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"Per un teatro povero"

La concezione che ha Grotowski di teatro è in contrapposizione a quella della maggior parte dei sui
contemporanei, propone infatti un teatro che si oppone a quello che definisce"ricco".
Il teatro contemporaneo, ovvero questo "teatro ricco", è fortemente criticato poiché frutto della fusione di
diversi elementi, di diversi meccanismi, provenienti sia dal cinema che dalla televisione; il risultato è un
ibrido, ma Grotowski sostiene che la sua esistenza sia anche assurda dato che non potrà mai raggiungere il
livello tecnico di TV e cinema.
La proposta che fa è allora quella di un teatro che sia povero.

"Teatro povero" è appunto la denominazione del teatro proposto, un teatro che fa a meno di tutto ciò che
non è strettamente necessario; Grotowski propone quindi di:

 eliminare il palcoscenico e della sala, gli attori soni quindi sistemati in un modo differente:
-recitano fra gli spettatori in contati quindi col pubblico che resta passivo al dramma;
-possono includere gli spettatori nell' azione;
-possono recitare fra gli spettatori ignorandoli;
-possono essere separati dal pubblico.
 eliminare gli effetti di luce
gli attori devono essere in grado di irradiare luce.
 eliminare tutto ciò che l'attore indossa in camerino (cerone, nasi, pance...)
 eliminare la musica
l'attore la produce grazie alla sua voce, anche se a volte è presente uno strumento
musicale (es. violino ne "Il Principe Costante").

Tolti tutti questi elementi non indispensabili resta solo ciò che costituisce il teatro, ciò il rapporto diretto e
vivo fra spettatore ed attore, dal contatto, dalle reazione e dagli impulsi fra attore e gente; in mancanza di
questo non può esistere il teatro.

Si tratta poi di un teatro che fa uso anche di testi classici ma, è comunque contemporaneo poiché in grado
di mostrare il presente in prospettiva col passato e viceversa.
É un teatro con carattere nazionale (tiene conto del contesto e del clima in cui si formano gli attori e
crescono gli spettatori), realistico (tende infatti ad un eccesso di verità) ed è sociale (poiché si tratta di una
sfida lanciata allo spettatore).

Gli obiettivi che Grotowski si propone son innanzitutto il superamento della concezione del teatro nel suo
aspetto carnale come luogo di provocazione; deve invece portare al superamento degli stereotipi
rinunciando a tutte le finzioni quotidiane per verificare la realtà scoprendo e donando se stessi. Gli
stereotipi e i tabù vanno quindi violati attraverso uno shock.

Per far questo Grotowski propone un metodo concreto da seguire e il Teatro Laboratorio ne è la più chiara
espressione . Questo non vuole lanciare attori, nonostante poi ci sia uno spettacolo perché, ricordiamo, il
contatto col pubblico è fondamentale, ma piuttosto vuole portare all'integrazione, al rifiuto delle maschere
quotidiane e quindi al mostrare la vera essenza grazie ad una maturazione interiore e alla rottura delle
barriere.
[il raggiungimento delle reazioni fisico-mentali deve essere consapevole e così emerge la funzione terapeutiche del teatro].
Il Teatro Laboratorio nasce nel 1959, quando Grotowski lo fondò ad Opole con lo scopo di investigare nell'
arte dell'attore, si è dedicato infatti alla ricerca nel campo dell' arte teatrale e dell'attore e gli spettacoli
proposti non sono altro che l'espressione, il frutto, di tutto il lavoro e le ricerche svolte.

Sostiene Grotowski che l'attore non conti sull' ispirazione o sul talento o su fattori imprevedibili, ma abbia
invece la padronanza di un metodo.

Il metodo di Grotowski, nonostante lui si sia formato con Stanislavskij, differisce da quello del suo maestro,
non punta a dare una combinazione di tecniche ma punta invece a far maturare l' attore. Formare un attore
non significa infatti insegnare qualcosa ma invece aiutarlo ad eliminare tutti gli ostacoli, le resistenze e i
blocchi psichici che non gli permettono di rivelarsi completamente e di fare dono completo di se stesso.

Il metodo che viene proposto da Grotowski è un metodo che segue la via negativa, è previsto un lavoro
individuale per eliminare ogni ostacolo che blocchi le associazioni interiori in modo da essere
completamente libero. In questa maniera inoltre si evita di cadere nelle banalità o nei cliché poiché non
viene insegnato a creare nulla. Il fatto di non avere una "ricetta" fissa e anche il fatto di non sfruttare un
"arsenale di artifizi" permette che l'attore maturi e rompa le barriere.

Una volta che sono stati individuati ed eliminati gli ostacoli rimane nell' attore solo ciò che c'è di creativo. Il
processo creativo prevede DISCIPLINA & SPONTANEITÁ.

A questi si aggiungono con elementi fondamentali ORDINE e ARMONIA prendersi cura quotidianamente del
corpo in modo che la presenza non sia solo fisica ma ci sia anche prontezza e disponibilità a creare.

Si tratta di un metodo aperto, gli esercizi infatti variano da persona a persona, gli esercizi infatti anche se
hanno una base di partenza comune poi varino a seconda di chi è a lavorare; lo scopo non è dare prova di
abilità, ma sono invece lo strumento che permette all'attore di offrire il suo essere.

Nel tempo gli esercizi, anche questi in via negativa, sono stati modificati e migliorati dando sempre
maggiore rilievo agli esercizi vocali senza dimenticare quelli fisici e quelli plastici.
Durante gli esercizi il pensiero deve essere escluso per far si che l'intero corpo sia impegnato. Grotowski
sostiene fondamentale che prima l' attore parli col corpo e poi con la voce, apprendendo senza fretta ma
con coraggio, cioè con la consapevolezza di ciò che l' attore sta facendo.

Gli esercizi proposti non sono esercizi stereotipati, ma ognuno deve seguire il proprio sistema, tutto deve
provenire dal corpo e attraverso il corpo, così da avere una reazione fisica. Il fatto stesso di pensare non
deve avvenire mediante la testa ma attraverso le azioni bisogna agire e correre rischi senza però
soffermarsi sul risultato.

Facendo questo tipo di esercizi è facile imbrogliare, si limitano ad imitare evitando gli impulsi naturali, è
invece importante che sia elaborato il primo impulso senza guardare gli altri o imitarne i risultati; devono
seguire la propria personalità ma questo è possibile solo se lavora in un ambiente in cui qualsiasi cosa faccia
non venga giudicato.

Grotowski prevede innanzitutto un training vocale, che permetta all' attore di raggiungere estensioni che
credeva impossibili, ma anche di esercizi di respirazione. Questa non viene imposta ma adattata a seconda
delle caratteristiche personali e se l' attore ha un metodo di respirazione che gli comporta difficoltà allora
gliene viene consigliato uno migliore.
Tutto il training che Grotowski propone si basa però sulle associazioni. Queste in parte scaturiscono dalla
mente, ma anche dal corpo. Sono importanti perché ogni azione compiuta deve essere concreta e non
generale. Per fare questo l'attore deve ricollegare il gesto ad un ricordo.

Infine è importante sottolineare che questi esercizi non vengono però utilizzati per fare lo spettacolo
poiché la rappresentazione sarebbe stereotipata, ma appunto sono lo strumento per far si che l'attori doni
se stesso. Per evitare di cadere in cliché e avere una rappresentazione meccanica l' attore non deve seguire
la parte, ovvero il testo consegnato all'attore, ma la partitura. Questa resta invariata ma permette che ci sia
un confronto, un dare e ricevere in quel momento che permette di non avere mai uno spettacolo ripetitivo.
É fondamentale avere un contato con gli altri attori; questo permette di non lasciare nulla al caso ma da
anche uno spazio per minuscoli mutamenti nella partitura, cambiano le sfumature ma, se non c'è
contatto,se non si ascoltano i compagni, la rappresentazione non riesce ad avere armonia.

Centrale nel pensiero di Grotowski è ovviamente l' attore. Questo non deve solo mostrare il suo corpo,
altrimenti l'arte dell'attore confluisce nella prostituzione, deve invece dare il suo corpo per compiere un
atto spirituale.

Non deve ignorare completamente il pubblico, altrimenti si tratterebbe di una finzione, ma non deve
neanche fare del pubblico il punto di attenzione[pubblicotropismo]. Lo spettatore è quindi coinvolto
attraverso un confronto che l' attore stabilisce. Spesso il pubblico sia accontenta di verità facili, non vuole
problemi, ma è più a suo agio se ha davanti qualcosa di noto. Gli attori però non devono limitarsi ad adulare
il pubblico, l' attore deve dire la verità ed esso gradualmente capirà che gli è impossibile dimenticare
quanto dall' attore gli è arrivato.

Per fare questo l' attore deve gettare via la sua maschera di tutti i giorni, scoprire se stesso in modo che
anche lo spettatore copia un atto di auto-penetrazione, ma se non accetta questo invito e lotta per
mantenere la sua maschera alla fine dello spettacolo si troverà confuso e non accrescerà la sua armonia.

Grotowski oppone la figura dell'attore che si prostituisce a quella dell' attore santo, ovvero di colui che
scoprendo se stesso, eliminando ogni resistenza e offrendo ciò che di più intimo c'è in lui. Svela così la sua
personalità in un atto totale che si pone come provocazione allo spettatore. Tale atto quindi non ha lo
scopo di permettere all' attore di dare mostra di se ma invece lo porta a rivelarsi e ad essere disposto a
verità assoluta.

Per essere creativi è necessario quindi correre tutti i rischi dei fallimenti, si impara così a dominare l'ignoto,
cioè la non conoscenza di se, e a riplasmarlo. Questo richiede un grande sforzo, in quanto deve trovare il
coraggio per fare cose che credeva impossibili e la determinazione di superare i suoi limiti. Non può
limitarsi a recitare un testo, che è la via più facile, ma deve creare, deve realizzare situazioni eccezionali in
cui non agiscono le maschere di tutti i giorni. NON DEVE ILLUSTARE MA DEVE COMPIERE, NON VENDERSI
MA DONARSI.

Tutto questo lavoro viene guidato dal regista, esso deve rispettare l' autonomia dell' attore ma senza che si
arrivi all' anarchia, il suo ruolo è quello di guidare e supportare l' attore in questo percorso di maturazione
essendo severo come un padre in modo da lavorare con una fiducia reciproca.

Il teatro di Grotowski è quindi un teatro povero, che non vuole far distendere lo spettatore ma che si
rivolge a chi cerca un'esperienza spirituale di auto-penetrazione, un teatro che vuole abolire le distanze
fra l'attore santo e lo spettatore per garantire la vicinanza con l'organismo vivo.

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