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Terzo trasportato: assicurazione risponde per intero solo se il vettore è corresponsabile

Cassazione civile, sez. III, sentenza 13/02/2019 n° 4147

Il conducente dell’auto su cui viaggia il trasportato deve essere almeno corresponsabile del sinistro, affinché scatti
l’obbligo risarcitorio in capo alla sua assicurazione. Il limite all’obbligo risarcitorio dell’assicuratore del vettore,
verso il trasportato danneggiato nel sinistro, è rappresentato dal caso fortuito (da intendersi nella comune accezione
giuridica, ossia comprensivo delle condotte umane).
Una volta accertata la corresponsabilità del vettore nell’incidente, il suo assicuratore deve risarcire integralmente il
danneggiato, a prescindere dalla misura di responsabilità dei soggetti coinvolti (salvo rivalsa verso le compagnie degli
altri responsabili).
La totale assenza di responsabilità del vettore può derivare:
1. dalla prova del caso fortuito fornita dal suo assicuratore;
2. dall’intervento dell’assicuratore di uno dei veicoli coinvolti, che lo esoneri dall’obbligo risarcitorio,
dichiarando l’esclusiva responsabilità del proprio assicurato.
Così si è pronunciata la Corte di Cassazione con la sentenza 13 febbraio 2019, n. 4147, aderendo ad una lettura
minoritaria dell’art. 141 Cod. Ass.
La vicenda
In uno scontro tra due auto, il conducente di una di esse decede, insieme ad uno dei passeggeri; gli altri due trasportati
riportano delle lesioni. Vengono instaurate varie cause, poi riunite. La compagnia assicuratrice del conducente
sopravvissuto conviene in giudizio i presumibili danneggiati ex art. 140 Cod. Ass., mettendo a disposizione il
massimale assicurativo. I trasportati sopravvissuti e gli eredi del deceduto agiscono contro la compagnia assicurativa del
vettore, ai sensi dell’art. 141 Cod. Ass.
In primo grado, il Tribunale accerta una corresponsabilità dei due conducenti, nella misura del 20% a carico del
deceduto e 80% in capo al guidatore sopravvissuto, condannando ai risarcimenti in egual misura. In secondo grado,
viene acclarata una responsabilità pari al 100% in capo al conducente dell’auto ancora in vita; la sua assicurazione viene
condannata a risarcire tutti i danneggiati; mentre la compagnia assicurativa del vettore è parimenti condannata a
risarcire i trasportati sopravvissuti e i congiunti del trasportato defunto. Ricorrono in Cassazione le due compagnie
assicuratrici, i trasportati e gli eredi del passeggero defunto. Vengono qui in particolare rilievo le doglianze sollevate
dall’assicurazione del vettore, ritenuto non corresponsabile dell’incidente.
Riassumendo:
• scontro tra le auto di A e di B;
• B trasporta C, D, E;
• nell’incidente, A rimane incolume, B (conducente-vettore) e C (trasportato) muoiono, mentre D, E (passeggeri)
riportano lesioni;
• viene accertata la totale responsabilità di A; ma la compagnia assicuratrice di B (vettore) è condannata al
risarcimento dei danni a carico dei trasportati C (defunto), D, E (feriti), pur non avendo avuto B (vettore)
alcuna responsabilità nella causazione del sinistro.
Inoltre:
• l’assicurazione del responsabile civile (A) ha convenuto in giudizio tutti i danneggiati (art. 140 Cod. Ass.),
compresi i trasportati, che non hanno svolto domande nei suoi confronti;
• i trasportati (D, E, eredi di C) hanno evocato in giudizio l’assicurazione del vettore (B) per ottenere il
risarcimento del danno (art. 141 Cod. Ass.).
Così schematizzata la fattispecie concreta, veniamo alla questione giuridica sottesa:
>> l’assicuratore del vettore è tenuto a risarcire il danno ai terzi trasportati, ai sensi dell’art. 141 Cod. Ass. anche
qualora il conducente-vettore non abbia alcuna responsabilità nella causazione dell’incidente?
In buona sostanza, il ricorso verte sull’interpretazione dell'art. 141 Cod. Ass. in riferimento alla fattispecie di totale
assenza di responsabilità verso il trasportato da parte del vettore.
Vediamo come si è pronunciata la Corte di Cassazione con la sentenza in commento.

Le due interpretazioni dell’art. 141: innovativa e contenitiva


L’art. 141 Cod. Ass. introduce un’azione diretta a favore del terzo trasportato. La posizione del danneggiato è rafforzata,
giacché gli si consente di agire direttamente verso l’assicuratore; circostanza irrealizzabile seguendo le generali regole
codicistiche, atteso che il danneggiato è estraneo al rapporto contrattuale esistente tra assicurato-danneggiante ed
assicuratore.
L’art. 141 Cod. Ass., per la sua formulazione, è stato oggetto di numerose critiche e di questioni di legittimità
costituzionale (C. Cost. Ord. 208/2008 e 440/2008); la Cassazione, nella pronuncia in esame, ripercorre la genesi della
norma e dà atto della presenza di due diverse interpretazioni: una innovativa e una contenitiva.
1) Un’ampia dottrina ha svincolato il diritto risarcitorio del trasportato verso l’assicuratore del vettore da ogni aspetto di
responsabilità dell’assicurato-vettore. La suddetta interpretazione crea una presunzione di responsabilità (cosiddetta “no
fault”, ossia “niente colpa”), in cui la nozione di “caso fortuito” dell’art. 141 c. 1 Cod. Ass. va intesa restrittivamente,
come comprensiva dei soli eventi naturali imprevedibili escludendo, quindi, le condotte umane. L’obbligo risarcitorio
dell’assicurazione del vettore, secondo la dottrina, pare corroborato dal comma 3, ove si prevede l’estromissione della
compagnia del vettore da parte di quella del responsabile civile. Al di fuori di tale ipotesi, la compagnia risponde
sempre, salvo il caso fortuito. Il dato letterale su cui si poggia tale interpretazione è il seguente inciso contenuto nell’art.
141: “a prescindere dall’accertamento della responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro”
2) Secondo un’esegesi minoritaria, nella nozione di caso fortuito va inclusa la condotta umana; pertanto il vettore deve
avere una responsabilità nel sinistro, affinché il suo assicuratore sia obbligato a ristorare il danno al trasportato.
Diversamente opinando, l’assicuratore sarebbe gravato da una responsabilità oggettiva a lui limitata, in quanto non
estesa all’assicurato. I propugnatori di questa lettura si fondano sull’incipit dell’art. 141 ove si legge “salvo l’ipotesi di
sinistro cagionato da caso fortuito”.
La Corte, dopo aver sintetizzato le diverse interpretazioni della norma, passa a riassumere gli interventi
giurisprudenziali più significativi sull’art. 141 Cod. Ass.

Le pronunce di legittimità sull’art. 141 Cod. Ass.


La Suprema Corte ripercorre vari precedenti, che però hanno solo lambito la questione, senza affrontarla.
La prima pronuncia citata (Cass. 29276/2008) è di poco successiva all’entrata in vigore del Codice delle Assicurazioni
Private. Invero, la sentenza verte sull’esclusione della qualifica di consumatore in capo al terzo trasportato con la
conseguente inapplicabilità del foro territoriale esclusivo. Tuttavia, si sofferma sulla portata dell’art. 141, come
espressione di una fattispecie complessa. Il trasportato a qualsiasi titolo subisce un danno illecito occasionato dal
trasporto sul veicolo; la legge prevede che l’assicurazione obbligatoria comprenda e copra tale danno ( art. 122 c. 2
Cod. Ass.); la prefata norma, da sola, non consentirebbe al danneggiato di agire direttamente nei confronti della
compagnia assicurativa del vettore, facoltà prevista solo in capo all’assicurato in virtù del sotteso rapporto contrattuale;
qui entra in gioco l’art. 141 che attribuisce l’azione diretta al trasportato, inesistente in base alle regole generali.
Il secondo intervento (Cass. 19963/2013) analizza il diritto del trasportato alla luce della pronuncia della Corte di
Giustizia Churchill Insurance/Wilkinson del 2011, ribadendo il principio “vulneratus ante omnia reficiendus”;
nondimeno si occupa di una fattispecie peculiare: quella in cui la veste di passeggero è ricoperta dal proprietario del
veicolo su cui si verifica il sinistro.
Un precedente significativo (Cass. 16181/2015) sottolinea come il trasportato, che agisca in via diretta contro
l’assicuratore del vettore, debba unicamente provare il danno subito, senza allegare le modalità dell’incidente,
giacché l’individuazione della responsabilità dei rispettivi conducenti è irrilevante ai fini dell’art. 141 Cod. Ass. «Lo
scopo della norma è quello di fornire al terzo trasportato uno strumento aggiuntivo di tutela, al fine di agevolare il
conseguimento del risarcimento del danno nei confronti dell'impresa assicuratrice, risparmiandogli l'onere di dimostrare
l'effettiva distribuzione della responsabilità tra i conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro». La suddetta lettura è
costituzionalmente orientata (C. Cost. Ord. 208/2008 e 440/2008), infatti, mira a rafforzare la posizione del trasportato,
considerato un soggetto debole e a legittimarlo ad agire direttamente verso la compagnia del veicolo su cui viaggiava.
Tale decisione sembrerebbe propendere per l’interpretazione innovativa, nondimeno si muove sotto il profilo
processuale, inerente all’onere della prova. Pertanto, potrebbe essere letta anche come espressione della lettura
contenitiva. Infatti, il trasportato non è gravato dall’onere di dimostrare la responsabilità dei conducenti (innovativa) e
correlativamente l’assicurazione, tramite la prova del caso fortuito, può dimostrare le modalità del sinistro e stabilire le
rispettive responsabilità (contenitiva).
L’ultima pronuncia mentovata nel breve excursus svolto dalla Corte ha ammesso l’applicabilità dell’art. 141 ai casi in
cui l’incidente, in cui sia coinvolto il terzo trasportato, avvenga con un veicolo non assicurato (Cass. 16477/2017).
Secondo questa decisione, ritenuta espressione dell’orientamento innovativo, il passeggero ha sempre diritto al
risarcimento integrale del danno, quale che ne sia la veste e la qualità, salvo il caso fortuito. L’assicuratore del vettore
ha il diritto di agire in rivalsa nei confronti dell’effettivo responsabile, in tutto o pro quota, sulla base dell’effettiva
ripartizione della responsabilità. In base al percorso argomentativo della pronuncia, la scelta del legislatore, in tema di
allocazione del rischio, è stata nel senso di privilegiare il diritto del trasportato ad ottenere il risarcimento (nei limiti del
massimale minimo di legge) agendo nei confronti del soggetto a lui sicuramente noto (la compagnia di assicurazioni del
veicolo sul quale è trasportato), senza attendere l’accertamento delle rispettive responsabilità o procedere alle ricerche
della compagnia assicuratrice del veicolo investitore.

Interpretazione letterale dell’art. 141: il caso fortuito


La Suprema Corte, non trovando nei precedenti citati una risposta all’interrogativo di partenza, offre un’interpretazione
letterale dell’art. 141, da cui ne emerge la complessità, ma non la contraddittorietà. L’interpretazione dottrinale, ad
avviso dei giudicanti, si è discostata troppo dalla lettera della legge. L’orientamento dominante considera l’art. 141
come distaccato dalla disciplina previgente (art. 18 legge 990/1969), in quanto ha oggettivizzato la responsabilità
dell’assicurazione del vettore. V’è anche chi esclude la responsabilità oggettiva, stante l’esistenza del diritto di rivalsa e
qualifica il ruolo dell’assicuratore del vettore al pari di un “sostituto” dell’effettivo obbligato al risarcimento della
vittima. In ogni caso, prevedere la responsabilità della compagnia assicuratrice, a prescindere da una responsabilità del
vettore, depone nel senso della responsabilità oggettiva, ben poco mitigata dalla possibilità di rivalsa. Tale lettura appare
viziata dalla volontà di agevolare la vittima (favor victimae), ma tralascia un aspetto fondamentale: il bilanciamento
degli interessi coinvolti. Infatti, «il diritto è lo strumento per relazionare interessi. Per identificare fino a che punto la
bilancia pende da una parte - ovviamente, la "parte debole" secondo la scelta del legislatore - occorre valutare l'effettivo
dettato normativo senza peraltro "correggerlo" nel senso di nullificare ogni bilanciamento e rendere il sistema non un
equilibrio, bensì la concretizzazione senza limiti di un "monointeresse"».
Secondo gli Ermellini, la corretta lettura della norma non può prescindere dal richiamo al caso fortuito, che viene
scelto dal legislatore come parametro del bilanciamento degli interessi tra il trasportato e l’assicuratore del vettore. Il
fortuitus casus, ivi richiamato, è il tradizionale concetto giuridico ormai pacifico da anni e non già una fattispecie che
esclude le condotte umane – compresa quella del danneggiato – come vorrebbero i sostenitori dell’interpretazione
innovativa. Se il legislatore avesse inteso stravolgere tale consolidato concetto, lo avrebbe fatto ex professo. Questi, al
contrario, ha voluto impiegare il caso fortuito quale unico limite alla responsabilità dell’assicuratore del vettore e la
sua portata non è circoscritta dall’inciso “a prescindere dalla responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti nel
sinistro”. Tale proposizione non riguarda un concetto sostanziale (il caso fortuito), ma uno processuale. Pertanto:
1. l’assicurazione del vettore risarcisce la vittima se si accerta che il sinistro non sia dipeso da caso fortuito
(evento naturale imprevedibile; condotta di uno dei conducenti, condotta del terzo trasportato);
2. in una situazione di corresponsabilità, l’assicurazione del vettore risponde a prescindere dal grado di
ripartizione della stessa (onde l’inciso: “a prescindere dalla responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti
nel sinistro”).
A prescindere dall’accertamento di responsabilità
L’inciso di cui sopra, contenuto nell’art. 141 Cod. Ass., significa che, se l’assicuratore del vettore non adempie all'onere
impostogli dalla regola del caso fortuito di provare la totale derivazione dell'evento dannoso da questo, il processo non
deve ulteriormente essere speso sul profilo della responsabilità, in quanto l’assicuratore del vettore è comunque tenuto a
risarcire completamente il trasportato. La frase, pertanto, non va interpretata nel senso di un obbligo risarcitorio
scollegato da qualsiasi forma di responsabilità. Essa non rappresenta il nucleo dell’art. 141, ma va coordinata con il suo
incipit (il caso fortuito). In tal senso depone anche quanto disposto nell’art. 141 c. 3. La norma prevede il possibile
intervento dell’assicuratore del responsabile che estrometta la compagnia del vettore, riconoscendo la responsabilità
esclusiva del suo assistito. Si tratta di un accertamento sui generis del caso fortuito, rappresentato dalla dichiarazione
dell’assicuratore.

La rivalsa dell’assicuratore
Il diritto di rivalsa, contenuto nel quarto comma dell’art. 141, depone contro una lettura oggettivizzante della
responsabilità dell’assicuratore, in particolare con il richiamo operato all’art. 150. Si fa ivi riferimento al “grado di
responsabilità delle parti”. Pertanto, ai sensi dell’art. 141, i conducenti sono corresponsabili e deve esserne misurata la
quota di responsabilità. Ciò significa che l’obbligo della compagnia di risarcire in toto il danno dipende dalla
circostanza che non si sia verificata una causazione del sinistro del tutto esterna al vettore, oppure che il vettore abbia
una percentuale di responsabilità del sinistro. In questi casi, la compagnia, tramite la rivalsa, recupera la percentuale non
attribuibile al vettore nei confronti delle assicurazioni dei corresponsabili.
Non v’è alcuna rivalsa:
1. nel caso di responsabilità esclusiva del vettore nel sinistro;
2. nell’ipotesi in cui sia ravvisabile il caso fortuito.
A sua volta, la presenza di caso fortuito produce due effetti:
1. effetto sostanziale: la responsabilità del vettore non esiste;
2. effetto processuale: il trasportato non ha alcun onere probatorio, spetta all’assicuratore ricostruire la vicenda.
Conclusioni
In definitiva, il legislatore del 2005, con l’art. 141 Cod. Ass., ha creato una mera praesumptio iuris tantum sulla
falsariga dell’art. 2054 c. 1 c.c. e non ha reso oggettiva la responsabilità dell’assicuratore del vettore. Per tutte le
ragioni sopra esposte, la Suprema Corte accoglie il ricorso dell’assicurazione del vettore ed enuncia i seguenti principi:
• il caso fortuito va inteso in senso giuridico, ossia comprensivo delle condotte umane;
• il caso fortuito rappresenta il limite all'obbligo risarcitorio dell'assicuratore del vettore verso il trasportato
danneggiato nel sinistro;
• il vettore deve essere almeno corresponsabile del sinistro, quale presupposto della condanna risarcitoria del suo
assicuratore;
• se viene accertata la corresponsabilità del vettore (an) è irrilevante la sua misura (quantum), poiché
l'assicuratore del vettore deve risarcire in toto il trasportato (salvo rivalsa);
• l’assenza di responsabilità del vettore può essere dimostrata:
• dal suo assicuratore, che provi il caso fortuito;
• dall’intervento dell’assicuratore di uno dei corresponsabili, che lo esoneri dall’obbligo risarcitorio,
dichiarando l’esclusiva responsabilità del proprio assicurato.