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Lezione 1 - 1/03/202

La storia delle dottrine politiche è rappresentata da tre elementi chiave, quali


1) Politica: deriva da politicà (greco) ossia le cose che riguardano la polis, città, comunità. Le cose che
riguardano il vivere assieme. La politica serve per dare un ordine alla polis, a stabilire determinate regole
che devono andare a coordinare i rapporti fra i singoli cittadini.
Regole per regolare i con itti, per la produzione, distribuzione.
Tali questioni sollevano vari problemi, tra i più comuni vi sono
• Nascita del potere --> a chi dovrei obbedire?
• Legittimazione del potere --> perché dovrei obbedire? 
• Le ribellioni --> ho il diritto alla ribellione?
• Limiti del potere --> attualmente, in Italia, i limiti sono indicati dalla costituzione italiana, ossia un
corpus di leggi scritte ed entrate in vigore il primo gennaio 1948. Tuttavia, vi sono anche principi o
legislazioni naturali, come quelli divini, o limiti tradizionali, come quelli storici.  Dunque, la politica
può avere origine, divina, umana, storica.
Inoltre, le  nalità del potere sono diverse, dunque le varie forme di governo dipendono da esse. 

Potere: bisogna che si venga a stabilizzare un rapporto di comando ed obbedienza. Qualcuno che faccia
rispettare le regole del vivere civile. Per gli anarchici questo potere non esiste perché la società dovrebbe
sapersi regolare da se.
-> Che origine ha questo potere? Com’è nato?
Può derivare da un potere divino, antropocentrico (per decisone umana) o storico.
Obbligazione politica, ossia il perché dobbiamo obbedire ad un potere e no a quando dobbiamo obbedire a
questo potere.
De nire con chiarezza i soggetti e oggetti del potere. Chi comanda e chi deve obbedire. Può essere un
individuo, una classe, un ceto (ancien régime), popolo (repubblica democratica), razza, la chiesa, una
nazione.
Legittimità del potere. Obbedire a chi ha conquistato e con la forza sottomette. Può anche derivare dalla
religione.
-> Qual’è la nalità del potere?
Può essere la potenza, il prestigio di un singolo sovrano o di una dinastia. Può essere la giustizia,
uguaglianza, benessere.
Istituzioni: forme di governo e potere. Monarchia, aristocrazia, autocrazia. Ci si interroga sui limiti di questo
potere. Possono essere limiti naturali, cioè possediamo diritti naturali dal momento della nascita e il potere si
deve arrestare. Potere di tipo dispotico, tirannia, dittatura quando è illimitato.
2) Dottrine: complesso di principi politici organicamente elaborati e proposti come norma dal punto di vista
teorico e pratico.
La storia delle dottrine politiche può essere divisa in
• Chiave politica: storia delle istituzioni, dalle quali le dottrine si sono separate;
• Chiave loso ca: sistematicità di un dato pensiero
• Chiave storica: attinenza di un determinato autore all'epoca storica in cui vive
3) Storia: si occupa della parte relativa alla datazione, alla periodizzazione e alla contestualizzazione
storica e/o storiogra ca.  

Dottrine politiche: disciplina di studio che nasce negli anni ’30 del Novecento in Italia. Gaetano Mosca negli
anni ’20 ha una cattedra di storia delle dottrine ed istituzioni politiche. Negli anni ’30 poi si dividono le dottrine
dalle istituzioni. Disciplina giuridica, loso ca e storica.

NICCOLO’ MACHIAVELLI (1469-1527


Primario nel pensiero politico. Scinde per la prima volta la politica dalla morale, etica, religione. Proclama
l’autonomia della politica, come ne a se stessa. Considerato immorale per molto tempo, sbagliato perché è
amorale. La sua opera principale è Il Principe nel 1513 ma vedrà le stampe nel 1532 postumo alla sua
morte.
Il Principe si apre con questa frase: “Tutti gli stati, tutti i domini, che hanno avuto e hanno imperio sopra gli
uomini sono o sono stati repubbliche o principati.
Gli argomenti trattati sono diversi, ma chiari e organici: 
• Tipologia dei principati e problemi relativi ad ognuno (I - XI)
• Milizie mercenarie e milizie proprie (XII - XIV)
• Virtù e comportamenti adatti ad un principe (XV - XIX)
• Precetti di comportamenti di vario genere il personale amministrativo cortigiano (XX - XXIII)
 

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• Responsabilità degli attuali principi italiani (XXIV)


• Virtù e fortuna (XXV)
• Esortazione a liberare l'Italia (XXVI).
Si occupa dell’istituzione statale.

Due forme di governo:


1) Repubblica: interesse, bene collettivo, dei suoi cittadini
2) Principato: interesse del principe
Realtà concreta del principato e non tanto sulla gura astratta del sovrano perché secondo lui la natura
speci ca del principato condiziona il governo del principe. E’ lo stato che condiziona il governo.
Il titolo doveva essere De principatus in latino e non Il Principe. Pubblicazione postuma e anche il titolo è
postumo. I 26 capitoli sono intitolati in latino.
I principati possono essere
1) Ereditari
2) Misti; si vengono ad aggiungere ad un possedimento che il sovrano ha già
3) Nuovi; interessano di più Machiavelli. Conquistati con armi proprie o altrui, con la fortuna o la virtù,
scellerata o col favore dei nuovi sudditi.

Esamina come si difende il proprio principato, con armi proprie o con mercenari. Il principe che si basa su
armi mercenarie non potrà mai essere un sovrano tranquillo nel suo stato. Lo stato va difeso con armi
proprie. Spetta a chi governa. Il principe in primo luogo deve essere un buon capo militare con eserciti
propri, formati da propri cittadini.
Secondo Machiavelli così i cittadini ameranno di più il proprio stato -> nazionalismo.

I 9 capitoli centrali (dal 15 al 23) sono i capitoli più famosi. Machiavelli si propone di studiare i modi di
agire di un principe di rapportarsi con la politica. Studio che si basa sulla concretezza, sulla storia e realtà,
non su stati e principi immaginari. Mette in luce le qualità e i comportamenti che il principe dovrebbe avere
1. Mutabilità del comportamento in base alle circostanze -->  confronto con la fortuna e la malignità
della natura umana.
2. Simulazione e dissimulazione al ne di conquistare il favore dei sudditi --> tecniche apposite atte alla
ricerca di qualità non proprie. In questa ottica, il principio maggiormente richiamato è quello della
dissimulazione, un comportamento, abituale o occasionale, diretto a celare il proprio pensiero o le
proprie intenzioni o anche ad allontanare da sé ogni sospetto
3. Celebrazioni umanistico - rinascimentale dell'individuo --> centralità dell'individuo (in questo caso il
principe) che è capace di mettere freno alla malvagità umana e governare uno stato solido
Il principe deve sapersi muovere tra le varie opzioni. Un principe che sa governare sa muoversi di volta in
volta scegliendo l’opzione migliore per il momento dato. In sostanza, un principe non deve mai essere colto
impreparato o lasciarsi guidare dal panico, bensì deve essere in grado di saper gestire tutte le situazioni che
quotidianamente possono ostacolarne l'operato. Infatti, il ne ultimo di tali atteggiamenti è sempre la ricerca
della potenza, del benessere e del successo, tutti concetti utilitaristici e mai morali.
Visione utilitarista cioè che nella politica deve prevalere sempre l’utilità. Il bene è utilità dello stato. La
moralità non c’entra nulla. Il principe deve agire sempre per utilità, per il bene, dello stato. Non si deve
preoccupare della moralità sulle scelte. Deve essere considerato un buon sovrano dai suoi sudditi. Il principe
non deve essere buono ma deve essere giusto. Astuto come la volpe e forte come il leone. Lo scopo
principale del monarca deve essere la sopravvivenza dello Stato e a ottenere ciò non deve farsi scrupoli di
tipo morale, ma solo evitare quei comportamenti che danneggino la sua immagine pubblica e possano
screditarlo agli occhi dei sudditi

L'ideologia di Machiavelli emerge anche in altre due opere fondamentali, entrambe appartenenti al genere
della trattatistica, quali
1) ”Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio" (1513 - 1519): L'opera è dedicata a Zanobi Buondelmonti e a
Cosimo Rucellai, due tra i maggiori esponenti degli Orti Oricellari a Firenze, dove si riunivano giovani
aristocratici per discutere di politica, arte e letteratura. Non hanno una struttura unitaria, ma già nel titolo
suggeriscono l'idea di una serie di divagazioni condotte a partire da un testo-base, ovvero la prima
Deca della storia di Roma del grande storico latino Tito Livio. Non si tratta dunque di un commento vero
e proprio, ma di una serie di ri essioni e appunti che vorrebbero costituire i fondamenti di una moderna
teoria politica basata sugli insegnamenti della storia della Roma antica. In ne, appare come un'analisi a
una ri essione sulla forma della repubblica, prendendo in esempio quella dell'antica Roma
2) "Dell'arte della guerra" (1519 - 1520): è l'unico lavoro storico-politico dell'autore, scritta con lo scopo,
dichiarato in principio da Fabrizio Colonna (alter ego dello stesso Machiavelli), di onorare e premiare le
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virtù, non dispregiare la povertà, stimare i modi e gli ordini della disciplina militare, costringere i cittadini
ad amare l'uno l'altro, a stimare meno il privato che il pubblico. Appare come un dialogo tra Colonna e
alcuni esponenti degli Orti Oricellari
La divergenza tra le due opere è di carattere contenutistico, in quanto la prima parla della repubblica, la
seconda del principato, quindi due tipologie di stato diverso, senza tuttavia cambiare l'obiettivo di fondo,
ossia la ri essione sulla gestione del potere statale.

In particolare, l'ideologia è collegata ai valori di:


• Fortuna: totalmente laica e distaccata da una visione ecclesiastica, rappresenta gli imprevedibili
mutamenti della realtà culturale, di cui lo stesso Machiavelli è stato vittima. Di conseguenza, va
assecondata e conquistata tramite la virtù
• Virtù: rappresenta la capacità di controllo e di saper gestire gli imprevisti. Di conseguenza, è il non
adeguarsi passivamente ai mutamenti della fortuna.
Entrambe solo inserite nella concezione dell'andamento ciclico degli stati (nascita, vita, morte)
Secondo Machiavelli, le azioni delle uomini sono regolate per metà di virtù, per metà dalla fortuna che varia
in continuazione e, se gli uomini non calibrano il proprio atteggiamento in base al mutamento della fortuna,
cadranno automaticamente in disgrazia
E', dunque, meglio essere impetuosi che prudenti, cercando di tenere sotto controllo la fortuna, anche con la
forza. In quest'ottica, la fortuna appare come donna infedele, posseduta e sottomessa, all'interno di una
chiave misogina

Machiavelli detiene il primato in politica per quanto riguarda il principato.


Antropologia negativa, l’uomo è limitato, imperfetto, pieno di vizi. Un buon politico è quando ha successo,
quando consegue risultati. Il principe deve sporcarsi mani e coscienza per essere giusto, per ottenere
risultati. La politica non è per persone “pure”.
“Conoscerà il volto demoniaco del potere” (Ritter).
La politica ed il successo sono una necessità e non opzioni per un principe. Sono la grammatica della
politica.
La Fortuna in Machiavelli è un termine neutro. Non c’è un determinismo storico. La storia cambia e anche le
sorti degli uomini. Bisogna attrarre a se la sorte tramite la virtù (saper agire, il non adeguarsi passivamente
al mutare della fortuna).
“Io giudico bene questo che sia giusto essere impetuoso perché la fortuna è donna e quindi è bene batterla
e urtarla” (Machiavelli).
I Discorsi è un’opera di passioni politiche sinceramente repubblicane di Machiavelli. Vivere civile cioè ideale
della repubblica. Qualsiasi governo non soddis il vivere civile è da ri utare. Governo non regolato da buone
leggi è da ri utare. Devono esistere per un buon governo leggi buone e che siano ugualitarie. Il buon vivere
può esserci sia sotto monarchia che repubblica.
Per Machiavelli siamo tutti responsabili delle buone leggi nella repubblica. Nella monarchia non siamo
tutelati. Nella repubblica siamo liberi rispetto alla monarchia.

Lezione 2 - 2/03/202

LA RIFORMA: Lutero e Calvin


La riforma religiosa pone in toni forti e drammatici il rapporto tra religione e politica.
Fondamentale era l’unità del mondo cristiano che popolava l’Europa
La riforma porta ad una serie di con itti politici e religiosi dal punto di vista pratico cioè guerre di religione
che insanguinarono l’Europa per tutto il secolo XVI.
Il mondo diviso tra cattolici (papato) e protestanti (chiesa riformata). Ci si poneva il problema di sapere se lo
stato/sovrano avesse il diritto di imporre una fede uf ciale per il suo regno.
Ci si chiedeva se fosse lecito ribellarsi all’imposizione religiosa del sovrano o se bisognasse credere “per
forza” nel credo del sovrano sotto il quale si trovava. Legittimità del potere, il suddito poteva ribellarsi ad un
potere considerato dispotico, tirannico, ingiusto per questioni di fede?
Considerato despota o tiranno? Si cercò di trovare una soluzione, dopo vari con itti armati in Germania,
risoluzione con la Pace di Augusta nel 1555 in cui si de nisce/stabilisce “di chi è lo stato è la sua
religione” cioè l’obbligo del suddito a seguire la fede del proprio sovrano/principe
Chi non la pensava come il proprio sovrano poteva convertirsi o abbandonare lo stato

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MARTIN LUTERO (1483-1546)



Nel 1517 af sse sulle porte della cattedrale di Wittenberg le sue 95 Tesi da cui prese vita e forma la Riforma
protestante.
Libertà di coscienza religiosa per ogni singolo individuo. Lutero s da la gerarchia religiosa consolidata
facendo diretto appello alla libertà di coscienza di ogni singolo credente che egli credeva pressata dal
dogmatismo cattolico
Forte spirito critico per condannare le manipolazioni della Chiesa cattolica di Roma dal papa e dalla curia.
Tutti i credenti hanno egual potere e possibilità di rapportarsi ai testi sacri (Vangelo) senza nessuna
mediazione. Lutero insiste nelle sue prime opere sulla fondamentale esigenza della libertà, condizione
imprescindibile per stabilire un rapporto diretto con i testi sacri (Vangelo) e la fede. Eliminare quelle
mediazioni oppressive che vengono dai vertici del clero della Chiesa romana. Lutero la scredita per via
dell’immoralità, dedita alla mondanità più che alla religiosità e non ha nulla da dare ai fedeli.
Compare le Indulgenze: secondo Lutero è simbolo di immoralità della Chiesa romana che si vuole solo
arricchire tramite la vendita di indulgenze cioè comprare il perdono per i propri peccati.
Lutero ha una formazione, una tempra, fortemente umanista e democratica. Egli pone al centro delle sue
ri essioni l’uomo, l’individuo che ha molta più importanza dell’istituzione.
Il singolo può avvicinarsi meglio da solo a Dio.
Nel 1520 scrive “Alla nobiltà cristiana di nazione tedesca” famoso discorso di Lutero in cui denuncia la
corruzione della chiesa.
Lutero tende ad una radicale democratizzazione dell’esperienza religiosa. Ogni individuo deve avere una
posizione paritetica rispetto agli altri, non devono esistere gerarchie. Ognuno può essere sacerdote di se
stesso. Denuncia la gerarchia piramidale della Chiesa di Roma. Per Lutero è il popolo deve diventare il
protagonista di questa rivoluzione religiosa con la personale lettura del Vangelo e ribellarsi alle
strutture consolidate della Chiesa di Roma.
Deve essere un movimento popolare per democratizzare l’approccio alla fede.
Questa polemica è portata avanti con uno stile (vena oratoria e pratica di diffusione delle sue idee) forte e
diretto che arrivano direttamente al popolo, non solo alle élite. Egli non ha paura di muovere le sue accuse ai
vertici della Chiesa. Questo stile deve essere ben compreso da tutti.
Vuole popolarizzare il più possibile la sua teologia.

Nel 1520 Lutero viene scomunicato dal Papa Leone X. Importante il tono che Lutero usa verso il Papa
nella lettera di risposta alla scomunica

Le sue opere non sono in latino e non sono lunghe


“Modernizzazione luterana”: Opuscoli di non più di una ventina di pagine e con vocaboli popolari, i più
popolari possibili, per essere compresi da tutti, con tono accattivante. Essi vengono “volantinati” fuori dalle
chiese e nelle piazze dei mercati. Grazie al passaggio di mano in mano si espandono le sue idee.

Lutero è più conservativo per quanto riguarda il pensiero politico vero e proprio.
Idea fortemente pessimistica dell’uomo e dell’umanità. L’uomo in se è un essere peccaminoso per Lutero e
secondo lui egli non riesce ad uscire in maniera antropocentrica (con le proprie forze) da questa sua
peccaminosità con risorse razionali. Non ne esce neanche per via storica, col processo di incivilimento.
L’uomo è antropocentricamente peccaminoso. Si può uscire solamente con una grazia diretta di Dio, da un
suo disegno provvidenziale oscuro all’umanità. Qui Lutero perde la sua visione umanistica. L’uomo non può
pretendere nulla di diverso da ciò che Dio ha deciso di riservargli nei suoi disegni divini. La salvezza dipende
da Dio e indipendentemente da ogni nostro merito. L’uomo deve assolutamente rinunciare alla presunzione
che i suoi meriti hanno decisione sulla sua salvezza. L’uomo deve aspettare la sua salvazione dal
disegno divino e non può salvarsi da solo. E’ Dio che salva e non l’autorità ecclesiastica che invece
ha imposto ciò per costringere l’uomo all’obbedienza.
L’aspetto conservatore di Lutero si manifesta in campo politico, sulla realtà politica ed economica di
allora.
Da un punto di vista geopolitico la protesta contro Roma di Lutero è volta ad affermare un’identità culturale
tedesca. La mentalità latina era sentita come ostile dal popolo tedesco. Rivoluzione proto - nazionalista di
Lutero, si afferma con forza una tradizione germanica che vuole essere alternativa a quella latina.
Appartenenza alla “nazione” tedesca. Messianesimo tedesco. Lutero viene considerato l’eroe della nazione
tedesca.
Roma imponeva le provocative religiose e temporali suoi principi tedeschi. Lutero per portare avanti le sue
idee ha bisogno dell’appoggio, anche militare, dei principi tedeschi.
Lutero viene protetto dai principi tedeschi
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Dal punto di vista prettamente politico Lutero asserisce dell’assoluto bisogno di autorità e quindi obbedienza
da parte dei sudditi dalle autorità preposte, perché l’uomo è di natura peccaminosa.
Le istituzioni politiche e le autorità dello stato devono disciplinare i proprio sudditi
Se nella sua spiritualità interna l’uomo può mantenere la sua coscienza, all’esterno, nel rapportarsi agli altri,
egli deve essere sempre sottoposto e passivamente ad un potere pubblico che è sempre voluto
esplicitamente da Dio. Le istituzioni politiche vengono da Dio quindi intoccabili. Atto di blasfemia se si va
contro esse.
Gli stessi governanti, i principi, sono uomini e non creature divine per Lutero e quindi possono dimostrarsi
incapaci di governare correttamente ma ciò non giusti ca mai la ribellione all’ordine costituito (anche se il
sovrano è un tiranno) sennò ci si ribella a Dio.
Il sovrano acquista la sua autorità da Dio grazie dalle istituzioni che egli ha in serbo per l’umanità
Il potere politico è l’ancella (serva) di Dio. Gli uomini non possono autogovernarsi, ci vuole un potere duro,
anche coercitivo, dello Stato. Il potere politico deriva direttamente da Dio.
Lutero non legittima alcuna forma di ribellione verso il potere politico costituito (da Dio).
Il cristiano deve obbedire a questo ordine costituito

Giusti cazione della dura repressione dei moti anabattisti: nel giugno del 1524, tra la Svizzera del Nord e la
Germania. Un migliaio di contadini si ribellano e danno inizio ad una rivolta. Parola d’ordine luteriana
(fondata su un principio formato da Lutero): il cristiano è libero, insieme a tutte le sue cose, e non deve
essere soggetto a nessuno e viene vista in chiave politica (?) e quindi causa una ribellione. Ribellione contro
l’istituzione feudale. Insurrezione che si espande a macchia d’olio in violenze e saccheggi. Ciò allarma
l’opinione pubblica tedesca che vede Lutero il “cattivo maestro” di questi contadini
A capo di questa ribellione si pone Thomas Muntzer, un pastore protestante riformato tedesco, una delle
gure più importanti del Cristianesimo rivoluzionario, nonché uno dei capi dei ribelli nella guerra dei
contadini. Promuove la con sca di tutti i latifondi, abolizione della servitù della gleba e forme di privilegi per i
ceti nobili, scegliere il proprio pastore spirituale. Programma “pre-socialista”, attento ai bisogno dei ceti
subalterni
Si rifà alle istanze di Lutero sulla libertà dell’uomo e delle sue cose, ma Lutero prende le distanze dal
movimento di Muntzer perché per Lutero nessuna ribellione è ammessa contro l’ordine costituto cioè Dio.
“Contro le empie e scellerate bande di contadini” opuscolo di Lutero. Distinzione tra uomo dello spirito e
uomo della carne. Forza e crudeltà servono secondo Lutero per governare l’uomo della carne se si ribella.

GIOVANNI CALVINO (1509-1564)


Francese di nascita ma cresce a Ginevra. Aveva studiato a Parigi e abbracciò la loso a luterana.
Condannato per eresia e si stabilisce a Ginevra dove diffonde i suoi scritti. La sua dottrina politica trova
oritura a Ginevra.
Redige le Ordinanze di Ginevra propongono una nuova forma di struttura ecclesiastica, fondate
sull’indipendenza da ogni altro tipo di autorità terrena. Il concistoro (riunione di ecclesiastici costituiti in
assemblea o in tribunale) comanda e le autorità politiche devono rifarsi ad esso
A Ginevra inizia una lotta contro il potere laico.
Dal punto di vista teologico è accentuato dal dogma della predestinazione divina. E’ Dio che decide chi si
deve salvare e chi no. Ciò non signi ca che l’uomo si debba abbandonare in una posizione di mera
passività, ma anzi, darsi alla vocazione all’attivismo, darsi da fare, essere protagonisti della propria
esistenza.
L’etica calvinista esige che il fedele sia sempre pronto alla lotta e alla competizione senza mai
ritirarsi. Il calvinismo non concede nulla al misticismo. Miglioramento della vita della propria comunità.
L’inazione non ha alcun tipo di valore secondo Calvino, Dio ci ha dato la dedizione al lavoro perché esso è
disciplina, valore, sacri cio e ciò valorizza l’esperienza umana. Potenzialità umana. Impegnarsi nella vita
comune sociale ed economica. L’inazione e il misticismo non hanno alcun tipo di valore
Ri essioni sul mondo del lavoro, impresa, commercio, pre-capitalismo che poi saranno riprese nel XX
secolo.
Secondo Calvino il far soldi non è peccaminoso nché non rende schiavo. L’arricchirsi con il proprio impegno
non è un disvalore. Questo denaro guadagnato però il calvinista deve utilizzarlo per la propria comunità,
aiutare gli indigenti con i soldi guadagnati, far girare il commercio ed economia. Rinuncia al godimento
individuale del proprio denaro per aiutare la sua comunità.
Le rendite parassitarie sono da condannare, ma se esse vengono rimesse in circolo l’azione è positiva
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DIFFERENZE
Il Luteranesimo è religione di maggioranza nel mondo tedesco, dal punto di vista politico. Il calvinismo
minoranza, solo a Ginevra è maggioranza e poi in America e con gli Ugonotti in Francia (calvinisti francesi).
Quest’esperienza di “partito di minoranza” ha portato il calvinismo in un atteggiamento di difesa dei propri
diritti. Non si adeguano all’obbedienza passiva. Vi è il diritto di dissenso, opposizione, nel Calvinismo, dove
vi è religione di minoranza. Le idee di Calvino stesso sono vivine a quelle di Lutero, l’ordine politico è
legittimato in ogni manifestazione, il monopolio della forza spetta all’ordine costituito. Salvaguardare sempre
l’istruzione politica dalla comunità, dall’estremismo. Se al cittadino non piace il sovrano a cui deve obbedire
deve farlo con religiosa rassegnazione, nel calvinismo.

Teodoro de Beza, allievo e successore di Calvino, nel 1554 scrive un opuscolo “Gli eretici devono essere
puniti dal magistrato”. Quest’opera giusti cata così l’esecuzione a Ginevra dell’eretico anti-trinitario Michele
Serveto. Il magistrato deve intervenire se vi sono eretici che minano la tranquillità della comunità, affare di
sicurezza. Dopo la strage di San Bartolomeo nel 1572 in cui circa 20.000 Ugonotti vengono uccisi, per volere
del sovrano, la posizione dei calvinisti muta radicalmente. Beza allora legittima l’opposizione diretta di
combattere qualsiasi tirannide che va contro la volta divina.
Monarcomani: scrittori politici che tra la seconda metà del XVI e i primi decenni del XVII secolo che si
opposero alla trasformazione dell'impianto monarchico in senso assolutistico e sostennero il diritto del
popolo alla ribellione ( no alla messa a morte del monarca) contro quei sovrani che angariavano la vita
spirituale dei sudditi, conculcando i diritti religiosi dei liberi fedeli

CITAZION
Lutero, Alla nobiltà cristiana di nazione tedesca 1520:
"Essendo noi tutti ugualmente sacerdoti, nessuno deve elevarsi da sé e ardire di compiere, senza nostra
elezione e approvazione, ciò su cui noi tutti [e quindi non solo la classe sacerdotale, mia nota] abbiamo il
medesimo potere"

Lutero, Lettera aperta a papa Leone X 1520:


"Neppure a te è celato come, da molto tempo ormai, da Roma sia traboccato nel mondo intero null'altro che
la rovina del corpo, delle anime, e dei beni, e l'esempio più dannoso possibile delle nefandezze, e di tutto ciò
ognuno è apertamente e manifestamente consapevole, e per queste cose la Chiesa romana, che un tempo
era la più santa, è divenuta covo di assassini se mai ve ne fu uno, nido di bricconi peggiori di qualunque
altro, capo e segno di tutti i peccati, della morte e della dannazione, talché non è facile pensare come si
potrebbe aumentare quaggiù la malvagità, anche se venisse l'Anticristo in persona"

Lutero, Se anche le genti di guerra possono giungere alla beatitudine 1526


"Avere torto o ragione è possibile a chiunque. Ma dare ed assegnare torto o ragione spetta solo a colui ch'è
signore sopra la giustizia e le ingiustizia, e questi è soltanto Dio, che in vece propria lo commette all'autorità
[ossia al potere politico civile, nota mia]. Per la qual cosa nessuno deve osare tanto [di comandare, nota
mia], se non è certo di averne avuto ordine da Dio o dalla sua ancella, che è appunto l'autorità civile. Perché
se le cose dovessero procedere in maniera che chiunque, avendo dalla sua la ragione, potesse da sé punire
l'ingiusto, che diverrebbe mai il mondo? Avverrebbe allora che il servo batterebbe il padrone, i fanciulli i
genitori, gli scolari i maestri. Lodevole ordinamento diverrebbe questo! [detto ovviamente in maniera ironica,
nota mia] A cosa servirebbero dunque i giudici e le autorità secolari stabilite da Dio?"

Lutero, lettera pubblica ad un governatore, 1525 (nello stesso anno pubblica il famoso scritto Contro le
empie e scellerate bande di contadini):
"Pertanto, come già scrissi più volte, dico di nuovo: verso i contadini testardi, caparbi, e accecati, che non
vogliono sentire ragioni, nessuno [le autorità politiche preposte a tutelare l'ordine pubblico, nota mia] abbia
un po' di compassione, ma percuota, ferisca, sgozzi, uccida come fossero cani arrabbiati (...) af nché siano
ristabilite la pace e la sicurezza. E' assai meglio tagliare via un membro senza misericordia, piuttosto che
tutto il corpo perisca per fuoco e altro morbo"

Teodoro de Béze, Haerecitis a civili Magistratus Puniendus 1554:


"Magstrato è colui che è ordinato per tutelare e far rispettare un buon ordine in tutte le cose, tanto pubbliche
quanto private, tanto sacre quanto profane, af nché i cittadini della repubblica che gli è af data vivano bene,
onestamente e felicemente"
L'altra opera a cui si è fatto riferimento di de Béze si intitola Diritti dei magistrati su i loro soggetti 1574
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Lezione 3 - 3/03/202

MONARCHIA ASSOLUT
Due autori francesi assolutisti. Esperienza politica legata strettamente all’esperienza religiosa

JEAN BODIN (1529-1596


Vive in Francia negli anni delle guerre di religione. Notte di San Bartolomeo, strage degli ugonotti (calvinisti
francesi) commissionata da Carlo IX, come atto preventivo, nel 1572. Azione condannata da Bodin
È un magistrato, vive a corte, fa parte degli Stati Generali e fa parte di quello del partito dei Politici stratta
cerchia funzionari che portano avanti idee e cercano di in uenzare opera del sovrano. Questo partito predica
la tolleranza religiosa e considera il sovrano un’entità che deve assicurare in maniera imparziale che ogni
suddito possa professare la religione in cui crede. Secondo i Politici il sovrano non deve essere un capo
partito ma il garante di tutti i suoi sudditi
Nel 1576 da alle stampe la sua opera principale “I sei libri sulla Repubblica”. Usa la locuzione latina, la cosa
pubblica, res pubblica. I sei libri traggono a propria ragion d’essere motivazione dal desiderio che ha lui di
rifondare comando e obbedienza in una situazione in cui in Francia comando e obbedienza sembravano
compromessi e lui li ride nisce nella sua opera.
Il timore era la tirannide tramite un atto di machiavellismo. Secondo Bodin il machiavellismo e le guerre di
religione sono le due motivazioni della crisi dello stato e la sua autorità.
Bisogna restaurare l’idea di stato tramite un’esatta de nizione di sovranità, interesse nel ridare forza al
concetto sovranità. Punto fondamentale della ri essione politica di Bodin
Fondamentale innovazione politica perché al centro di questa idea vi è la sovranità assoluta. Sovranità è
fare e far rispettare le leggi, esecutivo e legislativo nelle stesse mani.
-> Lo Stato che cos'è? “Il governo giusto che si esercita con poteri sovrani sulle famiglie”.
Società composta da famiglie, l’individuo è libero e autonomo. La famiglia ha già un proprio ordinamento,
con un padre e gli che gli devono obbedienza e sono protetti e cresciuti da lui.
Lo Stato è composto da famiglie e da ciò che hanno in comune. Lo Stato si basa sulla sovranità
(leggi) ed essa fa da collante allo Stato (le varie famiglie).
Lo stato deve fare da collante tramite la sua potestà tra stato e società di famiglie.
Metafora della barca (Chevallier): perché ci sia una repubblica e uno stato è necessario un’organizzazione
statale in modo da tenere unito come la chiglia nelle navi che tiene unite la prua e la poppa.
La sovranità deve essere perpetua, assoluta, indivisibile e inalienabile.
Perpetua senza vincolo temporale ma continua nel tempo, è assoluta, sciolta da qualsiasi tipo di controllo e
da qualsiasi limite. La sovranità ha il compito di far rispettare leggi ma non ha obbligo di seguire le leggi che
lei fa, è assoluta, non può essere controllata in nessun modo. Il sovrano non è sottoposto dalla legge e non
ci può essere vincolo costituzionale che vada a controllare il suo operato. La sovranità è indivisibile perché
non ci possono essere più sovranità ma c'è né una sola e non può essere inalienabile. Teoricamente la
sovranità può risiedere in una moltitudine (democrazia), in una minoranza (aristocrazia) e in un uomo solo
(monarchia). L’importante è che questa sovranità sia assoluta e mai condivisa con nessun altro.
Contro la sovranità mista, il sovrano acconto ai grandi che regnavano insieme a lui
Muove contro ai retaggi di quel feudalesimo ancora presenti negli Stati europei del 1600 che cercavano il più
possibile di spezzettare la sovranità.
Chiudere la pagina medievale del feudalesimo, nobili che risiedono sullo stesso piano del sovrano.
Muove anche contro le pretese papali e imperiali sulla Francia
Sovrano per de nizione è colui che è al di sopra di tutti.
Muoveva contro un concetto di sovranità mista che secondo lui era fonte di continui dissensi, tutto ciò
andava a decremento della stabilità e tranquillità dello stato.
Tre possibilità di governo/stato ma lui preferisce la monarchica perché secondo lui è più conforme alla
natura. La famiglia, micro stato statale, ha un solo padre, un solo capofamiglia, il cielo ha un solo sole, la
storia ci dice che i popoli quando si sono formati non hanno avuto che un solo re e quindi ci certi ca che la
monarchia è la forma migliore. Ma un altro motivo più importante strettamente politico è che solo nella
monarchia il sovrano e il suo potere può essere assoluto e può avere prerogative di perpetuità. Nessuno può
essere sovrano in una repubblica perché nessuno è sovrano se siamo tutti sullo stesso piano.
La nascita della sovranità è un fatto naturale e divino. La nascita dello stato è una realtà storica che nasce
come un fatto concreto che è motivato da una volontà naturale che spinge gli uomini ad unirsi e respingersi
vicendevolmente, non c’è nessun patto. La natura dell’uomo ha spinto un capo famiglia ad unire le famiglie,
ma alla base di ciò non c’è alcun contratto, forme associative naturali. Monarchia come forma più benigna di
volontà assoluta che però non deve tramutarsi in tirannia, il monarca governa non rispondendo del suo
operato, non è controllato dalle leggi e non è tenuto a seguire leggi dei suoi predecessori
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Problema del sovrano che non deve diventare un tiranno. Un sovrano che legifera contro le leggi di natura
va contro Dio e si trasforma in tiranno.
Il sovrano però ha dei limiti in quelle che Bodin de nisce leggi di natura altro che non sono le leggi di Dio.
Unico limite posto alla sua sovranità è Dio, si fermi oltre le leggi di natura, non oltrepassare le leggi di Dio.
Ma se un sovrano non si arresta di fronte a questi paletti è colpevole di lesa maestà divina, peccato mortale,
mettendosi in guerra contro quel Dio che è natura. Figura negativa del sovrano-tiranno machiavelliano.
-> Possono i sudditi ribellarsi contro quel sovrano/tiranno? Assolutamente NO, si può opporre solo una
resistenza passiva. Perché il potere politico è tale è perché lo ha voluto Dio e noi siamo sottomessi a lui, che
si incarna nella gura del sovrano sulla terra.
Il sovrano deve sottomettersi alle autorità costituita perché voluta da Dio (Bibbia, San Paolo)
Bisogna essere sempre sottomessi all’autorità perché è divina
Il sovrano, che è un uomo come tutti noi, può essere naturalmente cattivo perché tutti gli uomini possono
esserlo. L’unico che è buono è Dio.
Tiranno è quello che calpesta la volontà e il bene dei sudditi, le leggi della natura. Odia tutti e da tutti è
odiato, ma non è lecita contro di lui alcuna forma di ribellione.
La differenza che Bodin compie fra sovranità e governo, tra titolarità del potere e esercitazione pratica del
potere. Se la sovranità non può essere mista il governo può. Il sovrano si può appoggiare ad altri nella
sua forma di governo. La monarchia può essere governata in maniera popolare se il sovrano accorda
funzioni e pratiche secondo un criterio egualitario, o governato in maniera aristocratica, dove il sovrano
divide i compiti di governo e si basa sul censo.
L’esercizio deve essere condiviso ma deve dare in delega non l’autorità ma il governo che sono due cose
differenti. La sovranità è una titolarità che spetta al sovrano

JACQUES BENIGNE BOSSUET (1627-1704


Uomo di chiesa, vescovo, in cui 1670 af dato l’incarico di precettore del Del no di Francia, glio di Luigi XIV,
per prepararlo alla sua futura funzione di re. Inizia a redigere, mentre istruisce il Del no, quella che diviene
un’opera famosa, uscita postuma “La politica tratta dalla sacri scritture” nita nel 1679 e pubblicata dal nipote
nel 1709. Considerata anche come una sorta di guida, voleva lasciare al Del no di Francia una “guida” per il
futuro sovrano per ben governare. Politica c'è l’ha già indicata Dio. Non c’è distinzione e autonomia tra
politica e religione come in Machiavelli ma la politica è subalterna alla religione. La religione, le sacre
scritture, devono dettare l’agenda politica del sovrano. Bossuet è un fautore del diritto divino. I sovrani, che
per essere investiti divinamente, nel comandare devono sempre seguire i dettami della Chiesa, secondo lui
“il sacerdozio e impero sono due potenze indipendenti ma unite”. L’autorità sovrana non deve fare altro che
istituzionalizzare i dettami della religione che ha una sua moralità che necessariamente andrà a in uenzare
governatori della cosa pubblica. Questa subalternità che secondo Bossuet è ciò che ha sempre garantito e
garantirà il buon vivere civile di uno Stato. Sovrani illuminati da Dio. Questa visione ottimistica dell’umanità
nasce da una valutazione negativa dell’animo umano, premesse antropologicamente negative.
L’uomo per natura non è un’animale sociale, per natura uno contro l’altro (Aristotele). Il vivere collettivo non
può essere collegata all’autoregolarsi degli uomini perché non c’è. Gli uomini non possono vivere assieme
se non si sottopongono ad un governo e gli non riconoscono la potestà assoluta, l’assoluto monopolio
dell’autorità politica e giuridica. Per questo il potere è indiscutibile, incontrollabile e illimitabile e lo scopo
è di garantire, tramite il monopolio del potere, la vita civile e serena dei sudditi. Nessuna legittimazione
umana (in Hobbes si) ma solo divina.
La forma di governo più comune è la monarchia secondo Bossuet.
Gli uomini nascono tutti sudditi perché ha già la sottomissione all'autorità paterna, autorità che li abitua ad
avere un capo.
Diamo rispetto al padre e anche al nostro sovrano, rispetto che dobbiamo a Dio.
“I re sono degli dei e partecipano in qualche modo all’indipendenza divina”.
Dio è creatore e reggitore del mondo, i sovrani sono reggitori della vita, della loro collettività, e lo fanno in
una maniera assoluta è incontrollabile. Un conto è il potere assoluto e un conto è il potere arbitrario. Con un
potere assoluto lo stato è ben governato. Come il padre ama i suoi gli il sovrano ama i suoi sudditi.
Se il sovrano diventa cattivo
Secondo il libro bisogna obbedire a Dio quando il sovrano non governa più in obbedienza di Dio,
allora lì si bisogna ribellarsi (Chevallier pag. 102, non è molto chiaro)
Bossuet però dice che noi dobbiamo comunque obbedire al principe e non c’è argomento che tenga.
Obbedienza anche ai tiranni. Fa a pezzi la citazione precedente
Il sovrano è un dio in terra ma la differenza con Dio è che è un Dio umano e mortale per questo quando
morirà dovrà rendere conto a Dio del suo operato nel giudizio universale. Dio sarà più severo nel giudicare il
sovrano rispetto ai sudditi.
Bossuet ribadisce la superiorità di dimensione religiosa e etica rispetto a quella politica.
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“Il potere conferito da qualcun altro vi lascia deboli, mortali e peccatori e vi grava davanti a Dio di un più
pesante rendiconto”.
La politica per Bossuet deve dare conto alla religione
La monarchia deve essere ereditaria, non c’è mai un vuoto di potere ma continuativo, sempre insorge un
potere e poi crea dinastie, bisogna applicare la saggezza conferita da Dio.
La monarchia deve essere paterna. La bontà è una qualità regale. Il principe deve sempre essere
preoccupato dei suoi sudditi più indigenti.
“Il trono è sempre rafforzato dalla clemenza”, qui Bossuet ribalta totalmente Machiavelli

CITAZION
San Paolo, Epistola ai Romani, 13
“Ciascuno stia sottomesso alle autorità costituite, poiché non c’è autorità se non da Dio e quelle che esistono
sono stabilite da Dio. Quindi chi si oppone all’autorità, si oppone all’ordine stabilito da Dio. E quelli che si
oppongono si attireranno addosso la condanna. I governanti infatti non sono da temere quando si fa il bene,
ma quando si fa il male. Vuoi non aver da temere l’autorità? Fai il bene e ne avrai lode poiché essa
[l’autorità, nota mia] è al servizio di Dio per il tuo bene. Ma se fai il male, allora temi, perché non invano essa
porta la spada; è infatti al servizio di Dio per la giusta condanna di chi opera il male. Perciò è necessari stare
sottomessi, non solo per il timore della punizione, ma anche per ragioni di coscienza”.

Vangelo secondo Marco, 10


“Un tale domandò a Gesù: ‘maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?’ Gesù gli disse:
‘Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo’”

Bodin – Sei libri della Repubblica


“Quanto però alle leggi naturali e divine, tutti i principi della terra vi sono soggetti, né è loro potere
trasgredirle, se non vogliono rendersi colpevoli di lesa maestà divina, mettendosi in guerra contro quel Dio
alla cui maestà tutti i principi della terra devono sottostare chinando la testa con assoluto timore e piena
riverenza. Insomma, il potere assoluto dei principi e delle signorie non si estende in alcun modo alle leggi di
Dio e della natura”

“Monarchia tirannica è quella in cui il monarca, calpestando le leggi di natura, abusa della libertà dei sudditi
rendendoli schiavi, e dispone a suo arbitrio dei beni altrui. […] La differenza più notevole fra un re e un
tiranno è che il re si conforma alle leggi di natura, mentre il tiranno le calpesta. L’uno coltiva la pietà, la
giustizia, mantiene la fede alla parola data; l’altro non riconosce Dio, né fede, né legge. L’uno fa tutto quello
che ritiene utile in vista del pubblico bene e per la tutela dei sudditi; l’altro non agisce che in vista del suo
particolare pro tto, o per vendetta, o per capriccio. L’uno si sforza di rendere più ricchi i suoi sudditi con tutti i
mezzi che può trovare; l’altro edi ca solo sulla loro rovina. […] L’uno si compiace di essere ammonito con
libertà e saggiamente rimproverato quando sia caduto in errore; l’altro non odia niente di più che l’uomo
libero, severo e virtuoso. L’uno si adopera per mantenere unione e concordia fra i sudditi, l’altro mette
sempre discordia fra loro perché si rovinino a vicenda per potersi così impinguare con con sche ai loro
danni. […] L’uno fa gran conto dell’amore del suo popolo, l’altro del suo timore. L’uno non teme mai altro che
per i suoi sudditi, l’altro teme i sudditi stessi. […] L’uno commisura i suoi costumi e il suo comportamento al
metro della legge; l’altro adatta la legge ai suoi costumi. L’uno è amato e venerato da tutti i suoi sudditi;
l’altro li odia tutti i suoi sudditi”

Atti degli Apostoli – 5


“Il sommo sacerdote cominciò ad interrogarli dicendo: ‘Vi avevamo espressamente ordinato di non insegnare
più nel nome di costui, ed ecco voi avete riempito Gerusalemtte della vostra dottrina e volete fa ricadere su
di noi il sangue di quell’uomo?’ Rispose allora Pietro, insieme agli apostoli: ‘Bisogna obbedire a Dio piuttosto
che agli uomini’
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Lezione 4 - 8/03/202

IL CONTRATTUALISM
Il potere politico nasce da un CONTRATTO ARTIFICIALE e non da azioni divine.
Decisone umana, terrena e antropocentrica. Decisione dei governanti di creare un potere politico e il popolo
deve l’obbligazione politica ad essi
Uscire dallo stato di natura per entrare nella società civile.
Il Contrattualismo sono tutte quelle teorie politiche che vedono l’origine della scontri politici in un patto che
viene stabilito tra più individui. Fine dello stato di natura e inizio dello stato politico. “Scuola” di pensiero
orita nel 1500 con Hobbes e Locke no al 1700 con Rousseau, Spinoza e Kant. Scuola vuol dire comune
struttura concettuale e terminologica per razionalizzare il potere politico e fondare il potere sul consenso e
libera scelta degli individui. Un potere politico è legittimo solo se si basa sul CONSENSO che deve essere
liberamente accordato da ciascun individuo.
Atto che viene razionalmente, liberalmente e individualmente accordato.
Sono presenti nella società politica, domestica e padronale. La differenza tra queste tre forme di società è il
fondamento dell’autorità e quindi si differenzia l’obbligazione politica
Diversi principi di legittimità di questo potere.
Domestica: la famiglia, obbedienza al padre che ci ha generato, ci protegge e ci alleva. Questo potere deriva
da un fatto naturale
Padronale: obbedienza di uno schiavo ad un padrone con la forza, sottomissione. Di solito avviene dopo che
uno ha commesso una colpa (scon tta di guerra)
Politica: per gli autori sopra citati è l’obbligo del cittadino di obbedire al proprio potere politico nasce solo da
un contratto che è stato stipulato liberamente, individualmente e razionalmente. Il governante ha bisogno
che la propria legittimità della propria autorità nasca da un consenso. Un sovrano dispotico non è un sovrano
legittimo e i suoi sudditi non sono tenuti ad obbedirgli
Libera e comune scelta alla base del potere
Questi autori ammettono e riconoscono che qualcuno ha deciso di rimanere nello stato di natura e non
accettare l’obbedienza politica da contratto
Il contrattualismo nasce in epoca medioevale e non con questi autori sopra citati.
Nasce tramite due passaggi, due accordi
1) Patto di associazione :tutti assieme ci si mette per abbandonare lo stato di natura e entrare in stato
civile
2) Patto di sottomissione con il sovrano: rapporto di subordinazione
Con il primo patto si decide i diritto privato, diritti e norme dei singoli cittadini, col secondo patto si instaura
un potere politico vero e proprio cioè il diritto pubblico
Nel primo patto siamo in una situazione di uguaglianza, mentre nel secondo patto vi è un rapporto di
subornazione.
Solo due autori si servono del patto di associazione: HOBBES e ROUSSEAU.

THOMAS HOBBES (1588-1679)


Vive nell’Inghilterra del 1600, insanguinata da guerre civili (decapitazione di Carlo I e dittatura di Oliver
Cromwell)
Dei suoi simili ha una visione fortemente pessimistica. La sua energia negativa costituisce la sua idea
politica. Secondo Hobbes il sovrano non andrà a far parte di questo patto. Non stringe nessun accordo.
Riunendoci alieniamo i nostri diritti a chi sta sopra di noi
Ricostruire un concetto di un potere politico che garantire la sicurezza e la protezione ai sudditi, il questo
vivere. Dei suoi simili ha una visione antropologicamente pessimista. Necessita di ordine politico forte che
vada ad assicurare la tranquillità che gli uomini da soli non sanno darsi. Respinge l’idea aristotelica secondo
cui l’uomo è un animale di natura socievole e che se fosse così sarebbe portato a vivere in pace con i suoi
simili. Nello stato di natura nota Hobbes l’uomo sfugge al dolore per il proprio piacere (cibo, donna per
riprodursi e tetto per ripararsi). L’individuo si comporta così per il diritto primario naturale ed insopprimibile a
tutte quelle cose che possono dargli piacere, cioè vivere la propria esistenza, per sfuggire al dolore. L’unico
limite riguarda tutti gli individui che popolano questo stato di natura. Le risorse naturali però sono limitate
secondo Hobbes, non sono suf cienti per tutti. Ciò fa si che si scateni una concorrenza sfrenata tra gli
individui.
Una guerra di tutti contro tutti, combattuta in modo bestiale come fanno gli animali: “Ogni uomo è un lupo per
gli altri uomini”. Ogni individuo è un concorrente per gli altri. Nello stato di natura ognuno tende a sopraffare
gli altri per vincere. Nella società di natura non si può istituire nessuna forma di vivere sociale. Concorrenza
per i beni e quindi alto livello di morte. Sentimenti in natura di insicurezza, d'incertezza. Non c’è sicurezza sul
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comando, posso comandare oggi ma domani non si sa. Nessuna forma economica-sociale nello stato di
natura è possibile
Secondo Hobbes è condannata ad una sorta di autodistruzione. Dissoluzione del genere umano. L’uomo
invece avrebbe bisogno di vivere in pace.
A differenza degli animali però l’uomo usa la ragione, che è l’abilità di calcolare, addizione e sottrazione di
ogni nostro gesto. Questa razionalità lo porta a considerare che ciò di cui ha bisogno per la propria esistenza
è la pace e la sicurezza. Ciò risulta agli occhi degli uomini la scelta migliore per uscire dallo stato di continua
insicurezza che è rappresentato dallo stato di guerra di tutti contro tutti. Non fate ad altri quello che non
vorreste fosse fatto a voi
Per rendere effettiva la pace e la tranquillità l’individuo deve rinunciare il diritto naturale di possedere tutto ciò
che vuole. Gli uomini si spogliano di questo diritto naturale stringendo un patto. Gli uomini alienano
tutti i diritti naturali e li danno ad un terzo che rimane fuori dal patto, cioè il sovrano, che non stringe
nessun patto nei loro confronti. Gli individui perdono i loro diritti ma si salvano uscendo dallo stato di
natura. La terza persona, il sovrano, ha però l’obbligo verso di noi di far rispettare la pace e la tranquillità.
Sicurezza personale che non si ha nello stato di natura. Questo è un patto di sottomissione verso il terzo
(sovrano) che non fa parte però di tale patto. L’unione che si viene a creare tramite il patto si chiama
Stato, di carattere arti ciale creato ad arte dagli uomini. Non divino. Questo stato viene chiamato da Hobbes
il LEVIATANO rifacendosi ad un mostro marino biblico, presente nel libro di Giobbe: “Nessuno sulla Terra è
pari a lui. E’ fatto per non avere paura”. Il Leviatano è un uomo arti ciale creato arti cialmente dagli individui
per difenderci. Non è un evento naturale né divino.
L’opera del Leviatano esce nel 1651. Secondo Hobbes il Leviatano è “Un dio mortale”, subordinato solo a
Dio. Il suo unico compito è di garantire la pace e la tranquillità dei SUDDITI. Uno stato può venir meno, ad
esempio quando il sovrano è scon tto in una battaglia
La copertina dell’opera rappresenta un uomo (il sovrano) formato da tanti uomini con in mano i simboli del
potere politico e religioso. Alienando il diritto naturale conquisto la pace e la tranquillità. Nel contrattualismo
medievale vi è un patto sociale tra gli individuo e poi un altro patto di sottomissione al sovrano. I soggetti
contraenti erano due: il popolo e il sovrano.
Con Hobbes e Rousseau il contratto diviene uno solo. Gli arte ci del patto diventano i singoli individui. Gli
individui fanno un patto tra di loro a vantaggio del sovrano e in cambio chiedono di essere protetti.
Rinunciano a tutti i diritti tranne che a quello della loro incolumità. Protezione dallo Stato. Il Leviatano, a
parte questo, non ha limiti e gli si deve sovranità assoluta
Ciò che si crea è uno Stato Assoluto. E’ un potere irrevocabile, indivisibile ed incomunicabile, non deve
render conto. E’ un potere insindacabile. Non c’è nessun vincolo in questo contratto. E’ un contratto
concordato da tutti gli individui, o quasi, e la minoranza lo accetta.
Il Leviatano non contrae alcuna forma di contratto. E’ libero nella sua azione. In Locke il sovrano non ha
questa libertà.
Con il contratto nasce anche la proprietà privata che è in mano al sovrano. Proprietà privata concessione
dello stato, non esiste nello stato di natura. Stato che non concede disputa al suo interno. Il potere è tutto
in mano al Leviatano: legislativo, esecutivo, giudiziario, militare, riscuote le imposte. In Hobbes non
c’è divisione di potere. Accentramento forte del potere che non ammette alcuna forma di divisione. Il
sovrano può delegare il suo potere ma solo temporaneamente a qualcuno. Si può far aiutare nel suo
governare ma è lui che ha il potere assoluto
Hobbes dà molta importanza alla funzione legislativa. Le leggi servono a proteggere i sudditi.
Il sovrano fa da solo le leggi e non deve tener conto del diritti naturali, che vengono concessi completamente
al sovrano, non ne deve tenere assolutamente conto, e delle leggi divine. Il sovrano è sciolto dalle leggi. Non
è soggetto alle leggi. Non ha limite di azione, ma rimane vincolato ad una legge che ha approvato nché non
vuole abrogarla. Le leggi le deve rendere pubbliche, devono essere conosciute da tutti. Non può agire a
capriccio. Il sovrano non può punirci dato che egli deve proteggerci. Il potere è assoluto nel sovrano di
Hobbes ma non arbitrario. Potere della legge, positività giuridica. Hobbes è un teorico del positivismo
politico.
Es: se il sovrano condanna a morte un individuo egli può scappare perché l’importante è la sicurezza. E’
vero che al sovrano si deve obbedienza passiva ma il copro e la sicurezza singola, propria, è più importante.
Secondo Hobbes il sovrano avrebbe il dovere di concedere tramite leggi positive il miglior godimento della
vita ai suoi sudditi. Soddisfazione personale della vita quotidiana che non va a turbare la pace. Il sovrano
quindi deve concedere la libertà innocente (qualcosa che non nuoce alla pace dell’intera comunità). Le leggi
quindi non devono essere fatte dal sovrano per intralciare l’esistenza privata e la vita quotidiana dei sudditi
ma anzi la devono proteggere. Hobbes paragona le leggi alle siepi nelle campagne inglesi, cioè che guidano
il cammino dei viandanti ma mai intralciano il cammino. Le leggi devono essere così.

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La libertà sta per Hobbes dove la legge tace, e la legge secondo lui dovrebbe tacere il più possibile. Il
miglior stato secondo lui è quello regolato da pochissime leggi che garantiscono ordine e stabilità. Hobbes
viene visto come precursore del liberalismo.
Di fronte alla legge siamo tutti uguali.
Per Hobbes il sovrano deve avere successo, deve essere fortunato. Deve sempre garantire ai suoi sudditi la
protezione. Hobbes ci dice che non ci si può ribellare al Leviatano, al sovrano, ma il potere può venir meno
perché c’è stata una ribellione. La ribellione forma un altro stato.
Diritto di fuga, il sovrano mi ha messo a morte. Mantenere l’incolumità.
E’ una delle contraddizioni presenti in Hobbes.

CITAZIONI
Due brevi citazione fatte da Hobbes:

"Le siepi [ossia nella metafora, le leggi] non sono fatte per fermare i viaggiatori [ossia i sudditi], ma per
mantenerli nella loro via”

"La libertà dei sudditi si trova perciò solo in quelle cose che il sovrano nel regolare le loro azioni, non ha
menzionato, quali la libertà di comprare, di vendere, di fare altri contratti l'uno con l'altro, di sciegliere la
propria dimora, il proprio cibo, il proprio modo di vita, di istruire i gli nel modo che pensiamo sia più idoneo,
e di fare altre cose simili

Lezioni 5 - 9/03/202

JOHN LOCKE (1632-1704


Filosofo, precursore del liberalismo costituzionale. E’ il consigliere di Anthony Ashley-Cooper, primo conte di
Shaftesbury. Vive nell’epoca delle rivoluzioni inglesi conclusasi con la Gloriosa Rivoluzione nel 1688 in cui
Guglielmo D’Orange spodesta il re cattolico Giacomo II che aveva sovvertito gli equilibri costituzionali
preesistenti andando a limitare il potere del Parlamento per rafforzare il potere reale.
Autore dell’opera “Due tratti sul governo” uscito nel 1690 in cui vengono esaltati i poteri del Parlamento e dei
due poteri separati legislativo ed esecutivo. Analizzeremo il secondo trattato. Il primo è una confutazione di
un’opera di un autore teorico del diritto divino dei sovrani di Robert Filmer
Parte dallo stato di natura, dal contratto per dare una nuova versione di esso. Ciò gli permette di erigere una
distinzione tra potere legislativo ed esecutivo. Limitazione del potere che assume una caratteristica tutta
antropocentrica, terrena ed umana, e serve a limitarne il potere. Questa limitazione può essere sanzionata in
extrema ratio con l’insurrezione quando gli individui si sentono provati dei loro diritti naturali. In Locke
esiste la proprietà privata nello stato di natura.
Lo scopo di Locke non è rafforzare il potere. Chi non vuole entrare nello stato civile può rimanere nello stato
di natura. La libertà degli individui con questo contratto viene garantita.
Tre diritti naturali fondamentali che non si perdono nello stato civile
1) diritto alla vita
2) diritto alla libertà
3) diritto alla proprietà
Essi non sono oggetto di rinunciava al momento del contratto, al sorgere della sovranità politica.
Costituiranno le basi del vivere civile nello stato civile
Lo stato di natura di Locke è una natura benigna al contrario di Hobbes, è regolato dalla ragione. Stato di
natura è di perfetta libertà ed uguaglianza.
Se qualcuno vuole ledere i diritti naturali (i tre sopra) altrui la natura ci concede di punire costui, quindi vi è il
diritto naturale alla punizione. Questo diritto deve essere usato in modo proporzionale all’errore e non a
causare nuovi danni.
Un altro diritto naturale è il diritto alla proprietà, del nostro corpo prima di tutto, esso non po' essere violato
da nessuno. Nessuno può attentare alla nostra persona.
“L’uomo porta in se stesso la principale giusti cazione della proprietà […]
All’atto della creazione Dio ha consegnato, secondo Locke, la terra in comune al popolo. Ciò fa si che gli
uomini si sono suddivisi autonomamente la terra. E’ uno stato di natura quasi paradisiaco.
-> Perché, se lo stato di natura è idilliaco (non come in Hobbes) gli uomini che godono delle libertà, il rispetto
dei loro diritti naturali, si sono spogliati dei loro diritti per entrare nello stato civile e debbono obbedienza ad
un sovrano
Gli individui erano esposti comunque ad alcuni inconvenienti nello stato di natura. Da stare bene nello stato
di natura per stare meglio nello stato politico.
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Nello stato di natura ciascuno individuo è giudice della propria causa quindi giudice di parte, parziale. Erano
allo stesso tempo sovrani e giudici. Il compito che spetta da dare in delega allo stato di diritto è quello di
giudicarci in maniera imparziale. Nello stato di natura mancano leggi certe, stabilite da tutti e
comunemente da tutte approvate. Mancano i giudici imparziali e riconosciuti da tutti. Manca il potere
di coercizione che, avendo il potere del mantenimento dell’ordine politiche, rendono effettive le sentenze
emesse dai giudici.
Leggi, giudici e potere coercitivo non sono discriminanti del diritto naturale degli individui ma sono
una garanzia che questi diritti naturali possono sopravvivere.
E’ ciò che caratterizza lo stato

Questo passaggio è avvenuto tramite due contratti.


Il contratto di stato civile deve essere di consenso libero ed individuale. La società politica è stata fondata da
uomini liberi. Locke sottolinea la libertà di questa scelta, infatti si prevede che ci sia qualcuno che non voglia
entrare nello stato civile ma che voglia rimanere nello stato di natura (capitolo 8 trattato del governo de
“Delle origini delle società politiche”). A Locke interessa chi ha deciso di entrare in questo stato civile.
L’addome l’autorità non rispetta questo patto gli individui possono ritirarsi e riprendersi tutti i loro diritti.
L’autorità fa parte di questo patto (in Hobbes no). Il patto non crea nessun potere supremo, alieno sugli
uomini. Il potere supremo risiede nella società.
La società politica riceve dagli individui due compiti: fare le leggi e farle rispettare con giudici imparziali.
(In Locke c’è una divisione dei poteri, ma non è quella di Montesquieu che è quella arrivata no a noi).
Separazione dei poteri e gerarchizzazione dei poteri
I poteri principali sono quattro in Locke: i principali sono il potere legislativo (Parlamento) ed esecutivo
(sovrano). Gli altri due sono il potere federativo, politica estera (in mano al sovrano, stringere alleanze con
altri regni) e la prerogativa regia, lasciato alla discrezionalità del sovrano, che concede al sovrano di
intervenire di fronte ad un’urgenza senza consultare il parlamento. Divisione orizzontale dei poteri
Il potere più importante (gerarchizzazione) per Locke è il potere legislativo, del popolo, del parlamento,
deliberando a maggioranza con i rappresentanti del parlamento scelti dal popolo. Amministrare la giustizia
tramite i magistrati. E’ il potere per cui si è usciti dallo stato di natura e si è entrati in quello civile. Esso deve
operare solo per i l bene comune. Il potere giudiziario risulta inserito nel potere legislativo, Locke non ce ne
parla mai come potere separato. Accanto ad esso troviamo il potere esecutivo il cui compito è quello di far
eseguire il potere legislativo, cioè far rispettare le leggi.

Essi non devono cadere mai nelle stesse mani per due motivi
1) Il Parlamento non è in seduta permanente, non c‘è motivo di legiferare continuamente
2) Natura psicologica, negli uomini vi è una tentazione di abusare del potere se concentrato in un’unica
mano

(I sovrani inglesi non hanno voluto, nel corso del 1600, dare il giusto riconoscimento e potere al Parlamento
e quindi ci furono diverse guerre civili con la conclusione nel 1688 di af dare il potere a Guglielmo d’Orange,
sovrano straniero).
Come il sovrano non deve esorbitare anche il Parlamento non deve pretendere di diventare esecutivo lui
stesso, ma deve rispettare il ruolo del sovrano e viceversa. Devono rispettare il bene comune dato che sono
stati creati per questo.
Gli uomini sono usciti dallo stato di natura per vivere meglio. Se il potere politico li fa vivere male vi è una
rivoluzione. Il potere l’uomo lo hanno dato un delega (in deposito) al sovrano, non lo hanno alienato, e si può
ritirare in qualsiasi momento. I cittadini devono ritirare questa delega quando il sovrano usa il suo potere per
ledere il bene pubblico. Diritto all’insurrezione
La critica fatta a Locke fu quella di aver aizzato il popolo a fare rivoluzioni grazie al diritto all’insurrezione.
Egli ribatte che il popolo insorge solo quando è vessato, quando non ne può più
Due patti
1) Patto d’associazione: sovranità di tutti insieme
2) Patto di sottomissione: sovranità ad un singolo
Quando insorgiamo viene meno il secondo patto
Monarcomachi: termine dispregiativo, coloro che combattono la monarchia. Coniato nell’anno 1600 da
William Barclay, teorico cattolico del diritto divino dei sovrani di governare
I monarcomachi sono coloro che si oppongono ai possibili abusi che la monarchia può compiere. Essi
invocano un diritto di resistenza al potere ingiusto, forte nei confronti del potere ingiusto.
Le fonti le traggono dai libri sacri, Vecchio Testamento. Sono monarcomachi: Baze, Hotman, Buchanan
(cattolico), Mariana, Boucher (protestante)
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Nel 1574 (dopo il 1572, notte di San Bartolomeo) esce l’opera “Le rivendicazioni contro i tiranni” rmato
con uno pseudonimo Junius Brutus (fa rifermento a colui che cacciò da Roma Tarquinio il Superbo e Bruto
che uccise Cesare). Gli autori sono due ugonotti, calvinisti francesi, Languet e Duplessis - Mornay. Il loro
scopo era di elaborare una teoria della legittimità alla resistenza alla tirannia.
Lo fanno attraverso quattro domande fondamentali:
1) I sudditi devono obbedire ad un sovrano che comanda contro la legge di Dio? NO.
2) Si può insorgere usando la violenza se il sovrano comanda contro la legge di Dio? SI.
3) Si può insorgere se il sovrano comanda contro Dio e contro la politica? SI.
4) Si può intervenire per sostenere dei cittadini a scacciare il cui sovrano è un tiranno? SI.
(I sudditi invocano il diritto di resistenza e lo fanno un secolo prima di Locke).

Ogni ordinamento politico si basa su un duplice contratto


1) Mette in rapporto Dio (unico sovrano assoluto) con gli altri membri del contratto cioè sovrano e popolo
considerati congiuntamente, posizione di assoluta parità. Il popolo è chiamato a fare da garante tra Dio
e il re, così il popolo è legittimato a difendere Dio contro il sovrano in caso di tirannia
2) Stipulato tra popolo e sovrano. Impegna il sovrano a governare in maniera giusta secondo le leggi e il
popolo si impegna ad obbedire al sovrano giusto secondo le leggi di Dio, sempre che non abusi della
sua autorità. Il sovrano ha una doppia legittimazione: da Dio e dal popolo. Il sovrano è responsabile
davanti a Dio e al popolo in seguito al secondo patto. Motto: “Si obbedisce bene a chi comanda bene”.
Secondo i due autori la decisione se il sovrano governa bene lo decidono dei magistrati del popolo;
Questa visione è ben lontano da Hobbes e da Locke. Secondo i due autori il contratto va tratto
direttamente dalla Bibbia. Dio ci mostra il contratto tra popolo e sovrano.
Il problema che si pongono i due autori è quindi come poter sorvegliare, dal punto di vista etico più che
politico, l’operato del sovrano, dal punto di vista religioso e politico. Evitare che i sovrani possano
trasformassi in tiranni, che non rispettando il sentimento religioso del loro popolo

CITAZION
Locke – Secondo trattato sul governo civile

“L’uomo porta in sé stesso la principale giusti cazione della proprietà, dato che egli è padrone e proprietario
della propria persona, di quello che la sua persona fa e del lavoro che essa compie”

“Poiché gli uomini sono, come si è detto, tutti per natura liberi, eguali e indipendenti, nessuno può essere
tolto da questa condizione e assoggettato al potere politico di un altro senza il suo consenso. L’unico modo
con cui uno si spoglia della sua libertà naturale e s’investe dei vincoli della società civile, consiste
nell’accordarsi con altri uomini per congiungersi e riunirsi in una comunità, per vivere gli uni con gli altri con
comodità, sicurezza e pace, nel sicuro possesso delle proprie proprietà, e con una garanzia maggiore contro
chi non vi appartenga. Ciò può essere fatto da un gruppo di uomini in quanto non viola la libertà degli altri, i
quali rimangono, com’erano, nella libertà dello stato di natura. Quando un gruppo di uomini hanno così
consentito a costituire un’unica comunità o governo, sono con ciò senz’altro incorporati, e costituiscono un
unico corpo politico, in cui la maggioranza ha diritto di deliberare e decidere per il resto”.

“La ragione per cui gli uomini entrano in società è la conservazione della loro proprietà, e il ne per cui essi
eleggono e conferiscono autorità al legislativo è che si facciano leggi e si stabiliscano norme, come
salvaguardia e difesa della proprietà di tutti i membri della società, a limitare il potere e moderare il dominio
di ogni parte o membro della società stessa. Infatti, poiché non si può mai supporre che sia volontà della
società che il legislativo abbia il potere di distruggere ciò che ciascuno intende per garantire con l’entrare in
società e per cui il popolo si sottomette ai legislatori da lui stessi designati, quando i legislatori tentino di
sopprimere e distruggere la proprietà del popolo, o di ridurlo in schiavitù sotto un potere arbitrario, si
pongono in stato di guerra con il popolo, il quale è con ciò sciolto da ogni ulteriore obbedienza, e non gli
rimane che il comune rifugio che Dio ha offerto a tutti gli uomini contro la forza e la violenza. […] Il potere
così ritorna al popolo che ha il diritto di riprendere la sua libertà originaria, e provvedere, con l’istituzione di
un nuovo legislativo, secondo che ritiene opportuno, alla propria sicurezza e tranquillità, che è il ne per cui
si trova in società. Ciò che a questo punto ho detto riguardo al legislativo in generale, vale anche riguardo al
supremo esecutore [ossia al potere esecutivo].”

Vindiciae contra tirannos [Rivendicazioni contro i tiranni]1574, autori Hubert Languet e Philippe Duplessis-
Mornay con lo pseudonimo Iunius Brutus
I riferimenti al contrattualismo presente nella Bibbia sono al Deuteronomio passi 26 e 29, e al Quarto libro
dei Re passi 11 e 26.
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Il termine monarcomachi lo dobbiamo a William Barclay che così li de nì nel suo scritto De Regno et regali
potestate del 1600
Gli autori considerati monarcomachi ricordati oggi sono i protestanti Teodore de Bèze, George Buchanan,
François Hotman e i cattolici Juan De Mariana, Jean Bouche

Lezione 6 - 10/03/202

L’ILLUMINISM
Nell’arco di tempo dalla morte di Luigi XIV (1715) e la Rivoluzione francese (1789) si sviluppa in Europa un
movimento, quello dei Lumi, l’Illuminismo. Gli illuministi portano avanti temi forti, fondamentali, con concetti
che trovano sviluppo; concetti che riguardano la ragione, la natura, diritti civili che vengono dalla ragione,
progresso, libertà, giustizia, si chiede il diritto di critica, di libertà di pensiero, di stampa, d'opinione, di
tolleranza, di cosmopolitismo ecc…
Questi si diffondono tramite l’opinione pubblica, tramite pubblicazioni che inizialmente vengono redatte in
Francia, più precisamente a Parigi e successivamente si diffonde prima in Europa e poi a livello
transoceanico; La Francia, Parigi, della dinastia borbonica deve essere considerata la culla, il fulcro,
dell’Illuminismo. Dal 1750 al 1772 viene redatto il prodotto più famoso della cultura illuminista,
“l’Enciclopedia, o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri”, con lo scopo di divulgare
l’istruzione, il sapere, la conoscenza, in modo che fosse accessibile per tutti; l’opera è scritta da Diderot e
d’Alembert (tra i collaboratori ci sono gure già note come Montesquieu e Rousseau). A Parigi sorgono
spontaneamente salotti culturali dove la sera si incontrano i vari intellettuali, e queste discussioni si
diffondono anche nei café; In Francia, è forte la polemica illuminista, perché in quel periodo sorgono con itti
tra Stato-Chiesa, e fra le diverse istituzioni, dove gli illuministi fanno sentire la loro voce. Essi riuscirono a
mettere in campo diverse proposte, anche molto diverse tra loro, si andrà a un illuminismo moderato a uno
radicale (quasi proto comunista). Costoro pur con queste differenze, ambivano a creare una repubblica delle
lettere, delle arti, delle conoscenze, una repubblica di intellettuali, transnazionale, che aveva come scopo
comune una ricerca comune della verità o dell’avvicinarsi alle verità avvenendo in maniera razionale,
antropocentrica, utilizzando la ragione, questa ricerca della verità è il tratto comune identitario.
Siamo in un secolo in cui le grandi monarchie europee, si stanno riorganizzando da un punto di vista
istituzionale interno, razionalizzazione delle proprie strutture amministrative, con lo scopo di accentrare il
potere nelle mani del sovrano e del suo governo per modernizzare i processi politici, più rispondenti al clima
del tempo, cosi facendo l’obbiettivo era eliminare dalla dinamica politica qualsiasi retaggio
medievaleggiante, dalle richieste dei nobili e voleva anche eliminare anche qualunque in uenza che la
Chiesa poteva fare, che si limitasse solamente al potere spirituale; questo vasto processo istituzionale vede
coinvolti gli illuministi, che aiutavano molto spesso i loro sovrani. Nel 1700, illuministi hanno duplice ruolo,
sono all’opposizione quando chiedono maggiori libertà, possibilità di far emergere il Terzo Stato o di far si
che la borghesia potesse diventare sempre più importante, una maggiore uguaglianza di diritti, ma al tempo
stesso sono al governo quando essi vogliono modernizzarsi, e qui fanno sentire la loro voce, come
amministratori o anche come consiglieri. Essi vogliono guidare il processo innovativo per poter migliorare la
società, altro tratto è quello di prendere le distanze da qualsivoglia concessione del potere di origine divina,
la politica è affare umano, antropocentrico, il potere deve trovare affermazione tra uomini.
Forte polemica nei confronti di una società immobile, una società che muove contro che si divide ancora per
ceti, con diverse possibilità in base al ceto di cui fai parte. Illuministi chiedono trasformazione degli equilibri
della società di antico regime. Questa trasformazione può seguire una via rivoluzionaria o riformista,
l’importante è che la società si basi sul principio di uguaglianza, di diritti (civili), di possibilità e aspirazione
dei singoli individui. Vi è un forte interesse nei confronti del singolo, con le sue capacità e i suoi meriti.
Questo è il comune denominatore dei personaggi illuministi.
Ci sono diverse voci all’interno del sistema politico creato dagli Illuministi, si deve osservare con attenzione
che si creò un ampio dibattito dalle diverse voci su come riformare società degli uomini, secondo Ragione e
Giustizia (punti cardini). Voci diverse che comunque con uiscono nella volontà di riformare la società
attraverso la cultura, con il sapere, se esso si allarga a tutti.
Lo scopo dell’Enciclopedia (vedi CITAZIONI)
In questa Enciclopedia troviamo anche temi politici, che vengono nascosti, per non incappare nella censura;
all’interno dell’ Enciclopedia troviamo dei punti comuni:
1) L’uso della ragione per arrivare alla verità, contro ogni forma di cultura dogmatica;
2) Possibilità di usufruire di qualunque libertà, di ricerca, di parola, di stampa, di risultati anche se questi
possono andare contro la cultura religiosa dominante;
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3) La volontà di collaborare con i governi, non propugna la rivoluzione, ne inneggia a prendere le armi contro
i sovrani, anzi vogliono collaborare con essi per riformare la società in senso egualitario;
4) Carattere laico del governo della cosa pubblica (la fede non deve più intromettersi);
Per arrivare a questi risultati i loso fondano un “partito loso co”, gruppo intellettuale che cerca di far
sentire la loro voce pubblicamente (prima volta in Europa). Grazie a questo partito si viene a creare
un’opinione pubblica contemporanea (Europa di metà 1700).
Si palesa la gura dell’intellettuale che tramite il suo intervento discute nell’opinione pubblica e collabora con
i governi, tenta di “ illuminare” l’opinione pubblica e i governi nel combattere le ingiustizie, le posizioni
dogmatiche, tutti i retaggi che provenivano dal passato

I temi politici li troviamo nella voce “Autorità Politica” di Diderot (vedi CITAZIONI) in cui egli esalta il contratto
sociale, come fondamentale base legittimante di ogni potere politico. Il potere può governare (non è diritto
divino)  solamente se c’è precedentemente un patto tra sudditi e sovrani, patto che sia a benessere
dell’intera comunità. Il cittadino tramite le leggi va tutelato dalle valenze e le prepotenze che il potere può
avere su di esse, oltre che dai suoi simili: gli illuministi chiedono quindi leggi salde. Uno dei modi è quello di
dividere i poteri, lo aveva detto Locke, lo dice nel 1748 Montesquieu e lo dice Diderot (vedi CITAZIONI,
supera Locke e arriva a Montesquieu). Quest’autorità è limitata dalle leggi di natura e dalle norme
costituzionali riconosciute da tutti.
E’ il principe al servizio dello stato
Richiesta che i sovrani assumano la consapevolezza che non possano legiferare e governare da soli, ma
accettare consigli che arrivano dalla cittadinanza, dai propri sudditi, l’Enciclopedia auspica la creazione di
parlamenti (non democratici, essi avverranno nell’800) che devono rappresentare le varie anime della
Nazione, non parlamenti suddivisi per ceti.
Si chiede una salda base costituzionale, che i sovrani non si trasformino in governo dispotico.
Gli illuministi dicono che un buon sovrano appoggia favorevolmente che i cittadini si possano occupare di
politica. Il modello di fondo è quello inglese, un Parlamento che sia in grado di interloquire con il sovrano,
quasi alla pari, non che non venga mai riunito (es: Stati Generali francesi che non vengono quasi mai
convocati da Luigi XIV). Gli illuministi legano il rappresentante ai rappresentati, esso deve fare quello
che i rappresentati gli chiedono, ha poca autonomia, e si insiste sul superamento dello schema
ripartito

VOLTAIRE (1694-1778
E’ una gura di primo piano dell’illuminismo, egli riuscii a dare una dimensione universale di questo
movimento/pensiero. Attraverso i suoi scritti da una risonanza che arriva anche alle orecchie di sovrani
europei (Federico II di Prussia, Caterina di Russia). Egli è in uenzato dall’Inghilterra, ne è quasi innamorato,
quasi lo mitizza, egli ha vissuto in Inghilterra per due anni (1726-28) e conosce bene la realtà inglese; egli lo
considera un modello politico e sociale come progressista, che da benessere e civiltà in generale. Quello
che lo colpisce è soprattutto la molteplicità di sette religiose, che si rispettano, si tollerano tra di loro, e
abituano l’uomo alla libertà di scelta, il rispetto per chi non la pensa come me; 1734 Voltaire pubblica le
Lettere loso che: “un inglese, da uomo libero, va in cielo per la strada che più gli piace” (V lettera); A
Voltaire gli piace anche la monarchia parlamentare inglese, che è un sistema equilibrato, sovrano sottoposto
a un regolare controllo dal Parlamento, che pone dei limiti e dei paletti se la sua azione va oltre. Voltaire nota
come in Inghilterra la legge rispetta veramente le differenze, vige inoltre il principio che l’utilità individuale è
fondamentale per il benessere della società, si lascia all’individuo la piena libertà economica.
La società inglese è meritocratica, dove viene riconosciuto il merito di ciascun individuo (borghese). Voltaire
si accorge che esiste veramente un’opinione pubblica, dove si trovano sentimenti e aspettative di buona
parte della popolazione, è un quadro idealizzato da Voltaire, che dimostra tutta l’arretratezza della Francia.
Le arretratezze che ha la Francia limitano la sua possibilità di progredire della sua società. La presenza di
istituzioni oscurantiste in mano al clero andavano a limitare i diritti civili degli individui (Stati generali, Nobili e
Clero)
Concetto moderno di rappresentanza politica: Pensiero politico: abolizione del parlamento per ceti, dar
voce a tutti gli individui tramite un rappresentante che deve rappresentare gli interessi individuali e non quelli
del ceto, diritti che possono essere garantiti e tutelati in uno stato in cui c’è libertà di scelta (politica, religiosa,
di pensiero ecc…), stato che può esistere se c’è un principio di TOLLERANZA! Paladino delle libertà
individuali. Nella ri essione di Voltaire, il tratto che collega i vari pensieri, in ogni suo campo, in cui
interviene è il concetto di tolleranza, che va intesa in un duplice modo: espressione alla sfera soggettiva
di ciascun individuo (tolleranza fa riferimento al comando politico vero e proprio, il sovrano deve tollerare chi
la pensa diversamente) e tolleranza come strumento adatto per governare paci camente la società.
In Voltaire si fondono due concetti di tolleranza: individuale e collettiva.
 

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Forte polemica nei confronti della Chiesa, che muove contro alcuni comportamenti consolidati della Chiesa,
ai sui dogmi. Voltaire contrappone un “Vangelo laico, mondano”, antropocentrico e terrestre, che esalta il
lavoro, impegno, merito personale, la tolleranza economica che vada a premiare i più meritevoli, ma è a sua
volta intollerante nei confronti degli “infedeli”, oziosi e fannulloni, coloro che vivono di rendita, in maniera
parassitaria. Muove contro la visione provvidenzialistica della storia; la storia va vista nel progresso
dell’umanità, quindi vanno studiati i processi economici, sociali, politici ed educativi (una storia scienti ca).

CITAZION
Diderot, Prospetto della Enciclopedia
Lo scopo della Enciclopedia è “riunire le conoscenze sparse sulla super cie terrestre; esporne il sistema
generale agli uomini che vivono nel nostro tempo e trasmetterlo a quelli che verranno dopo di noi, af nché le
opere dei secoli passati non siano state inutili ai secoli a venire; perché i nostri nipoti, diventando più istruiti,
diventino al tempo stesso più virtuosi e felici, e noi non moriamo senza aver ben meritato per il genere
umano”

Diderot, Voce Autorità politica nella Enciclopedia


“Nessun uomo ha ricevuto dalla natura il diritto a comandare sugli altri”
“Il patto va sottoscritto secondo ragione e con moderazione, e non ciecamente e senza riserve”
“Il principe riceve dai sudditi stessi l’autorità che esercita su di loro; e questa autorità è limitata dalle leggi di
natura e dello Stato”
“Lo Stato non appartiene al principe, ma il principe allo Stato”
“Il cittadino ha dei diritti che si riserva e da cui non si distacca mai”
“Non c’è libertà negli Stati in cui il potere legislativo e il potere esecutivo sono nelle stesse mani. Non ce ne è
a maggior ragione in quelli in cui il potere giudiziario è riunito a quello del legislativo e a quello dell’esecutivo”
“I rappresentanti di una nazione sono cittadini scelti, che in un governo temperato vengono incaricati dalla
società di parlare a suo nome, assicurarne gli interessi, impedirne l’oppressione, concorrere
all’amministrazione”

Voltaire, Lettere loso che - Quinta lettera


"Un inglese da uomo libero va in cielo per la strada che più gli piace"

Voltaire, Della pace perpetua-1769


“Il solo modo per restituire la pace agli uomini è dunque quello di distruggere tutti i dogmi che li dividono e di
ristabilire la verità che li riunisce. Questa è in verità la pace perpetua. Questa pace non è una chimera; essa
sussiste fra tutte le persone oneste dalla Cina no al Quebec: alcuni principi d’Europa l’hanno abbracciata
abbastanza pubblicamente; non rimangono che gli imbecilli a gurarsi di credere nei dogmi; questi imbecilli
sono in gran numero, è vero; ma i pochi che pensano, col tempo, conducono con sé i più. Cade l’idolo e la
tolleranza universale s’innalza ogni giorno sulle sue rovine; i persecutori sono in orrore presso il genere
umano.
Che dunque ogni persona giusta lavori, ciascuno secondo le sue capacità, a sgominare il fanatismo, e a
ricondurre la pace che il fanatismo aveva bandito dai regni, dalle famiglie e dal cuore degli infelici mortali.
Che ogni padre di famiglia esorti i gli a non ubbidire che alle leggi. […] La sola pace perpetua che possa
essere stabilita fra gli uomini è la tolleranza”.

Lezione 7 - 15/03/202

A partire dalla seconda metà del 1700 in Francia l’illuminismo si radicalizza su posizioni di netta opposizione
sull’ordine tradizionale, cioè la monarchia di antico regime, a livello politico, etico e religioso
Negli autori illuminati si radicalizza una forte opposizione verso quell’autorità, governi, che abbiamo visto
precedentemente. Vengono accusati i governi che attentano al progresso. Maggiore uguaglianza nei
confronti della popolazione.
Gli autori che attaccano sono

Claude-Adrien Helvetius (1715-1771)


Nel 1758 nel suo libro De l’Esprit va ad identi care l’interesse della nazione con l’interesse collettivo della
nazione. Il governo deve mirare all’interesse generale. Le leggi devono essere fatte per stimolare le virtù dei
cittadini e per il benessere collettivo. Solo con leggi buone si possono creare uomini virtuosi. Ogni francese
deve amare la propria patria e nazione. Ciò non avviene se all’interno ci sono discriminazioni cetuali. Nel suo
volume propone vaste riforme. Maggior uguaglianza sociale possibile.

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Helvetius – De l’esprit 1758


“Dunque solo con buone leggi si possono formare uomini virtuosi. Tutta l’arte del legislatore consiste perciò
nel forzare gli uomini, facendo leva sul sentimento dell’amor di se stessi ad essere sempre giusti gli uni
verso gli altri”
Secondo Helvetius si oppone a ciò il clero con le sue strutture gerarchiche.
Nemici tradizionali sono: fanatismo religioso e dispotismo dei sovrani che difendono i loro interessi personali.
Ciò deve essere tolto per far si che i ceti abbiano briglia sciolta, la nazione abbia una maggior mobilità
sociale.
Egli insiste sull’adozione del sistema educativo, per avere condizioni migliori di mobilità sociale e scardinare
questi equilibri.
A ciò si opponeva il clero e la nobiltà.

Étienne-Gabriel Morelly (1717-1778


Nella sua opera il Code de la nature del 1755 vi è un modello di società comunista.
Società egualitaria e abolizione della proprietà privata. Stile di vita esente da qualsiasi lusso, spreco (vita di
corte). Lo stato si fa carico di fornire i mezzi materiali a chi rimane indietro. Rigida divisione per famiglie.
L’ordine pubblico deve essere costituito dalle famiglie, dalle persone, della città che si occupano di
amministrarlo. Il compito legislativo è af dato alle rappresentati delle città, rappresentanti delle famiglie
(base della piramide sociale). Il problema che Morelly vuole risolvere è l’ingiustizia sociale della società
francese del tempo. Scardinare qualsiasi tipo di ineguaglianza politica. Forte sentimento di uguaglianza
tramite l’assoluta abolizione della proprietà privata. Secondo Morelly la felicità consiste nella condivisione dei
beni e l’eliminazione delle disuguaglianze sociali.

Léger Marie Deschamps (1716-1774)


Nel 1774 nella sua opera Le vrai systeme egli immagina una condizione umana di pace, armonia, quiete e
benessere. L’umanità potrà arrivarci solo attraverso una totale condivisione dei beni ed abolizione della
proprietà privata. Quindi società comunista.

Denis Diderot (1713-1784)


Nella sua opera Supplement au Voyage de Bouganville del 1773 da una visione fortemente idealizzata,
trasposte in quei paesi visitati da Bouganville li usa come esempi della sua utopia politica. Isola polinesiana
di Tahiti perfetta la sua ispirazione verso una società comunista, società che mettesse in comune bene ed
affetti. Bandita qualsiasi forma di ineguaglianza fra gli individui in nome dei dettami della natura che ci dicono
che siamo tutti uguali. Il suo modello esistenziale è la comunità tahitiana. Si basa sull’autogoverno.

Società quindi che vanno riorganizzate secondo l’uguaglianza.


Secondo questi illuministi il maggior ostacolo alla concretizzazione delle loro idee politiche è la presenza
della religione. La chiesa viene accusata da questi illuministi di opporsi al progresso. La chiesa vuole
morti care il corretto uso della ragione che gli uomini vorrebbero adottare. Alleanza tra politica e religione
per mantenere la popolazione nell’ignoranza, fanatismo e nella superstizione. La politica deve essere
guidata solamente dalla ragione che è in grado di dimostrare le profonde ingiustizie che no a quel momento
avevano caratterizzato la vita della società di allora

Paul Henri Thiry d’Holbach (1723-1789


Egli denuncia ancora meglio quello che abbiamo appena detto sopra
Nella sua opera principale Le systéme de la nature nel 1770 denuncia il clero e la nobiltà di mantenere la
popolazione nell’ignoranza. “La religione e la politica non fanno altro che riunire i loro sforzi per pervertire,
avvilire, avvelenare, il cuore dell’uomo, sembra che non abbiano altro obiettivo che rendere vili e cattivi tutte
le istituzioni umane”.
Egli propone un proprio progetto politico che si basi sulla scienza della coscienza della vera natura umana
per arrivare a risultati politici che prevedono che il governo della cosa pubblica debba interessarsi di
procurare la felicità a tutti, all’uguaglianza. Egli non prospetta una rivoluzione violenta come quella che sarà
quella francese. Prospetta un’opera di persuasione del pensiero dell’opinione pubblica. Dall’assolutismo non
viene miglioramento per la società

L’illuminismo trae le sue origini in Francia ma non è solo francese. Si irradia in buona parte dell’Europa che
dalla seconda metà del 1700 è interessata da queste idee. Accelera le produzioni librarie che agevolano
l’irradiarsi di queste idee
L’impatto dell’illuminismo fu diverso nei vari paesi.
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In Inghilterra fu assai scarso data la consolidata tradizione parlamentare assolutista e attutisce le nuovo idee
politiche illuministe. Ci fu un illuminismo inglese radicato.

Price (1723-1791) e Priestley (1733-1804) illuministi inglesi radicali che avrebbero voluto più democrazia
nell’oligarchia del parlamento inglese: chiedendo elezioni più frequenti, giusti criteri di rappresentanza,
maggiori legami tra eletti ed elettori. Ampliamento delle sfere democratiche.
Queste idee illuministe inglesi avevano un origini autoctone, innervate nella stessa dialettica politica inglese.
Gli Illuministi francesi in uenzeranno la Scozia.

David Hume (1711-1776


Riformula le idee dell’illuminismo francese che considerano immanente il progresso. Contrasto immanente,
già presente, tra autorità e libertà (ragione e pregiudizio, modernità e medievale)

In Germania l’illuminismo si caratterizza per il sostegno e la collaborazione con i sovrani che dovevano
essere illuminati nella loro opera di governo. La ducia nel positivo governare dei sovrani dell’intera
comunità è il lo conduttore, elemento uni catore, dell’illuminismo tedesco, con una notevole eccezione. La
monarchia che ha il diritto e dovere di governare, in maniera assolutistica ma mettendosi però a disposizione
del popolo. Potere a briglie strette, accentrato, però con la nalità del benessere di tutti i suoi sudditi
considerati in maniera paritaria. Emancipazione degli strati più bassi della società. Tipo di governo razionale.
Lo stato diventa una scienza, oggetto di studio

Federico II di Prussia (1712-1786


Si ritiene il maggior esponente dell’illuminismo tedesco, formatosi sulla conoscenza e lettura dell’illuminismo
francese, specialmente su Voltaire. Il principe è il primo magistrato della nazione al servizio del suo popolo
per il suo bene. I suo obiettivi sono: la tolleranza religiosa (possono vivere sullo stesso piano cattolici, ebrei,
protestanti), garantire il rispetto dei diritti naturali degli uomini, garantire una giustizia che sia uguale per tutti,
dal punto di vista economico deve avere come unica preoccupazione la prosperità pubblica dei suoi sudditi.
Promuovere l’autorità, dal punto di vista istituzionale, del benessere collettivo. Si studia come si possa
arrivare ad un benessere tramite l’azione del governo, il cameratismo, tecnica governativa, che si basa
sulla forte burocratizzazione degli apparati statali e dell’accentramento del potere.
Dispotismo illuminato: forte accentramento politico nelle mani di un sovrano ma questo potere deve essere
usato per l’interesse del suo popolo

Immanuel Kant (1724-1804


Muove contro questo accentramento burocratico, contro questa perfetta organizzazione che impone dall’alto
il benessere collettivo. Denuncia l’accentramento del potere, stato per il decentramento del potere. Stato di
tipo dispotico
Divisione tra governanti e governati. I governati non possono controllare né il fare le leggi né l’esecutivo
Nella sua opera “La meta sica dei costumi” del 1790 in cui immagina una rigida divisione dei poteri, uno
stato proto-liberale, garantire le libertà dei propri cittadini tramite il diritto.
Lo stato di Kant è liberale. Stato che non deve imporre una propria etica, politica, nalità. E’ uno stato che
si limita ad amministrare e rispettare le leggi. Lo stato diventa un istituto giuridico imparziale per garantire la
libertà dei cittadini. Ciascun individuo modella da se il proprio benessere.
Sopra il detto comune opuscolo del 1793 di Kant: “Può essere giusto per la teoria ma non vale per la
pratica”
“Il peggior dispotismo che si possa immaginare è quello fondato sul principio della benevolenza verso il
popolo, come il governo di un padre verso i gli, cioè un governo paternalistico in cui i sudditi, come gli
minorenni, non possono distinguere ciò che loro è utile o dannoso, e quindi sono costretti a comportarsi solo
passivamente, ad aspettare che lo Stato giudichi in qual modo essi devono essere felici”
Lo stato non deve imporre dall’alto il benessere, modalità comportamentali, non deve comportarsi come un
padre di famiglia (modelli di moralità esistenziali). Stato paternalistico (sudditi = gli minorenni; sovrano =
padre di famiglia)
Il sovrano vuole essere benevolente verso il popolo = peggior dispotismo.
I sudditi quindi si comportano in modo passivo.

L’illuminismo italiano ha dovuto fare i conti con una forte frammentazione dell’Italia quindi diversi modi di
governare, gli antichi stati italiani (Austria e Spagna). Gli illuministi italiani devono fare i conti con un
fortissimo radicamento istituzionale del cattolicesimo. Il meglio dell’illuminismo italiano va ricercato in alcuni
illuministi italiani e nei governanti più moderni che cercano di modernizzare il proprio stato ascoltando i
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consigli illuministi. Sovrani moderni e illuministi hanno in comune come scopo quello di eliminare dalla vita
politica l’eredità del passato.
I temi ai quali pongono maggiori attenzioni i governanti sono: questioni economiche, amministrazione della
giustizia, diffusione egualitaria dell’istruzione pubblica.
Temi che vanno ad incidere negli equilibri sociali e non nella politica. Vanno ad incidere in senso progressista
nelle dinamiche sociali.

Lodovico Antonio Muratori (Modena) (1672-1750


Dal punto di vista politico nel 1749 pubblica l’opera Della pubblica felicità: oggetto dei buoni principi.
Considerata come manifesto dell’illuminismo italiano. E’ un’opera non direttamente polemica nei confronti del
cattolicesimo, ne denuncia solo alcuni aspetti. Non è polemico verso i sovrani, non ha toni rivoluzionari, ma
indica ad essi il ne del loro governare che è la pubblica felicità. Secondo egli i sovrani devo impegnarsi ad
un vasto progetto di riforme (giustizia, amministrativa, economia, sco, istruzione, arti, cultura, vita
intellettuale). Quest’opera non va ad incidere le istituzioni politiche ma in campo sociale si richiede un
miglioramento della pubblica felicità del popolo. Ciò che caratterizza la sua prosa è la padronanza tecnica
del suo modo di parlare. Richiesta che egli fa per una collaborazione tra il sovrano e i ceti colti (intellettuali).
Della pubblica felicità, oggetto dei buoni principi del 1749:
“A questo miglioramento del mondo dovrebbero animarsi e applicarsi ogni principe nella circonferenza vasta
o ristretta del suo dominio. Se egli non può o non sa, dovrebbero studiare per lui i suoi consiglieri”.

Antonio Genovesi (Regno di Napoli) (1713 - 1769


Economista, uomo di cultura. Forte nota laica, anti clericale e soprattutto anti baronale, anti nobili. La sua
preoccupazione è quella di andare a creare una nuova classe dirigente borghese, governante, che governi
insieme al sovrano. Modello sul sistema inglese, politico ed economico (liberale che si basa sul commercio).
Egli insiste soprattutto sul tema di una lotta verso qualsiasi ingiustizia, ineguaglianza. Si batte per chiunque
voglia alzare la propria posizione sciale (lui stesso è glio di un calzolaio). Meriti che si basino sui meriti e
non sul ceto. Agli individui non deve essere preclusa nessuna carriera rispetto alle origini dei natali.
Fondamentale per lui è l’istruzione pubblica che deve essere garantita a tutti. Tema fondamentale è la libertà
di stampa.

Milano è il centro propulsivo dell’illuminismo italiano grazie a Cesare Beccaria e Pietro Verri
Milano nel 1700 che caratterizzano il governo, la politica, di quell’epoca. Illuministi lombardi contro una
visione parassitaria.

Pietro Verri (1728-1797)
Faceva parte della cerchia degli illuministi milanesi e fu il fautore della nuova rivista "Il caffè" (1764 - 1766) di
Pietro e Alessandro Verri. L'obiettivo fu quello di rivolgersi ad un pubblico più ampio, con lo scopo di portare
all'attenzione tematiche e questioni di impatto sociale. Il titolo alludeva alla bottega di un caffettiere,
all'interno della quale si intrattenevano dibattiti su vari argomenti (economia, commercio, cultura, lingua) e
diviso in vari articoli. Illuminismo milanese ducioso dei propri sovrani (austriaci), che devono rimuovere ogni
privilegio politico - amministrativo della parassitaria classe nobiliare, attraverso l'elaborazione di una
legislazione egualitaria.

Cesare Beccaria (1738-1794)
La sua opera principale fu  Dei diritti e delle pene del 1764, considerata come  manifesto dell'illuminismo
internazionale.
Al suo interno egli chiedeva
• Abolizione della pena di morte
• Abolizione della tortura;
• Abolizione dei privilegi;
• Giusta proporzione tra crimine e sanzione;
Anche per lui la riforma doveva marciare di pari passo con una vasta diffusione democratica della cultura
(arti, educazione e conoscenze economiche), rivolta ed aperta a tutti.  Sovrani austriaci a Milano nel 1700
che caratterizzano il governo, la politica, di quell’epoca. Illuministi lombardi contro una visione parassitaria.

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Lezione 8 - 16/03/202

Charles-Louis de Secondat, barone di MONTESQUIEU (1689-1755


E’ un nobile di toga non di nascita, è un magistrato. Amministra la cosa pubblica nella Francia di quel tempo
La sua opera Lo Spirito delle leggi di 32 volumi che inizia a compilare nel 1731 e completa de nitivamente
con la sua pubblicazione nel 1748.
Riprende la famosa tripartizione di Aristotele (democrazia, aristocrazia, monarchia) modi candola sulle forme
di governo che per Aristotele erano 3, che però degenerano.
Le forme di governo di Montesquieu sono: Repubblica (aristocratica e democratica) monarchia e
dispotismo
Alla tripartizione della tradizione aristotelica che si basava sulla distinzione quantitativa Montesquieu af anca
una bipartizione qualitativa cioè governi MODERATI E IMMODERATI.
Leggi stabilite certe. Governi immoderati cioè dispotismo.
Ad egli importa come viene governata la città, cioè in maniera “moderata” seguendo le leggi.
Legge - libertà - costituzione sono le tre caratteristiche portanti del buon governo. La legge, fatto giuridico,
deve rapportarsi con la libertà come fatto etico, con la costituzione come organizzazione istituzionale come
struttura governativa. Tutelare e proteggere la libertà ciascun suddito.
Secondo Montesquieu avere la libertà non consiste nel fare ciò che si vuole o meglio la libertà consiste nel
poter fare ciò che si vuole o che non si vuole a patti di rispettare le leggi. Rapporto stretto tra libertà-
sicurezza. La certezza del diritto garantisce la libertà dei cittadini, come fatto etico, che Montesquieu lega
strettamente alla libertà politica.
Lo stato in Montesquieu diventa di diritto per il singolo, garanzia di diritto e della propria libertà. Lo stato è
buono se governa per tutelare la libertà dei suoi cittadini.
Dove c’è libertà politica vi è sicurezza sociale individuale. La legge ci protegge.
"La libertà politica in un cittadino consiste nella tranquillità di spirito che proviene dalla convinzione che
ciascuno ha della propria sicurezza; e perché questa libertà esista bisogna che il governo sia organizzato in
modo da impedire che un cittadino possa temere un altro cittadino”

Lo stato di Montesquieu è elettivo e di diritto. Il potere deve essere limitato e il modo migliore è dividere il
potere.
Secondo Montesquieu i poteri vanno divisi e vanno messi tutti sullo stesso piano con una loro
autonomia
Esistono tre tipi di potere
1) Legislativo
2) Esecutivo
3) Giudiziario
La loro separazione è fondamentale per giudicare la costituzione di uno stato.
Non vi è libertà né tutela in quegli stati in cui il potere è concentrato in un’unica mano.
Es: sistema turco (immoderato) dove i tre poteri sono nelle mani di un unico sultano e quindi è un
dispotismo, e poi il sistema inglese (moderato) che prevede istituzionalmente la divisione dei tre poteri dove
la libertà è stabilita dalla sua stessa istituzione.
La legge è ciò che permette di combattere il dispotismo.
Gli stati dispotici sono quelli dove non ci sono leggi fondamentali (la costituzione) con istituzioni sse e
moderati in maniera legale. La costituzione permette una società civile ossia governata moderatamente.
Montesquieu introduce una divisione tra natura e principio: la natura è ciò che fa rendere tale un governo, la
sua forma costituzionale. Il principio è ciò che lo fa agire, è la molla, cioè sono le “passioni umane che
danno vita ad una particolare forma istituzionale”. Sono lo spirito delle leggi.
Secondo Montesquieu ci sono delle leggi fondamentali che compongono l’ossatura di ogni stato

Quattro forme di governo


Repubblica democratica: il principio è la virtù. E’ l’amore delle leggi e della patria.
Le leggi che sono relative alla natura sono principalmente le norme elettorali, elezioni popolari dei magistrati.
Le leggi di principio devono mantenere l’uguaglianza il più possibile. La virtù mira a mantenere l’uguaglianza
per tutti i cittadini (leggi contro il lusso, la proprietà)
Repubblica aristocratica: il principio è la moderazione, la preoccupazione di evitare una troppo
diseguaglianza tra l’oligarchia dominante e il resto della città. Le leggi derivano e regolano l’elezione di un
senato, struttura di governo ristretta di nobili. Leggi che non creano fratture tra sudditi e governante
Monarchia: il principio è l’onore. Far rispettare il proprio ruolo, rango sociale. Le leggi di natura ssano
l’importanza e l’esistenza dei corpi intermedi tra sovrano e popolo, clero e nobiltà. Prevedono l’esistenza di
un deposito di leggi fondamentali che sia conservato dal potere giudiziario indipendente che va a

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salvaguardare il patrimonio di queste leggi fondamentali. Il sovrano si deve rifare a queste leggi che sono
custodite da questo corpo giudiziario indipendente. Il sovrano non può legiferare in modo indipendente.
Leggi di principio si rifanno all’onore sono volte a mantenere il prestigio della nobiltà. La nobiltà gioca un
ruolo fondamentale, cuscinetto tra sovrano e popolo per non farli entrare in con itto. Questa è la forma di
governo preferita da Montesquieu.
Dispotismo: il principio la paura. La paura dei sudditi di fronte al proprio principe. Non si può parlare di leggi
fondamentali di natura o di principio, non vi è una costituzione. Tutto è regolato dalla volontà assoluta del
despota che non deve rendere conto a nessuno del proprio operato. Lo spirito delle leggi, natura e principio,
è obbedienza assoluta, castigo, minaccia, paura.

JEAN-JACQUES ROUSSEAU (Ginevra 1712 - 1778)


Figura intellettuale a tutto tondo. Durante la rivoluzione francese la parte giacobina si formerà dal suo
pensiero. L’opera più famosa è il “Il Contratto sociale” stampato nel 1762.
Si basa sull’uguaglianza. "L'uomo è nato libero e dappertutto è in catene, quegli che si crede padrone degli
altri, non è meno schiavi di esso”.E’ un autore contrattualistia, pone come assioma fondamentale che la
costituzione nell’ordine politico che è sacro ed irrinunciabile. Si preoccupa di trovare un'associazione che
protegge e garantisce libertà e uguaglianza che gli uomini avevano nello stato di natura. Associazione in cui
ciascun individuo è unito agli altri ma obbedisce a se stesso, in questa maniera rimane libero come lo era
nello stato di natura. Termini ripetuti Libertà ed Uguaglianza.
Vi è un’alienazione dei diritti di un associato e consegna i suoi diritti a tutta la comunità. Condizione di
uguaglianza assoluta: ognuno si impegna verso tutti, verso di me e verso gli altri, ma non si da a nessuno. In
questo modo non si crea nessuna volontà superiore = nessun monarca.
Così si va a formare la VOLONTA’ GENERALE, l’io comune (termini roussoniani), unico corpo politico (non
è il governo) in cui si raggruppano tutti i cittadini. L’unica obbedienza politica è il contratto che è stato
stabilito tra tutti i membri. Si obbedisce così alla propria volontà. Tutto deriva dal libero impegno di colui che
si è volontariamente obbligato. Questo patto sociale non è legittimo se non deriva dal singolo consenso di
ogni individuo che si impegna liberamente.
Quindi i caposaldi del patto sono: UGUAGLIANZA - LIBERTA’ - FRATERNITA’ (socievolezza).
Con Rousseau si formano i 3 concetti dello slogan giacobino che caratterizzeranno la Rivoluzione francese.
In contrasto con Hobbes, Rousseau non crede che gli individui abbiano stretto un patto di società che si
rivela di soggezione verso un sovrano, semmai hanno trovato un patto di associazione di protezione delle
singole persone con uguaglianza e libertà. Corpo collettivo con i suoi contraenti tutti sullo stesso piano in
modo democratico.
"Ciascuno di noi mette in comune la sua persona e tutto il suo potere sotto la suprema direzione della
volontà generale; e noi tutti in corpo riceviamo ciascun membro come parte indivisibile del tutto”
L’io comune è lo Stato, la Repubblica
Egli distingue la Volontà Generale dalla volontà di tutti. Non vanno confusi questi due pensieri. La Volontà
Generale guarda solo all’interesse comune. Espressione della volontà di tutti. Comune intrise che unisce
tutto il popolo
La volontà di tutti è un accordo di varie parti della società, volontà unitaria, sempre giusta e rivolta alla
collettività. Per Rousseau diventano nocive le volontà particolari che vano a spaccare questo tessuto
comune. Le singole volontà vanno a distruggere l’io ed il bene comune.
La Volontà Generale deve muoversi per il bene collettivo.
Questa Volontà Generale non è il Leviatano di Hobbes, ma per Rousseau costituisce il fulcro della
democrazia, del potere del popolo, che non va considerata nel suo pensiero nel concetto contemporaneo
che abbiamo ora di elezione e decisione della parte maggioritaria. La democrazia di Rousseau è una società
in cui siamo tutti liberi e uguali. Gli egoismi ed interessi individuali si assoggettano in maniera volontaria
all’interesse pubblico, alla Volontà Generale.
Rousseau muove contro il sistema rappresentativo inglese, verso l’Inghilterra che era un modello per molti
loso illuministi. La critica verso il sistema inglese di Rousseau è famosa e feroce.
"Il popolo inglese si crede libero, ma è in grave errore, è libero solo durante l'elezioni dei membri del
Parlamento; appena è avvenuta l'elezione, è schiavo, è niente. Nei suoi brevi momenti di libertà, ne fa un
uso [della libertà] per cui merita senz'altro di perderla [questa libertà]”.
La sovranità (non è il governo) si basa sulla Volontà Generale, è inalienabile, indivisibile, non è soggetta a
rappresentazione. Gli individui conservano però intatti i loro diritti naturale. Li conservano attraverso le leggi.
Non c’è libertà senza leggi. Un popolo libero obbedisce solo alle leggi.
Rousseau pensa alla grande gura del grande legislatore (es: Licurgo, Solone, Mosè, Calvino) che è la
pietra angolare dell’edi cio statale. Il potere di emanare le leggi spetta alla Volontà Generale, a tutti noi.
Soltanto il popolo può dare forza esecutiva a queste leggi.
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Chi non obbedisce alla Volontà Generale non è libero e deve essere istruito o anche costretto ad essere
libero: ciò per Rousseau questo non signi ca violare la sua libertà ma crearla.
"Chiunque ri uterà di obbedire alla Volontà generale, vi sarà costretto dall'intero corpo sociale poiché ciò non
signi ca altro che lo si forzerà ad essere libero"
Rousseau viene considerato il padre della democrazia, nel senso che ogni individuo è uguale all’altro, ma è
anche considerato il teorico del totalitarismo del XX secolo, costrizione alla libertà di chi dissente..

Distinzione fra Sovranità e Governo


Sovranità: è la Volontà Generale
Governo: è l'esecutore della volontà generale, non è il direttore della sovranità; sorta di commissario. Può
anche prevedere la gura del re e del monarca, governa la cosa publica secondo i dettami della volontà
generale. Frequenti controlli da parte della volontà generale
Lo stato di Rousseau svolge anche funzioni economiche per contrastare le disuguaglianze economiche a
vantaggio di una maggiore uguaglianza patrimoniale, ciò ma non signi ca l’abolizione della proprietà privata
ma ridistribuzione e controllo di essa
Gli uomini diventano tutti uguali per convenzione e per diritto, mentre nello stato di natura la libertà è minata
dalle disuguaglianze siche e naturali
Lettere dalla montagna
"Non c'è nessuna libertà senza leggi, né laddove qualcuno è al di sopra delle leggi. [...] Un popolo libero
obbedisce alle leggi, ma non obbedisce che alle leggi”
La religione è fondamentale per mantenere gli equilibri nello stato roussoniano. Non è al servizio della
ragion di stato. Non è una confessione tradizionale ma una professione di fede puramente civile, i quali
articoli di fede non sono solo dogmi religiosi ma piuttosto di "sentimenti di socievolezza e di fraternità senza il
rispetto dei quali è impossibile divenire buoni cittadini”, quindi ssati dalla Volontà Generale. Senza di essa è
impossibile essere dei buoni cittadini. Non si può obbligare nessuno a credere nella religione civile ma
bisogna bandire chiunque non crede in tali sentimenti, perché potrebbe attentare all'equilibrio della volontà
generale. Al primo posto di questi articoli di fede vi è la santità del contratto sociale, appello alla necessità di
questa fede religiosa laica che va a legare strettamente anche spiritualmente il cittadino alla Volontà
Generale, il singolo alla sovranità in tutto. Il cittadino è libero nell'obbedienza delle leggi ed è legato da
sentimenti di protezione, condivisione, nalità e fraternità ai suoi cittadini in tale condizione paritaria
L’idea di Repubblica di Rousseau è perfetta per le piccole repubbliche cittadine

Sovranità e Governo: il governo è l’esecutore delle Volontà Generale, non è il direttore della sovranità.
Può prevedere anche un sovrano che non è altro che l’esecutore della Volontà Generale

17/03/202

RIVOLUZIONE FRANCESE (1789


Con la Rivoluzione francese nisce il mondo di antico regime
Non si può collegare automaticamente la scuola di pensiero illuminista con un fenomeno pragmatico e
drammatico come quello della rivoluzione. Non c’è un lo rosso che conduce le dottrine dell’illuminismo a
quelle della rivoluzione. Vasta ricchezza di sfumature da entrambe le parti.
Gli altri stati dichiarano guerra alla Francia rivoluzionaria. Non c’è un unico pensatore illuminista. Voltaire e
Rousseau (morte 1778) scompaiono 11 anni prima della Rivoluzione e spesso i diretti discepoli
dell’illuminismo derivano da loro, in maniera diretta o indiretta, e di comune hanno il lessico e le idee.
Comune aspirazione ideale che lega gli illuministi e i rivoluzionari francesi.
Durante il periodo rivoluzionario si portano avanti atti di governo, istanze e valori prettamente illuministi,
esaltazione del razionale, democrazia, libertà, fraternità e uguaglianza. Lotta politica rivoluzionaria che era
portata contro i conservatori, controrivoluzionari e reazionari.
La Repubblica rivoluzionaria francese dal 1792 no al colpo di stato di Napoleone del 18 brumaio
(novembre) del 1799. Il dibattito politico in questo periodo è dominato dal tema dell’uguaglianza (tra i tre
concetti) che sovrasta la produzione politica della libertà.
Uguaglianza riferita alla legge, dei diritti politici e condizioni economiche.

Un passo indietro… Nel 1776 furono proclamati i diritti inalienabili degli uomini negli USA nella Dichiarazione
d’Indipendenza, creare un nuovo governo da se.

Per cercare di riformare la vita politica di allora Luigi XVI convoca gli Stati generali che dal 1614 non
venivano convocati. I tre ceti presenti in parlamento, nobili, clero, Terzo stato, avrebbero dovuto esaminare i
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mali della Francia e presentare una serie di riforme al sovrano che poi avrebbe conformato la sua azione
politica tramite il consenso, da parte degli Stati generale e non più in maniera dispotica.
Nel maggio del 1789 si riuniscono gli Stati generali. Si apre subito una discussione se gli esiti
possibili degli Stati generali sarebbero dovuti avvenire in modo tradizionale (e avrebbero vinto Clero
e Nobiltà) o se si fosse dovuto passare ad una elezione democratica per testa.
Il primo atto rivoluzionario nel giugno 1789 quando guidati da Sieyès, rappresentante del terzo stato uomo di
chiesa, il Terzo stato si autoproclama da se Assemblea Nazionale quindi come veri rappresentanti. Il loro
proposito è una dare costituzione liberal-democratica alla Francia, facendo un po' riferimento al modello
americano.
Il 14 luglio 1789 l’Assemblea Nazionale decide di preparare una propria dichiarazione (no costituzione)
dei diritti dell’uomo e del cittadino composta da 17 articoli. Il 26 agosto viene votato. I primi 3 articoli sono
particolarmente importanti e servivano a de nire che cosa si voglia intendere per democrazia nella Francia
di ne Settecento.
1) La democrazia viene intesa come forma di governo nella quale “gli uomini sono tutti liberi ed uguali nei
loro diritti”. Gli uomini conservano i “diritti imprescindibili e naturali degli uomini”. Richiamo di Locke e
Rousseau negli articoli;
2) Questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza personale e il diritto alla resistenza. E’ Locke;
3) Chi sta al vertice è la sovranità popolare, la Nazione, richiamo a Rousseau, e non il monarca
La dichiarazione del 1789 non fu frutto di un discorso loso co ma ri etteva l’atmosfera rivoluzionaria che si
è creata in Francia sia per le idee illuministe e per l’esempio americano.
Nel settembre 1791 nell’Assemblea Costituente fu votato il testo della Costituzione della Francia. Da
allora la Francia viene de nita come monarchia costituzionale. I ministri sono attivi davanti al sovrano, i
cittadino sono o passivi o attivi. Solo la metà dei francesi sono cittadini attivi, maschi con un determinato
censo che possono votare (100 mila persone nel Parlamento).
Vi è un’enorme discrepanza tra dichiarazione (sistema democratico) e costituzione (sistema politico
monarchico).
Il leader di questa insoddisfazione è il losofo illuminista Condorcet che guarda con simpatia ed attenzione
al modello americano. Egli faceva notare che se la Costituzione del 1791 non presentava svolte dispotiche,
peròe non rispettava però quei diritti dell’uomo e del cittadino nei termini di richiesta di uguaglianza civile e
cittadina. Diseguaglianza giuridica attribuendo al censo e al reddito un valore di discriminazione politica. Da
una divisione feudale in ceti ad una divisione censiataria (Marx li de nirà classi). I benestanti potevano
votare e solamente i ricchi potevano farsi eleggere come deputati.
Del 1791 ci interessa come circolano in Francia scritti brevi, Pamphlet, in forma anonima che tendono a
riguardare principalmente il problema dell’uguaglianza e il problema della proprietà.
Due correnti (che guardano al modello rivoluzionario americano)
1) Coloro che affermavano che il sacro rispetto della proprietà privata signi cava rispettare i diritti
individuali, quindi bisognava rispettarla;
2) Coloro guardano al modello americano che non si può proclamare per legge l’uguaglianza facendo però
poi distinzione per censo, ceto, ricchezza che sono strettamente legati alla proprietà privata. E’ una
contraddizione

Nel 1792 cresce il malcontento delle classi popolari verso il governo, a causa dei crescenti problemi
economici. Nell’opinione pubblica che vuole una svolta americana per la Francia che abolisca la monarchia.
Il 10 agosto il popolo occupa Versailles e Luigi XVI viene sospeso dalle sue funzioni. Il 21 gennaio 1793
viene decapitato. Nel settembre del 1792 la Convenzione, nuova assemblea costituente eletta a suffragio
universale, proclama la Repubblica.
Condorcet presenta il piano per una nuova costituzione liberale-borghese, decentrati per quanto riguarda le
istituzioni politiche (quella del 1793 che non entrerà mai in vigore). Pensata e redatta da quel gruppo politico
che è stato de nito dei Girondini. Nel 1793 il progetto costituzionale dei Girondini in cui si afferma che la
libertà è far tutto ciò che si vuole rispettando le leggi. L’uguaglianza riconosce a tutti i francesi di usufruire di
tutti i diritti senza forma di distinzione. Sulla proprietà privata diritto di poter disporre secondo le proprie
volontà dei suoi beni
Questa nuova costituzione non piacque ai Giacobini guidati da Maximilien Robespierre.
Essi sostengono che c’è un lo rosso che conduce dal disuguaglianza economica a quella politica. La
democrazia non poteva essere solo un fatto politico, doveva avere anche un valore economico, etico e
sociale. Doveva ridurre le diseguaglianze il più possibile sotto ogni aspetti. La proprietà privata non è un
diritto imprescindibile (egli muove contro Locke) ma è lo stato che deve ridistribuire la proprietà attraverso le
leggi. Robespierre ri uta il modello americano (e inglese) che si è disinteressato della disuguaglianza politica
e delle disuguaglianze economiche. Esso non tutela i diritti dei deboli e poveri. Nella Repubblica democratica
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in cui l’interesse comune deve sempre prevalere su quello privato. E’ un ordinamento politico che si fonda
sulla virtuosità degli uomini, che porta bene ci a tutti. La Volontà Generale è il popolo.

Nel giugno del 1793 i giacobini hanno in mano la Convenzione votano una nuova Costituzione che non
entrerà mai in vigore per via dei problemi che la Francia ha con gli altri stati assolutisti.
Il popolo sovrano è l’universalità dei cittadini. Tutti gli uomini sono uguali per natura e quindi davanti alla
legge. L’uguaglianza sovrasta la libertà e la fraternità per questa costituzione
Sistema monocamerale, unica camera dei rappresentanti (non come quella inglese bicamerale) che è eletta
dal popolo ogni anno.
Si decideva a maggioranza su tutti gli aspetti della vita economica, sociale e sulla dichiarazione di guerra
che era decisa dall’Assemblea.
L’esecutivo era af dato ad un consiglio ristretto scelto dal corpo legislativo che non aveva nessuna
autonomia. Costituzione che ribadiva che la sovranità era in mano a tutto il popolo nella sua unità.
Nell’articolo 35 il popolo ha il diritto e dovere di insorgere quando il potere viola i diritti del popolo:
“Quando il governo viola i diritti del popolo, l’insurrezione è per il popolo e per ciascuna parte del popolo il
più sacro dei diritti e il più indispensabile dei doveri”

Nel 1793 viene istituito il Comitato di salute pubblica a cui viene af dato il governo per provvedimenti urgenti,
per difendere l’ordine pubblico, con a capo Robespierre che si propone di realizzare a qualsiasi costo, anche
con eliminazione sica degli avversari, la Repubblica popolare che era andato a costituire con la costituzione
del 1793. Questo periodo è chiamato il Terrore (uso e abuso della ghigliottina)

Nel luglio del 1794, morte di Robespierre, si apre una nuova fase costituzionale in cui i Giacobini sono in
minoranza. Si va a concludersi con la stesura di una nuova Costituzione, quella del 1795 molto più
moderata di quella del 1793. Prevede che il diritto di voto è riservato ai cittadini alfabetizzati. Introduzione
del sistema bicamerale (camera alta e bassa per età). Legislativo ed esecutivo tramite istituzione
bicamerale, quindi poteri divisi
Il governo viene af dato ad un Direttorio, composta da 5 membri, è il potere esecutivo, con una certa
autonomia e certe competenze nell’amministrazione.
Questa costituzione menzionava i diritti dei cittadini ma anche i doveri
I fautori di questa Costituzione sono i termidoriani (27 luglio 1794 in cui viene scon tto Robespierre il 9
Termidoro dell’anno II della Repubblica). In questa Costituzione si realizza la vera democrazia perché aveva
annullato ogni distinzione di nascita e dava valore alle leggi tramite la volontà dei cittadini espressa per
maggioranza
Questa costituzione non piace a François-Noël Babeuf, cioè ai radicali. Per Babeuf la democrazia è lo
sviluppo in senso egualitario dal punto di vista economico della Rivoluzione.
La diseguaglianza economica sarebbe stata sempre il problema dei problemi sociali
Egli muove contro la proprietà privata. Babeuf voleva sostituire la proprietà privata con la comunione dei
beni = no proprietà privata. Voleva un’uguaglianza di fatto di tutti i cittadini francesi

Filippo Buonarroti gura rivoluzionaria italiana, insiste molto sull’uguaglianza tramite abolizione della
proprietà privata. Favorevole ad una riforma drastica
Diventa cittadino francese durante la rivoluzione e muore contro Napoleone
Rivoluzione sociale che segni un de nitivo passaggio da un sistema aristocratico, egoista, ad un sistema
democratico che garantisce uguaglianza economica per tutti
Nella storia del pensiero politico la Rivoluzione francese assume una categoria di spartiacque tra
due epoche. I diritti degli uomini vengono posti concretamente a fondamento della Costituzione. Dare forma
alla collettività tenendo conto del fondamento che gli uomini nascono tutti uguali.

EMMANUEL JOSEPH SIEYES (1748-1836)


E’ un abate, parlamentare agli stati generali e rappresentante dei Terzo stato.
Autore del Pamphlet Che cos’è il terzo stato? pubblicato nel gennaio 1789.
Brillante carriera politica no al 1799 anno in cui ci sarà il colpo di stato di Napoleone. Dal 1799 al 1802
Napoleone, Sieyès e Pierre-Roger Ducos ai vertici della vita politica, sono i tre consoli della Repubblica
Con l’impero napoleonico però verrà messo da parte. Morirà a Londra in esilio.

Sieyès pone tre domande nella sua opera:


1) Che cos’è il terzo stato? TUTTO
2) Che cos’è stato no ad esso il terzo stato? NULLA
3) Che cosa chiede? DIVENTARE QUALCOSA.
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-> Chi sono i suoi rappresentanti? “Sono i cittadini laboriosi e utili. I lavoratori. Coloro che non vivono
nell’ozio e nel parassitismo ma che sono utili alla prosperità nazionale”.
La nobiltà è un corpo parassitario, il suo contributo è pari a 0, non serve a niente.

La Francia ha bisogno di servizi pubblici e popolazione dedita al lavoro
Il Terzo stato per Sieyès non è un ceto ma è la Nazione intera. Esso rappresenta la stragrande
maggioranza della popolazione.
Si potevano abolire i nobili, che non sono indispensabili alla Nazione, secondo lui ma non il Terzo stato
perché esso è la nazione.
“Chi oserà dunque dire che il Terzo Stato non ha in sé tutto ciò che è necessario per formare una nazione
completa? E’ l’uomo forte e robusto, un braccio del quale è ancora incatenato. Se si eliminasse l’ordine
privilegiato, la nazione non sarebbe affatto qualcosa di meno, ma qualcosa di più. Così, che cosa è il Terzo
Stato? Tutto ma un tutto ostacolato e oppresso. Cosa sarebbe senza l’ordine privilegiato? Tutto, ma un tutto
libero e orente. Niente può andare avanti senza di lui, tutto andrebbe in nitamente meglio senza gli altri”
Il Terzo stato è tutto ma è oppresso. Cosa sarebbe il Terzo stato senza un ordine privilegiato? Tutto. Un tutto
libero e orente.
Il Terzo stato chiede diritti e libertà che secondo Sieyès è un diritto naturale dell’uomo.
La libertà non è un privilegio.
“Un tempo la nobiltà era tutto dai tempi medievali e il Terzo stato era servo. Oggi il Terzo stato è tutto e la
nobiltà è solo una vuota parola”
Non si poteva più faccettare che negli Stati generali si votasse per ordine, si doveva votare per testa.
Nobiltà e Clero: 200 mila francesi
Terzo stato: 26 milioni francesi
Non è più ammissibile che si leghi la democrazia al numero, che siano 200 mila persone a decidere per tutte
le restanti persone.
Sieyès interpreta benissimo lo spirito e l’ideale della Rivoluzione francese.
La visione piramidale dell’ancien régime era ri utata in nome di una forma che accomunava tutti cioè la
Nazione. La Francia manca di una Costituzione che sia al passo con i tempi. Costituzione scritta che desse
voce alle aspirazione dei ceti che miravano alla guida della nazione. Essa non poteva essere scritta dagli
Stati generali ma dall’intera Nazione. Sieyès chiede che il popolo scelga i suoi rappresentanti a cui af dare
la relazione di una nuova Costituzione. Si rivolge ai 26 milioni di francesi. I diritti civili devono appartenere a
tutti. Costituzione che dovrà respingere qualsiasi tipo di disuguaglianza. Egli condanna in modo forte chi
teme la parola uguaglianza che è un diritto naturale
Prende distanza dal modello inglese. Costituzione che deve avere una sola camera che deve essere
rappresentanza da tutta la Nazione. La sovranità popolare è data dalla rappresentanza politica. I deputati
eletti sono solo dei commissari. Ceto politico professionale (retribuzione politica)

Lezione 10 - 22/03/202

FEDERALISMO
Dal latino legame, patto. Termine genericamente usato per de nire qualsiasi assetto politico e istituzionale i
cui poteri comando riferiti ad una determinata popolazione e territorio, vengono distribuiti tra enti politici
diversi, distinti secondo un piano di competenze istituzionali e amministrative distinte. Il Federalismo è quel
sistema che va a deconcentrare il potere.
I primi esempi di assetti politici federali delle leghe di città-stato nel mondo della Grecia antica e queste
andavano a saldare in una unione stabile una serie di città che aveva competenze proprie e distinte, che
riguardavano per lo più una politica per difesa, politica estera. Esse andavano a saldare assieme pluralità di
esperienze politiche e andavano a saldare rapporti per difesa. Era qualcosa di più rispetto ad una alleanza
difensiva perché questo vincolo dura di più nel tempo
Nel XVIII secolo nel panorama dei sistemi politici in Europa vi erano solo due esempi di unioni confederali tra
entità politiche distinte: le Province Unite dei Paesi Bassi (Olanda) e la Confederazione Elvetica (Svizzera).
Queste unioni perseguivano nalità di natura difensiva nei confronti di pericoli che potevano venire
dall’esterno. Anche le colonie americane, al momento della guerra contro Inghilterra (Rivoluzione americana
o guerra di indipendenza 1775 - 1789), erano divenute Stati sovrani in seguito a questa guerra, si erano
andate a collegare tra di loro in una unione confederale permanente che già ai tempi prese il nome di Stati
Uniti la quale in un primo momento si reggeva con nalità e organizzazione simile a quelle delle
confederazioni europee.
Gli Stati Uniti americani vanno a stringere fra di loro un patto che viene adottato nel 1777, questo si basa su i
famosi tredici articoli di confederazione.
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All’origine di questo patto, dello spirito che porterà poi alla redazione degli articoli ci sta una commissione di
due elementi
1) Ispirazione contrattualistica del patto tra cittadini, che vuole unire tramite un patto i cittadini sul medesimo
territorio;
2) Tendenza a consolidare tale ispirazione tramite atti scritti di natura costituzionale e mira a fondare nuove
comunità

La colonizzazione del Nord America a differenza di altri paesi coloniali mise subito in luce motivazioni e
nalità di rigenerazione politica, economica e religiosa. Esse erano strettamente connesse con la nascita di
nuove comunità.
All’inizio queste nuove comunità vengono dotate di patenti che il re d’Inghilterra dava alle nuove colonie.
Man mano che il tempo passa queste patenti vengono accompagnate da patti spontanei conclusi tra uomini
liberi che andavano a fondare queste nuove comunità. C’è la tradizionale teorica pattistica e si vuole poi
ssare necessità di fondare nuove comunità tramite stesura di questo patto.
Patto redatto da uomini liberi uguali fra loto. Il più famoso di questi patti è quello stabilito nel 1620 dai padri
pellegrini che sbarcano nel Massachusetts e voglio formare comunità autonoma con regole che loro stessi
decidono indipendentemente dal sovrano, in maniera civile. Concretizzazione del “patto” di Locke.
In questi nuovi abitatori del continente americano in loro c’è una forte coscienza di creare un consorzio
umano rinnovato e più giusto nel nuovo mondo, che si basa su uguaglianza, tolleranza, virtù ecc… missione
di creare in questo territorio vasto un più giusto consorzio umano che abbia come basi uguaglianza,
tolleranza religiosa
Questo spirito lo ritroviamo nella Dichiarazione di Indipendenza 1776 stilata da T. Jefferson, B. Franklin e
J. Adams, e in essa con uiscono elementi politici e sociali in cui compare componente giusnaturalista,
protestante, illuminista
In questa dichiarazione troviamo esistenza che viene proclamata inalienabili i diritti naturali, che continuiamo
ad avere anche se andiamo a vivere con altri che sono diritto alla vita, libertà e felicità. Questi diritti naturali
sono accompagnati ad una dichiarazione di fede e ducia nella sovranità popolare, che aspetta al popolo, al
diritto di resistenza e ribellione quando non viene rispettato il patto, anche i governanti
Jefferson, Franklin, Adams, Dichiarazione d’indipendenza – 1776:
“Noi riteniamo che le seguenti verità siano per se stessi evidenti: che tutti gli uomini sono creati uguali, che il
Creatore ha fatto loro dono di determinati inalienabili diritti, che tra questi ci sono la vita, la libertà e il
perseguimento della felicità; che per salvaguardare tali diritti gli uomini si sono dati dei governi che derivano
la propria giusta autorità con il consenso dei governanti; che ogni qualvolta una determinata forma di
governo giunge a negare tali ni, è diritto del popolo il modi carla, o l’abolirla, istituendo un nuovo governo
che ponga le basi sui principi sopraelencati, organizzando i poteri nel modo che esso sembri il più idoneo a
garantire la sicurezza e la felicità” .

Nel 1777 vengono stipulati i tredici articoli di confederazione.


Redatti questi ci si accorge che tale sistema confederale non serve a realizzare adeguatamente il proposito
di creare Stati Uniti Americano. Non serve perché il Congresso, composto dai rappresentanti dei 13 Stati, è
troppo debole per assicurare una forte politica estera e c’erano troppe potenze straniere (Francia e Spagna
oltre all’Inghilterra) che guardavano con interesse agli Stati Uniti. Inoltre questo sistema confederale non
garantiva in una maniera suf cientemente coesa la sicurezza del commercio interno, che doveva essere il
più libero possibile
Questioni che facevano propendere all’élite di superare gli articoli con una nuova costituzione.
Si preoccupano di convocare a Filadel a una convenzione che si riunisce dal 25 maggio al 12 settembre
1787, ha il compito di elaborare un testo che sostituendosi ai tredici articoli, sarebbe poi diventata
costituzione degli Stati Uniti. L’autogoverno, questo senso illuministico della democrazia, una lingua comune,
similarità di usi, costumi e cultura non si dimostravano suf cienti per assicurare l’armonia tra stato e stato o
stato e autorità centrale
L’assetto confederale è troppo debole di fronte alla vastità dei problemi che il neonato stato ha di fronte a se,
emergono dei con itti anche interni non solo esterni. Con itti di natura economica soprattutto. Sorgeva
spesso il problema della ripartizione degli oneri comuni, non tutti gli Stati pagavano le tasse richieste e poi
c’erano continui impedimenti al commercio interno che mettevano a repentaglio gli articoli del 1777. La
debolezza della confederazione emerge nell’impossibilita di stabilire imposte federali pagate da tutti i
cittadini, rapporti tra stato e cittadini mediati dai singoli governi, ognuno si sentiva cittadino del singolo stato
e non dell’unione.
Il dibattito di Filadel a è un dibattito molto ricco che incontra diverse posizioni, c’è chi mira a creare uno stato
centrale più forza con minore autonomia dei singoli Stati e poi quelli che sostengono e difendono la libertà di
azione dei singoli Stati. Il risultato di queste discussioni porta ad un compromesso, una soluzione pragmatica
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che porta alla redazione della costituzione americana odierna. In tale costituzione sovranità condivisa,
duale, sovranità dei singoli Stati e degli Stati Uniti d’America dello stato centrale federale. Spezzato il
dogma dell’indivisibilità della sovranità. La federazione così va a incarnare sentimento patriottico fortissimo
della nazione americana che adesso nasce dai cittadini americani e non più dai patti dei singoli Stati
Emerge per la prima volta la differenza tra Confederazione e Federazione:
- Per Confederazione intendiamo un patto transitorio nalizzato perseguimento di obbiettivi limitati che non
mette in discussione la sovranità dei singoli soggetti statali contraenti. Gli stati rimangono i veri decisori di
tutte le scelte. Sovranità non è messa in discussione
- Per Federazione si intende la creazione tramite la rinuncia a una parte della sovranità degli Stati membri,
creazione di un livello superiore che va a ricomprendere gli Stati contraenti che hanno rinunciato. La
politica va a salvaguardare autonomia degli Stati che hanno rinunciato ad essa

Anche con la Costituzione di Filadel a gli Stati membri rimangono i principali regolatori della vita quotidiana
dei cittadini americani. Leggi ben diverse da stato a stato che regolano la vita quotidiana
La nuova costituzione va ad attribuire all’autorità federale il controllo esclusivo della politica estera anche nei
suoi risvolti economici. Inoltre la costituzione impone ai singoli Stati l’impossibilità di imporre dazi e vincoli al
commercio interno, nessuno stato può imporre dazi sul commercio, non può il singolo stato emanare leggi
che vadano ad intralciare leggi già esistenti. Uno stato americano non può avere una moneta propria (monta
unica). Ad ogni stato è imposto di trattare a livello civile e penale gli altri cittadini in modo uguale
Viene istituito un apparato centrale a livello istituzionale. Vi è un potere legislativo, esecutivo e giudiziario,
presenti nei singoli Stati ma anche nello stato centrale a livello più alto. Sistema bicamerale, camera dei
deputati composta da rappresentanti eletti dal popolo, in base alla popolazione di ciascuno stato si avranno
più o meno deputati, e un senato ed i rappresentanti sono solamente due per ogni stato. Il capo dello stato e
capo del governo è il presidente degli Stati Uniti. Potere giudiziario composto da giudici federali indipendenti
da altri poteri
Il modello americano punta ad una società civile (economia) possa autogestirci in una maniera il più
liberamente possibile. Non conviene ai singoli stati di gravare il commercio nei loro territorio. Impossibilità dei
singoli stati di manomettere il valore della moneta e i contratti economici.
Modello sociale-economico di tipo liberale in cui si a assicurata l’iniziativa individuale in un quadro di un
mercato statale unico con autorità periferiche e centrali

L'Opera principale del pensiero politico federale: è il “Federalist".


Composta da 85 articoli pubblicati fra 1787-1788 (su vari giornali) che hanno uno scopo primario di spingere
la popolazione americana di rati care con voto favorevole la Costituzione di Filadel a che viene
abbandonata e successivamente posta a rati ca da speciali convenzioni che vengono riunite nei tredici Stati
che formavano gli Stati Uniti, se nove stati approvavano la nuova costituzione allora entrava in vigore. Scritto
da scritti da Alexander Hamilton, James Madison e John Jay. Opera di propaganda politica
Jay - Hamilton - Madison
Gli autori si rmano con il medesimo pseudonimo (Publius) per dare forza a questo insieme di idee. Gli
articoli scritti da Jay sono cinque e riguardano politica estera, maggiore peso lo danno gli altri due
Hamilton scrive con costanza a favorire la posizione dello stato federale, più centralista
In Madison troviamo l’opposto, favorire Stati membri rispetto stato centrale, più localista.
Risoluzione che esce a dale fai situazione di compromesso e tiene insieme le due istanze, scopo comune
di far rati care questa costituzione. Hamilton fu ministro del tesoro sotto George Washington e volle
l’istituzione di una banca centrale degli Stati Uniti d’America data dai potere impliciti dati dalla
confederazione.
Madison diventerà presidente Stati Uniti e porrà un veto statale per la creazione di un canale di commercio
che doveva essere formato da Stati che lo volevano
Articolo 10, il più importante
(Si tratta delle parole con cui si chiude l’articolo)
“L’in uenza di capi faziosi può appiccar fuoco nei loro Stati, ma non sarà in grado di provocare, attraverso
tutti gli altri, una con agrazione generale. Una determinata confessione religiosa può, in qualche parte della
Confederazione, degenerare in episodi di faziosità politica, ma la gran varietà di confessioni diffuse in ogni
dove sulla sua super ce, difenderà le assemblee nazionali da ogni pericolo di tal sorta. Sarà assai più
dif cile che una follia [politica …] si diffonda in tutta l’Unione piuttosto che in una parte di essa; così come è
assai più facile che tale malanno pervada tutta una zona o un distretto particolare, piuttosto che un intero
Stato. Il rimedio che la repubblica offre per i mali più tipici del regime repubblicano risiede dunque
nell’ampiezza e nella struttura dell’Unione. E quanto più noi saremo lieti ed orgogliosi di essere repubblicani,
tanto più dovremo salvaguardare e rinforzare in noi stessi le nostre convinzioni di federalisti”.
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Secondo Madison un buon governo deve assumere le caratteristiche di stato liberale, af nché emergano
tutte le scelte di libera iniziativa di ciascun cittadino.
Questa istanza è solitamente estranea ai regimi monarchici o aristocratici,, dove piccole minoranze hanno il
controllo del potere sovrano e lo usano per i loro scopi e per il vantaggio di una sola parte della
popolazione.
Di fronte questa minaccia propone, oltre alla divisione orizzontale dei poteri ripresa da Montesquieu, una
ripartizione dei poteri secondo un'asse verticale tra enti statali diversi, tenuti insieme da un governo
centrale. Ciò signi ca che, in un sistema come quello americano, chiunque ritenga di essere oppresso o non
rispettato nei suoi diritti, può scegliere liberamente di trasferirsi in un altro stato.
Inoltre, la posizione di Madison è sostenuta dalla necessità di non dare troppo potere al governo centrale,
così che molte delle sue competenze sono state limitate dalla costituzione e attribuite al governo dei singoli
stat
In questo modo, tramite camera e senato ciascun membro può controllare l'operato del governo centrale
(potestà di comando distribuite in distinti enti politici) e, anche nel caso in cui un ente verticale esercitasse un
cattivo governo, il male sarebbe limitato rispetto all'interno apparato nazionale. In sintesi, si può governare
male ma il potere è distribuito su talmente tanti enti che il male è limitato.E’ un’ opera importante perché
abbiamo due chiavi di lettura, opera di propaganda ideologica ma anche come spiegazione politico-giuridica
del nuovo assetto che si instaurerà negli Stati Uniti.

13° Articolo di Confederazione – 15 novembre 1777


“Ogni Stato deve rispettare la volontà degli Stati Uniti d’America riuniti in Congresso, su tutte le questioni che
da questa Confederazione sono loro presentate. E gli articoli di questa Confederazione devono essere
inviolabilmente osservati da tutti gli Stati e l’Unione deve essere perpetua, né alcun cambiamento in
qualsiasi momento in seguito deve essere fatto in uno di essi, a meno che tale modi ca sia concordata in un
Congresso degli Stati Uniti, ed essere successivamente confermata da legislatore di ogni Stato”.

Gli Stati del Sud decidono di abbandonare l’unione, stato centrale non accetta reagisce con violenza e forza
e inizia nella guerra civile o secessione. Vincono forze degli Stati del Nord e si stabilisce una volta per tutte e
si decreta che l’Unione è sotto ogni aspetto è perpetua ed indissolubile, nessuno stato vi può uscire. Il
motivo dello scontro tra unionisti e confederati era il regime di tassazione
I principi constatazione 1778 caratterizzata da due tipi di sovranità e che avevano un egual valore, dopo la
guerra si va a prospettare una soluzione federativa che tende sempre più al potere degli Stati Uniti
d’America, posizione di maggior rilievo

Con il New Deal, dopo la crisi del 1929, si vede la vera guida dello stato centrale verso i singoli stati

Lezione 11 - 23/03/202

PENSIERO REAZIONARI
L’ideologia reazionaria intende reagire ad una serie di eventi che giudica in maniera negativa. Punta ad
annullare le conseguenze di questi eventi per ripristinare la situazione a come era prima di essi. L’evento
corruttore è la Rivoluzione francese del 1789.
I reazionari (o controrivoluzionari) negano che gli uomini abbiano il diritto di organizzare la propria esistenza
da se secondo i dettami della ragione individuale. L’assetto politico e sociale era modellato su cose che non
sono state inventate dalla ragione. La critica maggiore è fatta all’astrattezza
I reazionari vedono quindi la rivoluzione come un’astratta ambizione che vuole modi care e cancellare tutto
ciò che si era costruito nei secoli. L’assetto nazionale deriva da un ordine naturale delle cose. Tutto ciò che è
naturale è storico. Spirito di concretezza, visione della realtà storica per quella che è stata realmente. Gli
illuministi e i rivoluzionari, secondo i reazionari, agivano secondo ragioni meramente intellettuali, astratte.
Elementi rivoluzionari estrapolati da tendenze del momento. Fortissima preferenza per il passato per i
reazionari
Per i reazionari gli uomini non possono essere accomunati perché sono tutti diversi. I rivoluzionari invece
richiamano la natura per la loro teoria di uguaglianza. Ma quando mai! Posizioni sociali differenti, località
geogra che di nascita diversi. I reazionari accusano illuministi e rivoluzionari di fare tabula rasa del passato,
imputano ad essi di considerare l’uomo come dovrebbe essere nei loro pensieri e non com’è nell’effettiva
realtà che è qualcosa di innaturale e anti-storico.
Secondo i reazionari, questo pensiero illuministico, chi compie la rivoluzione muove contro Dio e compie
prima di tutto un atto di blasfemia, insubordinazione nei confronti di Dio.
La rivoluzione è un atto sacrilego contro Dio.
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-> Su che cosa si incardina questa società, polis, voluta da Dio? Si basa sul potere politico che per volontà
divina spetta ai sovrani. Egli è un rappresentante di Dio, è trascendentale. I reazionari sono anti-
contrattualisti. Deve governare il sovrano della dinastia legittimo. Origine divina, trascendentale del potere
politico, mai antropocentrico. Il buon sovrano non è mai un despota.
Per i reazionari l’aurore più citato è Bossuet. I rivoluzionari citano invece l’epistola di San Paolo.
Pensiero illuminista è fortemente individualista che pone al centro dell’attenzione l’individuo con i suoi singoli
diritti. I reazionari sono anti-comunitari, anti-individualisti. La chiesa, il ceto, la famiglia, cioè le strutture
portanti della società, sono più importanti del singolo individuo. Al momento della nostra nascita siamo già
subordinati ai genitori.
Tali strutture sociali hanno una forma piramidale, quindi sono anti-egualitaria, rigidamente gerarchica. Al loro
interno queste strutture prevedono un’autorità che viene af data interamente ai vertici di questa piramide
(padre, nobile, papa, sovrano). I singoli individui sono tenuti a tenere la loro posizione sociale di quando
sono nati, non possono mutarla. Vi è un ssità sociale che risponde ad una stabilità sociale. Essa c’è solo se
ognuno rispetta la condizione sociale in cui è nato. Cesare Cantù ci spiega nella sua opera del 1836 che chi
è alle base della piramide cerca di arrivare ai suoi vertici fa crollare l’intera società.
Il reazionismo di ne 1700 - 1800 si basa sull’elemento divino, religioso, che ha la funzione di legittimare
l’intero sistema politico - sociale. Forte legame che si crea tra pensiero reazionario con la chiesa cattolica,
quindi solido legame tra trono e altare.
La Chiesa cattolica nelle sue strutture istituzionali si oppose alle nuove correnti ideologiche alleandosi al
trono.
Il Sillabo è un documento di Pio IX in cui si contestavano tutti gli ultimi sviluppi delle ideologie loso che
dell’Ottocento.
Papa Leone XIII – Quod apostolici muneris (1878)
“Costoro (i socialisti) invero non smettono di blaterare […] che tutti gli uomini sono per natura uguali fra loro,
e quindi sostengono non doversi prestare alle autorità né onore, né riverenza, né obbedire alle leggi se non
forse a quelle redatte a loro piacimento. All’opposto, secondo gli insegnamenti del Vangelo, tutti gli uomini
sono uguali in quanto avendo tutti avuto in sorte la medesima natura, tutti sono chiamati alla medesima
altissima dignità di gli di Dio; avendo tutti lo stesso ne da conseguire, dovranno essere giudicati a norma
della stessa legge, per ricevere premi o pene secondo che avranno meritato. Tuttavia l’ineguaglianza di diritti
e di potestà proviene dall’Autore medesimo della natura (Dio)”.
Leone XIII muove contro un’eguaglianza di diritti politici e civili. Sulla terra non siamo assolutamente tutti
uguali

Il fondatore principale del pensiero reazionario è un irlandese:


EDMUND BURKE (1729 - 1797)
Nasce da madre cattolica e padre protestante. Contrario alla rivoluzione francese.
Scrisse l’opuscolo Ri essioni sulla rivoluzione francese che esce nel novembre del 1790, postuma. E’ un
giornalista irlandese, memoro del partito meno conservatore ma nettamente contro la Rivoluzione francese.
Padre protestante, madre cattolica. Egli segue la religione del padre.
Quest’opera nasce come lettera di protesta contro quello che il radicale inglese Richard Price in una
conferenza aveva osato paragonare la Rivoluzione francese alla Gloriosa rivoluzione Inglese del 1688.
Secondo Burke non si potevano accomunare queste due rivoluzioni. La Rivoluzione francese aveva fatto
tabula rasa di tutto quello che era stato, mentre quella inglese aveva rimesso in auge alcune istituzioni,
come quella del Parlamento.
La sua opera è considerata il capostipite della letteratura reazionaria ed è una lettura che continuerà anche
negli anni rivoluzionari dell’Ottocento. La successiva pubblicistica rivoluzionaria sarà in uenza da essa per
almeno un secolo

I temi presenti nella sua opera possono essere


- L’elogio del popolo i quanto comunità organica, ceti diversi e individui ineguali. Elogio di tutto ciò che è
storico e consuetudinario certi cato dal tempo;
- Valutazione positiva dell’adesione sentimentale a questo schema di pensiero
- Valutazione positiva della religione e culto, come fattori di stabilità ed ordine politico

Egli mira a criticare invece fattori stabilizzanti


- Muove contro la ragione astratta, razionalista che ha fatto pensare che tutti siamo uguali
- Muove contro i diritti degli uomini che sono astratti e non possono essere accumunati a forza sotto uno
stesso diritto che è un’operazione innaturale
- Muove contro il criterio di maggioranza, riduzione dell’agire politico in cui prevale la quantità più che la
qualità. Contro il meta sico. Non tutti hanno la preparazione e la cultura necessaria per prendere

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decisioni politiche importanti che riguardano tutta la popolazione. Polemica contro il numero (la
ritroveremo centoventi anni dopo con il fascismo)

Egli oppone l’adesione alla storia, un criterio politico fondamentale per conoscere la realtà e che richiama
costantemente il passato. Assetti politici stabili e duraturi. Salutare azione di freno di quelle tendenze
innovatrici che ci sono. Burke sostiene che questi progressi devono muoversi lentamente nella storia. Ogni
cosa deve avere il suo tempo. Necessità della calma politica. Egli muove contro l’improvvisazione. La
Rivoluzione francese è il peggior esempio d’improvvisazione. I francesi avevano voluto fare tabula rasa di
tutto quello che c’era stato in precedenza.
“Non escluderei pertanto del tutto le alterazioni, ma anche se dovessi mutare, muterei per preservare. Grave
dovrebbe essere l’espressione per spingermi al mutamento. E nell’innovare, seguirei l’esempio dei nostri avi.
Farei la riparazione attenendomi il più possibile allo stile dell’edi cio. La prudenza politica, un’attenta
circospezione, una timidezza di fondo morale più che dovuta a necessità, furono tra i principi normativi dei
nostri antenati nella loro condotta più risoluta”

Egli ammette la rivoluzione che però deve essere imposta dalla storia.
Non è contro la Rivoluzione americana perché è stato il culmine di un processo che andava avanti da
duecento anni e che alla ne giustamente hanno chiesto l’autonomia per la creazione di uno stato
indipendente.
Al contrario è successo con quella francese. Continua denuncia dell’astrattezza all’interno della Rivoluzione
francese. La democrazia promuove, secondo Burke, la mediocrità. Essa porta anche a problemi di natura
psicologica sulla struttura della società (invidia, egoismo). Alla Francia rivoluzionaria oppone il modello
politico inglese la cui caratteristica istituzionale è caratterizzata da un lento processo di lente esperienze
storiche e politiche che vengono sanzionate dallo scorrere del tempo
“Grazie alla nostra legislazione ostinata all’innovazione, grazie alla fredda pigrizia del nostro carattere
nazionale, noi portiamo ancora l’impronta dei nostri antenati. Non abbiamo perduto, a quanto vedo, il modo
di pensare generoso ed elevato del XIV secolo (forse i sei statuti redatti dopo la Magna Carta) e non siamo
ancora, a forza di sottigliezze, divenuti selvaggi. Noi non siamo gli adepti di Rousseau, né i discepoli di
Voltaire; Helvetius non ha fatto fortuna tra noi; gli atei non sono i nostri predicatori né dei matti i nostri
legislatori. Sappiamo di non aver fatto scoperte, e crediamo che non ci siano scoperte da fare né in campo
morale, né riguardo ai grandi principi di governo, o riguardo alle idee di libertà che, ben prima che noi
fossimo al mondo, erano tanto note quanto lo saranno allorché la terra avrà elevato la sua mole sulla nostra
presunzione e la tomba silenziosa farà calare il peso della sua legge sul nostro mormorio inconsiderato. In
Inghilterra non siamo ancora stati spogliati delle nostre interiora naturali; noi sentiamo ancora dentro di noi,
noi amiamo e coltiviamo questi sentimenti innati che sono i guardiani fedeli, i sorveglianti attivi dei nostri
doveri ed i veri sostegni di ogni morale nobile e virile. Noi non siamo ancora stati sventrati e non vogliamo
essere riempiti, come gli uccelli di un museo, con paglia, stracci e con cattivi e sciocchi pezzi di carte sui
diritti dell'uomo”
Tono ironico, tagliente

I veri diritti degli uomini secondo Burke sono quelli che consistono nel diritto che ciascun uomo ha di godere
liberamente dei vantaggi della società civile, come quelli inglesi. Non quelli meta sici! Questi diritti ci sono
dati dalla condizione che ciascuno di noi ha nella società ed è naturalmente diseguali. Tutti apparteniamo ad
una società duratura nella storia, che da sempre e per sempre è costituita da membri ineguali tra di loro.
Gli aristocratici per nascita sono più vicini a Dio e devono agire come mediatori tra Dio e gli uomini
La religione corona il tutto. La chiesa anglicana non si può separare dallo stato. La religione nelle sue
cerimonie e culti ha un’importante uf cio di elevazione per gli uomini di bassa condizione che possono
comprendere che nella vita ultraterrena vi sarà un’uguaglianza.

Lezione 12 - 24/03/202

NAZIONALISM

JOHANN GOTTLIEB FICHTE (1762 - 1814)


Nasce in Sassonia da una famiglia povera. Vive durante la rivoluzione francese e impero napoleonico.
La sua attività di studioso lo porta alle università di Jena e Lipsia. Studia teologia. Assisterà alle lezioni di
Kant, all’università di Königsberg, de nendole letargiche. Con Kant ebbe un ottimo rapporto, egli gli fece
pubblicare nel 1791 la sua prima opera, un Saggio di una critica di ogni rivelazione.

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Quando scoppia la guerra tra la Francia napoleonica e la Prussia egli torna a Berlino e si impegnò in modo
intellettuale militare con posizione anti - francesi. Si arruola per partecipare attivamente alla guerra contro
Napoleone ma muore di tifo contratto in accampamento e non riuscirà a vedere la vittoria della Prussia sulla
Francia a Waterloo.
Il suo pensiero non risulta lineare e va inquadrato nell’epoca piena di intemperie in cui vive.
Il suo pensiero politico è di ispirazione illuministica, rivoluzionaria, proto-liberale. Vi è in Fichte una
derivazione roussoniana della libertà politica. Sono libero solo se obbedisco alle leggi che io stesso mi sono
dato in accordo con gli altri cittadini = libertà politica
Lo stato si fonda su un contratto, stipulato tra tutti gli appartenenti di una comunità politica. Partecipazione
dell’individuo nelle vicende politiche dello stato. A differenza di Rousseau però troviamo in lui forte
l’esaltazione del singolo. Stato che deve avere una profonda aspirazione egualitaria. Il contratto deve abolire
ogni tipo di privilegio. La società secondo lui deve premiare lo sforzo del singolo meritevole. L’uomo
qualunque sia la sua nascita deve scegliere da sé la propria felicità, senza che le distinzioni di ceto di
nascita precludano questo.
Da Kant riprende il concetto della pace perpetua, cioè i rapporti amichevoli che vi devono essere tra i
cittadini del medesimo stato e quelli dell’insieme delle nazioni. Pensa ad una federazione, di stati extra-
nazionali a cui assegna un ruolo arbitrato internazionale per limitare e giudicare le contese tra stato e stato.
Creazione di una forza armata intestatale a cui viene af dato il compito di proteggere questo arbitrato
internazionale. Punta sul diritto internazionale che vada a limitare l’uso della forza che vada a regolare i
rapporti tra stato e stato.
Man mano il suo pensiero di volte in base ai fatti a lui contemporaneo. Muta la sua convinzione su quello che
deve essere lo scopo ultimo dell’uomo, cioè la singola felicità (giovane Fichte), laddove pensa che la felicità
dell’uomo debba essere ricercata nell’imperativo del dovere collettivo (Fichte maturo). Consapevolezza di
appartenere prima di tutto ad una particolare comunità di cittadini, questo doveva divenire lo scopo ultimo di
ogni cittadino. Non più egoismo individualista ma i pensieri e fatti di ogni cittadino devono essere guidati
dalla consapevolezza di essere appartenente ad una comunità
Legge Machiavelli e abbandona Kant. Mutano così i suoi concetti sul diritto internazionale.
Non c’è bisogno di un arbitrario collettivo ma ogni stato deve regolare da se i contatti con gli altri stati con la
ragion di stato, cioè con la forza. Mantiene alcuni tratti di matrice rivoluzionaria (francese). Idea del cittadino
in armi per la propria nazione. Rimane forte il pensiero ugualitarismo politico - sociale, culturale e
pedagogico. Concezione egualitaria della nostra vita

I Discorsi alla nazione tedesca è un’opera che va contestualizzata, pensata nel momento in cui viene
redatta. Sono 14 discorsi, “lezioni”, che tiene dal 15 dicembre 1807 al 20 marzo del 1808 all’università di
Berlino. Berlino è occupata, dal 1805, da Napoleone. Berlino è conquistata dai francesi non solo
militarmente ma anche intellettualmente.
L’argomento è l’EDUCAZIONE, argomento pedagogico. Nasconde all’interno della sua opera e nella
pedagogia motivazioni politiche, cerca così di aggirare la censura francese. Egli vorrebbe creare una
nazione tedesca cacciando via i francesi
Nel 1794 pubblica Lezioni sulla missione del dotto in cui aveva scritto che il suo sistema loso co - politico
nasce dalla Rivoluzione francese che per lui era la stella polare come ideologia politica per le sue idee di
eguaglianza e libertà. Si sentiva idealmente francese, in senso illuministico rivoluzionario. Si sentiva
cosmopolita, fraternità.
Tredici anni dopo nel 1807 nei Discorsi alla nazione tedesca si sente profondamente tedesco e i francesi
sono diventati i nemici. Sostiene che la nazione tedesca esiste già, quando in verità si andrà a creare alla
ne del XIX secolo nel 1871. Esaltazione della superiorità tedesca rispetto agli altri popoli, superiorità
culturale determinata dal fatto che c’è una continuità tra lingua, cultura e vita sociale. La nazione tedesca
possiede una lingua viva, la Francia invece ha accettato una lingua neolatina quindi morta.
Polemica anti - francese molto forte. Possedendo una lingua viva essa penetra internamente alla nazione
Forte richiamo alla propria cultura come identità nazionale, che appartiene ad un determinato popolo, che
ritroveremo per tutto il 1800, lo ritroveremo in Mazzini.
La supremazia del popolo tedesco è un fatto biologico, culturale, linguistico, e non razziale.
La lingua e la cultura sono il cemento per gli obiettivi comuni del popolo. Questi sono i capisaldi per
un’unità nazionale. La cultura e la lingua devono riunire il popolo in un medesimo destino nazionale
Fichte non va collegato a Hitler direttamente. Hitler lo riprende ma lo stravolge. Non vi è traccia di nessun
razzismo biologico in Ficthe, non parla di razze.
Fichte ha un idolo a cui fa riferimento: Martin Lutero, che egli de nisce il tedesco per eccellenza. Egli si era
rivolto al popolo tedesco, aveva tradotto i testi sacri in una lingua viva. Sugli scritti di Lutero si andava a
cementare una nazione. La Riforma quindi da fatto religioso diveniva anche nazionale. Riforma come fatto
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popolare. Popolo senza distinzione ci censo che può leggere la Bibbia. Lingua e cultura formano una
nazione.
Rifacendosi alla lingua Fichte ricorda come il termine “Deutsch” signi chi anche popolo.
Gli altri popoli non hanno questa parola che conferisce nobiltà alla parola popolo.
I suoi discorsi sono rivolti a tutti i tedeschi, al popolo senza distinzioni (caratteristica rivoluzionaria).
Risente del romanticismo e nel concetto di nazione è forte l’immagine tipicamente romantica del genio
creatore della storia, che è il popolo tedesco. Riferito anche a singoli personaggi come Lutero, che secondo
lui ha fatto una sintesi di ciò che veniva richiesto ad il popolo tedesco. Insiste sul termine di libertà, in modo
implicito, come fatto meramente nazionale e non individuale. Per lui essere liberi signi ca continuare ad
essere tedeschi. Afferare di contro alla Francia napoleonica la propria appartenenza tedesca.
La nazione tedesca deve essere e rimanere pura. Nel Fichte nazionalista ci sono segni di antisemitismo.
Non si poteva concedere la nazionalità tedesca agli ebrei (Collegamento ad Hitler).
Il suo nazionalismo è xenofobo e autarchico. Ma Fichte non è favorevole alla repressione contro gli ebrei
Per formare la nazione tedesca, che è espressione del popolo tedesco, per Fichte è necessario
rinnovare l’educazione. Parla di educazione per non parlare direttamente di politica.
Lo scopo è un’educazione particolare che serva a risvegliare e cementare la nazione tedesca. Essa
va estesa all’intera comunità politica.
“Il mezzo per salvarci, che ho promesso di indicare, consiste nel formare un’autocoscienza totalmente
nuova, nora presente forse eccezionalmente presso qualche singolo, ma mai come autocoscienza generale
e nazionale, e nell’educare la nazione, la cui vita precedente si è spenta ed è diventata l’appendice di una
vita straniera, a una vita internamente nuova la quale classe resta un suo possesso esclusivo
[…]
Con la nuova educazione vogliamo trasformare i tedeschi in una totalità che sia mossa e animata in tutti i
suoi singoli membri da un unico e medesimo interesse comune; ma se, nel fare ciò, volessimo nuovamente
introdurre una separazione fra un ceto di persone colte […] e un ceto di persone non colte accadrebbe che
quest’ultimo ci volterebbe le spalle e noi lo perderemmo, poiché speranza e timore, ossia le uniche leve che
su quel ceto potrebbero ancora agire, non militano più a nostro favore ma contro di noi. Non ci resta dunque
che indirizzare la nuova educazione, senza eccezione, a tutto ciò che è tedesco, af nché diventi
l’educazione non di un ceto particolare ma dell’intera nazione come tale e di tutti i membri della medesima
senza eccezione.
[…]
Dunque abbia luogo da noi non già un’educazione popolare, ma propriamente un educazione tedesca
nazionale”.

Lo stato francese nasce da un processo storico ben de nito, con tappe precise, creata dalla storia.
I tedeschi possiedono un io meta sico, che va al di la della storia. Questo è un dato trascendentalmente
acquistato da tutti i tedeschi. La superiorità tedesca si può pensare che sia anche un articolo di fede: il vero
cristianesimo si è affermato in germani con il protestantesimo di Lutero.
Il proto-nazionalismo chtiano è meta sico, naturale, razziale, linguistico - culturale, religioso, romantico,
pedagogico (nazionale)

Questi Discorsi nel 1807-08 vennero male accolti in patria. La Prussia era stata umiliata militarmente e
intellettualmente da Napoleone ma non scon tta. Le sue parole suonavano stonate all’opinione pubblica
Nel 1813 inizia la ne della dominazione francese in Prussia. Dopo la Restaurazione questi discorsi
scemano. Questi discorsi ritornano nel 1871 nella guerra franco - prussiana, nel 1914 con la Grande Guerra
e nel 1939 con Hitler. Essi ritornano sempre contro la Francia.

Lezione 13 - 29/03/202

LIBERALISM
L’elemento centrale del pensiero politico e della prassi del liberalismo è l’Individualismo.
E’ la tutela dell’autonomia del singolo e la sua valorizzazione in ogni sua esperienza esistenziale. La libertà
del singolo viene difesa gelosamente dalle probabili intrusioni dei vari gruppi sociali, e dello stato, che
possono compiere contro ogni autonomia che ogni singolo deve avere. Ciascun individuo è il miglior giudice
di se stesso. Il liberalismo va a limitare il potere pubblico. Il costituzionalismo liberale ha elaborato una serie
di meccanismi, di leggi, in cui vengono de niti gli ambiti del potere al quale non è concesso in nessun modo
di violare le libertà del singolo individuo. Lo stato non deve violare la singola autonomia dell’individuo
Suddivisione dei poteri in tre braccia: esecutivo, legislativo e giudiziario. NO in una “singola mano”
Il potere politico si deve muovere dentro una legge ben ssata nota a tutti i cittadini

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Controllare l’operato del potere politico, attraverso la corte costituzionale che controlla il parlamento, la corte
dei conti che controlla l’amministrazione della cosa pubblica dal punto di vista nanziario.
L’autonomia dell’individuo va tutelato prima dello stato. I liberali, rispetto agli anarchici, ritengono che lo stato
deve comunque tuttavia esistere anche se con poteri limitati. Intervento volto a tutelare l’autonomia e la
propria persona. Lo stato deve svolgere la sua funzione come un guardiano notturno, cioè quella di
difendere dalle azioni criminose la libertà individuale
Accanto al termine liberalismo anche il termine Democrazia ha assunto importanza
Si intende in due modi
1) Come una più o meno larga partecipazione del popolo al governo della cosa pubblica, mediata tramite
la scelta di propri rappresentanti tramite elezioni
2) Oppure tendenza a creare tra i cittadini la massima uguaglianza possibile (uguaglianza dei diritti civili,
politici, sociali, economici)
Il liberalismo è coinvolto nella democrazia quando si richiede al popolo di votare alle elezioni. Il sistema
rappresentativo è un modo per controllare l’operato del potere politico. Chi lo controlla è il Parlamento.
Il pensiero liberale nel corso del XIX secolo ha prodotto diversi esponenti.
Benjamin Constant, Alexis de Tocqueville, John Stuart Mill personaggi legati al pensiero liberale

ALEXIS DE TOCQUEVILLE (Parigi 1805 - Canne 1859


Viene da una famiglia dell’alta nobiltà della Bretagna. La sua famiglia è stata massacrata dalla Rivoluzione
francese. Giovane magistrato che nel 1831 si reca in America con una borsa di studio per studiare il sistema
penitenziario americano. Sbarca a New York l’11 maggio del 1831 e riparte per la Francia il 20 febbraio del
1932. Studia il sistema della neonata repubblica degli USA. La sua opera più famosa è La democrazia in
America, classico del pensiero liberale, che esce in due volumi, il primo nel 1835 e il secondo nel 1840. In
essa si occupa dei rapporti tra istituzioni e società americana (rapporto pubblico tra società e istituzioni).
Un’altra opera, storica, è L’antico regime e la rivoluzione del 1856 in cui traccia una continuità tra il re sole e
la Rivoluzione francese.
Egli è attratto dalla ricerca di un modello concreto, pragmatico, vivente, dove si fosse realmente
concretizzata su lunga durata quella che lui de nisce la Rivoluzione (inteso come cambiamento radicale del
vivere civile). La Rivoluzione negli USA secondo lui si era concretizzata ed era riuscita nel suo intento.
Studia i pregi e difetti del sistema americano perché ritiene che si espanderà in Europa con un “vento
rivoluzionario”. La sua attenzione è rivolto ai mezzi e misure atte a rendere tali questo cambiamento il più
funzionante e paci co possibile. Lo studia con un’impronta sociologica, senza pregiudizi
“Io non ho preteso di giudicare se la rivoluzione sociale, la cui marcia mi sembra irresistibile, fosse
vantaggiosa o funesta per l’umanità; ho ammesso questa rivoluzione come un fatto compiuto, o vicino a
compiersi, e, tra i popoli che l’hanno visto operare nel proprio seno, ho cercato quello in cui essa ha
raggiunto lo sviluppo più completo e paci co, per discernere chiaramente le conseguenze più naturali, e
scoprire se possibile, i mezzi per renderla vantaggiosa agli uomini”.
In questi mesi in America si accorge che c’è un mutamento radicale di vita sia politica che sociale e che ben
presto arriverà in Europa. La causa è il sentimento di UGUAGLIANZA (delle condizioni) che diverrà una
categoria preponderante con cui fare i conti nella vita. Uguaglianza che si lega strettamente ed indivisibile al
concetto di Democrazia, partecipazione popolare nelle decisioni politiche che riguardano la comunità.
Uguaglianza che non può esser limitata solo alla sfera politica ma che investe anche altri aspetti del vivere
sociale. La società democratica egualitaria avrebbe trionfato se ben scanalata anche in Europa ed era in
grado di procurare la felicità al maggior numero di persone possibili. Sono leggi uguali per tutti e che si fanno
sentire come proprie dagli uomini senza alcuna distinzione di ceto o censo.
Democrazia signi ca rispettare la legge della maggioranza. Ma se bisogna coinvolgere il popolo nelle
decisioni politiche l’unico criterio è quello di maggioranza numerica.
“Fuori della maggioranza, nella democrazia, non c’è nulla che resista”.
Uguaglianza che secondo lui però non deve signi care scomparsa delle differenze individuali che
caratterizzano ognuno di noi. In America esistono ancora delle diseguaglianze sociali ma gli americano sono
spinti da una forte passione egualitaria. In America tutti gli uomini liberi ce la possono fare. A nessuno è
precluso nulla per i suoi natali o per il suo censo. Tutti possono aspirare a grandi vertici.
Testimonianza concreta è quella del presidente americano Andrew Jackson, 7° presidente Usa, che
proveniva da una famiglia povera, orfano, che studierà e lavorerà sin da piccolo. Avrà una carriera militare
brillante che lo farà eleggere come presidente americano.
La società USA è una società mobile e che premia la capacità dell’individuo singolo di liberarsi
dell’ignoranza
A livello politico per Tocqueville di positivo c’è l’assolutezza della sovranità popolare, tutti partecipano alla
vita politica (elezioni). Di negativo vi è il principio della maggioranza. Grave pericolo de nito da Tocqueville la

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è la “tirannia della maggioranza” che può arrivare al conformismo, cioè che l’individualismo di ogni individuo
non esista più. La mia libertà qui non è tutelata
Non governano tutti ma solo la maggioranza
Sistema democratico forte, schiacciante e oppressivo della maggioranza rischia di dare vita a regimi
dispotici. Il conformismo è un pericolo anche per la società europea.
La maggioranza in USA traccia una circonferenza e se sei fuori da questo cerchio, cioè non ti conformi alle
idee della maggioranza, vieni esiliato dalla vita politica e sociale.
Questa massi cazione, allontanamento dall’interesse pubblico, porta al conformismo perché c’è già una
maggioranza che ha deciso. Principale veleno della società americana.
“Quanto a me, quando sento la mano del potere appesantirsi sulla mia fronte, poco mi importa sapere chi mi
opprime, e non sono più disposto ad in lare la mia testa nel giogo soltanto perché mi viene presentato da un
milione di braccia”.
Una società è veramente libera e democratica quando vi sono contrasti e con itti su cui discutere, il poter
dire NO
Vi sono tre contravveleni, a questa massi cazione, di natura diversa
1) Istituzionale: forma decentrata. Costituzione federale e promozione di sicure autonomie municipali.
Tocqueville esalta le autonomie municipali perché aiutano il cittadino ad occuparsi continuamente di
politica. Occuparsi di fatti politici concreti da parte del cittadino (elezioni);
2) Sociale: associazionismo, inter-sociale. Gli americani sono abituati a risolvere i problemi riunendosi dal
basso senza aspettare l’istituzione politica. Gli americani si vogliono autogovernare. Arte
dell’associazione che uno dei puntelli della democrazia. Esso garantisce l’uguaglianza. In Europa
l’associazionismo è vietato al basso popolo;
3) Spirituale: religione. Tocqueville nota come ci sia uno strettissimo legame tra democrazia americana e
religione dei coloni cattolici e protestanti che erano sfuggiti alle persecuzioni religiose in Europa. Essi
non vogliono più riproporre quel contesto sul suolo americano, vogliono una tolleranza religiosa.
Paci cazione tra liberalismo e religioni. La religione è separata dallo stato, non è strumentalizzata da
esso. La religione non deve avere alcuno spazio nella vita istituzionale dello stato. Essa è un
importante contrappeso nella società democratica borghese. Impedisce l’egoismo nella società. No
alleanza tra religione e politica. La regione in America abitua alla tolleranza, aiuta la libertà, combatte la
tirannia della maggioranza. Il cattolicesimo è religione di minoranza in America, dei ceti subalterni;
4) Culturale/mediatica: libertà di stampa, dell’opinione pubblica. Il primo giornale che Tocqueville ha
sottomano attacca il presidente Andrew Jackson (accusato di essere un ladro). In Europa ciò era
impossibile. Vasta pluralità di giornali in America ed ognuno può farsi la propria idea, ciò alimenta i
contrasti che sono un bene in una società democratica che vuol essere libera. Pregio della libertà
d’opinione, il difetto è che circolano troppi giornali (fake news);

“E’ nel comune che risiede la forza dei popoli liberi. Le istituzioni comunali sono per la libertà quello che le
scuole primarie sono per la scienza; esse la mettono alla portata del popolo, gliene fanno gustare l’uso
paci co e l’abituano a servirsene. Senza istituzioni comunali una nazione può darsi un governo libero, ma
non possiede lo spirito della libertà”
Qualcosa di simile potremo leggerlo in Carlo Cattaneo
Bisogna abituare i cittadini alla libertà politica, a partecipare il più possibile alla vita politica-pubblica.

Un pericolo è l’instaurazione di una ragione pubblica a maggioranza che vuole modellare a proprio
piacimento la società, intervenire su usi, costumi, mentalità delle popolazioni. Il compito che Tocqueville
assegna al liberalismo è quello di educare i propri cittadini a rinunciare qualsiasi idea esclusivistica e
decisione individualistica. In questo modo si è cittadini e non sudditi
L’America è combattuta tra la necessità di decidere a maggioranza e far si che ci sia spazio per chi dissente
con questa maggioranza di far sentire la sua voce.
Tocqueville sembra riferirsi solo alla maggioranza americana bianca ma in realtà parla anche delle
popolazioni di colore e dei nativi d’America. Considera gli indiani persi per la società americana, la ri utano e
non vogliono entrare in contatto con gli essi, si auto - esiliano e perderanno potere.
Per la popolazione di colore egli auspica una loro libertà e una situazione di non schiavismo. Spirito di
emulazione per ciò che fanno i bianchi. Nel corso del tempo ci sarà una commissione per una pari cazione
dei diritti tra bianchi e neri.

Nel primo tomo del 1835 Tocqueville parla di una nuova forma di tirannia, forma contemporanea: tirannia
della maggioranza
Nel secondo tomo del 1840 Tocqueville parla di una forma particolare di dispotismo, particolare forma di
governo dove vi è si la democrazia ma prevale la maggioranza.
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Lezione 14 - 30/03/202

SOCIALISM
Quando si parla di Socialismo in genere ci si riferisce ad una società in cui le ricchezze personali sono state
ridotte ai minimi termini o addirittura annullate
Il socialismo è un pensiero antichissimo, addirittura nell’antica Grecia, cristianesimo medievale o nei valdesi
Alla base del socialismo vi è l'in uenza più antica dell'Illuminismo che aveva per primo messo in evidenza le
differenze sia sociali che economiche e come esse avrebbero dovuto essere attutite se si voleva ottenere
una società egualitaria. Gli illuministi hanno il problema del risolverlo de nitivamente
Alla base del socialismo vi era quindi l'annullamento delle differenze economiche, esso non si preoccupava
tanto delle differenze sociali, quanto appunto di quelle economiche che dovevano essere necessariamente
eliminate
“L’uguaglianza è a un tempo la cosa più naturale e la più chimerica” (Voltaire).
I pensatori socialisti, de niti anche utopisti da Marx ed Engels (terzo capitolo del Manifesto), di fronte al
problema delle diseguaglianze economiche propongono una soluzione che riguarda prima di tutto la
giustizia, secondo loro non basta infatti che l'uguaglianza venga promulgata legislativamente, la meritocrazia
deve esistere realmente, sopratutto a livello economico, così che coloro che possiedono più ricchezza degli
altri abbiano la garanzia di essersela realmente meritata (liberalismo). Giustizia che fa propria il concetto di
merito.
Organizzazione della vita economica. L'economia di ogni paese doveva essere programmata sul lungo
tempo dallo stato stesso che avrebbe dovuto garantire il suo corretto svolgimento e la sua giusta partizione
Se una società ha un obiettivo economico comune è molto più spronata a raggiungerlo e si crea così una
cooperazione volontaria tra gli individui che hanno un obiettivo comune e che non puntano più alla
concorrenza e quindi ad ottenere successi personali
Questi autori sono i primi che si concentrano solo ed esclusivamente sui problemi che la società possiede e
non tanto sulla politica. Interessi sociali piuttosto che politici. Secondo loro lo stato deve solamente
preoccuparsi, a livello politico, di suddividere il lavoro e la ricchezza dei singoli individui in parti uguali, ma
non importa con quale forma di governo lo faccia
Le idee di questi pensatori condannavano quindi in primo luogo quelle attività parassitarie nanziarie
borghesi che avevano fatto si che, nel tempo, si fosse sviluppata una società capitalista, basata sulla
speculazione e sullo sfruttamento
Essi si interrogavano sui modi a loro disposizione per ribaltare questa società capitalistica per dare poi vita
ad una società più cooperante, non prendendo però assolutamente in considerazione una rivoluzione
violenta. Esperimenti sociali, esempi razionali per un mondo migliore. Questi pensatori volevano raggiungere
una società più evoluta in modo paci co, basandosi su esempi governativi già esistenti che avrebbero
dovuto fungere da persuasione per le altre società più arretrate

Robert Owen (1771-1858


E’ inglese. Il progetto di Owen è fortemente legato alla sua esperienza esistenziale, che lo ha visto costretto
sin da bambino a lavorare in una fabbrica tessile, dove, grazie alle sua capacità, riesce a fare moltissima
carriera no a diventare un socio di essa. E' proprio nella sua fabbrica che Owen mise in pratica il suo primo
esperimento sociale che però fallì.
Il progetto di Owen fallisce in quanto il governo inglese era ancora troppo ancorato ad una società troppo
capitalista per approvare le sue riforme
Owen decise così di trasferirsi in America e di aprire una nuova fabbrica caratterizzata da queste innovazioni
umanitarie che prese il nome di New Armony, di carattere comunistico. Nel progetto New Armony curò le
condizioni igieniche nelle fabbriche, costui le case per gli operai vicino alla fabbrica, scuole per gli operai e
per i loro gli, casse di risparmio, ridusse la giornata lavorativa degli adulti e abolì l’impiego del lavoro
minorile. Anche questa iniziativa americana però fallisce e ciò costringe Owen a ritornare in Inghilterra a
svolgere il ruolo di organizzatore sindacale il quale gli permise di continuare a sviluppare la sua teologia
cooperativista
Nonostante i suoi successi pratici però, Owen ottenne grandi successi a livello etico e morale, in quanto
smosse notevolmente l'opinione pubblica in favore di una società cooperativista. Il suo pensiero è di matrice
illuminista.
Alla base del pensiero etico di Owen vi era la certezza che esistessero delle leggi naturali e razionali che
ogni uomo possedeva dalla nascita che dovevano essere rispettati, lasciando da parte il razionalismo e il
pregiudizio, che governano le società umane. Epurazione di tutto ciò che impedisce alla natura di spiegarsi
completamente.
Secondo Owen ogni essere umano modellava il suo carattere sulla base dell'ambiente in cui si trovava a
vivere, da qui la necessità dello stato di dover offrire a tutti una società evoluta che permettesse agli individui

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di modellare il proprio carattere sulla base dell'ambiente che li circondava. In sostanza se la politica riusciva
a migliorare l'ambiente di vita, anche gli individui sarebbero migliorati a loro volta. L’educazione deve essere
rivolta a tutti, essa è fonte di pregresso
Annullamento dell’individualismo economico e morale. Esso produce una innaturale insocievolezza.
Owen propose l'annullamento delle differenze economiche attraverso l'abolizione delle imprese private, e
quindi della concorrenza, così che le aziende potessero essere gestite dallo stato stesso e le loro ricchezze
ben distribuite tra gli individui che avrebbero cooperato tra di loro per farle prosperare. Le imprese private,
secondo Owen, sono infatti nocive per la società in quanto incapaci di provvedere alla soddisfazione di tutti
gli individui, ma solo di alcuni che, divenendo più ricchi, provocheranno nei poveri invidia e sottomissione,
problemi che porteranno inevitabilmente alla suddivisione della società in ceti sociali
Muove contro gli economisti classici Adam Smith e David Ricardo.
Il singolo non è contrapposto agli altri individui ma vive in una società comunitaria, quindi socialista, in modo
armonioso.
Owen per sviluppare le sue ideologia parte dal presupposto che lega la qualità del prodotto al suo valore,
una società evoluta dovrebbe infatti riuscire a produrre qualcosa di sempre migliore al minor prezzo
possibile, per poter trarre dalla vendita di questo prodotto il maggior pro tto possibile. Al baratto si è
sostituito il commercio e da qui è inventata una misurazione arti ciale e innaturale: la moneta. Secondo
Owen era necessario sostituire la moneta, caratterizzata da un valore arti ciale e quindi potenzialmente
sottoposta a speculazioni, con buoni di lavoro, ovvero pagamenti nei confronti dei lavoratori, che avrebbero
rappresentato per loro un valore reale che non poteva modi carsi e che quindi avrebbe stimolato i lavoratori.
Sul buono lavoro non si poteva speculare. Le imprese avrebbero dovuto quindi pagare il lavoro degli operai
con buoni di lavoro, ovvero delle ricompense il cui valore variava in base alle ore di lavoro e alla qualità del
prodotto creato. Il buono lavoro doveva avere un valore ben stabilito dallo stato stesso, il quale dipendeva
appunto dal lavoro svolto e dalle ore di lavoro che erano state utilizzate per realizzare il prodotto a cui il
proprietario di fabbrica non poteva dare un valore proprio. Così facendo Owen avrebbe voluto annullare lo
sfruttamento dei più deboli e la speculazione delle ricchezze che le società capitalistiche erano abituate a
praticare. La ne della speculazione avrebbe prodotto notevoli ricchezze allo stato che sarebbero servite da
surplus di prodotti per aumentare il benessere della città, anche attraverso la produzione di beni secondari
Lavoro organizzato geometricamente organizzato. La competizione sarebbe stata inconcepibile.
Uguaglianza di diritti e condizioni. Il merito personale poteva dare maggior ricchezze. Owen era un
inguaribile ottimista sulla frutta trasformazione della società. Non vi era nessuna rottura violenta
rivoluzionaria per arrivare alla sua società ideale
Nei sui scritti parla di una società come un paradiso in terra
Report to the County of Lanark
"A differenza di tutti i precedenti grandi cambiamenti, questo può essere effettuato senza un solo male o
inconveniente. Esso non richiede sacri cio di principio né sacri cio di proprietà a nessun individuo di
qualsiasi rango o condizione; ogni passo del suo progresso realizza unicamente il bene”.

Charles Fourier (1772-1837


Perdita del patrimonio paterno che lo costrinse a lavorare come commesso viaggiatore. Fu un autore che
venne molto osteggiato durante la sua esistenza in quanto considerato lascivo, perverso e dedito più alla
pornogra a che alla loso a. Fourier ritornerà come autore preponderante dal 1968, quando la società sarà
più aperta alle sue idee innovative, senza considerarle immorali
Fourier nelle sue ri essioni parte da una critica alla società borghese e capitalista, una società che fallirà,
dato che da il contrario di ciò che ha sempre promesso, ovvero il benessere. Il libero mercato tanto
professato dai capitalisti infatti non ha portato i grandi vantaggi aspettati, ma anzi aveva ucciso la libertà
economica, attraverso la creazione di monopoli di industrie che si allevano tra di loro per imporre prodotti e
prezzi troppo alti per la maggior parte delle persone. Così facendo il benessere economico era stato
riservato solo ad alcuni, ad un’élite, e non a tutti. A questo si aggiungeva il fatto che le differenze sociali tra
imprenditori e lavoratori producessero una sorta si sottomissione di questi ultimi ai primi, che potevano
pretendere lavori disumani in cambio di pagamenti molto bassi e di condizioni di lavoro disumane
Ciò ha portato a deformazioni psicologiche della società. Fu questa ri essione che portò Fourier a de nire gli
operai “gli schiavi moderni”. Falsità dei prezzi determinati da formule di speculazioni, produzioni
monopolistiche. La moderna economia si basa sul denaro e non più sul lavoro
Secondo Fourier quindi il capitalismo aveva disumanizzato la società e doveva quindi essere eliminato
Sul piano politico denuncia come ormai la politica sia al servizio degli uomini d'affari, di quei grandi capitalisti
che utilizzavano a vantaggio dei loro privilegi il potere politico, un potere che si rafforzava sempre di più,
concentrandosi in poche mani
L'idea di Fourier sarebbe quindi quello di attuare una società più liberale, che permettesse al popolo di
autogovernarsi o che, per lo meno, permettesse agli individui dei ceti più bassi di partecipare alla vita
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politica. Se all'uomo sarà lasciato di poter sviluppare tutta la sua virtualità e tutta la sua libertà, si otterrà un
mondo moderno, un modo armonico, che sarà fatto per la felicità sia dell'uomo che della donna che vengono
considerati da Fourier alla pari. L'armonia di questo nuovo mondo sarà principalmente dovuta al benessere
economico della società che avrà annullato il capitalismo
Il progetto di Fourier è quello quindi di creare un uomo nuovo, un uomo naturale, che riprende possesso di
sé, dei propri istinti e delle proprie passioni, essenziali nella vita dell'uomo
Secondo quest'ottica, secondo Fourier deve essere prima di tutto rinnovato il pensiero erotico-sessuale che
deve rappresentare la natura, superando la dimensione della coppia e provando nuove esperienze sessuali
che vadano oltre la normalità, abituandoci ad avere relazioni più vaste. Emancipazione della coppia, non
siamo fatti per la vita di coppia
Fourier fu il primo a mettere in evidenza anche il ruolo sessuale delle donne, infatti, se no a quel momento
le donne erano considerate solo ed unicamente una macchina da riproduzione, in realtà anche esse
avevano dei desideri sessuali che dovevano essere presi in considerazione e che sopratutto dovevano
trovare soddisfazione. La soddisfazione sessuale di entrambi i sessi avrebbe annullato la depressione e
l'infelicità di entrambi gli individui e avrebbe quindi garantito un miglioramento psicologico che si sarebbe poi
riversato sulla società. E' in favore di questa soddisfazione sessuale che Fourier non limitava l'interesse
sessuale con la moralità, ammettendo anche l'omosessualità e le orge di persone
Da qui l'accusa a Fourier di essere un perverso, pornomane, e la condanna delle sue opere letterarie
Fourier inventa le falangi (falansterio) che sono unità produttive abitate di circa 1800 persone in cui si vive
insieme. Vi sono tre classi all’interno del falansterio (alta-media-bassa). Il povero non è mai povero perché è
sempre retribuito e può comprare azioni e sperare di arricchirsi col tempo. Non c’è uguaglianza economica
ma politica. Necessario garantire l'uguaglianza politica degli individui. Il falansterio si autogoverna da sé,
ognuno di essi è un micro-stato
In queste comunità si lavora per due ore in un posto e poi si cambia lavoro per altre due ore, non più di due.
Secondo Fourier si può lavorare per 16 ore consecutive con queste modalità. La retribuzione è diseguale
Per Fourier quindi tutto partiva dall'essenza interna, se si riusciva a soddisfare le proprie esigenze personali,
sopratutto sessuali, si sarebbe riusciti a vivere meglio la quotidianità e quindi a vivere più rilassati nelle realtà
sociali. Così facendo, anche il prodotto economico dello stato si sarebbe quadruplicato perché l'uomo
sarebbe stato predisposto psicologicamente alla fatica, in quanto soddisfatto personalmente
Lo scopo di Fourier era quindi quello di garantire la felicità di tutti gli individui che però non necessariamente
dovevano possedere le stesse ricchezze economiche, in quanto le differenze economiche c'erano e
potevano continuare ad esistere dato che erano altre, ovvero quelle interiori, le ricchezze che, secondo
Fourier avrebbero garantito la felicità dell’uomo
E' su questo modello che si doveva basare uno stato socialista secondo Fourier, uno stato in cui tutti
potevano essere felici, pur essendo diversi
Anche secondo Fourier per attuare il suo ideale non vi era bisogno di una rivoluzione, sarebbe stato un
progresso naturale delle cose a garantire la creazione di uno stato socialista

Claude-Henri de Rouvroy conte di Saint-Simons (1760-1825)


Fu un autore di stampo illuminista in quanto allievo di D'Alambert
Due diverse visioni del mondo: illuminista e romantico
Dall’illuminismo deriva l’idea del progresso, ducia illimitata delle scienze e la religione vista dal punto di
vista etico. Dal romanticismo proviene uno spirito di sistema, una visione gerarchia ma meritocratica della
società.
Nel 1819 Saint-Simons pubblicò il suo primo scritto, ovvero una Parabola (citazione Ariel) con la quale
l'autore creò un'ipotesi un po' pedante, che metteva in evidenza come uno stato importante come la Francia
si sarebbe potuto comportare se i primi 50 uomini migliori nelle varie professioni fossero venuti a mancare
da un momento all’altro. Questi uomini erano i francesi più utili al suo paese, quelli che gli permettevano di
valorizzarsi e di splendere e, senza di loro, la Francia sarebbe sicuramente caduta in disgrazia
Allo stesso modo, Saint-Simons, nella stessa opera, suppone che la Francia perda, nello stesso momento
un tot di individui parassitari, che sono si importanti nell'istituzione statale e a corte, ma per la Francia
sarebbe una perdita solamente in senso sentimentale in quanto in realtà lo stato non avrebbe subito
nessuna tragedia a livello economico
Tutti questi presupposti Saint-Simons li usa per sviluppare la sua tesi secondo la quale la società francese
era una società male organizzata, ancora di stampo di antico regime, in cui i grandi personaggi della
burocrazia governano ancora al posto di quelle persone realmente in grado di farlo
Lo schema di Saint-Simons è quindi di stampo illuminista in quanto contrappone, come facevano gli
illuministi, i parassiti ai lavoratori attivi
Ecco allora che Saint-Simons propone di organizzare una società basata su un governo tecnico, composto
di tutti quegli individui che si sono dimostrati capaci di farlo grazie alle loro qualità e non al loro ceto sociale

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Un governo composto di personalità capaci avrebbe fatto si che il benessere si sarebbe sviluppato più
facilmente nella società, in quanto questo governo tecnico aveva tutto l'interesse nel fare il bene, sopratutto
economico, dello stato. Società governata dai migliori
A livello economico infatti questo governo avrebbe fatto si che operai e imprenditori avrebbero collaborato
volontariamente per il bene della società, controllandoli da vicino e facendosi portavoce degli interessi di
entrambi. Si interessa al miglioramento delle condizioni dei pover
Saint-Simon è socialista perché organizza una rigida società economica. Egli però non prevede una lotta di
classe come Marx. No antagonismi

Lezione 15 - 31/03/202

KARL MARX (1818-1883


Termini: marxiano e si riferisce alla persona di Marx, marxista si riferisce a chi ha ripreso il pensiero di Marx
Il nucleo della sua teoria politica è la articolare visione della storia che possiamo de nire come concezione
materialistica della storia, materialismo storico. Visione della storia determinista, che si incentra sul
principio del divenire, strettamente legata a quella di Hegel, concepisce fenomeni di una determinata epoca,
interpretati come una unità complessa e intende un’evoluzione storica come un progresso che si realizza
attraverso con ittualità e si svolge secondo il ritmo hegeliano che prevede tesi, antitesi da cui sorge la
sintesi. Divenire scandito da questo ritmo che determina un succedersi di rivoluzioni complesse che sono
inevitabili quando assistiamo ad una accumulazione di mutamenti quantitativi che necessitano un salto
qualitativo, cioè un passaggio rivoluzionario. Rovescia la dialettica di Hegel, che si basava sulle idee, in
visione materialista per “farla camminare sui piedi e non sulla testa”. Marx oppone all’idea di Hegel il
succedersi di fatti concreti e pratici e non ideali. Concezione marxiana della società e storica mette in primo
piano l’uomo è la loro attività pratica, lavorativa, che è volta a dominare la natura per ottenere quei beni
necessari alla conservazione della vita materiale, alla produzione. Per produrre questi beni materiali per la
sopravvivenza materiale, sono necessarie le forze produttive ossia l’insieme dei lavori degli uomini, materiali
e strumenti di lavoro.
Nel processo produttivo uomini entrano in contatto fra di loro stabilendo dei determinati rapporti di
produzione che mutuano storicamente con il variare dello sviluppo conoscenze, sapere, progressi tecnici,
macchine per produzione. Essi mutando dando luogo a diversi fenomeni legati al mondo del lavoro, alla
produzione, questi fenomeni sono divisione lavoro, distribuzione prodotti, forme di proprietà, compenso e
sfruttamento lavoratori. Dall’intreccio di forze produttive e dai diversi rapporti di produzione scaturisce un
determinato modo di produzione che caratterizza diverse epoche storiche. La successione di queste epoche,
che si rivoluzionano, ad un certo punto il diverso modo di produzione entra in contraddizione con le forze di
produzione, in questa maniera si va a generare un con itto che pone in antagonismo le varie forze
produttive, cioè le varie classi. Con itto che si risolve con nuovi rapporti di produzione.
Per la critica dell’economia politica del 1859.
“Il risultato generale al quale arrivai e che, una volta acquisito, mi servì da lo conduttore nei miei studi, può
essere brevemente formulato così: nella produzione sociale della loro esistenza, gli uomini entrano in
rapporti determinati, necessari, indipendenti dalla loro volontà, in rapporti di produzione che corrispondono a
un determinato grado di sviluppo delle loro forze produttive materiali. L’insieme di questi rapporti di
produzione costituisce la struttura (economia) economica della società, ossia la base reale sulla quale si
eleva una sovrastruttura giuridica e politica e alla quale corrispondono forme determinate della coscienza
sociale. Il modo di produzione della vita materiale condiziona, in generale, il processo sociale, politico e
spirituale della vita. Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro
essere sociale che determina la loro coscienza. A un dato punto del loro sviluppo, le forze produttive
materiali della società entrano in contraddizione con i rapporti di produzione esistenti, cioè con i rapporti di
proprietà (che ne sono soltanto l’espressione giuridica) dentro i quali tali forze per l’innanzi si erano mosse.
Questi rapporti, da forme di sviluppo delle forze produttive, si convertono in loro catene. E allora subentra
un’epoca di rivoluzione sociale. Con il cambiamento della base economica si sconvolge più o meno
rapidamente tutta la gigantesca sovrastruttura”.

Intrinseco a tutto lo sviluppo produttivo vi è sempre stato nella storia un con itto fra classi sociali, lotta di
classe dove per classe si intende complesso di individui che stanno in una medesima posizione rispetto ai
mezzi di produzione. Queste classi lottano per conservare o mutare questo modo di produzione
Sono due le classi che si combattono: la classe dominante, la borghesia, che detiene mezzi di produzione
con i quali determina la divisione di lavoro, che determina lo sfruttamento del lavoro altrui e una classe che è
dominata, il proletariato, cioè chi non possiede nulla e per vivere è costretta a sottomettersi a chi ha mezzi
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produttivi e subisce lo sfruttamento da essi. Essi sono gli operai moderni (dell’Ottocento) che sono costretti a
vendere la loro forza lavoro come una merce
Manifesto partito comunista del 1848.
Il primo capitolo “borghesi e proletari” inizia così: “La storia di ogni società nora esistita è storia di lotta di
classe. Liberi e schiavi, patrizi e plebei, baroni e servi della gleba, membri delle corporazioni e garzoni, in
una parola oppressi e oppressori sono sempre stati in contrasto fra di loro, hanno sostenuto una lotta
ininterrotta, a volta nascosta, a volte palese; una lotta che nì sempre o con una trasformazione
rivoluzionaria di tutta la società o con la rovina comune delle classi in lotta”
Questa lotta nisce con una trasformazione rivoluzionaria della società o con la distruzione delle due classi
in lotta. Le classi che si confrontano nel periodo della pubblicazione del Manifesto sono: la classe borghese
e quella proletaria.
L’insieme dei mezzi di produzione costituisce la struttura, cioè l’economia, da cui derivano le sovrastrutture
(politica e giustizia)
Stretto legame tra stato e mezzi di produzione. Lo stato è un apparato di potere che viene utilizzato dalla
classe dominante per conservare il potere ai danni degli oppressi.
Dipendono dal modo di produzione, dalla struttura, base economica e sono condizionate dal modo di
produzione, dalla vita economica
Lo “stato borghese”, il potere statale è al servizio della classe borghese, è amministrato dalla “classe
borghese”
Analizzando la società dei tempi di Marx e lo sviluppo delle forze di produzione ostacolato dal quadro dei
rapporti di produzione, contraddizione è data principalmente da una crisi data dalla sovrapproduzione,
mercato produce di più rispetto a quello che può consumare
Questa contraddizione, che si basa su crisi di sovrapproduzione che la borghesia non riesce più a gestire,
rende prossima una rivoluzione condotta dai proletari, che toglierà il poter politico e economico alla
borghesia e af derà i mezzi di produzione al proletariato avviando così la società al comunismo, con il
comunismo casserà la lotta di classe, ci sarà una unica classe detta umanità e non ci sarà più bisogno dello
stato. La ne della storia per Marx prevede inutilità dello stato, scomparsa di questo. Rivoluzione inevitabile
determinata dalla storia tanto è vero che quando si fa riferimento a ciò si fa riferimento al determinismo di
Marx perché la crisi è prossima e porterà ad una rivoluzione che cambierà i modi di produzione. Sarà una
rivoluzione violenta in contraddizione con quanto avevano detto i socialisti utopisti
De nizione di violenza politica nel Capitale del 1867: “la violenza è la levatrice di ogni vecchia società,
gravida di una nuova società”. La rivoluzione deve avvenire. La violenza fa da levatrice ad ogni vecchia
società. La violenza è necessaria per la nascita di una nuova società
Scoppia la rivoluzione violenta: nella fase iniziale della rivoluzione si deve instaurare temporaneamente una
dittatura del proletariato, non intesa come presa del potere da parte di una élite, dittatura dell’intera classe
operaia cioè di tutta quella parte della popolazione sfruttata dalla borghesia.
“Il proletariato adopererà il suo dominio per strappare a poco a poco alla borghesia tutto il capitale, per
accentrare tutti gli strumenti di produzione nelle mani dello Stato, cioè del proletariato in classe dominante
[…]. Naturalmente, ciò può avvenire, in un primo momento, solo mediante interventi dispotici nel diritto di
proprietà e nei rapporti borghesi di produzione”
Il termine dittatura non compare nel Manifesto, ma comparirà però in opere successive come Nella lotta di
classe in Francia del 1848-50 in cui Marx ci parla di dittatura del proletariato come punto di passaggio
necessario per l’abolizione di questa società.
"Il proletariato va sempre di più raggruppandosi intorno al socialismo rivoluzionario, al comunismo. Questo
socialismo è la dichiarazione della rivoluzione in permanenza, la dittatura di classe del proletariato quale
punto di passaggio necessario per l’abolizione delle differenze di classe in generale, per l’abolizione di tutti i
rapporti di produzione su cui esse riposano, per l’abolizione di tutte le reazioni sociali che corrispondono a
questi rapporti di produzione, per il sovvertimento di tutte le idee che germogliano da queste relazioni
sociali”.
Il suo obiettivo è l’abolizione delle differenze di classi, quindi lo stato non serve più
Critica del programma di Goth
“Tra la società capitalistica e la società comunistica vi è il periodo della trasformazione rivoluzionaria dell’una
nell’altra. Ad esso corrisponde anche un periodo politico transitorio, il cui Stato non può essere altro che la
dittatura rivoluzionaria del proletariato”
Il proletariato adopererà il suo dominio per prendere il capitale dalla borghesia e conquisterà lo stato
divenendo classe dominante.
“Alla vecchia società borghese con le sue classi e i suoi antagonismi di classe subentra un’associazione il
cui libero sviluppo di ciascuno è condizione del libero sviluppo di tutti”.
Tempistica rivoluzionaria: rivoluzione violenta, dittatura transitoria del proletariato, liquidazione della società
classista, gestione statale della produzione.
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Lo stato deve svolgere ancora la sua funzione, vi è un accentramento del potere nei proletari che deve
preparare la distruzione delle classi, per lui infatti lo stato non va abolito subito ma una volta eliminata
differenza di classe esso si eliminerà da se. Ovvio che classe la borghese non lascerà volentieri il suo status,
metterà tutte le sue potenze in campo per impedire la rivoluzione ecco perché importante prendere le redini
dello stato
“Il proletariato adopererà il suo dominio per strappare a poco a poco alla borghesia tutto il capitale, per
accentrare tutti gli strumenti di produzione nelle mani dello Stato, cioè del proletariato in classe dominante
[…]. Naturalmente, ciò può avvenire, in un primo momento, solo mediante interventi dispotici nel diritto di
proprietà e nei rapporti borghesi di produzione”.

“Alla società borghese con le sue classi subentrerà un’associazione con condizione di un libero sviluppo di
tutti”
Marx non ha mai dato una descrizione compiuta da un punto vista istituzionale dello stato, di come dovesse
crearsi questa dittatura del proletariato, però fa un esempio cioè la Comune di Parigi del 1871 che riprende
nel suo scritto La guerra civile in Francia 1871. Dobbiamo immaginare questa dittatura come democrazia
intesa come dominio del popolo, governo diretto del popolo che governa direttamente, che non concede
niente ai criteri di rappresentanza. Istituzione democratica che comprende un governo strettamente sotto
controllo del popolo, organismo di lavoro che è composto da consiglieri scelti a suffragio universale dal
popolo ma revocabili in qualsiasi momento, magistrati scelti dal popolo e che giudicano nell’interessi di
questo. La nazione dovrà essere suddivisa attraverso singoli comuni capaci di governarsi in maniera
autonoma. E’ una democrazia radicale e diretta che ha come compito di espellere le basi economiche su cui
poggia il modello produzione borghese, eliminare le classi contrapposte, ne ultimo è l’eliminazione della
divisione della società in classi, anche il proletariato ha vita breve no alla condivisione dei mezzi di
produzione. Esproprio della proprietà privata borghese.
ABOLIZIONE DELLO STATO. Allo stato subentrerà un’associazione comunista

Marx non è un utopista, non ci da descrizione di questa società comunista ma ci si può fare una idea
andando a cogliere numerosi accenni che ritroviamo nelle sue opere, di quello che deve intendersi come
una società comunista. Essa risolverà il problema dell’esistenza umana data dall’alienazione (situazione di
non possesso di chi appartiene ad altro) determinata dalla società del lavoro borghese, vado a produrre non
per me ma per i capitalisti. Nella società capitalista ciascuno lavora per il vantaggio del capitale.
Teoria del plus valore: un parte non è remunerata che va a costituire il plus valore che va nelle tasche in
modo disonesto al proprietario. Situazione di alienazione.
Con l’appropriazione mezzi di produzione da parte dei lavoratori tutto ciò verrà superato perché lavoreremo
per noi stessi e per l’associazione che andrà a costituire lo stato
“Di fatto il regno della libertà comincia soltanto là dove cessa il lavoro determinato dalla necessità e dalla
nalità esterna”. L’uomo non apparterrà più a qualcun altro ma lavorerà per se
“In una fase più evoluta della società comunista, dopo che è scomparsa la subordinazione servile degli
individui alla divisione del lavoro, e quindi anche il contrasto di lavoro intellettuale e corporale; dopo che il
lavoro non è divenuto soltanto mezzo di vita, ma anche il primo bisogno della vita; dopo che con lo sviluppo
generale degli individui sono cresciute anche le forze produttive e tutte le sorgenti delle ricchezze sociali
scorrono in tutta la loro pienezza; solo allora l’angusto orizzonte giuridico borghese può essere superato, e
la società potrà scrivere sulle sue bandiere: ‘Ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i sui
bisogni!’”
Lo slogan comunista: “Ad ognuno i suoi bisogni” deriva da Gli Atti degli Apostoli – 4, 32-35 La prima
comunità cristiana
“La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno diceva
della sua proprietà, ma ogni cosa era fra loro in comune. Con grande forza gli apostoli rendevano
testimonianza della resurrezione del Signore Gesù e tutti essi godevano di grande simpatia. Nessuno infatti
tra loro era bisognoso perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano l’importo di ciò che
era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; e poi veniva distribuito a ciascuno secondo il
bisogno”.
L’ateo Marx dice che la religione è l’oppio dei popoli, trasposizione di un mondo immaginario che
mascherano l’essenza dei rapporti tra gli uomini, dissimula la diseguaglianza degli uomini.

La società comunista sarà una società nazionale, si appianeranno anche lotte nazionali date da nazioni
borghesi. Sarà una società senza religione, perché essa come la politica è un fattore di oppressione.
Sarà una società anti - politica, con il primato dell’associazione, presupporrà una produzione controllata che
risponda a concreti bisogni. Non si produrrà per il pro tto ma si creerà una società più ricca
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Inizierà una nuova storia in cui l’uomo sarà un uomo libero e non più legato a necessità a lui estranee quali
produrre forza lavoro per altri. L’uomo sarà sociale dal momento che si supererà ogni contrapposizione che
vi è tra l’interesse individuale e quella generale. La natura umana si emanciperà, ogni uomo è padrone di se
stesso perché supererà lo stato di alienazione

-> Quale è la Differenza tra comunismo e socialismo


Engels – Prefazione alla riedizione Manifesto del 1890
“Nel 1847 socialismo signi cava un movimento borghese, comunismo un movimento operaio. Il socialismo,
almeno sul continente (Germania), era una dottrina da salotto, il comunismo era il giusto contrario. E poiché
noi (Engels e Marx), n d’allora, eravamo ben decisi nell’idea che l’emancipazione dei lavoratori dev’essere
opera della classe lavoratrice, è chiaro che non potevamo rimanere in dubbio un istante sulla scelta tra i due
nomi”

Lezione 16 - 12/04/202

GEORGES SOREL (1847- agosto 1922


Borghese, ingegnere lavora per il ministero delle infrastrutture. Solo in età avanzata si occupa di politica con
idee sempre più radicali. Collabora con diversi giornali dell’estrema sinistra, di cui sarà fondatore di una di
esse. Anni 1910-20 ammiratore di Lenin e della Rivoluzione sovietica ma anche di Mussolini e del fascismo
(non ancora regime, giudizio pre marcia su Roma).
Le sue simpatie sono rivolte inizialmente per la socialdemocrazia ma poi muta posizione verso la destra.
La sua opera si intitola Ri essioni sulla violenza del 1908 che è una raccolta dei suoi precedenti scritti.
Sorel esalta la violenza nella politica, rivoluzione che può avvenire solo con la violenza.
Apologia (termine soriano) della violenza.
“Oggi non esito a dire che il socialismo non potrebbe esistere senza un’apologia della violenza”
Violenza che va nettamente distinta dalla forza. Non sono sinonimi, atti diversi con risultati diversi
Forza e Violenza
- Forza: indica gli atti di autorità;
- Violenza: va a indicare atti di rivolta contro lo status quo
“I termini forza e violenza vengono adoperati allo stesso modo sia per le azioni delle autorità che per quelle
dei rivoltosi. È chiaro che i due casi danno luogo a conseguenze ben diverse. Io sono del parere che
sarebbe tanto di guadagnato adottare una terminologia che non desse luogo a nessuna ambiguità, e che
bisognerebbe riservare il termine violenza per la seconda accezione [ossia per le azioni dei rivoltosi]; diremo
dunque che la forza ha per oggetto di imporre l’organizzazione di un certo ordine sociale, nel quale governa
una minoranza, mentre la violenza tende alla distruzione di quest’ordine. La borghesia ha fatto uso della
forza sino agli inizi dei tempi moderni, mentre il proletariato reagisce adesso con la violenza contro di essa”

Vera e propria apologia della violenza e scrive che non esita a dire che socialismo non sussisterebbe senza
apologia della violenza, atti di rivolta che sono atti di ribellione.
Non è un marxista ortodosso, revisiona le idee di Marx. Accentuazione della classe lavoratrice come classe
rivoluzionaria. Si allontana da Lenin quando auspica che questa sia un’azione spontanea e non un’azione
partitica. L’azione rivoluzionaria è creatrice, che va ad anticipare i furi tempi (in questo non è marxiano).
L’agire promuove sempre situazioni nuove che devono essere di cesura con lo status quo. Il fare, l’agire, è
un premio a se stesso, alla propria autonomia di classe secondo Sorel. Non bisogna prendere nulla dalla
classe avversa. La classe lavoratrice deve separarsi dalla borghesia e deve essere consapevole e
orgogliosa della sua diversità anche quando queste è violenta, barbarica, primitiva e irrazionale.
Esalta l’agire, antepone il fare e l’agire rispetto al pensare.
Enrico Leone (sindacalista italiano) – Il sindacalismo
“Le idee nascono dai fatti, non i fatti dalle idee”.
Ciò che conta è l’azione dato che essa è creatrice di qualcosa di nuovo. Attitudine fortemente irrazionalista,
le idee nascono da fatti
Critica alla cultura positiva che egli considera come una scienza-cultura prettamente borghese. La società
debba migliorare solo in base a ipotesi ben calcolate. Così facendo il positivismo aveva eliminato ogni
possibilità d’intervento alla forza creatrice umana, alla forza dialettica dello scontro.
Polemizza contro la natura borghese. Noiose e piatte regole calcolatrici borghesi. La società borghese per
Sorel è una società mediocre, paci sta per codardia e opportunismo, attaccata alla vita comoda e al denaro.
Dal punto di vista esistenziale essa tende all’accomodamento al trovare un accordo tra le parti perché ha
paura dello scontro e competizione.
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Da un punto di vista politico essa tende al parlamentarismo, a quelle vuote chiacchiere che si svolgono in
Parlamento e che sono volte a trovare sempre un accordo di qualsiasi tipo con la controparte
FRA I PARTITI DELLA BORGHESIA E PROLETARIATO NON CI DEVONO ESSERE ACCORDI
La polemica di Sorel al parlamentarismo è contro il socialismo politico cioè quel socialismo che partecipa a
tutti gli effetti alla politica parlamentare borghese. Degenerazione dell’autentico socialismo.
Il socialismo politico invece di combattere il potere e la politica, cioè lo stato, per poi distruggerli, così
facendo niva per accreditare l’esistenza della politica, del potere e dello stato. Addirittura per usarli, farli
propri, in nome della classe lavoratrice. Questo atteggiamento è per Sorel falso e misti catorio perché
proporre l’inconciliabile governanti e governati. Il proletariato deve fare da se, organizzarsi autonomamente,
non deve imitare la politica socialista-borghese.
Il luogo dove si deve attuare questa prassi creatrice del movimento rivoluzionario, tradito dal
parlamentarismo politico, è il sindacato che è agente di un’azione diretta rivoluzionaria, non mediata.
Il sindacato agisce direttamente e concretamente. Lo strumento rivoluzionario per eccellenza è lo sciopero,
che non deve essere rivendicativo ma politico. Tirocinio rivoluzionario in cui il proletariato acquiescé una
coscienza di classe. Lo sciopero generale è il mezzo per arrivare alla rivoluzione. Nascerà una nuova
società in cui i lavoratori saranno in grado di autoamministrarsi (Marx ce lo aveva già detto), non ci sarà
alcun tipo di governo. Nessuno stato con le sue istituzioni politiche.
Continuità e rottura con Marx. Sorel però muove contro l’idea della dittatura del proletariato. Lo considera un
residuo borghese in Marx. E’ un passaggio da eliminare immediatamente. Essa rappresenterebbe il
perpetuarsi di un socialismo politico. Vi sarebbe il perpetuarsi della contrapposizione tra governanti e
governati.
Questo sciopero generale è de nito da Sorel come un MITO nel quale si racchiude tutto l’intero il socialismo,
non ha contorni precisi. Mito, nulla di deterministicamente dato. Volontà di riscatto, distanza da Marx è totale.
Sorel non ci dice quando esso avverrà. E’ un’organizzazione di immagini capaci di evocare tutti i sentimenti
che corrispondono alla guerra intrapresa contro la società moderna. Sarà la scintilla che farà scoppiare la
rivoluzione, è un principio animatore.
Con la ne del capitalismo e la società nuova diventano per Sorel un mito, non storicamente dato.
La rivoluzione può essere ma anche può non essere per Sorel (per Marx la rivoluzione doveva esserci).
Essa abbandona la storia, la rivoluzione in Sorel è un mito. Il mito non va confuso con utopia. L’utopia è
una rappresentazione astratta di una futura società. Il mito invece in maniera irrazionalistica agisce nelle
nostre coscienze e viscere dei lavoratori
“[Lo sciopero generale è] il mito nel quale si racchiude tutto intero il socialismo, cioè a dire una
organizzazione di immagini capaci di evocare istintivamente tutti i sentimenti che corrispondono alle diverse
manifestazioni della guerra intrapresa dal socialismo contro la società moderna”.
In Marx invece troviamo un approccio scienti co razionale della storia e dell’economia. In Sorel invece ci
sono queste immagini che sono al nostro interno della lotta tra socialismo e borghesia. La rivoluzione è un
tutto qualitativo per Sorel, non è una serie di atti che poi tutti insieme portano alla rivoluzione
Attitudine etico-psicologica di Sorel è data dalla morale eroica su cui egli insiste molto. Ri uto della società e
cultura borghese ritenute piatte e oppressive. Egli oppone l’energia del fare e creare in senso rivoluzionario
in modo collettivo della classe lavoratrice. Il socialismo assume in Sorel un ruolo del salvatore barbarico
della civiltà dalla decadenza (borghese). Il socialismo deve prospettare delle nuove società in via
rivoluzionaria violenta. Ecco perché Sorel esalta Lenin e Mussolini, due rivoluzionari.
Si avvicina alle idee di estrema destra per il suo netto ri uto della grigia democrazia parlamentare che è fatta
solo di parole e mai di atti e per i socialisti che si adeguano a ciò
Nel 1919 pubblica un libello a favore di Lenin e della Rivoluzione bolscevica, che ammira.
Il programma rivoluzionario da attuare dopo la rivoluzione ha un interesse minore per Sorel, la vera
importanza è l’energia creatrice che deriva dallo sciopero generale.
La sua passione per Mussolini era ricambiata
Mussolini – voce Fascismo sulla Enciclopedia Treccani 1932
“Riformismo, rivoluzionarismo, centrismo, di questa terminologia anche gli echi sono spenti, mentre nel
grande ume del fascismo troverete i loni che si dipartirono dal Sorel, dal Peguy, dal Lagardelle del
Mouvement Socialiste e dalla coorte dei sindacalisti italiani, che tra il 1904 e il 1914 portarono una nota di
novità nell'ambiente socialistico italiano - già svirilizzato e cloroformizzato dalla fornicazione giolittiana - con
lePagine libere di Olivetti, La Lupa di Orano, il Divenire sociale di Enrico Leone”

LENIN (1870- gennaio 1924


Nel maggio del 1922 viene colpito da un ictus, dal 1923 stato vegetativo.
Compie una lettura è un’interpretazione del marxismo tutta politica nel senso che la rivoluzione non viene
garantita da un meccanismo oggettivo scienti co e materialista (no materialismo storico), ma si andrà a
compiere grazie alle capacità di avanguardie politiche del PC che sono in grado di forzare eventi storici in
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senso rivoluzionario. Riuscirà a realizzare la Rivoluzione di tipo marxista che seguirà fedelmente tappe
prospettate da Marx
Lo scritto di Lenin del 1917 è Stato e rivoluzione.
La sua ri essione iniziale è l’attualità della rivoluzione proletaria è attuale, si deve concretizzare in questo
momento. Posizioni teoriche e politiche sempre aperte alla retorica e dialettica. Le sue posizioni sono mobili
mai rigide e si muovono sempre. Lenin teorico e pratico sono la stessa cosa, ciò che dice lui fa.
Ogni fatto che succede nel mondo viene valutato da Lenin in funzione della Rivoluzione proletaria. Atti visti
positivamente o negativamente a seconda se ostacolano o no la Rivoluzione proletaria.
Gli scritti di Lenin si inseriscano immediatamente nella lotta politica che diventano atti politici veri e propri
Attualità della rivoluzione vuol dire che non bisogna aspettare che le cose avvengano come aveva detto
Marx. Bisogna intervenire con attitudine offensiva nelle situazioni in corso, partecipare a qualsiasi movimento
innovatore e progressista verso situazioni di rottura. L’azione rivoluzionaria è capaci di mutare le condizioni e
scuotere le coscienze. La storia non si deve fare da se, bisogna intervenire. Nel marxismo invece la
rivoluzione ha un suo preciso tempo nella storia.
Lenin e la Rivoluzione d’ottobre furono accusati di aver forzato il corso storico. La Rivoluzione russa non si
svolse in condizioni marxisticamente paradigmatiche (no apogeo capitalista e poi crollo, il capitalismo era
all’inizio in Russia). I rivoluzionari costretti a fare politica, intervennero attivamente con la violenza.
Gramsci dice che: la Rivoluzione russa è una rivoluzione contro il capitale. Non è una rivoluzione
marxisticamente data
In Lenin si parla di primato della politica ossia di creazione storica compita dalle avanguardie del PC,
avanguardie che sanno prendere decisioni adatte in quel momento e che agiscono in maniera sia ideologica
che strategica, che hanno la coscienza del governante della cosa pubblica
Lenin non ha nessuna ducia che si possa passare ad una società socialista senza rottura violenta degli
equilibri, no prassi riformista che avrebbe portato il socialismo al governo della cosa pubblica seguendo le
normali regole del gioco democratico-liberale. La democrazia borghese va respinta, ri utata.
Lenin muove contro Berastein invece diceva che possibile prendere potere per via democratica e solamente
con il socialismo democratico sarebbero mutate condizioni, rimandava ad un tempo non ben de nito questa
rivoluzione. Lenin ha s ducia anche nelle capacità rivoluzionare autonome delle masse, ri uta lo
spontaneismo delle masse che veniva invece esaltato da Rosa Luxemburg. Ella denunciava l’eccessiva
burocratizzazione e verticismo della Rivoluzione russa, al vertice della piramide c’erano quelli che
annullavano lo spirito democratico, facevano perdere spontaneità
Lenin – Che fare (1902)
“Un piccolo nucleo compatto, formato dagli operai più sicuri, più sperimentati e più temprati, che abbia dei
duciari nei principali quartieri e sia collegato in modo assolutamente clandestino all'organizzazione dei
rivoluzionari, potrà, con l'aiuto delle masse e senza alcuna regolamentazione, adempiere perfettamente a
tutte le funzioni di un’organizzazione professionale e inoltre assolverle nel modo migliore per la
socialdemocrazia. Solo in questo modo di potrà a dispetto dei poliziotti, consolidare e sviluppare un
movimento sindacale socialdemocratico.
Mi si obietterà che un’organizzazione chiusa al punto di non avere un regolamento, da non avere neppure
iscritti noti e registrati, non può essere chiamata organizzazione. Può darsi: non mi importa il nome. Ma
questa ‘organizzazione senza iscritti’ farà tutto il necessario, e assicurerà n dal principio un solido
collegamento fra i nostri futuri sindacati e il socialismo.
Chi in un regime di assolutismo vuole una vasta organizzazione di operai, con elezioni, rendiconti, suffragio
universale, ecc. non è che un incurabile ottimista.
La morale è semplice: se cominciamo col creare una forte organizzazione di rivoluzionari potremo assicurare
la stabilità del movimento nell’assieme e, in pari tempo, attuare gli scopi socialistici. Ma se cominciamo col
costituire una vasta organizzazione operaia con il pretesto che essa è accessibile alla massa (in realtà sarà
più accessibile ai poliziotti e porrà più facilmente i rivoluzionari nelle mani della polizia), non raggiungeremo
né l'uno né l'altro scopo; non ci sbarazzeremo del nostro primitivismo, della nostra dispersione, dei continui
arresti”.

Necessità di educare le masse da dei rivoluzionari di professione.


La politica secondo Lenin è scienza e arte. “La politica è una scienza e un arte e quindi il proletariato deve
avere i suoi politici di classe come li ha la borghesia. La borghesia va scon tta con le sue armi
spregiudicate”
La nalità della Rivoluzione proletaria è sulla di Marx: l’abbattimento dello stato, una società senza
classi. Quando non ci saranno più classi, quindi sfruttamento, lo stato perirà (eutanasia dello stato).
Passaggio intermedio! DITTATURA DEL PROLETARIATO. Momento temporaneo ma necessario. La
prospettiva è marxiana, cioè la nalità è di tipo anarchico
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L’organo democratico per eccellenza su cui si andrà a fondare la dittatura del proletariato è il Soviet
(assemblea che si crea sul posto di lavoro in cui si discutono i problemi politici), come momento discussione
da parte dei lavoratori quindi avrebbero dovuto rappresentare fulcro democrazia proletaria
Questa concezione del Soviet però andrà a cambiare per via della controrivoluzione
Lenin – Stato e rivoluzione
“Il proletariato non ha bisogno dello Stato che per un certo tempo. Non siamo affatto in disaccordo con gli
anarchici quanto all’abolizione dello Stato come ne. Affermiamo che, per raggiungere, questo scopo, è
necessario utilizzare provvisoriamente gli strumenti del potere dello Stato. Per la soppressione delle classi, è
indispensabile la dittatura provvisoria della classe oppressa”.

In Stato e rivoluzione il proletariato non ha bisogno dello stato se non per un certo tempo, non è in
disaccordo con anarchici per la distruzione dello stato, afferma però che per raggiungere questo scopo è
necessario provvisoriamente utilizzare la forza del potere statale. La rivoluzione ha bisogno di imporre un
ordine e lo fa in maniera autoritaria altrimenti le forze controrivoluzionarie possono rifarsi, quindi necessario
imporre forme autoritarie per contrastare. Rivoluzione è il fatto che una parte della popolazione impone la
sua volontà all’altra parte con mezzi autoritari. Necessità di guidare in maniera autoritaria la rivoluzione che
ha ducia nelle masse.
Lenin muove contro gli anarchici non autoritari. Non si fa una rivoluzione senza atti di autorità
“Hanno mai visto [gli anti-autoritari, gli anarchici] una rivoluzione? Una rivoluzione è sicuramente la cosa più
autoritaria che possa esistere, un atto per cui una parte della popolazione impone all’altra la sua volontà a
colpi di fucile, di baionette, di cannoni; ossia con mezzi autoritari come non mai. È necessario pertanto che
al partito che ha fatto la rivoluzione mantenere la sua dominazione con la paura che le sue armi provocano
nei controrivoluzionari”.
Lenin – L’estremismo, malattia infantile del comunismo (1920)
“Chi indebolisce, sia pure di poco, la ferrea disciplina del partito durante la dittatura del proletariato aiuta la
borghesia contro il proletariato”

-> Quanto deve durare questa dittatura del proletariato? Quando lo stato deperirà?
Lo stato deperisce, viene meno da se perché non ci sono più le classi.
Pochi mesi dopo la vittoria Lenin ssava il termine approssimativo ad una decina d’anni, chi aveva 35 anni
poteva avere la speranza di vedere la società comunista.
In un discorso in una conferenza del 1919 sembrava già allungare i tempi.
Lenin – conferenza nel 1919
“Questa macchina [lo Stato] noi l’abbiamo strappata ai capitalisti e ce ne siamo impadroniti. Con questa
macchina distruggeremo ogni sfruttamento, e quando nel mondo non sarà più possibile sfruttare, quando
non ci saranno più proprietari di terre, né proprietari di fabbriche, né ci sarà più possibilità di un ritorno a
cose del genere, soltanto allora noi demoliremo questa macchina. Allora non esisterà più lo sfruttamento.
Ecco qual è il modo di vedere nel nostro partito comunista”.
Però non ci ha detto quando!

Negli ultimi anni vita si pone domanda su come porre la Rivoluzione russa come un punto di partenza per
una rivoluzione su scala mondiale. Diverso discorso in Europa rispetto alla Russia perché è più dif cile e gli
Stati sono più forti militarmente
Su queste posizioni si scontreranno i suoi due del ni: Stalin e Trockij
Stalin voleva difendere il socialismo in un solo paese e poi eventualmente la si esporterà.
Trockij voleva esportare immediatamente la rivoluzione a tutto il mondo.

Lezione 17 - 13/04/202

NAZIONALISMO Ottocento-Novecent
Il pensiero nazionalista si lega a quello reazionario che respinge la Rivoluzione francese. Esso ha
caratteristiche diverse. Il pensiero reazionario rimane avverso al liberalismo, alla democrazia, al socialismo,
comunismo e anarchia, convinto che i rapporti gerarchici della società vadano salvaguardati e rafforzati e
che l’ordine sociale e collettivo debba sempre avere la precedenza sui diritti del singolo individuo e i suoi
diritti. Però questo contento storico sta conoscendo un nuovo protagonista: LA MASSA. I protagonisti non
sono più le classi adagiate ma l’intera popolazione. Essa cerca di attirare a se un nuovo pubblico che è
molto più vasto dell’ideologia reazionaria dello scorso secolo. Bisogna convincerlo e mobilitarlo contro gli
avversari (socialisti). Nuove parole d’ordine per mobilitare la massa. Lo strumento diventa la Nazione
Puntano al comune sentire nazionale e alla contrapposizione rispetto alle altre comunità.
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Pensiero sciovinista, xenofobo ed escludente verso gli altri: ebrei, massoni, socialisti e coloro che si
muovono contro gli interessi nazionali. Facilmente la massa si fa attrarre da parole semplicistiche e si
appassiona con molta facilità ai temi della propaganda politica coeva. In Francia e in Germania in testa
queste idee vengono rafforzati con avversioni antisemite. Promuove l’odio nei confronti degli ebrei che della
nazione si ritiene non possano far parte perché appartengono ad un’altra razza. Non si ritiene che gli ebrei
facciano parte della nazione. Li si accusa di adottare una politica e dei comportamenti antinazionali.
La trasformazione dell’impronta reazionaria si concretizza con il fascismo in Italia e nazismo in Germania.
Relazione: NAZIONALISMO -> FASCISMO e NAZISMO
Processo di modernizzazione della politica che trasforma radicalmente il contesto politico, impossibilità di
tornare all’antico regime. Fascismo e nazismo abbandonano il principio monarchico e del diritto di Dio.
Abbandono del diritto divino che legittima il potere politico. Scelgono di af dare il diritto politico ad un
individuo, in base a delle qualità personali, che sia in grado di rappresentare e riassumere in se le volontà di
tutta la comunità nazionale. Questo individuo viene scelto attraverso il suo carisma personale che diviene
fondamentale per rappresentare il potere assoluto. Cambia la forma di legittimazione politica.
Queste politiche del XX secolo rinunciano a qualsiasi riferimento trascendente, cioè religioso.
Religioni ed ideologie atee (fascismo e nazismo) che diventano religioni politiche perché hanno dei loro riti.
Il leader scelto si muove tra “ideologie liturgiche” atee e politiche.
Ritualità di massa: comizi di Hitler e Mussolini come delle messe laiche.
Nazionalismo francese: Impresa del canale di Panama nel 1881. Operazioni di scavi francesi che vanno
male, si muovono lentamente. Capitale privato che non basta più. Si intromette la politica: si chiede aiuto allo
stato francese e ciò comporta la corruzione di parlamentari. Si scateno l’antisemitismo in Francia. Nel 1894
un tenete dell’esercito francese ebreo Alfred Dreyfus che viene accusato di aver venduto ai tedeschi
informazioni politiche della Francia.  Processo che divide l’opinione pubblica, crea nuove coscienze. Tra gli
innocentisti è Emile Zolà che scrive l’articolo J’Accuse! sul giornale L’Aurore. Dreyfus verrà rigiuocato e sarà
scagionato
Tra le le degli accusatori vi sono Boulanger e Barras

Georges Boulanger (1837-1891)


Generale francese. Decide di scendere in politica con un linguaggio populista.
Sostiene che il Parlamento è corrotto e popolo francese invece è puro, incorrotto. Ri uta la divisione
classista, è contro il discorso marxista e il proletariato. Forte in lui il richiamo nazionale e declinato secondo
uno spirito moralizzatore della vita pubblica. Egli vuole superare la classi cazione tra destra e sinistra in
politica. Propone di dividere le oligarchie del Parlamento con una concezione democratica, plebiscitaria,
carismatica e popolare che si af di ad un salvatore della patria. Propone una gura che rappresenti la patria.
Denuncia le magagne del Parlamento e non ha tutti i torti (canale di Panama).
Il suo progetto fallisce, esiliato in Inghilterra, allontanato dalla vita politica. Polemica forte
parlamentare. Morirà suicida a Londra in esilio volontario

Mourice Barras (1862-1923)


Deputato tra le le boulangiste. Politica nazionalista. Chiede la condanna di Dreyfus
Forte polemica antirazionalista. Egli contrappone peculiarità storiche e psicologiche che il razionalismo non
prende in esame. Non vi è una vera e propria libertà di pensiero perché l’esperienza passata caratterizza
l’esperienza individuale (tradizioni familiari, pensiero dei genitori, nonni, degli avi). Per Barras la libertà di
pensiero vale poco.
Si rifà all’opera di Sofocle Antigone. Egli esalta la gura di Antigone che disubbidisce alle regole astratte.
Secondo Barras sono gli usi e costumi, le tradizioni, che ci impongono di pensare e agire in un determinato
modo. Esempio dell’albero, la sua vita dipende dalle sue radici.
Le sue idee sono racchiuse nel suo romanzo più famoso: Gli sradicati del 1897. Tre ragazzi che
abbandonano la loro realtà familiare, vanno a vivere in una metropoli, Parigi, e niscono male.
Il suo pensiero politico è contro le astrazioni, che lui reputa non consono al vivere civile. Muove contro
l’astrazione economica (capitalismo nanziario) e politica (accentramento amministrativo).
Capitalismo nanziario risulta a Barras come un nuovo feudalesimo, lega il politico e burocrate in un senso
di asservimento. Nella tradizione della Francia l’accentramento amministrativo non aveva senso dato che la
forza della Francia erano le sue provincie. Questi uomini nanziari non sono francesi ma ebrei, quindi non
sono francesi. Essi sono svincolati dalle tradizioni francesi, operano su diversi stati europei ed extra europei
al ne di arricchirsi personalmente.
Lo stato accentrato non appartiene alla nazione francese che originariamente si basava su forme di
autogoverno locale. Polemica anti-napoleonica. Il Parlamento per Barras è il simbolo della corruzione.
Gli uomini che amministrano quel particolare territorio ci vivono e possono riportare a Parigi le informazioni
dove risiede il Parlamento che però è il male del paese. Polemica contro i deputati del Parlamento. Da un
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punto di vista istituzionale vorrebbe una soluzione federalista. La soluzione corretta per Barras sarebbero dei
piccoli parlamenti autonomi per ogni regione. Rinnovato corporativismo socialista in senso economico.
Corporativismo, il lavoratore come socio e non un salariato, come organo statale di raggruppamento per i
lavoratori. Economia nazionale, protetta dai dazi doganali.
Il corporativismo è un organo di collegamento tra lavoratori e datori di lavoro, solidarietà nell’interesse
nazionale, sotto lo stretto controllo dello Stato. Nazionalismo economico in cui Barras reclama come i
lavoratori nazionali debbano essere protetti dai lavoratori stranieri. Il lavoro francese salvaguardato.
Il suo nazionalismo è repubblicano, non è contrario totalmente ai principi della Rivoluzione francese.
Quello che salva è che essa ha rinvigorito il carattere patriottico dei francesi.
Accetta il regime repubblicano, la Terza Repubblica, data l’estinzione della dinastia dei Borbone. Nei ceti
nobili mancava una gura che potessi divenire il monarca.

CHARLES MAURRAS (1868-1952)


Nazionalista. Fa carriera con l’Affare Dreyfus, del quale era un grande accusatore. Sarebbe dovuto morire in
carcere perché era stato condannato nel 1945 all’ergastolo per collaborazionismo nelle politiche antisemite
nella Francia occupata durante la seconda guerra mondiale. Collabora con il regime nazista. Leader del
gruppo nazionalista “L’azione francese”.
La sua opera maggiore è L’inchiesta sulla monarchia uscita nel 1909. Raccolta di una serie di interviste
Maurras è ancora più radicale di Barras. Elementi lo-monarchici per far tornare in voga la monarchia che
secondo egli è ancora vivo in Francia. Denuncia fortemente i valori della Rivoluzione francese che sarebbero
secondo lui stati importati (Inghilterra). Esso sono nefaste in uenze straniere, quindi è contro John Locke. La
Rivoluzione è stata un’insurrezione dell’individuo. Tirannia dello stato nell’iniziativa giacobina secondo
Maurras che poi si è protratta nel regime napoleonico. La valorizzazione dell’individuo come singolo viene
completamente disgiunta dai suoi nessi storici, naturali, dalla storia, dalla consuetudine.
Nella sua alla sua critica all’individualismo collega il romanticismo, capriccio individuale e motivo di
decadenza per la nazione
Esalta il neoclassicismo, de nito come ordine/sistema. Nazionalismo di Maurras è razionale ed ordinato,
de nito, differente da quello di Barras che è più emotivo
I contenuti politici contro cui egli muove è la democrazia (una testa un voto).
Il multipartito democratico non è sano per la Francia. Oppone al multipartitismo il partito unico.
È forte in lui la denuncia del prevalere delle forze straniere (ebrei, massoni e socialisti). Muove contro la
democrazia, contro il repubblicanesimo, va ad opporre la Francia pre-rivoluzionaria una monarchia che
rappresentava l’indissolubile unità della Francia. Favorevole per un ritorno alla monarchia e muove contro la
Terza Repubblica. Per governare il monarca avrà bisogno dei rappresentanti delle provincie francesi.
Monarchia classica anti-parlamentare e decentrata
-> Come si può tornare alla monarchia
Con un golpe militare.
La monarchia di Maurras deve avere 4 caratteristiche
1) Tradizionale: deve rifarsi al passato
2) *Ereditaria: trasmissione, eredità, deve rifarsi alla consuetudine
3) Anti-parlamentare: il regime elettivo indebolisce lo stato perché scatena competizione tra i diversi partiti
della nazione e crea spaccature;
4) Decentrata: la storia della Francia è decentralizzazione, da un punto amministrativo e politico si basano
su un autogoverno locale.

*A proposito dell’ereditarietà (in chiave anti-egualitaria)


“Si tratta di utilizzare le attitudini particolari, speciali e tecniche, che sono ssate, in un certo grado, dal
sangue, ma soprattutto dalla tradizione orale e dall’educazione. Non si tratta affatto del grado di queste
attitudini, ma della loro qualità, o se si vuole, dal loro orientamento abituale. […] Si nasce giudice o
mercante, agricoltore o marinaio, e quando si è nati tali oppure tal altro, ci si trova inoltre non soltanto per
natura, ma anche per posizione, più capaci di adempiere utilmente alla funzione corrispondente”.

Da un punto di vista economico non cambia molto dal pensiero di Barras, corporativismo.
Il fascismo è per Maurras la sua stella polare, il suo fascismo è un socialismo perché si occupa dei problemi
dello stato. La natura degli uomini è una natura ineguale, è mera astrazione dire che siamo tutti uguali.
Maurras – Le mie idee politiche (1937)
“Che cosa in effetti è il fascismo? Un socialismo affrancato dalla democrazia. Un sindacalismo liberato dagli
intralci a cui la lotta di classe aveva costretto il lavoro italiano. Una volontà metodica e felice di unire in uno
stesso fascio tutti i fattori umani della produzione nazionale: padroni, tecnici, operai”
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Nazionalismo italiano
Due battaglie: necessità di completare l’annessione delle terre irredenti alla nazione e politica coloniale volta
a conquistare le poche terre africane rimaste libere.
Enrico Corradini – Il nazionalismo italiano (1911)
A proposito del passaggio in cui afferma che “Marx è nostro maestro e nostro avversario” (Corradini
considera l’Italia un paese proletario e deve combattere contro le borghesi Francia e Inghilterra per avere
anche lei il proprio impero coloniale):
“Dobbiamo partire dal riconoscimento di questo principio: ci sono nazioni proletarie come ci sono le classi
proletarie; nazioni, cioè, le cui condizioni di vita sono con svantaggio sottoposte a quelle di altre nazioni, tali
quali le classi. Ciò premesso, il nazionalismo deve anzitutto batter sodo queste verità: l’Italia è una nazione
materialmente e moralmente proletaria. Come il socialismo insegnò al proletariato il valore della lotta di
classe, così noi dobbiamo insegnare all’Italia il valore della lotta internazionale. Ma la lotta internazionale
signi ca guerra? Ebbene sia guerra! E il nazionalismo susciti in Italia la volontà della guerra vittoriosa”

Lezione 18 - 14/04/202

FASCISMO E NAZISM

Fascism
Benito Mussolini (1883-1945).
Quando nascono i fasci di combattimento lo stesso Mussolini non aveva alcun riferimento dottrinale a cui
rifarsi dichiaratamente. Vi è una congiunzione però con le idee di Sorel.
Mussolini - voce Fascismo sulla Enciclopedia Treccani 1932
“Il fascismo non fu tenuto a balia da una dottrina elaborata in precedenza a tavolino; nacque da un bisogno
di azione e fu appunto azione”.
Il fascismo all’inizio dei suoi primi anni non aveva una dottrina aveva un suo programma politico ben de nito.
Questa indeterminatezza ideologica la possiamo vedere nel 1921
Mussolini – “Popolo d’Italia” marzo 1921
“Noi ci permettiamo di essere aristocratici e democratici, reazionari e rivoluzionari, legalisti e illegalisti, a
seconda delle circostanze di tempo, di luogo e di ambiente”
Contrapposizione tra il primo fascismo del 1919 nato a Milano e quello che diventa governo nel 1922 e
regime dittatoriale nel 1925. Il programma del 1919 dimostra di essere progressista (leggi democratiche,
suffragio universale e sistema proporzionale, rappresentanza femminile, voto ai 18 anni, 25 anni per entrare
in Parlamento, abrogazione del Senato di nomina regia), dal 1925 il programma si dimostra reazionario e
dittatoriale. Dal punto di vista istituzionale il programma dei fasci di combattimento chiedevano un’assemblea
legislativa nazionale (anti-monarchico) per stabilire la forma istituzionale dell’Italia, volevano passare da
monarchia a repubblica. Milizia nazionale a scopi puramente difensivi, abolizione dell’esercito di leva.
Programma audacemente progressista (8 ore lavorative al giorno). Dal punto di vista nanziario chiedeva
una grossa imposta sul capitale e il sequestro del 85% pro tti delle aziende belliche. Impressione che il
governo doveva sorgere dal basso. Il capo dello stato sarebbe stato scelto dal popolo italiano.
Tutte questi aspetti democratici vengo abbandonati dal 1922. Il principio democratico divenne un disvalore
politico.
“Il fascismo nega che il numero, per il semplice fatto di essere numero, possa dirigere le società umane;
nega che questo numero possa governare attraverso una consultazione periodica; afferma la diseguaglianza
irrimediabile, feconda e bene ca degli uomini che non si possono livellare attraverso un fatto meccanico ed
estrinseco com’è il suffragio universale”.
Forte polemica contro l’eguaglianza, critica all’elezione tramite il numero. Torna il termine diseguaglianza che
viene esaltato. Gli uomini non sono eguali e non possono essere resi tali dall’arti cialità.
Negata la milizia nazionale per meri scopi difensivi. Lo stato fascismo manifestò una volta di impero dal
1935. Il fascismo non crede all’utilità della pace ma esalta la guerra.
Dal punto di vista istituzionale viene abbandonata l’idea anti-monarchica perché essa è irrilevante,
l’importante era lo spirito nazionale che doveva essere fascista
Ripreso con forza il sistema statalistico dal 1922.
Mussolini diceva che il XIX secolo era stato lo stato dell’individuo mentre il XX secolo doveva essere quello
dello stato nazionale. Questo stato doveva educare tutti i propri cittadini. Nessuna individualità deve sfuggire
al controllo dello stato.
Dal punto di vista politico il fascismo non esclude che lo stato fascista debba e possa lasciare agli individui
delle sfere private e libertà pubbliche, solo dopo aver epurato le libertà impure individualiste.
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Il fascismo de nito in qualche modo democratico: il singolo viene moltiplicato dalle elezioni, non annullato
(visione plebiscitaria del 1929 e 1934 in cui i cittadini erano stati chiamati a votare SI o NO per il governo
fascista). Questi plebisciti permettono a Mussolini di affermare che l’Italia fascista e a suo modo uno stato
democratico perché prevede “una democrazia organizzata, centralizzata e organizzata”
“Il fascismo respinge nella democrazia l’assurda menzogna convenzionale dell’egualitarismo politico e l’abito
della irresponsabilità collettiva (elezioni) liberal-democratiche, e il mito della felicità e del progresso inde nito.
Ma se la democrazia può essere diversamente intesa, cioè se la democrazia signi ca non respingere il
popolo ai margini dello Stato, il fascismo può essere de nito una democrazia organizzata, centralizzata,
autoritaria”.
La nota dominante e costante del pensiero mussoliniano è l’attivismo (deriva da Sorel). Ciò che conta è
quello che bisogna ancora fare, il futuro. Mussolini era sprezzante nei confronti della borghesia. L’individuo
deve sempre privilegiare il rischio, la lotta, l’avventura.

Nazismo
E’ opinione comune nella storiogra a che tra fascismo e nazismo la differenza è notevole: il nazismo è stato
un totalitarismo, sul fascismo ancora si discute. Esso fu una diarchia istituzionale (Mussolini e il Re).
Il nazismo viene considerato un movimento/fenomeno molto più radicale e tragico del fascismo. Il nazismo fu
una rottura netta con la tradizione del tempo. Autocrazia di tipo classico, forte presenza e restaurazione dello
stato. Il nazismo era uno stato totalitario. Conquista lo stato e capovolge i valori tra il partito e lo stato.
Nel nazismo conta più il partito che lo stato, nel fascismo è il contrario.
L’ideologia nazista concorda in alcuni aspetti con molte idee del fascismo, del nazionalismo e
antirivoluzionario. Il nazismo non va a ricercare in una certa realtà storica, come il fascismo che si rifà
all’impero romano, al Rinascimento, ma lo va a ricercare in qualcosa di più profondo, un sostrato, in cui la
realtà storca è solo una manifestazione: LA RAZZA. La realtà storica nel nazismo è la lotta di razza.
Ale lotta tra razze diventa un principio esplicativo dei fatti storici diventa al tempo stesso un’azione per la
guida futura. Promuovere solo ciò che è ariano.

Alfred Rosenberg (1893-Norimberga 1946


Ideatore del nazismo.
Nasce in Estonia da genitori tedeschi. Vive a Parigi e poi a Monaco dove abbraccia il nazismo e fa carriera
nel partito. Dal 1934 fu responsabile dell’educazione nazista. Dal 1941 ministro dei territori orientali
Verrà condannato a Norimberga.
I termini sangue – razza – popolo sono i concetti per far progredire l’umanità in modo fenomenologico.
Parlare di razza e purezza del sangue sembra un mito per riformare l’uomo tedesco. Non è una realtà
storica, la Germania era stata mischiata ad altri popoli e invasa nella storia.
La sua opera più importante è Il mito del XX secolo ed esce nel 1930. Il nazismo non è ancora forza di
governo. Proprio perché è un mito esso deve diventare una guida concreta per l’azione di forza dei nazisti.
Anche le operazioni soggettive possono diventare verità se si inseriscono in un progetto complessivo, allora
si può usare il mito del sangue tedesco. Il mito che fece più scalpore che venne usato come verità nella lotta
politica contingente nella sua opera è che Gesù Cristo era ariano, tedesco.
Rosenberg - Il mito del XX secolo (1930)
“Il germanesimo e solo il germanesimo è fonte primigenia di ogni civiltà e anche Gesù è di razza nordica”.
Per questo egli era stato un tedesco ucciso sulla croce dagli ebrei.
Nel nord Europa viveva una razza creatrice e di progresso per il mondo. Questa razza nel corso dei secoli
ha colonizzato il mondo e ha sottomesso le altre razze. Le grandi gure storiche secondo Rosenberg erano
originari del nord. Nel corso dei secoli però poi c’è stato un meticciamento con le altre popolazioni.
Questo è stato un fattore di indebolimento
“Il senso della storia del mondo è andato irragiandosi dal Nord su tutta la terra, portato da una razza bionda
e dagli occhi azzurri, che in varie grandi ondate stabilì il volto spirituale del mondo, e ciò fece anche laddove
dovette tramontare. Noi chiamiamo questi periodi di migrazione nel modo seguente: la migrazione ravvolta
nella leggenda degli Atlantidi nell’Africa del nord; la migrazione degli Arii verso la Persia-India, seguita dai
Dori, Macedoni, Latini, il passaggio della migrazione dei popoli germani-barbarici; la colonizzazione del
mondo tramite l’Occidente germanicamente determinato”.
Le mescolanze generano confusione dei ruoli, pareggiamento delle condizioni. Politicamente parlando la
mescolanza è la democrazia che tende ad eguagliare gli uomini che per natura però sono diseguali
Due morali nietzscheane (Nietzsche) : la morale dei signori, aristocratica (tedesco) e la morale democratica,
dell’altruismo (ebreo, democrazia)
La democrazia non è adatta al popolo tedesco perché hanno forte il senso dell’onore e della propria
superiorità storicamente data.
 

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Le conseguenze politiche di questo sistema sono evidenti. Si discostano per una diversa fondazione: il
fascino prende i propri miti fondativi dalla storia (impero romano, i comuni, Rinascimento e Risorgimento).
Per il popolo tedesco invece vi è un’esaltazione non della storia con Rosenberg ma del mito e della razza
(usiamo il mito di Gesù che era tedesco).
Dal punto di vista politico-istituzionale il risveglio della razza nordica che è riuscita a produrre un proprio eroe
superiore gli altri: Adolf Hitler (che guida il proprio popolo ad un’auspicabile rinascita). Egli non è divino, è
un essere umano come noi, è eletto dagli uomini ma è un'incarnazione mitica. Le conseguenze politiche di
questo discorso sono evidenti e nazionaliste.
“Noi vogliamo vedere in un re germanico un uomo come noi e non di meno un incarnazione di un mito
eroico”.
Lo stato è un mezzo non un ne per la rinascita del popolo tedesco.
Questo pensiero lo ritroviamo nell’opera più famosa di Adolf Hitler il Mein Kampf che scrive nei nove mesi di
prigionia dopo il fallito putsch di Monaco del 1923

ADOLF HITLER (1889-1945)


La sua opera più famosa è il Mein Kampf del 1925.
Lo stato non è un ne ma un mezzo che serve a conservare e forti care la purezza razziale del popolo
tedesco. Il razzismo in Hitler è un fatto biologico. Egli parte dalla constatazione che ogni animale si accoppia
con animali della stessa specie altrimenti se si vanno a mischiare due specie diverse è la natura stessa che
si difende. Le razze mischiate sono deboli e arretrano il livello degli esseri. Secondo Hitler il più forte deve
dominare il più debole. La progenie tra due razze diverse è il totale della % dei genitori.
Adolf Hitler – La mia battaglia
“L’osservazione più super ciale basta a dimostrarci come le innumerevoli forme che assume la volontà di
vivere della natura siano sottomesse ad una legge fondamentale e quasi inviolabile che impone loro il
processo strettamente limitato della riproduzione e della moltiplicazione. Ogni animale si accoppia
esclusivamente con un congenere della medesima specie: la cinciallegra con la cinciallegra, il fringuello con
il fringuello, la cicogna con la cicogna, il topo campagnolo con il topo campagnolo, il topo di città con il topo
di città, il lupo con la lupa ecc. ecc. Soltanto circostanze straordinarie possono causare deroghe a questo
principio: in primo luogo la costrizione imposta dalla cattività, oppure qualche ostacolo che si oppone al
congiungimento di individui appartenenti alla medesima specie. Ma allora la natura mette in opera tutti i suoi
mezzi per lottare contro queste deroghe, e la sua protesta si manifesta nel modo più chiaro, sia perché ri uta
alle razze imbastardite la facoltà di riprodursi a loro volta, sia perché limita strettamente la fecondità dei
discendenti; nella maggior parte dei casi li priva delle facoltà di resistere alle malattie o agli attacchi dei
nemici. Cosa n troppo naturale. Ogni incrocio tra due esseri di ineguale valore dà come prodotto un termine
medio tra il valore dei due genitori. […] Un accoppiamento del genere è in contraddizione con la volontà
della natura che tende ad elevare il livello degli esseri. Questo scopo non può essere raggiunto attraverso
l’unione di individui di diverso valore, ma soltanto attraverso la vittoria completa e de nitiva di coloro che
rappresentano il più alto valore. Il ruolo del più forte è di dominare e non fondersi con il più debole,
sacri cando così la propria grandezza. Soltanto il debole per nascita può trovare crudele questa legge, ma il
fatto è che non è che un uomo debole e limitato”.
Il contrario dell’ariano, dell’uomo forte, è l’ebreo, che secondo lui è la motivazione della scon tta della WWI.
Ebraico - liberalismo- democrazia - marxismo. Eguagliare tutti per non riconoscere la superiorità di qualcun
altro. Il valore del nazismo deve combattere il disvalore del liberalismo e marxismo.
Riconquista dell’unità razziale dei tedeschi: riformare l’intelletto dei tedeschi sulla base di appartenere ad
una razza eletta. Finalità razziale non nazionale.
L’ordinamento istituzionale è un regime totalitario e gerarchico piramidale, a partire col Führer al vertice, al di
sotto corpi consultivi che non decidono. Lo stato nazionale supera la lotta di classe.
Lo stato nazista non è uno stato liberale, vuoto di ogni contenuto morale, ed ha un sua etica con una sua
missione al servizio della popolazione tedesca. Stato che si serve del partito unico (anti-partitico) come
intermediario tra il capo, le aspettative e i desideri delle masse.
Dove vi è un partito dire partito unico è un OSSIMORO!
E’ uno stato che tende a nazionalizzare le masse (come anche il fascismo). Il liberalismo, marxismo e
l’ebraismo voleva desacralizzare e internazionalizzare le masse (Mosse). Deve cessare immediatamente
ogni nuovo incrocio razziale in nome dell’assoluta superiorità razziale tedesca.
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Lezione 19 - 19/04/202

TEORIE E FORME DI GOVERNO (di Norberto Bobbio)


Qualsiasi teoria presenta un aspetto descrittivo e uno prescrittivo.
Con l’aspetto descrittivo si classi cano le varie forme di governo
Con l’aspettò prescrittivo si va ad indicare secondo una scelta soggettiva dell’autore quale forma di governo
sia la migliore o la peggiore.
Della descrizione delle forme di governo se ne può fare un uso sistematico o assiologico.
Col sistematico si da un ordine ai dati raccolti;
Con l’assiologico si da un’ordine di preferenza della miglior forma di giorno possibile.

Per quanto riguarda l’ordine assiologico secondo Bobbio ci sono tre forme di posizione:
1) Tutte le forme di governo sono buone, posizione storicistica cioè ogni forma di governo è tale perché è
la storia che l’ha prodotta (Vico)
2) Tutte le forme sono cattive, degenerazione della forma di governo ideale (Platone)
3) Nelle forme di governo esistenti ci sono quelle buone e quelle cattive (Aristotele)
Il sistema assoliogico non si limita a distinguere il buono dal cattivo ma prevede una sorta di ordine
gerarchico, non tutte le buone sono così buone allo stesso livello e non tutte le cattive sono cattive allo
stesso livello.
Accanto all’uso sistematico e assiologico vi è l’uso storico. Le varie forme di governo non sono solvato dei
diversi modi di regolare la polis, ma sono momenti successivi concatenati fra di loro seguendo un preciso
processo storico. Una forma di governo sparisce per dare vita ad una nuova forma di governo, nuova era
dello sviluppo umano (Vico).

Storicamente una prima classi cazione delle forme di governo la possiamo trovare già nel 400 a.C. con
Erodoto dove nel suo Libro III delle Storie passaggio 80-82. Erodoto immagina immagina un dialogo tra tre
persiani: Otane, Megabizio e Dario.
Essi si interrogano su quale fosse la miglior forma di governo: Democrazia (Otane), Aristocrazia
(Megabizio) e Monarchia (Dario)
- Otane si schiera per il governo di popolo, la chiama isonomia (tutti uguali di fronte alle leggi, attributi
giuridici) e la monarchia è tirannica;
- Megabizio è favorevole all’aristocrazia, è d’accordo con Otane sulla monarchia ma la massa è spesso
inetta, non può capire quale siano le decisioni da prendere per il bene della polis, è meglio af darsi ad un
gruppo scelto tra i migliori, attributi psicologici
- Dario è fautore della monarchia, è meglio af darsi alla monarchia, un uomo solo, perché tra le altre forme
di governo possono sorgere delle discordie personali che poi vanno ad in uire sulle decisioni della polis,
egli sarà l’unico in grado di portare pace e stabilità

Le forme di governo che sono tre possono diventare sei: tre buone e tre cattive. Degenerazioni delle forme
di governo che questi autori hanno trattato. Pregi e difetti di ogni reggimento.
Questa classi cazione a sei forme di governo verrà spiegata da Aristotele, deriva dall’incrociarsi di due
criteri di classi cazione: chi governa e come governa.

Platone
Vive in Grecia, V-IV secolo a.C
Nell’VIII e IX libro della Repubblica è alla ricerca dello stato ideale che consiste in una composizione
armonica ed ordinata delle tre classi di uomini: loso , guerrieri e lavoratori. Questa composizione armonica
però non è mai esistita n ora. I governi sono tutti governi corrotti e cattivi. In questi libri Platone compie
un’analisi del perché della corruzione delle varie forme di governo no ad allora esistite.
La classi cazione delle varie forme di governo reali esistite dobbiamo dare un giudizio negativo.
Esse sono analizzate in ordine decrescente (dalla meno peggio alla peggiore):
1) Timocrazia: la meno peggio, il potere coloro che hanno un censo superiore, è governo di Sparta a metà
strada tra l’oligarchia e l’aristocrazia;
2) Oligarchia: è una degenerazione della timocrazia, è l’eccesso di ambizione dei pochi;
3) Democrazia: rovina nella licenza, nel credere da parte del popolo di poter fare tutto, non vi sono più
leggi;
4) Tirannia: puro e mero arbitrio.
Mancano la monarchia e l’aristocrazia che vengono attribuite indifferentemente alle costituzioni politiche
ideali. Le forme di governo per Platone sono sei ma due di queste sono ideali (monarchia e

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aristocrazia) a cui lo sviluppo dell’umanità non è ancora arrivata. Le forme reali sono quattro a cui da un
giudizio negativo.
La corruzione di ogni forma di governo concreta avviene spesso per l’eccesso del governante: l’eccesso
dell’uomo timocratico è l’ambizione, dell’uomo oligarchico è la bramosia della ricchezza, dell’uomo
democratico è il desiderio smodato di licenza, dell’uomo tirannico è la violenza.
-> Come avviene il passaggio da una forma all’altra di governo?
Secondo Platone tramite l’avvicendamento di generazioni, ossia storicamente. E’ naturale, è generazionale.
Nell’opera Il politico Platone è alla ricerca dell’ottimo governante, del re losofo.
Tre forme di reggimento politico che poi diventano sei nelle loro degenerazioni, tre buone e tre cattive:
Monarchia (buona) - Tirannia (cattiva), Aristocrazia (buona) - Oligarchia (cattiva), Democrazia usato
come termine sia buono che cattivo.
Platone le fonde, le considera come una sorta di continum. Secondo Platone la democrazia è la peggiore
delle forme buone ma la migliore delle forme cattive. Platone mette in la le forme di governo, le classi ca,
dalla migliore alla peggiore.
Classi ca: Monarchia, aristocrazia, Democrazia buona (continum) Democrazia cattiva, Oligarchia e
Tirannia. Sono messe in modo speculare.

-> Cos’è che fa passare da una forma di governo buona ad una cattiva
La violenza e il consenso. La legalità o l’illegalità
Questi sono i discrimini che fanno decidere se un tipo di governo è buono o cattivo.
La loso a della storia di Platone è regressiva!

Aristotel
Vive in Grecia, IV secolo a.C
Egli ssa in maniera classica le forme di governo tramite categorie e distinzioni diventate classici della storia
delle dottrine politiche. La Politica è divisa in VIII libri, il III e IV sono dedicati alla descrizione e
classi cazione delle forme di governo. L’interesse di Aristotele è per chi governa e come governa.
Monarchia - Aristocrazia - Politia (governo di molti, costituzione, occuparsi positivamente della polis).
Le sue degenerazioni sono Oligarchia - Tirannia - Democrazia.
Classi cazione gerarchica dove la forma peggiore è la degenerazione della forma migliore: Monarchia -
Aristocrazia, Politia - Democrazia, Oligarchia - Tirannia.
Vi è poca differenza tra Politia e Democrazia che si possono usare come sinonimi.
Per Politia Aristotele intende una forma di Democrazia che esercita il potere in vista del bene di tutti i suoi
sudditi indifferentemente, mentre la Democrazia tende a governare solo per le classi subalterne, dei
disagiati, dei poveri
-> Perché una forma è buona e un’altra cattiva
Interesse pubblico. Una forma di governo è buona solo se governa in nome dell’interesse pubblico (della
polis). Degenera se governa solo seguendo l’interesse privato. I governanti (uno, molti, tutti) per governare
bene devono sempre perseguire l’interesse pubblico, mai quello provato, altrimenti la forma di governo
degenera nel suo peggio.

Polibi
Vive nella Repubblica romana, III-II secolo a.
Una buona costituzione, un buon governo dà successo e prestigio a quel popolo che lo adotta.
Nelle Storie ci descrive l’eccellenza della costituzione romana nel successo del popolo romano che ha
costretto sotto il suo dominio tutti o buona parte degli altri popoli
Per arrivare a questa considerazione Polibio parte da alcune sue tesi:
1) Esistono sei forme di governo, tre buone e tre cattive. Uso sistematico delle forme di governo
2) Queste sei forme di governo si succedono con un certo ritmo e costituiscono una vicenda ciclica che si
ripete nel tempo, uso storiogra co delle forme di governo
3) La forza politica romana è che accanto alle sei forme tradizionali Polibio ne pone una settima di cui
l’istituzione romana ne è un esempio ed è la migliore perché è sintesi delle tre forme di governo buone. Con
questa tesi Polibio presenta la forma mista di governo.
La Democrazia diventa una forma buona e la sua forma cattiva è la Oclocrazia (massa, moltitudine)
Riprende le forme di Platone: forza, consenso e legalità.
Polibio pone le forme di governo in modo cronologicamente e storicamente: Monarchia, Tirannide,
Aristocrazia, Oligarchia, Democrazia e Oclocrazia. Storicamente la forma buona degenera nella forma
cattiva. Tendenza degenerativa in un’alternanza da forme di governo buona a cattiva. Idea storicistica che
viene presentata in maniera fatalista. E’ fatale che si passi da una forma buona di governo alla sua
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degenerazione. Esaltazione del governo misto. Il rimedio a questa instabilità fatale è la forma di governo
mista (riunire le tre forme di governo migliori delle forme di governo buone). L’eccellenza del governo misto
Polibio la ravvede nelle istituzioni romane nella quale gli organi istituzionali che partecipano al governo della
cosa pubblica sono: consoli (monarchia), senato (aristocrazia) e i comizi del popolo (democrazia)
La presenza di questi tre poteri in simultanea preserva le costituzioni-governi misti da quelle degenerazioni a
cui vanno incontro i governi semplici. L’eccellenza del governo misto sarà ripresa un secolo dopo da
Cicerone nel De Repubblica dove ci dice che la costituzione romana è la migliore perché è un governo
misto. Cicerone insiste sul valore della stabilità delle istituzioni, le tre forme semplici possono facilmente
degenerare. Non vi è ragione di mutamento dove ognuno sta saldamente incollato al proprio posto e questo
avviene nel governo misto.

Giambattista Vic
Vive tra il XVII e XVIII secolo (Napoli).
La teoria della storia ciclica in Vico comporta un approccio metodologico storico della teoria delle forme di
governo, ogni forma di governo è raf gurato in un determinato tempo storico.
In Vico la teoria tradizionale delle tre forme di governo viene usata per tracciare i lineamenti del corso storico
che tutti i popoli hanno percorso nel loro passaggio progressivo dalle barbarie alla civiltà.
Le categorie principali di Vico sono legate alla tripartizione delle forme classiche di governo che però
storicamente egli dispone in quest’ordine storico: Aristocrazia, Democrazia e Monarchia (non è un giudizio
di valore). Una volta usciti dallo stato di natura c’è stata per prima vi è stata la repubblica aristocratica poi la
repubblica popolare per poi sfociare in monarchia
- Governo aristocratico, degli ottimati, ai soli patrizi sono attribuiti i comandi, magister, decisioni e così via;
- Governo popolare la cui condizione è la parità nei suffragi, eguale accesso a tutti gli onori e cariche
politiche senza preclusione di ceto e censo
- Monarchia il comando è di uno solo a cui spetta l’essere sopra gli altri e può fare qualsiasi cosa
Vico sostiene però che vi era una vita precedente alle forme di governo, una vita pre-statale, pre-
governativa. Essa è una vita selvaggia (ci ricorda la descrizione di Hobbes della vita naturale), gli uomini
erano simili a bestie, non avevano nessuna vita sociale, neanche la famiglia, l’uomo viveva solo ed isolato.
Nel Diritto universale del 1720 Vico distingue tre tipi di autorità: Monastica (diritto primitivo), Economica e
Civile. L’autorità che caratterizza la vita dell’uomo primitivo (ferino) è la Monastica, l’uomo come unica
difesa esercita la propria sovranità personale (tu mi assali io cerco di ucciderti).
Lo stato intermedio tra lo stato ferino (selvaggio) e quello delle repubbliche è lo stato delle famiglie che è
una prima forma di vita associata. L’uomo si vergogna della sua vita selvaggia di fronte a Dio, ed è questo
timore di Dio che ha spinto l’uomo a costituire la famiglia. Le prime istituzioni civili nascono dalla religione,
dal timore che l’uomo ha di Dio.
Questo stato delle famiglie intermedie fa differire Vico dagli altri autori contrattualismi (Hobbes, Locke). E’
una novità
All’autorità monastica si sostituisce l’autorità Economica nella quale i padri sono i sovrani. Vico intende la
famiglia nel senso ampio del termine (comprende anche gli schiavi). Il passaggio dallo stato delle famiglie
alla prima forma di stato che è la repubblica aristocratica avviene per una ribellione degli schiavi. I padri di
famiglia sono portati ad unirsi per difendersi e formano la prima forma di autorità civile, di polis.
Nella repubblica aristocratica vi è una condizione di diseguaglianza, divisione tra patrizi e plebei.
Anche il passaggio dalla repubblica aristocratica a quella popolare è data da una rivolta, quella dei plebei
Il passaggio dalla repubblica popolare alla monarchia avviene per la degenerazione della libertà in licenza, si
crea una lotta tra fazioni nella democrazia per estendere i propri privilegi. Da questo caos anarchico si passa
alla monarchia. La monarchia non sorge contro le libertà ma per difenderle! Il regno non è un’alternativa per
Vico alla repubblica popolare, è una forma di repubblica popolare protetta dalle sue degenerazioni nella
gura del sovrano. Se la repubblica aristocratica e popolare erano antitetiche la monarchia si pone in un
rapporto di continuità con la repubblica popolare.
Vico fa un’altra rappresentazione del corso storico tratta da una tradizione egiziana, divide il corso storico in
età degli dei - eta degli eroi - età degli uomini.
- L’età degli dei corrisponde allo stato delle famiglie (sentimento religioso)
- L’età degli eroi corrisponde alle repubbliche aristocratiche (eroiche)
- L’età degli uomini che da un punto di vista politico e governativo corrispondono sia alla repubblica popolare
e alla monarchia.
Riassumendo: le società eroiche appartengono alle barbarie mentre l’età degli uomini (repubblica
popolare e la monarchia) caratterizzano la civiltà.
La tripartizione di queste età (dei, eroi e uomini) non coincide con la tripartizione delle autorità (monastica -
uomo solo, economia - famiglie, civile - repubblica e monarchia). Sono diverse scansioni del tempo storico.
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La tripartizione dell’autorità comprende tutti e cinque i momenti dello sviluppo storico: ferino (monastica) -
famiglie (economica) - repubblica aristocratica - repubblica popolare - monarchia (civile).
La tripartizione delle età, dei- eroi- uomini, comprende solo quattro dei cinque momenti delle autorità (non
comprende l’autorità monastica - ferina).

Confrontiamo Vico con gli altri autori


Premessa: ogni loso a della storia si muove in senso progressivo o regressivo.
La loso a della storia di Vico è progressiva e ciclica continua. L’uomo dallo stato felino sale verso la
monarchia cioè verso la migliore forma di governo.
-> Cosa succede quando il corso storico giunge al suo compimento (monarchia)? E’ nita la storia per Vico
NO! Si torna allo stato ferino. Vi è una decadenza della società che riporta all’inizio.
Questa tema della decadenza e del ricorso ciclico viene ispirato a Vico dalla storia romana: la ne
dell’impero romano apre al medioevo (seconda barbaria) il ritorno allo stato ferino, alle repubbliche
aristocratiche (Genova, Venezia, Lucca) e culmina con le repubbliche popolari (Paesi Bassi e Svizzera) per
arrivare alle monarchie degli ultimi secoli

Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770-1831


Vive tra il XVIII e XIX secolo (Germania).
La visione storica di Hegel è progressiva, tramite essa avviene l’educazione dell’uomo alla libertà.
Ciò viene ricondotto per quanto riguarda le forme di governo da un passaggio dalla forma peggiore, il
Dispotismo dove un uomo solo è libero, alla forma migliore, la Monarchia dove tutti gli uomini sono liberi.
In un lungo passo tratto dalla Lezione di loso a della storia Hegel ci spiega come le forme storiche di
governo attraverso cui è passata la storia dell’umanità sono tre: Patriarcale (dispotismo) - forma di stato
libera (mondo classico greco, libertà particolari per alcune sfere della popolazione) - Monarchia (società
civile articolata in sfere autonome).
Non vi è una divisione tra chi governa e come governa, ma in Hegel vi è un’analisi compiuta della società
governata: più la società governata è libera, forme autonome di vita all’interno di essa, migliore è la forma di
reggimento politico; sotto il dispotismo vi è una società inarticolata; con le prime forme di stato libero vi è
una società che inizia ad articolarsi ma che non riguarda tutti i cittadini; nella monarchia l’unità della società
si ricompone sotto la gura del sovrano ma vi è una ricca articolazione della società civile.
La monarchia è quello che Hegel de nisce uno stato evoluto.
Nella Filoso a del diritto e nelle Lezione di loso a della storia la trattazione hegeliana va a comprendere
quattro epoche (distinzione tra mondo greco e romano, de nito età degli imperi). Hegel non interpreta
l’impero romano come una forma di monarchia-principato con cui poi nisce la storia (Vico), né considera
l’impero romano come una forma di dispotismo (Montesquieu).
Il movimento storico è continuo non ciclico per Hegel.
Egli inserisce una quarta età: l’età romana, dell’impero, grande transizione tra il mondo antico e quello
moderno. Non corrisponde a nessuna delle tre forme di governo classiche. Non è una forma statale vera e
propria perché trattiene sotto di se tanti popoli, non ha un proprio elemento nazionale. E’ un’universalità
astratta, non concreta. Concedendo la cittadinanza a tutti i sudditi dell’impero trasformi i suoi sudditi in
persone giuridiche, che non hanno altri rapporti tra di loro che la legge, no diritto privato tra popolazioni
differenti ma tutti cittadini romani. L’impero romano è un particolarismo individualista.
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Le forme di governo in Hegel quindi sono tre: Dispotismo, Repubblica e Monarchia, in ordine storico
La monarchia costituzionale è la miglior forma di governo per Hegel, società civile autonoma e
progressiva. La democrazia è adatta solamente ai piccoli stati. Hegel a differenza di Rousseau e
Montesquieu, che ci avevano parlato della democrazia per i piccoli stati, può conoscere temporalmente la
Repubblica Americana.

Lezione 20 - 20/04/202

Tre forme di governo che erroneamente, da moltissimo tempo, si tende ad usare come sinonimi ma che in
realtà, con queste tre parole si intendono fenomeni politici-governativi molto diversi tra di loro in diversi
momenti storici. Queste tre forme di governo sono: Tirannia - Dispotismo - Dittatura.
Innanzitutto, tra le tre parole vi è una differenza etimologica, in quanto tirannia e dispotismo, derivano
entrambi dal mondo classico, mentre dittatura, da “dicta”, è un termine di origine romana, con il quale si
indicava una persona capacissima, il dictator, che era un magistrato eccezionale legittimo, nominato in
circostanze particolari (guerra o sommossa) e a questa sua autorità particolare gli faceva da contrappeso la
temporalità (non più di 6 mesi). Era previsto dalla costituzione
La Dittatura era una magistratura monocratica, con poteri straordinari, legittima ma temporanea.
La Tirannia anch’essa monocratica, con poteri straordinari ma non è né legittima né necessaria
Il Dispotismo monocratico, con poteri eccezionali, fuori dalle leggi, non è temporaneo ma per tutta la vita ed
è legittimo
Dittatura, tirannia e dispotismo hanno in comune il fatto di essere governi monocratici (un solo uomo), in cui
chi detiene il potere ha poteri illimitati per un tempo illimitato (assolutezza del potere).
Tirannia e dittatura (lo stato di necessità temporaneo) si differenziano fra di loro sul fondamento della
legittimità. Per il dispotismo il fattore legittimo è storico-geogra co mentre per la dittatura è lo stato di
necessità temporaneo, fatto contingente.
Proprio per la sua natura temporanea per lunghissimo tempo la dittatura fu considerata da alcuni intellettuali
un modello positivo di governo perché risolveva determinati problemi a vantaggi di determinati problemi.
Chi sosteneva la dittatura erano Machiavelli, Bodin e Rousseau.
Nel capitolo 34 dei Discorsi sulla prima decade di Tito Livio Machiavelli muove contro coloro che
sostenevano come nel mondo romano potesse essere stata causa della tirannide. Machiavelli di fende
l’istituzione della dittatura se essa manteneva le sue caratteristiche. Fa riferimento a Silla e Giulio Cesare
che avevano perpetuato la carica per un tempo più lungo divenendo dei tiranni. Machiavelli sottolinea come
il dictator romano non poteva muovere contro lo stato, poteva esercitare solo il potere esecutivo, non poteva
modi care le leggi vigenti che gli davano quel potere. Egli dava della dittatura romana notava come il
dittatore non aveva alcun tipo di potere sovrano: era un magistrato con una determinata funzione e quando
essa terminava, terminava anche il suo potere.
Anche Bodin insiste sulla temporaneità e fa notare come Silla avesse deposto la sua carica di dictator dopo
quattro anni. Insiste sulla dittatura come una commissione per un ne preciso, limitata nel tempo e nelle sue
funzioni esecutive e mai legislative.
Rousseau dica un intero capitolo al dictator nel suo Contratto sociale. Istituto delle dittatura come delega di
un potere particolare in un contesto straordinario. Non vi è col dictator alcuna alterazione delle leggi
fondamentali, ma solo una modi ca momentanea nella loro amministrazione. Il dictator può sospendere
delle leggi se il momento lo richiede ma non può mai alterare o riformulare queste leggi che spetta alla
volontà popolo. Egli insiste sul carattere meramente esecutivo del dictator. Se promulga nuove leggi la
dittatura diventa tirannia
“La dittatura è una commissione per un ne preciso” (Bodin) il famoso politologo del XX secolo Karl Schmitt
prese spunto a sua volta per de nire commissaria quella dittatura tradizionale.

Karl Schmitt (1888-1985


Fu un losofo e scrittore tedesco. Egli compie una sostanziale diversi cazione fra la dittatura tradizionale
(romana) dittatura commissaria e una nuova forma che prende le mosse dalla Rivoluzione francese che
caratterizzerà l’Ottocento e il Novecento de nita dittatura sovrana.
La dittatura commissaria può sospendere la costituzione
La dittatura sovrana mira a creare un nuovo stato di cose per cui è necessario imporre una nuova
costituzione, nuove leggi.
Il potere nella dittatura sovrana è sovrano, poteva essere anche temporaneo. Il dictator commissario
rimaneva nei limiti della costituzione, il suo potere è investito da un’autorità costituita.
Il dictator sovrano si arroga il diritto di promulgare leggi, si auto-investe da se.
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Caso esemplare per spiegarci questa differenza è quella della Convenzione nazionale del 10 ottobre 1793
che decide di sospendere la costituzione e decide che il governo provvisorio sarebbe rimasto in carica no al
raggiungimento della pace. Vi è una certa continuità fra la dittatura commissaria e la dittatura sovrana
(giacobina) che è data dall’emergenza: la Francia era in pericolo per un possibile ritorno dei Borboni e per le
controrivoluzioni vandeane.
Un’altra cosa che differenzia le due dittature è che nel caso giacobino la dittatura perde il suo carattere
monocratico. In realtà la Rivoluzione non è stata ef cace sotto questo punto di vista dato che gli anni
successivi furono caratterizzati dalla dittatura di Robespierre, a causa della quale fu necessaria una nuova
rivoluzione del popolo per ristabilire l’ordine. Però la dittatura giacobina è una dittatura di un gruppo
rivoluzionario come sarà il caso del Comitato di salute pubblica.
La dittatura perde la sua monocraticità nel corso del XIX secolo dal punto di vista teorico per diventare
dittatura di popolo, del proletariato (Marx).
Differenza sostanziale tra le due dittature è l’estensione del potere: non più un potere circoscritto solamente
all’esecutivo ma di fare nuove leggi

Bobbio ci dico come non si possa facilmente stabilire le differenze tra le due dittature
La dittatura sovrana possa anche non essere più considerata una dittatura nel senso classico del termine,
ma vada considerata secondo Bobbio come una vera e propria tirannia. Stravolge la legittimità e
s’impadronisce di un potere maggiore di quello che gli è stato af dato.
Es: Mussolini e Hitler.
Non hanno a che vedere col dittatore classico.

Platone nell’XVIII e IX libro della Repubblica de nisce la tirannia come la peggior forma di governo nora
conosciuta. Colui che detiene il potere, il tiranno, è sempre un uomo violento.
In un secondo momento fu Aristotele ad assecondare le idee di Platone affermando che non vi poteva
essere un buon governo laddove il sovrano nei fatti non faceva gli interessi del popolo, ma i propri
Anche in Aristotele vi è una forma gerarchizzata delle forme di governo dalla migliore alla peggiore.
Aristotele fa riferimento anche al dispotismo orientale (territori ad est della Grecia), ovvero alla forma di
governo che vigeva in alcuni territori orientali. Il potere dispotico di questi territori è, secondo Aristotele, un
potere che viene utilizzato in modo forte e violento per i suoi sudditi, ma comunque legittimo, in quanto gli
veniva concesso dai suoi sudditi, i quali, per natura, possiedono un animo obbediente, che non ha nulla a
che vedere con la volontà di libertà che possiedono i popoli di origine greca. Risulta molto simile al potere
che ha il padrone nei confronti dei suoi schiavi. Despotes in greco signi ca padrone, possessore
Per Aristotele il dispotismo è una nuova forma di governo che è solo propria del mondo orientale, razzista
In Polibio incontriamo la tirannide come corruzione della monarchia

Le ri essioni sulla tirannia e sulla monarchia continuano con altri intellettuali nel Medioevo. Vi è un forte
interesse per il problema della tirannide, ossia colui che conquista il potere che spesso non è legittimo, lo
mantiene esercitandolo secondo regole che non sono della pubblica morale e della carità cristiana.
Nel XIV secolo Bartolo da Sassoferrato (1314-1357) nel suo De regime civitatis introduce una
fondamentale distinzione tra il tiranno che esercita abusivamente il proprio potere e il tiranno a cui invece il
potere veniva concesso spontaneamente dai propri sudditi
*La prima tipologia di tiranno è rappresentata da quelle personalità che invadono e conquistano territori non
loro, in cui impongono il proprio potere annullando le leggi presenti in quel territorio no a quel momento e
creandone altre e sopratutto costringendo i suoi sudditi a rispettarle usando la violenza
Fine 1400, sul Tarttato sul tiranno Coluccio Salutati si chiede se Giulio Cesare fosse stato un tiranno o un
dictator, riprende una classi cazione di principato che già si trovava in autori San Tommaso, Tolomeo da
Lucca, Egidio Romano. Derivazione da Aristotele senza però essere la classica classi cazione aristotelica.
Le tre forme di principato sono: principatus regius - principatus politicus - principatus despoticus
Il principatus regius governa come il padre sui gli, il politicus come il marito sulla moglie, il dispoticus come
il padrone sugli schiavi.
Sul tiranno riprende l’idea di Bartolo*, tiranno è anche colui che esercita un legittimo comando ma governa
violando le leggi e abusando dei propri privilegi trattando crudelmente i propri sudditi. Antitesi al tiranno è il
principe giusto e legittimo che governa bene un territorio di cui ha la piena legittimità sul suo potere
Machiavelli prende in considerazione la gura del tiranno nell'introduzione della sua opera Il Principe e lo
descrive come colui che si appropria di un principato che non gli appartiene e che conquista, ma in cui
successivamente impone il suo autoritario controllo. Lo prende per scellera, violenza. Il tiranno di Machiavelli
non è quindi solo un tiranno per mancanza di titolo, ma è un tiranno perché esercita tramite atti scellerati il
suo potere. Nelle due forme di governo di Machiavelli, repubblica e principato, colui che conquista il
principato per scellera corrisponde alla gura del tiranno
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E’ un tiranno nel senso tradizionale del termine, crudele con i suoi sudditi.
Il titolo di tiranno non assume mai però in Machiavelli un carattere giudicante, come invece fecero i suoi
predecessori, nella descrizione del ruolo del tiranno l'autore non fa infatti apprezzamenti o accuse morali, si
limita solo a raccontare il suo modo di fare, affermando che, in alcuni casi, un tiranno può essere considerato
anche “buono” se riesce a raggiungere i suoi obiettivi e a mantenere l'ordine sul territorio che governa.
Per questi intellettuali quindi non è tanto importante il titolo di cui il tiranno si appropria, quanto il modo in cui
lo usa o meglio in cui ne abusa
In Bodin la sovranità e il governo non sono la stessa cosa. Distinzione tra titolarità ed esercizio, sovranità e
governo vero e proprio. Questa distinzione ci permette di comprendere ed includere le forme degenerate del
governo non della sovranità. Bodin ri uta di distinguere fra forme giuste e forme degenerate per quello che
riguarda la Roma dello stato, reintroduce questa distinzione quando parla invece della forma di governo. Vi è
una differenza tra monarchia dispotica e tirannica, non sono sinonimi. La monarchia dispotica è superiore
rispetto all’altra, ha una sua giusti cazione: la vittoria in guerra. Ciò legittima l’essere un despota sul territorio
conquistato. La tirannia è dura ma non è legittima.
Bodin parla di un dispotismo coloniale, extraeuropeo, veri catosi con la colonizzazione di alcuni territori da
parte di territori più forti, come quella che si era veri cata nel 1400 in America del Sud da parte degli europei
Distingue i popoli liberi europei e i popoli servili extraeuropei (riprende Aristotele). Secondo Bodin una volta
conquistati questi territori, su di essi era necessario apportare una forma di tirannia in quanto si doveva
imporre un controllo autoritario e ferreo su una popolazione che possedeva credenze e leggi completamente
diverse. Per garantirsi il rispetto di esse un sovrano doveva necessariamente attuare un controllo severo
sulle persone, anche a costo di utilizzare poi la violenza
Con Montesquieu venne ripresa la distinzione delle tre forme di governo e la loro classi cazione con la
differenza che con la parola dispotismo Montesquieu intendeva un governo legittimo, ma che veniva
esercitato secondo i capricci del despota, esattamente come la tirannia. Il dispotismo viene considerato da
Montesquieu come Bartolo considerava tiranno che esercita abusivamente il proprio potere.
Il dispotismo non è una degenerazione, è una forma a se. Nello Spirito delle leggi il dispotismo viene
considerato sotto tutti i suoi aspetti (naturale, economico, giuridico, religioso, climatico). Nella monarchia
abbiamo la divisione dei poteri, nel dispotismo questa non c’è. Non manca il concetto di schiavitù politica,
distinta da quella domestica. Le caratteristiche del dispotismo sono: il clima caldo, la natura del terreno, i
paesi più fertili sono quelli in cui è più facile che vi sia un dispotismo, la grande estensione del territorio
(grandi stati), l’indole degli abitanti (molli, pigri, poco autonomi), leggi non sse ma usi e costumi che
perpetuano il dispotismo e l’islamismo ha origine a forme di governo dispotiche. Egli de nisce mostruoso il
dispotismo
Il dispotismo proprio dell’Oriente l’abbiamo già visto in Aristotele.
Claude-Adrien Helvétius nella sua opera Lo spirito del 1758 si sofferma sulla contrapposizione tra governi
liberi e dispotici. I dispotici di solito si trovano in oriente. Distingue due forme di dispotismo: una che si
abbatte di colpo su azioni virtuose e l’altro che si instaura attraverso il tempo, lusso, la mollezza dei costumi.
Nicolas-Antoine Boulanger nel 1762 nelle sue Ricerche sulle origini del dispotismo orientale riconnette il
dispotismo alla teocrazia. Essa è una forma di governo propria dove comandano i preti, la religione, in forma
più autoritaria.
In tutti gli autori illuministi il dispotismo orientale è considerato come una categoria negativ
Ma nel 1700, nel mondo occidentale durante il periodo illuminista, il termine dispotismo inizia a possedere
anche una connotazione positivo: il dispotismo illuminato portato avanti dai loso siocratici (il potere
della natura).
La tesi fondamentale di questi loso , il cui principale era François Quesnay (1694-1774), era che ogni
dominio da cui gli uomini dovrebbero lasciarsi guidare doveva essere rappresentato dalla natura, infatti,
grazie agli illuministi le leggi naturali erano state riscoperte e per metterle in pratica e governare bene la polis
non occorreva altro che un sovrano illuminato che sapesse farlo. Non servono nuove leggi
Per adottare queste leggi in modo ef cace non serve quindi altro che un solo ed unico principe saggio che
ha come unico obiettivo quello di far obbedire i suoi sudditi a leggi che già esistono in natura e che quindi
non si legano a nessuna legislatura.Secondo i siocratici vi era quindi bisogno di un buon despota illuminato,
buono in quanto capace di riconoscere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato e despota in quanto era
l'unica gura a governare
Pierre Samuel Dupont de Nemours (1739-1817) nella sua opera Sull’orine e sui progressi di una scienza
novella nel 1768 contrastava la ri essione di Montesquieu sul dispotismo, affermando che quest'ultimo era
necessario non per far rispettare le leggi che lui aveva imposto, ma per far rispettare le leggi già esistenti in
natura. E’ assurda l’idea di avere più autorità divise, porterebbe all’anarchia e alla con ittualità. L’unica forma
di governo naturale che può governare è la monarchia ereditaria per Dupont.
L'opera politica più famosa sul dispotismo illuminato è quella di Pierre-Paul Lemercier de La Rivière
(119-1801) l’Ordine naturale ed essenziale delle società politiche del 1767 in cui spiega come il solo buon
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governo è dato dall'evidenza e dalla chiarezza che possono esserci solamente laddove c'è un solo principe
o un solo sovrano che governa e quindi non ci siano mai diatribe su ciò che è giusto o sbagliato. Quindi,
anche secondo De La Rivière un buon governo deve essere necessariamente dispotico, legale, ma
comunque dispotico. Il dispotismo dell’evidenza è l’unico modo per liberarci dal dispotismo dell’arbitrio.
L’Abate de Mably (1709-1785) nell’opuscolo sulle due proposte ai loso economisti sull’ordine naturale ed
essenziale delle società politiche critica il dispotismo in ogni suo aspetto e con qualsiasi intenzione,
affermando che esso doveva essere combattuto dalle popolazioni in ogni modo e con ogni mezzo. Non vi è
differenza nel dispotismo, è uno ed è un male. Difende la distinzione dei poteri con il governo misto.
Hegel scissione tra monarchia e dispotismo, dispotismo che precede la monarchia come forma di regno
patriarcale.
Marx da un giudizio estremamente negativo dello stato che non ha come ne la giustizia come in Platone, il
bene comune come Aristotele, non ha come ne la felicità dei sudditi come in Leibniz, non ha come ne la
libertà dei sudditi come in Kant, non è la massima espressione dello spirito di un determinato popolo, non è
l’uscita dell’uomo dalle barbarie. Lo stato è mero strumento di dominio, è una sovrastruttura che dipende
dalla struttura economica che permette ad una classe di opprime le altre classi. Lo stato è sempre cattivo, è
repressivo verso l’umanità. Serve a salvaguardare il bene particolare della classe dominante. Una forma
istituzionale non modi ca il rapporto di domani tra governanti e governati. Ogni stato esercita una forma di
dispotismo, dispotismo di una classe sull’altra. Marx userà il termine dittatura (temporanea) che diviene di
classe quando serve al proletariato per combattere la borghesia. La dittatura del proletariato sarà sovrana e
commissaria allo stesso tempo.
I termini tirannia e dispotismo li abbiamo trovati anche in Tocqueville nella prima parte, quando studia gli
effetti che la vita politica-istituzionale ha sulla società americana ci parla di una nuova forma di tirannia
contemporanea de nita la tirannia della maggioranza. Nel secondo volume quando va ad analizzare la vita
privata modi ca la società americana parla di una forma di dispotismo che le nazioni contemporanee devono
temere. E’ un dispotismo in cui prevale quello nel libro precedente aveva de nito tirannia della maggioranza.
Tirannia e dispotismo in un certo senso da Tocqueville vengono usati come sinonimi. Il dispotismo è una
forma di governo che prevale in quelle nazioni dove costatiamo il fenomeno della tirannia della maggioranza.

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