Sei sulla pagina 1di 8

LA RIFORMA

(dal ‘500)

All’inizio del ‘500 si avvertiva un’esigenza profonda di riforma della Chiesa e un ritorno di essa alla purezza
delle origini. Si era convinti che fosse avvenuto un grave processo di degenerazione.
Nella Chiesa del ‘500 la nomina a capo di un vescovato o di un’abbazia veniva data a persone che non
avevano alcun interesse a esercitarla. Molti fedeli non avevano quindi mai occasione di vedere il proprio
vescovo o il proprio parroco.
Le rendite dei benefici ecclesiastici lasciavano il paese ed erano dirette a Roma con grave perdita
economica per la comunità locale.
Uno dei mezzi più usati dalla Chiesa per raccogliere risorse era quello della concessione di indulgenze in
cambio di elemosine. Nel 1517 Papa Leone X concesse l’indulgenza plenaria, cioè la remissione totale delle
pene del Purgatorio a chi si fosse pentito e avesse compiuto un atto di carità. La raccolta delle offerte fu
sponsorizzata tramite slogan atti a convincere il pubblico. All’inizio del ‘500 questo sembrava
perfettamente normale. Nessuno poteva perdonare un qualunque tipo di offesa finché non gli fosse stata
offerta in cambio una compensazione di pari valore. La giustizia umana si spingeva fino a monetizzare le
varie offese.
I mali della Chiesa erano sotto gli occhi di tutti che reclamavano quindi una riforma. Ciò si doveva anche alla
forte apertura mentale del XV secolo.
Marti n Lutero
Lutero era nato in Germania da una famiglia agiata. A 22 anni fu colpito da un fulmine e questo scatenò in
lui una profonda crisi esistenziale che lo indusse a entrare nel convento degli agostiniani della città. La sua
formazione quindi si basava sulla teologia di sant’Agostino che diceva che la salvezza si poteva raggiungere
attraverso la grazia gratuitamente concessa da Dio. Iniziò da lì a meditare sul problema del peccato e della
salvezza. La salvezza era nella fede, era naturalmente concessa da Dio per rendere giusti gli uomini. Questo
avrebbe costituito il nucleo della teologia protestante. Nel 1517 quindi si ebbero le 95 tesi di Lutero contro
la Chiesa di Roma. Denunciando così gli abusi e sostenendo che solo Dio e non il Papa aveva il potere di
rimettere le pene da Lui inflitte.
Il luteranesimo
Le 95 tesi ebbero grande successo, stampate su fogli volanti. Fu avviato un processo per eresia contro
Lutero conclusosi con una sentenza di scomunica. Scrisse un’opera con la quale invocava una riforma della
Chiesa e contestando l’esistenza del clero. In un’altra opera negava la validità dei sacramenti riconoscendo
solo battesimo e eucarestia. Infine, sosteneva il principio della libertà interiore dell’uomo che era padrona
della sua anima.
Dopo l’elezione di Carlo d’Asburgo a imperatore fu convocata la Dieta della Nazione tedesca. Questa,
invece di approvare la scomunica, concesse a Lutero un salvacondotto affinché potesse comparire di fronte
all’imperatore e fare atto di sottomissione. Lutero si presentò ma rifiutò ogni contestazione e fu quindi
bandito dalle terre cristiane. Però aveva un protettore, Federico il Savio che lo fece nascondere in un suo
castello.
Intanto i suoi seguaci portavano avanti una riforma della liturgia seguendo i suoi insegnamenti. La
situazione si radicalizzò e si avviò una serie di rivolte. La prima fu quella dei cavalieri e la seconda, più grave,
dei contadini.
La guerra dei contadini
Nel primo ‘500 in Germania le comunità rurali erano notevolmente sviluppate, acquisendo ampia
consapevolezza dei loro diritti. I signori per fronteggiare all’aumento dei prezzi, aumentarono a loro volta le
tasse pagate dai contadini e cercavano di limitare le loro libertà.
Nel 1524 si ebbero le prime rivolte in Germania. I contadini cercarono di organizzarsi e scrissero i Dodici
articoli dei contadini tedeschi. Questi ebbero enorme diffusione, si sottolineava il diritto delle comunità di
scegliersi il proprio parroco che predicasse secondo il Vangelo. Inoltre le tasse dovute alla Chiesa (le decime)
dovevano servire al sostentamento del parroco e basta.
Intervenne in questa situazione un ex allievo di Lutero che si era però allontanato da lui e predicava
l’avvento di una teocrazia in cui i santi avrebbero governato il mondo. Lutero si opponeva a questo
pensiero poiché la sua riforma riguardava solo l’ambito religioso e non politico così con uno scritto
condannò questi estremisti e incitò i principi tedeschi alla repressione. Questa ci fu e fu durissima: l’ex
allievo fu catturato, torturato e ucciso. I contadini a morire furono circa 100.000.
La riforma delle citt à
Zwingli, importante riformatore, iniziò un’opera di riforma della Chiesa locale che si basava sull’abolizione
del culto dei santi e la contestazione della gerarchia ecclesiastica e del celibato dei preti. La sua azione
suscitò tensioni. Egli sosteneva anche che la messa non era un sacrificio in cui il pane e il vino si
trasformavano in corpo e sangue di Cristo, ma una semplice commemorazione dell’Ultima Cena. Nessuno
riuscì a contraddirlo e i suoi 67 articoli di fede furono approvati.
Le riforme religiose furono accompagnate sul piano politico-sociale. Venne creata una cassa municipale per
l’assistenza ai poveri, un tribunale dei costumi e una scuola di studi biblici. Le città tedesche e svizzere erano
in gran parte città-Stato e questa autonomia garantì la diffusione di dottrine originali e nuove. Zwingli si
rifaceva al pensiero di Lutero ma in molte cose prendeva strade diverse, trovarono però un punto in
comune sulla condanna di un’altra corrente religiosa che predicava il battesimo degli adulti, gli anabattisti.
Riforma religiosa
Le vicende della riforma religiosa si intrecciarono a questioni di carattere politico ed economico. Federico il
Savio appoggiò Lutero davanti alla Dieta affermando la propria autonomia sulle autorità romane. Lutero
infatti era un suo suddito e questo lo difendeva dalle volontà di arresto esterne, era Federico a dover
deciderne le sorti.
La riforma aveva dissolto la tradizionale gerarchia della Chiesa romana. La divisione religiosa con la Chiesa
di Roma però procurava problemi e nessuna autorità voleva tollerarla all’interno del proprio territorio.
Furono convocate all’interno dell’Impero una serie di diete con il compito di definire l’assetto religioso
garantendo comunque pace e ordine. Nella Dieta di Spira venne formulato il principio di territorialità, con
cui ogni principe era libero di decidere se applicare o meno l’editto di Worms e bandire il luteranesimo. Una
successiva Dieta introdusse il principio di tolleranza a favore delle minoranze ma solo per quelle cattoliche
all’interno dei territori luterani, questi ultimi quindi protestarono e affermarono la propria fede,
guadagnandosi il nome di protestanti.
Carlo V nel frattempo aveva raggiunto una tregua con l’Italia e tornò in Germania ad affrontare
personalmente la questione. Con un’altra Dieta si applicò l’editto di Worms con cui si ripristinava il
cattolicesimo. Carlo V era convinto che i protestanti fossero una minoranza da poter mettere a tacere
facilmente.
I principi protestanti si opposero ai suoi ordini. Carlo V era perennemente impegnato con scontri in Italia,
non poteva permettersi altri fronti di battaglia e quindi dovette concedere una tregua. Questa però non
mise fine al conflitto e a loro volta i principi cattolici si opposero. Si vennero a creare così due leghe
opposte. L’imperatore tentò di far incontrare più volte i cattolici e i luterani per farli ritrovare in punti in
comune, ma questi tentativi fallirono tutti. Riprese la guerra fra luterani e cattolici e Carlo V non riuscì mai
a ottenere una riconciliazione religiosa. Si arrivò alla pacificazione di Augusta con la quale l’imperatore
accettava la frattura religiosa e imponeva che i sudditi erano tenuti a seguire la confessione religiosa del
loro principe territoriale e la Chiesa rimaneva proprietaria dei benefici ecclesiastici di coloro che fossero
passati al luteranesimo dopo il 1552, mentre perdeva quelli confiscati prima.
Giovanni Calvino
Calvino era un teologo francese che si convertì alla Riforma e che rischiò di essere arrestato come eretico.
Si rifugiò a Strasburgo e poi si recò a Ferrara presso una duchessa che accoglieva queste nuove idee
religiose. Andò a Ginevra in seguito a uno scontro tra cattolici e evangelici, vinto da quest’ultimi. Qui
Calvino scrisse la più importante opera della Riforma: l’Insitutitio Christianae Religionis. Si dovette
allontanare da Ginevra e quando vi ritornò qualche anno dopo, fu governata secondo i suoi principi.
La dottrina di Calvino nasce da quella di Lutero per poi distaccarsene. Era più vicino a Zwingli. Era la dottrina
della predestinazione: alcuni erano da Dio stesso destinati a essere salvati, altri a esser condannati.
L’individuo non poteva far nulla per meritare la salvezza, ma doveva comunque sforzarsi di fare del bene
per acquisire la speranza di essere tra i giusti. A capo della Chiesa ginevrina fu istituito un Concistoro, un
organo collegiale formato da pastori che aveva anche il compito di vigilare l’amministrazione cittadina. I
cittadini dovevano conformarsi a una severa disciplina cristiana. Calvino fu veramente intransigente.
Il calvinismo
Mentre il luteranesimo rimase confinato alla Germania, il calvinismo si diffuse in molti stati europei. La
dottrina calvinista era congeniale allo sviluppo del capitalismo e infatti si diffuse nelle aree più sviluppate
dal punto di vista economico. Il calvinismo aveva una forte impronta unitaria: i fedeli si riunivano in
congregazioni a leggere la bibbia. Le donne della città videro la possibilità di una partecipazione più attiva
alle pratiche di culto, però non era comunque concesso loro di prendere la parola in pubblico. La
subordinazione delle donne rispetto ai loro mariti si estese anche alla sfera religiosa. Comunque la lettura
diretta della Bibbia stimolò un’alfabetizzazione delle donne.
La riforma in Inghilterra
Enrico VIII non aveva avuto un erede maschio da Caterina d’Aragona e chiese al Papa di annullare il
matrimonio per poter sposare Anna Bolena. Ma il Papa costretto a non inimicarsi Carlo V (nipote di
Caterina) rifiutò. Così il re si rivolse al Parlamento e approvò degli atti che ruppero il legame tra Chiesa
anglicana e romana, negando le competenze del Papa. Nel 1534 fu emanato l’atto di supremazia che
conferiva al re il titolo di Capo Supremo della Chiesa d’Inghilterra. Dal punto di vista dottrinario non cambiò
nulla. Con la morte di Enrico VIII salì al trono il figlio Edoardo VI e il partito protestante guadagnò il favore
della corte. Nel 1549 fu approvato il Book of Common Prayer. Il processo di riforma si arrestò nel 1553 con
l’ascesa al trono di Maria Tudor, detta la sanguinaria per la sua dura repressione contro il protestantesimo.
Riprese in seguito con Elisabetta I.
In Italia
All’interno di alcuni ordini religiosi si avviarono contatti tra gli aderenti alla Riforma oltre confine e i fratelli
italiani. La svolta decisiva si ebbe con il Sacco di Roma del 1527 che molti interpretarono come una
punizione divina contro la corruzione della Chiesa e che rafforzò all’interno della curia romana il partito
favorevole alla convocazione di un concilio generale. Anche a Roma spirava un vento evangelico che
spingeva allo studio delle scritture. In Italia la riforma ebbe una limitata diffusione perché l’ostilità contro la
curia romana era minore che altrove.

APPUNTI
Lutero è l’iniziatore di un processo importante, nonostante ci fossero già stati ordini religiosi riformati, ma
non arrivarono mai avanti, così come riuscì Lutero. Finirono quasi tutti sul rogo, poteva essere anche il
destino di Lutero ma non accadde.
Il precursore di Lutero fu Erasmo da Rotterdam, esponente dell’umanesimo (importante per la concezione
della centralità e dell’autonomia dell’uomo da ogni autorità). Erasmo non tese mai però allontanarsi dal
cattolicesimo. Egli aspirava alla conciliazione e alla pace interna alla chiesa. Aveva una concezione del
rapporto con le religioni non cristiane molto inclusivo, pensava che le religioni cristiane e non cristiane
potessero raggiungere un accordo intorno a degli elementi fondamentali tralasciando invece quelli
indifferenti, puramente esteriori e inessenziali. A Erasmo si ebbe una nuova edizione greca del Nuovo
Testamento, e diventa un testo di riferimento fondamentale, perché poté lavorare su dei manoscritti per la
traduzione dell’opera. Il suo lavoro fu prezioso per lo stesso Lutero, il quale tradusse il Nuovo Testamento
in tedesco, tramite la versione di Erasmo. I due a un certo punto entrarono in conflitto sul tema della
libertà.
Erasmo aveva una grande capacità satirica, scrisse molti testi satirici dove le debolezze della chiesa vengono
derise. Importante fu “il Giulio”, un testo dedicato a Giulio II, il papa guerriero. Qui Giulio viene
rappresentato in prossimità della porta del paradiso. (Vi sono due simboli ricorrenti del potere pontificio: le
due chiavi incrociate e la triplice corona). Giulio tenta con la sua chiave di aprire la porta. Un terzo
personaggio era San Pietro che era il custode del paradiso e la sua spalla Eugenio. Mentre giulio tenta di
aprire, insorge “che diavolo le porte non sono aperte, qualcuno si è divertito con la serratura” e la spalla
risponde “forse hai la chiave sbagliata, forse hai preso la chiave del potere” e giulio risponde “è l’unica che
io abbia mai avuto”. Giulio identifica il suo ruolo con quello del potere e nient’altro. Arriva Pietro e non
vede giulio al di là della porta ma sente un cattivo odore, così guarda per la fessura per vedere di che si
tratta. Vedendo la chiave di giulio dice che questa non ha l’aspetto di quella affidatagli da cristo. Giulio
tenta di convincere Pietro della validità della sua persona. Pietro risponde che non gli interessa chi è ma
solo se è stato santo nella sua vita e giulio risponde che è stato santissimo. Pietro risponde “sei chiamato
santissimo, ma lo sei? Non sembra dal tuo aspetto”. Giulio si arrabbia e dice “o apri o ti abbatto col fulmine
della scomunica”. La porta rimane chiusa.
È un testo potente dove troviamo quello che vedremo realizzarsi nella vicenda con Lutero. Erasmo si
approccia al papato con l’arma della satira.

La Riforma protestante è nata con la questione delle indulgenze. Utilizzate a loro volta per trovare il denaro
sufficiente alla costruzione di S. Pietro.
Fin dalla bolla d’oro emanata da Carlo IV si era stabilito che l’imperatore del sacro romano impero della
nazione tedesca venisse eletto da un piccolo comitato composto da 7 principi elettori che erano 3 vescovi e
4 laici. Tra i principi vescovi c’era Magonza. Il vescovo Alberto di Hohenzollern vorrebbe adunare nelle sue
mani tre vescovati, per poter acquisire il vescovato di Magonza chiede una dispensa al papa che gliela
concede in cambio di un corrispettivo in denaro. Alberto per procurarsi questi soldi ricorre al prestito dei
Fugger, una grande famiglia di mercanti banchieri tedeschi. Per poter ripagare quel prestito il papa gli
concede a Vicenza l’appalto della vendita delle indulgenze con la condizione che trattenesse per sé una
parte dei ricavi per utilizzarli nel saldo del prestito, e che l’altra metà andasse devoluta a Roma, per
contribuire alla costruzione di san Pietro. Nel 1517 Papa Leone X concesse l’indulgenza plenaria, cioè la
remissione totale delle pene del Purgatorio a chi si fosse pentito e avesse compiuto un atto di carità. La
raccolta delle offerte fu sponsorizzata tramite slogan atti a convincere il pubblico. All’inizio del ‘500 questo
sembrava perfettamente normale. Nessuno poteva perdonare un qualunque tipo di offesa finché non gli
fosse stata offerta in cambio una compensazione di pari valore. La giustizia umana si spingeva fino a
monetizzare le varie offese. I mali della Chiesa erano sotto gli occhi di tutti che reclamavano quindi una
riforma. La vendita delle indulgenze diventa motivo di scandalo e Lutero insorge.

L’affissione delle 95 tesi sulla porta della chiesa di Wittenberg nel 1517. In quelle 95 tesi si alludeva allo
scandalo delle indulgenze, le quali secondo Lutero contraddicessero il vangelo.
Il fatto che egli avesse affisso le tesi non rimase relegato a una cerchia di dotti, queste furono
immediatamente tradotte in tedesco e attraverso la stampa ebbero una diffusione esorbitante e giunsero
anche a Roma. Anche se a Roma attesero 3 anni per reagire, in parte perché non si era colto dal principio la
pericolosità luterana in parte per una certa imprudenza in quanto di lì a poco si sarebbero tenute le elezioni
dell’imperatore e il papa non voleva incorrere in conflitti con il possibile imperatore. Il papa sperava che
diventasse imperatore Federico il Savio. Trascorsi 3 anni la chiesa emana la bolla exsurge domine la quale
intimava a Lutero di ritirare le sue tesi entro 6 mesi sennò sarebbe stato scomunicato. La scomunica era la
pena più grave alla comunità cristiana. Lutero non ha intenzione di ritrattare e percorre quei 6 mesi nella
scrittura. Scrive un’opera il discorso alla nobiltà cristiana della nazione germanica, per una ricerca di
interlocuzione col potere politico. Con il riferimento alla nazione germanica la riforma luterana diventerà
fondamentale nella costruzione dell’identità nazionale tedesca. Un altro testo intitolato “la cattività
babilonese di Roma”, in cui Roma viene paragonata all’antica Babilonia, la città biblica della perdizione
morale. Roma è imprigionata dal peccato, occorre liberarla. Alla fine di questi 6 mesi arriverà la scomunica
e sarà Federico il Savio a impegnarsi perché Lutero non sia costretto ad affrontare un processo al cospetto
del papa, che avrebbe comportato la sua condanna a morte. Federico si rivolse all’imperatore Carlo V
chiedendo che sia lui a convocare Lutero dandogli l’opportunità davanti alla Dieta di Worms di ritrattare le
sue posizioni. Lutero rafforzato delle sue convinzioni, grazie alla folla che lungo il tragitto lo acclama,
affronta l’imperatore e rivendica di non poter sottrarsi delle sue convinzioni. Viene bandito dall’impero e gli
emissari di Federico inscenano un rapimento e viene condotto in un suo castello per proteggerlo, dove
Lutero completò la traduzione in tedesco della bibbia.

La dottrina di Lutero:
A 22 anni Lutero fu colpito da un fulmine e questo scatenò in lui una profonda crisi esistenziale che lo
indusse a entrare nel convento degli agostiniani della città. La sua formazione quindi si basava sulla teologia
di sant’Agostino che diceva che la salvezza si poteva raggiungere attraverso la grazia gratuitamente
concessa da Dio. Iniziò da lì a meditare sul problema del peccato e della salvezza. La salvezza era nella fede,
era naturalmente concessa da Dio per rendere giusti gli uomini. Questo avrebbe costituito il nucleo della
teologia protestante.
-La fede è un dono di Dio e soltanto attraverso questo dono gratuito di dio ci si salva, l’uomo non può
concorre alla propria salvezza con le opere e con le indulgenze. La salvezza non dipende dall’impegno ma
dalla libera scelta di dio. La fede è un abbandono nelle mani di dio che dispone del nostro destino. Le opere
buone non sono una causa di salvezza ma sono una conseguenza dell’essere meritevoli di salvezza, è un
segno della fede, dell’elezione divina.
-ogni uomo è sacerdote. Questo comporta gravi conseguenze. Affermare ciò significa eliminare la
demarcazione tra una casta sacerdotale e tutti gli altri, non più necessario che vi siano uomini deputati a
svolgere la funzione sacerdotale perché tutti vi possono accedere con un rapporto individuale e interiore. Il
fedele può accedere direttamente alla parola di dio senza l’intermediazione di una istituzione, ecco
l’importanza della traduzione in tedesco della bibbia, che diveniva accessibile a tutti. Tutti i cristiani hanno il
diritto di interpretare da soli la bibbia.
-soltanto due sacramenti dei tradizionali 7 hanno un fondamento nella scrittura: battesimo e eucarestia.
Per Lutero sono gli unici sacramenti da preservare. Il battesimo è il momento di iniziazione della comunità
cristiana. (Esisteranno poi gli anabattisti che estremizzeranno questo concetto, pensavano il battesimo
come momento estremamente importante tanto che andava fatto con consapevolezza, quindi essere
somministrato agli adulti. Ma questo avrebbe suscitato grandi dissidi).

Ci sono aspetti di contraddizione nel suo pensiero.


Quel messaggio forte sulla libertà del cristiano faceva riferimento solo alla libertà interiore. Per Lutero il
cristiano era interiormente libero ma esteriormente servo. Intanto i contadini tedeschi si liberavano in
massa sperando di poter ricevere l’appoggio di Lutero. Ma Lutero non approvò e anzi esortò i principi
tedeschi a reprimere queste rivolte. La repressione fu durissima e i contadini a morire furono circa 100.000.
Lutero non voleva uno sconvolgimento degli ordini sociali che riteneva stabiliti da dio e non voleva che il
suo messaggio fosse interpretato come pretesto di rivoluzione sociale. Vi sono state tante discussioni tra gli
storici se Lutero avesse assunto posizioni ostili ai contadini per questioni politiche dato che aveva bisogno
dell’appoggio dei principi. In questo caso se egli avesse sostenuto le richieste dei contadini avrebbe
incontrato le ostilità dei principi. Vi fu anche una sincera persuasione che la rivolta dei contadini fosse stata
indotta dal demonio.
Non era davvero una contraddizione. Lutero risente fortemente di una visione del mondo medievale, quindi
una cosa è la libertà interiore e un’altra quella esteriore: la rivendicazione dei contadini a essere libera dai
vincoli di una società feudale non era giustificata.
Il rapporto di Lutero con gli ebrei: nella Germania in cui Lutero visse gli ebrei quasi non esistevano, erano
già stati lungamente perseguitati quindi Lutero non aveva nessuna conoscenza diretta degli ebrei, si poneva
il problema solo attraverso lo studio della scrittura. Nel periodo della reclusione presso il castello di
Federico il savio, Lutero scrisse “il discorso alla nobiltà cristiana della nazione germanica”, solo nel titolo vi
era la ricerca di una alleanza con i principi tedeschi, ma fosse anche insito un principio di costruzione
dell’identità tedesca. Lutero diede anche contributo alla lingua, Lutero condizionò la storia successiva del
mondo germanico e della cristianità in generale. Riguardo quest’aspetto tragico della vita del popolo
tedesco legata all’antisemitismo, occorre una riflessione: il 29 aprile del 1946 al processo di Norimberga
dove vennero processati i gerarchi nazisti ve ne fu uno, editore di un foglio nazista importante, che salito
sul banco degli imputati sostenne che nella storia della Germania c’era già stato qualcuno che aveva
affermato l’esigenza di ripulire il popolo tedesco dalla presenza degli ebrei, ovvero Lutero. In quel periodo si
fece un gran ricorso agli scritti di Lutero per rafforzare i principi di antisemitismo che andavano
caratterizzando il regime. Un vescovo luterano, Martin Sasse, pubblicò in quegli anni nel mezzo del regime
nazista, un’antologia di scritti luterani che raccontava il rapporto tra ebrei e Lutero.
L’antisemitismo è un punto di arrivo di un processo che ha accompagnato tutta la storia. Nel 1492 vennero
cacciati gli ebrei dalla Spagna. Qui si erano elaborati i libri verdi dove veniva trascritta la genealogia degli
ebrei. La diversità biologica era divenuta diversità razziale. Anche gli eventi epidemici ebbero un ruolo,
infatti gli ebrei venivano visti responsabili di questi. Gli ebrei venivano visti sempre più vicini a un’identità
non umana e animalesca. Nella cattedrale di Wittenberg vi è sopra la porta di ingresso una
rappresentazione di una scrofa che allatta gli ebrei, gli ebrei vengono associati ai maiali. Gli ebrei non
venivano visti assimilabili alla società umana. Lutero viene fuori da quel sogno lì, nonostante provenisse
dall’ordine rigoroso degli agostiniani. Lutero si interrogò su questi ebrei. Agostino aveva sostenuto che gli
ebrei nonostante gli fosse imputata il crimine di deicidio (omicidio di dio) dovessero essere risparmiati
perché la loro stessa esistenza era testimonianza del cristianesimo come superamento dell’ebraismo, come
una sorta di perfezionamento. C’era un’altra ragione: secondo la scrittura la seconda venuta di cristo alla
fine dei tempi sarebbe stata possibile solo quando si sarebbe registrata la conversione degli ebrei al
cristianesimo, questo era l’ultimo passo prima della seconda venuta di cristo. Dunque Agostino aveva
determinato l’approccio teologico rispetto al rapporto con gli ebrei. Anche se comunque la considerazione
degli ebrei rimaneva quella dei deicidi e quindi il trattamento di costoro non era il massimo.
Lutero non è d’accordo con Agostino: Lutero è convinto della testardaggine degli ebrei che non si sarebbero
mai convertiti. Gli ebrei erano ceci e incapaci a vedere la verità anche se questa gli fosse portata davanti
agli occhi. Dunque l’ebreo non ha diritto alla cittadinanza e a continuare a vivere insieme ai cristiani. I
termini che Lutero usa contro gli ebrei sono estremamente repellenti. Tuttavia anche qui il regime nazista
ricorre a Lutero cercando una legittimazione storica della sua politica volta allo sterminio degli ebrei e lo fa
facendo riferimento all’esistenza di una razza superiore: la razza ariana. (In America ad esempio vi era il Ku
Klux Klan, quando questo fu soppresso i partecipanti del clan presero a partecipare a parate con i simboli
nazisti).
Gli ebrei erano considerati responsabili della morte di Cristo: il deicida è colui che ha ucciso dio. Questa è
un’accusa talmente radicata nel convincimento dei cristiani che occorrerà aspettare il concilio del ‘900
perché vi fosse bandito il riferimento ai perfidi giudei nella liturgia cattolica. Quindi questo pregiudizio
antigiudaico è rimasto nella liturgia cattolica fino a poco tempo fa.
I nazisti quindi cercano questa legittimazione. Gli ebrei si consideravano un popolo eletto, quello scelto da
dio. Lutero nel parlare degli ebrei descrive con intenti denigratori irridendo il fatto che gli ebrei si
vantassero in primo luogo perché sono stati creati esseri umani e non bestie, per essere ebrei e non pagani,
e per essere creati uomini e non donne. Si fa riferimento al ruolo della donna marginale nella vita del
popolo ebreo, a questa visione Lutero contrappone una società dove la donna ha accesso paritario alla vita
della comunità, infatti la donna ha accesso alla predicazione. Quindi Lutero introduce una rivendicazione di
un ruolo paritario delle donne.
Lutero parla degli ebrei ma loro sono una prefigurazione dei cattolici, perché un tratto caratteristico
dell’ebraismo è un’attenzione alle cerimonie e ai riti. Lutero criticò questa rigidità, pensando a come si
comportasse anche la cattolicità: la chiesa di Roma si consuma delle esteriorità della liturgia.
Papa Giovanni paolo II fu il primo papa a fare visita nella sinagoga di Roma, finalmente va a casa dei deicidi.
Questo ebbe ampia copertura mediatica. Curiosamente Giovanni paolo II si rivolse alla comunità ebraica
dicendo loro “voi siete i nostri fratelli maggiori”, sembrava un bel gesto, un riconoscimento di fraternità.
Però intervenne uno storico famoso che scrisse un articolo intitolato “il lapsus di papa Wojtyla”.

Il luteranesimo si diffonde rapidamente in Germania e ben oltre i confini, ma la riforma avrebbe preso
anche altre declinazioni con altri interpreti: Zwingli e Calvino. Zwingli operò un passaggio ulteriore rispetto
a Lutero nella considerazione degli altri sacramenti come un momento di memoria e nella concezione della
messa: egli sosteneva che la messa non era un sacrificio in cui il pane e il vino si trasformavano in corpo e
sangue di Cristo, ma una semplice commemorazione dell’Ultima Cena. Nessuno riuscì a contraddirlo e i suoi
67 articoli di fede furono approvati.
Calvino è legato a Ginevra che sarebbe divenuta la Roma del protestantesimo. Calvino, un francese, era
fuggito dalla Francia e a Ginevra realizza una sorta di teocrazia. Se Lutero aveva sempre cercato il sostegno
di principi aveva lasciato distinta la sfera del sacro da quella politica. In Calvino invece queste due sfere di
uniscono. La teocrazia di Calvino dava il potere nelle mani di un concistoro, ciascuno aveva una propria
funzione. Un esercizio politico riformato sempre dedito alla verifica dei comportamenti morali delle
famiglie. Calvino fu veramente intransigente. Ginevra fu un luogo d’approdo per tutti i riformatori in fuga
dai luoghi cattolici. Anche in Italia ci furono dei riformatori, sebbene molto piccoli e legati a ceti privilegiati.
Molti di questi fuggirono a Ginevra, tra gli esponenti vi erano Bernardino Ochino e Lelio e Fausto Sozzini, da
cui deriva il socinianesimo, che divenne un’etichetta comune di chi si approcciasse alla chiesa cristiana con
un atteggiamento razionalistico.
Riguardo il calvinismo importante era l’enfasi sulla predestinazione: l’uomo era predestinato o alla salvezza
o alla perdizione, quindi l’uomo non può concorrere alla salvezza, però se quell’uomo ha successo nella vita
e nel lavoro, in quel successo egli può riconoscere un sintomo della sua elezione. Quindi un sociologo ai
primi del 900 disse che c’era una stretta connessione tra calvinismo e capitalismo.

I gruppi protestanti si andarono a distribuire nel territorio europeo, nel territorio germanico sempre più
principi si convertono. Furono convocate all’interno dell’Impero una serie di diete con il compito di definire
l’assetto religioso garantendo comunque pace e ordine. L’imperatore deve chiamare la Dieta di Spira dove
viene concesso l’editto di territorialità con cui ogni principe era libero di decidere se applicare o meno
l’editto di Worms e bandire il luteranesimo. Ci fu una seconda dieta dove però si diceva che il luteranesimo
non poteva diffondersi ulteriormente e che le terre sottratte ai cattolici venissero restituite alla Chiesa
cattolica, questo suscitò una rivolta dei principi che da qui si chiamarono protestanti. Carlo V nel frattempo
aveva raggiunto una tregua con l’Italia e tornò in Germania ad affrontare personalmente la questione. Con
un’altra Dieta si applicò l’editto di Worms con cui si ripristinava il cattolicesimo. Carlo V era convinto che i
protestanti fossero una minoranza da poter mettere a tacere facilmente. I principi protestanti si opposero
ai suoi ordini. Carlo V era perennemente impegnato con scontri in Italia, non poteva permettersi altri fronti
di battaglia e quindi dovette concedere una tregua. Questa però non mise fine al conflitto e a loro volta i
principi cattolici si opposero. Queste rivolte diventarono un conflitto nel quale l’imperatore si andò
progressivamente indebolendo, quindi l’imperatore deve rinunciare all’idea di unire l’impero sotto la fede
cristiana. Inoltre avrebbe anche acconsentito a un accordo con la pace di Augusta del 1555 che sancì il
principio di territorialità a tutto il territorio germanico, stabilendo il principio del cuius regio, eius religio: è
il principe a stabilire la confessione che si può praticare all’interno del suo stato. Viene sancito un principio
di coesistenza di confessioni cristiane diverse all’interno del territorio germanico.

Le aree con maggior presenza di principi tolleranti erano quelle vicino a Francia, Inghilterra e Boemia.