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HERALD OF HYBRIDITY (ANNUNCIATORE DI

IBRIDITA’) DI BERTHOLD SCHOENE


Negli ultimi decenni Kureishi si è stabilito come un portavoce culturale
della comunità Asiatica/Pakistana in Inghilterra. Ha ricorrentemente
affrontato le problematiche legate ai pregiudizi raziali e dell’identità
etnica inglese.
I suoi ritratti dell’Inghilterra contemporanea esplorano l’irrisolvibile
tensione tra i noiosi suburbani anglo- britannici e le fantasie culturali del
post imperialismo, scontrandosi con la realtà’ da incubo della vita
interiore della città.
Nelle sue sceneggiature da film e romanzi “THE BUDDHA OF SUBURBIA” e
“THE BLACK ALBUM” le distinzioni di razza, etnia, sesso, gender e classe
hanno smesso di importare. Inevitabilmente, Kureishi il suo utopismo
impedito dal razzismo, sessismo e classismo. Cos¡ come la retorica, spesso
in malafede, del multiculturalismo.
Invece di limitarsi a fornire il lettore solo con dilemmi del post
colonialismo, Kureishi divulga il fermento dell’ELEMENTO TROPICALE in
una Gran Bretagna piuttosto instabile culturalmente.
Per Kureishi l’omogeizzazione non significa necessariamente
anglicizzazione. L’Inghilterra attuale è in tumulto, con gli inglesi stessi che
non sanno più chi sono e quello che vorrebbero che fossero. Infatti, per
Kureishi è l’inglese, il bianco inglese, che deve imparare che essere
Inglese non è più quel che era un tempo. Adesso è più complicato perché’
coinvolge più elementi. Infatti, il secondo romanzo di Kureishi “The black
album” si apre con il protagonista principale che realizza di vivere in una
Gran Bretagna abitata da una diversità di gente, in un
MULTICULTURALISMO, in mezzo al quale l’uomo inglese rappresenta solo
un’altra minorità:
“Il collegio ha dato a Shahidi un posto letto in una casa a fianco al
ristorante cinese. Le numerose stanze dell’appartamento a 6 piani sono
pieni di Africani, Irlandesi, Pakistani e anche un gruppo di studenti inglesi.
(pagina 1 “the black album).
Kureishi indaga su quello che è diventato l’inglese colonizzatore, gli inglesi
che dall’avere una centralità culturale nel regno, si trovano ad essere
politicamente irrilevanti nelle zone suburbane del post imperialismo. Gli
inglesi demansionati sono presentati come loro che soffrono di grave
dislocazione culturale. La loro dislocazione è esaltata dal fatto che loro,
adesso, vedono il loro status socioeconomico, il loro prestigio culturale e
identità nazionale MESSO IN SFIDA DALLE EX COLONIE BRITTANICHE CHE,
GRADUALMENTE, SALGONO DI SCALA SOCIALE PER OTTENERE PARITA’ ED
UGUAGLIANZA.
Come dimostra Kureishi, questo è il momento dove il razzismo, come
un’irrazionale, prende il sopravvento perché’ creduto come UN GESTO
PERFETTAMENTE CAPACE DI DISSOLVERE IL POTERE e COME L’ULTIMO
DISPERATO TENTATIVO DI DISTINGUERE LE DIFFERENZE CULTURALI ED
ACCENTUARE LA SUPERIORITA’ INGLESE:
“We don’t want blackies coming to the house” (afferma hairy back, il
padre di Helen).

Gli abitanti del sobborgo sembrano disperati per l’esotico che è diventato
un prodotto di alta vendibilità (commerciabilità).
Come riporta Karim (protagonista), Eva (amante del padre) -> considera
Karim come un accessorio di moda desiderabile. “Karim Amir you’re so
exotic, so original, so you!”.
Gli anglo britannici sembra che abbiano iniziato una graduale
metamorfosi verso il “tropicale” impatto del post colonialismo: per gli
ultimi due decenni l’immaginazione dei lettori inglesi è’ stata sommersa
da migliaia di immagini e racconti tropicali. Ci sono sempre stati resoconti
dell’esotico proveniente dalle colonie al ritorno al centro imperiale, alcuni
di loro forse con l’intenzione di lanciare una specie di letteratura contro la
colonizzazione. Al tempo stesso però la perdita dello status imperiale ha
diminuito il rilievo della gran Bretagna nel contesto globale. La Gran
Bretagna è stata ridotta a quella che RUSHDIE definisce, in “THE SATANIC
VERSES”, “bara su un’isola”, un remoto, isolato arcipelago nella periferia
del mondo, privata dalle sue ex colonie, opportunità’ di cogliere l’esotico.
La Gran Bretagna è fortemente turbata dal clima che evince a Londra.
Stando a Rushdie, l’atmosfera a Londra del 1980 è tutto tranne che
invitante e ospitale:
“Londra ha perso il senso di sé stessa e sguazza nel suo presente pieno di
maschere, soffocata dal peso del passato e la tristezza del suo futuro
impoverito.
C’è da meravigliarsi poco allora, che, i lettori contemporanei Inglesi siano
irresistibilmente affascinati dalle dinamiche vigorose e dai colori esotici
della scrittura postcoloniale. Questo offre a loro un rifugio dall’atmosfera
agonizzante della loro stessa condizione post imperiale, una possibilità’ di
sperimentare, almeno nella loro immaginazione, la “pura pazzia e gioia di
correre interamente vestiti nelle prime piogge dei monsoni (RUSHDIE),
una sensazione di sollievo mancata miserabilmente nella contemporanea
Gran Bretagna.
L’esotismo Indiano emana una panacea irresistibilmente creduta di essere
in grado di colmare il vuoto e la sfiducia della classe media suburbana
inglese. Come dice Haroon, il padre di Karim, “questo grande buco nel tuo
modo di vivere la vita”. In quest’atmosfera Haroon diventa rapidamente
una figura di salvezza, adorata come se fosse un ex alieno, adesso cultura
alternativa.
Dopo la scomparsa di un’autorità centrale, i personaggi inglesi di Kureishi,
in particolare Eva e suo figlio Charlie, si trovano in un limbo marcato da
un’acuta disorientazone. Per lo stesso motivo, MR KAY, il marito di Eva e
padre di Charlie, è assente, si sta recuperando da un crollo nervoso in un
centro terapeutico. La gerarchia tradizionale fondata sulla paternità è
crollata, lasciando identità precedemente subordinate, in un mondo con
un mondo con un urgente bisogno di un ri-assemblaggio significante.
Il budda of suburbia è una corsa caotica per l’identità e il trovamento di
sé stessi, dal quale forse Karim è assente. Mentre Eva e Charlie sono
intensamente turbati dalla loro invisibilità come suburbani inglesi; Karim
è perplesso da entrambe le discriminazioni, positive e negative che
esperienza dovute al colore della sua pelle. È significante che Karim
intraprenda una carriera come attore. Il plot del romanzo è guidato da atti
di proiezione, come se il teatro stesso assumesse una dimensione di vita.
La recitazione muove il plot.
Inizialmente sembra che l’apparire trionfi sul vero, l’autenticità, essendo
esso rimpiazzato dal recitare, ma dopo L’ESSERE e L’ATTO VENGONO
IDENTIFICATI COME ESPRESSIONI DEL SE CHE NON ESCLUDONO L’UN
L’ALTRO:
Come afferma Mattew Pyke (il direttore del teatro) “anche se in un
personaggio non personifichi te stesso devi essere te stesso” (pag.219)
Karim non esclude mai sé stesso nella recitazione. Charlie per esempio, è
solo entusiasta a credere che la famiglia di Karim canti regolarmente e
mediti (in realtà la famiglia di Amir è la più ordinaria nella vita
suburbana).
Kureishi attraverso Haroon dimostra che non c’è una differenza chiara tra
essere e apparire, Gli Inglesi celebrano la spiritualità di Haroon come
innata, invece lui lo ha acquisito da libri che parlavano di Buddismo,
Sufismo, Confucianesimo, che ha comprato in una libreria orientale.
Haroon è un imbroglione. Forzato 20 anni prima a comportarsi come
Inglese per rendersi simile e loro e per ottenere una convivenza pacifica,
ora pensa di stupire con il suo essere buddista, riprendendo la sua cultura
d’origine. COME CHARLIE SI NASCONDE SULLA PERSONA DALLA PRIVATA
E ARRABBIATA GIOVENTU’, COSI’ HAROON SI MUOVE DA STEREOTIPO IN
STEREOTIPO.
ZIO ANWAR E JAMILA
Come Haroon, lo zio Anwar ha vissuto felicemente come un Inglese la
maggior parte della sua vita e ha permesso a sua figlia Jamilla di crescere
come una Inglese. Anwar improvvisamente vuole tornare alle sue origini,
alle tradizioni del suo paese nativo, che lui stesso descrive come un
“posto marcio” (pag.64)
Jamilla però non può tornare alle origini del padre in quanto scopre che
non può assumere un’identità che non ha mai avuto. Definendo sé stessa
come Indiana, rifiuta il suo essere Inglese come un’imposizione coloniale.
Lei è poi forzata a rendersi conto che l’unica e vera violazione del suo è
inflitta dalle tradizioni del suo paese nativo. Dopo il costretto matrimonio,
Jamilla non è capace di riconciliare la realtà di un matrimonio combinato
con la sua convinzione occidentale nel diritto di una donna di scegliere
per la sua vita.
Karim invece di scegliere tra 2 diverse possibilità di essere, sembra
esplorare UNA TERZA IDENTITA’. Homi Bhaba (1994) teorizza questo terzo
spazio come uno spazio interculturale, attraverso il quale se due o più
soccombono alla differenza di un altro, è solo per rifondere l’esperienza
culturalmente arricchita, ri-autentificata e potenziata.
Come nativo del terzo spazio, Karim diventa un annunciatore di ibridita’,
portatore di una cultura basata su una negoziazione di comune accordo.
Il romanzo di Kureishi è scritto sottoforma di romanzo di formazione,
building romance, tradizionalmente basato sullo sforzo di un personaggio
giovane per integrarsi nella società.
Nel saggio autobiografico “Imaginary Homelands” scrive che da quando
ha lasciato l’India non è più lo stesso. Infatti, non appartiene più all’India, I
belonged (sono appartenuto). È quest’esperienza inquietante di
migrazioni postcoloniali e la loro conseguente vulnerabilità
nell’immaginare la ricostruzione, che Rushdie problematizza nelle sue
opere. Rushdie usa il REALISMO post-coloniale, Kureishi sceglie la tecnica
letteraria della TROPICALIZZAZIONE.
Siccome la cultura originaria dei soggetti postcoloniali può essere solo
locata nella loro propria immaginazione o in quella degli altri, loro si
trovano alla merce di un insidioso processo culturale di stanziamento.
Karim invece non si sente né senza casa né dislocato. Il romanzo inizia con
un’affermazione audace di identità: (pagina 3)
“My name is Karim Amir, I am an Englishman…
La ricerca di Karim non è motivata da un cosciente bisogno di compensare
la sua visibilità sovraesposta causata dalla marginalizzazione sociale o
dalla dislocazione postcoloniale. Invece di forzarsi di trovare un rifugio per
sé stesso, l’obbiettivo di Karim è quello di rendersi libero dalle restrizioni
sociali. Karim è continuamente libero di reinventare la sua identità, la
quale, a causa del colore creamy della sua pelle, il suo stile di vita nomade
e la sua inclinazione bisessuale, rimane in definitiva incomprensibile alla
società del tempo.
È impossibile pensare a Karim con il concetto di identità tradizionale: un
esempio è quando Shadwell (amico di Eva e regista di teatro) offre a
Karim la parte di Mowgli nella sua produzione teatrale. Sebbene il cast sia
basato sull’autenticità, ci sono una serie di problemi che Karim incontra
nel rappresentare il personaggio della letteratura orientale. Per primo, il
suo essere creamy prova che non è abbastanza nero per impersonare
accuratamente il desiderato stereotipo lui deve essere colorato per
passare come autentico (pag. 146). Secondo, Karim deve nascondere il
suo attuale accento inglese e far finta di avere un “autentico” accento
indiano. Il tentativo di Shadwell fallisce, la credibilità dello stereotipo
collassa e l’idea dell’autentico fallisce.
Il romanzo di Kureishi ripudia il discorso multiculturalista secondo al quale
la differenza è accentuata per garantire la sua conservazione. Il
multiculturalismo è incline a congelare le minoranze in ammassi fissi di
stereotipi culturali da cui l’individuo etnico non è in grado di fuggire.
Dopo essere entrato nella compagnia teatrale di Pyke, Karim si trova
vittima di abusi razziali, solo adesso si trova a non saper difendere sé
stesso, come se fosse avvolto nella disarmante empatia multiculturalista,
apparentemente esercitata per il suo bene e il suo miglioramento etnico.
Il Buddha of suburbia finisce con una nota ottimistica, Karim sembra
definire se stesso non inventando una casa immaginaria.