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ATENEO PONTIFICIO REGINA APOSTOLORUM

Facoltà di Filosofia

L’immortalità dell’individuo personale

Professore: P. Ramón Lucas Lucas, LC


Studente: Fr, LC
Elaboratum per il primo ciclo
Roma, 20 febbraio 2003

PRIMA PARTE: La fenomenologia dell’immortalità.


I) Introduzione:

Il fine di questo lavoro è fare una semplice analisi partendo dalla fenomelogia

della trascendenza e immortalità umana.

Considerando alcuni atteggiamenti che rifiutano la problematica della morte o

che limitano l’uomo a un animale come gli altri animali, destinati allo scomparire,

cercherò di far vedere l’incoerenza e parzialità di questi atteggiamenti, proprio per la

loro visione incompleta dell’uomo.

Se l’“agere seguitur esse”, bisogna considerare ogni manifestazione di questo

essere per raggiungere conclusioni più certe.

II) Vita umana e il suo senso.

Viviamo in una società dove le parole “morte” e “sofferenze” sono da per tutto

evitate. Invece di cercare una risposta, si cerca di nascondere i problemi e di far non

vederli. É una mancanza di coerenza umana davanti ai propri problemi, voler non

considerare e non capire ciò che ci accadrà per il semplice fatto di essere uomini.

Bisogna affrontare quelle domande che spesso ci si presentano e che chiamiamo

domande fondamentali: “Chi sono io?” “Perché sono qui?” “Quale senso ha la mia

vita?”... “Cosa ci sarà dopo la morte?”

2
Tanti considerano la vita come un spazio di tempo limitato, dove la morte

corporale è il fine di tutto, cioè, viviamo per morire, destinati fatalmente allo

scomparire.

Fatalistica tale concezione della vita.1 Se è così, vivere é un assurdo che porta a

cercare il suicidio (il cui percentuale è stato nel nostro secolo il più alto di tutti i tempi)

davanti alle sofferenze poiché non ci sarebbe nessun senso il vivere e, come se non

fosse abbastanza, vivere soffrendo.

Interessante è far notare che la vita degli animali irrazionali ha qualche senso,

per fino essendo loro destinati allo scomparire dopo la morte ( poiché non hanno anima

intellettuale come l’uomo ma soltanto anima informante).

Vivono loro per morire? In questo caso sì, perché sonno mezzi e tale carattere di

mezzo potrebbe contenere il senso del suo essere in questo mondo. Una volta compiuto

il suo scopo, spariscono.

L’uomo non è mezzo. Siamo tutti cosci di questo e il contrario sarebbe violare i

diritti umani. Non si può usare un uomo per nessun interesse. Gli animali e tutte le altre

cose del mondo, invece, gli usiamo naturalmente come mezzi per raggiungere i nostri

fini (in modo non abusivo logicamente).

Se pure le cose materiali e gli animali hanno qualche senso di esistere, non avrà

un senso la vita dell’uomo, che è il più perfetto e superiore a tutte queste cose?

III) L’immortalità, un fatto di natura universale.


1
A CAMUS, Le mythe de Sisyphe,Gallimard, Paris 1943, pp. 15-23.

3
L’uomo sa di vivere. L’uomo sa di morire.

Questa é l’unica possibilità per poter domandarsi il “senso di vivere o cos’è la

morte”. Nessun altro animale può conoscere tale realtà e domandarsene. Solo l’uomo

può trascendere e arrivare a tali domande.

L’uomo non rimane nelle cose materiali (su ciò che deve fare per mangiare,

vivere meglio, come riuscire tale oggettivo immediato,...), ma trascende tale piano

materiale e si fa le domande fondamentali: non soltanto si domanda il “come”, ma pure

il “perché”. Gli animali non sanno di vivere; non possono domandarsi su ciò che non

considerano.

Davanti a questa ricerca interiore dell’uomo, lui si rende conto naturalmente

della incoerenza di vivere senza un senso. Le prove filosofiche vengono soltanto per

poter giustificare tali conoscenze che ormai esistono naturalmente, così come la

tendenza naturale alla religione e a credere in qualche Dio. La prova fenomenologica di

tale trascendenza è innegabile:

Da tempi antichi, tra popoli diversi e incomunicabili, si sono trovati evidenze di

riti religiosi e segni che manifestano una credenza in un’altra vita dopo la morte. Si vede

pure il costume di deporre sulle tombe dei defunti cibi, vesti, libri che servano come

guide per il viaggio dell’aldilà, canti,... L’uomo è l’unico essere che circonda di

religioso rispetto le ceneri del suo simile. La bestia non conosce il feretro (proprio

perché con conosce cos’è la morte).

4
Possiamo domandarci dunque: sarà tale tendenza generalizzata una malattia

umana, poiché si è trovata in popoli diversi e senza contatto tra di loro?

Nella “religione dei filosofi”, cioè, coloro che cercano la verità e il senso della

vita tramite la ragione, quasi tutti ammettono l’immortalità.

Per rispondere la nostra domanda sulla malattia universale, Cicerone stesso


2
diceva: “Omni in re consensio omnium gentium lex naturae putanda est”. Orazio:

“Non omnis moriar”. 3 Nella Rivelazione Cristiana, “vita mutatur, non tollitur”...4

Sinceramente parlando, non essendo nessuna malattia, tale conoscenze naturali

devono essere apprese, rispettate e spiegate, nella misura del possibile, razionalmente.

Senz’altro, fin dall’inizio, l´ immortalità e lo spirito non sono dimostrabili

empiricamente né si deve cercare di provale con tale metodo. Abbiamo visto, e ne

approfondiremo, che l’uomo e la sua conoscenza non si riducono solo all’ambito

materiale ed empirico.

IV) Essendo nel mondo ma non soddisfatti dal mondo.

Aspiriamo alla felicità. Chi non la desidera? Se la vita non avesse un senso

concreto, meglio è cercare di passarla nel migliore modo.

La società d’oggi è piena di tale mentalità: cercare il massimo di piacere senza

scomodare gli altri. Vita felice = Vita di piacere. Sarà necessario seguire la massima

trovata nel fondo di ogni dottrina edonista: “vizi privati, virtù pubbliche”?

2
CICERONE, Tusculanae, disp. I, 1.
3
ORAZIO, Carmenidae, III, 30, 6.
4
Messale Romano, prefazio I per i defunti.

5
Aspiriamo alla più alta e vera felicità. I piaceri immediati e materiali ci possono

offrire qualche gioia, ma la nostra vera felicità non si trova in esse. La vera felicità mai

può essere ridotta a piacere corporale, essa è più profonda, è di un altro ordine, cioè,

spirituale. Delle volte la felicità vera implica pure qualche sacrificio corporale.

Il piacere materiale è sempre un metro più avanti. L’uomo sempre vuole di più,

nella misura in cui più ha, più vuole ottenere. Quale piacere ci può offrire una vera e

profonda felicità? Quale piacere ci può riempire?

Non è di spaventarci che un essere aperto alle cose che trascendono il materiale

e alla piena felicità, trovata l’imperfezione delle cose del mondo, rimanga nella angoscia

della costante ricerca di qualcosa che lo riempia.

Non è di spaventarci il fatto che vogliamo sapere sempre più, non siamo mai

soddisfatti col livello già raggiunto. Questo è segno di apertura, di una qualche

illimitezza.

Cercando il piacere per il piacere, ora e già, mai saremmo in pace; non siamo

certi di ciò che accadrà domani. “L’uomo è un essere di futuro” 5, diceva Pascal. Proprio

perché il futuro ci si presenta come una possibilità aperta e incerta, viviamo il presente

preoccupati dal futuro.

Sbagliamo volendo ottenere in quantità e diversità di piaceri mondani ciò che è

qualitativamente superiore e corrispondente ai più profondi desideri umani. Nelle

confessioni di Sant’Agostino tale felicità é nelle cose non materiali: “Tardi ti ho amato,

5
BLAISE PASCAL, Le pensier, 168/ 172

6
o bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato!”. 6 L’uomo ha delle aspirazioni

più alte e nobili del puro piacere. Proprio per questo, una riduzione edonistica di ciò che

riempi e da senso alla vita dell’uomo non basta. Tanti uomini si muovono per regole

diverse alle del piacere: una donazione che li muovono a un ideale senza apparente

godere personale e, piuttosto, a patire volentieri per tale ideale fino a perdere, se

necessario, il dono più prezioso di sé, cioè, la propria vita. Esse sono le regole del vero

amore. Vogliamo amare sempre più; siamo aperti a costruire.

Delle volte troviamo una lotta personale tra le tendenze istintive del corpo al

piacere e una risoluzione liberamente voluta da noi che è contraria a tale tendenze.

Scelta la rinuncia alle tendenze istintive, una volta di più troviamo uno stacco umano

dalle tendenze solo corporali. Impossibile ridurre l’uomo a mero animale mosso dagli

istinti materiali.

Proprio perché siamo creati per amore disinteressato (Il Creatore ci ha creato

liberamente e senza avere bisogno di ciò), siamo riflesso di questo amore disinteressato

e aspiriamo a tale amore perfetto. Ecco il dilemma dell’uomo che è immerso nel mondo

e che non trova, però, la sua pienezza nel mondo. Ecco il doloroso ambiente di coloro

che riducono l’uomo a mero essere materiale (ignorando la sua condizione spirituale):

mai possono trovare la felicità in questa vita né un senso per la loro propria esistenza.

V) L’uomo completo: spirito-corpo.


6
AGOSTINO, Le Confessioni L. 10 C. XXVII

7
Come abbiamo visto, l’uomo è chiamato a uscire da questo orizzonte

materialista dove la parte biologico-empirica è l’unico da considerare. Bisogna vederlo

in totalità.

Non solo consideriamo le cose che conosciamo empiricamente e fisicamente, ma

naturalmente ci rendiamo conto delle cose che sorpassano l’ambito di ciò che

conosciamo dai sensi: l’immortalità, un Essere Creatore, la felicità oltre l’orizzonte di

ciò che sperimentiamo sensibilmente.

Non possiamo essere ridotti a un corpo materiale che ha un funzionamento

biologico. Se fosse così, facendo una analisi pienamente materialista, ogni sette mesi

non saremmo noi stessi. Diceva J. Watson che ogni periodo di sette mesi circa, tutte le

cellule del nostro corpo sonno sostituite da nuove. Io sono altro dopo sette mesi?

Logicamente rimane qualcosa, seguo essendo io, ma con la materia del mio corpo

rinnovata mantenendo la mia stessa struttura e forma .

Ogni uno di noi è un individuo personale: siamo simili ma io sono io, me ne

rendo conto, e non sono te. L’intelligenza, la volontà e la personalità sono attributi

possibili soltanto per un’essere che ha un’anima (principio formale) che sia intellettuale.

Nella pratica percepisco perfettamente la stretta unione tra l’io personale e il mio

corpo a punto di essere tutte due una sola cosa. Non è il mio occhio che vede ma io

8
vedo. Non è il mio corpo che è ferito, ma io mi sono ferito, perché l’uomo non è solo il

suo corpo ma un’unità di corpo e anima intellettuale.

Nella seconda parte vedremo cos’è la sostanza “uomo”, la necessità di essa per

far possibile l’unità “corpo-spirito” al di sopra menzionata, fornire un qualcosa che

rimanga nel divenire e giustificare l’immortalità dell’individuo personale.

SECONDA PARTE: Immortalità, implicazione della sostanza “uomo”.

VI) Il termine sostanza.

Tutto quello che fenomenologicamente percepiamo come rimanente nelle

trasformazioni materiali porta un nome preciso: sostanza. Quella percezione dell’unione

intima di anima intellettiva e corpo ci conduce ad affermare che l’uomo è una sostanza

composta di anima intellettuale e corpo. Corpo perché è nel mondo e tale circostanza

spazio-temporale chiede un corpo materiale. Anima intellettuale perché abbiamo visto

che l’uomo è un corpo animato, cioè, vivo e che trascende il materiale, giudica, vuole,

sceglie. Pure le altre sostanze sono composte di materia e forma. Gli animali, per essere

vivi, hanno la sua forma che può essere chiamata “anima”. L’uomo, però, ha un’anima

trascendente, intellettiva o spirituale (che studieremo più avanti).

9
Gli animali hanno una molteplicità individuale numerica della sua sostanza.

L’uomo ha una molteplicità individuale numerica ma anche personale. Una buona

definizione per “persona umana” è, come diceva Boezio, “sostanza individuale di natura

razionale”. 7 La persona, dunque, ha individualità, sostanza, natura e razionalità.

VII) Implicazioni della sostanza “uomo”

Abbiamo visto finora la fenomenologia, cioè, dalle manifestazioni delle attività

umane possiamo ormai dire che l’uomo completo abbraccia due dimensioni (materiale e

spirituale) e che naturalmente manifesta la sua credenza nell’ immortalità. Adesso

bisogna fare una ricerca speculativa di ciò.

1) L’anima intellettuale.

Spesso relazioniamo immortalità con incorruttibilità, cioè, come non perdita

delle proprie caratteristiche essenziali attuali.

Possiamo affermare con sicurezza che l’anima intellettuale non può patire

corruzione naturale come tutti gli esseri materiali.

Analizzando la corruzione possiamo dire che essa avviene in due modi:

-direttamente (“per se”, che non è propriamente corruzione ma annichilazione).

-indirettamente (“per accidens”, che è la corruzione reale che consideriamo nelle

cose).

La materia acquista l’essere in atto ricevendo la forma. La corruzione

propriamente detta si verifica in essa per la separazione tra materia e forma. Un essere
7
BOEZIO, De persona et duabus naturis, cap. 3; PL 64, 1343.

10
sussistente non bisogna nascere (acquistando l’essere) né corrompersi (perdendo il

proprio essere, scomponendosi indirettamente), poiché la corruzione e la generazione

vengono relazionate con il perdere e il acquistare l’essere.

L’ anima intellettiva non bisogna la materia. Ciò che direttamente possiede

l’essere, cioè, che non dipende direttamente dalla materia per esistere e che ha attività

proprie, non può acquistare ciò che ha né corrompersi materialmente (solo essere

direttamente distrutto da Dio). L’anima intellettiva è così, non segue quel processo di

generazione e corruzione, portandoci a concludere che l’anima é immortale e non può

essere naturalmente annichilata. 8

Se l’anima avesse natura corporale non potrebbe conoscere le altre nature

corporali (così come la lingua che sia infettata da un sapore amaro bilioso non conosce

bene gli altri sapori): impossibile che il principio intellettuale sia un corpo. La

conoscenza intellettiva non può venire da un organo corporale (che impedirebbe la

conoscenza di tutti i corpi). È come se io vedessi l’acqua in un bicchiere di vetro verde:

il colore percepito dell’acqua sarebbe sempre verde (percezione di altri corpi) attraverso

un bicchiere verde (attraverso un intelletto “corporale”). 9

Dunque, studiando l’anima, si conclude che il principio dell’operazione

intellettiva dell’uomo è incorporeo e sussistente, poiché l’uomo può conoscere con la

sua intelligenza la natura di tutti i corpi senza avere tale natura corporale

nell’intelligenza.10 Operando per sé (operazione intellettiva non corporale) si sussiste

per sé (non si corrompe). È buono chiarire le differenze: L’anima umana, a differenza

8
TOMASO D’AQUINO, Somma Teologica, I, q.75, a 6
9
TOMASO D’AQUINO, Somma Teologica, I, q.75, a. 2

10
Importante è considerare che il corpo umano non è la causa dell’agire intellettivo ma soltanto il mezzo
per ciò in questo stato di vita. Mai si può attribuire attività spirituali intellettive al corpo o al cervello.

11
dell’anima degli altri animali irrazionali, sussiste per sé, non è mero principio formale.

L’anima degli animali dipende pienamente del corpo perché non ha nessuna attività

intellettiva indipendente (come il concettuare, giudicare e ragionare).11

2) Il corpo umano.

Manca da vedere la seconda dimensione umana, il corpo. Entriamo piuttosto al

nocciolo di questo lavoro. Abbiamo visto che la sostanza “uomo” è essenzialmente

composta. Vediamo pure che, nella morte, il corpo materiale si corrompe. Dunque ci

domandiamo: tutto l’uomo, in quanto “questo uomo concreto” (personale e individuale)

sussiste dopo la morte o solo sussiste l’ anima in quanto principio formale intellettuale e

incorruttibile?

L’anima si manifesta concretamente (agendo) nel composto della specie umana,

essendo parte dell’essenza umana. Non è l’occhio che vede né l’anima che intende, ma

l’uomo (Le operazioni delle parti vengono attribuite al tutto).

Bisogna dunque che l’essenza di uomo abbia tutto quello che è comune a tutti gli

individui contenuti nella specie: forma e materia (non materia concreta e quanta , che è

principio di individuazione, ma materia in genere).

Nonostante le operazioni dell’intelletto siano proprie e specifiche, il sentire

(conoscere) umano non può limitarsi ad essi. Infatti, l’intelletto bisogna i datti sensibili

per capire qualcosa; L’intelletto umano é un intelletto-senziente.

11
Si può dire che gli animali hanno intelligenza, ma essa è soltanto “un’intelligenza pratica”, incapace di
astrazione concettuale e ragionamento. Per profondare su ciò rimetto al libro: RAMÓN LUCAS LUCAS,
L’uomo spirito incarnato, Compendio di filosofia dell’uomo, Edizioni Paoline, Milano 1993.

12
Non possiamo ridurre l’uomo a un’anima con corpo poiché la sua definizione

abbraccia tutto ciò che contiene la sua natura specifica. Non ogni sostanza particolare è

persona. Così come il piede non può dirsi persona umana, nemmeno l’anima può dirsi

ciò perché è soltanto parte dell’uomo. 12

Una dottrina dell’“anima separata” non corrisponde alla realtà dell’uomo

composto. L’anima umana è, fin dal suo concepimento, un’anima in stretta unione al

corpo. Togliere questo suo carattere essenziale sarebbe ignorarla nella sua totalità.

L’anima umana è essenzialmente legata a un corpo e in funzione di un corpo.

La morte umana non significa soltanto separazione dell’anima dal corpo. Non si

può dire che muore soltanto il corpo, ma muore (si trasforma) tutto l’uomo (composto).

È una trasformazione integrale della condizione in cui l’uomo si trova in questo mondo.

Si può dire che dopo la morte l’anima umana rimanga con le sue caratteristiche

essenziali nelle quali fu creata in funzione del corpo (cioè, personalità, volontà e

intelligenza propriamente spazio-temporale) e lasci di esercire la sua funzione per la

quale fu creata come forma (cioè, d’informare la materia prima). 13 Esso implica la

continuità dell’esistenza del medesimo “io” personale, non soltanto di un’anima

impersonale (ricordo che l’anima non è persona).

Criticamente ci troviamo con un problema partendo dal fatto che l’uomo è

essenzialmente corporeo e dunque sotto la spazio-temporalità. Si può concepire

un’anima immateriale con qualche spazio-temporalità?

12
TOMASO D’AQUINO, Somma Teologica, I, q.75, a. 4

13
Aristotele, nella sua opera De Anima usa una distinzione di anima e spirito nel caso dell’uomo.

13
Sembra più ragionevole ammettere che l’anima umana sussisterebbe in modo

innaturale senza il corpo, aspettando14 e tendendo a ottenere di nuovo il suo corpo

materiale. Così si può gistuficare una richiamata alla risurrezione dei corpi proposta

dalla Rivelazione Divina.

Rimaniamo ancora in un altro problema: Si può concepire un’eternità con

qualche spazio-temporalità per uno spirito spazio-temporale? Non possiamo offrire una

risposta conclusiva. Almeno la Rivelazione ci dice che si può in virtù delle proprietà

speciali dei corpi risorti dopo la morte.

VIII) Conclusione:

Mentre i sensi umani conoscono l’essere soltanto nell’ambito del particolare e

corruttibile (luogo-temporale), l’uomo, con il suo intelletto, desidera naturalmente di

esistere sempre. Un desiderio naturale non può essere vano. 15 Conviene vivere

d’accordo con questa realtà per essere uomo pienamente. Se abbiamo un’anima

immortale ed essenzialmente relazionata alle condizioni spazio-temporale corporee,

possiamo dire che siamo (come uomo completo e personale) immortali in virtù di tale

sussistenza spirito-“corporea” (che non vuol dire avendo la materia seconda, ma delle

proprietà materiali).

14
Speculativamente non possiamo affermare in quale stato esattamente, forse in uno stato impersonale
momentaneo, forse senza esercitare momentaneamente attività umane... non voglio mettermi in confronto
con nessun aspetto della Rivelazione, questo è pura possibilità raggiunta speculativamente.
15
TOMASO D’AQUINO, Somma Teologica, I, q.75, a 6

14
Ci sarebbero ancora tanti sfumature da toccare e sviluppare sul tema

dell’immortalità. Ogni speculazione che possiamo fare sul tema non può essere che

dedotta razionalmente partendo dalla fenomenologia e non può essere provata con

certezza empirica.

Come dicevo all’inizio, la cosa importante è interessarsi per affrontare tutti i

problemi riguardanti all’uomo, essendo disposti a vivere secondo le conclusioni

raggiunte. Bisogna cercare un senso per la propria vita, senza che essa sia un mezzo,

accettando quella realtà della morte e di qualcosa oltre essa.

Come esseri aperti al desiderio della felicità oltre questo mondo, siamo chiamati

ad amare, amare desinteressatamente. Cercare il senso della vita nel calculo edonista e

nell’egoismo è per l’uomo la sua rovina, sia in questo stato di vita, sia nell’oltre.

BIBLIOGRAFIA

A CAMUS, Le mythe de Sisyphe,Gallimard, Paris 1943.


CICERONE, TusculanaeDisputationes.
ORAZIO, Carmenidae.

15
AGOSTINO, Le Confessioni.
BLAISE PASCAL, Le pensées, a cura di F. Kaplan, Paria 1982.
BOEZIO, De persona et duabus naturis.
TOMASO D’AQUINO , Somma Teologica.
RAMÓN LUCAS LUCAS , L’uomo spirito incarnato, Compendio di filosofia dell’uomo,
Edizioni Paoline, Milano 1993.

INDICE

PRIMA PARTE: La fenomenologia dell’immortalità.

I) Introduzione.

II) Vita umana e il suo senso.

III) L’immortalità, un fatto di natura universale.

IV) Essendo nel mondo ma non soddisfatti dal mondo.

V) L’uomo completo: corpo-spirito.

SECONDA PARTE: Immortalità, implicazione della sostanza “uomo”.

VI) Il termine sostanza.

VII) Implicazioni della sostanza “uomo”

1) L’anima intellettuale.

2) Il corpo umano.

VIII) Conclusione.

BIBLIOGRAFIA

INDICE

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