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ALDILA’ DEL PRINCIPIO DI PIACERE

LEZIONE 6

Questo saggio è ambientato nel 1920, la prima guerra mondiale è terminata ma la fine della guerra è
devastante. Le modificazioni territoriali sono importanti: Vienna era la capitale di un impero prima della
guerra e adesso diventa una periferia, era un luogo di scambi culturali e scientifici straordinario ed
estremamente ricco da un punto di vista culturale. Il movimento psicoanalitico continua ad avere grandi
difficoltà, c’è una crisi economica devastante. Dietro lo stimolo a scrivere questo saggio nasce proprio dal
fenomeno della coazione a ripetere che costituisce uno degli ostacoli al processo analitico che spingono ad
una revisione della teoria. La coazione a ripetere emerse durante questi anni in quanto era un fenomeno
che riguardava i soldati in guerra e dunque estremamente diffuso per la nevrosi traumatica, di cui la
coazione a ripetere è il fenomeno principale. La medicina e la psichiatria del tempo si ritrovano a fare i conti
a livello pervasivo con innumerevoli casi di soldati che hanno sintomi gravi, tra cui paralisi, tremori,
incapacità cognitive. La prima modalità che si utilizzava all’epoca per curarli si basava su un presupposto:
faccio lo scemo per non andare in guerra. Si pensava che i soldati sviluppassero questi sintomi perché erano
pretestuosi e volevano sottrarsi alla vita terrificante delle trincee e nella maggior parte dei casi venivano
trattati in base a questo presupposto e il metodo che si usava per curarli era l’elettroshock che pone
l’individuo di fronte ad un bivio: elettroshock o guerra. Di fronte a questo problema la psicoanalisi afferma
che non ha a che fare con questo, ma con il trauma. Aldilà si occupa di questa questione e del fenomeno
che nella nevrosi traumatica è più eclatante, ossia la coazione a ripetere che al contempo costituisce un
grande ostacolo all’analisi che fa partire una ristrutturazione della teoria. La psicoanalisi rispetto alle
modalità di trattamento dei reduci di guerra, si impone con un’alternativa, ossia provare a trattare questo
disturbo attraverso il metodo analitico e viene data l’occasione al movimento psicoanalitico di avere una
voce in capitolo mediante le sue proposte che permette di spostare il fulcro del movimento da Vienna a
Budapest, perché a Budapest c’è Fericsi, uno degli allievi di Freud che riesce a far affermare il metodo
analitico all’interno delle nevrosi traumatiche all’interno degli ospedali psichiatrici. In quel momento vi era
una speranza rinnovata che il movimento psicoanalitico potesse avere una ripresa in un centro diverso.
Inoltre vi è un altro saggio del 20 di Freud che è un promemoria sul trattamento elettrico dei reduci di
guerra dove Freud e il movimento psicoanalitico prendono posizione rispetto a questa modalità di trattare
la nevrosi traumatica con l’elettroshock opponendosi. Questo è il saggio che introduce il concetto di
pulsione di morte, e mette a disposizione della metapsicologia psicoanalitica il nuovo concetto economico.
L’economia riguarda l’energia dell’apparato e introducendo il concetto di pulsione di morte Freud mette su
la seconda teoria pulsionale. La caratteristica fondamentale della ricerca psicoanalitica parte dalle questioni
cliniche e da ostacoli che si incontrano nella clinica e che richiedono di ristrutturare la teoria fino a quel
momento conosciuta, facendo un salto teorico e una speculazione, ipotesi. Il momento di verifica avviene
quando queste ipotesi vengono utilizzate nella clinica e se queste ipotesi servono a comprendere meglio
quei fenomeni che avevano messo in scacco il metodo analitico e trattarli meglio, allora saranno conservate
altrimenti no. L’ostacolo che sarà la base dell’ipotesi speculativa della pulsione di morte è la coazione a
ripetere, un fenomeno che mette in discussione una certezza che c’era fino a quel momento: che il
funzionamento psichico segue innanzitutto il principio di piacere. Ci sono dei fenomeni, in particolari quelli
legati alla nevrosi di guerra che sembrano mettere in scacco questa certezza: la coazione a ripetere nei
nevrotici traumatici si manifesta in particolare nel sogno. Durante la veglia non hanno in mente l’evento
traumatico, ma i loro sogni sono funestati dalla riproposizione del trauma. Ma il sogno è un appagamento
di desiderio, e quale desiderio può mai essere appagato dalla ripresentazione del trauma terribile? Quindi ci
chiediamo se il principio di piacere vale sempre oppure se ci sono dei casi in cui viene messo da parte. E’
questo il quesito del saggio che Freud porterà avanti analizzando vari tipi di fenomeni ripetitivi, nella sanità
e nella patologia, la cui differenza è solo di grado. La coazione a ripetere infatti non è necessariamente
qualcosa di negativo, ma costituisce un passaggio intermedio inevitabile del processo di elaborazione. Il
saggio parte dalla ripresa del discorso sul principio di piacere e sui fenomeni dove il principio di piacere
sembra non prevalere, poi va avanti e analizza una serie di fenomeni in cui è presente a coazione a ripetere:
il gioco del bambino, la nevrosi traumatica, e la ripetizione nella stanza di analisi. E’ il saggio più sconcertate
del corpus freudiano. Dall’analisi e dalla riflessione sul fenomeno della coazione a ripetere parte poi una
speculazione che è quel passaggio teorico che porterà ad introdurre la pulsione di morte. E COSA C’ENTRA
LA COAZIONE A RIPETERE CON LA PULSIONE DI MORTE? Hanno in comune la tendenza a tornare indietro: la
pulsione di morte è considerata come uno dei poli del dualismo pulsionale. La manifestazione della
pulsione di morte ci mette a contatto con tutte le forme dell’aggressività, e il concetto di pulsione di morte
è collegata all’idea che il funzionamento dell’apparato psichico nel momento in cui è disturbato da
qualcosa, costringe a fare i conti con le funzioni per gestire la situazione. Infondo però rimane nell’apparato
psichico una tendenza tornare ad uno stato di quiete e di assenza di stimoli. L’introduzione della pulsione di
morte è un gesto teoretico come Introduzione al narcisismo, l’introduzione di un concetto che costringe a
ristrutturare la teoria alla luce di questo stesso concetto, proprio come aveva fatto per il narcisismo. Questo
gesto teoretico non fa altro che sussumere una serie di fenomeni di aggressività che erano conosciuti da
sempre ma non aveva mai avuto il coraggio di fare questo passo, ossia considerare che tutti quei fenomeni
derivano dalla pulsione di morte. Questa pulsione tende all’eliminazione di tutti gli stimoli disturbanti che
possono esserci nel nostro apparato psichico. Il principio di piacere, afferma Freud alla fine del saggio, è al
servizio segreto della pulsione di morte perché per il suo funzionamento mira ad una scarica totale assoluta
e quindi liberare l’apparato dall’energia in eccesso e tornare indietro a zero, quindi se il principio di piacere
vigesse da solo e indisturbato nell’apparato psichico sarebbe la morte psichica, per questo è fondamentale
l’instaurazione del principio di realtà che mira allo stesso obiettivo ossia la scarica ma in maniera differita e
dunque facendo i conti con i limiti. Se la pulsione di morte mira a trovare una quiete e zero stimoli, si
capisce perché nel discorso della massa eros è in gioco tanto da eliminare tutte le differenze internamente,
assume una valenza mortifera.

Nell’apparato psichico un accrescimento di energie interna viene vissuto come dispiacere e attiva una
tendenza a scaricare questo eccesso energetico in un oggetto. La pulsione di morte è il cuore stesso della
pulsione nella misura in cui ogni pulsione mira a tornare indietro e mira ad abbassare quell’eccesso
energetico, ma poiché viene temperato dal principio di realtà esso fa si di mirare alla scarica in modo
diverso, trattiene la pulsione soddisfacendola in una forma di compromesso tale che la spinta al processo di
scarica non si elimina.

LEZIONE 7 (quaderno)

Nel caso del sintomo nevrotico il dispiacere legato alle formazioni sintomatologiche va considerato come
un dispiacere che non è aldilà del principio di piacere, non lo mette in scacco perché è un piacere per l’es e
un dispiacere per l’io e poiché l’io avverte piacere e dispiacere quel sintomo viene avvertito come
spiacevole, dietro il sintomo c’è un soddisfacimento sostitutivo di desiderio e quindi c’è sempre il principio
di piacere in atto. Il sintomo soddisfa sia il desiderio dell’es ma anche quelle del super io e soddisfa tutti gli
elementi che hanno generato il conflitto psichico. Dentro il sintomo sono condensati tutti gli elementi del
conflitto psichico che quel desiderio ha generato e vengono soddisfatte tutte le esigenze in una maniera che
genera dispiacere all’io. Freud prende in considerazione due tipi di dispiacere; il dispiacere che prova l’io
può essere legato al fatto che nell’instaurazione del principio di realtà è costretto a tollerare una quota di
dispiacere prima di giungere al soddisfacimento, quella quota che non mette in scacco il principio di piacere
perché è quella quota di dispiacere che dobbiamo tollerare per arrivare ad un piacere più sicuro e più
durevole. Poi prende in considerazione un’altra forma di dispiacere che l’io prova nell’essere asservito al
sintomo nevrotico che non è aldilà del principio di piacere perché in realtà dietro a questo dispiacere
percezionale si nasconde una forma di piacere che l’io prova nel soddisfare la sua pulsione anche se in una
maniera completamente trasformata nel sintomo e dietro ci sarà il piacere del super io che si trova a veder
rispettate le ingiunzioni che ha posto al soddisfacimento dell’es.

LEZIONE 8
Il principio di costanza è la necessità di mantenere uno stato di equilibrio senza troppi picchi nell’apparato
psichico; questo principio di costanza rimane in una situazione di sanità laddove questo equilibrio permette
il mantenimento di una dinamica interna che continua ad esserci quella dinamica tra desiderio e
soddisfacimento ma che non implica troppi picchi energetici né dall’interno né dall’esterno. Dunque
mantiene un equilibrio psichico dove per equilibrio psichico non si intende stasi ma il mantenimento di una
dinamica che però nella misura in cui non comporta troppi eccessi energetici ma nemmeno troppa stasi.
Questo saggio è diverso dagli altri che hanno un andamento molto sistematico in cui
l’argomentazione procede per gradi, non vi sono brusche svolte; invece in aldilà la struttura è disequilibrata
anche rispetto all’andamento dell’argomentazione. In questo secondo paragrafo da un lato ha messo la
questione dell’energia libera e legata in relazione alla questione del piacere e del dispiacere e ha messo in
mezzo quell’elemento che gli serve per analizzare la questione del trauma, ossia l’elemento tempo: ciò che
rende traumatico un evento non è la grandezza assoluta dell’evento e in termini economici non è la
grandezza dell’eccesso energetico che arriva nell’apparato, ma il fattore tempo. Questo eccesso di
eccitazione arriva all’apparato in un tempo talmente breve che l’apparato psichico non ha il tempo
materiale per organizzare le sue difese di fronte a questa invasione e lì si crea il trauma. Tuttavia entra in
gioco anche un altro elemento: se il trauma è molto grave, tutti in maniera più o meno diversa saremo
traumatizzati ma tutto ciò dipende anche dal grado di preparazione dell’apparato psichico e dunque il
grado di forza dell’io che fa si che un dato evento può risultare traumatico per un soggetto e non per un
altro oppure che può risultare traumatico per un soggetto in un dato momento della vita e non traumatico
per lo stesso soggetto in un altro momento della vita e questo è quello su cui conta il processo analitico; nel
percorso analitico si fa gestire quei conflitti che sono stati traumatici perché vissuti in momenti in cui
eravamo più fragili, ma che rivissuti adesso possono essere rielaborati. In termini psicoanalitici dipende
dalla forza dell’io e da quanto nella sua evoluzione l’io è stato in grado di governare le sue componenti
pulsionali in una maniera tale da non avere troppe fissazioni e da aver imparato a gestire più o meno i
conflitti, più l’io è in grado di gestire le sue funzioni più sarà forte nell’affrontare le sorprese che la vita può
presentare.

Distinzione nevrosi traumatica e psiconevrosi

Le nevrosi traumatiche sono definite nevrosi attuali che si differenzia dalla nevrosi così come la
conosciamo, ossia le psiconevrosi (isteria, nevrosi ossessiva). La nevrosi attuale è una problematica psichica
che viene scatenata da un evento esterno, in tal caso il trauma. Il sintomo di questa nevrosi non va
considerato come una formazione di compromesso come nella psiconevrosi dove l’eziologia del sintomo è
quella della serie complementare ossia un evento esterno fa scatenare una nevrosi perché si entra in
relazione con dei punti di fissazione nel corso dell’evoluzione psichica di quel soggetto, quindi quello che
non è stato traumatico nel corso della storia infantile del soggetto, lo diventa nel momento in cui quei
fattori di fissazione si incastrano con fattori esterni che possono essere traumatici ed entra così in gioco il
concetto della posteriorità: la nascita di questa patologia parte quando scatta una serie complementare
ossia quando un evento della vita adulta richiama un evento o una fantasia o punti di fissazione che ha
costellato la vita emotiva di quel soggetto, dunque si incastrano e rendono attivo quella che era rimasto
impotenza e acquisisce un effetto patogeno DOPO. Per quanto riguarda invece la nevrosi traumatica essa è
attuale nella misura in cui nasce a seguito di un evento reale e attuale del soggetto, un trauma vissuto e il
sintomo che si genera non è una formazione di compromesso. In tal caso il sintomo della nevrosi
traumatica è la coazione a ripetere che mette in evidenzia un principio fondamentale della vita psichica:
quello che non siamo stati in grado di elaborare lo ripetiamo.

In questo secondo paragrafo freud parte con la descrizione del fenomeno ossia le nevrosi attuali e
sottolinea una differenza, differenza tra angoscia spavento e paura. Fa tale distinzione perché vuole tornare
sul problema secondo cui il fattore ripentività rende traumatico un evento: nella nevrosi attuale non è in
gioco la paura perché essa è circoscritta e ha un oggetto di cui aver paura che ha dei limiti definiti, non è in
gioco l’angoscia perché è un fattore di protezione per l’apparato nella misura in cui è un segnale di pericolo
che si scatena di fronte all’eccesso in arrivo. Nella nevrosi traumatica non c’è stato il tempo di far scattare
questo segnale di pericolo che avrebbe permesso all’apparato di organizzarsi. Lo spavento invece ha a che
fare con la nevrosi traumatica ed è un’emozione che sottolinea il fattore sorpresa e meno siamo preparati
più sarà traumatico l’evento. Successivamente pone il problema della nevrosi traumatica, l’ostacolo rispetto
al quale la teoria psicoanalitica deve ristrutturarsi in particolare quella parte della teoria che viene messa in
discussione dalla nevrosi è la questione del sogno che è un appagamento di desiderio: nel nevrotico il
trauma torna in maniera coattiva nei sogni ma se i sogni sono un appagamento di desiderio e dunque c’è un
piacere che viene soddisfatto, quale piacere potrebbe esserci nel ripetere un trauma che ci ha sconvolti?

Nella misura in cui qualcosa non è stato elaborato continua a ripetersi. Attraverso questo lavoro freud
scopre che la ripetizione è una fase importante del processo di elaborazione e questo viene messo in
evidenza dal primo fenomeno analizzato, ossia il gioco del bambino, il gioco del rocchetto. Nella descrizione
di questo gioco troviamo i fondamenti della metodologia di osservazione a orientamento psicoanalitico, è
una metodologia importante. Egli osservò il gioco del nipotino, un bambino molto tranquillo e ubbidiente
ma ad un certo punto inizia a sviluppare un sintomo. Inizia a ripetere in maniera coattiva questo gioco:
giocava con i suoi giocattoli buttandoli via. Quando la madre se ne andava e lo lasciava solo, non si
lamentava come se la separazione non gli facesse alcun effetto. Tuttavia egli inizia ad usare tutti i suoi
giochi per buttarli via, freud si accorge poi di un’evoluzione creativa di questo gioco che mostra come il
processo di elaborazione stia procedendo nel bambino e non è soltanto un buttare via i giochi ma con
questo rocchetto di cotone lui lo lanciava e lo recuperava ( gioco del for da). Freud si accorge di questa
scomparsa e riapparizione che avrà un’altra apparizione perché poi Ernest inizia ad applicare lo stesso gioco
a se stesso ed è lui a scomparire. In ogni caso, tale gioco è un grande risultato di civiltà perché, ricordiamoci
considerazioni attuali si basa sull’accettazione di un limite e una rinuncia pulsionale per poter mettere in
atto quelle possibilità di gestire altrimenti quel materiale che in questo caso è la separazione dalla madre.
Ernst tollera la separazione e si sottopone alla rinuncia pulsionale rispetto al desiderio di avere sempre la
madre con sé e tollera il limite, trova poi una modalità creativa di elaborare e attraversare nella ripetizione
quell’evento che è stato doloroso e angosciante e che ha generato rabbia che però non viene scagliata sulla
madre. Infatti il bisogno d’amore è quello che ci spinge all’incivilimento, per non perdere l’amore dell’altro
ci sottoponiamo a rinunce ed è per questo che l’educazione degli adulti funziona sui bambini e il piccolo
ernst non osa arrabbiarsi dalla madre ma trova un compromesso e si scatena contro i suoi giochi. Questo ci
collega con un aspetto che ha a che fare con la domanda fatidica (le forme di ripetizione seguenti sono
aldilà del principio di piacere) e quindi se c’è un piacere nel gettare e recuperare i giochi? Non è solo il
piacere di ritrovare l’oggetto ma vi è anche un piacere aggressivo e la possibilità di scaricare l’aggressività
stimolata dalla frustrazione del bambino che è stato costretto a trovare una soluzione. La rinuncia
pulsionale sta anche nel non esprimere l’aggressività sulla madre ma sui giochi e quindi scaricarla che è
importante e trovare un modo più civile per scaricare l’energia interna sia di ordine libidico che aggressivo.
Egli fa subire ai suoi giochi stavolta in un ruolo attivo quello che ha dovuto subire nella sua posizione di
inferiorità rispetto all’adulto che decide per lui e in questo vi è un piacere, un piacere che consiste nella
possibilità di invertire i ruoli. All’inizio era passivo e ora assume una parte attiva, questi sforzi possono
essere ricondotti ad una pulsione di riappropriazione che si rende indipendente dal fatto che sia piacevole o
meno e il fatto che io mi possa appropriare passando in un ruolo attivo di quell’evento anche se spiacevole,
mi procura piacere. Qui c’è i passaggio che approfondirà nel paragrafo successivo: se la spinta a elaborare
psichicamente e impadronirci di un evento che ha suscitato in noi una forte pressione possa manifestarsi
primariamente indipendente dal principio di piacere e dunque il bambino in tal caso potrebbe ripetere nel
gioco questa esperienza sgradevole solo perché a questa ripetizione è legato l’ottenimento di un piacere di
tipo diverso. Questo passaggio argomentativo gli serve ad affermare questo, ossia che il dubbio che la
spinta aa elaborare psichicamente e impadronirci di un’esperienza che è sfuggita al nostro controllo non si
possa manifestare prima e indipendentemente dal principio di piacere, questo è quello che accade nella
nevrosi traumatica: ossia quella ripetizione nel trauma segnala che c’è un’esigenza primaria nell’apparato
che è legata l’avvio di un processo di elaborazione che significa legare energia in eccesso a rappresentazioni
prima di poter funzionare secondo il principio di piacere. Il gioco permette a freud di dire che forse la
necessità di impadronirsi di un evento subito passivamente è più importante del principio di piacere. Freud
afferma che tutto questo è una prova convincente del fatto che anche sotto il dominio del principio di
piacere esistono mezzi che trasformano ciò che è spiacevole in qualcosa che può essere ricordato ed
elaborato all’interno di questo dominio.

LEZIONE 9

La coazione a ripetere nel transfert è un fenomeno complesso. Esso è un altro tipo di fenomeno di
ripetizione che è molto complicato perché rappresenta un ostacolo al percorso analitico, che mira a
lavorare sulla resistenza dell’io contro desideri e fattori che hanno generato conflitto e rispetto a cui si è
dovuto difendere, man mano che si affievoliscono le resistenze iniziano a comparire i contenuti rimossi.
Anche se la resistenza si affievolisce i contenuti rimossi non compaiono sotto forma di ricordo, ma
compaiono sotto forma di ripetizione ossia tutti i contenuti legati a i suoi vissuti dolorosi vengono vissuti dal
paziente mediante l’azione e dunque li vive come se riguardassero la relazione con l’analista, quei contenuti
emergono in quella che viene definita relazione di transfert e l’instaurazione di quest’ultima è il passaggio
fondamentale per l’inizio del lavoro analitico vero e proprio. Nella relazione con l’analista, che sta per tutte
le figure importanti della nostra vita, abbiamo la possibilità di rivivere tutti i nostri vissuti dolorosi
attraverso il collegamento di elementi cognitivi con elementi affettivi quindi rivivere significa attraversare il
dolore e la sofferenza che quegli elementi ci hanno arrecato nel nostro passato. IN questa possibilità di
rivivere è insita la possibilità di risolvere in una maniera più sana questi conflitti. Rispetto ad eventi e
momenti evolutivi difficili, in quanto la crescita richiede una fatica psichica immensa e una grande quantità
di sofferenza psichica, che all’epoca di quando li abbiamo vissuti si qualificava con un eccesso, ossia un
evento troppo difficile perché l’io dell’epoca potesse farvi fronte attraverso i mezzi elaborativi e qui torna di
nuovo l’idea dell’effetto potenzialmente traumatico degli eventi che risulta traumatico nella misura in cui
dipende dal momento storico evolutivo e di forza dell’io. Fatto questo meccanismo di difesa il vissuto ha
preso la strada della sintomatologia nevrotica e l’individuo diventa soggiogato a quel sintomo che si
manifesta in maniera coattiva, e non ne può fare a meno. Freud in questo paragrafo esprime un
avanzamento sul piano della tecnica analitica: fino a quel momento aveva parlato di interpretazione,
interpretazione che dà il senso al vissuto e a quell’evento che il paziente accetta o non accetta; in tal caso il
lavoro analitico è concepito come una sorta di relazione, dove c’è un paziente più o meno passivo e
l’analista che ha il potere di scovare quello che c’è dietro e rivelarlo al paziente al momento giusto. In realtà
Freud affermerà nel corso dell’argomentazione che tale definizione è errata e il concetto di interpretazione
viene integrato con quello di costruzione e ricostruzione di pezzi della vita del paziente all’interno della
relazione di transfert, dove il paziente e l’analista hanno entrambi un ruolo attivo per concorrere a costruire
questo pezzo di storia che è diventato mancante in virtù della rimozione. Naturalmente prima vi era anche
un ruolo attivo nel paziente perché nell’interpretazione è fondamentale che venga data nel momento
giusto, ossia il momento in cui il paziente ha compiuto quel percorso analitico che lo ha portato a poter
tollerare quella verità che sta dietro l’interpretazione. In tutte le relazioni asimmetriche infatti occorre che
una attivazione da parte di entrambi affinché sia trasformativa. Quello che freud scopre che una volta
allentate le resistenze dell’io, non si può procedere direttamente all’elaborazione che implica il ricordo che
implica la presa di coscienza, m occorre passare per una fase di ripetizione dove quei contenuti vengono
ripetuti dal paziente nella relazione con l’analista senza che il paziente abbia la minima consapevolezza che
quei vissuti non appartengono al qui ed ora della relazione, ma al suo passato dimenticato.
La coazione a ripetere all'interno della nevrosi traumatica rappresenta il concetto che da l'avvio al saggio
Aldilà del principio di piacere . All'interno del sogno dei malati di nevrosi traumatica vi è un continuo
riportare il malato al momento dell'incidente e questa funzione del sogno cozza con quello che è
l'appagamento del desiderio in forma allucinatoria, in quanto il ripetere costantemente la situazione
dell'incidente può portare dispiacere nel soggetto. La spiegazione della coazione a ripetere all'interno del
sogno viene spiegata da Freud tramite una speculazione del funzionamento del sistema PC in quanto
descrive il funzionamento di questo sistema come un sistema che riceve le percezioni esterne e interne e
che è sensibile alle stimolazioni, una peculiarità di questo sistema è il fatto che possiede uno scudo
protettivo in quanto la sostanza che si trovava a livello superficiale di questo sistema si è trasformata in
sostanza inorganica andando a fornire un rivestimento che aveva la funzione di proteggere l'apparato dagli
stimoli in quanto altrimenti avrebbero danneggiato l'apparato stesso proprio in virtù della loro intensità. Gli
sgimoli vengono filtrati, una volta superato lo scudo, arrivano all'apparato ma con un'intensità ridotta e
quindi il loro effetto sarà ridotto. Basandosi su questo funzionamento Freud definisce traumatici gli
eccitamenti provenienti dall'esterno che hanno una forza tale da poter rompere questo scudo protettivo,
generando una breccia all'interno del quale andranno ad inserirsi auesti eccitamenti esterni che per la loro
forza geberano uno squilibrio. Il fattore quantitativo va abbinato al fattore temporale in quanto la
repentivita con cui si presentano questi stimoli va a generare questo stato di spavento in cui si trova il
soggetto infattinuna delle caratteristiche principali della nevrosi traumatica è xhe manca la fase
preparatoria che si manifesta nell'instaurarsi dell'angoscia dove c'è un sovrainvestimento degli stati più
superficiali dell'apparato che convogliano l'energia di altri apparati in modo tale da poter attuare un
controinvestimento nei confronti dell'eccitamento proveniente dall'esterno. Se manca la fase preparatoria,
l'apparato non ha tempo per controinvestimento e si ritrova inerme, invaso nei confronti dell'investimento
esterno e non ha tempo di legare l'energia esterna alle rappresentazioni già presenti nell'apparato stesso.
Dinanzi ad un medesimo incidente si hanno delle risposte differenti in individui differenti e Freud dice però
che c'è comunque un limite perché quando la violenza di un evento supera questo limite sarà traumatico
per qualsiasi individuo, indipendentemente dal grado di capacità e forza. La soluzione è che esista una legge
economica primaria che deve essere presente nell'apparato prima che il sogno possa essere soddisfatto e
quindi quello di stabilire la stabilità energetica all'interno dell'apparato. I sogni agiscono sull'evento
traumatico cercando di stabilire l'angoscia che non c'era stata perché non c'era tempo per attivarla. Perché
quando c'è una ferita fisica...(?) L'offesa fisica fa si che ci sia un sovrainvestimento dell'organo leso che
infatti viene sentito di più e che quindi porta ad una gestione dell'energia che viene legata e non sarà più
eccessiva e verrà investito l'organo leso.

L'io corpo ha un valore fondamentale nella genesi dell'istanza dell'io, oltre che in quella del sistema pc e
afferma che nel momento in cui tramite la capacità di tatto. L'io corpo è una rappresentazione psichica nei
termini di una proiezione che deriva dal tatto del corpo stesso e in tal modo avviene una differenziazione

RIASSUNTO 2

Gli eventi psichici sono regolati dal principio di piacere. Freud associa le sensazioni di piacere e dispiacere a
quella che è la quantità di energia libera presente nell'appartamento psichico e dice che maggiore è questa
quantità di energia libera non addomesticata che appartiene all'apparato psichico e maggiore sarà la
sensazione di dispiacere che si prova. Egli prende in considerazione Fechner, la sua teoria del piacere, il
quale paragona le sensazioni di piacere e dispiacere alle condizioni di stabilità e instabilità e ritiene che un
certo moto psicofisico che supera la soglia della coscienza e viene avvertito come piacere nella misura in cui
rientra in un certo limite e soddisfa quella che è la condizione di instabilità dell'apparato psichico, e viene
avvertito come dispiacere nella misura in cui supera questa soglia e quindi non soddisfa la condizione di
instabilità e secondo Fechner vi è una condizione dell'apparato psichico che deve essere soddisfatta: quella
dell'instabilita e postula quello che è il principio di costanza e si può dire che il principio di piacere lavora al
servizio di quest'ultimo. Nell'apparato psichico vi è una tendenza al principio di piacere, ma non un
predominio perché ci sono delle situazioni in cui il fine non è il piacere ma il dispiacere ed è a tal proposito
che Freud prende in considerazione diverse forme di dispiacere tra cui la prima è il dispiacere che si prova
nell'instaurazione del principio di realtà che però non significa rinunciare al soddisfacimento pulsionale
perché nel momento in cui il principio di realtà si sostituisce a quell'altro si ha un soddisfacimento ma
questo viene in qualche modo raggiunto in maniera diversa e si ha in differimento della scarica sia nel
tempo che nello spazio, la scarica non avviene in maniera immediata e soprattutto in maniera totale ma il
soddisfacimento che si raggiunge tramite l'energia psichica a rappresentazione, dunque il processo
secondario porta ad un soddisfacimento durevole e soprattutto accettato dalla società. Secondo Freud
questa forma di dispiacere che si prova dall'instaurazione del principio di realtà non mettendo scacco il
principio di piacere perché si ha un soddisfacimento che però avviene in maniera trasformata. Per quanto
riguarda la seconda forma di dispiacere che prende in considerazione Freud è quella che si ha nella
formazione del sintomo, come sappiamo il sintomo può essere considerato una formazione di
compromesso perché nel momento in cui un desiderio dell'es estremamente forte nei confronti di un
oggetto esterno genera un conflitto sia con l'es che con la realtà esterna, si viene a formare questo sintomo
perché l'io non è abbastanza forte da riuscire a gestire questo conflitto ed elaborarlo e quindi mette in atto
un meccanismo di difesa che porta alla formazione del sintomo, però nel momento in cui si forma il
sintomo l'io diviene servo di questo sintomo e quindi questo è estremamente doloroso e provoca
dispiacere, ma nonostante questo il sintomo non mette in scacco il principio di piacere perché risulta essere
un dispiacere per l'io perché è quest'ultimo ad avvertire le sensazioni di piacere e dispiacere ma al
contempo è un piacere per altri sistemi, come per l'es che vede soddisfatto un suo desiderio e per il super
io che vede soddisfare un desiderio dell'es tendendo in considerazione di quelle che sono le sue esigenze.

Coazione a ripetere: parte dall'ostacolo clinico della coazione a ripetere.

Prima di descrivere quella che è la coazione a ripetere nella relazione di transfert, Freud inizia con
l'avanzamento del metodo psicoanalitico perché come sappiamo la psicoanalisi in un primo momento era
un'interpretazione e il compito del medico era quello di conoscere i contenuti rimossi del paziente,
raccoglierli e comunicarli al paziente nel momento giusto, momento in cui il paziente era in grado di
sopportare e quindi si ricevere questo contenuto rimosso di cui non era a conoscenza perché appunto ci
sono delle resistenze che si oppongono al divenire cosciente di questo materiale. Tale concetto di
interpretazione poi viene integrato da quello che è il concetto di costruzione e co-costruzione perché
nonostante la relazione terapeutica sia una relazione asimmetrica è necessario che sia il terapeuta che il
paziente contribuiscano a portare qualcosa nella relazione perché è soltanto così che la relazione può
divenire costruttiva e approdare alla guarigione del paziente. Freud nella relazione terapeutica si trova
davanti a delle resistenze messe in atto dell'individuo, soprattutto quando si avvicina al contenuto rimosso
e una prova di questa resistenza è l'assenza delle associazioni libere oppure queste si allontanano dal tema
principale. Freud a tal proposito ritiene che queste resistenze non possono che provenire dall'io perché
l'inconscio non oppone alcuna resistenza e anzi il suo unico obiettivo è divenire cosciente e trovare la
scarica diretta nell'azione vera e propria. Quindi attribuisce tale resistenza all'interno e con questo scopre
che una parte dell'io funziona in maniera inconscia, cosa che approfondirà nell'io e l'es, dove passerà
definitivamente dalla prima alla seconda topica. Quindi la motivazione che porta Freud al passaggio dalla
prima alla seconda è la scoperta del funzionamento inconscio dell'io. Nella relazione di trasfert però il
paziente anziché ricordare quei contenuti rimossi tende a riviverli come esperienze che appartengono al qui
e ora, in particolare tende a ripwtere il contenuto rimosso e mette in atto una coazione a ripetere che il
terapeuta non può impedire ma che, anzi, deve consentire che ci sia una ripetizione di questi contenuti ma
al tempo stesso deve continuare a far si che il paziente diventi sempre più consapevole di ciò che sta
accadendo, perché nella relazione egli proba questo dispiacere dovuto alla coazione a ripetere ma in realtà
crede che questo dispiacere sia legato alla relazione col terapeuta nel qui ed ora quando in realtà si tratta
di sentimenti che prova in virtù di quelle che sono le sue esperienze passate con le figure genitoriali in
quanto si sentiva impotente nei confronti di quei sentimenti in una fase (fase del complesso edipico) in cui
aveva estremamente bisogno di queste figure perché l'essere umano nasce prematuro. L'obiettivo della
terapia è passare dalla fase della coazione a ripetere al ricordo solo che questo passaggio risulta essere
estremamente sofferente perché significa rivivere le esperienze dolorose che ha provato in passato e
quindi l'io si allea con la coazione a ripetere, persegue quello che è il dispiacere minore. Freud dice che la
coazione a ripetere non mette in scacco il principio di piacere perché sta perseguendo il dispiacere minore e
dunque un piacere

L'apparato psichico inizialmente è un apparato indifferenziato che quindi non riesce a gestire quelli che
sono gli stimoli provenienti dal mondo esterno e facendo riferimento a Winnicott è necessario che nelle
prime fasi dello sviluppo sia presente un io ausiliare, quello della madre, che quindi in qualche modo
gestisce al posto del bambino quelle che sono gli stimoli e gli eccitamenti provenienti dal mondo esterno,
che quindi si occupa del soddisfacimento di queste pulsioni del bambino. Tuttavia la protezione della madre
non può mai essere una protezione totale, L'apparato psichico dunque sente il bisogno di strutturarsi e
dall'es inizia a strutturarsi quella che è l'istanza dell'io, quindi possiamo dire che l'io è un'istanza che ha
subito la modificazione in seguito all'influsso proveniente dal mondo esterno e quindi dai continui stimoli di
eccitamenti esterni e proprio per questo si può affermare che il nucleo dell'io è proprio il sistema
percezione coscienza. Tuttavia l'io non si staccherà mai del tutto dall'es perché non ha un bagaglio libidico
proprio ma anzi opera per mezzi presi a prestito, prendendo energia dall'es e dal super io. Per descrivere la
relazione che l'io ha con l'es Freud utilizza la metafora del cavallo e del cavaliere, paragonando l'io al
cavaliere e l'es al cavallo e dicendo che mentre il cavaliere gestisce la forza del cavallo con i propri mezzi,
l'io lo fa con mezzi presi a prestito e in più però così come il cavaliere per non essere disarcionato dal suo
cavallo deve accontentare la sua volontà e allo stesso modo deve fare l'io che si sottopone all'es in quelli
che sono i suoi desideri e questo è uno degli esempi è l'identificazione secondaria, perché per risarcire l'es
di quella che è la sua perdita in seguito all'abbandono degli investimenti oggettuali l'io si identifica con
l'oggetto d'amore e si pone come oggetto d'amore per l'es facendo capire all'es che può amare l'io così
come amava quegli oggetti, proprio perché l'io ha assunto quei caratteri che possedevano gli oggetti. Dal
punto di vista economico vi è desessualizzazione della pulsione, quindi da pulsione nei confronti
dell'oggetto diventa pulsione narcisista e quindi quell'aggressivita viene introiettata e si concentra con il
super io, che a volte rivolta quest aggressività sull'io (melanconia). L'identificazione secondaria è un
esempio di disimpasto perché libera quella che è la pulsione aggressiva perché l'eros viene depotenziato

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