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Martin Heidegger

Il problema del senso dell’essere. Nasce nel 1989, anno importante per vari filosofi.
Sono gli anni prima della prima guerra mondiale, un anteguerra con grande senso del progresso e
ottimismo tecnologico, contro lo scoppio della prima guerra mondiale. Anche Heidegger riflette lo
spirito dell’avanguardia: ribellione alla tecnologia e alla crisi spirituale dopo il 1918.
Crisi di valori, emergono nuove teorie che superano il Positivismo e la fiducia nel progresso in tutte
le sfere della conoscenza. L’uomo non è più un sistema calcolabile. Un esempio in arte di angoscia
è l’Espressionismo, Cubismo, Fauvismo, Surrealismo, Dadaismo. Lo spirito umano non può essere
meccanizzato né organizzato completamente. Attenzione al dramma esistenziale dell’uomo.
Heidegger si collega all’insofferenza contro il pericolo di un mondo organizzato. Non è solo un
nemico della modernizzazione, è contro la tecnologia distruttiva delle guerre mondiali… Scrive
Essere e Tempo, per il problema del divenire. La verità delle cose non era nel divenire, perché ciò
che rimane è l’essenza non soggetta al mutamento. Questo però aumenta il rischio
dell’oggettività, della calcolabilità.
Esistenzialismo: Sartre, Jaspers
Heidegger è stato associato al nazismo.

Heidegger prende la tradizione religiosa e la fenomenologia, movimento che salva l’oggettività del
giudizio. Heidegger non vuole cogliere solo la spiritualità ma anche le cose stesse, ma questo va
contro l’avanguardia esistenzialista.
L’uomo si domanda cosa vuol dire essere, perché pensa che il termine nel vocabolario non sia
adeguato. L’uomo vede il mondo per gli oggetti ma non è comunque calcolabile. Io esisto, sono
collocato in una situazione. Sono al mondo come un “progetto gettato”. Il mondo è l’insieme delle
cose, degli oggetti. Guardo il mondo come una totalità di strumenti. Sono al mondo come un
esistente interessato agli strumenti, non sono immobile, ho interesse. L’essere nel mondo è un
essere interessato, dal punto di vista di un progetto NON originale. Sono caratterizzato dalla
situazione da cui provengo, non siamo una tabula rasa. Siamo mossi da un’aspettativa o un
presupposto che ci aiuta a costruire la propria conoscenza del mondo.

L’uomo è un progetto storicamente qualificato, per questo è gettato. Ci sono delle condizioni non
decise da me, il nostro punto di vista è collocato nella storia. Il linguaggio è la casa dell’essere,
tutto ciò che è posso dichiararlo attraverso il vocabolario. Eredità di Kant, il mondo si costituisce
con il contributo della ragione umana. Affronto il mondo connettendo le cose secondo strutture
della mente umana. La differenza è che Kant pensa che l’essere umano funziona sempre allo
stesso modo, Heidegger non crede che la mente sia sempre quella. Ragiono all’interno di un
orizzonte culturale, ovviamente menti passate ragionavano in termini di culture passate. Oggi non
crediamo alle streghe e diamo dei pazzi a coloro che ci credevano, nel Medioevo.
Circolo di comprensione e interpretazione: patrimonio di metodi dettati dagli stimoli. Ermeneutica:
siamo al mondo come degli interpreti non neutrali.
L’uomo è nel mondo come un interprete, pensiamo che dobbiamo riflettere il mondo per com’è,
come uno specchio.. Ma se noi fossimo un puro specchio della natura l’esistenzialismo non ci
sarebbe, siamo le nostre limitazioni individuali. L’essere è tempo, perché il tempo è la dimensione
in cui l’essere si realizza. L’essere umano nella sua estrema possibilità d’essere, è il tempo stesso.
Noi non siamo al mondo per osservarlo come oggetto, siamo al mondo per progettarci. Il rapporto
con l’essere è progettuale. Cosa mi è più proprio? La mia morte, non può essere vissuta da nessun
altro, è parte della mia storicità. Heidegger dice che l’essere non è un oggetto, però è un progetto,
può cioè essere descritto. La filosofia successiva ad Heidegger è l’ermeneutica, gira intorno
all’interpretazione: quello che deriva dalla mia storia, il mio linguaggio, la mia cultura, tutti valori
influenzanti. L’esperienza del mondo con l’interpretazione è il contrario della metafisica
oggettivistica.

La propria mortalità non è generica, è la propria storicità collocata nel mondo. La storicità di
Heidegger era la realtà nazista, è quello che l’ha reso meno studiato e indagato. Heidegger ha fatto
la scelta perché voleva impegnarsi e non restare neutro rispetto alla propria esistenza. Vive nella
Germania in crisi, si fa l’idea che bisogna lottare con i giganti USA e Russia perché esempi di
oggettivismo metafisico. Immagina che la nuova Germania nazista sia una Grecia pre-classica, più
arretrata di altri paesi ma più umanamente autentica.

Negli anni 30 Heidegger ha avuto la svolta del suo pensiero, pensa che l’oggettivismo sia proprio di
USA e Russia quando tutti, anche il nazismo, ne sono ormai immischiati. Si pente allora della scelta
di stare dalla parte di Hitler. Anche il Cristianesimo era parte dell’oggettività. Heidegger negli ultimi
anni si concentra sulla critica della società industrializzata contemporanea, per rendere propria la
sua storicità e non parlare dell’uomo in generale. Non siamo individui che si dannano da soli, ma
facciamo parte di un contesto storico e quindi dobbiamo criticare la società in cui ci troviamo
(Marx). L’autenticità ha a che fare con l’essere in generale, non con l’individualità. Siamo su un
piano dove non c’è solo l’uomo ma c’è l’essere, la società, la tecnologia, l’evoluzione. Noi sul piano
individuale non dobbiamo lasciarlo andare da sé ma rispondere in modo coerente alla specificità
storica.
L’essere è nel dialogo umano, rende Heidegger pensatore della società democratica perché non
crede nelle leggi naturali, nelle decisioni limitate. Una legge naturale era la religione, Heidegger
torna a una dimensione religiosa negli ultimi anni della sua vita, ma non prende l’assolutismo di un
Dio, bensì la dialogicità dell’accadimento dell’essere, il Dio che si rivela nella storia.

Non ho capito in che modo Heidegger si è ripensato… Ha esteso il discorso all’essere dell’uomo nel
mondo all’unione di uomo, società e progresso?
Scrive “Lettera sull’umanismo”, è un’opera in cui prende le distanze da Sartre e
dall’esistenzialismo. Essere e Tempo non è stato completato perché mancava il linguaggio per
parlare dell’essere. Heidegger non ha sempre parlato dell’essere. Prima si occupa dell’essere
dell’esserci in una prospettiva esistenziale, poi dell’essere in rapporto all’evento. Il secondo
Heidegger diventa noto solo dopo la seconda mondiale in relazione alla Seconda Guerra Mondiale,
quindi più in rapporto alla storia e all’evento in senso storico, artistico. Lo si dice ermeneuta. Per
Heidegger è La Svolta.

Gli animali decedono, l’uomo invece muore. Sein-Zum-Tod= Mortale. La morte è una possibilità di
non esserci più, ma l’essenza non è il corpo che è invece l’esistenza. La vita estetica è
caratterizzata da Heidegger come esistenza inautentica.
La situazione emotiva è il ritrovarsi. Noi siamo gettati in un mondo, in questa situazione
avvertiamo una tonalità dell’animo, cioè una “passione”. La passione è la prima esperienza della
situazione. Heidegger non lo chiama sentimento. Angoscia significa trovarsi di fronte all’esistenza
e non sapere dove si viene o dove si va. L’angoscia è costante, riguarda tutto il tuo esistere. Non
riguarda un oggetto determinato. Il nulla è qualcosa ma non è l’essente. Il nulla è lo stesso
dell’essere ed equivale a ciò che non è un ente (Hegel). L’angoscia è davanti alla nostra stessa
esistenza, è come quella di chi è al fronte e vede la morte, è ciò che ti richiama a te stesso.
Con l’angoscia va di pari passo la gioia imperturbabile. Una situazione emotiva presa di peso dai
mistici. Angoscia: cogliere la realtà nella sua nuda freschezza, non è terrore ma è calma.
Angoscia collegata alla morte ---- Morte come esistenza più propria ---- Angoscia è calma.
L’angoscia è la chiamata al nostro essere effettivo. Iniziamo a morire non quando nasciamo ma già
quando siamo nell’utero (Agostino).

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