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Fogli di via

Introduzione:
Viene fatta un analisi di ciò che affronteremo nel libro, il concetto di
post-storico, società post-storca e uomo post-storico, un uomo
succube della realtà delle nuove tecnologie, della società della
velocità, della routinizzazione. Unione tra umo e macchine, per fare
fronte alla incapacità e incompletezza istintuale dell'uomo e questa
unione porta a una perdita del corpo a favore di un primato
dell'intelligenza che porterà la società a diventare stabile,
organizzata, gerarchizzata tipo quella degli insetti. Lo schema post-
storico è chiaro gli uomini vanno ridotti a cosa e trattati come tali,
nessuna simpatia va coltivata e la partecipazione emotiva va
impedita. Mumford, autore di importante spunto e rilievo per il
professore Fadini mostra il sempre più forte collegamento tra vita
umana e macchina e dunque alla realizzazione di una società
sempre più meccanicamente sofisticata. La condizione umana è
paradossale, da un lato abbiamo lo sviluppo delle risorse
scientifiche e dall'altro un assenso alla sostituibilità del soggetto nel
momento in cui la macchina lo richiederebbe per meglio operare.
Nella nostra società qualsiasi traccia di vita autentica e reale viene
annientata. Quello che dobbiamo fare è una rivolta portata avanti
con l'aiuto delle macchine stesse. Il fine del soggetto post-storico è
quello di trasformarsi in Homunculus artificiale collegato ai
dispositivi tecnologici. Gehlen dice che l'uomo è carente e
eccedente insieme → carente a livello istintuale e eccedente a
livello di impulsionalità. La post-storia porterà a una cristallizzazione
culturale ovvero verranno meno i momenti di cambiamenti
soprattutto qualitativi e questa cristallizzazione ha dato luogo a
vari eventi come la stabilizzazione della religione. Risposte positive
alla iper-tecnicizzazione sono l'ascetismo e l'auto-controllo.

Capitolo 1: La variabile permanente. Trasformazioni


dell'umano

in questo capitolo viene posta una forte attenzione alle


modificazioni dell'essere umano e un grande contributo è stato dato
dalla antropologia del 1900 che ha colto l'uomo come una variabile
permanente, destinato a cambiare ed in continuo cambiamento.
L'uomo è MUTANTE. Viene posto l'accento su un binomio molto
interessante quanto importante riguardo il rapporto tra uomo-
natura-tecnica → si affronta in pratica la relazione tra l'uomo e la
natura, tra l'uomo e la sua natura e l'artificialità, la tecnica. La
paura è che la coppia naturale-artificiale scoppi e che l'intreccio si

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sciolga a favore dell'artificiale oppure che la condizione
dell'artificialità diventi condizione umana piuttosto che post-umana.
Natura e artificio sono in relazione e il secondo è una costante della
natura umana → molto importante dunque mostrare come il
problema insorge quando tecnica e artificio diventano espressione
pervasiva dell'azione umana, al punto di portare il timore che la
natura possa essere svuotata delle sue dinamiche spontanee ed
essere ridotta a un guscio vuoto, per l'isediamento del processo
artificiale. L'alterità quindi rischia di essere annullata, l'artificialità
sarebbe sostitutiva della natura e a essere messi in discussione
sarebbero il carattere spontaneo del nascere e del morire e la
indisponibilità alla manipolazione del punto di partenza e di arrivo
del processo vitale. L'artificialità determinerebbe l'intero processo
dell'esperienza umana. Alcuni elementi vanno rivisti, innanzitutto
l'idea che l'uomo sia homo technicus da sempre, poi l'idea di una
impermeabilità di fondo della natura alle spinte annessionistiche
proprie della artificialità. L'eccesso artificioso sempre essere
l'eccesso pulsionale delineato da Gehlen nel suo lavoro degli anni
'40. l'uomo è un essere mancante, carente e si deve cogliere qua
una modalità di comprensione di un versante dell'umano
contraddistinto come eccesso pulsionale. Il versante pulsionale è
un'energia che richiede una regolarizzazione dei suoi sviluppi ed è
necessaria per un essere che agisce, prevede e vive in una società.
C'è dunque un protagonismo della pulsione nel ragionamento di
Gehlen egli insiste sul fatto che i bisogni umani devono oggettivarsi
e stabilizzarsi in un processo di con-crescita che riguarda l'azione e
implica attività di manipolazione sempre più variegate. È a questo
punto che si impone la questione della differenza tra bisogni e
interessi: gli interessi altro non sono che bisogni stabilizzati e
adeguati all'azione; il bisogno è per sua natura consapevole. E in
tutto ciò la chiave per la comprensione della struttura pulsionale
umana è l'azione. L'essere umano realizza delle prestazioni senso
motorie e cognitive per condurre ad azioni utili a partire dalle
condizioni d'esistenza abnormi, che impongono la produzione di
norme vitali ed 'è in tale prospettiva che è da analizzare e
apprezzare l'impiego del concetto di esonero, entlastung, che è da
mettere in relazione con quello di autointensificazione delle funzioni
umane che si articola attraverso una sorta di meccanizzazione, di
formazione delle abitudini che serve all'affinamento delle stesse
prestazioni motorie e cognitive. La vita pulsionale permette
all'uomo di prendere posizioni rispetto ai bisogni-interessi. NB: la
cristallizzazione delle pulsioni che indica una intelligibilità.
L'uomo è sempre compito a se stesso fino alla stessa responsabilità
per la qualità della physis (realtà prima e fondamentale, principio e

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causa di tutte le cose per i filosofi presocratici → in generale il
termine è tradotto con NATURA). Il soggetto è un soggetto di
prestazione, e le prestazioni inibitorie si basano su una vita
pulsionale particolare il cui eccedere si traduce in volontà di
progettazione all'esterno e di disciplinamento all'interno. L'uomo
non può che pretendere che l'eccesso pulsionale sia inibito e/o
modellato e filtrato nell'organizzazione di un carattere di una
energia appunto disciplinata e ben in-formata. Gehlen ritiene che le
azioni debbano essere stabilizzate attraverso la formazione di
abitudini e misure imposte dall'esterno ma legittimate dall'interno
di ciò che va sempre riequilibrato. Le istituzioni sono dipendenti da
un eccesso di energia che fa dell'uomo un essere che non è mai
pronto o finito. Il progetto di essere non specializzato, non
concretizzato e aperto al mondo può tradursi e concretizzarsi
attraverso una spesa ragionevole delle energie in grado di
sostenere prestazioni sofisticate tutte rivolte a pre-vedere gli esiti di
una obbligatoria liberazione alla pressione della situazione nelle più
opportune differenze e modalità.
C'è l'idea che l'uomo sia completamente un essere tecnico ed è
vero se per tecnica intendiamo le capacità e i mezzi con cui l'uomo
mette la natura al suo servizio.
La linea di indagine è → i processi di tecnicizzazione del reale e di
oggettivazione del lavoro possono stimolare manifestazioni di
soggettivismo estremo accompagno dall'accelerazione di una
progressione tecnologica che può favorire un ritorno ad un
protagonismo pieno della pulsionalità della natura. L'uomo come
macchina di macchina: ma non va confuso l'uomo e la macchine,
essi sono in relazione ma l'uomo non è macchina e la macchina non
può sostituirsi all'uomo. Tutto questo ragionamento per portare ad
una rivalutazione, ricreazione di progetti che consentono una
formazione ed una educazione alla tecnica e alla tecnologia che non
è solo discorso esterno all'uomo ma è dispositivo di sapere comune
interno nel corpo vivente, quindi serve emancipazione.

Capitolo 2: Corpi differenti. Riprese critiche.

Viene analizzata la società e soprattutto la realtà dell'uomo e del


corpo dell'uomo, delle emozioni, dall'anima, di tutto l'io nella
società delle nuove tecnologie. Ovviamente come in ogni analisi ci
saranno aspetti negativi e positivi portati dal rapporto e dallo
sviluppo delle tecnologie, ovviamente per coglierne le positività è
opportuna una riformazione, rieducazione, riprogettazione adeguata
→ dobbiamo ricercare vie di fuga e strategie di autodifesa. Il lavoro
digitale sembrerebbe proporre al lavoro mentale le soluzioni

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imposte storicamente al lavoro manuale dalla applicazione
dell'invenzione del motore a vapore. Inoltre il progresso tecnologico
può lasciare e lascia a piedi e a spasso molte persone, nel senso
che le tue capacità verranno analizzate in relazione alla tua
capacità di relazione e di capire le nuove tecnologie. Le macchine
stanno prendendo il posto della forza-lavoro in carne ed ossa,
pensiamo alle macchine che si guidano da sole, alla grandezza di
Internet che seleziona ciò che va e ciò che non va, la velocità con
cui le macchine svolgono lavori e azioni, ecc. dunque per il
professore è sembrato opportuno analizzare i caratteri della
progressione tecnologica soprattutto riferendo quest'ultima al
quadro d'insieme dei processi lavorativi sulla base della convinzione
di una sua costitutiva eccedenza rispetto alla spesa economica e
politica che se ne può fare al momento. Anime elettriche è un
testo che pone accento su questo e sottolinea la possibilità di
rilanciare una informatica libera e realizzare una autonomia digitale.
Nella terza età della macchina tecnica rappresentata dalla
cibernetica e dall'informatica è stretto il rapporto tra tecnologie e
intimità del soggetto. Vengono messe e poste sotto interesse le
emozioni dell'utente e i temi insiti nel mondo sociale e del rapporto
con le macchine tecnologiche sono la ricerca della verità e la cura di
sé tutto ciò sull'idea di un utente trasparente alle macchine → ciò
comporta l'azione diretta degli apparati tecnologici sulle emozioni,
gli immaginari, i rituali inconsci e il sistema neuro-cognitivo. I
nostri dati online creano una sorta di gemello digitale. I servizi web
tendono a prendersi cura di noi in vita e a mantenere il nostro
profilo disponibile online anche dopo la nostra morte così che una
parte di noi continui a vivere nel regno dei cieli digitale. Ippolita
punta sull'attenzione sul collettivo e quindi sulle piattaforme social
di massa che investono sui piani dell'intimità emozioni e neuro-
cognitivo degli utenti. Harmut Rosa con la sua Teoria Critica
ripropone la centralità del concetto di alienazione che però
dovrebbe essere rianalizzato nel nostro momento storico per
esprime a pieno questa idea. Dunque si tratta in tutto ciò di gettare
lo sguardo sul rapporto uomo-tecnologia e di esplorare il tutto.

Capitolo 3: Incognite. Linee di materialismo.

1. Esposito si è concentrato sul tema riguardante il nesso di


conflitto e crisi, analizzandolo su due fronti quello operaista che lo
ha fatto concentrare sulla rivendicazione della forza del lavoratore
e quello biopolitico che invece lo ha portato ad analizzare la realtà
della globalizzazione che consente di ripensare la crisi in un'ottica
più ampia e che conduce al tentativo di delineare un governo della

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complessità. Al professore sembra invece importante concentrarsi
sull'introduzione di quote di capitale fisso che possono essere
politicamente sottratte nel corpo vivente di una forza lavoro
contraddistinta in termini cooperativi e cognitivi → l'idea della
ricerca della forza-lavoro come forza- vivente.
2. Rapporto tra capitale variabile e costante che vede una
sottomissione del primo al secondo e in questo rapporto di
sottomissione c'è qualcosa di importante che va trattenuto cioè il
fatto che nella sua realizzazione , la nuova qualificazione della forza
lavoro dimostra che esso ha ripreso in sé, si è riappropriato di
modalità di presentazione del capitale fisso → la forza lavoro non
funziona come capitale variabile ma ha parti di capitale fisso (come
le macchine, le strutture di azione).
3. L'idea precedentemente analizzata porta ad una rivisitazione
del rapporto tra uomo e tecnica tanto da vedere e analizzare un
carattere naturalmente artificiale nell'uomo.
4. Si affronta l'idea della mala vita, in riferimento a Deleuze,
grande punto di riferimento per il lavoro del professore e quindi
l'importanza di indicare ciò che non può andare contro la legge, le
leggi e il diritto, i diritti nella loro configurazione data.
5. Restando sulla mala vita il professore vuole sottolineare come
essa disegni oggi una mappa di virtualità specifica dei processi di
soggettivazione contemporanea e in grado di segnalare dinamiche
di possibile trasformazione dei soggetti reali messi interamente al
lavoro in tutte le loro determinazioni di esistenza. Mappa virtuale e
reale relazione in cui la prima si presenta come pluralità di possibili
percorsi.
6. Analisi nell'unione tra vita e tecnica nell'umano → vale a dire
costruire uomini nuovi senza particolarità. È importante dunque
assumere una prospettiva diversa, piratesca come dice Deleuze,
propria cioè di un uomo e una donna che fanno mondo, che lo
delineano come un processo, un arcipelago.
7. Importante superare la prospettiva dualista basato sull'idea
della razionalità contraddistinta dalla coscienza per l'analisi
dell'agire sociale, verso un paradigma per così dire monista che
porta alla nuova concezione della razionalità contraddistinta da
meccanismi riflessivi del linguaggio per l'analisi dell'agire sociale.
8. Rivisitazione dunque anche del concetto dell'ego →
superamento della propria personalizzazione e protagonismo per
aprirsi all'altro.
9. Per fare ciò, superare l'ego e aprirsi all'alter è opportuno
l'amore → l'amore, come medium della comunicazione
singolarmente anomalo, permette all'ego di concretizzare ciò che
considera solitamente impossibile e cioè aprirsi all'alter nella sua

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integrità e rispettarlo. L'amore è passione nel discorso di un ego
che investe la sua egoità per potere amore e farsi ambiente per
l'amato → farsi alter ego.
10. L'alter entra nell'ego in un'ottica di costruzione di una teoria
critica della società a partire dall'approccio sistemico cioè a partire
da una qualificazione dell'antropologo come critico della società
complessa a cui appartiene in virtù di una teoria che sia
espressione e momento autocritico della società.
11. L'invito ad una maggiore determinazione e determinabilità
sulla base del lavoro di indagine, prendendo spunto da Masini il
quale ha sempre creduto che l'analisi dell'esistere significasse
sviluppare una critica serrata dell'idea di un soggetto ripiegato sulla
coscienza, per realizzare la coscienza di sé. Un pensiero-coscienza
non identificato banalmente con la coscienza ma con questo
binomio intendiamo un porsi fuori sé con coscienza per
comprendere l'altro.
12. Si parla della trasvalutazione → movimento che ribadisce il
carattere valutativo della vita, la possibilità tipica di quest'ultima di
oltrepassare nel suo potenziarsi qualsiasi valutazione data, la
conoscenza come vita si rivela come essenziale modalità creativa
della stessa potenza di divenire che incarna. Tutto è valore nel
mondo dell'apparenza: un valore che vale ed è autenticato dalla
profondità, dal potenziamento che può cambiare la nostra vita, la
nostra storia una volta percepita a fondo la coppia bugiarda
costituita dai termini di profondità e superficie.
13. Riflessione sulla qualificazione creativa dell'esistenza e viene
mostrata la modificazione dell'esistenza , delle esperienze, dei
rapporti in relazione alle tecnologie. Il fine è quello di riuscire ad
acquisire la padronanza del nuovo corpo risultante anche dalle
effettuazioni del processo tecnico.

Capitolo 4: Manifesti. A partire da Donna J. Haraway

Haraway ha scritto due manifesti che prendono in esame due


argomenti → il primo manifesto è del 1985 “Manifesto cyborg” che
vale come una interpretazione parziale delle implosioni della
tecnoscienza nella vita contemporanea. Cosa ci presenta la favola
del cyborg? Semplicemente una figura che tiene insieme l'umano e
il non-umano. In misura diversa abbiamo il manifesto del 2003 sui
“Compagni di specie. Affinità e diversità tra esseri umani e cani” in
cui si dispiega un discorso sulla politica e sull'ontologia compatibili
con le attuali forme di vita. L'interessa viene messo sul discorso del
cyborg →esso è stato di-segnato come l'ultima frontiera di un
rapporto tra l'uomo e la tecnica che non ha mai smesso di

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complicarsi nell'epoca moderna. Si parla di favola del cyborg
perché questa immagine restituisce al meglio quella che è la
relazione stretta tra noi e le macchine. L'antropologia filosofica
moderna interessa ora qui laddove si traduce anche in antropologia
della tecnica, evidenziando una dominante concettuale che può
essere indicata nell'affermazione della tecnica radicata nella natura
dell'uomo. A partire dalla opposizione di mondo e ambiente Gehlen
osserva che la disposizione tecnica dell'uomo si rivolge appunto
non ad un ambiente, bensì ad un mondo inteso come un campo
indefinito di potenzialità manipolabili e duttili, cui è possibile
assegnare valori e significati nuovi in vista dell'azione più efficacie.
In tutto ciò il compito dell'uomo è formulare risposte. Gehlen insiste
sulla necessità d'ordine naturale della tecnica, compresa però nella
formula chiarificatrice dell'uomo come essere naturalmente
artificiale e si vede così quel protagonismo delle capacità mentali
che emerge, in prima battuta , nelle esperienze di trasformazione
del mondo naturale. Va ricordato però come l'evoluzione della
tecnica sia letteralmente e forse contraddittoriamente scandita in
lui dal trasferimento di un principio organizzativo già presente in
aree della vita organica nella natura inanimata.
→ la progressione tecnologica è un procedimento di soddisfazione
del bisogno di conservazione in vita e andrebbe a rivestire sempre
più in forma rassicurante ciò che alimenta le stesse azioni e
capacità umane, in grado di originare nuove prestazioni e nuove
conoscenze e nuove oggettivazioni. Unire la macchina solo
all'organismo biologico umano è limitativo, va unita all'idea e a ciò
che è un corpo sociale. Ritornando al cyborg oggi mostra una veste
più domestica , prossima alla vita reale. Senz'altro è vero che tale
figura si collega ad altre proiezioni oniriche della modernità ad
esempio pensiamo al robot, o all'androide o all'automa del '700. le
tecnologia di punta di cui disponiamo oggi non si depositano solo
sulla nostra superficie corporea ma la bucano per incanalarsi al suo
interno, siamo letteralmente INVASI nel fisico e nella psiche dalla
TECNOLOGIA. La favola del cyborg e la figura di questo da un lato
ci inquieta perché allude ad un nostro futuro prossimo e dall'altro
lato ci apre alla speranza, proprio in quanto rappresenta un motivo
di cambiamento possibile, in grado di restituirci in una posizione
più avvertita nei riguarda dell'instabilità e contraddittorietà dei
nostri tempi. → il cyborg dunque si presenta come una figura in crisi
e di crisi e anche di potenzialità critiche, dotata di criticità nel suo
stesso configurarsi come risorsa immaginativa alimentata dalle
trasformazioni del nostro rapporto con la pluralità di ambienti
artificiali. Il cyborg è stato oggetto/soggetto nell'intento di tirare le
fila dell'indagine che vuole affrontare criticamente la società

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attuale. E dunque possiamo dire che il cyborg porta al rifiuto del
dualismo e del ritenere natura e tecnica in opposizione, natura e
cultura staccate. Haraway ci parla di connessioni parziali ovvero di
modelli all'interno dei quali i partner non sono ne interi ne parti e i
due elementi dei dualismi coesistono. Il cyborg è ENTITA' CHE
CREA CONNESSIONI. Per la Haraway la visione del corpo espressa
dal cyborg è postantropocentrica. Braidotti ritiene che l'idea della
Haraway può essere considerata come una specie di femministico
divenire-donna nel momento in cui il cyborg appare come una
figura di specificazione singolare di una oscillazione di identità il
cyborg dalla Haraway era esemplificato con l'immagine di una
ragazzina → Alice.
La novità della Haraway nell'attenzione al cyborg è l'importanza che
da allo spazio sociale.

Capitolo 5: Soggettivazioni stravaganti

Bologna → analizzando le condizioni lavorativo e le modificazioni tra


una società fordista e una post-fordista ci mostra come la
tecnologia sia diversa da una all'altra società → perciò si parla di
tecnologia-simbolo. La tecnologia simbolo della società fordista era
la catena di montaggio mentre nel post-fordismo era il computer.
Due tecnologie diverse comportano due forze-lavoro diverse, nel
primo caso il soggetto deve adattarsi alla macchina e nel secondo
caso deve avere saperi e competenze e conoscenze in grado di
permettergli una interazione adeguata con le macchine. Il
passaggio dal fordismo al post-fordismo comporta un mutamento
genetico che concerne le condotte sociali, le abitudini e gli stili di
vita al di là delle stesse trasformazioni che riguardano l'organismo
umano → si attribuisce valore al capitale umano e dunque a quel
complesso di conoscenze e competenze attuate e messe dunque in
atto da un soggetto, per arrivare a determinati risultati.
Marazzi → egli riflette sul concetto di capitale digitale e sulla
centralità dell'antHropos in tutti i suoi sviluppi che presentano la
tendenza alla smaterializzazione crescente del capitale fisico-
macchinico nel momento in cui emergono come essenziali le
tecnologie più precise, molecolari e sottili, alla quale corrisponde
una semplice e più rilevante affermazione della dimensione bio-
antropologica della forza-lavoro. Smaterializzazione → del capitale
fisso e dei prodotti-servizio che ha il suo corrispettivo nella messa al
lavoro di facoltà umane. Parlando di capitale fisso, mecchinico, nel
corpo vivente viene con se l'analisi di ciò di cui abbiamo parlato nel
capitolo pretendente ovvero del cyborg. In questa parte viene
riproposta un'attenzione critica rispetto a questa figura

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dell'immaginario tecnologico del 1900.
Caronia → egli ha mostrato la lunga storia che ha questa nuova
figura, alle spalle, all'interno di quella che possiamo definire cultura
occidentale. Ma per limitarci alla raffigurazione degli ultimi secoli si
possono tranquillamente prendere in riferimento l'automa del '700,
il robot, l'androide e il cyborg. Alla base di quest'ultimo c'è l'idea
che determinate progressioni e accelerazioni tecnologiche
estremamente mirate, sottili, molecolari, possono mutare il disegno
umano fin qui conosciuto ponendosi come protesi poietiche.
Abbiamo avuto anche altri autori come Gibson e Sterling che ci
hanno aperto la mente riguardo al cyborg con la loro letteratura e
hanno analizzato quello che è il carattere pervasivo della
tecnologia, che scende sotto pelle e all'interno della psiche → un
movimento dall'esterno all'interno → ma Caronia ammette anche un
altro tipo di movimento ovvero quello opposto, dall'interno verso
l'esterno, poiché ciò che fino a ieri era intimo, interno nella psiche e
non usciva, grazie alle tecnologie e al rapporto con esse viene
esternato, viene buttato fuori, tutto ora poteva essere oggettivato
e rappresentato.
Caronia ha sviluppato una riflessione che individua varie figurazioni
della dinamica dei rapporti e di ibridazione: dal classico cyborg
elettromeccanico si passa la cyborg chimico (che risulta da un
processo di resa chimica del corpo che ce lo restituisce come
liquido, morbido e sfida la distinzione troppo rigida tra uomo e
macchina) e infine il cyborg genetico che si riferisce ad una
ibridazione in grado di evitare l'invasione di corpi estranei, e
mediante un intervento esterno e programmato proprio sul codice
genetico.
Cyborg è anche detto mostro della modernità e della
contemporaneità da rivestire con la qualificazione socio-economica
che lo attraversa.
Braidotti → una studiosa delle dissonanze e del soggetto nomade
che si interessa al corpo femminile e parla della diversità proprio in
rapporto a ciò. E analizza le differenze morfologiche e strutturali che
dipingerebbe un mostro in colui che non è considerato normale.
Cartografia → permette di analizzare senza pregiudizi i cyborg-
mostri nella società caratterizzate dall'affermazione del modello
antropogenetico di produzione per sondare una immaginario sociale
in trasformazione, che non può essere popolato solo da ansie e
paure. → purtroppo spesso, appunto, la differenza è trattata in
modo negativo e in termini peggiorativi.
Reificazione= quando nonostante un essere vivente venga
inglobato nella società e nel modo di produzione storicamente
determinato ciò che dobbiamo sviluppare è l'autonomia.

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Oggi giorno gli ibridi corpi mutanti popolano il mondo della
fantascienza dell'horror e solitamente riproducono elementi negativi
della realtà → il genere della fantascienza infatti raffigura una
economia politica di preoccupazione generalizzata sulle inevitabili
catastrofi, una paura diffusa nei confronti di possibili incidenti,
imminenti e immanenti, alla stessa dinamica culturale del
capitalismo più avanzato → l'economia politica della catastrofe è
sostenuta dalla figurazione del cyber che coglie la dinamica del
vivente come capitale fisso e che si può in parte apprezzare la ricca
produzione su tale argomento di molti autori tra cui Ballard →
catastrofe politica che si riversa poi sulla psiche e sul soggetto.

Capitolo 6: Post. Parole sul post-umano

Mario Tronti alla Lectio tenutasi al Centro studi e iniziative per la


riforma dello stato a Roma nel 2007, per iniziativa di Barcellona,
sottolinea come nella lezione dello studioso critico ci sia
un'attenzione forte di segno acutamente critico a quel passaggio
dell'umano non verso qualcosa che si supera ma a a qualcosa che
lo abbatte → non iiber ma POST. Barcellona fa una propria teoria su
tale mossa. Egli ritiene che la difficoltà considerata ormai
insormontabile, propone la questione della differenza umana, cioè
di ciò che ne istituisce la specificità e si analizza anche la
problematicità dell'essere umano causata dalla sua finitezza. →
l'uomo non è più definibile nemmeno come campo di interrogazione
→ siamo nell'epoca del POST-UMANO. Ciò che appare in prima
battuta come artefatto strumento umano di ordinamento del caos,
si presenta infine come stadio specifico della evoluzione della
natura viva contraddistinto dalla selezione dell'intelligenza
calcolatrice. E a quest'ultima rinviano parzialmente tutte le facoltà
e le capacità umane che consentono di fare storia, di affrontare
sempre diversamente il rapporto tra il soggetto e l'oggetto, tra l'io
e il mondo. Se si afferma un processo privo di soggetto viene meno
anche l'oggetto . Si è entrati nel tempo della fine del tempo, di un
universo mai visto prima, rispetto al quale risulta spiazzato per non
dire ricondotto alla sua inutilità di fondo qualsiasi discorso sulla
realtà e sulla storia, sulla differenza e sullo scarto. Di fronte a uno
scenario così inquietante Barcellona si affida al senso di
inquietudine e questa novità risulta pensabile paradossalmente
soltanto con l misura della temporalità e con l'impiego di un
linguaggio, di un tempo della parola che come tale rappresenta lo
spazio indispensabile per poter interrogare il passato. Riflettendo
sulla coppia libertà individuale e sviluppo delle forze produttive che
sta al centro della civilizzazione capitalista, Barcellona giunge ad

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indicare la scarsa tenuta della contrapposizione tra modernità e
post-modernità e coglie il post-umano come carattere della
modernità. L'antropologia moderna vede il soggetto come pieno di
bisogni, destinato all'appagamento immediato e ciò che ne deriva
è che la libertà consiste nello svincolarsi da tali idee e per
realizzare la contingenza della infinita pluralità dei bisogni, occorre
accettare la necessità del mondo di produrre che massimizza la
capacità di creare ricchezza. Il vero telos della modernità è la
sconfitta della finitezza e della mortalità. Il Post-Human si presenta
come prodotto tardo dell'ideologia moderna dell'onnipotenza
dell'autocostituzione della prassi e dell'immutabilità dell'essere. Su
esso c'è una radicalizzazione parossistica dell'immanenza del
codice vivente al processo dell'evoluzione che taglia fuori qualsiasi
rinvio a una trascendenza, ad un fondamento. Cosa resta allora da
fare di fronte all'epoca del postumano? Barcellona insiste sui valori
del limite/confine, della misura, della mediazione nei confronti di
una realtà che gli appare inesauribile e dunque sacra. È nel
rapporto di distacco tra l'umano con l'extraumano che si delinea un
processo di derealizzazione del mondo, di disconferma della sa
autonomia e tutto ciò si traduce nel carattere narcisista che prende
il sopravvento. L'effetto di tutto ciò come mostra Barcellona sta nel
rigetto dell'essenziale opacità dell'essere altro con le sue
limitazioni. Contrapporsi a tutto ciò vuole dire riaffermare la
finitezza e la parzialità singolare dell'essere al mondo, una sorta di
mancanza che si presenta però come eccedenza ovvero capacità di
andare oltre l'io. È dall'affermazione dello scarto tra finitezza e
parzialità umana e la totalità armonica dell'universo che discende la
possibilità di ri-fare mondo. La visione postumanistica del mondo
consegna il futuro della nostra specie alle dinamiche di ibridazione
di macchine sempre più sofisticate. Centrale allora sarà
l'esperienza del dolore, di fatto insopprimibile e legata alla parzialità
del soggetto umano. Da qui l'interesse rinnovato al sacro con la sua
ragione di misura e di limite che consente di andare al di là, di
vedere oltre, l'altrove, l'altro, di fare infine i conti con il futuro senza
tradurlo. Nel proscritto del suo Il cyborg. Saggio sull'uomo artificiale,
Caronia sottolinea il passaggio dell'opera di Barcellona nel quale
insiste sul fatto che la storia naturale della conservazione e
riproduzione della specie ha la meglio sul progetto di una umanità
capace di emanciparsi dagli imperativi biologici. Barcellona ritiene
che ci siano dei processi autenticamente umani in grado comunque
di trascendere il dato naturale e di produrre. Ciò conduce
all'affermazione di una sorta di naturalismo che pretende di
identificare il soggetto con una presunta natura umana al fine di
mantenere aperta una dimensione antropocentricamente

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postbiologica.
Caronia ha in mente un'idea di natura umana duttile, variabile,
portata a relazionarsi e ibridarsi culturalmente. Il suo invito è quello
di non appellarsi ad un ennesimo ritorno della politica nella veste
più scontata e non riproporre una sorta di nostalgia di un
umanesimo considerato impropriamente in grado di porre un freno
alla avanzata di quella condizione post-umana che richiede
l'evoluzione di nuovi strumenti concettuali. Alla base di ciò abbiamo
l'analisi del cyborg, che diventa una delle figure più rilevanti di
questo cambiamento. Caronia si chiede perché la Haraway propone
di fare del cyborg un mito politico ironico, femminista, e fedele al
socialismo e materialismo quando secondo lui nel cyborg non c'è
una pulsione a produrre una teoria totale ma c'è un'intima
esperienza dei confini della loro costruzione e decostruzione.
È il cyborg post-fordista ad esprimere al meglio un processo di
ricombinazione di una forza lavoro contraddistinta da
frammentazione e da esistenza divisa e dispersa ma comunque
connessa e resa comunicabile anche e soprattutto sul piano della
virtualità. La forza lavoro contemporanea è new capitalism ed è
una sorta di contenitore vivo di funzioni, di capitale fisso e di
capitale variabile, di materiali di lavoro passato e espressioni di
lavoro presente e vivo.
Possiamo smarcarci da quell'indagine sul rapporto uomo-lavoro che
ha oscillato tra due polarità → una che vede la tecnica come
dinamica di compensazione di caratteristiche specifiche della
natura umano e l'altra che registra nella progressione tecnologica la
concretizzazione a livello destinale di una perdita di protagonismo
da parte del soggetto umano. Contro le nostre abitudini mentali va
fatta valere l'indicazione di Haraway per la quale oggi le macchine
sono sempre più vive mentre gli uomini sono particolarmente inerti.
La soggettività estesa e l'ibridazione della specie mi sembrano
formule efficaci soprattutto là dove richiedono un supplemento di
analisi collegato a trasformazioni/metamorfosi antropologiche. Si
può dire che non iniziano a cadere soltanto i confini tra l'uomo e gli
altri da sé ma che sono le stesse linee di frontiera a rivelarsi nella
loro provvisorietà e revocabilità all'interno del corpo vivente del
soggetto contemporaneo con la pluralità delle forze ed è proprio
per cogliere le forze che vengono create carte di intensità in grado
di restituire le ragioni e movenze/figure di un combattimento
incerto. → fa qui capolino un'impresa di salute nei confronti della
vita.

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