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TOMMASO D’AQUINO

L’ente e l’essenza
uno dei primissimi scritti di Tommaso L’ente e L’essenza ci offre la migliore introduzione possibile al suo pensiero e al
suo vocabolario filosofico, esso è principalmente un lavoro sul lessico metafisico. Fin dalle prime righe egli espone con
molta chiarezza lo scopo dello scritto:

-definire i termini fondamentali di ente ed essenza che sono le prime nozioni apprese dal nostro intelletto

-delinearne le caratteristiche nei diversi ambiti del reale (nelle sostanze composte, nelle sostanze semplici e negli
accidenti)

-esaminare in che modo, nei vari ambiti, l’essenza debba essere intesa in rapporto con gli accidenti (il termine
accidente diventa coestensivo con quello di qualità in generale)

Richiamandosi alla metafisica di Avicenna, Tommaso inizia la propria trattazione ricordando che l’ente e l’essenza sono
le prime nozioni apprese dal nostro intelletto. Ente può essere inteso in due modi 1) come ciò che indica la verità di
una proposizione. Quest’accezione è quella logica per cui si dice ente tutto ciò che può essere il soggetto di una
proposizione affermativa, enti in questo modo sono quindi anche le negazioni o le privazioni (esempio cecità) 2) come
ciò che si divide nei 10 predicamenti quest’ultima rimanda all’ente reale e solo ciò che è ente in questo senso possiede
un’essenza. L’essenza sta a indicare ciò per cui e in cui l’ente possiede il suo essere. L’ente è ciò che possiede
l’essenza, l’essenza è ciò attraverso cui e in cui l’ente ha il proprio essere essa è fondamento dell’essere. L’essenza è
ciò che fa essere ogni cosa quel che è, essa è ciò che è espresso dalla definizione della cosa (ciò che fa si che un
triangolo sia un triangolo) e solo in virtù di essa che ogni cosa può essere riconosciuta e collocata in un genere o in una
specie. L’essenza dovrà essere intesa in modo diverso rispetto alle sostanze. Le sostanze si suddividono in due grandi
classi Sostanze composte composte di materia e forma quest’ultime sono le più accessibili dato che secondo
Tommaso ogni nostra conoscenza trae origine dai sensi. L’essenza in questo caso coincide con l’unione di materia e
forma quindi con il composto stesso. Sostanze semplici prive di materia quindi incorporee la loro essenza essendo
prive di materia è la forma. Tommaso vuole dimostrare l’esistenza di sostanze semplici diverse da Dio egli si allontana
dall’ilemorfismo aristotelico la sua confutazione si fonda sul presupposto che la capacità intellettiva degli angeli e delle
anime razionali esigano l’immaterialità: tutte le forme sono intellegibili in atto nella misura in cui vengono separate
dalla materia. Data la loro immaterialità ogni angelo costituisce una specie a sé. Secondo Tommaso ogni intelligenza
ha forma ed essere. L’essere non fa parte del concetto di essenza infatti io posso avere il concetto sia di uomo che di
fenice senza sapere se l’uno o l’altro esistano di fatto l’essere non è un predicato o una parte dell’essenza, l’essere è
qualcosa di diverso dall’essenza e si aggiunge ad essa questa definizione è valida solo sul piano logico, perché
potrebbe anche darsi un ente che la cui essenza sarebbe inconcepibile senza l’essere in quanto costituita dall’essere
stesso e se un ente di questo tipo esiste non può che essere unico perché la plurificazione di qualcosa avviene con
l’aggiunta di differenze e ciò sarebbe infattibile in quanto la differenza sarebbe già essere di qualcos’altro. E se questo
ente è unico in tutti gli altri enti essere ed essenza sono differenti e tutto ciò che è composto di essere ed essenza
riceve il suo essere da altro perché non può essere causa di sé stesso quindi è necessario postulare una causa prima
che non si a neppure causa di sé ma in cui l’essenza sia lo stesso essere questa causa è Dio. Dato ciò possiamo essere
certi che oltre a dio non possono esistere altri enti la cui essenza è solo essere e per via negativa quindi possiamo
essere certi che tutte le altre realtà sono composte ciò permette a Tommaso di chiarire in che modo debba essere
inteso il rapporto tra essere ed essenza nelle creature se l’essere è ricevuto da Dio ciò che ricevere l’essere è in
potenza mentre l’essere è in atto le intelligenze sono in potenza all’essere che ricevono da dio mentre Dio è privo di
potenzialità in quanto essere sussistente. Nelle sostanze semplici la forma è in potenza all’essere mentre nelle
sostanze composte la materia è in potenza alla forma che da l’essere alla materia.

Ricapitolando

Sostanze composte: la materia è in potenza alla forma che da l’essere alla materia

Sostanze semplici: la forma è in potenza all’essere

Dio: privo di potenzialità in quanto essere sussistente

Intelligenze: esse sono in potenza da l’essere che ricevono da dio


Creature: che ricevono l’essere da altro sono in potenza rispetto all’essere stesso che fungerà da atto.

A i tre livelli del reale Dio, Sostanze semplici e Sostanze composte corrispondono modi diversi di possedere
un’essenza e di porre quest’ultima in rapporto con le intenzioni logiche

Dio: l’essenza coincide con l’essere stesso è al di là di ogni genere, il suo essere non è determinabile (in ogni altra
creatura l’essere è determinabile sia nelle sostanze composte dove l’essenza è rappresentata dall’unione di forma e
materia sia in quelle semplici dove l’essenza è rappresentata dalla forma)

-l’essere coincide con l’essenza

-non si colloca in nessun genere

-l’individuazione è data dall’impartecipabilità del suo essere

Sostanze incorporee/semplici: l’essere è diverso dall’essenza quindi non è puro ma partecipato quindi limitato
secondo la capacità della natura che lo riceve la loro essenza è assoluta perché non è ricevuta nella materia ma
coincide con la forma NON è assoluto l’essere. Esse sono collocabili nella specie e nel genere.

-l’essenza è diversa dall’essere e coincide con la forma

-le differenze specifiche sono tratte dai vari gradi di perfezione nel ricevere l’essere il genere dal carattere comune
dell’immaterialità

-ogni sostanza costituisce una specie a sé

Sostanze composte/materiali: essere ed essenza sono limitati e finiti infatti nelle sostanze composte la materia è in
potenza alla forma e tutto il composto è in potenza all’essere e la forma si trova in potenza all’essere

-l’essenza è diversa dall’essere e coincide con il composto di materia e forma

-il genere è tratto dalla materia la specie dalla forma

-l’individuazione ha luogo in virtù della materia quantitativamente determinata

TEOLOGIA E FILOSOFIA: IL COMMENTO AL DE TRINATATE DI BOEZIO

Il De Trinatate di Boezio viene utilizzato da Tommaso per affrontare le questioni relative alla

-conoscibilità di Dio

-alle modalità espositive proprie del discorso teologico

-al rapporto tra indagine razionale e la fede

-alla distinzione tra teologia nella sua doppia accezione di dottrina della fede e di discorso scientifico sulle sostanze
prime e altre scienze speculative

Nel prologo Tommaso fornisce un’avvertenza significativa è proprio dei filosofi che seguono l’ordine della conoscenza
naturale anteporre la scienza della natura a quella divina mentre il teologo parte da ciò che è più noto in se per
arrivare a ciò che è più noto a noi. È dunque in dio che dobbiamo collocare l’origine della teologia o scienza divina.
Tommaso a questo punto prende le distanze dalla teoria dell’illuminazione in quanto secondo lui è gia in noi la
possibilità della conoscenza delle realtà sensibili la luce che ci permette di rendere intellegibili in atto le realtà
conoscibili è gia posta in noi e coincide con l’intelletto agente essa ci permette di raggiungere tutte le realtà
conoscibili naturalmente ma non a cio che eccede le nostre capacità umane come futuri contingenti o le stesse verità
di fede per conoscere ciò bisogna avere una luce aggiuntiva questa luce è appunto quella della fede.ma il problema è
capire se il nostro intelletto può arrivare a conoscere Dio, una cosa può essere conosciuta tramite la sua forma o
tramite una forma simile. La conoscenza tramite la forma può avvenire in modi diversi o tramite la forma stessa di chi
conosce come dio che conosce se stesso attraverso la propria essenza o per forme che si ricava per astrazione ma non
è possibile conoscere la forma divina per astrazione in quanto conosciamo per astrazione solo tramite i fantasmi che
vengono presentati dai sensi. Non ci rimane che conoscere Dio a partire da altre forme e cioè dalle forme degli effetti
che ci permettere di arrivare a riconoscere l’esistenza di Dio grazie ma non ci consente di conoscere la sua essenza la
lumen fedei o luce di fede ci permette di comprendere che dio per via negativa è al di là e al disopra di tutto ciò che
conosciamo naturalmente quindi secondo Tommaso la teologia procede sia per via affermativa per quel che riguarda
l’esistenza di dio e per via negativa per tutto ciò che riguarda l’essenza divina. La scienza speculativa ha per fine la
verità la pratica ha invece per fine l’azione. La divisione delle scienze nella filosofia speculativa si deve ricavare dagli
oggetti di cui le scienze medesime si occupano anche detti speculabili che possiedono due requisiti essenziali
l’immaterialità e la necessità o immobilità. Ora ci sono oggetti che dipendono dalla materia e dal movimento secondo
l’essere e secondo considerazione che faranno parte della filosofia naturale e della fisica poi vi sono degli oggetti che
dipendono dalla materia e dal movimento secondo l’essere ma non secondo la considerazione e sono quelli che
costituiscono l’ambito della matematica in fine alcuni oggetti che non dipendono dalla materia e dal movimento ne
secondo l’essere ne secondo la considerazione che costituiscono l’oggetto della scienza divina. Vi sono 2 tipi di
immaterialità alcuni enti si dicono immateriali perché sono tali da non poter mai essere nella materia e nel movimento
come dio e le sostanze separate e altri enti che si dicono immateriali perché sono tali da essere considerati senza
materia e senza il movimento come l’ente la sostanza l’atto e la potenza perciò la scienza divina si divide in teologia
dei filosofi o metafisica il cui soggetto è considerato immateriale nel secondo senso e in teologia delle sacre scritture
in cui il soggetto è considerato come ente immateriale del primo genere.

LA SOMMA CONTRO I GENTILI

Essa rappresenta la prima sintesi teologica originali di Tommaso. Quest’opera non diretta contro una religione in
particolare né contro i pagani né contro i mussulmani (per Tommaso quando ci si confronta con un interlocutore è
necessario attenersi alle autorità ammesse anche da quest’ultimo altrimenti il dibattito non potrebbe avere luogo).
L’obbiettivo primo e immediato non è quello di confutare gli errori ma di invertire la direzione della ricerca sulla verità
della religione cristiana che esclude di per sé gli errori lo scritto è una meditazione intorno alla verità e alla ricerca di
essa e cioè alla sapienza. Il nesso tra verità e sapienza è la prima cosa che Tommaso vuole mostrare: il sapiente è colui
che ordina le cose perché ne conoscono il fine e sapiente in senso assoluto è colui che rivolge la sua attenzione al fine
ultimo dell’universo e questo fine ultimo è la verità e la sapienza in sé ha come scopo proprio la verità. Il tema
fondamentale del testo è quello della comunicazione della sapienza e del ruolo del sapiente cristiano. In rapporto a
dio sono possibili due diversi tipi di verità, un tipo di verità conoscibile naturalmente e altre verità che eccedono la
ragione umana (la ragione di questa distinzione deriva dal fatto che la ragione umana tre la propria conoscenza dai
sensi) questa distinzione NON è quella tra verità di fede e verità di ragione perché entrambe le verità vengono
proposte agli uomini come materia di fede la distinzione riguarda solo la possibilità della ragione ovvero quelle che
risultano accessibili e quelle che rimangono precluse. Anche ciò che è raggiungibile con la sola ragione viene
presentato come oggetto di fede per tre motivi 1) solo pochi uomini potrebbero raggiungere la conoscenza di dio dato
che la maggior parte dell’umanità non avrebbe i mezzi per pervenirvi scientificamente 2) quei pochi che la potrebbero
raggiungere ci arriverebbero in molto tempo dato che richiede un lungo tirocinio filosofico 3) molte verità raggiunte
non sarebbero immuni l dubbio dato che la ragione si lascia condizionare dell’immaginazione e cadendo in errore. Il
fatto che la fede arrivi là dove potrebbe pervenire anche solo la ragione è un dono divino per scacciare ogni dubbio ed
errore. Quanto alle verità che trascendono la ragione i motivi per cui esse sono oggetto di fede sono ovvi in quanto
mostrano l’unica vera conoscenza possibile dell’essenza divina quella negativa. Tommaso esclude che ci possa essere
un reale conflitto tra verità di fede e verità di ragione in quanto derivino dallo stesso autore. I conflitti sono soltanto
apparenti nel senso che a contrastare una verità di fede non sarà una dimostrazione razionale ma una ragione solo
probabile. Come già affermato nel Commento al DE Trinitate di Boezio la filosofia può essere usata nella scienza divina
per tre differenti scopi 1) per illustrare tramite similitudini alcune verità altrimenti difficili da spiegare 2) per confutare
ciò che si oppone alla fede denunciandone la falsità 3) per dimostrare alcuno presupposto della fede come per
esempio l’esistenza di Dio. Ritroviamo qui le stesse tre idee di fondo

1)che ci siano verità di fede dimostrabili dalla ragione

2)che ci siano delle verità di fede indimostrabili ma che possono essere esposte tramite argomenti probabili

3) che si possano risolvere gli argomenti sollevati dagli avversari contro la fede cattolica

il compito del sapiente sarà quello di occuparsi di entrambe le verità e di confutare gli errori di coloro che si
oppongono ad esse comportandosi in modo diverso per ciascuna tipologia di verità dimostrando quelle del primo e
illustrando quelle del secondo e il suo compito è negativo dimostrare la non necessità degli argomenti degli avversari
per mostrare la possibilità di quelle idee di fede. Un argomento che permette di vedere l’interrelazione tra la filosofia
e la rivelazione è la dottrina della felicità ultima dell’uomo, l’assunto di fondo è che dio è il fine di tutte le cose e
reciprocamente tutte le cose tendono a lui e ad essere somiglianti a lui. Questo desiderio di conoscere Dio è un
desiderio filosofico quindi naturale. Il fine ultimo dell’uomo ciò che costituisce la sua felicità e beatitudine è conoscere
Dio. Il distacco con la tradizione domenicana e francescana sta nel riconoscere la felicità umana come un atto
dell’intelletto NON come un atto di volontà in quanto quest’ultima deriva dall’intelletto e che essa potrebbe portare
ad amare o desiderare dei falsi beni in quanto non sappia distinguere il vero dal falso. L’ultima felicità dell’uomo
consiste nella contemplazione che è specificatamente umane, essa è fine a se stessa è divina in quanto accosta l’uomo
alle sostanze separate e a dio la conclusione è che è impossibile che l’ultima felicità dell’uomo sia in questa vita in
quanto la conoscenza naturale di dio non porta alla felicità in quanto generica e confusa non può neanche essere la
conoscenza per dimostrazione in quanto limitata nei confronti delle realtà divine.

SOMMA DI TEOLOGIA

L’opera ha una struttura tripartita tipica della teologia tommasiana essa si occupa nell’ordine di:

1) Dio
2) Del movimento delle creature verso Dio (divisa per la sua estensione in due parti chiamate la prima della
seconda e la seconda della seconda)
3) Di Cristo che assumendo la natura umana costituisce la via che riconduce a Dio

Il punto di partenza di questo percorso è dato dalla questione se oltre le discipline filosofiche tradizionali fosse
necessaria per l’uomo un’altra scienza la teologia fondata sulla rivelazione. DIO Lo scopo principale della teologia è di
far conoscere dio è dunque naturale che il primo problema affrontato nel testo sia quello relativo all’esistenza di Dio.
Per Tommaso occorre distinguere due modi diversi per cui una cosa possa essere evidente di per sé

a) In sé ma non per noi


b) In se e anche per noi

La proposizione Dio esiste è del primo tipo poiché il predicato è incluso e coincide con il soggetto dato che Dio è il suo
stesso essere ma non lo è per noi in quanto non conosciamo l’essenza di dio la proposizione deve essere dimostrata
per mezzo di altre cose a noi più note occorre quindi distinguere due tipi di dimostrazione l’una procede dalla
conoscenza della causa l’altra invece dagli effetti è in questo contesto che Tommaso propone le cinque vie per la
dimostrazione dell’esistenza di Dio che partono in generale dagli effetti

Prima via desunta dal moto, i nostri sensi ci mostrano che in questo mondo alcune cose si muovono, tutto ciò che si
muove è mosso da altro è dunque necessario ammettere che esiste un primo motore che non è mosso da altro e che
tutti riconoscono essere Dio

Seconda via si fonda sulla nozione di causa efficiente nel mondo sensibile vi è un ordine tra le cause efficienti ed è
impossibile che una cosa sia causa efficiente di se medesima quindi deve necessariamente esistere una causa
efficiente prima causa di tutte le altre e che non sia causata da altro cioè Dio

Terza via si fonda sulle nozioni di possibile e necessario, osserviamo nella realtà che le cose possono essere o non
essere tutte le cose si generano e si corrompono poiché nessuna cosa come sappiamo si può portare dal nulla
all’essere da sé e tutto ciò che prima non esisteva può cominciare ad esistere solo in virtù di qualcosa che sia già
esistente occorre postulare un ente necessario che esistendo sempre garantisce la possibilità di venire all’esistenza
agli enti contingenti (enti che talvolta sono talvolta non sono) questo ente è Dio

Quarta via prende le mosse dai gradi che si riscontrano nelle cose è evidente che le cose ci appaiono più meno
perfette ma possiamo stabilire questa differenza di gradi in riferimento in riferimento ad un termine primo e assoluto
e che rappresenta la perfezione per noi dobbiamo dunque ammettere un termine primo che sia causa di bontà e
perfezione cioè Dio

Quinta via è desunta dalla finalità e dall’ordinamento stesso delle cose vediamo infatti in natura che anche le cose
prive di conoscenza sembrano agire in vista di un fine ovviamente essendo prive di intelligenza non per loro scelta ma
in quanto condotte dobbiamo dunque ammettere un essere intelligente dal quale tutte le realtà naturali sono
ordinate cioè dio
Queste vie non conducono a dio in se ma a una causa dagli effetti che noi percepiamo queste definizioni portano al
divino come esso è concepibile e dimostrabile dalla ragione e dalla filosofia. Il percorso della prima parte del testo
tratta anche la questione sull’essenza divina, della creazione, della distinzione delle creature, angeli e dell’uomo,
immagine di Dio. Tutta la conoscenza umana parte dai sensi il materiale fornito dagli organi di senso viene rielaborato
dai sensi interni fino ad ottenere un’immagine/fantasma priva di caratteristiche individuali o accidenti. Il passaggio da
conoscenza sensibile a concetto avviene grazie all’intelletto agente che astrae l’immagine privandola di tutte le
caratteristiche materiali facendo diventare l’immagine da intellegibile in potenza a intellegibile in atto. L’intelletto
agente è il lume che appartiene naturalmente all’anima umana donatoci a noi da dio. La specie intellegibile ottenuta si
imprime nell’altra facoltà intellettiva della nostra anima l’intelletto potenziale che è la vera facoltà con cui pensiamo.

MOVIMENTO DELLE CRATURE SECONDO DIO (seconda parte) La seconda parte del testo è dedicata all’analisi del fine
delle creature razionali cioè della beatitudine e dei mezzi necessari per pervenire a questo fine. Tommaso passa in
rassegna gli atti umani e i principi esterni che influiscono sull’agire umano: la grazia e la legge. Per quanto riguarda
l’agire morale Tommaso sottolinea il primato dell’intelletto sulla volontà gli atti dell’uomo hanno valore solo se non
volontari ma è l’intelletto a dirigere la volontà verso il bene. Per quanto riguarda la legge essa rappresenta un principio
esterno che guida o sostiene l’agire umano nel suo dirigersi verso il fine. Essa è definita come un ordinamento
razionale al bene comune promulgato da chi la cura della comunità stessa Tommaso distingue tre livelli di legge legge
eterna che coincide con l’ordinamento dell’universo così come è stabilito nella mente divina legge naturale che
coincide con la stessa legge eterna in quanto è partecipata dalle creature razionali legge umana essa ha lo scopo di
applicare ciò che promulga la legge naturale in generale e si rende necessaria per regolare la vita civile. Il criterio del
bene comune deve ispirare tutte le forme di governo ogni regime è positivo se antepone il bene comune ai propri
bisogni (monarchia preferita di Tommaso in quanto garantisce l’unità del corpo sociale).

L’UNICITA’ DELL’INTELLETTO E L’ETERNITA’ DEL MONDO: Tommaso come già accennato in precedenza prende le
distanze da alcune tesi sostenute dai maestri averroisti per esempio dalla dottrina dell’unicità dell’intelletto
potenziale. Secondo Averroe sia l’intelletto potenziale che agente doveva essere considerato unico e separato per
tutta l’umanità. Tommaso non vuole solo mostrare che questa tesi vado contro la fede cattolica ma che essa si oppone
tanto alla dottrina originaria di Aristotele quanto alla realtà dei fatti tutti noi percepiamo che siamo noi a pensare e
non qualcosa separato da noi che penserebbe attraverso noi, per garantire l’universalità della conoscenza Tommaso fa
appello ad Avicenna l’universalità della conoscenza è garantita dall’identità dei contenuti dall’identità dell’essenza
conosciuta e non richiede l’unicità del soggetto pensante poiché l’oggetto del nostro pensiero è l’essenza della cosa
materiale è quest’ultima che rimane identica a se a prescindere dai vari soggetti in cui può essere pensata. Per quanto
riguarda l’eternità del mondo Tommaso attenendosi alla rivelazione è del tutto impossibile dubitare che il mondo sia
stato creato nel tempo tuttavia è possibile chiedersi se sia razionalmente contraddittorio immaginare una creazione
eterna, Tommaso nega che questa possibilità sia contraddittoria in quanto dire che le cose sono state create dal nulla
non vuol dire che esse siano state create dopo il nulla potrebbe anche voler dire che sono tratte eternamente dal nulla
ex nihilo. Dio avrebbe potuto creare il mondo dall’eternità.