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5 Flussi secondari
In generale il flusso all’ingresso delle turbomacchine risulta essere non uniforme, come
illustrato da alcuni esempi in figura 5.1. Il gradiente in direzione radiale di velocità,

Figura 5.1: Non uniformità del flusso all’ingresso di una


turbomacchina (Lakshminarayana, 1996).

pressione totale e temperatura totale può essere indotto dallo strato limite sulle pareti
ai raggi interno ed esterno (figure 5.1a e 5.1e) o dalla presenza di una schiera a mon-
te (figure 5.1b e 5.1f), specie nel caso di una progettazione non di tipo vortice libero.
Inoltre, la camera di combustione a monte della turbina produce una non uniformità di
temperatura sia in direzione radiale che tangenziale (figura 5.1d); mentre nelle macchi-
ne pluristadio (principalmente compressori) si ha la formazione del flusso completamente
sviluppato (figura 5.1c). Tali disuniformità derivano sia da effetti viscosi che non viscosi
e la loro presenza produce dei flussi secondari nelle turbomacchine.
Per illustrare la formazione dei flussi secondari si consideri una schiera rettilinea con
un profilo di velocità in ingresso non uniforme per la presenza di uno strato limite, come
illustrato in figura 5.2. Nella rappresentazione si è usato il riferimento ortogonale naturale
individuato dai versori s, n e b, rispettivamente lungo la direzione della velocità, s, la
normale, n, e la bi-normale, b. La linea di corrente nella regione di flusso uniforme è
indicata con la lettera A, mentre quella nella regione dello strato limite è indicata con la
lettera B. Se si trascunaro gli effetti viscosi e le variazioni di velocità nella direzione n,
normale alla linea di corrente A, e si assume il flusso incomprimibile e stazionario, si ha
che lungo n si bilanciano il gradiente di pressione e la forza centrifuga,
̺ u2A
 
∂p
= , (5.1)
∂n A RA
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Figura 5.2: Flussi secondari (Lakshminarayana, 1996).

dove RA indica il raggio di curvatura locale. Poiché nell’approssimazione della teoria dello
strato limite la pressione nella direzione perpendicolare alla parete risulta essere costante,
il gradiente di pressione lungo b è lo stesso sulle linee di corrente A e B,
̺ u2A ̺ u2B
   
∂p ∂p
= = > . (5.2)
∂n A ∂n B RA RB
Dato che uB < uA e RB = RA , l’equilibrio lungo n per la particella lungo la linea di
corrente B non è soddisfatto, per cui la linea B dovrà presentare una maggiore curvatura
(minor raggio di curvatura), come indicato dalla linea BB’B” in figura 5.2 in cui RB′ < RA ,
sviluppando un flusso trasversale dal lato in pressione a quello in depressione della pala
adiacente. La presenza del flusso trasversale, corrispondente alla componente v di velocità,
indica una deviazione rispetto alla direzione del flusso principale (lungo s) ed è per questo
chiamato flusso secondario. Per ragioni di continuità sarà presente anche una componente
di flusso lungo l’altezza della pala, w: se ∂u/∂s = 0, allora ∂w/∂b = −∂v/∂n. Tale flusso
secondario è caratterizzato da una vorticità secondaria, in particolare da una componente
nella direzione del flusso principale, ωs = −∂v/∂b + ∂w/∂n. Nella figura 5.2 la vorticità
normale, ωn , è diretta nella direzione negativa di n e anche ωs è negativa. Il flusso
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secondario descritto, che genera un vortice detto vortice di passaggio, si determina quando
in ingresso alla palettatura è presente una componente di vorticità in direzione normale,
ovvero un flusso di taglio (causato dalla presenza di uno strato limite a monte) che viene
successivamente deviato dalla palettatura stessa.
Un altro esempio in cui si verifica l’insorgere di flussi e vorticità secondari, che verrà
descritto nel seguito, è quello del flusso di taglio che interagisce con un ostacolo, come
avviene in presenza del flusso che, avendo sviluppato uno strato limite sulle pareti del
disco e della cassa, impatta sul bordo d’attacco di una pala (horseshoe vortex ).
L’importanza dell’analisi dei flussi secondari è dovuta al loro effetto sulle prestazione
delle turbomacchine, che possono essere schematizzati come segue:
1. introducono componenti di velocità trasversali (v e w) rispetto al flusso principale;
2. tendono a formare strutture vorticose che possono portare alla formazione di zone
di separazione;
3. hanno un effetto non trascurabile sulla deflessione del flusso, che si ripercuote sulla
differenza di pressione nella turbomacchina;
4. le perdite conseguenti ai fenomeni sopra descritti comportano un incremento delle
perdite complessive e quindi una diminuzione del rendimento (le perdite dovute allo
sviluppo dello strato limite sulle pareti del disco e della cassa interna e ai flussi
secondari comportano una riduzione di rendimento fino a 5 punti percentuali);
5. la presenza di flussi secondari comporta l’insorgere sulle palattature a valle di una
deviazione rispetto alle condizioni di progetto.

5.1 Flussi secondari e vorticità


Per analizzare meglio la natura dei flussi secondari risulta utile considerare l’equazione di
trasporto per la vorticità
   
∂ω ∇p µ 4µ
+ (V · ∇)ω = (ω · ∇)V − ω(∇ · V ) − ∇ × −∇× ×ω− ∇ (∇ · V ) .
∂t ̺ ̺ 3̺
(5.3)
L’espressione della vorticità è la seguente:

∇ × V = ωs s + ωn n + ωb b,

con V = u s e ωn = ∂u/∂b. Le tre componenti della vorticità nel caso di flusso stazionario
(e trascurando le forze di massa) si scrivono:
   
∂ ωs 2 ωn 1 ∂p ∂̺ ∂̺ ∂p µ
= − 3 2 − + 2 2 s · ∇2 ω, (5.4)
∂s ̺ u ̺ u R ̺ u ∂n ∂b ∂n ∂b ̺ u
 
∂ u ωb ωn u ∂an ∂αb 1 ∂p ∂̺ ∂p ∂̺ µ
(ωn u) = + − ωb u + 2 − + n · ∇2 ω, (5.5)
∂s τ an ∂s ∂s ̺ ∂s ∂b ∂b ∂s ̺
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∂ ωb ωn ωb ∂ab ωn ∂αn 1 ∂̺ ∂p ∂̺ ∂p µ
= + + + 3 − + b · 2 ∇2 ω. (5.6)
∂s ̺ ̺ R ̺ ab ∂s ̺ ∂s ̺ u ∂s ∂n ∂n ∂s ̺ u
Nel ricavare queste espressioni si è trascurato per semplicità l’effetto di comprimibilità sui
termini viscosi; inoltre, R indica il raggio di curvatura principale e τ il raggio di torsione
definito dalle formule di Frenet:
∂s n ∂b n ∂n b s
= , =− , = − ;
∂s R ∂s τ ∂s τ R
infine an e ab indicano le distanze tra due linee di corrente adiacenti nelle direzioni n e b, e
∂αn /∂s e ∂αb /∂s sono le velocità angolari di n e b lungo la direzione principale del flusso, s.
Nella maggior parte delle applicazioni ωb è trascurabile e solo le equazioni (5.4) e (5.5) sono
rilevanti per l’analisi dei flussi secondari. Inoltre, i termini ωb e ∂αb /∂s nell’equazione (5.5)
possono essere trascurati nelle macchine assiali, semplificando ulteriormente il problema.
Esaminando i termini non viscosi dell’equazione (5.4) si nota come la vorticità secondaria
si generi per effetto di una componente normale di vorticità, ωn , in un flusso con raggio di
curvatura R e in presenza di gradienti di densità e pressione nelle superfici b e n in direzioni
mutuamente perpendicolari 15 . Anche in assenza di tali effetti la vorticità secondaria varia
(a causa della comprimibilità e delle variazioni di velocità) per effetto del fenomeno di
vortex streching, dovuto al termine ∂(ωs /̺ u)/∂s, e per effetto della dissipazione.
Si consideri l’equazione (5.4), che rappresenta l’evoluzione della vorticità secondaria
nella direzione principale del flusso ed è la più significativa delle tre componenti; per flusso
non viscoso con ∂p/∂b = 0 e ∂p/∂n = −̺ u2 /R, si ha:
 
∂ ωs 2 ωn 1 ∂̺ 2 ωn 1 ∂T
= + 2 = − . (5.7)
∂s ̺ u ̺ u R ̺ R ∂b ̺ u R ̺ R T ∂b

Poiché nelle turbomacchine si ha una variazione di temperatura, mentre per un flusso


adiabatico la temperatura totale per uno statore e quella totale relativa per un rotore
sono costanti lungo una linea di corrente, si preferisce esprimere l’equazione precedente
in termini di T0 :
   
∂ ωs 2 ωn γ−1 2 | ∇T0 |
= 1+ M − cos β, (5.8)
∂s ̺ u ̺uR 2 ̺RT

dove β indica l’angolo tra ∇T0 e la coordinata b e indica la rotazione delle superfici isoter-
me nell’attraversare la turbomacchina. Dall’osservazione delle equazioni semplificate (5.7)
e (5.8) si deduce che il flusso secondario si sviluppa: (a) in presenza di componenti nor-
mali di vorticità come quelle causata dello strato limite a parete; (b) in presenza di un
gradiente radiale di temperatura (statica o totale) in ingresso come quelli prodotti dalla
camera di combustione. In entrambi i casi è presente un gradiente di pressione totale in
direzione radiale.
15
infatti i vettori ∇(̺−1 ) e ∇p sono perpendicolari rispettivamente a superfici di densità e pressione
costante e il vettore ∇(̺−1 ) × ∇p è tangente alla curva all’intersezione di tali superfici.
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Figura 5.3: Flussi secondari in una macchina centrifuga: (a)


effetto della curvatura nel piano meridiano, (b) effetto della
rotazione (Lakshminarayana, 1996).

Consideriamo ora il caso di un rotore per verificare l’effetto della rotazione sui flussi
secondari. L’espressione della vorticità secondaria in presenza di una schiera che ruota
con velocità angolare Ω si ottiene applicando l’operatore curl all’equazione (3.75). Nel-
l’esprimere tale equazione di trascurano per semplicità i termini viscosi e si utilizza un
riferimento naturale le cui linee coordinate sono s′ , n′ e b′ rispettivamente lungo la direzio-
ne della velocità relativa W , e lungo la normale principale e la binormale, vedi figura 5.3.
La vorticità assoluta ω e quella relativa ζ sono legate dalle seguenti relazioni:
ζ = ω − Ω,

ζ s ′ = ω s ′ − 2 Ω · s′ ,

∂W (5.9)
ζn′ = ωn′ − 2 Ω · n′ = ,
∂b′
∂W W
ζb′ = ωb′ − 2 Ω · b′ = − + ′,
∂n′ R
dove R′ indica il raggio di curvatura principale. Nelle applicazioni turbomacchinistiche la
componente principale della vorticità assoluta secondaria nel riferimento relativo è ωs′ , la
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cui equazione è la seguente:


   
∂ ωs ′ 2 ω n′ 2Ω×ω ′ 1 ∂p ∂̺ ∂̺ ∂p
= − ·s − 3 2 − . (5.10)
∂s ̺ W ̺ W R′ ̺W2 ̺ W ∂n′ ∂b′ ∂n′ ∂b′
Da questa equazione si possono trarre le stesse conclusioni ricavate in precedenza per
l’equazione (5.4) a proposito della generazione di flussi secondari. In aggiunta, si ha la
formazione di flussi secondari per la presenza della rotazione quando il vettore Ω × ω
presenta una componente lungo la direzione del flusso relativo. Per un rotore assiale ω si
trova nel piano s′ n′ e la componente del vettore Ω×ω lungo s′ è trascurabile e quindi i flussi
secondari indotti dalla rotazione sono trascurabili. La presenza degli effetti viscosi e della
variazione della sezione di passaggio lungo l’asse può rendere non più trascurabile questo
contributo. Viceversa, per rotori radiali la vorticità secondaria prodotta dalla rotazione,
2 Ω × ω · s′ , è dello stesso ordine di grandezza di quella prodotta dalla curvatura R′ .
L’equazione (5.10) può essere semplificata supponendo che il flusso sia incomprimibile,
non viscoso e omogeneo. In tal caso il flusso secondario si genera per la presenza della
vorticità normale, ωn′ , unitamente alla curvatura, e per effetto della rotazione. La vorticità
secondaria in una generica sezione 2 si calcola a partire dalle condizioni in ingresso:
 2 Z2 Z2
ωs ′ 2 ω n′ 2 (Ω × ω) · s′ ′
= ds′ − ds . (5.11)
̺W 1 ̺ W R′ ̺W2
1 1

Per una macchina assiale (Ω × ω) · s′ è trascurabile; assumendo ̺, W e R′ costanti,


l’equazione (5.11) diventa:
ωs′2 − ωs′1 = 2 ωn′ ǫ′ ,
dove ǫ′ indica la deflessione della corrente relativa attraverso il rotore. Nel caso di una
macchina radiale si possono riconoscere nell’equazione (5.11) tre diverse cause di forma-
zione di flussi secondari: (1) la curvatura del flusso nel piano meridiano in presenza di
una componente normale di vorticità ωn′ , vedi figura 5.3a; (2) la deflessione prodotta
dalla curvatura della pala, sempre in presenza di una componente normale di vorticità,
analogamente a quanto illustrato in figura 5.2; (3) l’effetto della rotazione, conteggiato
dal secondo termine dell’equazione (5.11). Per un compressore puramente radiale s′ coin-
cide con la direzione radiale, n′ con quella assiale e b′ con quella tangenziale; nel caso
di flusso assoluto irrotazionale si ha ζ = −2 Ω e ζn′ = −2 Ω, per cui la vorticità assiale
sarà presente in tutto il vano palare, dall’ingresso all’uscita e sul piano blade-to-blade, ed
è opposta alla rotazione. Nel caso di una macchina a flusso misto (dapprima assiale, poi
debolmente radiale e quindi radiale) il flusso secondario sarà diverso nella parte iniziale
ed in quella finale del rotore. Nella prima parte la curvatura nel piano meridiano, Ω · n′
e ∂W/∂b sono quantità piccole, quindi da essi non si ha la formazione di flussi secondari;
analogamente, il flusso secondario dovuto alla presenza di vorticità normale e curvatura
delle pale non è praticamente presente a causa della lieve curvatura delle pale. Inoltre,
in ingresso (Ω × ω) · s′ è trascurabile e cosı̀ il suo contributo alla formazione di flussi
secondari. In definitiva nella prima parte della macchina non si hanno flussi secondari
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significativi. Viceversa, nella regione in cui il flusso devia verso un andamento prevalen-
temente radiale, indicata con AB nella figura 5.3a, le tre cause prime elencate concorrono
alla formazione di una complessa struttura di flussi secondari. In particolare:

1. Curvatura nel piano meridiano e ωn′ (∂W/∂b′ + 2 Ω · n′ ). Nella seconda parte del
rotore lo strato limite ha avuto modo di svilupparsi, per cui ωn′ non è trascurabile.
Il flusso secondario dovuto a ∂W/∂b′ è confinato nello strato limite sulle pareti,
indicati con “a1” in figura 5.3a; il contributo dovuto a 2 Ω · n′ coinvolge l’intero
passaggio, indicato con “a2” in figura 5.3a.

2. Curvatura delle pale. In questo caso n′ è quasi coincidente con la direzione tangen-
ziale, pertanto Ω · n′ è una quantità piccola e la causa principale della formazione
del flusso secondario è il gradiente di velocità ∂W/∂b′ nello strato limite sulle pareti
interna ed esterna della macchina. Questo flusso secondario è diretto dal lato in
pressione a quello in depressione su entrambe le superfici e, analogamente alla con-
figurazione delle macchine assiali rappresentata in figura 5.2, è rappresentato dalla
curva “C1” in figura 5.3b.

3. Effetto della rotazione. Il flusso secondario è dovuto al termine −2 Ω × ω · s′ /(̺ W 2 )


che è uguale al termine −2 Ω × ζ · s′ /(̺ W 2 ): il suo contributo principale deriva
dalla componente ζb′ (figura 5.3b). Tale termine per flussi radiali, in cui Ω ∼= −Ωn,
diventa
 
2 ′ ′ ′ ′ 2 Ω ζb′ 2Ω ∂W W
− [Ω × (ζs′ s + ζn′ n + ζb′ b )] · s ≈ ≈ − ′ + ′ .
̺W2 ̺W2 ̺W2 ∂n R

Il primo termine produce un flusso secondario dal lato in pressione a quello in


depressione sulle superfici interna ed esterna, indicato con “C1” nella figura 5.3b,
che risulta dominante nelle regioni dello strato limite, mentre il secondo termine (che
dipende dalla curvatura del flusso nel piano meridiano) produce un flusso secondario
non confinato nello strato limite che coinvolge l’intero passaggio, indicato con “C2”
nella figura 5.3b, con un flusso che va dal lato in depressione a quello in pressione
vicino alla parete interna e viceversa sulla parete esterna.

È interessante verificare l’ordine di grandezza dei termini dovuti alla curvatura e alla rota-
zione nella generazione dei flussi secondari. Il rapporto tra i due termini a secondo membro
nell’equazione (5.11) può essere approssimato dal rapporto W/(R′ Ω); se approssimiamo
W con Ω r, tale rapporto diventa pari a r/R′ . Quindi i flussi secondari causati dalla
curvatura nel piano meridiano sono dominanti se r/R′ è relativamente elevato, viceversa
la rotazione è la causa principale dei flussi secondari se tale rapporto è piccolo.

5.2 Flussi secondari nelle turbine


Lo schema classico dei vortici secondari in una schiera rettilinea di turbina è rappresen-
tato in figura 5.4, con una componente di vorticità nella direzione del flusso causata dalla
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deflessione della schiera e dalla presenza in ingresso di filamenti vorticosi a loro volta pre-
senti per effetto dello strato limite che si sviluppa sulle pareti interna ed esterna della pala
(vortice di passaggio). La scia vorticosa al bordo d’uscita è causata dall’effetto combinato
di: (a) filamenti vorticosi dovuti allo stiramento dei filamenti in ingresso nel passaggio
attraverso la schiera con diverse velocità sulle superifci in pressione e in depressione, (b)
vortici di estremità dovuti alla variazione della circolazione lungo l’altezza della pala. In

Figura 5.4: Schema classico di flussi secondari (Hawthorne, 1955).

aggiunta a tale schema, nelle turbine è rilevante anche il sistema vorticoso causato dal-
l’avvolgimento che lo strato limite a parete subisce quando incontra un cilindro posto
perpendicolarmente alla suddetta parete, vedi figura 5.5. Tale fenomeno è noto come vor-
tice a ferro di cavallo (horseshoe vortex) a causa della forma particolare della struttura di
flusso intorno al cilindro. Per effetto della combinazione del vortice di passaggio (PV) e di

Figura 5.5: Formazione di un vortice a ferro di cavallo.

quello a ferro di cavallo (HV), la struttura dei flussi secondari è complessa, come illustrato
in figura 5.6 secondo il modello di Langston: il ramo di HV lungo sul lato in depressio-
ne, Hp , presenta lo stasso verso di rotazione del vortice di passaggio e da questo viene
inglobato per formare un unico vortice; il ramo di HV sul lato in depressione, Hs , ruota
in senso opposto al vortice di passaggio e si muove lungo il lato in depressione della pala
adiacente in prossimità della parete. Questo schema trova conferma nelle visualizzazioni
riportate in figura 5.7, ottenute mediante piani di luce, in cui si mostra la formazione del
vortice a ferro di cavallo al bordo d’attacco della pala e la combinazione del vortice di
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Figura 5.6: Schema di flussi secondari secondo Langston (1980).

passaggio e di quello a ferro di cavallo sul piano di uscita della schiera. In particolare si
osserva come Hp e PV si uniscono a formare un unico vortice, mentre Hs si trova quasi
nella sezione di mezzeria della pala, ovvero in una posizione diversa da quella ipotizzata
da Langston. Una descrizione più dettagliata dell’evoluzione della struttura dei vortici
secondari in schiere rettilinee di turbina, con particolare enfasi sull’interazione tra vortice
di passaggio e a ferro di cavallo, è stata fornita da Sieverding & Van den Bosche (1983).
Questi autori, mediante una particolare tecnica di visualizzazione, sono riusciti a carat-
terizzare l’evoluzione di superfici di flusso attraverso una schiera di turbina, consentendo
la formulazione del modello di flusso riportato in figura 5.8. La figura mostra la forma di
due superfici di flusso attraverso il vano palare; la prima, SS1 , inizia a monte della schiera
e all’interno dello strato limite di parete, mentre la seconda, SS2 , inizia all’esterno dello
strato limite di parete e ad una diversa posizione assiale rispetto ad SS1 . Quando il flusso
procede verso il bordo d’attacco della pala, le estremità di SS1 cominciano ad avvolgersi
su se stesse a formare i due rami contro rotanti del vortice a ferro di cavallo, Hp e Hs ,
mentre la maggior parte della superficie di corrente resta indisturbata. Appena dopo il
bordo d’attacco, l’intera superficie SS1 comincia gradatamente a ruotare, inclusi i vortici
Hp e Hs , dando vita al vortice di passaggio. Le rilevazioni sperimentali mostrano come
il ramo Hp del vortice a ferro di cavallo segue una traiettoria graduale attraverso il vano
palare, senza moti vorticosi osservabili, confermando che il suo centro coincide con quello
del vortice di passaggio. D’altra parte il ramo Hs del vortice a ferro di cavallo si avvolge
intorno al vortice di passaggio; la posizione di Hs ad una data posizione assiale dipende
dalla velocità di rotazione del vortice di passaggio, ovvero dalla geometria della schiera
e dalle condizioni generali del flusso. È importante osservare come il tracciamento della
traiettoria di Hs sia particolarmente critico. Infatti, nella prima parte della schiera (dove
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Figura 5.7: Visualizzazione di flussi secondari (Marchal & Sieverding, 1977).

avviene l’accelerazione del flusso) il vortice si sposta dalla parete e rimane vicino al lato in
depressione della pala: le piccole dimensioni e l’intensità dello stretching nella direzione
del flusso ne rendono difficile l’individuazione; nella seconda parte della schiera (decele-
razione del flusso) le dimensioni del vortice aumentano ma la sua intensità diminuisce al
contatto col vorrtice di passaggio per effetto della dissipazione.
Nell’analisi dei flussi secondari e delle relative perdite si nota la presenza di un’ulte-
riore struttura, nota come vortice d’angolo (corner vortex). Questo è un vortice che ruota
in senso opposto al vortice di passaggio ed è localizzato sempre nell’angolo tra la pala e
la parete. In generale esso risulta di piccole dimensioni, ma la sua presenza è facilmente
individuata dall’andamento lungo l’altezza della pala dell’angolo all’uscita dalla schiera.
Infatti, spostandosi dalla mezzeria verso la parete, a causa del vortice di passaggio, tale
angolo risulta dapprima minore e quindi maggiore rispetto al valore in mezzeria, provo-
cando una sovra deflessione della corrente a parete. Tuttavia, la presenza di un vortice
d’angolo porta ad una riduzione della sovra deflessione, come mostrato in figura 5.9. Per
identificare l’origine del vortice d’angolo è necessario investigare più in dettaglio il flus-
so all’interno del vano palare. A tale scopo si può fare ricorso ad analisi sperimentali o
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Figura 5.8: Evoluzione dei vortici di passaggio e a ferro di cavallo


secondo il modello di Sieverding & Vanden Bosche (1983).

numeriche. Ad esempio, la visualizzazione in figura 5.10 mostra le limiting streamline 16


di una schiera rotorica ad azione (alta deflessione). L’intensità del vortice di passaggio
è tale che le limiting streamline interagiscono quasi ad angolo retto con la superficie in
depressione della pala in prossimità del punto di massima curvatura. Si può ipotizzare
in questo caso per il flusso secondario legato al vortice di passaggio la presenza di un
fenomeno simile a quello che si verifica sul bordo d’attacco della pala e genera il vortice a
ferro di cavallo. Tornando alla figura 5.10, la linea S3 rappresenta una linea di separazione
tridimensionale che è caratteristica dell’esistenza di un vortice che ruota in senso opposto
al vortice di passaggio; questa linea di separazione inizia in prossimità del punto in cui il
flusso secondario a parete interagisce con il lato in depressione della pala. L’analisi delle
strutture a parete riportate in diverse analisi sperimentali ha condotto Sieverding (1984)
a proporre lo schema generale delle caratteristiche a parete del flusso in una schiera di
turbina riprodotto in figura 5.11. A monte del bordo d’attacco sono presenti due linee
di separazione principali: la linea S1 indica la separazione dello strato limite davanti al
vortice a ferro di cavallo, mentre la linea di separazione secondaria S2 è causata dalla
presenza del vortice stesso. A queste due linee è dovuta la presenza dei punti di sella A1
e A2 , evidenziata nella figura 5.11c, individuati dall’intersezione delle linee di seprazione
con la linea di corrente passante per il punto di ristagno, indicata con R in figura 5.11a. I
punti di sella separano i rami delle linee di separazione S1 e S2 relativi al lato in pressione,
S1,p e S2,p , e a quello in depressione, S1,s e S2,s . All’intersezione della regione di flusso a
bassa quantità di moto contenuta tra le linee S1,p e S2,p con la superficie in depressione
16
La definizione di separazione in un flusso tridimensionale è molto più complessa rispetto al caso
bidimensionale, in cui è sufficiente verificare che lo sforzo a parete sia nullo. A tale scopo si usa definire le
limiting streamline, che possiamo pensare come le linee di corrente in un piano molto prossimo alla parete
in esame, ovvero linee definite mediante il campo vettoriale a parete dello sforzo d’attrito. Le limiting
streamline convergono sulle linee di separazione, in modo da lasciare la parete, mentre divergono dalle
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Figura 5.9: Variazione lungo l’altezza della pala (dalla base alla mez-
zeria, mediata sul passo) della differenza tra l’angolo in uscita locale e
quello in mezzeria (Gregory-Smith & Graves, 1983).

della pala adiacente si possono verificare due diversi tipi di interazione, di tipo debole o
forte, in funzione del carico della pala. Nel caso di interazione forte si ha la formazione di
un vortice d’angolo con conseguente formazione della linea di separazione S3 che inizia in
prossimità dell’intersezione della S1,p con la pala adiacente. La linea S2,p prosegue paral-
lelamente alla S3 verso la sezione di uscita della schiera. Nel caso di interazione debole, la
sperimentazione mostra solo la linea S2,p che si muove in prossimità del lato in depressione.
Queste due diverse configurazioni sono riprodotte anche in figura 5.11d, in cui è riportata
la regione in prossimità dell’intersezione tra la parete e il lato in depressione della pala:
alla linea di separazione S2,p corrisponde la linea di riattacco R2,p . Di notevole rilevanza è
la linea S4 , chiaramente visibile sulla superficie della pala, figura 5.11b,d, rappresentativa
della separazione del vortice di passaggio sul lato in depressione della pala. L’evoluzione
delle linee di separazione S1,s e S2,s è dominata dalla forte accelerazione del flusso nella
regione del bordo d’attacco sul lato in depressione e dal gradiente di pressione trasversale.
La linea di separazione primaria S1,s si ricongiunge rapidamente con la linea secondaria
S2,s che, a sua volta, interseca subito dopo la superficie della pala, indicando che Hs si
sposta dalla parete alla superficie (lato in depressione) della pala. La traccia di questa
linea di separazione si può infatti seguire sulla superficie della pala, come indicato dalla
figura 5.11b, finché il vortice si sposta verso l’interno del vano palare sotto l’effetto della
rotazione del vortice di passaggio, vedi figura 5.8.
Infine, la figura 5.11a mostra la presenza di una linea di riattacco R5 indicativa della
presenza di un vortice d’angolo anche sul lato in pressione della pala, evidente per elevate
intensità del vortice di passaggio e alti valori dell’angolo di attacco. Questo vortice ruota
nello stesso verso del vortice sul lato in depressione, quindi in verso opposto al vortice
di passaggio, contribuendo a ridurre la sovradeflessione a valle della schiera in prossimità
linee di riattacco, in modo da avvicinarsi a parete.
5 FLUSSI SECONDARI 173

Figura 5.10: Formazione di un vortice d’angolo in una schiera ad alta


deflessione (Belik, 1975).

della parete.
Per concludere, la figura 5.12 mostra l’evoluzione delle limiting streamlines al variare della
deflessione della schiera.
Ai flussi secondari sopra analizzati sono associate delle perdite, classificabili come
segue (Sieverding, 1984): (1) incremento dello strato limite di parete sino alle linee di
separazione; (2) bolla di separazione nella regione del bordo d’attacco tra le linee S1 e S2 ;
(3) formazione dello strato limite a partire dalla linea S2,p ; (4) perdite d’angolo sia sul
lato in pressione che su quello in depressione (quest’ultimo più importante); (5) perdite
associate a tutte le linee di separazione; (6) dissipazione dei vortici a valle della schiera.
Risulta inoltre rilevante la distribuzione delle perdite secondarie lungo l’altezza della pala
e in direzione tangenziale. Dalla figura 5.11 si osserva come il fluido nello strato limite a
parete in ingresso alla pala venga portato verso il lato in depressione della pala lungo la
linea S1,p , ad eccezione della zona del bordo d’attacco. Qui, infatti, una parte del fluido
si trova nella bolla di separazione tra le linee S1,p e S2,p e viene indirizzata sul lato in
depressione della pala adiacente, mentre la parte rimanente può seguire diverse strade.
Una parte è coinvolta nel vortice a ferro di cavallo e può essere indirizzata verso il centro
del vortice di passaggio (la parte di Hp ) oppure essere convettata intorno al vortice di
passaggio (la parte di Hs ); la parte non coinvolta nel vortice a ferro di cavallo può essere
trascinata dal vortice di passaggio lungo S2,p o andare a formare lo strato limite che inizia
da S2,p . In conclusione, si possono distunguere tre tipi principali di concentrazione di
perdite secondarie a valle di una schiera di turbina: (a) perdite d’angolo; (b) perdite
associate col vortice di passaggio; (c) perdite lungo la linea di separazione S4 . In funzione
della deflessione della schiera e dello spessore dello strato limite in ingresso, queste perdite
si possono sovrappore in maniera diversa. Due esempi sono riportati in figura 5.13. La
posizione del vortice di passaggio nel piano in cui si analizzano le perdite (piano del bordo
d’uscita per la figura 5.13) è di primaria importanza. Si osserva come all’aumentare di
5 FLUSSI SECONDARI 174

Figura 5.11: Schema generale delle caratteristiche a parete del flusso in una
schiera (Sieverding, 1984).

α1 , per fissati α2 e spessore dello strato limite, il centro del vortice di passaggio si sposta
verso la superficie in depressione della pala; a questo spostamento in direzione tangenziale
si associa uno lungo l’altezza della pala. Una riduzione dello spessore dello strato limite
in ingresso sposta il centro del vortice verso la parete e verso il lato in depressione della
pala. Una riduzione del rapporto tra altezza e corda delle pale al di sotto di un valore
critico, valore per cui si ha interferenza tra i flussi secondari sulle due pareti, produce uno
spostamento del vortice di passaggio verso le pareti.
A valle della schiera, la distribuzione delle perdite (mediata sul passo) lungo la pala è
ovviamente legata alla posizione del vortice di passaggio, quindi dipende dalla deflessione
della schiera e dalle caratteristiche dello strato limite di parete in ingresso alla schiera.
Casi tipici sono rappresentati in figura 5.14: la distribuzione di perdita si sposterà dal
caso (a) al caso (d) all’aumentare del carico (deflessione) della pala. In tal senso la cresta
5 FLUSSI SECONDARI 175

Figura 5.12: Effetto della deflessione sulle linee di separazione (Sieverding, 1984).

nella distribuzione (b) e i picchi di perdita locale nei casi (c) e (d), che si verificano
a distanza dalla parete, sono causati dall’azione di spostamento del vortice di passaggio
sullo strato limite di parete. La presenza di un doppio picco può essere dovuto alle rilevanti
perdite lungo la linea di separazione S4 o alla suddivisione del vortice principale per effetto
dell’azione di taglio tra vortice di passaggio e vortici al bordo d’uscita. Ovviamente queste
considerazioni a proposito delle perdite secondarie dipendono dalla distanza tra il piano
dell’analisi e il bordo d’uscita delle pale; infatti, le perdite di parete crescono spostandosi
in sezioni sempre più a valle della schiera a causa degli sforzi d’attrito a parete e la loro
interazione con le perdite secondarie rende difficile una accurata valutazione di queste
ultime.
La descrizione dei flussi secondari svolta sin qui si riferiva a schiere rettilinee. Si cer-
cherà ora brevemente di mettere in evidenza le peculiarità dei flussi secondari in schiere
anulari. In funzione del criterio progettuale il flusso in una schiera anulare è caratterizzato
dalla presenza di un gradiente di pressione radiale che ha un effetto non trascurabile sull’e-
5 FLUSSI SECONDARI 176

Figura 5.13: Influenza della geometria della schiera sulla distribuzione di perdite
nel piano del bordo d’uscita; δ1⋆ indica lo spessore di spostamento dello strato
limite in ingresso alla schiera (Sieverding, 1984).

voluzione dei flussi secondari lungo le pareti interna ed esterna. Pertanto la distribuzione
radiale delle perdite e dell’angolo all’uscita della schiera sarà diversa dal caso rettilineo.
Inoltre, nel caso di una schiera progettata con un criterio diverso da quello del vortice
libero, il carico (portanza) sulla pala non è costante al variare del raggio; questo provoca
il rilascio di una scia vorticosa dal bordo d’uscita e, di conseguenza, la comparsa di flussi
secondari. La figura 5.15 mostra schematicamente i flussi secondari nel piano di uscita
della schiera: nella figura 5.15(a) si osserva la struttura classica del vortice di passaggio,
mentre nella figura 5.15(b) vi evidenzia la presenza di strutture secondarie causate da una
progettazione diversa da quello a vortice libero.
L’analisi sperimentale condotta da Rohlik e colleghi (1954) alla NASA nel caso di flusso
subsonico ha messo in evidenza come la distribuzione di velocità radiale sia all’incirca la
stessa per una pala progettata a vortice libero ed una ad angolo di uscita costante; quindi
le perdite sono qualitativamente simili nei due casi con perdite alla radice maggiori di
quelle alla punta, come riportato in figura 5.16. La concentrazione di perdite al raggio
interno è attribuita alla presenza del gradiente di pressione radiale che genera nella scia a
valle della schiera un trasporto di fluido dallo strato limite sulla parete al raggio esterno
verso la parete al raggio interno. Questo fenomeno è ancora più marcato per flusso con
numero di Mach in uscita supersonico a causa di un ulteriore flusso radiale generato sul
lato in depressione della pala e prodotto dall’interazione dello strato limite sulla stessa
superficie con l’urto che parte dal bordo d’uscita della pala adiacente. Una descrizione più
dettagliata dell’evoluzione del flusso in una schiera anulare è fornita dai risultati dell’ana-
5 FLUSSI SECONDARI 177

Figura 5.14: Diversi casi tipici di distribuzione di perdite (Sieverding, 1984).

Figura 5.15: Schema dei flussi secondari in una schiera anulare (Glynn
& Marsh, 1980).

lisi sperimentale di Sieverding e colleghi (1984). L’analisi fornisce i diagrammi, riportati


in figura 5.17, delle perdite di pressione totale, della pressione statica e dell’angolo radiale
(pari a tan−1 (Vr /Va )) in diversi piani assiali. Sono anche forniti i grafici dei vettori della
velocità secondaria, ottenuta scomponendo la velocità misurata in due componenti, una
nella direzione principale del flusso e l’altra perpendicolare; la direzione principale del
flusso è stata determinata mediante la simulazione di un flusso potenziale bidimensionale
su diversi piani blade-to-blade 17. All’interno della schiera il flusso è rappresentato nei piani
a x/cax pari a 0.4 e 0.9 (x è misurato in direzione assiale e cax indica la corda assiale). In
entrambi si nota già la presenza del vortice di passaggio che causa lo spostamento tangen-
ziale e radiale degli strati limite di parete. La differenza tra la situazione alla radice e alla
17
questo implica che i vettori della velocità secondaria devono essere considerati solo in maniera quali-
tativa, data l’impossibilità dell’analisi potenziale bidimensionale di predire in maniera accurata il flusso
in prossimità delle pareti interna ed esterna
5 FLUSSI SECONDARI 178

Figura 5.16: Isolinee delle perdite di energia cinetica all’uscita di due


schiere di pale statoriche per flusso subsonico (Rohlik e colleghi, 1954).

punta è attribuibile alla diversa intensità dei vortici e al gradiente di pressione radiale,
quest’ultimo molto più marcato nella seconda sezione (oltre all’influenza di eventuali non
radialità delle pale). A x/cax = 0.4 si osserva la presenza di Hs , mentre la presenza di
Hp è qui difficilmente individuabile in quanto ha lo stesso senso di rotazione del vortice
di passaggio. Nelle sezioni a valle della schiera (x/cax pari a 1.11, 1.31 e 1.68) l’aspetto
più rilevante è quello del gradiente di pressione radiale. A x/cax = 1.11 all’esterno della
scia si nota un addensamento delle isolinee di pressione totale al raggio interno e un dira-
damento a quello esterno, con valori di perdita maggiori sulla parete interna. All’interno
della scia si osserva il trasporto radiale di fluido dal raggio esterno a quello interno, confer-
mato dalla distribuzione dell’angolo radiale che in questa zona raggiunge valori di −20◦ .
Nella scia è da osservare anche la presenza di un gradiente di pressione tangenziale che
potrebbe influenzare la dissipazione delle perdite lungo il passo nelle sezioni più a valle.
La convezione radiale delle perdite prosegue nella sezione x/cax = 1.31, insieme ad uno
spostamento delle perdite in direzione tangenziale alla radice e alla punta. Nell’ultimo
piano si osserva una crescita notevole dello strato limite sulle pareti e dello spessore della
scia che è quasi doppio rispetto al piano precedente. Il gradiente di pressione radiale è solo
lievemente diminuito di intensità, quindi la sua azione è evidente anche in questa sezione:
i valori negativi minimi dell’angolo radiale sono leggermente inferiori e sono più vicini
al raggio interno. Per completare l’analisi del flusso si fornisce anche l’evoluzione assiale
della distribuzione lungo l’altezza della pala dell’angolo di flusso (mediato in direzione del
passo), indicato con ᾱ in figura 5.18. All’inizio la distribuzione dell’angolo è influenzata
5 FLUSSI SECONDARI 179

Figura 5.17: Flussi secondari, isolenee di pressione statica, pressione totale e


angolo radiale su diversi piani assiali (Sieverding e colleghi, 1984).
5 FLUSSI SECONDARI 180

Figura 5.18: Evoluzione assiale dell’angolo di flusso lungo l’altezza della pala
(Sieverding e colleghi, 1984).

principalmente dalle differenze degli strati limite sulle pareti a monte della schiera, mentre
più a valle, per x/cax ≥ 0.58, la distribuzione di ᾱ è dominata dalla presenza dei vortici
di passaggio. Il diverso comportamento radiale al raggio interno ed esterno è indicativo
della diversi intensità dei vortici di passaggio, causata dal diverso carico palare e dalle
diverse caratteristiche dello strato limite.

5.3 Flussi secondari nei compressori


Nei compressori assiali, in funzione della geometria della schiera, si riscontra una forte
tridimensionalità del flusso a causa della curvatura, del gradiente di pressione radiale e,
per flussi transonici, di superfici d’urto. Le caratteristiche del flusso in una schiera di
compressore assiale possono essere schematizzate come segue:

(a) rotazione, curvatura e gradiente di pressione radiale introducono una tridimensio-


nalità degli strati limite sulle superfici della pala i quali risultano sostanzialmen-
te differenti da qualli valutabili su schiere bidimensionali; si osserva, inoltre, una
tridimensionalità della scia a valle della schiera;

(b) i flussi secondari sono evidenti sia al raggio interno che a quello esterno, con la for-
mazione del vortice di passaggio; quest’ultimo causa anche la formazione del vortice
d’angolo nella regione tra la parete e il lato in depressione della pala; questi flussi
causano perdite secondarie e producono una deviazione del flusso dalla condizione
di progetto sulla schiera di valle;
5 FLUSSI SECONDARI 181

(c) la presenza di giochi provoca la formazione di flussi secondari di estremità, descritti


nel paragrafo successivo, che, combinandosi con gli altri flussi secondari, rendono
ancora più complesso il quadro generale;

(d) in schiere transoniche, la presenza di onde d’urto tridimensionali provoca un gra-


diente di pressione radiale con conseguente intensificazione dei flussi e delle perdite
secondari.

La descrizione dei meccanismi di formazione dei flussi secondari in schiere di compres-


sori assiali è essenzialmente la stessa analizzata per il caso delle turbine. Ovviamente,
poiché le caratterisitche di una schiera di compressore sono diverse da quelle di una tur-
bina18 , la rilevanza dei diversi flussi secondari risulterà quantitativamente diversa nei due
casi. In particolare, il gradiente di pressione avverso può provocare la presenza di sepa-
razione dello strato limite sia sulle pareti (interna ed esterna) che sulla pala. Nel caso di
strato limite turbolento sul lato in depressione, caratterizzato da uno spessore relativa-
mente piccolo, si può avere la separazione in prossimità del bordo di uscita, nella zona
in cui si ha il recupero di pressione. Lo stesso gradiente di pressione imposto allo strato
limite più spesso che si sviluppa sulle pareti del canale è più probabile che provochi la
separazione del flusso, tipicamente nella regione di intersezione tra la parete e il lato in
depressione della pala. A questo proposito si osserva come lo spessore dello strato limite
sulle pareti è dello stesso ordine di grandezza della corda delle pale mentre lo spessore
di spostamento è di un ordine di grandezza inferiore: questo comporta la presenza di un
effetto di bloccaggio non trascurabile che bisognerà tenere in conto in fase di verifica e
progetto. Nelle regioni d’angolo tra le pareti e le superfici delle pale, in particolare quelle
in depressione, si ha la formazione di rilevanti zone di flusso separato (vortice di passaggio
e vortice d’angolo) che contribuiscono ad aumentare il fenomeno del bloccaggio e delle
perdite. Inoltre, la presenza dello strato limite sulle pareti nel flusso che si avvicina al
bordo d’attacco delle pale si associa alla presenza del vortice a ferro di cavallo: il ramo
del vortice che si sviluppa vicino al lato in depressione si muove verso la superficie della
pala, mentre il ramo sul lato in pressione (di verso opposto al precedente) viene stirato
attraverso il vano palare e raggiunge in lato in depressione della pala adiacente in modo
che nella regione d’angolo tra la parete e il lato in depressione si ha la presenza di due
vortici controrotanti in prossimità di una regione di flusso separato.
Il flusso è poi ulteriormente complicato dalla presenza di vortici di estremità, dalla
rotazione e dalla non uniformità (in direzione radiale e tangenziale) del flusso in ingresso.
A differenza del flusso nelle turbine, a causa del diverso valore della deflessione e della
forma del bordo d’attacco, nei compressori è meno rilevante l’effetto del vortice a ferro di
cavallo e più importante la presenza del vortice d’angolo, associata ad un’ampia zona di
separazione. Sulla base di risultati di una estesa campagna di sperimentazione condotta
su una schiera statorica lineare Schultz e colleghi (1990) hanno proposto un modello per
la struttura del flusso d’angolo, riportato in figura 5.19. Le limiting streamlines mostrano
18
alla diversa direzione del gradiente di pressione, che rende meno agevole il flusso in un compressore,
si associa una minore deflessione e un minore rapporto di pressione
5 FLUSSI SECONDARI 182

Figura 5.19: Modello per la struttura del flusso separato d’angolo: (a)
limiting streamlines; (b) schema topologico in cui la linea tratteggiata
indica il vortice a anello (Schultz e colleghi, 1990).

la presenza di un vortice sulla parete e sul lato in depressione della pala (indicati con
a e b in figura 5.19a) dal cui centro il flusso si sposta verso l’interno del vano palare:
si ha la fromazione di un vortice ad anello, vedi figura 5.19b, con asse perpendicolare
alla parete e alla superficie della pala. All’inizio della regione di flusso separato il flusso
principale forma un terzo vortice (c) a causa dell’ostruzione creata dalla separazione. Il
flusso inverso nella zona di separazione si muove verso monte e forma un ulteriore vortice
(d). Uno schema della struttura della regione di flusso separata è fornita nella figura 5.19b
in cui le superfici che la delimitano, limitate dalle linee di separazione sulla parete e sulla
superficie della pala, sono chiuse dal vortice ad anello in prossimità del bordo d’uscita. La
zona di separazione non può sostenersi a valle della schiera e si ha il riattacco prima della
sezione di uscita. Il flusso vede la zona di separazione come un ostacolo con conseguente
deflessione del flusso principale.

5.4 Flusso di estremità


Nei rotori delle turbomacchine i giochi tra la pala in movimento e la cassa producono delle
perdite di flusso. Tali perdite si verificano in tutte le situazioni in cui sono presenti dei
giochi, ovvero quando la palettatura e la superficie interna o esterna della macchina sono
5 FLUSSI SECONDARI 183

in moto relativo. La figura 5.20 mostra uno schema di principio della formazione dei flussi

Figura 5.20: Flussi di estremità (Lakshminarayana, 1996).

di estremità in funzione del tipo di macchina e delle caratteristiche della palettatura. La


perdita di fluido attraverso i giochi si verifica per effetto della differenza di pressione tra
le due superfici della pala. In assenza di fenomeni viscosi e per flusso incomprimibile, la
velocità del flusso attraverso i giochi si può esprimere come segue
s
2(pp − ps )
QL = . (5.12)
̺

Tale relazione presuppone, in accordo con le ipotesi, che la pressione totale (o la pressione
totale relativa per un rotore) attraverso i giochi sia costante e che il flusso sia unicamente
dovuto alla differenza di pressioni statiche. Pertanto, uno dei parametri fondamentali
nella definizione di questo flusso è rappresentato dal carico sulla pala, che si ripercuote
sulla differenza di pressione tra superficie in pressione e lato in depressione. Ovviamente,
la massa che attraversa i giochi non partecipa al processo di conversione di energia che
5 FLUSSI SECONDARI 184

avviene nella palettatura e la sua entità è direttamente proporzionale alla dimensione dei
giochi rispetto all’altezza delle pale. Se le dimensioni dei giochi sono molto piccole sia i
fenomeni di natura non viscosa che quelli di natura viscosa contribuiscono a contenere le
pertide.
La velocità all’interno dei giochi nel riferimento relativo si può considerare come la
risultante della componente principale non viscosa in prossimità della pala in assenza di
gioco (componente indicata con up in figura 5.20) e di quella attraverso il gioco, QL . Il
flusso tenderà a formare un getto con un angolo diverso da quello del flusso principale
attraverso la pala e, nei casi in cui l’intensità della perdita sia sufficiente, si avrà la presenza
di una zona di ricircolazione. Tale zona, oltre ad interessare la porzione di punta della
superficie in depressione della pala, potrà essere presente anche sulla superficie della punta
della pala. La struttura del flusso di estremità è complicata dalla presenza di altri flussi
secondari (vortice di passaggio e vortice d’angolo), dello strato limite sulle pareti interna
ed esterna del canale e di onde d’urto. In particolare, se lo spessore dello strato limite sulla
parete è maggiore dell’altezza del gioco, i fenomeni di natura viscosa sono predominanti
e le perdite risultano ridotte. Il vortice di estremità agisce in direzione opposta a quello
di passaggio (figura 5.20c) e la sua presenza può risultare vantaggiosa al fine di evitare la
formazione del vortice d’angolo grazie all’intensità del getto dal lato in pressione a quello
in depressione, che opera un lavaggio della zona d’angolo a bassa quantità di moto verso
il centro del canale (figura 5.20d). Anche la direzione del moto relativo ha un’influenza
non trascurabile sull’intensità e la posizione del flusso di estremità. Infatti, la rotazione
in un compressore tende ad incrementare il flusso attraverso i giochi e a spostare il getto
di estremità verso il lato in pressione, come mostrato in figura 5.20e, mentre il fenomeno
contrario si verifica per una turbina, figura 5.20f. Ovviamente la differenza di pressione
è molto più alta in una turbina che in un compressore, per cui le velocità nei giochi, e
con esse anche l’entità dei flussi secondari, tendono ad essere maggiori nelle turbine. Da
queste considerazioni si evince come l’interazione delle perdite di estremità col flusso in
una turbomacchina risulta un fenomeno molto complesso; gli effetti fondamentali possono
essere sintetizzati come segue: (a) la presenza del flusso di estremità ed eventualmente del
vortice ad esso associato introduce un’ulteriore tridimensionalità nel flusso; tale effetto
non è confinato alla punta della pala in quanto tende a diffondere verso la mezzeria della
stessa (sino al 30% dell’altezza) e verso il centro del canale; (b) la dissipazione conseguente
alla formazione del flusso (vortice) di estremità comporta un incremento delle perdite e
una riduzione dell’efficienza che in alcuni casi può arrivare a 4 punti percentuali; (c) la
deviazione del flusso dalle condizioni di progetto nelle vicinanze della punta della pala
produce una riduzione del rapporto delle pressioni prodotto dalla pala, con una minor
deflessione; (d) il flusso di estremità in una pala è visto come una distorsione del flusso in
ingresso alla pala successiva con conseguente influenza sia sulle caratteristiche del flusso
(strato limite, transizione, rumore) che strutturali (vibrazioni).