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Forma normale di Smith

Norberto Gavioli
v 1.1

1 Forma normale di Smith


Nel seguito indicheremo con A un dominio (unitario) a ideali principali (PID).

Lemma 1. Se d = x1 a1 + · · · + xn an è un massimo comun divisore di a1 , . . . , an ∈ A,


dove x1 , . . . , xn ∈ A, allora x1 , . . . , xn hanno massimo comun divisore invertibile.

Dimostrazione. Per ipotesi d divide ai e pertanto ai = dāi . Si avrà

d = x1 a1 + · · · + xn an = d(x1 ā1 + · · · + xn ān ).

Ne consegue che 1 = x1 ā + · · · + xn ān e che MCD(x1 , . . . , xn ), potendo essere raccolto


da ogni addendo di quest’ultima somma, divide 1, ossia è invertibile.

Lemma 2. Siano a1 , . . . , an ∈ A e sia d un loro massimo comun divisore. Allora esiste


una matrice M ∈ Mn×n (A) tale che la prima riga (o colonna) di M sia [a1 , a2 , . . . , an ]
e det(M ) = d.

Dimostrazione. L’asserto è immediato per n = 1. Supponiamo pertanto n ≥ 2. Sia d1


un massimo comun divisore di a1 , . . . , an−1 , allora essendo d il massimo comun divisore
 y ∈ A tali che d = xd1 +yan . Per induzione esiste una matrice
tra d1ed an , esistono x,
a1 . . . an−1
L= ∈ M(n−1)×(n−1) (A), dove N è una matrice (n − 1) × (n − 2),
N
tale che det(L) = d1 . Si ponga bi = ai /d1 ∈ A per i = 1, . . . , n − 1 allora, raccogliendo
d1 dalla prima riga di L, si ha
 
b1 . . . bn−1
det =1
N

e posto  
a1 ... an−1 an
 (−1)n+1 yb1 . . . (−1) ybn−1 (−1)n x
n+1 
 
M =
 0  .


N .. 
 . 
0

1
Sviluppando il determinante di M lungo l’ultima colonna con la regola di Laplace si
ha
 
2n+2 b1 . . . bn−1
det(M ) = (−1) an y det + (−1)2n+2 x det(L) = yan + xd1 = d,
N

come richiesto.

Lemma 3. Un sottoinsieme S non vuoto di A contiene sempre un elemento d tale


che ogni d0 ∈ S che divide d è associato a d.

Dimostrazione. Se per assurdo l’asserto non fosse vero allora è possibile determinare
una successione {an }∞ n=1 di elementi di A tale che per ogni i si ha che ai divide
propriamente ai+1 . Detto I = ∞
S
(a
i=1 i ), si vede che I è un ideale di A, ed è quindi un
ideale principale I = (u). L’elemento u divide pertanto ai per i ≥ 1. D’altra parte
u∈I= ∞
S
i=1 i e quindi d ∈ (aj ) ⊆ · · · ⊆ (ai ) ⊆ . . . per qualche j e per ogni i ≥ j.
(a )
Di conseguenza per i ≥ j si ha che d | ai | d, di modo che che ai è associato a d
per ogni i maggiore o eguale a j. Questo comporta il fatto che ai non può dividere
propriamente ai+1 per i ≥ j, contrariamente a quanto supposto.

Definizione 1. Una matrice U ∈ Mn×n (A) è detta unimodulare se det U è un ele-


mento invertibile di A, o, equivalentemente, se esiste una matrice V ∈ Mn×n (A) tale
che U V = V U = In .

Definizione 2. Due matrici M ed N ∈ Mn×n (A) sono dette equivalenti se esistono


due matrici unimodulari U e V ∈ Mn×n (A) tali che M = U N V .

La relazione appena introdotta è chiaramente una relazione di equivalenza nell’in-


sieme Mn×n (A).
Supponiamo che la matrice M = (mij ) = U N V sia equivalente a N = (nij ), dove
U = (uij ) e V = (vij ) sono unimodulari. Avremo
n
X
mij = uih nhk vkj
h,k=1

e pertanto il massimo comun divisore delle entrate della matrice N divide ogni entrata
di M e di conseguenza divide il massimo comun divisore delle entrate della matrice
M . Poiché l’equivalenza tra matrici è simmetrica abbiamo che se due matrici M ed
N sono tra loro equivalenti allora sono tra loro associati i massimi comuni divisori
MCD(mij ) e MCD(nhk ) delle rispettive entrate.
Piu in generale sia T = U M , dove U è unimodulare e sia
  Pn Pn 
th1 k1 . . . th1 kl j1 =1 uh1 j1 mj1 k1 . . . j1 =1 uh1 j1 mj1 kl
 .. ..  =  .. .. 
 . .  P . . 
n Pn
thl k1 . . . thl kl jl =1 uhl jl mjl k1 ... jl =1 uhl jl mjl kl

2
una sua sottomatrice quadrata di lato l. Se ne calcoliamo il determinante, usando la
linearità rispetto a ciascuna riga, otteniamo:
Pn Pn 
j1 =1 uh1 j1 mj1 k1 . . . j1 =1 uh1 j1 mj1 kl
det  .. ..
=
 
Pn . Pn .
jl =1 uhl jl mjl k1 ... jl =1 uhl jl mjl kl
 
n mj1 k1 ... m j1 k l
=
X
uh1 j1 det  .. ..
=
 
Pn . Pn .
jl =1 uhl jl mjl k1 . . . jl =1 uhl jl mjl kl
j1 =1

..
.
 
n m j 1 k1 . . . m j 1 k l

uh1 j1 · · · uhl jl det  ... ..  .


X
=

. 
j1 ,...,jl =1 mjl k1 . . . mjl kl

Se la matrice  
mj1 k1 . . . mj1 kl
 .. .. 
 . . 
mjl k1 . . . mjl kl
ha righe ripetute allora il suo determinante è nullo, altrimenti è ottenuta da una
sottomatrice quadrata di lato l di M in cui sono eventualmente state permutate le
righe. Il suo determinante, se non nullo, è pertanto, a meno del segno, un minore di
ordine l della matrice M . Ne consegue che il massimo comun divisore dei minori di
ordine l della matrice M divide ogni minore di ordine l della matrice U M .
Ragionando sulla matrice trasposta si trova che se V è una matrice unimodulare,
allora il massimo comun divisore dei minori di ordine l della matrice M divide ogni
minore di ordine l della matrice M V . In particolare il massimo comun divisore dei mi-
nori di ordine l della matrice M divide il massimo comun divisore dei minori di ordine
l di ogni matrice ad essa equivalente. Dal momento che una relazione d’equivalenza è
simmetrica abbiamo il seguente risultato.

Teorema 1. Se M ed N sono due matrici equivalenti in Mn×n (A) allora, per ogni
l = 1, . . . , n, M ed N hanno massimi comuni divisori dei rispettivi minori di ordine l
tra loro associati.

Ci sono alcune operazioni elementari che trasformano matrici in matrici ad esse


equivalenti.

1. Ad esempio l’operazione di sommare ad una riga un’altra moltiplicata per un


elemento dell’anello A produce una matrice equivalente. Volendo infatti som-
mare nella matrice M alla riga i-esima la riga j-esima moltiplicata per a ∈ A
basta moltiplicare a sinistra M per la matrice unimodulare Sij = I + aEij , dove
Eij = (ehk ) è la matrice quadrata che ha tutte le entrate nulle, tranne l’entrata

3
in posizione (i, j) che è uguale a 1, ossia ehk = δhi δkj . La matrice Sij ha dunque
tutte le entrate nulle, tranne quelle della diagonale principale che sono uguali a
1 e, se a 6= 0, quella in posizione (i, j) che è uguale ad a. In modo analogo si
vede che sommando ad una ad una colonna di una matrice un’altra moltiplicata
per un elemento dell’anello A si ottiene una matrice equivalente.

2. La matrice Pij , che si ottiene scambiando le righe i e j della matrice identità, è


chiaramente unimodulare e le matrici Pij M e M Pij sono ottenute dalla matrice
M scambiando rispettivamente le righe e le colonne i e j. Pertanto scambiando
tra loro righe o colonne di una matrice M si ottiene una matrice equivalente.

3. Infine data una matrice M è possibile trovarne una ad essa equivalente, che in
un’entrata prefissata della colonna (riga) j-esima abbia come entrata il massimo
comun divisore d di due sue entrate prefissate mij e mkj della colonna (riga)
j-esima di M . Se d = xmij + ymij , per i Lemmi 1 e 2, esiste una matrice U ,
di determinante invertibile, che ha come prima riga tutti zeri, eccetto che nelle
posizioni i ed h, dove le entrate sono x e y. Il prodotto U M ha l’entrata (1, j)
uguale a d, che può essere spostata in una qualunque posizione nella colonna
j-esima con uno scambio di righe.

Teorema 2. Data una matrice M ∈ Mn×n (A), detto d = MCDi,j=1,...,n (mij ) delle sue
entrate, esiste una matrice H ∈ M(n−1)×(n−1) (A) tale che d divida tutte le entrate hij
di H̄ e che la matrice  
d 0 ··· 0
 0 
N =  ..
 

 . H 
0
sia equivalente ad M .
Dimostrazione. Sia S l’insieme degli elementi del dominio A che compaiono come
entrate di qualche matrice M 0 equivalente ad M . Sia d ∈ S un elemento che non ha
divisori propri in S, tale elemento d esiste per il Lemma 3. Poiché d ∈ S, esiste una
matrice M 0 associata ad M che ha d come entrata in posizione (i, j). Scambiando
la i-esima riga con la prima riga e la j-esima colonna con la prima colonna si può
supporre che l’elemento d sia l’entrata in posizione (1, 1) di M 0 :
 
d m012 · · · m01n
 m0 
 21
M 0 =  ..

0

 . M̄ 
0
mn1

L’elemento d divide tutte le entrate della prima colonna di M 0 . Infatti per ogni
i, usando la terza operazione elementare, troverei una matrice equivalente a M ed
M 0 che ha come entrata nella prima colonna d0 = MCD(d, m0i1 ) e quindi d0 ∈ S.
Chiaramente d0 divide d, ma, per come è stato scelto d, l’elemento d0 non può essere

4
un suo divisore proprio di d, e pertanto d0 e d sono associati. Ne segue che d | d0 | m0i1 .
In modo analogo si vede che d divide tutte le entrate m01j della prima riga di M 0 . Si
ponga allora m0i1 = qi1 d ed m01j = q1j d, dove qi1 , q1j ∈ A. Si procede ora sottraendo
per ogni i ≥ 2 alla i-esima riga (i ≥ 2) la prima moltiplicata per qi1 e poi sottraendo
per ogni j ≥ 2 alla j-esima colonna (j ≥ 2) la prima moltiplicata per q1j . Si trova
allora una matrice N equivalente ad M della forma
 
d 0 ··· 0
 0 
N =  ..
 

 . H 
0
 
h22 . . . h1n
dove H =  ... .. .

. 
hn2 . . . hnn
Mostriamo che d divide tutte le entrate di H. La matrice N̄ , ottenuta da N
sommando alla sua j-esima colonna la prima, ha le stesse entrate di N , con la sola
eccezione del primo elemento n̄1j in alto alla j-esima colonna che è uguale a d:
 
d 0 ···0 d 0··· 0
 0 
N̄ =  ..
 

 . H 
0

Ragionando come già visto sopra per la matrice M 0 , si trova che d divide tutti le entrate
della colonna di H sottostante. Dal momento che questo vale per ogni colonna di H
si ha che d divide tutte le entrate di H. Chiaramenti d è il massimo comun divisore
di tutte le entrate di N e quindi, per il Teorema 1, è anche il massimo comun divisore
di tutte le entrate di M .
Iterando in maniera induttiva la stessa costruzione sulla sottomatrice H, operando
con matrici unimodulari della forma
 
1 0 ··· 0
 0 
 
 .. 
 . Ū 
0

si trova allora come corollario [1, § XII p. 367]

5
Teorema 3. Data una matrice M = (mij ) ∈ Mn×n (A) di rango r, allora M è
equivalente a una matrice diagonale

d1 ... 0 0 ... 0
 
 .. ... .. .. .. 
 . . . . 
 0 ... dr 0 ... 0 
 
D=
 0 ... 0 0 ... 0 

 . .. .. . . . .. 
 .. . . . 
0 ... 0 0 ... 0

dove gli elementi d1 . . . , dr sono tutti non nulli e per ogni i = 1, . . . , r − 1 si ha che di
divide di+1 .
Si supponga che la matrice M dell’enuciato del precedente teorema sia equivalente
a D e anche a  0
d1 . . . 0 0 . . . 0

 .. . . . .. .. .. 
 . . . . 
0
 0 . . . dr 0 0 . . . 0 
 
D0 = 
 0 ... 0 0 ... 0 

 . .. .. . . .. 
 .. . . . . 
0 ... 0 0 ... 0
dove d01 . . . , d0r0 sono tutti non nulli e per i = 1, . . . , r0 − 1, si ha che d0i divide d0i+1 . Si
ha che r = r0 in quanto sono entrambi uguali al rango di M . Dal Teorema 1 si trova
che di e d0i sono tra loro associati e diversi da zero per i = 1, . . . r e che di = d0i = 0
per i > r. Basta notare infatti che per l ≤ r i massimi comun divisori dei minori di
ordine l, rispettivamente delle matrici D e D0 , sono d1 · · · dl e d01 · · · d0l , mentre sono
entrambi nulli se l > r.
Definizione 3. La matrice D che compare nell’enunciato del Teorema 3 è detta forma
normale di Smith della matrice M .

2 Moduli su di un PID finitamente generati


Definizione 4. Un A-modulo M è detto finitamente generato se esistono m1 , . . . , mk ∈
M tali che ogni m ∈ M si scrive nella forma m = a1 m1 + · · · + ak mk per opportuni
a1 , . . . , ak ∈ A. Scriveremo in tal caso M = Am1 + · · · + Amk .
Teorema 4. Sia A un PID. Ogni A-sottomodulo M di An è finitamente generato ed
esistono m1 , . . . , mn ∈ M tali che M = Am1 + · · · + Amn .
Dimostrazione. La dimostrazione è per induzione su n. Se n = 1 allora M ⊆ A è un
ideale di A ed è pertanto un ideale principale M = (m1 ) = Am1 e l’enunciato è vero.
Supponiamo ora n > 1. Sia π : An → A la proiezione sull’ultima componente:
π(x1 , . . . , xn ) = xn . Chiaramente π è un omomorfismo di A-moduli il cui nucleo è K =

6
ker π = {(x1 , . . . , xn ) ∈ An | xn = 0} ∼
= An−1 . Si ponga KM = K ∩M. Il modulo KM ,
che è un A-sottomodulo di K = {(a1 , . . . , an−1 , 0) | ai ∈ A per i = 1, . . . , n − 1} ∼
=
n−1
A , ammette per induzione n − 1 generatori m1 , . . . , mn−1 . L’immagine π(M) =
(m̄) = Am̄ è un ideale, necessariamente principale, di A. Denominiamo mn un qua-
lunque elemento di M tale che π(mn ) = m̄. Comunque si scelga m ∈ M si ha che
π(m) = an m̄ = π(an mn ) per qualche an ∈ A. Inoltre m − an mn ∈ KM e pertanto
esistono a1 , . . . , an−1 ∈ A tali che m − an mn = a1 m1 + · · · + an−1 mn−1 , mostrando che
m = a1 m1 +· · ·+an mn ∈ Am1 +· · ·+Amn . Ne deduciamo che M ⊆ Am1 +· · ·+Amn .
Poiché banalmente vale l’inclusione opposta M ⊇ Am1 +· · ·+Amn , ne segue l’asserto
del teorema.
Teorema 5. Sia A un PID. Ogni A-sottomodulo M di An è finitamente generato ed
esistono u1 , . . . , un ∈ An e d1 , . . . , dr ∈ A non nulli tali che
1. di | di+1 per i = 1, . . . , r − 1,
2. An = Au1 ⊕ · · · ⊕ Aun ,
3. M = A(d1 u1 ) ⊕ · · · ⊕ A(dr ur ).
L’intero positivo r e, a meno di associati, gli elementi d1 , . . . , dr sono univocamente
determinati.
Dimostrazione. Per il Teorema 4, esistono m1 , . . . , mn ∈ An tali che M = Am1 +
· · · + Amn . L’omomorfismo di A-moduli ϕ : An → An definito da ϕ : x 7→ M x, dove
la matrice M ha per colonne m1 , . . . , mn , è tale che ϕ(An ) = M. Per il Teorema 3,
esistono due matrici unimodulari T e U e una matrice diagonale
d1 . . . 0 0 . . . 0
 
 .. . . . .. .. .. 
 . . . . 
 0 . . . dr 0 . . . 0 
 
D=
 0 ... 0 0 ... 0 

 . .. .. . . .. 
 .. . . . . 
0 ... 0 0 ... 0
di rango r con di che divide di+1 per i = 1, . . . , r − 1, tali che M T = U D. Dette
t1 , . . . , tn le colonne di T e u1 , . . . , un le colonne di U si ha che si ha che {t1 , . . . , tn } e
{u1 , . . . , un } sono due basi di An tali che ϕ(ti ) = di ui per i = 1, . . . , r. In particolare
M = ϕ(An ) = A(d1 u1 ) ⊕ · · · ⊕ A(dr ur ). Si supponga che esistano un’altra base
u01 , . . . , u0n di An e degli scalari d01 , . . . , d0r0 ∈ A non nulli, tali che d0i | d0i+1 per i =
1, . . . , r0 − 1 e che M = A(d01 u01 ) ⊕ · · · ⊕ A(d0r u0r0 ). Siano U 0 la matrice che ha per
colonne u01 , . . . , u0n e
 0
d1 . . . 0 0 . . . 0

 .. . . . .. .. .. 
 . . . . 
0
 0 . . . dr 0 . . . 0 
 
0
D =
 0 ... 0 0 ... 0 

 . .. .. . . .. 
 .. . . . . 
0 ... 0 0 ... 0

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Poiché U D e U 0 D0 hanno rispettivamente le prime r ed r0 colonne che formano due basi
di M di ha che r= r0 = rk(M  ) e che esiste una matrice unimodulare Q ∈ Mr×r (A) tale
Q 0
che U D = U 0 D0 . Pertanto D e D0 sono equivalenti e, dalle considerazioni
0 In−r
che seguono il Teorema 3, si ha che di è associato a d0i per i = 1, . . . , r.
Teorema 6. Sia X un A-modulo finitamente generato. Allora esistono x1 , . . . , xn ∈ X
e a1 , . . . , an ∈ A tali che
1. ai non è invertibile per i = 1, . . . , n,
2. ai divide ai+1 per i = 1, . . . , n − 1.
A A
3. X ∼
= Ax1 ⊕ · · · ⊕ Axn ∼ = ⊕ ··· ⊕ .
Aa1 Aan
Gli elementi a1 , . . . , an sono univocamente determinati a meno di associati.
Dimostrazione. Supponiamo che y1 , . . . , yt siano un sistema di generatoriP di di X.
Costruiamo un omomorfismo suriettivo ϕ : At → X ponendo ϕ(b1 , . . . , bt ) = ti=1 bi yi .
Per il Teorema 5, esiste una base u1 , . . . , ut di At ed elementi d1 , . . . ,L
dt , dove di |
t
di+1 per i = 1 . . . t − 1 e di = 0 per i ≥ r + 1, tali che ker ϕ = i=1 A(di ui ).
Si definisca s = max {i | di è invertibile}. Si noti che u1 , . . . , us ∈ ker ϕ e pertanto
ϕ(u1 ) = · · · = ϕ(us ) = 0. Inoltre si ha as+1 ϕ(us+1 ) + · · · + at ϕ(ut ) = 0 se solo se
as+1 us+1 + · · · + at ut ∈ ker ϕ se e solo se per i = s + 1, . . . , t si ha ai ∈ Adi da
cui si deduce che as+1 ϕ(us+1 ) = · · · = at ϕ(ut ) = 0. Se ne deduce che la somma
Aϕ(us+1 ) + · · · + Aϕ(ut ) = Aϕ(us+1 ) ⊕ · · · ⊕ Aϕ(ut ) è diretta. Si pone allora per
i = 1, . . . n
n = t − s, ai = di+s , xi = ϕ(ui−s ),
e si ottiene
X = ϕ(At ) =
= ϕ(Au1 ⊕ · · · ⊕ Aut ) =
= Aϕ(us+1 ) ⊕ · · · ⊕ Aϕ(ut ) =
= Ax1 ⊕ · · · ⊕ Axn ∼=
∼ A A
= ⊕ ··· ⊕
Aa1 Aan
come richiesto. L’unicità degli ai è una conseguenza del Teorema 5.
Corollario 1. Dato un gruppo abeliano G finitamente generato, esistono e sono uni-
vocamente determinati degli interi non negativi f , t e 1 < a1 ≤ · · · ≤ at tali che
ai | ai+1 per i = 1, . . . , t − 1 e che
t
!
G∼
Y
= Z /ai Z × Zf .
i=1

In particolare ogni gruppo abeliano finitamente generato è prodotto diretto di gruppi


ciclici.

8
Riferimenti bibliografici
[1] H.J.S. Smith and J.W.L. Glaisher, The collected mathematical papers of Henry
John Stephen Smith, AMS Chelsea Publishing Series, no. v. 1, Chelsea Publishing
Company, 1965.

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