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LA CASA DEI LIBRI

Quaderni della Scuola Vaticana di Biblioteconomia 3

Per una storia delle biblioteche dall’antichità al primo Rinascimento


Per una storia delle biblioteche
dall’antichità al primo Rinascimento
a cura di
Antonio Manfredi

con la collaborazione di
Francesca Curzi e Stefania Laudoni

CITTÀ DEL VATICANO


BIBLIOTECA APOSTOLICA VATICANA
2019
LA CASA DEI LIBRI
q u a d e r n i d e l l a s c u o l a vat i c a n a d i b i b l i o t e c o n o m i a
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PER UNA STORIA DELLE BIBLIOTECHE
DALL’ANTICHITÀ
AL PRIMO RINASCIMENTO

A CURA DI
ANTONIO MANFREDI

CON LA COLLABORAZIONE DI
FRANCESCA CURZI E STEFANIA LAUDONI

CITTÀ DEL VATICANO


BIBLIOTECA APOSTOLICA VATICANA
2019

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Proprietà letteraria riservata
© Biblioteca Apostolica Vaticana, 2019

ISBN 978-88-210-1016-3

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SOMMARIO

Premessa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7

Introduzione (A. Manfredi) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9

antichità – lineamenti
I. Le origini in Oriente tra discontinuità e continuità . . . . . . . . . . . . . . . 23
1. Mesopotamia ed Egitto. Discontinuità della tra­di­zione delle rac­
colte librarie (A. Mazzoccone).. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 25
2. Il mondo ebraico e la continuità della tradizione delle raccolte
librarie (A. Berloco) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 30

II. Le biblioteche nel mondo greco tra oralità e scrittura . . . . . . . . . . . . . 37


1. Età classica: le biblioteche nelle poleis (A. Mazzoccone) . . . . . . . . 39
2. Età alessandrina: le istituzioni di stato (A. Mazzoccone) . . . . . . . . 45

III. Le biblioteche nel mondo romano tra privato e pubblico . . . . . . . . . . 53


1. Le biblioteche private nell’antica Roma (P. Manzo) . . . . . . . . . . . . 55
2. Le biblioteche pubbliche a Roma (G. Buco) . . . . . . . . . . . . . . . . . . 62
3. Le biblioteche private di Ercolano e Pompei (P. Manzo).. . . . . . . . 68

IV. Il tardoantico tra vecchie e nuove istituzioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 75


1. Biblioteche private e patrimonio librario alla fine dell’impero (A.
Mazzoccone) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 77
2. Le nuove istituzioni cristiane (A. Berloco) . . . . . . . . . . . . . . . . . . 82

medioevo e umanesimo — approfondimenti


V. Dal tardo antico all’anno Mille. L’affermazione delle nuove istituzioni
e la biblioteca di corte.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 93
1. Le istituzioni librarie nel quadro storico in mutamento (A.
Berloco, H. P. Martino) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 95
2. Lo sviluppo delle biblioteche vescovili (A. Berloco, C. De Simone,
H. P. Martino) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 100
3. Lo sviluppo delle biblioteche monastiche (H. P. Martino) . . . . . . . 106
4. Carlo Magno e la biblioteca di corte (A. Gabellone, A. Romano) .. 116
5. Il consolidamento delle biblioteche secolari e monastiche (A.
Berloco, C. De Simone, F. Mugnano).. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 122

VI. L’età romanica e le biblioteche di conservazione . . . . . . . . . . . . . . . . . 137


1. Un panorama delle biblioteche monastiche in Italia tra X e XI sec.
(F. Mugnano) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 139

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6 SOMMARIO

2. Le biblioteche di Montecassino e di Pomposa nel sec. XI (F.


Mugnano) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 154
3. I nuovi ordini monastici (M. Caiazzo) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 165
4. Le biblioteche capitolari in Italia in età romanica (C. De Simone,
A. Manfredi).. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 175

VII. L’età gotica e le biblioteche dei conventi, dei papi, dei privati . . . . . . 183
1. Le università, i libri e le biblioteche di consultazione (G. Greco,
G. Mancini) .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 185
2. La duplice rinascita gotica della biblioteca papale (G. Greco,
G. Mancini) .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 208
3. Le biblioteche private e le professioni colte (G. Greco, G. Mancini,
A. Manfredi, H. P. Martino).. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 218

VIII. Le biblioteche in età umanistica tra privato e pubblico . . . . . . . . . . . 225


1. Nel primo Umanesimo da Lovato a Petrarca. Raccolte private verso
la biblioteca pubblica (F. Curzi, H. P. Martino).. . . . . . . . . . . . . . 227
2. A Firenze. La rinascita della biblioteca pubblica. Boccaccio, Sa­
lutati, Palla Strozzi, Corbinelli (F. Curzi, A. Manfredi) . . . . . . . . . 234
3. Ancora a Firenze. Niccoli, Cosimo e San Marco (F. Curzi, A.
Manfredi).. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 242
4. A Roma. La biblioteca dei papi tra Niccolò V e Sisto IV e la fon­
dazione della Vaticana (F. Curzi, A. Manfredi) . . . . . . . . . . . . . . . 248
5. Nuove tipologie di biblioteche in età umanistica: tra pubblico e pri­
vato, tra manoscritti e libri a stampa (R. Eusepi, A. Manfredi) . . . 260

Indici.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 271
I. Nomi propri e luoghi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 271
II. Manoscritti e documenti d’archivio.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 285

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I

L e origini I n O riente
tra discontinuità e continuità

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1
MESOPOTAMIA ED EGITTO
DISCONTINUITÀ DELLA TRADIZIONE
DELLE RACCOLTE LIBRARIE
di Alessandra Mazzoccone

1. Gli inizi tra archivio e biblioteca: la civiltà sumera


Le prime notizie su raccolte di scritti, avvicinabili a quelle che oggi definia-
mo biblioteche o archivi, arrivano a noi dai luoghi dove alcune tra le civiltà più
remote hanno avuto origine e dove — soprattutto in Mesopotamia e in Egitto,
terre abbondantemente irrigate da grandi fiumi — si sono condotti i primi
esperimenti di scrittura. Già tra i reperti archeologici relativi ai Sumeri sono
state scoperte tavolette d’argilla con iscrizioni datate circa al 3000 a.C.
Il nostro rapporto con queste antichissime civiltà, al di là dell’Islam, è però
caratterizzato sia dalla necessità di conoscere la scrittura e la lingua utilizza-
te, sia soprattutto da una marcata discontinuità, che non è solo cronologica.
Quanto ci è noto da quelle popolazioni, viene infatti da scoperte archeologiche
moderne; testimonianze così remote sono infatti arrivate fino a oggi, perché
protette da fattori naturali, che le hanno sepolte e conservate, a volte miraco-
losamente.
I ritrovamenti degli ultimi due secoli, soprattutto alcuni relativamente re-
centi, non solo hanno permesso di decifrare la scrittura contenuta nelle tavo-
lette di provenienza mesopotamica con testi per noi sconosciuti, perché non ci
sono giunti per altra via, ma hanno anche dato modo di individuare vere e pro-
prie collezioni organizzate di scritture. Così, grazie a tecniche di scavo sempre
più raffinate e a basi di confronto sempre più solide, si è potuta cogliere anche
una linea di evoluzione di tali collezioni, che nascono principalmente come ar-
chivi di atti amministrativi e contabili e in seguito si trasformano per custodire
raccolte di poesie e di testi storici, religiosi o sapienziali, dai quali è possibile
osservare lo sviluppo delle società e il cammino della cultura e della civiltà.
Uno dei ritrovamenti più significativi per antichità risale agli anni Sessanta
e Settanta del secolo scorso ed è merito di un gruppo di archeologi italiani al
lavoro nel sito dell’antica Ebla, in Siria. Nel corso degli scavi del 1975 tra le
rovine del palazzo reale, ne fu scoperta la biblioteca, indicata anche con l’ap-
pellativo di Grande Archivio. Essa è costituita da un vano quadrato, posto a
ovest dell’ala amministrativa, con scaffali sulle pareti per allinearvi le tavolette,
una parte delle quali, in particolare quelle di forma rotonda, più piccole delle

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II

LE BIBLIOTECHE NEL MONDO GRECO


TRA ORALITÀ E SCRITTURA

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1
ETÀ CLASSICA: LE BIBLIOTECHE NELLE POLEIS

di Alessandra Mazzoccone

1. Una cultura dell’oralità


La storia delle biblioteche nel mondo greco si può dividere in due periodi
cronologicamente distinti: la nascita delle raccolte librarie nelle poleis in età
classica (V-IV sec. a.C.); il loro sviluppo presso le istituzioni di Stato in età
ellenistica (III-II sec. a.C.).
La bibliografia sul tema è ampia e si basa su una discreta abbondanza di
fonti storiografiche e letterarie antiche e su notizie che vengono dall’archeo-
logia. Tra le fonti testuali che parlano di raccolte di libri sono inclusi eruditi,
storici ed enciclopedisti, come Strabone, Ateneo, Gellio, Isidoro di Siviglia, i
quali ci hanno tramandato notizie relative alle principali istituzioni greche.
Le informazioni archeologiche derivano invece da ceramiche, epigrafi e resti
monumentali rinvenuti in diversi siti. Se ne può trarre una prima osservazione
generale: lo sviluppo delle collezioni librarie si connette strettamente con la
tradizione e la conservazione dei testi, ma secondo una dinamica diversa ri-
spetto a quanto osservato nel mondo ebraico, che organizza abbastanza presto
la propria memoria religiosa e culturale in una struttura libraria ordinata.
Il mondo greco si elevò rapidamente a un livello culturale altissimo, come
è del resto ben noto, ma non si avvalse subito della scrittura per trasmettere
la propria memoria: in età classica, la pratica dell’oralità era sentita ancora
come il veicolo principale di comunicazione. La cultura greca delle origini è
infatti fondamentalmente una cultura dell’oralità, e dall’oralità rimane pro-
fondamente segnata, anche quando si accosta alla scrittura. Le opere greche,
sia di carattere speculativo, che politico, retorico o poetico, nascevano per es-
sere comunicate oralmente e vivevano soprattutto nel momento in cui erano
proposte e ascoltate direttamente a voce, anziché su basi scritte. Ad esempio,
l’epica nasce come una struttura fluida che si tramanda attraverso la memoria
e la narrazione, e solo a partire dal VI sec. a.C. il corpus poetico che fa capo ad
Omero è stato suddiviso e ordinato in libri, con un’operazione voluta, secondo
la tradizione memorialistica, dal tiranno ateniese Pisistrato. E questa scelta
così significativa — per i poemi coinvolti e per la città che ne fu sede — è stata
considerata momento fondativo in Grecia delle collezioni librarie scritte. La
cultura greca delle origini vive infatti dentro una memoria narrativa e dinami-
ca, e la società si basa sulla parola parlata e vissuta, più che sulla comunica-

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III

LE BIBLIOTECHE NEL MONDO ROMANO


TRA PRIVATO E PUBBLICO

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1
LE BIBLIOTECHE PRIVATE NELL’ANTICA ROMA

di Pio Manzo

1. Dai bottini di guerra alle biblioteche private: Lucio Emilio Paolo e il circolo
degli Scipioni
La storia delle collezioni librarie a Roma si caratterizza per una discreta
abbondanza di fonti scritte, memorialistiche, letterarie ed erudite, ma anche
per alcuni significativi ritrovamenti di carattere archeologico, di tipo edilizio-
monumentale o pittorico. Né mancano importanti testimonianze librarie, che
alla fine dell’età imperiale assumono un valore quasi simbolico, a rappresenta-
re i prodotti di una straordinaria qualità editoriale. La cultura romana divenne
infatti sempre più largamente libraria e la produzione dei libri prosperò e si
propose con tecniche innovative: dai primi secoli dell’Impero si diffuse infatti
una forma nuova, il codice, che risulta decisivo anche per gli sviluppi della
storia delle biblioteche.
Il più noto studioso delle collezioni librarie romane così fotografa lucida-
mente l’inizio del collezionismo librario nel mondo latino: «A Roma le biblio-
teche private precedono di più di un secolo quelle pubbliche» (Fedeli, Biblio-
teche private e pubbliche, p. 31). La conquista dei regni ellenistici comportò
infatti un sostanziale cambiamento dello status sociale e culturale di Roma,
come dichiara il celebre verso di Orazio: Graecia capta ferum victorem cepit
et artes intulit agresti Latio (Epistolae, II, 1, 156). Nonostante l’atteggiamento
iniziale dettato da un certo conservatorismo da parte della classe senatoria,
la civiltà greca e quella latina si condensarono in una più ampia prospettiva
intellettuale, che comportò nuovi stili di vita per il civis romanus. Questa con-
giuntura non può essere sintetizzata in una mera idea di imitazione del mondo
ellenistico da parte dei latini, ma in una ricca e articolata evoluzione, dove la
cultura greca non solo influenza il mondo latino, ma ne diviene parte integran-
te. Tale fenomeno ha nelle raccolte librarie e nello sviluppo dell’editoria un
punto di osservazione decisivo. A sostenere questa rinnovata identità culturale
vi è anche il bilinguismo praticato nei territori di conquista verso Oriente, ma
vissuto anche a Roma. Nel periodo imperiale il greco e il latino divennero in-
fatti le lingue ufficiali, come mostra l’uso di entrambe nei documenti di Stato.
L’occupazione della penisola greca consentì quindi ai Romani di appro-
priarsi di ogni tipo di bene, dalle persone agli oggetti di valore economico
o artistico. Questa trasmigrazione del mondo greco nella civiltà romana non

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IV

IL TARDOANTICO
TRA VECCHIE E NUOVE ISTITUZIONI

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1
BIBLIOTECHE PRIVATE E PATRIMONIO LIBRARIO
ALLA FINE DELL’IMPERO

di Alessandra Mazzoccone

1. Tra IV e V sec.
L’età cosiddetta tardoantica è una periodizzazione con la quale si indica il
momento di transizione dal mondo antico a quello medievale. Si tratta di una
fase di passaggio, che non presuppone un’accezione negativa, con cui sono
stati conseguentemente valutati gli eventi che causarono il tracollo dell’Impero
romano.
Con la deposizione dell’ultimo imperatore d’occidente nel 476 d.C., il cen-
tro del potere si spostò in Oriente. A livello politico, dunque, l’Italia e Roma si
trovarono in secondo piano rispetto a Costantinopoli, il che comportò radicali
cambiamenti e forti movimenti dinamici.
Tra il IV e il V sec., fino al VI, si prospettarono quattro realtà, che riguarda-
rono strettamente la storia dei libri e delle biblioteche: la relazione dinamica
tra Oriente e Occidente, la diffusione sempre più massiccia del cristianesimo,
la fortuna del codice come forma libro e il conseguente progressivo abban-
dono del rotolo, come bene mostrano raffigurazioni sempre più frequenti di
libri e biblioteche di codici e rotoli, nei quali i primi tendono a prevalere sui
secondi: è il caso dei due evangelisti Luca e Matteo, raffigurati a mosaico nella
basilica di S. Vitale a Ravenna databili in piena età giustinianea (547 o 548),
in corrispondenza della consacrazione della basilica da parte del arcivescovo
Massimiano.
Alla fine dell’Impero romano d’Occidente, la grande rete di biblioteche di
Stato decadde — 28 erano le istituzioni pubbliche aperte al tempo di Costanti-
no a Roma — per una molteplicità di cause. Esse non erano più ritenute come
parte di un contesto civile, e lo Stato non poteva più garantire la conservazione
dei libri e delle istituzioni fino ad allora promosse. Lo sgretolarsi del potere
politico da un lato, e il cambiamento del panorama culturale con la diffusione
del cristianesimo dall’altro, determinarono così una crisi generale della cultu-
ra classica pagana e la crescita della letteratura cristiana, che tra IV e V sec.
giunse a piena maturità, in una sorta di sintesi tra romanità e cristianesimo.
D’altro canto, il passaggio dal rotolo al codice fu una vera e propria rivo-
luzione libraria, anche a testimonianza dell’affermarsi di esigenze provenienti
dal basso, da frange sociali in precedenza escluse dalla vita culturale, ma pure

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V

DAL TARDO ANTICO ALL’ANNO MILLE


L’AFFERMAZIONE DELLE NUOVE
ISTITUZIONI E LA BIBLIOTECA DI CORTE

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1
LE ISTITUZIONI LIBRARIE
NEL QUADRO STORICO IN MUTAMENTO

di Anna Berloco, Henry Paul Martino

1. Il quadro culturale in generale: movimenti tra particolarismi e tensioni al­


l’unità
le istituzioni librarie nel mutamento

Il lungo passaggio di secoli che va dal tardo antico alla rinascita carolingia
— dal VI all’VIII/IX sec. e da qui fino all’anno Mille — è un momento decisivo
per il consolidamento delle istituzioni librarie di età medievale, e più in gene-
rale per lo sviluppo della cultura che verrà dopo. Questi secoli sono segnati da
profondi rivolgimenti. In Occidente si coglie subito — pur in tempi difficili
da leggere in sintesi — una costante dinamica di contrasto tra particolarismi,
tensioni all’unità e nuovi ritorni ai particolarismi. Tale dinamica è evidente già
nel venir meno delle istituzioni imperiali d’Occidente sotto le spinte migrato-
rie, e si acuisce nel confronto con la maggiore stabilitas dell’Impero d’Oriente:
si giunge così alle prime vicende di una nuova potente struttura politica —
l’Impero carolingio — che all’Impero latino intendeva richiamarsi, istituzio-
nalmente e culturalmente. Accanto a esso si registra il consolidarsi dell’altra
grande potestas medievale: il papato, segnato sempre più dal suo doppio ruolo
di erede della sede romana e di punto di riferimento a vocazione universale.
Tra i due, le potestates civili e religiose sono soprattutto quelle diocesane e
vescovili, a percorrere un difficile cammino fra discese di popoli, scontri di
eserciti, rivolgimenti politici e sociali. Anna Berloco – Henry Paul Martino

A livello culturale questa dinamica si può cogliere puntando lo sguardo sul


riferimento costante negli studi del tempo all’ultima tradizione latina inner-
vata di cristianesimo: la tarda latinità e la patristica, che sono la ‘classicità’
cui quei popoli fanno spesso riferimento sia nell’erudizione che nella teologia.
Così, ancor più concretamente, si nota uno dei temi fondamentali utili per
capire quest’età, cioè la volontà e l’atto del tramandare, ovviamente attraverso
scelte più o meno consapevoli, il grande patrimonio della romanità nei tempi
nuovi che si stavano facendo largo e ai popoli nuovi che a quel patrimonio
si affacciavano. In questo delicato passaggio libri e biblioteche, conservati o
perduti, giocano un ruolo decisivo — certamente accanto alle scuole e ad altre
istituzioni — ma non ancora del tutto chiarito.
I tempi non facili si svelano subito nelle fonti documentarie sulle biblio-
teche: scarse, precarie e anch’esse suscettibili di interpretazioni complesse,

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VI

L’ETÀ ROMANICA
E LE BIBLIOTECHE DI CONSERVAZIONE

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1
UN PANORAMA DELLE BIBLIOTECHE MONASTICHE
IN ITALIA TRA X E XII SECOLO

di Francesca Mugnano

1. Premessa: monachesimo e riforma ecclesiastica


Il periodo che gli studiosi, soprattutto di storia dell’arte, chiamano età ro-
manica si sviluppa in Europa tra la fine del X e la metà del XII sec. In generale
si tratta di un’epoca di cambiamenti, che corrisponde, soprattutto dal sec. XI in
poi, a una vera e propria rinascita, successiva alla fine del mondo paventata e
profetizzata per l’anno Mille. Come è noto, il forte processo di modernizzazio-
ne dei centri urbani, del commercio, della tecnologia e dell’agricoltura, il rin-
novamento delle forme artistiche, sono alcuni degli importanti cambiamenti
che contraddistinguono questo periodo storico e che hanno una ricaduta sulla
vita sociale, culturale e politica. A tutte queste novità si collega strettamente lo
slancio demografico, perché premessa e stimolo alla crescita economica, alla
ripresa della vita urbana e alla bonifica di diverse porzioni di territorio.
L’anno Mille rappresenta un momento di svolta cruciale, seppure in un con-
testo tipicamente medievale, in cui si era spesso alla ricerca di corrispondenze
e di analogie tra il mondo terreno e l’aldilà e in cui la fede del popolo si nutriva
di miracoli e prodigi, alla ricerca costante di un contatto con le forze sopran-
naturali. Superati senza danni i mille anni dall’Incarnazione e poi anche dalla
Redenzione, si assiste a una rinascita che prima di tutto è culturale ed è alla
base di un rinnovato atteggiamento mentale. Con il passaggio da una pratica
religiosa di tipo rituale e liturgica — quella riconducibile alla figura di Carlo
Magno e all’Impero come ideale politico-religioso — a una vita cristiana più
intensamente impegnata nel saeculum, si gettano le basi del progresso sociale,
politico e scientifico. Si pensi ai pellegrinaggi collettivi a Roma, a Santiago de
Compostela e presso il S. Sepolcro, alle imprese dei crociati, al rinnovamento
delle basiliche grazie all’avvio di nuovi cantieri: la svolta millenaria porta con
sé una religiosità d’azione che a sua volta è sprone al progresso. La Chiesa par-
tecipa attivamente a questo slancio, caratterizzandolo e contraddistinguendo-
lo, proponendo e avviando nuove prospettive ideali, come appunto il sostegno
alla riforma gregoriana e alle crociate.
Per ricostruire la storia di alcuni grandi monasteri italiani e delle loro ri-
spettive biblioteche è utile prendere in considerazione un segmento cronolo-
gico leggermente più ampio, il periodo storico compreso fra il IX e il XII sec.,

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Reg.

VII

L’ETÀ GOTICA
E LE BIBLIOTECHE DEI CONVENTI,
DEI PAPI, DEI PRIVATI

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1
LE UNIVERSITÀ, I LIBRI
E LE BIBLIOTECHE DI CONSULTAZIONE

di Giovanna Greco, Giorgia Mancini

1. Un profondo cambiamento culturale Giovanna Greco – Giorgia Mancini UNIVERSITÀ, LIBRI, BIBLIOTECHE DI CONSULTAZIONE

Nel corso del XIII sec., i grandi monasteri benedettini perdono il prestigio
culturale dei secoli precedenti, pur mantenendo posizioni di rilievo: le loro
biblioteche, ampie e ricche, mostrano una notevole capacità di conservazione,
ma accumulano anche una certa distanza dalle nuove esigenze di studio. In se-
guito all’espansione in Europa dei monasteri cistercensi e certosini, esaminata
nel capitolo precedente, esperienze librarie monastiche come quelle di Pom-
posa o di Montecassino non vengono meno, ma convivono con altre forme di
gestione del patrimonio librario. Nascono infatti nuovi centri di formazione e
ne è protagonista il mondo ecclesiastico secolare, insediato nelle città e legato
ai vescovi, ai canonici e alle nuove congregazioni regolari. Come pure si è visto,
gli studia cittadini si svincolano dalla formazione del clero, cui sempre più si
dedicano le scuole capitolari, e gli insegnanti, che si differenziano da finalità
essenzialmente ecclesiali, danno vita, associandosi, a istituzioni autonome di
insegnamento e di studi. Si affermano rapidamente scuole di diritto a Bologna
o di teologia a Parigi, che diventeranno le sedi universitarie più importanti, cui
molte altre faranno seguito, allestendosi così una rete di centri di istruzione
superiore.
Diversi fattori concorrono a questo processo di rinnovamento: la specializ-
zazione degli studi e il taglio analitico delle ricerche, l’arrivo dall’Oriente greco
e islamico di scritti sconosciuti, sia dall’antichità che da scrittori più recenti,
anche a carattere scientifico o relativi all’approfondimento dei processi logici
del pensiero e del discorso. Una lettura rinnovata della filosofia aristotelica,
che impone rigore e ordine nel pensiero e nella conoscenza, apre la strada a un
rinnovamento del sapere e a una sua nuova e più ordinata classificazione. Mag-
giore è anche la diffusione dei libri in un mondo in cui si chiudono situazioni
belliche complicate. Il crescente sviluppo economico delle città determina in-
fatti il miglioramento dei collegamenti, che a sua volta favorisce ed è favorito
da una maggiore circolazione delle idee.
Tra l’XI e il XIII sec. «nell’Occidente cristiano avviene una rivoluzione eco-
nomica e sociale di cui lo sviluppo urbano è il sintomo più evidente, e la di-
visione del lavoro l’aspetto più importante (…) nascono o si sviluppano nuovi

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VIII

LE BIBLIOTECHE IN ETÀ UMANISTICA


TRA PRIVATO e PUBBLICO

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1
NEL PRIMO UMANESIMO DA LOVATO A PETRARCA.
RACCOLTE PRIVATE VERSO LA BIBLIOTECA PUBBLICA

di Francesca Curzi, Henry Paul Martino

1. Nuovi interessi di studio: Umanesimo e biblioteche


Nelle biblioteche private, dalla prima metà del Trecento in poi, comincia-
no a intravedersi nuovi interessi di studio, non più solo strumentali all’attivi-
tà intellettuale praticata dai possessori o soltanto legati alle funzioni da loro
svolte, bensì compaiono anche interessi di lettura, di studio, che vanno verso
il recupero dell’antico e l’attenzione sempre più spiccata per la classicità. Non
vengono meno i libri necessari alla professione intellettuale (ad esempio quelli
di medicina per un medico, di diritto per un giurista o un notaio), ma gli oriz-
zonti si ampliano in talune raccolte. Una prospettiva diversa si apre proprio
per il fatto che, dentro tali biblioteche, trovano posto testimonianze culturali,
aperte alle cosiddette ricerche umanistiche. Francesca Curzi – Henry Paul Martino

Ci si accorse infatti che il latino allora praticato era ormai distante da quello
dei grandi autori classici e cristiani; ci si mosse quindi a recuperare gli scritti
che esprimevano al meglio quella lingua e quella cultura, sentite come lontane
nel tempo e insieme affini ai propri interessi di lettori. Molti scritti antichi era-
no infatti del tutto spariti dai programmi di studio, sia grammaticale-retorico,
sia filosofico-teologico. Le biblioteche di conservazione e di tradizione mo-
nastica e capitolare, che contenevano spesso opere remote non più lette nelle
università, si rivelarono così luoghi di custodia di preziosi tesori librari: da
qui gli umanisti recuperarono gli scritti della classicità, rimettendoli in circo-
lazione. Pur nel pieno diffondersi di nuovi modelli di biblioteche, si iniziò ad
attingere sempre più frequentemente a vecchi depositi, carolingi e romanici,
rimettendoli in qualche modo in gioco.
Queste dinamiche, che coinvolgono profondamente una tipologia precisa di
biblioteche, quella di conservazione, e condizioneranno quelle di consultazio-
ne, fino al recupero di una dimensione pubblica delle raccolte librarie, vanno
sotto la definizione di scoperte dei classici e passano attraverso le raccolte
private di alcuni dei primi umanisti, che nelle loro riserve librarie professionali
inseriscono nuove letture rispondenti a nuovi interessi di studio. Un episodio
decisivo di passaggio è stato individuato da Giuseppe Billanovich, risale tra
la fine del sec. XIII e il principio del sec. XIV, quando un gruppo di giudici e
notai padovani ricorse ai depositi librari di Pomposa e Verona non più, come

casa libri.indb 227 10-Dec-18 11:49:06 PM