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L’Umanesimo, iniziato con il rinnovato studio degli scrittori latini, si volse in un

secondo tempo anche ai greci. L. Valla, preceduto in ciò da Petrarca, diede chiari
esempi di critica filologica; il filologo più completo, per conoscenza dei testi e acume
critico, fu Poliziano. Gli umanisti fecero anche opera di editori, consegnando alle
officine librarie e poi alle prime tipografie (come quella dei Manuzio) testi di autori
classici, da loro riveduti, corretti congetturalmente o mediante la collazione, di
manoscritti.
La grande f. del 19° sec., prolungatasi con continuità d’intenti e di metodo nel 20°, si
inserì nel fervore di ricerca storica proprio del Romanticismo. Impossibile elencare i
numerosi filologi di questo rinnovato umanesimo in maggioranza tedeschi, da F.G.
Wolf a U. von Wilamowitz a E. Fraenkel (tra gli italiani vanno ricordati D.
Comparetti, G. Vitelli, G. Pasquali). Il lavoro compiuto dalla f. classica nel 19° e 20°
sec. è imponente: si approntano le grandi collezioni di autori greci e latini (Teubner,
Oxford, Les belles lettres, Loeb classical library); le raccolte sistematiche di
frammenti, di scoli, di iscrizioni (➔ epigrafia), di papiri (➔ papirologia); le
enciclopedie speciali (W.H. Roscher, Pauly-Wissowa ecc.); i lessici particolari di
singoli autori; i repertori bibliografici (tra cui quello annuale di J. Marouzeau) che
continuano una tradizione iniziata già nel 17°-18° sec. da J.A. Fabricius. Nella critica
testuale si cerca di giungere al rigore scientifico attraverso il confronto sistematico e
l’utilizzazione razionale di tutti gli elementi della tradizione (il metodo di
Lachmann).
Sul concetto stesso di f. ha gravato a lungo la tradizione umanistica, che considerava
come paradigmatiche le due letterature antiche, perciò f. fu sinonimo di f. classica.
Ma nel 19° sec. gli orizzonti si allargano alla critica storica; e la f. investe altri campi:
la germanistica, il mondo neolatino, l’orientale; e via via, intesa come metodo, giunge
addirittura a fare oggetto delle proprie ricerche il presente: anche per le opere
contemporanee è possibile e necessaria un’indagine filologica parallela a quella
critica.