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Il diritto è pluralità di regole che contengono prescrizioni aventi ad oggetti comportamenti

umani.

Sono giuridiche, le norme prescrittive di comportamenti la cui violazione porta all’applicazione di


una sanzione esterna al soggetto .

Sanzione istituzionalizzata, requisiti;


• certezza della risposta alla violazione
• proporzionalità della risposta alla violazione
• predeterminazione dei soggetti incaricati di ottenerne l’esecuzione

La regola giuridica è è esterna al soggetto. Non richiede alcuna adesione anteriore.

Diritto positivo è è quello posto, cioè prodotto dalle autorità cui nel sistema è assegnato tale
compito. Es. leggi del parlamento.

Diritto naturale è è una teoria giuridica che postula l’esistenza di un insieme di princìpi della
natura umana, i quali si presentano in natura come eterni e immutabili nel tempo.

Lo Stato è può essere definito come la forma di organizzazione del potere politico, cui spetta
l’uso legittimo della forza, su una comunità di persone all’interno di un determinato territorio.

L’uso della forza deve essere legittimo, e si deve differenziare dalla violenza.
Deve avere tali requisiti :
- deve essere conforme alle regole dettate in materia dall’ordinamento
- deve essere percepito come legittimo da parte dei componenti del gruppo, e questo
comporta che essi (o almeno la maggioranza) prestino comunque la propria adesione
politica all’ordinamento e ai suoi valori, senza di che l’ordinamento sarebbe privo di
effettività.

Lo Stato si compone di 3 elementi essenziali :


(1) popolo (elemento personale)
(2) territorio (elemento spaziale)
(3) sovranità (elemento organizzativo)

Tali elementi costitutivi devono necessariamente coesistere.

2. SOVRANITA’

- consiste nel potere supremo dello Stato all’interno del proprio territorio (sovranità
interna) e dell’indipendenza dello Stato rispetto a qualsiasi altro Stato (sovranità
esterna)

Limiti della sovranità dello Stato:


- di fatto è dovuti al processo di globalizzazione, che ha determinato una sostanziale perdita
di controllo da parte dello Stato su taluni fenomeni (come, circolazioni di risorse e capitali)
- giuridici è dovuti all’appartenenza dello Stato all’ordinamento internazionale.

3. POPOLO
- il termine popolo, indica la comunità di individui, titolari assoluti del potere sovrano, ai
quali l’ordinamento giuridico statale attribuisce lo status di cittadino.

La cittadinanza, è la condizione cui la costituzione riconnette una serie di diritti e doveri.

Dal 1° novembre 1993, data dell’entrata in vigore del Trattato sull’Unione Europea, ai cittadini
degli stati membri è riconosciuta , oltre alla cittadinanza nazionale, anche la cittadinanza europea.
- es. diritto di circolare e soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri

4. TERRITORIO
Il territorio è la sede su cui è stabilmente organizzata la comunità statale.
Rappresenta l’ambito spaziale entro il quale lo Stato esercita la propria sovranità in modo
effettivo ed indipendente.

Il territorio comprende :
- la terraferma => delimitata da confini naturali o artificiali (stabiliti da trattati
internazionali)
- mare territoriale => comprensivo della fascia di mare costiero entro cui lo Stato esercita la
sovranità, e che si estende per un massimo di 12 miglia dalla costa.
- Lo spazio aereo sovrastante la terraferma ed il mare territoriale.
- Territorio fluttuante, cioè le navi e gli aerei mercantili in viaggio in alto mare e sul cielo
soprastante e le navi e gli aerei militari ovunque si trovino.

5. ORGANIZZAZIONE DEL POTERE STATALE

C. Raccomandazioni e Pareri
Trattasi di atti sforniti di efficacia .
Raccomandazioni è costituiscono esortazioni e moniti ai singoli Stati membri
Parere è espressione di un’opinione su una data questione.

E. Sentenze della Corte di Giustizia dell’Unione Europea


Ex art. 267 TFUE, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea è competente a pronunciarsi in via
pregiudiziale:
(a) sull’interpretazione dei trattati
(b) sulla validità ed interpretazione degli atti delle istituzioni dell’UE.
Tale organo è un interprete qualificato del diritto comunitario, nel senso che ne precisa
autoritativamente il significato con le proprie sentenze e ne determina l’ampiezza e l’ambito di
applicazione.
• il nostro Paese , deve quindi tener conto delle possibili condanne che potrebbero
scaturire da procedure di infrazioni ancora in corso e non giunte alla fase contenziosa
dinnanzi all’organo giurisdizionale dell’UE.

F. Rapporti tra Diritto dell’Unione e Diritto Interno


- Tali rapporti sono stati impostati inizialmente, in base al principio della separazione degli
ordinamenti giuridici.
- La tesi attuale , prevalente in dottrina, è quella del rapporto di integrazione tra i due
ordinamenti, esplicitamente affermato anche dalla più recente giurisprudenza costituzionale
con la formula degli ordinamenti “coordinati e comunicanti”.
La legge 11/2005 (c.d. legge Buttiglione). Impone al governo di presentare annualmente alle
Camere (entro il 31 gennaio), un disegno di legge in grado di disciplinare le modalità di
attuazione della normativa europea nell’ordinamento italiano.

14. LE FONTI INTERNAZIONALI

Le fonti di produzione del nostro ordinamento derivano anche dall’appartenenza dell’Italia alla
comunità internazionale.

In questo caso, occorrono tuttavia, specifiche procedure interne di adattamento.

Le fonti dell’ordinamento giuridico internazionale sono distinte in :

(o) Norme consuetudinarie


Ivi compresi i principi generali di diritto riconosciuti dalle nazioni civili che costituiscono una
particolare categoria e che si indirizzano a tutti i membri della Comunità Internazionale.
L’ordinamento nazionale si conforma alle norme , attraverso il rinvio operato dall’art. 10 Cost.

l’attuazione e l’integrazione delle leggi e dei decreti legislativi recanti norme di principio.
(esclusi quelli relativi a materie riservate alla competenza regionale)
- le materie in cui manchi la disciplina da parte di leggi o di atti aventi forza di legge
(sempre che non si tratti di materie sottoposte a riserva)
- l’organizzazione e il funzionamento delle amministrazioni pubbliche .

I regolamenti governativi possono essere emanati con decreto del Presidente della Repubblica,
( previa deliberazione del CDM
( sentito il parere del CDSTATO che si deve pronunciare entro 90 giorni dalla richiesta.

(2)
I regolamenti delegati:
Hanno il compito di regolamentare certe materie anche in deroga ad una disciplina
precedentemente posta dalla legge.
Tale processo è garantito da una legge avente contenuto autorizzatorio del Parlamento che
permette al governo di disciplinare con regolamento un oggetto già regolato da legge, anche su una
materia coperta da riserva di legge (purché non assoluta).

- vengono emanati con D.P.R.


- previa deliberazione del consiglio dei ministri
- sentito il consiglio di Stato
- previo il parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia, che si
pronunciano entro 30 giorni dalla richiesta.

3) regolamenti ministeriali ed interministeriali


4) regolamenti di riordino
5) regolamenti di attuazione delle direttive europee.
La legge comunitaria annuale, può autorizzare il Governo ad attuare le direttive dell’Unione
Europea tramite regolamento.

21. LIMITI DELLA POTESTA’ REGOLAMENTARE.


I regolamenti:
à non possono contrastare con la Costituzione
à non possono contrastare con le leggi ordinarie, salvo che sia una legge ad attribuire loro il
potere di innovare anche nell’ordine legislativo (delegificando la materia)
à non possono regolare le materie coperte da riserva di legge assoluta
à non possono derogare al principio di irretroattività
à non possono contenere sanzioni penali
à se i regolamenti sono emanati da autorità inferiori, non possono contrastare con
regolamenti emanati da autorità gerarchicamente superiori
à non possono disciplinare materie di competenza legislativa delle regioni, stante la
previsione ex art. 117 comma 6 Cost.

22. LE FONTI REGIONALI.

- la giurisprudenza ha affermato che è le leggi ordinarie, i regolamenti e tutta l’attività


della Pubblica Amministrazione devono conformarsi al principio della laicità.

La Corte Costituzionale ha individuato i seguenti corollari al principio di laicità:


Pluralismo confessionale.
Impone la pari protezione della coscienza di ciascuna persona che si riconosce in una fede.

Divieto di discriminazione fra i culti.

Distinzione degli ordini.


Significa che la religione e gli obblighi morali, non possono essere imposti come mezzo al fine
dello Stato.

Equidistanza ed imparzialità della legislazione rispetto a tutte le confessioni religiose.

36. RAPPORTI TRA LO STATO E LA CHIESA


CATTOLICA.
Art. 7 Cost., è Lo Stato e la Chiesa, sono , ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

I rapporti tra questi ordinamenti, sono regolati da veri e propri accordi.


I Patti Lateranensi.

I Patti Lateranensi , possono essere modificati con legge ordinaria, purchè le modificazioni siano
concordate fra le parti.

Se manca l’accordo, lo Stato può procedere egualmente alle modifiche, ricorrendo però, al
procedimento di revisione costituzionale..

- ad essere costituzionalizzato , non è il contenuto dei Patti, bensì il principio pattizio


- le norme dei Patti Lateranensi resistono all’abrogazione di norme di leggi ordinarie
- si ritiene che possano derogare anche alle norme di rango costituzionale , in quanto tali
norme pattizie sono a carattere speciale.
- L’unico limite è rappresentato dai principi supremi dell’ordinamento costituzionale.

Il 18 febbraio del 1984, è stato stipulato un nuovo accordo tra Repubblica italiana e Santa sede con
cui sono state apportate delle modificazioni all’originario del 1929.
• Es. è stato abrogato il principio della religione di Stato, a conferma della
neutralità dello Stato in materia religiosa.

A. Rapporti tra lo Stato e le altre Confessioni Religiose


Ex art. 8 è le confessioni religiose, diverse dalla cattolica, hanno diritto di organizzarsi secondo
i propri statuti in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.

I loro rapporti con lo Stato, sono regolati per legge, sulla base di intese con le relative
rappresentanze.
42. DIRITTO ALLA SALUTE.

ART. 32 1) La Repubblica tutela la salute


come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite
agli indigenti
2) Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per
disposizione di legge.
3) La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

La Salute, costituisce lo stato di benessere fisico, mentale e sociale, oggetto di specifica tutela da
parte dell’ordinamento, che consente all’individuo di integrarsi nel suo ambiente naturale e
sociale.

Il secondo comma del dettato costituzionale si sostanzia nel diritto a rifiutare le terapie, quale
risvolto negativo del diritto alla salute.

Il difficile bilanciamento tra tutela della vita e autodeterminazione individuale , è risolto nel
senso più favorevole dell’autodeterminazione individuale.

Ciò che viene in rilievo è dunque il consenso informato, esisto di una scelta spettante al solo
paziente , ma compiuta con l’indispensabile apporto delle conoscenze mediche, secondo quella
che viene definita l’alleanza terapeutica tra medico e paziente.
• in questo ambito si è parlato di testamento biologico, cioè la dichiarazione di una
persona, pienamente capace di intendere e di volere, che dia disposizioni in merito
alle eventuali terapie che desidera ricevere e quelle da rifiutare nel caso in cui
successivamente si trovi in uno stato di incoscienza celebrale irreversibile.

A. Diritto all’Ambiente
Dal punto di vista costituzionale, l’ambiente non è stato preso in considerazione.

Tuttavia, dottrina e giurisprudenza hanno potuto ricavare indirettamente un principio di protezione


mediante l’interpretazione degli articoli 2 , 9 e 32.

Con l’art. 2, la costituzione riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo …


Con l’art. 32 , il diritto alla salute
Art. 9 è tutela il Paesaggio.

B. Libertà Artistica, Scientifica ed Insegnamento


Art. 33 Cost:
- l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.
- La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti
gli ordini e gradi
- Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione , senza oneri per lo
Stato
- Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti
autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi di Stato.

Inoltre ex art. 34, oltre a sancire l’obbligatorietà dell’istruzione inferiore, dispone che i capaci e
meritevoli, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi
50. IL PARLAMENTO.
È UN ORGANO :
è Costituzionale
è complesso : costituito da due organi posti su un piano di piena parità giuridica.
è collegiale
è rappresentativo : rappresenta il corpo elettorale
è con funzioni :
• legislative
• di controllo politico è che esercita sul governo con l’istituto della fiducia
• giurisdizionali è nei casi di messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica
per i reati di alto tradimento e attentato alla Costituzione (funzione di accusa)

La Costituzione italiana prevede un bicameralismo perfetto o pieno.


Senato e Camera dei deputati:
- sono eletti direttamente dal corpo elettorale
- svolgono identiche funzioni . Partecipano allo stesso modo sia alla funzione
legislativa che a quella politica
- hanno identica durata (5 anni).
I deputati, alla luce della L. Costituzionale n. 1/2020, sono quattrocento (400) , otto (8) dei quali,
eletti nella circoscrizione estero.
La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni ai sensi dell’art. 56 Cost., fatto salvo il numero dei
seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della
Repubblica, quale risulta dall’ultimo censimento generale della popolazione, per
trecentonovantadue (392), e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni
circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

I Senatori, alla luce della L. Costituzionale n. 1/2020, sono duecento (200), quattro (4) dei quali,
eletti nella Circoscrizione Estero.
Inoltre, nessuna Regione o Provincia autonoma, può avere un numero di senatori inferiore a tre (3).

La ripartizione dei seggi tra le Regioni o le Province autonome ai sensi dell’art. 57 Cost., si effettua
in proporzione alla loro popolazione, quale risulta dall'ultimo censimento generale, sulla base dei
quozienti interi e dei più alti resti.

ELETTORATO PASSIVO è 18 camera , 25 Senato

Nel senato, ai sensi dell’art. 59 Cost., modificato in ultimo dalla L. Cost. n. 1/2020, vi è la presenza
dei Senatori a vita, e dunque di membri non elettivi.
E’ Senatore di diritto e a vita, salvo rinuncia, chi ha rivestito la carica di presidente della
repubblica.

Inoltre, Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cittadini che hanno illustrato la
Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario.
Il numero complessivo dei senatori in carica nominati dal Presidente della Repubblica, non può in
alcun caso essere superiore a cinque.
discussione in aula
In aula la discussione procede per 3 letture che rispecchiano le fasi della discussione in
commissione:
1. la prima lettura è introdotta dal relatore e consiste nella discussione generale, e
può chiudersi con il voto di un “ordine del giorno di non passaggio degli articoli”,
che decreterebbe la conclusione negativa del procedimento;
2. se questo non avviene, senza bisogno di votazione si passa alla seconda lettura, che
prevede la discussione articolo per articolo e degli eventuali emendamenti, e
infine la votazione del testo definitivo di ogni articolo;
3. terminata questa fase l’aula procede alla terza lettura che consiste
nell’approvazione finale dell’intero testo.

Le votazioni avvengono per voto palese e al maggioranza richiesta e quella relativa.

2b. PROCEDIMENTO PER COMMISSIONE DELIBERANTE


(LEGISLATIVA)
È una particolarità del nostro ordinamento, prevista dall’art 72.3 cost.
Consente alla commissione di assorbire tutte le fasi del procedimento di approvazione
sostituendo l’aula:
à la commissione esaurisce tutte e tre le letture senza che il progetto di legge debba essere
discusso e votato dall’assemblea.

Data la sua particolarità è circondato da tre garanzie:


1) Alcune materie sono escluse dal procedimento per commissione deliberante: l’art
72.4 infatti prescrive il procedimento ordinario per le proposte di legge
costituzionale, per le leggi in materia elettorale, per le leggi di delegazione
legislativa, per le leggi di ratifica dei trattati internazionali e per le leggi di
approvazione dei bilanci. Per queste materie vi è dunque una riserva di assemblea.
2) Per la composizione della commissione deliberante l’art 72.3 Cost. dispone che sia
seguito il criterio della rappresentanza proporzionale dei gruppi parlamentari.
3) qualsiasi momento se ne fanno richiesta il governo o 1/10 delle minoranze politiche
della camera, il progetto può essere rimesso all’assemblea.

2c PROCEDIMENTO PER COMMISSIONE REDIGENTE.


Questo procedimento è una via di mezzo tra i due precedenti: non è previsto dalla Costituzione, ma
dai regolamenti parlamentari.
Il tratto comune è che questo procedimento serve a sgravare l’assemblea dalla discussione e
approvazione degli emendamenti, decentrandoli in commissione , riservando all’aula solo
l’approvazione finale.

A. Fase di Integrazione dell’Efficacia


La legge, una volta approvata dalle camere è perfetta ma non ancora efficace.
Deve superare la fase di integrazione dell’efficacia.

Tale fasi si compone di differenti atti, diretti a :


- controllare la legittimità della legge,
- il rispetto delle norme di procedura,
- nonché di renderla pubblica a coloro che sono tenuti ad osservarla.
B. Promulgazione

Attraverso i messaggi, il Capo dello Stato richiama l’attenzione del Parlamento su esigenze
avvertite dalla Nazione e non soddisfatte dal Parlamento. Il contenuto dei messaggi rispecchia gli
intendimenti personali del Capo dello Stato. Il Pd.R. con i propri messaggi non può interferire
nell’azione degli altri organi costituzionali, né entrare nel merito del programma politico del
governo. I messaggi vanno sempre controfirmati dal Presidente del Consiglio o da un ministro.

3. Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di


iniziativa governativa.
Non è un atto presidenziale. E’ un atto vincolato.

L’autorizzazione presidenziale non ha carattere discrezionale e non può essere rifiutata. Si ritiene
tuttavia che può rifiutare l’autorizzazione se manca un elemento essenziale o quando l’atto abbia
carattere delittuoso.

4. Può convocare in via straordinaria ciascuna Camera


È un atto presidenziale

In tale si riunisce di diritto, anche l’altra Camera non convocata.

5. Può sciogliere le Camere, o anche una sola di


esse. Natura dell’atto
Una tesi minoritaria sostiene che lo scioglimento è un atto governativo:
• tale opinione poggia in definitiva sul fatto che il decreto ha bisogno della
controfirma ministeriale.

• viene visto lo scioglimento delle Camere, come un atto diretto al ripristino della
funzionalità del sistema.

Le preoccupazioni che di tale potere si abusi, hanno portato parte della dottrina a proporre una
ulteriore ricostruzione :
- una configurazione duumvirale dello scioglimento, come atto al quale concorrono
sia l’esecutivo che il Capo dello Stato.

L’art. 88 detta una disciplina scarna per la disciplina di tale potere.


- il capo dello Stato deve sentire i presidenti delle Camere, il cui parere è
obbligatorio ma non vincolante
- Il capo dello Stato non può esercitare il suo potere negli ultimi 6 mesi del suo
mandato.
Il decreto di scioglimento, viene firmato dal Presidente del Consiglio, ma non è preceduto da
proposta governativa, né contiene motivazione, ma da atto dell’avvenuta consultazione dei
presidenti delle Camere.

A. Cause di Scioglimento delle Camere


La Costituzione non da indicazioni esplicite.
Le ipotesi più largamente sostenute sono le seguenti:
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A. Le Decisioni di Inammissibilità
L’atto è inammissibile quando mancano i presupposti per procedere ad un giudizio di merito:
1) mancanza dei requisiti soggettivi e oggettivi dell’organo chiamato a sollevare la
questione;
2) quando l’atto impugnato non rientra tra quelli indicati dalla Costituzione;
3) mancanza del requisito della rilevanza;
4) se l’ordinanza di remissione manca di indicazioni sufficienti e univoche per definire il
thema decidendum;
5) se ci sono stati vizi meramente procedurali;
6) se la questione sottoposta alla Corte comporta una valutazione di materia politica o un
sindacato sull’uso del potere discrezionale del Parlamento.

B. Sentenze di Rigetto (e Ordinanze di Manifesta Infondatezza)


Si ha sentenza di rigetto se la Corte dichiara non fondata la questione prospettata dall’ordinanza di
remissione.
- La corte non dichiara che la legge impugnata è illegittima, semplicemente
respinge la questione sollevata dal giudice a quo.

Tale sentenza non ha effetti erga omnes:


→ preclude la riproposizione della stessa questione da parte dello stesso giudice nello
stesso stato e grado dello stesso giudizio.
→ Viene pronunciata con ordinanza di manifesta infondatezza.

C. Sentenze di Accoglimento
La Corte dichiara l’illegittimità costituzionale della disposizione impugnata.

Opera erga omnes . Deve necessariamente essere pronunciata con sentenza.

La sentenza ha valore costitutivo e gli effetti di tale sentenza sono retroattivi.

Di conseguenza, l’effetto della dichiarazione di illegittimità è di vietare l’applicazione della


norma invalidata

D. Sentenze Interpretative di Rigetto


La Corte dichiara infondata la questione di legittimità non perché il dubbio di legalità sollevato
dal giudice non sia giustificato, come per la sentenza di rigetto, ma perché esso si basa su una
cattiva interpretazione della legge impugnata:
→ l'interprete deve scegliere l'interpretazione conforme a Costituzione. ha effetti inter partes.

E. Sentenze Manipolative di Accoglimento


Nel corso degli anni, è possibile riscontrare nella giurisprudenza della Corte Costituzionale,
quelle sentenze che la dottrina chiama manipolative:

- sentenza di accoglimento parziale: la corte dichiara illegittima la disposizione per una


parte sola del suo testo (principio di economicità);

- sentenza additiva: viene dichiarata illegittima la disposizione nella parte in cui prevede
ciò che sarebbe costituzionalmente necessario prevedere; l’addizione è quindi una norma
omessa dal legislatore.

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Il “sistema delle Conferenze” costituisce il principale strumento con cui si svolge la “leale
collaborazione” tra Stato, Regioni e autonomie locali.

Tra i congegni più rilevanti per assicurare l'attuazione del principio dì leale collaborazione ed il
raccordo tra Stato e Regioni, vi è la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e
le Province autonome di Trento e Bolzano (la c.d. “Conferenza Stato-Regioni"), a cui è stata
affiancata dalla Conferenza Stato, Città e autonomie locali:
• per le materie ed i compiti di interesse comune, le due Conferenze sono riunite
insieme nella Conferenza unificata.
Queste Conferenze, presiedute dal Presidente del Consiglio, o da un ministro da lui delegato, e
sono formate da alcuni ministri e dai Presidenti delle Regioni (la Conferenza Stato-Regioni)
ovvero dai rappresentati degli enti locali (la Conferenza delle autonomie locali).

Esse sono sedi di confronto tra il Governo e le istituzioni regionali e locali, coinvolte
nell’elaborazione del contenuto di alcuni atti del Governo che incidono sugli interessi e le
competenze delle Regioni.

101. AUTONOMIA FINANZIARIA REGIONI.


L’art. 119 della Costituzione riconosce e garantisce l’autonomia finanziaria, sia sul versante
delle entrate che su quello delle spese, a favore di Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni.

Questo riconoscimento significa che:


• i suddetti enti territoriali devono avere entrate proprie e il potere di concorrere a
determinarne la composizione e la quantità;
• devono poter stabilire liberamente come spendere le risorse di cui dispongono.

Al fine di garantire la piena attuazione dei principi contenuti nell’art. 119, attraverso la l. 42/2009, è
stata data al Governo la delega in materia di federalismo fiscale.
Tale legge è volta ad assicurare autonomia di entrata e di spesa degli enti territoriali, e a garantire
i principi di solidarietà e di coesione sociale.

102. LA FORMA DI GOVERNO DEGLI ENTI LOCALI

Tale forma di governo si basa sull’elezione diretta del sindaco da parte del popolo.

Per quanto riguarda l’elezione dei consigli comunali sono previste diverse modalità per i comuni
con popolazione superiore o inferiore ai 10.000 abitanti.
Il sindaco dura in carica 5 anni e non possono candidarsi oltre il 2° mandato.

Nei comuni fino a 10.000 abitanti ogni candidato a Sindaco deve essere collegato ad una lista di
candidati a consigliere comunale. L'elettore esprime un voto per il candidato a Sindaco e per la lista
a esso collegata e può esprimere 2 voti di preferenza per un candidato uomo e una donna
candidati nella lista.
È eletto sindaco il candidato che ottiene la maggioranza relativa; la lista che risulta vincitrice
avrà 2/3 dei seggi del consiglio, mentre i rimanenti sono ripartiti tra le altre liste con la formula
proporzionale.

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