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GUERRE D’ITALIA

(tra il ‘400 e il ‘500)

La pace di Lodi del 1454 tra Chiesa, Firenze, Milano, Venezia e Napoli mise fine allo scontro tra Milano e
Venezia. Si aprì un periodo di scontri tra gli Stati italiani. A capo della Chiesa c’era Alessandro VI che aveva
come obiettivo quello di arrivare a costituire uno stato territoriale per il figlio Cesare Borgia. La situazione
degenerò quando Ludovico il Moro sottrae il potere al legittimo e sale a potere di Milano. I sovrani esteri
erano interessati a conquistare possedimenti italiani. A sua volta il re di Francia Carlo VIII avanzava pretese
sul trono di Napoli e partì alla sua conquista nel 1494. Il potere sovrano era visto come gestione di un
potere patrimoniale. Con la conquista di Napoli iniziò una serie di sconvolgimenti politici che devastarono
l’Italia e se ne scoprì la sua debolezza.
L’esercito di Carlo VIII si trattenne solo un anno in Italia e sconfitto in battaglia da un’alleanza di Stati
dovette ritornare in Francia. Riuscì a mantenere il controllo su Milano ma non su Napoli e Firenze che prima
lo appoggiava ebbe un rovesciamento di governo. Carlo VIII morì e salì al trono Luigi XII che volle
proseguire la politica espansionistica.
L’Italia era molto ricca e culla della cultura. Il re di Francia vuole conquistare Napoli e pensò quindi di
accordarsi con Ferdinando il cattolico (re d’Aragona) a scapito del legittimo sovrano di Napoli. L’accordo
prevedeva la spartizione del regno in due. Il trattato non resse e Luigi XII fu sconfitto, e dovette riconoscere
la sovranità di Ferdinando d’Aragona sul regno di Napoli. Il Papa era riuscito a investire il figlio Cesare
Borgia della signoria delle Marche e della Romagna ma questo potere si annullò con la sua morte.
Venezia tenta di approfittarne conquistando la Romagna ma contro di essa si costituì una lega formata dal
nuovo Papa Giulio II. La Repubblica di Venezia viene sconfitta e perse gran parte dei suoi possedimenti.
Successore di Giulio II fu Leone X che cambiò politica e stipulò la pace di Noyon fra tutte le parti in conflitto
nel 1516. Le guerre finirono ma per poco, poiché nel 1521 nuovi eserciti stranieri invasero l’Italia.
Carlo V
Al trono francese era salito Francesco I e al posto di Ferdinando d’Aragona era salito Carlo I d’Asburgo, che
possedeva territori più vasti del predecessore. Carlo ereditava sia i territori aragonesi che quelli castigliani
e quindi anche i possedimenti americani. Inoltre aveva il dominio dei Paesi Bassi e della Francia orientale.
Il giovane si ritrovava così a regnare su una vastità di territori diversissimi tra loro. La casa Asburgo era
riuscita a monopolizzare la carica di imperatore del Sacro Romano Impero della Nazione tedesca con il
nome di Carlo V. Al trono imperiale non si accede per diritto dinastico ma si era eletti da un collegio di sette
principi elettori. Grazie all’appoggio finanziario dei potenti banchieri tedeschi come i Fugger, egli poté
comprare i voti. Il giovane si trovò a regnare un enorme impero simile a quello di Carlo Magno.
Le isti tuzioni statali del ‘500
La Germania nel ‘500 era suddivisa in centinaia di città-stato indipendenti tra loro. A dare unità a un
insieme così frammentato contribuiva la Dieta, ovvero un’assemblea composta dai principi territoriali
dell’Impero e non dai rappresentanti delle città. Tra Dieta e Imperatore c’era tensione politica e esisteva un
rapporto di collaborazione e competizione. Nonostante le tensioni Carlo V la riunì moltissime volte.
In tutti gli altri Stati europei funzionava allo stesso modo. C’erano anche numerose ragioni di tensione tra
sovrani e assemblee dei ceti, dovuti principalmente al tenore di vita estremamente dispendioso di questi
ultimi, imposto da motivi di prestigio. Ma comunque motivi per collaborare esistevano lo stesso: infatti il re
non poteva governare se non affidandosi all’autorità di un signore feudale. A loro volta i ceti vedevano il re
come loro garante di pace e giustizia. C’era quindi un rapporto di forte interdipendenza.
I regni iberici di Carlo V, la Castiglia e l’Aragona, avevano assemblee rappresentative, le Cortes, formate da
clero, nobiltà e rappresentanti delle città. Queste avevano organi di autogoverno che dovevano solo
rispettare le leggi e pagare tributi, per il resto non avevano altra forma di dipendenza dal sovrano. Però alla
fine del XV secolo venne introdotta la figura del corregidor nominato dal sovrano, che poteva amministrare
la giustizia. Inoltre con Carlo V si ebbe una maggiore pressione sulle cortes per renderle più arrendevoli.
Così quando Carlo V lasciò la Spagna per recarsi in Germania, le più importanti città insorsero dando vita
alla rivolta dei comuneros che durò un anno. Il diretto rivale di Carlo V era Francesco I di Valois.
Anche in Francia esisteva un’assemblea rappresentativa, gli Stati generali, e le città godevano di ampia
indipendenza. L’assemblea degli Stati generali vantava tradizioni di autonomia inferiori a quelli delle cortes,
e i domini del re di Francia costituivano un’unità territoriale compatta dove il re poteva essere sempre
presente.
La rivalità tra Francia e Spagna
Con l’elezione di Carlo V la Francia si trovava accerchiata dal suo impero. Carlo V voleva riconquistare il
ducato di Milano. In Italia i francesi furono scacciati a Milano dagli Sforza. Francesco I armò l’esercito e partì
per Milano. Però a Pavia furono sconfitti e Francesco I venne imprigionato per cui dovette accettare la pace
di Madrid con la quale rinunciava per sempre al ducato di Milano. Tornato in patria denunciò il trattato di
pace e avviò un’azione diplomatica convincendo i vari Stati italiani (preoccupati per il potere di Carlo V) ad
unirsi alla Lega di Cognac. Vi aderirono Firenze, Venezia, Milano e il Papa Clemente VII.
Così un esercito di lanzichenecchi (arruolati tedeschi) nel 1527 invase Roma e la sottopose a un feroce
saccheggio: il Sacco di Roma. Questo suscitò grande scalpore in tutta la cristianità per il significato
simbolico di punizione divina. Per i luterani era una conferma di quello che professavano da anni, per i
cristiani il segnale che bisognava risolvere i mali della Chiesa. Quando dopo mesi la città non ebbe più nulla
da offrire l’esercito si ritirò e tra il Papa e Carlo V ci fu un compromesso: l’imperatore restituiva al Papa i
suoi domini, il Papa riconosceva i diritti dell’imperatore sui territori italiani e lo incoronò imperatore.
Milano restava nelle mani dell’imperatore e il Borgogna a Francesco I.
Dopo la morte di Francesco I, Enrico II riprese la lotta adottando una strategia diversa: spostò il conflitto in
Germania, alleandosi con i principi luterani. Però anche questo fronte si chiuse e con la pace di Augusta del
1555 riaprì le ostilità in Italia ma fu sconfitto. Dopo decenni di guerre entrambi i contendenti dovevano
dichiarare bancarotta arrivando nel 1559 alla pace di Cateau-Cambresis che chiuse definitivamente il
conflitto. Però non fu Carlo V a firmare l’accordo, infatti anni prima aveva abdicato dividendo il suo Impero
tra il figlio Filippo II e il fratello Ferdinando I. Direttamente o indirettamente tutti gli Stati italiani erano
entrati nell’orbita politica della Spagna.

A Filippo II Carlo V lasciò i territori spagnoli con le sue appendici americane, i domini italiani, i paesi bassi e
la Francia orientale.
Il suo Impero continuava a presentare problemi di gestione. Vennero quindi riorganizzati vecchi e nuovi
organi d’istituzione. Vi si aggiunse un Consiglio d’Italia, poi un Consiglio di Stato e importante fu il Consiglio
delle Finanze per gestire le entrate e il patrimonio dell’impero.
C’era convinzione che solo l’unità religiosa potesse garantire unità politica. Così già da tempo i re cattolici si
erano impegnati a cacciare ebrei e altre religioni.

Appunti
L’Italia divenne la terra delle bramosie dei paesi confinanti. Nessuno degli staterelli italiani appariva in
grado di esercitare un ruolo egemone che potesse garantire un equilibrio all’interno della penisola italiana.
L’Italia era un paese ricco di arte e di terre produttive. Si esponeva quindi facilmente agli interessi delle
potenze straniere. Per un lunghissimo periodo di tempo si contesero il controllo della penisola la Francia e
la Spagna (che andò successivamente a coincidere con l’impero germanico). Il lungo periodo delle guerre
d’Italia venne avviato dalla Francia e alla fine del percorso sarà la Francia a risultare sconfitta.

La vicenda delle guerre d’Italia inizia con la sollecitazione nel 1494 da parte di Ludovico il Moro duca di
Milano perché il re di Francia Carlo VIII scenda in Italia e ambisca a occupare il Regno di Napoli. Ludovico
voleva così sconfiggere il suo principale rivale ovvero il re di Napoli, suggerisce al re di Francia di fare
appello ai diritti ereditari degli Angioini perché i territori angioini erano entrati da poco all’interno della
disponibilità del re di Francia. Ebbene il re di Francia accetta, quindi discende lungo la penisola italiana dove
non incontra alcun ostacolo. Quello che avviene durante questi anni è la composizione e la scomposizione di
nuove alleanze, in base a chi sembrasse dovesse vincere la guerra. Firenze aveva appoggiato la Francia
perché Piero de Medici si sentiva insicuro del suo dominio in città quindi pensava che con il supporto
francese la sua posizione si sarebbe fortificata. In realtà appena aprì le porte ai francesi le ostilità verso
Piero accrebbero e fu costretto a lasciare la città e subentrò il periodo dei 4 anni di governo savonaroliano:
Savonarola istituisce a Firenze un regime basato su ideali di repubblicanesimo e su un forte rigore religioso.
Durò 4 anni, furono molto accesi, dove i giovani dovettero disfarsi di tutto ciò che aveva rappresentato quel
rinascimento che agli occhi del monaco Savonarola appariva una forma di vanità del mondo. I falò della
vanità rimarranno come un tratto caratterizzante di quegli anni repubblicani di Firenze. Savonarola al
ritorno di Piero de Medici venne condannato al rogo.

Nel frattempo che il re di Francia raggiunge Napoli, gli stati italiani mutano: gli stati cominciano ad allearsi e
si convincono di dover spingere fuori dall’Italia il re di Francia. Una nuova coalizione guidata da Venezia
prende il sopravvento. Quindi i francesi sono respinti dalla città di Napoli ma non lasciano la penisola. Dopo
la vittoria di Venezia gli altri stati italiani esprimono tutta la loro diffidenza verso il vincitore e ricompongono
le alleanze adesso intorno al papa Giulio II che non disdegnava di indossare l’armatura per affrontare il
combattimento. Il papa quindi vince su Venezia nella battaglia di Agnadello del 1509, la città non avrebbe
perduto il suo splendore ma non sarebbe stata più in grado di svolgere quell’azione di coordinamento degli
stati italiani. A questa coalizione contro Venezia avevano partecipato anche i francesi e l’impero. Il papa
cambia posizione e si riscontra con i francesi. Nel frattempo a Carlo VIII di Francia succede Luigi XII. Contro
Luigi il papa comunica l’interdetto che era una delle punizioni che il papa poteva esprimere contro uno
stato o una città e comportava che lì non si potessero più svolgere i riti religiosi. Era una pena assai grave.

Succederanno poi due papi della famiglia medici: Leone X e Clemente VII. Leone X fu protagonista dello
scontro con Lutero. Clemente VII importante in relazione allo scisma anglicano.

Lo scontro con la Francia perdura ma si arriva a una vittoria da parte francese e alla pace di Noyon del
1516. Gli equilibri tra gli stati avrebbero potuto ricomporsi con i francesi adesso collocati a Milano. A
Milano infatti c’era stata una rivendicazione da parte del re di Francia di una discendenza fra i Visconti
(tramite sua nonna).

Accade una svolta. Per una serie di congiunture particolari il giovanissimo Carlo d’Asburgo si ritrova nelle
sue mani la corona di Spagna, i Paesi Bassi, l’Austria e il trono imperiale. Riceve la corona di spagna tramite
i suoi nonni materni, il trono sarebbe dovuto andare alla madre che però aveva perduto il senno a causa
della morte del marito (figlio dell’imperatore). Subentra quindi Carlo V come re di Spagna all’età di 16 anni.
Attraverso la nonna materna riceve anche i territori dei paesi bassi (che in futuro entreranno in conflitto
con la spagna). Dalla parte del nonno paterno riceve i territori degli Asburgo quindi l’Austria e aggiunge a
questo la carica imperiale. Quindi Carlo V riassume in sé un potere immenso.

Milano rappresentava uno snodo importante anche per i traffici commerciali tra spagna e territori
dell’impero. Quindi si trova in mezzo a territori guidati dallo stesso re. Carlo V vuole conquistare Milano,
nella quale nel frattempo gli Sforza hanno cacciato il re di Francia.

La guerra continua ad essere condotta nei territori italiani.

Carlo V si trovò esposto su più fronti, a lui fu demandato di proteggere i confini orientali dell’Europa
cristiana dall’avanzata ottomana. Ma poi comincia a muovere una sua avanzata la riforma protestante,
questo evento inizialmente poco compreso dalla chiesa cattolica e che avrebbe avuto un impatto
dirompente nell’impero e poi su tutta l’Europa. Inizialmente di natura dottrinale e successivamente diventò
un conflitto militare. Francesco I (re di Francia) armò l’esercito e partì per Milano. Però a Pavia furono
sconfitti e Francesco I venne imprigionato per cui dovette accettare la pace di Madrid con la quale
rinunciava per sempre al ducato di Milano. Tornato in patria denunciò il trattato di pace e avviò un’azione
diplomatica convincendo i vari Stati italiani (preoccupati per il potere di Carlo V) ad unirsi alla Lega di
Cognac. Vi aderirono Firenze, Venezia, Milano e il Papa Clemente VII. Carlo V protegge la cristianità
dall’islam, è impegnato su questo fronte, e il papa in Italia gli volge le spalle preferendo sul territorio
italiano l’alleanza con la Francia. Così i soldati imperiali, i lanzichenecchi, raggiunsero Roma e la
occuparono, la saccheggiarono con estrema violenza: Sacco di Roma. Questo suscitò grande scalpore in
tutta la cristianità per il significato simbolico di punizione divina. Per i luterani era una conferma di quello
che professavano da anni, per i cristiani il segnale che bisognava risolvere i mali della Chiesa. Clemente VII
viene detenuto e a un certo punto non può che accondiscendere e acconsente all’ incoronazione ufficiale di
Carlo V a Bologna. Il conflitto durò ancora a lungo e si concluse nel 1559 con la pace di Cateau-Cambresis.
Prima della pace mutarono le situazioni all’interno dell’impero. Carlo V che questi anni avrebbe continuato
la sua offensiva contro i principi luterani, si sarebbe persuaso del crollo del suo sogno di ricostituire sotto la
sua corona spagna, Italia e impero e emarginare l’espansione luterana e islamica. Egli abdica e divide i suoi
possedimenti tra il fratello Ferdinando a cui lascia i territori asburgici, Boemia e Ungheria e tra il figlio
Filippo II a cui lascia la Spagna. Filippo fu un grande sovrano ma molto diverso dal padre, che avrebbe
condotto una vita di grande reclusione dentro un grande castello e avrebbe amministrato i suoi
possedimenti da lì dentro perché malgrado vi fosse stata questa divisione dei territori, i domini della corona
di spagna erano comunque immenso. Comprendevano i paesi bassi, buona parte della penisola italiana e i
possedimenti oltreoceano.
Con la pace del 1559, la Francia viene spinta fuori dai confini italiani mentre la Spagna con un dominio
diretto su Milano, Napoli, Sicilia, Sardegna e un’influenza indiretta sugli altri stati. È l’inizio della lunga
egemonia spagnola in Italia che si protrarrà per un secolo e mezzo.