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Galleria Embrice – Roma, Via delle Sette Chiese, 78 - Tel. 06.64521396 – www.embrice.

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LUIGI MORETTI: LA FORMA VIOLATA.


La casa della scherma oggi, i rilievi.
A cura di Carlo Severati.

Presentazione del libro, La forma violata. Sabato 26 marzo 2011, ore 10.00,
presso la Facoltà di Architettura “Argiletum”, Aula Urbano VIII, Via Madonna dei Monti, 40.

Inaugurazione mostra presso Embrice: sabato 26 marzo 2011, dalle ore 17.00

La mostra rimarrà aperta da lunedì 31 marzo a venerdì 15 aprile 2011.


Orario: 18.00 - 20.00. Chiuso la domenica.

Dal 31 marzo al 15 aprile sono in mostra, presso la galleria Embrice di Roma (Via delle Sette Chiese,
78, www.embrice.com), disegni e foto appartenenti al percorso di studio avente per oggetto l'Accademia di
Scherma al Foro Italico a Roma, portato a termine dagli architetti Marco Giunta e Alessandra Nizzi,
documentanti lo stato di fatto (come è noto definitivamente compromesso) dell'opera giovanile di Luigi Walter
Moretti, considerata internazionalmente una delle più importanti realizzazioni architettoniche del XX secolo.
La mostra sarà inaugurata sabato 26 marzo alle 17.00. In coordinamento con l’evento, sabato mattina, sarà
presentato il volume La forma violata, presso l’aula Urbano VIII della Facoltà di Architettura “Argiletum”, in Via
Madonna dei Monti, 40, con interventi di Vieri Quilici, Carlo Severati e Alfredo Passeri.
Alla metà degli anni Settanta l’Isef risponde negativamente, attraverso una deliberazione del Consiglio
dei Docenti, alla prima richiesta del Ministero delle Finanze, di cedere in uso temporaneo l’edificio. Il Ministero
reitera la richiesta, accolta dal Consiglio di Amministrazione dietro la promessa di realizzare una tensostruttura
per le attività dell'Istituto. Da allora, era il 1976, la Casa delle Armi è rimasta chiusa, all’inizio per ragioni di
sicurezza nazionale, al resto della città e al pubblico di studiosi e appassionati. Con un nuovo edificio, una
gigantesca baracca che come una specie di alien, è stata costruita all’interno; con scavi e nuovi accessi intorno
e i rivestimenti in pezzi, quel che resta della Casa delle Armi, bene demaniale oggi gestito dal Coni, è chiuso e
dimenticato.
Un lavoro decennale, quello di Giunta e Nizzi, iniziato con la redazione della comune tesi di laurea
discussa presso la Facoltà di Architettura “Ludovico Quaroni” della “Sapienza” di Roma, e conclusosi con la
pubblicazione del volume La Forma Violata (Aracne, Roma 2010).
Appunti di rilievo e scatti fotografici si presentano quali materiali propedeutici al lavoro di restituzione e
di confronto con le fonti archivistiche; rielaborati nell'ottica dell'esposizione presentano risvolti di rilevante
interesse scientifico per tre ordini di motivi.
In primo luogo, documentano per la prima volta in modo esaustivo la condizione attuale dello splendido
edificio fascista. In secondo luogo analizzano la genesi progettuale e costruttiva dell’edificio, ricostruendo le
tappe del percorso personale di Luigi Walter Moretti - dall’idea alla realizzazione - strettamente connesso
all’evoluzione del programma edilizio nella mente di Renato Ricci tra il 1933 e il 1937. Mostrano, infine, dettagli
mai prima evidenziati dell’edificio originale che impongono un ulteriore aggiornamento critico. Si veda, in
proposito, il piccolo ambiente collocato sull’asse maggiore dell’ovale che definisce la planimetria del vestibolo
destinato agli accademisti, che in una versione progettuale intermedia costituiva il vano di una rampa
appartenente al sistema di collegamenti, ai diversi livelli, tra le sale ricavate nel volume cilindrico e lo spazio
delle gallerie che costituivano l'interno dell'ala della biblioteca. È una scelta dell’ultim’ora, che comporta la
chiusura fra l’atrio e la grande sala in asse, attraverso l’obliterazione della scala, già costruita. Ne scaturisce un
settore di volta anulare, stretta fra un lato rettilineo e uno curvilineo: risoluzione plastica di una cesura
accidentale.
Gli approfondimenti descritti nel libro e evidenziati nella Mostra consentono l’accreditamento di una ulteriore
lettura critica: che vede l’edificio della Casa delle Armi vissuto dal suo progettista come una gigantesca scultura.
L’architetto-scultore si aggira dentro e fuori la sua opera, demolisce e ricostruisce, modula: le masse e definisce
gli spazi col suo scalpello fatto di maestranze e di stati d’avanzamento.

Carlo Severati