispetto a quello di sinistra. Si estendono dalla regione lombare, sede della sua origine, alla
piccola pelvi.
Hanno un diametro di 7 mm che non rimane costante ma varia durante il loro percorso. Decorrono
posteriormente al peritoneo parietale posteriore. Decorrono davanti il muscolo grande psoas. A questo
livello, in corrispondenza della pelvi gli ureteri passano davanti l’arteria e la vena iliaca comune e formano
una specie di piega ureterica, chiamata flessura marginale, e raggiungono la piccola pelvi, a questo livello si
distinguono 3 porzioni:
- porzione addominale
- porzione pelvica
- porzione vescicale
Gli ureteri non hanno un percorso rettilineo, durante il loro percorso si distinguono punti ristretti a porzioni
più dilatai, si individuano 3 punti detti restringimenti fisiologici:
1. In corrispondenza della pelvi renale: istmo superiore o colletto
2 in corrispondenza dei vasi iliaci comuni : istmo inferiore
3 in corrispondenza della vescica urinaria : istmo vescicale
Per quanto riguarda la porzione vescicale, l’ultima parte degli ureteri penetra nella vescica urinaria ,
penetrano con un decorso obliquo, attraversano la tonaca muscolare della vescica e raggiungono la
sottomucosa,determinando sulla superficie interna della vescica un rilievo chiamato piega ureterica che a
sua volta determina delle aperture o orifizi chiamati meati ureterali ; ciascun meato è limitato lateralmente
da una ripiegatura della mucosa, la valvola dell’uretere. Le pieghe ureteriche dei due lati proseguono
medialmente oltre il meato ureterale congiungendosi l’una all’altra, si determina in tal modo un rilievo
trasversale continuo detto piega interureterica che collega le due pieghe ureteriche di destra e di sinistra e
rappresenta la base del trigono vescicale. L’apertura dell’uretere nella vescica e quindi anche la
disposizione obliqua agisce come valvola, chiudendo gli orifizi ed impedendo il reflusso di urina in
condizioni normali. L’urina viene spostata dai vari movimenti peristaltici della vescica .
I tre punti ristretti possono ostruire le vie urinarie , il lume degli ureteri e l’ostruzione può provocare un
eccessiva estensione dell’uretere, si possono creare spasmi muscolari provocando coliche renali.
STRUTTURA DELLE VIE URINARIE
3 strati:
• tonaca mucosa interna, costituita da un epitelio di transizione (molto distendibile e si adatta al volume
dell’organo) la sua caratteristica è di essere plastico ovvero distendibile. La lamina propria è di connettivo
lasso ricca di fibre elastiche .
• tonaca muscolare esterna , la tonaca muscolare non è ben distinta, oltre ad essere costituito da cellule
muscolari lisce è presente abbondante tessuto connettivo. In questa tonaca si distingue uno strato
longitudinale interno ed uno strato circolare esterno, a quest’ultimo si aggiunge un ulteriore strato esterno
longitudinale quando si inspessisce. Questo permette la progressione dell’urina verso la vescica urinaria e lo
strato circolare determina l’apertura e la chiusura delle vie urinarie.
• tonaca avventizia, è formata da tessuto connettivale fibroso. È sottile e rivestita nelle prime vie urinarie
dalla capsula fibrosa che riveste il rene

VESCICA
Rappresenta il serbatoio di urina , la sua capacità è pari a 450-500 ml . dopo cui scatta il riflesso della
minzione. In condizione patologica, in particolare nell’ipertrofia della prostata nel maschio, la vescica
urinaria si dilata molto e va incontro a rotture e può contenere fino a 2-3 L di urina.
La forma e le dimensioni variano in baso all’età, al sesso e alla capacità di riempimento. La vescica vuota è
completamente contenuta nella parte anteriore della piccola pelvi, dietro la sinfisi pubica e al davanti
dell’utero nella femmina e del retto nel maschio; presenta una forma triangolare a base posteriore e risulta
appiattita dall’alto in basso. Nella vescica vuota la cavità è ridotta ad una fessura; man mano che si
raccoglie l’urina, le pareti vescicali si discostano e si distendono. La vescica quando è piena acquista una
forma globosa che si può distendere oltre la pelvi, nella vescica piena si distingue:
- base o fondo: volto inferiormente e posteriormente
-corpo : presenta una faccia anteriore, una posteriore e due laterali
- apice superiore : che da’ attacco al legamento ombelicale fibroso

MEZZI DI FISSITÀ
La vescica urinaria è fissata da varie formazioni e cioè dal peritoneo, dalla fascia vescicale e da numerosi
legamenti fibrosi che la connettono agli organi vicini , e infine dall’uretra.
- peritoneo parietale : riveste la vescica comportandosi in maniera diversa secondo lo stato di
riempimento; a vescica vuota il peritoneo riveste completamente la vescica; quando la vescica è piena,
quindi si spinge nella regione ipogastrica, il peritoneo dalla parete anteriore dell’addome si riflette sulla
porzione superiore della faccia anteriore del corpo vescicale. Il comportamento del peritoneo è differente
nei due sessi.
- legamenti ombelicali laterali: rappresentano i residui delle arterie ombelicali fetali, determinano in
corrispondenza del peritoneo parietale due pieghe ,dette pieghe ombelicali, dirette in baso e all’esterno.
- legamento ombelicale mediano : sottile cordone fibroso che si estende dalla superficie interna della
cicatrice ombelicale all’apice della vescica; è coperto da peritoneo parietale che solleva in una piega
verticale.
-fascia vescicale: sottile e fusa con la sottosierosa del peritoneo, è un addensamento di tessuto connettivo
sottoperitoneale e rappresenta la porzione della fascia pelvica viscerale in rapporto con la vescica.
RAPPORTI
• Nella femmina la vescica entra in rapporto:
- superiormente con il collo dell’utero e con gli ureteri
-inferiormente con la parete anteriore della vagina
• Nel maschio
-superiormente: con il retto
- inferiormente: con le vescichette seminali e con dotti deferenti e con la prostata.
Sia nel maschio che nella femmina anteriormente la vescica entra in rapporto con la faccia della sinfisi
pubica.

STRUTTURA DELLA PARETE VESCICALE


Nella parte postero-inferiore è presente una porzione triangolare chiamata trigono vescicale la cui
superficie rimane sempre liscia. Questo è delimitato da 3 orifizi: 2 posteriore e 1 anteriore . È il trigono
vescicale che si pone strettamente in rapporto con la vagina nella femmina e con la prostata nel maschio.
Presenta 3 tonache:
• tonaca mucosa: epitelio di transizione , epitelio plastico e impermeabile
La lamina propria è densa e ricca di fibre elastiche.
• tonaca muscolare: è formata da fasci di miocellule circondati da abbondante tessuto connettivale e fibre
elastiche che costituiscono il muscolo detrusore della vescica la cui contrazione determina l’atto della
minzione. Questo muscolo è costituito da due strati longitudinali uno interno e uno esterno, e uno strato
circolare intermedio. I fasci di cellule muscolare lisce possono avere un orientamento variabile.
sfintere uretrale interno
• tonaca avventizia: tonaca fibrosa che si fonde con la sottosierosa del peritoneo (o fascia vescicale).

URETRA FEMMINILE
Permette lo svuotamento della vescica urinaria e presenta notevole differenze nel maschio e nella donna.
Nelle femmine è un tratto breve lungo 3-4 cm. Inizia a livello del collo vescicale, attraversa il pavimento
pelvico e si apre nel vestibolo della vagina. La parte pelvica è più ampia. L’uretra femminile è molto
dilatabile tanto da accogliere strumenti come delle sonde o dei cateteri. Presenta due sfinteri:
- meato uretrale interno costituito da muscolatura liscia
- meato uretrale esterno in cui la muscolatura liscia si inspessisce e costituisce lo sfintere uretrale che è
formato da muscolatura striata.
Durante il suo percorso l’uretra attraversa il diaframma urogenitale che la fissa al pavimento pelvico.
Nell’uretra si distinguono:
-parte pelvica : porzione superiore
-uretra membranosa: il tratto dell’uretra che si fissa al diaframma urogenitale
- porzione perineale: porzione che decorre nel perineo posteriore.
La prima parte è formato da muscoli ricoperti da aponeurosi che permettono di fissare l’uretra al
pavimento pelvico.
Posteriormente l’uretra è in rapporto, per tutta la sua lunghezza, con la parete anteriore della vagina.
URETRA MASCHILE
È più lunga 18-20 cm. Origina dalla vescica, a livello del collo vescicale e termina all’estremità del glande
del pene ; nell’uretra maschile e si distinguono 3 porzioni:
- uretra prostatica: lunghezza di circa 3-4 cm
- uretra membranosa: 1,5 cm, si trova in corrispondenza del diaframma urogenitale
- uretra spongiosa o cavernosa o peniena , è avvolta da tessuto erettile che prende il nome di corpo
spongioso dell’uretra.
Nella parte prostatica dell’uretra , nella parte posteriore presenta un rilievo longitudinale detto collicolo
seminale, le estremità superiori continuano nella cresta uretrale, inferiormente si prolunga formando due
pieghe chiamate frenuli della cresta uretrale . Alla sommità del collicolo vi è un diverticolo a fondo cieco
detto utricolo prostatico, è il canale a fondo cieco, molto spesso chiamata vagina maschile, sembra
costituire l’omologo utero femminile. Inoltre sempre a livello del collicolo, l’uretra presenta due sbocchi
che sono gli sbocchi dei condotti eiaculatori, in cui passa il liquido spermatico.
• la tonaca mucosa è costituita nella parte prostatica da epitelio di transizione poi l’epitelio continua con
epitelio cilindrico e infine nella parte più esterna l’epitelio diventa pavimentoso composto.
• la tonaca muscolare contiene il tessuto erettile che permette l’erezione dell’organo maschile.

RIFLESSO DELLA MINZIONE


È un riflesso di tipo parasimpatico determinato dalla componente parasimatica del sistema nervoso
autonomo. Quando la vescica si distende, le fibre sensitive raggiungono il midollo spinale il quale emette
due risposte:
- risposta visceroefettrice: le fibre effettrici viscerali determinano la contrazione del muscolo detrusore
della vescica urinaria, con conseguente rilassamento dello sfintere interno;
- risposta motoria : le fibre motrici somatiche determinano il rilassamento dello sfintere striato esterno ed
è una risposta volontaria.
APPARATO ENDOCRINO
Costituito da diverse ghiandole endocrine pluricellulari che formano veri e propri organi ghiandolari e da
molte cellule a funzione endocrina, localizzate all’interno di organi più complessi (sistema endocrino
diffuso).

GHIANDOLE ENDOCRINE
• Ipofisi e ipotalamo, è una formazione nervosa e diversi neuroni secernono sostanze a funzione endocrina
• epifisi o ghiandola pineale
• tiroide e paratiroidi posteriormente
• ghiandole surrenali
• isole pancreatiche di Langerhans
• ovaie e testicoli.

La caratteristica che accomuna le ghiandole e le singole cellule endocrine è la secrezione di sostanze


chimiche dette ormoni, che attraverso il torrente ematico, raggiungono un organo bersaglio che
generalmente può essere situato in una direzione diversa o nelle immediate vicinanze o è essa stessa un
organo bersaglio.
L’azione ormonale si attua attraverso il legame con recettori presenti sulle cellule bersaglio. Il legame
ormone-recettore provoca una risposta biologica specifica da parte della cellula bersaglio.
Il sistema endocrino contribuisce a mantenere l’omeostasi dell’organismo.

La modalità di comunicazione chimica intracellulare avviene tramite una secrezione paracrina o autocrina.
- secrezione paracrina : la cellula bersaglio si trova in prossimità della cellula segnale e la sostanza che
funge da segnale agisce sul gruppo di cellule bersaglio adiacenti, come per es. i fattori di coagulazione o i
fattori di crescita;
- secrezione autocrina : è caratterizzata da cellule che agiscono contemporaneamente da segnale e da
bersaglio, le cellule rispondono alle sostanze che esse stesse hanno liberato, un es. possono essere le
cellule tumorali che stimolano l’accrescimento di esse stesse.

Il sistema endocrino coopera con il sistema nervoso centrale per il mantenimento dell’omeostasi
dell’organismo. Differiscono però per diversi aspetti
• sistema nervoso centrale:
- utilizza un segnale elettrico
-rilascia risposte rapide
- di breve durata
• sistema endocrino invece utilizza un :
- segnale chimico , ovvero l’ormone
-rilascia risposte lente, ma prolungata nel tempo, ha effetti duraturi
Sono connessi a livello di una porzione profonda dell’encefalo detta ipotalamo. A questo livello i due
sistemi coordinano l’attività funzionale di tutte le ghiandole endocrine. L’attività dell’ipofisi è supervisionata
dall’ipotalamo. L’ipofisi a sua volta produce gli ormoni che vanno a regolare tutte le ghiandole endocrine.

CLASSIFICAZIONE CHIMICA DEGLI ORMONI


- STEROIDEI : derivano dal colesterolo, sono liposolubili e possono attraversare la membrana plasmatica
delle cellule bersaglio in particolare ai recettori presenti sulla membrana.
- cortisolo, aldosterone, estrogeno, progesterone e testosterone
- NON STEROIDEI : proteine, glicoproteine, peptidi o provenenti da singoli amminoacidi per es. dalla fenil-
alanina provengono gli ormoni tiroidei, potenziano i processi ossidativi e regolano il metabolismo la
frequenza cardiaca, intervengono nello sviluppo dell’organismo. Da questo amminoacido derivano anche
l’adrenalina e la noradrenalina, prodotti da ghiandole surrenali, l’attività ormonale di questi due
neurotrasmettitori si esplica attraversa il legame con determinati recettori di membrana che possono
stimolare o inibire la cellula bersaglio.

MECCANISMO DI AZIONE DEGLI ORMONI


• ormoni idrosolubili : non possono passare la membrana plasmatica quindi si legano a recettori presenti
sulla membrana della cellula bersaglio, in modo specifico e l’ormone prende il nome di ligando. Funzionano
secondo un meccanismo chiamato secondo messaggero. 1 un ormone non steroideo agisce come primo
messaggero, consegnando il suo messaggio chimico a recettori fissi nella membrana plasmatica della cellula
bersaglio; 2 il messaggio viene trasferito all’interno della cellula dove un secondo messaggero innesca i
cambiamenti.
Vedi slide per foto
• ormoni liposolubili: gli ormoni steroidei si legano ai recettori citoplasmatici della cellula bersaglio che li
portano direttamente nel nucleo, qui si lega ad un recettore mobile a formare un complesso ormone-
recettore; questo complesso attiva così alcune sequenze geniche per iniziare la trascrizione di molecole di
mRNA , da cui vengono sintetizzate proteine nel citoplasma.
• ormoni tiroidei: si legano direttamente a recettori nucleari, entrano nelle cellule bersaglio e si legano a
recettori già associati ad una molecola di DNA all’interno del nucleo, attivando la trascrizione dell’mRNA.

REGOLAZIONE ORMONALE
La secrezione ormonale avviene sempre in seguito ad uno stimolo, in assenza di uno stimolo il livello
dell’ormone nel sangue si riduce. La secrezione degli ormoni è regolata da:
• segnali provenienti dal sistema nervoso
• modificazioni di sostanze chimiche nel sangue
• l’azione di un ormone
La maggior parte dei sistemi che controllano la secrezione ormonale agisce per feedback negativo, ma
alcuni possono operare secondo un meccanismo di feedback positivo.

FEEDBACK NEGATIVO
È un meccanismo omeostatico che consente di produrre un cambiamento opposto allo stimolo iniziale.
Meccanismo più diffuso nel nostro organismo.
Permette un parametro (es. glicemia) che ha subito la variazione, di tornare a valori normali, ciò comporta
inibizione della produzione di ormone.
mettere foto ..glicemia e calcemia la calcitonina prodotta dalla tiroide inibisce l’attività degli osteoclasti,
agendo direttamente su di essi ; invece l’ormone paratiroideo (o paratormone) stimola l’attività degli
osteoclasti. In risposta ad una condizione di IPERcalcemia, i livelli normali di calcemia vengono ripristinati
attraverso la deposizione di Ca2+ a livello osseo e l’aumento di escrezione renale di calcio. L’effetto è
dovuto all’azione della calcitonina.
Al contrario, in risposta ad una condizione di IPOcalcemia , i livelli normali di calcemia vengono ripristinati
attraverso la mobilizzazione del calcio a livello osseo, l’aumento dell’assorbimento intestinale e
l’aumento del riassorbimento renale, questo è dovuto all’azione del paratormone.
FEEDBACK POSITIVO
La secrezione ormonale è legata ad un aumento dello stimolo iniziale. Più aumenta lo stimolo iniziale e più
aumenta la secrezione ormonale.
Consente di accelerare o intensificare un processo all’aumentare dello stimolo iniziale e , questo feedback
continua finché non è interrotto da qualche segnale. Come per es: il controllo ormonale durante il parto.
Mettere le due slide o trascriverle.
Contrazioni uterine spingono il feto nella cervìce, il feto quando è pronto per esser partorito si dispone a
livello della cervice uterina esercitando una pressione che serve per l’apertura dell’utero. I recettori
presenti alle pareti uterine inviano il segnale all’ipotalamo a produrre l’ormone ossitocina, secreta invece
dall’ipofisi, questo ormone determina le contrazione dell’utero, in modo che la testa del feto fa in modo
che spinga il collo dell’utero, il ciclo termina nel momento in cui il feto è stato partorito,nel momento in cui
il collo non viene più stirato.
Un altro esempio è la suzione del capezzolo.

IPOFISI O GHIANDOLA PITUITARIA


È stata da sempre considerata il “direttore d’orchestra” delle attività endocrine perché produce ormoni che
regolano la funzione di altre ghiandole endocrine. In realtà, la sua attività è controllata dall’ipotalamo che,
rappresenta il punto di incontro tra sistema nervoso centrale e quello endocrino. L’ipofisi non è autonoma
perché è supervisionata dall’ipotalamo, ed è proprio questa connessione che costituisce la connessione
principale tra il sistema nervoso centrale e endocrino. È alloggiata nella sella turcica dello sfenoide , pesa
intorno ai 500 mg e ha una forma ovoidale. L’ipofisi è avvolta dalla capsula fibrosa proveniente dalla dura
madre encefalica. La capsula fibrosa chiude in alto la fossa ipofisaria formando un setto orizzontale che
prende il nome di diaframma della sella turcica. Nella porzione centrale che è libera passa il peduncolo
ipofisario che permette di collegare l’ipofisi all’ipotalamo. L’ipofisi è costituita da 2 porzioni:
• anteriore o lobo anteriore, chiamata adenoipofisi: è più grande , a sua volta è costituita da 3 porzioni:
- parte distale che occupa il 75% del volume dell’adenoipofisi
-parte intermedia , è una stretta lamina verticale
- parte tuberale, aderisce alla superficie antero-laterale del infundibulo o peduncolo ipofisario. questa
parte contribuisce a formare il peduncolo
• posteriore, chiamata neuroipofisi: è un piccolo rilievo rotondeggiante e comprende 3 porzioni:
- lobo posteriore o parte nervosa
- infundibulo o peduncolo ipofisario
- eminenza mediana: costituisce la parte più ventrale dell’ipotalamo
Entrambe le due porzioni anteriore e posteriore sono avvolte da capsula fibrosa che deriva dalla dura
madre encefalica. Entrambe hanno struttura non omogenea.

ADENOIPOFISI
Presenta la tipica organizzazione di una ghiandola endocrina, costituita da cordoni di cellule, definiti nidi
cellulari circondati da uno stroma reticolare , provvisto di una ricca rete di capillari sinusoidali. Le cellule di
questi cordoni presentano morfologia e funzione diverse, sono definite cellule acidofile, basofile e
cromofile. Appare una struttura cordonale formata con nidi cellulari circondati da una sottile trama
reticolare ricca di capillari sinusoidali; i cordoni sono costituiti da una popolazione eterogenea di cellule con
funzioni diverse.
Sintetizza e secerna ormoni che regolano un ampio spettro di attività fisiologiche. Tale secrezione è a sua
volta stimolata o soppressa da fattori di rilascio o da fattori di inibizione rispettivamente prodotti da alcuni
neuroni ipotalamici.
L’adenoipofisi produce 7 ormoni
1. ormone della crescita (GH) o somatotropo, è un polipeptide che svolge un’azione sistemica, favorisce la
sintesi proteica e la proliferazione cellulare, in generale controlla l’accrescimento corporeo (ossa,
cartilagini, muscoli);
2. prolattina o ormone luteotropo (LTH) stimola l’accrescimento della ghiandola mammaria durante la
gravidanza e favorisce la produzione di latte dopo il parto;
3. adrenocorticotropo (ACTH) stimola la corticale della surrenale a produrre ormoni di tipo glicocorticoidi
4. tireotropo o ormone tireostimolante (TSH) a livello della tireoide, regola l’attività della tiroide, la
produzione e la secrezione di ormoni tiroidei;
5. Ormone melanocito-stimolante (MSH) stimola i melanociti della cute a produrre la pigmentazione
cutanea;
• ormoni che agiscono a livello delle gonadi maschili e femminili, chiamati gonadotropine :
6. ormone follicolo stimolante (FSH) , determina lo sviluppo dei follicoli ovarici e la secrezione di estrogeni;
nel maschio stimola la spermatogenesi nei testicoli
7. Ormone luteinizzante (LH) regola le fasi del ciclo ovarico e induce l’ovulazione e la produzione di
progesterone; nel maschio stimola le cellule interstiziali del testicolo a produrre testosterone.

SISTEMA PORTALE-IPOFISARIO
A livello dell’ipofisi si trova il microcircolo capillare. È rappresentato dal sistema portale-ipofisario. L’ipofisi è
vascolarizzata da due gruppi principali di arterie ipofisarie:
- arterie ipofisarie superiori in numero di 2 , nascono dal circolo di Willis che vascolarizza il cervello,
penetrano nell’eminenza mediana della neuroipofisi e dalla parte superiore del peduncolo , a questo livello
formano un complesso di gomitolo di capillari e si forma un primo plesso primario , chiamato plesso
primario del portale ipofisario. Da qui si originano delle venule che decorrono lungo il peduncolo e
raggiungono l’adenoipofisi, qui si capillarizzano e si immettono nel sistema vascolare presente nello stroma
reticolare dell’adenoipofisi. Formano un secondo plesso, detto plesso secondario del sistema portale. Da
questi capillari venosi prendono origine le vene ipofisarie che confluiscono nei seni venosi della dura
madre. Questa rete mirabile venosa prende il nome di sistema portale, in analogia con la circolazione del
fegato della vena porta. Le vene portali connettono il plesso primario e il plesso secondario. Il sistema
portale realizza un collegamento funzionale tra ipotalamo e ipofisi. Gli assoni in corrispondenza del
peduncolo si mettono in stretto rapporto con il plesso primario. I fattori di rilascio e di inibizione vengono
rilasciati nei capillari del plesso primario e possono raggiungere l’ipotalamo. Assicura che tutto il sangue
raggiunge le cellule dell’adenoipofisi prima di ritornare alla circolazione generale.
- arterie ipofisarie inferiori : derivano dalla carotide interna che entrano a far parte del poligono di Willis,
poi si distribuiscono a livello della neuroipofisi , da questi capillari si originano le vene ipofisarie che
confluiscono nei seni della dura madre, questa circolazione però è indipendente con il sistema portale. La
neuroipofisi viene irrorata dall’arteria ipofisaria inferiore.

NEUROIPOFISI
Presenta un'altra organizzazione, più vicina al sistema nervoso, rappresenta una estroflessione
dell’ipotalamo.
Costituisce la parte posteriore dell’ipofisi ha un volume inferiore rispetto all’adenoipofisi. È costituita da 3
porzioni:
- lobo posteriore chiamata pars nervosa
- infundibulo o peduncolo ipofisario
- eminenza mediana, la parte più ventrale dell’ipotalamo
Ha un struttura diversa, è costituita da una componente nervosa, una gliale e una vascolare.
• Componente nervosa: costituita da cospicui fasci di fibre nervose amieliniche provenienti da neuroni
situati in due nuclei ipotalamici,il nucleo paraventricolare e il nucleo sopraottico, costituiscono la maggiore
quota di fibre .
• Componente gliale: formata da pituiciti, cellule gliali modificate hanno un’azione trofica e di supporto
meccanico rappresentano il 20% del volume.
• Componente vascolare: distribuita nello stroma reticolare, ricco di capillari sinusoidali.
Gli assoni amielinici costituiscono l’asse ipotalamo-ipofisario.
La neuroipofisi non produce propri ormoni, ma la sua funzione è quella di immagazzinare e rilasciare due
neurormoni provenienti dall’ipotalamo e liberarli nel circolo sanguigno. Tali ormoni sono:
- ossitocina che stimola la contrazione dell’utero durante il parto e la ghiandola mammaria ad espellere il
latte;
- ormone antidiuretico (ADH) o vasopressina che aumenta il riassorbimento di acqua a livello dei tubuli
distali e dei dotti collettori del rene.
Si accumulano nella neuroipofisi, quando devono essere liberati nel sangue, è la neuroipofisi che libera nel
circolo ematico questi neurormoni.
La neuroipofisi è di origine neuro ectodermica, ha un’organizzazione simile a quella del SNC. Il fattore
natriuretico viene prodotto da cellule specializzate del miocardio in risposta ad un aumento di pressione
sanguigna ; questo ormone agisce a livello dei reni, per ridurre l’acqua, il sodio e i carichi adiposi nel
sistema circolatorio, abbassando per questo la pressione sanguigna.

EPIFISI O GHIANDOLA PINEALE


È una piccola ghiandola endocrina posta nella parte posteriore del tetto del terzo ventricolo del cervello. Ha
lunghezza di 1 cm. Ha la forma di una pigna per questo pineale, ha una forma conica , a livello del
diencefalo . Si trova inferiormente al corpo calloso,porzione chiamata splenio .
Insieme ad alcune formazioni chiamate abenulari e alla commessura posteriore costituisce la parte del
diencefalo detta epitalamo. Medialmente è appoggiata alla parte posteriore di un'altra formazione
chiamata mesencefalo, e le sporgenze sono chiamati collicoli , tra questi è alloggiata l’epifisi.

STRUTTURA
È rivestita da capsula fibrosa che proviene dalla meninge più interna, la pia madre. Il parenchima epifisario
è formato da 2 tipi di cellule:
- pinealociti, cellule di origine neuro ectodermica, hanno una forma irregolare sono provvisti di
prolungamenti che terminano con dei rigonfiamenti terminali, questi si pongono in contatto con i capillari
dello spazio peri-vascolare;
- le cellule gliali, che sono più numerose in corrispondenza del peduncolo dell’epifisi, sono molto simili agli
astrociti fibrosi, sono cellule interstiziali che somigliano molto alle cellule gliali.
Nello stroma intracellulare sin dalla prima infanzia si osservano dei depositi di fosfato e di calcio nel
materiale organico, questi depositi si stratificano e formano delle lamelle concentriche, questi depositi
calcari aumentano di dimensione e di numero con l’età, rendono la ghiandola visibile alla radiografia, sono
chiamati sabbia cerebrale o acèrboli o corpora arenacea, si depositano all’interno del materiale organico.
I pinealociti sintetizzano 2 ormoni:
• melatonina: la principale sostanza prodotta, il picco massimo di melatonina viene prodotta nella fase
notturna
• serotonina: prende origine dall’amminoacido triptofano , il picco massimo viene prodotta durante il
giorno .

L’influenza della luce e dell’oscurità si svolge tramite il sistema nervoso autonomo, in particolare simpatico:

• il buio stimola le fibre postgangliari a secernere la noradrenalina attivando dei recettori che sono
presenti sulla membrana plasmatica dei pineaolociti, questi cominciano a sintetizzare melatonina. La
melatonina contribuisce alla regolazione dell’orologio biologico. La sua secrezione viene regolata dalla
luce:
- quando lo stimolo luminoso arriva alla retina, viene trasmesso un segnale all’epifisi dove viene inibita la
sua secrezione
- il buio, al contrario, ne stimola il rilascio.
Per questo motivo la melatonina ha un picco nelle ore notturne e valori molto più bassi durante il giorno.
• la luce stimola i fotorecettori della retina , che invia segnali al nucleo che inibisce la secrezione di
melatonina, e attivano conseguentemente la produzione di serotonina.
ganglio periferico è un raggruppamento di neuroni avvolto da capsula connettivale
neuroni pregangliari prendono origina dal midollo spinale, ricevono stimoli da fibre discendenti collegate
dal nucleo soprachiasmatico.

GHIANDOLA TIROIDE
È una ghiandola endocrina situata davanti alla laringe e ai primi anelli tracheali. È costituita da due lobi, un
o destro e uno sinistro , uniti da una porzione intermedia detta istmo. Talvolta capita che da questo istmo si
distacca un lobo mediano impari , diretto in alto , definito lobo piramidale o piramide di Morgagni.
Rappresenta una testimonianza del percorso che percorre la tiroide durante il suo sviluppo.
Ha un colore rosso bruno in quanto è riccamente vascolarizzata e ha un peso nell’adulto di circa 20 gr. È
vascolarizzata dalle arterie tiroidee superiori destra e sinistra , derivano dalla carotide esterna , e le arterie
tiroidee inferiori, rami che derivano dall’arteria succlavia. La tiroide è collegata alle strutture vicine
mediante legamenti fibrosi, che permettono di unire la laringe, e permette di collegare la tiroide al fascio
vascolo-nervoso del collo. Lateralmente si trova la giugulare interna, la carotide comune e il nervo vago.
Lateralmente al collo si ha il fascio vascolo-nervoso formato da carotide comune, vena giugulare e nervo
vago , uniti da un fascio fibroso. Quindi lateralmente è collegata al fascio nervoso del collo.
Posteriormente presenta 4 masse piccole che sono le paratiroidi, due superiori e due inferiori, sono
masserelle di forma ovoidale , adese alla porzione posteriore dei lobi della tiroide.
Anteriormente è ricoperta dai muscoli sottoioidei, lateralmente anche dal muscolo sternocleidomastoideo.

STRUTTURA
Rivestita da una sottile capsula fibrosa ricca di fibre elastiche. Dalla cui porzione interna si dipartono dei
setti connettivali che permettono di suddividere il parenchima della tiroide in lobuli. La tiroide è l’unica
ghiandola endocrina ad avere una organizzazione follicolare, è costituita da una serie di vescicole o follicoli
tiroidei, la cui parete è monostratificata da cellule follicolari o tireociti, i follicoli sono cavità chiuse
circondate da tireociti , la quale delimita internamente un lume ripieno di un liquido di natura glicoproteica,
che prende il nome di colloide. Sono responsabili della formazione degli ormoni tiroidei
Intercalate tra i vari follicoli si trovano le cellule parafollicolari o cellule C. queste a differenza delle
follicolari, sono responsabili della produzione di un altro ormone, la calcitonina, che ha funzione
ipocalcemizzante, l’organo bersaglio della calcitonina è l’osso, che inibisce l’azione degli osteoclasti (che
demineralizzano l’osso). Questo ormone agisce anche a livello renale e intestinale .

La dimensione dei follicoli varia a seconda dello stato funzionale della ghiandola. Si hanno macrofollicoli,
che presentano cellule follicolari appiattite con cavità interna dilatata perché piena di colloidale, queste
sono scarsamente funzionali. In piena attività funzionali, le cellule follicolari assumono una forma cilindrica
e riduce l’accumulo di colloide, si parla di microfollicoli. La tiroide accumula gli ormoni nella colloide prima
di immetterli nel sangue.
Gli ormoni tiroidei sono legati ad una glicoproteina iodata, la tiroglobulina, prodotta dalle cellule follicolari,
legata allo iodio molecolare.

ORMONI TIROIDEI
- Tiroxina o tetraiodotironina T4
- triiodotironina T3

PRODUZIONE DI T3 E T4
I tireociti captano lo iodio ematico sotto forma di ioduro (I-)
Nelle vescicole lo ioduro viene ossidato da una perossidasi e trasformato in I 2.
Lo I 2 si lega ai residui di tirosina presenti nella tireglobulina formando:
-monoiodiotirosina (MIT), (se lega 1 molecola di I 2)
-diiodiotirosina (DIT), (se lega 2 molecole di I 2)

Tramite un processo di coniugazione


- 2 molecole di DIT danno origine alla T4 (tiroxina)
- 1 molecola di MIT e 1 di DIT formano la triodotironina (T3)
Le vescicole ripiene di tireoglobulina veicolante gli ormoni tiroidei vengono immesse nel lume follicolare
formando la colloide.

Quando vi è richiesta di ormoni tiroidei


- i tireociti inglobano per fagocitosi la colloide dalla superficie apicale della cellula
- ad opera dei lisosomi la T3 e la T4 vengono liberati dalla tireoglobulina e resi liberi
- attraverso la membrana basale dei tirociti gli ormoni vengono immessi nel circolo sanguigno
La produzione di T4 è superiore di T3, infatti rappresenta il 90 % degli ormoni T4, di cui il 30% può esser
convertito in T3, che a sua volta è più potente del T4.

Le fasi del processo di formazione degli ormoni tiroidei sono sotto il controllo dell’ormone ipofisario TSH:
1. Captazione dello iodio (alimenti, acqua)
2. Ossidazione dello iodio nei tirociti
3. Coniugazione dello iodio nella tireoglobulina e formazione di MIT e DIT
4. Accoppiamento di MIT e DIT con formazione di T3 e T4
5. Liberazione di T3 e T4 nel torrente ematico (distacco dalla tireoglobulina)

Il controllo ipotalamo-ipofisario sull’attività dei tirociti è del tipo feedback negativo.


TRH: Tyreotropine Releasing Hormone = ormone che libera la tireotropina (TSH).
L’ormone tireotropo (TSH) promuove il rilascio degli ormoni tiroidei.
- la diminuzione di ormoni tiroidei nel sangue o un basso metabolismo basale stimola il rilascio di TRH
- il TRH trasportato dai vasi portali ipofisari all’adenoipofisi, stimola il rilascio di TSH
- il TSH rilasciato nel circolo ematico stimola le cellule follicolari della tiroide
- ormoni tiroidei rilasciati nel sangue dalle cellule follicolari
- livelli elevati di ormoni tiroidei inibiscono il rilascio di TRH e TSH (feedback negativo)

Gli ormoni tiroidei agiscono sui mitocondri cellulari, regolano:


- l’aumento del consumo di O2 e il tasso metabolico
- il metabolismo cellulare
- la crescita e lo sviluppo
- favoriscono la glicogeno lisi
Gli ormoni influenzano la funzione di ogni organo e tessuto dell’organismo, in particolare agiscono sui
reni, muscoli scheletrici, cuore e fegato.

Sono importanti per la crescita e proliferazione cellulare dell’organismo. In caso di :


- ipertiroidismo: aumento del metabolismo basale
Sintomi : elevata temperatura corporea, perdita di peso, aumento di appetito, tachicardia, ipertensione.
- ipotiroidismo : riduzione del metabolismo basale
Sintomi: bassa temperatura corporea, aumento di peso, riduzione dell’appetito, bradicardia, ipotensione,
ipotonia della muscolatura scheletrica, apatia, letargia.

GHIANDOLE PARATIROIDI
Sono adese alla faccia posteriore della tiroide, sono rivestite da una sottile capsula fibrosa.

Si distinguono due tipi di cellule:


- cellule principali: presentano numerosi mitocondri, sono le più numerose e rappresentano l’unico tipo
cellulare presente nei primi anni di vita, sono cellule secretici che producono il paratormone;
- cellule ossifile: iniziano a comparire al sesto anno di vita e dopo la pubertà aumentano di numero; sono
povere di organuli citoplasmatici ma presentano numerosi mitocondri, si ritiene che possano rappresentare
uno stadio funzionale particolare delle cellule principale perché presentano caratteristiche molto simili alle
cellule principali, non è chiara la loro funzione.
Le cellule principali producono il paratormone che ha azione ipercalcemizzante, è prodotto nel momento in
cui nel sangue si ha una bassa concentrazione di calcio, gli organi bersaglio sono l’osso, il rene e l’intestino.
Ha un’azione antagonista alla calcitonina.

Le paratiroidi sono ghiandole indispensabili per la sopravvivenza. La loro rimozione causa una brusca
caduta della calcemia con gravi conseguenze sulla eccitabilità del sistema neuro-muscolare. La morte
sopravviene per tètania (spasmi muscolare).

GHIANDOLE SURRENALI
Sono organi pari, situate ai due lati della colonna vertebrale e sono in intimo rapporto con il polo superiore
del rene al quale sono adese per mezzo di un tessuto connettivo lasso .
Hanno la forma di una piramide e ciascuna presenta una base con superficie concava, un apice a contatto
con il diaframma, una faccia anteriore, una posteriore e due margini:uno laterale e uno mediale.

RAPPORTI
Il surrene di destra :superiormente con il diaframma , medialmente vena cava inferiore
Anteriormente con il fegato e la flessura superiore del duodeno
Il surrene di sinistra : anteriormente con il fondo dello stomaco e con la coda del pancreas, superiormente
con il diaframma, medialmente con l’aorta.

Ciascuna ghiandola surrenale è rivestita esternamente da una capsula di tessuto connettivo ricco di fibre
elastiche, vanno a costituire uno stroma reticolare.
Il parenchima di ciascun surrene presenta due diversi tipi di tessuti endocrini:
- zona corticale, esterna, costituisce l’80% dello spessore dell’organo
- zona midollare , interna, costituisce il 20%.
Differiscono tra di loro per la funzione e l’origine embriologica: la corticale deriva dal mesoderma (cellule di
natura epiteliale), la midollare deriva dall’ectoderma( è di origine nervosa)

ZONA CORTICALE
Chiamata anche corteccia surrenale, è suddivisa in 3 porzioni che si differenziano per la particolare
organizzazione dei cordoni cellulari:
- zona glomerulare: 15% esterna, le cellule di questa zona secernono ormoni mineral-corticoidi; le cellule
formano dei gomitoli, le cellule sono unite tra di loro da desmosomi e giunzione comunicanti, il citoplasma
è ricco di gocce lipidiche e mitocondri
- zona fascicolata, 78% intermedia, le cellule secernono ormoni glicocorticoidi; i cordoni cellulari si
dispongono in maniera rettilinea, separate sempre dallo stroma reticolare
- zona reticolare 7% interna; i cordoni cellulari si intrecciano tra di loro andando a formare una rete
tridimensionale, sono meno ricche di lipidi.
Le cellule della corticale secernono ormoni corticoidi o corticosteroidi, a partire da un precursore comune, il
colesterolo.

• ZONA GLOMERULARE secerne mineralcorticoidi: mantengono costante la concentrazione elettrolitica del


sangue e di conseguenza il volume di acqua nel plasma (volemia), l’ormone prodotto in maggiore quantità è
l’ ALDOSTERONE (organo bersaglio è il rene) : aumenta il riassorbimento del sodio nel tubulo distale e dotto
collettore e l’eliminazione di ioni potassio e idrogenioni. La liberazione dell’ormone è regolata dal
complesso renina-angiotensina.

• ZONA FASCICOLATA è sotto il controllo dell’ormone ipofisario adrenocorticotropo ACTH


Le cellule elaborano ormoni glicocorticoidi : CORTISOLO e CORTICOSTERONE : l’azione biologica di questi
ormoni è quella di innalzare il livello di glucosio nel sangue per procurare energia alle cellule attraverso la
gluconeogenesi epatica e il catabolismo proteico (conversione delle proteine in glucosio)
Il CORTISOLO è l’ormone prodotto in quantità maggiore nella zona fascicolata ed è implicato nei processi di
adattamento allo stress, infatti è anche definito ormone dello stress, in quanto la sua produzione aumenta
in condizione di stress.
Azione anti-infiammatoria e immunosoppressoria.
Il CORTISOLO ha un’influenza importante sulle reazioni provocate da traumi tissutali, proteine estranee e
infezioni. L’effetto principale consiste nell’inibizione di tutti i processi che si verificano in risposta ad un
danno tissutale.
Questa proprietà viene sfruttata utilizzando dosi farmacologiche di cortisolo nelle terapie delle malattie
autoimmuni, e nella prevenzione del rigetto degli organi trapiantati.

• ZONA RETICOLARE risponde allo stimolo dell’ adrenocorticotropo ACTH e anche dell’ormone
luteinizzante LH. Secerne ormoni steroidei ad attività androgena: DEIDROEPIANDROSTERONE (DHEA) ed il
suo estere DEIDROEPIANDROSTERONE SOLFATO (DHEAS) contribuiscono a determinare e mantenere i
caratteri sessuali secondari.

ZONA MIDDOLARE DEL SURRENE


Le cellule cromaffine sono cellule neuronali postgangliari simpatiche modificate del SNA.
Ricevono fibre pregangliari simpatiche del SNA
Gli ormoni prodotti sono le catecolammine:
- NORADRENALINA ( o norepinefrina)
- ADRENALINA ( o epinefrina)

AZIONE ORMONI MIDOLLARE SURRENE


Le catecolammine sono neurotrasmettitori che agiscono su tutte le cellule attraverso recettori denominati
α e β aventi azioni simili:
La noradrenalina stimola recettori α ,mentre l’adrenalina i recettori α e β .
La loro azione si esplica:
- sull’apparato cardiovascolare, tachicardia
- sull’apparato respiratorio, bronco dilatazione
- sul metabolismo glucidico provocando glicogenolisi
- sull’apparato digerente, riduce la motilità intestinale
- sulle ghiandole , aumenta la sudorazione
- sui muscoli intrinseci dell’occhio, midrìasi (spalancamento degli occhi )
Il rilascio dei due ormoni è legato a condizioni di stress.

L’integrità anatomica e funzionale delle ghiandole surrenali è essenziale per la sopravvivenza avendo un
ruolo fondamentale in:
- regolazione dei livelli ematici del glucosio
- ricambio delle proteine e dei lipidi
- regolazione del metabolismo del Na+ e del K+
- mantenimento del tono cardiovascolare
- modulazione delle risposte a danni e infezioni
- adattamento allo stress.

SISTEMA NERVOSO
origine embriologica dall’ectoderma.
Formazione del tubulo neurale: cellule epiteliali dell’ectoderma embrionale si ispessiscono e danno origine
alla piastra o placca neurale ( primordio del SNC). Questa fase viene definita neurolazione.
Invaginazione della placca neurale sulla linea mediana formano la doccia neurale.
I bordi laterali, le pieghe neurali, si sollevano e si avvicinano dorsalmente fino a saldarsi dando origine al
tubo neurale cavo. La saldatura inizia centralmente e poi procede in direzione sia cefalica che caudale.
- parte cefalica del tubo neurale dà origine all’encefalo
- parte caudale del tubo neurale dà origine al midollo spinale
Il tubo neurale è cavo e contiene il liquido cefalo-rachidiano o liquor che ha la funzione di protezione.

VESCICOLE PRIMARIE E SECONDARIE


nella porzione cefalica si formano 3 vescicole:
- prosencefalo
-mesencefalo
-romboencefalo
da queste si originano le vescicole secondarie
- dal prosencefalo derivano : telencefalo e diencefalo
- dal romboencefalo derivano: metencefalo e mielencefalo

Il telencefalo da’ origine ai due emisferi cerebrali . il mesencefalo e il diencefalo rimangono tali.
Dal metencefalo si originano : il ponte anteriormente e il cervelletto posteriormente
Il mielencefalo da’ origine al midollo allungato, che prosegue in basso con il midollo spinale.

Il tubo neurale permane sottoforma di residui nell’adulto.


VENTRICOLI CEREBRALI : sono residui del tubulo neurale attraverso cui decorre il liquor. Ciascun emisfero
possiede due ventricoli laterali di destra e di sinistra. Sono cavità che comunicano tutte tra di loro
all’interno del quale scorre il liquor. Il terzo ventricolo, collocato in posizione mediana tra i due emisferi,
comunica tramite un lungo canale detto acquedotto mesencefalico o acquedotto di Silvio, con il quarto
ventricolo. Prosegue infine inferiormente con il canale centrale del midollo spinale.

SISTEMA NERVOSO CENTRALE


Encefalo costituito da: tronco cerebrale (mesencefalo, ponte e midollo allungato ), diencefalo, telencefalo e
cervelletto .

Il sistema nervoso è un complesso di organi che hanno una duplice funzione:


1. RICEZIONE e RICONOSCIMENTO degli stimoli esterni ed interni
2. RISPOSTA AGLI STIMOLI : volontarie, involontarie (attività riflesse).

Il sistema nervoso comprende:


• SISTEMA NERVOSO CENTRALE (SNC)
-encefalo
-midollo spinale
Interviene nell’elaborazione delle informazioni ricevute dalla periferia. È l’origine delle risposte motorie
destinate alla periferia.
• SISTEMA NERVOSO PERIFERICO (SNP)
-nervi spinali e cranici
-gangli
-dispositivi recettoriali, inclusi gli organi di senso
Collega a due sensi la periferia con il SNC.

SUDDIVISIONE DEL SISTEMA NERVOSO CENTRALE


• organi assiali: prevale la funzione di conduzione degli stimoli agli organi sovrassiali
- MIDOLLO SPINALE
- TRONCO ENCEFALICO (bulbo, ponte e mesencefalo)

• organi sovrassiali: prevale la funzione di integrazione ed elaborazione degli stimoli trasportati dai nervi
periferici
- CERVELLETTO
- LAMINA QUADRIGEMINA (parte dorsale del mesencefalo)
- DIENCEFALO
- TELENCEFALO
Nevrasse = SNC nevrasse vuol dire Sistema nervoso centrale
Asse nervoso = parti assili del SNC (midollo spinale e tronco encefalico)

SUDDIVISIONE FUNZIONALE DEL SISTEMA NERVOSO


• sistema somatico o della vita di relazione (volontario): permette l’interazione tra i vari individui e con
l’ambiente esterno
-SNC o nevrasse
-SNP (nervi somatici, gangli e recettori di senso)
• Sistema autonomo o vegetativo (involontario): regola le funzioni essenziali per la vita (attività
cardiovascolare, attività respiratoria, attività digestiva ecc.) questo sistema viene regolato da :
-centri nervosi
-nervi viscerali (sensitivi viscerali e motori viscerali)
-gangli autonomi o viscerali

Il NEURONE è l’entità anatomica del SN in grado di :


- ricevere gli stimoli
-trasdurli in impulsi nervosi
- condurli lungo la sua superficie neuronale
-trasmetterli ad altri neuroni tramite le sinapsi.
Ogni neurone è un elemento di un circuito nervoso, di una catena neuronale

Una VIA NERVOSA è una catena neuronale, dove si incontrano neuroni in successione. Ciascun neurone
scarica i propri impulsi sul neurone successivo.
Un neurone riceve informazioni da altri neuroni, integra le informazioni e le invia ad altri neuroni.
Alcune delle terminazioni possono essere di tipo eccitatorio , altre di tipo inibitorie, quindi in un dato
momento un neurone può essere eccitato se prevalgono le terminazioni eccitatorie, o inibito se prevalgono
le terminazioni inibitorie. L’informazione è quindi influenzata da tutti gli altri neuroni. Le sinapsi quindi
hanno anche la funzione di modulare gi impulsi. Le catene neuronali rappresentano la base anatomica di
tutte le attività che il SN mette in opera (movimento, percezione sensitive, elaborazione mentale, emozioni,
apprendimento ecc.). Il SN quindi è costituito da miliardi di neuroni organizzati in gruppi neuronali , quelli
che regolano l’attività motoria, quelli che regolano le percezioni sensitive ecc.
Si possono schematizzare le catene neuronali come una serie di archi orizzontali, che dalla periferia portano
gli impulsi all’asse nervoso e da questo alla periferia.
L’impulso proveniente dalla periferia dal neurone sensitivo viene trasmesso al neurone effettore e da
questo alla periferia ( ARCO RIFLESSO ORIZZONTALE). L’arco orizzontale è formato da un neurone sensitivo
che rappresenta la via afferente e un neurone motore che costituisce la vie efferente (trasporta la risposta
agli organi effettori) uniti attraverso le sinapsi. La risposta motrice è una risposta riflessa, priva di qualsiasi
modulazione, è una risposta automatica. Questo circuito è definito arco riflesso orizzontale perché sono
risposte riflesse, automatiche.
Si hanno però anche circuiti più complessi definiti archi polineuronici verticali : comprendenti interneuroni,
che portano l’impulso dall’asse nervoso ai centri sovrassiali (o a vari livelli dell’asse) e dai centri sovrassiali
nuovamente all’asse nervoso.
Il neurone sensitivo entra a livello del midollo spinale, ed entra in sinapsi con un interneurone, l’assone di
questo risale lungo tutto il MS , il braccio ascendente dell’interneurone costituisce la via sensitiva, che
trasporta l’impulso sensitivo agli organi sovrassiali in cui l’impulso viene integrato , e subito dopo elabora
una risposta idonea allo stimolo. In questo caso si ha una risposta modulata, idonea allo stimolo.

Centro sovrassiale

Via Via
Archi mot sensitiv
verti rice a
Via
cali affere
nte
Via
effere
nte
In questo modo i neuroni effettori (motori) possono tenere conto di diverse esigenze e influenze a loro
trasmesse (elaborazione, modulazione) dalle varie parti del sistema nervoso →la risposta è più adeguata
allo stimolo, non automatica, ma volontaria e cosciente.
Si parla così di “VIA FINALE COMUNE” per indicare i neuroni effettori dell’asse nervoso responsabile del
trasporto degli impulsi in uscita verso la periferia.

IL COMPORTAMENTO SENSITIVO
• SENSIBILITÀ GENERALE
- Sensibilità somatica : si genera a livello cutaneo o a livello arto-muscolare e tendineo, cioè quando le
sensazioni provengono dall’esterno
- Sensibilità viscerale o introcettiva : si genera a livello dei visceri e ghiandole in seguito a stimoli di natura
pressoria o chimica.
• SENSIBILITÀ SPECIFICA
Si genera a livello degli organi di senso (vista, udito, equilibrio, olfatto e gusto)

• Sensibilità somatica è a sua volta suddivisa in :


- Esterocettiva ( a livello cutaneo)
Fornisce stimoli tattili (tatto, pressione, vibrazione solletico e prurito), termici e dolorifici
- Propriocettiva ( a livello arto-muscolare e tendineo)
Da informazioni posturali, come si posiziona il corpo o le sue parti nello spazio.
Una sensazione può essere percepita in modo cosciente o incosciente:
- la percezione cosciente si ha quando le informazioni sensitive raggiungono la corteccia cerebrale e la
risposta motoria è consapevole;
- se gli stimoli sensitivi raggiungono i centri nervosi sottocorticali essi vengono percepiti in modo vago o
apparentemente non vengono percepiti e le risposte motorie sono involontarie.
Lo stimolo non viene solo percepito, ma l’organismo capta la sua intensità, la sua origine, la sua natura, in
base a ciò la sensibilità è suddivisa in :
• Sensibilità protopatica (non discriminativa)
è ricca di contenuti emozionali e lo stimolo non è ben localizzato, ma è diffuso, è una sensazione che per di
più mette in allerta l’organismo in base all’ambiente.
Es: il senso del piacere, di disgusto, di paura, di rabbia

• Sensibilità epicritica (discriminativa)


Una minore o nessuna partecipazione affettiva, e gli stimoli sono meglio percepiti, localizzati e analizzati nei
loro dettagli più fini.
Es: se si prende in mano un oggetto, questa sensibilità ci permette di sapere se l’oggetto è morbido o duro,
se è liscio o ruvido ecc.

• La sensibilità tattile può essere :


-Epicritica: permette di percepire il tipo di stimolo, la sua posizione e le sue caratteristiche come i
polpastrelli delle dita che esplorano una superficie o leggono la scrittura di Braille.
-Protopatica: da’ una vaga localizzazione dello stimolo come, una carezza che sfiora il volto.

• La sensibilità propriocettiva può essere anche di tipo epicritica o protopatica.


Epicritica : permette di percepire coscientemente la posizione statica e dinamica del corpo o delle sue parti
anche in assenza della vista
Protopatica : riguarda i movimenti automatici (non coscienti), per es. l’atto di camminare.

• La sensibilità viscerale è sempre di tipo protopatica non da’ mai informazioni precise sullo stimolo o sulla
sua sede di applicazione; la sua componente cosciente è il dolore mentre quella non cosciente è utilizzata
per i riflessi viscerali. La risposta quindi è automatica, riflessa.

I vari tipi di sensibilità vengono rilevate da particolari strutture chiamate , recettori sensitivi che si
distinguono:
• In base al tipo di stimolo rilevato in:
- chemocettori : attivati dalla concentrazione di sostanze chimiche
- fotocettori : percepiscono gli stimoli visivi
- termocettori : percepiscono stimoli termici
- nocicettori : percepiscono e rispondono a stimoli dolorifici
- barocettori : rispondono ad una modificazione di pressione
- meccanocettori : rispondono ad una deformazione fisica del recettore
• In base alla localizzazione :
- esterocettori : terminazioni nervose libere
-introcettori : terminazioni nervose corpuscolate

-propriocettori : -fusi neuromuscolari


- organi muscoli tendinee del Golgi

ESTEROCETTORI
Si hanno diversi tipi di estrocettori. Quelli costituiti da terminazioni nervose libere, rilevano stimoli tattili e
dolorifici e sono presenti soprattutto nella cute glabra e intorno al follicolo pilifero. Le terminazioni nervose
corpuscolate sono i dischi di Merkel, formate da cellule di Merkel dove la ramificazione terminale della fibra
si espande a formare una coppa intorno alla cellula; i corpuscoli tattili di Meissner, formati da diverse
ramificazioni avvolte da capsula connettivale e molto numerosi nelle papille dermiche dei polpastrelli e
della faccia; rilevano stimoli tattili. I corpuscoli di Ruffini presentano terminazioni avvolte da una capsula
connettivale che presenta due poli. I corpuscoli di Pacini sono presenti a livello ipodermico e risentono dei
movimenti del derma; sono formati da una porzione terminale di una singola fibra avvolta da lamine
connettivali concentriche, favoriscono e amplificano lo stimolo sensitivo. Tutti questi estrocettori si trovano
a livello del derma, a livello delle papille dermiche dell’epidermide, e dell’ipoderma (per es. i corpuscoli di
Pacini).

ESTEROCETTO
RI

PROPRIOCETTORI
• Fusi neuromuscolari : sono recettori di stiramento localizzati all’interno del muscolo striato
Funzione principale: Segnalano le variazioni di lunghezza del muscolo in cui si trovano in condizioni statiche
e dinamiche.
Fusi neuromuscolari sono disposti in parallelo rispetto
alle fibre muscolari del muscolo striato. Si trovano
all’interno del muscolo striato. Le fibre dell’intero
muscolo striato sono chiamate fibre extrafusali.
Mentre quelle del fuso sono dette fibre intrafusali,
più sottili. La regione equatoriale delle fibre
intrafusali è priva di miofibrille e sarcomeri, non
può contrarsi, mentre le estremità polari sono
contrattili, ma solo queste polari, in quanto contengono
sarcomeri. Se le estremità polari si contraggono,
ovviamente la porzione equatoriale (o centrale) si stira.

Si distinguono due categorie di fibre intrafusali:


• fibre a sacco nucleare : sono di maggiori dimensioni e hanno nuclei addensati alla regione equatoriale ,
che assume una forma a sacco.
- Fibre statiche : entrano in azione quando il muscolo ha raggiunto la sua lunghezza e la mantiene
- Fibre dinamiche : segnalano le variazioni di lunghezza nel corso dei movimenti
• Fibre a catena di nuclei : corti e sottili, i nuclei si dispongono in un’unica fila assiale.
Le fibre intrafusali sono avvolte da una capsula connettivale e sia quelle a sacco che quelle a catena sono
avvolto da capsula connettivale che all’estremità sono in continuità con il perimisio e l’endomisio delle fibre
extrafusali, quindi si contraggono simultaneamente. Invece
Le fibre del fuso possiedono innervazione sensitiva e motoria
- fibre nervose sensitive primarie definite anche terminazioni anulo-spirali, perché si avvolgono a spirale ,
sono di grosso calibro e veloci
- fibre sensitive secondarie definite anche terminazioni a fiorame , lente perché hanno un diametro più
sottile .
L’innervazione motoria è fornita da fibre mieliniche:
- fibre motrici γ : lente, innervano le regioni polari delle fibre intrafusali
- fibre motrici α : veloci, innervano fibre extrafusali
Entrambe si originano dal midollo spianale.

STIRAMENTO ATTIVO DEI FUSI NEUROMUSCOLARI


L’attivazione dei neuroni motori γ determinano la contrazione delle estremità polari ne consegue lo
stiramento della regione equatoriale del fuso

STIRAMENTO PASSIVO DEI FUSI NEUROMUSCOLARI


Si verifica in seguito allo stiramento dell’intero muscolo che lo contiene. Se il muscolo si stira , anche le fibre
del fuso (porzione equatoriale) si stira anche se passivamente, questo viene percepito dalle terminazioni
nervose il quale inviano l’impulso al SN e entrano nel MS e prendono sinapsi con i motoneuroni alfa, che
inviano la risposta motoria e determinano la contrazione delle fibre extrafusali, per evitare che il muscolo si
stira oltre la sua lunghezza .
Quindi lo stiramento del fuso (attivo o passivo) stimola le terminazioni sensitive che inviano impulsi sensitivi
ai motoneuroni α del SNC, i quali innervano le fibre extrafusali dello stesso muscolo e muscoli sinergici.
I fusi neuromuscolari monitorizzano attivamente lo stato di un muscolo informando costantemente i centri
nervosi al fine di :
- prevenire danni legati ad un eccessivo stiramento
- mantenere il normale tono muscolare
- eseguire movimenti fluidi in maniera armonica e controllata.

• Organi Muscolo-Tendinei Del Golgi


- Sono localizzati a livello della giunzione muscolo-tendinea e disposti in serie , e non in parallelo, rispetto
alle fibre muscolari
- Sensibili allo stiramento del tendine dovuto alla contrazione del muscolo
- sono misurati dalla tensione muscolare
Le estremità terminale della fibra sensitiva sono intercalate tra le fibre collagene del tendine e nel
momento in cui il muscolo di contrae , il tendine si stira e le fibre sensitive avvertono di questo stiramento.
- Gli organi tendinei informano il SNC del grado di tensione muscolare
- Si innesca un riflesso tendineo che porta al rilasciamento muscolare, ciò comporta la lesione del tendine e
danni al muscolo.
Riassumendo : l’organo muscolo tendineo del Golgi informa i centri nervosi su quanto un dato muscolo si è
contratto. Il fuso neuromuscolare informa il SNC su quanto un muscolo si è allungato rispetto alla posizione
iniziale.

MIDOLLO SPINALE
Rappresenta la porzione più caudale del SNC ed è contenuto nel canale vertebrale tra il margine superiore
dell’Atlante e la 1-2 L. Non occupa tutta la lunghezza della colonna vertebrale. Questo è dovuto ad un
differente tipo di accrescimento , nei primi mesi di vita intra-uterina hanno la stessa velocità di crescita, a
partire dal 4° mese di vita intra-uterina il MS cresce in maniera più lenta rispetto alla colonna vertebrale,
quindi il MS arriva fino alla 1-2L. Ha la lunghezza di 45 cm. Cranialmente continua in alto con il midollo
allungato o bulbo, che costituisce la prima porzione del tronco encefalico, inferiormente tende a
restringersi andando a formare una specie di cono, chiamato cono midollare. Da questo cono midollare
prende origine un piccolo filamento fibroso, detto filum terminale, che decorre lungo tutta la porzione
restante del canale vertebrale e si fissa sulla parte dorsale del coccige. La porzione interiore del canale
midollare è occupata dal filum terminale e dalle radici degli ultimi nervi spinali, che prendono origine dal
tratto lombo-sacrale del MS e si dirigono verticalmente, insieme al filum terminale vanno quindi a formare
la cauda equina (chiamata così perché somiglia ad una coda di cavallo).

Il midollo spinale è rivestito da involucri connettivali, detti meningi. Sono in numero di 3 dall’interno all’
esterno :
- la pia madre: aderisce strettamente alla superficie del MS, molto sottile
- aracnoide : membrana connettivale ricca di trabecole connettivale, ricordano la tela di un ragno, per
questa è chiamata aracnoide.
- la dura madre: la più esterna e la più spessa, forma una specie di sacco e avvolge tutto il MS, costituisce il
sacco durale , anche la cauda equina è avvolta da sacco durale
nella porzione inferiore , al di sotto della cauda equina le 3 meningi si fondono e costituiscono la guaina
terminale.
Il MS non occupa tutto lo spazio del canale vertebrale e la dura madre divide questo spazio in :
- spazio epidurale , molto ricco di tessuto adiposo e riccamente vascolarizzato, ha la funzione di proteggere
il MS;
- spazio sub- durale tra la dura madre e l’aracnoide
- spazio sub- aracnoideo o aracnoidale tra aracnoide e pia madre , pieno di liquido cefalo-rachidiano o
liquor . Questi involucri sono tutti e tre riccamente vascolarizzati.
Dalla pia madre si dipartono dei fascetti fibrosi , che prendono il nome di legamenti denticolati, prendono
origine dalla pia madre si dipartono lateralmente e si fissano alla dura madre, si trovano a destra e a
sinistra. Il MS giace sospeso all’interno del sacco durale grazi sia ai legamenti denticolati, sia grazie al filum
terminale e dalla continuità del MS con il midollo allungato.
MEZZI DI FISSITÀ
- Continuità con il midollo allungato
- Legamenti denticolati : partono dalla superficie laterale del MS e si inseriscono sulla dura madre
- Radici dei nervi spinali che da esso emergono.

CONFIGURAZIONE ESTERNA
Il MS provato delle sue meningi , ha la forma si uno stelo cilindrico, e lungo lo stelo non presenta lo stesso
diametro , si notano 2 rigonfiamenti, uno a livello cervicale e uno a livello lombare. A livello della regione
cervicale prendono origine nervi di grosse dimensioni per innervare gli arti superiori , per questo motivo è
presente questo rigonfiamento; mentre il rigonfiamento lombare è dovuto dai nervi che innervano il
cingolo pelvico e gli arti inferiori. La superficie del MS è una superficie che presenta solchi verticali:
- anteriormente presenta un solco profondo di 3mm , chiamato fessura mediana – anteriore
- posteriormente presenta il solco mediano - posteriore, meno profondo.
Questi permettono di suddividere il MS in due estremità uguali e simmetriche , dette antimeri, antimeri di
destra e antimeri di sinistra. Ciascun antimero presenta altri solchi, uno laterale – anteriore e uno laterale -
posteriore. Questi solchi rappresentano l’emergenza delle radici posteriori e anteriori del nervo spinale.
Quindi si hanno due solchi laterali anteriori e due solchi laterali posteriori.
RADICI DEI NERVI SPINALI
Dai solchi laterali del MS emergono tanti piccoli fascetti nervosi allineati uno di seguito all’altro, radicole
anteriori e radicole posteriori, si uniscono e vanno a costituire un’unica radice anteriore e un’unica radice
posteriore. Sia la radice anteriore che quella posteriore decorrono all’interno del canale vertebrale. La
radice posteriore presenta un rigonfiamento, detto ganglio spinale, importantissimo. Il ganglio spinale è
costituito da un raggruppamento di neuroni pseudounipolari sensitivi, avvolti da capsula connettivale. La
radice posteriore è formata da fibre sensitive, che raccolgono gli impulsi dalla periferia e la trasportano al
SNC. Mentre la radice anteriore è formata da motoneuroni che si trovano all’interno del MS. I corpi cellulari
dei neuroni sensitivi sono localizzati nei gangli spinali.
Prima che la radice posteriore si unisce a quella anteriore presenta un rigonfiamento che è il ganglio
spinale. Il nervo spinale una volta formato, fuoriesce attraversa i fori intervertebrali, che si trovano
lateralmente alla colonna vertebrale.

FORO
INCISURA INFERIORE
INTERVERTEBR
ALE

INCISURA
I peduncoli presentano un margine superiore e uno inferiore che sono leggermente concavi e formano
l’incisura, andando a costituire il foro intervertebrale, dal quale fuoriescono i nervi spinali.

.
Il MS è suddiviso in diversi tratti, ciascuno del quale si suddivide in 33 neuromeri Il
neuromero è la porzione del MS da cui si origina una coppia di nervi spinali. Da
ogni neuromero si origina una coppia di nervi spinali.
Il midollo è diviso in 33 neuromeri:
• cervicali : C1 – C8 ( 8 neuromeri cervicali, ovvero 8 paia di nervi cervicali )
• toracici : T1 – T 12 (12 neuromeri toracici)
• lombari : L 1- L5 ( 5 neuromeri lombari)
• sacrali : S1 – S5 ( 5 neuromeri sacrali)
• coccigei : Co 1 – Co 3 ( 3 neuromeri coccigei)
Neuromero : segmento del MS da cui si origina una coppia di nervi spinali.
Le radici dei nervi cervicali in genere hanno una disposizione pressoché
orizzontale, perché trovano il corrispondente foro intravertebrale nella stessa
corrispondenza, però mano mano che proseguono a livello toracico, le radice
tendono ad avere un andamento obliquo, perché il foro intravertebrale si trova
più in basso rispetto all’emergenza del nervo, più in basso si prosegue e più
avranno un andamento obliquo, fino ad avere un andamento verticale, in quanto
il foro si trovo nettamente più in basso rispetto all’emergenza del nervo spinale. E
sono proprio queste radici verticali a dare sostegno al MS insieme alla cauda
equina e al filum terminale.

CONFIGURAZIONE INTERNA DEL MIDOLLO SPINALE


Si riconosce una sostanza grigia nella parte centrale, una bianca nella parte
periferica del MS.
• sostanza grigia consta di due formazioni simmetriche e sagittali sono connessa
tra di loro mediante una commessura grigia , al cui centro è situato il canale centrale del MS, ovvero il
residuo del tubulo neurale. La presenza di questo canale centrale permette di dividere questa commessura
in una commessura grigia anteriore e una posteriore. La sostanza grigia posta centralmente al MS, assume
la forma di una lettera H , in cui si distingue una porzione anteriore che nelle sezioni trasverse sono
chiamate corno anteriore, e un corno posteriore. Il corno anteriore è unito a quello posteriore mediante
una massa intermedia.
Nella zona marginale di Lissaeur decorrono fibre nervose con decorso longitudinale, è la zona più esterna
che avvolge il corno posteriore. Il corno posteriore è avvolto da una specie di cappuccio che forma la
sostanza gelatinosa di Rolando in cui si trovano neuroni a funzione inibitoria, assume una aspetto
traslucido e di aspetto gelatinoso, subito dopo si trova una sostanza spongiosa.
Nel tratto che va da neuromero T1 al neuromero L2, si trova un ulteriore corno, detto corno laterale, che si
trova solo in questo tratto, si prolunga verso l’esterno lateralmente al corno anteriore.
Nel corno anteriore si distinguono una testa e una base. Nel corno posteriore, si distingue una testa, un
collo e una base. Quindi la base del corno anteriore si lega alla base del corno posteriore mediante una
massa intermedia. Il corno posteriore è incappucciato dalle tre sostanze.
In una sezione longitudinale prendono il nome di colonna anteriore e colonna posteriore.
• la sostanza bianca è costituita da fasci di fibre mieliniche con decorso longitudinale, oltre alle cellule gliali.
Nella sostanza bianca si individuano 3 cordoni pari (antimero di destra e di sinistra):
- cordone anteriore tra la fessura mediana anteriore e il solco laterale anteriore
-cordone laterale tra il solco laterale anteriore e il solco laterale posteriore
-cordone posteriore tra il solco laterale posteriore e il solco mediana posteriore

SEZIONI DEL MS A VARI LIVELLI


La sostanza grigia e bianca presentano un diverso sviluppo nel MS, infatti la sostanza grigia aumenta in
senso cranio-caudale, fino al rigonfiamento lombare. A livello toracico si ha una diminuzione, e aumenta di
nuovo nel rigonfiamento cervicale per poi ridursi nuovamente a livello craniale. Viceversa avviene per la
sostanza bianca che diminuisce in senso cranio-caudale.
Questo è dovuto al fatto che a livello lombo sacrale si originano i nervi che innervano il cingolo pelvico e gli
arti inferiori, inoltre questi nervi hanno grosse dimensioni. A livello toracico invece la sostanza grigia si
riduce perché prendono origine i nervi toracici nettamente più piccoli ; a livello cervicale poi aumenta
nuovamente perché si originano i nervi che innervano il cingolo scapolare e gli arti superiori.
Per quanto riguarda la sostanza bianca qui decorrono sia fasci di fibre mieliniche con decorso ascendente ,
sono fibre di natura sensitiva, che trasportano l’impulso alla corteccia cerebrale, sia fibre discendenti che
provengono dalla corteccia cerebrale e sono fibre motrici, che prendono sinapsi con i motoneuroni. Queste
fibre proseguono lungo tutto il decorso del MS.
A livello cervicale le fibre motrici entrano in sinapsi con i motoneuroni. A livello toracico sono presenti le
fibre che innervano i muscoli toracici e i muscoli inferiori
A livello lombosacrale si trovano solo le fibre che innervano il cingolo pelvico e gli arti inferiori. A livello
della zona cervicale si trovano tutte le fibre sensitive provenienti dal cingolo scapolare e dagli arti superiori,
quindi la zona cervicale è la più complessa.

TERRITORI FUNZIONALI
Il corno posteriore è un territorio sensitivo, qui giungono impulsi sensitivi provenienti dalla periferia,
mentre il cono anteriore è un territorio motorio.
-La testa e il collo del corno posteriore è un territorio sensitivo somatico, poiché ricevono impulsi sensitivi
provenienti da recettori cutanei, cioè impulsi che provengono dall’ esterno; mentre il territorio sensitivo
viscerale si ha a livello della testa in cui giungono impulsi sensitivi provenienti dagli organi viscerali.
-Mentre la testa del corno anteriore è un territorio moto-somatico, ovvero da dove si originano i
motoneuroni alfa e gamma, va ad innervare i muscoli scheletrici. Invece la base del corno anteriore è un
territorio motore viscerale da dove prendono origine i motoneuroni viscerali e quindi le fibre effettrici
viscerali. effettore viscerale vuol dire innervazione di ghiandole e visceri. Il ganglio spinale contiene neuroni
sensitivi che sono pseudonipolari, chiamati protoneuroni o neuroni primari. Entrano in sinapsi con gli
interneuroni.

TIPI DI NEURONI NELLA SOSTANZA GRIGIA


Sono tutti neuroni multipolari che presentano numerosi dendriti e un solo assone, si suddividono in base al
comportamento dell’assone, in base al loro comportamento e in base al loro significato funzionale.
• cellule del l tipo di Golgi:
- cellule radicolari con assoni che fuoriescono dalla sostanza grigia, si caricano di guaina mielinica e si
portano alle radici anteriori dei nervi spinali
- cellule funicolari i cui assoni escono dalla sostanza grigia e formano fasci di fibre di sostanza bianca
(stabiliscono collegamenti intranervassiali)
• cellule del ll tipo di Golgi:
sono interneuroni con assoni corti che restano confinati nella sostanza grigia (neuroni di associazione) .
La differenza quindi sta nel tipo di assoni, quelle del tipo l hanno assoni molto lunghi, mentre quelle del ll
tipo hanno assoni molto corti.

CELLULE DEL I TIPO DI GOLGI


● CELLULE RADICOLARI a loro volto comprendono due tipi di neuroni :
• Motoneuroni somatici : responsabili dell’innervazione motoria della muscolatura scheletrica, prendono
origine dalla testa del corno anteriore e l’assone prima di uscire si munisce di guaina mielinica e si porta
nella radice anteriore del nervo spinale, si distinguono in :
- motoneuroni α , innervano le fibre extrafusali, l’impulso iaggia velocemente
- motoneuroni γ , innervano le fibre intrafusali, l’impulso viaggio lentamente
• Neuroni effettori viscerali :responsabili dell’ innervazione motoria della muscolatura liscia dei visceri e dei
vasi e controllo della secrezione ghiandolare .
Questi neuroni effettori viscerali hanno l’assone che esce dalle radici anteriori dei nervi spinali e raggiunge i
neuroni effettori viscerali dei gangli autonomi o viscerali. Si costituisce una fibra pre-gangliare. Sono
chiamati anche neuroni pre-gangliari non raggiungono l’organo effettore, ma un ganglio del SNA che si
trova in periferia, dal ganglio periferico prendono origine i neuroni post-gangliari che determinano la
contrazione della muscolatura liscia.

● CELLULE FUNICOLARI (INTERNEURONI)


Localizzati prevalentemente nel corno posteriore, massa intermedia e commessura grigia . Il loro neurite ( o
assone) si correda di guaina mielinica e si porta nella sostanza bianca, formando fasci nervosi.
- neuroni di associazione : realizzano collegamenti intersegmentali
- neuroni di proiezione : inviano impulsi a nuclei del tronco encefalico o a formazioni sovrassiali.

SCHEMA DEI NEURONI FUNICOLARI DI PROIEZIONE E DI ASSOCIAZIONE


I neuroni di associazione escono dalla sostanza grigia e si dividono in un ramo ascendente e uno
discendente trasportando gli impulsi in altri segmenti. Poi possono rientrare nella sostanza grigia e
prendere sinapsi con altre cellule funicolari o con motoneuroni.
I neuroni funicolari di proiezione possono uscire dalla sostanza grigia e andare nel cordone omo-laterale da
cui proviene l’impulso. L’assone di queste cellule si porta nel cordone contro-laterale, formando fasci
nervosi rivestiti di mielina e raggiungono i centri superiori, proiettando gli impulsi.
Quindi i neuroni funicolari di associazione mettono in comunicazione i vari segmenti tra loro e li connettono
ai centri superiori, mentre i neuroni funicolari di proiezione connettono un solo segmento ai centri
superiori.

ORGANIZZAZIONE LAMINARE DELLA SOSTANZA GRIGIA


Nella sostanza grigia si individuano 10 strati di neuroni con caratteristiche simili dette : lamine di Rexed.
In ciascuna lamina sono presenti neuroni con stesse caratteristiche funzionali, morfologiche. Sono lamine
regolari nel corno posteriori, rispetto al corno anteriore. Ogni lamine contiene neuroni con stesse funzioni,
stesse caratteristiche morfologiche.
Vengono numerati con numeri romani a partire dal corno posteriore a quello anteriore. La lamina X è per
es. la porzione della sostanza grigia che circonda il canale del MS in cui si trovano i neuroni funicolari di
associazione.
• Lamina l : zona marginale di Lissaeur , presenta un aspetto reticolare, si trovano fibre nervose mieliniche
che si incrociano in diverse direzione
• lamina II : sostanza gelatinosa di Rolando, presenta neuroni inibitori che analizzano diversi impulsi
provenienti dalla periferia e costituiscono anche un centro di controllo per impulsi dolorifici
• lamina III e IV : si trovano neuroni funicolari di proiezione da cui si origina la spina talamica,sono
responsabili della sensibilità esterocettiva .
• lamine V e VI : neuroni di associazione, sono importanti nell’organizzare risposte automatiche, riflesse
• lamina VII : è la più estesa , è posta tra il corno posteriore e quello anteriore, contiene diversi neuroni con
diversa grandezza, a seconda del segmento midollare che si considera contiene raggruppamenti neuronali
con funzioni diverse:
- colonna dorsale di Clarke costituita da un gruppo di neuroni formati dalla porzione mediale, ricevano la
sensibilità propriocettiva (incosciente) e la proiettano al cervelletto.
- tratto toraco-lombare : neuroni viscero-effettori pre-gangliari
- a livello sacrale: neuroni effettori viscerali del parasimpatico
In generale le lamine V, VI e VII costituiscono una zona elettiva sia per l’organizzazione di riflessi, ci sono
neuroni di associazioni che organizzano riflessi polisinaptici, sia per la terminazione di diverse vie motrici
discendenti. Sono all’origine di importanti fasci nervosi, che trasportano impulsi sensitivi ai centri superiori.
• lamina VIII : neuroni di associazione tra neuroni somatomotori, modulano l’attività motoria volontaria
• lamina IX : motoneuroni alfa e gamma
• lamina X : neuroni funicolari di associazione, che hanno solo funzione associativa.

TEORIA DEL CANCELLO


Nel MS è presente un importante centro di controllo, tutti gli impulsi vengono controllati, questo centro di
controllo corrisponde alla sostanza gelatinosa di Rolando.
A livello della II lamina del MS, convergono fibre sensitive di grosso calibro con quelle di piccolo calibro.
Qui afferiscono fibre sensitive nocicettive:
- fibre A - delta : (Aδ ) mieliniche, specifiche per il dolore rapido puntorio
- fibre C : mieliniche ,lente, che conducono il dolore sordo, lancinante, quello che dura maggiormente.
Inoltre afferiscono
- fibre A- beta (A β ¿ di maggior calibro, conducono la sensibilità tattile e pressoria.
Secondo la teoria del cancello a livello della sostanza gelatinosa di Rolando i neuroni agirebbero aprendo
(aumento della percezione dello stimolo) o chiudendo (diminuzione) il cancello di entrata degli stimoli.

Le fibre producono effetti diversi sulla sostanza gelatinosa di Rolando, i cui neuroni svolgono un ruolo
inibitorio presinaptico:
Le fibre A - beta ne stimolano l’attività , mentre le fibre di piccolo calibro la inibiscono.
I neuroni sono inibitori, ovvero possono inibire i neuroni funicolari che devono proiettare lo stimolo. In
questo modo lo stimolo non arriva i centri superiori.
• Quando si riceve uno stimolo dolorifico seguito da uno tattile.
1. La fibra dolorifica A-delta eccita il neurone di proiezione e si percepisce il dolore, con un ramo
collaterale inibisce i neuroni della sostanza gelatinosa di Rolando. Se questi vengono inibiti non possono a
loro volta inibire i neuroni di proiezione, che quindi è libero di trasmettere le sue informazioni al cervello e
si continua a percepire dolore.
2. Successivamente se si massaggia la parte del corpo che ha ricevuto il dolore, le fibre A- beta da un lato
attivano i neuroni di proiezione, dall’altro lato vanno ad attivare i neuroni della sostanza gelatinosa di
Rolando, sono stimoli tattili condotti dalle fibre A-beta , però i neuroni della sostanza gelatinosa di Rolando
essendo stimolati mettono in opera la loro azione inibitoria, andando ad inibire quindi i neuroni di
proiezioni, cioè gli impulsi dolorifici. Si chiude il cancello e si percepisce sollievo. Attraverso questo circuito
si può bloccare l’afferenza dolorifica entro certi limiti.
In aggiunta a questo meccanismo, esiste anche un effetto placebo, proveniente da neuroni del tronco
encefalico; agli interneuroni di Rolando, giungono fibre nervose serotoninergiche provenienti dal grigio
periacqueduttale (intorno all’acquedotto mesencefalico, o di Silvio). Queste fibre serotoninergiche vengono
in contatto con gli interneuroni della sostanza gelatinosa che rilasciano encefalina(hanno effetto analgesico
come la morfina), andando a bloccare le fibre che trasportano la sensibilità dolorifica (chiusura del
cancello).
Il circuito è sotto il controllo della corteccia telencefalica da cui dipendono gli stati emozionali. Per questo
motivo la capacità di rispondere e di reagire al dolore varia da individuo ad individuo e nello stesso
soggetto dipende dagli stati emotivi del momento.

STRUTTURA DELLA SOSTANZA BIANCA


Formata da fibre nervose mieliniche che presentano un decorso longitudinale e tendono a formare dei fasci
nervosi che in base alla direzione dell’impulso nervoso si distinguono in:
• fasci di proiezione: - fasci ascendenti : sensitivi
- fasci discendenti : motori
• fasci di associazione (intrassiali o intersegmentali): stabiliscono strette connessioni tra i vari neuromeri
midollari o tra questi e diverse parti del tronco encefalico.
Questi fasci di associazione che collegano il MS e l’encefalo sono pari e disposti bilateralmente e
simmetricamente lungo il MS e sono localizzati nei cordoni della sostanza bianca in particolare :
- cordone posteriore contiene fasci a decorso ascendente
- cordone anteriore contiene fasci per la maggior parte discendenti
- cordone laterale contiene fasci ascendenti e discendenti
I fasci di proiezione vengono indicati con diversi nomi, il primo nome indica l’origine del fascio, il secondo
nome indica la terminazione del fascio. Il fascio spino-cerebellare per es. vuol dire che prende origine dal
MS e termina a livello del cervelletto. Fascio spino-talamico, origina dal MS e raggiunge una porzione del
diencefalo, chiamato talamo.
Buona parte delle vie sensitive e motorie condividono diverse caratteristiche, decussano , ovvero si
incrociano. Questo incrocio definito decussazione, indica che la corteccia telencefalica di sinistra processa
le informazioni che provengono dal lato destro del corpo.
ipsilaterale o omolaterale = viaggia sullo stesso lato
contro laterale = viaggiano sul lato opposto
Le vie sensitive sono costituite da tre tipi di neuroni che lavorano insieme. Nel MS gli stimoli sensitivi
entrano attraverso le radici posteriori del nervo spinale. Le vie sensitive si articolano su una catena di tre
tipi di neuroni:
- neurone di 1° ordine , protoneurone : è rappresentano dai neuroni gangliari sensitivi che fanno penetrare
lo stimolo dalla periferia nel MS, il corpo cellulare si trova nel ganglio spinale.
- neurone di 2° ordine , deutoneurone ricevono l’impulso sensitivo , possono trovarsi o a livello del MS (nel
corno posteriore, sono gli interneuroni funicolari) oppure a livello del tronco encefalico.
- neurone di 3° tipo , organizzato nel talamo in cui giungono tutti gli impulsi sensitivi, tranne quelli olfattivi,
solo se la via termina nella corteccia cerebrale. Il talamo decide quali impulsi sensitivi devono arrivare alla
corteccia cerebrale e quelli invece che devono essere percepiti in modo vago, diffuso.

Schema riassuntivo dell’organizzazione del sistema nervoso, conducono all’encefalo informazioni


propriocettive e tattili, termiche, dolorifiche , viaggiano lungo via nervose.
Si distinguono :
-vie o fibre somato-sensitive sono quelle che processano gli stimoli provenienti dai recettori cutanei e che
quindi provengono dal’esterno, è compresa anche la sensibilità specifica (olfattiva, udito, vista, gusto)
-Le fibre viscero-sensitive invece trasportano gli impulsi provenienti dai visceri del corpo , entrano nell’asse
nervoso tramite le radici posteriori del nervo spinale, si portano nell’asse nervoso e dall’asse nervoso si
portano al SNC, sono definite fibre afferenti.
-Dalla corteccia partono le vie efferenti che si portano nella periferia, queste sono le risposte motrici,
trasportate dalle fibre somato-motrici che determinano la contrazione della muscolatura scheletrica. Le
efferenze sono anche portate dalle fibre viscero-effettrici che trasportano risposte motorie che innervano
la muscolature liscia, le ghiandole e la muscolature cardiaca , quindi ciò che cambia tra le due fibre sono gli
organi effettori.

Dal MS partono 3 grandi sistemi sensitivi ( o vie somato-sensitive) che hanno funzioni differenti:
1. Via spino-talamica: parte dal MS e si portano al talamo, filogenetica mete è la più antica
2. Via spino-cerebellari: parte dal MS e si portano al cervelletto
3. Via del cordone posteriore : parte dal MS (a livello del cordone posteriore della sostanza bianca ) e va a
definire il fascicolo gracile e cuneato, questa via compare solo nei mammiferi.

1. VIA SPINO-TALAMICA O LEMNISCO SPINALE


Comprende 3 fasci nervosi:
• fascio spino talamico anteriore: è localizzato nel cordone anteriore del MS della sostanza bianca
• fascio spino talamico laterale: è localizzato nel cordone laterale
• fascio spino tettale (termina nella parte posteriore del mesencefalo , in cui ci sono dei nuclei grigi definiti
nuclei tettali) che viaggia insieme ai due fasci spino talamici.
Insieme formano il fascio spino-talamico o lemnisco spinale .
Veicola stimoli dolorifici e termici e la sensibilità tattile-protopatica della metà contro laterale degli arti,
del tronco e del collo, cioè provengono da destra e si portano nel cordone contro laterale del lato di
sinistra.
Questa è una via POLINEURONICA: ovvero molte fibre di questa via si arrestano in molte parti del SNC:
- Diverse fibre si arrestano in diversi nuclei grigi del tronco encefalico e sono implicate nelle risposte riflesse
e nella modulazione del dolore
- Altre raggiungono il talamo che, a sua volta, proietta alla corteccia telencefalica per la percezione
cosciente degli stimoli
Il proto neurone trasporta l’impulso nel corno posteriore ,dove entra in sinapsi con i detutoneuroni che
sono interneuroni funicolari di proiezione. Gli assoni di questi deutoneuroni attraversano la linea mediana e
si portano nel cordone contro-laterale incrociandosi .
Man mano che le fibre viaggiano lungo il tronco encefalico, la via si interrompe o a livello del MS creando
collegamenti intrasegmentali, oppure in diversi nuclei grigi del tronco encefalico, questo serve per avere
risposte riflesse, o per controllare e modulare stimoli dolorifici. I nuclei grigi sono un raggruppamento di
neuroni , sono un raggruppamento di corpi cellulari di neuroni.
Per es. inseguito ad uno stimolo dolorifico, viene spontaneo spostare capo e occhi da dove si è ricevuto lo
stimolo dolorifico, quest’atto è una risposta riflessa.

2. VIA SPINO-CEREBELLARE
Comprende 2 fasci nervosi:
• fascio spino cerebellare dorsale o diretto , diretto perché non si incrocia
• fascio spino cerebellare ventrale o crociato , crociato perché si incrocia a livello del MS
Conducono informazioni tattili e pressori e propriocettivi incoscienti del tronco, degli arti e del collo, al
cervelletto.
Il cervelletto coordina i movimenti corporei, regola la postura e l’equilibrio.
La corteccia telencefalica deve elaborare una risposta, ovvero deve programmare un movimento e lo mette
in atto. Questo programma motorio viene inviato al cervelletto che è sempre informato su ciò che avviene
in periferia coordinando i movimenti , se c’è discrepanza tra piano motorio e ciò che sta avvenendo, in
modo che i movimenti avvengano in maniera fluida e coordinata.
Il primo neurone è sempre il ganglio sensitivo del MS che porta l’impulso nel corno posteriore sensitivo e
forma sinapsi con interneuroni funicolari di proiezione.
- Nel fascio spino-cerebellare dorsale gli interneuroni escono dalla sostanza grigia, si muniscono di guaina
mielinica , entrano nel cordone anteriore e formano il fascio dorsale che raggiunge il bulbo dove per mezzo
di alcuni cordoni nervosi raggiunge il cervelletto. Gli assoni si portano nel cordone omolaterale.
- L’altro invece si porta nel cordone contro-laterale , andando a costituire il fascio spino-cerebellare
ventrale o crociato, che attraversa il tronco encefalico dove si incrocia nuovamente.
Tutte le informazioni provenienti dalla parte destra del tronco vengono processati nel emisfero di destra e
viceversa per il lato sinistro.

3. VIA DEL CORDONE POSTERIORE


comprende due fascicoli :
• fascicolo gracile medialmente
• fascicolo cuneato lateralmente
Viene anche definita fascio spino-bulbo-talamo-corticale.
I rami centripeti dei proto neuroni risalgono nel cordone posteriore formando i fascicoli gracile e cuneato,
che raggiungono i deutoneuroni posti negli omonimi nuclei del bulbo. I deteneuroni si trovano nel midollo
allungato chiamato anche bulbo. Quindi i rami non entrano nel corno posteriore ma si portano
direttamente nel cordone posteriore del MS e raggiungono due nuclei grigi del midollo allungato o bulbo.
I due fascicoli si interrompono ed entrano in sinapsi con i deteneuroni.
Gli assoni dei deutoneuroni si portano contro-lateralmente e definisco un grosso fascio, il fascio lemnisco
mediale, che trasporta gli impulsi al talamo, che a sua volta, proietta alla corteccia cerebrale sensitiva
primaria.
Questa via trasporta la sensibilità tattile epicritica, pressoria e propriocettiva cosciente (arti, tronco e
collo).
Tutti questi fasci ovviamente sono bilaterali, si trovano si nell’antimero di destra e sia nell’antimero di
sinistra.

SISTEMI MOTORI
Le aree motrici programmano i movimenti.
le vie motrici non sono altro che vie discendenti, viaggiano dai centri sovrassiali all’asse nervoso, i quali
sono responsabili di trasportare l’impulso motorio in periferia.
I fasci discendenti agiscono sui motoneuroni del MS o nei nuclei somato-motori del tronco encefalico, o
regolare impulsi regolatori dei centri sottostanti.
Il tronco encefalico presenta sistemi neuronali necessari per integrare risposte motorie provenienti dai
centri superiori e dal MS. Per es. i nuclei vestibolari che si trovano nell’orecchio ricevono informazioni su
come è posizionato il capo.
Si distinguono due sistemi :
• sistema piramidale: compare con l’evoluzione della corteccia cerebrale , è implicato nei movimenti
volontari del corpo, si origina dalle aree motrici della corteccia telencefalica
• sistema extrapiramidale: si origina sia dalla corteccia premotoria , regioni sottocorticali, comprende
diverse vie di fasci nervosi coinvolti nel coordinare i vari tipi di movimenti, in modo da essere armonici e
fluidi
I due sistemi cooperano tra di loro . Si differenziano per l’origine e il decorso delle fibre.
Tutti i fasci motori vengono proiettati nel cordone laterale o nel cordone anteriore.

1. VIA PIRAMIDALE
Gli impulsi motori originano dalle cellule piramidali della corteccia motoria primaria e trasmessi ai
motoneuroni spinali e/o ai nuclei somato-motori dei nervi cranici. Comprende :
• fascio cortico-spinale: si origina dalla area motrice della corteccia e giunge al MS. È responsabile del
controllo volontario della muscolatura del tronco e degli arti.
• fascio cortico-bulbare: si origina a livello della corteccia motoria primaria e si interrompe nei nuclei
somato-motori dei nervi cranici, che inviano impulsi ai muscoli degli occhi, della faccia (mimici e
masticatori) e i muscoli del collo e della laringe.
Prendono origine da alcune cellule, chiamate piramidali, trasmettono impulsi ai nuclei somato-motori dei
nervi cranici. Questi usciranno tramite la radice anteriore del nervo spinale, determinando la contrazione
muscolare.
La via piramidale è una via MONOSINAPTICA, le cellule motrice entrano direttamente in sinapsi con i
motoneuroni, viaggiano su un’unica via.
Dalle cellule piramidale della corteccia del telencefalo, attraversano fascio cortico-spianle e bulbare,
attraversano la sostanza bianca e giungono su tronco encefalico.
- Le cellule piramidale dall’area motoria viaggiano lungo la sostanza bianca del telencefalo, mesencefalo
ponte e bulbo, giunte al bulbo circa l’ 80% attraversa la linea mediana e si porta contro lateralmente ,
andando a costituire il fascio cortico-spinale laterale, che raggiunge il cordone laterale del MS. Qui dal
cordone laterale entrano nel corno anteriore del MS dove entrano in sinapsi con i motoneuroni, i quali
tramite radice anteriori si portano alla periferia. Nel corno anteriore non entrano in sinapsi con i
motoneuroni omolaterali, ma con i contro laterali del cordone contro laterale.
È una via crociata , le cellule piramidali dell’emisfero di sinistra determina i movimenti della parte destra
del corpo e viceversa.
- Il fascio cortico-bulbare invece attraversa la sostanza bianca e a livello del tronco encefalico emette rami
collaterali e si interrompe, alcune fibre prendono sinapsi con nuclei somato-motori dei nervi cranici, ma
questi si trovano dislocati nelle tre formazioni del tronco encefalico, il fascio quindi si interrompe a livello
del tronco.

2. SISTEMA EXTRAPIRAMIDALE
È un sistema MULTISINAPTICO si origina dall’area premotoria della corteccia cerebrale, presenta diverse
interruzioni sinaptiche a livello si stazioni intermedie prima di giungere ai motoneuroni spinali.
Sostiene e armonizza l’attività del sistema piramidale, intervenendo nel controllo:
- del tono muscolare
- della postura
- dei movimenti volontari e automatici
Partecipa anche il cervelletto con funzioni coordinatrici e stabilizzanti.

IMPORTANTI CENTRI EXTRAPIRAMIDALI


- nuclei della base situati nel telencefalo
- nucleo subtalamico (diencefalo)
- nucleo rosso e sostanza nera (mesencefalo)
- diversi nuclei del tronco encefalico
- connessioni con il cervelletto
Da un punto di vista funzionale i fasci extrapiramidali:
• possono avere un’azione facilitatoria o inibitoria sui motoneuroni spinali
• al fine di coordinare l’azione dei muscoli estensori e flessori del tronco e degli arti in risposta a movimenti
del corpo
• alcuni fasci intervengono nei movimenti oculocefalogiri in seguito a stimoli visivi, ovvero gli occhi e il
capo si girano simultaneamente
• altri intervengono nei movimenti di orientamento della testa e del tronco nello spazio

Il sistema piramidale e extrapiramidale cooperano tra di loro affinché :


• l’attività motoria (deambulazione, linguaggio, scrittura) sia modulabile e regolabile, secondo le necessità
del movimento;
• i movimenti siano fluidi e precisi e non a scatti;
• sia possibile il mantenimento dell’equilibrio statico e dinamico del corpo.

ATTIVITÀ RIFLESSE
Il MS è la via obbligata alla quale afferiscono tutti gli impulsi sensitivi periferici e dalla quale originano tutti
gli impulsi motori. L’attività riflessa consiste in una risposta stereotipata, sempre uguale e di intensità
costante ad uno stimolo specifico, sono svincolate dal controllo della corteccia cerebrale. Ciò non vuole dire
che sono incoscienti, l’individuo ha la percezione dello stimolo, ma non può esercitare nessun tipo di
controllo. Si distinguono in:
• ARCO RIFLESSO MONOSINAPTICO: consiste di due neuroni, un neurone sensitivo (dalla periferia al MS)
entra in sinapsi con un motoneurone
• ARCO RIFLESSO PLURISINAPTICO : tra il neurone sensitivo e quello motore si interpongono diversi
interneuroni. Il neurone sensitivo entra nel corno posteriore e invece di prendere sinapsi direttamente con
il motoneurone entra in sinapsi con uno o più interneuroni che a loro volta prendono sinapsi con i
motoneuroni.

Le attività riflesse possono originarsi sia in seguito a stimoli propriocettivi che esterocettivi:
- riflessi propriocettivi
- riflessi esterocettivi
I riflessi possono coinvolgere un neuromero midollare (riflessi segmentali) o interessare più neuromeri
(riflessi plurisegmentali)

RIFLESSI SPINALI
• RIFLESSI PROPRIOCETTIVI : Originano dalla stimolazione dei propriocettori muscolari.
Generano riflessi segmentali.
Ruolo : regolano il tono muscolare e la postura sia in condizioni statiche che dinamiche . Inoltre, coordinano
l’azione muscolare durante la locomozione.
RIFLESSO MIOTATICO DI STIRAMENTO O PATELLARE
Regola la lunghezza (lo stiramento ) di un muscolo. Il paziente viene poggiato su un tavolino, quando si
stimola con un martelletto di gomma il tendine del muscolo quadricipite femorale, si ha un allungamento
del muscolo quadricipite femorale. Ciò provoca lo stiramento del tendine e quindi dei fusi neuromuscolari.
Lo stiramento dei fusi stimola le fibre anulo-spirali e quelle a fiorami a mandare l’impulso al MS, eccitando i
motoneuroni alfa che innervano questo muscolo.
Il muscolo quadricipite reagisce contraendosi e provocando l’estensione della gamba (“il calcetto”). In
questo riflesso miotatico passivo appena il quadricipite si contrae, subito dopo si rilassa. Affinché avvenga
questo piccolo calcetto , ovvero il riflesso, occorre che i muscoli antagonisti vengano inibiti, e quindi gli
impulsi sensitivi attivano i motoneuroni alfa che innervano il muscolo quadricipite, mentre inibiscono i
motoneuroni alfa del bicipite femorale.
Se la persona risponde vuol dire che non c’è alcun danno.

RIFLESSO MIOTATICO INVERSO O RIFLESSO TENDINEO DEL GOLGI


Si ha nel momento in cui si ha la contrazione del muscolo bicipite , questa contrazione va’ a stirare il
tendine. Questo riflesso regola la tensione muscolare. Infatti quando avviene l’aggiunta di un carico al
muscolo:
1. Il muscolo e il fuso si allungano quando il braccio si abbassa
2. La contrazione riflessa innescata dal fuso ripristina la posizione iniziale dell’arto
3. La contrazione del muscolo allunga l’organo tendineo del Golgi
L’organo tendineo del Golgi reagisce ad un eccesso di tensione muscolare producendo un rilasciamento del
muscolo.
4. Se il carico è eccessivo viene attivato il riflesso miotatico inverso, che causa il rilassamento esercitando
un’azione protettiva sul muscolo.
RIFLESSI MIOTATICI
Utili per mantenere il tono muscolare

• RIFLESSI ESTEROCETTIVI (Superficiali): originano dalla stimolazione dei recettori cutanei che
rispondono al tatto, alla pressione, alla temperatura ed al danno tissutale.
Generano riflessi plurisegmentali.
Ruolo: danno luogo a risposte atte ad allontanare parti del corpo dallo stimolo.
Inoltre, possono innescare fenomeni di compensazione posturale per prevenire una caduta.
RIFLESSO FLESSORIO O DI ALLNTANAMENTO : ha funzione protettiva
Per es. se mentre si cammina si calpesta un oggetto appuntito con il piede, il primo riflesso è quello di
allontanare la gamba. In particolare lo stimolo dolorifico è recepito dai recettori cutanei che inviano impulsi
al MS dove entrano in contatto con interneuroni funicolari di associazione che fuoriescono dalla sostanza
grigia ed emettono una ramo ascendente e uno discendente. Attivano i motoneuroni alfa che innervano i
muscoli flessori della gamba, ma i motoneuroni alfa non si trovano in un solo mielomero e quindi lo
stimolo viene distribuito. Il riflesso riguarda un solo lato, solo quello dell’arto che ha subito lo stimolo.
RIFLESSO ESTENSORIO CROCIATO : aiuta a mantenere l’equilibrio ,per evitare una caduta.
In questo caso non vengono attivati solo i motoneuroni alfa di un lato, ma vengono attivati anche i
motoneuroni alfa contro laterali, che fanno contrarre i muscoli estensori dell’altro arto. Gli interneuroni si
portano contro-lateralmente e fuoriescono dalla sostanza grigia attivando i motoneuroni alfa.

Quando si riceve lo stimolo la prima cosa è la risposta automatica, ma non sappiamo ancora quale oggetto
ha determinato il nostro stimolo dolorifico. Questo perché gli interneuroni si proiettano alla corteccia
telencefalica e ci rendiamo conto di quanto è successo. Solo in un secondo momento si è coscienti, ma la
prima risposta è involontaria e automatica.

NERVI SPINALI
Sono 33 paia di nervi , di cui solo 31 raggiungono la periferia. Gli ultimi 2 coccigei rimangono all’interno del
sacco durale.
Comunemente vengono identificati con una lettera maiuscola seguita da un numero che indica il numero
del forame dal quale esce il nervo.
8 nervi cranici C1-C8
12 nervi toracici T1-T12
5 nervi lombari L1-L5
5 nervi sacrali S1-S5
1 nervo coccigeo Co1
Il calibro è proporzionale all’estensione del loro territorio di distribuzione e quindi il calibro aumenta da C1
a C8 , i toracici sono più sottili, e aumentano nuovamente di calibro a livello lombare e sacrale; i lombari
sono i più grandi in quanto innervano gli arti inferiori.

FORMAZIONE DEL NERVO SPINALE


Nasce dalla confluenza della radice posteriore e di quella anteriore che provengono dal MS. Queste due
radici si uniscono e costituiscono il nervo spinale, ma la radice posteriore prima che confluisca in quella
anteriore presenta il ganglio spinale.
Radice posteriore (sensitiva) + radice anteriore (motoria) = nervo spinale

Il nervo spinale inizialmente emette due rami collaterali:


-il ramo menigeo: torna indietro e innerva la dura madre e i vasi sanguigni della zone circostanti, quindi
rientra nel forame
- il rame comunicante bianco : così detto perché contiene fibre mieliniche (fibre motrici viscerali) che
permette la comunicazione tra il nervo spinale e i gangli del SNA,che si trovano lateralmente alla colonna
vertebrale. Infatti le fibre motrici somatiche decorrono lungo il nervo spinale, ma le fibre effettrici
viscerali entrano nella radice anteriore, percorrono per un breve tratto il nervo spinale e poi lo
abbandonano raggiungendo i gangli del SNA, grazie al ramo comunicante bianco. Queste fibre effettrici
viscerali che originano dal MS sono dette fibre pregangliari che poi giungono nel ganglio e da qui prendono
origine le fibre postgangliari che andranno ad innervare la muscolatura liscia o le ghiandole. La differenza è
che mentre i motoneuroni alfa e gamma escono e innervano direttamente la muscolatura scheletrica, la
muscolatura liscia non viene innervata direttamente dalle fibre che escono dal MS ma dai secondi neuroni
che escono dal ganglio.
Una volta che il nervo spinale forma questi due rami, si divide in due rami:
• Ramo dorsale (posteriore), innervazione sensitiva e motoria del tronco e del collo
• Ramo ventrale (anteriore)innervazione sensitiva e motoria degli arti inferiori e superiori
ORIGINE REALE E APPARENTE DEI NERVI SPINALI
I nervi spinali presentano :
- un’origine reale : dove sono localizzati i corpi cellulari dei neuroni sia sensitivi che motori;
-e un’origine apparente : dove emergono lungo la superficie laterale del MS i nervi

• fibre motrici (anteriori) : decorrono lungo la radice anteriore


origine reale: corno anteriore (cellule radicolari)
Origine apparente : emergono dal solco laterale anteriore
• fibre sensitive (posteriori): decorrono lungo la radice posteriore
Origine reale : ganglio spinale (neuroni pseudo unipolari)
origine apparente : solco laterale posteriore

I nervi spinali sono tutti nervi misti, in quanto contengono tutte le componenti:
-sensibilità somatica e viscerale, le fibre sensitive trasportano impulsi somatici e viscerali
- motilità somatica e viscerale, le fibre motrici trasportano impulsi motori somatici e anche fibre effettrici
viscerali

RAPPORTO FRA : NEUROMERI-VERTEBRE – RADICI DEI NERVI SPINALI


La direzione e la lunghezza delle radici dei nervi spinali varia nei diversi segmenti del MS:
A livello cervicale le radici hanno direzione orizzontale poiché i fori intervertebrali si trovano in
corrispondenza dell’emergenza del nervo
Le successive radici acquistano gradualmente una direzione obliqua in basso e fuori fino a divenire verticali
per raggiungere il corrispondente foro .
Le radici lombosacrali sono le più lunghe e vanno a costituire la cauda equina.
Questo è dovuto al fatto che il MS non ha la stessa lunghezza del canale vertebrale .
I nervi spinali cranici sono 8 , mentre le vertebre cervicali sono 7, per questo motivo il primo nervo cervicale
emerge tra l’osso occipitale e l’Atlante. Il primo nervo cervicale fuoriesce lungo il margine superiore della
prima vertebra cervicale. A partire da T1 i nervi escono dal margine inferiore della vertebra corrispondente.

PERCORSO DEL NERVO DOPO L’USCITA DAL FORO INTERVERBRALE


Dopo l’uscita dal foro intervertebrale, il nervo si divide in due rami : uno ventrale e uno dorsale
• RAMI DORSALI
Sono più piccoli rispetto a quelli ventrali . Provvedono all’innervazione sensitiva e motoria della cute e di
tutti i muscoli della regione dorsale del tronco, hanno una distribuzione metamerica , segmentale , in cui
ogni nervo mantiene la sua individualità.

I primi due nervi cervicale fanno eccezione perché sono più grandi :
- 1° n. cervicale : nervo sottoccipitale muscoli e cute della regione occipitale
- 2° n. cervicale: nervo grande occipitale

• RAMI VENTRALI
Non hanno una distribuzione metamerica, ma durante lo sviluppo prenatale perdona questa distribuzione e
vanno a costituire dei dispositivi anastomotici, detti plessi spinali (6)
Gli unici ad avere distribuzione metamerica sono i nervi toracici che si comportano come quelli dorsali .
I nervi toracici hanno distribuzione metamerica e decorrono negli spazi intercostali, vanno a costituire i
nervi intercostali , provvedono all’ innervazione motoria e sensitiva dei muscoli intercostali e della colonna
vertebrale. Invece tutti gli altri rami anteriori non hanno distribuzione metamerica e si interconnettono tra
loro formando rami anastomotici e plessi spinali. Si distinguono 6 plessi spinali: plesso cervicale, plesso
brachiale, plesso lombare, plesso sacrale, plesso pudendo, plesso coccigeo.
Le fibre dei rami anteriori si distribuiscono alla muscolatura ventrale e alla cute delle regioni corrispondenti,
nonché alla muscolatura degli arti e alla cute relativa.

- PLESSO CERVICALE
Si forma dall’unione dei rami anteriori (ventrali) dei primi 4 nervi cervicali C1-C4
Rami cutanei sensitivi: cute del collo, regione mastoidea, la regione mediale del padiglione auricolare, e
della regione cutanea sopra- e sottoclavicolare.
Rami muscolari motori: muscoli sottoioidei e diaframma
Dal plesso cervicale prende origine il Nervo frenico che rappresenta un ramo terminale di questo plesso.
Si forma dai rami anteriore di C3, C4 e C5, le fibre si uniscono e formano il nervo frenico ,nervo pari, che
fuoriesce dal plesso, decorre lateralmente al collo, nel mediastino e si porta fino al diaframma. Man mano
che scende emette rami collaterali sensitivi che rilevano la sensibilità del pericardio e della pleura e una
volta attraversato il diaframma emette rami sensitivi per la parte superiore del peritoneo. Emette rami
motori per l’innervazione del diaframma.

- PLESSO BRACHIALE
È formato dai rami ventrali dei nervi che vanno da C5 a C8 e prende alcune fibre del T1.
I rami terminali (rami di uscita) sono rappresentati da 6 nervi , tra cui :
MISTI :
- nervo radiale
- nervo muscolocutaneo
- nervo mediano
- nervo ulnare
SENSITIVI:
- nervo cutaneo mediale del braccio
- nervo cutaneo mediale dell’avambraccio
Tutto il plesso brachiale Provvede all’innervazione sensitiva e motoria dell’arto superiore compresa la
spalla.
-nervo mediano : è un nervo che decorre lungo tutto l’arto fino a determinare l’innervazione del palmo,
delle prime tre dita e parte dell’anulare. Quando vien compresso provoca la sindrome del Tunnel carpale.
A livello del polso questo tunnel è un piccolo spazio creato dalla disposizione concava delle ossa carpali del
polso, lungo questo spazio le ossa sono tenute insieme con legamenti trasversi che formano il retinacolo
dei flessori. Si forma quindi un canale, detto canale carpale, in cui passano i tendini dei muscoli flessori delle
dita e passa il nervo mediano.
Quando si effettuano movimenti ripetitivi del polso si può verificare un danno che provoca infiammazione
dei tendini, che comprimono così il nervo mediano con conseguente formicolio, dolore e immobilizzazione.
Quindi la sindrome del tunnel carpale è una neuropatia dovuta all’irritazione o alla compressione del nervo
mediano nel suo passaggio attraverso il canale carpale.

- PLESSO LOMBARE
Nasce dai rami anteriori di L1 , L2 e L3 e alcune fibre di L4, si trova nella parte posteriore della colonna
vertebrali e anteriormente ai processi trasversi delle vertebre lombari.
Provvede all’innervazione della parete anterolaterale dell’addome, genitali esterni e parte dell’arto
inferiore.
Rami terminali :
- Nervo femorale : provvede all’innervazione motoria e sensitiva della porzione anteriore della coscia
- Nervo otturatorio : provvede all’innervazione motoria e sensitiva dei muscoli mediali della coscia, i
muscoli adduttori.

- PLESSO SACRALE
Situato nella piccola pelvi
Formato dai rami anteriori di L4 e L5 + i rami anteriori dei primi tre nervi sacrali (S1, S2, S3)
A livello del grande foro ischiatico le radici del plesso si riuniscono e formano un voluminoso e lungo ramo
terminale , detto nervo ischiatico o nervo sciatico.
Questo nervo innerva tutti i muscoli della loggia posteriore della coscia, gamba e piede , e cute della gamba
e piede . È il nevo più lungo del nostro corpo. L’ernia del disco è determinata dallo schiacciamento del
nervo sciatico, che blocca la gamba, con conseguenti dolori.

- PLESSO PUDENDO
Formato da alcune fibre di S2 e i rami anteriori di S3 e S4
Rami terminali: nervo pudendo. Innerva tutti i muscoli e cute del perineo, muscolo elevatore dell’ano e
sfinterico esterno dell’ano.
Fibre parasimpatiche (del SNA) , innervano gli organi genitali, retto, vescica urinaria , uretra e vagina.

- PLESSO COCCIGEO
Formato da fibre di S5 e Co1
Innerva il muscolo coccigeo e la cute della regione coccigea.

• DERMATOMERO : area cutanea innervata da un singolo nervo spinale


• MIOMERO : distretto muscolare innervato da un nervo spinale
Dermatomeri della testa , innervazione sensitiva è affidata al nervo trigemino , costituito da tre branche :
- nervo oftalmico
- nervo mascellare
- nervo mandibolare
TRONCO ENCEFALICO

ENCEFALO
Costituisce la massa nervosa contenuta nella scatola cranica , avvolta dalle meningi, in diretta
continuazione con quelle del MS.
Ha una forma ovoidale a maggior asse sagittale e presenta un polo più piccolo anteriore , detto frontale, e
uno più esteso posteriore, detto occipitale
È formato da 3 parti e in senso cranio-caudale :
- TRONCO CEREBRALE è la diretta continuazione del MS
- CERVELLETTO posteriormente al tronco si ha il
- CERVELLO comprende il Diencefalo racchiuso all’interno dei due emisferi cerebrali o emisferi telencefalici
separati da una scissura, e Telencefalo .
L’encefalo è connesso con la periferia tramite i nervi cranici, presenta 12 paia di nervi cranici in ordine
cranio caudale. Il nome è correlato alla funzione. In particolare i primi due hanno origine periferica:
1. nervo olfattivo, origina livello delle cavità nasali
2. nervo ottico , origina dai bulbi oculari
- tutti gli altri 10 nervi prendono origine dal tronco encefalico
3. nervo oculomotore
4. nervo trocleare
5. nervo trigemino
6. nervo abducente
7. nervo facciale propriamente detto e nervo intermedio , insieme costituiscono il nervo facciale
8. nervo statoacustico
9 nervo glossofaringeo
10. nervo vago (unico che esce dalla testa )
11. nervo accessorio (del vago)
12. nervo ipoglosso

CAVITÀ O VENTRICOLI CEREBRALI


All’interno dell’encefalo ci sono delle cavità cerebrali (ventricoli), dove scorre il liquido cerebrospinale e
sono un residuo delle primitive vescicole embrionali. Infatti l’encefalo prende origine da un tubo cavo ricco
di liquido le cui pareti sono formate da ectoderma da cui si formeranno tutti i neuroni. Il canale centrale a
livello del tronco si apre in una cavità detta IV ventricolo interposto tra ponte e bulbo anteriormente e il
cervelletto posteriormente. Questa cavità procedendo verso l’alto si restringe e a livello del mesencefalo
forma una fessura detta Acquedotto di Silvio o acquedotto mesencefalico, che mette in comunicazione il IV
ventricolo con il III ventricolo (presente nel diencefalo). La presenza del III ventricolo separa il diencefalo in
due parti congruenti di destra e di sinistra. A sua volta questo comunica con ventricoli presenti negli
emisferi cerebrali e sono detti ventricoli laterali a forma di lettera C. Questi ventricoli sono tutti comunicanti
tra loro.

TRONCO ENCEFALICO
Insieme al diencefalo formano la parte assiale. È costituito da 3 formazioni che in senso caudo-craniale
sono:
- bulbo o midollo allungato
- ponte di Varolio
- mesencefalo
Sono connessi posteriormente con il cervelletto con tre cordoni nervosi bianchi formati da fibre nervose
mieliniche detti peduncoli cerebellari.

PEDUNCOLI CEREBELLARI
- peduncolo cerebellare inferiore collega il bulbo al cervelletto;
- peduncolo cerebellare medio collega il ponte al cervelletto
- peduncolo cerebellare superiore collega il mesencefalo al cervelletto e collega il cervelletto al bulbo

• BULBO
Il bulbo ha la forma tronco-conica con base inferiore e una lunghezza di 30 mm. È in diretta comunicazione
con il MS. Superiormente continua con il ponte , il limite tra ponte e bulbo è determinato dal solco
trasversale, detto solco bulbo-pontino.
Presenta la fessura mediana anteriore ostruita a livello della decussazione delle piramidi (ostruzione creata
dall’80% delle fibre del fascio cortico-spinale che si incrociano al livello del bulbo) .
Lateralmente il bulbo presenta due rilievi detti , piramidi bulbari, lateralmente a queste si ha il solco
laterale anteriore, dove nella parte superiore si trova l’emergenza del nervo ipoglosso.
Posteriormente al bulbo si ha il solco laterale posteriore , in cui si ha l’emergenza di tre nervi cranici : nervo
glosso-faringeo, nervo vago e nervo accessorio del vago. Il solco laterale posteriore prende il nome di solco
dei nervi misti.
Tra il solco laterale posteriore e il solco laterale anteriore è presente una grossa sporgenza che prende il
nome di oliva bulbare, dovuta ad un raggruppamento di neuroni che si trovano nella profondità del bulbo.
A livello del solco bulbo-pontino si trova l’emergenza del nervo abducente in corrispondenza delle piramidi,
e in corrispondenza dell’oliva si ha il nervo facciale e il nervo statoacustico. Al di sopra del bulbo si trova il
ponte.

• PONTE DI VAROLIO
È interposto tra bulbo e mesencefalo ed è separato da questi con due solchi trasversali, il solco bulbo-
pontino e il solco ponto-mesencefalico, ha una lunghezza 25mm , la superficie antero-laterale ha la forma
di un grosso semi anello a convessità anteriore che continua lateralmente e posteriormente con i peduncoli
cerebellari medi.
Lungo la superficie laterale il ponte presenta l’emergenza del nervo trigemino, lungo la superficie del ponte,
lungo la linea mediana il ponte presenta un piccola depressione, detta solco basilare in cui decorre l’arteria
basilare (proviene dalle due arterie coronarie che derivano dalle succlavie ).
La superficie posteriore è coperta dal cervelletto .
Lateralmente al solco mediano posteriore , decorrono il fascicolo gracile e cuneato , questi man mano che
proseguono verso l’alto mostrano due grosse sporgenze, dette tubercoli, tubercolo gracile medialmente e
tubercolo cuneato lateralmente. Internamente qui si trovano i nuclei grigi gracile e cuneato .
La parte superiore dorsale del bulbo e del ponte assumono una forma triangolare. Il triangolo pontino e il
triangolo bulbare si affrontano con le loro basi , assumono la forma di un rombo, detta fossa romboidale.
Questi vanno a costituire il pavimento del IV ventricolo.
La superficie di questi triangoli presenta sporgenze dovute ai nuclei che si trovano nella porzione interna
del bulbo e del ponte.
A livello dell’apice inferiore del triangolo bulbare si trova in corrispondenza dell’obex, una lamina di
sostanza grigia che circoscrive il foro di uscita che mette in comunicazione il canale centrale con il IV
ventricolo.
Il ponte è separato dal mesencefalo mediante il solco ponto-mesencefalico.

• MESENCEFALO
Costituisce l’ultima porzione del tronco encefalico.
Anteriormente è formato da due cordoni di sostanza bianca detti peduncoli cerebrali (diversi da peduncoli
cerebellari), decorrono dal solco ponto-mesencefalico si portano in alto e lateralmente, lasciando una
fossa, detta fossa interpeduncolare.
All’interno dei peduncoli cerebrali, decorrono fasci di fibre nervose oltre a quelli cortico-spinali.
I due peduncoli nel divergere lateralmente, centralmente rimane un’area chiamata fossa interpenducolare,
la superficie è munita di diversi fori , è cribrosa, presenta tanti forellini attraverso cui passano i vasi
sanguigni, è detta sostanza perforata posteriore. Da questa fossa emerge il nervo oculomotore.
La porzione posteriore è formata da 4 formazioni emisferiche , dette tubercoli quadrigemini. Due inferiori,
detti tubercoli quadrigemini inferiori e tubercoli quadrigemini superiori , tutti detti anche collicoli.
Tutte quattro le formazioni emisferiche formano la lamina quadrigemina, costituita dalle 4 formazioni
emisferiche. Questa lamina è separata dal peduncolo cerebellare superiore, da un solo trasversale, lungo il
quale c’è l’emergenza del nervo trocleare unico nervo cranico ad emergenza posteriore.
I collicoli inferiori e superiori sono collegati con alcune formazioni del diencefalo , dette corpi genicolati
laterali e mediale. Insieme costituiscono il metatalamo.
Mediante dei bracci congiuntivi si collegano, sono formati da fibre nervose mieliniche.
I tubercoli quadrigemini superiori si collegano alle vie ottiche (dirette e riflesse); mentre i tubercoli
quadrigemini inferiori si collegano alle vie acustiche (dirette e riflesse).
Nel mesencefalo tra la lamina quadrigemina e i peduncoli cerebrali decorre l’Acquedotto di Silvio.
• 4° VENTRICOLO
É una cavità cerebrale interposta tra il ponte e il bulbo anteriormente e il cervelletto posteriormente. È
possibile distinguere un pavimento e un tetto:
- pavimento o fossa romboidale :formato dalle facce dorsali triangolari del bulbo e del ponte, affrontate
per le basi. Si riconoscono rilievi e solchi dovuti alla sporgenza di fibre e nuclei situati in profondità.
- volta : è un tetto a due spioventi, che si incontrano posteriormente a livello dell’ilo del cervelletto:
spiovente superiore: è costituito dal velo midollare superiore (sottile lamina nervosa)
spiovente inferiore : è formato per la maggior parte dalla TELA CORIOIDEA e in piccola parte dal velo
midollare inferiore.
TELA COROIDEA : sottile lamina ependimale, rinforzata dalla pia madre . Poiché la pia madre e riccamente
vascolarizzata, a questo livello i capillari formano dei gomitoli vascolari sporgenti nel ventricolo, i plessi
coroidei, responsabili della produzione del liquido cefalorachidiano.

A livello del 4° ventricolo si distinguono 3 fori, due laterali e uno in corrispondenza dell’obex :
- Forami laterali di Luschka
- Foro mediano di Magendie
Questi forami permettono una comunicazione e il passaggio del liquor dal 4° ventricolo allo spazio sub-
aracnoideo.

ORGANIZZAZIONE INTERNA
Nel tronco encefalico non si trova più la sostanza grigia come nel MS, ma è attraversato da fasci di fibre
nervose, sia sensitive (via ascendente) , sia a proiezione discendente , quelli di natura motoria. A livello del
tronco ci sono anche fasci di associazione che decorrono in diverse direzioni, che possono subire
incrociamenti a livello del tronco, oppure altre vie possono arrestarsi al livello del tronco. Di conseguenza
nel tronco la sostanza grigia viene scompaginata da questi fasci di fibre nervose, non si ha più una
disposizione uniforme della sostanza grigia, ma si assiste ad un cambiamento progressivo della sostanza
bianca e grigia.
L’organizzazione interna del tronco encefalico presenta 3 aspetti caratteristici:
1. Scompaginamento (= disgregazione) della sostanza grigia ad opera della sostanza bianca, per cui la
sostanza grigia si organizza in nuclei grigi
2. Presenza di nuclei propri del tronco encefalico dove i sistemi di fibre in transito trovano un intervallo
sinaptico
3. Presenza di nuclei dei nervi cranici che non hanno una disposizione segmentaria come quella del MS.

Nonostante l’organizzazione del tronco encefalico appare disordinata, in realtà hanno un’organizzazione
interna precisa.
In tutte e tre le formazioni del tronco si può distinguere :
- PIEDE , porzione ventrale: costituito prevalentemente da fasci di fibre nervose mieliniche, si trova
soprattutto sostanza bianca
- una porzione dorsale, CALLOTTA o TEGMENTO , occupata prevalentemente da nuclei grigi , si trova
soprattutto sostanza grigia.

• PIEDE
Nel piede si trovano le seguenti formazioni:
- A livello del bulbo : le fibre piramidali e i nuclei olivari inferiori
- A livello del ponte : le fibre ponto-cerebellari, le fibre piramidali e i nuclei basilari
- A livello del mesencefalo : peduncoli cerebrali in cui decorrono fibre piramidali e fibre extrapiramidali

SOSTANZA GRIGIA DEL TRONCO ENCEFALICO


Si distinguono :
- nuclei propri del tronco
- formazione reticolare , decorre lungo tutta la callotta , dal bulbo al ponte
- nuclei dei nervi cranici.

1.NUCLEI PROPRI
Sono costituiti da interneuroni, privi di collegamento con la periferia
Rappresentano stazioni intercalate lungo le vie proiettive ascendenti o lungo le vie discendenti motrici che
transitano per il tronco encefalico.
Hanno un ruolo nella trasmissione ed elaborazione si segnali ascendenti e discendenti.

• A livello del bulbo :


-nucleo gracile e cuneato
- nucleo olivare inferiore (pari) ,rappresenta la stazione nervosa delle vie extrapiramidali, riceve
informazioni da diverse aree della corteccia telencefalica, elaborano queste informazioni e le proiettano al
cervelletto , sono quindi coinvolti nella coordinazione dei movimenti.

• A livello del ponte :


- nuclei basilari , connettono varie aree corticali con regioni contro laterali del cervelletto tramite la via
cortico-ponto-cerebellare
- nucleo olivare superiore
-nucleo del corpo trapezoide sono stazioni intercalate lungo le vie acustiche
- nucleo del lemnisco laterale

• A livello del mesencefalo :


La sostanza nera (di Sommering) e nucleo rosso sono centri delle vie extrapiramidali
- sostanza nera: nucleo nero in quanto i neuroni contengono dei pi gementi scuri , rappresentati dalla
neuro melanina, prodotto intermedio del metabolismo della dopamina, utilizzato come neurotrasmettitore.
È coinvolta nella stabilizzazione dei movimenti volontari e nel regolare il tono muscolare.
La perdita di questi nuclei della sostanza nera, dopaminergici, causano la malattia di Parkinson o morbo di
Parkinson, i soggetti presentano un aumento del tono muscolare con conseguenti movimenti instabili e
tremolio.
-nucleo rosso regola il tono muscolare e coordina i movimenti volontari ed automatici , il nucleo contiene il
ferro ed è riccamente vascolarizzato, da qui il nome nucleo rosso. Coordinano i movimenti volontari e
automatici , in modo che siano controllati e precisi.

2. FORMAZIONE RETICOLARE
È presente per tutta l’estensione della callotta del tronco.
Costituita da un intreccio di fibre nervose nel quale sono immersi diversi nuclei grigi.
La formazione reticolare elabora informazioni provenienti da diversi sistemi sensitivi e motori consentendo
la propagazione degli impulsi e l’amplificazione dei segnali sia somatici che viscerali.

FUNZIONI:
- regola gli stati fisiologici, come la veglia, il sonno, l’attenzione e il comportamento emotivo;
- modula la nocicezione
- modula l’azione di neuroni implicati nella motilità e nel mantenimento della postura.
- controlla e coordina diverse attività viscerali : gastrointestinali, respiratorie e cardiovascolari, diversi
riflessi viscerali ecc.
Lesioni che interessano la formazione reticolare mettono in pericolo la sopravvivenza dell’individuo.

• A livello del bulbo vi sono due centri di formazione reticolare:


- centro cardiovascolare: regola la frequenza del battito cardiaco e la pressione arteriosa
- centro del ritmo del respiro: responsabile del ritmo basale della respirazione.
Possiede centri inspiratori ed espiratori che controllano i motoneuroni che innervano i muscoli della
respirazione, a loro volta controllati da altri due centri localizzati
• a livello del ponte
- centro pneumotassico: Inibisce il centro inspiratorio per ridurre la durata dell’inspirazione
Risultato: ritmo respiratorio più rapido

-centro apneustico: Attiva il centro inspiratorio per prolungare l’inspirazione


Risultato : lunga e profonda inspirazione
Questi centri ricevono informazioni anche dalla corteccia telencefalica, dall’ipotalamo e dai nuclei dei nervi
cranici, inviando impulsi attivatori o inibitori al centro del respiro.
Il centro respiratorio è connesso alla corteccia telencefalica.
È possibile alterare volontariamente il respiro smettendo di respirare per un breve periodo dipendente
dall’accumulo di CO2 e di H+ nei fluidi corporei.
In caso di IPERCAPNIA (accumulo di CO2) e di ACIDOSI i centri inspiratori vengono stimolati e la
respirazione riprende indipendente dalla volontà del soggetto.

3.NUCLEI DEI NERVI CRANICI


• nuclei di origine di fibre motrici somatiche e viscerali
- nuclei somato-motori
- nuclei viscero-effettori
• nuclei di terminazione di fibre sensitive somatiche e viscerali
- nuclei somato-sensitivi
- nuclei viscero-sensitivi
L’origine delle fibre sensitive è nei gangli sensitivi posti lungo il decorso dei nervi, al di fuori del SNC. I nervi
cranici sono 12 , il primo e il secondo sono gli unici nervi cranici che hanno origine dalla periferia e non dal
tronco, in particolare:
- nervo olfattivo prende origine dalle cavità nasali
- nervo ottico prende origine nei bulbi oculari
- il nervo trocleare, il nervo abducente e il nervo oculomotore, sono nervi motori somatici e sono
responsabili della contrazione dei muscoli estrinseci dell’occhio
- nervo trigemino: il cui ganglio che emerge dal ponte è prevalentemente sensitivo, è detto trigemino
perché si divide in 3 branche: nervo oftalmico, nervo mascellare e nervo mandibolare ; il nervo mandibolare
è l’unico a possedere fibre motrici, infatti innerva i muscoli masticatori
- nervo facciale: è un nervo misto, consta di due nervi: il nervo facciale propriamente detto e il nervo
intermedio che insieme costituiscono il nervo facciale. Il nervo intermedio contiene fibre effettrici viscerali
che innervano la ghiandola sottomandibolare, la ghiandola sottolinguale e la ghiandola lacrimale.
- nervo statoacustico contiene impulsi acustici, vestibolari, nell’orecchio sono presenti i recettori
dell’equilibrio, è un nervo sensitivo
- nervo glosso-faringeo, misto, innerva i muscoli stilo-faringei della faringe e la lingua , e orecchio medio
- nervo vago ,misto , l’unico che si porta in periferia, contiene fibre parasimpatiche, innerva la faringe i
polmoni, l’esofago, quindi i visceri della cavità toracica e addominale , arriva ad innervare fino al colon
trasverso.
- nervo accessorio, è un nervo motore somatico, innerva il muscolo sternocleidomastoideo e il trapezio
(parte della nuca e della spalla)
- nervo ipoglosso, nervo motore, innerva i muscoli della lingua, muscoli sottojoidei, decorrono anche le
fibre del primo nervo cervicale.

SOSTANZA BIANCA DEL TRONCO ENCEFALICO


Si distinguono:
1. vie proiettive ascendenti
2. vie discendenti
3. fasci di associazione

1.VIE PROIETTIVE ASCENDENTI (VIE DELLA SENSIBILITÀ)


• via gustativa centrale
• vie vestibolari (conduce impulsi stato-cinetici; equilibrio)
• via acustica centrale
• lemnisco spinale
• lemnisco mediale
• lemnisco trigeminale ( veicola la sensibilità protopatica ed epicritica della testa)
• fasci spino cerebellari

2. VIE DISCENDENTI (MOTRICI)


• vie piramidale
• via extrapiramidale

3. FIBRE DI ASSOCIAZIONE : creano un collegamento tra neuroni di diverse formazioni nervose:


• promuovono le attività riflesse
• coordinano le risposte di più nervi cranici
• partecipano al controllo extrapiramidale della motilità
• alcune fibre hanno funzioni attivanti sulla corteccia telencefalica.

CERVELLETTO
Deriva dalla prima vescicola del rombencefalo, situato nella fossa cranica posteriore dell’osso occipitale, ed
è accolta nelle fossa cerebellari della squama dell’occipitale. È posto posteriormente al ponte e al bulbo e la
superficie superiore risulta separata dalla porzione occipitale mediante una lamina orizzontale della dura
madre chiamata tentorio del cervelletto.
È separato tramite il 4 ventricolo, è situato al di sotto della lamina quadrigemina del tronco encefalico.
È collegato ai tre segmenti del tronco encefalico per mezzo di cordoni di sostanza bianca, chiamati
peduncoli cerebellari, che sono pari. Questi confluiscono in un punto chiamato ilo cerebellare.
Nell’insieme il cervelletto una forma ellissoidale a maggior asse trasversale che misura 9 cm, mentre l’asse
sagittale ha una lunghezza di 6 cm. È costituito da una porzione mediana detto verme del cervelletto, che è
diretto sagittalmente, e due masse laterali dette emisferi cerebellari.
Nella porzione anteriore in corrispondenza del 4° ventricolo presenta una depressione detta ilo del
cervelletto, dove confluiscono le tre paia di peduncoli cerebellari. Ai lati del verme sono presenti due
piccole appendici dette flocculi. La superficie del cervelletto non è liscia, ma presenta dei solchi. I solchi
meno profondi suddividono il cervelletto in tante lamelle concentriche, conferendogli un aspetto lamellare.
I solchi più profondi lo suddividono in lobuli, e quelli ancora più profondi che determinano le scissure lo
suddividono in 3 lobi.
- il solco primario divide il cervelletto in un lobo anteriore e un lobo posteriore
- il solco postero-laterale o dorso-laterale divide il lobo posteriore dal lobo facculo-nodulare. Questo lobo è
dato dai due focculi + una porzione del verme detta nodulo. La parte del verme è suddivisa in 9 lobuli a cui
corrispondono nove lobuli degli emisferi cerebellari.
La struttura interna è formata da una zona periferica di sostanza grigia che forma la corteccia cerebellare,
mentre la zona centrale è costituita dal corpo midollare (sostanza bianca). La sostanza bianca si ramifica
nelle lamelle cerebellari come i rami di un albero, si parla di una configurazione ad arbor vitae.

NUCLEI INTRINSECI DEL CEREVELLETTO


Si trovano nel corpo midollare e sono 4 , hanno una disposizione simmetrica rispetto alla linea mediana, e
sono disposti in senso medio-laterale:
- nucleo del tetto o del fastigio , localizzato al di sopra del 4 ventricolo e sono pari
- nucleo globoso
- nucleo emboliforme, in corrispondenza dell’ilo del cervelletto
- nucleo dentato, molto voluminoso rispetto agli altri.
Nei vertebrati inferiori , il nucleo globoso e quello emboliforme sono fusi in un unico nucleo, col nome di
nucleo interposito.

CORTECCIA CEREBELLARE
In tutta la sua estensione presenta lo steso spessore . si distinguono 3 strati dall’esterno all’interno:
• strato molecolare : è formato da cellule di natura associativa. Alcune sono presenti più in superficie e
sono dette cellule stellate esterne , mentre le cellule stellate interne sono anche dette cellule a canestro ,
chiamate così perche il loro assone decorre parallelamente alle lamelle, e ha decorso orizzontale, da qui si
diramano diversi rami collaterali che prendono sinapsi con le cellule di Purkinje.
• strato delle cellule del Purkinje (purkinì si legge):sono di natura inibitoria e utilizzano il GABA come
neurotrasmettitore inibitorio, è costituito da un’unica fila delle cellule del Purkinje, le cellule del Purkinje
rappresentano le cellule principali del cervelletto i cui assoni sono gli unici che fuoriescono dalla corteccia e
raggiungono i nuclei intrinseci del cervelletto. Il corpo cellulare ha forma globosa o piramidale, da questo si
dipartono un unico tronco dendritico (dendrite primario) si ramifica prima in 2 branche e poi in numerose
branche , andando a costituire delle grosse arborizzazioni, dette arborizzazioni a spalliera. L’assone invece
si diparte dal lato opposto, giunge nello strato dei granuli , si riveste di mielina ed entra in sinapsi con i
nuclei intrinseci , costituendo l’unico sistema efferente del cervelletto.
• strato dei granuli : è attraversato da assoni delle cellule di Purkinje e fibre che provengono da diverse
parti del SNC che afferiscono al cervelletto. È formato da neuroni distinti in piccoli e grandi granuli. I piccoli
granuli danno origine a delle arborizzazioni ad artiglio, entrano in sinapsi con fibre afferenti. L’assone risale
nello strato molecolare e costituisce le fibre parallele. I grandi granuli , detti anche cellule del Golgi hanno
ramificazioni dendritiche di cui alcune si portano nello strato molecolare e altre formano sinapsi con fibre
che entrano nel cervelletto .

CONNESSIONI DEL CEREVELLETTO: PEDUNCOLI CREBELLARI


- il peduncolo cerebellare inferiore è composto da fibre nervose, prevalentemente AFFERENTI
- il peduncolo cerebellare medio è composto da fibre nervose , esclusivamente AFFERENTI
- il peduncolo cerebellare superiore è composto da fibre nervose, prevalentemente EFFERENTI

• AFFERENZE CEREBELLARI
-fibre rampicanti: dai nuclei olivari inferiori del bulbo (fibre olivo-cerebellari) scaricano direttamente
impulsi eccitatori sui dendriti delle cellule del Purkinje
- fibre muscoidi (eccitatorie) da altri distretti:
derivano da : nuclei basilari del ponte, formazione reticolare, nuclei vestibolari, MS. Queste fibre muscoidi
terminano nello strato dei granuli, in cui entrano in sinapsi con i piccoli e con i grandi granuli.

GLOMERULI CEREBELLARI
Complessi sistemici sinaptici che si stabiliscono tra:
1.dendriti ad artiglio dei piccoli granuli
2. Neuriti e alcuni dendriti dei grandi granuli
3. Fibre muscoidi
Effettuano una modulazione inibitoria sugli impulsi in arrivo, riverberando (ripercuotere) l’impulso su se
stesso.
Gli impulsi che arrivano tramite le fibre muscoidi arrivano tramite i piccoli granuli.
I glomeruli effettuano un’azione inibitoria sugli impulsi in arrivo .

• EFFERENZE CEREBELLARI
Le cellule di Purkinje rappresentano la via finale comune di tutti gli stimoli in uscita dalla corteccia
cerebellare; i loro neuriti raggiungono i nuclei intrinseci con attività inibitoria, e da questi partono vie
efferenti.
Ne consegue che l’attività dei nuclei cerebellari, sostenuta dalle fibre muscoidi e rampicanti, viene
modulata in senso inibitorio dalla corteccia cerebellare.

SUDDIVISIONE TERRITORIALE DEL CEREVELETTO


• ARCHICEREBELLO: fitogeneticamente più antico, corrisponde al lobo flocculo nodulare, ha connessioni
con il nucleo del tetto o del fastigio
• PALEOCEREBELLO, corrisponde alla regione del verme e parti mediali degli emisferi cerebellari ; si trova
nei rettili e negli uccelli, è connesso con il nucleo globoso ed emboliforme. Corrisponde al lobo anteriore
• NEOCEREBELLO : fitogeneticamente più recente, corrisponde alle parti laterali degli emisferi cerebellari,
trova la sua massima espressione nell’uomo; corrisponde al lobo posteriore ed è connesso al nucleo
dentato.

1.ARCHICEREBELLO O VESTIBOLOCEREBELLO
Afferenze : riceve dai recettori vestibolari (equilibrio) Afferente dalla periferia al SNC
Efferenze: manda impulsi - indirettamente al MS Efferente dal SNC alla periferia
- nuclei oculomotori
Il cervelletto consente il mantenimento dell’equilibrio statico e dinamico. Inoltre controlla e coordina i
movimenti oculocefalogiri.

2.PALEOCEREBELLO O SPINOCEREBELLO
Afferenze: riceve - MS
- nucleo sensitivo trigemino (impulsi propriocettivi incoscienti)
Efferenze: manda impulsi - formazione reticolare
- nucleo rosso
- talamo
Il cervelletto regola il tono muscolare al fine di controllare la postura e il movimento degli arti.

3.NEOCEREBELLO O CEREBROCEREBELLO
Afferenze: riceve indirettamente dalla corteccia sensitiva e motoria
Efferenze : proietta alla corteccia motoria e premotoria tramite il talamo
Deputato alla coordinazione muscolare e alla pianificazione del movimento.

FUNZIONI GENERALI DEL CERVELLETTO


Il cervelletto esercita un continuo controllo sulle attività motorie. Non da’ inizio al movimento volontario,
questo è compito della corteccia motoria; ma è in grado di valutare la differenza fra il comando motorio
inviato e l’effettivo movimento eseguito .
Controlla e coregge l’attività di quei centri implicati nelle azioni motorie, al fine di consentire dei movimenti
precisi e corretti.
-Quando avviene l’intervento regolatore?
-Prima, durante e al termine di ogni movimento al fine di regolarne: durata, ampiezza e gradualità .

Svolge un confronto tra impulsi propriocettivi (provenienti dal MS) e risposte motorie elaborate dalla
corteccia per rilevare errori di queste risposte correggendole.
Questo avviene perché la corteccia somato-motoria elabora quasi sempre risposte per eccesso, per cui il
cervelletto funge da freno con la sua azione inibente, modulando le risposte motorie.

DISORDINI CEREBELLARI
• ATASSIA : progressiva perdita della coordinazione muscolare che rende difficoltosa l’esecuzione di alcuni
movimenti volontari e un’andatura barcollante
• DISMETRIA : errori di ampiezza e di misura nell’esecuzione di un movimento volontario di una parte del
corpo
• NISTAGMO CEREBELLARE : il soggetto non è in grado di fissare lo sguardo su un punto a causa di
movimenti oscillatori, ritmici e involontari dei bulbi oculari.
• DISTURBI DELLA PAROLA : scandita e rallentata.

DIENCEFALO
Il diencefalo è una formazione nervosa impari e mediana , situata tra il mesencefalo e il telencefalo, è
completamente immerso nei due emisferi e solo una piccola porzione è visibile sulla superficie ventrale
dell’encefalo, rappresentata da : i corpi mamillari, il tuber cinereum, il peduncolo cerebrale e il chiasma
ottico, poggiano sul corpo dello sfenoide in corrispondenza della sella turcica, dove è alloggiata l’ipofisi.
Sono in stretto rapporto con il circolo di Willis.
Contiene al suo interno la cavità del III ventricolo che comunica in basso con l’acquedotto di Silvio e
lateralmente comunica con i ventricoli laterali mediante i forami interventricolari di Monro.
Questo ventricolo permette di suddividere il diencefalo in due metà simmetriche destra e sinistra ,
suddivise a loro volta in una parte dorsale e una parte ventrale.
Questa separazione è determinata da un solco , posto sulla faccia laterale del III ventricolo , detto solco
ipotalamico . Il solco si estende dal foro intraventricolare di Monro fino all’estremità craniale
dell’acquedotto mesencefalico.
• La parte ventrale è meno sviluppata e comprende due formazioni:
- ipotalamo
- sub talamo : definito anche talamo ventrale perché si trova sotto il talamo, è situato posterolateralmente
e rappresenta la continuazione della callotta del mesencefalo.

• La parte dorsale comprende :


- talamo : costituisce la parte più voluminosa
- epitalamo: situato nella parte posteriore del tetto del 3 ventricolo, comprende la commessura inferiore,
l’epifisi e l’abenula.
- metatalamo : nella parte postero laterale del talamo, comprende i due corpi genicolati (dei tubercoli
quadrigemini)
L’ abenula si trova anteriormente ai tubercoli quadrigemini.

• TALAMO
Forma ovoidale, si trova al di sopra del solco ipotalamico
I due talami sono uniti tra di loro mediante un ponte di sostanza grigia, chiamata adesione intertalamica,
unisce il talamo di destra con quello di sinistra.
In ciascun talamo si distingue un :
- polo anteriore, circondato da alcune formazioni bianche, dette colonne del fòrnice ,che appartengono al
sistema limbico
- polo posteriore ,chiamato pulvinar è più esteso rispetto al polo anteriore
Lateralmente la superficie è in continuità con una formazione bianca chiamata capsula interna, e permette
di separare il talamo dai nuclei grigi del telencefalo.
La superficie mediale presenta l’adesione intertalamica, che collega i due talami.
ORGANIZZAZIONE INTERNA
È una massa grigia rivestita esternamente di lamina di sostanza bianca, detta lamina midollare esterna.
Internamente si trova la lamina midollare interna che anteriormente si divide in due rami , formando una
Y, permette di suddividere la massa grigia in tanti piccoli nuclei grigi. Quindi il talamo è costituito da nuclei
grigi (talamici) divisi da questa lamina midollare interna.
Questi nuclei grigi da un punto di vista funzionale si suddividono in nuclei specifici e non specifici:
- specifici : comprendono nuclei del gruppo anteriore, del gruppo mediale e del gruppo laterale, chiamati
specifici perché proiettano in aree specifiche della corteccia
- non specifici proiettano in modo diffuso alla corteccia telencefalica.
• nuclei a PROIEZIONE SPECIFICA comprendono:
- nuclei dei gruppi anteriore , connessi con alcune aree mediali della corteccia telenceflaica, sono coinvolti
in un circuito indispensabile per il mantenimento della memoria a breve termine e nel regolare lo stato di
vigilanza
- nuclei del gruppo mediale , connessi con le aree frontali della corteccia telencefalica, implicati in circuiti
che elaborano funzioni cognitive e comportamenti emotivi
- nuclei del gruppo laterale , alcuni nuclei sono implicati in circuiti motori corticali, altri nuclei ricevono la
sensibilità generale e proiettano all’area sensitiva primaria.
• nuclei a PROIEZIONE NON SPECIFICA
- nuclei intralaminari , che si trovano all’interno della lamina midollare interna
- nuclei della linea mediana , che si trovano lungo la superficie mediale , rivolti verso il III ventricolo
Ricevano impulsi da diverse parti del SNC e attivano in modo sincrono e diffuso l’intera corteccia
telencefalica.
FUNZIONE: mantenere la corteccia ad un livello di attività necessaria per l’elaborazione degli impulsi.
RUOLO DEL TALAMO
Rappresenta una stazione d’arresto obbligata lungo le vie della sensibilità generale. Al talamo arrivano tutte
le sensibilità, tranne la via olfattiva.
Nel talamo gli impulsi subiscono una prima integrazione , specie degli impulsi ( si arricchiscono di un
contenuto emozionale) che presentano una ricca componente protopatica.
Il talamo svolge ATTIVITÀ di RELAY tra le vie ascendenti sensitive e la corteccia; trasmette attivamente i
messaggi nervosi alla corteccia, agendo come un filtro selezionando la quantità di informazioni che
giungono alla corteccia telencefalica per la loro percezione cosciente.
-Il talamo armonizza diversi sistemi implicati nella regolazione dell’attività motoria, veicolando risposte
motorie elaborate dal cervelletto e nuclei della base alla corteccia telencefalica.
Connessioni cerebello-talamo-corticali.

• IPOTALAMO
Costituisce la porzione ventrale e inferiore del diencefalo ed è l’unica parte parzialmente visibile. Le fibre
del nervo ottico , che provengono dai bulbi oculari, giunti allo sfenoide formano il chiasma ottico; dunque
l’ipotalamo è compreso tra il chiasma ottico anteriormente e i peduncoli cerebrali posteriormente. Le due
metà simmetriche dell’ipotalamo sono separate da una lamina terminale di sostanza grigia che forma la
parete anteriore del III ventricolo. Le due parti sono unite tra loro a formare un rilievo detto tuber
cinereum.
L’ipotalamo è costituito da numerosi nuclei grigi che funzionalmente possono essere raggruppati in 4
regioni:
1. Regione preottica (prima del chiasma ottico, è connessa con le funzioni del SNA)
2. Regione sopraottica o soprachiasmatica: contiene il nucleo soprattico e il nucleo paraventricolare, è
connessa con la neuroipofisi
3. Regione tuberale o tubero-infundibolare, connessa con l’adenoipofisi
4. Regione mammillare , connessa con aree limbiche
L’ipotalamo costituisce un centro integrativo per la sopravvivenza dell’organismo, i suoi nuclei sono
connessi sia in entrata che in uscita con tutte le parti del SNC; vengono controllati dal talamo e dalla
corteccia telencefalica e , a loro volta, influenzano l’attività di diversi centri del tronco encefalico e
dell’ipofisi.
I nuclei ipotalamici regolano :
- attività viscerali
- funzioni metaboliche ed endocrine dell’organismo.
REGOLAZIONE ENDOCRINA DELL’IPOTALAMO -ZONA SOPRAOTTICA
Asse ipotalamo-ipofisario
I nuclei sopraottico e paraventricolare sintetizzano 2 ormoni che vengono poi secreti dalla neuroipofisi:
- ormone antidiuretico (ADH) o vasopressina induce il riassorbimento dell’acqua a livello renale
- L’ossitocina stimola contrazione
- della muscolatura dell’utero durante il parto
- delle cellule mio epiteliali della ghiandola mammaria per l’espulsione del latte.
REGOLAZIONE ENDOCRINA DELL’IPOTALAMO -AREA TUBULARE
Controlla l’attività secretoria dell’adenoipofisi mediante la produzione di :
- fattori di rilascio (RF)
-Fattori di inibizione (RI)
IL CONTROLLO DELLE ATTIVITÀ VISCERALI DELL’IPOTALAMO -AREA PREOTTICA
Si realizza attraverso :
- i suoi rapporti con l’ipofisi
- formazione reticolare del tronco
- con i nuclei effettori viscerali del 3° (nervo trocleare), 7° (nervo facciale), 9° (nervo glosso-faringeo) e 10°
(nervo vago)paia di nervi cranici
Interviene nella regolazione del tono del parasimpatico e dell’ortosimpatico.
• controllo del parasimpatico: bradicardia, ipotensione, salivazione, sudorazione, miosi (restringimento
pupillare) , ipermotilità gastrointestinale.
• controllo del tono ortosimpatico: tachicardia, ipertensione, midriasi (dilatazione pupillare) , ridotta
peristalsi intestinale.
CONTROLLO DELLE ATTIVITÀ VISCERALI
Centro della sazietà, centro della fame e centro della sete.
Es: inibizione del centro della fame, della sazietà può provocare rispettivamente anoressia e bulimia.
Centro della veglia, necessario per il mantenimento dello stato di veglia.
REGOLAZIONE DELLA TEMPERATURA CORPOREA
- centro di raffreddamento (ipotalamo anteriore)
- centro del riscaldamento (ipotalamo posteriore)
REGOLAZIONE DELLA SFERA EMOTIVA
Sistema limbico, corteccia prefrontale e talamo: sono responsabili dello stato emotico dell’individuo: paura,
rabbia, avversione, piacere, gratificazione, tristezza, euforia, ecc.
Mentre l’ipotalamo media le risposte viscerali degli stati emozionali: pallore, rossore, tremore, sudorazione,
etc.

• SUBTALAMO O TALAMO VENTRALE


È localizzato postero-lateralemnte e rappresenta la continuazione craniale della callotta del mesencefalo.
Contiene un nucleo, detto nucleo subtalamico di Luys, importante centro delle vie extrapiramidali
(implicato nell’attività motoria)

• METATALAMO
è localizzato nella parte postero-laterale del diencefalo , comprende i due corpi genicolati :
-laterali intercalati lungo le vie ottiche
- mediali intercalati lungo le vie acustiche
Questi corpi sono connessi mediante fasci di fibre mieliniche, detti bracci congiuntivi, con i tubercoli
quadrigemini superiori e inferiori.
• EPITALAMO
Comprende diverse formazioni localizzate nella parte dorsale della volta del III ventricolo: l’epifisi, il
trigono dell’abenula , e la commessura posteriore. Il trigono dell’abenula è intercalato lungo le vie olfattive
e i nuclei fanno parte anche del sistema limbico. La commessura posteriore collega una parte e l’altra il
talamo.

TELENCEFALO
Rappresenta la parte craniale del SNC, è costituito da due masse laterali , detti emisferi cerebrali.
Completamente separati tra di loro mediante una fessura longitudinale, detta fessura interemisferica, che
separa sia anteriormente che posteriormente i due emisferi; mentre nella porzione intermedia i due
emisferi sono connessi tra di loro mediante una formazione bianca detta corpo calloso.
Al di sotto del corpo calloso ci sono altre formazioni interemisferiche che permettono di legare i due
emisferi : il fornice, il setto pellucido e una commessura anteriore .
In ciascun emisfero si riconoscono :
- faccia superiore, convessa e in rapporto con la volta cranica
- faccia mediale , orientata verticalmente , in cui i due emisferi si affrontano tra di loro
- faccia inferiore degli emisferi : poggia sulla parte frontale e presenta una scissura , detta solco laterale di
Silvio che divide questa faccia in due parti , una anteriore e una posteriore. La parte anteriore di
quest’ultima porzione posteriore è detta polo temporale, mentre la parte posteriore è detta polo
occipitale.
La superficie degli emisferi presenta diverse irregolarità , dovute alla presenza di solchi di diversa
profondità , in particolare i più profondi sono detti scissure e permettono di dividere ciascun emisfero in
lobi cerebrali, i solchi meno profondi delimitano una serie di rilievi cerebrali , detti circonvoluzioni o giri
cerebrali , che amplificano di molto l’area della superficie .
Una scissura molto profonda nella superficie laterale : scissura laterale di Silvio , molto profonda , si origina
a livello della faccia inferiore e poi si porta lungo la superficie laterale degli emisferi, permette di separare il
lobo temporale dal lobo frontale. Poco sopra la scissura di Silvio , si trova la scissura centrale di Rolando ,
questa permette di separare il lobo frontale dal lobo parietale. Anteriormente e posteriormente a questa
scissura ci sono due circonvoluzioni :
- anteriormente la circonvoluzione pre -centrale, compresa tra la scissura centrale di Rolando e il solco pre-
centrale .
- posteriormente si trova la circonvoluzione post- centrale
Posteriormente al lobo parietale si trova la scissura parieto-occipitale , separa il lobo parietale dal lobo
occipitale .
Se si solleva la scissura laterale di Silvio si trova il lobo dell’insula , costituisce una porzione della corteccia
filogeneticamente antica.
Anche nella faccia mediale si trovano altre scissure:
- scissura del cingolo che insieme al solco del corpo calloso determinano la circonvoluzione del cingolo
- scissura calcarina che forma una porzione detta cuneo.
La circonvoluzione del cingolo decorre lungo il lobo frontale, al disopra del corpo calloso e si porta
posteriormente , poi si porta inferiormente , lungo la superficie inferiore dell’encefalo e continua con la
circonvoluzione dell’ippocampo , questa è visibile nella faccia inferiore dell’encefalo. Queste due
circonvoluzioni costituiscono un ulteriore lobo , detto lobo limbico .
Ricapitolando: le scissure che segnano il confine tra i vari lobi sono principalmente cinque e sono:
• scissura centrale di Rolando: divide il lobo frontale anteriormente dal lobo parietale posteriormente
• scissura laterale di Silvio: separa il lobo frontale in avanti e il lobo parietale indietro dal lobo temporale
che si trova in posizione inferiore rispetto alla scissura stessa.
• scissura parietoccipitale : delimita il confine tra il lobo parietale anteriormente e il lobo occipitale
posteriormente
• scissura calcarina: è l’unica scissura a non individuare il confine tra due o più lobi corticali
• scissura limbica : divide i lobi frontale e parietale superiori dal lobo limbico inferiore.

STRUTTURA INTERNA
Gli emisferi sono formati da un mantello grigio telencefalico che costituisce la corteccia cerebrale , detta
pallium. Internamente si trova una massa di sostanza bianca che presenta una forma ovoidale, costituisce il
centro ovale.
Al di sotto del corpo calloso vi sono i nuclei grigi del telencefalo , essendo situati alla base degli emisferi,
prendono il nome di nuclei o gangli della base. Grazie a questi la sostanza bianca perde la sua omogeneità
e si organizza in lamine midollari parallele tra di loro , prendono il nome di sistema delle capsule.
La sostanza bianca degli emisferi cerebrali si organizza in lamine midollari definite capsule:
- capsula interna: nella sezione orizzontale , si presenta come una lamina a concavità laterale, disposta tra il
talamo e il nucleo caudato mediamente , e lateralmente tra il nucleo lenticolare . Si distingue un braccio
anteriore , interposto tra il nucleo caudato e il nucleo lenticolare; il ginocchio formato dall’apice delle due
braccia ; braccio posteriore interposto tra il talamo e il nucleo lenticolare , qui decorrono fibre proiettive e
associative.
- capsula esterna: interposta tra il nucleo lenticolare e il claustro (un nucleo grigio telencefalico)
- capsula estrema : interposta tra il claustro e la corteccia del lobo dell’insula.
In esse decorrono fibre a significato proiettivo e associativo .

SOSTANZA BIANCA DEL TELENCEFALO


• Fibre di proiezione: vie sensitive che giungono alla corteccia telencefalica, tra queste vi sono :
-radiazione talamica , acustica e visiva
- vie piramidali
-vie extrapiramidali
• fibre intraemisferiche : di natura associativa che connettono territori dello stesso emisfero
• fibre commissurali : collegano territori omologhi dei 2 emisferi , tra queste vi sono:
-corpo calloso
- fornice
- commessura anteriore
-setto pellucido.

FIBRE COMMISSURALI :
• CORPO CALLOSO
È una lamina spessa bianca , situata sul fondo della scissura interemisferica , a forma di lettera C a concavità
inferiore; si distinguono 3 parti :
- porzione anteriore chiamata ginocchio : si assottiglia anteriormente andando a formare un cuneo,
chiamato rostro del corpo calloso che termina a livello della commessura anteriore
- porzione centrale , detta corpo o tronco del corpo calloso
- porzione posteriore, detto splenio del corpo calloso, parte più spessa, in rapporto con i tubercoli
quadrigemini.
• FORNICE
Formazione inetremisferiche che fa parte del sistema limbico, formato da un corpo dal quale si dipartono 4
ramificazioni:
- 2 pilastri anteriori, detti colonne del fornice ,
- 2 pilastri posteriori, detti gambe del fornice , costituiscono la porzione dell’ippocampo (parte antica della
corteccia telencefalica), connesse tra di loro mediante le fibre trasversali , dette commessure del fornice.

• SETTO PELLUCIDO
È compreso tra il ginocchio del corpo calloso e le colonne del fornice, è formato da due sottili lamine
nervose trasparenti. Contiene nuclei grigi e fibre di sostanza bianca, sono intercalati anche lungo le vie
olfattive.
• COMMESSURA ANTERIORE
Piccola formazione bianca in cui decorrono fibre a decorso trasversale, è costituita da fasci di fibre, alcune
collegano i due bulbi olfattivi dove decorrono le vie olfattive, altre invece collegano le circonvoluzioni
temporali dei due emisferi .

• NUCLEO LENTICOLARE : costituito dal nucleo pallido internamente e il putamen , insieme al caudato
formano il corpo striato , chiamato così perché sono attraversati internamente da sottili fibre mieliniche che
gli conferiscono un aspetto striato.
• NUCLEO CAUDATO Ha la forma di una grossa virgola , forma parte del pavimento dei ventricoli laterali.
• NUCLEO PALLIDO, detto così perché è ricco di fibre mieliniche ed ha una colorazione chiara; a differenza
del
• PUTAMEN che è più ricco di neuroni e meno di fibre
• AMIGDALA si trova nel lobo temporale , è la formazione grigia filogeneticamente antica , fa parte del
sistema limbico ed è associata e connessa con le formazioni olfattive, con l’ipotalamo e il talamo; inoltre
regola l’attività del SNA ,partecipa alla formazione della memoria a breve termine e modula il tono
affettivo.
I nuclei della base comprendono :
• corpo striato
• nucleo subtalamico di Luys (encefalo)
• sostanza nera (mesencefalo)
Rappresentano i centri sottocorticali del sistema motorio extrapiramidale .
Dei nuclei della base non fa parte l’amigdala che si trova nel lobo temporale.

CIRCUITI CORTICALI
-circuito motorio : i nuclei sono coinvolti nella coordinazione dei movimenti già appresi (movimenti
automatici ), organizzano l’appropriata sequenza motoria
- circuito oculomotore : controlla i movimenti coniugati degli occhi
- circuito cognitivo : in rapporto con l’intenzione di compiere un movimento, pianificazione dei movimenti
- circuito limbico : in rapporto con la componente emotiva dei movimenti; regola gli aspetti motori
dell’emozioni (es. il gesticolare, sorridere, assumere atteggiamenti docili o aggressivi, etc.)

Alterazioni anatomofunzionali dei nuclei della base determinano malattie neurodegenerative legate a
disturbi del movimento :
- malattia di Parkinson : difficoltà ad iniziare i movimenti , rigidità, instabilità della deambulazione e
tremore
- emiballismo : movimenti violenti e incontrollati degli arti
- la corea di Huntington , malattia genetica che nelle fasi iniziali è caratterizzata da perdita di coordinazione
motoria e dalla presenza di movimenti involontari esagerati, a scatto (corea) degli arti, del tronco e del viso.

CORTECCIA TELENCEFALICA O PALLIO


Costituisce il mantello grigio che circonda il centro ovale, nell’uomo costituisce il 45% del peso dell’intero
encefalo, presenta uno spessore variabile nei vari territori, e può variare da 1,5 mm a un massimo di 4 mm.
Distinta in :
• ALLOCORTEX (ALLOCORTECCIA )
Filogeneticamente più antica con spessore ridotto (3-5 strati cellulari)
Confinata alle aree mediali degli emisferi. Comprende 2 sottotipi:
- ARCHICORTEX (ARCHICORTECCIA) O ARCHIPALLIO : corteccia dell’ippocampo ventrale e dorsale
- PALEOCORTEX (PALEOCORTECCIA) O PALEOPALLIO O MESOCORTECCIA : corteccia olfattiva
• ISOCORTEX (ISOCORTECCIA) O NEOPALLIO :
Filogeneticamnete più recente e la più estesa (95%). A 6 starti cellulari con vari tipi di neuroni

La paleocortex costituisce solo la corteccia olfattiva, in corrispondenza del lobo frontale.

ISOCORTEX è la parte più estesa, è costituita da 6 strati cellulari in cui si trovano diversi tipi di cellule:
- strato molecolare o plessiforme
- strato granulare esterno
- strato piramidale esterno (medie e grandi cellule piramidali)
- strato granulare interno
- strato piramidale interno (cellule piramidali medie e giganti)
- strato delle cellule polimorfe o fusiforme
In generale le cellule più rappresentativi sono le cellule piramidali e le cellule granulari o stellate.
Dal collo superiore parte un dendrite che raggiunge gli strati superficiali e si ramifica. Dalla base della
piramide partono altri due dendriti e dal polo inferiore parte l’assone che raggiunge i sistemi sotto-corticali
(fibre piramidali ed extrapiramidali)
Le cellule piramidali costituiscono la via motoria, sono di natura eccitatoria che utilizzano come
neurotrasmettitore il glutammato .
Altre cellule della corteccia sono le cellule stellate (o dei granuli) presenti nel quarto strato , uniche cellule
associative di natura associativa, utilizzano come neurotrasmettitore il glutammato; mentre tutte le altre
cellule sono inibitorie e utilizzano il GABA.
In tutta l’isocorteccia non sono ben sviluppati li strati e ci sono differenze regionali dell’isocorteccia, alcuni
strati possono essere più sottili rispetto agli altri ecc.
I due estremi di corteccia più rappresentativi sono :
- corteccia agranulare: nel lobo frontale, ha uno spessore maggiore e prevalgono le cellule piramidali; ha
significato motorio
- corteccia granulare : presenta uno spessore più ridotte, e prevalgono maggiormente le cellule granulari ;
ha significato sensitivo

AREE CORTICALI
- Aree sensitive:giungono le afferenze proiettive ascendenti
- Aree motrici : partono i sistemi proiettivi discendenti (via piramidali ed extrapiramidale)
- Aree associative : occupano gran parte della corteccia cerebrale; svolgono funzione integrativa , integrano
gli impulsi sensitivi elaborati dalle altre aree corticali.

In base alla diversa distribuzione dei tipi di neuroni, un anatomico tedesco, Brodmann suddivise la corteccia
in 52 aree, successivamente furono determinate anche le funzioni di ciascuna area. La classificazione delle
aree corticali di Brodmann è ancora oggi quella più utilizzata.

• AREA SOMATOESTETICA PRIMARIA (AREA 3,2,1)


Localizzata nella circonvoluzione post-centrale del LOBO PARIETALE, quella formata dalla scissura del
Rolando.
Afferiscono informazioni sensitive dai lemnischi (mediale, spinale e trigeminale)
è responsabile della percezione cosciente dei vari stimoli sensitivi, ma è anche responsabile della
discriminazione della sensibilità, ovvero permette di identificare e distinguere i vari oggetti , se è liscio o
ruvido, caldo o freddo ecc.
Tutte le aree sensitive contengono una rappresentazione del corpo umano, questa rappresentazione delle
varie parti del corpo sulla corteccia descrivono l’omuncolo sensitivo , esiste una localizzazione
somatotopica delle varie parti del corpo , tale raffigurazione è detta omuncolo.
Gli impulsi sensitivi che provengono dalle diverse parti del corpo si proiettano in aree precise della
corteccia. Questo omuncolo è sproporzionato perché faccia e mano sono più estese rispetto alle altre parti ,
poiché abbiamo un maggior numero di recettori. L’estensione dell’area corticale è direttamente
proporzionale alla densità recettoriale della regione corporea e non alla reale estensione della regione
corporea.

• AREE SENSITIVE ASSOCIATIVE (corrisponde all’area 5,7 secondo Brodmann)


LOBO PARIETALE
Hanno la funzione di interpretare e riconoscere le informazioni che giungono alle aree primarie, utilizzando
le esperienze passate. In queste aree si accumulano i ricordi mnemonici delle sensazioni pregresse.
L’area 7 riceve anche informazioni visive dalle aree visive associative (18,19). Permette di identificare un
oggetto in base alle sensazioni, senza l’aiuto della vista.
Alterazioni e distruzioni di queste aree determinano perdita della sensibilità tattile epicritica.

• AREA VISIVA PRIMARIA (17)


Occupa i 2 versanti della scissura calcarina del LOBO OCCIPITALE
Riceve stimoli luminosi. Percezione cosciente degli stessi stimoli.
Quest’area ha una rappresentazione retino-topica (relativi alla retina), cioè ha una rappresentazione di
tutta la retina dell’occhio.
La sua distruzione provoca cecità completa
• AREE VISIVE ASSOCIATIVE (18,19)
Deputata al riconoscimento e alla comprensione dell’immagine visiva
Sede della memoria visiva
Danni ischemici provocano cecità psichica (incapacità di identificare e apprezzare ciò che si vede)

• AREA ACUSTICA PRIMARIA (41)


Circonvoluzione TEMPORALE superiore
Presenta una rappresentazione tono-topica:
- suoni acuti (in profondità)
- suoni gravi (in superficie)
Riceve stimoli acustici. Percezione cosciente dei suoni.

• AREE ACUSTICHE ASSOCIATIVE (42,22)


Sede della memoria acustica

• AREA MOTORIA PRIMARIA (4)


Localizzata nella circonvoluzione pre-centrale( o pre-rolandica, anteriormente alla scissura del Rolando) del
LOBO FRONTALE
Principale stazione di partenza della via piramidale.
L’area motoria di destra controlla la parte sinistra del corpo.
Lesioni di quest’area compromette in varia misura i movimenti
Anche quest’area primaria possiede una mappa con un omuncolo motorio: localizzazione somato-topica
del corpo umano sulla corteccia somatomotoria.
L’ampia estensione corticale della mano, faccia e lingua, esprime l’elevato numero di neuroni preposti
all’innervazione dei muscoli delle suddette regioni del corpo ; poiché vi è un numero di neuroni maggiori
che innervano quest’area in quanto i movimenti sono più fini. Anche quest’area quindi possiede un
omuncolo sproporzionato con aree della faccia, della lingua e della mano più sviluppate perché vi è un
numero di neuroni maggiori che innervano quest’area, i moviemnti sono più fini.
La rappresentazione non è proporzionale alle dimensioni delle varie parti, ma è in rapporto alla finezza dei
movimenti.

• AREA PREMOTORIA (6)


Anteriormente all’area motoria primaria del LOBO FRONTALE
Stazione di partenza delle fibre extrapiramidali
Coinvolta nella pianificazione dei vari tipi di movimenti; si attiva quando c’è l’intenzione di compiere un
movimento.

• CORTECCIA PREFRONTALE (9,10,11,12)


È l’area più complessa dell’encefalo
Interviene nelle funzioni di : apprendimento e capacità di ragionamento, formulazione del pensiero
astratto, calcoli matematici, capacità di discernimento; è correlata alla personalità e al comportamento
emotivo dell’individuo. Indispensabile per la programmazione dei movimenti.
Lesioni di quest’area comportano cambiamenti della personalità con rallentamento dei processi mentali.

DOMINANZA DEGLI EMISFERI


Alcune funzioni motorie e abilità riflettono principalmente le attività di uno dei due emisferi. Uno degli
emisferi è detto DOMINANTE, mentre l’altro è NON-DOMINANTE (es. mancini e destrimani).
Pur essendo simili per la struttura differiscono per alcune funzioni. Per dominanza si intende infatti che
alcune funzioni prevalgono in un emisfero che nell’altro. Normalmente per i mancini risulta più sviluppato
l’emisfero di destra. Questa asimmetria funzionale si presenta nei primi anni di vita. All’inizio il bambino
non parla bene perché sono attivi tutti e due gli emisferi. I centri del linguaggio ad esempio si trovano in
entrambi gli emisferi, ma prevalgono in quello di sinistra.
Si distinguono due aree del linguaggio, l’area sensoriale del linguaggio (di Wernicke) e l’area motoria del
linguaggio (di Broca)
• AREA SENSORIALE DEL LINGUAGGIO (DI WERNICKE)
- centro del verbo visivo : comprensione del linguaggio scritto, ovvero la capacità di leggere
- centro del verbo acustico : comprensione della parole udite, ovvero la capacità di ascoltare
• AREA MOTORIA DEL LINGUAGGIO (DI BROCA)
- centro del linguaggio articolato : consente di parlare costruendo un pensiero logico
- Centro della grafia: consente di scrivere con simboli grafici in nostro pensiero

Alterazioni di queste aree portano ad afasie


- lesione Broca – afasia motoria : il paziente non parla correttamente ma capisce (soggetto nervoso)
- lesione Wernicke – afasia sensitiva : parla bene ma non capisce (soggetto sereno)
L’emisfero dominate viene definito l’emisfero razionale, del ragionamento , del calcolo matematico, ci
permette di programmare la nostra esistenza, mentre quello non-dominante è l’emisfero che ha
potenzialità non ancora note e non sfruttate.

SISTEMA LIMBICO
Comprende tutte le formazioni da un punto di vista funzionale simile, ma non continue da un punto di vista
anatomico. Si riferisce alle formazioni grigie e bianche che circondano ad anello le regioni del telencefalo e
del diencefalo.
è costituito in parte dalla corteccia telencefalica e alcune formazioni del diencefalo.
Il sistema limbico comprende:
- lobo limbico
- ippocampo ventrale o corno di Ammone
- rinencefalo
- neuroni del setto pellucido
- alcuni nuclei dell’ipotalamo
- fornice e commessura anteriore che connettono le strutture limbiche
- epitalamo
- amigdala

IPPOCAMPO
Situato nella zona mediana del lobo temporale. Nell’uomo assume una forma che ricorda l’immagine del
cavalluccio marino. È anche detto corno d’Ammone , perché fa riferimento alla divinità egiziana Ammone a
testa di ariete.

Il sistema limbico rappresenta un “cervello viscerale o emotivo”, è il principale responsabile di ciò che
l’individuo “sente” e “prova” emotivamente .
Le formazioni limbiche servono all’integrazione degli impulsi viscerali, olfattivi e somatici (appartenenti alla
sfera affettiva), provocando risposte comportamentali (rabbia, ira, paura, aggressività)
È coinvolto nei processi di memorizzazione relativi agli avvenimenti recenti (ippocampo).
RINENCEFALO
Comprende il complesso delle vie olfattive
Origine : mucosa olfattiva delle cavità nasali (recettori sensoriali primari)
Lamina cribrosa – bulbi olfattivi (archicorteccia)
qui entrano in sinapsi con le cellule mitrali, i cui neuriti formano i tratti olfattivi
Alcune fibre di questi tratti raggiungono l’area olfattiva primaria, altre fibre si portano al setto pellucido e
altre formazioni del sistema limbico. La corteccia olfattiva nell’uomo è poco estesa in confronto agli animali
che hanno una corteccia olfattiva molto più estesa .

VENTRICOLI LATERALI
Sono le cavità degli emisferi telencefalici. Comunicano con il 3° ventricolo tramite i forami interventricolari
di Monro e sono disposti sagittalmente. In proiezione laterale hanno la forma di una lettera C aperta
anteriormente. Le due estremità della C sono chiamate corni:
- corno anteriore o frontale
- corno inferiore o temporale
Dalla porzione intermedia della convessità della C si diparte posteriormente un prolungamento detto corno
posteriore o occipitale.
I plessi corioidei del 3° ventricolo attraversano i forami interventricolari di Monro e si continuano con i
plessi corioidei laterali che si sviluppano nella parte intermedia e si prolungano nella parte inferiore.

SISTEMA NERVOSO VEGETATIVO O VISCERALE o SNA


È una parte del SN che esercita la sua azione a livello dei visceri
Organi effettori: ghiandole, muscolatura liscia delle pareti dei vasi e dei visceri.
Denominato anche sistema nervoso autonomo (SNA) perché le sue attività sfuggono al controllo della
volontà.

Si distingue una parte centrale e una periferica.


- PARTE CENTRALE : formata dai nuclei viscero-effettori localizzati nel tronco encefalico e MS. Da questi
nuclei si dipartono fibre pre-gangliari mieliniche che, seguendo il decorso dei nervi si portano ai gangli
viscerali. Da questi originano fibre post-gangliari amieliniche responsabili dell’innervazione motoria dei
visceri.
- PARTE PERIFERICA : formata da gangli viscerali e nervi
Dagli stessi visceri innervati si dipartono fibre viscero-sensitive (la cui origine reale è nei gangli spinali o
cranici) che portano al SNC la sensibilità viscerale.

Il sistema nervoso vegetativo viene diviso in:


1. Ortosimpatico o simpatico
2. Parasimpatico
Si differenziano per diversi aspetti:
- localizzazione dei centri effettori
- posizione topografica dei gangli viscerali
- funzione

1.SIMPATICO O ORTOSIMPATICO
Costituito da:
- centri viscero-effettori, localizzati nel tratto toraco-lombare del MS (neuromeroC8-neuromeroL2, tratto
che possiede il corno laterale oltre a quello posteriore e anteriore)
- gangli paravertebrali a significato motorio
- gangli prevertebtrali o preaortici (motori)
Le fibre pre-gangliari sono colinergiche (aceti colina)
Le fibre post-gangliari sono adrenergiche (noradrenalina)

Per i gangli paravertebrali, situati lateralmente alla CV , si estendono dalla base cranica al coccige. Sono
uniti tra di loro mediante cordoni intermedi con direzione longitudinale. Questi gangli costituiscono
lateralmente alla CV una catena. Sono tutti uniti tra di loro.
Si distinguono i gangli cervicali, gangli toracici, gangli lombari e gangli sacrali. Questa catena è formata da
gangli superiore medio e inferiore. Il superiore deriva alla fusione dei primi tre gangli…, il gangli cervicale
inferiore si unisce al primo gangli toracico e insieme costituiscono il gangli stellato. Il tratto toracico è
formato da 11 o 12 gangli toracici.

PERCORSO DELLE FIBRE PRE-GANGLIARI SIMPATICHE


Le fibre pre-gangliari simpatiche originano dal corno laterale del tratto toraco-lombare sono fibre
mieliniche, quando escono dal MS decorrono lungo la radice anteriore, per un breve tratto percorrono il
nervo spinale e poi lo abbandonano e tramite un ramo comunicante bianco raggiungono i gangli della
catena.
A questo punto le fibre pre-gangliari brevi ,entrano in sinapsi con il ganglio più vicino, raggiungono il ganglio
posto allo stesso livello dell’emergenza del nervo spinale e vi formano sinapsi. Le fibre di media lunghezza
tramite il ramo comunicante bianco giungono alla catena e possono prendere sinapsi con un ganglio che si
trova superiormente o più inferiormente a quello presente allo stesso livello di emergenza del nervo
spinale.
Le fibre pre-gangliari lunghe raggiungono la catena paravertebrale del simpatico, percorrono i gangli della
catena senza istituire sinapsi con questi, abbandonano la catena e entrano in sinapsi con i gangli pre-aortici,
dai quali poi partono le fibre post-gangliari.
L’unica eccezione è la midollare del surrene che viene innervata da fibre pregangliari , la ghiandola
surrenale è formata in periferia da una porzione corticale e internamente da una midollare formata da
cellule di origine nervosa, quindi le pregangliari non formano sinapsi ne con i gangli della catena , ne con
quelli preaortici, ma innervano direttamente le cellule della midollare del surrene , perché la stessa
porzione midollare interna funziona da cellule post-gangliari.

PERCORSO DELLE FIBRE POST-GANGLIARI SIMPATICHE


Le fibre post-gangliari che originano dai gangli paravertebrali possono percorrere due vie. Possono rientrare
nel nervo spinale tramite il ramo comunicante grigio (le fibre sono mieliniche) e raggiungere gli stessi
territori raggiunti dal nervo spinale , ma innervano la muscolatura liscia. Il ramo comunicante grigio non è
un ramo collaterale del nervo spinale , ma nasce dalle fibre postgangliari mieliniche. Di solito queste fibre
innervano i muscoli erettori del pelo o le ghiandole. Altre fibre possono formare plessi vascolari che
seguono il percorso dei vasi sanguigni.
Le postgangliari che partono dai gangli preaortici formano plessi perivascolari nervosi che si avvolgono
attorno ai vasi sanguigni

SUDDIVISIONE DEL SIMPATICO :


- parte cervicale
- parte toracica
- parte lombare
- parte pelvica

• SEGMENTO CERVICALE
Comprende 3 gangli cervicali : superiore, medio e inferiore
Questo segmento emette :
- rami comunicanti grigi : diretti a ghiandole sudoripare, muscoli pilo erettori, vasi cutanei del collo e
dell’arto superiore
- rami periferici : diretti ai vasi e ai visceri della testa e del collo
• Rami periferici vascolari
- nervi carotidei : formano plessi periva scolari intorno all’arteria carotide interna ed esterna, che vanno ad
innervare : vasi intracranici, meningei e cerebrali; muscolo dilatatore della pupilla (midriasi); ghiandola
lacrimale e le ghiandole salivari
- nervi cardiaci ; formano il plesso cardiaco insieme alle fibre del nervo vago (componente parasimpatico),
stimolano l’attività cardiaca
• Rami viscerali : diretti a faringe, laringe ed esofago

• SEGMENTO TORACICO
Questo segmento emette:
• Rami comunicanti grigi : ghiandole sudoripare e muscoli pilo rettori del tronco)
• Rami periferici :
- rami per il plesso aortico (azione vasocostrittrice) e per il plesso cardiaco (azione stimolante il ritmo
cardiaco)
- rami che formano il plesso polmonare (dilatazione brachiale)
Nascono latri due nervi (fibre pregangliari)
- nervo grande splancnico si porta al ganglio celiaco
- nervo piccolo splancnico raggiunge il ganglio aortico renale

• SEGMENTO LOMBARE
Si estende fino alle ali del sacro ed emette:
• rami comunicanti grigi : ghiandole e muscoli pilo erettori delle parti addominale, pelvica e dell’arto
inferiore
• rami periferici : partecipano alla costituzione dei plessi:
- plesso celiaco ( gangli celiaci, ganglio aortico-renale, gangli mesenterici superiori)
Le fibre postgangliari formano diversi plessi secondari che innervano : surrene, rene , fegato, cistifellea,
milza, stomaco, pancreas e i loro vasi
- plesso aortico-addominale : le fibre postgangliari formano il plesso mesenterico inferiore e seguendo
l’arteria omonima innervano intestino tenue e crasso e i loro vasi.

• SEGMENTO PELVICO
Parte sacro-coccigea ed emette:
• Rami periferici : formano il plesso pelvico assieme a fibre parasimpatiche, pregangliari e sacrali; innerva :
retto, organi genitali, sfinteri, uretra, ureteri e relativi vasi.

2.PARASIMPATICO
È costituito da :
- centri effettori localizzati nel : tronco encefalico e MS
- gangli , localizzati in prossimità o nella parete del viscere da innervare

PARASIMAPATICO ENCEFALICO
I centri effettori sono costituiti dai nuclei viscerali di alcuni nervi cranici:
- n. oculomotore
- n. faciale e n. intermedio
- n. glossofaringeo
- n. vago

• NERVO OCULOMOTORE
Le fibre pr-eganglairi originano dal nucleo Edinger-Westphal (mesencefalo) e si portano al:
- ganglio ciliare (cavità orbitaria)
- fibre post-gangliari innervano : il muscolo sfintere della pupilla (riflesso della miosi), e il muscolo ciliare
per il riflesso di accomodazione per la visione da vicino.

• NERVO FACIALE PROPRIAMENTE DETTO


Le fibre pre-ganglairi si portano al ganglio sfenopalatino (tra lo sfenoide e la lamina verticale del palatino)
Le post-gangliari innervano le ghiandole lacrimali
• NERVO INTERMEDIO
Le fibre pre-gangliari si portano al ganglio sottomandibolare e sottolinguale
Le fibre post-ganglairi innervano le ghiandole omonime.

• NERVO GLOSSOFARINGEO
Le fibre pre-gangliari si arrestano nel ganglio ottico (fossa zigomatica)
Le fibre post-gangliari innervano le ghiandole parotidee.

• NERVO VAGO
Le fibre pre-gangliari si portano in diversi gangli situati nella parete dei visceri da innervare
Le fibre post-gangliari innervano : cuore, bronchioli, esofago, stomaco, pancreas, intestino, colon
ascendente e trasverso e relativi vasi.

PARASIMPATICO SACRALE
I nuclei viscero-effettori del MS sono localizzati nei neuromeri S2-S4
Le fibre post-gangliari raggiungono il colon discendente e ileopelvico, retto, vescica urinaria, e gli organi
genitali esterni.

MEDIATORI CHIMICI
- PARASIMPATICO : Acetilcolina sia per le fibre pre-gangliari che per quelle post-gangliari, sono dette fibre
colinergiche
- ORTOSIMPATICO: Acetilcolina per le fibre pre-gangliari; Noradrenalina per le fibre post-gangliari; sono
dette fibre adrenergiche

L’ortosimpatico viene definito un sistema ERGOTROPO, stimola lo sviluppo e l’energia


ATTIVO NEGLI STATI DI EMERGENZA (STRESS): determina: tachicardia, ipertensione, midriasi, iperglicemia,
bronco dilatazione, vasocostrizione, secrezione ghiandolare, contrazione degli sfinteri vescicali.
Il parasimpatico viene considerato un sistema ISTIOTROPO ossia favorisce l’economia energetica e
l’anabolismo
Le risposte sono rappresentate da : bradicardia, miosi, ipotensione, ipoglicemia, aumento della peristalsi e
assorbimento intestinale, vasodilatazione, rilasciamento degli sfinteri rettale e vescicale .
Il parasimpatico tende ad essere attivo in situazioni quali:
- digestione
- crescita
- difese immunitarie
- immagazzinamento di energia
MENINGI
Membrane connettivali che avvolgono l’encefalo, il MS e il primo tratto dei nervi a partire dalla loro
emergenza dal nevrasse.
Si distinguono in:
-Dura madre o Pachimeninge ( la più esterna)
-Aracnoide
-Pia madre
Le ultime costituiscono le leptomeningi ( meningi sottili).
I 3 involucri connettivali sono separati da spazi:
-Spazio epidurale : situato all’esterno della dura madre, tra questa e il periostio interno
-Spazio sottodurale o infradurale: tra dura madre e aracnoide
-Spazio subaracnoideo: tra aracnoide e pia padre, attraversato da trabecole connettivali e contenente
liquor.

DURA MADRE
La dura madre encefalica costa di 2 strati:
-Strato periostale (esterno) aderisce al periostio della cavità cranica ( endocranio)
-Strato meningeo ( interno), è separato dall’aracnoide dallo spazio subdurale
Dallo strato meningeo si distaccano setti connettivali che si addentrano nella cavità cranica e la
suddividono in modo incompleto in logge.
I setti che hanno una direzione sagittale sono detti falci, mentre quelli a direzione orizzontale si
denominano tentori.
Setti: falce cerebrale ( decorre nella scissura interemisferica ), falce cerebellare ( tra i due emisferi
cerebellari), tentorio del cervelletto ( separa gli emisferi cerebellari dalla parte occipitale del
telencefalo),diaframma della sella.
La dura madre accoglie nel suo spessore i seni venosi encefalici detti seni durali. Sono canali venosi
contenuti nello spessore dei due strati della dura madre encefalica e drenano il sangue dall’encefalo e dal
cranio per confluire nella vena giugulare interna.

ARACNOIDE
Lamina connettivale lassa, simile ad una tela di ragno
A livello encefalico non si insinua nei vari solchi cerebrali ma passa a ponte sui solchi e rilievi encefalici.
Si creano degli spazi la cui ampiezza varia nelle diverse zone dell’encefalo spazi più ampi danno luogo alle
cisterne subaracnoidee ripieni di liquido cefalorachidiano.
GRANULAZIONI ARACNOIDALI (DI PACCHIONI)
* Piccole evaginazioni dell’ aracnoide,peduncolate, a livello della sutura sagittale
Spesso sconfinano nello spessore della dura madre. Costituiscono la sede principale del riassorbimento
del liquor.

PIA MADRE
Sottile lamina connettivale che si insinua in tutti i solchi cerebrali.
Insieme alle cellule ependimali entra nella costituzione delle tele corioidee e dei plessi corioidei .
LIQUIDO CEREBRO SPINALE O LIQUOR
È un liquido chiaro costituito da:
99% di H2O
Sali minerali , poche proteine, glucosio e pochi linfociti
Il liquor viene prodotto attivamente dai plessi corioidei e riassorbito :
-principalmente attraverso i capillari presenti nello spazio sub aracnoideo
-in parte nei seni durali attraverso le granulazioni aracnoidali
Il volume totale è di 150 c3 nell’ adulto di cui:
-1/4 è accolto nelle cavità encefaliche
-3/4 nello spazio subaracnoidale Viene rinnovato ogni 10-12 ore
Funzione: difesa meccanica ( cuscinetto idrostatico) e nutritizia .
Il liquor defluisce lentamente dalla sede di produzione verso la sede dove viene riassorbito:
-dai ventricoli laterali (tramite i fori interventricolari di Monro): terzo ventricolo
-Acquedotto mesencefalico : IV ventricolo
Tramite i fori di Magendie e di Luschka si porta nello spazio subaracnoideo encefalico e spinale.
Dallo spazio subaracnoideo il liquor raggiunge la volta cranica dove viene riassorbito dalle granulazioni
aracnoidali del seno sagittale superiore ( accolto nella falce cerebrale).

APPARATO UDITIVO
L’ apparato uditivo viene suddiviso in 3 parti in senso latero-mediale:
• Orecchio esterno: formato da padiglione auricolare e meato acustico esterno
• Orecchio medio: comprende la:
-Cavità timpanica e le membrane che la delimitano,
-Catena degli ossicini,
-Tuba uditiva e l’ apparato mastoideo
• Orecchio interno: si trovano i recettori acustici e statocinetici
Nell’ apparato uditivo si svolgono 2 funzioni:
- Ricezione degli stimoli sonori
- Ricezione di stimoli gravitazionali e di accelerazione (stato-cinetici)

• ORECCHIO ESTERNO
Il padiglione auricolare è una lamina fibrocartilaginea rivestita da cute, con la forma caratteristica di una
conchiglia aperta lateralmente.
Inferiormente termina con il lobo, una piega cutanea priva di cartilagine ma ricca di tessuto adiposo;in
prossimità del meato acustico presenta peli rigidi e lunghi detti TRAGI.
Funzione: convoglia i suoni nel meato esterno.
CONDOTTO O MEATO ACUSTICO ESTERNO
È un canale parzialmente scavato nella rocca petrosa. Lungo 25 mm
Costituito da uno scheletro fibrocartilagineo nel suo terzo laterale, e scheletro osseo nei due terzi mediali.
Termina con la membrana timpanica, la quale separa il meato acustico esterno dall’ orecchio medio.
Presenta peli , ghiandole sebacee e ghiandole ceruminose che producono un secreto denso e giallastro, il
cerume, che svolge funzione protettiva sulla cute.

• ORECHIO MEDIO
È scavato nella rocca petrosa dell’osso temporale.
È formato dalla cavità timpanica o cassa del timpano, che comunica posteriormente con le cellette dell’
apparato mastoideo, e anteriormente con il rinofaringe, per mezzo della tuba uditiva o tromba di
Eustachio.
Contiene la catena degli ossicini: martello, incudine e staffa.
Lateralmente è chiusa dalla membrana timpanica, formata da connettivo fibroso , è concava
esternamente. La membrana timpanica non è elastica, per cui può vibrare sotto l’azione delle onde sonore,
trasmettendo le vibrazioni alla catena degli ossicini.
La parete mediale della cavità timpanica, la separa dall’orecchio interno; presenta un rilievo centrale
(promontorio), posteriormente al quale si trovano due aperture: la finestra ovale, nella quale alloggia la
base della staffa, la finestra rotonda, chiusa da una membranella fibrosa rivestita da mucosa.
La parete superiore, o tegmen tympani, ristretta, è una laminetta ossea che separa la cassa del timpano
dalla fossa cranica media.
A livello della parete anteriore si apre un ampio foro ovoidale, l’orifizio di ingresso della tuba uditiva.

La TUBA UDITIVA è un canale lungo 35-45 mm


Comprende una:
• Parte ossea ( 10 mm ) scavata nell’osso temporale, decorre al di sotto e parallelamente al canale del
muscolo tensore del timpano
• Parte fibrocartilaginea rivolta verso il rinofaringe (25-35 mm)
Funzione:- Permette un equilibrio tra la pressione dell’aria contenuta nella cavità timpanica e l’aria
esterna contenuta nel meato acustico esterno;
- Drena le secrezioni della mucosa timpanica nel rinofaringe.

LA CATENA DEGLI OSSICINI è formata da 3 piccole ossa articolate tra di loro da diartrosi:
• il martello
• l’incudine
• la staffa che poggia sulla finestra ovale
Gli ossicini sono mantenuti in sede da legamenti, mentre l’ampiezza dei loro movimenti è regolata da 2
muscoli: muscolo tensore del timpano e muscolo stapedio
• Muscolo tensore del timpano ( innervato dal nervo mandibolare del trigemino) ,si porta dalla parete
mediale della cassa del timpano , poco sopra la finestra ovale, e si inserisce sul manico del martello.
Contraendosi, sposta medialmente il martello, e quindi la membrana del timpano, irrigidendo l’intera
catena degli ossicini.
Protegge da stimoli sonori troppo intensi
• Muscolo stapedio (innervato dal nervo faciale),fuoriesce dalla parete posteriore del cavo del timpano e si
inserisce sulla testa della staffa; con la sua contrazione sposta lateralmente la staffa.
Permette una maggiore capacità vibratoria sia alla membrana del timpano che alla catena, per cui agisce in
presenza di suoni deboli.
ASPETTO FUNZIONALE
Nel suo complesso la catena degli ossicini, unitamente alla membrana del timpano, vibrando, cioè
spostandosi alternativamente in direzione laterale e mediale, causa l’approfondamento della staffa nella
finestra ovale, o il suo sollevamento dalla stessa finestra. Poiché la staffa è in contatto con il liquido
perilinfatico dell’ orecchio interno, i movimenti vibratori della catena degli ossicini si traducono in
pressioni e depressioni successive sul liquido perilinfatico stesso, e quindi nella stimolazione dei recettori
acustici.
FUNZIONI DELL’ORECCHIO MEDIO :
1. Trasferire le onde sonore all’orecchio esterno e all’orecchio interno
2. Vincere inerzia dei liquidi
3. Passeggio delle onde sonore dall’aria (compressibile) al liquido (incompressibile)
4. Amplificazione dei segnali.

• ORECCHIO INTERNO
È formato da un:
- Labirinto osseo è un insieme di cavità, comunicanti fra loro; all’ interno di esso vi è il
- Labirinto membranoso, in cui hanno sede sia l’organo dell’udito che dell’equilibrio. All’interno si trova un
liquido, l’endolinfa.
Nello spazio tra il labirinto osseo e quello membranoso vi è un sottile spazio che contiene un altro liquido,
la perilinfa.
Il labirinto osseo comunica con la cassa del timpano tramite la finestra ovale e rotonda.

• LABIRINTO OSSEO
Costituito da una porzione centrale : il vestibolo, da cui originano:
• anteriormente la chiocciola ossea o coclea
• posteriormente tre canali semicircolari

Il vestibolo è una cavità ovoidale. In esso si aprono:


- gli orifizi dei canali semicircolari
-la finestra ovale
- la chiocciola osseo
Nel suo interno vi è un liquido, la perilinfa.
• I CANALI sono 3 distinti in laterale , superiore e posteriore; sono incurvati ad arco e si dispongono su
tre piani:
Ogni canale presenta :
- il braccio ampollare ( con una porzione dilatata)
- il braccio semplice di diametro uniforme
Il braccio ampollare di ciascun canale si apre separatamente nel vestibolo, mentre il braccio semplice dei
canali superiore e posteriore si fondono e si aprono nel vestibolo mediante un braccio comune.
• LA CHIOCCIOLA OSSEA è formata da:
un canale osseo ( canale spirale ) che si avvolgea spirale attorno ad un asse conico ( modìolo o columella).
Il canale presenta 3 giri a spire:
- giro basale
-giro medio
- giro apicale che termina a fondo cieco.
Internamente alla coclea decorre la lamina ossea che, con un margine aderisce al modiolo e l’altro è libero,
suddividendo così il canale spirale in 2 scale in modo incompleto:
- scala vestibolare (superiore)
- scala timpanica (inferiore)
Il giro apicale della lamina spirale ossea, presenta un foro , l’elicotrema, che permette la comunicazione
delle 2 scale.

• LABIRINTO MEMBRANOSO
È contenuto nel labirinto osseo e ricalca lo stesso schema di quello osseo. Nel suo interno vi è un liquido,
l’endolinfa.
La parete è costituita da connettivo fibroso, rivestita internamente da epitelio.
Nel labirinto membranoso si distinguono:
• Utricolo
• Sacculo contengono l’organo dell’equilibrio
• Canali Semicircolari : anteriori, posteriori e laterali
• Condotto Cocleare : nel suo interno contiene l’organo dell’udito.

• ORGANO DELL’EQUILIBRIO
L’utricolo e sacculo sono contenuti nel vestibolo e comunicano tra loro. Inoltre, presentano la stessa
organizzazione strutturale.
L’utricolo è un organo di forma ovoidale in cui si aprono i canali semicircolari membranosi.
Nella parete interna, vi è una zona discoidale detta ,macula acustica, dove si trova un epitelio sensoriale
formato da cellule sensoriali cigliate e cellule di sostegno
Le cellule sensoriali presentano sulla superficie libera un lungo pelo acustico, formato da un ciglio e da vari
microvilli conglutinati assieme; alla base entrano in contatto con gli assoni del nervo vestibolare.
La macula acustica dell’utricolo e del sacculo è coperta da una massa gelatinosa appiattita, formata da
mucopolisaccaridi solforati, la membrana otolitica, nella quale si affondano i peli acustici.
Sulla superficie la membrana presenta minuti cristalli di carbonato di calcio, gli OTOLITI o OTOCONI

SENSIBILITÀ SPECIFICA: IL SENSO DELL’EQUILIBRIO


Vi sono 2 tipi di equilibrio :
- L’ equilibrio statico si riferisce al mantenimento della posizione del corpo rispetto alla forza della gravità e
accelerazione lineare.
- L’equilibrio dinamico è il mantenimento della posizione del corpo in risposta a movimenti improvvisi.
Le MACULE sono i recettori per l’equilibrio statico
Quando la testa è inclinata, la forza di gravità esercitata sugli otoliti sposta la massa gelatinosa da una
parte. Questo spostamento provoca la distorsione delle stereociglia e la variazione di attività recettoriale
comunica al SNC che la testa non è più in asse.

I canali semicircolari membranosi ricalcano lo stesso disegno di quelli ossei.


A livello del braccio ampollare, presentano, internamente, la cresta ampollare, rivestita da un epitelio
specializzato.
Le creste ampollari hanno la stessa organizzazione strutturale delle macule e, se ne differenziano per una
maggiore lunghezza dei peli acustici che, sono avvolti da una membrana gelatinosa, la cupola ampollare,
che è priva di otoliti.
Le creste ampollari sono i recettori dell’equilibrio dinamico RILEVANO LE ACCELERAZIONI ANGOLARI
DOVUTI ALLA ROTAZIONE DELLA TESTA NELLO SPAZIO.
I canali semicircolari membranosi sono deputati all’equilibrio dinamico. I movimenti della testa generano
correnti dell’endolinfa al loro interno.
FUNZIONE DEI CANALI SEMICIRCOLARI
Quando il capo è soggetto ad una accelerazione rotazionale, l'endolinfa all'interno del canale tende, per
inerzia, a rimanere immobile e quindi ad esercitare pressione sulla cupola che invece è trascinata,
assieme al canale, solidalmente col capo. Ciò provoca la flessione della cupola e quindi delle ciglia delle
cellule sensoriali in essa contenute.

• ORGANO DELL’UDITO
Nella chiocciola ossea è contenuto il condotto cocleare membranoso nel cui interno vi è l’organo del Corti
e i recettori acustici. Questo condotto in sezione assume la forma di un triangolo il cui vertice aderisce al
margine libero della lamina spirale ossea mentre la base è appoggiata alla parete della coclea ossea.
CONDOTTO COCLEARE
È composto:
- in basso, dalla membrana basilare, tesa tra il margine libero della lamina spirale e la parete laterale della
canale cocleare;
- in alto, dalla membrana di Reissner, origina dalla parte superiore della lamina spirale e raggiunge
anch’essa la parete laterale ossea.
- lateralmente, dalla parete ossea.
Il canale cocleare viene così diviso in 3 spazi che percorrono tutta la chiocciola ossea:
- al centro il condotto cocleare che all’origine è in comunicazione con il sacculo; internamente vi è
l’endolinfa
- in alto la scala vestibolare che inizia in corrispondenza della finestra ovale;
-in basso, la scala timpanica che finisce a fondo cieco con la finestra rotonda
Le due scale, al cui interno scorre la perilinfa, comunicano all’apice del canale tramite l’elicotrema .

L’ORGANO SPIRALE DEL CORTI


È contenuto nel condotto cocleare, appoggiato sulla membrana basilare ; costituisce il dispositivo
recettoriale per i suoni.
È formato da cellule acustiche e cellule di sostegno.
Nella porzione centrale le cellule di sostegno sono impiantate con la loro base slargata sulla membrana
basilare mentre le porzioni apicali si appoggiano come le carte da gioco, formando i pilastri interni ed
esterni: si delimita così una galleria detta galleria del Corti che percorre tutto il canale membranoso.
Le cellule acustiche si appoggiano ai pilastri, in maggior numero a quelli esterni e sono sostenute dalle
cellule di sostegno.
Il polo apicale delle cellule acustiche presenta peli acustici, la base invece entra in sinapsi con i rami del
nervo acustico.
Appoggiata sui peli acustici vi è la membrana tectoria.

TRASMISSIONE DEI SUONI


1. Le onde sonore colpiscono la membrana del timpano, mettendola in vibrazione
2. Gli ossicini vibrano solidamente
3. La staffa si sposta avanti e indietro entro la finestra ovale
4. Le onde sonore vengono trasmesse alla scala vestibolare attraverso la mediazione della perilinfa in essa
contenuta
5. Onde brevi (alta frequenza, alto periodo) agiscono alla base della chiocciola; onde lunghe (bassa
frequenza , basso periodo) agiscono all’apice della chiocciola → inflettendo la membrana del Reissner e la
membrana basilare del condotto cocleare, sollecitano l’organo del Corti in questo contenuto, e stimolano
così le cellule acustiche che sono a contatto con la membrana tectoria, gli impulsi percorrono poi il nervo
cocleare.
6. Attraverso l’endolinfa del condotto cocleare , le onde sonore sono trasmesse dalla scala vestibolare alla
scala timpanica , però le onde possono anche passare da una scala all’altra attraverso l’elicoterma all’apice
della chiocciola
7. Le onde percorrono in senso discendente la perilinfa della scala timpanica
8. L’impatto dell’onda sulla membrana della finestra rotonda sposta avanti e indietro la membrana stessa in
opposizione di fase rispetto al movimento della staffa nella finestra ovale.

APPARATO VISIVO – ORGANO DELLA VISTA


Gli occhi o bulbi oculari sono formazioni sferoidali con diametro antero-posteriore di 24 mm.
Sono contenuti nelle cavità orbitarie e avvolti da una massa adiposa detto grasso orbitale o corpo adiposo
dell’orbita, con funzione protettiva ed isolamento.
La parete del bulbo oculare è formata a tre tonache sovrapposte:
- Tonaca fibrosa ( esterna)
- Tonaca vascolare (intermedia)
- Tonaca nervosa ( interna)
Posteriormente presenta un foro ( foro ottico) per il passaggio del nervo ottico.

• TONACA FIBROSA
La tonaca fibrosa è costituita dalla sclera e dalla cornea
• La sclera è una lamina connettivale bianca, opaca, costituisce i 5/6 della tonaca fibrosa, da’ attacco ai
tendini dei muscoli estrinseci dell’ occhio. Ha funzioni protettive e di sostegno.
Il confine con la cornea è definito orlo sclero-corneale o limbo.
Anteriormente la sclera è rivestita da una membrana mucosa protettiva, la congiuntiva, che termina al
confine tra sclera stessa e cornea.
La congiuntiva posteriormente si riflette per rivestire internamente le palpebre.
• La cornea costituisce la parte anteriore della tonaca e ha un raggio di curvatura minore. È una
membrana connettivale trasparente, non è vascolarizzata e ha una ricca innervazione sensitiva ( da rami del
nervo oftalmico, branca del nervo trigemino) .
Una lesione corneale può provocare cecità anche se le altre parti dell’ occhio sono perfettamente normali.
STRUTTURA DELLA CORNEA
Esternamente la cornea è formata dall’ epitelio corneale, pavimentoso stratificato, internamente da
endotelio;
Tra i due epiteli vi è lo stroma corneale (costituisce il 90% dello spessore) formato da lamelle di fibre
collagene.
Nell’ambito della stessa lamella, le fibre sono tutte parallele fra loro, e perpendicolari a quelle delle lamelle
contigue .
La sostanza fondamentale è di natura muco-polisaccaridica.
STROMA CORNEALE
La trasparenza della cornea dipende dalla:
- disposizione ordinata delle fibre collagene
- sia le fibre collagene sia la matrice hanno lo stesso indice di rifrazione
- assenza di vasi sanguigni

• TONACA VASCOLARE O UVEA


Lamina di connettivo lasso riccamente vascolarizzata e contiene cellule pigmentate.
Comprende tre porzioni :
- IRIDE
- CORPO CILIARE sono applicate alla sclera
- COROIDE O CORIOIDEA
L’ iride è posta dietro alla cornea dalla quale è separata mediante uno spazio detto camera anteriore
dell’occhio contenente umor acqueo .
• IRIDE
È un disco circolare situato davanti al cristallino; presenta un foro centrale: la pupilla, attraverso la quale
regola la quantità di luce in arrivo
Il corpo dell’ iride è costituito da connettivo fibrillare e cellule pigmentate, ricco di vasi sanguigni e di nervi
e contiene 2 muscoli intrinseci ( lisci) :muscolo sfintere e muscolo dilatatore della pupilla
Il colore dell’iride è determinato sia dal numero e dalla distribuzione delle cellule pigmentate che dalla
riflessione dei raggi luminosi.
- Le fibre muscolari disposte concentricamente intorno alla pupilla costituiscono il muscolo sfintere della
pupilla la cui contrazione, ad opera di fibre parasimpatiche, determina il riflesso di miosi (restringimento
papillare), quando l’occhio è fortemente illuminato.
- Le fibre muscolari disposte radialmente formano il muscolo dilatatore della pupilla la cui contrazione,
determinata da fibre ortosimpatiche, determina il riflesso di midriasi (dilatazione della pupilla), in assenza
di luce.

• CORPO CILIARE
È la zona intermedia della tonaca vascolare e si estende dall’ iride alla coroide, dalla quale è separata da
un solco anulare definito ORA SERRATA.
Nel corpo ciliare si distingue:
- il muscolo ciliare
- i processi ciliari : sono piccoli rilievi disposti radialmente e sporgono all’interno e ai quali sono attaccate le
fibre della zonula che si inseriscono sulla circonferenza del cristallino. Queste fibre della zonula
costituiscono il legamento sospensore del cristallino, mantengono in posizione il cristallino (una lente
biconcava trasparente).
Le fibre della zonula ad opera del muscolo ciliare, possono rilasciarsi o stirarsi esercitando una trazione sul
cristallino, in questo modo modifica il suo raggio di curvatura.
L’appiattimento (in seguito a rilasciamento del muscolo) o la maggiore convessità del cristallino (in seguito
a contrazione del muscolo) determina la visione degli oggetti, da lontano o da vicino rispettivamente.
Questo riflesso di accomodazione è indotto da fibre parasimpatiche.
• CORIOIDEA O COROIDE
È una lamina connettivale che riveste i 2/3 posteriori del bulbo oculare . In avanti continua con il corpo
ciliare. Ricca di vasi sanguigni essenziali per il nutrimento delle membrane esterne e della retina.
L’occhio viene vascolarizzato dall’arteria oftalmica che deriva dalla carotide interna.

• TONACA NERVOSA
È la tonaca più interna costituita da una parte cieca e una ottica; l’ora serrata segna il limite tra le due parti
- La parte cieca riveste internamente il corpo ciliare e l’iride, definita così perché non contiene i recettori
visivi (fotorecettori)
- La parte ottica aderisce alla coroide e contiene i fotorecettori
Lo strato più esterno della retina è comune alla parte cieca e a quella ottica:
Si tratta di un epitelio pigmentato che riveste internamente tutto il bulbo oculare, compresi l’iride e i corpi
ciliari. Questo epitelio pigmentato, nella parte visiva, ha lo scopo di assorbire i raggi luminosi per evitare
fenomeni di riflessione.
Lo strato interno, contenente cellule nervose, lo si trova solo nella parte ottica.
PARTE OTTICA DELLA RETINA
La retina è costituita da 3 principali strati di cellule nervose che dall’epitelio pigmentato verso l’interno
sono:
1. Strato dei fotorecettori , coni (6.3 milioni) e bastoncelli (110 milioni)
- I coni contengono pigmenti fotosensibile assorbono nel blu, rosso e verde, consentendo la visione
cromatica (dei colori); i coni sono deputati alla visione diurna.
- I bastoncelli sono deputati alla visione crepuscolare e non consentono la discriminazione dei colori
2. Strato delle cellule bipolari
3. Strato delle cellule gangliari
Nella parte posteriore della retina vi è una zona ellittica più scura detta macula lutea con al centro una
piccola depressione, la fòvea centrale . La Fovea centrale è la sede della visione distinta e dove si ha la
massima acuità visiva
Perché il rapporto sinaptico tra coni, cellule bipolari e cellule multipolari ( o gangliari) è 1:1:1
Cono : cellula bipolare: cellula gangliare = 1:1:1
Al di fuori della fovea decade il potere di risoluzione e si attua la convergenza degli impulsi provenienti da
più fotorecettori su una cellula bipolare.

Gli assoni delle cellule multipolari formano le fibre del nervo ottico le quali convergono nella papilla ottica

MEZZI DIOTTRICI DELL’OCCHIO


Sono mezzi trasparenti che consentono il passaggio e la convergenza dei raggi luminosi sulla retina. Nel
complesso essi formano un sistema di lenti convergenti provvisto di un:
- Diaframma ( iride) per regolare la quantità di luce in arrivo
- Muscolo ciliare, per la messa a fuoco delle immagini
I mezzi diottrici comprendono in senso antero-posteriore:
- Cornea
- Umor acqueo
- Cristallino
- Corpo vitreo
CAMERE DELL’OCCHIO
Si suddividono in :
- camera anteriore : comprende lo spazio compreso tra cornea e iride
- camera posteriore : è lo spazio compreso tra iride e cristallino
- camera vitrea: è un ampio spazio posto tra cristallino e la retina ed è costituito dal corpo vitreo che
aderisce alla parte ottica della retina.
• UMOR ACQUEO
Riempie le 2 camere quella anteriore e quella posteriore dell’ occhio
- Nutre la cornea e il cristallino.
- E’ un liquido trasparente, contiene acqua, elettroliti, amminoacidi, poche proteine, bassa quantità di
glucosio e acido ascorbico .Viene secreto dal corpo ciliare , passa nella camera posteriore e poi, attraverso
il foro pupillare si porta nella camera anteriore. La sua pressione è costante intorno ai 14-20 mmHg .
L’umor acqueo defluisce poi nel canale di Schlemm posto a livello dell’orlo sclero -corneale per poi versarsi
nelle vene episclerali.
• CORPO VITREO
Detto anche umor vitreo, è una massa gelatinosa che occupa i 4/5 del bulbo oculare.
Struttura :
- 99% di acqua
- Acido ialuronico
- Trama di fibrille simil-collagene
- Presenza di cellule ( ialociti )
Funzione: sostegno ( riempie il bulbo)
ottica ( permette il passaggio dei raggi luminosi)
protettivo ( ammortizza gli urti)
• CRISTALLINO
Posto dietro l’iride e davanti al corpo vitreo
È un lente biconvessa, di consistenza elastica,le due facce convesse hanno diverso raggio di curvatura in
quanto l’anteriore è più appiattita rispetto a quella posteriore. Formato da cellule epiteliali che ,a livello
dell’equatore, si allungano formando le fibre del cristallino organizzate in lamelle a strati concentrici,
saldati fra loro da materiale mucoproteico.
Privo di vasi sanguigni
Il cristallino può modificare la sua convessità, per azione del muscolo ciliare, per mettere a fuoco gli oggetti
da vicino o da lontano.
In età avanzata il cristallino tende ad opacizzarsi (perde la sua trasparenza) e insorge la cataratta.

APPARATO PROTETTORE DELL’OCCHIO


Comprende : sopracciglia – palpebre – congiuntiva – apparato lacrimale
• PALPEBRE
Sono pieghe laminari a scheletro fibro-muscolare. Sono 2: superiore ed inferiore
Il margine libero di ciascuna palpebra possiede, a livello dell’angolo mediale, un piccolo rilievo, la papilla
lacrimale , in cui si apre l’orifizio del condotto lacrimale
Rivestite esternamente da cute e internamente da congiuntiva.
• CONGIUNTIVA
E’ una membrana mucosa: epitelio + lamina propria.
Riveste la faccia interna delle palpebre (congiuntiva palpebrale) e la faccia anteriore del bulbo oculare
(congiuntiva bulbare) esclusa la cornea.
Nel complesso le due parti della congiuntiva formano il sacco congiuntivale , detto fornice congiuntivale
chiuso se le palpebre sono abbassate aperto se le palpebre sono sollevate.
• APPARATO LACRIMALE
È costituito da:
- 2 Ghiandole lacrimali
- Vie lacrimali: - condotti lacrimali
- sacco lacrimale
- condotto nasolacrimale
• GHIANDOLE LACRIMALI
Situate nella parte supero-laterale della cavità orbitaria, si aprono con 10-12 dotti escretori nel fornice
congiuntivale . Producono il liquido lacrimale, limpido e trasparente, alcalino, contente il lisozima ad
attività antibatterica
Funzione: lubrificante e detergente, impedisce l’essiccamento della cornea
• VIE LACRIMALI
Un sistema di condotti che, a partire dalle papille lacrimali si aprono nelle cavità nasali
Funzione: drenano le lacrime dal sacco congiuntivale
Dalle papille superiore e inferiore nascono 2 canalicoli lacrimali . Il sacco lacrimale riceve i canalicoli e
prosegue inferiormente nel canale naso-lacrimale che si apre nel meato nasale inferiore .
LIQUIDO LACRIMALE
È limpido e acquoso, presenta tracce di cloruro e carbonato di sodio e agenti antibatterici: lisozima,
lattoferrina e IgA
pH alcalino
Funzione : lubrifica la superficie oculare e impedisce l’essiccamento della cornea.

APPARATO MOTORE DELL’OCCHIO


La rotazione del bulbo oculare, in tutte le direzioni, all’interno della cavità orbitaria, avviene per azione di 6
muscoli striati estrinseci.
Originano dalla parete della cavità orbitaria e si inseriscono sulla sclera.
Questi muscoli vengono innervati dal nervo oculomotore (III), abducente ( VI) e trocleare (IV).