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LA VIA DI HEIO

LA STRATEGIA DI MIYAMOTO MUSASHI

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PREFIGGERSI OBIETTIVI
Nel Gorin no sho,Musashi considera importante sottolineare due elementi palesi
relativi agli obiettivi: innanzitutto è necessario scegliere un traguardo prima di
poterlo raggiungere, e in secondo luogo,più questo è difficile e pericoloso,
maggiore sarà lo sforzo necessario per realizzarlo. Qualsiasi
conseguimento,inizia con delle finalità e il grande samurai sottolineava
l’opportunità di essere ambiziosi nel determinarle. Traguardi elevati vi
aiuteranno a concentrare energie, capacità e azioni con il massimo dell’efficacia

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DISCIPLINA VITALE
Soltanto un’incredibile autodisciplina mentale, fisica, intellettuale e spirituale
può spiegare come Musashi sia riuscito a diventare il migliore samurai
giapponese quando era ancora adolescente. I conseguimenti di Musashi rendono
cristallino il fatto che il raggiungimento di risultati incredibili richiede
incredibile impegno rigoroso e tale consapevolezza è applicabile a qualsiasi
impresa si voglia intraprendere.

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PREPARARSI PER VINCERE
Le capacità di combattimento sviluppate da Musashi e dai samurai non si
ottenevano con facilità. Autodidatta, egli basava il proprio allenamento sui
modelli forniti dai più illustri istruttori dell’epoca. Tali programmi prevedevano
varie ore di addestramento al giorno in genere per sei giorni la settimana, e si
protraeva per vari anni. Una volta acquisita la perizia nell’uso delle diverse armi,
e in particolare della spada, l’addestramento si riduceva a qualche ora al giorno
varie volte la settimana, e continuava fino alla morte. Per gli shugyosha come
Musashi, l’intensa preparazione quotidiana continuava nel corso dell’intera
esistenza, perché la loro vita dipendeva dalle capacità che sapevano sviluppare.
Quindi per riuscire nel mondo, occorre mantenersi in forma e pronti a
combattere attraverso una preparazione costante e protratta; in quanto
samurai, l’addestramento prevede esercizi sia fisici sia psicologici per rimanere
fisicamente vigili e mentalmente svegli. Inoltre è necessario continuare ad
allenarsi con le nostre “armi”, ovvero le particolari capacità e tecniche richieste
dal campo in cui operiamo.
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TENERSI PRONTI
Musashi ripeteva all’infinito che conoscere se stessi, le proprie armi, l’ambiente
circostante e l’avversario sono tutti elementi importanti quanto l’abilità nel
combattere o nel negoziare. Egli eccelleva nella preparazione degli scontri,
perché il suo obiettivo era quello di non lasciare mai nulla al caso. L’illustre
maestro insegnava che il guerriero con la mente pronta è avvantaggiato,
indipendentemente da quale arma venga usata Musashi si preparava
meticolosamente non soltanto per situazioni scontate,ma anche in previsione
che gli eventi potessero prendere pieghe inattese, in modo che restassero
sorpresi soltanto i suoi avversari. Và da sé che dedicare del tempo a una
organizzazione meticolosa in vista di eventi importanti vi conferirà un vantaggio
impagabile contro avversari meno preparati, e più vi terrete pronti per un
evento inatteso, oltre che per ciò che è previsto, maggiore sarà il vostro
successo.

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L’ILLUSIONE DELLA FORMA
Nell’introduzione al suo sistema di combattimento, Musashi respinge la fedeltà
tradizionale alla forma e agli stili, dicendo che equivale a concentrarsi sui fiori
di un albero, ignorandone il frutto. Questo è il messaggio che egli trasmise
ripetutamente: per la sicura riuscita in combattimento e in qualsiasi altra
impresa è fondamentale non essere accecati dall’illusione, afferrando l’essenza
del proprio io, di quello di avversari,del compito a portata di mano, delle
caratteristiche dell’ambiente circostante. La visione dell’esistenza di Musashi
era zen puro, poiché tale disciplina insegna a riconoscere e ad affrontare la
realtà in modo distaccato e oggettivo, senza le emozioni che rendono la vitab
una prova così ardua per tante persone.

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INTEGRITA’ ASSOLUTA
Il principio fondamentale del Bushido è la giustizia e per un guerriero nulla è più
disgustoso di un comportamento subdolo e di una condotta riprovevole. IL
concetto di giustizia è il potere di decidere per una linea di condotta in
conformità con la ragione, senza tentennare: “ Colpire quando è giusto colpire e
morire quando è giusto morire”.
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PREPARARE LA MENTE
La forza principale di Musashi, non risiedeva in una superiore abilità nell’uso
delle armi, ma nell’utilizzo della mente per sconfiggere gli avversari; è evidente
che addestrò rigorosamente il cervello oltre che il fisico. A parte le funzioni
automatiche corpo, la mente è il “ software “ che dirige le azioni fisiche.
Qualche cosa fa si che il cervello “ prema un tasto “ e il corpo reagisca in un
determinato modo, ma questo software non è inserito nei livelli più elevati e
civilizzati del cervello e deve essere installato tramite l’addestramento mentale
e fisico. In altre parole, allenare il corpo può trasformare il software che
gestisce il cervello, modificando il modo in cui pensiamo ed agiamo. I samurai
erano programmati psicologicamente e filosoficamente per essere diligenti,
responsabili e impavidi, e per guardare alla morte come a nient’altro che una
transizione a un diverso livello di esistenza. Faceva parte dell’addestramento
anche il recarsi nei luoghi dove venivano effettuate le esecuzioni per
esercitarsi a mozzare la testa e le membra dei criminali giustiziati di recente.
Questo addestramento mentale conferiva ai samurai l’incisività e la certezza di
cui avevano bisogno per agire in modo efficace e decisivo in situazioni difficili;
si rivelava un aiuti impagabile non soltanto in combattimento, ma anche quando
svolgevano il proprio ruolo di leader e dominatori. Quindi non trascurate di
allenare la mente oltre che il corpo e ricordate che lo sviluppo della
concentrazione, dell’energia e dell’aggressività necessarie per arrivare al
successo richiede una rigorosa preparazione mentale.

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LIBERARE LA MENTE
Una caratteristica dell’addestramento psicologico dei samurai era lo sviluppo
della capacità zen di “ liberare la mente”, ovvero di eliminare la ridda di pensieri
e immagini che vorticano costantemente nel cervello e interferiscono con il
funzionamento coerente ed efficiente di questo e del corpo. Il sistema zen per
fare piazza pulita di ogni interferenza è lo Zazen. Esistono prove inconfutabili,
sia nelle applicazioni pratiche sia nella ricerca medica che lo Zazen migliori la
capacità di pensare con chiarezza e di operare con maggiore efficacia. Dal XIV°
secolo in poi, a tutti i samurai venne insegnato a meditare con regolarità, per
rafforzare il controllo della mente e intensificarne le percezioni sensoriali.
Musashi praticava la tecnica di meditazione zen e attribuiva a tale pratica gran
parte dei suoi successi in combattimento e nelle arti. In molte occasioni placare
la mente è la cosa migliore da fare: Se il corpo è stato addestrato a
sufficienza, è comunque in grado di fare quello che deve fare. In giapponese
tale stato è definito mushin o “ non mente”, nonché muga, che significa “ non io”.
Secondo lo Zen quando una persona si trova in una condizione di
mushin/muga,realizzare un determinato compito è facile come pensarlo.
Musashi cercava di svuotare totalmente il cervello da tutte le distrazioni,
perfino dalle varie forme e tecniche di combattimento in cui eccelleva! Voleva
essere assolutamente libero di usare qualsiasi approccio, tattica o tecnica gli
riuscisse naturale nella situazione immediata. Secondo la sua filosofia, ogni
movimento doveva risultare assolutamente naturale per la mente e per il corpo,
in modo da poter essere effettuato senza doverlo programmare o doverci
pensare. Naturalmente questo è il segno caratteristico che distingue un
maestro in qualsiasi disciplina.

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LA FORZA DEL VUOTO
L’addestramento mentale non si limitava a liberare il cervello da pensieri non
pertinenti e idee preconcette, Musashi teneva a sottolineare che una mente
completamente vuota mette un individuo nelle condizioni di reagire
spontaneamente alle circostanze immediate e gli conferisce un potere speciale
sugli avversari. In realtà il suo stile di combattimento si basava tanto su quella
che definiva “ la forza del vuoto”, quanto sulla sua abilità con le armi. Un
concetto che ribadì più volte riguarda l’importanza di impedire alla mente di
interferire con le proprie azioni, debolezza ben nota alla maggior parte di noi. Il
suo segreto era quello di svuotare completamente la mente da ogni
ripensamento, paura, o da qualsiasi altro elemento, lasciando fare al corpo ciò
per cui era stato addestrato. Musashi assegnava alla forza del vuoto un merito
maggiore rispetto alla sua abilità con la spada, facendo rilevare che qualunque
altro guerriero ben addestrato si sarebbe potuto dimostrare all’altezza di
quest’ultima. Gli premeva sottolineare che per avvicinarsi alla perfezione – in
combattimento, nella pittura o in qualsiasi altra arte – era necessario lasciare
che le proprie azioni fossero guidate da un corpo ben addestrato e dal
subconscio. Questo concetto dello zen costituiva il nocciolo della straordinaria
abilità di molti dei provetti artisti e artigiani giapponesi. Per quanto riguarda
tutte le altre attività, il punto è conoscere profondamente la propria disciplina,
esercitarsi nell’esecuzione finchè non risulta automatica e poi procedere senza
il minimo dubbio o la minima riserva mentale.
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IMPARARE DAGLI AVVERSARI
Musashi sviluppò un’ incredibile capacità di percepire realmente ciò che
guardava, non soltanto oggetti fisici, ma movimenti e forme, come quelli del
sole, di animali, uccelli, dell’acqua e delle persone. Li studiava finchè gli
diventava chiara la loro essenza e il modo in cui si manifestavano; allora
incorporava i dati rilevati, inserendoli nel suo approccio al combattimento.
Descrivendo i propri incontri, Musashi spiega con dovizia di particolari le
debolezze degli avversari e quello che imparava da loro. A quanto pare, fu
questa capacità di osservare, apprendere e adattarsi quasi istantaneamente, a
permettere a Musashi di diventare un samurai imbattibile pur senza l’aiuto di un
insegnante. La lezione evidente è questa: studiate con attenzione gli avversari,
apprendetene punti di forza e debolezze; imparate da loro, adattate il vostro
approccio per approfittare dei loro limiti e poi sconfiggeteli prima che si
rendano conto del fatto che avete modificato le vostre tattiche.

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PRESTARE ATTENZIONE AI PARTICOLARI
Tra le fondamentali regole d’addestramento dei samurai, troviamo l’importanza
di prestare particolare attenzione ai minimi particolari. Uno degli assiomi più
popolari dei samurai ricordava loro di trattare le cose grandi con disinvoltura e
le piccole con serietà, come se da tali dettagli dipendesse la loro vita, e sovente
era proprio così. Nel trattato sul suo sistema di combattimento, Musashi
sottolineava che l’attenzione alle minime sfumature costituisce uno degli aspetti
più rilevanti per vincere qualsiasi battaglia, o riuscire in qualunque progetto.
Musashi ribadiva che spesso alle persone capita di fallire in grandi imprese
perché tralasciano gli aspetti meno importanti o lasciano che se ne occupino
individui non affidabili. Egli sosteneva che nei combattimenti all’ultimo sangue
era improbabile che riuscissero a vivere a lungo i guerrieri che non curavano
personalmente le proprie armi, che non avevano studiato punti di forza e
debolezze personali e sviluppato piani d’azione, oppure che non accuratamente
in esame gli avversari. Nel corso dell’intera esistenza il maestro praticò la sua
filosofia attraverso uno studio e un addestramento costanti, senza mai dare per
scontato di aver imparato tutto ciò che gli serviva sapere, o ipotizzare che
minuzie apparentemente insignificanti andassero a posto da sé.
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LA FORZA DEL SILENZIO
Nella mentalità tradizionale giapponese, il silenzio ha sia forma sia essenza e
svolge un ruolo vitale per conseguire il controllo della mente. Una delle armi più
potenti di Musashi era appunto il silenzio e in questo il samurai era un maestro.
Non soltanto non si vantava dei propri successi,ma quando raccontava o scriveva
li minimizzava e ne parlava soltanto in termini di grande umiltà. Il silenzio ebbe
l’effetto di avvolgerlo in un aura di mistero che spesso risultava utile, faceva sì
che alcune persone fossero curiose di conoscerlo, oppure avessero paura di
sfidarlo, cosa che Musashi sfruttava sovente a proprio vantaggio. Nel corso di
alcuni incontri con uomini decisi ad ucciderlo, Musashi non parlava mai e spesso
si comportava come se non esistessero. Questa assenza della minima traccia di
emozione o d’interesse, innervosiva o sconcertava i suoi avversari, conferendogli
un vantaggio ancor prima che potessero accennare la mossa iniziale. Egli li
abbatteva senza che se ne rendessero conto, oppure li uccideva quando
dimenticavano ogni cautela e gli si precipitavano addosso per ucciderlo. La
lezione è chiara: è estremamente importante non rivelare troppo e divulgare
anzitempo risorse, progetti o intenzioni.

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CAMBIARE LE REGOLE DELLO SCONTRO
Osservare con precisione un protocollo estremamente rigido e formale
costituisce la base dell’etica giapponese. Una delle armi preferite da Musashi e
una delle più efficaci, era la forza della condotta inaspettata. Egli si accorse
ben presto di quanto un comportamento inatteso turbasse chiunque, ed adottò
tale consapevolezza introducendola nel suo arsenale di tattiche da
combattimento. Questo insegnamento vale per qualsiasi genere di competizione:
un comportamento inaspettato può gettare nello scompiglio i piani formulati con
cura dai vostri avversari e fornirvi l’opportunità di cui approfittare per andare
a segno.
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LA FORZA DELLA PAURA
Inutile dire che la paura può essere sconvolgente e debilitante che si può usare
per rendere più vulnerabili avversari potenti. Musashi era un maestro
nell’intimorire i propri avversari e di conseguenza indebolirli. Talvolta rimaneva
zitto e immobile, trasmettendo ai rivali un senso di ansia nei confronti della sua
persona e del suo stile di combattimento, poi li annientava con tale rapidità e
violenza da sembrare posseduto da un demone. In altre occasioni si scagliava
improvvisamente contro un antagonista lanciando un urlo terrificante, per
abbatterlo prima che avesse il tempo di reagire. L’utilizzo della paura come
tattica non è certamente un invenzione di Musashi, ma pochi l’hanno usata con
maggiore abilità e successo, specialmente in singoli incontri all’ultimo sangue. In
conclusione, un certo livello di intimidazione può essere impagabile in caso di
trattative e di competizioni e in questo caso, il consiglio è di approfittare di
qualsiasi ragionevole autorità si possa esercitare in una qualsiasi contesa. Come
ben si sa, qualunque cosa si riesca a fare per disorientare l’avversario,
conferisce un vantaggio.

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CONFONDERE L’AVVERSARIO
Con efficienza micidiale Musashi utilizzò la forza della confusione in molti dei
suoi duelli all’ultimo sangue e con le centinaia di uomini contro cui combattè in
seguito, senza l’intenzione di ucciderli. E’ evidente che individui
improvvisamente confusi o colti alla sprovvista non sono nel pieno possesso delle
proprie facoltà e possono incorrere in errori in cui non incorrerebbero
normalmente. Musashi non doveva fare altro che provocare un paio di secondi di
esitazione nell’avversario: era tutto il tempo di cui aveva bisogno per infliggere
un colpo fatale. Musashi descriveva una delle sue tattiche di combattimento
come “il ritmo di colpire un avversario in un attimo” e questo consisteva
nell’assumere con la spada una posizione tale darlo credere vulnerabile
all’attacco, spingendo così il contendente a concentrarsi su quell’ opportunità. A
quel punto Musashi abbatteva il rivale con un movimento rapido, prima che
avesse il tempo di ritirare la spada. In altre occasioni abbassava la lama come
se avesse dimenticato dove si trovava; anche in questo caso l’avversario restava
sorpreso e scorgendo quella che riteneva un’apertura balzava
sconsideratamente in avanti, con l’unico risultato di essere accolto da una mossa
rapidissima che non era in grado né di schivare, né di bloccare. Il concetto è
chiaro: meno tempo si lascia a disposizione del nemico per prepararsi, maggiori
saranno le probabilità di riuscita. Specialmente nei conflitti militari, l’utilizzo di
false partenze, di un apparente stato di inerzia o di istruzioni fuorvianti per
capovolgere il vantaggio a proprio favore prima che inizi lo scontro può fare la
differenza tra vittoria e sconfitta.
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LA MENTE COME ARMA
Musashi affermò ripetutamente che era molto meglio sconfiggere l’avversario
con la mente piuttosto che con un’arma, intendendo dire che era preferibile
”colpire” prima con l’intelletto per indebolire o disarmare virtualmente un rivale
e poi, se necessario, usare la spada per terminare l’opera. Nei suoi scontri
utilizzava una varietà di espedienti che gli conferivano un notevole vantaggio
psicologico; questi includevano arrivare in ritardo o in anticipo a un duello, non
utilizzare la, spada prevista, rimanere assolutamente in silenzio o dire qualche
cosa che avrebbe innervosito gli avversari, distraendoli dall’incontro imminente.
In un famoso duello, Musashi si avvicinò a un abile samurai presentandosi
armato soltanto di un bastone e lo uccise con un unico colpo alla testa. Ci risulta
difficile capire l’esatto motivo per cui il grande samurai è stato in grado di
eliminare il guerriero in una frazione di secondo e con u pezzo di legno. Può
essere stato perché era talmente rapido e micidiale da non lasciare
all’avversario il tempo di difendersi; oppure il rivale sia rimasto talmente
disorientato alla vista di quell’arma non convenzionale, da non riuscire più a
reagire opportunamente. E’ palese che Musashi capì in giovanissima età che
spezzare la concentrazione mentale del nemico era uno dei modi migliori per
indebolirlo. Anche in questo caso, comportarsi in modo tale che gli avversari non
potessero prevedere le sue mosse era una delle sue tattiche migliori.

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VEDERE CIO’ CHE NON SI PUO’ SCORGERE
E’ risaputo che molti monaci zen e guerrieri samurai, affinavano i propri sensi al
punto da poter in realtà vedere e udire cose che risultavano invisibili e
impercettibili agli altri. Si dice che Bodhidharma, fosse arrivato al punto di
poter udire conversazioni tra formiche! Si dice inoltre che alcuni guerrieri
riuscissero a percepire la differenza tra il fruscio di indumenti di seta in un
lontano corridoio e uno stormire di foglie fuori da una abitazione. Musashi
praticava la meditazione e nei suoi insegnamenti dava molta importanza alla
capacità “ di vedere ciò che non si può scorgere “, perciò possiamo ipotizzare
che lui stesso avesse sviluppato a un elevato livello la propria “ percezione
extrasensoriale “. Nel suo trattato egli utilizzava un termine del buddismo zen
che significava “ guardare attraverso “, ma anche capire l’essenza di ciò che
viene osservato. Con tale comprensione, si può reagire correttamente a oggetti
o eventi sia vicini che lontani. Qui no si tratta di trascorrere anni e anni e
meditare per avere occhi e orecchie sovrumani, ma di arrivare ad un punto tale
che permetta di essere sempre calmi, padroni di sé e sensibili agli sviluppi
circostanti. Quando avrete raggiunto questo grado di tranquillità e di
sensibilità, potrà sembrarvi di “ vedere ciò che non si può scorgere “, e avrete
un netto vantaggio su avversari che non hanno sviluppato i propri sensi a un
livello altrettanto elevato.
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NON FISSARSI SU UN UNICO STILE
Uno degli obiettivi primari di Musashi era quello di osservare ed imparare i
diversi stili di combattimento degli avversari. Più familiarità acquisiva con la
varietà di tecniche usate da altri, minori erano le probabilità di imbattersi in
uno stile che non avesse incontrato i precedenza o che non sapesse sconfiggere.
Negli anni di osservazione del comportamento di diversi samurai in
addestramento o nei suoi scontri con decine di essi, il grande guerriero scoprì
che praticamente tutti seguivano una forma precisa nella loro tecnica di
combattimento, e questo risultava evidente dal modo in cui si posizionavano e
spostavano i piedi, a quello in cui brandivano e usavano le spade. Questi
guerrieri erano palesemente condizionati a livello mentale e fisico a seguire con
precisione gli stili che avevano appreso. Il maestro capì che questa era una
debolezza notevole, perché lasciava i guerrieri vulnerabili di fronte ad avversari
che ne capivano lo stile di combattimento e potevano reagire con tattiche in
grado di neutralizzarli. Musashi non abbracciò mai uno stile particolare, neppure
uno di quelli in cui eccelleva.; in suo approccio consisteva nel passare da uno stile
all’altro, purché gli conferisse un vantaggio sull’avversario. In tutti i campi, le
persone tendono a ripetere quello che è andato bene per loro in passato, anche
se magari non funziona nel presente. La morale è di non fissarsi su un sistema
particolare: avrete più probabilità di riuscire mutando le vostre tattiche nel
momento in cui è evidente che i vecchi sistemi non funzionano. IL messaggio di
Musashi è semplice: una volta acquisita la padronanza di armi e tecniche,
dimenticate la forma e fate quello che vi viene naturale in base alle circostanze
immediate.

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L’IMPORTANZA DELLA FLESSIBILITA’
L’acqua era uno dei “cinque anelli” che costituivano la base della strategia di
combattimento e delle tattiche di Musashi, che la scelse perché è uno degli
elementi naturali più flessibili, in quanto si adatta all’istante e senza fatica a
qualunque forma incontri. Inoltre l’acqua si muove nella direzione di minor
resistenza senza il minimo sforzo, e prima o poi supera anche la barriera più
potente. Il grande samurai riteneva anche particolarmente importante
osservare che quando i nostri sforzi risultano vani ed è impossibile progredire
contro un’ avversario, dovremmo imitare l’acqua che,dopo essere stata
contenuta da una diga che crolla all’improvviso, si precipita in avanti con
incredibile rapidità e potenza. Musashi insegnava che la mente del samurai
dovrebbe essere “come l’acqua”,l’epitome della flessibilità, in grado di mutare
all’istante per adattarsi a qualsiasi circostanze e approfittarne. In realtà
l’adattabilità era praticamente al centro di ogni insegnamento del maestro. Egli
andava anche oltre, non limitandosi a consigliare ai suoi discepoli di “essere”
elastici nel combattimento; diceva che avrebbero dovuto “assorbire” la
flessibilità nella propria mente oltre che nel corpo, in modo che venisse loro
naturale, senza che dovessero pensarci. “ Soltanto in questa maniera, “
continuava Musashi “ una persona può evitare di essere sorpresa o colta alla
sprovvista da chiunque o da qualsiasi circostanza “. Egli aggiungeva che
l’atteggiamento mentale di una persona che ha padroneggiato la flessibilità, è la
serenità o la tranquillità e che una delle doti dell’eccelso maestro di spada è una
mente imperturbabile.

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CONSIDERARE L’IMMAGINE GLOBALE
Musashi si rese conto che in natura tutto è in costante mutamento, comprese le
questioni umane, e che nulla rimane identico da un istante al successivo. Talvolta
paragonava la mente umana all’acqua di un ruscello, che sembra sempre la stessa
ma è in perpetuo movimento. Secondo la filosofia di Musashi, si doveva
mantenere la “mente aperta”. Questo era inteso non soltanto nel senso generale
di disponibilità mentale verso nuovi punti di vista, ma in quello specifico e
immediato di non lasciare che il cervello si concentri su idee, oggetti e
situazioni particolari, al punto da distrarsi dall’evento immediato che si sta
affrontando. Una delle tattiche più efficaci di Musashi era quella di evitare di
concentrarsi unicamente sul volto di un avversario, sul suo corpo o sull’arma che
brandiva, perché questo gli avrebbe impedito di vedere la scena nella sua
interezza. Il suo fine consisteva nell’usare gli occhi come l’obiettivo
grandangolare di una macchina fotografica, poiché in tal modo avrebbe potuto
percepire tutto ciò che si trovava nelle immediate vicinanze. Egli era in grado di
“vedere” sé stesso, il proprio avversario e l’ambiente circostante come se li
stesse osservando dal di fuori del proprio corpo, da un angolazione che gli
consentiva di vedere la scena nella sua interezza. Musashi diventava perciò al
contempo spettatore e protagonista dei propri scontri. E’ risaputo che chi
osserva dall’esterno riesce a vedere debolezze e errori commessi da
combattenti e identificare le opportunità con chiarezza di gran lunga maggiori
degli stessi contendenti. Un’altra delle tattiche del maestro era quella di non
“fermare mai la mente”, ovvero di non focalizzarsi mai su una cosa abbastanza a
lungo da non riuscire a vedere qualsiasi atro evento avesse luogo nello stesso
momento. Egli affermava che concentrare la mente (sue testuali
parole”mettere la mente in un luogo”) aumentava il rischio di cadere
nell’unilateralità. Musashi sosteneva che la mente e la vista dovrebbero essere
perfettamente libere di fluire come fa l’acqua espandendosi ed assottigliandosi
per adeguarsi alle circostanze del momento. Il suggerimento di Musashi era
quello di non trascurare eventi o situazioni apparentemente marginali o
periferiche, se vogliamo capire in modo totale ciò che sta accadendo intorno a
noi. Senza tale attenzione ai “contorni” delle situazioni, corriamo il rischio di
essere colti di sorpresa e sopraffatti da minacce o eventi che non vediamo
arrivare.
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USARE IL TEMPO COME UN’ ARMA
Gli occidentali abituati al pensiero lineare, guardano al tempo come a qualcosa
che si estende davanti a loro più o meno in linea retta, un’entità che può essere
misurata in secondi, minuti, ore e giorni e che quando non viene usata, và
sprecata I giapponesi tradizionalisti, al contrario vedono il tempo come un
elemento circolare, Ogni cosa và e viene e non è misurata da un orologio che
indica lo scorrere dei secondi, dei minuti, delle ore, ma dalle stagioni e da altri
cicli naturali. Invece di cercare di portare a termine un maggior numero di cose
più in fretta, questo popolo è incline a rallentare i ritmi e a fare tutto meglio. Di
conseguenza i nipponici creano “spazio” o “intervalli temporali” nell’ambito di
qualsiasi progetto seguano, specialmente nelle trattative commerciali e nei
negoziati politici. Questo lascia alle due parti tempo per riposare, chiarire,
rafforzare o ribadire le loro posizioni. Generalmente tali interruzioni non sono
programmate e neppure specificate, vengono date per scontate perchè
risultano incorporate all’interno della cultura. Musashi usava a sua volta il tempo
come un’arma, ma il suo approccio era esattamente l’opposto del tradizionale
sistema giapponese. Invece di rallentare le cose, come gli altri si aspettavano
che facesse, le accelerava. Egli agiva con rapidità tale da divenire quasi
invisibile ai propri avversari, acquisendo un vantaggio impareggiabile. L’illustre
samurai riusciva ad approfittare delle idee preconcette o delle aspettative sul
tempo dei suoi avversari per prenderli in contropiede. Una conoscenza completa
del background culturale del vostro avversario e delle sue aspettative può
essere impagabile, soprattutto in guerra.

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NON SMETTERE MAI D’IMPARARE
L’idea che non si debba mai smettere d’imparare giunse in Giappone tra il 400 e
il 700 d.C. L’esercizio in tutte le discipline era manuale, intellettuale, filosofico
e spirituale, e durava addirittura per trent’ anni e anche di più. Per i giapponesi
la pratica dell’insegnamento lungamente protratto in tutte le discipline diventò
parte integrante dello stile di vita e una misura delle aspettative culturali di
questo popolo. L’avvento del periodo dei samurai conferì un nuovo impulso al
concetto dell’apprendimento protratto. I guerrieri dovevano continuare ad
affinare le proprie capacità di combattimento sia fisiche sia mentali nel corso
di tutti gli anni di attività, perché da questo dipendeva la loro sopravvivenza. Il
codice del samurai esigeva che essi sviluppassero anche una perizia letteraria,
in particolar modo nella poesia e nelle belle arti. Questo fece si che diventasse
per loro indispensabile dedicare anni di studio a questeb discipline, oltre a
tenere il passo con le arti marziali che costituivano il nucleo della professione e
della classe a cui appartenevano. A ventinove anni, quando ormai era imbattibile,
Musashi iniziò ad unire all’addestramento quotidiano nelle arti marziali
l’istruzione nelle belle arti. Era ancora “impegnato nella preparazione” negli
ultimi mesi dell’esistenza, quando la malattia lo privò della forza e dell’uso delle
armi. Egli affrontò tutti gli avversari e tutte le sfide, per realizzare gli
obiettivi di un ‘intera esistenza, ma in conformità con i principi etici del suo
tempo, non si limitò a diventare il più grande maestro di spada della storia del
paese. Prima di morire questo illustre personaggio divenne anche un celebre
calligrafo, un artista dotato e un famoso scrittore, conosciuto tanto per le doti
artistiche, quanto per l ‘abilità con la lama. Vivere porta con sé la necessità di
essere adattabili e abili quanto lui nel preservare e incrementare le proprie
capacità e il proprio successo nel corso dell’intera esistenza.

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COLPIRE PER PRIMI, COLPIRE DURO!
Musashi aveva una regola infallibile nei suoi incontri con gli avversari: colpire
per primi e colpire duro. IL maestro applicò questo sistema in tutti i suoi
vittoriosi duelli. Il grande samurai predicò tale principio ai suoi discepoli e
questo fu uno degli elementi basilari del suo sistema. Ecco cosa insegnava ai
propri allievi:

* Colpite prima che il vostro avversario sia pronto, mentre è ancora intento a
posizionarsi.
* Coglietelo di sorpresa, poi attaccatelo con forza tale da lasciarlo sconvolto.
* Colpite per uccidere, o per annientare completamente il contendente

In questo ambito la lezione è chiara: se vi trovate a combattere o a gareggiare,


non date agli avversari l’opportunità di arroccarsi su una posizione vantaggiosa;
colpite in fretta e colpite duro, prima che abbiano l’opportunità di prendere il
sopravvento.

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USARE TUTTE LE ARMI A DISPOSIZIONE
Il motto di Musashi era: ”Ringraziate gli dei, ma non contate su di loro”.
Naturalmente, per riuscire in combattimento faceva assegnamento
sull’intelligenza e l’abilità di cui era dotato, e sulle proprie azioni, piuttosto che
su un qualunque aiuto divino. Nella nostra società il conflitto o la competizione
senza limiti né freni, di qualsiasi tipo, sono rari. Gli studi, lo sport, gli affari e
perfino i conflitti vengono condotti secondo regole di “comportamento
corretto”, in origine determinato da un reciproco accordo. All’epoca di Musashi
i maestri sapevano che il fatto di riuscire o meno in un duello o addirittura di
sopravvivere, dipendeva dall’ utilizzo di ogni trucco, strumento e tecnica a loro
disposizione. Come abbiamo visto, il grande samurai attaccava spesso gli
avversari prima che fossero pronti; approfittava della loro vulnerabilità nel
momento dell’attacco e immediatamente dopo, perciò li spingeva con l’astuzia ad
aggredirlo, per poi abbatterli rima che potessero sferrare un colpo. Questo
espediente fornisce un’ insegnamento palese: nei conflitti all’ultimo sangue
usate qualunque tattica o tecnica possa servirvi i vostri obiettivi.

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IL SAMURAI E IL CARPENTIERE
Nelle lezioni ai discepoli Musashi usava l’analogia del carpentiere. Il maestro
diceva che il samurai dovrebbe pensare come uno di questi artigiani, nel senso
degli strumenti che utilizza, nel modo in cui li tiene e prepara, di come pianifica
ogni progetto, tenendo conto della posizione, dell’ambiente circostante e di
tutti gli altri fattori che possono influenzare il prodotto finito. Egli faceva
rilevare che un mastro carpentiere deve conoscere fino in fondo la natura degli
strumenti che adopera, i materiali più adatti allo scopo, le dimensioni e la forma
degli oggetti che realizza, il loro utilizzo e così via. Con questo Musashi voleva
sottolineare che imparare a combattere e a vincere non era un compito
semplice, costituito da pochi elementi appena,ma che comprendeva un intero
mondo di fattori e di possibilità, per controllare i quali ci volevano anni. Un
samurai finchè non è stato perfettamente formato e rifinito come un mobile
perfetto, la sua preparazione sarà incompleta e quindi il guerriero risulterà
vulnerabile. Musashi teneva soprattutto a sottolineare che una delle doti più
importanti per un guerriero era la capacità di scrutare a fondo nella natura
degli esseri umani individuandone punti di forza, debolezze, spirito e tutti i
diversi atteggiamenti e comportamenti comunemente riscontrati nel carattere
delle persone. Con questo Musashi voleva far capire che gli individui dovrebbero
impegnarsi8 continuamente per accrescere il proprio sapere, e migliorarsi in
modo radicale. Egli sottolineava che il successo in un determinato campo
contribuisce alla riuscita in altri settori.

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PRENDERE L’INIZIATIVA
Un altro principio-chiave delle tattiche di Musashi è quella di prendere sempre
l’iniziativa in ogni incontro, senza lasciare mai che sia l’avversario a decidere
l’inizio o lo sviluppo di un combattimento. Il significato palese di tale regola è
che attaccando per primi, impadronendosi del vantaggio e conservandolo, si può
costringere l’antagonista a reagire alle proprie mosse, invece di doversi
adattare alle sue. Musashi osserva che è possibile mantenere l’iniziativa anche
quando il contendente effettua la prima mossa, superando in rapidità la sua
azione e approfittando della sua vulnerabilità durante l’attacco. Il maestro
esortava ad agire in modo tale da contrastare qualsiasi azione dell’avversario, si
trattasse di alzargli la spada, abbassargliela, spostargli i piedi, fare in modo che
attaccasse o quant’altro. Questa tuttavia è una misura secondaria, dato che una
delle regole primarie di Musashi è proprio quella di effettuare la prima mossa,
anticipando l’oppositore senza dargli il tempo di preparasi. Finchè siete ben
addestrati e vi trovate nella corretta disposizione mentale, i vantaggi di essere
il primo ad agire, o a rispondere con un attacco più veloce rispetto a quello del
vostro avversario, sono palesi in qualsiasi attività o altra situazione competitiva.

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CONOSCERE L’AMBIENTE CIRCOSTANTE
Musashi sottolineava l’importanza di osservare attentamente l’ambiente
circostante, alla ricerca di possibili elementi di cui approfittare durante il
combattimento: l’ora del giorno, il fatto che ci fosse il sole o che il cielo
risultasse nuvoloso; le condizioni del terreno, che poteva essere asciutto,
bagnato, sconnesso, roccioso o cedevole; la presenza di fiumi, laghi, alberi e così
via. Questo vale anche per altri campi: qualsiasi dirigente esperto vi dirà che
rivolgere particolare attenzione alla forma della stanza, alla disposizione dei
posti a sedere, all’ordine in cui si prende la parola, alle persone presenti e così
via, in altri termini alla geografia dell’incontro, è d’importanza fondamentale per
la riuscita dell’ incontro.

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ALL’ERTA IN ATTESA DEL “CROLLO”
Musashi era acutamente consapevole del fatto che con il tempo tutto viene
meno, alcune cose nel corso di lunghissime ere geologiche, altre in una frazione
di secondo. Gli utilizzava il termine”crollo” con riferimento al comando di un
esercito in combattimento, così come alla condizione di un singolo avversario. Il
maestro intendeva dire che i soldati o i singoli combattenti, perdevano la
propria concentrazione e il ritmo, rendendosi vulnerabili a un rapido attacco
coordinato. Musashi esortava i discepoli a stare all’erta, spingendoli ad allenarsi
al punto di riuscire a individuare immediatamente quando un avversario perdeva
il ritmo, per balzare subito all’attacco prima che questi potesse riprendersi. Per
dirla con le sue parole: “ Il vostro assalto impetuoso deve essere istantaneo e
intenso, dovete stroncare l’antagonista con vigore tale da impedirgli di
riprendersi”.

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IMMEDESIMARSI NELL’AVVERSARIO
L’antico saggio militare Sun Tzu insegnava che uno dei principi primari per il
conseguimento della vittoria in guerra era conoscere il proprio nemico. Musashi
diceva” Diventate il vostro avversario”. Naturalmente questo era inteso nel
senso figurato di “ entrare” nella testa del nemico, al punto di poter pensare
come lui e anticipare perciò qualsiasi sua possibile mossa, colpendo per primo. Il
maestro sosteneva che se si fosse riuscito a dimostrare all’antagonista di
essere in grado di “ leggergli il pensiero” quest’ultimo ne sarebbe rimasto
intimidito a tal punto da impaurirsi, commettere errori e darvi l’opportunità di
sconfiggerlo. Musashi aggiungeva inoltre: se non riuscite a “vedere dentro la
testa del nemico” dovete fingere di riuscirvi ed effettuare una mossa che
indichi l’imminenza di un vostro attacco. Questo spingerà l’antagonista a
scoprire il proprio gioco, consentendovi di mutare immediatamente la natura
dell’assalto, cogliendolo impreparato. Egli fa riferimento a tale tattica
definendola “ muovere l’ombra”.

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ADESCARE L’AVVERSARIO
Una delle tattiche più comuni utilizzate da Musashi per acquisire un vantaggio
sui propri avversari consisteva nel comportarsi in modo disinvolto e apatico, con
il risultato di far abbassare al contendente il grado di vigilanza, spingendolo ad
essere più avventato. Il maestro definiva questa mossa “ adescare il proprio
avversario”. Con un osservazione piuttosto divertente, il maestro paragonava
questa strategia al fare ubriacare l’avversario. Egli associava inoltre a tale
tattica un comportamento talmente poco minaccioso da muovere a noia il
nemico, spingendolo ad abbassare la guardia diventando suscettibile di
annientamento con un colpo fulmineo.

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NON USARE MAI DUE VOLTE LA STESSA TATTICA
Un’ altra delle regole di combattimento di Musashi era quella di non usare mai
più di due volte la stessa tattica e se possibile,mai in più di un occasione. Il suo
intento palese era evitare che uno qualunque dei suoi avversari acquisisse
sufficiente familiarità con il suo stile da potersi preparare a contrastarlo.
Musashi, evidenzia il pericolo di un comportamento costante e prevedibile, in un
duello all’ultimo sangue, come in altre competizioni. Dovete imparare ad
adattarvi e a cambiare se volete sopravvivere. Per essere vincenti come
Musashi, dovete sviluppare costantemente nuovi sistemi per competere, nuove
tecniche per superare le sfide da affrontare.

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SPINGERE L’AVVERSARIO A CAMBIARE LO STILE DI COMBATTIMENTO
Un altro segreto dell’incredibile successo di Musashi nel combattimento armato
era la sua capacità di costringere gli avversari a cambiare il proprio stile. Il
maestro riusciva a interpretare il minimo movimento della spada, dei piedi, degli
occhi o delle mani di un antagonista e di conseguenza ad adattare la propria
tecnica. La sua vasta conoscenza delle arti marziali e la sua capacità di passare
a piacimento a una tecnica più efficace, gli conferiva un vantaggio insuperabile.
Se i suoi avversari non riuscivano a reagire e ad adattare il proprio approccio al
combattimento, soprattutto se conoscevano soltanto uno stile, lui sferrava un
attacco contro cui essi non avevano possibilità di difesa. Nella maggior parte
dei casi, i suoi incontri terminavano nel giro di pochi secondi. Se invece un
avversario era sufficientemente esperto da passare a un’altra tecnica, Musashi
manteneva il vantaggio costringendolo a cambiare ripetutamente, finchè non
tentava una mossa che non padroneggiava completamente. A quel punto lo
sbaragliava in un lampo. L’esperienza, la capacità di adattamento e la fama di
Musashi, gli conferivano un importante vantaggio psicologico sugli avversari.
Loro sapevano che se anche fossero riusciti a escogitare una difesa efficace
per uno dei suoi stili di combattimento, lui sarebbe semplicemente passato ad
un’ altro. Ancora una volta si tratta di una prova dei valori tattici
dell’imprevedibilità, dell’importanza di una vasta conoscenza delle tecniche di
combattimento, della volontà di prendere l’iniziativa nella competizione e
dell’intelligenza di stare un passo avanti agli avversari. In termini di
competizione contemporanea, questo testimonia la necessità di una grande
flessibilità tattica e la determinazione a cambiare i termini della competizione.

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COMPORTARSI COME SE SI FOSSE GIA’ MORTI
Il principio basilare del Bushido è l’onore. Per un guerriero, la paura di essere
disonorato era più grande dell’amore per la vita. Uno dei principi basilari
dell’educazione dei samurai consisteva nel raggiungere uno stato d’animo nel
quale si consideravano già morti. Una tale disposizione mentale li lasciava privi
di timori per la propria vita, quindi si ritrovavano nella condizione di non
giudicare le proprie capacità col senno di poi e senza alcun motivo di evitare
situazioni potenzialmente mortali. A quanto pare Musashi aveva già fatto
propria tale lezione all’età di tredici anni quando sfidò e uccise un veterano
nell’arte della spada. In un momento successivo della sua esistenza il maestro
trasmise ai suoi discepoli tale principio, perciò si può certamente ipotizzare
che questo stato mentale svolgesse un ruolo di vitale importanza anche per la
sua sopravvivenza e per il suo successo. L’insegnamento di cui fare tesoro è che
si deve essere disposti ad andare fino in fondo per raggiungere grandi obiettivi
e che si devono affrontare rischi elevati per conseguire quelli che ci siamo
prefissi.

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EVITARE LE SITUAZIONI DI STALLO
Musashi sottolineava l’importanza di evitare ad ogni costo un’impasse,che
considerava un fallimento. Egli osservava che i momenti di stallo si verificano
più spesso quando si corrono rischi sconsiderati che si sarebbero dovuti evitare
fin dall’inizio. L’approccio di Musashi al combattimento – mutare costantemente
il proprio stile o costringere gli avversari a cambiare il loro, confondere e
spiazzare il nemico, e così via – era anche volto a evitare i momenti di stallo e
vincere. Da questo si può trarre un insegnamento palese: è sempre opportuno
preparare piani alternativi a cui poter ricorrere con rapidità qualora si arrivi a
un punto morto. In realtà sarebbe necessario avere a disposizione un certo
numero di progetti d’appoggio, in modo da poter uscire da qualsiasi genere di
difficoltà insuperabile.

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NON DARE MAI UNA SECONDA POSSIBILITà ALL’AVVERSARIO
Un’altra delle regole di Musashi era quella di accertarsi che gli avversari non
disponessero di una seconda possibilità di sfidarlo. Egli non credeva
nell’opportunità di sconfiggere o di ridurre all’impotenza i propri nemici per poi
ritirarsi dal combattimento: la sua politica era quella di ucciderli. L’illustre
samurai credeva che si dovesse sempre prendere l’iniziativa, in ogni momento,
senza mai permettere al contendente di riposare o di tornare ad organizzarsi;
letteralmente, senza mai lasciargli il tempo di pensare.. Il maestro era inoltre
inflessibile quando si trattava di approfittare di un nemico al primo segno di
quello che definiva il “ crollo “, ovvero qualunque accenno a un comportamento
scoordinato. Il nobile guerriero sosteneva che questo fornisse l’opportunità di
precipitarsi con grande forza ad annientare l’avversario; può sembrare un
atteggiamento selvaggio, ma a quei tempi si trattava della realtà. In questo
troviamo, inoltre, un insegnamento valido per il combattimento e le competizioni
dei giorni nostri: non fermarsi bruscamente quando è il momento di
neutralizzare la capacità di ritorsione dell’avversario. La maggior parte delle
persone evita il conflitto, sul lavoro, nella competizione o a casa. Esiste una
naturale tendenza a ritirarsi, a scendere a compromessi o ad ammorbidirsi. La
lezione che possiamo apprendere da Musashi è che quando la posta è alta non ci
si può permettere di dare al proprio avversario l’opportunità di riprendersi e
magari di trasformare la sconfitta in vittoria o semplicemente di prolungare il
combattimento e rendere incerto l’esito. Il suo messaggio era questo: non
mollare finchè la vittoria non è completa, totale e definitiva.

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BUCARE IL FONDO
Musashi definiva una delle sue lezioni determinanti “ bucare il fondo “, un modo
eufemistico di riferirsi alo spirito degli avversari nonché un elemento che lui
sottolineò in maniera diversa praticamente in tutti i suoi insegnamenti. Dal
punto di vista dell’illustre samurai, la vittoria presentava due aspetti. Per prima
cosa, l’avversario andava eliminato il più rapidamente possibile, e in secondo
luogo, se alcuni antagonisti venivano lasciati in vita, il loro spirito andava
completamente spezzato, in modo che non potessero rappresentare più una
minaccia. Musashi definiva la distruzione dell’animo di un nemico “ bucare il
fondo “,nel senso che la mente del nemico viene “ trafitta “ come da una lancia e
perciò è “ morta “. Egli metteva ripetutamente in guardia sull’ importanza di non
arrestare il proprio assalto soltanto perché il nemico rallenta o si ritira. Perché
questo non significa che il suo “ fondo sia stato bucato “, che non alberghi più
ostilità nel cuore. Il maestro insegnava ai suoi discepoli a raddoppiare i propri
sforzi quando un rivale sembrava sul punto di perdere, “ assestando “ la propria
mente per continuare l’attacco finchè non erano assolutamente certi che lo
spirito del nemico fosse stato schiacciato. La forza di questo consiglio è
innegabile.

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L’IMPORTANZA DELL’ARTE NELLA VITA
Musashi aveva meno di trent’anni quando si rese conto che essere il più grande
samurai del Giappone non gli bastava più; capì che per sentirsi realizzato come
essere umano era essenziale che acquisisse capacità anche in altri campi.
Intraprese allora lo studio di varie arti e mestieri dell’epoca, avvicinandosi a
ciascuno con la stessa concentrazione e dedizione che l’avevano fatto eccellere
nell’arte della spada. Nel giro di qualche anno fu apprezzato per la poesia, i
disegni, le sculture e le ceramiche e da quel momento trasse maggiori
soddisfazioni da tali doti che dall’abilità nelle arti marziali. Un altro
insegnamento che si può trarre dall’esperienza di Musashi è che la preparazione
e la pratica di alcune arti dovrebbe continuare nel corso dell’intera esistenza di
una persona. Uno dei consigli che il maestro ribadiva più spesso ai discepoli
erra: “ Provate tutte le arti. Sviluppate un occhio penetrante in tutti i campi”.

38
LA SPADA DELLO SPIRITO
Capacità fisiche e conoscenza possono essere inutili in assenza di uno spirito
forte, nel senso del coraggio, della determinazione della forza di volontà e
dell’energia. Questo può sembrare un concetto poco originale, ma è vitale
quando la posta è alta e in un istante si potrebbe perdere la vita o tutto quello
che si è sognato e per cui si è lavorato. Era convinzione di Musashi che la
fermezza di carattere fosse importante quanto l’arma usata in combattimento.
Si riferiva a tale approccio definendolo “ la spada dello spirito “., nel senso che
opportunamente impugnata, l’indole di un individuo poteva risultare temibile
quanto una lama tagliente. La straordinaria indole dell’illustre samurai era in
effetti una delle sue armi più potenti. Probabilmente, senza uno spirito indomito
non gli sarebbe venuto in mente, nel primo duello, di precipitarsi ad attaccare
un guerriero esperto, conosciuto e temuto per la sua eccellenza nell’arte della
spada. Musashi dimostrò lo stesso carattere in tutte le centinaia di scontri
affrontati nel corso della sua esistenza relativamente lunga. Quando aveva
ormai superato la cinquantina intimidiva ancora potenti combattenti che avevano
la metà dei suoi anni. Per dirla con le parole di Musashi: “ Un uomo simile ne può
sconfiggere dieci; dieci uomini del genere possono batterne cento, e così via
fino a migliaia.”. Uno spirito energico è assolutamente essenziale per il
successo.

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CONCENTRARSI SULLA VITTORIA
Uno degli elementi più importanti della filosofia di Musashi era quello che lui
definiva un “ atteggiamento vincente “; con tale definizione intendeva dire che
la mente di un individuo impegnato in combattimento doveva essere totalmente
concentrata sul conseguimento del successo. Nelle sue battaglie personali egli si
sforzava in tutti i modi possibili di liberare il proprio cervello da paure, dubbi o
riserve di qualsiasi tipo in grado di distrarlo. Ogni fibra del suo essere, sia la
mete che il corpo, erano concentrati su un obiettivo: vincere in fretta e in modo
totale. Il maestro sottolineava che i combattenti non dovevano trascurare le
proprie armi o scendere in battaglia aspettandosi di morire. Egli diceva;” Un
guerriero dovrebbe sempre scendere in campo preparato per la vittoria e
aspettandosi di conseguirla”. Questa concentrazione sul successo a tutti i costi
è catturata da Tsunetomo nell’ Hagakure: “ Poco importa se il nemico ha migliaia
di uomini; è appagante tenerli semplicemente distanza ed essere decisi ad
annientarli, a partire da un’estremità. Né eliminerete la maggior parte”.
Potremmo trarre tutti beneficio da una certa preparazione simile a quella dei
samurai per quanto riguarda perseveranza, risolutezza e questo genere di
pensiero positivo.

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“ LA TESTA DI UN RATTO,IL COLLO DI UN TORO”
Uno dei concetti centrali del codice dei samurai, è che in qualsiasi genere di
competizione, quando sembra che non si stia progredendo in nessun modo, si
dovrebbe tener presente nei propri pensieri il detto: “ la testa di un ratto e il
collo di un toro”: Questo adagio si riferisce all’intelligenza del ratto e al
coraggio, al vigore e alla tenacia del toro. Il manuale di Musashi sottolineava
l’importanza di questo concetto nei duelli individuali come nello scontro militare
su qualsiasi scala e in ogni genere di competizione. In questo si può notare che
il fondamento dell’approccio del maestro al conflitto e alla vittoria si basava sul
buonsenso innalzato ad un livello elevato. E’ altrettanto palese che l’intelligenza
del ratto e il coraggio e la determinazione del toro sono caratteristiche che
tutti dovrebbero cercare di sviluppare.
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SUPERARE OGGI QUELLO CHE SI ERA IERI
Il messaggio fondamentale dell’insegnamento di Musashi per raggiungere
l’eccellenza nell’arte della spada e in tutti i campi è che concentrazione e
dedizione devono essere sempre in aumento e non declinare mai. Egli espresse
questo principio dicendo; “ Dovete superare oggi quello che eravate ieri “. La
massima è espressa dal termine giapponese kaizen, che significa “ miglioramento
continuo “. In alcune culture la maggior parte delle persone, dopo aver raggiunto
un certo livello di capacità,ha la tendenza a smettere di prepararsi, a cessare
di cercare di migliorare, e questo è uno dei motivi per cui i giapponesi si trovano
avvantaggiati praticamente in tutto ciò che fanno; essi sono stati culturalmente
condizionati a non smettere mai di esercitarsi.

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PERSEVERANZA E DILIGENZA
E’ evidente che per riuscire in qualsiasi impresa difficile e seria, si debba
perseverare, ovvero persistere in un obiettivo, un idea o un compito di fronte a
ostacoli e delusioni. Eppure il valore della tenacia e i vantaggi da essa derivanti
non sono profondamente radicati nella mente di molte persone. Il concetto di
perseveranza costituiva uno dei fondamenti della cultura samurai ed era
incarnato nell’atteggiamento mentale e dal comportamento di Musashi che si
fissò un obiettivo e non vacillò mai nel cercare di realizzarlo; questa
particolarità, è parte dell’addestramento di tutti i samurai. Da generazioni,
un’altra caratteristica distintiva dei giapponesi è la diligenza in tutto quello che
fanno, dote che li ha resi capaci di realizzare cose straordinarie; in particolare
negli affari e in guerra. I giapponesi devono gran parte e forse la totalità di
questa diligenza all’influsso dei samurai, la cui esistenza era fondata su un
codice rigoroso; non si trattava di un concetto esoterico da studiare e
dimenticare, ma di u sistema di vita il cui influsso permeò gradualmente la
cultura comune. Musashi era un modello di estrema diligenza; utilizzando un
modo di dire giapponese era un “ Dio di diligenza “. Il maestro incarnava questo
attributo nel proprio comportamento e insegnava ai discepoli che era
assolutamente essenziale per raggiungere obiettivi all’altezza di un samurai.

- OWARI -