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Il termine f.

, inteso nel mondo greco e latino come


amore della dottrina, con particolare riguardo
all’erudizione storica, si andò affermando in Europa
dopo l’Umanesimo con il valore di «studio, scienza
dell’antichità»; successivamente subì un ampliamento,
in quanto fu riferito a culture diverse da quelle
classiche, e insieme una restrizione, in quanto gli
interessi della f. si andarono limitando al fatto
letterario. In età precedenti alla nostra s’intese
per f. l’insieme delle discipline tendenti alla
conoscenza del passato; e quindi si comprendevano
sotto quel nome anche l’archeologia, l’epigrafia,
l’etnografia, la storia ecc.; discipline che oggi
hanno ciascuna una propria autonomia.

La f. moderna si articola in due grandi direzioni: da


una parte si tende a reperire, ricostruire e
interpretare i testi (studio delle testimonianze
verbali); e dall’altra a mettere in luce e
interpretare fatti di ogni genere che giovino alla
comprensione dei testi stessi (studio delle cose).
Nel primo suo aspetto la f. cerca di reperire
documenti letterari ancora ignoti; di accertare
l’autenticità sia di questi sia di quelli già noti;
di ricostruire il documento nel suo aspetto
originario, depurandolo dalle alterazioni prodottesi
in esso nel corso dei secoli per effetto della
trasmissione a opera di intermediari: copisti,
stampatori, editori ( f. testuale). Inoltre, la f.
cerca di interpretare i testi ricostruiti, facendo
tesoro delle necessarie cognizioni linguistiche,
metriche, stilistiche e di quelle storiche, allo
scopo di rivivere la scrittura nelle medesime
condizioni culturali del suo autore; d’individuare le
fonti del documento letterario e la fortuna di esso.
Nell’altro aspetto la f. studia la biografia
dell’autore, le condizioni storiche e sociali del suo
tempo e del suo ambiente particolare.