Sei sulla pagina 1di 8

F.I.

M Fondamenti teorici musicoterapia

La mitologia lo spiega attraverso la figura di Mnemosyne, la madre della Muse, figlia di Urano (il cielo) e di Gea,
(la Terra). Mnemosyne dona agli uomini la memoria. Le Arti aiutano anche a dimenticare per alleviare le
sofferenze.

Ai nostri giorni valgono gli stessi principi. Tutto quello che ha a che fare con sentimenti ed emozioni diventa la
fonte da cui scaturiscono le arti e i linguaggi. In altre parole proporre la musicoterapia è accorgersi che “…non
c’è nulla di nuovo sotto il sole”. Musicoterapia significa conoscere per diventare abili e competenti al fine di
creare proposte valide per accogliere sentimenti ed emozioni, valorizzare se stessi, saper interagire con gli altri,
con il mondo, con se stessi. In altre parole l’ontogenesi ripercorre la filogenesi.

“La parola CULTURA esprime un concetto che si è sviluppato presso popoli agricoltori e che, all’origine, riguarda
le coltivazioni della Terra e le colture dei prodotti naturali….Probabilmente gli stessi coltivatori hanno ampliato il
concetto del termine non solo per la “Madre Terra” ma anche per i “Figli della Terra” nel senso della
coltivazione che fa fiorire le facoltà umane…” (E. Anati “Le radici della cultura” Jaka Book, 1995).

“UOMO; ESSERE NEL MONDO”

La fisica acustica attraverso la stesura dei principi elaborati mediante l’osservazione di dati reali, sancisce i
fondamenti teorici della musicoterapia.

Interagendo con PERSONE (bambini o adulti, non ha importanza) con caratteristiche, esigenze, bisogni,
comportamenti differenti e personali, è stato possibile constatare che l’ascolto non è qualcosa di scontato.
Ascoltare è un gesto intenzionale. Non è un caso che tutti conosciamo il detto “non c’è peggior sordo di chi non
vuole sentire”. E’ compito del musicoterapeuta sapersi servire di ritmi, suoni, melodie, giochi polifonici o
armonici in modo creativo, adeguato alla gestualità, alla voce, al comportamento di ogni singola persona.
Questo può aprire le porte all’ascolto anche in chi sembra impossibilitato, disinteressato, occupato in altri
pensieri. Occorre fare un passo verso l’apprezzamento del termine “ascolto” che, attraverso le esperienze
decennali in musicoterapia, non riguarda soltanto l’udito (apparato uditivo) ma coinvolge il corpo nella sua
interezza, il “Corpo Vibrante” attraverso la Risonanza presente in ogni momento e in ogni luogo.

“SILENZIO / SUONO / SILENZIO” IL RITMO

Ritmo, nell’antica Grecia, indicava flusso, scorrere, ritorno. Al tempo di Platone ritmo era così descritto: suoni o
sillabe in ordine matematico . Pochissime parole sintetizzano ciò che unisce fra Arti e Linguaggi. L’ordine è il
principio fondante. L’apprezzamento della definizione del ritmo nell’antica cultura Greca può avvenire se
sappiamo osservare, ascoltare, connettere Arti e Linguaggi. Siamo lontani dal modo comune di intendere
l’interdisciplinarietà. E’ necessario scovare quello che si nasconde dentro ai suoni, ai gesti, al farsi della voce,
per trovare le Arti e i Linguaggi a partire dalle origini.

La capacità di osservare si sviluppa attraverso la pratica dell’osservazione. E’ importante non fermarsi alle
apparenze. Lo studio dovrebbe essere qualcosa che, sulla base delle esperienze, passa all’elaborazione,
all’astrazione, ai concetti, agli apprendimenti. Per proseguire su questa strada è opportuno non dare nulla per
scontato, non appellarsi o appoggiarsi a consuetudini, a prassi comuni, per interrogarsi, ascoltare l’altra
persona, saper cogliere il valore delle differenze, soprattutto imparare a superare la logica del giudizio (epoché
fenomenologica) [1].

Il suono è un fenomeno complesso. Quando noi crediamo di percepire un suono, in realtà percepiamo la
risultanza, nella simultaneità, della frequenza fondamentale con le formanti armoniche.

La consuetudine ci ha abituati a credere che si ascolta soltanto con le orecchie. Il “Corpo Vibrante” risuona nel
ricevere e produrre onde sonore; è il protagonista dell’ascolto.

La voce di ciascuno di noi è caratterizzata dai suoi armonici. L’inconfondibile timbro vocale di ciascuno di noi, si
forma all’interno delle cavità risonanti, nell’originalità di ogni corpo. La voce è corpo, aria inspirata ed espirata
che preme verso l’esterno. La voce danza nelle diverse cavità del nostro corpo formando gli armonici. Le
emozioni sono in grado di modificare il respiro, pertanto la voce.

Per comprendere che cosa è il suono, è opportuno metterlo a confronto con il suo contrario.

Il silenzio interrompe il suono. / Il suono interrompe il silenzio.

L’alternarsi “silenzio – suono – silenzio” è ciò che chiamiamo ritmo. Se il suono non fosse interrotto dal silenzio
non ci sarebbe l’attesa del suo ritorno.

Sulla Terra non può esserci il silenzio assoluto.

La campanella sottovuoto di Hawksbee [2] ha dimostrato che la trasmissione delle onde sonore avviene in
presenza dell’aria. Suono è onda vibratoria che si espande nell’aria coinvolgendo tutto quello che incontra. Le
onde sonore sono ciò che ci fa essere dentro al mondo, in ogni momento, perfino a nostra insaputa.

Ascoltare per conoscere il mondo è “essere nel mondo”.

(cfr. Giulia Cremaschi Trovesi “Musicoterapia, arte della comunicazione”)

Il Corpo Vibrante – La Risonanza

Le onde sonore avvolgono, coinvolgono, compenetrano tutto quello che incontrano, generando il fenomeno
della risonanza. Il nostro corpo è “Corpo vibrante” [3], dall’inizio della vita, dal momento del concepimento. La
ricezione delle onde sonore (percezione, ascolto) e la produzione (voce) dipendono dalla qualità della relazione
che ciascuno di noi vive con il mondo esterno, con i propri simili, con se stesso.

Il corpo vibrante è, nel contempo, una “Partitura vivente”. [4]

Il musicoterapeuta, nel suo percorso formativo, impara a leggere la partitura vivente.

La risonanza, al pari della forza di gravità, ci coinvolge in ogni momento. Il “Corpo Vibrante”, come gli strumenti
musicali, vibra nel ricevere e nel produrre suoni. La cosa è così spontanea da essere ritenuta ovvia, scontata,
sottovalutata, perfino ignorata. Il musicoterapeuta si forma per imparare a cogliere quello che un corpo dice
attraverso se stesso mediante il movimento, la gestualità, la qualità della voce.

(cfr. Giulia Cremaschi Trovesi “Il Corpo Vibrante”)

IMITAZIONI CREATIVE

L’essere umano, nell’arco dei millenni, ha imparato ad ascoltare, distinguere, ricordare, riconoscere per imitare
e riprodurre, timbri, versi, suoni, rumori del mondo esterno. La motivazione è la più forte, quella che per noi
esseri civili è difficile perfino da immaginare: la sopravvivenza. Le conoscenze che gli uomini acquisivano nel
passaggio delle generazioni hanno provocato il farsi di abilità che hanno reso possibile la costruzione di utensili,
di manufatti progettati e realizzati per migliorare la qualità della vita. Gli utensili del lavoro, quando sono
utilizzati, spesso producono ritmi, suoni, rumori. Le competenze che gli esseri umani hanno sviluppato, in modo
progressivo, sfociano anche nella costruzione di strumenti musicali, specifici per produrre ritmi e suoni.

La voce umana è in grado di imitare qualsiasi verso, timbro sonoro. Il processo dell’imitazione è oggi messo in
luce, con importanza crescente, dalle neuroscienze. Il linguaggio parlato è scaturito dalle abilità che gli uomini
hanno sviluppato nell’imitare suoni, voci, versi del mondo della natura. Il gioco dell’imitazione è nei ritmi, nelle
danze, nei rituali, nel ripetersi dei ritornelli. La conferma proveniente dalle neuroscienze3 sottolinea ancora di
più il valore dei fondamenti teorici della musicoterapia umanistica.

Il ritmo radicato nelle memorie della “Prima Orchestra”, porta in sé il principio del ripetersi, di qualcosa che,
ritornando, fa sorgere sicurezze, punti di riferimento. Il concetto del ritorno è dentro al Ritmo. Le forme musicali
sono radicate sull’imitazione. Il linguaggio verbale dipende dalle capacità imitative, dalla memoria,
dall’attenzione.

LA PARTITURA VIVENTE

“Vedo qualcuno battere un piede rabbiosamente; mi viene in mente come io stessa ho battuto il piede con
rabbia; nello stesso tempo mi si rappresenta la rabbia che mi aveva allora colto, per cui dico a me stessa: l’altro
è ora arrabbiato come lo sono stata io” (E. Stein)

Ogni nostro movimento, gesto, produzione della voce, si realizza mentre il tempo passa. Tempo e Spazio non
sono separabili. Ogni nostro movimento, gesto o suono della voce si svolge in un “prima e dopo”. Questo
“prima e dopo” è ritmo. Ogni ritmo ha un ordine, chiamato tempo, e porta in sé una musica. Il musicoterapeuta
ha il compito di trovare questa musica. Ogni persona è una Partitura Vivente.

La strada più diretta per rispecchiare, valorizzare un gesto, è il canto. Il musicoterapeuta può anche scegliere fra
gli utensili della musica per coinvolgere, generare gioia partecipativa. Gli strumenti musicali sono i manufatti
utili in musicoterapia. E’ indispensabile saperli utilizzare con arte, tecnica, abilità, consapevolezza delle proprie
conoscenze, competenza nell’osservare la risposta dell’altra persona per creare un dialogo che può essere non
verbale e/o verbale.

QUALE MUSICA IMPROVVISARE?

Pensiamo a due parole: musica e cibo. Tutte e due comprendono esempi pressoché infiniti. Musiche e cibi sono
diversi nelle culture, nei periodi storici. Eppure tutte e due indicano qualcosa di inconfondibile e irrinunciabile. Il
musicoterapeuta conosce stili, modi, generi, sistemi musicali che gli consentono di ritagliare una melodia, un
gioco polifonico o armonico, sulla misura di ogni movimento, gesto, accenno vocalico. Il musicoterapeuta, in
modo diretto e immediato, trova il ritmo e l’intonazione adeguati per far sorgere attenzione, interesse nell’altra
persona, non importa se giovane o anziana, se colpita da disabilità, sindromi, disturbi, scolarizzata o ricoverata…

LA BOTTEGA DELLA MUSICOTERAPIA

La bottega è il luogo e il tempo dove l’artigiano costruisce, prova, riprova, ricerca fino ad arrivare a trovare la
forma, la funzione desiderata. Così accade per il minatore che lavora sulla pietra fino a quando trova il filone
che cercava. All’interno della bottega di musicoterapia le persone presenti sono sempre più coinvolte alla
ricerca di ciò che unisce. Alla ricerca di quel bello che deve scaturire da solo, in modo imprevedibile ma non
imprevisto. I giochi sull’euritmia generano la fusione fra movimenti, gesti, ritmi ,melodie, armonie. Eufonia è la
ricerca del suono che scaturisce dalla voce e si trasforma in quella intonazione bella che si stava cercando.
Eutonia è il corpo che trova il suo equilibrio attraverso il suono, il movimento il gesto guidati
da’’improvvisazione pianistica.

I SUONI FORMANO LE PAROLE / LE PAROLE NON SPIEGANO I SUONI.

Canto e parola non possono essere separati. Ogni parola ha valore linguistico perché il suo significato è dentro
ai timbri sonori, melodia, ritmo, accento che la compongono. Ogni parola è riconoscibile per la sua metrica
(ritmo/accento) che determina la melodia, la cantabilità della parola stessa. Modificare l’accento, in una parola,
a maggior motivo frantumarla in piccoli pezzetti, vuol dire renderla irriconoscibile, perfino ridicola. Le voci dei
doppiatori Alberto Sordi e Mauro Zambuto hanno enfatizzato questo aspetto linguistico aumentando il successo
delle comiche di Stanlio e Ollio [9].

(cfr. Giulia Cremaschi Trovesi “Dal suono alla parola; dal suono alla musica” I e II vol. Ed. Juvenilia Bergamo 1987
cap.5)
L’INCANTO DELLA PAROLA

Senza il canto non può accadere un incantesimo. L’incantamento è cadere in potere del canto. Il fragore, la
visione di una cascata, le goccioline che volano, l’arcobaleno, l’odore e l’umidità del bosco… possono creare un
incantamento, ossia far stare la persona in silenzio, a contemplare.

Questo esempio nasconde in sé un principio. I processi percettivi sono complessi. La lingua latina, lungi
dall’essere morta, ci dice che percepisco è per – capio, ossia prendo attraverso me stesso. La voce modula le
vocali con la tensione della laringe, le diverse aperture della bocca, il vibrare del cavo orale, della gola, del
petto, delle cavità nasali e frontali, l’espressione di chi ascolta. Basta una tensione troppo forte o troppo debole
nel corpo perché il processo venga alterato o inibito. La parola nasce attraverso il dialogo, per il bisogno di
condividere conoscenze, esperienze, emozioni. Per dialogare occorre porsi uno di fronte all’altro.

Ogni suono vocalico può intonare un canto. Questa possibilità non è consentita alle consonanti, che sono
rumori (transitori d’attacco, per i musicisti), che hanno bisogno della vocale successiva per suonare (con –
sonante).

L’incantamento avviene dentro alla magia musicale delle parole che si compongono attraverso i movimenti
della bocca, della lingua, di tutto l’apparato fonatorio, motivati dalle emozioni (il Corpo Vibrante). Siamo davanti
a processi di imitazione creativa consentita dall’attenzione, dall’intenzione comunicativa, dalla memoria, dal
Corpo Vibrante che sa dosare la pressione del fiato nel farsi delle consonanti e vocali, dall’ascolto del dialogo.

DAL SUONO AL SEGNO

Le Arti dimostrano che siamo di fronte a risultati dovuti a millenni e millenni di pratica artistica. Non possiamo
parlare di musica se non pensiamo alle Muse. Musica significa arte delle Muse ed è rilevante l’importanza che
gli antichi greci diedero a tale arte, arte delle arti7.

Il passaggio storico dal suono al segno è spiegabile attraverso la visione della musica come origine delle altre
Arti. Il passaggio dal suono al segno si realizza attraverso tutte le Arti. Gli strumenti musicali idonei per questi
passaggi sono quelli piccoli che si tengono fra le mani, che tutti ci divertiamo a scuotere, a far girare, a
picchiettare, a chiamare “giochini”: gli strumenti idiofoni. Idiofono è connesso con idioma.

Il processo che ha condotto dai suoni ai segni è dentro alla musica, ossia dentro all’uomo.

Edgar Willems [10] sosteneva che occorre cercare la musica dentro all’uomo prima che attorno all’uomo.

Con questa premessa il “Corpo Vibrante”, la “Partitura vivente”, “L’incanto della parola”, entrano in gioco,
danzando fra loro. Il Corpo Vibrante rappresenta se stesso, i propri gesti, le proprie azioni. Così possiamo
godere delle scritture create dalle civiltà del passato. In ordine di tempo troviamo:

• i numeri (risalenti a 20.000 – 30.000 anni fa),

• le parole (l’alfabeto ha circa 2.500 anni),

• la notazione musicale (i primi segni risalgono al IX sec. d. C., la notazione completa tuttora in uso ha poco più
di 500 anni).
Approfondimenti

Ogni nostro gesto, movimento, azione, intonazione della voce scaturisce da quello che bolle dentro di noi, dalle
nostre emozioni, belle o brutte che siano non ha importanza. In ogni nostro gesto, movimento, azione,
intonazione della voce, c’è un ritmo, un tempo, una musica.

Musicoterapia, arte della comunicazione, consiste nel dare voce, trasformare in melodia, canto, armonia, il
ritmo insito in un gesto, movimento, azione.

Le capacità musicali sono in ciascuno di noi perché la nostra storia è intessuta di ritmi, suoni, versi, rumori, a
partire dal momento del concepimento. Il silenzio è il grande assente nella vita dell’uomo sulla terra. Voci,
suoni, rumori, versi del mondo sono il silenzio della natura.

Per comprendere il valore dell’umanesimo dobbiamo conoscere la nostra storia, le nostre origini.

“Tra tutti gli essere vivi sulla Terra, esclusivamente l’uomo possiederebbe lo spirito…l’antropologia comincia
dove comincia l’uomo”(K.Kerenyi “Miti e misteri”)

Conoscere l’uomo, entrare in contatto con persone che soffrono (disabili in senso lato), creando un dialogo
mediante il fare musica è ciò che accade in musicoterapia umanistica.

Occorre essere critici sulla scelta teorica, sul pensiero che sorregge i principi teorici. La musica fa bene all’uomo,
all’umanità, da sempre, da molto, molto prima che gli stessi uomini incominciassero a parlare di scienza. Su
queste basi è indispensabile non solo conoscere ciò di cui è fatta la musica (ritmo, melodia, armonia) ma
entrare nella complessità del suono (fisica acustica) per trovarsi fra le mani, in modo creativo, gli strumenti di
lavoro (suonare, improvvisare, creare situazioni coinvolgenti, condurre verso processi di trasformazione
interiore) che la musica offre.

La legge 4/2013

E’ la legge che mette ordine tra professioni regolamentate (quelle con albo) e le professioni non regolamentate
(senza albo), o nuove professioni. La musicoterapia fa parte delle Artiterapie e rientra a pieno titolo nelle
professioni non regolamentate.

LE PROFESSIONI REGOLAMENTATE

E’ definita tale l’attività riservata per disposizione di legge o non riservata, il cui esercizio è previsto solo a
seguito di iscrizione in ordini o collegi subordinatamente al possesso di qualifiche professionali o
all’accertamento delle specifiche professionalità (D.P.R. 7/08/2012 N.137). Sono disciplinate da leggi speciali e
dal codice civile artt. 2229 e ss c.c.

LE PROFESSIONI NON REGOLAMENTATE

L’art. 1, comma 2, della Legge 4/2013 dispone che: «ai fini della presente legge, per professione si intende
l’attività economica, anche organizzata, volta alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi, esercitata
abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, o comunque con il concorso di questo, con
esclusione delle attività riservate per legge a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell’art. 2229 c.c., delle
professioni sanitarie e delle attività e dei mestieri artigianali, commerciali e di pubblico esercizio disciplinati da
specifiche normative».

La legge parla chiaro: le Artiterapie devono consistere in qualcosa di specifico che le differenzi dalle altre
professioni. La Musicoterapia ha come connotazione specifica la MUSICA.

La musicoterapia si occupa del “risuonare”, dei suoi effetti sulla persona ai nostri giorni (ontogenensi), di ciò che
l’uomo, nella filogenesi, ha costruito nel risuonare “con” e “nel” mondo, fino a generare Arti e Linguaggi.

Epistemologia della musica, pertanto l’origine delle Arti e dei Linguaggi, studia la natura della conoscenza
scientifica, i suoi metodi, la sua validità. La relazione suono – gesto – segno è l’origine dei segni della scrittura,
dei numeri, della notazione musicale di cui ci serviamo in ogni momento. La persona è “Corpo Vibrante”. Non
facciamoci trarre in inganno dal tecnicismo multimediale, perché ogni azione umana nasce “dentro” all’uomo,
dalle emozioni, dalle motivazioni, dalla necessità di conseguire uno scopo, oggi come nel passato più lontano.

La musica come costruzione d'identità

La musica è regola e bellezza: è arte, ha a che fare con la creatività e la fantasia dell’essere umano. Allo stesso
tempo è regola, perché è un insieme di regole, innanzitutto matematiche; ha una sua grammatica che necessita
di essere conosciuta per apprezzarne la bellezza. La musica è disciplina che impone all’allievo, così come al
maestro, studio e dedizione, esercizio, e ricerca di un personale stile di superamento degli ostacoli e delle
difficoltà. La musica è confronto con l’errore, a partire dalla semplice nota stonata, ed è emozione, perché
suscita emozioni in chi la fa e in chi l’ascolta. Può essere anche confronto con emozioni non semplici da gestire,
pensiamo ad un concerto: il timore di sbagliare, ma anche la gioia per l’esibizione svolta. La musica è
apprendimento di cuore e cervello, ragione ed emotività. Proprio per questo rappresenta un valido strumento
nel processo di costruzione dell’identità dell’adolescente.

La musica può, infatti, contribuire allo sviluppo psicologico e al benessere dei ragazzi, attraverso la promozione
e la stimolazione emozionale. L’aspetto non verbale la rende una buona risorsa soprattutto nel caso di
adolescenti in situazioni di disagio, migliorando l’autoconsapevolezza e l’autostima. L’ascolto, la discussione su
un brano, l’esecuzione sono esperienze piacevoli che, oltre a favorire la socializzazione, possono essere un
primo passo per affrontare esperienze problematiche. La musica sembra promuovere la relazione a scapito
dell’isolamento, facilitando il riconoscimento di un’identità personale (Dolcetti, 2007).

Durante i laboratori di musica dell’Associazione 0-18 Onlus viene proposta una doppia metodologia di
apprendimento: individuale e di gruppo. Il ragazzo apprende con l’insegnante a suonare lo strumento musicale
che lo appassiona, al fine di fare parte di un gruppo musicale. La spinta a far parte della band dell’associazione è
motore che favorisce l’apprendimento individuale e sollecita la possibilità di allacciare relazioni positive e
collaborative, intorno ad un progetto comune, con i propri coetanei. Ciò implica la necessità di una disciplina
interiore ed esteriore per vivere e collaborare con gli altri. Da sempre, d’altronde, l’orchestra è metafora di
gruppo che si sa accordare, collaborando ad un progetto comune. Incontrandosi per suonare insieme, i ragazzi
imparano a stare in gruppo, a superare eventuali ostacoli e difficoltà acquisendo preziose competenze sociali
sotto la guida attenta di un educatore adulto, l’insegnante di musica. Questo accade in quanto un adulto-
educatore trasforma il proprio laboratorio in un tempo/spazio pedagogico nel quale trasferire saperi e
competenze (Barone, 2005, p. 113)
Partire dal desiderio dell’adolescente, ovvero l’apprendimento di uno strumento musicale, dando valore a
questo desiderio e supportando questo percorso, sembra avere ripercussioni positive nell’intera sua esistenza.
L’associazione, che privilegia nell’iscrizione minori con disagio scolastico, familiare, comportamentale, segnala
casi rientro nel ciclo scolastico dopo abbandono, miglioramento delle relazioni con i coetanei e con i familiari.
La musica sembra potere essere uno strumento di promozione dell’agio dell’adolescente, oltre che valido
strumento di costruzione del proprio sé.

Introduzione e premesse

“Siamo creature musicali di forma innata,

dallo più profondo della nostra natura.”

Stefan Koelsch

Conclusione

“Attraverso il suono, niente è impossibile…

il più piccolo gesto, la più flebile occhiata, il più leggero sospiro,

va letto come un valore culturale di quello che

il paziente rappresenta e che vuole dire, senza parlare…”

S. Goti

Per le caratteristiche dei partecipanti si offre un lavoro terapeutico centrato sull’asse temporale della musica: il
ritmo come forza vitale, dinamismo dell’essere corporeo quando la malattia impone rigidità psicofisica,
esperimentato primariamente dal movimento e dopo dall’udito nell’organizzazione del tempo personale,
regalandoci la possibilità di coinvolgerci collettivamente dal criterio dell’inclusività.

Il Laboratorio di Musicoterapia nella RSD – Fobap Onlus- di Toscolano Maderno, si presenta come un progetto
avviato agli utenti psicodisabili per renderli “persone” con una migliore autonomia ed autostima, fomentando
l’integrazione ed il benessere socio-emozionale ed, in definitiva, la resilienza e la qualità di vita nella
sintonizzazione della dignità umana e nell’armonizzazione dell’universo dei diversamente abili.