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SPORT E CITTADINANZA ATTIVA

IL FAIR PLAY
- INTRODUZIONE
- CENNI STORICI
- LA CARTA DEL FAIR PLAY
INTRODUZIONE
Le Scienze motorie e sportive, attraverso una corretta azione interdisciplinare,
contribuiscono allo sviluppo armonico della persona e alla promozione della cultura della
legalità attraverso la consapevolezza del valore delle regole e all’acquisizione della
mentalità del fair play. Lo sport scolastico, infatti, rappresenta una significativa fonte di
esperienza per tutti i giovani, capace di costruire uno "stile di vita salutare" permanente, di
favorire una maggiore integrazione sociale ed apertura ai rapporti interpersonali, di
assumere ruoli e responsabilità precise.
“Fair play" è un’espressione che significa "gioco leale". Non si tratta di un
comportamento eticamente corretto da adottare nella pratica delle diverse discipline
sportive, Fair play significa rispettare le regole e l'avversario, accettare e riconoscere
i propri limiti, sapere che i risultati sportivi ottenuti sono correlati all'impegno
profuso. Tuttavia il concetto di fair play non si esaurisce nel semplice rispetto delle regole.
Esso, infatti, promuove valori, tanto importanti nella vita quanto nello sport, come la
disciplina, la promozione della salute, l’amicizia, la consapevolezza di sé, il rispetto
delle regole e del prossimo e l’inclusività.
Il fair play insegna, in una società in cui il fine giustifica spesso i mezzi, a saper perdere e
a considerare anche la sconfitta un insegnamento prezioso per la crescita “umana” e
agonistica della persona.
Lo sport praticato con fair play offre quindi agli individui l'opportunità di conoscere meglio
se stessi; di fissare e di raggiungere, attraverso la perseveranza e il sacrificio, gli obiettivi
prefissati; di ottenere successi personali; di acquisire e migliorare le proprie capacità
tecniche e dimostrare abilità; di interagire socialmente, divertirsi e raggiungere un buono
stato di salute.
Il fair play è un modo di pensare allo sport come un’occasione di partecipazione e di
assunzione di responsabilità.
Il Fair Play è inoltre lotta all'inganno, alla violenza fisica e verbale, allo sfruttamento,
all’eccessiva commercializzazione e alla corruzione.
La lealtà nello sport è benefica per l'individuo, per le organizzazioni sportive e per la
società nel suo complesso. Va ricordato, infatti, come gli atleti, in particolare quelli che
praticano l’attività sportiva ai più alti livelli, rappresentino per molti giovani dei modelli di
riferimento e hanno dunque una grande responsabilità nei loro confronti. Loro per primi
devono fornire sani modelli comportamentali e metterli in pratica durante lo svolgimento
dell’attività sportiva.
CENNI STORICI
Già ai tempi della prima Olimpiade (776 a.c.) in Grecia i concorrenti dovevano giurare
davanti alla statua di Zeus di essersi allenati per dieci mesi e che avrebbero
scrupolosamente rispettato i regolamenti.
La direzione dei Giochi Olimpici e l'applicazione dei regolamenti erano affidate a uno
staff di giudici, i cosiddetti Ellanodici e il Gran Consiglio.
Le sanzioni principali consistevano nell’espulsione dai giochi, in sanzioni pecuniarie e in
pene corporali.
Durante le Olimpiadi, che si svolgevano ogni 4 anni tra luglio e agosto, si instaurava la
tregua sacra, in cui ogni battaglia veniva sospesa per permettere agli atleti di partecipare
alle gare.
"L'importante è vincere" era la regola basilare dell'agonismo greco. Partecipare alle
competizioni non costituiva, di per sé, un titolo di merito, poiché solo la vittoria dava
denaro, gloria e accostava gli atleti agli dei, li avvicinava all'Olimpo.
Non essere primo significava perdere e la sconfitta era considerata un'infamia, un
disonore. Nelle Olimpiadi antiche, nonostante fossero regolamentate, non trovava
certamente posto il moderno concetto del fair play.
Col passare degli anni cominciarono a diffondersi sempre di più comportamenti
scorretti e corruzione.
Nel 393 d.c., dopo 11 edizioni, l’imperatore Teodosio pose fine ai Giochi Olimpici,
considerandoli giochi pagani.

Il fairplay moderno prende forma in Inghilterra durante l’età vittoriana, tra il XVIII e il
XIX secolo, nei circoli dei gentlemen, dove la competizione era vista semplicemente come
un gioco a cui si prendeva parte.
Molti sport che nacquero in Inghilterra furono ufficialmente regolamentati in questo periodo
come il Cricket, il Polo, il Pugilato, l’Ippica, il Calcio, il Rugby.
In principio vincere la competizione sportiva non era importante e non era neppure
considerato dalla stampa, ma col passare degli anni l’accesso alle competizioni fu
aperto anche alla classe operaia. La competizione diventa una vera e propria lotta fra
classi e comincia ad affermarsi il professionismo sportivo, nasce così l’esigenza di
maggiore correttezza e di regolamenti specifici.

Uno dei sostenitori della moderna mentalità sportiva britannica nonché del Fair play fu
Thomas Arnold (1795-1842), rettore dell’Università di Rugby, secondo il quale lo sport
esalta lo spirito collettivo e i rapporti umani e prepara alle lotte della vita.

Il calcio in Inghilterra era una delle attività di svago a cui era un onore partecipare, ma
per lungo tempo fu praticato senza alcun riferimento formale e scritto riguardante la
regolamentazione del gioco.
Solo nel 1848 ci fu il primo tentativo di stilare un regolamento vero e proprio
relativamente alle gare giocate dalla squadra di calcio dell'Università di Cambridge.
Nel 1863 furono introdotte le regole della Football Association di Londra.
Nel 1871 fu introdotta la figura dell’arbitro.
Nel 1877 il regolamento del Football incluse anche calci di punizioni e rigori per limitare
il gioco scorretto.

In questo periodo cominciò ad essere utilizzato il cronometro, furono determinate le


distanze nelle gare di nuoto, canottaggio, ippica, e furono stabilite le dimensioni
regolamentari delle porte di calcio e di Rugby.
Nei collegi degli USA intanto nascono i grandi giochi sportivi come il Baseball (1839), il
Football americano (1869), la Pallacanestro (1891) e la Pallavolo (1895) con
regolamenti ufficiali che nel secolo successivo si diffusero anche in Europa.

Il 23 giugno 1894 a Parigi, il barone Pierre de Coubertin (1863-1937), pedagogista e


storico francese, fonda il CIO (Comitato Internazionale Olimpico), un'organizzazione
non governativa che ha l'incarico di organizzare i primi Giochi Olimpici dell'era
moderna.
Nel 1896 si svolse ad Atene la prima edizione dei GIOCHI OLIMPICI DELL’ERA
MODERNA.
De Coubertin era un fermo sostenitore degli ideali di lealtà sportiva, corretto
agonismo, fratellanza e tolleranza tra i popoli, quindi attribuiva alla pratica sportiva, non
solo una funzione educativa ma anche sociale e politica, in quanto via privilegiata
per la formazione dei cittadini attivi. Fu lui a coniare il motto
"L'importante non è vincere ma partecipare".

Nel 1963 nasce il COMITATO INTERNAZIONALE per IL FAIR PLAY, tradotto


dall'inglese-l'International Fair Play Committee, abbreviato in CIFP, un'organizzazione non
governativa internazionale senza scopo di lucro per promuovere lo sport nella
competizione internazionale.

Dal 1964 viene assegnata la medaglia Pierre de Coubertin (nota anche come "Medaglia
del Vero Spirito Sportivo") è un riconoscimento istituito appositamente dal C.I.O. e
attribuito dal C.I.F.P. (Comitato Internazionale per il Fair Play) a quegli atleti che
dimostrano uno spirito di sportività nei Giochi olimpici.

Nel 1982 si costituì l’A.I.C.V.S. (Associazione Internazionale Contro la Violenza nello


Sport).

Il dovere di lealtà è diventato un canone normativo, previsto e disciplinato ormai in


tutti i Regolamenti della giustizia sportiva, e come tale sanzionato dalla giustizia
sportiva, che proprio per le sanzioni nei confronti di chi non rispetta quest’obbligo si
caratterizza e si differenzia da quella ordinaria.

Nel maggio 1992 i Ministri europei responsabili per lo Sport, riuniti a Rodi per la loro
7a conferenza, hanno approvato il Codice Europeo di Etica Sportiva. Il principio
fondamentale del Codice è che le considerazioni etiche insite nel “gioco leale” (fair play)
non sono elementi facoltativi, ma qualcosa di essenziale in ogni attività sportiva, in ogni
fase della politica e della gestione del settore sportivo. Queste considerazioni sono
applicabili a tutti i livelli di abilità e impegno, dallo sport ricreativo a quello agonistico.
LA CARTA DEL FAIR PLAY
Nel 1975 il C.I.F.P. pubblicò “La Carta del Fair Play”, un documento che racchiude i
concetti fondamentali del fair play. Questo documento è un decalogo internazionale dei
nobili principi cui chiunque pratichi lo sport dovrebbe ispirarsi.
Qui di seguito i dieci punti su cui esso si fonda:
1. Fare di ogni incontro sportivo, indipendentemente dalla posta e dalla importanza
della competizione, un momento privilegiato, una specie di festa;
2. conformarmi alle regole e allo spirito dello sport praticato;
3. rispettare i miei avversari come me stesso;
4. accettare le decisioni degli arbitri o dei giudici sportivi, sapendo che, come me,
hanno diritto all'errore, ma fanno tutto il possibile per non commetterlo;
5. evitare le cattiverie e le aggressioni nei miei atti, nelle mie parole o nei miei scritti;
6. non usare artifici o inganni per ottenere il successo;
7. rimanere degno della vittoria, così come nella sconfitta;
8. aiutare chiunque con la mia presenza, la mia esperienza e la mia comprensione;
9. portare aiuto a ogni sportivo ferito o la cui vita sia in pericolo;
10. essere un vero ambasciatore dello sport, aiutando a far rispettare intorno a me i
principi suddetti.

Bibliografia
“In movimento” di Fiorini, Bocchi, Coretti, Chiesa
“Il corpo e i suoi linguaggi” di Del Nista, Parker, Tasselli
“Competenze motorie” di Zocca, Gulisano, Manetti, Marella, Sbragi
Approfondimenti su internet: Tesi di Laurea in Scienze motorie “I VALORI DELLO SPORT:
IL FAIR PLAY” di Stefano Monetti
http://ww.treccani.it/enciclopedia/sport/

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