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Vogliamo realmente la Democrazia?

Democrazia è una parola “composta” da due parole


che traggono origine dalla lingua greca: δῆμος
(démos) Popolo e κράτος (cràtos) Potere, quindi:
“Potere del popolo”, ed etimologicamente significa
“Governo del popolo”.

La Costituzione italiana, all’articolo XVIII delle disposizioni transitorie e finali recita: “La
Costituzione dovrà essere fedelmente osservata come Legge fondamentale della Repubblica da
tutti i cittadini e dagli organi dello Stato.”

Questo è il nostro (degli italiani) punto di riferimento su cui ragionare, poiché Leggi e Regolamenti
devono basarsi su dei principi indissolubili. Tali principi sono nella Costituzione italiana e SONO la
Costituzione italiana (se poi li si vogliono cambiare è un altro discorso – per ora SONO QUESTI).

Per raggiungere il traguardo Democrazia occorre che tanto i Rappresentanti eletti quanto i
Rappresentati elettori tengano presente questi principi:

1. Art. 1: “la sovranità appartiene al popolo…”

2. Art. IX Disp. Trans. e finali: “La Repubblica, entro tre anni dall'entrata in vigore della
Costituzione, adegua le sue leggi alle esigenze delle autonomie locali e alla competenza
legislativa attribuita alle Regioni.”

3. Art. 5: “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua
nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i
principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del
decentramento.”

4. Art. 50: “Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti
legislativi o esporre comuni necessità.”

5. Art. 71 “Il popolo esercita l'iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno
cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli.”

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6. Art. 75 “È indetto referendum popolare per deliberare l'abrogazione, totale o parziale, di
una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori
o cinque Consigli regionali.”

7. Art. 138: “Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi
dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o
cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non
è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.”

8. Art. 114: “I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con
propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione.”

9. Art. 117: “La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della
Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi
internazionali.”

10. Art. 118: “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma
iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse
generale, sulla base del principio di sussidiarietà.”

11. Art. 123: “Ciascuna Regione ha uno statuto che, in armonia con la Costituzione, ne
determina la forma di governo e i principi fondamentali di organizzazione e funzionamento.
Lo statuto regola l'esercizio del diritto di iniziativa e del referendum su leggi e
provvedimenti amministrativi della Regione e la pubblicazione delle leggi e dei regolamenti
regionali.”

ANALISI DEI PUNTI ELENCATI

Art. 1 Cost.

La sovranità appartiene al popolo! La può esercitare nelle forme che si vuole ma


appartiene al popolo e non ai rappresentanti eletti dal popolo. Tali forme sono comunque
due (indiretta e diretta – attraverso rappresentanti eletti e non eletti se questi ultimi
propongono ed esprimono con cognizione di causa la volontà di contribuire alle decisioni
per il benessere collettivo – non si può pretendere che tutti si candidino per essere eletti
rappresentanti, anche perché non tutti potrebbero candidarsi e tanto meno farsi eleggere
per le loro potenzialità o capacità).

Art. IX Disp. Trans. e finali della Cost.

La Repubblica, o Stato centrale, (Parlamento e Governo) deve legiferare tenendo conto di


quanto suggerito dagli Amministratori locali e non il contrario.

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Art. 5 Cost.

La Repubblica, o Stato centrale (Parlamento e Governo) deve legiferare nel trascorrere del
tempo, con l’evolversi della società, a favore del decentramento in base alle esigenze
sempre suggerite dagli Amministratori locali (pur tenendo conto del principio di
sussidiarietà che è uno dei pochi aspetti di competenza dello Stato centrale) e non a favore
del concentramento verso un Governo centrale.

Art. 50 Cost.

I cittadini non eletti, in quanto sovrani, pur avendo delegato dei rappresentanti hanno il
diritto ed il potere di chiedere ciò che forse i rappresentanti tralasciano o pongono in
secondo piano. Se è previsto tale diritto e potere ai cittadini non eletti, nella Costituzione,
non possono i rappresentanti eletti ignorarlo. Quanto meno sono obbligati a rispondere in
caso di diniego con chiare ed esaustive motivazioni (v. infatti l’art. 8 del Dlgs 267/00).

Art. 71 Cost.

I cittadini non eletti, in quanto sovrani, pur avendo delegato dei rappresentanti hanno il
diritto ed il potere di proporre disegni di legge che non propongono i rappresentanti,
magari richiesti in precedenza con le petizioni (v. art. 50).

Quando i disegni di legge sono proposti dai cittadini devono avere la precedenza su quelli
proposti dai rappresentanti eletti poiché il sovrano ha il diritto ed il potere di decidere
quando lasciare tale compito a chi ha delegato e quando invece assumerselo direttamente.
Se il Parlamento che ha il compito di fare le leggi, ed è rappresentante del popolo nella
misura di 945 cittadini ai sensi dell’art. 55 Cost., i 50.000 cittadini non eletti proponenti un
disegno di legge ai sensi dell’art. 71 Cost. rappresentano l’intera popolazione, ed è logico
che quelli di iniziativa popolare debbano avere la precedenza su quelli di iniziativa
parlamentare, non il contrario, sia perché è il popolo ad essere sovrano e sia perché 50.000
cittadini sono di numero maggiore a 945.

Il lavoro finale spetta sempre al Parlamento, ovvero tradurre un disegno di legge in legge,
ma quello propositivo spetta tanto ai rappresentanti quanto ai rappresentati. In sostanza
se un disegno di legge è presentato dai cittadini è come dire che il sovrano ORDINA al suo
delegato di adempiere ad un compito assegnatogli direttamente.

Art. 75 Cost.

Il referendum abrogativo, come ogni altro tipo di referendum, non può essere di iniziativa
prevalentemente dei rappresentanti eletti poiché tale istituto oltre ed essere per logica
uno strumento correttivo e di controllo dei cittadini elettori sull’attività legislativa dei pochi
eletti è lo strumento che più ampiamente contraddistingue la Democrazia da qualsiasi altra

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forma di governo, perché tramite esso viene data a TUTTI, eletti e non eletti, la possibilità
di esprimersi.

Art. 138 Cost.

Il referendum confermativo sulle leggi che integrano o modificano la Costituzione


dovrebbe essere SEMPRE dato ai cittadini poiché la Costituzione italiana è del popolo e per
il popolo nella totalità dei suoi componenti ed è giusto che sia data a TUTTI loro la
possibilità di esprimersi su eventuali integrazioni o modifiche dei principi fondamentali che
essa racchiude. Ricorrere ai voti espressi dai 2/3 dei rappresentanti eletti, anche se
previsto dalla Costituzione stessa, non è indice di democrazia poiché ciò che è
fondamentale per l’intera popolazione, come lo è la Costituzione italiana, deve essere
sottoposto al giudizio di tutti coloro che la compongono (eletti e non eletti).

Art. 114 Cost.

Gli Amministratori locali hanno potere legislativo ed attuativo autonomo rispetto a quello
dello Stato purché non sia in contrasto con i principi della Costituzione. La legittimità delle
leggi (art. 134 Cost.) vale per tutti coloro che propongono leggi e regolamenti e per
legittimità si intende qualcosa che non ostacoli o neghi i principi della Costituzione. Ciò che
migliora o favorisce i diritti costituzionali dei cittadini non è illegittimo, è illegittimo ciò che
li nega o li ostacola.

Prendiamo come esempio il Referendum:

Il Referendum, come già detto, è la massima espressione della democrazia, poiché viene
data la possibilità a tutti di esprimersi per abrogare, proporre, revocare, deliberare, etc. E’
stato anche detto che il referendum, ad esclusione di quello di tipo consultivo, di cui
potrebbe essere titolare prevalentemente la rappresentanza eletta, specialmente quella in
minoranza, deve essere uno strumento cui deve essere titolare prevalentemente il popolo.

Se l’ente locale, in virtù della propria autonomia legislativa, inserisce nel proprio statuto dei
referendum non previsti dalla Costituzione, limitatamente all’ambito territoriale locale (v.
Dlgs 267/00), come ad es. quelli di tipo consultivo, deliberativo e revocativo, non sta
violando la Costituzione perché tali tipi di Referendum migliorano la democrazia ed il
principio esposto all’art. 1 della Costituzione (la sovranità appartiene al popolo).

Ovviamente se li inserisce deve farlo in maniera tale che non sia né ostacolato l’uso e
nemmeno che se ne abusi, e che l’aspetto essenziale riguardi l’effetto del Referendum che
deve essere assolutamente vincolante per i rappresentanti eletti, proprio come lo è quello
abrogativo nazionale (art. 75 Cost.). Quando il popolo vota SI per abrogare una legge dello
Stato questa viene abrogata, il referendum abrogativo nazionale è vincolante.

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Il Dlgs 267/00 con il quale, attraverso l’art. 8, lo Stato ha delegato agli Amministratori locali
il compito di introdurre e regolamentare strumenti di partecipazione popolare, anche
referendari, è una legge rivolta alle amministrazioni e non ai cittadini che dovrebbero
invece beneficiare di tali strumenti e secondo il principio esposto al citato art. 114 Cost.,
che sottolinea sì il potere di legiferare in maniera autonoma agli enti locali ma in via
subalterna alla Costituzione italiana, non deve essere raggirato rendendo inaccessibili o
impraticabili gli strumenti referendari introdotti, sembrerebbe ancora una volta una presa
in giro che comporterebbe inoltre inutili ed inopportuni dispendi di denaro pubblico.

In sostanza il referendum deve essere l’estrema ratio. Se gli amministratori assolvono con
onestà ed umiltà al loro ruolo sono sufficienti istanze e petizioni dei cittadini senza
ricorrere al referendum.

Quando i cittadini chiedono il referendum questo deve poter essere reso a loro
ragionevolmente accessibile e deve essere vincolante per gli amministratori perché se non
lo fosse non si differenzierebbe per niente dalla petizione.

In alcuni (molti) statuti comunali sono stati introdotti referendum abrogativi, consultivi e
propositivi ma perché i cittadini possano accedervi e farne uso è richiesto un numero di
proponenti che, per assurdo, si scontra con la legge dello Stato che ha applicato e
regolamentato il principio e lo strumento del referendum abrogativo di cui all’art. 75 Cost.

La suddetta legge, n.352 del 1970, prevede che i proponenti del quesito referendario, con
cui si chiede l’abrogazione parziale o totale di una legge ordinaria fatta dal Parlamento,
siano almeno 10. Una volta esaminato il quesito da apposita commissione (nella fattispecie
dell’esempio citato, la Corte di Cassazione, attraverso una commissione della Corte
Costituzionale) e ritenuto questo legittimo (non in contrasto con la Costituzione) i
proponenti devono poi raccogliere 500.000 firme di altri cittadini sostenitori in un arco di
tempo pari a tre mesi (ci sarebbe da aprire una parentesi su questo termine temporale ma
lasciamo perdere) per far sì che l’intero elettorato vada alle urne.

Molte amministrazioni locali richiedono un numero assai maggiore, nell’ordine delle


centinaia (migliaia nei grossi comuni) di soli cittadini proponenti (equivalenti ai 10 cittadini
nell’esempio riportato sopra) a cui si dovranno poi aggiungere altri cittadini sostenitori
(equivalenti ai 500.000 cittadini nell’esempio riportato sopra) in numero ancora maggiore.

Così facendo si sta PALESEMENTE impedendo, anziché regolamentando con onestà,


l’utilizzo di un importante strumento di democrazia quale è il Referendum (non importa di
che tipo) ed in maniera PALESEMENTE contrastante ad una legge dello Stato che ha
regolamentato lo stesso principio costituzionale.

Se per autonomia legislativa ed attuativa degli enti locali si intende fare leggi e regole a
piacimento ed in contrasto con la Costituzione e l’autorità dello Stato centrale che applica

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gli stessi principi costituzionali con leggi riguardanti la stessa materia, credo che le pratiche
alle Prefetture, ai Tribunali Amministrativi Regionali, al Consiglio di Stato ed alla Corte
Costituzionale aumenteranno al punto da fare esaurire tutti gli addetti ai lavori di tali
organi istituzionali.

Art. 117 Cost.

Tanto il Parlamento quanto i Consigli regionali, provinciali e comunali devono legiferare in


armonia con la Costituzione italiana. Ognuno secondo le proprie competenze ma non in
contrasto con i principi costituzionali.

Art. 118 Cost.

Gli amministratori devono favorire e non impedire o ostacolare l’iniziativa e la


partecipazione dei cittadini all’amministrazione ed alla politica locale sia che siano singoli e
sia, tanto meglio, associati (associazioni, comitati, etc.).

Art. 123 Cost.

A cominciare dalle Regioni, quindi, gli Amministratori devono favorire (anziché ostacolare)
l’iniziativa dei cittadini, anche attraverso i referendum.

A conclusione (questo sarà da me sempre e spesso ripetuto ed evidenziato):

I cittadini eletti la devono smettere di fare i furbi perché REGOLAMENTARE o limitare è ben
diverso dall’IMPEDIRE o dall’OSTACOLARE.

• Regolamentare significa voler riconoscere un diritto ai cittadini che deve essere


favorito e promosso (Art. 8 comma 1 Dlgs 267/00) e sempre vincolante, affinché i
cittadini non ne abusino e non ne facciano un uso sconsiderato (populismo) e
affinché non venga poi gestito dai rappresentanti eletti per mantenere un potere
assoluto (plebiscito).

• Impedire o ostacolare significa voler privare il cittadino di un diritto che in una vera
Democrazia è fondamentale che è quello di contribuire singolarmente ad una
decisione importante che stabilisce il suo stesso futuro e la sua stessa vita.

19 novembre 2010

Bruno Aprile – Locate Varesino (CO) – tel. 3472954867 – CCDD Comitato Cittadino Democrazia Diretta –
http://comitatocittadinodemocraziadiretta.blogspot.com - http://brunoaprile.ucoz.com

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CITAZIONI:

• "Un Governo popolare, quando il popolo non sia informato, o non disponga dei mezzi per acquisire
informazioni, può essere solo il preludio ad una farsa o ad una tragedia, e forse ad entrambe."
(James Madison, quarto presidente degli USA.)

• "La Democrazia è il Governo del Popolo, dal Popolo, per il Popolo"


(Abramo Lincoln, sedicesimo presidente degli USA)

• "Regimi democratici possono essere definiti quelli nei quali, di tanto in tanto, si da’ al Popolo l'illusione di
essere Sovrano"
(Benito Mussolini – uno di tanti Dittatori – d’Italia)

• "Non sono i Popoli a dover avere paura dei propri Governi, ma i Governi che devono avere paura dei propri
Popoli"
(Thomas Jefferson - terzo presidente degli USA)

• "Qual' è il miglior Governo?... Quello che ci insegna a governarci da soli"


(Johann Wolfang Von Goethe - considerato uno dei più grandi letterati tedeschi)

• "La Democrazia non è uno sport da spettatori: se tutti stanno a guardare e nessuno partecipa, non funziona
più!"
(Michael Moore - produttore cinematografico USA che ha affrontato con spirito critico i problemi e le
contraddizioni del sistema politico, economico e sociale degli Stati Uniti)

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