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ELEMENTI DI GEOLOGIA STRUTTURALE

La Geologia strutturale si occupa dello spazio delle rocce che hanno subito deformazioni a causa di sforzi ed
include la descrizione della posizione raggiunta a causa della deformazione. La geologia strutturale a scala
regionale è chiamata tettonica. Lo scopo della tettonica è quello di osservare e descrivere le principali strutture
della crosta terrestre e di interpretare la formazione di queste strutture.
Le rocce sono soggette a sollecitazioni, legate alla tettonica delle placche e al peso delle rocce sovrastanti. La
loro risposta a tali sollecitazioni è la deformazione.
Vicino ai luoghi di convergenza delle placche le sollecitazioni sono tipicamente compressive e le rocce vengono
avvicinate. Dove le placche sono divergenti, la sollecitazione è di trazione e le rocce vengono separate. Nelle zone
delle placche trascorrenti, dove le placche si muovono orizzontalmente l’una rispetto all’altra vi è una
sollecitazione di taglio.
Se la roccia è soggetta solo alla pressione di confinamento, le sollecitazioni saranno probabilmente le stesse in
tutte e 3 le direzioni. Se è soggetta sia alle forze di confinamento sia a quelle tettoniche, le pressioni saranno
diverse nelle diverse direzioni.

STRUTTURE GEOLOGICHE: LE PIEGHE


Quando un corpo roccioso, sedimentario, viene compresso lateralmente da forze tettoniche, è probabile che si
fratturi e si produca una faglia se il materiale è di tipo fragile e ha temperatura bassa.
Se la temperatura è alta, il corpo tende a piegarsi piuttosto che a rompersi, poiché il comportamento tende ad
essere di tipo plastico. La faglia può essere:
 Anticlinale: pieghe arcuate verso l’alto.
Serie di strati convessi con i fianchi che si dirigono verso il basso rispetto alla parte centrale della piega.
Una superficie di erosione al top della piega metterebbe in evidenza che la roccia è progressivamente più
giovane man mano che ci si allontana dall’asse.
 Sinclinale: pieghe arcuate verso il basso
È costituita da una serie di strati concavi con i fianchi che si dirigono verso l’alto in opposte direzioni
rispetto all’asse della piega. Una superficie di erosione metterebbe in evidenza che le rocce sono
progressivamente più vecchie man mano che ci si allontana dall’asse della piega

Duomi e bacini sono strutture con una forma approssimativamente circolare o ovale. Si formano sotto lazione di
processi deformativi di ampia scala tra cui l’intrusione di rocce ignee nella crosta, movimenti tettonici delle
placche e durante processi di orogenesi.
DUOMO: Assomigliano ad anticlinali e si formano generalmente sotto sforzi di compressione e per sollevamenti
regionali. Sono una serie di strati convessi che si dirigono verso il basso rispetto al centro della struttura.
BACINO: I bacini somigliano a strutture sinclinali e sono causate in genere da sforzi di compressione o
sprofondamento. Sono una serie di strati concavi che si dirigono verso l’alto rispetto al centro della struttura.

Elementi di una piega:


 Asse della piega: linea che si estende lungo la cerniera ed è anche ‘intersezione del piano assiale con la
zona di massima curvatura della piega.
 Fianchi: superfici laterali della piega, raccordano le zone di massima curvatura
 Nucleo: parte interna della piega Piano assiale, rappresenta il piano di simmetria.
Per definire l’orientazione dello spazio dei fianchi e del piano assiale si deve definire quella dei piani che la
rappresentano. Si utilizza la giacitura con 3 parametri per definire un qualsiasi piano dello spazio.
 Direzione di uno strato:
o Direzione della retta intersezione del piano dello strato con un piano orizzontale
o Determinata dall’angolo azimutale (0-360, verso orario) che l’intersezione forma con il NORD
 Inclinazione di uno strato: Angolo zenitale (0-90°) formato dalla linea di massima pendenza del piano dello
strato con un piano orizzontale
 Immersione: Orientazione rispetto al NORD del piano perpendicolare alla direzione che contiene la massima
pendenza
TIPI DI ANTICLINALI E SINCLINALI:
 Pieghe simmetriche: pieghe che hanno parti speculari rispetto al piano assiale
 Pieghe asimmetriche: Pieghe che non sono speculari rispetto al piano assiale
 Pieghe rovesciate: pieghe il cui piano assiale è inclinato
 Pieghe coricate: pieghe con piano assiale orizzontale
 Pieghe di accavallamento: gli strati si spostano adattandosi alla forma della faglia
 Pieghe immergenti: se l’asse della piega non è orizzontale, la piega è detta immergente. La maggior parte
delle sinclinali e anticlinali hanno un qualche grado di immersione

FRATTURE DELLE ROCCE


Una diaclasi è una frattura lungo la quale non si è prodotto un consistente movimento. Si formano a causa di:
 Sforzi di compressione, distensione o taglio
 Scarico tensionale da erosione
 Contrazione del magma durante il raffreddamento
Le diaclasi facilitano l’azione della degradazione meteorica o dell’erosione.

Una Faglia è una frattura con spostamento relativo


delle parti separate lungo piani paralleli alla
superficie di rottura.
Esse sono classificate in base alla direzione del
movimento relativo delle due parti separate dalla
superficie di rottura.
La parte di ammasso roccioso che giace sopra il
piano di faglia è detto tetto, mentre quella che sta
sotto è detta muro.

Tipi fondamentali di strutture fagliate

Faglie dirette o normali


Prodotte da sforzi distensivi; le parti opposte si allontanano l’una
dall’altro. Il tetto si muove verso il basso e il muro verso l’alto.
Causata dai moti locali o regionali divergenti di segmenti crostali.
Ha un angolo ampio rispetto all’orizzontale. Viene associata alle
faglie parallele e ravvicinate.
Se sui due lati di un lembo di crosta terrestre, le zolle si dispongono
a gradinata, si ha un alto strutturale detto hurst. Quando invece tra
due lembi rimasti immobili una regione sprofonda a gradinata ne
deriva una fossa tettonica o graben.

Faglie inverse o di compressione


Prodotte da sforzi di compressione. Il tetto si muove verso l’alto, mentre il muro si muove verso il basso causando
un accorciamento crostale. Causate dai moti locali convergenti di segmenti crostali. Hanno angolo ampio rispetto
ll’orizzontale

I sovrascorrimenti sono faglie inverse a basso angolo in corrispondenza delle quali porzioni della crosta terrestre
avanzano per molti chilometri. Causata dai moti convergenti locali o regionali di segmenti crustali.

Le faglie trascorrenti sono prodotte da sforzi di taglio. Originate dal movimento orizzontale lungo un piano quasi
verticale. Il movimento può essere destrorso o sinistrorso, dipende dalla parte in cui si trova l’osservatore

Le strutture geologiche sono importanti perché possono fungere da trappola per l’accumulo dei fluidi e dei gas,
come petrolio o gas naturali, che si formano e si accumulano nelle pieghe sub-superficiali.
Le faglie e le fratture possono fungere da vie preferenziali per il deflusso di acque sotterranee ed ospitare
depositi minerali.
MOVIMENTI FRANOSI

Fenomeni franosi:
Movimenti di massa coinvolgenti rocce, detriti o terre, in cui si manifesta la tendenza da parte di un corpo al
raggiungimento di un minimo di energia potenziale.
La frana è un movimento di masse de terreno o roccia costituente da un pendio, con direzione verso il basso o
esterno del pendio stesso. Appartengono alle catastrofi naturali. I movimenti possono realizzarsi per crollo,
ribaltamento, scorrimento, espandimento, colata.

Tipologia del materiale coinvolto


La suddivisione è fra rocce e terre, che sono differenziati dalla presenza di coesione per cementazione o una
resistenza a compressione semplice. Le terre sono caratterizzate da una resistenza funzione dei rapporti
geometrici e spaziali dei singoli elementi che la costituiscono e dalla presenza o meno di coesione.

Tipologia del movimento di massa


Dinamica con cui si manifestano i vari fenomeni di instabilità. È fondamentale la valutazione dello stato, dello
stile e della distribuzione dell’attività.
Stato: il fenomeno potrà essere:
 Stabilizzato: Non rilevabili e non sono più presenti le condizioni morfologiche e climatiche in cui il
fenomeno si era sviluppato
 Quiescente: Non rilevabile e sono presenti ancora le condizioni morfologiche e climatiche in cui il
fenomeno si era sviluppato
 Attivo: rilevati con frequenza stagionale
Stile: in base al tipo di dislocazione il fenomeno potrà avere uno stile:
 Singolo: mobilizzazione di un ammasso unico
 Complesso: più topologie di movimento associate al tempo
 Composito: più topologie di movimento in fasi successive
 Successivo: non coinvolge la stessa massa più di una volta
 Multiplo: Coinvolge masse già precedentemente dislocate
Distribuzione: in base all’evoluzione spazio-temporale il fenomeno può avere una distribuzione:
 Costante: Avviene con gradualità e continuità nel tempo
 Retrogressiva: Coinvolge aree sempre maggiori verso monte
 Avanzante: Coinvolge aree sempre maggiori verso valle
 In allargamento: Tende a superare e coinvolgere i fianchi della frana
 In diminuzione: Coinvolge masse, messe in posto da fenomeni precedenti
 Multidirezionale: Avviene su più piani di rottura che tendono ad omogeneizzarsi
 Confinata: Superficie di distacco non si manifesta al piede

Secondo il sistema di Varnes, le frane possono essere classificate in

 Crolli: Si originano lungo discontinuità preesistenti e sono caratterizzati da alte velocità e scarsi segni
premonitori. Sono tipici di rocce lapidee. Sono causati dal crioclastismo, sismi o azione radicale.
I crolli possono avvenire in roccia o in detrito
Un crollo si realizza attraverso un distacco, ossia quando la resistenza lungo le superfici di frattura non è più in
grado di controbilanciare i pesi dei blocchi., e la conseguente caduta di una massa di materiale da un pendio
molto ripido. Le frane si verificano a causa dello scalzamento al piede dei versanti operato dai corsi d’acqua.
 Ribaltamenti: avvengono per la rotazione di masse attorno ad un fulcro, nelle condizioni in cui il rapporto
base-altezza del blocco è minore alla pendenza del versante.
Le cause predisponenti sono ti tipo strutturale, mentre quelle innescanti sono azione radicale, sismi,
saturazione delle fessure con acqua. Possono realizzarsi in roccia.
Si generano quando si verifica la rotazione si un blocco di roccia, sotto l’azione di gravita. Se il materiale non è
frenato, può trasformarsi in una frana per crollo o scivolamento.
 Scivolamento: il movimento si realizza lungo una o più superfici visibili. Si suddividono in relazione alla
geometria delle superfici, tra rotazionale e traslazionali.
Nelle rotazionali la superficie di rottura è arcuata con concavità verso l’alto. Sono ricorrenti in terreno, detrito
e rocce tenere o con comportamento plastico. Sono causate dalla pressione dell’acqua, sismi, presenza di
sovraccarichi
Nelle traslazionali le superfici di discontinuità hanno inclinazione uguale o circa a quella del versante. Tipici di
rocce stratificate. Possono realizzarsi in roccia, terreno o detrito.
Il movimento si realizza in corrispondenza di orizzonti di debolezza come le fratture.
 Colamenti: caratteristici di terre ed ammassi detritici. Avvengono lungo superfici non visibili e interessano
aree molto estese. Sono causate dall’elevato contenuto d’acqua nel caso di terreni argillosi. Avvengono in
roccia o materiale disciolto.
Colamento in roccia: Coinvolgono interi versanti. I movimenti del substrato sono simili a quelli di un fluido a
alta viscosità. Sono il risultato di deformazioni plastiche correlate al piegamento delle rocce.
Colamento in terreno e detriti: I singoli granuli si muovono in modo rispettivo gli uni rispetto agli altri, in
relazione al contenuto d’acqua e alla granulometria. Si innescano a causa di piogge intense.
Nei colamenti maggiore è il contenuto d’acqua maggiore è la velocità della colata e minore è la densità del
materiale
 Spandimenti laterali: queste frane si realizzano in terreni dal particolare assetto geologico in cui materiali
caratterizzati da un comportamento rigido sono sovrapposti a materiali dal comportamento plastico.
L'espansione laterale è generata dal flusso del materiale plastico sottostante che provoca la progressiva
fratturazione del materiale rigido sovrastante.

Fenomeni d’erosione superficiale dei versanti


Coinvolgono i suoli capaci di assorbire e trattenere grandi quantità di acqua. Possono provocare danni a strutture
viarie come:
 Soliflusso: Colamento lento di una massa fluida molto viscosa. Il movimento si manifesta nei suoli fluidificati
in seguito a precipitazioni in regioni periglaciali
 Soil creep: Insieme di movimenti dei detriti che ricoprono il versante. I movimenti sono visibili in superficie e
si esauriscono in profondità Conseguenza della circolazione dell’acqua nel terreno

Erosione accelerata dei versanti: I processi erosivi presentano un’intensificazione per cause naturali (elevata
piovosità, terreno impermeabile) o cause antropiche (disboscamento). È importante rallentare tale fenomeno per
ridurre il rischio di ulteriori dissesti.

I Calanchi sono un esempio di erosione accelerata correlata all’azione dilavante delle acque piovane. Costituiti da
strette valli con versanti ripidi e privi di vegetazione, separate da crestine di argilla

NOMENCLATURE DELLE FRANE

In una zona è possibili distinguere:

 Zona di scorrimento: il materiale mobilizzato si trova a quote inferiori rispetto alla quota iniziale
 Zona di accumulo: Il materiale mobilizzato si trova a quote superiori rispetto alla quota iniziale

Il materiale mobilizzato è il materiale che si muove e si deposita a valle. È suddiviso in corpo principale e piede
della frana. La zona di scorrimento è suddivisa in:
 Corona: parte di materiale non coinvolta dal fenomeno immediatamente adiacente alla parte più alta del
pendio di frana;
 Testata: parte superiore del terreno franato;
 Scarpate secondarie: superfici ripide che interrompono la continuità del materiale franato
 Fratture secondarie: fratture in senso longitudinale o trasversale nel materiale franato.
La zona di accumulo si possono distinguere la:
 Superficie di separazione: superficie che divide il materiale spostato da quello inalterato sottostante;
 Piede: Porzione del materiale dislocato che si è accumulata a valle del margine inferiore

CAUSE DI FRANAMENTO
 Cause preparatorie: fattori intrinseci di instabilità legati alle caratteristiche litologiche e strutturali
 Cause scatenanti: agiscono su un pendio intrinsecamente “indebolito”

Fattori che contribuiscono all’aumento degli sforzi tangenziali mobilitati:


 Fattori che asportano il materiale e che diminuiscono il sostegno laterale: erosione al piede di un
versante ad opera di corsi
 Fattori che sovraccaricano il pendio: saturazione del terreno ad opera di piogge intense
 Fattori che riducono il supporto sotterraneo: attività carsica in rocce carbonatiche
 Fattori che causano pressioni laterali: congelamento dell’acqua in fessure
 Fattori che esercitano sforzi transitori sul terreno: attività vulcanica o sismica

Fattori che contribuiscono alla diminuzione della resistenza al taglio del materiale
 Fattori intrinsechi:
o Natura dei materiali
o Disposizione delle particelle e rotondità dei granuli
 Fattori esterni:
o Alterazione fisica e chimica dei materiali
o Sollecitazioni transitorie