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FONDAZIONE DELL’ORDINE DEGLI ARCHITETTI,

PIANIFICATORI, PAESAGGISTI E CONSERVATORI


DELLA PROVINCIA DI MILANO Cm.334/itinerari

Casa Laporte / 1935-1938 /


Gio Ponti, Antonio Fornaroli, Eugenio Soncini Casa Laporte / 1935-1938 / G. Ponti, A. Fornaroli, E. Soncini

via Brin 12, Milano


della casa – e dall’altro la zona giorno, Tutti gli alloggi sono dotati di vetrine
dove avviene la fusione tra soggiorno e e librerie a muro, così come delle finestre
L’edificio di via Brin rappresenta l’apice seminterrato sono collocati spazi di servizio sala da pranzo in un unico, vasto spazio, vetrine che hanno l’intento di realizzare
delle riflessioni sulla casa svolte per tutto come garage, cantine, lavanderia e centrale già anticipato nelle Domus di via De Togni compiutamente la nuova casa borghese:
il decennio degli anni Trenta (tanto da dell’impianto di riscaldamento comune, (1931-1936). Nell’attico, questa zona della «non è più questione di tappezzerie o
essere scelta come progetto di abitazione mentre il piano terreno ospita l’ingresso casa a doppia altezza è in comunicazione disposizione o disegno di mobili, ma è
tipo da presentare alla VI Triennale), ma decentrato con la scala di distribuzione di diretta con il giardino d’inverno e la terrazza composizione di spazi, di oggetti negli
è anche l’episodio di massima tangenza tutte le unità e l’accesso al giardino. esterna, ispirata alle teorie di Le Corbusier spazi, di luci e di colori. […] Gli ambienti di
dell’architettura di Ponti con i principi del Ciascun piano ha il proprio sviluppo sul tetto-giardino e corredata dalla presenza questa abitazione si può dire che non sono
razionalismo. planimetrico, ma tutti gli alloggi sono di una vasca d’acqua, un campo di sabbia e stati “arredati”, né lo saranno nel senso che
La casa è suddivisa in tre diversi articolati intorno a un atrio baricentrico un orto nascosti dietro il prolungarsi delle ha normalmente questa parola; in essi si è
appartamenti, di cui l’ultimo – organizzato che distribuisce da un lato la zona notte – facciate. Quest’area è comunque percepibile liberamente sistemata la vita degli abitanti
su due livelli – è stato per un breve isolata da un disimpegno servito da armadi – sul fronte d’ingresso – grazie ad un’ampia secondo comodità e simpatia e umore: e
periodo abitazione dell’architetto. Al piano a muro, con gli arredi integrati alla struttura apertura rettangolare, che sembra con cose – mobili, libri, riviste, ricordi,
anticipare il tema delle finestre aperte sul qualche oggetto d’arte – che appartengono
VISTA DEL FRONTE LUNGO VIA BRIN (IMMAGINE GENTILMENTE CONCESSA DA GIO PONTI ARCHIVES)
cielo sviluppato nella seconda fase della intimamente, direttamente, alla vita loro»
carriera di Ponti (in particolar modo con i (1937).
progetti per le chiese).
MANUELA LEONI
Le facciate esterne si configurano come
superfici lisce su cui le aperture, circondate
da cornici in pietra artificiale complanari PIANTA DEL PIANO TERRENO (IMMAGINE GENTILMENTE
CONCESSA DA ARCHIVIO CSAC E GIO PONTI ARCHIVES)
ai muri, si dispongono in maniera quasi
accidentale, seguendo la sola logica della
distribuzione interna e avvicinandosi al
principi razionalisti della facciata e della
finestra libere. Così il fronte sul giardino
interno si arricchisce di una sequenza di
aperture di vario taglio per goderne la vista,
mentre la facciata d’ingresso sulla via Brin
si chiude in equilibrato dialogo tra il vasto
taglio vetrato verticale che illumina le scale,
le tre finestre tonde e le pensiline in aggetto
che coprono l’ingresso e la porzione centrale
della superficie, priva di cornicione.

GIO PONTI GIO PONTI

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