Sei sulla pagina 1di 3

Nonostante i numerosi vantaggi ecologici e ambientali, il biodiesel continua ad essere

introvabile, allora non resta che farcelo da noi.


C’è davvero da mettersi le mani nei capelli: da una parte le città sotto assedio dello smog
e il prezzo dei carburanti continuano a salire; dall’altra si fa poco o nulla non solo per
ridurre il traffico veicolare, ma neanche per facilitare l’impiego di carburanti ecologici
come il biodiesel che oltre a presentare caratteristiche molto simili al gasolio, lubrifica la
pompa di iniezione, costa meno e bruciando produce meno emissioni inquinanti.
Nonostante i numerosi vantaggi, in Italia il biodiesel è volutamente introvabile, in questa
situazione, l’unica soluzione rimane quella che già molti italiani stanno facendo:
utilizzare olio vegetale o meglio ancora farsi il biodiesel in casa. Ed è proprio questo
quello che ci proponiamo con questo articolo.
A questo punto, merita fare una precisazione rispetto a quanto sta circolando in questi
giorni su vari siti e giornali. E’ vero che l’olio vegetale (in particolare l’olio di colza) può
in molti casi sostituire egregiamente il gasolio. Già Rudolf Diesel, inventore del motore
omonimo, utilizzava l’olio di arachidi come combustibile, (erano i primi anni del ‘900).
Ma ahimè le cose poi sono andate come sappiamo, il petrolio ha preso il sopravvento e
oggi l’ultima generazione dei moderni motori diesel non sempre è compatibile con il
propellente vegetale usato in origine. Il problema non è tanto nelle impurezze presenti
nell’olio vegetale, quanto nella viscosità degli oli vegetali, più densi rispetto al gasolio
comune, che mette sottosforzo la pompa di movimentazione del combustibile; inoltre la
maggior viscosità diminuisce il grado di miscelazione con aria e quindi l’efficienza di
combustione.
Per tali ragioni non è consigliabile utilizzare olio di colza se non in minime quantità
miscelato al gasolio.
Se si vuole usare un olio vegetale come combustibile, l’unico modo è dunque riportarlo a
valori di densità paragonabili al gasolio attraverso una reazione di transesterificazione
(ossia la trasformazione di un estere in un altro estere), in grado di spezzare le molecole
dei trigliceridi che compongono l’olio, in catene più piccole e quindi più fluide. Ecco
fatto il biodiesel, all’anagrafe Emv (Estere Metilico Vegetale), combustibile pulito,
rinnovabile e ad effetto serra nullo (ributta in aria la CO2 assorbita dalle piante durante la
crescita).
Un pò di chimica
Per fare chiarezza sui termini che ho usato, gli esteri non sono molecole che provengono
da oltreconfine (passatemela), ma semplicemente una specie chimica che si forma
dall’unione di un alcool con un acido grasso. Gli acidi grassi sono a loro volta molecole
tutto sommato molto simili agli idrocarburi a lunga catena presenti nei distillati di
petrolio. I trigliceridi sono esteri formati da una molecola di glicerina (che è un trialcool)
e da tre acidi grassi.
Essendo una molecola piuttosto grande rispetto a quelle lineari degli idrocarburi, per
poterla utilizzare come carburante è necessario spezzettarla, eliminando la glicerina e
“attaccando” gli acidi grassi ad un alcool più piccolo, come il metanolo. Questa è la
transesterificazione; non è un gioco di prestigio inventato dal mago Silvan, ma si tratta
solo di scambiare un alcool grosso e “ramificato” con uno piccolo e semplice.
Facciamolo in casa!
Seguendo questa reazione e usando come materia prima i trigliceridi che provengono da
qualsiasi fonte, olio vegetale nuovo, olio fritto di cucina (molto economico!), grassi
animali è possibile produrre un combustibile riciclando addirittura scarti alimentari.
In concreto per la realizzazione occorrono 3 molecole di alcool metilico per ogni
molecola di trigliceride da trasformare e un po’ di catalizzatore (soda caustica) per
promuovere la reazione. Tradotto in misure a noi più familiari ci vorrebbero: 0,1 litri di
metanolo e circa 3,5 g di soda caustica (NaOH) per ogni litro di olio fresco.
Ma siccome ogni reazione tende ad un equilibrio e noi vogliamo che tutto l’olio sia
trasformato e non solo una parte, si usa un eccesso di alcool per spingere la reazione
verso la totale conversione.
Quindi la ricetta finale è: X litri di olio fresco + 0,2 *X litri di metanolo + 3,5*X grammi
di soda caustica.
Come detto, si può adoperare anche l’olio usato in cucina dopo la frittura, ma in tal caso
va aggiunta una aliquota in più di catalizzatore per neutralizzare gli acidi grassi liberi e va
eliminata l’acqua e le scorie di cibo eventualmente presenti.
In linea di massima con oli non troppo usati la dose totale di NaOH è circa 6,25 g per
litro. Purtroppo il metanolo non è facile da reperire, inoltre è soggetto a severi controlli
dopo i gravi casi di sofisticazione del vino di alcuni anni fa, infine è un composto tossico
per contatto e ingestione e va usato con le dovute cautele e precauzioni. Per tutti questi
motivi è consigliabile utilizzare in sua sostituzione il comune etanolo, il classico alcool
etilico rosa del supermercato.
C’è però una precisazione da fare: l’alcool deve essere assolutamente anidro (quindi
quello a 90° non va bene) perché l’acqua parassita la reazione, bloccandola e
promuovendo una reazione di saponificazione che manda tutto a monte. Quindi bisogna
procurarsi dell’alcool etilico assoluto (99,9%) e usare una maggiore quantità di
catalizzatore (7 g/litro di olio contro i 3,5 g/litro per il metanolo); occorre anche una
maggiore quantità di alcool (27,5% contro il 20% di olio necessario con il metanolo).
Il processo prevede che prima si mescoli l’alcool con il catalizzatore, in questo modo si
ottiene un intermedio reattivo (il metossido di sodio, o l’etossido a seconda dell’alcool).
Successivamente si unisce il metossido a l’olio a una temperatura tra i 35 e i 60 °C
(optimum a 45-50 °C) agitando il tutto per circa un’ora.
Esperimenti in cucina
L’attrezzatura necessaria è composta da: un fornelletto elettrico, una bilancetta da cucina
precisa al grammo, una vecchia pentola in disuso della capienza di circa 3 litri e un
agitatore (realizzato con un trapano elettrico fissato su una colonnina, con un perno e una
rondella saldata per smuovere il liquido). Per evitare inutili sprechi è consigliabile
provare con un litro alla volta.
Ecco come procedere:
Mescolare circa 275 cc di alcool etilico (CH3-CH2-OH) con 7 g di soda caustica (NaOH)
fino a completa dissoluzione (in questo modo si ottiene l’etossido). A parte, mettere a
scaldare la pentola con un litro di olio di semi e, raggiunti i 50 °C, aggiungere l’etossido.
Subito dopo la miscela si intorpidisce, diventando di colore scuro. A questo punto si
inserisce nel liquido l’agitatore (realizzato con il trapano). Dopo un’ora, si spengono
fornelletto e agitatore. A questo punto la miscela comincia a separarsi in due fasi, sul
fondo si deposita la glicerina (ottima per creme emollienti e prodotti cosmetici) densa e
scura, in alto l’estere (il biodiesel), più chiaro e liquido.
Si lascia riposare qualche ora per la completa separazione e poi si prosegue. La cosa
migliore è poter utilizzare un recipiente con un rubinetto sul fondo, in modo da fare
defluire prima la glicerina e dopo l’estere. Ci siamo quasi. L’ultima operazione da
eseguire è il lavaggio del biodiesel. L’importante è essere precisi e attenti nelle varie fasi,
o si rischia di ottenere degli insuccessi, reazioni che non avvengono, o si fermano a metà.
Tenete presente che usando alcool etilico, invece del metanolo, tutta l’operazione è più
impegnativa, sia in termini economici, che in termini di cura dei particolari e tempo
necessario, per contro vi ripaga con una minore probabilità di successo (è proprio un
ingrato!). L’unico vantaggio è la minore tossicità.
L’importanza del lavaggio
Il lavaggio del biodiesel potrebbe sembrare superflua, ma è essenziale per eliminare tutti i
residui poco raccomandabili per la salute del motore. Ci sono diversi modi per effettuare
il lavaggio, ecco uno dei più semplici. E’ sufficiente una botticella di plastica da 50 litri
con un rubinetto in fondo, una pompetta da acquario per soffiare aria, e relativa tubazione
ed erogatore.
Ho messo il biodiesel da lavare nella botticella (30 litri per volta) e ho aggiunto 10 litri
d’acqua. A questo punto ho lasciato gorgogliare l’aria nell’acqua (che, essendo più
pesante, si deposita in fondo) in modo da creare una corrente continua tra acqua tirata su
dall’aria e biodiesel. L’acqua si lega ai residui disciolti nel biodisel e li trascina con sé in
basso. Lasciare decantare l’acqua (che diventava biancastra) per circa 8 ore e farla
defluire a sedimentazione completata. Ripetere il trattamento 3 volte, finché l’acqua non
rimane pulita. Quindi si apre il rubinetto e si lascia defluire tutta l’acqua, quello che
rimane è il biodisel pronto all’uso!
La prova del nove
A questo punto, bisogna farsi coraggio e buttare nel serbatoio la “pozione magica".
Conviene provare prima con pochi litri, aggiunti al gasolio già presente nel serbatoio, poi
se tutto va bene si può utilizzare il biodiesel puro al 100% autoprodotto.
Se avete seguito correttamente tutte le istruzioni, sentirete il motore girare perfettamente,
e in modo più silenzioso e “rotondo"del solito. Ma la cosa più entusiasmante è constatare
che dal tubo di scarico esce praticamente solo “aria calda", priva di odore, e che anche
nelle accelerate più profonde con la terza marcia non si forma la classica fumata del
turbodiesel.
Ad oggi con il biodisel preparato in casa ho percorso più di 1000 chilometri senza
inconvenienti di sorta. Anche i consumi sono ottimi, la mia auto ha reso circa 20 km/litro
di biodiesel (motore VW 1.4 TDI 3 cilindri).