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Corso di Laurea Triennale in

Ingegneria Civile a Ambientale

SCHEDE INTEGRATIVE PER LA


PROGETTAZIONE DI ELEMENTI
STRUTTURALI IN ACCIAIO
Corso di Tecnica delle costruzioni

DOCENTE: PROF.SSA GLORIA TERENZI


DIPARTIMENTO DI INGEGNERIA CIVILE E AMBIENTALE
UNIVERSITÀ DI FIRENZE
Schede integrative per la progettazione del capannone industriale in acciaio

PASSI PROCEDURALI PER LA CONDUZIONE


DEL PROGETTO DEL CAPANNONE METALLICO

1. Definizione della geometria della capriata.

2. Posizionamento degli arcarecci sui nodi della reticolare.

3. Predimensionamento e prima verifica per flessione deviata degli arcarecci di falda:

M f yk

W M0

da cui:

M0
W M
f yk

Verifiche da effettuare:

a. resistenza → calcolo della tensione e confronto con la σid valutata applicando il criterio
2
 f yk 
di Von Mises  x , Ed   z , Ed   z , Ed  x , Ed  3 Ed  
2 2 2


 M0 
L
b. deformabilità → frecciamax ≤ (si veda la Tab. 4.2.XII – NTC2018)
200

4. Predimensionamento e verifica degli elementi della capriata (corrente superiore e inferiore,


diagonali, montanti); il corrente superiore compresso dovrà essere riverificato dopo il
progetto del controvento di falda, dato che questi elementi delle capriate d’estremità
fungeranno da corrente superiore ed inferiore delle reticolari costituenti i controventi di
falda sopravento e sottovento (Scheda A).

5. Progetto e verifica dei controventi di falda sopravento e sottovento (Scheda B).


Azioni da considerare:
a. azione del vento sul frontale, trasmessa dai montanti di facciata;

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b. azione di trascinamento sulla copertura;

c. instabilizzazione delle capriate successive (imperfezioni locali e globali)

Fd   m  0 N Ed

8(e0   q ) N max (n  2)
qd  2
N Ed ≈ Q  (CNR 10011)
L 100

Tenendo conto di tale ricarico sollecitativo si deve pertanto riverificare il corrente


superiore della capriata soggetto all’aggiuntivo ΔN derivante dalla collaborazione al
controvento di falda. La formula di verifica da utilizzare è la seguente:

N Ed  M 1 M y ,eq , Ed  M 1 M z ,eq , Ed  M 1
  1
 min f yk A N Ed N Ed
f yk W y (1  ) f yk W z (1  )
N cr , y N cr , z

6. Predimensionamento e verifica dei montanti di facciata (Scheda C)

N Ed  M 1 M y ,eq , Ed  M 1
 1
 min f yk A N Ed
f yk W y (1  )
N cr , y
7. Predimensionamento e verifica degli arcarecci di parete (Scheda D)

8. Predimensionamento e verifica delle colonne (Scheda E)

N Ed  M 1 M y ,eq , Ed  M 1 M z ,eq , Ed  M 1
  1
 min f yk A N Ed N Ed
 LT f yk W y (1  ) f yk W z (1  )
N cr , y N cr , z

9. Progetto e verifica del controvento di parete (Scheda F)


Azioni da considerare:
A. metà dell’azione del vento sul frontale sopravento;
B. metà dell’azione del vento di risucchio sul frontale sottovento;
C. metà dell’azione di trascinamento del vento sulla copertura;
D. instabilità delle colonne utilizzando la formula della Circolare 617, ovvero:
Fh  N Ed   h  m  0 N Ed
N Ed n
in quanto più cautelativa della vecchia formula della CNR 10011 ( Fh  )
100

10. Studio dei collegamenti (Schede H)

11. Predimensionamento e verifica della piastra di fondazione (Scheda I)


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Verifiche di deformabilità in esercizio (NTC 2018)

Azioni allo SLE (Stati Limiti di Esercizio)


RARA → G1  G2  Qk1   02 Qk 2   03Qk 3  .....

FREQUENTE → G1  G2   11Qk1   22 Qk 2   23Qk 3  .....

QUASI PERMANENTE → G1  G2   21Qk1   22 Qk 2   23Qk 3  .....

Tabella 4.2.XII (NTC 2018) – Limiti di deformabilità per gli elementi d’impalcato delle costruzioni

Elementi strutturali Limiti superiori per spostamenti verticali

δmax/L δ2/L

Coperture in generale 1/200 1/250

Coperture praticabili 1/250 1/300

Solai in generale 1/250 1/300

Solai e coperture che reggono intonaco o altro 1/250 1/350


materiale di finitura fragile o tramezzi non
flessibili

Solai che supportano colonne 1/400 1/500

Casi in cui lo spostamento può compromettere 1/250 -


l’aspetto dell’edificio

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 

Figura 4.2.4. (NTC 2018) – Definizione degli spostamenti orizzontali per le verifiche in esercizio

Tabella 4.2.XIII (NTC 2018) – Limiti di deformabilità per costruzioni ordinarie soggette ad azioni
orizzontali

Limiti superiori per gli spostamenti orizzontali

Edifici industriali /
monopiano senza
carroponte

Altri edifici monopiano /

Edifici multipiano

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Scheda A
Predimensionamento e verifica delle aste della capriata
Aste tese
N Ed
1
N t , Rd

Nt,Rd = resistenza a trazione di calcolo di membrature con azioni indebolite da fori per collegamenti
bullonati o chiodati , si prende il valore minore tra:
a. Resistenza plastica della sezione lorda A
Af yk
N pl , Rd 
M0

b. Resistenza a rottura della sezione netta, Anet in corrispondenza dei fori per i collegamenti
0,9 Anet f yk
N u , Rd 
M2

Se si applica il procedimento della “Gerarchia delle resistenze” deve valere:

N pl , Rd  N u , Rd

Aste compresse
N Ed
1
N b, Rd

Nb,Rd = resistenza all’instabilità nell’asta compressa:

Af yk
per cl. 1,2,3 N b, Rd 
 M1

Aeff f yk
per cl. 4 N b, Rd 
 M1

essendo:

1
 1 ;
  2   2


  0,5 1    0,2   2 ; 
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α = coefficiente d’imperfezione ricavato dalla TAB. 4.2.VIII delle NTC 2018;

Af yk
 per sezioni di classe 1,2,3;
N cr

Aeff f yk
 per sezioni di classe 4.
N cr

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Scheda B
Progetto e verifica dei controventi di falda

Azioni sul controvento trasversale di falda


Le azioni sul controvento trasversale di falda hanno diverse origini:

- azione del vento sul frontale;


- azioni dovute all’instabilità delle capriate;
- azione di trascinamento del vento sulla copertura.

Figura B1. Esempio di distribuzione in pianta dei controventi sopra-vento e sotto-vento

Schema statico
4,5

22

Figura B2. Schema degli elementi resistenti e delle forze agenti sul controvento sopra-vento

Si omettono nel calcolo le aste diagonali compresse, ipotizzandone l’instabilizzazione.

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- Azione del vento sul frontale

Pressione cinetica del vento p  q e ce c d c p [kg/cm2]

Tale pressione va moltiplicata per l’interasse i (ad esempio i=4,4 m) per avere il carico distribuito
applicato sul montante di facciata.
q* R

3
q* = pi R  q* H H = altezza del montante
8 H

- Azioni dovute all’instabilità delle capriate

N max  n
Secondo le vecchie CNR 10011 tali azioni si calcolano come segue: Q 
100
Nmax = sforzo di compressione massimo sul corrente superiore;
n = 11-2 = numero di capriate connesse alla maglia di controventamento.
Effetti d’imperfezione locale
Di seguito verrà discusso il metodo di calcolo suggerito dal testo della Circolare n. 617/2009,
secondo cui le forze che piattabande o elementi compressi giuntati esercitano sul sistema di
controvento, in corrispondenza del giunto, possono essere assunte pari a:

Fd   m  0 N Ed = NEd

avendo posto:

1 1
m  1   ;  0  1 / 100 ; ed essendo NEd la forza di compressione nella piattabanda o
2 m
nell’elemento.

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NEd NEd

NEd

NEd NEd

Figura B3. Schema d’interazione fra struttura controventante e struttura controventata per tener conto degli
effetti d’imperfezione locale

Effetti d’imperfezione globale


In aggiunta agli effetti d’imperfezione locale si può tener conto di quelli relativi alle imperfezioni
globali, assumendo un carico distribuito equivalente calcolato come segue:

8(e0   q )
qd  N Ed
L2
avendo indicato con δq la freccia massima del sistema di controvento dovuta a qd ed ai carichi
esterni, con valore nullo se si effettuano analisi del secondo ordine.
Nell’analisi di un sistema di controventamento le imperfezioni del sistema controventato possono
essere tenute in conto considerando uno scostamento di quest’ultimo dalla configurazione iniziale di
valore massimo e0 uguale a:

e0 = mL/500
Ned rappresenta la forza normale di compressione nel sistema o quella trasmessa dagli elementi
controventati (Fig. C4.2.5 in Circolare esplicativa n. 617/2009)
L
NEd NEd
e0

qd

Figura B4. Schema d’interazione fra struttura controventante e struttura controventata per tener conto degli
effetti d’imperfezione locale

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Caso di studio

Fd   m  0 N Ed

1 1
m  1  
2 m

Nel caso in esame m = 11-2 = 9, per cui: αm=0,745.


Assumendo: Ned = 29700 kg = 297000 N

0,745  9  29700
Fd   19910 N
100
Come già osservato, la formula di Fd corrisponde a quella di calcolo delle forze che piattabande od
elementi compressi giuntati esercitano sul sistema di controvento, ovvero interpreta effetti
d’imperfezione locale.
Nel caso di studio in esame L è pari a 22 m.
e0 che, come detto, rappresenta lo scostamento del controvento dalla configurazione iniziale, va
valutato come segue:

L 22
e0   m  0,745  0,0328
500 500
Se in una prima fase di avvio del calcolo del carico uniformemente distribuito equivalente qd si
pone q uguale a 0, si ha:

8(e0   q ) 8  0,0328  9  29700 kg


qd  2
N Ed  q1d  2
 145 =1450 N/m
L 22 m
Essendo poi l’interasse massimo pari a 4,4 m, si ottiene:

→ q dr  1450  4,4  6380 N

In una successiva iterazione si ricalcola quindi qd, avendo stimato δq sulla base del precedentemente
stimato qd1:

5 q1d L4 5 (2200) 4  1,45


q   1 mm
384 EJ 384 2100000J t 2

Avendo un corrente superiore costituito da un doppio scatolare con Af = 20,8 cm2 (Af,singolo=10,4
cm2), per Jt2 si ha infatti:

J t 2  2 A f (450 / 2) 2  2  20,8  50625  210600 cm 4

Si ricalcola quindi qd:

8(e0   q ) 8  0,0328  0,001  9  29700 kg


qd  2
N Ed  q d2  2
 149,3 =1493 N/m
L 22 m

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Essendoci poca differenza fra i due valori stimati, si può valutare il corrispondente contributo di Fd:

Fd  1493  4,4  6570 N

da cui risulta:

Fdtot  Q NTC 2008  6570  19910  26480 N

Essendo:

N max n 297000  9
Q  Q CNR10011    26730N
100 100
si può pertanto affermare che la vecchia formula proposta dalla CNR 10011 è più cautelativa della
trattazione suggerita dalla Circolare 617/2009.

- Azione di trascinamento del vento


La pressione cinetica di trascinamento delle coperture provocate dal vento radente é data da
p f  q e c e c f , con cf = coefficiente d’attrito.

Nel caso in esame, il calcolo delle forze equivalenti all’azione radente del vento, concentrate sui
nodi della reticolare, deve essere effettuato come segue:

T1 = pf2,2(45-4,5)

T2 = pf4,4 (45-4,5)

T3 = pf3,3 (45-4,5)

T4 = pf2,2 (45-4,5)

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Scheda C
Predimensionamento e verifica dei montanti di facciata
Azioni sui montanti di facciata
- Peso proprio del montante (G1);
- peso proprio degli arcarecci di parete e della baraccatura (G2)
- azione del vento sul frontale (Qk1).

G1G1+G2G2
R

Q1Qk1 H

N
Predimensionamento N   G1G1   G 2 G2 ; →  M 0  Am ;
f yk

G1 presunto = 400 (HEA200)

G2,baraccatura presunto = 200

N Ed  M 1 M y ,eq , Ed  M 1 M z ,eq , Ed  M 1
Verifica di resistenza e stabilità   1
 min f yk A N Ed N Ed
f yk W y (1  ) f yk W z (1  )
N cr , y N cr , z

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Scheda D
Predimensionamento e verifica degli arcarecci di parete
Azioni sugli arcarecci di parete
Fd   G1G1   G 2 G2   Q1Qk1

 G1 vale 1 o 1,3;

G1 corrisponde al peso proprio degli arcarecci di parete;

 G 2 vale 0 o 1,5;

G2 indica il peso proprio della baraccatura;

 Q1 vale 0 o 1,5;

Qk1 rappresenta la pressione del vento.

Mx f yk M y f yk
Predimensionamento  ; 
Wx  M 0 Wy M0

V1

V2

V1   G1G1   G 2 G2

V2   Q1Qk1

f yk
Verifica di resistenza  id 
M0

l
Verifica di deformabilità f max  ; f  f x2  f y2
200

l
Se i pannelli di copertura sono particolarmente fragili si deve porre: f max 
250

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Scheda E
Predimensionamento e verifica delle colonne
Azioni sulle colonne
Fd   G1G1   G 2 G2   Q1Qk1   Q 2  02 Qk 2

 G1 vale 1 o 1,3;

G1 corrisponde al peso proprio del pilastro;

 G 2 vale 0 o 1,5;

G2 è dato dai pesi propri portati non strutturali, ovvero da:


peso proprio della capriata + peso proprio della copertura + peso proprio della baraccatura + peso
proprio degli arcarecci di parete;

 Q1 vale 0 o 1,5;

QK1 rappresenta il carico accidentale primario (neve, per la massimizzazione dello sforzo normale;
vento per la massimizzazione del momento flettente sulla colonna).

 Q 2 vale 0 o 1,5;

 02 coefficiente riduttivo da desumere dai dati in Tab. 2.5.I (NTC 2008);

QK2 rappresenta il carico accidentale secondario (vento, per la massimizzazione dello sforzo
normale; neve per la massimizzazione del momento flettente sulla colonna).

Rmax
Predimensionamento  M 0  Ac ;
f yk

Con Rmax è stata indicata la reazione massima in corrispondenza dell’appoggio della capriata.

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V V

P1 P2

V1   G1G1   G 2 G2

V2   Q1Qk1 (azione della neve)

V3=  Q 2  02Qk 2 (azione della neve)

P1 = azione del vento sul frontale sopravento ( P1  F1   Q1Qk1 nel caso di vento come carico
accidentale primario; P1  F1   Q 2  02 Qk 2 nel caso di vento come carico accidentale secondario);

P2 = P1/2 = azione del vento sul frontale sottovento.


Nel caso di massimizzazione dello sforzo normale V=V1+V2, mentre nel caso di massimizzazione
del momento flettente V=V1 +V3.

N Ed  M 1 M y ,eq , Ed  M 1 M z ,eq , Ed  M 1
Verifica di resistenza e stabilità   1
 min f yk A N Ed N Ed
 LT f yk W y (1  ) f yk W z (1  )
N cr , y N cr , z

 1
Verifica di deformabilità (Tab. 4.2.XI – edifici monopiano senza carroponte) 
h 150

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Scheda F
Progetto e verifica del controvento di parete
Nel calcolare la reticolare isostatica si considera solo l’asta diagonale tesa mentre l’altra si assume
libera di sbandare per compressione.

SI = contributo del vento sul frontale sopravento;


SII = contributo di risucchio del vento sul frontale sottovento;
SIII = contributo di trascinamento del vento in copertura;
SIV = contributo d’instabilità per imperfezione delle colonne.
I primi 3 contributi possono essere anche ottenuti dalla reazione all’appoggio del controvento di
falda purché, ove in copertura si aggiunga una maglia di raccordo fra i controventi sopra e
sottovento come schematizzato di seguito, la si calcoli senza considerare il contributo di forza
associato all’instabilizzazione delle capriate successive (ΔQ).

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Per il calcolo della componente di forza SIV si suggerisce di seguire la trattazione della Circolare
617/2009 e non quella della vecchia CNR 10011 in quanto più cautelativa, come dimostrato dal
seguente caso di studio.

Estratto dal testo della Circolare n. 617/2009


“….Le imperfezioni globali equivalenti intervengono nell’analisi globale di strutture, in particolare
telai e sistemi di controvento, mentre le imperfezioni locali si considerano per il calcolo di singoli
elementi……
Per telai sensibili alle azioni orizzontali, indicata con h l’altezza totale del telaio, l’imperfezione
globale, in termini di errore di verticalità (Fig. C4.2.2), può essere assunta pari a:

= hm0

dove 0 è il difetto di verticalità, 0 = h/200, e h e m sono due coefficienti riduttivi dati da:

2 2 1 1
 h   1,0 ;  m  1  
3 h 2 m

in cui m rappresenta il numero di pilastri di una stilata soggetti ad uno sforzo assiale di progetto NEd
non minore del 50% della forza normale media di progetto agente sui pilastri della stessa stilata.
…..
Le imperfezioni globali possono essere sostituite con forze concentrate Fh, applicate a ciascun
orizzontamento ed in copertura, date da:

Fh  N Ed

….
NEd
NEd

NEd

NEd

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Caso di studio

Fh  N Ed

8 2 1  1
   h  m 0  1    0,028
200 8 2  1

Nel caso in esame si è assunto h = 8 m e risulta m = 1.


Avendo posto: Ned = 14000 kg = 140000 N, si ha:

Fh  S IV  ncolonne 0,028  140000  11  3960  43557 N

Le colonne che si possono instabilizzare sono infatti 11 comprendendo, a favore di sicurezza, anche
quelle che fanno parte del controvento di parete.

Adottando la relazione ammessa dalla precedente Norma Tecnica CNR 10011 si ha invece:

N Ed ncolonne
S  S IV   15400 N
100
Da ciò emerge come la nuova procedura di calcolo sia significativamente più cautelativa della
precedente.

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Scheda H1
Collegamento colonna-capriata
Il collegamento si realizza con un nodo flangiato.
d

Rap

Tc,effettivo = Rap

M = Rapd
Predimensionamento della flangia – Il predimensionamento dimensionale della piastra adiacente
all’ala della colonna dipende dalla larghezza della colonna e dall’entità del taglio agente sul
collegamento, ovvero da Rap. Da esso e dal diametro massimo dei fori che possono essere effettuati
sull’ala della colonna, si può infatti definire il numero dei bulloni da disporre su ciascun
allineamento.
Assumendo ad esempio una classe di resistenza cl. 8.8 e sapendo che per essa FV,Rd è pari a:

f tb Ares
FV , Rd  0,6
M2

si può stabilire:

Rap  M 2
nb 
0,6 f tb Ares

Le finali dimensioni in altezza saranno definite tenendo conto dei limiti di normativa d’interasse fra
i bulloni e delle distanze degli assi dai bordi esterni.

Verifica dei bulloni sottoposti a taglio-trazione e della flangia di nodo


Pensando di operare in campo elastico innanzitutto si determina la posizione dell’asse neutro dalla
soluzione della seguente equazione di equilibrio:

C  i Ti t  0

essendo:

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by
C  c ; Ti t  A1b nb ,all  i
2

Nella definizione di Ti t  A1b nb ,all  i si è definito come nb,all il numero di bulloni su ciascun
allineamento, pari a 2.
Per arrivare alla soluzione della suddetta equazione di equilibrio, in relazione al diagramma di
distribuzione delle tensioni mostrato nella successiva figura, riferito ad una condizione di
parzializzazione del contatto pur nel rispetto della legge di conservazione delle sezioni piane, si
deve poi porre:

i 
 c
hi  y y

da cui:

c
i  (hi  y )
y

Definendo come segue il momento d’inerzia della sezione resistente:

Jn 
by 3
3
 2 2 2

 2 h4  y   h3  y   h2  y   h1  y  Ares
2

Si ha infine:

M
 max   4  (h4  y )
Jn

da cui si valuta lo sforzo sui bulloni massimamente sollecitati, appartenenti all’allineamento 4:

Ft , Ed  F4   4 Ares ,1b = T4/2

che definisce l’azione di trazione di calcolo da utilizzare per la verifica del collegamento a trazione
e taglio, come di seguito discusso.

c
C

T1
1
2 T2
3 T3

4 T4

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La verifica dei bulloni più sollecitati dell’allineamento 4 va condotta applicando la seguente


formula di verifica:

FV , Ed Ft , Ed
 1
FV , Rd 1,4 Ft , Rd

valendo anche la limitazione:

Ft , Ed
1
Ft , Rd

Si ricorda come FV,Ed debba essere definito come segue:

Rap
FV , Ed 
nb n s

dove ns rappresenta il numero di sezioni resistenti a taglio del bullone, pari ad 1 nel caso in esame.
Si definiscono poi come segue i dati resistenti Ft,Rd ed FV,Rd:

f tb Ares
Ft , Rd  0,9
M2

f tb Ares
FV , Rd  0,6 per bulloni di classe cl. 4.6, 5.6, 8.8
M2

f tb Ares
FV , Rd  0,5 per bulloni di classe cl. 6.8 e 10.9
M2

M2 = 1,25
Verifica della piastra in zona compressa

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Schede integrative per la progettazione del capannone industriale in acciaio

Tenendo conto della distribuzione delle tensioni determinata in zona compressa nella fase
progettuale precedente, la verifica di schiacciamento dell’acciaio all’estradosso può essere condotta
come di seguito discusso.
Il fazzoletto di nodo ortogonale alla flangia fornisce alla stessa un vincolo deformativo flessionale
che consente di schematizzare ogni semiparte come una mensola particolarmente sollecitata a
flessione in corrispondenza delle massime tensioni di compressione c.
La verifica della piastra a compressione può pertanto essere condotta considerando uno schema
statico equivalente di trave incastrata ad un’estremità, e dimensioni trasversali b = 1 (si assume una
striscia di larghezza unitaria) ed h = s, essendo s lo spessore della stessa flangia. Il carico p
applicato sarà quindi dato da:

p   c 1

Essendo poi:

s3
W = modulo di resistenza = s /6; J 
2
;
12
e

pL2
M max 
2
la verifica di resistenza dovrebbe essere impostata come segue:

M max 3 pL2 f yk
 max   2 
W s  M0

M0 = 1,05.
Dovendo però ancora dimensionare lo spessore della flangia, la precedente formula di verifica può
essere applicata come formula di progetto:

M03p
sL
f yk

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Schede integrative per la progettazione del capannone industriale in acciaio

Verifica della piastra in zona tesa

In zona tesa i bulloni agiscono come carichi concentrati sulla piastra, il cui schema statico
equivalente è quello rappresentato nella precedente figura, di mensola con sezione di verifica
all’incastro Hs, derivato dalla diffusione a 45° delle tensioni dalla sezione diametrale del foro al
fazzoletto trasversale.
Il momento massimo di verifica è quindi dato da:

M 6 F4 L 6 4 Ares L f yk
 max
t
  2  
W s s 2
M0

M0 = 1,05.

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Schede integrative per la progettazione del capannone industriale in acciaio

Scheda H2
Dimensionamento e verifica di collegamenti a completo
ripristino
Il progetto dei collegamenti a completo ripristino prevede il loro dimensionamento in relazione
all’elemento più debole, ovvero a quello che si prevede arrivi alla plasticizzazione per primo. Nel
caso in cui svolga la funzione di “giunzione” fra parti di uno stesso elemento, tale obiettivo può
essere raggiunto attribuendo ad esso capacità resistente superiore a quella dell’asta di cui si vuole
ripristinare la continuità.
Ove invece i collegamenti siano parte integrante di un unico elemento complesso come una capriata
il progetto a completo ripristino deve essere articolato nelle seguenti fasi:
a. verifica per ciascun nodo di quale sia il coefficiente di sicurezza nei confronti dello
snervamento delle aste connesse;
b. individuata, dal passo a. l’asta più debole della capriata come quella con minimo
coefficiente di sicurezza nei confronti dello snervamento, si assume lo stesso
coefficiente come amplificativo delle sollecitazioni calcolate anche per le altre aste
della capriata;
c. progetto dei collegamenti interni considerando agenti sulle varie aste delle
sollecitazioni incrementate. Se ad esempio l’asta più debole richiede un incremento
del 10% delle sollecitazioni per arrivare allo snervamento, ogni altro nodo interno
deve essere dimensionato tenendo conto di un equilibrio fra forze di nodo
maggiorate dello stesso 10%.

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Schede integrative per la progettazione del capannone industriale in acciaio

Esempio di progetto a completo ripristino di un collegamento


bullonato del tipo trave-trave

M D  M pl  W pl f yd
M pl
TD 
Z

Z rappresenta la distanza della sezione di collegamento dal filo interno della colonna.

Predimensionamento del collegamento d’anima


Possono essere assunte come ipotesi la classe del bullone e la dimensione massima del foro
caratterizzante il collegamento (quest’ultimo dato viene peraltro fornito dalla ditta produttrice).
Hp:
1. Classe del bullone;
2. A1b;
Assumendo ad esempio bulloni di classe 8.8 si ricorda che la normativa fornisce la seguente
relazione per definire la resistenza a taglio del gambo del bullone:

f tb Ares
FV , Rd  0,6
M2

Attribuendo, a favore di sicurezza, tutto il taglio al collegamento d’anima, si può quindi procedere
come segue al predimensionamento del collegamento:

T pl T pl
FV , Rd  → nb 
nb n s FV , Rd n s

In questo caso le superfici delle sezioni resistenti sono 2.

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Schede integrative per la progettazione del capannone industriale in acciaio

La dimensione geometrica della piastra coprigiunto d’anima verrà quindi stabilita in relazione ai
limiti dimensionali per i collegamenti previsti dalla NTC 2018 (Tab. 4.2.XVIII).

Verifica a completo ripristino del collegamento d’anima


Il collegamento, se progettato a completo ripristino, deve ripristinare la continuità della trave e deve
entrare in crisi dopo l’inizio dello snervamento del profilo.
Devono valere, pertanto, la condizione di equilibrio fra le aliquote di momento che verranno
assorbite dalle piastre coprigiunto d’anima (Ma) e d’ala (Mp) nonché la legge di conservazione delle
sezioni piane.
M = Ma + Mp

Ma Mp

Ea J a E p J p

Da esse deriva (Ea = Ep):

Mp  Jp 
Ma  Ja → M p  M 
Jp J J 
 a p 

Calcolo delle forze interne indotte da Ma sulla bullonatura


Si osserva come Ma generi un momento torcente sulla bullonatura d’anima.
Nell’ipotesi che dal predimensionamento sia derivato un collegamento con un numero di bulloni nb
= 12 (come rappresentato nel disegno) si ha quanto di seguito descritto.

ri  xi2  yi2

Si = k ri (le forze sono proporzionali alle distanze degli assi delle forature dal baricentro del
collegamento bullonato)
n n
M a   S i ri  k  ri 2
i 1 i 1

Dalla precedente equazione si ricava k: SiO


ri
Ma C SiV Si
k n

r
i 1
i
2

da cui:

M a ri
Si  n

r
i 1
i
2

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Si procede quindi al calcolo della risultante delle forze sul bullone massimamente sollecitato (il più
lontano da C)

Ri  FVi  S iv 2  S iO2
T pl
ricordando che FVi 
nb n s

Si controlla infine che vengano soddisfatte le verifiche di resistenza a taglio del gambo del bullone
ma anche quella di rifollamento della lamiera di minimo spessore, ovvero:

Ri  min FV , Rd ; Fb , Rd 

Per avere il completo ripristino si deve anche verificare che risulti:


netto dei fori
J coprigiunto  J anima
netto deifori
profilo

 sh 3 
netto dei fori
J coprigiunto  2   A fi xi2, fori 
 12 i 

Dimensionamento del collegamento delle piattabande

Fz  Mp

Mp
F
z
Una volta stimata F si procede al dimensionamento del collegamento d’ala così come visto per un
qualunque collegamento bullonato operante per solo taglio.
Verifico conclusivamente:

 min FV , Rd ; Fb ,Rd 


F 1
2 nb

avendo indicato con Fb , Rd la resistenza della piastra nei confronti del rifollamento.

z Mp

F/2
F

F/2

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Scheda H3
Collegamento bullonato di profili ad L accoppiati ( )
Come ipotesi di base possono essere assunte la classe del bullone e la dimensione massima del foro
caratterizzante il collegamento (quest’ultimo dato viene peraltro fornito dalla ditta produttrice),
pertanto l’area di ciascun bullone.
Predimensionamento
Hp:
1. Classe del bullone;
2. A1b;
Il predimensionamento a completo ripristino del collegamento deve partire dall’assumere quali
azioni di progetto gli sforzi assiali agenti sulle aste concorrenti nel nodo incrementate di quella data
percentuale che porti il profilo più debole alla plasticizzazione (Ncr).
Assumendo bulloni di classe 8.8 e ricordando che la normativa fornisce la seguente relazione per
definire la resistenza a taglio del gambo del bullone:

f tb Ares
FV , Rd  0,6
M2

si ha quindi:

N cr
nb 
FV , Rd ns

In questo caso le superfici delle sezioni resistenti ns sono 2.


Nel caso di profili ad L accoppiati l’asse di truschino, ovvero l’asse di foratura, non coincide mai
con l’asse baricentrico dell’asta. Ciò genera un momento parassita come di seguito discusso.

N cr
N1 
2 e
R
V e
H  p V e H  V
p
N1 H
N1 p=3d
V  R
nb V

H
R  V2  H2

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Verifica

R  min FV , Rd ; Fb , Rd 

Si ricorda come FV , Rd rappresenti la resistenza a taglio del gambo del bullone, mentre Fb , Rd indica
quella a rifollamento della piastra.

f tb Ares
FV , Rd  0,6 per bulloni di classe cl. 4.6, 5.6, 8.8
M2

f tb Ares
FV , Rd  0,5 per bulloni di classe cl. 6.8 e 10.9
M2

M2 = 1,25

kf tk d  t
Fb ,Rd 
M 2

d = diametro del bullone;


t = spessore della piastra;

 e1 f tb 
  min  ; ;1 per bulloni di bordo nella direzione del carico applicato;
 3d 0 f t 

 p1 f 
  min   0,25; tb ;1 per bulloni interni nella direzione del carico applicato;
 3d 0 ft 

 e 
k  min 2,8 2  1,7; 2,5 per bulloni di bordo nella direzione perpendicolare al carico applicato;
 d0 

 p 
k  min 1,4 2  1,7; 2,5 per bulloni interni nella direzione perpendicolare al carico applicato;
 d0 

essendo e1, e2, p1, p2 indicati in Fig. 4.2.5 del testo delle NTC 2018 e d0 il diametro nominale del
foro di alloggiamento del bullone.

Verifica delle tensioni normali sul fazzoletto


Esempio di collegamento con 4 fori

Sulla piastra forata si assume una diffusione delle tensioni a 30°. La sezione di verifica è L·(sp-) (sp
corrisponde allo spessore della piastra) al netto del foro.

L’azione di verifica, N od N1, cambia a seconda di quale piastra si verifichi.

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N f yk
 f yd 
s p ( L  ) M 0

30° 30° p=3d

p=3d

p=3d

N1
N

N1

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Scheda H4
Collegamento saldato di profili ad L accoppiati ( )
Se i collegamenti sono realizzati mediante saldature, la lunghezza utile del cordone deve essere
valutata come segue, avendo definito come “a” la sezione di gola del cordone d’angolo:

N
ltot 
2a  0,85 f yk
a l1
l2

Dal disegno risulta:


d1 d2
ltot = l1 + l2

Il coefficiente ½ tiene conto della doppia sezione resistente e 0,85fyk è la tensione di verifica per
acciai del tipo S235 in caso di presenza di sole tensioni t// sulla saldatura. La lunghezza totale deve
essere ripartita in due cordoni in modo tale che il baricentro della sezione resistente cada sulla linea
d’asse dell’asta. Si ha perciò:

a  l1  d1  a  l2  d 2

da cui:

l2  d 2
a  l1  d1 
d1

ed anche:

d2 d1
l1  ltot ; l2  ltot
d1  d 2 d1  d 2

Per i collegamenti d’estremità di aste sollecitate da forze assiali, realizzati soltanto da cordoni
d’angolo // all’asse di sollecitazione, la lunghezza minima dei cordoni stessi deve essere pari a 15
volte lo spessore sc (ciò definisce la dimensione massima del lato del cordone di saldatura).

Per il dimensionamento delle loro lunghezze si deve pertanto procedere come segue:

d2
1. valutare l2; se l2 15sc s’impone che l2 = 15sc, ridefinisco quindi l1: l1  15sc
d1  d 2

Verifica della piastra di nodo

La diffusione della tensione avviene a 30°.

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F1 F
1  ; 2  1
L1s p L2 s p

Nella zona di sovrapposizione dei coni di diffusione la risultante delle tensioni è σ1+σ2.

La verifica va quindi condotta per confronto di tale risultante con la resistenza della piastra:

F1 F f yk
1  1   2 
L1s p L2 s p  M 0

30° 30°
l1
F1
30° 30°
l2
F2
d1 d2
L1
L2

1

2

1+2

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Scheda I
Predimensionamento e verifica della piastra di fondazione
Il predimensionamento della piastra di collegamento della colonna al plinto di fondazione dipende
principalmente dalla condizione di schiacciamento del calcestruzzo costituente il plinto stesso.

Partendo dalla considerazione che, anche nel caso di caricamento del capannone con azioni
corrispondenti allo SLU, la fondazione si debba trovare in campo elastico, si possono assumere
tensioni massime sul plinto pari a quelle di norma per la combinazione caratteristica rara:

calcestruzzo: σc = 0,6·fck

acciaio: σs = 0,8·fyk

Da ciò consegue che, essendo N lo sforzo normale agente sulla colonna, l’area della piastra non
deve essere assunta minore di:

N N
  c  Amin 
A 0,6 f ck

Le corrispondenti dimensioni B e H possono essere modificate in base al fatto che sulla piastra
incideranno la colonna e gli irrigidimenti e dovranno essere posizioni dei tirafondi che nella parte
emergente svolgeranno una funzione analoga a quella di un collegamento bullonato.

Verifica dei vari componenti

C
u c M

x
h”

H N
 /n"
t
h”’ T

"t ' / n

Valutazione delle tensioni sul calcestruzzo e sui tirafondi


In riferimento alla condizione di pressoflessione, al fine della verifica va determinata la posizione
dell’asse neutro, trattando la sezione d’interfaccia fra acciaio e calcestruzzo (piastra-plinto) come
una sezione in cemento armato.

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La profondità dell’asse neutro va quindi stabilita imponendo l’annullamento del momento rispetto
al centro di pressione.

Essendo n = 15, si ha:

c "t
 ;
x n(h" x)

c t'"
 ;
x n(h" ' x)

M (C )  0  C (u  x / 3)  T " (u  h" )  T " ' (u  h" ' )

Avendo posto:

x
C  c B ;
2

T "  "t Atir 2 ;

T '"   t'" Atir 3


.

A favore di sicurezza si trascura il contributo all’equilibrio dei tirafondi in zona compressa.

Sostituendo si ha:

x x  
c B  u    2 c Atir n(h  x)(u  h )  3 c Atir n(h  x)(u  h )  0
" " '" '"

2 3 x x

Dalla soluzione rispetto ad x si ricava la posizione dell’asse neutro e conseguentemente possono


essere valutate:

N
c  x
Sy

c
"t  n(h '"  x) .
x

Verifica dei tirafondi lungo l’allineamento h’’’

T
FV ,Ed  ntir = 8 (nel nostro caso)
ntir

T "'
FV ,Ed   A1,tir "t '
3
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Schede integrative per la progettazione del capannone industriale in acciaio

FV ,Ed Ft ,Ed
 1
FV ,Rd 1,4 Ft ,Rd

Ft ,Ed
con la limitazione 1
Ft ,Rd

Calcolo della lunghezza del tirafondo

f yk 
f yk Atir  f bd tir Ltir  tir
2

f yk
Da ciò deriva: Ltir  tir
4 f bd

f bk 2,25f ctk
essendo: f bd  
c c

Dimensionamento e verifica della piastra


Si riparta dalla distribuzione delle tensioni nella sezione di contatto fra piastra e plinto.

Dalle tensioni in zona compressa si può predimensionare lo spessore della piastra. A tal fine si
evince una striscia di piastra di larghezza unitaria all’estremità massimamente sollecitata.

Lo schema equivalente è quello di una trave con due appoggi interni rappresentati dagli
irrigidimenti, soggetta ad un carico uniformemente distribuito pari a p = c,max·1.

H h”’

Si analizzi la condizione statica della trave equivalente, valutandone il momento massimo


sull’appoggio.

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Da:

M f yk

W M 0

s 2p
essendo W 
6

si ha:

 M 0 6M max
→ sp 
f yk

Verifica della piastra in zona tesa


La dimensione ottenuta per sp deve essere verificata anche in riferimento allo stato sollecitativo
indotto in zona tesa. Il tirafondo agisce come un carico concentrato agente su una mensola di
lunghezza L. La sezione di verifica all’incastro (l’incastro simula la presenza dell’irrigidimento) è il
risultato della diffusione delle tensioni secondo le tangenti a 45° a partire dal foro.

Ponendo:

M  Ft L

B s 2p H h”’
W 
6
45°
B
45°

sp
Ft L B

In zona tesa i bulloni agiscono come carichi concentrati sulla piastra, il cui schema statico
equivalente è quello rappresentato nella precedente figura, di mensola con sezione di verifica
all’incastro B  s p , derivato dalla diffusione a 45° delle tensioni dalla sezione diametrale del foro
fino all’irrigidimento trasversale.
La tensione massima nella sezione di verifica è quindi data da:

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M0 = 1,05.

Ft  "t ' A1,tir

Nella sezione di verifica B s p si deve verificare:

M f yk

W M 0

Verifica delle piastre d’irrigidimento

Rc

Ni Rc
Ni
e
O B

Rc

Per non dover trattare la sezione resistente dell’irrigidimento come una lastra triangolare incastrata
su due lati, la verifica può essere effettuata adottando un metodo semplificativo che si basa
sull’assunzione della porzione di lastra come parte di un’asta soggetta a compressione esterna, la
cui sezione abbia dimensione h ed si (h = altezza della sezione; si = spessore dell’irrigidimento).

Si calcoli Rc come risultante delle compressioni nella porzione di piastra di base dal filo esterno del
pilastro, applicata nel punto B. Sulla sezione agirà una forza di compressione eccentrica d’intensità
Ni ottenibile graficamente come indicato in figura.

L’eccentricità e va valutata dalla parallela al lato inclinato dell’irrigidimento, posta a distanza h/2
dal vertice O.

Si effettui innanzitutto una verifica di resistenza sulla sezione h  si :

Ni 6M f
 max
s
  2  yk essendo M=Ni·e
h  si hi si  M 0

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Verifica d’instabilità

Per non avere problemi d’inflessione laterale dell’irrigidimento si effettui infine la verifica
d’instabilità di un’asta equivalente di larghezza unitaria. Tale asta deve essere evinta a partire dal
filo esterno della sezione resistente dell’irrigidimento e deve essere pensata caricata assialmente da
uno sforzo normale dato da N Ed   max s
 1  si . Ad essa si attribuisce un vincolo di cerniera
all’estremità conformemente allo schema base dell’asta di Eulero.

La verifica sarà la seguente:

N Ed
1
N b,Rd

avendo posto:

Af yk
N b,Rd 
 M1

Quale conclusivo passo progettuale si deve procedere al dimensionamento delle saldature da


eseguire in pianta ed in alzato per connettere la piastra di base con gli irrigidimenti e la colonna.

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