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Blue note

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Nel jazz e nel blues, la blue note (detta anche nella terminologia inglese "worried" note[1]) corrisponde al IV
grado innalzato (quarta eccedente) della scala minore melodica. Nella scala blues, prendendo ad esempio Do,
si avrà la seguente costruzione: C - Eb - F - F# - G - Bb - C.

Il significato dell'aggettivo inglese blue è connesso all'associazione tra il colore blu e un senso di nostalgia e
tristezza tipico della musica afro-americana, così come essa era percepita dall'orecchio di uditori europei
abituato alla dicotomia maggiore-minore.

L'origine della blue note è da ricercarsi nelle scale non temperate utilizzate dagli schiavi afro-americani (in
particolare la scala pentatonica), che dettero origine alla scala blues. Queste note, utilizzate tipicamente in una
cornice armonica di accordi maggiori, creano quell'atmosfera di indefinitezza tonale caratteristica del blues e
della musica folk statunitense e britannica.

In particolare il secondo grado della scala


blues, quando viene suonato calante, è
una blue note.

Ad esempio, la scala blues di Do è Blue notes (raffigurate in blu)


composta da:

Do, Mi♭ (blue), Fa, Fa♯, Sol, Si♭

dove il Mi♭ è una nota a metà strada tra Mi naturale e Mi bemolle e dista dalla tonica una terza maggiore
lievemente calante. Per estensione, vengono definite blue note anche altre note quando vengono suonate
calanti.

Nelle prime manifestazioni, le principali blue note erano la citata terza minore e la sottotonica (il settimo grado
della scala diatonica), in questo modo:

Do, Mi♭ (blue), Fa, Fa♯, Sol, Si♭ (blue)

Negli anni quaranta venne data molta enfasi alla dominante trattata come blue note (intervallo di quinta
calante) dai jazzisti bebop:

Do, Mi♭ (blue), Fa, Fa♯ (blue), Sol, Si♭ (blue)

Per traslato, viene considerata blue anche la transizione Mi-Mi♭ che, in un blues in Do, occorre tra le misure I
e II armonizzate con gli accordi Do7 e Fa7.

La tipica ambiguità tonale del blues risiede inoltre anche nell'armonizzazione che, fra l'altro, si discosta dal
concetto europeo, classico, di "tonalità". In primis, nel blues maggiore, sull'accordo di I grado, maggiore – o
meglio, maggiore con settima minore – (ad esempio, in un blues in do, Do7), viene suonata una qualche
melodia che effettivamente presenta la terza minore, o, al più, terza "blue note": la pentatonica blues infatti è
una pentatonica minore cui si aggiunge la quinta diminuita (quarta aumentata). In secondo luogo, il continuo
uso di accordi di dominante, cioè di accordi maggiori con settima minore, contenuti in intervallo di tritono,
genera allo stesso tempo riposo e necessità di risoluzione: questo è particolarmente evidente sul primo grado,
armonizzato come I7; per esempio, in un blues in do si inizia con Do7, accordo che qua esprime sia riposo (è il
centro tonale del brano) che tensione (tende a risolvere sul quarto grado). Ciò risulta in contrasto con l'armonia
classica occidentale: un accordo di Do7 sottintende, generalmente, la tonalità di Fa (maggiore o minore), di cui
è l'accordo di dominante. Ecco che allora il blues è già di per sé una delle prime esperienze musicali dal chiaro
sapore modale, dato dall'incessante riferimento al modo Misolidio (estensione con nona maggiore, undicesima
giusta e tredicesima maggiore di un accordo di settima). Le tecniche dei musicisti per eseguire, sfruttare ed
enfatizzare le blue note sono le più varie: i cantanti spesso utilizzano un piccolo portamento giocando tra la
nota blue e quella "temperata", lo stesso fanno i trombonisti mediante il glissando. I chitarristi usano la tecnica
del bending, stirando le corde col polpastrello, mentre i pianisti a volte suonano entrambi i semitoni vicini (ad
esempio Mi naturale e Mi♭ insieme).

Indice
Esempi notevoli
Note
Bibliografia
Voci correlate

Esempi notevoli
Henry Mancini, Theme from Peter Gunn (la linea del basso, che si ripete costantemente per
tutto il brano, sfrutta l'ambiguità tonale della terza, mentre la melodia presenta sia la terza che
la quinta "blue"). Questo standard caratterizza assieme a Sweet Home Chicago il film The
Blues Brothers.

Note
1. ^ Benward & Saker (2003). Music: In Theory and Practice, Vol. I, p.359. Seventh Edition. ISBN
978-0-07-294262-0.

Bibliografia
Benward & Saker (2003). Music: In Theory and Practice, Vol. I, p.359. Seventh Edition. ISBN
978-0-07-294262-0
Gildo De Stefano, Ragtime, Jazz & dintorni: le origini della musica sincopata da Scott Joplin al
Terzo Millennio, prefazione di Amiri Baraka, postfazione di Renzo Arbore, Milano, SugarCo,
2007, ISBN 978-88-7198-532-9.
Southern, Eileen, The Music of Black Americans, W. W. Norton & Company, Inc., 1997, ISBN 0-
393-03843-2.
(EN) Jonathan Curiel, Muslim Roots of the Blues, SFGate, 15 agosto 2004. URL consultato il 2
giugno 2010 (archiviato dall'url originale il 5 settembre 2005).
Gildo De Stefano, Trecento anni di jazz: le origini della musica afroamericana tra Sociologia e
Antropologia, Milano, SugarCo, 1986, ISBN 0-19-502908-9.
"Blue Notes". How To Play Blues Guitar. 2008-07-06. Retrieved 2008-07-06
Ferguson, Jim (1999). All Blues Soloing for Jazz Guitar: Scales, Licks, Concepts & Choruses,
p.20. ISBN 0786642858.
Voci correlate
Intervallo (musica)
Accordo di settima

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