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PEDAGOGIA MUSICALE

Attività individuale - Manuel Milano

Le idee innovative di Èmile Jacques-Dalcroze hanno in uenzato tutta la


didattica musicale moderna e, nonostante risalgano alla ne del 1800, ancora
oggi risultano attuali se non addirittura rivoluzionarie.
L’ aspetto fondamentale del metodo Dalcroze è proprio lo stravolgimento della
gerarchia educativa di Teoria e Pratica. Per Dalcroze, infatti, la teoria doveva
necessariamente seguire la pratica poiché, proprio attraverso quest’ultima,
l’individuo “partecipa” ad apprendere e questa partecipazione è di grande
aiuto al processo di apprendimento.

Ripercorrendo la vita di questo personaggio importantissimo per lo sviluppo


della pedagogia musicale, ritroviamo i primi sintomi di contrasto con i metodi
di insegnamento tradizionali già nel periodo del liceo di cui Dalcroze ricorda :
“la maggior parte dei professori ci imponevano compiti dei quali non spiegavano
la motivazione e non facevano, tranne rare eccezioni, alcuno sforzo per
conoscerci, interessarci, aiutarci. Ci tenevano solo ad ammobiliare il nostro
cervello”.

Dopo essersi formato musicalmente tra Parigi, Algeri, Vienna con maestri
celebri di composizione e divenuto un ottimo pianista, nel 1892 è chiamato a
ricoprire il ruolo di professore di armonia al Conservatorio di Ginevra , incarico
che coprirà no al 1910, e proprio questi sono gli anni di fermento e di sviluppo
del suo metodo di insegnamento.
Trovandosi dall’altra parte della cattedra e osservando alcune delle di coltà
dei suoi allievi, Dalcroze realizza che l’approccio didattico tradizionale aveva
molti punti deboli.
Nei suoi scritti racconta che durante una delle sue lezioni di armonia, in cui era
consueto proibire l’uso del pianoforte agli allievi come da tradizione, uno dei
ragazzi chiede perché non poteva usare il pianoforte visto che, senza di esso,
non riusciva a sentire niente.
Da lí si rese conto che “ogni regola dettata dalla necessità e dall’osservazione è
arbitraria e falsa e che la proibizione di usare il pianoforte per svolgere i compiti di
armonia avrebbe solo ragione di esistere se fosse diretta a persone che hanno il
senso dell’udito interiore. Ne deriva che, o si può fare a meno del pianoforte, se
l’orecchio è sviluppato, o si deve comporre col pianoforte, se non lo è. Perciò, dal
momento che si esige dall’allievo di comporre senza l’uso del pianoforte,
l’insegnante ha il dovere di mettere l’allievo in grado di farlo, dandogli i mezzi,
cioè sviluppando preventivamente il senso uditivo musicale, il senso melodico,
tonale, armonico”.
Così iniziò a sviluppare una serie di esercizi nalizzati all’ educazione
dell’orecchio che rappresentano la base del solfeggio dalcroziano.

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Osservando i suoi allievi iniziò a rendersi conto del forte collegamento tra
suono e movimento, notando che il corpo non è per nulla estraneo al
fenomeno sonoro anzi, Dalcroze intuisce che il ritmo e il movimento sono
elementi intrinseci dell’uomo poiché scandiscono tutte le azioni vitali come il
battito cardiaco e la respirazione e per questo sostiene che il ritmo è un
elemento fortemente sensoriale e trova il suo modello più compiuto nel nostro
sistema muscolare.
Da queste intuizioni inizia a sviluppare quella che oggi conosciamo come
“RITMICA”, che non limita lo studio musicale al solo utilizzo dell’intelletto o a
delle azioni motorie speci che legate allo strumento, bensì interessa tutte le
facoltà dell’individuo facendo vivere tutti gli elementi musicali attraverso
un’esperienza di realtà “aumentata” attraverso il movimento.
La RITMICA, in cui l’individuo partecipa ad apprendere, è il primo stadio del
metodo dalcroziano, al quale seguono:
- il SOLFEGGIO, fondato sul canto e che mira a sollecitare continuamente
l’orecchio per sviluppare un istinto tonale, il senso armonico e l’audizione
interiore;
- L’ IMPROVVISAZIONE, praticata al pianoforte, in cui tutto ciò che è stato
vissuto nella RITMICA e compreso nel SOLFEGGIO viene consolidato
attraverso la messa in pratica. Per Dalcroze il musicista formato è colui che
arriva all’improvvisazione.
Altro aspetto fondamentale nel metodo Dalcroze è la PLASTIQUE ANIMÉE,
dove il movimento mima la musica in maniera caricaturale e rappresenta
quindi un’ analisi in tempo reale della composizione musicale.

In Italia il metodo Dalcroze viene introdotto per la prima volta negli anni ’20 per
merito del maestro Luigi Ernesto Ferraria, che per un breve periodo riuscí ad
introdurre dei corsi di ritmica negli istituti musicali e nei licei femminili ma,
nonostante il successo tra gli allievi, incontrò numerosi ostacoli a livello
istituzionale e già nel 1924 venne messo da parte.
Dovremo aspettare gli anni ’60 per una nuova oritura dell’applicazione
dalcroziana quando, grazie all’introduzione dell’educazione musicale nella
scuola dell’obbligo (1963) e della cattedra di didattica musicale nei conservatori
(1965), il concetto di educazione “alla” musica e “per mezzo” della musica
comincia a farsi strada nelle scuole italiane.
Nelle lezioni di Ava Loiacono “SENTIRE E PROVARE”, troviamo una grande
testimonianza dell’e cacia del metodo. I bambini/ragazzi sono chiamati a
muoversi con la musica, entrando in sintonia con essa e fanno esperienza di
sensazioni epidermico-muscolari che li aiutano ad apprendere concetti musicali
fondamentali. Sperimentare l’energia nei muscoli, capacità di controllare la
forza muscolare, oltre ad essere fondamentale per suonare uno strumento,
permette al bambino di essere consapevole della propria forza.
Notiamo anche come la gura dell’insegnate assuma una forma più
consapevole e attento a conoscere i propri studenti poiché nel metodo non

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sono previsti schemi ssi e quindi per l’insegnante è imprescindibile una grande
versatilità e capacità di improvvisare adattandosi alle necessità degli allievi.

Nelle attività di ritmica spesso sono utilizzati degli oggetti di supporto al


movimento (palline, cerchi, corde ecc…) utili perché aiutano a strutturare lo
spazio.
Come sostiene il grande studioso di pedagogia musicale Carlo Delfrati, la
lungimiranza e l’attualità di Dalcroze si riconoscono nell’importanza che egli
attribuiva alla formazione dell’individuo, non solo per il suo sviluppo personale
ma per il contributo che sarà in grado di dare alla società di cui fa parte.

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